Siria

8
Aug 2014

FERMARE ISRAELE

Le politiche israeliane per rendere impossibile la vita politica e sociale dei palestinesi non comprendono solamente la guerra aperta, ma anche l'esclusione e l'isolamento - che rendono il popolo palestinese "oppresso ma non sfruttato, dominato ma non necessario". Per un'analisi interessante dell'economia palestinese rimandiamo anche ad un interessante articolo di Stefano Consiglio.

Israele ha scatenato un altro round di distruzione e sofferenza sulla Striscia di Gaza, ancora più feroce dell’invasione del 2008/2009. Centinaia di migliaia di palestinesi sono stati ancora una volta sfollati, oltre 1.817 sono stati uccisi e 7.553 feriti (soprattutto civili), migliaia di edifici sono stati distrutti completamente o parzialmente (comprese numerose moschee, scuole e ospedali mirati consapevolmente). I quartieri di Shujai'yya e Khuza'a sono stati rasi al suolo e trasformati in un ammasso di cemento e barre di ferro contorte. Testimonianze raccontano di intere famiglie spazzate via, omicidi collettivi, sparatorie senza fine contro civili disarmati, e circa 430 bambini uccisi.

2
Aug 2014

Chi vince e chi perde a Gaza

E’ sicuramente difficile da fare in momenti in cui l’orrore e la rabbia per il massacro dei palestinesi rischiano di prendere il sopravvento sulla riflessione, ma occorre mantenere il necessario distacco dall’immanenza degli eventi per poter meglio comprenderli ed inquadrarli nel loro reale contesto storico e politico.

A Gaza si combatte e si muore non solo per il diritto del popolo palestinese ad affermare il proprio diritto all’esistenza e a quella di uno stato degno di questo nome. A Gaza non agiscono soltanto lo stato fascista di Israele e i rappresentanti del sionismo più aggressivo. A Gaza non si può guardare soltanto con gli occhi dell’umanitarismo becero del cattolicesimo e del generico pacifismo. A Gaza si sta giocando una partita mondiale.

Partita che si è aperta ormai da molti anni e che, con buona pace di chi predicava circa vent’anni fa la fine della storia, vede venire al pettine tutti i nodi della storia del novecento e della crisi del dominio occidentale (economico, politico e militare) sul globo. Gli Stati Uniti non sono più credibili e l’Europa Unita è un puro concetto filosofico di scarso valore ed entrambe questa realtà non hanno più la forza di risolvere le crisi internazionali. Né con la diplomazia, né e tanto meno con gli eserciti.

6
Jul 2014

Israele e Usa: Due strategie differenti

Di recente, precisamente il 29 aprile 2014, si è conclusa una serie di negoziati a cui hanno preso parte L’Anp e Il Governo di Israele, con la parte di supervisore speciale assunta dal responsabile statunitense. L’Anp ha proposto molte concessioni all’entità sionista: demilitarizzazione del futuro Stato palestinese, presenza militare di Israele nel Giordano, cessione dell’ 80% dei territori della Cisgiordania a Israele e blocco militare israeliano a Gerusalemme.

E pure Israele ha declinato l’improponibile offerta provocando la reazione stizzita del delegato statunitense che ha dichiarato a caldo “i negoziati sarebbero dovuti partire con la decisione di sospendere la costruzione delle colonie. Ma data la composizione dell’attuale governo israeliano, abbiamo pensato che non sarebbe stato possibile ottenere una tale concessione e quindi abbiamo lasciato perdere“. Continua: “non avevamo realizzato che Netanyau utilizzava gli appalti per la costruzione di nuovi insediamenti per assicurare la sopravvivenza del suo governo". A ciò sono seguite le dichiarazioni di Jonh Kerry, che ha definito l’attuale indifferenza del Regime sionista nei confronti dei diritti territoriali che spettano alla Palestina puro e semplice apartheid. Ciò potrebbe estasiare i geopolitisti scolastici o i pacifisti in salsa “radical chic“, ma in realtà tutto questo rientra perfettamente in una discrasia tra il Piano Kerry e la strategia israeliana. Spiegheremo dettagliatamente il perché.

3
Jul 2014

Il governo irlandese mette in guardia dagli investimenti negli insediamenti israeliani

Il governo ha sconsigliato i cittadini irlandesi di investire o intraprendere qualsiasi attività commerciale con le compagnie negli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati, la Cisgiordania e Gaza.

L’avviso si applica anche alle Alture del Golan in Siria, che Israele conquistò durante la Guerra dei Sei Giorni nel 1967. Questa mossa è il linea con quanto fatto da molti altri paesi europei e con l’avviso che è stato recentemente pubblicato da Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Italia, Olanda e Portogallo.