

:: analisi ed approfondimenti sull'occupazione sionista e sulle forme di resistenza ::
"Vi chiedo di rimanere gli stessi
per quelli che sono in esilio e quelli che sono rimasti.
Il tempo passa e se io tornassi a casa mia
La dipingerei di hennè per i miei cari"
(Canzone palestinese)
Sin dalla Nakba il Ritorno dei profughi è stato una prerogativa della lotta palestinese. Eppure, l’approccio a questa fondamentale Questione è radicalmente cambiato nel corso degli anni a causa delle numerose trasformazioni nella visione e nelle strategie politiche che hanno caratterizzato il movimento nazionale palestinese. E’ quindi necessario fare un’analisi approfondita di questo cambiamento della retorica, delle linee politiche e degli obiettivi del movimento, che sì è esemplificato negli accordi di Oslo del 1993 e che ha plasmato la lotta palestinese, al fine di elaborare delle strategie di successo che finalmente consentano ai palestinesi di soddisfare la loro ambizione di giustizia, di liberazione e, ovviamente, di ritorno alle loro case e villaggi originari.
Come dovrebbe essere trattato il tema del diritto al ritorno dei palestinesi nel sistema educativo israeliano? Come dovrebbe essere affrontato questo discorso, quando la realtà in Israele è che l'argomento è Tabu "noi non ne parliamo"? Come possiamo avviare una conversazione, convincere la gente ad ascoltare e superare le obiezioni?

Le risposte israeliane verso l'idea del diritto al ritorno sono quasi sempre legate con dichiarazioni incendiarie che accrescono i timori degli ebrei israeliani che per un altra volta essi saranno vittime. Essi uniscono il timore di potenziali ritorsioni future con il rifiuto di accettare la responsabilità dell'ingiusto trattamento di Israele nei confronti dei palestinesi, in passato come oggi.
A FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE
Nell'ambito della solidarietà con la Palestina, a livello sia nazionale sia internazionale, ormai da tempo si riscontrano difficoltà nel creare una base condivisa da cui partire e su cui lavorare.

Questo è un effetto della divisone esistente tra gli stessi palestinesi, e in particolare tra le loro leadership, divisione che non solo indebolisce il movimento di lotta per la liberazione della Palestina, ma sta viziando concetti chiave come la definizione stessa di "popolo palestinese", ormai sempre più spesso identificato con i soli palestinesi che vivono in Cisgiordania e a Gaza - escludendo quindi di concetto tutti i palestinesi che vivono nei territori occupati nel '48 e nel '67 e i profughi che vivono fuori dalla Palestina - ed anche la stessa identificazione di cosa sia "la Palestina", ridotta ormai ad uno stato di apartheid in cui i cittadini vivono in bantustan circondati da un muro e da colonizzatori.
Le pratiche e le politiche israeliane sono una combinazione di segregazione razziale, occupazione militare e colonializzazione utilizzate come metodo per pulire etnicamente il territorio della Palestina Storica dalla presenza indigena palestinese. Il regime israeliano non si limita ai palestinesi che vivono nei Territori Occupati Palestinesi (TOP), ma altresi ai palestinesi che risiedono nel lato israeliano,. All'interno della linea di confine dell’armistizio del 1948, cosi come coloro che vivono in esilio forzato.

Riflessioni sul fatto se la soluzione a uno o due stati sia il mezzo piu' giusto per porre fine all’ingiustizia e la sofferenza nella Palestina storica, trascurando il fatto che un soggetto giuridico è già stato adottato in tale determinate territorio: in effetti, il trattamento d’Israele dei palestinesi non ebrei in tutta Israele e nei TOP, costituisce un regime discriminatorio finalizzato a controllare la maggior quantita di territorio con la minima quantità di indigeni palestinesi che risiedono su di esso.