Siria

29
Aug 2014

Lo spartiacque siriano nella tendenza globale alla guerra

La Siria, negli ultimi anni, ha rappresentato il centro delle contraddizioni mondiali. Pensiamo solo allo scontro  sviluppatosi in proposito da una parte tra l'interventismo del blocco della Nato e la posizione assunta dalla Cina e  sopratutto dalla Russia. Il fatto che la guerra, come doveva essere nei piani imperialisti del campo atlantico, non si sia sviluppata con il loro intervento diretto come da copione libico, iracheno, afghano... ha fatto sì che da questo centro le contraddizioni rimbalzassero a livello globale, aprendosi il fronte ucraino di contrapposizione diretta alla Russia e, per quanto riguarda il Medio Oriente e il Nord Africa, la tendenza alla guerra si regionalizzasse. Si aprono così nuove sfide nella lotta contro l'imperialismo, alle quali non possiamo sottrarci, come comunisti e forze di classe, visto anche che l'incendio globale lambisce l'Italia e l'imperialismo italiano ne è uno dei protagonisti.

16 Agosto 2014

"Attaccheremo sette paesi in cinque anni. Inizieremo con l'Iraq. Poi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan, ci riprenderemo l'Iran in cinque anni”. Così nel novembre 2001, il generale statunitense ed esponente del Partito Democratico, Wesley Clark riferì dei piani di guerra del proprio paese successivi all'invasione dell'Afghanistan, proprio mentre gli Usa ne stavano conquistando la capitale Kabul. Le tappe della guerra imperialista portata avanti dagli Usa a livello globale, con la partecipazione delle altre potenze del campo atlantico, Italia in primis, erano già allora, 13 anni fa, già delineate e grossomodo possiamo dire che tale agenda è stata rispettata o almeno si è puntato a rispettarla, modulandola allo sviluppo delle condizioni concrete e a quanto esse avevano da offrire per le aggressioni da condurre rispetto ai singoli paesi.

25
Aug 2014

Israele-Palestina: appunti sulla guerra come cuore della politica

Non si deve drenare l’ira
E far si che il ferro insorga
A serbare l’alta immagine
Degli innocenti in ogni terra tormentati
E che fra poco in ogni terra vinceranno.

Le sette poesie d’amore in guerra, Paul Eluard

Questo contributo è il primo di una serie di interventi che nel corso del tempo andranno a sviluppare ulteriormente i vari nodi tematici che in estrema sintesi sono stati qui riportati e che ci preme successivamente articolare in maniera più dettagliata. L’urgenza di elaborare un testo che tenesse insieme un piano teorico analitico, in grado mettere in evidenza alcuni aspetti rilevanti dell’attuale conflitto arabo-israeliano, generalmente trascurati, con alcune indicazioni politiche precise che segnassero una “linea di condotta”, mina forse in parte la comprensione estensiva di alcuni punti rispetto al discorso in generale.

15
Aug 2014

Il Ministero dell'Agricoltura ai contadini: di fronte al divieto europeo, dividete i prodotti da quelli provenienti dalla Cisgiordania e le Alture del Golan

In una lettera recentemente inviata dal Ministero delle Politiche Agricole ai produttori lattiero-caseari  israeliani, agli agricoltori israeliani è stato detto di iniziare a dividere i loro prodotti che provengono da oltre la linea verde, di fronte al boicottaggio dell'Unione europea dei prodotti lattiero-caseari, di pollami, uova e carne che provengono dalla Cisgiordania e dalle Alture del Golan. I prodotti separati non saranno quindi inviati all'Unione Europea.

Il divieto dell'UE è designato per i prodotti provenienti dalla Cisgiordania e dalle Alture del Golan, ma dovrebbe tecnicamente includere alcune parti di Gerusalemme, sebbene nessuna merce israeliana è più prodotto lì. In base alle istruzioni di Ministeri degli Esteri e delle Finanze, la lettera prosegue affermando che gli agricoltori devono presentare al Ministero un elenco delle aziende sulla Linea Verde da cui ricevono le materie prime, a cui si combinano con materiali provenienti da più aziende. Questo è stato fatto per dividere i prodotti finali, come il latte in polvere, che potrebbe essere incluso nei prodotti provenienti da entrambe le aziende oltre la Linea Verde e le fattorie all'interno della definizione europea di Israele.

8
Aug 2014

FERMARE ISRAELE

Le politiche israeliane per rendere impossibile la vita politica e sociale dei palestinesi non comprendono solamente la guerra aperta, ma anche l'esclusione e l'isolamento - che rendono il popolo palestinese "oppresso ma non sfruttato, dominato ma non necessario". Per un'analisi interessante dell'economia palestinese rimandiamo anche ad un interessante articolo di Stefano Consiglio.

Israele ha scatenato un altro round di distruzione e sofferenza sulla Striscia di Gaza, ancora più feroce dell’invasione del 2008/2009. Centinaia di migliaia di palestinesi sono stati ancora una volta sfollati, oltre 1.817 sono stati uccisi e 7.553 feriti (soprattutto civili), migliaia di edifici sono stati distrutti completamente o parzialmente (comprese numerose moschee, scuole e ospedali mirati consapevolmente). I quartieri di Shujai'yya e Khuza'a sono stati rasi al suolo e trasformati in un ammasso di cemento e barre di ferro contorte. Testimonianze raccontano di intere famiglie spazzate via, omicidi collettivi, sparatorie senza fine contro civili disarmati, e circa 430 bambini uccisi.