Svezia, vietato volare

L’aeroporto di Stoccolma ha sospeso i voli della compagnia israeliana Arkia a causa dei metodi di controllo imposti dal servizio di sicurezza dello Shin Bet sui passeggeri.

Dopo quelle di Malmo e di Copenhagen, anche le autorità per la sicurezza aeroportuale della capitale svedese rifiutano di conformarsi alle rigide procedure israeliane, che comprendono l’identificazione etnica, estesi interrogatori e ispezioni selettive, in base al livello di rischio percepito dalla stessa intelligence israeliana. Una percezione spesso alterata in presenza di cognomi e tratti somatici arabi.

La compagnia israeliana, che faceva volare a Malmo e Stoccolma i suoi cittadini, facendoli arrivare via terra in Danimarca dopo che Copenhagen aveva opposto il rifiuto di cooperare con lo Shin Bet (“per preservare la dignità umana”), da questa settimana non ha più scali nemmeno in Svezia. Si trattava dell’unica compagnia israeliana operante nei due Paesi scandinavi.

“Sembra che altri Paesi europei, che sventolano la bandiera dei diritti civili e dell’uguaglianza, sono propensi a rifiutare le richieste della sicurezza israeliana”, ha detto l’amministratore delegato di Arkia, Gadi Tepper.

Le autorità svedesi e quelle israeliane stanno cercando una mediazione, anche se la dichiarazione dello Shin Bet in merito alla questione sembrerebbe non lasciare spazio al negoziato: “In Paesi dove il divario tra i requisiti minimi necessari alla protezione dei voli verso Israele e le restrizioni locali rimane incolmabile, non potremo permettere che si viaggi, a causa del rischio per le vite dei passeggeri”.

Non è la prima volta che compagnie aeree israeliane inciampano nelle denunce contro l’eccesso di zelo nella gestione della sicurezza. Al pari della Arkia, la compagnia di bandiera El Al è stata condannata nel 2008 dalla Corte Suprema israeliana al risarcimento di danni morali nei confronti di due arabi israeliani sottoposti a controlli pressanti e all’accompagnamento da parte di un funzionario dello Shin Bet.

La Arkia non è l’unica compagnia a inciampare nelle denunce per la rigidità eccessiva della sicurezza. In Ungheria, la compagnia di bandiera israeliana El Al è stata criticata per aver rifiutato di ispezionare una valigia in presenza del proprietario, contravvenendo alla legge ungherese che prevede che solo funzionari autorizzati possono intraprendere tali ispezioni.

Ma le compagnie aeree israeliane sono nel mirino della organizzazioni per la tutela dei diritti civili a causa del loro comportamento nei confronti degli arabi israeliani. Mentre molti passeggeri possono viaggiare in Israele senza particolari problemi – salvo il presentarsi tre ore prima dell’imbarco per le ‘domande’ di rito – gli arabi sono oggetto di attenzioni particolari, inclusi i cittadini israeliani.

Nel 2009, l’ex consulente per la Sanità di Bill Clinton, Donna Shalala, fu sottoposta a due ore e mezza di interrogatorio a causa del suo cognome libanese.

Luca Galassi

Fonte: EILMENSILE