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l 17 aprile 2017, più di 1.500 prigionieri palestinesi rinchiusi nelle prigioni di Israele (su un totale di 6.300, detenuti non solo nelle carceri israeliane ma anche in quelle della collaborazionista Autorità Nazionale Palestinese) sono entrati in sciopero della fame, sciopero che tuttora prosegue. La giornata del 17 aprile non è stata scelta a caso, in quanto il movimento di Resistenza palestinese celebra in questa data e da molti anni la Giornata internazionale di solidarietà per i prigionieri palestinesi.

Oggi [8 maggio, N.d.T.], lo sciopero della fame di massa dei palestinesi detenuti nelle carceri israeliane entra nella sua critica quarta settimana, e questo significa che per centinaia di scioperanti sarebbe difficile o impossibile reggersi in piedi.

La "questione" israelo-palestinese, purtroppo, è spesso presentata come "una guerra estremamente complessa, le cui cause, un confuso miscuglio di intolleranza religiosa, nazionalismo e odio si perdono nella storia" e rispetto alla quale è quindi difficile prendere una posizione politica ben definita, in quanto decenni di violenza avrebbero cancellato ogni barlume di ragione da entrambe le parti.

Il movimento dei prigionieri palestinesi, impegnato nello Sciopero della Libertà e della Dignità all’interno delle prigioni israeliane ha emesso una nuova dichiarazione il 6 maggio, 20° giorno dello sciopero della fame.

Ahmad Sa'adat, segretario generale del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, in carcere, ha inviato un messaggio speciale dalla prigione alle forze e ai movimenti della Sinistra del mondo in occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori, segnando un rinnovato punto di riferimento della lotta rivoluzionaria contro l'imperialismo, il sionismo e il fascismo e le forze di classe e dello sfruttamento sociale. Sa'adat ha detto nella dichiarazione che lo sciopero della fame a tempo indeterminato attuato attualmente dal movimento dei prigionieri palestinesi è il luogo più importante del confronto con l'occupazione sionista e le sue leggi razziste coloniali-di ocuupazione. Egli solleccita l'espansione della campagna per il boicottaggio e l'isolamento dell'occupazione a livello internazionale.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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