

Venerdì 17 maggio degli attivisti palestinesi del villaggio di Abu Dis, in Cisgiordania, hanno fatto un buco nel Muro di Separazione israeliano che li separa dal quartiere di Ras al-Amoud a Gerusalemme Est. Guarda il video.

Soldati israeliani davanti la buco nel Muro fatto da alcuni attivisti palestinesi
(Foto: Ryan Rodrick Beiler/AIC)
In un video pubblicato su YouTube si vede una folla di attivisti che con dei martelli apre un buco nel Muro, alto 4 metri, vicino alla Jericho Road, in passato la principale via di collegamento tra Gerusalemme e la Valle del Giordano. Secondo Ma’an News, la polizia anti-sommossa ha alla fine risposto lanciando gas lacrimogeni e proiettili di gomma, provocando alcuni feriti. Due giorni dopo, il buco era ancora sotto stretta sorveglianza delle forze militari israeliani, mentre alcuni operai arrivavano per riparare la barriera.
Foto di Ryan Rodrick Beiler

Un attivista palestinese mostra una nota ai soldati israeliani contro il futuro insediamento a Ush Ghrab, nel villaggio palestinese di Beit Sahour
Gli attivisti del Comitato Popolare di Betlemme contro il Muro e le Colonie hanno marciato nell’area di Ush Ghrab a Beit Sahour la scorsa domenica per protestare contro la nuova colonia israeliana Shdema. Gli attivisti hanno attaccato note all’ingresso dell’area, mettendo i coloni sull’avviso: “La gente di Beit Sahour rigetta ogni presenza israeliana dietro la scusa della cosiddetta ‘educazione’. La presenza dei coloni è considerate un crimine per il diritto internazionale. Beit Sahour, nota per la sua resistenza popolare, prenderà misure se e quando i coloni proveranno ad entrare a Ush Ghrab”.
"Vi chiedo di rimanere gli stessi
per quelli che sono in esilio e quelli che sono rimasti.
Il tempo passa e se io tornassi a casa mia
La dipingerei di hennè per i miei cari"
(Canzone palestinese)
Sin dalla Nakba il Ritorno dei profughi è stato una prerogativa della lotta palestinese. Eppure, l’approccio a questa fondamentale Questione è radicalmente cambiato nel corso degli anni a causa delle numerose trasformazioni nella visione e nelle strategie politiche che hanno caratterizzato il movimento nazionale palestinese. E’ quindi necessario fare un’analisi approfondita di questo cambiamento della retorica, delle linee politiche e degli obiettivi del movimento, che sì è esemplificato negli accordi di Oslo del 1993 e che ha plasmato la lotta palestinese, al fine di elaborare delle strategie di successo che finalmente consentano ai palestinesi di soddisfare la loro ambizione di giustizia, di liberazione e, ovviamente, di ritorno alle loro case e villaggi originari.
Ieri domenica 19 maggio, alle 18 l’aula magna del corpo aggiunto del Magistero era già piena. Per l’incontro con David Grossman, organizzato all’interno del festival Tuttestorie, è stata scomodata persino l’Università di Cagliari, aperta per l’occasione in un giorno festivo. Attesissimo lo scrittore israeliano sia per quanto riguarda il mondo dei libri sia per le sue prese di posizione politiche sul conflitto israelo-palestinese: nelle ultime settimane ha contribuito ad accendere il dibattito in città la proposta da parte del consigliere comunale Davide Carta, marito della presidente del festival, di investire Grossman della cittadinanza onoraria.
Ma veniamo alla giornata di ieri. Subito, a riprova della tensione cresciuta in città negli ultimi giorni, siamo stati testimoni del trattamento riservato da ufficiali di polizia in borghese ad una ragazza che indossava la Kefiah e che voleva partecipare all’incontro. La funzionaria di polizia minacciava, davanti alle persone che cominciavano ad affluire all’incontro, la ragazza dicendole che l’avrebbero portata via per i capelli, con la contrarietà dei presenti che non riuscivano a comprendere un comportamento tanto al di sopra delle righe da parte della funzionaria. Perquisizioni e controllo dei documenti all’ingresso dell’edificio hanno contribuito a creare un checkpoint improvvisato che stonava alquanto con la natura dell’istituzione universitaria.