Apartheid

23
Sep 2014

Delegazione #Water4Palestine: Dahmash, l'apartheid nel cuore di Israele

Lungo la strada che che va da Ramle a Lod, a venti minuti di auto dal centro di Tel Aviv e a un paio di chilometri dall'areoporto Ben Gurion, si trova il villaggio arabo di Dahmash. Seicento persone che occupano un fazzoletto di terra stretto tra strade a scorrimento veloce e la ferrovia , assediato da rifiuti e sfasciacarrozze.

Profughi dal 1948 ma senza vedere riconosciuto il proprio status dall'Onu, non essendo scappati in Giordania o altrove, gli abitanti di Dahmash hanno costruito qua la propria città ai margini della capitale dello Stato di Israele. Dalle prime baracche e le tende a casa a tre piani, qui hanno lavorato per costruirsi una casa dignitosa tre generazioni. Dopo più di sessant'anni per Israele gli abitanti di Dahmash sono ancora abusivi, per la burocrazia li dove vivono da generazione ci sono dei terreni agricoli e non delle case, eppure la corrente e l'acqua i palestinesi di Dahmash la pagano e a caro prezzo. Tubature, fogne, impianti d'illuminazione si sono costruiti tutto da soli: Ramle, Lod e Tel Aviv si sono rifiutati di accoglierli tra i loro cittadini. Così ecco gli ordini di demolizione e ogni tanto le ruspe che tirano giù un'abitazione.

10
Sep 2014

Appello alla UEFA riguardo l'offerta di Israele di ospitare a Gerusalemme i giochi del torneo UEFA 2020

Egr. Michel Platini e membri del comitato esecutivo UEFA, Noi sottoscritte organizzazioni della società civile palestinese e istituzioni nazionali, chiediamo alla UEFA di escludere dal processo di selezione la proposta della Federcalcio israeliana (IFA) di ospitare a Gerusalemme il torneo UEFA 2020. Lanciamo questo appello a causa dei recenti crimini di guerra di Israele contro il popolo di Gaza, la continua occupazione e le persistenti violazioni dei diritti umani contro i palestinesi, anche nel campo dello sport.

Israele ha nuovamente effettuato un aberrante massacro di civili palestinesi a Gaza. Almeno 2.168 palestinesi sono stati uccisi, tra cui 519 bambini, e più di 8.000 persone sono rimaste ferite. Almeno 380.000 persone sono state sfollate, dato che Israele ha deliberatamente preso di mira le case delle persone e le infrastrutture civili. Organizzazioni palestinesi ed internazionali hanno accusato Israele di aver commesso crimini di guerra. Usando le parole di Pierre Krähenbühl, un alto funzionario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi: “Bambini uccisi mentre dormono; questo è un affronto a tutti noi, una fonte di vergogna universale. Oggi il mondo è caduto in disgrazia.”

4
Sep 2014

Torino: sulla campagna Boycott Israel e le strumentalizzazioni de La Stampa

Riportiamo il comunicato del collettivo Boycott Israel di Torino in risposta a un articolo comparso ieri sulle pagine online de La Stampa: nel pezzo, firmato dal noto Massimo Numa, si strumentalizza con falsità e imprecisioni un presidio organizzato lunedì dal collettivo Boycott Israel per informare della campagna avviata in questi giorni in merito ai festival musicali di MiTo e Torino Danza.

All'interno delle due rassegne, infatti, sono previsti concerti che ospiteranno artisti israeliani, alcuni dei quali organizzati con il diretto sostegno dell'ambasciata di Israele. Massimo Numa non è certo nuovo a questo tipo di strumentalizzazioni (cui oggi sono seguiti i cori di indignazione del sindaco Fassino) e noto per il disprezzo con cui è solito trattare le vicende che riguardano i movimenti sociali nonché le mobilitazioni a sostegno della Palestina, spesso e impropriamente tacciate di antisemitismo grazie a  inesattezze e deliri di "escalation" e "campagne d'odio". Di seguito il comunicato del collettivo Boycott Israel che fa chiarezza sull'iniziativa e, al fondo, il volantino di presentazione della campagna di boicottaggio.

In primo luogo ringraziamo Massimo Numa e gli altri redattori per l’ampio risalto dato all’iniziativa del 2 settembre di boicottaggio contro Israele negli spettacoli di MiTo e Torino Danza.

30
Jul 2014

Napoli ha reagito al massacro. Alcune considerazioni sulle mobilitazioni per la Palestina

“Non una lacrima! Perché vedete?
Li hanno scacciati dalla loro terra e dal loro sogno
li hanno dispersi li hanno rinchiusi nei campi
gli hanno messo un numero chiamandoli profughi
li hanno venduti su tutti i mercati
e quando hanno preso il fucile "Banditi!" hanno gridato
e li hanno uccisi torturati massacrati divisi
e gli hanno detto "Tu non avrai patria!"
ed essi in piedi con la loro statura
abitano il mondo
abitano il mondo
abitano il mondo!”

Cantata Rossa per Tel al Zaatar

Da settimane ormai Napoli risponde all'aggressione militare israeliana nella striscia di Gaza dimostrando una grande forza e solidarietà in sostegno alla popolazione palestinese, nonostante si sia arrivati a fine luglio. Si è provato e si continua a provare a fare qualsiasi cosa pur di denunciare quanto sta accadendo, qualsiasi cosa pur di dimostrare che la Palestina è ormai il simbolo di ogni ingiustizia e che siamo stanchi della cronaca e dell’opportunismo di media e Governo, più impegnati nell'infinito reality della Costa Concordia che a prestare attenzione alla pulizia etnica in atto su un’altra costa del Mediterraneo. E basta ripercorrere brevemente le tappe della piccola mobilitazione napoletana per rendersi conto di quanto sia stata intensa per ciò che è riuscita ad esprimere, non solo per il numero delle iniziative e per la buona partecipazione, ma per la voglia di lottare ancora contro l'ingiustizia e i suoi responsabili, che talvolta prendono nomi e forme diversi, a differenti latitudini, ma che sono frutto dello stesso mondo basato sull'ineguaglianza e l'oppressione dell'uomo sull'uomo.