Pesaro 13 gennaio 2013, Teatro Rossini ore 19. Coadiuvato da due miei allievi dell'Accademia di Belle Arti di Urbino, sono sul palco a sistemare il set per l'intervista .. illuminazione, sedie, telecamere, micorfoni. Moni Ovadia arriva puntuale, lo spettacolo “Il registro dei peccati” è fissato per le 21, abbiamo i minuti contati per effettuare la nostra chiacchierata prima del suondcheck.

Ovadia è subito disponibilissimo, si siede, spalle alla platea. Inizia l'intervista. La conversazione parte dall'Obraz Cinestudio... l'attore drammaturgo negli anni '70 è a Milano e all'Obraz Francesca Bandel Dragone, per anni traduttrice ufficiale di Anthony Burges, in quel periodo traduce ed adatta i film più conosciuti dei Fratelli Marx (guarda lo speciale dell'Obraz del 1981), eredi della comicità dissacrante e anarchica della cultura yiddish. Non ostante Ovadia, profondo conoscitore della cultura yiddish, all'epoca non ebbe modo di contribuire alla traduzione, l'arte comica dei Fratelli Marx diventa il filo conduttore di tutta l'intervista. Un umorismo originale, unico che da sempre ha contraddistinto la tradizione ebraica, ma che come radice scomoda, è stato nel tempo volutamente dimenticato in favore di un'immagine diversa della cultura ebrea, quella Israeliana, fatta di nazionalismo, guerra, paura.