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Agenzia Stampa Vicino Oriente
Aggiornato: 4 ore 16 min fa

GAZA. Hip hop nelle scuole Unrwa per attutire le conseguenze dei traumi

Dom, 27/07/2014 - 09:21

Un gruppo di giovani lavora con i bambini rifugiati nel campo profughi di Nuseirat per aiutarli ad affrontare l’operazione militare in corso. VIDEO

 

 

di Eleonora Pochi

Roma, 27 luglio 2014, Nena News – Nel loro piccolo spazio adibito per la breakdance al campo profughi di Nuseirat ora vivono cinque famiglie, che sono state costrette a lasciare le proprie case. I Camp Breakerz sono i pionieri del Bboying, disciplina dell’hip hop, nella Striscia di Gaza. Fin dagli albori hanno sempre praticato il breaking assieme ai giovani del campo, riconoscendo il grande potenziale dell’hip hop in contesti come quello di Gaza, in cui bambini e adolescenti si ritrovano a dover fare i conti con violenti attacchi armati ogni tre o quattro anni. Negli ultimi venti anni, gli specialisti dell’arte-terapia hanno avuto sempre più interesse all’hip hop, in quanto capace di contenere e trattare traumi: ricerche scientifiche dimostrano che l’hip hop funge da ammortizzatore di sintomi del PTSD (Disturbo da stress post-traumatico) di cui soffre un’altissima percentuale di minori che vivono nella Striscia.

Vista la gravissima situazione della Striscia, di crisi umanitaria, i Camp Breakerz hanno lasciato le proprie case per fare volontariato sociale in alcune scuole Unrwa (agenzia Onu per i rifugiati palestinesi) nel campo profughi, in cui sono state ammassate famiglie e centinaia di bambini. “La nostra filosofia – spiega uno dei fondatori del gruppo – è il supporto psicosociale dei bambini del nostro campo profughi. Ai bambini qui è negata l’infanzia e oltre che dover sopportare massacro dopo massacro, sono costretti a  portare il fardello dell’occupazione, di dover vivere in una grande prigione. Siamo venuti nelle scuole dell’Unrwa perché siamo coscienti di quanto bisogno c’è di un supporto psicologico per elaborare il trauma di avere assistito alla morte della propria famiglia o alla distruzione della propria casa”.

I ragazzi stanno svolgendo alcuni workshop di breakdance, compresi esercizi di rilassamento, e alcuni laboratori. “Abbiamo iniziato chiedendo ai bambini di saltare sui piedi mentre noi saltavamo sulle mani. Ovviamente erano divertiti. Siamo convinti che i sorrisi sui loro volti sono sinonimo di cambiamento”.

Secondo l’Unrwa circa 73.000 bambini hanno urgente bisogno di supporto psicosociale, diretto e specializzato a causa della violenta escalation dell’operazione militare israeliana “Barriera Protettiva” in tutta la Striscia.  Le loro vacanze scolastiche si sono trasformate in un incubo di morte, sangue, terrore. Non possono uscire a giocare, gli ultimi che ci hanno provato sono stati ammazzati, mentre rincorrevano un pallone, da un colpo sparato da una nave della marina militare israeliana sulla spiaggia di Gaza City.

I Camp Breakerz hanno lanciato un appello rivolto agli attivisti e agli hip hoppers di tutto il mondo: “Abbiamo bisogno del vostro supporto per dare un aiuto concreto ai bambini del nostro campo profughi, piccoli gesti che li facciano sentire amati e li aiutino a dimenticare, anche per qualche minuto, i traumi e gli orrori vissuti in questi giorni”. È possibile contattarli ai seguenti indirizzi email: funkcbcrew@gmail.comsharkcbcrew@gmail.com . Si può contribuire donando somme di denaro o inviando abbigliamento sportivo per bambini. Per rimanere aggiornati sulle loro attività, c’è la pagina Facebook del gruppo. Non è la prima volta che i Camp Breakerz si mettono al servizio dell’Unrwa: già nel 2010, dopo Piombo Fuso, hanno supportato alcune attività per il recupero psicosociale dei giovani. Nena News

 

GUARDA IL VIDEO:

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Categorie: Palestina

DIRETTA GAZA. Già rotto il cessate il fuoco, bombardamenti nella notte

Dom, 27/07/2014 - 09:06

Colpa di Hamas o di Israele? La tregua non è stata estesa, mentre dalle macerie delle case bombardate in un solo giorno sono stati trovati 151 corpi. Oltre mille le vittime. Grande manifestazione di protesta a Tel Aviv.

 

(Soccorritori cercano corpi nella casa della famiglia Al Najar. Foto: IMAGE: EYAD BABA/ASSOCIATED PRESS)

 

AGGIORNAMENTI:

ore 22.30 – MESHAAL: “PRONTI A COESISTERE CON GLI EBREI, MA NON CON GLI OCCUPANTI”

Il leader dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, ha detto oggi che il movimento è pronto a “coesistere con gli ebrei” ma non a tollerare “gli occupanti”. In un’intervista con l’emittente americana PBS, rilasciata a Doha, Meshaal è tornato a chiedere l’accettazione dei punti presentati per una tregua duratura con Israele: “Non siamo fanatici e non siamo fondamentalisti. Non stiamo combattendo gli ebrei, non combattiamo nessuna razzi. Noi combattiamo l’occupazione. Quando esisterà uno Stato di Palestina, questo deciderà se riconoscere o meno lo Stato di Israele.

Dopo la richiesta di Hamas, tramite l’Onu, di un cessate il fuoco di 24 ore in previsione dell’Eid, la festa che chiude il mese di Ramadan, Israele ha rifiutato bombardando oggi Rafah a sud, Jabaliya a nord e il confine est.

ore 22.15 – OBAMA AL TELEFONO CON NETANYAHU: “SUBITO CESSATE IL FUOCO INCONDIZIONATO”

Il presidente statunitense Obama ha parlato oggi al telefono con Netanyahu, reiterando il diritto di Israele di difendersi e chiedendo l’immediato e incondizionato cessate il fuoco con Hamas, sulle basi dell’accordo del novembre 2012. Intanto, il segretario di Stato Kerry – dopo il fallimento della proposta di tregua, rifiutata venerdì da Israele – è tornato a Washington.

ore 21.30 – 40 BOMBARDAMENTI DALLA FINE DEL CESSATE IL FUOCO. ESERCITO: “RISPONDIAMO AL FUOCO”

Nelle ultime 24 ore, dopo la fine del cessate il fuoco di 12 ore di ieri, Israele ha bombardato 40 volte la Striscia. Secondo l’esercito i comandanti delle varie unità impiegate hanno ricevuto l’ordine di rispondere al fuoco dei miliziani, ovvero di bombardare solo a seguito di missili lanciati verso il territorio israeliano. Proseguono, invece, normalmente le operazioni di distruzione dei tunnel.

ore 20.00 – NAZIONI UNITE: 200MILA RIFUGIATI NELLE SCUOLE UNRWA

Continua a salire il numero di sfollati a Gaza. Solo nelle scuole dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, sono ospitate in condizioni estremamente precarie 200mila persone. Moltissime quelle che hanno cercato rifugio a case di amici o parenti. Sotto i dati dell’Ocha, agenzia Onu.

 

 

 

ore 19.45 – L’EGITTO DISTRUGGE 13 TUNNEL SOTTERRANEI

Ad aggravare la già tragica emergenza umanitaria della Striscia di Gaza è stato oggi l’esercito egiziano che ha distrutto 13 tunnel tra il territorio egiziano e Gaza. I tunnel distrutti dal 3 luglio scorso, dalla deposizione del presidente islamista Morsi, sono 1.639.

ore 19.00 – SALE A 1.062 IL NUMERO DELLE VITTIME. ANCORA MOLTI MORTI SOTTO LE MACERIE

Ore 17:00 – SI E’ RIUNITO IL GABINETTO DI SICUREZZA ISRAELIANO

Mezz’ora fa si è riunito il Gabinetto di sicurezza israeliano per discutere di quanto sta accadendo a Gaza.

Due razzi palestinesi sono esplosi in un’area agricola ad Eshkol. Un israeliano è stato leggermente ferito a Be’er Sheva ed è stato portato in ospedale.

Ore 16:25 – NETANYAHU ALLA RETE CBS: “NOI NON COLPIAMO I CIVILI”

Intervistato oggi dalla rete statunitense CBS nel programma “Face the Nation”, il Premier israeliano Netanyahu ha detto che i gruppi armati palestinesi stanno usando i civili come “scudi umani” . Israele, secondo il primo ministro, non sta colpendo i civili. Hamas vuole che il loro numero aumenti  per motivi di propaganda di fronte alle telecamere. Per Netanyahu, i palestinesi dovrebbero essere screditati e disarmati.

Il sistema “Iron Dome” ha intercettato 4 missili su Kyriat Gat, il quinto è esploso in un’area aperta. Non si segnalano danni. Le sirene hanno suonato a Hof Ashkelon. Una donna sarebbe stata leggermente ferita dopo che un colpo di mortaio ha colpito la sua casa a Sha’ar HaNegev.

Ore 15:50 – JERUSALEM POST: “86.5% ISRAELIANI DICE NO A CESSATE IL FUOCO CON HAMAS”.

Secondo il Jerusalem Post, l’86,5% degli israeliani è contrario ad un cessate il fuoco con Hamas.

Intanto tra una tregua ed un’altra, il bilancio resta pesantissimo: 12 palestinesi uccisi, 24 feriti, 2 morti per le ferite riportate, 500 colpi di cannone e 26 raidi aerei. 17 razzi e 45 colpi di mortaio da parte dei gruppi armati palestinesi.

ore 15:35 – ISRAELE: “NO AL CESSATE IL FUOCO UMANITARIO”

Israele ha rifiutato la proposta di Hamas e Onu per un cessate il fuoco umanitario. A comunicarlo è stato poco fa un ufficiale israeliano. Decisione che non sorprende. In una intervista alla CNN, il Premier israeliano Netanyahu aveva accusato il movimento islamico di chiedere da un lato la tregua mentre dall’altro continuava a sparare razzi.

ore 15:30 PIANO KERRY PER CESSATE IL FUOCO NON PIACE A TEL AVIV

Il cessate il fuoco, proposto dal Segretario di Stato Usa John Kerry e presentato venerdì alle autorità israeliane, promuove l’apertura dei valichi di confine tra Gaza e Israele e assicura “uno sviluppo economico” ai palestinesi della Striscia. A riferirlo è il quotidiano israeliano Ha’Aretz

Secondo il documento chiamato “accordo quadro per un cessate il fuoco umanitario a Gaza” una tregua durevole permetterà il “trasferimento di fondi a Gaza per pagare i salari degli impiegati pubblici” e affronterà “i problemi relativi alla sicurezza”.

Israele non potrà distruggere i tunnel durante la fase iniziale del cessate il fuoco. Inoltre non c’è alcun riferimento esplicito alla smilitarizzazione delle fazioni palestinesi di Gaza. Secondo quanto riferisce Ha’Aretz, le autorità di Tel Aviv sarebbero “rimaste sotto schock” quando hanno visto che non c’era alcun riferimento alla sicurezza dello stato ebraico.

Un collaboratore di Kerry ha respinto però le critiche che piovono da Tel Aviv: “non c’è né foglio, né proposta. Il piano è basato sull’iniziativa egiziana che Israele ha accolto”. “Se ora si oppongono – ha aggiunto – si oppongono al loro stesso piano”.

ore 14:00 –  SERRY (ONU): “ISRAELI ACCETTI LA RICHIESTA DI HAMAS”

Commentando la proposta delle fazioni palestinesi per un cessate il fuoco umanitario di 24 ore, l’inviato Onu Robert Serry ha invitato Tel Aviv “ad accettare la richiesta di Hamas”. “Spero – ha detto l’alto diplomatico – che il governo israeliano accetti la pausa umanitaria ora che Hamas è favorevole ad una pausa incondizionata”.

Ma l’inviato delle Nazioni Unite ha subito chiarito: “voglio sottolineare, però, che la tregua umanitaria non è il cessate il fuoco a lungo termine che affronterà tutte i nodi da sciogliere”. Serry ha poi lanciato un monito: “noi invitiamo entrambe le parti ad approfittare della pausa per iniziare a negoziare. Non riusciremo ad estendere ancora le pause umanitari” .

ore 13:30 – RICHIESTA FAZIONI PALESTINESI PER CESSATE IL FUOCO UMANITARIO DI 24 ORE

L’inviato dell’Onu Robert Serry ha consegnato ad Israele una richiesta di Hamas per un cessate il fuoco umanitario di 24 ore. A rivelarlo è stato un ufficiale israeliano che ha preferito mantenere l’anonimato. “Rispondendo all’intervento delle Nazioni Unite, considerando la situazione della nostra gente e in occasione dell’Eid, le fazioni della resistenza sono d’accordo ad un cessate il fuoco umanitario di 24 ore che abbia inizio alle 2 del pomeriggio di domenica” ha detto alla Reuters Sami Abu Zuhri, il portavoce di Hamas.

Al momento Israele non ha ancora dato una risposta. La decisione verrà presa nella riunione del Gabinetto di Sicurezza convocato per il tardo pomeriggio di oggi.

Il Ministro dell’Economia, Naftali Bennet, ha detto che bisogna continuare l’operazione militare israeliana. “Hamas – ha scritto sul suo account di Facebook – è stata duramente colpita, ma non è stata distrutta. Possiamo concludere con il fronte di Gaza una volta e per sempre”.

Secondo fonti locali, 8 palestinesi sono stati uccisi da stamattina nei raid aerei di Tel Aviv (30 i feriti). In un attacco missilistico israeliano morti due palestinesi che erano in sella ad una moto. Il capo della Jihad islamica di Khan Yunis è stato ucciso poco fa in un bombardamento. A riferirlo è il quotidiano Ha’Aretz.

Continuano a suonare le sirene nelle cittadine israeliane a confine con la Striscia.

Ore 12:25 – SINDACATO PILOTI LUFTHANSA: “NO A RIPRESA VOLI PER TEL AVIV”

Il sindacato tedesco dei piloti ha protestato contro la decisione della Lufthansa di riprendere i voli verso Tel Aviv. A riferirlo è il canale settimo israeliano (Arutz Sheva).

Forti bombardamenti nella parte orientale della Striscia (e nel quartiere di ash-shajaiyya di Gaza). Colpito anche un edificio nel campo profughi al-Shati nella parte occidentale di Gaza.

Secondo fonti locali i soldati di Tel Aviv avrebbero sparato ad un gruppo di palestinesi che provavano a ritornare nelle loro case ad est del quartiere ash-Shajaiyya.

Suonano le sirene nelle cittadine israeliane vicine al confine con la Strisci

ore 11.40 – NELLA BOZZA DI TREGUA DI KERRY NON SI PARLA DELLA SICUREZZA DI ISRAELE

Secondo il quotidiano israeliano  Ha’aretz, che avrebbe ottenuto la bozza di tregua proposta dagli Stati Uniti, non si menziona la sicurezza di Israele né la demilitarizzazione dei missili di Gaza. Si impedirebbe anche a Tel Aviv di demolire i tunnel nei sette giorni di cessate il fuoco.

ore 11.15 – ATTUALE BILANCIO DELLE VITTIME: 1.053

ore 11.00 – ALTRE TRE VITTIME PALESTINESI. ISRAELE: “NON ABBIAMO UCCISO NESSUNO NELLA SCUOLA DELL’UNRWA”

L’esercito israeliano ha rigettato ufficialmente l’accusa di aver ucciso 15 palestinesi nel bombardamento della scuola dell’Unrwa di Beit Hanoun, giovedì scorso. Secondo quanto riferito alla stampa, l’esercito avrebbe risposto con colpi di mortaio al lancio di missili anti-tank da parte di miliziani palestinesi. Quando avrebbero sparato, la scuola era vuota e così il cortile: questa la conclusione di un’inchiesta interna all’esercito.

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Diretta di ieri, sabato 26 luglio

dalla redazione

Gerusalemme, 27 luglio 2014, Nena News – Il cessate il fuoco è durato solo 12 ore, nonostante i tentativi di estensione di altre quattro ore, fino alla mezzanotte di ieri sera. Dopo le 19 italiane, le forze israeliane hanno aperto il fuoco e ucciso, secondo il Ministero della Salute di Gaza, un uomo di 36 anni, Naem Abd al-Aziz Abu Thaher, 36, a Deir al-Balah. Bombe anche su Rafah.

La portavoce dell’esercito israeliano ha affermato che due missili sono stati lanciati dalle Brigate al-Qassam verso Tel Aviv alle 19.40, 40 minuti dopo la fine ufficiale della tregua. Le voci di un accordo di estensione di altre 4 ore non sono così state confermate. Contrastanti le voci su un’estensione di 24 ore della tregua di ieri: alcuni media riportano le dichiarazioni del portavoce di Hamas, Abu Zuhri, che si diceva d’accordo con un altro giorno di cessate il fuoco. Secondo altre fonti, il governo israeliano ha ordinato la ripresa dei bombardamenti dopo che Hamas non ha accettato l’estensione. Ieri sera il gabinetto di sicurezza israeliano aveva accettato il prolungamento della tregua di 4 ore su richiesta dell’Onu, ma le fazioni palestinesi hanno rifiutato definendolo non valido in quanto “i carri armati militari sarebbero rimasti dentro la Striscia e ai residenti non sarebbe stato possibile raggiungere le proprie case liberamente”.

Intorno alle richieste di Hamas, si sono stretti anche Jihad Islamica e Fronte Popolare che hanno dichiarato “inaccettabile un cessate il fuoco che non prevede il rispetto delle richieste della resistenza”.

Sale intanto il numero delle vittime palestinesi: dalle macerie delle case di Shajaiye e altre comunità che nei giorni precedenti sono state duramente colpite, i soccorritori hanno trovato oltre 150 corpi, facendo così salire il bilancio a oltre mille vittime. Quasi 6mila i feriti. Aumentano i morti anche tra i soldati israeliani: secondo fonti militari israeliane, sarebbero 43 i soldati uccisi durante l’offensiva contro Gaza.

E mentre tra le righe dei media israeliani, compare la notizia delle rivelazioni riportate dal corrispondente della BBC, Donnison (il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld avrebbe rivelato che dietro il rapimento dei tre coloni il 12 giugno scorso non c’era Hamas, ma una cellula isolata), una piccola parte della società israeliana dice no all’attacco contro Gaza. Ieri sera a Tel Aviv 5mila persone hanno marciato nonostante i tentativi della polizia di impedire la protesta. Durante la giornata le forze di polizia hanno bloccato autobus provenienti da Haifa e Gerusalemme e minacciato di arrestare chiunque avesse preso parte alla manifestazione. Il movimento pacifista ha marciato comunque, con numeri molto elevati per una protesta a Tel Aviv, portando cartelli con su scritto “Basta occupazione” e “Stop al massacro di Gaza”. Quattro gli arrestati. Nena News

 

 

 

 

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Categorie: Palestina

GAZA. Emergenza umanitaria: oltre un milione senza acqua

Sab, 26/07/2014 - 09:04

La testimonianza di una cooperante nella Striscia: l’80% della popolazione ha elettricità solo 4 ore al giorno, danneggiati e distrutti ospedali e scuole. L’impegno italiano.

 

di Meri Calvelli* – Il Manifesto

Gaza City, 26 luglio 2014, Nena News – In questi giorni la Striscia di Gaza sta subendo l’ennesimo attacco militare con una potenza di fuoco lanciata sulla popolazione civile, che più di ogni altro obiettivo mirato, ne paga le conseguenze.

Sin dall’inizio dell’operazione israeliana la situazione più drammatica dello scontro militare, è stato l’alto numero di morti e feriti civili, che rimangono colpiti pesantemente in numeri crescenti. Il secondo dato riguarda le condizioni delle persone costrette a sfollare le aree coinvolte nelle operazioni militari, e che – oltre ai familiari – hanno perso ogni cosa per la quale avevano lavorato e vissuto tutta una vita.

L’attacco alla scuola dell’Unrwa a Beit Hanoun porta a 120 il numero di strutture scolastiche che hanno subito danni dall’inizio degli attacchi; 85 impianti dell’Unrwa hanno subito danneggiamenti (centri sanitari, pompa dell’acqua, il Centro di Riabilitazione per Ipovedenti e magazzini contenenti le scorte vitali per le operazioni dell’Unrwa). 615 immobili residenziali (compresi negozi, e edifici a più piani) sono stati completamente distrutti o gravemente danneggiati.

Ad oggi, almeno 42 famiglie hanno perso tre o più familiari nello stesso incidente, per un totale di 253 decessi, a partire dall’inizio dell’emergenza. Sono oltre 149.000 le persone sfollate (fonte Ocha/Unrwa) in 18 giorni di guerra. 1.200.000 persone hanno accesso poco o molto limitato all’acqua e ai servizi sanitari; l’80% della popolazione riceve l’elettricità per solo 4 ore al giorno, 120 scuole sono state danneggiate, 18 strutture sanitarie parzialmente danneggiate, 3.330 unità abitative totalmente o severamente danneggiate.

Ad aiutare la popolazione civile, ci sono le agenzie internazionali, che sono pronte ad intervenire con programmi di emergenza immediata, per i bisogni primari. Gli aiuti di emergenza italiani sono stati subito preparati dai cooperanti delle Organizzazioni non Governative attraverso una raccolta di fondi, lanciata in Italia per l’acquisto immediato di medicine e supporto degli ospedali e delle cliniche mediche che da subito hanno lanciato l’appello per il rischio di «collasso sanitario».

Attraverso un conto corrente sono stati raccolti fondi e acquistato i materiali da far entrare a Gaza. Ad oggi sono stati acquistati 20.000 euro di medicinali e sono già stati allocati nelle strutture sanitarie della Striscia. Anche la Cooperazione Italiana allo Sviluppo, con fondi di emergenza «in diretta», ha fatto pervenire medicinali e materiale sanitario, materassi e coperte per la popolazione locale.

Con il Centro italiano di Scambio Culturale «Vik», con sede a Gaza e sostenuto da una cordata di associazioni italiane, con associazioni di volontari palestinesi, sono state organizzate raccolte di beni di prima necessità , ma anche medicinali e cibo, immediatamente distribuiti alle prime famiglie che già dall’inizio del conflitto sono rimaste prive di abitazione.

Ogni bomba che cade, ogni boato che produce, incute terrore e distruzione. I danni poi sono molti e chi resta in vita si trova con tutto distrutto e perduto.

*cooperante della ong italiana Acs

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Categorie: Palestina

DIRETTA GAZA. Tregua di 12 ore, nuovo massacro a Khan Yunis

Sab, 26/07/2014 - 06:58

Uccisi  18 membri della stessa famiglia a Khan Yunis, dove più intensa si è fatta negli ultimi giorni la campagna militare israeliana

AGGIORNAMENTI:

ore 21.45 – ISRAELE RIPRENDE L’ATTACCO. HAMAS POTREBBE DIRE SI’ A 24 ORE DI TREGUA

Mentre fonti vicine ad Hamas dicevano ad Haaretz di essere d’accordo a prolungare il cessate il fuoco di 24 ore, l’esercito israeliano riprendeva l’operazione contro Gaza. Un uomo è stato ucciso a Deir al-Balah da colpi israeliani. Si tratta del 36enne Naem Abd al-Aziz Abu Thaher, 36. Secondo fonti palestinesi, le forze militari hanno bombardato Rafah, nonostante l’estensione della tregua fino alla mezzanotte di oggi. Azioni anche da parte delle Brigate Al Qassam che hanno lanciato due missili alle 8.40, 40 minuti dopo la fine del primo cessate il fuoco: il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha detto che il movimento non è stato consultato in merito all’estensione della tregua di altre 4 ore.

ORE 20.30 – TEL AVIV, IN MIGLIAIA CONTRO L’ATTACCO A GAZA

Oltre tremila manifestanti si sono riuniti a piazza Rabin, nel centro di Tel Aviv, per manifestare contro l’operazione militare israeliana a Gaza. La manifestazione era stata proibita per paura di lanci di razzi da Gaza dopo la fine del cessate il fuoco, ma è stata ripristinata dopo l’annuncio dell’estensione della tregua fino a mezzanotte.

ORE 19.50 – SECONDO IL MINISTERO DELLA SALUTE PALESTINESE, SONO 1032 LE VITTIME DALL’INIZIO DELL’OPERAZIONE ISRAELIANA. 5900 I FERITI

ORE 19.30 – ESERCITO ISRAELIANO: “RAZZI DA GAZA AL TERMINE DEL CESSATE IL FUOCO”. 4 BAMBINI MORTI SUL LATO EGIZIANO DI RAFAH PER UN RAZZO LANCIATO DAL SINAI

ORE 19.15 – SI’ DI ISRAELE A ESTENSIONE CESSATE IL FUOCO FINO A MEZZANOTTE, MEDIA RIFERISCONO DI SIRENE DI ALLARME AD ASHKELON

ORE 18.30 – CESSATE IL FUOCO ESTESO FINO A MEZZANOTTE

ORE 18.30 – UNRWA: “165 MILA SFOLLATI NELLE NOSTRE STRUTTURE A GAZA”. OGGI DISSEPOLTI 151 CORPI DALLE MACERIE A GAZA. JIHAD ISLAMICA: “STIAMO VALUTANDO CON ATTENZIONE LE OFFERTE DI CESSATE IL FUOCO: NON VOGLIAMO CADERE NELLA TRAPPOLA DEGLI INTERESSI INTERNAZIONALI” 

ORE 18 – AFP: “ISRAELE ACCETTA ESTENSIONE DI 4 ORE DELLA TREGUA”. HAMAS STA ANCORA DISCUTENDO, LA DIPLOMAZIA INTERNAZIONALE VUOLE UN PROLUNGAMENTO DI 24 ORE

Secondo l’Afp, che cita fonti del governo israeliano, Tel Aviv avrebbe approvato un’estensione di quattro ore al cessate il fuoco umanitario iniziato questa mattina. Un portavoce di Hamas ha dichiarato che il movimento sta ancora discutendo se accettare il prolungamento. L’inviato Onu John Serry ha detto che gli sforzi della diplomazioa sono ora concentrati su un prolungamento di ulteriori 24 ore al cessate il fuoco deciso ieri.

ORE 17.30 – REUTERS, HAARETZ: “ISRAELE INCLINE A PROLUNGARE CESSATE IL FUOCO A PATTO CHE LA RICERCA DEI TUNNEL CONTINUI”

Un alto funzionario israeliano ha rivelato a Haaretz che i ministri israeliani stanno ricevendo telefonate perché accettino un prolungamento del cessate il fuoco di almeno quattro ore, mentre nella riunione del gabinetto di sicurezza fissata oggi alle 20 ora locale si discuterà della possibilità di estendere la tregua fino a domani mattina.

Stando a quanto riporta la Reuters citando un funzionario israeliano, Tel Aviv sarebbe incline a prolungare la tregua umanitaria di 12 ore iniziata questa mattina alle 7, a patto che l’esercito possa continuare a setacciare la Striscia in cerca di tunnel. “Per quanto ci riguarda – ha detto alla Reuters un funzionario del governo israeliano che è voluto rimanere anonimo – non c’è alcuna ragione per cui la popolazione non dovrebbe rifornirsi di cibo e medicinali, fino a quando i soldati potranno continuare il loro lavoro con i tunnel. La nostra guerra non è contro la popolazione”.

Secondo un tenente dell’unità ingegneri dell’esercito israeliano intervistato poco fa da dall’agenzia palestinese Maan, per localizzare e distruggere tutti i tunnel ci vorrà ancora una settimana.

ORE 16.30 – 1000 VITTIME PALESTINESI CONFERMATE, NELLA NOTTE MORTI 3 SOLDATI ISRAELIANI A GAZA. IL GABINETTO DI SICUREZZA SI RIUNISCE ALLE 19.30 ORA ITALIANA PER DISCUTERE DELL’OPERAZIONE E DEL CESSATE IL FUOCO

Il ministero della Salute palestinese ha confermato che il bilancio dei primi 19 giorni di offensiva israeliana a Gaza è di 1000 vittime. L’esercito israeliano ha confermato che questa notte sono morti 3 soldati. Haartez riferisce che il gabinetto di sicurezza israeliano si riunirà alle 19.30 ora italiana per discutere dell’operazione e della possibilità di firmare un cessate il fuoco.

ORE 16 – SCONTRI NEL CAMPO PROFUGHI DI AL-ARRUB, NELLA CISGIORDANIA MERIDIONALE, AL FUNERALE DELL’UOMO UCCISO IERI DALL’ESERCITO ISRAELIANO. NEL QUARTIERE DI SHAJAIYEH A GAZA CITY RINVENUTI FINORA 85 CORPI DALLE MACERIE

ore 15:20 –  Beit Hanoun (Foto: Cosimo Caridi)

ore 15:15 - 7 MINISTRI ESTERI:”ESTENSIONE TREGUA UMANITARIA”

I ministri degli Esteri di sette nazioni , riuniti a Parigi, hanno chiesto una estensione del cessate il fuoco umanitario di 12 ore attualmente in vigore nella Striscia di Gaza.

Il Ministro francese Laurent Fabius ha esortato gli israeliani e i palestinesi a negoziare una tregua di lunga durata che possa soddisfare sia la richiesta di sicurezza dello stato ebraico , ma che possa anche accogliere la proposta palestinese di aprire i confini della Striscia in modo da rilanciare lo sviluppo economico nel piccolo lembo di terra palestinese.

Tra i diplomatici presenti vi erano quelli d’Inghilterra, Germania, Italia, Turchia, Qatar e Usa.

Il ministro francese ha, inoltre, espresso preoccupazioni per i civili gazawi e quelli israeliani.  

ore 14:50 –  TV PANARABA AL-MAYADEEN: “I MORTI SONO ARRIVATI A 1.000″

ore 14:35 – BANCHE APERTE A GAZA

Banche aperte a Gaza in queste 12 ore di cessate il fuoco umanitario che dovrebbe terminare alle 20. Le banche sono state per lo più chiuse da quando è iniziata l’operazione “Bordo Protettivo”. Soprattutto dall’inizio dell’operazione terrestre.

ore 13: 55  -  CAMPO AL-MAGHAZI (FOTO: MICHELE GIORGIO)

CAMPO AL-MAGHAZI (FOTO: MICHELE GIORGIO)

ore 13:40 - GISGIORDANIA. NABLUS: GRUPPO ARMATO RIVENDICA OMICIDIO SOLDATO ISRAELIANO

Il braccio armato dei Comitati di Resistenza popolare Brigate al-Nasser Salah al-Din ha detto di avere ucciso un militare israeliano, ieri, vicino la città di Nablus, in Cisgiordania. La rivendicazione è arrivata da Gaza e il gruppo ha affermato di aver aperto il fuoco su una jeep israeliana verso l’una di notte, nei pressi dell’insediamento Itamar. Il gruppo ha aggiunto che le operazioni armate in Cisgiordania proseguiranno in risposta all’offensiva israeliana contro Gaza. Le forze armate israeliane non hanno commentato la rivendicazione.

Oggi le Brigate dei Martiri di al-Aqsa hanno detto di avere aperto il fuoco contro i militari israeliani ieri sera al check point di  Qalandia, ferendo un numero imprecisato di soldati nello scontro a fuoco.

ore 13:16 –  POLIZIA ISRAELIANA: “HAMAS NON È RESPONSABILE OMICIDIO COLONI”

L’omicidio dei tre giovani coloni, a giugno, che ha scatenato l’offensiva israeliana su Gaza non è responsabilità di Hamas. Lo dicono le dichiarazioni raccolte ieri da un giornalista della Bbc, Jon Donnison che ha intervistato il portavoce della polizia israeliana, Mickey Rosenfeld. Secondo il funzionario, i ragazzi sarebbero stati uccisi da affiliati di Hamas che avrebbero agito di propria iniziativa.
Il premier israeliano Benjamin Natanyahu aveva subito puntato il dito contro il movimento islamico, scatenando settimane di rastrellamenti in Cisgiordania, con centinaia di arresti tra i palestinesi, e, l’8 luglio, la campagna militare che sta falcidiando la popolazione della Striscia. Dichiarazioni che contraddicono

ore 12:55 – DA QUANDO INIZIATA LA TREGUA DI 12 ORE RECUPERATI 81 CORPI. BILANCIO CHE SALE A 961 VITTIME

ore 12:45 - GUARDA VIDEO – CASA COLPITA NEL CAMPO DI AL-MAGHAZI  (VIDEO DI MICHELE GIORGIO)

ore 12: 15 – IL QUARTIERE SHAJAIYE DI GAZA

ore 10:45 – SOTTO LE MACERIE 73 VITTIME. 953 I PALESTINESI UCCISI DA INIZIO OPERAZIONE “BORDO PROTETTIVO”. 

Le forze armate israeliane hanno arrestato decine di abitanti di Khauz’a dopo che è iniziata la tregua.

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diretta di ieri, venerdì 25 luglio

della redazione

Gaza, 26 luglio 2014, Nena News - E’ cominciata alle 7 italiane la tregua “umanitaria” di 12 ore approvata dal governo israeliano e da Hamas, assieme ad altre otto formazioni armate palestinesi. Pesa ancora il secco “no” che Israele ha detto ieri sera al piano per un cessate il fuoco di sette giorni proposto dal segretario di stato Usa John Kerry, quando erano in molti, anche nello Stato ebraico, a dare per certa la sua approvazione. Secondo il governo Netanyahu, l’iniziativa del capo della diplomazia americana, accoglierebbe di più le richieste di Hamas che quelle di Israele per un cessate il fuoco. In realtà l’esecutivo israeliano non vuole fermare l’offensiva militare, stando a quanto spiegano i media locali, e si prepara ad ordinare una ulteriore espansione delle operazioni di guerra.

Ciò è stato chiaro anche nelle ultime ore quando, nonostante l’imminenza della tregua umanitaria, le forze armate israeliane hanno continuato a colpire con violenza Gaza, facendo almeno 20 morti nelle ultime ore, in particolare nella zona di Khan Yunis dove è stata colpita una abitazione civile. Tra le vittime si segnalano ancora numerosi bambini. Sono oltre 850 i palestinesi, in gran parte civili, uccisi sino ad oggi. I feriti circa 5 mila.

La scorsa notte erano in piena emergenza anche all’ospedale di Beit Hanun, a nord di Gaza, raggiunto da colpi israeliani che hanno fatto alcuni feriti, tra i quali un attivista internazionale.

Nei combattimenti della scorsa notte due soldati israeliani sono stati uccisi, facendo salire il bilancio dall’inizio dell’offensiva di terra a 37.

GISGIORDANIA

E’ stata una notte di proteste e scontri, con due morti e decine di feriti tra i palestinesi, nelle città della Cisgiordania. Il ‘Giorno della rabbia’, indetto da tutti i partiti e le fazioni palestinesi, per l’eccidio in atto a Gaza e l’ultimo venerdì del mese islamico del Ramadan si è chiuso con migliaia di persone scese in strada a Betlemme, Tulkarem, Jenin, Nablus, Salfit e nei villaggio dei territori occupati.

A Beit Fajjar, vicino Betlemme, il 16enne Nasri Mahmoud Taqataqa è stato ucciso da un proiettili esploso dai soldati israeliani. A Qabatiya gli scontri con i militari hanno fatto un morto, Bassem Safi Sadeq Abu Rob, e trenta feriti. A Jenin erano almeno in 10mila alla marcia di protesta diretta verso il check point di Jalame, a nord della città.

Le manifestazioni hanno chiuso una giornata di proteste in tutta la Cisgiordania, durante la quale sono stati uccisi sei palestinesi, di cui uno da un colono a Nablus. Da giovedì notte, quando a Qalandia  sono morti due giovani nel corso di una manifestazione di almeno 10mila persone, il bilancio delle vittime del fuoco israeliano è di dieci morti. Nena News

 

RESOCONTO DELLA GIORNATA DI IERI

E’ arrivato ieri notte l’ok del gabinetto di sicurezza israeliano alla proposta d’emergenza del segretario di Stato americano John Kerry di una tregua di 12 ore, dopo che il cessate il fuoco di sette giorni proposto in precedenza aveva incontrato il rifiuto di tutto il governo israeliano. E poco più tardi è arrivato anche l’ok di Hamas che, nel pomeriggio, per voce del parlamentare di Hamas Mushir al-Masri aveva dichiarato che il cessate il fuoco con Israele – tra le condizioni c’erano il disarmo dell’organizzazione e il mantenimento di truppe israeliane in tutta la Striscia –  non c’era.

Secondo un funzionario israeliano citato dal quotidiano Haaretz, il cessate il fuoco ha lo scopo di consentire alla popolazione di ottenere cibo, acqua e rifornimenti di medicinali per gli ospedali, oltre a permettere alle organizzazioni internazionali di prestare soccorso ai civili dopo 18 giorni di bombardamenti quasi ininterrotti. L’emergenza umanitaria si è aggravata negli ultimi due giorni: secondo l’Unrwa, sarebbero oltre 160 mila gli sfollati che hanno trovato rifugio in 83 delle sue strutture; strutture che Israele, lamentando fuoco proveniente dalle vicinanze, ha bombardato due volte dall’inzio dell’operazione “Barriera Protettiva”.

E proprio per il bombardamento della scuola Unrwa di Beit Hanoun, avvenuto giovedì da parte dell’aviazione israeliana e costato la vita a 15 palestinesi, l’Unione Europea ha chiesto ieri un’immediata indagine. Israele continua a dichiarare di aver risposto al fuoco proveniente dalle vicinanze dell’edificio e di aver avvertito l’Unrwa e la Croce Rossa di evacuare la struttura perché avrebbe colpito la zona; l’organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, dal canto suo, ha negato di aver ricevuto un avvertimento simile da parte dell’esercito israeliano.

Ma i numeri dell’attacco a Gaza – 865 morti, di cui 65 ieri, e 3750 feriti – hanno portato ieri il ministro palestinese della Giustizia, Saleem Al-Saqqa, e il procuratore del tribunale di Gaza, Ismail Jabr, a presentare una denuncia per crimini di guerra a Gaza contro lo Stato di Israele alla Corte penale internazionale (ICC) dell’Aia. Per procedere e far valere la propria autorità sovranazionale, la Corte dovrà prima stabilire se l’Autorità nazionale palestinese può considerarsi il governo di uno stato nazionale palestinese. Israele ha firmato ma non ha ratificato – e non intende farlo – il trattato che istituisce la Corte Penale Internazionale. Sono 35, invece, i soldati israeliani uccisi dall’inzio dell’operazione di terra.

Sangue non solo Gaza, però. Massicce manifestazioni contro l’attacco israeliano alla Striscia hanno avuto luogo ieri nelle principali città della Cisgiordania: il bilancio è stato di 7 manifestanti uccisi per mano israeliana. L’ultimo a morire è stato un giovane palestinese colpito dai soldati durante una manifestazione pro-Gaza a Betlemme. Due giovani manifestanti sono morti a Nablus dopo che un colono aveva aperto il fuoco contro di loro mentre si avvicinavano in marcia verso il check-point di Huwwara. Un uomo di 47 anni è stato invece ucciso a Beit Ummar, vicino Betlemme, mentre un altro palestinese di 32 anni è stato colpito a morte dall’esercito israeliano nel campo profughi di al-Arrub, a nord di Hebron: stando a quanto dichiarato dall’esercito israeliano stava “tentando di sottrarre la pistola a un soldato”. Sono 10 i palestinesi uccisi in Cisgiordania dall’inizio delle manifestazioni contro l’attacco a Gaza degli ultimi 3 giorni. La speranza però arriva proprio da Gaza: una bambina è stata fatta nascere questo pomeriggio dai medici dell’ospedale di Deir al-Balah dopo che sua madre era morta in seguito al bombardamento della sua casa. Nena News

 

 

 

 

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GAZA. Restistere o trattare? Il dibattito di Hamas

Ven, 25/07/2014 - 10:46

Il movimento islamico, impegnato dall’8 luglio in un confronto militare durissimo con Israele, discute su cosa fare nei prossimi giorni. Sul tavolo c’è la proposta di tregua presentata dall’Egitto: il testo chiede la cessazione immediata del fuoco e l’avvio di negoziati sul futuro della Striscia

 

Khaled Meshaal, leader politico di Hamas

di Michele Giorgio – il manifesto

Gaza, 25 luglio 2014, Nena News - La leadership di Hamas è più unita che mai, parla con una sola voce, non c’è differenza tra i dirigenti politici e i comandanti militari. Puntano tutti allo stesso obiettivo: rompere l’isolamento del movimento islamico e ottenere la fine dell’embargo contro Gaza». Sami Ajrami, giornalista di Gaza, ci risponde con il tono di chi è sicuro delle informazioni in suo possesso. E in gran parte ha ragione.

Ciò non toglie che all’interno del movimento islamico, impegnato dall’8 luglio in un confronto militare durissimo con Israele, sia in corso un dibattito intenso su cosa fare nei prossimi giorni. Sul tavolo c’è la proposta di tregua presentata dall’Egitto, respinta da Hamas e che il Cairo non intende emendare.

Il testo chiede la cessazione immediata del fuoco e l’avvio di negoziati sul futuro di Gaza. I vertici di Hamas, la scorsa settimana, erano stati categorici nel respingere il piano egiziano che non riconosce alcun ruolo al movimento islamico e non offre la garanzia di una revoca, dopo 7 anni, del blocco di Gaza. Ora però si trovano nella delicata posizione di dover prendere una decisione definitiva: continuare a rifiutare la proposta, oppure accettarla e andare a verificare le intenzioni dell’Egitto e degli altri attori regionali e internazionali?

«I più disposti ad andare le vedere le carte che hanno in mano gli egiziani sono (il leader politico in esilio) Khaled Meshaal e (il suo vice) Musa Abu Marzuq. Entrambi ritengono che in questo modo Hamas avrà comunque la possibilità di riallacciare un dialogo, anche indiretto, con l’Egitto e di ottenere qualche riconoscimento internazionale», ci dice una fonte – che chiede di rimanere anonima – con buoni contatti nell’ala politica di Hamas. A quanto pare Meshaal e Abu Marzouq sono stati in grado di convincere l’emiro del Qatar ad incontrare i vertici della rivale monarchia saudita per spingerla a fare pressioni sull’Egitto affinché cessi il boicottaggio di Hamas.

Con quali esiti non è noto, ma i due leader si sarebbero convinti che non si può reggere a lungo sotto il fuoco israeliano e che sarebbe più conveniente accettare la proposta egiziana con qualche garanzia araba e avviare le trattative. Senza contare che Meshaal è convinto che la guerra con Israele abbia accresciuto ulteriormente il consenso ad Hamas in Cisgiordania a danno del presidente dell’Anp Abu Mazen e che, pertanto, sarebbe conveniente raccogliere i frutti politici delle ultime due settimane.

L’autorevolezza di Meshaal e Abu Marzuq tuttavia si scontra con la fermezza dei comandanti di Ezzedin al Qassam, decisi a combattere sino in fondo contro l’Esercito israeliano, anche alla luce dei «successi» ottenuti, a cominciare dall’elevato numero di perdite subite dall’avversario (oltre 30 soldati di reparti scelti, fino a ieri) e al blocco dei voli da e per Israele deciso da molte compagnie aeree a causa del lancio di razzi da Gaza verso l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.

Ago della bilancia è l’ex premier Ismail Haniyeh. Esponente pragmatico fino a qualche tempo fa, Haniyeh ha irrigidito la sua posizione e pare più incline a sostenere le ragioni di «Ezzedin al Qassam» all’interno del Consiglio della Shura, l’organo di governo di Hamas chiamato di volta in volta a prendere le decisioni più rilevanti del movimento islamico. Nena News

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ISRAELE. Una società militarizzata abbraccia il suo esercito

Ven, 25/07/2014 - 09:38

Cinquanta riservisti rifiutano di vestire l’uniforme, una goccia nel mare di una campagna anti-araba che da virtuale si fa reale: aggressioni fisiche in strada e social network per la propaganda.

 

I funerali di un soldato morto a Gaza

 

di Chiara Cruciati – Il Manifesto

Gerusalemme, 25 luglio 2014, Nena News – Sembra lontano anni luce il movimento delle tende, nell’estate 2011, migliaia di israeliani in piazza contro le politiche sociali del governo Netanyahu. Mai si erano visti tanti manifestanti per le strade di Tel Aviv, protestare per il diritto alla casa e un salario equo. Il consenso verso il premier era al minimo storico. Oggi ancora una volta il massacro di Gaza ha fatto il miracolo: apprezzamento alle stelle per le scelte dell’esecutivo, percentuali bulgare che chiedono di proseguire nell’offensiva via terra.

Una solidarietà radicata che si incontra ovunque, nelle tv, nei giornali, per la strada. Ora gli israeliani che tornano in piazza – a parte i gruppi minoritari di sinistra che chiedono la fine della mattanza – lo fanno per dimostrare vicinanza ai soldati. A Gerusalemme, giovani raccolgono denaro da inviare ai soldati al “fronte”, mentre ai funerali degli uccisi partecipano in massa. Lunedì a Haifa decine di migliaia di persone hanno preso parte alle esequie del sergente Sean Carmeli, altri 30mila a quelle del soldato Max Steinberg, entrambi cittadini statunitensi.

A monte la colla che da decenni tiene insieme un popolo melting pot: gli israeliani arrivano da ogni angolo del mondo, americani, polacchi, russi, latinoamericani, etiopi, iracheni. Non condividono la lingua, né le radici culturali. A tenerli insieme, dal 1948, sono la religione ebraica e il nemico comune. Le fondamenta di una società militarizzata come quella israeliana, dove la stragrande maggioranza dei cittadini veste l’uniforme, si induriscono sempre durante un’operazione militare. Tutti soldati, tutti solidali con l’esercito, il luogo dove ci si forma, si cresce, si diventa israeliani.

L’eco del patriottismo bellico risuona nelle parole della gran parte dei politici di centro e di destra. Ma risuona ancora più forte nei media: tv e giornali (fatta eccezione per il liberale Ha’aretz, molto più letto all’estero che non in patria) ridondano di editoriali e immagini che esaltano l’attività dell’esercito. Nella stampa, dal Jerusalem Post a Arutz Sheva fino a Ynet News (vicino al movimento dei coloni) non c’è spazio per le voci palestinesi, tanto meno per le richieste di Hamas. La terminologia usata è basilare: la minaccia terroristica, i danni collaterali rappresentati dalle centinaia di gazawi uccisi, le giustificazioni semplicistiche per le bombe su scuole e ospedali.

Non tutti accettano il fiume di propaganda, l’hasbara israeliana: ieri 50 ex soldati hanno rifiutato di infilarsi l’uniforme da riservista, dopo la chiamata dell’esercito: «Rifiutiamo di rispondere ai nostri doveri di riservisti e sosteniamo tutti coloro che non accetteranno la chiamata – hanno scritto in un comunicato – Molti di noi hanno servito nei settori logistici e burocratici, ma riteniamo che l’intero sistema militare sia coinvolto nell’oppressione dei palestinesi».

Una goccia nel mare. Poco cambia anche nei social network, dove gruppi di sostegno all’esercito nascono come funghi. Su Twitter all’hashtag @GazaUnderAttack hanno reagito con #IsraelUnderAttack, dove si sprecano appelli allo sterminio del popolo di Gaza. Una violenza razzista che non resta virtuale: le aggressioni a palestinesi in Israele e a Gerusalemme sono aumentate in maniera preoccupante. Ultima in ordine di tempo, il pestaggio di due giovani, Amir Mazin Abu Eisha e Laith Ubeidat, ieri a Gerusalemme Ovest. Aggrediti e feriti da una ventina di israeliani nella centralissima Jaffa Road, sono stati arrestati dalla polizia perché accusati di aver minacciato i passanti con un coltello. Un caso non affatto isolato: sono ormai decine le denunce di aggressioni da parte di donne e ragazzi nella zona israeliana della città. 

Il clima di violenza e radicata propaganda tocca vette preoccupanti, infiammato dalle dichiarazioni di esponenti di governo e dalla stampa stessa. Tanto da spingere un gruppo di studenti a lavorare giorno e notte per controbattere alle imputazioni che piovono da ogni parte del mondo sullo Stato di Israele. Nel college di Herziliya, l’unione degli studenti ha creato la “stanza della guerra”, un’aula piena di computer in cui 400 volontari tentano di giustificare l’offensiva di fronte alle opinioni pubbliche mondiali nei social network. Un popolo intero, o quasi, stretto intorno al suo esercito.

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KENYA. I bambini operati al cuore tornano a correre nella savana

Ven, 25/07/2014 - 07:55

Dalle regioni più povere del Kenya a Nairobi. Il viaggio dei piccoli operati al cuore, nella missione italiana di cardiochirurgia al Kenyatta National Hospital di Nairobi.

 

Sinante e Steria dopo l’operazione (Foto: Federica Iezzi)

 

Testo e foto di Federica Iezzi

Nairobi (Kenya), 25 luglio 2014, Nena News – Il vento che graffia la terra arida. La polvere che si insinua ovunque. Si sente fin dentro l’anima. Tutt’intorno il deserto e le carovane cariche di sale. Qualche piccolo villaggio a ricordare che anche in questa parte del mondo c’è qualcuno che prova a vivere. Un Paese ancora schiacciato tra deserto e povertà. Il 60% della popolazione sopravvive con un dollaro al giorno.

Sono partiti nella buia notte africana, al lume di una lampada a petrolio, i piccoli pazienti cardiopatici, dal distretto di Isiolo e dal distretto di Uasin Gishu, nel centro-nord del Kenya. La pista di laterite rossiccia ha accompagnato il lungo viaggio, per raggiungere l’ospedale nella capitale kenyana. Lungo la strada euforbie, palme, manghi e tamarindi riempiono l’aria di odori penetranti.

Le acacie come ombrelli accarezzano il cielo, dagli altipiani. E’ la stagione delle piccole pioggie. Alla terra rosso sangue si alternano sconfinati spazi verdi. I nuovi germogli acerbi delle acacie, sostituiscono le vecchie foglie verdastre. Le pozzanghere sulle strade diventano un prezioso nutrimento per stuoli di piccoli animali che, come anime perennemente in fuga, abitano la savana. Le euforbie giganti tendono le loro lunghe braccia al cielo blu cobalto, verniciato di soffici nuvole bianche.

Centinaia di persone, distese su sottili stuoie, sui pavimenti di terra battuta, nelle loro capanne, aspettano il canto del gallo al mattino, per iniziare la giornata. Risvegli senza acqua, senza elettricità, senza un fornello da accendere. Ma con lo squisito sapore del pane, cotto nella sabbia, e il te bollente con qualche goccia di latte. I bambini indossano l’uniforme scolastica azzurra. A cingere le spalle di giovani donne, dalla pelle levigata, regali kenta a fiori.

L’Africa ha lo straordinario potere di rinascere dalle proprie ceneri a Kigali, a Mogadiscio, a Bamako. La gente sopravvive strappando miglio e nutrimenti alla terra. Sulle rive dei fiumi, dove nei secoli sono fioriti villaggi e mercati di regni scomparsi, oggi vive un popolo di conciatori, pescatori, agricoltori e piccoli mercanti, con le loro necessità incolmabili e con i loro contrasti.

I piccoli samburu della savana, arrivano nella caotica Nairobi, con gli occhi ancora assonnati. Ad aspettarli nell’unico ospedale pubblico della grande città, i muzungu [“uomini senza pelle”: sono gli uomini bianchi, ndr]. E’ la seconda missione umanitaria in meno di un anno. La scorsa missione è stata tra novembre e dicembre scorsi e ha visto protagonisti 19 piccoli pazienti sottoposti a delicati interventi al cuore. Oggi questi bambini imitano i loro giocatori di calcio tra le acacie africane. Portano al pascolo il loro gruppetto di capre. E rassicurano i volti impauriti dei bimbi con il cuore malato, che aspettano pieni di speranza il loro turno in sala operatoria. Inconsapevolmente tinteggiano questa vita umanissima, in cui la felicità e l’infelicità camminano spesso abbracciate.

La lista operatoria riempie velocemente e con precisione decine di fogli bianchi. Sono i nomi dei bambini che aspettano il loro momento in sala operatoria. Da Oldonyiro, nel distretto di Isiolo, a nord del Kenya, i piccoli hanno viaggiato per 5 ore. Da Eldoret, nel distretto di Uasin Gishu, nelle regioni centrosettentrionali kenyane, si arriva a Nairobi dopo aver percorso 300 chilometri di strade sterrate.

Nell’ambulatorio di cardiologia del Kenyatta National Hospital di Nairobi, sono tutti in silenzio accanto all’ecocardiografo. Non ci sono genitori, non ci sono amici. Nessun bambino piange. Si tengono compagnia fra di loro. Si dividono la frutta. In terapia intensiva, finiti gli interventi, chiedono biscottini e yogurt. Dopo due giorni sono in piedi, in reparto, pronti a camminare scalzi, come nella savana.

Tetralogia di Fallot, difetto atrioventricolare, malattia valvolare: non importa quale sia la diagnosi. Dopo l’intervento l’elegante passo dei samburu riempie l’aria. Sotto il sole a picco dell’equatore. Sotto quel cielo che in Africa sembra più vicino alla terra. Nena News

 

 

 

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DIRETTA GAZA. Oltre 800 morti, scene da Intifada a Ramallah

Ven, 25/07/2014 - 07:39

Sale il numero delle vittime gazawi dopo il bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun. Ieri notte il checkpoint di Qalandiya teatro di una manifestazione di massa: 10mila i presenti, due i palestinesi uccisi, 200 i feriti. Altri tre palestinesi uccisi oggi a Nablus e Hebron.

 

Una scuola di Jabaliya rifugio agli sfollati (Foto: Alessio Romenzi -Time)

 

AGGIORNAMENTI:

Ore 00.20 – GAZA, ANCORA BOMBE SU OSPEDALE: MEDICI E PAZIENTI INTRAPPOLATI

Le truppe israeliane si sono posizionate a Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, e da prima della mezzanotte bombardano un ospedale della zona. All’interno c’è il personale medico (60 persone), tre pazienti e alcuni attivisti stranieri. Si contano diversi feriti, tra cui un cittadino svedese. La maggior parte dei pazienti sono stati evacuati.

“C’è il caos”, ha detto a Haaretz l’attivista svedese Fred Ekblad, “i soldati ci sparano direttamente e non è semplice spostare i pazienti. Siamo tutti molto spaventati”. (Haaretz)

Il bilancio delle vittime è salito a 865 morti e oltre  5.730 feriti tra i palestinesi. 35 i soldati israeliani morti. Stasera le Brigate al-Qassam hanno detto di avere ucciso 10 militari israeliani in un’imboscat a Beit Hanoun. L’esercito di Tel Aviv non ha confermato

ORE 00.05 – PALESTINESE UCCISO DA ESERCITO ISRAELIANO VICINO BETLEMME DURANTE MANIFESTAZIONE

ORE 22.45 – NETANYAHU HA ACCETTATO LA TREGUA DI DODICI ORE DA DOMANI MATTINA ALLE 7

ORE 22.40 – GAZA, MEDICI FANNO NASCERE UN BAMBINO DA MADRE MORTA SOTTO BOMBARDAMENTO. TREGUA DI 12 ORE ANCORA AL VAGLIO DEL GABINETTO ISRAELIANO PREVEDE RICERCA DEI TUNNEL “SENZA FARE FUOCO”

Il personale medico dell’ospedale di Deir al-Balah ha annunciato di aver fatto nascere un bambino da una donna morta sotto bombardamento israeliano.

Secondo i media israeliani, l’accordo sulla tregua di 12 ore ancora al vaglio del gabinetto israeliano prevede che l’esercito continui la ricerca dei tunnel a Gaza senza però farli esplodere né aprire il fuoco.

Massiccia manifestazione a Jenin, nel nord della Cisgiordania: i presenti parlano di circa 5 mila persone. Manifestazione anche a Betlemme: l’ambasciata Usa in Israele ha emesso un ordine che vieta al proprio personale di recarsi a Betlemme questa sera, oltre a un avvertimento ai propri cittadini a stare lontani dalla città vecchia di Gerusalemme per tutta la giornata di oggi.

ORE 22.15 – INCERTA LA TREGUA DI 12 ORE. DOMANI RIUNIONE DI EMERGENZA A PARIGI PER CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO. NASRALLAH APPARE IN PUBBLICO IN SOLIDARIETÀ CON GAZA

Secondo un funzionario israeliano citato da Haaretz, Netanyahu e Yaalon starebbero ancora discutendo la proposta di una mini-tregua di 12 ore formulata da Kerry dopo il rifiuto israeliano di un cessate il fuoco di 7 giorni. Intanto la Francia ha annunciato che domani ospiterà un meeting internazionale per un “cessate il fuoco immediato”: Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Italia, Qatar e Turchia hanno fatto sapere che saranno a Parigi, come anche l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea Catherine Ashton.

Il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha fatto una rara apparizione questo pomeriggio a Beirut, sul palco montato per le celebrazioni del “Jerusalem Day”, organizzate l’ultimo venerdì di Ramadan. Il capo del Partito di Dio si è affacciato da una tenda sul palco di Dahiye e ha dichiarato che “quest’anno il Jerusalem Day è dedicato alla solidarietà con la gente e la resistenza di Gaza”. “La Palestina – ha aggiunto Nasrallah – è ancora la causa più importante nel mondo musulmano”. Quella di oggi è stata la sua quinta apparizione dal vivo dal 2006, anno dell’attacco israeliano in Libano: Israele minaccia da quasi un decennio di assassinarlo.

ORE 21.40 – HAMAS TENTA DI CATTURARE SOLDATO ISRAELIANO, SALVATO DAL FUOCO DEL CARRO ARMATO. YAALON A IDF: “PREPARATEVI A ESTENSIONE OPERAZIONE DI TERRA”

L’esercito israeliano riferisce che alcuni miliziani di Hamas hanno provato a catturare un soldato trascinandolo verso un tunnel. Un carro armato ha sparato contro l’ingresso, permettendo al soldato di scappare. Il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon ha detto all’esercito israeliano di tenersi pronto “alla possibilità che un’estensione dell’operazione via terra avverrà molto presto”.

ORE 21.15 – KERRY: “NETANYAHU HA APPROVATO TREGUA DI 12 ORE”

John Kerry ha dichiarato che il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu ha approvato un “acconto” di cessate il fuoco a Gaza: una pausa di 12 ore. Lo riferisce Haaretz.

ORE 21 – KERRY: “DIPLOMAZIA ANCORA AL LAVORO PER TREGUA DI SETTE GIORNI IN ONORE DELL’EID”

In conferenza stampa al Cairo il segretario di Stato Usa John Kerry ha detto che la diplomazia è al lavoro per tentare di far passare un accordo per un cessate il fuoco di sette giorni “in onore dell’Eid (domenica, festa della fine del Ramadan, ndr), per far avvicinare le persone in previsione di una tregua duratura”. Kerry ha dichiarato che “c’è ancora da lavorare sulla terminologia e sul contesto, ma nessuno smetterà di lavorare, perché siamo sicuri di avere un quadro che funzionerà”.

ORE 20.30 – CESSATE IL FUOCO RIFIUTATO ALL’UNANIMITÀ DA GABINETTO ISRAELIANO. ESERCITO UCCIDE UN PALESTINESE A HEBRON, ARTIGLIERIA COLPISCE OSPEDALE DI BEIT HANOUN

Un palestinese di trentadue anni è stato ucciso poco fa da militari israeliani nel campo profughi di al-Arrub a nord di Hebron.

L’Ap rivela che, secondo i media israeliani, il gabinetto israeliano ha rifiutato all’unanimità la proposta fatta da Kerry per un cessate il fuoco.

L’ospedale di Beit Hanoun è stato colpito poco fa dall’artiglieria israeliana. Secondo testimoni palestinesi pazienti, personale ospedaliero e volontari dell’International Solidarity Movement sarebbero intrappolati nell’edificio. Lo riferisce Haaretz.

Ore 19.40 – SFUMA LA TREGUA. ISRAELE DICE NO ALLA PROPOSTA DI KERRY. IL GABINETTO ISRAELIANO DISCUTE SU COME MIGLIORARE LE CONDIZIONI A FAVORE DI ISRAELE

Ore 19.30 – CHANNEL 10 DICE CHE  ISRAELE HA RIFIUTATO  TREGUA. ALTRE FONTI DICONO CHE NON C’E’ ANCORA IL VOTO DEL GABINETTO ISRAELIANO

Ore 19.00 – IN ATTESA CHE PARLI KERRY: SARÀ TREGUA?

C’è attesa per la conferenza stampa congiunta del segretario di Stato Usa, John Kerry, e del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, in cui potrebbe essere annunciata una tregua tra Israele e Hamas, dopo una giornata di intenso lavoro diplomatico che ha coinvolto Egitto, Turchia, Qatar. La conferenza stampa è stata rinviata alle 19.30 italiane, al Cairo.

Una settimana di sospensione dei combattimenti a Gaza, da domenica, e colloqui tra i belligeranti. Le condizioni –disarmo di Hamas e mantenimento di truppe israeliane a Gaza- però non sono facili da accettare per il movimento islamico. Nel pomeriggio le dichiarazioni del leader e parlamentare di Hamas, Mushir al-Masri che ha detto che sul tavolo “non c’è alcun cessate il fuoco con Israele” e cha la resistenza sta “portando avanti la battaglia con saggezza”, hanno fatto vacillare le speranze di una tregua, dopo 18 giorni di combattimenti, oltre 800 morti palestinesi e 35 soldati israeliani.
Israele è finito al centro delle critiche della comunità internazionale in seguito alla strage di ieri nella scuola Unrwa di Beit Hanoun, dove i raid israeliani hanno fatto 16 morti tra i 1.500 sfollati che lì avevano trovato rifugio.

Intanto, la Bbc ha raccolto le dichiarazioni del portavoce della polizia israeliana, Mickey Rosenfeld, sulla morte dei tre ragazzi israeliani scomparsi il 12 giugno. Un omicidio che il premier israeliano Benjamin Natanyahu ha subito attribuito ad Hamas e che è stato la causa scatenante dell’offensiva su Gaza. Secondo Rosenfeld, i ragazzi sarebbero stati uccisi da affiliati di Hamas che avrebbero agito di propria iniziativa.

 

Ore 18.50 – OMS CHIEDE CORRIDOIO UMANITARIO A GAZA

ORE 18.45 – TEAM UNRWA NON RIESCE A FARE SOPRALLUOGO A BEIT HANOUN, GAZA

Gli ispettori dell’Unrwa, tra cui esperti di armi, oggi hanno dovuto concludere in anticipo l’ispezione nella scuola di Beit Hanoun, teatro ieri della strage (16 morti) provocata dai raid israeliani, che hanno colpito l’istituto in cui si erano rifugiate 1.500 persone.

Il portavoce dell’agenzia Onu, Chris Gunness, ha riferito che,   le Forze armate israeliane erano state avvisate del sopralluogo. Il team si è dovuto allontanare dall’edificio a causa di spari esplosi intorno alla scuola. Gunness non ha specificato chi stesse sparando.

“Torneremo a Beit Hanoun quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”, ha detto.

Ore 18.30 – LA COMPAGNIA TEDESCA LUFTHANSA HA RESO NOTO CHE RIPRENDERÀ I VOLI DA E PER TEL AVIV SABATO

Ore 18.25 – FORZE ARMATE ISRAELIANE: 35 I SOLDATI MORTI

Ore 18.20: UNRWA: 160,487 SFOLLATI IN 83 STRUTTURE ONU

Ore 18.15– UE: INDAGINE SU MORTE DI 15 PALESTINESI IN RAID SULLE STRUTTURE ONU

L’Unione europea oggi ha chiesto una “immediata” indagine sulla morte di 15 palestinesi che si trovavano in un edificio delle Nazioni Unite bombardato dagli israeliani a Gaza.

Il portavoce della Commissione europea, Maja Kocijancic, ha esortato “le parti belligeranti a rispettare l’inviolabilità delle strutture Onu”.

17.50 – GAZA. 150.137 PALESTINESI NELLE STRUTTURE DELL’UNRWA

Sempre più difficile la situazione a Gaza, dove sono 150.137 i palestinesi che hanno trovato rifugio nelle 84 strutture dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) presenti nella Striscia di Gaza.

Sale il numero delle vittime: 842 morti e oltre 4.000 feriti. Oggi un medico che portava soccorso a Beit Hanoun è morto mentre viaggiava a bordo di un ambulanza colpita dai raid israeliani.

FOTO UNRWA

Ore 17.40 – I PALESTINESI DENUNCIANO ISRAELE ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE

Il ministro palestinese della Giustizia, Saleem Al-Saqqa, e il procuratore del tribunale di Gaza, Ismail Jabr, oggi hanno presentato una denuncia per crimini di guerra a Gaza contro lo Stato di Israele alla Corte penale internazionale (ICC) dell’Aia.

Per procedere, la Corte dovrà stabilire se ha giurisdizione nell’Autorità nazionale palestinese. Usa e Israele non hanno ratificato, e Tel Aviv ha dichiarato di non voler ratificare, al trattato che istituisce l’ICC che non è un organismo dell’Onu.

Ore 17.20 –CISGIORDANIA: OGGI 5 MORTI NELLE PROTESTE CONTRO ATTACO A GAZA

Un altro palestinese è stato ucciso oggi in Cisgiordania, durante le manifestazioni contro l’operazione militare israeliana nella Striscia di Gaza. Ieri due ragazzi sono deceduti nel corso della protesta a Qalandia, cui hanno partecipato tra i 10mila e i 20mila palestinesi.

Tra le vittime anche il 47enne Hashem Abu Maria che ha lavorato per la Ong palestinese Defence for Children. Gli altri morti sono: Khaled Azmi Khaled Yousef, 18, Tayeb Abu Shehada, 22, Sultan al-Zaaqiq, 30, and Abd al-Hamid Breigheth, 35.

Il 18enne Yousef è stato ucciso da un colono israeliano che ha aperto il fuoco sui manifetsanti durante una Marcia vicino alla città di Nablus. Gli altri sono stati vittime del fuoco dei soldati israeliani.

Ore 17.15 – EGITTO: UCCISI DUE MILITARI EGIZIANI NEL SINAI

Un ufficiale egiziano riferito della morte di due ufficiali nel nord del Sinai. Le vittime sono state uccise da un commando armato vicino alla città di el-Arish oggi.

Due giorni fa l’esercito del Cairo ha ucciso tre miliziani in Sinai, tra cui il fratello del presunto leader del gruppo armato  Ansar Beit al-Maqdis, legato ad al Qaeda. (AP)

Ore 16.40 – ESERCITO DICHIARA MORTO IL SOLDATO CHE HAMAS HA DETTO DI AVERE CATTURATO DOMENICA 

Le Forze armate israeliane hanno confermato il decesso del sergente Oron Shaul, dato per disperso da Israele, la cui cattura però è stata rivendicata da Hamas che ha diffuso i documenti e il numero di matricola del soldato. L’esercito ha detto che il militare è morto in combattimento domenica scorsa, ma non ha recuperato il corpo.

Ore 16.30 – AL MASRI: NESSUN CESSATE IL FUOCO. SEI MORTI IN CISGIORDANIA

Sempre più in salita la strada verso la tregua proposta da Kerry. L’agenzia palestinese Ma’an ha riferito che il leader e parlamentare di Hamas, Mushir al-Masri, ha detto che sul tavolo “non c’è alcun cessate il fuoco con Israele” e cha la resistenza sta “portando avanti la battaglia con saggezza”.

Le condizioni della tregua, tra cui il mantenimento delle truppe israeliane a Gaza, sono difficili da accettare per Hamas. Nella Striscia, però, c’è un’emergenza umanitaria. Mancano acqua e cibo. Oltre 150.000 sfollati si sono rifugiati nelle scuole dell’Onu, che però sono diventate un target militare negli ultimi giorni. I raid israeliani ieri hanno colpito la scuola di Beit Hanoun, dell’Unrwa, facendo strage tra i palestinesi ospitati nell’edificio. L’agenzia dell’Onu ha negato che all’interno dell’edificio ci fossero armi.

Intanto, ieri sera la Cisgiordania è stata teatro di proteste e scontri che proseguono anche oggi. Sei palestinesi sono stati uccisi

Ore 16.10 – GAZA: 838 PALESTINESI MORTI

Mentre la diplomazia si muove lentamente verso un cessate il fuoco che forse potrebbe essere annunciato stasera dal segretario di Stato John Kerry, al Cairo, nella Striscia di Gaza prosegue l’attacco israeliano, come pure i lanci di razzi di Hamas verso Israele.

Il bilancio delle vittime palestinesi è salito a 838 morti. Sono, invece, 33 i soldati israeliani deceduti dall’inizio dell’offensiva israeliana via terra.

Ore 16.00 – CISGIORDANIA: 4 MORTI NEL ‘GIORNO DELLA RABBIA’

Sale il bilancio dei palestinesi uccisi oggi in Cisgiordania durante le proteste contro l’attacco a Gaza. Sono quattro i palestinesi uccisi: tre da soldati israeliani e uno da un colono.

Ore 15.50 – Mustafa al-Sawaf, editore del quotidiano Al-Risale, vicino ad Hamas, ha detto che il movimento islamico sta esaminando la proposta di cessate il fuoco di Kerry, ma resta problematica la questione delle clausole che chiedono la demilitarizzazione di Hamas e la presenza delle truppe israeliane nella Striscia di Gaza. Clausole difficili da accettare per il movimento islamico. (Ynetnews)

ore 15.40 – CONFERENZA STAMPA KERRY-BAN KI-MOON POSTICIPATA ALLE 20.30 (19.30 ITALIANE): FORSE ANNUNCERANNO IL CESSATE IL FUOCO. (Guardian)

ore 15.25 -IRAN. CENTINAIA DI MIGLIAIA IN PIAZZA PER GAZA

Le città iraniane si mobilitano in sostegno dei palestinesi. Come ogni anno dal 1979, l’ultimo venerdì del mese islamico del Ramadan è il giorno della solidarietà con il popolo palestinese, ma quest’anno l’attacco israeliano a Gaza ha fatto scendere in strada centinaia di migliaia di persone per partecipare alle manifestazioni organizzate dallo Stato Islamico.

A Teheran tra la folla anche il presidente itaniano Hassan Rouhani.

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha chiesto all’Egitto il permesso di trasportare a Gaza aiuti umanitari. Zarif è in attesa della risposta del Cairo.

Stessa richiesta è stata avanzata dal governo turco a quello di Tel Aviv, che però ha negato il permesso.

ore 15.30 – INIZIATO DA UNA VENTINA DI MINUTI IL GABINETTO DI SICUREZZA DEL GOVERNO ISRAELIANO PER DISCUTERE LA PROPOSTA DI CESSATE IL FUOCO PRESENTATA DAL SEGRETARIO DI STATO USA JOHN KERRY.

ore 15.20 – ANCORA UN MORTO IN CISGIORDANIA: UCCISO DAI SOLDATI ISRAELIANI UN 47ENNE PALESTINESE A BEIT UMMAR, TRA HEBRON E BETLEMME. TRE MORTI OGGI

ore 14.45 – A NABLUS UCCISI DUE GIOVANI PALESTINESI. FATAH FA APPELLO AL “GIORNO DELLA RABBIA”

Sono morti due dei quattro manifestanti feriti da un gruppo di coloni che hanno aperto il fuoco da un’auto a Hawwara, vicino Nablus. I loro nomi: Khaled Azmi Oude, di 18 anni, e Tayeb Mohammad Saleh Shade, 25 anni.

Fatah e altre fazioni palestinesi hanno chiamato il popolo della Cisgiordania a protestare ovunque, nel “giorno della rabbia” per il massacro in corso a Gaza. Tace il presidente Abbas che da Amman fa solo appello ai palestinesi perché donino sangue da inviare gli ospedali di Gaza e Cisgiordania.

ore 14.00 – MINISTRO ESTERI TURCO INCONTRA MESHAAL IN QATAR PER DISCUTERE DELLA TREGUA

Il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, è volato a Doha dove incontrerà il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, per discutere della proposta statunitense di tregua a partire da domenica. Secondo Channel 10, emittente israeliana, Netanyahu ha accettato la tregua e farà pressioni sul gabinetto di sicurezza perché accetti.

ore 13.45 – COLONO SPARA CONTRO MANIFESTANTI

Un colono ha aperto il fuoco contro manifestanti in marcia a Nablus, 4 feriti.

ore 13.30 – BAMBINO DI 5 ANNI UCCISO DA UN CECCHINO

La giornalista Noor Harazeen ha scritto su Twitter che il cuginetto Walid, di 5 anni, è stato ucciso da un cecchino israeliano a Shayajie.

ore 13.10 – SOLDATO ISRAELIANO UCCISO DA FUOCO AMICO

Oggi a Gaza è morto un altro soldato israeliano, il sergente Yair Ashkenazy, di 36 anni di Rehovot. E’ stato ucciso da fuoco amico durante un’operazione a nord della Striscia.

ore 13 – HAARETZ: “A BREVE CONFERENZA STAMPA DI KERRY AL CAIRO, FORSE PER ANNUNCIARE CESSATE IL FUOCO”

Un giornalista di Haaretz, Barak David, citando fonti diplomatiche, ha detto che il segretario di Stato Usa Kerry a breve terra una conferenza stampa al Cairo con il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, e rappresentanti delle Nazioni Unite per annunciare il cessate il fuoco”.

ore 12.50 – GABINETTO DI SICUREZZA ISRAELIANO POSPOSTO ALLE 14 ITALIANE

ore 12.10 – SCONTRI IN CORSO A GERUSALEMME. INIZIATI I FUNERALI DI UNO DEI GIOVANI UCCISI IERI A RAMALLAH

Sono in corso scontri intorno alla Moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, dopo che le autorità israeliane hanno bloccato l’ingresso alla Spianata agli uomini sotto i 50 anni, per la preghiera dell’ultimo venerdì di Ramadan. Un giovane palestinese è stato gravemente ferito da un proiettile di gomma. Anche la notte appena trascorsa è stata una notte di scontri: la polizia ha lanciato gas lacrimogeni, granate stordenti, proiettili di gomma e acqua chimica contro i manifestanti, ferendone almeno 40. Quaranta anche i palestinesi arrestati, ha detto il portavoce della polizia Rosenfeld.

Sono in corso i funerali di uno dei giovani uccisi ieri a Ramallah, Mohammed Al Araj. Si temono scontri.

ore 12.00 – LA BATTAGLIA DI QALANDIYA NEI TWEET DEL GIORNALISTA STATUNITENSE JONATHAN MILLER DI CHANNEL 4: PALLOTTOLE ISRAELIANE CONTRO BIGLIE LANCIATE CON LE FIONDE

Tweet di Jonathan Miller da Qalandiya, Ramallah

 

ore 11.45 – HAMAS: “MISSILI VERSO L’AEROPORTO DI TEL AVIV”

Le Brigate Al Qassam hanno dichiarato di aver lanciato tre missili M75 contro l’aeroporto di Tel Aviv e di averlo colpito. Nei giorni scorsi le autorità aeree europee e statunitense avevano bloccato i voli di linea verso il Ben Gurion, per poi riprenderli ieri dopo due giorni di stop.

ore 11.30 – IL VALICO DI KEREM SHALOM APERTO

Oggi il valico di Kerem Shalom resterà aperto per permettere l’ingresso di aiuti umanitari, carburante e bombole di gas per usi domestici dentro Gaza. Lo ha fatto sapere il Ministero degli Interni palestinesi, sottolineando che in genere il venerdì e il sabato è chiuso.

ore 11.00 – COLPITI L’EDIFICIO DEL MINISTERO DELLA SICUREZZA DI HAMAS E L’UFFICIO MILITARE DI THABET

Secondo l’esercito israeliano, durante la notte sono stati bombardati la sede del Ministero della Pubblica Sicurezza di Hamas e l’ufficio militare di Raad Thabet, leader del braccio armato.

ore 10.40 – BILANCIO DELLE VITTIME SALE A 815, STERMINATA LA FAMIGLIA DI UN LEADER DELLA JIHAD ISLAMICA

Da mezzanotte ad ora sono stati uccisi 16 gazai, facendo salire il bilancio a 815 morti, secondo il Ministero della Salute. Oltre 5.240 i feriti. Nella notte l’esercito israeliano ha colpito la casa di Salah Ahmad Abu Hasanin, leader delle Brigate Al Quds della Jihad Islamica, uccidendolo insieme a tre dei suoi figli, il 15enne Abd al-Aziz, il 12enne Hadi e Abd al-Hadi, 9 anni.

A Deir al-Balah, una donna di 23 anni, Shayma Hussein Abd al-Qader Qannan, è rimasta uccisa nel bombardamento della casa della famiglia al-Sheikh Ali. Era incinta, ma i medici sono riusciti a salvare il suo bambino.

ore 10.15 – TREGUA DA DOMENICA PROPOSTA DA JOHN KERRY

Il segretario di stato John Kerry ha presentato alle parti una proposta che prevede, da domenica, una tregua temporanea di una settimana durante le quale Israele e Hamas comincerebbero a negoziare al Cairo su punti di sicurezza, economici e politici, per un accordo duraturo. Tuttavia durante la tregua proposta da Kerry  le forze israeliane non lascerebbero del tutto la Striscia di Gaza, uno dei punti piu’ contestati da parte palestinese.  Gli Stati Uniti, il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e l’Unione Europea si farebbero garanti con entrambe le parti che i negoziati riguarderanno temi essenziali: per Israele, il disarmo di Gaza e la distruzione dei tunnel, per Hamas, la fine del blocco di Gaza e la ricostruzione dei danni che la Striscia ha subito durante le devastanti offensive militari israeliane.

 

ore 10 – IL GOVERNO ISRAELIANO DISCUTE DELLA TREGUA

Oggi il gabinetto di sicurezza israeliano si incontra per discutere della proposta di tregua del segretario di Stato Usa John Jerry.

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Diretta di ieri – Giovedì 24 luglio

dalla redazione

Gerusalemme, 25 luglio 2014, Nena News – Il popolo gaawi entra nel 18esimo giorno di bombardamenti costretto a piangere 805 morti, 5.200 i feriti secondo il Ministero della Salute. Nella notte è salito il bilancio, dopo il bombardamento della scuola dell’Unrwa a Beit Hanoun, dove hanno perso la vita 16 persone, almeno 200 i feriti. E mentre Israele tenta di giustificare un’azione gravissima – colpire una struttura dell’Onu dove si stavano rifugiando 1500 persone – i portavoce dell’agenzia Onu tornano a dire di non aver ricevuto alcun avvertimento da parte delle autorità militari e di aver più volte segnalato la presenza di sfollati nel loro edificio.

In queste ore sono ripresi i bombardamenti anche a Gaza City, mentre le zone di Shajaye e Zeitun si svuotano: centinaia le persone in fuga, molte accolte nella chiesa ortodossa di San Porfirio, come si vede nella foto di Michele Giorgio.

Nelle stesse ore a infiammarsi era anche la Cisgiordania e Gerusalemme: tutta a parte est della Città Santa è scesa in piazza nella notte che precede gli ultimi giorni di Ramadan, Leylat al-Qard (La notte del destino). Una notte importante per i musulmani, trascorsa a pregare e a leggere il Corano. Per i palestinesi la notte del destino dovrebbe essere trascorsa nella moschea di Al Aqsa, a Gerusalemme, ma le restrizioni imposte dall’occupazione israeliana non permettono più di farlo. E oggi la notte del destino arriva mentre Gaza è sotto attacco.

Così ieri da Shuafat a Silwan, da Wadi al-Joz a At-Tur scontri con le forze di polizia, che hanno lasciato feriti 5 poliziotti a causa del lancio di fuochi d’artificio; 39 palestinesi sono stati arrestati.

Scene da Intifada a Qalandiya, tra Ramallah e Gerusalemme. Ieri il gruppo 48ThosandMarch ha organizzato un marcia verso Gerusalemme, partita alle 21.30 dal campo profughi Al Amari di Ramallah. Migliaia di persone hanno partecipato, chi dice 10mila che 20mila. I ragazzi hanno lanciato molotov e pietre, incendiato copertoni e attaccato i simboli dell’occupazione in uno dei peggiori checkpoint della Cisgiordania, quello di Qalanidya.

L’esercito si era preparato prima chiudendo alcuni accessi alla città, per poi rispondere con il lancio di gas lacrimogeni, proiettili di gomma, granate stordenti, ma soprattutto pallottole vere: due giovani sono stati uccisi, Mohammad Al Araj, 19, and Majed Sufian, 27; oltre 200 i feriti, di cui circa 10 in gravi condizioni. Le ambulanze hanno fatto la spola da Qalandiya all’ospedale governativo di Ramallah fino a notte inoltrata. Secondo l’esercito i due palestinesi uccisi avrebbero sparato con i kalashnikov contro i soldati.

Sul piano diplomatico, secondo quanto riportato da fonti statunitensi, il segretario di Stato Usa Kerry ha proposto un piano in due fasi per fermare l’operazione contro Gaza: una settimana di tregua a partire da domenica durante la quale partano i negoziati veri e propri sui vari aspetti, economici, politici e di sicurezza tra Hamas e Israele, alla presenza di attori internazionali. La proposta sarebbe in fase di discussione: Israele vorrebbe mantenere la presenza militare dentro Gaza durante la tregua di una settimana, possibilità che Hamas non accetta insistendo di volere l’assicurazione di un serio allentamento del blocco contro la Striscia come precondizione al dialogo. Nena News

 

La marcia di ieri a Ramallah

 

 

 

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Categorie: Palestina

Tra rabbia e dolore i giovani si riprendono Gerusalemme

Gio, 24/07/2014 - 10:34

Scontri da settimane in tutti i quartieri a Est, arresti e repressione da parte israeliana. Mentre le donne boicottano, i ragazzi scendono in strada verso una nuova unità di base.

 

Resti degli scontri nel quartiere di Shuafat (Foto: Chiara Cruciati)

 

di Chiara Cruciati – Il Manifesto

Gerusalemme, 24 luglio 2014, Nena News – Dov’è il consueto caos, l’affollamento, le voci della festa, quelle della rottura del digiuno, al tramonto? Gerusalemme ha perso il suo Ramadan, lo ha messo in un angolo, soffocata dal dolore per il massacro di Gaza. Pochissimi turisti vagano per la Città Vecchia con il cappellino per proteggersi dal sole, pochi palestinesi camminano per i vicoli con le buste della spesa per l’Iftar, la cena dopo un lungo giorno di digiuno. La città è semivuota, il suq non risuona del suono delle voci che si accavallano e delle grida dei venditori di spezie e pane.

Gerusalemme si accende di notte. Di rabbia e frustrazione. Da settimane, dal giorno della brutale uccisione del giovane Mohammed Abu Khdeir, ogni quartiere di Gerusalemme Est diventa il teatro della collera palestinese, per decenni di oppressione, per le discriminazioni subite e, oggi, per l’ennesima aggressione militare alla Striscia. Da Shuafat a Issawiya, da Silwan a at-Tur e Al-Ram (che due giorni fa ha pianto la morte del 21enne Mahmoud Shawamreh, ucciso da un colpo d’arma da fuoco sparato da un colono), i giovani palestinesi scendono in strada, lanciano pietre, molotov e fuochi d’artificio per confondere i soldati. La repressione è forte: dal primo luglio ad oggi solo a Shuafat sono stati arrestati 295 palestinesi, una ventina quelli detenuti solo martedì notte, mentre la risposta alle manifestazioni sono proiettili di gomma, granate stordenti, gas lacrimogeni e munizioni vere. A Silwan e Issawiya i soldati hanno spruzzato acqua chimica dentro le tende di protesta e contro i dimostranti.

«Da settimane la popolazione palestinese è target di attacchi violenti e indiscriminati da parte di israeliani – spiega al manifesto Daoud Al Ghoul, attivista del Comitato di Silwan e membro dell’organizzazione palestinese Health Work Committee – Alcune donne sono state picchiate, altri insultati o accoltellati. La risposta sono le manifestazioni: gli scontri ci sono sempre stati, ma poi così forti né così persistenti. I giovani che scendono in piazza sono più numerosi e politicamente organizzati. A ciò si aggiungono le azioni delle famiglie, delle donne, delle madri, che decidono di boicottare i negozi israeliani, non vanno più a fare la spesa a Gerusalemme Ovest né salgono sul tram cittadino o sui mezzi pubblici israeliani».

Una rabbia figlia di una discriminazione palese: se si traccia una linea di fronte alla Porta di Damasco, nel cuore di Gerusalemme, la linea che divide i quartieri ovest da quelli est, la separazione si tocca, si vede. La Gerusalemme palestinese è stanca, stanca di decenni di oblio, abbandono, tentativi più o meno riusciti di trasferimento forzato della sua popolazione: «Era come se la rabbia fosse stata compressa in un vaso che ora è andato in pezzi. La morte di Mohammed prima, Gaza adesso, hanno acceso la miccia. I giovani hanno perso completamente la fiducia verso i leader politici, i partiti, non hanno una guida. Dopo gli accordi di Oslo il gap tra gli interessi e il business della leadership e gli interessi della popolazione è diventato incolmabile».

Passando da un quartiere all’altro della Città Vecchia, sembra di volare dalla Terra a Marte. Nessun servizio, una sola stanza che fa da casa ad un’intera famiglia, acqua tagliata per chi non può pagare le bollette, case occupate e militari sul tetto: questa la vita per i residenti palestinesi. Dall’altro lato, quello israeliano, piazze, giardini, raccolta dei rifiuti, ristoranti. Nel quartiere ebraico un gruppo di giovani israeliani raccoglie denaro da inviare all’esercito («Una donazione per mandare calzini puliti ai nostri soldati laggiù», ci dice una ragazza con i capelli rossi). La Gerusalemme palestinese è stanca e riversa questa stanchezza nella lotta di base, sociale e politica: i quartieri si autogestiscono per resistere alle demolizioni delle case e la confisca delle terre, mentre i partiti politici presenti, da Fatah a Hamas al Fronte Popolare, soffrono di estrema debolezza.

«Quello a cui assistiamo è una nuova organizzazione di base – continua Daoud – I giovani hanno individuato nuove strategie e questa crisi può essere l’inizio di un collegamento stabile tra le varie forme di lotta in tutta la Palestina storica. Per quello che Gerusalemme rappresenta, questa città può essere il link tra Cisgiordania, Gaza e ’48 [l’attuale Stato di Israele, ndr]. Ci vorrà tempo e una strategia politica forte di lungo periodo. Ma Gerusalemme è il cuore del popolo palestinese e sta tornando a battere».

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Categorie: Palestina

Gideon Levy : fragole o sangue?

Gio, 24/07/2014 - 07:45

Quelli di Hamas sono tutti “bestie”? Ammettiamo pure che sia vero, ma tanto lì stanno e lì restano, e lo pensa anche Israele. Quindi, perché non ascoltarli?, scrive il noto giornalista israeliano.

 

di Gideon Levy – Haaretz

Gerusalemme, 24 luglio 2014, Nena News – Dopo che abbiamo detto tutto ciò che c’è da dire sul conto di Hamas – che è integralista, che è crudele, che non riconosce Israele, che spara sui civili, che nasconde munizioni dentro le scuole e gli ospedali, che non ha fatto niente per proteggere la popolazione di Gaza – dopo che è stato detto tutto questo, e a ragione, dovremmo fermarci un attimo e ascoltare Hamas. Potrebbe perfino esserci consentito metterci nei suoi panni e forse addirittura apprezzare l’audacia e la capacità di resistenza di questo nostro acerrimo nemico, in circostanze durissime.

Invece Israele preferisce tapparsi le orecchie davanti alle richieste della controparte, anche quando queste richieste sono giuste e corrispondono agli interessi sul lungo periodo di Israele stesso. Israele preferisce colpire Hamas senza pietà e senza alcun altro scopo che la vendetta. Stavolta è particolarmente chiaro: Israele dice di non voler rovesciare Hamas (perfino Israele capisce che se lo fa si ritroverà sulla porta di casa la Somalia, altro che Hamas), ma non è disponibile ad ascoltare le sue richieste. Quelli di Hamas sono tutti “bestie”? Ammettiamo pure che sia vero, ma tanto lì stanno e lì restano, e lo pensa anche Israele. Quindi, perché non ascoltarli?

La settimana scorsa sono state pubblicate, a nome di Hamas e della Jihad islamica, dieci condizioni per un cessate il fuoco che sarebbe durato dieci anni. Possiamo anche dubitare che le richieste arrivassero davvero da quelle due organizzazioni, ma comunque erano una buona base per un accordo. Tra di esse non ce n’era neanche una che fosse priva di fondamento.

Hamas e la Jihad islamica chiedono libertà per Gaza. C’è forse una richiesta più comprensibile e lecita? Senza accettarla non c’è modo di mettere fine all’attuale ciclo di uccisioni e di evitarne un altro nel giro di pochi mesi. Nessuna operazione militare – aerea, terrestre o marittima che sia – fornirà una soluzione. Solo cambiando radicalmente atteggiamento nei confronti di Gaza si potrà garantire ciò che tutti vogliono, cioè la tranquillità.

Leggete l’elenco delle richieste e giudicate onestamente se tra di loro ce ne sia anche una sola ingiusta: ritiro dell’esercito israeliano e autorizzazione dei coltivatori a lavorare le loro terre fino al muro di sicurezza; scarcerazione di tutti i prigionieri rilasciati in cambio della liberazione di Gilad Shalit e poi arrestati; fine dell’assedio e apertura dei valichi; apertura di un porto e di un aeroporto sotto gestione Onu; ampliamento della zona di pesca; supervisione internazionale del valico di Rafah; impegno da parte di Israele a mantenere un cessate il fuoco decennale e chiusura dello spazio aereo di Gaza ai velivoli israeliani; concessione ai residenti di Gaza di permessi per visitare Gerusalemme e pregare nella moschea Al Aqsa; impegno da parte di Israele a non interferire con le decisioni politiche interne dei palestinesi, vedi la creazione di un governo di unità nazionale; infine, apertura della zona industriale di Gaza.

Queste sono condizioni civili, i mezzi per realizzarle sono militari, violenti e criminali. Ma la verità (amara) è che tutti se ne fregano di Gaza quando non spara missili contro Israele. Guardate la sorte toccata a quel dirigente palestinese che ne aveva abbastanza delle violenze, Abu Mazen: Israele ha fatto tutto quanto in suo potere per distruggerlo. E qual è la triste conclusione? “Funziona solo la forza”.

La guerra in atto è una guerra per scelta e la scelta l’abbiamo fatta noi israeliani. È vero, quando Hamas ha cominciato a sparare missili Israele non poteva non reagire. Ma contrariamente a ciò che tenta di spacciare la propaganda israeliana, i missili non sono mica piovuti dal cielo senza motivo. Basta tornare indietro di qualche mese: rottura delle trattative da parte di Israele; guerra contro Hamas in Cisgiordania in seguito all’assassinio dei tre studenti di un seminario rabbinico – è dubbio che lo abbia pianificato Hamas – e arresto di 500 suoi attivisti con false accuse; blocco dei pagamenti degli stipendi ai lavoratori di Hamas a Gaza e opposizione di Israele al governo di unità nazionale, che forse avrebbe potuto ricondurre Hamas entro l’agone politico. Chiunque pensi che Hamas avrebbe potuto incassare senza batter ciglio, probabilmente soffre di arroganza, autocompiacimento e cecità.

A Gaza – e in minor misura anche in Israele – si sta versando una quantità terrificante di sangue. Questo sangue è versato invano. Hamas è martellato da Israele e umiliato dall’Egitto. L’unica possibile soluzione sta nella direzione esattamente opposta a quella dove sta andando Israele. Un porto a Gaza, così che possa esportare le sue ottime fragole? Agli israeliani suona come un’eresia. Qui, ancora una volta, si preferisce il sangue (palestinese) alle fragole (palestinesi). Nena News

 (Traduzione di Marina Astrologo)

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Categorie: Palestina

A Gaza stiamo raccogliendo quello che abbiamo seminato

Gio, 24/07/2014 - 07:31

Quelli che hanno trasformato Gaza in un campo di concentramento per un milione ottocentomila persone non dovrebbero sorprendersi quando questi scavano gallerie sotterranee.

 

di Amira Hass – Haaretz  

Gaza, 24 luglio 2014, Nena News – Oramai mi sono arresa. Ho smesso di cercare nel dizionario la parola per descrivere la metà perduta della testa di un ragazzo mentre suo padre grida “Alzati, alzati, ti ho comprato un giocattolo!” Come se l’è  cavata Angela Merkel, la cancelliera della Grande Germania? Israele ha il diritto di difendersi.

Sto ancora lottando con il bisogno di condividere dettagli dell’infinito numero di colloqui che ho avuto con amici di Gaza, per documentare che cosa vuol dire aspettare che arrivi il tuo turno al macello. Per esempio, il colloquio che ho avuto sabato mattina con J. del campo profughi di al Bureji, mentre se ne stava andando a Dir al-Balah con sua moglie. Hanno circa sessant’anni. Quel mattino la sua anziana madre ha ricevuto una chiamata telefonica, e ha sentito una voce registrata che avvertiva i residenti del loro campo profughi di andarsene a Dir al-Balah.

Un libro sulla psicologia militare israeliana dovrebbe aver un intero capitolo dedicato a questo sadismo, che ipocritamente si maschera di compassione: un messaggio registrato che chiede a centinaia di migliaia di persone di lasciare le loro case ormai diventate un bersaglio, per andare da un’altra parte, altrettanto pericolosa, a 10 km da lì. Che cosa state lasciando, ho chiesto a J.? “Cosa, perchè?” mi ha detto, “Abbiamo una capanna vicino alla spiaggia, con un po’ di terra e dei gatti. Stiamo andando a dar da mangiare ai gatti e torniamo. Andiamo tutti insieme. Se la macchina salta in aria, moriremo tutti insieme.”

Se mi mettessi nei panni di un analista, scriverei: in contraddizione con la diffusa hasbarà [realtà dei fatti] israeliana, Hamas non sta obbligando i Gazawi a rimanere nelle loro case, o a lasciarle. E’ una loro decisione. Dove dovrebbero andare? “Se stiamo per morire, è più dignitoso morire a casa nostra, piuttosto che mentre stiamo scappando via,” dice l’assolutamente laico J.

Sono ancora convinta che questa sola frase valga più di migliaia di analisi. Ma quando ciò succede ai palestinesi, la maggior parte dei commentatori preferisce scrivere in base agli stereotipi.

Ne ho abbastanza di mentire a me stessa – come se potessi anche lontanamente, per telefono, raccogliere le informazioni necessarie per raccontare quello che stanno raccontando i giornalisti che si trovano là. In fin dei conti, si tratta di informazioni che interessano a un piccolo gruppo di popolazione che parla ebreo. Lo stanno vedendo sui canali informativi stranieri o sui siti web. Non hanno bisogno di leggere quello che si scrive qui se vogliono sapere, per esempio, delle brevi esistenze di Jihad (11 anni) e Wasim (8) Shuhaibar, o del loro cugino Afnan (8) del quartiere Sabra a Gaza. Come me, possono leggere il reportage del giornalista canadese Jesse Rosenfeld su ” The Daily Beast”.

“Issam Shuhaibari, il padre di Jihad e Wasim, è steso su una tomba vicino a dove sono stati sepolti i suoi figli, con gli occhi vuoti, fissi sul nulla. Un braccio porta una fasciatura dell’ospedale, che gli è stata fatta dopo che ha donato il sangue per cercare di salvare la sua famiglia. Il sangue dei suoi figli macchia ancora la sua maglietta,” scrive Rosenfeld. “Stavano solo dando da mangiare alle galline quando la bomba li ha colpiti” dice .” Ho sentito un forte rumore sul tetto e sono andato a prenderli. Erano stati maciullati”, singhiozza, dopo essere scoppiato in lacrime” continua l’articolo di Rosenfeld. Li abbiamo ammazzati circa due ore e mezza dopo il cessate il fuoco umanitario scaduto lo scorso giovedì. Altri due fratelli, Oudeh (16) e Bassel (8), sono stati feriti, il secondo in modo grave.

Il padre ha raccontato a Rosenfeld che c’era un missile di avvertimento. Prima dell’attacco, avevano sentito il brusio del drone, del tipo che “bussa alla porta”. Così ho chiesto a Rosenfeld: “Se il missile era uno di quelli “compassionevoli”, quelli che arrivano come avvertimento, la casa in seguito è stata bombardata?” Per caso ho trovato la risposta in un reportage della CNN. La videocamera della televisione è stata manovrata per riprendere l’esplosione che è arrivata dopo un avvertimento da  un colpo, il fuoco, il fumo e la polvere. Ma è stata bombardata un’altra casa, non quella degli Shuhaibar. Ho ricontrollato insieme a Rosenfeld e ad altri. Quello che ha ucciso i tre bambini non era un missile palestinese che ha sbagliato direzione. E’ stato un missile di avvertimento israeliano.  E lo stesso Issam Shuhaibar è un poliziotto palestinese stipendiato dall’Autorità Nazionale Palestinese che si trova a Ramallah.

Ho anche rinunciato a tentare di avere una risposta diretta dall’esercito israeliano. Avete colpito per errore la casa sbagliata, uccidendo così altri tre bambini? (degli 84 che sono stati uccisi domenica mattina.)

Non ne posso più dei vani sforzi di competere con l’abbondanza di commenti orchestrati a proposito degli obiettivi e delle azioni di Hamas, da parte di persone che scrivono come se si fossero seduti attorno a un tavolo con Mohammed Deif e Ismail Haniyeh, e non invece soltanto con qualche fonte dell’esercito israeliano o con dello Shin Bet, il servizio di sicurezza. Quelli che hanno rifiutato la proposta di pace di Yasser Arafat e di Fatah per la costituzione dei due Stati ora si ritrovano con Haniyeh, Hamas e il BDS [movimento internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni]. Quelli che hanno trasformato Gaza in un campo di concentramento e di punizione per un milione ottocentomila esseri umani non dovrebbero essere sorpresi del fatto che loro abbiano scavato gallerie sotterranee. Quelli che hanno seminato strangolamento, assedio e isolamento raccolgono il lancio di razzi. Quelli che per 47 anni hanno indiscriminatamente attraversato la linea verde [tra Israele e Cisgiordania], espropriando la terra e infierendo costantemente contro i civili con raid, sparatorie e colonie – che diritto hanno di alzare gli occhi al cielo e parlare del terrorismo palestinese contro i civili?

Hamas sta distruggendo crudelmente e minacciosamente la tradizionale mentalità del doppio standard in cui Israele è maestro. Tutte le brillanti intelligenze e le menti dello Shin Bet non capiscono che noi stessi abbiamo creato  la ricetta perfetta della nostra personale versione della Somalia? Volete evitare un’escalation? Questo è il momento: aprite la Striscia di Gaza, lasciate che la gente possa circolare liberamente nel mondo, in Cisgiordania, e [andare] dai propri familiari e le proprie famiglie in Israele. Lasciateli respirare, e capiranno che la vita è molto più bella della morte. Nena News

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Categorie: Palestina

Diretta Gaza. Emergenza umanitaria senza precedenti. Strage in una scuola dell’UNRWA

Gio, 24/07/2014 - 07:11

Strage in una scuola dell’Unrwa a Beit Hanun. Almeno 17 vittime, un centinaio i feriti. In 17 giorni di offensiva i palestinesi uccisi sono più di 750. Washington parla di tregua vicina, ma Hamas non accetta il disarmo dei gruppi armati. Un giovane ucciso a Betlemme dai soldati israeliani.

(Foto: AP)

AGGIORNAMENTI: 

Ore 23.15 – OLTRE 100 FERITI, DUE MORTI A QALANDIYA. SCONTRI ANCHE A GERUSALEMME

Un’altra vittima a Qalandiya, durante la manifestazione in corso. I due ragazzi uccisi sono il 19enne Mohammad al-Araj e Muhammad Arar. Almeno 108 i feriti, 60 da proiettili veri. I manifestanti lanciano pietre, molotov e fuochi d’artificio, i soldati israeliani sparano pallottole e proiettili di gomma.

Ore 22.30 – QALANDIYA: UN MORTO E 50 FERITI. SCONTRI A BETLEMME

Durissimi gli scontri in corso a Qalandiya, a Ramallah: un morto e almeno 50 feriti durante la marcia verso Gerusalemme. Sono 20mila i manifestanti, strada piena da Qalandiya a Al Amari. Scontri anche a Betlemme, vicino al checkpoint 300.

Ore 21.45 – MARCIA SU GERUSALEMME: A QALANDIYA IN MIGLIAIA

Sono migliaia i palestinesi che stanno prendendo parte alla marcia su Gerusalemme, partita stasera dal campo profughi Al Amari di Ramallahe diretta verso il checkpoint di Qalandiya, dove sono in corso durissimi scontri. Incendi e ambulanze che vanno e vengono: sarebbero già 14 i feriti, di cui uno molto grave dopo essere stato colpito da una pallottola alla testa.

Ore 21.15 – BOMBARDATO L’OSPEDALE AL-DURRA A : MUORE UN BAMBINO DI DUE ANNI

L’esercito israeliano ha bombardato stasera l’ospedale Mohammed al-Durra tra Gaza City e Jabaliya . Un bambino di due anni e mezzo, Ibrahim al-Sheikh Omar, è morto mentre si trovava nell’unità di terapia intensiva. Fonti mediche hanno raccontato che il piccolo è stato colpito dalle schegge ed è morto sul colpo. Altri 30 sono rimasti feriti. Secondo l’esercito israeliano l’ospedale era utilizzato come base di lancio di missili da parte delle fazioni armate palestinesi.

ORE 21 – HAMAS: “PRONTI A CESSATE IL FUOCO SUBITO SE CESSA L’ASSEDIO DI GAZA”. ESERCITO ISRAELIANO: “AVEVAMO AVVERTITO UNRWA E CROCE ROSSA DEGLI ATTACCHI PROVENIENTI DALLA ZONA DELLA SCUOLA”

Il capo dell’ufficio politico di Hamas Khaled Meshaal ha dichiarato che il movimento è pronto  a firmare un accordo per il cessate il fuoco  a condizione che l’assedio israeliano di Gaza venga revocato. ”Chiediamo- ha detto Meshaal a una serie di organi di stampa in lingua araba – il pieno impegno internazionale per la fine dell’aggressione e dell’assedio di Gaza, un impegno concreto. Non siamo interessati al meccanismo, quello che ci interessa sono vere garanzie perché l’assedio venga tolto. Abbiamo ottenuto queste promesse in passato, e non ne è venuto fuori nulla”.

“Vogliamo un aeroporto internazionale, vogliamo un porto, vogliamo un’apertura al mondo esterno, e non una situazione in cui siamo controllati da alcuni valichi di frontiera che trasformano Gaza in un’enorme prigione, che nessuno può lasciare anche per trattamenti medici trattamento o per lavoro [...] Quando avremo una bozza di accordo chiaramente formulata che ci garantisca queste cose, e la comunità internazionale darà il suo sostegno a questo progetto, il fuoco potrà cessare. Anche oggi “.

Intanto Haaretz riferisce che altre unità dell’esercito israeliano si stanno dirigendo verso il confine con Gaza. L’esercito ha confermato di aver sparato colpi di mortaio in direzione della scuola Unrwa di Beit Hanoun in risposta al fuoco proveniente dai dintorni dell’edificio, ma che “sono ancora in corso le verifiche per capire chi abbia colpito la scuola”. Una fonte militare israeliana ha inoltre detto a Haaretz che nei giorni scorsi alcuni suoi rappresentanti avevano contattato l’Unrwa e la Croce Rossa per riferire che le truppe venivano colpite dalla zona della scuola e che l’esercito avrebbe risposto agli attacchi.

Ore 20.20 – UNRWA: “OLTRE 141MILA RIFUGIATI NELLE NOSTRE 83 SCUOLE”

ORE 19.15 – 779 VITTIME PALESTINESI, 84 SOLO OGGI. USA E ONU CONDANNANO ATTACCO A SCUOLA UNRWA. GRAN BRETAGNA SOLLECITA HAMAS AD ACCETTARE TREGUA UMANITARIA SENZA CONDIZIONI

Sono 779 le vittime palestinesi dell’attacco israeliano a Gaza dallo scorso 8 luglio, 84 solo oggi, tra cui sei membri della famiglia Abu-Itta colpiti dall’esplosione e dalle schegge della casa vicina bombardata dall’aviazione israeliana.

il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha condannato duramente l’attacco alla scuola dell’Unrwa di Beit Hanoun, che ha causato 17 vittime e oltre 200 feriti tra i palestinesi che vi avevano trovato rifugio. Dura condanna anche da parte degli Stati Uniti: “Siamo profondamente rattristati e preoccupati per il tragico incidente – ha dichiarato dal Cairo il portavoce del dipartimento di Stato americano Jen Psaki – e ribadiamo il nostro appello affinché entrambe le parti raddoppino i propri sforzi per la protezione dei civili”.

Il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond ha detto in conferenza stampa al Cairo che “Hamas deve accettare un cessate il fuoco umanitario, senza condizioni”. Eppure ieri era stato il ministro israeliano della Giustizia Tzipi Livni a dichiarare che non ci sarebbe stata alcuna tregua finché non fossero stati smantellati tutti i tunnel a Gaza, mentre ieri sera Hamas si era detto disponibile alla tregua umanitaria a condizione che il blocco imposto a Gaza fosse allentato.

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ORE 17.45 – ESERCITO:”FORSE SU SCUOLA UNRWA RAZZI DI HAMAS”. GIURA IL NEOPRESIDENTE ISRAELIANO RIVLIN

L’esercito israeliano ha dichiarato che alcuni razzi lanciati da Hamas sono caduti su Beit Hanoun e che potrebbero essere stati questi a provocare le vittime della scuola dell’Unrwa: lo rende noto Haaretz. Intanto, alla Knesset giura il neopresidente israeliano Reuven Rivlin.

ORE 17 – STRAGE BEIT HANOUN, 17 VITTIME. UNRWA: “ISRAELE AVEVA LE COORDINATE DELL’EDIFICIO. MAI CONCESSA UNA FINESTRA DI FUGA PER I CIVILI”

Il bilancio delle vittime dell’attacco alla scuola dell’Unrwa a Beit Hanun è salito a 17 vittime e oltre 200 feriti. Chris Gunness, portavoce dell’Unrwa, ha dichiarato via Twitter che ”precise coordinate del rifugio dell’UNRWA a Beit Hanoun erano state formalmente comunicate all’esercito israeliano”. Ha poi aggiunto che “nel corso della giornata, l’UNRWA ha provato a coordinare con l’esercito israeliano una finestra per la fuga dei civili, ma non è mai stata concessa”.  Gunness ha detto di non poter né confermare né smentire la presenza di Hamas all’esterno dell’edificio, aggiungendo che comunque “Israele e Hamas devono rispettare l’inviolabilità dell’Onu e della legge umanitaria”.

 

Ore 16:25 – DALLA FRANCIA 11 MILIONI DI EURO PER GAZA

Il Presidente francese Hollande ha dichiarato che il suo Paese donerà 11 milioni di euro agli abitanti di Gaza. I fondi saranno distribuiti ad organizzazioni non governative attive nella zona.

Secondo fonti palestinesi Israele non permetterebbe ai soccorritori di raggiungere Khan Yunis per poter evacuare i feriti e raccogliere i cadaveri.

ore 16:10 - Razzi su Ashkelon. I media israeliani riferiscono di duri scontri tra i gruppi armati palestinesi e i soldati di Tel Aviv nel quartiere Shujaiyya a est della città di Gaza.

Salgono a 15 le vittime del bombardamento della scuola dell’Unrwa a Beit Hanun. 150 i feriti. Un bilancio che, visto l’alto numero di feriti, appare provvisorio. E’ la quarta volta, da quando è iniziata l’offensiva israeliana su Gaza, che viene colpita una struttura dell’Onu. E’, però, la prima volta che si registrano vittime.

ore 15:44 – I GRUPPI ARMATI PALESTINESI PROMETTONO VENDETTA PER LA STRAGE DI BEIT HANUN. TV AL-MAYADEEN: “770 LE VITTIME DALL’INIZIO OFFENSIVA”

I “Comitati di resistenza” palestinesi hanno detto poco fa che «la strage di Bait Hanun avrà una risposta. Ci vendicheremo per il sangue dei martiri»

Secondo la rete panaraba al-Mayadeen le vittime palestinesi dall’inizio dell’offensiva israeliana sono 770. Più di 4700 feriti.

 Ore 15:25 – MASSACRO NELLA SCUOLA UNRWA A BEIT HANUN. LE VITTIME SONO GIA’ 13. DECINE I FERITI.

Decine di vittime e feriti nel bombardamento di una scuola dell’Unrwa a Beit Hanun nel nord della Striscia di Gaza. La scuola ospitava coloro che avevano dovuto lasciare le loro case da quando è iniziata l’operazione “Bordo Protettivo”.

Il Dottor Ashram al-Qidra, portavoce del Ministero della Sanità a Gaza, ha detto che al momento sono già 13 le vittime. Decine i feriti.

Un testimone oculare ha raccontato all’agenzia Ma’an: “eravamo seduti nel cortile della scuola quando ci sono piovute addosso le bombe”. Alcuni presenti parlano di 5 bombe sganciate dagli israeliani.

 Ore 15:15 – MINISTRO AFFARI STRATEGICI ISRAELIANO, YUVAL STEINITZ:“POSSIBILITA’ DI ALLARGARE OPERAZIONE MILITARE”

Il Ministro israeliano degli Affari Strategici, Yuval Steiniz, ha detto che “Israele sta vagliando la possibilità di allargare l’operazione militare”.

La tv al-Mayadeen sostiene che Israele ha arrestato circa 150 giovani palestinesi nella zona di Khaza’a e li ha portati a Sufa. 4 feriti (di cui 2 in condizioni gravi) in un raid dell’aviazione israeliana a Shajaiyya, ad est di Gaza.

Le brigate al-Qassam hanno attacco con diversi missili mezzi corazzati israeliani che erano penetrati nella zona est di al-Tuffah. Non è ancora noto l’esito dell’offensiva.

ore 15:10 BREAKING, DECINE DI MORTI E FERITI IN SCUOLA UNRWA A BEIT HANOUN COLPITA DA TIRI ISRAELIANI

ore 15:00 MINISTERO INTERNI PALESTINESI: “ISRAELE ARRESTA FERITI E SOCCORRITORI”

Bombardamenti in corso nella parte occidentale di Beit Lahya e nel campo profughi di Maghazi.

Secondo il Ministero degli interni palestinesi Israele avrebbe arrestato diversi soccorritori e feriti a Khaza’a a est di Khan Yunis. La notizia è confermata dal corrispondente del tv panaraba al-Mayadeen che aggiunge: “Israele sta arrestando i feriti che erano in un’ambulanza”.

Prosegue il lancio di razzi su Israele. Un missile caduto nei pressi di Sha’ar HaNeghev ha provocato un incendio.

ore 14:00 –  746 VITTIME. LA MINISTRA ISRAELIANA LIVNI: “FINE OPERAZIONE QUANDO NON CI SARA’ PIU’ PERICOLO TUNNEL”

Intervistato da Sky News, il ministro delle finanze israeliano, Naftali Bennet, ha accusato Hamas di usare i civili come scudi umani. Sulla crescita di consensi per Hamas tra la popolazione locale, il leader di “Casa Ebraica” ha detto che i sostenitori del movimento islamico sono “immorali” e poi ha aggiunto: “noi vogliamo vivere fianco a fianco con loro, sono loro ad inseguirci. Abbiamo consegnato la terra [si riferisce al ritiro dei coloni dalla Striscia nel 2005, ndr], e loro l’hanno resa un fortino del terrore”. La ministra di giustizia, Tzipi Livni, ha ribadito stamane che “Israele deve continuare l’operazione su Gaza. Quando non ci sarà più il pericolo dei tunnel, allora si discuterà di una fine”.

Ore 13.15 – UNRWA: “UCCISE TRE NOSTRE INSEGNANTI”

Il portavoce dell’agenzia Onu Unrwa, Chris Gunness, ha fatto sapere oggi che tre delle insegnanti del loro staff sono state uccise in un attacco israeliano, due nella loro casa e una mentre tornava dopo un giorno di lavoro in un rifugio dell’agenzia: “Tre insegnanti dell’Unrwa sono state uccise. Il mio cuore si spezza per ogni cooperante umanitario che paga un simile prezzo, morire aiutando gli altri”.

Ore 12.45 – SCONTRI A GERUSALEMME E IN CISGIORDANIA. STASERA MARCIA VERO GERUSALEMME DA QALANDIYA

Nella notte di ieri scontri tra manifestanti palestinesi e forze militari israeliane a Gerusalemme, nei quartieri di Ras al-Amoud e Silwan. Scontri anche a Ramallah, Nablus e Betlemme in Cisgiordania. Per stasera il neonato gruppo 48ThousandMarch ha organizzato un’azione a Ramallah: alle 9.30 di stasera una marcia partirà dal campo profughi di Al Amari e si dirigerà verso il checkpoint di Qalandiya, dove è prevista una preghiera per le vittime di Gaza. Poi i manifestanti tenteranno di raggiungere Gerusalemme, attraverso il checkpoint israeliano. Si attendono scontri.

Ore 12.40 – KERRY DAL CAIRO: TURCHIA E QATAR FACCIANO PRESSIONE SU HAMAS PER TREGUA. MOSCHEA DI AL AQSA: VENERDÌ INGRESSO VIETATO AGLI UNDER 50

Prosegue la campagna diplomatica del Segretario di Stato Usa che oggi è di nuovo in Egitto, dopo la visita di ieri in Israele e Cisgiordania. Al Cairo ha incontrato i ministri degli Esteri di Turchia e Qatar e ha chiesto loro di premere su Hamas affinché si giunga a un cessate il fuoco. Kerry avrebbe avuto anche un’altra conversazione telefonica con Netanyahu. Oggi il sistema di difesa israeliano Iron Dome ha intercettato cinque razzi lanciati dalla Striscia di Gaza verso Tel Aviv. Domani vietato l’ingresso alla moschea di al Aqsa, Gerusalemme, ai minori di 50 anni. Israele teme scontri.

Ore 12.30 – LIEBERMAN: BRASILE IRRILEVANTE NELL’ARENA INTERNAZIONALE

Stizzita la reazione del ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, alla decisione del governo brasiliano di richiamare il proprio ambasciatore in Israele. “Questa scelta dimostra il doppio standard del Brasile che lo rende parte del problema invece di contribuire alla soluzione. Questa condotta mostra perché il Brasile, che è una potenza culturale ed economica, resta irrilevante nell’arena internazionale”.

ORE 12.00 – ESERCITO EGIZIANO:  SVENTATO ATTENTATO A KEREM SHALOM

L’esercito egiziano ha riferito di avere sventato un attacco kamikaze al kibbuz di Kerem Shalom, valico di passaggio sui confini tra la Striscia di Gaza, L’Egitto e Israele. ieri sera. I militari hanno ucciso l’attentatore sucida che indossava una cintura esplosiva, riporta l’agenza Ma’an. Inoltre, l’esercito del Cairo ha distrutto un veicolo che trasportava un missile a Sheikh Zuweid, nel nord del Sinai, uccidendo due persone che erano a bordo.

Ore 11.45 – HAMAS: UCCISI 8 SOLDATI ISRAELIANI. TEL AVIV NON CONFERMA

Le Brigate al Qassam hanno riferito di avere ucciso otto soldati israeliani, oggi, a nord-est di Gaza City. Se la notizia fosse confermata, sarebbe il più alto numero di vittime in un unico attacco del braccio armato di Hamas contro le truppe israeliane. Le Brigate al Qassam hanno anche rivendicato la distruzione di un blindato israeliano che trasportava un RPG 29, un lanciarazzi. Tel Aviv non ha rilasciato dichiarazioni.

ORE 11.30 – UNRWA: COLPITA SCUOLA CON 1.500 SFOLLATI

L’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) ha riferito che la scuola femminile Deir Al Balah, a Gaza, è stata colpita dal fuoco israeliano stamattina alle 7.45 (8.45 italiane): 5 persone sono rimaste ferite. All’interno dell’edificio avevano trovato rifugio circa 1.500 persone. “Questa è la seconda volta in tre giorni che Israele colpisce una scuola dell’Unrwa e torniamo a condannare quanto accaduto nella maniera più dura possibile”, ha detto il portavoce Unrwa, Chris Gunness. “Le Forze armate israeliane ci hanno detto che possiamo muoverci liberamente in veicoli con il marchio dell’Onu. Chiediamo a tutte le parti di rispettare gli obblighi stabiliti dalle leggi internazionali per tutelare civili e di astenersi da qualsiasi azione che possa mettere a repentaglio l’incolumità degli operatori umanitari”. Lunedì è stata colpita la scuola Unrwa Maghazi, una ragazza è rimasta ferita. Quando lo staff dell’agenzia Onu si è recato nella scuola per un sopralluogo, l’area è finita di nuovo sotto il fuoco israeliano “mettendo a rischio la vita dello staff Unrwa”.

Ore 11.15 – LA CISGIORDANIA PROTESTA CONTRO L’ATTACCO A GAZA

I palestinesi in Cisgiordania guardano con rabbia e dolore alla Striscia di Gaza. Ogni sera ci sono manifestazioni di protesta contro Israele, che finiscono in scontri con i soldati israeliano o anche con la polizia palestinese. Lanci di pietre e molotov contro i militari israeliani che rispondono con gas lacrimogeno, cannoni ad acqua, proiettili di gomma e anche veri. Sono due i morti e decine i feriti palestinesi nelle proteste degli ultimi giorni.

Quattro persone sono state arrestate dagli israeliani ieri ad Abu Dis, vicino a Gerusalemme, tra cui un tredicenne. La Mezza Luna Rossa ha riferito di diversi casi di soffocamento da gas lacrimogeno, anche tra i soccorritori.

Ore 11.00 –L’ASTRONAUTA ALEXANDER GERST: “LA FOTO PIÙ TRISTE SCATTATA SINORA”

L’immagine della Striscia di Gaza vista dallo spazio sta facendo il giro del Web. Si vedono la pioggia di fuoco su Gaza e i razzi su Israele. “È la foto più triste che abbia scattato sinora”, ha commentato l’astronauta tedesco Alexander Gerst dalla stazione spaziale International Space Station, 300 chilometri dalla terra.

Ore 10.45 – GAZA: 729 PALESTINESI UCCISI E OLTRE 4.000 FERITI. ISRAELE: 32 SOLDATI MORTI

I raid israeliani dal cielo, da terra e da mare non si fermano e da stamattina hanno fatto 34 morti tra i palestinesi, di cui dieci membri della famiglia al-Astal (due bambini di tre e cinque anni), la cui casa è stata colpita a Khan Yunis. Il bilancio delle vittima sale rapidamente (729 morti, oltre 4.000 feriti), mentre la diplomazia parla di cessate il fuoco e sembra essersi aperta la possibilità di una tregua umanitaria di cinque giorni da sabato, fine del mese islamico del Ramadan.

Sono, invece, 32 i soldati israeliani deceduti e 28 quelli rimasti feriti nei combattimenti che infiammano la Striscia di Gaza da 17 giorni. È il più alto numero di perdite militari israeliane dall’invasione del Libano nel 2006, fa notare l’agenzia palestinese Ma’an.

Ore 10.15 – BRASILE  RICHIAMA AMBASCIATORE. LE COMPAGNIE USA RIPRISTINANO  I VOLI DA E PER ISRAELE

Il governo Brasialiano ha richiamato il suo ambasciatore a Tel Aviv in segno di protesta per lo “sproporzionato uso della forza da parte di Israele” nella Striscia di Gaza. La diplomazia si muove per raggiungere un cessate il fuoco tra Israele e Hamas che è disponibile  auna tregua umanitaria. Ieri il ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, ha incontrato il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, a Ramallah, e oggi vede il premier israeliano Benjamin Netanyahu. C’è bisogno di una “soluzione stabile”, ha detto Hammond, “il cessate il fuoco non è sufficiente” .

Oggi si riunisce la Knesset (il Parlamento israeliano) in seduta straordinaria per discutere della operazioni militari a Gaza. Le compagnie aeree statunitensi tornano a volare da e per il Ben Gurion di Tel Aviv. La decisione di ripristinare i voli è arrivata dopo la visita, ieri, del segretario di Stato statunitense, John Kerry, a Gersulamme e Ramallah. Kerry è al Cairo per proseguire il suo lavoro diplomatico con gli egiziani, al fine di arrivare a un cessate il fuoco. Continuano i raid israeliani nella Striscia di Gaza, mentre risuonano le sirene in diverse località del centro di Israele per il lancio di razzi.

ore 9.00 – CESSATE IL FUOCO A PARTIRE DA SABATO?

Il nostro corrispondente e giornalista del Manifesto, Michele Giorgio riporta (citando fonti palestinesi) della possibilità di un cessate il fuoco di 5 giorni a partire da sabato.

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Diretta di ieri, mercoledì 23 luglio

dalla redazione Gerusalemme, 24 luglio 2014, Nena News – Sono 718 le vittime gazawi (81.5% civili), ad ora, giovedì 23 luglio ore 8 del mattino. La notte ha portato con sé altri 23 morti, durante bombardamenti che non hanno mai smesso di piovere su Gaza. Molte delle vittime arrivano dal villaggio di Khuza’a, vicino Khan Younis, teatro ieri di un nuovo massacro di civili. Sale a 32 il numero dei soldati israeliani uccisi in combattimento dall’inizio dell’operazione di terra, il 17 luglio.

L’emergenza umanitaria è indescrivibile, i dati forniti dall’Ocha sono impietosi: 1 milione e 200mila persone senza accesso o con accesso limitato all’acqua, l’80% della popolazione con poche ore di elettricità al giorno, 130mila sfollati (70mila dei quali nelle scuole dell’Unrwa, pienissime, dove manca tutto, dal cibo ai bagni), oltre duemila case completamente distrutte, oltre 3mila seriamente danneggiate. In un simile massacro, la diplomazia mondiale continua ad incontrarsi e a parlare di tregua, ognuno alle proprie condizioni. Ieri sia il segretario di Stato Usa Kerry che il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon sono arrivati nella regione, incontrando sia il presidente palestinese Abbas a Ramallah che il premier israeliano Netanyahu a Gerusalemme.

Tutti parlano di grandi sforzi diplomatici e di tregua vicina: “Abbiamo sicuramente fatto dei passi avanti, ma c’è ancora molto da fare”, ha detto Kerry ripetendo un mantra che nell’ultimo anno hanno sentito in molti, riferito all’andamento pessimo dei negoziati tra Israele e ANP.

Da parte loro né Israele né Hamas paiono pronti al cessate il fuoco, con il movimento islamista fermo nelle sue posizioni: nessuno a Gaza accetterà il ritorno allo status quo, non saranno state massacrate centinaia di persone per non ottenere nessun diritto. Khaled Meshaal ieri è stato chiaro: “Nessuno può disarmare la resistenza”, ha detto dopo il documento redatto dai 28 ministri degli Esteri della Ue che chiedevano il disarmo delle Brigate al-Qassam e di tutte le milizie armate della Striscia. “Non accetteremo nessuna proposta che non includa l’alleviamento dell’assedio sui gazawi – ha aggiunto il leader islamista – Quanti soldati israeliani devono vedere prima di decidere di eliminare il blocco? A Gaza tutto sta collassando: non c’è acqua, elettricità, medicine, carburante, cibo. Invito il segretario Ban Ki-moon a venire a Gaza e vedere con i suoi occhi questo massacro”.

Un punto importante è stato però segnato ieri dal voto del Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu che con 29 voti a favore, 17 astenuti (tra cui l’Italia e tutti i paesi Ue) e un contrario (gli Stati Uniti) ha approvato la creazione di una commissione di inchiesta che indaghi eventuali crimini di guerra compiuti da Israele contro Gaza.

Sono diverse le organizzazioni per i diritti umani che hanno detto di aver raccolto già numerose e consistenti prove di tali crimini, tra cui il bombardamento dell’ospedale Al Wafa. Dall’altra parte del muro di separazione, in Cisgiordania ci sono stati ancora scontri notturni tra giovani manifestanti e forze militari israeliani. Lo stesso a Gerusalemme. Mohammed Qasim Hamamra, 19 anni del villaggio di Husan, a Ovest di Betlemme, è morto per le ferite subite ieri, negli stessi scontri in cui aveva perso la vita anche Mahmoud Hamamra, 32, colpito al petto da un proiettile. Mohammed è spirato in ospedale stamattina. Nena News

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Il fronte antisionista d’Israele

Mer, 23/07/2014 - 11:40

Sebbene le voci di dissenso all’operato del governo di estrema destra siano poche, cresce all’interno d’Israele il fronte antimilitarista e antisionista. Una forza minoritaria, ma che tuttavia ha posto le differenze da parte per mandare un messaggio comune: “no al massacro a Gaza”.

 

 

di Chiara Cruciati – il Manifesto

Gerusalemme, 23 luglio 2014, Nena News – I sondaggi sull’offensiva in corso sono impietosi: il 93% della popolazione israeliana si dice soddisfatta dell’operazione militare “Barriera Protettiva”, il 71% approva l’attacco via terra e il 77% non vuole un cessate il fuoco (il sondaggio è stato realizzato il 20 luglio da New Wave Research e dal quotidiano Israel Hayom). Se non bastassero i numeri, basta fare un giro nei social network, sintonizzarsi su una tv israeliana o sfogliare un quotidiano: la campagna anti-araba iniziata con la morte dei tre coloni trova linfa vitale nell’attacco contro la popolazione gazawi e, ancora una volta, cementa il sentimento nazionalista israeliano.

Poche le voci di dissenso, ma non per questo meno significative: cresce il fronte antisionista e antimilitarista israeliano, attira un numero maggiore di attivisti e lavora per fornire un’informazione alternativa. Lunedì sera sono scesi in piazza a Jaffa, nel martoriato quartiere di Al Ajami, circa 800 persone organizzate dal movimento islamico, al cui appello hanno aderito singoli attivisti, mentre in altre comunità si sono ritrovate organizzazioni pacifiste, partiti anti-sionisti di estrema sinistra e la sinistra moderata sionista (i partiti Meretz e Hadash). «Gruppi fascisti si sono organizzati per aggredire la manifestazione di Jaffa – spiega al manifesto l’attivista israeliana Tamar Aviyah – Sono sempre più strutturati, si organizzano nei social network. La polizia ha cercato di dividerci chiudendo le strade. Sembrava ci fosse il coprifuoco».

Il fronte si sta però allargando, grazie anche all’informazione alternativa fornita su Facebook e Twitter dagli attivisti e da siti come +972mag, fonte indispensabile di immagini, analisi e notizie che i media mainstream tacciono: «Non seguo molto la stampa israeliana, ma posso dirvi che giornali e tv si focalizzano quasi esclusivamente sulla solidarietà all’esercito, nel tentativo di rafforzare il sentimento anti-arabo. Nessuno parla delle legittime richieste di Hamas, nessuno mostra immagini del massacro in corso. Le vittime gazawi? Le chiamano ‘danni collaterali’. La terminologia è molto sterile, machista, esclusivamente volta a giustificare le violenze».

Una pratica che si rispecchia nei comportamenti e i discorsi della maggioranza del popolo israeliano. Ma quello che preoccupa, ci spiega un altro attivista che chiede di restare anonimo, è la crescita repentina dei gruppi fascisti e di estrema destra, oltre al controllo capillare da parte dei servizi segreti interni delle attività dei gruppi anti-sionisti e di sinistra. Per questo, alcuni attivisti si stanno organizzando per monitorare le attività dell’estrema destra, seguendone i movimenti nei social network e le azioni in programma. Alcuni hanno messo in piedi forze di difesa che operano durante le manifestazioni per evitare aggressioni.

«Siamo in parte soddisfatti – continua Tamar – perché il movimento di base israeliano anti-sionista è in crescita. Numeri come quelli di questi giorni – 800 persone a Jaffa, oltre mille a Tel Aviv – non erano mai stati raggiunti. A questo si aggiungono le azioni del BDS, la campagna di boicottaggio dello Stato di Israele, e quelle degli Ebrei contro il Genocidio [movimento di ebrei israeliani e stranieri contro il genocidio del popolo palestinese, ndr]: oltre a lanciare petizioni che hanno portato a vittorie a livello internazionale, in questi giorni hanno fatto parlare di sé con azioni di fronte all’ambasciata Usa e al Museo dell’Olocausto a Gerusalemme, dove hanno posto una piramide di bambole a rappresentare le vittime di Gaza. Le hanno ricoperte di vernice rossa, il sangue versato, e poi gli hanno dato fuoco».

Di nuovo sotto il sole del minoritario attivismo israeliano c’è una nuova unità tra le varie forze, di solito politicamente divise: «Oggi l’obiettivo è unico, tentiamo di mettere da parte le differenze e inviare un messaggio comune, no al massacro – ci spiega l’attivista di BDS from Within, Ronnie Barkan – Un blocco unico è necessario sia per far girare più informazioni possibile che per reagire agli attacchi delle squadracce fasciste e naziste. Voglio essere chiaro: la società israeliana è tendenzialmente fascista, non c’è nulla di nuovo nei discorsi pubblici. Ciò che è cambiato è l’escalation di violenza, che da verbale è diventata pratica a causa dell’eccitamento provocato dalle dichiarazioni di parlamentari e politici che invocano il genocidio dei palestinesi. Semplicemente oggi non si vergognano più: razzismo e fascismo oggi sono più visibili, ma sono sempre esistiti, dal 1948, da Ben Gurion».

«È sempre più pericoloso dichiararsi antisionisti o anche solo di sinistra – conclude Ronnie – Anche un partito sionista e moderato come Meretz è chiamato traditore, eppure non mossero un dito contro l’operazione Piombo Fuso». Alla fine, niente di nuovo sotto il sole israeliano. Nena News

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Categorie: Palestina

Cease-fire initiatives pit Turkey against Egypt

Mer, 23/07/2014 - 11:21

Is Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan more concerned with undermining Egyptian President Abdel Fattah al-Sisi than to broker a cease-fire in Gaza?

A general view of the venue during an extraordinary session of the Arab League at the league’s headquarters in Cairo July 14, 2014. . (REUTERS/Amr Abdallah Dalsh. Source al-Monitor)

Semih Idiz   al-Monitor

Roma, 23 luglio 2014, Nena NewsTurkey is angry over Israel’s brutal operation in the Gaza Strip. Ankara, however, is marginalized in this crisis, unable to contribute to efforts aimed at ending the bloodshed. Meanwhile, the crisis is seen to be further fueling tensions between Turkey and Egypt.

Ties between the two countries are strained already over the military coup that toppled Egypt’s elected President Mohammed Morsi and his Muslim Brotherhood-dominated administration in July 2013.

Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan, an ardent supporter of the Muslim Brotherhood and Hamas, is infuriated over the role Egypt is playing in trying to broker a cease-fire in Gaza.

He is questioning Cairo’s role by arguing that Egypt is currently governed by a tyrant, and claiming that Egyptian President Abdel Fattah al-Sisi, who led the coup against Morsi and the Brotherhood, is merely using Gaza as a pretext to legitimize his rule.

“Sisi is not a party to this. He himself is a cruel perpetrator of a coup. He has blocked Hamas’ access to food and aid by closing the roads to Gaza,” Erdogan told reporters after attending Friday prayers on July 18. “Egypt is not a party. … They are trying to legitimize the administration in Egypt,” he said.

Erdogan clearly cannot accept that Sisi, whom he has been constantly vilifying since the Egyptian coup, may play a leading role in Gaza. His claim that the Egyptian leader is merely seeking legitimization by using Gaza even forced some diplomats in Ankara to ask whether Erdogan is concerned more about undermining Sisi than about securing an early cease-fire in Gaza.

Such doubts follow Egyptian and Israeli claims that Turkey has sabotaged Cairo’s efforts at securing a cease-fire. Egypt’s Foreign Minister Sameh Shoukry told local news editors in Cairo on July 17 that Turkey, together with Qatar, was conspiring to undermine Egypt’s efforts. Israeli Foreign Minister Avigdor Liberman had made a similar claim earlier.

Ankara rejects these claims, but Erdogan has made apparent his opposition to any cease-fire worked out by Egypt, Israel and the Palestinian Authority (PA) over Hamas’ head. Erdogan has also been saying that any cease-fire deal has to include the lifting of the siege on Gaza.

This is also in line with Hamas’ position. The group’s political leader, Khaled Meshaal, was quoted by Al-Monitor on July 17 saying that Hamas rejected any cease-fire arrangement that excludes lifting the Gaza siege.

The Egyptian Foreign Ministry summoned Turkey’s charge d’affaires in Cairo on July 20 to protest Erdogan’s remarks about Sisi. A similar summons took place on June 3 when Cairo expressed displeasure with comments made by Turkish officials about the Egyptian presidential election.

Neither country is represented at the ambassadorial level since Egypt expelled the Turkish ambassador in November, accusing Ankara of interfering in its internal affairs. Cairo also refused to send its own ambassador, who had been recalled for consultations previously, back to Ankara.

Shoukry also reacted to Erdogan’s remarks questioning Sisi’s legitimacy in trying to broker a Gaza deal. He said these remarks “were out of keeping with diplomatic traditions, and totally unacceptable.” Shoukry said, “Erdogan’s behavior would not protect the blood of the people of Gaza.”

Most diplomats in Ankara sounded out by Al-Monitor believe Erdogan is rowing against a strong current if he thinks he can marginalize Egypt over Gaza. They say Sisi enjoys more international credibility in this crisis than Erdogan.

They also underline the fact that Palestinian President Mahmoud Abbas openly said, during his visit to Ankara last week, that the PA had asked Egypt to play a role in trying to secure a cease-fire in Gaza.

“Our Egyptian brothers embarked on this initiative on our request,” Abbas said during his press conference with President Abdullah Gul, in response to a question about Cairo’s present role in Gaza.

Ambassador Hazem Abu Shanab, a member of Fatah’s Revolutionary Council, for his part underlined in his interview with Al-Monitor’s Walaa Hussein, posted on July 18, that council leaders “reject any role by anyone, save that of Egypt, as mediator and sponsor of national Palestinian reconciliation or in the political process relating to the Palestinian cause.”

Hussein also cited an Arab League source, saying, “Talk about a Turkish initiative to replace that of Cairo is not a cause of concern to the Egyptians because they are confident that neither the Palestinian Authority, represented by Fatah, nor Israel will accept any alternative mediation at the present time.”

Saudi Arabia also dashed any hopes that Erdogan may have of marginalizing Sisi. Ahram Online reported on July 19 that Saudi King Abdullah bin Abdulaziz had given full support for the Gaza truce proposal made by Egypt.

More significantly, however, US Secretary of State John Kerry is currently in Cairo for talks with Sisi and members of his government in a fresh bid to try and secure a cease-fire in Gaza. This flurry of diplomatic activities shows it is Turkey that is on the margins of efforts concerning Gaza.

Yet, there may be a secondary role for Turkey to play, judging by remarks made to Al-Monitor by Shanab. Shanab pointed out that last week’s meeting between Erdogan and Abbas was aimed at taking “advantage of Turkish efforts and relations with the Hamas leaders, as well as to reach a unified Palestinian position in favor of the Egyptian initiative to put an end to Israeli aggression.”

According to this formulation, Ankara is expected to pressure Hamas to accept a cease-fire brokered by Cairo and Washington with support from the PA. Suggestions are also being made that Turkey could mediate between Hamas and Egypt.

But there are difficulties in both cases. Having gone out on a limb by not just opposing Egyptian efforts but also any cease-fire brokered over Hamas’ head, Erdogan will be loath to give any impression that he is pressing Hamas into a cease-fire it does not want to accept. As for mediating between Egypt and Hamas, Ankara has to have relatively good ties with Cairo and a neutral position between the sides to be able to do this, but does not.

It is more likely that Erdogan will prefer, in the lead-up to the presidential elections next month, which he is currently campaigning for, to keep hitting at Israel, Sisi, the United States, Europe and Arab governments, and support Hamas’ position, because this brings him support in Turkey, even if it contributes nothing to resolving the Gaza crisis.

But a final caveat has to be tossed in here. A delegation led by Ambassador Feridun Sinirlioglu, the undersecretary for the Turkish Foreign Ministry, flew to Washington on July 21 to “discuss current bilateral, regional and global issues,” according to a ministry statement. Sinirlioglu planned to meet with senior counterparts from various agencies, notably the US Department of State and the National Security Council.

Given the growing frustration in Washington with Erdogan, some are speculating that Sinirlioglu’s mission is to explain to his US interlocutors what should and what should not be taken seriously at a time when Erdogan is on the campaign trail.

The implication is that Erdogan will change tack after he is elected president in a few weeks — as expected — because Ankara will want to break out of its regional isolation and regain the international influence it has lost. But given his by now familiar angry demeanor and unpredictable ways, this may be wishful thinking.

That aside, though, prospects for Turkish-Egyptian ties do not look promising for the foreseeable future. Nena News

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Categorie: Palestina

ISRAELE. Rabbino Lior: “Se necessario, Israele deve distruggere Gaza”

Mer, 23/07/2014 - 09:53

Le considerazioni del rabbino estremista, espresse sotto forma di una sentenza religiosa, danno la benedizione alle autorità israeliane di sterminare gli abitanti della Striscia per difesa. Il Meretz chiede di aprire un’indagine

Lior trasportato in spalla dai suoi sostenitori all’uscita del carcere nel 2011 (Fonte Demotix.com)

 

della redazione

Roma, 23 luglio 2014, Nena News – “La Torah spiega in che modo gli ebrei devono difendersi dai propri nemici: se è necessario, Israele deve distruggere Gaza”. Parola di Dov Lior, leader spirituale dell’insediamento illegale di Kiryay Arba alle porte di Hebron, considerato il rabbino più estremista della destra religiosa ebraica. Famoso per aver asserito che “se uno dei due genitori non è ebreo, il bambino avrà i geni negativi che caratterizzano i non-ebrei”; ma anche per essere stato arrestato e interrogato con l’accusa di incitamento alla violenza per aver promosso un libro religioso, “il Re della Torah”, che dà gli ebrei il permesso di uccidere i non-ebrei, compresi i neonati.

Lior ha emesso un responsum (sentenza giuridica religiosa) che permette la totale distruzione della Striscia di Gaza e dei suoi abitanti, se necessario, per difendere il paese sotto attacco. “La Torah – ha scritto Lior – insegna agli Ebrei come comportarsi anche in tempo di guerra. Pertanto, alla nazione attaccata è consentito punire la popolazione nemica con le misure che ritiene adeguate, come il blocco delle forniture o di energia elettrica. Essa può bombardare l’intera area in base al giudizio del ministro della guerra e non mettere arbitrariamente i soldati in pericolo. Tutte le misure deterrenti per sterminare il nemico sono lecite”.

Grande sostenitore di Baruch Goldstein,  il colono che il 25 febbraio del 1994 aprì il fuoco sui fedeli musulmani in preghiera alla tomba dei patriarchi di Hebron uccidendo 29 palestinesi – e detrattore dell’ex premier israeliano Yitzakh Rabin promotore degli accordi di pace con i palestinesi – Lior ha aggiunto che “il ministro della Difesa può anche ordinare la distruzione di Gaza, in modo che il sud non debba più soffrire e per evitare danni ai membri del nostro popolo che da tempo soffre per i nemici che ci circondano”.

Zahava Gal-On, leader del partito di opposizione Meretz, ha chiesto al procuratore generale Yehoshua Weinstein di aprire un’indagine: “I commenti razzisti del rabbino Dov Lior – ha dichiarato – vanno ben oltre la libertà di espressione. E continuano sulla linea dei commenti razzisti degli anni passati, tra i quali quelli su Yitzakh Rabin prima della sua morte e quelli in sostegno di Baruch Goldstein”. In quell’occasione Lior definì infatti Goldstein “più santo dei martiri dell’Olocausto”. Nena News

 

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Categorie: Palestina

Diretta Gaza. Oltre 600 vittime in due settimane. E la diplomazia stenta

Mer, 23/07/2014 - 09:29

Almeno 50 palestinesi morti ieri. Bombardamenti e colpi di artiglieria israeliani incessanti. l’OCHA denuncia: “a Gaza non c’è nessun luogo sicuro in cui nascondersi”. Ma la tregua appare ancora una chimera.

AGGIORNAMENTI:

 

Ore 22.20 – MESHAAL: OK A TREGUA UMANITARIA, MA FINE DELL’EMBARGO SU GAZA

Il leader di Hamas, Khaled Meshaal, nel corso di una conferenza stampa a Doha, Qatar, ha detto che il movimento islamico è disponibile a una tregua umanitaria, ma non a un cessate il fuoco senza la fine dell’embargo su Gaza. “Ne abbiamo abbastanza delle sanzioni, il cessate il fuoco deve essere accompagnato dalla fine del blocco”, ha ribadito, “i gazawi sono le vittime, non i carnefici. A Gaza è tutto al collasso, non ci sono acqua, elettricità, medicine, gas, cibo, gaza ha bisogno di aiuto”.

Ore 21.40 – PUTIN OFFRE LA SUA MEDIAZIONE. HAMAS: SÌ A TREGUA UMANITARIA. RAFFICA DI ARRESTI A GAZA

Il presidente russo Vladimir Putin si va avanti e si offre come mediatore del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, nel corso di una telefonata con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Lo ha riferito il Cremlino.

In una precedente dichiarazione, il leader di Hamas, Khaled Meshal, ha detto di essere disposto a discutere di una tregua umanitaria. Il bilancio delle vittime dell’offensiva israeliana Barriera Protettiva continua a salire: 693 morti, di cui 166 bambini, e 4.519 feriti, tra cui 1.213 bambini. 33 i soldati morti nei combattimenti, mentre un lavoratore straniero è rimasto ferito da un razzo lanciato dalla Striscia nell’area di Yavneh, nella zona centrale di Israele.

Continuano a risuonare le sirene in Israele e a Gaza l’esercito israeliano  ha arrestato 150 palestinesi sospettati di avere partecipato ad azioni terroristiche.

ORE 20 – NETANYAHU SULL’INCHIESTA ONU: “E’ UNA FARSA”. SHIN BET: “UCCISI ALCUNI MILITANTI-CHIAVE DELLA JIHAD ISLAMICA”

“E’ una farsa e dovrebbe essere respinta dalle persone oneste di tutto il mondo”. Questa la reazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu alla notizia del voto a favore di una commissione d’inchiesta indipendente sui crimini di guerra commessi a Gaza dall’esercito di Tel Aviv da parte del Consiglio per i diritti umani dell’Onu. Secondo Netanyahu  Israele ha usato “accortezze senza precedenti per mantenere i civili palestinesi fuori pericolo, persino lanciare volantini, fare telefonate e inviare messaggi di testo”, mentre si dovrebbe indagare “Hamas, che commette doppi crimini di guerra, sparando razzi sui civili israeliani e usando i palestinesi di Gaza come scudi umani”. Netanyahu ha poi criticato duramente l’Onu, colpevole di aver inviato “un messaggio a Hamas e alle organizzazioni terroristiche in tutto il mondo che l’uso di civili come scudi umani è una strategia efficace”.

Lo Shin Bet ha dichiarato che, in coordinazione con l’esercito, è riuscito a colpire alcuni importanti militanti della Jihad islamica nella Striscia di Gaza. Nei giorni scorsi, stando alla dichiarazione dello Shin Bet, sono stati uccisi Akram Shakhar, militante operativo nella zona di Khan Yunis, che era incaricato del lanci di razzi; Sha’aban Dahduh, sospettato di essere il comandante di un battaglione a Gaza City; Mahmoud Ziada, un residente di Jabaliya che si sospettava fosse il comandante di un reggimento nel nord della Striscia; e Said Abu Ma’amar, che si credeva comandasse un reggimento della divisione Rafah della Jihad islamica. Secondo molti profili Facebook e Twitter sarebbe stato ucciso anche Mohammad al-Sinwar, uno dei capi della Jihad islamica che si sospettava fosse il comandante della divisione di Khan Younis.

Secondo l’intelligence israeliana, Sinwar ha svolto un ruolo di primo piano nel rapimento di Gilad Shalit ed è stato anche carceriere di Shalit durante parte della sua prigionia. Suo fratello Yahya è considerato uno dei leader politici di Hamas e ha scontato un lungo periodo in carcere in Israele.

Ore 18.40 –KERRY E NETANYAHU PARLANO DI TREGUA. ISRAELE CHIEDE SOLDI A USA PER IRON DOME

E’ in corso l’incontro tra il Segretario di Stato Usa, John Kerry, e il premier Benjamin Netanyahu. Secondo Azzam al Ahmad, dirigente Fatah, i negoziati fanno progressi e stasera potrebbe essere annunciata bozza di accordo sulla tregua.

Intanto, riporta Haaretz, Tel Aviv ha chiesto a Washington 225 milioni di dollari per sopperire alla mancanza di parti del sistema di difesa Iron Dome. Sempre secondo Hareetz, il segretario della Difesa Usa, Chuck Hagel, ha detto che Israele “ha un grave problema di parti”, senza specificare di quali parti del sistema si tratti, e che “non può aspettare i rifornimenti dei produttori statunitensi, pianificati tra due anni a partire da oggi”.

La Fedaral Aviation Amministration Usa ha prolungato la sospensione dei voli da e per Israele per altre 24 ore.

ORE 18. 45 -  IL CONSIGLIO PER I DIRITTI UMANI DELL’ONU HA VOTATO A FAVORE DELLA FORMAZIONE DI UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA SUI CRIMINI DI GUERRA COMMESSI A GAZA. 29 I FAVOREVOLI, 17 ASTENUTI E UN CONTRARIO, GLI STATI UNITI.   

Ore 18.30 – OGNI ORA MUORE UN BAMBINO A GAZA

Negli ultimi due giorni è stato ucciso un bambino ogni ora. La denuncia arriva da Kyung-wha Kang, vicesegretario generale dell’Onu per gli Affari umanitari.

Ore 18.20 – ISRAELE: ALTRI TRE SOLDATI MORTI OGGI, 32 IN TOTALE

Ore 17.40 – YASSER ABED RABBO: OLP CONDIVIDE CONDIZIONI HAMAS PER CESSATE IL FUOCO. PILLAY: SERIE POSSIBILITA’ CHE ISRAELE ABBIA COMMESSO CRIMINI DI GUERRA

L’Olp sostiene le richieste di Hamas per il cessate il fuoco. Lo ha detto il funzionario Yasser Abed Rabbo, spiegando che le richieste di “fermare l’aggressione contro Gaza e di togliere l’embargo in tutte le sue forme coincidono con le richieste dell’intero popolo palestinese e con gli obiettivi della leadership palestinese”.

Oggi l’emiro del Qatar si è recato in Arabia Saudita per discutere con re Abdullah della crisi nella Striscia di Gaza e del cessate il fuoco. Una mossa a sorpresa e pure il primo incontro tra i leader delle due petromonarchie dalla rottura diplomatica intercorsa tra Doha e Riad.

Intanto, Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha detto che c’è la “seria possibilità” che Israele abbia commesso crimini di guerra e ha chiesto che sia aperta un’indagine su almeno tre incidenti: il bombardamento dell’ospedale al Aqsa, a Deir al Balah; la morte di due donne in sedia a rotelle e il ferimento di quattro pazienti disabili a Beit Lahia; la distruzione delle abitazioni di alcune famiglie nell’attaco a Sshuja’iya. “Il mio staff sta documentando molti altri casi di case distrutte, con la perdita di vite umane tra i civili, in cui erano presenti membri di gruppi armati”

Ore 17.15 – La Croce Rossa Internazionale (CRI) ha riferito all’Afp che oggi una breve sospensione dei combattimenti in alcune zone della Striscia di Gaza ha consentito alle ambulanze di soccorrere le vittime dei raid su Shuja’iya. Centinaia di persone hanno usato la pausa e la copertura della CRI per entrare nel sobborgo martoriato dal fuoco israeliano, a est di Gaza City, alla ricerca di parenti e amici. Il corrispondente dell’ABC ha raccontato di avere udito spari anche durante l’operazione di soccorso. Il convoglio della Croce Rossa ha informato del suo ingresso a Shuja’iya, ma l’esercito israeliano non ha fornito assicurazioni sulla sospensione dei combattimenti. Un secondo convoglio della CRI è andato a Khuzaa e un terzo a Beit Hanun.

Ore 17.00 – 678 PALESTINESI MORTI, 4.250 FERITI. ISRAELE: 29 SOLDATI UCCISI

Sono 56 i palestinesi morti oggi a Gaza e decine i feriti. Secondo il ministero della Sanità, il totale delle vittime è di 678 morti e 4.250 feriti. L’esercito israeliano ha fatto sapere che nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 2 soldati e 12 sono rimasti feriti, altri 8 in maniera lieve, nei combattimenti nella Striscia. Il totale delle perdite tra le truppe israeliane è di 29 morti dall’inizio dell’offensiva via terra.

Ore 16.25 – BETLEMME: SOLDATI ISRAELIANI HANNO UCCISO UN PALESTINESE DURANTE LE PROTESTE

Ha 32 anni il palestinese ucciso  vicino a Betlemme nelle prime ore di stamattina durante una manifestazione contro l’attacco israeliano a Gaza, che dura da 16 giorni. Mahmud Hamamra è stato colpito al petto nel villaggio di Husan durante gli scontri con i soldati israeliani che usano anche proiettili veri per disperdere la folla.

Le proteste  nelle città e nei villaggi della Cisgiordania si ripetono ogni sera. La portavoce dell’esercito israeliano ha detto all’agenzia Afp che la vittima faceva parte di un gruppo di una cinquantina di persone che lanciavano pietre e molotov contro i soldati e che è “pare che sia stato colpito da un proiettile di gomma”.

Mahmud Hamamra è la seconda vittima in Cisgiordania negli ultimi due giorni. La notte scorsa due giovani sono rimasti feriti a Silwad, vicino a Ramallah. Marce di protesta si sono tenute anche a nord di Betlemme

Ore 16.00 –L’ARTIGLIERIA ISRAELIANA FA STRAGE A KHUZA’A

Khuza’a, nel sud della Striscia di Gaza, vicino a Khan Yunis, è un villaggio sotto assedio, secondo i residenti.  “Tutto brucia”, ha riferito ai media palestinesi un abitante, raccontando dell’intenso fuoco dell’artiglieria israeliana che oggi si è abbattuto sul centro abitato, facendo  un numero imprecisato di morti e decine di feriti.

Ore 14:55 – COLPITO L’OSPEDALE AL-WAFA DI GAZA

In una nota pubblicata stamattina, il portavoce dell’esercito ha detto che i soldati israeliani hanno attaccato l’ospedale al-Wafa a Gaza dopo essere stati ripetutamente sparati dai miliziani di Hamas dall’interno dell’edificio. Secondo quanto ha riferito il direttore dell’ospedale al quotidiano israeliano Ha’Aretz la struttura sanitaria è vuota dal 17 luglio.

ore 14:40 – MUORE UN LAVORATORE TAILANDESE. E’ IL TERZO CIVILE UCCISO IN ISRAELE

Un lavoratore tailandese è morto stamattina quando un razzo sparato da Gaza è esploso in una serra di una cittadina israeliana vicina al confine settentrionale con la Striscia. Salgono così a 3 le vittime civili israeliane. 29, invece, sono i soldati di Tel Aviv uccisi dall’inizio dell’offensiva “Bordo Protettivo”.

ore 14:25 - Il Ministro di Giustizia israeliano, Tzipi Livni: “la riunione che sta avendo luogo al Consiglio dei diritti umani [a Ginevra, ndr] non ci impedirà di continuare la nostra operazione militare a Gaza. Qualunque cooperazione con il Consiglio diminuirà le possibilità di raggiungere un cessate il fuoco a Gaza”.

ore 13:15 INVIATO ISRAELE PRESSO L’UNHRC:“LO STATO EBRAICO AGISCE SECONDO LA LEGGE INTERNAZIONALE”

Nella riunione di emergenza di Ginevra, l’invitato israeliano presso l’UNHRC [Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ndr], Eviatar Manor, ha criticato il Consiglio dei diritti umani dell’Onu perché “non protegge i diritti umani degli israeliani”. Ha poi aggiunto che gli abitanti di Gaza non sono nemici d’Israele e che lo stato ebraico ha agito secondo la legge internazionale. Secondo Manor il Consiglio “sta gettando benzina sul fuoco”.

ore 13:00 – MINISTRO ESTERI ISRAELIANO INCONTRA BAN KI-MOON

Il Ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, ha incontrato stamane il Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, a Gerusalemme. Lieberman ha espresso preoccupazione per la scoperta dei missili nascosti in una scuola di Gaza gestita dall’Unrwa e ha criticato l’incontro dell’Onu a Ginevra dicendo che “è parte del gioco ipocrita della Comunità Internazionale”.

ore 11:55  654 PALESTINESI UCCISI. 4250 FERITI

ore 11:45  GUARDA IL VIDEO. QUARTIERE SHUJAIYA DI GAZA SOTTO I BOMBARDAMENTI ISRAELIANI 

Immagini riprese da Media Town https://www.facebook.com/photo.php?v=741066039290541&fref=nf

ore 11:30 TV AL-MAYADEEN: “SONO 651 I PALESTINESI MORTI DALL’INIZIO OFFENSIVA”. GIA’ 18 LE VITTIME OGGI

 Secondo il corrispondente della rete panaraba al-Mayadeen dall’inizio dell’offensiva israeliana sono stati uccisi 651 palestinesi. Strage a Khaza’a dove sono morti stamane 12 palestinesi. Un numero che, però, sembrerebbe destinato a salire. Secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, 18 palestinesi sono stati assassinati oggi. 120 i feriti. Dato quanto mai provvisorio.

Sono 150 i soldati israeliani feriti. 7 di loro sarebbero in condizioni critiche. A riferirlo sono i media israeliani.

L’ex capo dello Shabbak [Servizi segreti interni israeliani, ndr], Avi Dichter, ha dichiarato: “la potenza missilistica dei palestinesi ci preoccupa molto”.

ore 10:40  Il Ministero della salute a Gaza ha detto che un colpo di cannone ha ucciso a Khan Yuinis cinque palestinesi, di cui 2 bambini. Intanto si continua a combattere a Shujayea, il quartiere di Gaza balzato alle cronache domenica per il massacro di civili palestinesi. Gli israeliani sostengono di averne preso quasi il pieno controllo.

Le autorità israeliane comunicano che il valico di Erez è chiuso per i giornalisti. Al momento, quindi, non si entra e non si esce dalla Striscia di Gaza.

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della redazione

Roma, 23 luglio 2014, Nena NewsAlmeno cinquanta vittime palestinesi. Due giovani soldati israeliani uccisi. E’ il tragico bilancio della solo giornata di ieri nella Striscia di Gaza. Più di 630 morti dall’inizio dell’Operazione “Bordo protettivo” che oggi entra nel suo sedicesimo giorno. Ancora una volta “target” dell’aviazione israeliana sono state le strutture sanitarie e ambulanze.

Ma non sono luoghi sicuri nemmeno le scuole dell’Unrwa [Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione, ndr] e gli edifici della tv panaraba al-Jazeera che sono stati ieri bersaglio degli aerei di Tel Aviv. A lanciare un grido d’allarme è stato il portavoce dell’ufficio Onu per gli affari umanitari (OCHA) che ha detto che “nella Striscia non c’è letteralmente alcun luogo sicuro in cui nascondersi”.

L’OCHA ha diffuso dati terribili: 1,2 milioni di gazawi (su 1,8 milioni) sarebbero senza acqua o ne dispongono in modo molto limitato, sono senza corrente per il danneggiamento delle strutture elettrice e senza carburante per azionare i generatori. Ma il dramma umanitario non si ferma qui perché parallelamente continua la fuga di cittadini dalle loro case. Ieri è stato il turno dei quartieri di Sheykh Zayad e Tel Za’atar a nord di Gaza che si sono rapidamente svuotati sotto la furia dei bombardamenti israeliani.

La popolazione stremata e impaurita fugge dirigendosi disperatamente nelle scuole dell’Unrwa. Al momento si contano 135 mila sfollati, 90 mila dei quali sono ospitati nelle strutture dell’Agenzia dell’Onu. La Striscia è sull’orlo del collasso e l’Unrwa ha comunicato di non essere più in grado di sfamare le decine di migliaia di palestinesi che in questi giorni ha accolto. Sarebbero necessari aiuti immediati stimati in 60 milioni di dollari.

Se Gaza è un inferno, le città israeliane non sono ancora al sicuro perché i razzi palestinesi continuano ad essere lanciati dalla Striscia. Pochi danni e nessun ferito, ma che tuttavia bastano a preoccupare le compagnie aeree internazionali che hanno deciso ieri di sospendere i loro voli per e da Israele. Alle 4 compagnie statunitensi (American Airlines, Delta Airlines, U.S. Air e United Airlines, si è aggiunta l’Air France. Fermi ieri anche gli aerei della Turkish Airlines e dell’olandese KLM.

Sul piano diplomatico i progressi per raggiungere il cessate il fuoco sono inesistenti. Il Segretario di stato americano, John Kerry, ha detto ieri al Cairo che gli Usa sostengono la tregua proposta dagli egiziani. Iniziativa, quest’ultima, già rigettata dai palestinesi (eccetto l’Autorità Palestinese). Non lasciano ben sperare, inoltre, le parole del ministro di giustizia israeliano, Tzipi Livni, secondo cui lo stato ebraico non accetterà nessun cessate il fuoco finché non saranno distrutti tutti i tunnel. Livni ha poi aggiunto che le condizioni poste da Hamas per una tregua sono inaccettabili.

Da Ramallah, intanto, il Presidente Abu Mazen ha alzato timidamente la voce: “perseguiremo chiunque abbia commesso crimini contro il popolo palestinese”. Ma resta ancora sospesa l’adesione alla Corte Penale Internazionale. Né è servita la presenza in Israele e in Cisgiordania del Segretario Onu, Ban Ki-Moon, a calmare gli animi.

Oggi il Consiglio Onu per i Diritti Umani, su richiesta palestinese e di altri paesi arabi, condannerà quasi sicuramente l’operazione israeliana e indicherà le misure da prendere. La Palestina e gli stati arabi hanno presentato al Consiglio una bozza di condanna (nella quale non si menziona Hamas) in cui si chiede la formazione di una commissione di inchiesta che indaghi possibili crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale. Nena News

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Categorie: Palestina

Gaza carne di terra

Mar, 22/07/2014 - 07:54

Estratto dal libro di Davide Rossi e dedicato a Vittorio Arrigoni.

(Foto: Reuters)

Habibo, wen inta?
In ritiro spirituale sul monte degli ulivi?

Vik

 

Gaza carne di terra

Come diceva lui citando quell’altro
non ai morti ma ai feriti
di questa (fatta rifatta vista rivista e ripetuta)
orrenda strage
dedico
liriche feroci e voci.
Chi sa intendere
distenda
un velo sui corpi
e li rispetti come si vuol
dal dì che nozze tribunali ed are
e poi taccia
e volti in su la sua vergogna
l’occhio, se capace d’esser pietoso di sé
come d’altrui non fu
come si vuol dalla eterna
umana dignità
senza  demiurgo che plasmi
senza altri che menti
senza che qualcuno possa blaterare: correo!
di ciò che invece è detto e fatto umano
e che ci rivolta e ci fa restare umano
ogni volta con le stesse lacrime
e diversi occhi
le stesse grida
da dispari sbocchi
la stessa morte coadiuvata dagli stessi numeri primi.

sssssssssssshhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

{silenzio – muro – non c’è più niente da consolare
mi dicono da Gaza, niente foto basta spettatori!
noi ci siamo abituati è vita nostra
occhi bocche orecchie siamo
cuciti insieme stretti,
di ciò che Palestina resta
se non questo languor di risacca,
mediterraneo eco di coscienza
niente di scritto di descritto
tutto detto ridetto malripetuto e mai riconosciuto;
cali il silenzio cali il sipario
(ma chi lo vuole il riconoscimento altrui per AFFERMARE sé stessi?) :
no, mi dicono, no sussurrano al telefono
di là dai muri d’ogni sorta tra bomba e bomba
con voce forte fremente,
che mi fa sanguinare il timpano senza sosta:
i nostri figli si strappano i capelli con far cortese,
si grattano la fronte con le unghiette,
ridono a crepapelle tra gl’incubi notturni,
non mangiano più: non si nutrono capisci? }

(E ANCOR SI AFFERMANO come voi faceste, penso io)
(e ancora ci saranno come voi ci siete, DEGNI dico io)

Un solo ciglio, il peso di uno solo basta a scardinare la bilancia:
non violenza ma
inumana disumana a-umana e tutti i possibili privativi (im)pensabili dell’umano:
BRUTALITA’.
(E ci si vada a veder Genet se ancor non si capisce!)
Il boato notturno dei carichi e riscarichi di piombo
soavemente biblico e   – sotto specie umana –   finemente inconcepibile
i cieli trafficati sopra

questa Striscia

che ancora si fa carne; carne di terra.
Che non vuole.

E nel suo no si afferma.

 

 

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Categorie: Palestina

Gli errori della leadership di Abbas

Mar, 22/07/2014 - 07:49

Buona parte della fiducia in Hamas viene dall’opinione pubblica palestinese, che lo vede resistere coraggiosamente per la causa nazionale mentre Mahmoud Abbas recita il ruolo di chi supplica una soluzione diplomatica.

 

 

di Amira Hass   – Haaretz

Gerusalemme, 22 luglio 2014, Nena News – Lo shock e la paralisi del mondo politico hanno preso il sopravvento nell’Autorità Nazionale Palestinese e nell’OLP, alla luce della  perdurante aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza e l’enorme problema della sorte di un milione ottocentomila persone che vivono in quella piccola area. Condanne da parte dei portavoce dell’OLP e dell’Autorità Nazionale Palestinese, richieste di donare il sangue per Gaza e la formazione di un fondo governativo d’emergenza sono “manifestazioni di solidarietà” – come se i residenti a Gaza fossero un altro popolo. Non sono i passi di un gruppo dirigente il cui popolo si trova in un pericolo mortale.

La gente a Gaza e in Cisgiordania è sconcertata dal fatto che i principali dirigenti dell’OLP e dell’ANP -  innanzitutto il presidente dell’ANP Mahmoud Abbas, o almeno quelli più vicini a lui – non abbiamo fatto il primo ed ovvio passo di andare nella Striscia di Gaza quando il sanguinoso conflitto è scoppiato. Questo errore, dicono i critici, ha aiutato a far diventare il conflitto, agli occhi del mondo, in uno scontro tra Hamas e Israele, e non come parte della politica di occupazione ed oppressione di tutto il popolo palestinese.

A livello organizzativo, il sanguinoso conflitto avrebbe richiesto un’immediata riunione del governo provvisorio di unità nazionale (che comprende membri del comitato esecutivo dell’OLP ed i dirigenti delle organizzazioni che non ne fanno parte, primi tra tutti Hamas e Jihad islamica). La formazione di questo esecutivo era stata accettata già nel lontano accordo di riconciliazione del Cairo nel 2005. Di fatto, la dirigenza unitaria avrebbe dovuto realizzarsi dopo l’accordo di Shati (l’accordo di aprile riguardante la formazione di un governo di riconciliazione diretto da Rami Hamdallah).

Il fatto che non sia stato fatto è un errore o una prova evidente che le intenzioni di Abbas fin dall’inizio non erano concentrate sul governo di coalizione. Abbas attribuisce una grande importanza ai negoziati con Israele e ai suoi rapporti con gli Stati Uniti, mentre è ormai chiaro a sempre più ampi ambienti nell’OLP e in Fatah che la necessità di costruire una dirigenza unitaria è prioritario rispetto ad ogni altra cosa.

Le condizioni [poste da] Hamas e Jihad islamica per il cessate il fuoco sembrano molto ragionevoli e moderate ai palestinesi, e tra questi anche a membri delle fazioni dell’OLP, compreso Fatah. Il segretario del comitato esecutivo dell’OLP, Yasser Abed Rabbo, lo ha detto apertamente. La richiesta di Hamas di farla finita con l’assedio mette in evidenza la mancanza di interesse della dirigenza di OLP e di Fatah nel lottare contro il blocco e la segregazione della Striscia di Gaza. Il coinvolgimento di Abbas nella fallita iniziativa egiziana per un cessate il fuoco, basata sulla “tregua senza condizioni” è ora considerata un’opportunità pericolosamente perduta, il cui pesante costo sono state più vite umane [perse]. Un altro prezzo molto alto è stato pagato presentando il presidente palestinese come un “mediatore” invece del leader di un popolo, approfondendo in questo modo le divisioni interne. I colloqui di Abbas negli ultimi giorni con i dirigenti di Hamas e della Jihad islamica sono arrivati troppo tardi e non hanno migliorato l’impressione negativa.

D’altra parte, i membri dell’OLP non vogliono uno scontro totale con l’Egitto o apparire coinvolti nelle sue questioni interne – cioè, che prendano posizione sulla repressione contro i Fratelli musulmani. Tradizionalmente, le fazioni dell’OLP sono sempre state sospettose nei confronti della Fratellanza musulmana, in quanto organizzazione politica sovranazionale che utilizza la religione., Fatah, in particolare, ha denunciato per anni che l’ideologia di Hamas e la sua politica di contrapposizione militare non sono motivate da un progetto nazionale, ma semmai da quello della Fratellanza.

La piccola componente di sinistra aborrisce il tipo di società a cui aspira Hamas. Ma nelle ultime settimane è risultato evidente che Hamas è stato capace di rappresentare una sfida più grande per Israele rispetto a quelle che ha dovuto affrontare da parte di qualunque altra organizzazione palestinese – e, per l’opinione pubblica palestinese, per ragioni giustificabili. Ciò ha colpito anche quelli che ne disprezzano il progetto politico-religioso, così come anche quelli che non sono accecati dalla fede nella lotta armata.

Gli errori nella condotta delle fazioni dell’OLP, compreso Fatah – soprattutto dallo scoppio di questa nuova carneficina – non sono un problema contingente e temporaneo. Piuttosto, mostrano errori continui, alcuni dei quali sono connessi con le caratteristiche del modo di comandare di Abbas. Negli scorsi anni ha cercato di minimizzare ogni processo democratico di consultazione e ogni decisione collegiale all’interno di Fatah, dell’OLP e dell’Autorità Nazionale Palestinese. Le fazioni politiche laiche, e tra queste Fatah, sono state messe fuori gioco in quanto irrilevanti, mentre Hamas e Jihad islamica sono stati progressivamente visti alla testa della lotta contro l’occupazione nel nome del popolo palestinese. Secondo alcune persone chiave delle fazioni politiche, ci deve essere un reale cambiamento nella qualità, nella linea di azione e nel discorso dell’OLP. Altrimenti si creerà un vuoto [di potere] che, nel migliore dei casi, verrà riempito dai gruppi del nazionalismo islamista, e nel peggiore determinerà il caos sociale, politico e del sistema di sicurezza.

(Traduzione di Amedeo Rossi)

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Diretta GAZA. Oltre 600 vittime in due settimane, bombe su moschee e abitazioni

Mar, 22/07/2014 - 07:08

Bombardamenti per tutta la notte, continua a salire il bilancio dei morti mentre c’è chi parla di cessate il fuoco umanitario. Giovane ucciso a Gerusalemme Est durante scontri con le forze militari israeliane.

 

(Foto: AP)

 

AGGIORNAMENTI 

ore 23.00 – DOMANI MEETING DEL CONSIGLIO ONU PER I DIRITTI UMANI POTREBBE CONDANNARE’ ISRAELE

Domani il Consiglio Onu per i Diritti Umani, su richiesta palestinese e di altri paesi arabi, terrà un meeting nel quale probabilità condannerà l’operazione israeliana e indicherà misure da prendere. Palestina e paesi arabi hanno presentato al Consiglio una bozza di condanna (nel quale non si menziona Hamas) che chiede la formazione di una commissione di inchiesta che indaghi possibili crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale.

Israele ha tentato di fermare la bozza e la riunione, ma la rappresentanza palestinese ha ottenuto le firme necessarie all’apertura della discussione.

ore 22.40 – LA FAMIGLIA DI SAMEL KHALEEL SHAMALY VIENE A SAPERE DELLA MORTE DEL GIOVANE DAL VIDEO DELL’ISM

Dopo due giorni di ricerca, racconta il New York Times, la famiglia di Samel Khaleel Shamaly, il giovane di 23 anni ucciso da un cecchino israeliano mentre cercava tra le rovine di Shajaye parenti e amici, ha scoperto con orrore della morte del ragazzo dal video girato dall’ISM che mostra il momento dell’uccisione.

Il ragazzo con la maglia verde è Salem Khaleel Shamaly, prima di venire ucciso dal cecchino (Foto: Joe Catron)

ore 22.30 – ABBAS MINACCIA ISRAELE: “PERSEGUIREMO TUTTI QUELLI CHE HANNO COMMESSO CRIMINI CONTRO I PALESTINESI”

Da Ramallah il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha minacciato Israele: “Perseguiremo chiunque abbia commesso crimini contro il popolo palestinese”. Ma resta ancora sospesa l’adesione alla Corte Penale Internazionale.

Ore 22.00 – Proseguono i bombardamenti israeliani su Gaza. colpita la casa di Mohammed Deif, capo militare di Hamas, a Khan Younis. Nel Sud di Gaza due combattenti palestinesi hanno aperto il fuoco su soldati israeliani. Uno dei palestinesi è stato ucciso. Le sirene sono risuonate nelle aree meridionali si Isrele. Il ministero della Sanità ha diffuso l’ultimo bilancio delle vittime: 625 morti e 4.000 feriti.

Ore 21.55 – Stop dei voli Alitalia fino a domani. Posticipato alle 19 il volo di domani mattina. Satsera un volo della Turkish Airlines da Istanbul per Tel Aviv  ha inevrtito la rotta ed è rientrato in Turchia. Anche la compagnia turca ha sospeso i voli per 24 ore.

Ore 21.30 – L’albero genealogico della famiglia Abu Jame, sterminata ieri in un raid israeliano (B’TSELEM) 

Ore 21.25 – L’INVIATO PALESTINESE ALL’ONU HA CHIESTO AL CONSIGLIO DI SICUREZZA DI ADOTTARE UNA RISOLUZIONE PER IL CESSATE IL FUOCO. “È una responsabilità del Consiglio di Sicurezza agire per fermare il massacro di innocenti”, ha detto  Riyad Mansour.  (Reuters)

Ore 21.00 – FRANCIA: FERMATE IL “MASSACRO”. USA: ISRAELE DEVE FARE DI PIÙ PER TUTELARE I CIVILI

Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, oggi ha detto che il numero dei morti a Gaza non è accettabile e che il “massacro e gli attacchi” devono terminare immediatamente. “Non è accettabile che un Paese sia minacciato da missili e che ne cadano sul suo territorio, ma la risposta deve essere proporzionata”, ha detto, “parliamo di oltre 600 morti, è ovviamente qualcosa che non possiamo accettare”.

Il Dipartimento di Stato statunitense oggi ha esortato Israele a fare qualcosa di più per tutelare i civili a Gaza, secondo il Guardian. Una risposta alle dichiarazioni dell’ambasciatore israeliano a Washington, Ron Dermer, che ha detto che Israele dovrebbe avere il Premio Nobel per la Pace per “l’inimmaginabile moderazione” mostrata dai suoi militari.

Ore 20.45 – Air Canada ha cancellato i voli per Israele.

Ore 20.30 - UNRWA: RISPETTARE LE NOSTRE SEDI. ALTRI RAZZI IN UNA SCUOLA.  L’Unrwa ha reso noto oggi, per la seconda volta in una settimana, di avere scoperto un imprecisato numero di razzi nascosti in una sua scuola a Gaza, situata tra altri due edifici scolastici in cui sono presenti circa 1.500 sfollati. L’agenzia Onu ha condannato questa “violazione delle leggi internazionali”. In un’altra nota, pochi minuti dopo, l’Unrwa ha dato notizia di bombardamenti su una sua scuola. Secondo quanto riferito dall’Afp, la scuola Al-Maghazi è stata bombardata nel pomeriggio di oggi.

Intanto anche l’Agenzia per la Sicurezza aerea europea  ha caldamente raccomandato alle compagnie aeree dell’Unione di evitare l’aeroporto di Tel Aviv. Continuano i bombardamenti su Gaza e il lancio di razzi verso Israele.

Ore 20.00 – Il ministero dei Trasporti israeliano ha chiesto alle compagnie aeree che hanno sospeso i loro voli di tornare indietro sulla loro decisione, affermando che l’aeroporto Ben Gurion è “sicuro” e sorvegliato.

ore 19.40- Dopo la decisione statunitense, anche la compagnia aerea tedesca Lufthansa ha sospeso i voli da e per Israele per 36 ore. L’Air France, invece, ha deciso per un sospensione e tempo indeterminato e l’olandese KLM ha cancellato i suoi voli oggi. (Reuters)

ore 19.20 – Il Dipartimento dei Trasporti statunitense ha ordinato la sospensione dei voli da e per l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv “per un periodo di 24 ore”. In precendenza quattro compagnie aeree Usa avevano annunciato la sopsensione dei propri voli. Intanto, i 28 ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno divulgato un documento comune in cui chiedono il disarmo di tutte le organizzazioni terroristiche presenti a Gaza.

ORE 19.15 – LIVNI: “NESSUN CESSATE IL FUOCO FINO A QUANDO I TUNNEL NON SARANNO TUTTI DISTRUTTI”

Il ministro della giustizia israeliano Tzipi Livni ha detto oggi che Israele non accetterà alcun cessate il fuoco fino a quando tutti i tunnel non saranno distrutti, aggiungendo che le condizioni poste da Hamas per una tregua sono “inaccettabili”.

ORE 19 – UNRWA: “SCUOLA CHE OSPITA RIFUGIATI COLPITA DA MISSILI ISRAELIANI”

ORE 18.45 – 4 PALESTINESI UCCISI. OCHA: “A GAZA NON C’E’ UN LUOGO SICURO IN CUI RIFUGIARSI”

Altri quattro palestinesi sono stati uccisi da un raid israeliano nel centro della Striscia di Gaza. Il bilancio, diffuso poco fa dalle autorità sanitarie di Gaza, è di oltre 620 morti e più di 3750 feriti. Il personale paramedico è riuscito a recuperare solo ora i corpi della famiglia Haddad, sepolti sotto le macerie per 48 ore a Shajaiyeh.

Aumenta il numero degli sfollati che fuggono dalle proprie case per sistemarsi nelle scuole Unrwa e nei pochi posti che reputano “sicuri”, come l’ospedale Shifa di Gaza City, il cui perimetro è stato trasformato in un campo profughi. Ma secondo il portavoce dell’ufficio Onu per gli affari umanitari (OCHA) a Gaza “non c’è letteralmente alcun luogo sicuro in cui nascondersi” dai bombardamenti dell’esercito israeliano. Stando ai dati diffusi dall’OCHA, 1,2 milioni di gazawi su 1,8 milioni sarebbero senza acqua o con accesso molto limitato a essa, senza corrente per il danneggiamento delle strutture elettriche e senza carburante per azionare i generatori. Ci sarebbero anche numerose strade invase dalle acque reflue.

ore 18:05 – 4 COMPAGNIE AEREE USA SOSPENDONO I VOLI DA E PER ISRAELE

Quattro grandi compagnie aeree hanno sospeso i voli da e per Israele. Si tratta di American Airlines, Delta Airlines, U.S. Air e United Airlines. La decisione è arrivata in seguito a un “warning” della Federal Aviation Authority, dopo la caduta di un razzo su Yehud, vicino all’aeroporto internazionale di Ben-Gurion. È quanto si legge sul quotidiano israeliano Haaretz.

A seguito della decisione, un volo della Delta Airlines partito da New York e diretto a Tel Aviv è stato fatto atterrare a Parigi.

ore 17:45  - 626 VITTIME PALESTINESI. PIU’ DI 3750 FERITI. ABBAS TORNA A RAMALLAH

Un morto e 4 feriti in un bombardamento israeliano nel quartiere al-Barij. La rete panaraba al-Mayadeen sostiene che ci sarebbero diversi cadaveri a Via Baghdad nel quartiere al-Shajaiyya di Gaza.

Sul piano politico, intanto, Abbas ha annullato la sua visita in Arabia Saudita e sta ritornando a Ramallah dopo i fallimentari incontri al Cairo dove sono apparse evidenti le differenze tra le posizioni dell’Autorità Palestinese e dei partiti della Resistenza (principalmente di Hamas).

Nonostante i raid e l’occupazione dell’esercito israeliano di parte della Striscia, i gruppi armati palestinesi continuano a sparare razzi verso Israele. Alcuni missili sono caduti nel Neghev. Non si segnalano feriti né danni.

ore 16:40 – 616 VITTIME PALESTINESI. 3750 I FERITI. ALTRI DUE SOLDATI ISRAELIANI MORTI

Non si ferma il bilancio dei palestinesi assassinati dall’inizio dell’offensiva israeliana. Finora sono 616 le vittime (60 solo oggi). 3750 i feriti. I raid aerei israeliani si stanno ora concentrando sul quartiere Ash-Shajaiyya di Gaza, a Zaitun (nella parte orientale della città) e a Khan Yunis.

Tre palestinesi sono stati uccisi in un bombardamento israeliano nel campo profughi di al-Barij nella zona centrale della striscia. A Rafah uccise due donne di 75 e 85 anni. Recuperati poco fa dalle macerie i corpi di due ragazzi di 21 e 22 anni.

Il Canale 10 israeliano, intanto, conferma: “la matricola del soldato disperso Oron Shaul corrisponde a quella dichiarata domenica da Hamas”.

Il comandante dell’unità Nahal dell’esercito israeliano ha confermato la morte di altri due soldati e il ferimento di molti altri.

ore: 16:10 – SALGONO A 611 LE VITTIME. CANALE 2 ISRAELIANO: “UNA O DUE SETTIMANE PER DISTRUGGERE MAGGIOR PARTE DEI TUNNEL”

Sono 611 i palestinesi morti  da quando è iniziata l’operazione “Bordo Protettivo”. 3.475 i feriti. Dati quanto mai provvisori poiché i combattimenti nella Striscia, accompagnati dai raid aerei israeliani, continuano senza sosta.

Citando una importante fonte militare, il Canale 2 israeliano ha detto che “Israele avrà bisogno di una o due settimane per distruggere la maggior parte dei tunnel”.

Continuano a suonare le sirene in Israele. Poco fa allarme di nuovo scattato a Beer Sheva.

ore 15:45 KERRY E’ AL CAIRO: “QUI PER UN CESSATE IL FUOCO SECONDO PROPOSTA EGIZIANA”

Durante la conferenza stampa congiunta con il Ministro degli Esteri egiziani  Shukri, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha detto poco fa di essere al Cairo “su richiesta del Presidente Obama affinché si possa giungere ad un cessate il fuoco secondo la proposta egiziana”. Kerry ha poi rivelato di aver chiamato “molte volte Netanyahu e Abbas. Tuttavia c’è ancora del lavoro da fare [prima di avvicinare le due parti. ndr]“. Il segretario ha poi affermato di essere atterrato nella capitale egiziana non soltanto per parlare di Gaza ma anche per affrontare il problema terrorismo nell’area. Kerry ha, inoltre, ribadito che gli USA “si sono impegnati ieri donando 47 milioni di dollari per Gaza” e ha chiesto alla Comunità internazionale di “fare di più”.

ore 15:15 –  SALE IL BILANCIO DELLE VITTIME PALESTINESI. SONO 609, 3720 FERITI

ore 14.10 – ESERCITO ISRAELIANO: “OGGI COLPITI 187 SITI, SCOPERTE 66 ENTRATE A 23 TUNNEL”

Secondo i dati forniti dall’esercito israeliano, oggi sono stati bombardati nella Striscia di Gaza 187 target, di cui 100 solo a Shajaiye. Sarebbero stati scoperti 66 ingressi a 23 tunnel. Fonti palestinesi parlano di almeno 27 morti solo nella giornata di oggi, tra cui una bambina di 4 anni e una donna incinta. I feriti totali dall’inizio dell’offensiva sono 3.700

ore 14.00 – ISRAELE IDENTIFICA IL SOLDATO SCOMPARSO, E’ LO STESSO NOME DATO DA HAMAS

Israele ha identificato il soldato scomparso: si tratta di Oron Shaul, lo stesso che Hamas domenica aveva detto di aver rapito. Secondo l’esercito il militare è morto, ma il suo corpo non è stato ritrovato.

ore, 13.15 – MIGLIAIA IN FUGA DA SHEIKH ZAYED E TEL AL ZAATAR
Nel giro di poche ore, i centri abitati di Sheikh Zayed e Tel Zaatar a nord di Gaza si sono svuotati sotto la furia dei bombardamenti israeliani mentre i combattimenti tra truppe israeliane e combattenti palestinesi si avvicinano al campo profughi di Jabalya (70 mila abitanti). La gente sta fuggendo nel panico, dirigendosi verso le scuole dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assiste i profughi palestinesi. Fonti giornalistiche locali stimano che a Gaza gli sfollati siano 135 mila, 90 mila dei quali ospiti dell’Unrwa. Una richiesta di aiuto viene lanciata in queste ore dall’Unrwa. L’agenzia comunica di non poter piu’ sfamare le decine di migliaia di palestinesi che in questi giorni ha accolto nelle proprie strutture nella Striscia. Sono necessari aiuti immediati per 60 milioni di dollari.

Ore 13.05 – Sono oltre 600 le vittime dell’offensiva israeliana contro Gaza, arrivata al 15esimo giorno. Il portavoce del ministero della Sanità, Ashraf al-Qidra, ha reso noto che il bilancio è salito a 604 morti, dopo che i soccorritori hanno estratto i corpi di altre vittime dalle macerie di un’altra casa distrutta dai raid israeliani. L’ultima vittima ha quattro anni, si chiama Muna Rami al-Kharawt, ed è deceduta nel Nord di Gaza.

Intanto, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, sarà di nuovo in Israele per sostenere un cessate-il-fuoco. Domani incontrerà il presidente palestinese Mahmoud Abbas a Ramallah e poi parteciperà a una riunione con funzionari israeliani.

ore 12.20 – EGITTO PROPONE RIPRESA DEI NEGOZIATI TRA ISRAELE E ANP

Oggi il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shukri, in un incontro con il segretario di Stato Kerry al Cairo ha proposto la ripresa del processo di pace tra Israele e Autorità Palestinese come parte dei negoziati per il cessate il fuoco a Gaza

ore 12.00 – SCONTRI A NAZARETH DURANTE MANIFESTAZIONE PER GAZA. SEDICI ARRESTI

Ieri sera a Nazareth, città palestinese oggi in territorio israeliano, circa 3mila persone sono scese in piazza per manifestare in solidarietà con il popolo di Gaza. Tanti i cartelli con su scritto “Israele sta commettendo un genocidio”. La polizia israeliana è intervenuta con cannoni ad acqua e granate stordenti per disperdere circa 200 palestinesi che si sono scontrati con i poliziotti. Sedici gli arrestati.

ore 11.30 – DAGLI USA 47 MILIONI DI DOLLARI PER GAZA

Gli Stati Uniti hanno annunciato l’invio di 47 milioni di dollari in aiuti umanitari per la Striscia di Gaza. Lo ha annunciato dal Cairo il segretario di Stato John Kerry: “Washington è molto preoccupata dalle conseguenze degli sforzi legittimi e appropriati di Israele di autodifendersi. Nessun paese può restare fermo mentre viene attaccato da missili, ma come in ogni conflitto c’è preoccupazione per i civili, le donne e i bambini”. Denaro per la Striscia, ma ben poche pressioni su Israele perché fermi il massacro in corso.

ore 11.15 – CISGIORDANIA, 16 PALESTINESI ARRESTATI IERI NOTTE

Nella notte ieri l’esercito israeliano ha arrestato 16 palestinesi: nel villaggio di Bani Naim, a Est di Hebron, raid nella casa di Husam al-Qawasmeh (detenuto da giugno), arrestati il padre, la moglie e il figlio. Secondo l’esercito si tratta di affiliati ad Hamas.

ore 11.00 – COLPITA SCUOLA DELL’UNRWA

Colpita la scuola dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, nel quartiere di Maghazi, duramente colpito dai bombardamenti israeliani degli ultimi due giorni. Un razzo lanciato da Gaza è caduto nel cortile di una casa di Tel Aviv.

ore 10.40 – AL JAZEERA: “BOMBARDATI I NOSTRI UFFICI A GAZA”

Dopo le minacce di ieri del ministro degli Esteri Lieberman (“Lavoreremo per impedire ad Al Jazeera di operare in Israele”), la tv del Qatar ha detto oggi che i suoi uffici a Gaza sono stati colpiti dalle bombe israeliane.

ore 10.00 – ISRAELE: “RIGETTATA LA PROPOSTA DI TREGUA DELL’ONU”

Funzionari israeliani hanno detto che il coordinatore delle Attività Governative nei Territori, Yoav Mordechai, ha ufficialmente annunciato all’inviato Onu Robert Serry che Israele ha rigettato la proposta di cessate il fuoco umanitario.

ore 9.45 – SCOMPARSO UN SOLDATO ISRAELIANO. PER ISRAELE E’ MORTO, PER HAMAS E’ STATO CATTURATO

All’esercito israeliano manca all’appello un soldato, riporta Channel 10. Secondo fonti militari sarebbe morto insieme ad altri sei militari in un attacco ad un veicolo domenica scorsa, ma il suo corpo non è tra quelli ritrovati e identificati. Lo stesso giorno Hamas aveva rivendicato la cattura di un soldato di cui aveva reso noto il numero di identificazione. Secondo il portavoce di Hamas, Abu Ubaida, le Brigate al Qassam hanno fatto prigioniero un soldato israeliano dopo scontri al confine di Gaza domenica.

ore 9.40 – HAMAS: “NESSUNA TREGUA DI LUNGA DURATA”

Uno dei leader di Hamas, Mohammed Nazzal, ha detto oggi che un accordo di cessate il fuoco non è stato ancora raggiunto: “Ci accorderemo su cessate il fuoco umanitari limitati, ma non ancora su una tregua di lungo termine”.

ore 9.15 – ALMENO 25 STRUTTURE SANITARIE E AMBULANZE TARGET DEI RAID ISRAELIANI

Secondo funzionari del Ministero della Salute di Gaza, l’esercito israeliano ha bombardato in 15 giorni di offensiva oltre 25 strutture sanitarie e ambulanze: “Colpire strutture mediche è un crimine condannato a livello internazionale, una linea rossa che non dovrebbe essere mai passata”. Ieri quattro palestinesi hanno perso la vita nel bombardamento dell’ospedale Al Aqsa Martyrs di Deir al-Balah, numerose ambulanze sono state target dei missili e in molti casi è stato impedito ai medici di raggiungere feriti in aree colpite.

 

Diretta di ieri, lunedì 21 luglio

dalla redazione

Gerusalemme, 22 luglio 2014, Nena News – E’ disastro umanitario: dall’inizio dell’offensiva via terra le truppe israeliane stanno compiendo un massacro dietro l’altro, colpendo indiscriminatamente e ininterrottamente quartieri residenziali, scuole, case, moschee. Ieri notte bombardate cinque moschee, uno stadio e l’abitazione di un un capo di Hamas. Secondo il Ministero della Salute il bilancio dei morti sarebbe salito a 583, 100mila e oltre gli sfollati.

In scontri diretti tra combattenti di Hamas e soldati, altri due militari hanno perso la vita, portando il numero totale di perdite israeliane a 27. Stamattina sono proseguiti i bombardamenti: all’alba le forze militari israeliane avrebbero colpito almeno 70 volte, dando alle fiamme 19 barche di pescatori e danneggiato molte case lungo il confine. Tra le case distrutte quella di Ahmad Jaabari, ex leader delle Brigate al Qassam, ucciso nel novembre 2012, a Gaza City, e la casa di Ziad al-Thatha, vice premier del precedente governo di Hamas. In totale sarebbero 310 i siti colpiti in 24 ore.

Una violenza inaudita che le diplomazie internazionali tentano di fermare: il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon è volato ieri al Cairo dove ha incontrato il segretario di Stato Usa Kerry. Sia Washington che il Palazzo di Vetro non stanno più nascondendo la preoccupazione – e come nel caso del fuori onda di Kerry – il fastidio per l’estrema violenza con cui le truppe israeliane stanno portando avanti l’operazione Barriera Protettiva, giunta ormai al suo 15° giorno. Dalle Nazioni Unite sarebbe giunta ieri anche la proposta di un cessate il fuoco umanitario a partire da stamattina alle 10. Uno dei leader di Hamas, Musa Abu Marzouk, ha confermato la notizia, aggiungendo che da Israele non è giunta alcuna risposta.

Scontri anche nel resto della Palestina storica: ieri notte a Gerusalemme Est un giovane di 21 anni, Mahmoud Shawamreh, del villaggio di Al-Ram (tra Ramallah e Gerusalemme) è stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco tra al-Ram e il checkpoint di Hizma. Secondo la portavoce dell’esercito, “l’incidente in cui un palestinese è stato ucciso è avvenuto durante una violenta protesta vicino Ramallah e è sotto indagine della polizia”. Da giorni la Cisgiordania e Gersualemme Est sono teatro di manifestazioni e scontri praticamente ogni notte. A ciò si aggiungono le proteste in Palestina ’48 (l’attuale Stato di Israele, ndr): ieri a Jaffa nuova grande manifestazione per Gaza, interrotta dall’aggressione di gruppi di estrema destra. Nena News

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Categorie: Palestina

IRAN. Aiea: “Diluite tutte le scorte di uranio arricchito”

Lun, 21/07/2014 - 12:13

L’agenzia atomica soddisfatta dopo il prolungamento dei negoziati sul nucleare tra Iran e potenze del 5+1 fino al prossimo 24 novembre. Kerry: “Sanzioni su proventi del petrolio ancora in atto”

L’alto rappresentante Ue per la politica estera Catherine Ashton, coordinatrice dei negoziati sul nucleare, e il presidente iraniano Hassan Rohani a Teheran, marzo 2014 (Foto: UPI/President.ir/HO)

della redazione

Roma, 21 luglio 2014, Nena News - L’Iran ha diluito tutto l’uranio altamente arricchito in suo possesso: lo ha dichiarato ieri l’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea) incaricata delle ispezioni nei siti nucleari della Repubblica islamica. La notizia è giunta ieri, il giorno dopo la firma dell’accordo tra Teheran e le potenze del 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna + Germania) per un prolungamento dei negoziati fino al prossimo 24 novembre.

Secondo il rapporto dell’Aiea diffuso ieri dall’Afp, l’Iran aveva più di 200 chilogrammi di uranio arricchito al 20 per cento – vicino, quindi, al livello necessario per costruire un ordigno nucleare – quando ha sottoscritto l’accordo provvisorio di avvio ai negoziati con le potenze del 5+1 lo scorso novembre. A maggio, nel suo rapporto mensile l’Aiea rendeva noto che l’Iran possedeva ancora 40 chili di uranio altamente arricchito. Oggi tutto lo stock è stato convertito o diluito.

I negoziati sul nucleare dovevano terminare il 20 luglio con un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano ma, come riferisce la Casa Bianca in un comunicato stampa, nonostante i progressi significativi rimangono “alcune reali lacune”: si tratta dell’arricchimento dell’uranio, che Washington e Tel Aviv vorrebbero azzerare del tutto, mentre la Repubblica islamica rifiuta di chiudere un programma che definisce “a scopo puramente energetico”. ”Questa estensione – si legge ancora nel comunicato stampa diffuso dalla Casa Bianca – ci permetterà di continuare i negoziati, garantendo al contempo che l’avanzamento del programma nucleare iraniano rimanga interrotto durante i negoziati”.

Quanto al decongelamento dell’embargo economico nei confronti dell’Iran durante il prolungamento dei negoziati, il segretario di Stato americano John Kerry ha detto che le sanzioni sui proventi del petrolio e altre fonti di reddito sarebbero ancora in atto, anche se l’Iran otterrebbe 2,8 miliardi dollari in beni che erano stati congelati negli Stati Uniti. ”Sia chiaro – ha detto Kerry in un comunicato – l’Iran non avrà più soldi durante questi quattro mesi di quelli che ha avuto nel corso degli ultimi sei mesi, e la stragrande maggioranza delle sue entrate petrolifere congelate resterà inaccessibile”. Nena News

 

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