Un paese, due codici legali

Immaginiamo questa scena: 11 ragazzi  palestinesi, di età inferiore ai 18 anni che dimostrano con bandiere palestinesi e cartelli all’entrata nord-occidentale dell’insediamento di Ariel, per chiedere che venga riaperta la vecchia strada che porta a Salfit. Supponiamo che questi non vengano attaccati dai residenti di Ariel. Dopo tutto non è un insediamento  con gente dalla testa calda, il suo fanatismo è  limitato alla smania di possedere della terra.

Ciononostante In base a procedure militari, i giovani stanno violando i codici di sicurezza riguardanti “una proibizione di un’attività e di istigazione e di  propaganda ostile,” codici che erano stati firmati nell’agosto 1967  dall’allora  GOC del Comando Centrale, generale, Uzi Narkiss.  I divieti vengono applicati a “un gruppo di 10 o più persone che si riuniscono in un determinato luogo per scopi politici, o per scopi che possono essere interpretati come politici,” tipo sventolare una bandiera o distribuire materiali incendiari( di “incitamento”). Anche se hanno un’età compresa tra i 13 e i 17 anni, questi dimostranti immaginari possono essere trattenuti in stato di fermo e interrogati per 8 giorni prima di essere portati davanti a un tribunale militare.

Che cosa accade a giovani ebrei della stessa età che massacrano gli alberi su terreni che appartengono ai villaggi palestinesi del distretto di Salfit? Anche se vivono nella stessa area dove vivono i giovani Palestinesi, si applica loro una legge diversa: La legge di Israele. In base alla legge israeliana per i per i minori se i soldati delle Forze di Difesa israeliane (IDF –Israel Defence Forces) o la polizia cercano di arrestare dei giovani ebrei perché hanno tagliato malamente degli alberi, i minori di 14 anni possono essere  trattenuti in stato di fermo fino a 12 ore e i minori che hanno più di 14 anni possono essere trattenuti in stato di fermo per 24 ore. La legge militare di Israele non distingue tra un minore palestinese e un adulto palestinese quando si tratta della loro detenzione prima del processo. I detenuti palestinesi al di sotto e al di sopra dell’età di 18 anni possono essere trattenuti per 8 giorni.  Un paese, due codici di legge.

Per alcuni, la circostanza di usare due pesi e due misure, contraddice le norme e l’etica umane, logiche e professionali. Nel 2010, due petizioni sono state  presentate     all’Alta Corte di Giustizia che mettono in discussione  questa discriminazione strutturale: il procuratore Lila Margalit rappresentava l’Associazione per i Diritti civili a Israele, l’Associazione di Volontari Yesh Din per i Diritti Umani e il Comitato Pubblico contro la tortura di Israele; i procuratori Smadar BenNatan e Avigdor Feldman rappresentavano il Ministero Palestinese per i problemi  dei prigionieri. I richiedenti cercavano di  rendere gli accordi preventivi per periodi di detenzione per le persone palestinesi sospette  equivalenti a  quelli per  persone israeliane sospettate.

Come accade spesso, si scoprì una coincidenza rara: La risposta del Pubblico Ministero dello stato del gennaio 2011 alle petizioni presentate all’Alta Corte, indicava che “si è arrivati di recente alla decisione di istituire cambiamenti  di lunga portata per i periodi di detenzione designati  in base ai codici di sicurezza; tali cambiamenti sono appoggiati dall’IDF, dalla Polizia di Israele e dal servizio di sicurezza Shin Bet.”

Questi cambiamenti di “lunga portata” sono stati inseriti in un emendamento ai codici militari firmato dall’allora GCO del Comando centrale,  generale Avi Mizrahi il 2 febbraio 2012,  che sono stati gradualmente istituiti tra il 1° marzo e il 1° agosto. L’emendamento riduce il periodo di detenzione, ma non equipara il periodo di detenzione che devono affrontare i sospetti palestinesi e israeliani.  Questa disparità, ha spiegato il Pubblico Ministero è giustificata in base allo stato  del “territorio sotto occupazione   belligerante per un lungo periodo di anni.” La disuguaglianza è   suffragata  tramite il  riferimento al “fanatismo” dei detenuti palestinesi  che operano sulla base di motivazioni “ultra nazionaliste e ideologiche e quindi” la loro interrogatorio è più difficile.”

La disuguaglianza è stata giustificata anche in termini di bilancio. La riduzione della durata di tempo in cui sono trattenuti i detenuti palestinesi, richiede che l’apparato di sicurezza  assegni più giudici, pubblici ministeri militari, più soldati e personale di scorta per la sicurezza per i prigionieri.

La revisione che porta la firma di  Mizrahi non distingue tra minori e adulti. Riduce la prima detenzione di una persona  sospettata di sicurezza da otto a 4 giorni, ma permette anche al Shin Bet di ricevere automaticamente un periodo aggiuntivo di detenzione di 48 ore e poi di altre 48, senza la revisione di un giudice.

Giustificare la disparità

Scrivendo a nome di tutti i firmatari della petizione, la Margalit conclude che questa revisione “non fornisce un rimedio per il carattere gravemente illegale” dei codici militari. Continua, quindi, la discussione dell’Alta Corte riguardo alle petizioni.

Il 25 aprile una commissione della Corte Suprema guidata  da Edna Abel, ha ordinato che lo stato riconsideri tre argomenti. La lunghezza del periodo di detenzione dei  minori palestinesi, la detenzione  fino alla fine del procedimento giudiziario (la revisione ha ridotto questo periodo da due anni a un anno e mezzo, in contrasto con il massimo dei nove mesi che  riguarda gli Israeliani), e le definizione di “reati contro la sicurezza”.

Trattando questo argomento, la Margalit ha scritto in replica alle revisioni dello stato che “la definizione è ancora  più ampia.  Include molte di clausole e si riferisce ad azioni come: fare un corteo di protesta o  un’assemblea senza permesso, invadere      un’area militare  chiusa,  sventolando una bandiera senza un permesso e stampare “materiali di importanza politica” senza permesso da un comandante militare.” Margalit ha chiesto se la posizione dello stato è che “un sospetto israeliano che è accusato di omicidio debba essere portato davanti a un giudice entro 24 ore, mentre un periodo di detenzione di 4 giorni può essere  ordinato per un Palestinese che è sospettato di avere invaso un’area militare  chiusa o che ha preso parte a una dimostrazione non autorizzata?

E’ interessante che la corte non ha chiesto allo stato di riconsiderare il periodo iniziale di detenzione per una persona sospettata (96 ore per un Palestinese,  confronto di a 24 ore). Questo significa che la corte accetta le spiegazioni dello stato che   giustificano  questa disparità?

Il procuratore Aner Helman ha spiegato a nome dell’ufficio del Pubblico Ministero:   “Dato che lo scopo del periodo iniziale di detenzione [di un Palestinese nei territori occupati] è di raccogliere prove preliminari, non c’è altra alternativa tranne quella di determinare che un sospettato può essere all’inizio trattenuto per un ragionevole periodo di tempo necessario a  riscontrare le prove, come detto prima, prima che venga portato davanti a un giudice.”

Secondo l’opinione di Margalit, l’argomento circa la durata di detenzione ordinata     per  “raccogliere le prove” non è  ammissibile. Ha scritto che se non è del tutto arbitraria, la detenzione di una persona sospetta deve essere basata sul ragionevole  sospetto. L’Alta Corte ha chiesto allo stato di sottoporre la sua   rivalutazione di  questi  argomenti  entro il 1° dicembre 2012.

I firmatari della petizione   non dimostrano alcun segno di  tirarsi indietro.  E per quanto riguarda lo stato? Nella prima risposta che esso ha sottoposto alla corte l’anno scorso, lo stato ha riconosciuto la verità fondamentale: “Alla luce della situazione sensibile di sicurezza in Giudea e Samaria, può nascere  una situazione di conflagrazione violenta oppure un’operazione militare urgente e su vasta scala, e questo può provocare una situazione in cui molte centinaia di persone possono essere  arrestate entro un certo numero di giorni.“

E, in effetti, ci si può immaginare uno scenario in cui  centinaia di gruppi palestinesi non armati dimostrino contemporaneamente agli ingressi di tutti gli insediamenti. Come dovrebbero essere dissuasi dal farlo, nel caso che  la loro dimostrazione non  dovesse essere considerata  illegale e che  i partecipanti non fossero automaticamente dichiarati come persone sospette che devono essere trattenute prima che vengano accumulate prove incrinanti contro di loro?

AMIRA HASS
 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo - www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/one-country-two-legal-codes-by-amira-hass - Originale : Haaretz
Traduzione a cura di Maria Chiara Starace