Razzismo

13
Dec 2014

PALESTINA: INDIVISIBILE, MULTIETNICA E ANTISIONISTA

Giorno dopo giorno assistiamo al continuo intensificarsi dell'aggressione e della repressione sionista contro il popolo palestinese, da Gerusalemme a Gaza, dai territori del '48 alla Cisgiordania fino nella diaspora.

Gli ultimi progetti di legge presentati dal governo Netanyahu che definiscono Israele "Stato della nazione ebraica", la continua requisizione di case e l'implementazione delle colonie a Gerusalemme, la demolizione delle case dei martiri, le leggi volte a ritirare la cittadinanza a chi semplicemente sventola una bandiera palestinese, le forti restrizioni imposte alla moschea di Al-Aqsa, non sono altro che il proseguimento del piano di colonizzazione e pulizia etnica avviato nel 1917 volto a estirpare i Palestinesi dalla propria storia e terra. Nella “Grande Israele” non c'è posto per i palestinesi e non c'è mai stato, chi crede che i sionisti riconosceranno un vero Stato Palestinese è ingenuo o complice!

9
Dec 2014

Gli arresti politici da parte dell'Autorità palestinese sono un pugnale nel cuore dell'unità nazionale e della resistenza

Mentre i sionisti continuano ed intensificano il loro attacco, barbaro e razzista, contro i palestinesi a Gerusalemme, in Cisgiordania, a Gaza e nei Territori occupati del '48, le agenzie di sicurezza dell'ANP continuano a lanciare campagne di cattura contro i giovani palestinesi in varie aree della Cisgiordania.

Nelle ultime settimane molti giovani sono stati arrestati dalla sicurezza dell'AP, in particolare a Bir Zeit University. Alcuni rimangono in detenzione con giustificazioni precarie ed argomentazioni politiche inconsistenti. Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ribadisce che la prosecuzione degli arresti politici è un pugnale nel cuore dei palestinesi, del movimento di liberazione nazionale, dell'unità e della resistenza, e sottolinea quanto segue:

3
Dec 2014

L’ombra dei due stati

Era marzo 2009 quando alla conferenza  internazionale di Sharm el Sheikh si annunciava l’ammontare stanziato per la ricostruzione a Gaza, collegando l’azione alla ripresa del processo di pace. Quasi 4,5 miliardi di dollari la somma raccolta alla conferenza. Un impegno concreto chiarito dagli 87 tra Paesi e organizzazioni finanziarie presenti al vertice.

Il segretario di Stato americano, H. Clinton affermava: “La risposta alla crisi di Gaza non può essere disgiunta dai più ampi sforzi per arrivare a una pace complessiva e l’amministrazione Obama è decisa a impegnarsi con forza perché israeliani e palestinesi riescano a convivere pacificamente sul principio due popoli, due Stati”. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi  prometteva stanziamenti per cento milioni di dollari, spalmati in quattro anni per la sola ricostruzione di Gaza. Il premier sottolineava la necessità di creare due Stati, quello palestinese accanto a quello israeliano, che vivano in pace e sicurezza con dei governi di unità nazionale”. “Gli israeliani – dichiarava – si diano un governo capace di volere la pace e di assumersi i sacrifici che la pace comporta”.

28
Nov 2014

Gran Bretagna: Leicester mette al bando i prodotti israeliani

Duro colpo per lo Stato d’Israele e i suoi interessi proprio mentre il governo di Tel Aviv ha varato, non senza spaccature e polemiche, un’accelerazione all’approvazione da parte del parlamento di una legge che dichiara Israele lo ‘Stato della Nazione Ebraica’, sancendo anche dal punto di vista legislativo e simbolico una apartheid nei confronti dei cittadini non ebrei già in vigore de facto da sempre a numerosi livelli.

La decisione presa dal consiglio comunale della decima città d'Inghilterra per popolazione è stata adottata con il voto di 51 consiglieri su 55 con la maggioranza laburista che governa la località che ha disobbedito alla direzione nazionale del partito, formalmente contraria al boicottaggio. Il leader nazionale della formazione politica Ed Miliband si era pochi giorni fa di nuovo detto contrario al boicottaggio “perché il partito laburista non lo ritiene uno strumento capace di far avanzare negoziati e dialoghi di pace”. Ma nel suo partito evidentemente non tutti sono d’accordo con lui.

Il recente voto ha reso Leicester la prima città non solo del Regno Unito ma dell’intera Unione Europea a mettere al bando tutti i prodotti “made in Israel”.