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Ad ogni occasione in cui i giornali, le televisioni e le radio affrontano la questione dei “razzi della resistenza palestinese” riportando più o meno quanto segue: “con ogni probabilità si tratta di cellule salafite che non rispettano la tregua che nell’agosto del 2014 mise fine a un mese e mezzo di guerra tra Israele e Hamas”. A queste notizie seguono i commenti sui social network degli attivisti o comunque delle persone che si autodefiniscono solidali con la causa palestinese che paventano ritorsioni da parte dei sionisti, lasciando intendere che tali scelte palestinesi possano risultare spontaneiste se non addirittura provocatorie.

Solo l’indifferenza è peggiore dell’oblio. Ce lo hanno insegnato Gramsci, Brecht, Pasolini, Hessel…. L’oblio fa dimenticare qualcosa di accaduto. L’indifferenza fa ignorare qualcosa che sta accadendo e su cui si potrebbe intervenire. Al Memoriale della Shoah al binario 21 della Stazione di Milano campeggia una grande scritta: “INDIFFERENZA” ad accusare il mondo di avere girato lo sguardo dal genocidio degli ebrei. Lo studioso ebreo Bruno Segre ha detto tempo fa: “ I palestinesi sono gli ebrei del nostro tempo”. Facciamo allora in modo che non debba un giorno campeggiare una scritta analoga a Gaza o a Jenin.

Martedì 24 gennaio le autorità d'occupazione sioniste hanno rilasciato il compagno Wissam Mleitat del villaggio di Beit Furik a est di Nablus dopo 13 anni e mezzo imprigionato nelle carceri israeliane.

L'amministrazione carceraria dell’occupazione ha posto in isolamento il compagno Walid Daqqa dallo scorso 25 gennaio 2017, trasferendolo dalla prigione di Ketziot alla prigione di Ramon con il pretesto di aver comunicato in modo non autorizzato con il suo avvocato.

Il Corriere della sera dello scorso lunedì ci dice che “non saresti stato legato a gruppi estremisti palestinesi” anche se in passato sei stato in carcere. Che novità! ..e quale palestinese non è stato in carcere? Oltre 800.000 incarcerati dal 1967! per avere tirato un sasso contro un carro armato ma anche per niente, con la detenzione amministrativa che ti manda in galera solo perché sei palestinese.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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