

Ieri domenica 19 maggio, alle 18 l’aula magna del corpo aggiunto del Magistero era già piena. Per l’incontro con David Grossman, organizzato all’interno del festival Tuttestorie, è stata scomodata persino l’Università di Cagliari, aperta per l’occasione in un giorno festivo. Attesissimo lo scrittore israeliano sia per quanto riguarda il mondo dei libri sia per le sue prese di posizione politiche sul conflitto israelo-palestinese: nelle ultime settimane ha contribuito ad accendere il dibattito in città la proposta da parte del consigliere comunale Davide Carta, marito della presidente del festival, di investire Grossman della cittadinanza onoraria.
Ma veniamo alla giornata di ieri. Subito, a riprova della tensione cresciuta in città negli ultimi giorni, siamo stati testimoni del trattamento riservato da ufficiali di polizia in borghese ad una ragazza che indossava la Kefiah e che voleva partecipare all’incontro. La funzionaria di polizia minacciava, davanti alle persone che cominciavano ad affluire all’incontro, la ragazza dicendole che l’avrebbero portata via per i capelli, con la contrarietà dei presenti che non riuscivano a comprendere un comportamento tanto al di sopra delle righe da parte della funzionaria. Perquisizioni e controllo dei documenti all’ingresso dell’edificio hanno contribuito a creare un checkpoint improvvisato che stonava alquanto con la natura dell’istituzione universitaria.
"Vi chiedo di rimanere gli stessi
per quelli che sono in esilio e quelli che sono rimasti.
Il tempo passa e se io tornassi a casa mia
La dipingerei di hennè per i miei cari"
(Canzone palestinese)
Sin dalla Nakba il Ritorno dei profughi è stato una prerogativa della lotta palestinese. Eppure, l’approccio a questa fondamentale Questione è radicalmente cambiato nel corso degli anni a causa delle numerose trasformazioni nella visione e nelle strategie politiche che hanno caratterizzato il movimento nazionale palestinese. E’ quindi necessario fare un’analisi approfondita di questo cambiamento della retorica, delle linee politiche e degli obiettivi del movimento, che sì è esemplificato negli accordi di Oslo del 1993 e che ha plasmato la lotta palestinese, al fine di elaborare delle strategie di successo che finalmente consentano ai palestinesi di soddisfare la loro ambizione di giustizia, di liberazione e, ovviamente, di ritorno alle loro case e villaggi originari.
Il 15 maggio ha segnato il 65esimo anniversario della Nakba, il trasferimento forzato della popolazione palestinese nel 1948. In Cisgiordania e Gerusalemme si sono tenute marce e manifestazioni per commemorare la catastrofe della Palestina.

(Foto: Lea Frehse, AIC)
Nel 1948 oltre 750mila palestinesi sono stati costretti a fuggire durante la guerra che ha condotto alla creazione dello Stato di Israele. Oggi oltre sette milioni di palestinesi sono registrati come rifugiati in tutto il mondo. Ogni anno il giorno della Nakba viene commemorato per onorare l’identità del popolo palestinese e il diritto al ritorno dei profughi.
Continua il nostro lavoro quotidiano a protezione dei contadini di Gaza. Questa mattina militari israeliani hanno aperto il fuoco contro contadini nella zona di Khuza'a, a sud della Striscia di Gaza. Domani torneremo nella stessa zona.

Rimane chiuso il valico di Rafah ed i palestinesi che devono rientrare a Gaza sono stati trasferiti ad Arish. Tre giorni fa la polizia egiziana ha deciso di chiudere il valico di Rafah a tempo indeterminato fino al rilascio dei 7 militari egiziani, fra cui 4 poliziotti che lavoravano nel valico, rapiti nel Sinai da uomini armati. Il valico di Rafah, che confina con l'Egitto, è l'unico valico da cui i palestinesi possono uscire ed entrare da Gaza. Inoltre la polizia egiziana ha chiuso anche un valico commerciale egiziano che confina con Israele, il valico di Al-Ouga, in solidarietà con i propri colleghi, fino a quando i tre poliziotti ed i 4 soldati verranno rilasciati.