Siria

3
Apr 2014

Erdogan, il sultano della CIA

Milioni di turchi, arabi e musulmani hanno visto in Erdogan un liberatore dopo aver visto il suo show davanti a Shimon Peres a Davos nel 2009. In realtà era solo una messinscena. Come dimostrano la sua nuova spedizione militare contro la Siria e l’intenzione di inscenare un falso attentato, tutto questo al servizio dei suoi padroni di Washington. Bahar Kimyongür toglie il velo alle menzogne mediatiche di questa “Operazione Bottino”.


Erdogan con l’agente della CIA Mahdi Harati

Un corpo di spedizione jihadista creato nel sud della Turchia avanza verso la città costiera di Lattakya nel nordest della Siria. Composta in maggioranza di combattenti europei, asiatici, magrebini, turchi, arabi del Mashrek e del Golfo e di qualche siriano sperduto, tra cui dei turkmeni, questa legione straniera rappresenta l’ultimo cavallo di battaglia del Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan nella sua guerra fatta per procura contro la Siria.

7
Mar 2014

ISRAELE METTE ALLA PROVA LA RESISTENZA

Ci è voluta un'intera giornata lavorativa prima che Hezbollah annunciasse la sua posizione in merito alla recente aggressione israeliana. In una breve dichiarazione, Hezbollah ha detto che il nemico israeliano ha fatto irruzione in una delle sue postazioni all'interno del territorio libanese risolvendo finalmente il mistero della zona di destinazione e confermando che ci saranno ritorsioni.


Scatole per le donazioni recanti il ​​ritratto del defunto Grande Ayatollah Sayyed Mohammed Hussein Fadlallah (S) e un'altra che porta il ritratto del leader del movimento sciita libanese di Hezbollah Hassan Nasrallah (in basso), sistemate su un tavolo accanto a pile di sacchi di sabbia all'ingresso di un negozio in un sobborgo meridionale di Beirut; i sacchi servono per proteggere il proprietario da esplosioni future mirate al territorio, 28 gennaio 2014 (Foto: AFP-Joseph Eid)

Tuttavia, il partito ha commesso un errore dicendo che "sceglierà il tempo, il luogo e mezzi adeguati per rispondere". In effetti, Hezbollah non ha bisogno di usare questa espressione, spesso interpretata dal pubblico arabo come una giustificazione per non rivalersi. Hezbollah non è un regime arabo o un partito che è solito non mantenere le minacce che fa. Per il nemico, un giorno lavorativo è diventato di 36 ore. Politici israeliani, militari e funzionari dell'intelligence, hanno dovuto aspettare tutto questo tempo per avere la reazione di Hezbollah. Mentre molti di loro non si aspettavano una tale dichiarazione, altri avevano preso in considerazione questa possibilità in modo da evitare ulteriori errori previsionali. Alla fine, la risposta è arrivata e ha scosso la situazione, spingendo Israele a guardare al fronte settentrionale da una prospettiva diversa.

14
Feb 2014

Sa'adat, dichiarazione al Movimento dei Lavoratori Senza Terra: vittoria agli oppressi

Riportiamo la dichiarazione di solidarietà del compagno prigioniero Ahmad Sa'adat,  Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, consegnata al congresso del 30° anniversario del Movimento dei Lavoratori Senza Terra (Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra - MST) del Brasile iniziato l’11 febbraio 2014.

Prigione sionista di Gilboa, 03/02/2014

Al Congresso MST sono presenti: il compagno Marwan Abdel-Al del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in Libano, Abla Sa'adat, organizzatrice del comitato di solidarietà con le donne palestinesi prigioniere e altri organizzatori membri dell'Unione dei Comitati agricoli di lavoro.

13
Jan 2014

Il “lungo viaggio” verso la Palestina

Il Dicembre 2013 sarà ricordato come il mese della morte di Nelson Mandela, una pietra miliare nell’epica vita dell’uomo che ha lasciato un’eredità di compassione verso tutti i popoli che soffrono l’ingiustizia, specialmente quello palestinese. Mandela ha parlato della “ingiustizia e delle gravi violazioni dei diritti umani che vengono commessi in Palestina” e pronunciò  la famosa frase: “Sappiamo molto bene che la nostra libertà è incompleta senza la libertà dei palestinesi”. E’ una coincidenza opportuna che questo stesso mese segni anche l’anniversario del tentativo internazionale di rovesciare la più nota e persistente di tutte le ingiustizie commesse ai danni dei palestinesi: il loro esilio e la loro spogliazione nel 1948.

L’11 dicembre ha segnato i 65 anni da che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Risoluzione 194, che esortava l’appena creato Stato di Israele a rimpatriare gli esiliati palestinesi “che desiderano vivere in pace con i loro vicini ..(…) il più presto possibile” e a compensarli delle loro perdite. Venne creata una Commissione di Conciliazione col proposito di sovrintendere alla riparazione.