Manifestazione

21
Jul 2014

APPELLO: per una giornata di mobilitazione nazionale contro l'aggressione militare e l'assedio di Gaza

L'esercito israeliano sta consumando l'ennesima aggressione contro i palestinesi presenti in tutto il territorio della Palestina storica e contro la Resistenza all'occupazione. Sono centinaia i morti, migliaia i feriti, gli arrestati e i torturati, tra cui donne e bambini, con la sola “colpa” di essere palestinesi, di essere nati e, soprattutto, di vivere in Palestina. Raccolti agricoli, abitazioni, attività commerciali, luoghi di culto, scuole, ospedali e decine di altre strutture distrutte!

I sionisti, grazie al sostegno economico, politico, scientifico e militare dei governi imperialisti occidentali e di quelli servili arabi, dei mezzi d'informazione e dell'ideologia padronale egemone in occidente, possono portare avanti il loro piano di colonizzazione e pulizia etnica dei nativi di quella terra, ogni dannato giorno, senza alcuna tregua.

22
Apr 2014

Comunicato del Fronte Palestina in merito all'appello di una mobilitazione nazionale nel giorno della Nakba

Nell'ultimo incontro nazionale del Fronte Palestina (FP) tenutosi il 13 aprile a Firenze si è discussa la proposta di condividere l'appello arrivato a seguito della riunione nazionale di Roma del 23 marzo alla quale hanno partecipato alcuni compagni del FP.

Vediamo favorevolmente la mozione di indire una giornata di iniziative a livello nazionale condivise tra le varie realtà che si muovono sul terreno della solidarietà con la Palestina; nondimeno in merito alla proposta di un manifesto unitario pensiamo che in questo momento sia opportuno esprimere posizioni più chiare e più esplicite possibili, che convergano sull'esigenza di dare un segnale di unità nella solidarietà verso i palestinesi.

15
Mar 2014

Dalla settimana di denuncia dell’apartheid israeliana al ricordo della Nakba

La solidarietà internazionalista al fianco del popolo palestinese

Apartheid. Non c'è altro modo per chiamare la discriminazione quotidiana subita dal popolo palestinese da parte di Israele. Ed è la denuncia che ormai da anni nelle piazze di tante città del mondo viene urlata con mostre, presidi e video comunicativi sulla condizione vissuta in terra di Palestina, e così è stato anche in queste settimane.

Apartheid perché è da più di sessanta anni ormai che Israele, alla faccia del diritto internazionale e delle centinaia di mozioni ONU e di vari organismi internazionali discrimina, espelle, uccide donne uomini e bambini palestinesi. Perché ogni giorno procede alla costruzione di muri di separazione, di bantustan e frammentazione dei territori e delle relazioni sociali della gente di Palestina. Perché è una continua guerra di bassa e media intensità che massacra persone e distrugge strutture civili come gli ospedali e le scuole. Perché periodicamente la violenza fascista di Israele si manifesta in modo ancor più devastante attraverso le cosiddette operazioni militari quali “piombo fuso” e l'attacco di qualche mese nei confronti di Gaza.

6
Dec 2013

MAI COMPLICI DEL SIONISMO!

Un nuovo fervore in Italia sta dando vita ad un movimento che ha scelto di costruire la solidarietà con la Palestina sostenendone la Resistenza. Questo viene testimoniato sia dalla partecipazione ai tre convegni "Dalla solidarietà alla lotta internazionalista - al fianco della Resistenza palestinese" organizzati quest'anno [1], sia dalle mille persone provenienti da tutta Italia presenti al corteo di Torino, determinate a portare in piazza le nuove parole d'ordine che creano la piattaforma di lotta elaborata dall'Assemblea Nazionale basata sul rispetto dei diritti inalienabili dei palestinesi, tra cui il ritorno dei profughi e la liberazione dei prigionieri, la fine dell'occupazione ma anche la decolonizzazione della Palestina, l'applicazione del Diritto Internazionale e la fine degli accordi di Oslo.

Su quest'ultimo, che non ha l'apparenza di un diritto in quanto tale, è necessario soffermarsi: alcuni palestinesi percorrono la strada delle trattative "convinti" che possa rappresentare per loro "una possibilità", mentre per molti altri risulta una chiara scelta fallimentare che farà capitolare definitivamente i diritti dei palestinesi. Ciò rappresenta indubbiamente qualcosa che "divide" i palestinesi, almeno da un punto di vista di strategia di liberazione o compimento della pace. Oggi, fuori e dentro la Palestina, sono molte le testimonianze di coloro che non credono più (o non hanno mai creduto) al percorso delle cosiddette "trattative di pace". La leadership palestinese dovrebbe leggere e capire le aspirazioni della propria gente, seguirle ed esserne ambasciatrice. A prescindere dal sempre più evidente disastro rappresentano da tali accordi - almeno in termini di Lotta di Liberazione – questi non interpretano più neanche una scelta popolare... Persistere su quella strada, quindi, significa anche dover reprimere il volere dei palestinesi.