Razzismo

Paola Rivetti: libertà d’espressione accademica e BDS

Un'intervista molto ampia ed interessante su vari temi, tra cui il movimento BDS, l'engagement accademico per la giustizia e la libertà d’espressione accademica, soprattutto quando si tratta del diritto alla critica contro lo Stato sionista di Israele.

Paola Rivetti lavora come ricercatrice e insegna alla Dublin City University a Dublino, Irlanda. Tra i suoi interessi di ricerca, vi sono lo studio delle dinamiche di governo e disciplinamento del dissenso in Medio Oriente e l'analisi della trasformazione dello stato. Paola e' coinvolta in un progetto europeo che studia il cambiamento culturale e valoriale tra i giovani in cinque paesi mediorientali e ha ricevuto una borsa dell'Irish Research Council per studiare le mobilitazioni e i cicli di protesta in Iran a partire dagli ani Novanta. E' attualmente segretaria nazionale della Societa' per gli studi mediorientali italiana. Ha pubblicato su numerose riviste italiane e internazionali e ha curato 'Continuity and change before and after the Arab uprisings. Morocco, Tunisia and Egypt' (Routledge, 2015) con Rosita Di Peri.

L'iniziativa francese rappresenta un attacco ai diritti dei palestinesi

In risposta all’iniziativa che il governo francese ha in programma, ossia di convocare una conferenza ministeriale per la seconda metà del 2016 (presumibilmente il 30 maggio) per discutere della proposta di una "conferenza di pace" per la Palestina, è intervenuto per il Fronte Popolare per la Liberazione il leader palestinese Khaled Barakat.

Il compagno Barakat ha dichiarato: “Tutte le forze della resistenza palestinese si oppongono alla cosiddetta 'iniziativa francese per la pace', sia nelle sue più recenti sia rispetto a quelle precedenti versioni proposte, vista come un chiaro tentativo di liquidare la causa ed i diritti del popolo palestinese. Il governo francese è, come gli Stati Uniti, un mediatore disonesto. La Francia ha una lunga storia di colonialismo nella regione e un ordine del giorno imperialista in corso, supporta in modo sistematico lo Stato di apartheid ed i coloni israeliani. Un tale stato non potrà mai guidare in maniera significativa gli sforzi verso la pace”.

CONTESTARE LA PRESENZA DELLA BRIGATA EBRAICA NELLA FESTA DELLA LIBERAZIONE NON È UN DIRITTO, È UN DOVERE!

Le insegne della Brigata ebraica sfilano per la prima volta nel corteo del 25 Aprile 2004. Le motivazioni di questa decisione sono dichiarate ed esplicite: nel sito degli “Amici di Israele” si legge che sono costoro a decidere di sfilare sotto le insegne della Brigata ebraica perché “stanchi di partecipare circondati da bandiere palestinesi [...] e per non farci annoverare tra la massa dei manifestanti anti-americani o anti-israeliani”. La stessa associazione dichiara che la decisione di sfilare con la Brigata ebraica è solo un passaggio di un percorso che deve portare a “lo sdoganamento del sionismo” (testuale). Si legge: “Crediamo, infatti, importante spiegare agli italiani che il sionismo è un ideale alto, nobile e giusto”.

È quindi espressamente dichiarato che la sfilata della Brigata ebraica è un’operazione di propaganda del sionismo ed è organizzata dalla associazione “Amici di Israele”.

Il FPLP marcia a Gaza e non è in vendita!

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in risposta ai nuovi attacchi del Presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas, che vorrebbe negare i fondi destinati al Fronte, ha organizzato un manifestazione a Gaza lo scorso 12 aprile.

Masse di palestinesi hanno marciato dal campo Saraya fino alla Piazza del Milite Ignoto a Gaza City, in occasione della Giornata dei prigionieri palestinesi ed a 40 giorni dal martirio avvenuto dentro l'ambasciata palestinese dell'ex detenuto e leader compagno Omar Nayef Zayed. All'iniziativa ha partecipato una grande folla di persone tra cui dirigenti, quadri e membri del Fronte.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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