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Agenzia Stampa Vicino Oriente
Aggiornato: 14 ore 50 min fa

Diretta Gaza. Emergenza umanitaria senza precedenti. Strage in una scuola dell’UNRWA

Gio, 24/07/2014 - 07:11

Strage in una scuola dell’Unrwa a Beit Hanun. Almeno 17 vittime, un centinaio i feriti. In 17 giorni di offensiva i palestinesi uccisi sono più di 750. Washington parla di tregua vicina, ma Hamas non accetta il disarmo dei gruppi armati. Un giovane ucciso a Betlemme dai soldati israeliani.

(Foto: AP)

AGGIORNAMENTI: 

Ore 23.15 – OLTRE 100 FERITI, DUE MORTI A QALANDIYA. SCONTRI ANCHE A GERUSALEMME

Un’altra vittima a Qalandiya, durante la manifestazione in corso. I due ragazzi uccisi sono il 19enne Mohammad al-Araj e Muhammad Arar. Almeno 108 i feriti, 60 da proiettili veri. I manifestanti lanciano pietre, molotov e fuochi d’artificio, i soldati israeliani sparano pallottole e proiettili di gomma.

Ore 22.30 – QALANDIYA: UN MORTO E 50 FERITI. SCONTRI A BETLEMME

Durissimi gli scontri in corso a Qalandiya, a Ramallah: un morto e almeno 50 feriti durante la marcia verso Gerusalemme. Sono 20mila i manifestanti, strada piena da Qalandiya a Al Amari. Scontri anche a Betlemme, vicino al checkpoint 300.

Ore 21.45 – MARCIA SU GERUSALEMME: A QALANDIYA IN MIGLIAIA

Sono migliaia i palestinesi che stanno prendendo parte alla marcia su Gerusalemme, partita stasera dal campo profughi Al Amari di Ramallahe diretta verso il checkpoint di Qalandiya, dove sono in corso durissimi scontri. Incendi e ambulanze che vanno e vengono: sarebbero già 14 i feriti, di cui uno molto grave dopo essere stato colpito da una pallottola alla testa.

Ore 21.15 – BOMBARDATO L’OSPEDALE AL-DURRA A : MUORE UN BAMBINO DI DUE ANNI

L’esercito israeliano ha bombardato stasera l’ospedale Mohammed al-Durra tra Gaza City e Jabaliya . Un bambino di due anni e mezzo, Ibrahim al-Sheikh Omar, è morto mentre si trovava nell’unità di terapia intensiva. Fonti mediche hanno raccontato che il piccolo è stato colpito dalle schegge ed è morto sul colpo. Altri 30 sono rimasti feriti. Secondo l’esercito israeliano l’ospedale era utilizzato come base di lancio di missili da parte delle fazioni armate palestinesi.

ORE 21 – HAMAS: “PRONTI A CESSATE IL FUOCO SUBITO SE CESSA L’ASSEDIO DI GAZA”. ESERCITO ISRAELIANO: “AVEVAMO AVVERTITO UNRWA E CROCE ROSSA DEGLI ATTACCHI PROVENIENTI DALLA ZONA DELLA SCUOLA”

Il capo dell’ufficio politico di Hamas Khaled Meshaal ha dichiarato che il movimento è pronto  a firmare un accordo per il cessate il fuoco  a condizione che l’assedio israeliano di Gaza venga revocato. ”Chiediamo- ha detto Meshaal a una serie di organi di stampa in lingua araba – il pieno impegno internazionale per la fine dell’aggressione e dell’assedio di Gaza, un impegno concreto. Non siamo interessati al meccanismo, quello che ci interessa sono vere garanzie perché l’assedio venga tolto. Abbiamo ottenuto queste promesse in passato, e non ne è venuto fuori nulla”.

“Vogliamo un aeroporto internazionale, vogliamo un porto, vogliamo un’apertura al mondo esterno, e non una situazione in cui siamo controllati da alcuni valichi di frontiera che trasformano Gaza in un’enorme prigione, che nessuno può lasciare anche per trattamenti medici trattamento o per lavoro [...] Quando avremo una bozza di accordo chiaramente formulata che ci garantisca queste cose, e la comunità internazionale darà il suo sostegno a questo progetto, il fuoco potrà cessare. Anche oggi “.

Intanto Haaretz riferisce che altre unità dell’esercito israeliano si stanno dirigendo verso il confine con Gaza. L’esercito ha confermato di aver sparato colpi di mortaio in direzione della scuola Unrwa di Beit Hanoun in risposta al fuoco proveniente dai dintorni dell’edificio, ma che “sono ancora in corso le verifiche per capire chi abbia colpito la scuola”. Una fonte militare israeliana ha inoltre detto a Haaretz che nei giorni scorsi alcuni suoi rappresentanti avevano contattato l’Unrwa e la Croce Rossa per riferire che le truppe venivano colpite dalla zona della scuola e che l’esercito avrebbe risposto agli attacchi.

Ore 20.20 – UNRWA: “OLTRE 141MILA RIFUGIATI NELLE NOSTRE 83 SCUOLE”

ORE 19.15 – 779 VITTIME PALESTINESI, 84 SOLO OGGI. USA E ONU CONDANNANO ATTACCO A SCUOLA UNRWA. GRAN BRETAGNA SOLLECITA HAMAS AD ACCETTARE TREGUA UMANITARIA SENZA CONDIZIONI

Sono 779 le vittime palestinesi dell’attacco israeliano a Gaza dallo scorso 8 luglio, 84 solo oggi, tra cui sei membri della famiglia Abu-Itta colpiti dall’esplosione e dalle schegge della casa vicina bombardata dall’aviazione israeliana.

il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon ha condannato duramente l’attacco alla scuola dell’Unrwa di Beit Hanoun, che ha causato 17 vittime e oltre 200 feriti tra i palestinesi che vi avevano trovato rifugio. Dura condanna anche da parte degli Stati Uniti: “Siamo profondamente rattristati e preoccupati per il tragico incidente – ha dichiarato dal Cairo il portavoce del dipartimento di Stato americano Jen Psaki – e ribadiamo il nostro appello affinché entrambe le parti raddoppino i propri sforzi per la protezione dei civili”.

Il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond ha detto in conferenza stampa al Cairo che “Hamas deve accettare un cessate il fuoco umanitario, senza condizioni”. Eppure ieri era stato il ministro israeliano della Giustizia Tzipi Livni a dichiarare che non ci sarebbe stata alcuna tregua finché non fossero stati smantellati tutti i tunnel a Gaza, mentre ieri sera Hamas si era detto disponibile alla tregua umanitaria a condizione che il blocco imposto a Gaza fosse allentato.

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ORE 17.45 – ESERCITO:”FORSE SU SCUOLA UNRWA RAZZI DI HAMAS”. GIURA IL NEOPRESIDENTE ISRAELIANO RIVLIN

L’esercito israeliano ha dichiarato che alcuni razzi lanciati da Hamas sono caduti su Beit Hanoun e che potrebbero essere stati questi a provocare le vittime della scuola dell’Unrwa: lo rende noto Haaretz. Intanto, alla Knesset giura il neopresidente israeliano Reuven Rivlin.

ORE 17 – STRAGE BEIT HANOUN, 17 VITTIME. UNRWA: “ISRAELE AVEVA LE COORDINATE DELL’EDIFICIO. MAI CONCESSA UNA FINESTRA DI FUGA PER I CIVILI”

Il bilancio delle vittime dell’attacco alla scuola dell’Unrwa a Beit Hanun è salito a 17 vittime e oltre 200 feriti. Chris Gunness, portavoce dell’Unrwa, ha dichiarato via Twitter che ”precise coordinate del rifugio dell’UNRWA a Beit Hanoun erano state formalmente comunicate all’esercito israeliano”. Ha poi aggiunto che “nel corso della giornata, l’UNRWA ha provato a coordinare con l’esercito israeliano una finestra per la fuga dei civili, ma non è mai stata concessa”.  Gunness ha detto di non poter né confermare né smentire la presenza di Hamas all’esterno dell’edificio, aggiungendo che comunque “Israele e Hamas devono rispettare l’inviolabilità dell’Onu e della legge umanitaria”.

 

Ore 16:25 – DALLA FRANCIA 11 MILIONI DI EURO PER GAZA

Il Presidente francese Hollande ha dichiarato che il suo Paese donerà 11 milioni di euro agli abitanti di Gaza. I fondi saranno distribuiti ad organizzazioni non governative attive nella zona.

Secondo fonti palestinesi Israele non permetterebbe ai soccorritori di raggiungere Khan Yunis per poter evacuare i feriti e raccogliere i cadaveri.

ore 16:10 - Razzi su Ashkelon. I media israeliani riferiscono di duri scontri tra i gruppi armati palestinesi e i soldati di Tel Aviv nel quartiere Shujaiyya a est della città di Gaza.

Salgono a 15 le vittime del bombardamento della scuola dell’Unrwa a Beit Hanun. 150 i feriti. Un bilancio che, visto l’alto numero di feriti, appare provvisorio. E’ la quarta volta, da quando è iniziata l’offensiva israeliana su Gaza, che viene colpita una struttura dell’Onu. E’, però, la prima volta che si registrano vittime.

ore 15:44 – I GRUPPI ARMATI PALESTINESI PROMETTONO VENDETTA PER LA STRAGE DI BEIT HANUN. TV AL-MAYADEEN: “770 LE VITTIME DALL’INIZIO OFFENSIVA”

I “Comitati di resistenza” palestinesi hanno detto poco fa che «la strage di Bait Hanun avrà una risposta. Ci vendicheremo per il sangue dei martiri»

Secondo la rete panaraba al-Mayadeen le vittime palestinesi dall’inizio dell’offensiva israeliana sono 770. Più di 4700 feriti.

 Ore 15:25 – MASSACRO NELLA SCUOLA UNRWA A BEIT HANUN. LE VITTIME SONO GIA’ 13. DECINE I FERITI.

Decine di vittime e feriti nel bombardamento di una scuola dell’Unrwa a Beit Hanun nel nord della Striscia di Gaza. La scuola ospitava coloro che avevano dovuto lasciare le loro case da quando è iniziata l’operazione “Bordo Protettivo”.

Il Dottor Ashram al-Qidra, portavoce del Ministero della Sanità a Gaza, ha detto che al momento sono già 13 le vittime. Decine i feriti.

Un testimone oculare ha raccontato all’agenzia Ma’an: “eravamo seduti nel cortile della scuola quando ci sono piovute addosso le bombe”. Alcuni presenti parlano di 5 bombe sganciate dagli israeliani.

 Ore 15:15 – MINISTRO AFFARI STRATEGICI ISRAELIANO, YUVAL STEINITZ:“POSSIBILITA’ DI ALLARGARE OPERAZIONE MILITARE”

Il Ministro israeliano degli Affari Strategici, Yuval Steiniz, ha detto che “Israele sta vagliando la possibilità di allargare l’operazione militare”.

La tv al-Mayadeen sostiene che Israele ha arrestato circa 150 giovani palestinesi nella zona di Khaza’a e li ha portati a Sufa. 4 feriti (di cui 2 in condizioni gravi) in un raid dell’aviazione israeliana a Shajaiyya, ad est di Gaza.

Le brigate al-Qassam hanno attacco con diversi missili mezzi corazzati israeliani che erano penetrati nella zona est di al-Tuffah. Non è ancora noto l’esito dell’offensiva.

ore 15:10 BREAKING, DECINE DI MORTI E FERITI IN SCUOLA UNRWA A BEIT HANOUN COLPITA DA TIRI ISRAELIANI

ore 15:00 MINISTERO INTERNI PALESTINESI: “ISRAELE ARRESTA FERITI E SOCCORRITORI”

Bombardamenti in corso nella parte occidentale di Beit Lahya e nel campo profughi di Maghazi.

Secondo il Ministero degli interni palestinesi Israele avrebbe arrestato diversi soccorritori e feriti a Khaza’a a est di Khan Yunis. La notizia è confermata dal corrispondente del tv panaraba al-Mayadeen che aggiunge: “Israele sta arrestando i feriti che erano in un’ambulanza”.

Prosegue il lancio di razzi su Israele. Un missile caduto nei pressi di Sha’ar HaNeghev ha provocato un incendio.

ore 14:00 –  746 VITTIME. LA MINISTRA ISRAELIANA LIVNI: “FINE OPERAZIONE QUANDO NON CI SARA’ PIU’ PERICOLO TUNNEL”

Intervistato da Sky News, il ministro delle finanze israeliano, Naftali Bennet, ha accusato Hamas di usare i civili come scudi umani. Sulla crescita di consensi per Hamas tra la popolazione locale, il leader di “Casa Ebraica” ha detto che i sostenitori del movimento islamico sono “immorali” e poi ha aggiunto: “noi vogliamo vivere fianco a fianco con loro, sono loro ad inseguirci. Abbiamo consegnato la terra [si riferisce al ritiro dei coloni dalla Striscia nel 2005, ndr], e loro l’hanno resa un fortino del terrore”. La ministra di giustizia, Tzipi Livni, ha ribadito stamane che “Israele deve continuare l’operazione su Gaza. Quando non ci sarà più il pericolo dei tunnel, allora si discuterà di una fine”.

Ore 13.15 – UNRWA: “UCCISE TRE NOSTRE INSEGNANTI”

Il portavoce dell’agenzia Onu Unrwa, Chris Gunness, ha fatto sapere oggi che tre delle insegnanti del loro staff sono state uccise in un attacco israeliano, due nella loro casa e una mentre tornava dopo un giorno di lavoro in un rifugio dell’agenzia: “Tre insegnanti dell’Unrwa sono state uccise. Il mio cuore si spezza per ogni cooperante umanitario che paga un simile prezzo, morire aiutando gli altri”.

Ore 12.45 – SCONTRI A GERUSALEMME E IN CISGIORDANIA. STASERA MARCIA VERO GERUSALEMME DA QALANDIYA

Nella notte di ieri scontri tra manifestanti palestinesi e forze militari israeliane a Gerusalemme, nei quartieri di Ras al-Amoud e Silwan. Scontri anche a Ramallah, Nablus e Betlemme in Cisgiordania. Per stasera il neonato gruppo 48ThousandMarch ha organizzato un’azione a Ramallah: alle 9.30 di stasera una marcia partirà dal campo profughi di Al Amari e si dirigerà verso il checkpoint di Qalandiya, dove è prevista una preghiera per le vittime di Gaza. Poi i manifestanti tenteranno di raggiungere Gerusalemme, attraverso il checkpoint israeliano. Si attendono scontri.

Ore 12.40 – KERRY DAL CAIRO: TURCHIA E QATAR FACCIANO PRESSIONE SU HAMAS PER TREGUA. MOSCHEA DI AL AQSA: VENERDÌ INGRESSO VIETATO AGLI UNDER 50

Prosegue la campagna diplomatica del Segretario di Stato Usa che oggi è di nuovo in Egitto, dopo la visita di ieri in Israele e Cisgiordania. Al Cairo ha incontrato i ministri degli Esteri di Turchia e Qatar e ha chiesto loro di premere su Hamas affinché si giunga a un cessate il fuoco. Kerry avrebbe avuto anche un’altra conversazione telefonica con Netanyahu. Oggi il sistema di difesa israeliano Iron Dome ha intercettato cinque razzi lanciati dalla Striscia di Gaza verso Tel Aviv. Domani vietato l’ingresso alla moschea di al Aqsa, Gerusalemme, ai minori di 50 anni. Israele teme scontri.

Ore 12.30 – LIEBERMAN: BRASILE IRRILEVANTE NELL’ARENA INTERNAZIONALE

Stizzita la reazione del ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, alla decisione del governo brasiliano di richiamare il proprio ambasciatore in Israele. “Questa scelta dimostra il doppio standard del Brasile che lo rende parte del problema invece di contribuire alla soluzione. Questa condotta mostra perché il Brasile, che è una potenza culturale ed economica, resta irrilevante nell’arena internazionale”.

ORE 12.00 – ESERCITO EGIZIANO:  SVENTATO ATTENTATO A KEREM SHALOM

L’esercito egiziano ha riferito di avere sventato un attacco kamikaze al kibbuz di Kerem Shalom, valico di passaggio sui confini tra la Striscia di Gaza, L’Egitto e Israele. ieri sera. I militari hanno ucciso l’attentatore sucida che indossava una cintura esplosiva, riporta l’agenza Ma’an. Inoltre, l’esercito del Cairo ha distrutto un veicolo che trasportava un missile a Sheikh Zuweid, nel nord del Sinai, uccidendo due persone che erano a bordo.

Ore 11.45 – HAMAS: UCCISI 8 SOLDATI ISRAELIANI. TEL AVIV NON CONFERMA

Le Brigate al Qassam hanno riferito di avere ucciso otto soldati israeliani, oggi, a nord-est di Gaza City. Se la notizia fosse confermata, sarebbe il più alto numero di vittime in un unico attacco del braccio armato di Hamas contro le truppe israeliane. Le Brigate al Qassam hanno anche rivendicato la distruzione di un blindato israeliano che trasportava un RPG 29, un lanciarazzi. Tel Aviv non ha rilasciato dichiarazioni.

ORE 11.30 – UNRWA: COLPITA SCUOLA CON 1.500 SFOLLATI

L’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) ha riferito che la scuola femminile Deir Al Balah, a Gaza, è stata colpita dal fuoco israeliano stamattina alle 7.45 (8.45 italiane): 5 persone sono rimaste ferite. All’interno dell’edificio avevano trovato rifugio circa 1.500 persone. “Questa è la seconda volta in tre giorni che Israele colpisce una scuola dell’Unrwa e torniamo a condannare quanto accaduto nella maniera più dura possibile”, ha detto il portavoce Unrwa, Chris Gunness. “Le Forze armate israeliane ci hanno detto che possiamo muoverci liberamente in veicoli con il marchio dell’Onu. Chiediamo a tutte le parti di rispettare gli obblighi stabiliti dalle leggi internazionali per tutelare civili e di astenersi da qualsiasi azione che possa mettere a repentaglio l’incolumità degli operatori umanitari”. Lunedì è stata colpita la scuola Unrwa Maghazi, una ragazza è rimasta ferita. Quando lo staff dell’agenzia Onu si è recato nella scuola per un sopralluogo, l’area è finita di nuovo sotto il fuoco israeliano “mettendo a rischio la vita dello staff Unrwa”.

Ore 11.15 – LA CISGIORDANIA PROTESTA CONTRO L’ATTACCO A GAZA

I palestinesi in Cisgiordania guardano con rabbia e dolore alla Striscia di Gaza. Ogni sera ci sono manifestazioni di protesta contro Israele, che finiscono in scontri con i soldati israeliano o anche con la polizia palestinese. Lanci di pietre e molotov contro i militari israeliani che rispondono con gas lacrimogeno, cannoni ad acqua, proiettili di gomma e anche veri. Sono due i morti e decine i feriti palestinesi nelle proteste degli ultimi giorni.

Quattro persone sono state arrestate dagli israeliani ieri ad Abu Dis, vicino a Gerusalemme, tra cui un tredicenne. La Mezza Luna Rossa ha riferito di diversi casi di soffocamento da gas lacrimogeno, anche tra i soccorritori.

Ore 11.00 –L’ASTRONAUTA ALEXANDER GERST: “LA FOTO PIÙ TRISTE SCATTATA SINORA”

L’immagine della Striscia di Gaza vista dallo spazio sta facendo il giro del Web. Si vedono la pioggia di fuoco su Gaza e i razzi su Israele. “È la foto più triste che abbia scattato sinora”, ha commentato l’astronauta tedesco Alexander Gerst dalla stazione spaziale International Space Station, 300 chilometri dalla terra.

Ore 10.45 – GAZA: 729 PALESTINESI UCCISI E OLTRE 4.000 FERITI. ISRAELE: 32 SOLDATI MORTI

I raid israeliani dal cielo, da terra e da mare non si fermano e da stamattina hanno fatto 34 morti tra i palestinesi, di cui dieci membri della famiglia al-Astal (due bambini di tre e cinque anni), la cui casa è stata colpita a Khan Yunis. Il bilancio delle vittima sale rapidamente (729 morti, oltre 4.000 feriti), mentre la diplomazia parla di cessate il fuoco e sembra essersi aperta la possibilità di una tregua umanitaria di cinque giorni da sabato, fine del mese islamico del Ramadan.

Sono, invece, 32 i soldati israeliani deceduti e 28 quelli rimasti feriti nei combattimenti che infiammano la Striscia di Gaza da 17 giorni. È il più alto numero di perdite militari israeliane dall’invasione del Libano nel 2006, fa notare l’agenzia palestinese Ma’an.

Ore 10.15 – BRASILE  RICHIAMA AMBASCIATORE. LE COMPAGNIE USA RIPRISTINANO  I VOLI DA E PER ISRAELE

Il governo Brasialiano ha richiamato il suo ambasciatore a Tel Aviv in segno di protesta per lo “sproporzionato uso della forza da parte di Israele” nella Striscia di Gaza. La diplomazia si muove per raggiungere un cessate il fuoco tra Israele e Hamas che è disponibile  auna tregua umanitaria. Ieri il ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, ha incontrato il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, a Ramallah, e oggi vede il premier israeliano Benjamin Netanyahu. C’è bisogno di una “soluzione stabile”, ha detto Hammond, “il cessate il fuoco non è sufficiente” .

Oggi si riunisce la Knesset (il Parlamento israeliano) in seduta straordinaria per discutere della operazioni militari a Gaza. Le compagnie aeree statunitensi tornano a volare da e per il Ben Gurion di Tel Aviv. La decisione di ripristinare i voli è arrivata dopo la visita, ieri, del segretario di Stato statunitense, John Kerry, a Gersulamme e Ramallah. Kerry è al Cairo per proseguire il suo lavoro diplomatico con gli egiziani, al fine di arrivare a un cessate il fuoco. Continuano i raid israeliani nella Striscia di Gaza, mentre risuonano le sirene in diverse località del centro di Israele per il lancio di razzi.

ore 9.00 – CESSATE IL FUOCO A PARTIRE DA SABATO?

Il nostro corrispondente e giornalista del Manifesto, Michele Giorgio riporta (citando fonti palestinesi) della possibilità di un cessate il fuoco di 5 giorni a partire da sabato.

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Diretta di ieri, mercoledì 23 luglio

dalla redazione Gerusalemme, 24 luglio 2014, Nena News – Sono 718 le vittime gazawi (81.5% civili), ad ora, giovedì 23 luglio ore 8 del mattino. La notte ha portato con sé altri 23 morti, durante bombardamenti che non hanno mai smesso di piovere su Gaza. Molte delle vittime arrivano dal villaggio di Khuza’a, vicino Khan Younis, teatro ieri di un nuovo massacro di civili. Sale a 32 il numero dei soldati israeliani uccisi in combattimento dall’inizio dell’operazione di terra, il 17 luglio.

L’emergenza umanitaria è indescrivibile, i dati forniti dall’Ocha sono impietosi: 1 milione e 200mila persone senza accesso o con accesso limitato all’acqua, l’80% della popolazione con poche ore di elettricità al giorno, 130mila sfollati (70mila dei quali nelle scuole dell’Unrwa, pienissime, dove manca tutto, dal cibo ai bagni), oltre duemila case completamente distrutte, oltre 3mila seriamente danneggiate. In un simile massacro, la diplomazia mondiale continua ad incontrarsi e a parlare di tregua, ognuno alle proprie condizioni. Ieri sia il segretario di Stato Usa Kerry che il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon sono arrivati nella regione, incontrando sia il presidente palestinese Abbas a Ramallah che il premier israeliano Netanyahu a Gerusalemme.

Tutti parlano di grandi sforzi diplomatici e di tregua vicina: “Abbiamo sicuramente fatto dei passi avanti, ma c’è ancora molto da fare”, ha detto Kerry ripetendo un mantra che nell’ultimo anno hanno sentito in molti, riferito all’andamento pessimo dei negoziati tra Israele e ANP.

Da parte loro né Israele né Hamas paiono pronti al cessate il fuoco, con il movimento islamista fermo nelle sue posizioni: nessuno a Gaza accetterà il ritorno allo status quo, non saranno state massacrate centinaia di persone per non ottenere nessun diritto. Khaled Meshaal ieri è stato chiaro: “Nessuno può disarmare la resistenza”, ha detto dopo il documento redatto dai 28 ministri degli Esteri della Ue che chiedevano il disarmo delle Brigate al-Qassam e di tutte le milizie armate della Striscia. “Non accetteremo nessuna proposta che non includa l’alleviamento dell’assedio sui gazawi – ha aggiunto il leader islamista – Quanti soldati israeliani devono vedere prima di decidere di eliminare il blocco? A Gaza tutto sta collassando: non c’è acqua, elettricità, medicine, carburante, cibo. Invito il segretario Ban Ki-moon a venire a Gaza e vedere con i suoi occhi questo massacro”.

Un punto importante è stato però segnato ieri dal voto del Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu che con 29 voti a favore, 17 astenuti (tra cui l’Italia e tutti i paesi Ue) e un contrario (gli Stati Uniti) ha approvato la creazione di una commissione di inchiesta che indaghi eventuali crimini di guerra compiuti da Israele contro Gaza.

Sono diverse le organizzazioni per i diritti umani che hanno detto di aver raccolto già numerose e consistenti prove di tali crimini, tra cui il bombardamento dell’ospedale Al Wafa. Dall’altra parte del muro di separazione, in Cisgiordania ci sono stati ancora scontri notturni tra giovani manifestanti e forze militari israeliani. Lo stesso a Gerusalemme. Mohammed Qasim Hamamra, 19 anni del villaggio di Husan, a Ovest di Betlemme, è morto per le ferite subite ieri, negli stessi scontri in cui aveva perso la vita anche Mahmoud Hamamra, 32, colpito al petto da un proiettile. Mohammed è spirato in ospedale stamattina. Nena News

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Categorie: Palestina

Il fronte antisionista d’Israele

Mer, 23/07/2014 - 11:40

Sebbene le voci di dissenso all’operato del governo di estrema destra siano poche, cresce all’interno d’Israele il fronte antimilitarista e antisionista. Una forza minoritaria, ma che tuttavia ha posto le differenze da parte per mandare un messaggio comune: “no al massacro a Gaza”.

 

 

di Chiara Cruciati – il Manifesto

Gerusalemme, 23 luglio 2014, Nena News – I sondaggi sull’offensiva in corso sono impietosi: il 93% della popolazione israeliana si dice soddisfatta dell’operazione militare “Barriera Protettiva”, il 71% approva l’attacco via terra e il 77% non vuole un cessate il fuoco (il sondaggio è stato realizzato il 20 luglio da New Wave Research e dal quotidiano Israel Hayom). Se non bastassero i numeri, basta fare un giro nei social network, sintonizzarsi su una tv israeliana o sfogliare un quotidiano: la campagna anti-araba iniziata con la morte dei tre coloni trova linfa vitale nell’attacco contro la popolazione gazawi e, ancora una volta, cementa il sentimento nazionalista israeliano.

Poche le voci di dissenso, ma non per questo meno significative: cresce il fronte antisionista e antimilitarista israeliano, attira un numero maggiore di attivisti e lavora per fornire un’informazione alternativa. Lunedì sera sono scesi in piazza a Jaffa, nel martoriato quartiere di Al Ajami, circa 800 persone organizzate dal movimento islamico, al cui appello hanno aderito singoli attivisti, mentre in altre comunità si sono ritrovate organizzazioni pacifiste, partiti anti-sionisti di estrema sinistra e la sinistra moderata sionista (i partiti Meretz e Hadash). «Gruppi fascisti si sono organizzati per aggredire la manifestazione di Jaffa – spiega al manifesto l’attivista israeliana Tamar Aviyah – Sono sempre più strutturati, si organizzano nei social network. La polizia ha cercato di dividerci chiudendo le strade. Sembrava ci fosse il coprifuoco».

Il fronte si sta però allargando, grazie anche all’informazione alternativa fornita su Facebook e Twitter dagli attivisti e da siti come +972mag, fonte indispensabile di immagini, analisi e notizie che i media mainstream tacciono: «Non seguo molto la stampa israeliana, ma posso dirvi che giornali e tv si focalizzano quasi esclusivamente sulla solidarietà all’esercito, nel tentativo di rafforzare il sentimento anti-arabo. Nessuno parla delle legittime richieste di Hamas, nessuno mostra immagini del massacro in corso. Le vittime gazawi? Le chiamano ‘danni collaterali’. La terminologia è molto sterile, machista, esclusivamente volta a giustificare le violenze».

Una pratica che si rispecchia nei comportamenti e i discorsi della maggioranza del popolo israeliano. Ma quello che preoccupa, ci spiega un altro attivista che chiede di restare anonimo, è la crescita repentina dei gruppi fascisti e di estrema destra, oltre al controllo capillare da parte dei servizi segreti interni delle attività dei gruppi anti-sionisti e di sinistra. Per questo, alcuni attivisti si stanno organizzando per monitorare le attività dell’estrema destra, seguendone i movimenti nei social network e le azioni in programma. Alcuni hanno messo in piedi forze di difesa che operano durante le manifestazioni per evitare aggressioni.

«Siamo in parte soddisfatti – continua Tamar – perché il movimento di base israeliano anti-sionista è in crescita. Numeri come quelli di questi giorni – 800 persone a Jaffa, oltre mille a Tel Aviv – non erano mai stati raggiunti. A questo si aggiungono le azioni del BDS, la campagna di boicottaggio dello Stato di Israele, e quelle degli Ebrei contro il Genocidio [movimento di ebrei israeliani e stranieri contro il genocidio del popolo palestinese, ndr]: oltre a lanciare petizioni che hanno portato a vittorie a livello internazionale, in questi giorni hanno fatto parlare di sé con azioni di fronte all’ambasciata Usa e al Museo dell’Olocausto a Gerusalemme, dove hanno posto una piramide di bambole a rappresentare le vittime di Gaza. Le hanno ricoperte di vernice rossa, il sangue versato, e poi gli hanno dato fuoco».

Di nuovo sotto il sole del minoritario attivismo israeliano c’è una nuova unità tra le varie forze, di solito politicamente divise: «Oggi l’obiettivo è unico, tentiamo di mettere da parte le differenze e inviare un messaggio comune, no al massacro – ci spiega l’attivista di BDS from Within, Ronnie Barkan – Un blocco unico è necessario sia per far girare più informazioni possibile che per reagire agli attacchi delle squadracce fasciste e naziste. Voglio essere chiaro: la società israeliana è tendenzialmente fascista, non c’è nulla di nuovo nei discorsi pubblici. Ciò che è cambiato è l’escalation di violenza, che da verbale è diventata pratica a causa dell’eccitamento provocato dalle dichiarazioni di parlamentari e politici che invocano il genocidio dei palestinesi. Semplicemente oggi non si vergognano più: razzismo e fascismo oggi sono più visibili, ma sono sempre esistiti, dal 1948, da Ben Gurion».

«È sempre più pericoloso dichiararsi antisionisti o anche solo di sinistra – conclude Ronnie – Anche un partito sionista e moderato come Meretz è chiamato traditore, eppure non mossero un dito contro l’operazione Piombo Fuso». Alla fine, niente di nuovo sotto il sole israeliano. Nena News

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Categorie: Palestina

Cease-fire initiatives pit Turkey against Egypt

Mer, 23/07/2014 - 11:21

Is Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan more concerned with undermining Egyptian President Abdel Fattah al-Sisi than to broker a cease-fire in Gaza?

A general view of the venue during an extraordinary session of the Arab League at the league’s headquarters in Cairo July 14, 2014. . (REUTERS/Amr Abdallah Dalsh. Source al-Monitor)

Semih Idiz   al-Monitor

Roma, 23 luglio 2014, Nena NewsTurkey is angry over Israel’s brutal operation in the Gaza Strip. Ankara, however, is marginalized in this crisis, unable to contribute to efforts aimed at ending the bloodshed. Meanwhile, the crisis is seen to be further fueling tensions between Turkey and Egypt.

Ties between the two countries are strained already over the military coup that toppled Egypt’s elected President Mohammed Morsi and his Muslim Brotherhood-dominated administration in July 2013.

Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan, an ardent supporter of the Muslim Brotherhood and Hamas, is infuriated over the role Egypt is playing in trying to broker a cease-fire in Gaza.

He is questioning Cairo’s role by arguing that Egypt is currently governed by a tyrant, and claiming that Egyptian President Abdel Fattah al-Sisi, who led the coup against Morsi and the Brotherhood, is merely using Gaza as a pretext to legitimize his rule.

“Sisi is not a party to this. He himself is a cruel perpetrator of a coup. He has blocked Hamas’ access to food and aid by closing the roads to Gaza,” Erdogan told reporters after attending Friday prayers on July 18. “Egypt is not a party. … They are trying to legitimize the administration in Egypt,” he said.

Erdogan clearly cannot accept that Sisi, whom he has been constantly vilifying since the Egyptian coup, may play a leading role in Gaza. His claim that the Egyptian leader is merely seeking legitimization by using Gaza even forced some diplomats in Ankara to ask whether Erdogan is concerned more about undermining Sisi than about securing an early cease-fire in Gaza.

Such doubts follow Egyptian and Israeli claims that Turkey has sabotaged Cairo’s efforts at securing a cease-fire. Egypt’s Foreign Minister Sameh Shoukry told local news editors in Cairo on July 17 that Turkey, together with Qatar, was conspiring to undermine Egypt’s efforts. Israeli Foreign Minister Avigdor Liberman had made a similar claim earlier.

Ankara rejects these claims, but Erdogan has made apparent his opposition to any cease-fire worked out by Egypt, Israel and the Palestinian Authority (PA) over Hamas’ head. Erdogan has also been saying that any cease-fire deal has to include the lifting of the siege on Gaza.

This is also in line with Hamas’ position. The group’s political leader, Khaled Meshaal, was quoted by Al-Monitor on July 17 saying that Hamas rejected any cease-fire arrangement that excludes lifting the Gaza siege.

The Egyptian Foreign Ministry summoned Turkey’s charge d’affaires in Cairo on July 20 to protest Erdogan’s remarks about Sisi. A similar summons took place on June 3 when Cairo expressed displeasure with comments made by Turkish officials about the Egyptian presidential election.

Neither country is represented at the ambassadorial level since Egypt expelled the Turkish ambassador in November, accusing Ankara of interfering in its internal affairs. Cairo also refused to send its own ambassador, who had been recalled for consultations previously, back to Ankara.

Shoukry also reacted to Erdogan’s remarks questioning Sisi’s legitimacy in trying to broker a Gaza deal. He said these remarks “were out of keeping with diplomatic traditions, and totally unacceptable.” Shoukry said, “Erdogan’s behavior would not protect the blood of the people of Gaza.”

Most diplomats in Ankara sounded out by Al-Monitor believe Erdogan is rowing against a strong current if he thinks he can marginalize Egypt over Gaza. They say Sisi enjoys more international credibility in this crisis than Erdogan.

They also underline the fact that Palestinian President Mahmoud Abbas openly said, during his visit to Ankara last week, that the PA had asked Egypt to play a role in trying to secure a cease-fire in Gaza.

“Our Egyptian brothers embarked on this initiative on our request,” Abbas said during his press conference with President Abdullah Gul, in response to a question about Cairo’s present role in Gaza.

Ambassador Hazem Abu Shanab, a member of Fatah’s Revolutionary Council, for his part underlined in his interview with Al-Monitor’s Walaa Hussein, posted on July 18, that council leaders “reject any role by anyone, save that of Egypt, as mediator and sponsor of national Palestinian reconciliation or in the political process relating to the Palestinian cause.”

Hussein also cited an Arab League source, saying, “Talk about a Turkish initiative to replace that of Cairo is not a cause of concern to the Egyptians because they are confident that neither the Palestinian Authority, represented by Fatah, nor Israel will accept any alternative mediation at the present time.”

Saudi Arabia also dashed any hopes that Erdogan may have of marginalizing Sisi. Ahram Online reported on July 19 that Saudi King Abdullah bin Abdulaziz had given full support for the Gaza truce proposal made by Egypt.

More significantly, however, US Secretary of State John Kerry is currently in Cairo for talks with Sisi and members of his government in a fresh bid to try and secure a cease-fire in Gaza. This flurry of diplomatic activities shows it is Turkey that is on the margins of efforts concerning Gaza.

Yet, there may be a secondary role for Turkey to play, judging by remarks made to Al-Monitor by Shanab. Shanab pointed out that last week’s meeting between Erdogan and Abbas was aimed at taking “advantage of Turkish efforts and relations with the Hamas leaders, as well as to reach a unified Palestinian position in favor of the Egyptian initiative to put an end to Israeli aggression.”

According to this formulation, Ankara is expected to pressure Hamas to accept a cease-fire brokered by Cairo and Washington with support from the PA. Suggestions are also being made that Turkey could mediate between Hamas and Egypt.

But there are difficulties in both cases. Having gone out on a limb by not just opposing Egyptian efforts but also any cease-fire brokered over Hamas’ head, Erdogan will be loath to give any impression that he is pressing Hamas into a cease-fire it does not want to accept. As for mediating between Egypt and Hamas, Ankara has to have relatively good ties with Cairo and a neutral position between the sides to be able to do this, but does not.

It is more likely that Erdogan will prefer, in the lead-up to the presidential elections next month, which he is currently campaigning for, to keep hitting at Israel, Sisi, the United States, Europe and Arab governments, and support Hamas’ position, because this brings him support in Turkey, even if it contributes nothing to resolving the Gaza crisis.

But a final caveat has to be tossed in here. A delegation led by Ambassador Feridun Sinirlioglu, the undersecretary for the Turkish Foreign Ministry, flew to Washington on July 21 to “discuss current bilateral, regional and global issues,” according to a ministry statement. Sinirlioglu planned to meet with senior counterparts from various agencies, notably the US Department of State and the National Security Council.

Given the growing frustration in Washington with Erdogan, some are speculating that Sinirlioglu’s mission is to explain to his US interlocutors what should and what should not be taken seriously at a time when Erdogan is on the campaign trail.

The implication is that Erdogan will change tack after he is elected president in a few weeks — as expected — because Ankara will want to break out of its regional isolation and regain the international influence it has lost. But given his by now familiar angry demeanor and unpredictable ways, this may be wishful thinking.

That aside, though, prospects for Turkish-Egyptian ties do not look promising for the foreseeable future. Nena News

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Categorie: Palestina

ISRAELE. Rabbino Lior: “Se necessario, Israele deve distruggere Gaza”

Mer, 23/07/2014 - 09:53

Le considerazioni del rabbino estremista, espresse sotto forma di una sentenza religiosa, danno la benedizione alle autorità israeliane di sterminare gli abitanti della Striscia per difesa. Il Meretz chiede di aprire un’indagine

Lior trasportato in spalla dai suoi sostenitori all’uscita del carcere nel 2011 (Fonte Demotix.com)

 

della redazione

Roma, 23 luglio 2014, Nena News – “La Torah spiega in che modo gli ebrei devono difendersi dai propri nemici: se è necessario, Israele deve distruggere Gaza”. Parola di Dov Lior, leader spirituale dell’insediamento illegale di Kiryay Arba alle porte di Hebron, considerato il rabbino più estremista della destra religiosa ebraica. Famoso per aver asserito che “se uno dei due genitori non è ebreo, il bambino avrà i geni negativi che caratterizzano i non-ebrei”; ma anche per essere stato arrestato e interrogato con l’accusa di incitamento alla violenza per aver promosso un libro religioso, “il Re della Torah”, che dà gli ebrei il permesso di uccidere i non-ebrei, compresi i neonati.

Lior ha emesso un responsum (sentenza giuridica religiosa) che permette la totale distruzione della Striscia di Gaza e dei suoi abitanti, se necessario, per difendere il paese sotto attacco. “La Torah – ha scritto Lior – insegna agli Ebrei come comportarsi anche in tempo di guerra. Pertanto, alla nazione attaccata è consentito punire la popolazione nemica con le misure che ritiene adeguate, come il blocco delle forniture o di energia elettrica. Essa può bombardare l’intera area in base al giudizio del ministro della guerra e non mettere arbitrariamente i soldati in pericolo. Tutte le misure deterrenti per sterminare il nemico sono lecite”.

Grande sostenitore di Baruch Goldstein,  il colono che il 25 febbraio del 1994 aprì il fuoco sui fedeli musulmani in preghiera alla tomba dei patriarchi di Hebron uccidendo 29 palestinesi – e detrattore dell’ex premier israeliano Yitzakh Rabin promotore degli accordi di pace con i palestinesi – Lior ha aggiunto che “il ministro della Difesa può anche ordinare la distruzione di Gaza, in modo che il sud non debba più soffrire e per evitare danni ai membri del nostro popolo che da tempo soffre per i nemici che ci circondano”.

Zahava Gal-On, leader del partito di opposizione Meretz, ha chiesto al procuratore generale Yehoshua Weinstein di aprire un’indagine: “I commenti razzisti del rabbino Dov Lior – ha dichiarato – vanno ben oltre la libertà di espressione. E continuano sulla linea dei commenti razzisti degli anni passati, tra i quali quelli su Yitzakh Rabin prima della sua morte e quelli in sostegno di Baruch Goldstein”. In quell’occasione Lior definì infatti Goldstein “più santo dei martiri dell’Olocausto”. Nena News

 

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Categorie: Palestina

Diretta Gaza. Oltre 600 vittime in due settimane. E la diplomazia stenta

Mer, 23/07/2014 - 09:29

Almeno 50 palestinesi morti ieri. Bombardamenti e colpi di artiglieria israeliani incessanti. l’OCHA denuncia: “a Gaza non c’è nessun luogo sicuro in cui nascondersi”. Ma la tregua appare ancora una chimera.

AGGIORNAMENTI:

 

Ore 22.20 – MESHAAL: OK A TREGUA UMANITARIA, MA FINE DELL’EMBARGO SU GAZA

Il leader di Hamas, Khaled Meshaal, nel corso di una conferenza stampa a Doha, Qatar, ha detto che il movimento islamico è disponibile a una tregua umanitaria, ma non a un cessate il fuoco senza la fine dell’embargo su Gaza. “Ne abbiamo abbastanza delle sanzioni, il cessate il fuoco deve essere accompagnato dalla fine del blocco”, ha ribadito, “i gazawi sono le vittime, non i carnefici. A Gaza è tutto al collasso, non ci sono acqua, elettricità, medicine, gas, cibo, gaza ha bisogno di aiuto”.

Ore 21.40 – PUTIN OFFRE LA SUA MEDIAZIONE. HAMAS: SÌ A TREGUA UMANITARIA. RAFFICA DI ARRESTI A GAZA

Il presidente russo Vladimir Putin si va avanti e si offre come mediatore del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, nel corso di una telefonata con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Lo ha riferito il Cremlino.

In una precedente dichiarazione, il leader di Hamas, Khaled Meshal, ha detto di essere disposto a discutere di una tregua umanitaria. Il bilancio delle vittime dell’offensiva israeliana Barriera Protettiva continua a salire: 693 morti, di cui 166 bambini, e 4.519 feriti, tra cui 1.213 bambini. 33 i soldati morti nei combattimenti, mentre un lavoratore straniero è rimasto ferito da un razzo lanciato dalla Striscia nell’area di Yavneh, nella zona centrale di Israele.

Continuano a risuonare le sirene in Israele e a Gaza l’esercito israeliano  ha arrestato 150 palestinesi sospettati di avere partecipato ad azioni terroristiche.

ORE 20 – NETANYAHU SULL’INCHIESTA ONU: “E’ UNA FARSA”. SHIN BET: “UCCISI ALCUNI MILITANTI-CHIAVE DELLA JIHAD ISLAMICA”

“E’ una farsa e dovrebbe essere respinta dalle persone oneste di tutto il mondo”. Questa la reazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu alla notizia del voto a favore di una commissione d’inchiesta indipendente sui crimini di guerra commessi a Gaza dall’esercito di Tel Aviv da parte del Consiglio per i diritti umani dell’Onu. Secondo Netanyahu  Israele ha usato “accortezze senza precedenti per mantenere i civili palestinesi fuori pericolo, persino lanciare volantini, fare telefonate e inviare messaggi di testo”, mentre si dovrebbe indagare “Hamas, che commette doppi crimini di guerra, sparando razzi sui civili israeliani e usando i palestinesi di Gaza come scudi umani”. Netanyahu ha poi criticato duramente l’Onu, colpevole di aver inviato “un messaggio a Hamas e alle organizzazioni terroristiche in tutto il mondo che l’uso di civili come scudi umani è una strategia efficace”.

Lo Shin Bet ha dichiarato che, in coordinazione con l’esercito, è riuscito a colpire alcuni importanti militanti della Jihad islamica nella Striscia di Gaza. Nei giorni scorsi, stando alla dichiarazione dello Shin Bet, sono stati uccisi Akram Shakhar, militante operativo nella zona di Khan Yunis, che era incaricato del lanci di razzi; Sha’aban Dahduh, sospettato di essere il comandante di un battaglione a Gaza City; Mahmoud Ziada, un residente di Jabaliya che si sospettava fosse il comandante di un reggimento nel nord della Striscia; e Said Abu Ma’amar, che si credeva comandasse un reggimento della divisione Rafah della Jihad islamica. Secondo molti profili Facebook e Twitter sarebbe stato ucciso anche Mohammad al-Sinwar, uno dei capi della Jihad islamica che si sospettava fosse il comandante della divisione di Khan Younis.

Secondo l’intelligence israeliana, Sinwar ha svolto un ruolo di primo piano nel rapimento di Gilad Shalit ed è stato anche carceriere di Shalit durante parte della sua prigionia. Suo fratello Yahya è considerato uno dei leader politici di Hamas e ha scontato un lungo periodo in carcere in Israele.

Ore 18.40 –KERRY E NETANYAHU PARLANO DI TREGUA. ISRAELE CHIEDE SOLDI A USA PER IRON DOME

E’ in corso l’incontro tra il Segretario di Stato Usa, John Kerry, e il premier Benjamin Netanyahu. Secondo Azzam al Ahmad, dirigente Fatah, i negoziati fanno progressi e stasera potrebbe essere annunciata bozza di accordo sulla tregua.

Intanto, riporta Haaretz, Tel Aviv ha chiesto a Washington 225 milioni di dollari per sopperire alla mancanza di parti del sistema di difesa Iron Dome. Sempre secondo Hareetz, il segretario della Difesa Usa, Chuck Hagel, ha detto che Israele “ha un grave problema di parti”, senza specificare di quali parti del sistema si tratti, e che “non può aspettare i rifornimenti dei produttori statunitensi, pianificati tra due anni a partire da oggi”.

La Fedaral Aviation Amministration Usa ha prolungato la sospensione dei voli da e per Israele per altre 24 ore.

ORE 18. 45 -  IL CONSIGLIO PER I DIRITTI UMANI DELL’ONU HA VOTATO A FAVORE DELLA FORMAZIONE DI UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA SUI CRIMINI DI GUERRA COMMESSI A GAZA. 29 I FAVOREVOLI, 17 ASTENUTI E UN CONTRARIO, GLI STATI UNITI.   

Ore 18.30 – OGNI ORA MUORE UN BAMBINO A GAZA

Negli ultimi due giorni è stato ucciso un bambino ogni ora. La denuncia arriva da Kyung-wha Kang, vicesegretario generale dell’Onu per gli Affari umanitari.

Ore 18.20 – ISRAELE: ALTRI TRE SOLDATI MORTI OGGI, 32 IN TOTALE

Ore 17.40 – YASSER ABED RABBO: OLP CONDIVIDE CONDIZIONI HAMAS PER CESSATE IL FUOCO. PILLAY: SERIE POSSIBILITA’ CHE ISRAELE ABBIA COMMESSO CRIMINI DI GUERRA

L’Olp sostiene le richieste di Hamas per il cessate il fuoco. Lo ha detto il funzionario Yasser Abed Rabbo, spiegando che le richieste di “fermare l’aggressione contro Gaza e di togliere l’embargo in tutte le sue forme coincidono con le richieste dell’intero popolo palestinese e con gli obiettivi della leadership palestinese”.

Oggi l’emiro del Qatar si è recato in Arabia Saudita per discutere con re Abdullah della crisi nella Striscia di Gaza e del cessate il fuoco. Una mossa a sorpresa e pure il primo incontro tra i leader delle due petromonarchie dalla rottura diplomatica intercorsa tra Doha e Riad.

Intanto, Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha detto che c’è la “seria possibilità” che Israele abbia commesso crimini di guerra e ha chiesto che sia aperta un’indagine su almeno tre incidenti: il bombardamento dell’ospedale al Aqsa, a Deir al Balah; la morte di due donne in sedia a rotelle e il ferimento di quattro pazienti disabili a Beit Lahia; la distruzione delle abitazioni di alcune famiglie nell’attaco a Sshuja’iya. “Il mio staff sta documentando molti altri casi di case distrutte, con la perdita di vite umane tra i civili, in cui erano presenti membri di gruppi armati”

Ore 17.15 – La Croce Rossa Internazionale (CRI) ha riferito all’Afp che oggi una breve sospensione dei combattimenti in alcune zone della Striscia di Gaza ha consentito alle ambulanze di soccorrere le vittime dei raid su Shuja’iya. Centinaia di persone hanno usato la pausa e la copertura della CRI per entrare nel sobborgo martoriato dal fuoco israeliano, a est di Gaza City, alla ricerca di parenti e amici. Il corrispondente dell’ABC ha raccontato di avere udito spari anche durante l’operazione di soccorso. Il convoglio della Croce Rossa ha informato del suo ingresso a Shuja’iya, ma l’esercito israeliano non ha fornito assicurazioni sulla sospensione dei combattimenti. Un secondo convoglio della CRI è andato a Khuzaa e un terzo a Beit Hanun.

Ore 17.00 – 678 PALESTINESI MORTI, 4.250 FERITI. ISRAELE: 29 SOLDATI UCCISI

Sono 56 i palestinesi morti oggi a Gaza e decine i feriti. Secondo il ministero della Sanità, il totale delle vittime è di 678 morti e 4.250 feriti. L’esercito israeliano ha fatto sapere che nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 2 soldati e 12 sono rimasti feriti, altri 8 in maniera lieve, nei combattimenti nella Striscia. Il totale delle perdite tra le truppe israeliane è di 29 morti dall’inizio dell’offensiva via terra.

Ore 16.25 – BETLEMME: SOLDATI ISRAELIANI HANNO UCCISO UN PALESTINESE DURANTE LE PROTESTE

Ha 32 anni il palestinese ucciso  vicino a Betlemme nelle prime ore di stamattina durante una manifestazione contro l’attacco israeliano a Gaza, che dura da 16 giorni. Mahmud Hamamra è stato colpito al petto nel villaggio di Husan durante gli scontri con i soldati israeliani che usano anche proiettili veri per disperdere la folla.

Le proteste  nelle città e nei villaggi della Cisgiordania si ripetono ogni sera. La portavoce dell’esercito israeliano ha detto all’agenzia Afp che la vittima faceva parte di un gruppo di una cinquantina di persone che lanciavano pietre e molotov contro i soldati e che è “pare che sia stato colpito da un proiettile di gomma”.

Mahmud Hamamra è la seconda vittima in Cisgiordania negli ultimi due giorni. La notte scorsa due giovani sono rimasti feriti a Silwad, vicino a Ramallah. Marce di protesta si sono tenute anche a nord di Betlemme

Ore 16.00 –L’ARTIGLIERIA ISRAELIANA FA STRAGE A KHUZA’A

Khuza’a, nel sud della Striscia di Gaza, vicino a Khan Yunis, è un villaggio sotto assedio, secondo i residenti.  “Tutto brucia”, ha riferito ai media palestinesi un abitante, raccontando dell’intenso fuoco dell’artiglieria israeliana che oggi si è abbattuto sul centro abitato, facendo  un numero imprecisato di morti e decine di feriti.

Ore 14:55 – COLPITO L’OSPEDALE AL-WAFA DI GAZA

In una nota pubblicata stamattina, il portavoce dell’esercito ha detto che i soldati israeliani hanno attaccato l’ospedale al-Wafa a Gaza dopo essere stati ripetutamente sparati dai miliziani di Hamas dall’interno dell’edificio. Secondo quanto ha riferito il direttore dell’ospedale al quotidiano israeliano Ha’Aretz la struttura sanitaria è vuota dal 17 luglio.

ore 14:40 – MUORE UN LAVORATORE TAILANDESE. E’ IL TERZO CIVILE UCCISO IN ISRAELE

Un lavoratore tailandese è morto stamattina quando un razzo sparato da Gaza è esploso in una serra di una cittadina israeliana vicina al confine settentrionale con la Striscia. Salgono così a 3 le vittime civili israeliane. 29, invece, sono i soldati di Tel Aviv uccisi dall’inizio dell’offensiva “Bordo Protettivo”.

ore 14:25 - Il Ministro di Giustizia israeliano, Tzipi Livni: “la riunione che sta avendo luogo al Consiglio dei diritti umani [a Ginevra, ndr] non ci impedirà di continuare la nostra operazione militare a Gaza. Qualunque cooperazione con il Consiglio diminuirà le possibilità di raggiungere un cessate il fuoco a Gaza”.

ore 13:15 INVIATO ISRAELE PRESSO L’UNHRC:“LO STATO EBRAICO AGISCE SECONDO LA LEGGE INTERNAZIONALE”

Nella riunione di emergenza di Ginevra, l’invitato israeliano presso l’UNHRC [Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ndr], Eviatar Manor, ha criticato il Consiglio dei diritti umani dell’Onu perché “non protegge i diritti umani degli israeliani”. Ha poi aggiunto che gli abitanti di Gaza non sono nemici d’Israele e che lo stato ebraico ha agito secondo la legge internazionale. Secondo Manor il Consiglio “sta gettando benzina sul fuoco”.

ore 13:00 – MINISTRO ESTERI ISRAELIANO INCONTRA BAN KI-MOON

Il Ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, ha incontrato stamane il Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, a Gerusalemme. Lieberman ha espresso preoccupazione per la scoperta dei missili nascosti in una scuola di Gaza gestita dall’Unrwa e ha criticato l’incontro dell’Onu a Ginevra dicendo che “è parte del gioco ipocrita della Comunità Internazionale”.

ore 11:55  654 PALESTINESI UCCISI. 4250 FERITI

ore 11:45  GUARDA IL VIDEO. QUARTIERE SHUJAIYA DI GAZA SOTTO I BOMBARDAMENTI ISRAELIANI 

Immagini riprese da Media Town https://www.facebook.com/photo.php?v=741066039290541&fref=nf

ore 11:30 TV AL-MAYADEEN: “SONO 651 I PALESTINESI MORTI DALL’INIZIO OFFENSIVA”. GIA’ 18 LE VITTIME OGGI

 Secondo il corrispondente della rete panaraba al-Mayadeen dall’inizio dell’offensiva israeliana sono stati uccisi 651 palestinesi. Strage a Khaza’a dove sono morti stamane 12 palestinesi. Un numero che, però, sembrerebbe destinato a salire. Secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, 18 palestinesi sono stati assassinati oggi. 120 i feriti. Dato quanto mai provvisorio.

Sono 150 i soldati israeliani feriti. 7 di loro sarebbero in condizioni critiche. A riferirlo sono i media israeliani.

L’ex capo dello Shabbak [Servizi segreti interni israeliani, ndr], Avi Dichter, ha dichiarato: “la potenza missilistica dei palestinesi ci preoccupa molto”.

ore 10:40  Il Ministero della salute a Gaza ha detto che un colpo di cannone ha ucciso a Khan Yuinis cinque palestinesi, di cui 2 bambini. Intanto si continua a combattere a Shujayea, il quartiere di Gaza balzato alle cronache domenica per il massacro di civili palestinesi. Gli israeliani sostengono di averne preso quasi il pieno controllo.

Le autorità israeliane comunicano che il valico di Erez è chiuso per i giornalisti. Al momento, quindi, non si entra e non si esce dalla Striscia di Gaza.

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della redazione

Roma, 23 luglio 2014, Nena NewsAlmeno cinquanta vittime palestinesi. Due giovani soldati israeliani uccisi. E’ il tragico bilancio della solo giornata di ieri nella Striscia di Gaza. Più di 630 morti dall’inizio dell’Operazione “Bordo protettivo” che oggi entra nel suo sedicesimo giorno. Ancora una volta “target” dell’aviazione israeliana sono state le strutture sanitarie e ambulanze.

Ma non sono luoghi sicuri nemmeno le scuole dell’Unrwa [Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione, ndr] e gli edifici della tv panaraba al-Jazeera che sono stati ieri bersaglio degli aerei di Tel Aviv. A lanciare un grido d’allarme è stato il portavoce dell’ufficio Onu per gli affari umanitari (OCHA) che ha detto che “nella Striscia non c’è letteralmente alcun luogo sicuro in cui nascondersi”.

L’OCHA ha diffuso dati terribili: 1,2 milioni di gazawi (su 1,8 milioni) sarebbero senza acqua o ne dispongono in modo molto limitato, sono senza corrente per il danneggiamento delle strutture elettrice e senza carburante per azionare i generatori. Ma il dramma umanitario non si ferma qui perché parallelamente continua la fuga di cittadini dalle loro case. Ieri è stato il turno dei quartieri di Sheykh Zayad e Tel Za’atar a nord di Gaza che si sono rapidamente svuotati sotto la furia dei bombardamenti israeliani.

La popolazione stremata e impaurita fugge dirigendosi disperatamente nelle scuole dell’Unrwa. Al momento si contano 135 mila sfollati, 90 mila dei quali sono ospitati nelle strutture dell’Agenzia dell’Onu. La Striscia è sull’orlo del collasso e l’Unrwa ha comunicato di non essere più in grado di sfamare le decine di migliaia di palestinesi che in questi giorni ha accolto. Sarebbero necessari aiuti immediati stimati in 60 milioni di dollari.

Se Gaza è un inferno, le città israeliane non sono ancora al sicuro perché i razzi palestinesi continuano ad essere lanciati dalla Striscia. Pochi danni e nessun ferito, ma che tuttavia bastano a preoccupare le compagnie aeree internazionali che hanno deciso ieri di sospendere i loro voli per e da Israele. Alle 4 compagnie statunitensi (American Airlines, Delta Airlines, U.S. Air e United Airlines, si è aggiunta l’Air France. Fermi ieri anche gli aerei della Turkish Airlines e dell’olandese KLM.

Sul piano diplomatico i progressi per raggiungere il cessate il fuoco sono inesistenti. Il Segretario di stato americano, John Kerry, ha detto ieri al Cairo che gli Usa sostengono la tregua proposta dagli egiziani. Iniziativa, quest’ultima, già rigettata dai palestinesi (eccetto l’Autorità Palestinese). Non lasciano ben sperare, inoltre, le parole del ministro di giustizia israeliano, Tzipi Livni, secondo cui lo stato ebraico non accetterà nessun cessate il fuoco finché non saranno distrutti tutti i tunnel. Livni ha poi aggiunto che le condizioni poste da Hamas per una tregua sono inaccettabili.

Da Ramallah, intanto, il Presidente Abu Mazen ha alzato timidamente la voce: “perseguiremo chiunque abbia commesso crimini contro il popolo palestinese”. Ma resta ancora sospesa l’adesione alla Corte Penale Internazionale. Né è servita la presenza in Israele e in Cisgiordania del Segretario Onu, Ban Ki-Moon, a calmare gli animi.

Oggi il Consiglio Onu per i Diritti Umani, su richiesta palestinese e di altri paesi arabi, condannerà quasi sicuramente l’operazione israeliana e indicherà le misure da prendere. La Palestina e gli stati arabi hanno presentato al Consiglio una bozza di condanna (nella quale non si menziona Hamas) in cui si chiede la formazione di una commissione di inchiesta che indaghi possibili crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale. Nena News

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Gaza carne di terra

Mar, 22/07/2014 - 07:54

Estratto dal libro di Davide Rossi e dedicato a Vittorio Arrigoni.

(Foto: Reuters)

Habibo, wen inta?
In ritiro spirituale sul monte degli ulivi?

Vik

 

Gaza carne di terra

Come diceva lui citando quell’altro
non ai morti ma ai feriti
di questa (fatta rifatta vista rivista e ripetuta)
orrenda strage
dedico
liriche feroci e voci.
Chi sa intendere
distenda
un velo sui corpi
e li rispetti come si vuol
dal dì che nozze tribunali ed are
e poi taccia
e volti in su la sua vergogna
l’occhio, se capace d’esser pietoso di sé
come d’altrui non fu
come si vuol dalla eterna
umana dignità
senza  demiurgo che plasmi
senza altri che menti
senza che qualcuno possa blaterare: correo!
di ciò che invece è detto e fatto umano
e che ci rivolta e ci fa restare umano
ogni volta con le stesse lacrime
e diversi occhi
le stesse grida
da dispari sbocchi
la stessa morte coadiuvata dagli stessi numeri primi.

sssssssssssshhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

{silenzio – muro – non c’è più niente da consolare
mi dicono da Gaza, niente foto basta spettatori!
noi ci siamo abituati è vita nostra
occhi bocche orecchie siamo
cuciti insieme stretti,
di ciò che Palestina resta
se non questo languor di risacca,
mediterraneo eco di coscienza
niente di scritto di descritto
tutto detto ridetto malripetuto e mai riconosciuto;
cali il silenzio cali il sipario
(ma chi lo vuole il riconoscimento altrui per AFFERMARE sé stessi?) :
no, mi dicono, no sussurrano al telefono
di là dai muri d’ogni sorta tra bomba e bomba
con voce forte fremente,
che mi fa sanguinare il timpano senza sosta:
i nostri figli si strappano i capelli con far cortese,
si grattano la fronte con le unghiette,
ridono a crepapelle tra gl’incubi notturni,
non mangiano più: non si nutrono capisci? }

(E ANCOR SI AFFERMANO come voi faceste, penso io)
(e ancora ci saranno come voi ci siete, DEGNI dico io)

Un solo ciglio, il peso di uno solo basta a scardinare la bilancia:
non violenza ma
inumana disumana a-umana e tutti i possibili privativi (im)pensabili dell’umano:
BRUTALITA’.
(E ci si vada a veder Genet se ancor non si capisce!)
Il boato notturno dei carichi e riscarichi di piombo
soavemente biblico e   – sotto specie umana –   finemente inconcepibile
i cieli trafficati sopra

questa Striscia

che ancora si fa carne; carne di terra.
Che non vuole.

E nel suo no si afferma.

 

 

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Gli errori della leadership di Abbas

Mar, 22/07/2014 - 07:49

Buona parte della fiducia in Hamas viene dall’opinione pubblica palestinese, che lo vede resistere coraggiosamente per la causa nazionale mentre Mahmoud Abbas recita il ruolo di chi supplica una soluzione diplomatica.

 

 

di Amira Hass   – Haaretz

Gerusalemme, 22 luglio 2014, Nena News – Lo shock e la paralisi del mondo politico hanno preso il sopravvento nell’Autorità Nazionale Palestinese e nell’OLP, alla luce della  perdurante aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza e l’enorme problema della sorte di un milione ottocentomila persone che vivono in quella piccola area. Condanne da parte dei portavoce dell’OLP e dell’Autorità Nazionale Palestinese, richieste di donare il sangue per Gaza e la formazione di un fondo governativo d’emergenza sono “manifestazioni di solidarietà” – come se i residenti a Gaza fossero un altro popolo. Non sono i passi di un gruppo dirigente il cui popolo si trova in un pericolo mortale.

La gente a Gaza e in Cisgiordania è sconcertata dal fatto che i principali dirigenti dell’OLP e dell’ANP -  innanzitutto il presidente dell’ANP Mahmoud Abbas, o almeno quelli più vicini a lui – non abbiamo fatto il primo ed ovvio passo di andare nella Striscia di Gaza quando il sanguinoso conflitto è scoppiato. Questo errore, dicono i critici, ha aiutato a far diventare il conflitto, agli occhi del mondo, in uno scontro tra Hamas e Israele, e non come parte della politica di occupazione ed oppressione di tutto il popolo palestinese.

A livello organizzativo, il sanguinoso conflitto avrebbe richiesto un’immediata riunione del governo provvisorio di unità nazionale (che comprende membri del comitato esecutivo dell’OLP ed i dirigenti delle organizzazioni che non ne fanno parte, primi tra tutti Hamas e Jihad islamica). La formazione di questo esecutivo era stata accettata già nel lontano accordo di riconciliazione del Cairo nel 2005. Di fatto, la dirigenza unitaria avrebbe dovuto realizzarsi dopo l’accordo di Shati (l’accordo di aprile riguardante la formazione di un governo di riconciliazione diretto da Rami Hamdallah).

Il fatto che non sia stato fatto è un errore o una prova evidente che le intenzioni di Abbas fin dall’inizio non erano concentrate sul governo di coalizione. Abbas attribuisce una grande importanza ai negoziati con Israele e ai suoi rapporti con gli Stati Uniti, mentre è ormai chiaro a sempre più ampi ambienti nell’OLP e in Fatah che la necessità di costruire una dirigenza unitaria è prioritario rispetto ad ogni altra cosa.

Le condizioni [poste da] Hamas e Jihad islamica per il cessate il fuoco sembrano molto ragionevoli e moderate ai palestinesi, e tra questi anche a membri delle fazioni dell’OLP, compreso Fatah. Il segretario del comitato esecutivo dell’OLP, Yasser Abed Rabbo, lo ha detto apertamente. La richiesta di Hamas di farla finita con l’assedio mette in evidenza la mancanza di interesse della dirigenza di OLP e di Fatah nel lottare contro il blocco e la segregazione della Striscia di Gaza. Il coinvolgimento di Abbas nella fallita iniziativa egiziana per un cessate il fuoco, basata sulla “tregua senza condizioni” è ora considerata un’opportunità pericolosamente perduta, il cui pesante costo sono state più vite umane [perse]. Un altro prezzo molto alto è stato pagato presentando il presidente palestinese come un “mediatore” invece del leader di un popolo, approfondendo in questo modo le divisioni interne. I colloqui di Abbas negli ultimi giorni con i dirigenti di Hamas e della Jihad islamica sono arrivati troppo tardi e non hanno migliorato l’impressione negativa.

D’altra parte, i membri dell’OLP non vogliono uno scontro totale con l’Egitto o apparire coinvolti nelle sue questioni interne – cioè, che prendano posizione sulla repressione contro i Fratelli musulmani. Tradizionalmente, le fazioni dell’OLP sono sempre state sospettose nei confronti della Fratellanza musulmana, in quanto organizzazione politica sovranazionale che utilizza la religione., Fatah, in particolare, ha denunciato per anni che l’ideologia di Hamas e la sua politica di contrapposizione militare non sono motivate da un progetto nazionale, ma semmai da quello della Fratellanza.

La piccola componente di sinistra aborrisce il tipo di società a cui aspira Hamas. Ma nelle ultime settimane è risultato evidente che Hamas è stato capace di rappresentare una sfida più grande per Israele rispetto a quelle che ha dovuto affrontare da parte di qualunque altra organizzazione palestinese – e, per l’opinione pubblica palestinese, per ragioni giustificabili. Ciò ha colpito anche quelli che ne disprezzano il progetto politico-religioso, così come anche quelli che non sono accecati dalla fede nella lotta armata.

Gli errori nella condotta delle fazioni dell’OLP, compreso Fatah – soprattutto dallo scoppio di questa nuova carneficina – non sono un problema contingente e temporaneo. Piuttosto, mostrano errori continui, alcuni dei quali sono connessi con le caratteristiche del modo di comandare di Abbas. Negli scorsi anni ha cercato di minimizzare ogni processo democratico di consultazione e ogni decisione collegiale all’interno di Fatah, dell’OLP e dell’Autorità Nazionale Palestinese. Le fazioni politiche laiche, e tra queste Fatah, sono state messe fuori gioco in quanto irrilevanti, mentre Hamas e Jihad islamica sono stati progressivamente visti alla testa della lotta contro l’occupazione nel nome del popolo palestinese. Secondo alcune persone chiave delle fazioni politiche, ci deve essere un reale cambiamento nella qualità, nella linea di azione e nel discorso dell’OLP. Altrimenti si creerà un vuoto [di potere] che, nel migliore dei casi, verrà riempito dai gruppi del nazionalismo islamista, e nel peggiore determinerà il caos sociale, politico e del sistema di sicurezza.

(Traduzione di Amedeo Rossi)

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Diretta GAZA. Oltre 600 vittime in due settimane, bombe su moschee e abitazioni

Mar, 22/07/2014 - 07:08

Bombardamenti per tutta la notte, continua a salire il bilancio dei morti mentre c’è chi parla di cessate il fuoco umanitario. Giovane ucciso a Gerusalemme Est durante scontri con le forze militari israeliane.

 

(Foto: AP)

 

AGGIORNAMENTI 

ore 23.00 – DOMANI MEETING DEL CONSIGLIO ONU PER I DIRITTI UMANI POTREBBE CONDANNARE’ ISRAELE

Domani il Consiglio Onu per i Diritti Umani, su richiesta palestinese e di altri paesi arabi, terrà un meeting nel quale probabilità condannerà l’operazione israeliana e indicherà misure da prendere. Palestina e paesi arabi hanno presentato al Consiglio una bozza di condanna (nel quale non si menziona Hamas) che chiede la formazione di una commissione di inchiesta che indaghi possibili crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale.

Israele ha tentato di fermare la bozza e la riunione, ma la rappresentanza palestinese ha ottenuto le firme necessarie all’apertura della discussione.

ore 22.40 – LA FAMIGLIA DI SAMEL KHALEEL SHAMALY VIENE A SAPERE DELLA MORTE DEL GIOVANE DAL VIDEO DELL’ISM

Dopo due giorni di ricerca, racconta il New York Times, la famiglia di Samel Khaleel Shamaly, il giovane di 23 anni ucciso da un cecchino israeliano mentre cercava tra le rovine di Shajaye parenti e amici, ha scoperto con orrore della morte del ragazzo dal video girato dall’ISM che mostra il momento dell’uccisione.

Il ragazzo con la maglia verde è Salem Khaleel Shamaly, prima di venire ucciso dal cecchino (Foto: Joe Catron)

ore 22.30 – ABBAS MINACCIA ISRAELE: “PERSEGUIREMO TUTTI QUELLI CHE HANNO COMMESSO CRIMINI CONTRO I PALESTINESI”

Da Ramallah il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha minacciato Israele: “Perseguiremo chiunque abbia commesso crimini contro il popolo palestinese”. Ma resta ancora sospesa l’adesione alla Corte Penale Internazionale.

Ore 22.00 – Proseguono i bombardamenti israeliani su Gaza. colpita la casa di Mohammed Deif, capo militare di Hamas, a Khan Younis. Nel Sud di Gaza due combattenti palestinesi hanno aperto il fuoco su soldati israeliani. Uno dei palestinesi è stato ucciso. Le sirene sono risuonate nelle aree meridionali si Isrele. Il ministero della Sanità ha diffuso l’ultimo bilancio delle vittime: 625 morti e 4.000 feriti.

Ore 21.55 – Stop dei voli Alitalia fino a domani. Posticipato alle 19 il volo di domani mattina. Satsera un volo della Turkish Airlines da Istanbul per Tel Aviv  ha inevrtito la rotta ed è rientrato in Turchia. Anche la compagnia turca ha sospeso i voli per 24 ore.

Ore 21.30 – L’albero genealogico della famiglia Abu Jame, sterminata ieri in un raid israeliano (B’TSELEM) 

Ore 21.25 – L’INVIATO PALESTINESE ALL’ONU HA CHIESTO AL CONSIGLIO DI SICUREZZA DI ADOTTARE UNA RISOLUZIONE PER IL CESSATE IL FUOCO. “È una responsabilità del Consiglio di Sicurezza agire per fermare il massacro di innocenti”, ha detto  Riyad Mansour.  (Reuters)

Ore 21.00 – FRANCIA: FERMATE IL “MASSACRO”. USA: ISRAELE DEVE FARE DI PIÙ PER TUTELARE I CIVILI

Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, oggi ha detto che il numero dei morti a Gaza non è accettabile e che il “massacro e gli attacchi” devono terminare immediatamente. “Non è accettabile che un Paese sia minacciato da missili e che ne cadano sul suo territorio, ma la risposta deve essere proporzionata”, ha detto, “parliamo di oltre 600 morti, è ovviamente qualcosa che non possiamo accettare”.

Il Dipartimento di Stato statunitense oggi ha esortato Israele a fare qualcosa di più per tutelare i civili a Gaza, secondo il Guardian. Una risposta alle dichiarazioni dell’ambasciatore israeliano a Washington, Ron Dermer, che ha detto che Israele dovrebbe avere il Premio Nobel per la Pace per “l’inimmaginabile moderazione” mostrata dai suoi militari.

Ore 20.45 – Air Canada ha cancellato i voli per Israele.

Ore 20.30 - UNRWA: RISPETTARE LE NOSTRE SEDI. ALTRI RAZZI IN UNA SCUOLA.  L’Unrwa ha reso noto oggi, per la seconda volta in una settimana, di avere scoperto un imprecisato numero di razzi nascosti in una sua scuola a Gaza, situata tra altri due edifici scolastici in cui sono presenti circa 1.500 sfollati. L’agenzia Onu ha condannato questa “violazione delle leggi internazionali”. In un’altra nota, pochi minuti dopo, l’Unrwa ha dato notizia di bombardamenti su una sua scuola. Secondo quanto riferito dall’Afp, la scuola Al-Maghazi è stata bombardata nel pomeriggio di oggi.

Intanto anche l’Agenzia per la Sicurezza aerea europea  ha caldamente raccomandato alle compagnie aeree dell’Unione di evitare l’aeroporto di Tel Aviv. Continuano i bombardamenti su Gaza e il lancio di razzi verso Israele.

Ore 20.00 – Il ministero dei Trasporti israeliano ha chiesto alle compagnie aeree che hanno sospeso i loro voli di tornare indietro sulla loro decisione, affermando che l’aeroporto Ben Gurion è “sicuro” e sorvegliato.

ore 19.40- Dopo la decisione statunitense, anche la compagnia aerea tedesca Lufthansa ha sospeso i voli da e per Israele per 36 ore. L’Air France, invece, ha deciso per un sospensione e tempo indeterminato e l’olandese KLM ha cancellato i suoi voli oggi. (Reuters)

ore 19.20 – Il Dipartimento dei Trasporti statunitense ha ordinato la sospensione dei voli da e per l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv “per un periodo di 24 ore”. In precendenza quattro compagnie aeree Usa avevano annunciato la sopsensione dei propri voli. Intanto, i 28 ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno divulgato un documento comune in cui chiedono il disarmo di tutte le organizzazioni terroristiche presenti a Gaza.

ORE 19.15 – LIVNI: “NESSUN CESSATE IL FUOCO FINO A QUANDO I TUNNEL NON SARANNO TUTTI DISTRUTTI”

Il ministro della giustizia israeliano Tzipi Livni ha detto oggi che Israele non accetterà alcun cessate il fuoco fino a quando tutti i tunnel non saranno distrutti, aggiungendo che le condizioni poste da Hamas per una tregua sono “inaccettabili”.

ORE 19 – UNRWA: “SCUOLA CHE OSPITA RIFUGIATI COLPITA DA MISSILI ISRAELIANI”

ORE 18.45 – 4 PALESTINESI UCCISI. OCHA: “A GAZA NON C’E’ UN LUOGO SICURO IN CUI RIFUGIARSI”

Altri quattro palestinesi sono stati uccisi da un raid israeliano nel centro della Striscia di Gaza. Il bilancio, diffuso poco fa dalle autorità sanitarie di Gaza, è di oltre 620 morti e più di 3750 feriti. Il personale paramedico è riuscito a recuperare solo ora i corpi della famiglia Haddad, sepolti sotto le macerie per 48 ore a Shajaiyeh.

Aumenta il numero degli sfollati che fuggono dalle proprie case per sistemarsi nelle scuole Unrwa e nei pochi posti che reputano “sicuri”, come l’ospedale Shifa di Gaza City, il cui perimetro è stato trasformato in un campo profughi. Ma secondo il portavoce dell’ufficio Onu per gli affari umanitari (OCHA) a Gaza “non c’è letteralmente alcun luogo sicuro in cui nascondersi” dai bombardamenti dell’esercito israeliano. Stando ai dati diffusi dall’OCHA, 1,2 milioni di gazawi su 1,8 milioni sarebbero senza acqua o con accesso molto limitato a essa, senza corrente per il danneggiamento delle strutture elettriche e senza carburante per azionare i generatori. Ci sarebbero anche numerose strade invase dalle acque reflue.

ore 18:05 – 4 COMPAGNIE AEREE USA SOSPENDONO I VOLI DA E PER ISRAELE

Quattro grandi compagnie aeree hanno sospeso i voli da e per Israele. Si tratta di American Airlines, Delta Airlines, U.S. Air e United Airlines. La decisione è arrivata in seguito a un “warning” della Federal Aviation Authority, dopo la caduta di un razzo su Yehud, vicino all’aeroporto internazionale di Ben-Gurion. È quanto si legge sul quotidiano israeliano Haaretz.

A seguito della decisione, un volo della Delta Airlines partito da New York e diretto a Tel Aviv è stato fatto atterrare a Parigi.

ore 17:45  - 626 VITTIME PALESTINESI. PIU’ DI 3750 FERITI. ABBAS TORNA A RAMALLAH

Un morto e 4 feriti in un bombardamento israeliano nel quartiere al-Barij. La rete panaraba al-Mayadeen sostiene che ci sarebbero diversi cadaveri a Via Baghdad nel quartiere al-Shajaiyya di Gaza.

Sul piano politico, intanto, Abbas ha annullato la sua visita in Arabia Saudita e sta ritornando a Ramallah dopo i fallimentari incontri al Cairo dove sono apparse evidenti le differenze tra le posizioni dell’Autorità Palestinese e dei partiti della Resistenza (principalmente di Hamas).

Nonostante i raid e l’occupazione dell’esercito israeliano di parte della Striscia, i gruppi armati palestinesi continuano a sparare razzi verso Israele. Alcuni missili sono caduti nel Neghev. Non si segnalano feriti né danni.

ore 16:40 – 616 VITTIME PALESTINESI. 3750 I FERITI. ALTRI DUE SOLDATI ISRAELIANI MORTI

Non si ferma il bilancio dei palestinesi assassinati dall’inizio dell’offensiva israeliana. Finora sono 616 le vittime (60 solo oggi). 3750 i feriti. I raid aerei israeliani si stanno ora concentrando sul quartiere Ash-Shajaiyya di Gaza, a Zaitun (nella parte orientale della città) e a Khan Yunis.

Tre palestinesi sono stati uccisi in un bombardamento israeliano nel campo profughi di al-Barij nella zona centrale della striscia. A Rafah uccise due donne di 75 e 85 anni. Recuperati poco fa dalle macerie i corpi di due ragazzi di 21 e 22 anni.

Il Canale 10 israeliano, intanto, conferma: “la matricola del soldato disperso Oron Shaul corrisponde a quella dichiarata domenica da Hamas”.

Il comandante dell’unità Nahal dell’esercito israeliano ha confermato la morte di altri due soldati e il ferimento di molti altri.

ore: 16:10 – SALGONO A 611 LE VITTIME. CANALE 2 ISRAELIANO: “UNA O DUE SETTIMANE PER DISTRUGGERE MAGGIOR PARTE DEI TUNNEL”

Sono 611 i palestinesi morti  da quando è iniziata l’operazione “Bordo Protettivo”. 3.475 i feriti. Dati quanto mai provvisori poiché i combattimenti nella Striscia, accompagnati dai raid aerei israeliani, continuano senza sosta.

Citando una importante fonte militare, il Canale 2 israeliano ha detto che “Israele avrà bisogno di una o due settimane per distruggere la maggior parte dei tunnel”.

Continuano a suonare le sirene in Israele. Poco fa allarme di nuovo scattato a Beer Sheva.

ore 15:45 KERRY E’ AL CAIRO: “QUI PER UN CESSATE IL FUOCO SECONDO PROPOSTA EGIZIANA”

Durante la conferenza stampa congiunta con il Ministro degli Esteri egiziani  Shukri, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha detto poco fa di essere al Cairo “su richiesta del Presidente Obama affinché si possa giungere ad un cessate il fuoco secondo la proposta egiziana”. Kerry ha poi rivelato di aver chiamato “molte volte Netanyahu e Abbas. Tuttavia c’è ancora del lavoro da fare [prima di avvicinare le due parti. ndr]“. Il segretario ha poi affermato di essere atterrato nella capitale egiziana non soltanto per parlare di Gaza ma anche per affrontare il problema terrorismo nell’area. Kerry ha, inoltre, ribadito che gli USA “si sono impegnati ieri donando 47 milioni di dollari per Gaza” e ha chiesto alla Comunità internazionale di “fare di più”.

ore 15:15 –  SALE IL BILANCIO DELLE VITTIME PALESTINESI. SONO 609, 3720 FERITI

ore 14.10 – ESERCITO ISRAELIANO: “OGGI COLPITI 187 SITI, SCOPERTE 66 ENTRATE A 23 TUNNEL”

Secondo i dati forniti dall’esercito israeliano, oggi sono stati bombardati nella Striscia di Gaza 187 target, di cui 100 solo a Shajaiye. Sarebbero stati scoperti 66 ingressi a 23 tunnel. Fonti palestinesi parlano di almeno 27 morti solo nella giornata di oggi, tra cui una bambina di 4 anni e una donna incinta. I feriti totali dall’inizio dell’offensiva sono 3.700

ore 14.00 – ISRAELE IDENTIFICA IL SOLDATO SCOMPARSO, E’ LO STESSO NOME DATO DA HAMAS

Israele ha identificato il soldato scomparso: si tratta di Oron Shaul, lo stesso che Hamas domenica aveva detto di aver rapito. Secondo l’esercito il militare è morto, ma il suo corpo non è stato ritrovato.

ore, 13.15 – MIGLIAIA IN FUGA DA SHEIKH ZAYED E TEL AL ZAATAR
Nel giro di poche ore, i centri abitati di Sheikh Zayed e Tel Zaatar a nord di Gaza si sono svuotati sotto la furia dei bombardamenti israeliani mentre i combattimenti tra truppe israeliane e combattenti palestinesi si avvicinano al campo profughi di Jabalya (70 mila abitanti). La gente sta fuggendo nel panico, dirigendosi verso le scuole dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assiste i profughi palestinesi. Fonti giornalistiche locali stimano che a Gaza gli sfollati siano 135 mila, 90 mila dei quali ospiti dell’Unrwa. Una richiesta di aiuto viene lanciata in queste ore dall’Unrwa. L’agenzia comunica di non poter piu’ sfamare le decine di migliaia di palestinesi che in questi giorni ha accolto nelle proprie strutture nella Striscia. Sono necessari aiuti immediati per 60 milioni di dollari.

Ore 13.05 – Sono oltre 600 le vittime dell’offensiva israeliana contro Gaza, arrivata al 15esimo giorno. Il portavoce del ministero della Sanità, Ashraf al-Qidra, ha reso noto che il bilancio è salito a 604 morti, dopo che i soccorritori hanno estratto i corpi di altre vittime dalle macerie di un’altra casa distrutta dai raid israeliani. L’ultima vittima ha quattro anni, si chiama Muna Rami al-Kharawt, ed è deceduta nel Nord di Gaza.

Intanto, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, sarà di nuovo in Israele per sostenere un cessate-il-fuoco. Domani incontrerà il presidente palestinese Mahmoud Abbas a Ramallah e poi parteciperà a una riunione con funzionari israeliani.

ore 12.20 – EGITTO PROPONE RIPRESA DEI NEGOZIATI TRA ISRAELE E ANP

Oggi il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shukri, in un incontro con il segretario di Stato Kerry al Cairo ha proposto la ripresa del processo di pace tra Israele e Autorità Palestinese come parte dei negoziati per il cessate il fuoco a Gaza

ore 12.00 – SCONTRI A NAZARETH DURANTE MANIFESTAZIONE PER GAZA. SEDICI ARRESTI

Ieri sera a Nazareth, città palestinese oggi in territorio israeliano, circa 3mila persone sono scese in piazza per manifestare in solidarietà con il popolo di Gaza. Tanti i cartelli con su scritto “Israele sta commettendo un genocidio”. La polizia israeliana è intervenuta con cannoni ad acqua e granate stordenti per disperdere circa 200 palestinesi che si sono scontrati con i poliziotti. Sedici gli arrestati.

ore 11.30 – DAGLI USA 47 MILIONI DI DOLLARI PER GAZA

Gli Stati Uniti hanno annunciato l’invio di 47 milioni di dollari in aiuti umanitari per la Striscia di Gaza. Lo ha annunciato dal Cairo il segretario di Stato John Kerry: “Washington è molto preoccupata dalle conseguenze degli sforzi legittimi e appropriati di Israele di autodifendersi. Nessun paese può restare fermo mentre viene attaccato da missili, ma come in ogni conflitto c’è preoccupazione per i civili, le donne e i bambini”. Denaro per la Striscia, ma ben poche pressioni su Israele perché fermi il massacro in corso.

ore 11.15 – CISGIORDANIA, 16 PALESTINESI ARRESTATI IERI NOTTE

Nella notte ieri l’esercito israeliano ha arrestato 16 palestinesi: nel villaggio di Bani Naim, a Est di Hebron, raid nella casa di Husam al-Qawasmeh (detenuto da giugno), arrestati il padre, la moglie e il figlio. Secondo l’esercito si tratta di affiliati ad Hamas.

ore 11.00 – COLPITA SCUOLA DELL’UNRWA

Colpita la scuola dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, nel quartiere di Maghazi, duramente colpito dai bombardamenti israeliani degli ultimi due giorni. Un razzo lanciato da Gaza è caduto nel cortile di una casa di Tel Aviv.

ore 10.40 – AL JAZEERA: “BOMBARDATI I NOSTRI UFFICI A GAZA”

Dopo le minacce di ieri del ministro degli Esteri Lieberman (“Lavoreremo per impedire ad Al Jazeera di operare in Israele”), la tv del Qatar ha detto oggi che i suoi uffici a Gaza sono stati colpiti dalle bombe israeliane.

ore 10.00 – ISRAELE: “RIGETTATA LA PROPOSTA DI TREGUA DELL’ONU”

Funzionari israeliani hanno detto che il coordinatore delle Attività Governative nei Territori, Yoav Mordechai, ha ufficialmente annunciato all’inviato Onu Robert Serry che Israele ha rigettato la proposta di cessate il fuoco umanitario.

ore 9.45 – SCOMPARSO UN SOLDATO ISRAELIANO. PER ISRAELE E’ MORTO, PER HAMAS E’ STATO CATTURATO

All’esercito israeliano manca all’appello un soldato, riporta Channel 10. Secondo fonti militari sarebbe morto insieme ad altri sei militari in un attacco ad un veicolo domenica scorsa, ma il suo corpo non è tra quelli ritrovati e identificati. Lo stesso giorno Hamas aveva rivendicato la cattura di un soldato di cui aveva reso noto il numero di identificazione. Secondo il portavoce di Hamas, Abu Ubaida, le Brigate al Qassam hanno fatto prigioniero un soldato israeliano dopo scontri al confine di Gaza domenica.

ore 9.40 – HAMAS: “NESSUNA TREGUA DI LUNGA DURATA”

Uno dei leader di Hamas, Mohammed Nazzal, ha detto oggi che un accordo di cessate il fuoco non è stato ancora raggiunto: “Ci accorderemo su cessate il fuoco umanitari limitati, ma non ancora su una tregua di lungo termine”.

ore 9.15 – ALMENO 25 STRUTTURE SANITARIE E AMBULANZE TARGET DEI RAID ISRAELIANI

Secondo funzionari del Ministero della Salute di Gaza, l’esercito israeliano ha bombardato in 15 giorni di offensiva oltre 25 strutture sanitarie e ambulanze: “Colpire strutture mediche è un crimine condannato a livello internazionale, una linea rossa che non dovrebbe essere mai passata”. Ieri quattro palestinesi hanno perso la vita nel bombardamento dell’ospedale Al Aqsa Martyrs di Deir al-Balah, numerose ambulanze sono state target dei missili e in molti casi è stato impedito ai medici di raggiungere feriti in aree colpite.

 

Diretta di ieri, lunedì 21 luglio

dalla redazione

Gerusalemme, 22 luglio 2014, Nena News – E’ disastro umanitario: dall’inizio dell’offensiva via terra le truppe israeliane stanno compiendo un massacro dietro l’altro, colpendo indiscriminatamente e ininterrottamente quartieri residenziali, scuole, case, moschee. Ieri notte bombardate cinque moschee, uno stadio e l’abitazione di un un capo di Hamas. Secondo il Ministero della Salute il bilancio dei morti sarebbe salito a 583, 100mila e oltre gli sfollati.

In scontri diretti tra combattenti di Hamas e soldati, altri due militari hanno perso la vita, portando il numero totale di perdite israeliane a 27. Stamattina sono proseguiti i bombardamenti: all’alba le forze militari israeliane avrebbero colpito almeno 70 volte, dando alle fiamme 19 barche di pescatori e danneggiato molte case lungo il confine. Tra le case distrutte quella di Ahmad Jaabari, ex leader delle Brigate al Qassam, ucciso nel novembre 2012, a Gaza City, e la casa di Ziad al-Thatha, vice premier del precedente governo di Hamas. In totale sarebbero 310 i siti colpiti in 24 ore.

Una violenza inaudita che le diplomazie internazionali tentano di fermare: il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon è volato ieri al Cairo dove ha incontrato il segretario di Stato Usa Kerry. Sia Washington che il Palazzo di Vetro non stanno più nascondendo la preoccupazione – e come nel caso del fuori onda di Kerry – il fastidio per l’estrema violenza con cui le truppe israeliane stanno portando avanti l’operazione Barriera Protettiva, giunta ormai al suo 15° giorno. Dalle Nazioni Unite sarebbe giunta ieri anche la proposta di un cessate il fuoco umanitario a partire da stamattina alle 10. Uno dei leader di Hamas, Musa Abu Marzouk, ha confermato la notizia, aggiungendo che da Israele non è giunta alcuna risposta.

Scontri anche nel resto della Palestina storica: ieri notte a Gerusalemme Est un giovane di 21 anni, Mahmoud Shawamreh, del villaggio di Al-Ram (tra Ramallah e Gerusalemme) è stato ucciso da un colpo d’arma da fuoco tra al-Ram e il checkpoint di Hizma. Secondo la portavoce dell’esercito, “l’incidente in cui un palestinese è stato ucciso è avvenuto durante una violenta protesta vicino Ramallah e è sotto indagine della polizia”. Da giorni la Cisgiordania e Gersualemme Est sono teatro di manifestazioni e scontri praticamente ogni notte. A ciò si aggiungono le proteste in Palestina ’48 (l’attuale Stato di Israele, ndr): ieri a Jaffa nuova grande manifestazione per Gaza, interrotta dall’aggressione di gruppi di estrema destra. Nena News

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IRAN. Aiea: “Diluite tutte le scorte di uranio arricchito”

Lun, 21/07/2014 - 12:13

L’agenzia atomica soddisfatta dopo il prolungamento dei negoziati sul nucleare tra Iran e potenze del 5+1 fino al prossimo 24 novembre. Kerry: “Sanzioni su proventi del petrolio ancora in atto”

L’alto rappresentante Ue per la politica estera Catherine Ashton, coordinatrice dei negoziati sul nucleare, e il presidente iraniano Hassan Rohani a Teheran, marzo 2014 (Foto: UPI/President.ir/HO)

della redazione

Roma, 21 luglio 2014, Nena News - L’Iran ha diluito tutto l’uranio altamente arricchito in suo possesso: lo ha dichiarato ieri l’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea) incaricata delle ispezioni nei siti nucleari della Repubblica islamica. La notizia è giunta ieri, il giorno dopo la firma dell’accordo tra Teheran e le potenze del 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna + Germania) per un prolungamento dei negoziati fino al prossimo 24 novembre.

Secondo il rapporto dell’Aiea diffuso ieri dall’Afp, l’Iran aveva più di 200 chilogrammi di uranio arricchito al 20 per cento – vicino, quindi, al livello necessario per costruire un ordigno nucleare – quando ha sottoscritto l’accordo provvisorio di avvio ai negoziati con le potenze del 5+1 lo scorso novembre. A maggio, nel suo rapporto mensile l’Aiea rendeva noto che l’Iran possedeva ancora 40 chili di uranio altamente arricchito. Oggi tutto lo stock è stato convertito o diluito.

I negoziati sul nucleare dovevano terminare il 20 luglio con un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano ma, come riferisce la Casa Bianca in un comunicato stampa, nonostante i progressi significativi rimangono “alcune reali lacune”: si tratta dell’arricchimento dell’uranio, che Washington e Tel Aviv vorrebbero azzerare del tutto, mentre la Repubblica islamica rifiuta di chiudere un programma che definisce “a scopo puramente energetico”. ”Questa estensione – si legge ancora nel comunicato stampa diffuso dalla Casa Bianca – ci permetterà di continuare i negoziati, garantendo al contempo che l’avanzamento del programma nucleare iraniano rimanga interrotto durante i negoziati”.

Quanto al decongelamento dell’embargo economico nei confronti dell’Iran durante il prolungamento dei negoziati, il segretario di Stato americano John Kerry ha detto che le sanzioni sui proventi del petrolio e altre fonti di reddito sarebbero ancora in atto, anche se l’Iran otterrebbe 2,8 miliardi dollari in beni che erano stati congelati negli Stati Uniti. ”Sia chiaro – ha detto Kerry in un comunicato – l’Iran non avrà più soldi durante questi quattro mesi di quelli che ha avuto nel corso degli ultimi sei mesi, e la stragrande maggioranza delle sue entrate petrolifere congelate resterà inaccessibile”. Nena News

 

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GAZA. Dall’ospedale di Shifa, la lettera del medico Mads Gilbert

Lun, 21/07/2014 - 11:24

Ospedali al collasso, parte la raccolta fondi del PMRS e delle ong italiane. Le parole del dottore norvegese: “Il mio rispetto per i feriti è illimitato, la mia ammirazione per lo staff è illimitata”.

 

Il medico norvegese Mads Gilbert allo Shifa Hospital (Foto: AP)

 

di Eleonora Pochi

Roma, 21 luglio 2014, Nena News – Mads Gilbert, medico norvegese che lavora da molto tempo presso l’ospedale Shifa (Gaza City), già da settimane ha denunciato l’uso di armi proibite, secondo il diritto internazionale, da parte dell’esercito israeliano. Gilbert, presente nella Striscia anche durante Piombo Fuso (2008-2009), ha scritto ieri una lettera aperta come testimonianza degli orrori vissuti in questi giorni nella Striscia e come denuncia delle gravi violazioni di diritti umani subite dai palestinesi.

È stato lanciato anche un appello internazionale, pubblicato sul The Guardian,  per chiedere l’embargo del commercio delle armi verso Israele. Gli ospedali sono al collasso, mancano farmaci essenziali, sacche di sangue, attrezzature per le sale operatorie, ambulanze e carburante. Il PMRS (Palestinian Medical Relief Society) ha lanciato un appello urgente di raccolta fondi e per tentare l’invio immediato di medicinali: “Stiamo raccogliendo donazioni per far entrare medicine, materiali sanitari, e altri beni di primissima necessità. Qualsiasi donazione è indispensabile per salvare la vita di vittime innocenti. All’iniziativa partecipano tutte le ONG Italiane presenti in Palestina. Tuttavia, per motivi logistici, useremo il conto di Terre des Hommes Italia come canale per la raccolta. Monte dei Paschi di Siena Ag.57 Milano IBAN: IT53Z0103001650000001030344 o Via Posta c/c postale 321208 con causale ‘Medicine Gaza’ ”.

Segue la lettera di Gilbert Mads, dall’ospedale Shifa di Gaza.

“Carissimi amici,

La scorsa notte è stata terribile. La ‘grande invasione’ di Gaza ha avuto il risultato di veicoli carichi di mutilati, di persone fatte a pezzi, sanguinanti, morenti – di palestinesi feriti, di tutte le età, tutti civili, tutti innocenti.

Gli eroi nelle ambulanze di tutti gli ospedali di Gaza lavorano a turni di 12-24 ore, grigi dalla fatica e dai carichi di lavoro disumani (tutti senza salario all’ospedale Shifa negli ultimi 4 mesi), si prendono cura delle priorità, tentano di capire il caos incomprensibile dei corpi, degli arti, delle persone umane che camminano o che non camminano, che respirano o che non respirano, che sanguinano che non sanguinano. UMANI!

Ora, ancora una volta, trattati come animali ‘dall’esercito più morale del mondo’.

Il mio rispetto per i feriti è illimitato, per la loro determinazione contenuta in mezzo al dolore, all’agonia e allo shock; la mia ammirazione per lo staff e per i volontari è illimitata, la mia vicinanza al sumud palestinese mi dà forza, anche se ogni tanto desidero solo urlare, tenere qualcuno stretto, piangere, sentire l’odore della pelle e dei capelli del bambino caldo, coperto di sangue, proteggere noi stessi in un abbraccio senza fine – ma noi non possiamo permettercelo, né lo possono loro.

Facce grigie e cineree – Oh no! Non un altro carico di decine di mutilati e di persone sanguinanti, noi abbiamo ancora laghi di sangue sul pavimento nel reparto di emergenza, pile di bende gocciolanti, che grondano sangue da pulire – oh – gli addetti alle pulizie, ovunque, allontanano velocemente il sangue e i tessuti scartati, capelli, vestiti, cannule – i resti della morte – tutto portato via… per essere preparato di nuovo, per essere tutto ripetuto di nuovo. Più di 100 casi sono arrivati a Shifa nelle ultime 24 ore. Troppi per un grande ospedale ben attrezzato con ogni cosa, ma qui – quasi nulla: elettricità, acqua, dispositivi, medicine, OR-tables, strumenti, monitors – tutti arrugginiti come se fossero stati presi da un museo degli ospedali del passato. Ma questi eroi non si lamentano. Tirano avanti in questa situazione, come guerrieri, testa in su, enormemente risoluti.

E mentre vi scrivo queste parole, da solo, in un letto, sono pieno di lacrime, le lacrime calde ma inutili di dolore e di angoscia, di collera e di paura. Questo non deve accadere!

E poi, proprio ora, l’orchestra della macchina da guerra israeliana inizia di nuovo la sua orrenda sinfonia, proprio ora: salve di artiglieria dalle navi contro le spiagge, i ruggenti F16, i droni ripugnanti (in arabo ‘Zennanis’, quelli che ronzano), e gli Apaches. Tutto fatto e pagato dagli USA.

Signor Obama – ha un cuore?

La invito – passi una sola notte – solo una notte – con noi a Shifa. Travestito come un addetto alle pulizie.

Sono convinto, al 100%, che la storia cambierebbe.

Nessuno con un cuore e con il potere potrebbe mai andare via, passata una notte a Shifa, senza essere deciso a porre fine alla carneficina del popolo palestinese.

I fiumi di sangue continueranno a scorrere la notte prossima. Ho sentito che hanno accordato i loro strumenti di morte.

Per favore. Fate quello che potete. Questo non può continuare”.

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Categorie: Palestina

PALESTINA. La “normalità” degli abusi sui minori

Lun, 21/07/2014 - 09:20

Sotto le bombe a Gaza, target dell’esercito in Cisgiordania: numerosi rapporti analizzano le gravi violazioni israeliane del diritto internazionale, dall’assedio della Striscia al trattamento delle centinaia di bambini arrestati in Cisgiordania.

 

(Foto: Getty Images)

 

di Francesca La Bella

Roma, 21 luglio 2014, Nena News – Dall’inizio dell’operazione “Barriera Protettiva” contro la Striscia di Gaza, ogni giorno abbiamo avuto notizia della morte di uno o più minori. In molti casi si tratta di bambini molto piccoli, colpiti dai bombardamenti o, da tre giorni a questa parte, dal fuoco delle truppe di terra israeliane.

L’uccisione di civili ed, in particolar modo, di minorenni, anziani e invalidi, costituisce una grave violazione del diritto internazionale in generale e delle convenzioni di Ginevra in materia di diritto umanitario in situazioni belliche in particolare. Per far fronte a questa terribile accusa i portavoce israeliani hanno affermato che sono state messe in atto tutte le misure necessarie a minimizzare le vittime civili attraverso la comunicazione preventiva degli attacchi e che la responsabilità di queste morti deve essere esclusivamente imputata ad Hamas perché utilizzerebbe i civili come scudi umani. Nel caso dei quattro bambini colpiti sulla spiaggia da un missile sparato dal mare, il governo israeliano ha persino porto le sue ufficiali scuse perché le vittime civili sono state collaterali rispetto all’eliminazione di un obiettivo “legittimo”, un militante di Hamas. Israele afferma, dunque, di aver fatto tutto ciò che è necessario per cercare di proteggere i soggetti deboli al meglio in un contesto difficile come quello attuale.

La realtà è, però, ben diversa. La Striscia di Gaza è uno dei territori con la maggiore densità demografica al mondo, chiusa su tutti i lati, con valichi di confine dai quali è possibile uscire solo con il beneplacito di Israele, o dell’Egitto per quanto riguarda il valico di Rafah.  I minori e le loro famiglie hanno possibilità di fuga quasi nulle, soprattutto in frangenti come quello attuale e, anche se riuscissero ad allontanarsi, mancherebbe loro un posto dove andare e l’assicurazione della tutela dei loro diritti fondamentali. In tale senso si era già espresso il Comitato internazionale sui diritti del fanciullo che, l’anno passato, aveva sottolineato come un attacco in un territorio come Gaza violava sia il principio di proporzionalità sia quello di distinzione (civili-combattenti) date le condizioni fisico-demografiche dell’area. Nei rapporti di organizzazioni come Save the Children viene, inoltre, evidenziato quanto vivere nella Striscia, anche normalmente, comporti un disagio fisico e psicologico, soprattutto dei minori, che tende ad aggravarsi nelle fasi di conflitto: mancanza d’acqua e medicine; senso di insicurezza dovuto alla persistente possibilità di attacco; limitazione della libertà di movimento/emigrazione.

La condizione dei minori palestinesi è, infatti, molto difficile anche durante i periodi di non belligeranza. E’ di fine giugno la pubblicazione di un rapporto dell’Euro-mid Observer For Human Rights, organizzazione non governativa con base a Ginevra, nel quale si evidenziavano le numerose violazioni dei diritti dei minori palestinesi perpetrate da Israele. Attraverso testimonianze dirette, analisi dell’UNICEF e dichiarazioni di operatori internazionali, il rapporto presenta la condizione dei minori palestinesi, principalmente nella Cisgiordania, e cerca di descrivere il trattamento al quale può essere soggetto un minore al momento dell’arresto da parte israeliana.

Sottolineando prioritariamente che, tra inizio 2010 e metà 2014, i minori presi in custodia dalle forze armate israeliane sono stati circa 2500, di cui 400 tra i 12 e i 15 anni, il rapporto descrive in maniera analitica i diversi passaggi della presa in custodia, dall’arresto all’interrogatorio, alla detenzione. I reati generalmente contestati riguardano il lancio di sassi e molotov contro militari israeliani, la partecipazione a manifestazioni pacifiche non autorizzate, la vicinanza a gruppi considerati illegali o anche solo la conoscenza di persone appartenenti a suddetti gruppi. La contestazione delle accuse non è, però, un passaggio fondamentale al momento dell’arresto. Secondo molte testimonianze, infatti, i minori vengono portati via dalle loro case in piena notte, ammanettati e a volte bendati, senza che ai genitori venga comunicato il motivo dell’arresto o consentito di accompagnarli. Davanti alla richiesta di maggiori informazioni sulla natura del reato o sulla localizzazione del minore le risposte rimangono vaghe e, spesso, solo dopo la confessione del soggetto sotto custodia, alle famiglie viene concesso di visitare il minore e di conoscere le accuse.

A questo si aggiunga che le modalità di interrogatorio portano quasi sempre ad una piena confessione. In primo luogo mancano avvocati difensori e traduttori e i minori, in molti casi, vengono interrogati in ebraico e obbligati a firmare documenti nella stessa lingua. Se questo non bastasse, alle violazioni procedurali, spesso, si aggiunge vera e propria coercizione fisica. Nel rapporto di monitoraggio dell’UNICEF sulla condizione dei minori sotto detenzione militare israeliana di ottobre 2013, ad esempio, venivano elencati una serie di casi di minori che, sotto custodia, sono stati sottoposti a violenza fisica, anche con bastoni, e molti organismi internazionali, come il Defense for Children International – Palestine (DCI-Palestine), sottolineano come la perquisizione corporale, l’intimidazione, l’umiliazione e l’isolamento siano pratiche normalmente utilizzate benché vietate dalla Convenzione internazionale dei diritti del Fanciullo siglata da Israele nel 1991.

La mancata tutela dei minori palestinesi non si estrinseca, però, solo nel momento della presa in custodia. Proprio il comitato internazionale delegato a monitorare la messa in atto della Convenzione sopracitata, nel suo ultimo rapporto, datato giugno 2013, esprime grande preoccupazione per i trattamenti riservati ai minori palestinesi dalle forze armate israeliane. In questo senso condanna l’utilizzo dei minori come scudi umani, protezione di veicoli militari dal lancio di pietre e avanguardie in edifici potenzialmente pericolosi, ed informatori (14 casi segnalati tra gennaio 2010 e marzo 2013) e sottolinea come i responsabili di tali atti in passato non siano stati processati per tali violazioni.

Mancata garanzia dei diritti minimi dei minori, violenze sistematiche nei loro confronti e uno stato di latente conflitto fanno si che, nonostante in questi 11 giorni di attacco i minori che hanno perso la vita siano già più di 100 e che tra le decine di arresti effettuati in Cisgiordania moltissimi siano minori, questa non debba essere considerata una situazione eccezionale. Per i giovani palestinesi quello che succede in questi giorni è molto simile alla normalità. Nena News

 

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GAZA. Domenica di sangue: oltre 110 morti. Più di 500 vittime palestinesi in 13 giorni, 20 quelle israeliane – DIRETTA

Lun, 21/07/2014 - 08:01

Ieri colpito duramente l’est di Gaza City, con 72 vittime solo nel quartiere di Shajaiyeh. Ucciso un reporter palestinese, l’esercito israeliano dice alla stampa: “Restate a vostro rischio e pericolo”. Si scava tra le macerie a Khan Younis, per recuperare i corpi rimasti sotto un edificio crollato: già 20 le vittime

 

 

AGGIORNAMENTI:

ORE 23.20 – GRUPPI DI ESTREMA DESTRA ATTACCANO LA MANIFESTAZIONE DI JAFFA

La manifestazione per Gaza organizzata per stasera a Jaffa da diversi partiti e associazioni di sinistra è stata attaccata da gruppi fascisti e di estrema destra che hanno cantato slogan “Morte agli arabi”.

ORE 23.15 – PESANTI BOMBARDAMENTI IN CORSO

Dal mare verso Gaza City sono in corso bombardamenti da parte della marina israeliana. La situazione peggiore è a nord e sud, dove i residenti raccontano di attacchi ininterrotti contro i centri abitati. I carri armati israeliani stanno tentando di avanzare verso l’interno.

ORE 21.00 – NUOVI MASSACRI: UNDICI VITTIME A GAZA CITY, VENTUNO A DEIR AL-BALAH

ORE 20.00 – BILANCIO DELLE VITTIME SALE ANCORA: 558 MORTI

ORE 19.00 – ESERCITO ISRAELIANO: SETTE SOLDATI UCCISI NELLE ULTIME 24 ORE, PER HAMAS SONO DIECI

L’esercito israeliano ha fatto sapere che sette soldati sono stati uccisi nelle ultime 24 ore a Gaza, portando il totale a 25. Tre militari gravemente feriti, otto leggermente. Secondo Hamas, i soldati uccisi sarebbero almeno dieci.

ORE 18.50 – MINISTRO DEGLI ESTERI ISRAELIANO, LIEBERMAN: “LAVOREREMO PER IMPEDIRE AD AL JAZEERA DI LAVORARE IN ISRAELE”

ORE 18.30 – BILANCIO SALE  A 548 MORTI, ALCUNI NON ANCORA IDENTIFICATI

ORE 18.15 – ABBAS E MESHAAL SI INCONTRANO IN QATAR

Il presidente dell’Autorità Palestinese Abbas ha incontrato in Qatar il leader politico di Hamas, Meshaal. I due hanno concordato sulla necessità di un cessate il fuoco e sul coinvolgimento nel negoziato dell’Egitto, nonostante Meshaal abbia sottolineato alcune sue riserve sulla tregua proposta dal Cairo.

ORE 18.10 – FRASE SHOCK DI UN PROFESSORE ISRAELIANO: “STUPRARE LE MOGLI E LE MADRI DEI COMBATTENTI PALESTINESI IMPEDIRA’ GLI ATTACCHI”.

Intervistato stamattina dalla Radio Bet israeliana durante il programma HaKol Diburim, il professore Mordechai Kedar, insegnante israeliano di letteratura araba presso l’Università Bar-Ilan, ha dichiarato oggi che “stuprare le mogli e le madri dei combattenti palestinesi impedirà gli attacchi”. “La sola cosa – ha detto Kedar – che fermerà un attentatore suicida è quella di sapere che se catturato, sua sorella o sua madre verrà stuprata”.

Al commento stupito del presentatore Yossi Hadar (“non va bene, non possiamo ovviamente prendere queste iniziative”), Kedar ha rincarato la dose: “non parlo di cosa facciamo o non facciamo. Io parlo della realtà: ‘unica cosa che dissuaderà un attentatore suicida è sapere che se preme il grilletto, la sorella sarà violentata”.

Kedar è un professore specializzato negli studi sui palestinesi di Israele. Ha servito per 25 anni nell’Intelligence militare dove ha approfondito gli studi sui gruppi islamici. E’ un ricercatore presso il “Centro Begin-Sadat per Studi Strategici”.

Bar Ilan è una importante università religiosa israeliana situata non lontana da Tel Aviv. Nel novembre 1995, un suo studente,Yigal Amir, assassinò il Primo Ministro Yitzhak Rabin.

Ore 17:40 – IL LEADER DI HAMAS MASH’AL: “CON LA SUA RESISTENZA GAZA HA DECISO CHE OCCUPAZIONE E ASSEDIO DEVONO TERMINARE”

Dagli schermi della tv panaraba al-Mayadeen, l’ex Premier del governo Hamas a Gaza, Khaled Mash’al,  ha dichiarato poco fa: “la Resistenza sta confermando che Gaza è il cimitero dell’Occupazione [Israele, ndr]. L’invasione via terra è frutto del fallimento dell’aggressione aerea sulla Striscia e mostra anche quanto il nemico sia dedito ad atti di terrorismo. Sui crimini commessi dall’Occupazione non possiamo chiudere gli occhi”.

Haniyeh ha poi deplorato l’atteggiamento della Comunità internazionale: “il silenzio del mondo sull’Occupante e il non avere processato i suoi leader hanno incoraggiato il nemico a compiere l’aggressione”. L’ex Primo Ministro ha poi parlato di tregua. “Vediamo ancora di buon occhio qualunque proposta seria e sincera per fermare l’attacco. Le nostre richieste sono la fine dell’assedio e la garanzia che una tale aggressione non si verifichi più. Con il suo sangue e la sua resistenza Gaza ha deciso che l’assedio e l’Occupazione devono terminare”.

ore 17:05 – 548 PALESTINESI UCCISI DA INIZIO OPERAZIONE “BORDO PROTETTIVO”. PIU’ DI 3300 I FERITI. ENNESIMO NUCLEO FAMILIARE STERMINATO

Nella sola giornata di oggi le vittime palestinesi sono 78. Bilancio provvisorio perché i raid e i colpi di artiglieria israeliani continuano senza sosta. Da registrare l’ennesimo massacro di un intero nucleo familiare: gli al-Qassas di Gaza. 9 dei suoi membri (tra cui 5 bambini) hanno perso la vita in un bombardamento aereo compiuto dall’aviazione israeliana. 4 i feriti durante lo stesso attacco.

ore: 16:40 – MA’AN NEWS: “A PARTIRE DA DOMANI VALICO DI RAFAH APERTO PER FAR USCIRE FERITI E STRANIERI. 

ore 16:30 –  CANALE 10 ISRAELIANO: “107 SOLDATI FERITI DA INIZIO OPERAZIONE TERRESTRE”

ore 16:10  - L’ESERCITO ISRAELIANO: “DA INIZIO OPERAZIONE TERRESTRE UCCISI 160 TERRORISTI. DALLA MEZZANOTTE DI IERI COLPITI 130 OBIETTIVI TERRORISTICI PRESENTI NELLA STRISCIA”.

ORE 16.00 – VIDEO: SOCCORRITORE PALESTINESE UCCISO DA UN CECCHINO A SHAJAIYA

Il video girato da un palestinese e diffuso dall’International Solidarity Movement mostra i soccorsi a Shajaiye, ieri, durante la tregua. Uno dei ragazzi che stava cercando tra le macerie viene colpito da un cecchino israeliano. Ferito, viene ucciso da un secondo colpo.

 

 

ORE 15.15 – 4 MORTI E 50 FERITI NEL BOMBARDAMENTO DELL’OSPEDALE AL-AQSA A DEIR AL-BALAH. ESERCITO ISRAELIANO CHIEDE DI EVACUARE OSPEDALE

Carri armati israeliano hanno colpito il terzo piano dell’ospedale Al Aqsa di Deir al-Balah. Quattro morti e 50 feriti, tra personale medico e pazienti, secondo il Ministero della Salute. Il terzo piano ospitava alcune sale operatorie e terapia intensiva. Altri missili hanno colpito le zone intorno all’ospedale.

ORE 15 – FONTI PALESTINESI: BOMBARDATO L’OSPEDALE DI DEIR AL-BALAH: 15 FERITI

ORE 13.35 – CINQUE VITTIME IN BOMBARDAMENTO A NORD

ORE 13.30 – SCIOPERI DI PALESTINESI IN ISRAELE, LIEBERMAN ESORTA A “NON COMPRARE NEI NEGOZI ARABI”

Stando a Haaretz, un numero relativamente alto di palestinesi è in sciopero nelle città “arabe” israeliane (Nazareth, Umm al-Fahm, Sakhnin) e in quelle a forte componente palestinese, rispondendo all’appello dell’Alto comitato arabo di monitoraggio. Il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman ha esortato via Facebook gli israeliani a non fare la spesa nei negozi arabi che sono in sciopero.

ORE 12.00 – SCIOPERO GENERALE DI ISTITUZIONI, MINISTERI E NEGOZI. SCONTRI IN TUTTA LA CISGIORDANIA: DECINE DI FERITI

Cisgiordania e Gerusalemme manifestano per Gaza. Mentre nei Territori Occupati istituzioni e ministeri chiudevano oggi gli uffici per lo sciopero generale contro il massacro in corso, negozi e attività commerciali sia in Cisgiordania che in Palestina ’48 (l’attuale Stato di Israele) aderivano all’iniziativa lanciata dai partiti palestinesi. Tante le manifestazioni nella notte a Beit Ummar, Hebron, Betlemme, Ramallah, Nablus, Halhul, al-Fawwar. Secondo fonti mediche, sarebbero 20 i feriti solo a Hebron. Scontri con la polizia israeliana a Gerusalemme Est. In molte delle manifestazioni di ieri notte, i presenti hanno festeggiato la notizia del rapimento del soldato israeliano, considerata un elemento di forza in possibili negoziati.

ORE 11.40 – HEZBOLLAH: “PRONTI A SOSTENERE LA LOTTA DI HAMAS”

Il leader di Hezbollah, Nasrallah, ha telefonato al capo politico di Hamas Meshaal e al leader della Jihad Islamica Shalah, dicendo loro che il movimento libanese è pronto ad assistere la lotta contro l’occupazione israeliana.

ORE 11.10 – CONSIGLIO DI SICUREZZA ONU: “SUBITO CESSATE IL FUOCO”. KERRY E BAN KI-MOON IN ARRIVO.

Ieri sera il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha chiesto il cessate il fuoco tra Israele e Hamas: “I membri del Consiglio di Sicurezza esprimono grande preoccupazione per il crescente numero di vittime”, ha detto l’ambasciatore all’Onu del Rwanda, attuale presidente. Oggi Ban Ki-moon sarà al Cairo per lavorare ad una tregua. Tornerà anche il segretario di Stato Usa Kerry.

 

ORE 11 – VIDEO: A NABLUS, LA POLIZIA PALESTINESE SPARA IN ARIA PER DISPERDERE LA FOLLA

Ieri sera grande manifestazione di protesta a Nablus contro l’attacco israeliano a Gaza. La polizia palestinese su ordine dell’ANP ha sparato colpi in aria per disperdere le migliaia di persone presenti.

 

 

ORE 10.10 – INTENSI BOMBARDAMENTI A EST DI GAZA, SHAJAIYEH E TUFFAH.

Israele riferisce dell’uccisione di 10 miliziani di Gaza all’uscita da un tunnel.

ORE 9.45 – 508 VITTIME PALESTINESI, 3150 FERITI. RIFUGIATI AUMENTATI DEL 400% NEGLI ULTIMI 4 GIORNI, UNRWA LANCIA APPELLO PER RACCOLTA DI 60 MILIONI DI DOLLARI

Secondo il ministero della salute di Gaza, i morti palestinesi sono 508 e i feriti 3150. L’Unrwa dichiara che 83 mila sfollati hanno cercato riparo in 60 strutture dell’agenzia Onu, per un numero di rifugiati che è aumentato del 400 per cento negli ultimi 4 giorni. L’Unrwa ha lanciato un appello per la raccolta di 60 milioni di dollari per Gaza: serviranno per il lavoro di emergenza e per l’assistenza successiva, come la riparazione delle case e i servizi di assistenza psichiatrica alla popolazione, soprattutto per i bambini, che dovrebbe durare dai 3 ai 6 mesi.

ORE 9.30 – MILIZIANI DI GAZA INFILTRATI IN ISRAELE VIA TUNNEL. OGGI SCIOPERO GENERALE DEI PALESTINESI DI ISRAELE E CISGIORDANIA

Alcuni miliziani di Gaza sono riusciti a infiltrarsi in territorio israeliano utilizzando due tunnel: lo ha dichiarato l’esercito israeliano, specificando che sono 40 i tunnel localizzati dall’inizio dell’invasione via terra, 14 dei quali sarebbero intatti. Ai residenti dei kibbutz Nir Am ed Erez è stato ordinare di rimanere chiusi in casa, mentre tutte le strade della zona sono state bloccate al traffico. Non è chiaro se i militanti siano stati uccisi.

Le comunità palestinesi di Israele hanno dichiarato che oggi sarà giorno di lutto e di sciopero generale contro l’attacco a Gaza.

Diretta di ieri, domenica 20 luglio – giorno 13

della redazione

Gerusalemme, 21 luglio 2014, Nena News - Oltre 110 morti in un giorno,72 solo nel quartiere di Shajaiyeh – nella parte orientale di Gaza City, colpito ieri mattina da un intenso attacco aereo israeliano- migliaia di feriti, ospedali al collasso e tredici soldati israeliani uccisi: è il bilancio della domenica di sangue appena passata a Gaza, il giorno in assoluto più violento dall’inizio dell’offensiva israeliana. Ora, secondo le autorità sanitarie palestinesi, il numero delle vittime sarebbe salito a 500.

Circa 135 mila gazawi sono fuggiti dalle proprie case, un numero di sfollati che le organizzazioni umanitarie hanno definito più alto che durante l’operazione “Piombo Fuso” del 2008-2009. Oltre un terzo di loro si è rifugiato nelle strutture dell’Unrwa.

Questa notte invece i raid israeliani hanno colpito la zona meridionale della Striscia, centrando un palazzo vicino Khan Younis: secondo il ministero della salute palestinese, venti vittime sono state trovate finora sul posto, mentre due persone ferite sono state estratte dalle macerie: si continua a scavare per recuperare i corpi.

Aumentano le vittime anche sul lato israeliano: ieri sono morti 13 soldati, di cui due cittadini statunitensi, negli scontri con gli uomini di Hamas. Anche in questo caso si tratta di primato: sarebbe il numero più alto di soldati israeliani uccisi in un giorno solo da molto tempo. Con i cinque soldati e due civili uccisi sabato, il numero dei morti è salito così a 20.

Ieri in serata era circolata la notizia – diffusa dalla tv delle brigate al-Qassam e da al-Aqsa, emittente di Hamas – della cattura di un soldato israeliano nella Striscia. Hamas ne aveva anche diffuso il nome, Shaul Aron (nome che, come faceva notare ieri al-Jazeera, era molto simile a quello di uno dei soldati morti, Oron Shaul) e il numero di carta d’identità, ma questa mattina l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite Ron Prosor ha smentito l’intera vicenda, bollandola come “falsa”.

Questa notte si è tenuta una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla strage di Shajaiyeh, richiesta dalla Giordania su pressione di Abu Mazen, riunione che è terminata con la dichiarazione di routine di “preoccupazione” per il numero di vittime e la richiesta di “cessare ogni ostilità”.  Da Doha, dove ha incontrato il segretario generale dell’Onu, Abbas ha riaffermato “l’unità dei palestinesi contro i crimini israeliani”. “Abbiamo bisogno – ha detto il presidente dell’Anp – di un cessate il fuoco, dell’apertura dei confini e della liberazione dei nostri prigionieri liberati durante lo scambio con Shalit [e arrestati in seguito alla scomparsa dei tre coloni israeliani, ndr]“.

Ban Ki Moon ha invece esortato gentilmente Israele a “contenersi” e ha condannato “le atrocità” del conflitto, affermando che continuerà a lavorare per un cessate il fuoco immediato. E anche il presidente Usa Barack Obama, nella sua seconda telefonata in tre giorni con Benjamin Netanyahu, si è detto “preoccupato” per l’alto numero di vittime civili a Gaza “e per la perdita di soldati israeliani”: ma ha comunque ribadito il pieno sostegno a Israele nel suo “diritto a difendersi”. Nena News

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GAZA. Ritorno a Farrahen, nel ricordo di Vik

Dom, 20/07/2014 - 10:24

Nemmeno un’ora di tregua: bombardamenti continui, popolazione in fuga, emergenza umanitaria gravissima. E mentre Israele accusa Hamas di usare i civili come scudi umani, la comunità internazionale parla a vuoto di tregua.

 

I funerali di nove palestinesi uccisi a Khan Younis (Foto: Khalil Hamra/AP)

 

di Michele Giorgio – Il Manifesto

Khan Younis (Gaza), 20 luglio 2014, Nena News – “Margine protettivo” ricorda tanto “Piombo fuso”: stragi di civili per “errore”, raid aerei incessanti, cannonate sulle case palestinesi, migliaia di famiglie in fuga. E quando si arriva a Farrahen, ad Est di Khan Yunis, a ridosso della no-go zone imposta da Israele all’interno di Gaza, il ricordo corre veloce a Vittorio Arrigoni. La gente di Farrahen ha paura, oggi come in quei giorni di gennaio del 2009, quando Vik ci raccontava dalle pagine del nostro giornale dei palestinesi sotto attacco in quella zona agricola.

I bombardamenti aerei e i colpi di artiglieria non si sono fermati neanche per un’ora da quando, giovedì sera, le forze armate israeliane hanno lanciato “l’offensiva di terra”. Bombe e missili martellano questa fascia di territorio palestinese. I bulldozer stanno spianando i terreni, anche agricoli, e i mezzi blindati premono sui centri abitati, quasi a volerli spingere indietro, per allargare la zona interdetta.

Mentre siamo a Farrahen arriva la notizia di un blitz tentato da un commando palestinese nei pressi del kibbutz Ein HaShalosha e respinto da una pattuglia israeliana. Due soldati e un membro del commando di Hamas sono rimasti uccisi nello scontro a fuoco. Hamas ieri ha continuano a lanciare razzi contro Israele e ha ucciso un beduino nei pressi di Dimona, nel Neghev.

Jaber nelle campagne di Farrahen ha la sua piccola fattoria dove Vittorio si fermava dopo le ore trascorse con gli agricoltori palestinesi che entravano, tra mille rischi, nei terreni coltivati nella no-go zone. E non poche volte le pallottole, sparate dai militari, avevano sibilato a pochi centimetri dal giovane attivista e scrittore italiano. Vorremmo andare al monumento dedicato a Vik che Jaber fece costruire in campagna dopo il suo assassinio. In quella zona però i carri armati sparano a ogni movimento, il pericolo è forte, dobbiamo rinunciare.

Arij Abu Teyr, una signora che copre i capelli con bel velo di seta verde, ci conferma che si rischia la vita. «Vivo lì ma non era possibile restare oltre. Così mio marito ed io abbiamo preso i bambini e di corsa ci siamo trasferiti a casa di parenti. Ora ci vado ogni due giorni con il cuore in gola per dare da mangiare alle galline che altrimenti morirebbero».

Arrivano un po’ di ragazzi palestinesi. Hanno voglia di scherzare. Qualcuno ci chiede di Pirlo, altri che fine ha fatto Baggio. La signora Abu Teyr ci racconta dell’abitazione alle sue spalle, di proprietà del cugino, e distrutta da una bomba da mezza tonnellata sganciata qualche giorno fa da un F-16 israeliano. «Era una palazzina di quattro piani, abitata da cinque famiglie. Non ci vivevano combattenti ma persone normali – spiega la donna – in tutto 50 persone… Mio cugino ha ricevuto una telefonata dagli israeliani che annunciava un attacco aereo entro pochi minuti. Tra le urla di paura dei bambini sono usciti tutti e dopo qualche secondo è arrivata la bomba».

La Striscia di Gaza è sempre più una striscia di sangue. Nelle ultime 72 ore i palestinesi uccisi sono state molte decine – oltre 340 in totale dall’8 luglio – soprattutto a Khan Yunis, Rafah, Beit Hanoun e in altri centri a ridosso nella fascia dove si muovono le forze armate israeliane. I mezzi corazzati entrano ed escono, spesso a protezione dei giganteschi bulldozer militari che starebbero distruggendo le lunghe gallerie sotterranee scavate dagli uomini di Hamas per spostare da un punto all’altro le rampe dei razzi o per lanciare attacchi nel territorio israeliano. Giornali e televisioni riportano foto, grafici e disegni per illustrare i risultati di queste incursioni attuate in territorio palestinese. Non spiegano però perché queste operazioni di distruzione dei tunnel, descritte come “chirurgiche”, siano accompagnate da stragi gravissime di civili palestinesi.

Passando ieri per il centro di Khan Yunis abbiamo seguito i funerali dei nove membri della famiglia Nasser, uccisi nella notte di venerdì da una cannonata sparata sulla loro abitazione. Lunghi cortei funebri attraversano ogni giorno le città palestinesi con le salme di uomini, donne e bambini uccisi dai bombardamenti, come avveniva nel 2009 durante “Piombo fuso”.

Secondo le Nazioni unite i civili sono i 2/3 del totale delle vittime palestinesi. Il Centro per i diritti umani di Gaza, considerando il numero di morti fino a ieri mattina, calcola nell’82% il totale dei civili uccisi, di cui il 23% bambini. Le donne sono l’11%. L’Unicef è nuovamente intervenuta per denunciare che «i servizi di base per i bambini sono sotto attacco. Le fatiscenti infrastrutture idriche e igienico-sanitarie di Gaza hanno subito danni, aumentando il rischio di malattie di origine idrica». Inoltre la metà del pompaggio dei liquami e dei sistemi di trattamento delle acque di scarico non sono più funzionanti e circa 900.000 persone sono senza acqua corrente.

Senza dimenticare che oltre 1.780 famiglie hanno visto le loro case distrutte o gravemente danneggiate e che 55 mila palestinesi sono sfollati e vivono in condizioni molto difficili, nelle scuole dell’Unrwa (Onu). Solo i più fortunati trovano ospitalità a casa di parenti o amici che abitano in zone meno esposte. Dietro la violenza dell’attacco israeliano sta venendo fuori l’emergenza umanitaria tanto temuta.

Per i vertici israeliani l’alto numero di vittime civili sarebbe responsabilità solo di Hamas, che, a loro dire, userebbero i civili palestinesi come “scudi umani”. Prove inoppugnabili di tale pratica e della sua diffusione però non le abbiamo viste ancora. Così come non sappiamo quali elementi concreti abbia il generale Yoad Mordechai per affermare, come ha fatto ieri ai microfoni della Bbc, che «i dirigenti di Hamas si trovano sotto l’ospedale Shifa di Gaza, dove ci sono civili e bambini… un loro capo ha utilizzato un’ambulanza per darsi alla fuga…. il comandante (militare) di Hamas, Marwan Issa, si trova in una casa, con bambini». Se è vero che Issa si trova in una casa con i suoi figli perché questa casa non è stata ancora colpita dato che i comandi israeliani non hanno mai nascosto di voler eliminare i capi di Hamas. Non certo per la presenza di civili, perché sino ad oggi l’aviazione israeliana ha centrato centinaia di abitazioni che in numerosi casi erano occupate.

E la tregua? Ormai il cessate il fuoco tra Hamas e Israele è solo un esercizio per i ministri degli esteri di vari paesi. La diplomazia internazionale comunque si schiera a sostegno del piano egiziano di cessate il fuoco che chiede la cessazione delle ostilità come condizione per l’avvio di una trattativa ampia, senza accogliere in alcun modo le richieste di Hamas e, di riflesso, dei palestinesi di Gaza sotto assedio.

La ministra degli Esteri italiana, Federica Mogherini, a nome della presidenza di turno dell’Unione europea, ha detto di ritenere indispensabile che Hamas accolga l’invito del presidente palestinese Mahmud Abbas di accettare la tregua proposta dal Cairo. Sono d’accordo anche Stati uniti e Francia e ieri si attendeva l’arrivo nella regione del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon.

La proposta fa venire il mal di pancia al movimento islamico che a inizio settimana aveva già respinto l’iniziativa egiziana. «Sappiamo che soluzione passa per l’Egitto ma non possiamo accettare una proposta che descrive come terrorismo la nostra resistenza a Israele», ha spiegato il numero due di Hamas, Musa Abu Marzuk. Il capo politico di Hamas Khaled Meshal ha detto che il gruppo non accetterà una tregua fino a che Israele non toglierà il blocco imposto a Gaza e non libererà i detenuti palestinesi riarrestati dopo essere stati liberati nello scambio per i rilascio del soldato Gilad Shalit.

Hamas chiede diverse cose ma a Gaza sanno che i suoi dirigenti potrebbero “accontentarsi” dell’apertura del valico di Rafah e del rilancio del dialogo con l’Egitto. Un risultato che potrebbe consentirgli di gridare Vittoria. Il Cairo e Tel Aviv vogliono impedire proprio questo.

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ISM Swedish activist, Andreasson: “Israel violated Geneva Convention”

Dom, 20/07/2014 - 07:37

Israeli army bombs hospitals in GazaCity. The situation became much worse when Tel Aviv government decided to start the land invasion.

 

Charlie Andreasson

 

by Giovanni Vigna

Mantova, 18th July 2014, Nena News – “El Wafa Hospital has been partly destroyed. All people who were inside the building at the moment of the Israeli massive attack, that happened on the 17th of July at 21, have been evacuated to Al Sahaba medical complex. Luckily, at the moment, there are no dead”.These are the dramatic words of Swedish volunteer, Charlie Andreasson, who was engaged with other six foreign volunteers in a protection activity of El Wafa Hospital, the patients and the staff.

On the 17th of July, during the so-called humanitarian truce, that has involved a very short cease fire, we sent Charlie an e-mail with some questions. Andreasson replied in order to prove the tragic condition of the person who was hospitalised in El Wafa, already stricken by the Israeli army some days ago, when the building was damaged but, luckily, the Israeli rockets had not injured anyone.

On the 17th of July the situation became much worse within few hours when Tel Aviv government resumed military operations and decided to start the land invasion in the Gaza Strip. Charlie and the other six international volunteers risk their life as human shields to protect the hospital, the patients and the staff from further attacks from the Israeli forces. Charlie stated: “According to the data I have, 17 patients and 17 members of the staff have been evacuated. Also two volunteers, active as human shields, have been evacuated. I’m not sure where Al Sahaba medical complex is, maybe in the northern part of GazaCity. The Israeli army is not yet in the City itself. Soldiers have entered at least six places along the border”.

According to Charlie, hotels along the beach have been evacuated and the guests have been moved to Al Deira Hotel. “At the moment Israeli gunboats are shelling GazaCity and also the Jabalya refugee camp has been bombed”, Andreasson stated.

During the shelling, in El Wafa Hospital the power went out. Charlie explained: “The hospitalised patients are in critical conditions. Several are in coma and on breath through a respirator, some are feed by a tube. This last massive attack against El Wafa Hospital constitutes a violation of the article 18 of IV Geneva Convention, which states: Civilian hospitals organized to give care to the wounded and sick, the infirm and maternity cases, may in no circumstances be the object of attack, but shall at all times be respected and protected by the Parties to the conflict”. But, as anyone knows, Israel doesn’t care about international laws.

According to a ISM (International Solidarity Movement) press release, on the 17th of July, at 20.40, the Israeli military contacted El Wafa Hospital in Gaza and stated: “Why don’t you care about your family? Why don’t you care about your patients?”. The receptionist replied: “Sir, you can’t bomb the hospital. We cannot move the patients”. Several minutes later, two rockets were fired at the hospital, and two more shortly after. As ISM press release explains, the fourth rocket penetrated through the concrete walls. After that, the shelling began heavily, hitting the hospital from all sides. Nurses ran through the halls screaming.

Doctor Basman Alashi, executive director of El Wafa Hospital, stated: “They are going to destroy the hospital”. Soon after the hospital lost electricity.

Alashi attacked Israeli prime minister Netanyahu: “If these patients die, I hold Netanyahu personally responsible for their souls”. According to ISM, all but four of the 17 patients were evacuated. Two of the four remaining patients were dependent on oxygen and were unable to be immediately moved. In the hospital there were also four staff members and two Spanish international activists.

At 21.45, the Israeli military contacted the Red Cross and asked them to call El Wafa to ask how much time was needed to evacuate the rest of the hospital. Alashi replied that he needed two hours to fully evacuate the hospital. ISM stated in the press release that the last shelling occurred at 22 and the last patient was evacuated at 22.45 to Al Sahaba medical complex. According to doctor Basman Alashi, “there were no physical injuries but emotionally, it is indescribable for the staff”. Nena News

 

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GAZA. E’ l’inferno a Shajaiye. Decine i morti palestinesi, uccisi numerosi soldati israeliani

Dom, 20/07/2014 - 06:45

I bombardamenti israeliani sono di eccezionale intensità e non hanno avuto sosta per tutta la notte. Ma ora è anche guerra vera sul terreno. Le Forze armate israeliane hanno confermato che migliaia di soldati sono dentro Gaza. Altri due militari sono morti portando ad almeno 9 il bilancio dei soldati uccisi. Secondo fonti locali però il numero dei militari caduti in combattimento sarebbe notevolmente più alto.

 

 

AGGIORNAMENTI:

ore 00.40 – BILANCIO DELLE VITTIME: 440 MORTI 

Secondo gli ultimi dati, le vittime palestinesi di “Barriera Difensiva” sono 440, di cui 112 bambini, 40 donne e 25 anziani.

ore 00.15 – ONU: CONSIGLIO DI SICUREZZA IN RIUNIONE DI EMERGENZA SU RICHIESTA ABBAS

Stanotte incontro di emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu sull’attacco a Gaza. A richiederlo è stata la Giordania (membro temporaneo) su pressione del presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, dopo il massacro di Shajaiye e la morte di almeno 100 palestinesi solo nella giornata di oggi. Abbas ha definito quanto accaduto a Gaza “un crimine contro l’umanità”.

ore 00.10 – MANIFESTAZIONI IN TUTTA LA CISGIORDANIA

Scontri a Hebron, Nablus, Betlemme, Ramallah dopo il massacro di Shajaiye e la presunta cattura del soldato israeliano. A Betlemme, scontri vicino al checkpoint 300, tanti i palestinesi presenti che hanno lanciato pietre e fuochi d’artificio ai soldati, che hanno risposto con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e bombe sonore. A Nablus la polizia palestinese ha sparato in aria per disperdere la folla di manifestanti.

ORE 23 – ESERCITO ISRAELIANO DUBBIOSO: “POCHE CHANCE CHE UNO DEI NOSTRI SIA STATO CATTURATO”. AL-JAZEERA FA NOTARE CHE IL NOME DIFFUSO DA HAMAS, SHAUL ARON, E’ SIMILE A QUELLO DI UNO DEI SOLDATI UCCISI LA SCORSA NOTTE A GAZA, ORON SHAUL

ORE 22.15 – TV ISRAELIANA CHANNEL 2 RITRATTA NOTIZIA DELL’AMBULANZA DELL’UNRWA USATA PER TRASPORTARE MILIZIANI

La notizia, diffusa ieri dall’emittente Channel 2, è stata smentita dal portavoce dell’Unrwa Chris Gunness – che l’ha definita “falsa e senza fondamento”- e poi ritrattata dalla tv. “Ci sono molte notizie false che circolano sull’Unrwa in questo momento – ha detto Gunness – e questo è un altro spiacevole esempio di giornalismo negligente”.

ORE 22 – LE BRIGATE AL-QASSAM, BRACCIO ARMATO DI HAMAS, ANNUNCIANO SU PROPRIA TV DI AVER CATTURATO UN SOLDATO ISRAELIANO. NESSUNA CONFERMA DA ISRAELE

ORE 21.45 – ABBAS:” RIAFFERMO LA NOSTRA UNITA’, E’ TEMPO DI FERMARE I CRIMINI ISRAELIANI”.OBAMA A NETANYAHU: “PREOCCUPATO PER L’ALTO NUMERO DI VITTIME CIVILI A GAZA E PER LA PERDITA DI SOLDATI ISRAELIANI”

Dal vertice di Doha, nel quale ha incontrato il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, il presidente dell’Anp ha chiesto “il cessate il fuoco, l’apertura delle frontiere e il rilascio dei prigionieri liberati nello scambio con Shalit [e arrestati dopo la scomparsa dei tre coloni israeliani, ndr]. Riaffermo la nostra unità. E’ tempo di fermare i crimini di Israele”.

Abbas ha poi chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per il massacro di Shajaiyeh. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha invece criticato oggi le Nazioni Unite, che “non hanno condannato l’aggressione israeliana e con Israele condividono la responsabilità dello spargimento del sangue dei civili a Gaza”, affermando che non vede alcuna differenza tra “i crimini di Israele e quelli di Hitler”. Erdogan ha poi dichiarato che il Consiglio di sicurezza va “riformato e liberato dall’egemonia di certi poteri”.

ORE 21 – 100 PALESTINESI UCCISI OGGI, 66 SOLO NEL RAID DI SHAJAIYEH. IL BILANCIO SALE A 437, OSPEDALI DI GAZA AL COLLASSO

ORE 20.30 – BAN KI-MOON: “ISRAELE DEVE CONTENERSI”. ISRAELE AVVERTE I GAZAWI DEL NORD: “ANDATEVENE PERCHÉ COLPIREMO DURO”

Il segretario generale dell’Onu, in Qatar per discutere della guerra a Gaza, ha condannato “le atrocità” del conflitto e invitato Israele a “contenersi”. Intanto l’esercito israeliano ha mandato un messaggio agli abitanti di Atatra, Beit Hanoun e Izbat Abed Rabbo: “Lasciate le vostre case immediatamente perché colpiremo con il pugno di ferro”.

 

ORE 19.30 – 2 DEI 13 SOLDATI UCCISI CITTADINI AMERICANI. NETANYAHU: “OFFENSIVA GIUSTA. CONTINUEREMO”

L’esercito israeliano ha appena confermato che 2 dei 13 soldati uccisi nelle scorse ore a Gaza sono cittadini americani. Netanyahu, poco prima della riunione di gabinetto, ha dichiarato che l’offensiva su Gaza è “giusta” e che continuerà “fin quando ce ne sarà bisogno”.

ORE 19 – 8 PALESTINESI UCCISI A REMAL. LE VITTIME SALGONO A 435

Otto palestinesi sono stati uccisi da un missile israeliano lanciato su una casa di Remal, nella parte ovest di Gaza City. Il bilancio è salito a 435 palestinesi uccisi (97 solo oggi) e più di 3000 feriti.

ORE 18.45 – LEGA ARABA: “ATTACCO A  SHAJAIYEH E’ CRIMINE DI GUERRA”

ORE 18.30 – ESERCITO: “DISTRUTTI SEI TUNNEL. TRE PORTAVANO IN TERRITORIO ISRAELIANO”. CAPO DI STATO MAGGIORE: “FINORA SONO SODDISFATTO”

“Combattere in alcune aree di Gaza è difficile e complesso – ha detto il capo di Stato maggiore israeliano Benny Gantz in una conferenza stampa al confine con Gaza – ma i militari sono determinati a compiere la missione. Certo, ci sono vittime sul campo, ma abbiamo una missione. Sono molto soddisfatto di quello che ho visto finora: continueremo ad agire finché non avremo raggiunto la totalità dei nostri obiettivi”. Interrogato sull’alto numero di vittime civili palestinesi, Gantz ha dichiarato che “i residenti di Shajaiyeh dovrebbero sapere di essere delle vittime di Hamas. Mi dispiace vedere donne e bambini feriti”.

ORE 17.30 – 13 SOLDATI ISRAELIANI UCCISI STANOTTE A GAZA

L’esercito israeliano a confermato la notizia, che circolava da questa mattina, di 13 soldati della brigata Golani uccisi questa notte negli scontri con i miliziani di Hamas: si tratta del più alto numero di militari israeliani uccisi in un giorno da molto tempo. Dall’inizio dell’invasione via terra sono 18.

L’esercito israeliano ha dichiarato che non ci sarà nessuna protezione per i giornalisti ora presenti a Gaza: se rimangono nella Striscia è a loro rischio e pericolo.

ore 17.00 – EURO-MID OBSERVER FOR HUMAN RIGHTS: 135MILA RIFUGIATI, PEGGIO DI “PIOMBO FUSO”

Secondo l’organizzazione di Ginevra, Euro-mid Observer for Human Rights, dopo 13 giorni di offensiva militare oltre 135mila palestinesi hanno dovuto lasciare le proprie case. La metà circa si trovano nelle scuole dell’Unrwa, molti altri da parenti o amici. Solo nella giornata di ieri Israele ha compiuto 756 raid, portando il totale a 6.589 bombardamenti, di cui 3.121 da parte dell’aviazione, 1.545 della marina e 1.923 dall’artiglieria.

ore 16-40 – 425 LE VITTIME, DI CUI 112 BAMBINI. 3008 I FERITI

Il Ministero della Salute di Gaza ha detto poco fa che dall’inizio dell’Operazione israeliana “Barriera Protettiva” i palestinesi uccisi sono 425. Di questi, 112 sono bambini, 41 donne, 25 anziani. 3008 i feriti. 89 le vittime solo oggi. 60 a Shujaiyya, quartiere nella parte orientale di Gaza.

Secondo quanto riferisce il Canale 10 israeliano da stamattina sono stati lanciati verso il territorio israeliano circa 70 razzi. Gli ultimi 9 erano indirizzati verso Be’er Sheva (5) e Netivot (4).

Commentando quanto è accaduto nel quartiere al-Shajaiyya di Gaza, Abu Jamal, portavoce delle brigate Abu Alì Mustafa (braccio armato del Fronte popolare per la liberazione della Palestina) ha detto che “il nemico sionista prova a spaventarci con le stragi ma non ci riesce”.

ore 16.20 – TV AL-MAYADEEN: “DA STAMATTINA 62 PALESTINESI UCCISI “

ore 15.45 – CANALE 10: “CITTADINE ISRAELIANE DEL SUD SEMI VUOTE”

Secondo il canale 10 israeliano, le cittadine d’Israele vicine al confine con la Striscia sono semivuote a causa dell’operazione terrestre israeliana.

Il Segretario di stato statunitense, John Kerry, ha affermato poco fa che il Presidente Obama gli ha chiesto di recarsi in Medio Oriente per poter implementare la proposta egiziana di cessate il fuoco. “’L'importante – ha aggiunto – è che Hamas accetti il fatto che la tregua salverà vite umane”.

ore 15.30 – LE FIGARO: “15 SOLDATI ISRAELIANI UCCISI NEGLI SCONTRI DI SHAJAIYYA”

Il quotidiano francese “Le Figaro” sostiene che sarebbero 15 i soldati israeliani rimasti uccisi negli scontri con i gruppi armati palestinesi nel quartiere al-Shajaiyya di Gaza. Continuano i bombardamenti dell’aviazione israeliana sulla Striscia. Colpita poco fa la zona di Burj Filastin nel centro della città di Gaza. A Ramallah e a Jenin è manifestato contro “l’aggressione israeliana” sulla Striscia. Presidio di solidarietà anche al Cairo dove i manifestanti si sono radunati fuori il sindacato della stampa.

ore 15.05  - IL QATAR HA PRESENTATO RICHIESTE HAMAS ALLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE

Secondo quanto ha dichiarato una fonte qatarina alla Reuters: “il Qatar ha presentato le richieste di Hamas alla Comunità internazionale. Doha lavora solo come canale di collegamento perciò non farà pressioni sul movimento islamico affinché possa modificare le sue istanze”.

ore 15 –  CANALE 1 ISRAELIANO: “DA INIZIO OPERAZIONE TERRESTRE 50 SOLDATI FERITI ARRIVATI ALL’OSPEDALE SOROKA DI BEE’R SHEVA”

ore 14.30 – FOTO DI UN’AMBULANZA DELLA MEZZA LUNA ROSSA PALESTINESE COLPITA DAL FUOCO ISRAELIANO. FONTI DEL MINISTERO DELLA SALUTE PALESTINESE: ALMENO 410 MORTI. HAMAS ACCUSA: “CRIMINE DI GUERRA”

 

Ambulanza colpita dal fuoco israeliano

 

ore 14.25 – GABINETTO DI SICUREZZA ISRAELIANO SI RIUNISCE STASERA ALLE 8 ITALIANE

Il premier Netanyahu ha ordinato una nuova riunione del gabinetto di sicurezza israeliano per discutere dell’operazione contro Gaza, stasera alle 8 italiane.

ore 14.20 – PORTAVOCE HAMAS: “NON ABBIAMO ALTRA SCELTA CHE RESISTERE”

Il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, in un’intervista ad Al Jazeera ha appena detto che il movimento islamista “in questa situazione non ha altra scelta che resistere. Non stiamo difendendo solo Shajaiye o Gaza, ma tutti i Territori Occupati”.

ore 14.00 – QUATTRO MORTI NEL CAMPO PROFUGHI DI AL-BUREIJ

ore 13.35 – ISRAELE RIPRENDE I BOMBARDAMENTI DOPO SOLO UN’ORA DI TREGUA, ACCUSANDO HAMAS DI AVER LANCIATO RAZZI

L’esercito israeliano ha già ripreso i bombardamenti nell’area di Shajaiye, nonostante sia trascorsa solo una delle due ore di tregua, accusando Hamas di aver rotto il cessate il fuoco sparando contro le truppe.

 

Distruzione a Shajaiye dopo il massacro

 

ore 13.25 – DA MICHELE GIORGIO: “A SHAJAIYE E’ L’INFERNO, RABBIA CONTRO AMBULANZE E GIORNALISTI. MISSILE ISRAELIANO POCO LONTANO”

Dal nostro corrispondente e giornalista del Manifesto, Michele Giorgio: “Qua a Shajaiye è l’inferno, le ambulanze vanno e vengono. Tantissime persone trasportano fuori corpi avvolti nel teli bianchi. La gente è inferocita contro giornalisti e ambulanze perché non sono arrivati sul posto in tempo. Un uomo ha sparato in aria. Sono decine le case distrutte, la popolazione in fuga approfittando della tregua di due ore. Si è sentito un bombardamento dell’esercito israeliano poco lontano: è stato il panico, la gente è fuggita gridando”.

 

Gazawi in fuga da Shajaiye, con ogni mezzo

 

ore 12.40 – ISRAELE ACCETTA CESSATE IL FUOCO DI DUE ORE A SHAJAIYE

Israele ha fatto sapere di aver accettato la proposta di cessate il fuoco di due ore a Shajaiye, su richiesta della Croce Rossa. Durerà dalle 12.30 alle 14.30 italiane.

ore  12.30 – L’ESERCITO ISRAELIANO APRE OSPEDALE DA CAMPO VICINO AL CONFINE DI EREZ

L’esercito israeliano ha detto che aprirà un ospedale da campo per i palestinesi feriti vicino al valico di Erez. Non spiega però come sono stati feriti né come dovrebbero raggiungere l’ospedale mentre continuano bombardamenti indiscriminati.

ore 12.20 – ONG VENTO DI TERRA: “GRAVEMENTE DANNEGGIATA LA SCUOLA BEDUINA DI UMM AL NASSER”

L’ong italian Vento di Terra ha riportato di un bombardamento israeliano contro la scuola per i bambini beduini di Umm al Nasser, a nord di Gaza, costruita nel 2010 dall’ong e gli architetti di ArCò. La struttura è stata gravemente danneggiata.

 

La scuola di Umm al Nasser prima del bombardamento

 

ore 11.50 – HAMAS: “ISRAELE HA RIFIUTATO LA TREGUA DI TRE ORE PROPOSTA DALLA CROCE ROSSA”

Il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha detto che Israele ha rigettato il cessate il fuoco di tre ore proposto dal movimento islamista e dalla Croce Rossa per portare soccorso ai feriti a nord e portare via i corpi delle vittime dalle strade. Ha poi aggiunto che l’esercito israeliano impedisce alle ambulanze di entrare nelle zone sotto bombardamento: “L’occupazione israeliana sta commettendo un crimine di guerra nel pieno senso della parola e cerca di nasconderlo al mondo”. L’esercito israeliano non commenta.

ore 11.40 – MANIFESTAZIONI IN TUTTO IL MONDO, 20MILA PERSONE A LONDRA. ISRAELE VIETA PROTESTE SENZA PERMESSO

Mentre le diplomazie internazionali parlano a vuoto, le società civili di tutto il mondo si mobilitano per Gaza. Decine di migliaia di persone scendono nelle piazze delle città di tutta Europa e Stati Uniti per chiedere la fine del massacro. Solo a Londra ieri 20mila persone si sono ritrovate sotto la sede del premier a Downing Street per poi marciare verso l’ambasciata israeliana.

Intanto la polizia israeliana annuncia che non permetterà alcuna manifestazione, senza previo permesso. Un modo per mettere a tacere le voci di dissenso all’interno della società israeliana.

ore 10.40 – HAMAS HA CHIESTO DUE ORE DI CESSATE IL FUOCO PER PRESTARE SOCCORSO AI FERITI DI SHAJAYIE. ISRAELE NON RISPONDE

Secondo il sito di informazione israeliano YnetNews e il quotidiano Haaretz, Hamas ha chiesto ad Israele, tramite la Croce Rossa, un cessate il fuoco di due ore per prestare soccorso alle decine, o forse centinaia di feriti, a Shajaiye e per raccogliere i corpi delle vittime. Israele ha confermato la richiesta ma non ha risposto ancora. Tra i morti, il fotoreporter Khalid Hamid e il paramedico Fuad Jabir.

 

Il giornalista palestinese ucciso, Khalid Hamid (Fonte: Cosimo Caridi)

 

ore 10.30 – VIDEO DA GAZA: MORTI E FERITI ALL’OSPEDALE SHIFA (Video girati dal corrispondente de Il Manifesto e di Nena News, Michele Giorgio)

 

 

 

 

ore 10.15 – MINISTRO DELLA SALUTE: 40 CORPI SENZA VITA TIRATI FUORI DALLE ROVINE DI UNA CASA A SHAJAIYE

ore 9.45 – ESERCITO ISRAELIANO: 60 MORTI PALESTINESI DURANTE LA NOTTE, 130 DALL’INIZIO DELL’OPERAZIONE VIA TERRA

Secondo l’esercito israeliano le vittime palestinesi di tre giorni di offensiva via terra sarebbero almeno 130, 60 solo nella notte appena trascorsa. Ma secondo fonti mediche palestinesi, i morti sono molti di più.

ore 9.30 – SITUAZIONE GRAVISSIMA ALL’OSPEDALE SHIFA: DECINE DI FERITI E CORPI SENZA VITA

Il nostro corrispondente a Gaza, Michele Giorgio, riporta dall’ospedale Shifa di Gaza City: “La situazione è indescrivibile, è l’inferno. Stanno arrivando decine di feriti e tantissimi corpi senza vita, fatti a pezzi dalle bombe. Arrivano notizie incontrollabili: si parla di centinaia di feriti, le ambulanze giungono di continuo. Due vigili del fuoco sono stati feriti mentre portavano aiuto alla popolazione. Tra i corpi senza vita quelli di due paramedici. Uccisi anche tre miliziani di Hamas: ho visto tre corpi con l’uniforme”.

ore 9.10 – MANIFESTAZIONI PER GAZA A TEL AVIV E HAIFA. SCONTRI NELLA NOTTE IN CISGIORDANIA

Centinaia di israeliani sono scesi in strada ieri nelle città di Tel Aviv e Haifa per protestare contro l’offensiva militare del proprio governo contro la popolazione di Gaza. Numerosi i feriti dopo scontri con la polizia e l’aggressione di militanti di destra. Una trentina gli arresti.

Manifestazioni e scontri anche a Gerusalemme Est e in Cisgiordania durante la notte, a Nablus, Betlemme, Hebron, Ramallah, dove ieri sera alcuni manifestanti sono riusciti a far saltare la corrente nell’area della prigione di Ofer.

ore 9.00 – MESHAAL E ABBAS SI INCONTRANO IN QATAR. ANCHE BAN KI-MOON A DOHA

Oggi il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, incontrerà in Qatar Khaled Meshaal, leader di Hamas,per discutere dela tregua. Secondo fonti vicine ad Abbas, “il presidente parlerà con Meshaal dei modi per raggiungere un cessate il fuoco”. L’incontro si svolgerà in casa di Hamas, che da giorni chiede che il negoziato sia gestito dagli alleati Turchia e Qatar, e non dall’Egitto.

A Doha arriverà anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che incontrerà Abbas.

ore 8.30 – ESERCITO: 14 TUNNEL DI HAMAS DISTRUTTI. TRUPPE DISPIEGATE A SUD

Secondo un ufficiale dell’esercito israeliano un altro tunnel sarebbe stato scoperto stamattina, per un totale di 14 dall’inizio dell’operazione via terra. All’interno, secondo i militari, esplosivi, missili e anestetici. L’ufficiale ha aggiunto che truppe sono state dispiegate anche a sud di Gaza in preparazione di un’espansione dell’operazione.

ore 8.25 – ARRESTATO EX PRIGIONIERO 82ENNE GAZAWI, LIBERATO CON L’ACCORDO SHALIT

Con un raid nella sua casa a Beit Lahiya a nord della Striscia, l’esercito israeliano ha arrestato Muhammad Abu Khusa, 82 anni, ex prigioniero rilasciato dopo 36 anni di carcere con l’accordo Shalit del 2011.

ore 8.20 – AMBULANZE NON RIESCONO A RAGGIUNGERE SHAJAIYE. TESTIMONI: DECINE I MORTI IN STRADA. VIDEO

Secondo un gazawi che è riuscito a raggiungere l’ospedale Shifa, portando il fratello ormai privo di vita, ha raccontato ad un radio in lacrime di decine di palestinesi uccisi e dei loro corpi per le strade. Le ambulanze non riescono a raggiungere la zona per portare soccorso. Sarebbero almeno 355 i morti palestinesi ad oggi.

Guarda il video (immagini forti, attenzione): clicca qui

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Giorno 12 – sabato 19 luglio

Giorno 11 – venerdì 18 luglio

Giorno 10 – giovedì 17 luglio

Giorno 9 – mercoledì 16 luglio

Giorno 8 -martedì 15 luglio

Giorno 7 – lunedì 14 luglio

Giorno 6 – domenica 13 luglio

Giorno 5 – sabato 12 luglio

Giorno 4 – venerdì 11 luglio

Giorno 3 – giovedì 10 luglio

Giorno 2 – mercoledì 9 luglio

Giorno 1 – martedì 8 luglio

della redazione

Gaza, 20 luglio 2014, Nena News – A Shajaiye, alla porta est di Gaza city, è l’inferno. I bombardamenti israeliani sono di eccezionale intensità e non hanno avuto sosta per tutta la notte. I jet da combattimento dello Stato ebraico sono passati quasi a volo radente sul capoluogo della Striscia provocando panico nella popolazione, I palestinesi riferiscono di numerose case distrutte e di diversi cadaveri non ancora recuperati dalle macerie, anche perchè il fuoco israeliano impedisce alle ambulanze e ai soccorritori di raggiungere gli edifici crollati. Dalla mezzanotte i morti palestinesi accertati sono stati almeno 12. Tra le vittime degli ultimi bombardamenti ci sarebbero anche due bambini, uno dei quali il figlio di Khalil al-Hayya, alto esponente di Hamas.

Ma ora è anche guerra vera sul terreno. Le Forze armate israeliane hanno confermato che migliaia di soldati sono dentro Gaza. Altri due militari sono morti portando ad almeno 9 il bilancio dei soldati uccisi. Secondo fonti locali però il numero dei militari caduti in combattimento sarebbe notevolmente più alto. Il braccio armato di Hamas ha annunciato di aver colpito e distrutto un veicolo blindato per il trasporto truppe. Il Jihad Islami sostiene di aver fatto esplodere un potente ordigno davanti a un gruppo di soldati che avanzava a piedi nella zona di Tuffah. Queste notizie sono state confermate solo in parte dall’esercito israeliano.

La violenza e la potenza dell’offensiva israeliana non riesce a fermare i lanci di razzi, anche se il ministro della sicurezza israeliano Yuval Steinitz sostiene che l’esercito ne avrebbe distruttila metà. Le sirene di allarme risuonano ancora in diversi centri abitati israeliani, in particolare quelli intorno a Gaza. Nena News

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La Libia sotto scacco chiede l’intervento internazionale

Sab, 19/07/2014 - 09:30

ANALISI: La debolezza istituzionale e le guerre intestine che lacerano il Paese aprono alla possibilità di una nuova iniziativa internazionale simile a quella contro il Colonnello Gheddafi. Se ciò dovesse verificarsi, l’Italia aspira ad avere un ruolo da protagonista.

 

di Francesca La Bella

Roma, 19 luglio 2014, Nena News – A tre anni dall’intervento dell’Alleanza Atlantica che pose fine all’era Gheddafi, la Libia è un Paese distrutto sia dal punto di vista politico-sociale sia dal punto di vista economico-strutturale. Un Paese diviso in tre parti, sostanzialmente corrispondenti alle regioni storiche del Fezzan, della Tripolitania e della Cirenaica con profondi conflitti tra gruppi all’interno dello stesso ambito regionale. Un Paese dove le infrastrutture civili sono pressoché inesistenti e, quelle ancora funzionanti, diventano terreno di battaglia tra i diversi schieramenti.

E’ di questi giorni la notizia del blocco di tutti i voli da e per Misurata e Tripoli a causa della chiusura degli aeroporti e la distruzione del 90% della flotta libica a seguito degli scontri tra le milizie islamiste di Ansar al Sharia e i fedeli di Khalifa al Hiftar. Un Paese nel quale le elezioni di fine giugno hanno avuto un’affluenza al di sotto del 20% dando vita ad un Parlamento che dovrebbe aprire la sua prima sessione di lavori il 1 agosto e che, al momento, incapace di mantenere le redini della situazione, chiede, per bocca del Ministro degli Esteri Mohammed Abdulaziz, l’intervento internazionale a tutela del risultato delle urne.

La debolezza istituzionale e la guerra intestina che ormai da molti mesi è giunta ad un punto di non ritorno aprono, così, alla possibilità di una nuova iniziativa internazionale sul modello di quella contro il Colonnello Gheddafi. Le premesse sembrano esserci tutte: l’incapacità dei libici di “farcela da soli” come chiosano politici ed analisti delle colonne delle maggiori testate; la necessità di salvaguardare i civili che, dopo mesi e mesi di belligeranza, si trovano in condizioni umanitarie disastrose; il bisogno, principalmente europeo, di far rinvenire un’economia libica ormai al tracollo e, dunque, non all’altezza delle necessità di approvvigionamento petrolifero degli Stati a nord del Mediterraneo.

Un ruolo fondamentale in questo contesto è stato ricoperto dall’Italia. Nonostante la fine del legame coloniale, il nostro Paese ha mantenuto fortissimi interessi in terra libica sia prima sia dopo il 2011. La stabilità della Libia ha costituito, per lungo tempo, la principale garanzia per gli investimenti internazionali italiani, soprattutto nel settore degli idrocarburi. Parallelamente, dopo la caduta del Colonnello, l’Italia ha politicamente, diplomaticamente ed economicamente investito molto nel territorio libico per evitare di essere marginalizzata rispetto all’ingresso di altre potenze nel Paese, in particolare la Francia.

Ad oggi, dopo aver affiancato gli Stati Uniti nei programmi di monitoraggio del Mediterraneo e dopo aver investito ingenti somme nella ricostruzione post-bellica, l’Italia si trova in una situazione di impasse: ad inizio luglio un esperto di costruzioni di una ditta edile modenese è stato rapito nel nord del Paese; gli approvvigionamenti petroliferi sono sempre più difficoltosi ed a prezzo crescente; nonostante l’inizio del semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, il dibattito sulla figura del ministro Mogherini rischia di limitare le capacità di iniziativa italiana in merito alla questione libica.

Nonostante i deficit del sistema-Italia, il nostro Paese vorrebbe, però, avere un ruolo da protagonista in un eventuale intervento internazionale che, se dovesse diventare realtà, si conformerà, con buone probabilità, come un’azione NATO con l’avallo dell’Europa e delle Nazioni Unite molto simile a quella del 2011.

Colpisce constatare come la memoria in questi casi sia breve. Ogni singolo passo delle potenze occidentali, Stati Uniti, Francia ed Italia in primis, ha profondamente inciso sull’attuale situazione libica e, quasi sempre, in senso negativo. L’aver scelto di sostenere una parte o l’altra prima in funzione anti-Gheddafi e, in seguito, in funzione anti-islamista, ha portato, in un Paese privo di strutture sociali avulse da legami clanici, al rafforzamento di alcuni gruppi di potere a scapito di altri. In questo senso, la mancanza di un processo di riconciliazione nazionale che ponesse le premesse di una soluzione realmente democratica della questione libica ha pesato in maniera sostanziale sul succedersi degli eventi.

L’aver cercato alleanze trasversali che garantissero la sicurezza di pozzi petroliferi e dei capitali stranieri, anziché sostenere un rinnovamento che puntasse a favorire la nascita di un’economia locale diversificata ed alla messa in atto di politiche redistributive a favore della popolazione, ha aumentato la forbice sociale e scatenato conflitti di potere tra le diverse élite. In questo senso un intervento militare internazionale rischia, laddove sia ancora possibile, di peggiorare ulteriormente la situazione, cancellando qualsiasi possibilità di riconciliazione e di ripresa di un Paese ormai sull’orlo della disintegrazione. Nena News

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GAZA. “La mia vita sotto le bombe israeliane”

Sab, 19/07/2014 - 08:12

Intervista con Muhammed Mahdi, membro dello staff dell’Arca di Gaza, distrutta pochi giorni fa da un missile lanciato dalla marina israeliana. L’esercito di Tel Aviv ha colpito la sua abitazione.

L’Arca di Gaza distrutta durante l’operazione israeliana “Barriera Protettiva”

 

di Giovanni Vigna

Mantova, 19 luglio 2014, Nena News –In questi giorni Muhammed Mahdi, nato a Gaza 23 anni fa, insegnante di inglese, vive con i suoi parenti in un appartamento di Gaza City più sicuro rispetto alla sua abitazione, dalla quale è dovuto scappare dopo la telefonata dei militari israeliani che hanno avvisato la sua famiglia dell’imminente bombardamento. Muhammed Mahdi fa parte dello staff locale del progetto “Arca di Gaza”, che era attraccata al porto di Gaza City ed è stata distrutta dai razzi sparati dalla marina israeliana. In questo periodo Muhammed, come tutti gli arabi, osserva il Ramadan: “Nonostante tutto non mi sento stanco durante il giorno. Non ho una speranza in particolare, ma rivendico il diritto che Israele smetta di uccidere i palestinesi”. Qualche ora dopo l’intervista a Mohammed, il governo di Tel Aviv ha dato inizio all’invasione di terra.

 

Signor Mahdi, può descrivere la sua vita a Gaza?

La mia vita ha perso la sua essenza umana. Gaza è sotto assedio da più di otto anni. Come studente sto cercando di proseguire gli studi fuori dalla Striscia ma le frontiere sono chiuse e sotto il contro di Israele.

Qual è il suo ruolo all’interno del progetto “Arca di Gaza”? Cosa pensa del bombardamento israeliano sulla vostra imbarcazione?

Sono il coordinatore del settore media per il progetto “Arca di Gaza”. Israele commette le sue atrocità nascondendosi dietro la cortina fumogena delle bugie e delle mezze verità, sostenendo di essere sempre la vittima. Non esiste nulla che possa minacciare Israele quanto un progetto di pace che rende evidenti le sue falsità. Per questo Tel Aviv ha dovuto distruggere l’Arca di Gaza. [Ricordiamo ai lettori che l’obiettivo del progetto dell’Arca di Gaza era far uscire dal porto palestinese, attraverso un’imbarcazione, i prodotti locali per dare vita a una rete commerciale con i paesi stranieri e per costruire una speranza per la popolazione della Striscia].

Il bombardamento dell’esercito israeliano su Gaza è attualmente in corso. Come vive questa drammatica situazione?

Non riesco a dire esattamente cosa sta accadendo e a descrivere la situazione attuale a Gaza mentre l’aggressione israeliana è ancora in atto. Ogni volta che sento il rumore di una bomba, vorrei correre a controllare se le mie sorelle e i miei fratelli stanno bene. La morte dei bambini palestinesi nel mese sacro del Ramadan mi spezza il cuore. Le nostre case sono state bombardate, i civili sono stati uccisi, intere famiglie hanno perso la loro vita. Tutto ciò che riesco a sentire è il suono dei missili sparati dalle navi della marina contro le abitazioni. I caccia F16 e i droni israeliani sorvolano il cielo sapendo quale sarà il loro prossimo obiettivo, quale casa sarà distrutta e quanti civili saranno feriti o uccisi.

Dove si trova ora?

Due giorni fa ho lasciato la mia casa insieme alla mia famiglia dopo che l’esercito israeliano ci ha telefonato per avvertirci che la nostra abitazione sarebbe stata bombardata. Ho due sorelle e due fratelli. Starò con i miei parenti finché il bombardamento non si concluderà. Attualmente ci troviamo nel centro di Gaza City, in un posto relativamente più sicuro di altri. Tuttavia anche qui posso udire in modo distinto il rumore dei bombardamenti.

Esiste una via d’uscita da questa situazione? Cosa dovrebbe fare la comunità internazionale per fermare il bombardamento su Gaza?

Dobbiamo trovare un accordo con Israele per una tregua a lungo termine al fine di assicurare i nostri diritti in particolare per quanto riguarda l’apertura dei valichi di frontiera e la libera circolazione delle merci e dei beni di consumo dentro e fuori Gaza. Inoltre i pescatori devono poter svolgere liberamente il loro lavoro. L’obiettivo è rompere l’assedio israeliano. È in discussione il nostro diritto di vivere. La comunità internazionale purtroppo si è limitata a guardare il massacro a Gaza ma se i paesi stranieri provassero una sorta di pietà nei nostri confronti dovrebbero impedire a Israele di colpire i civili.

La cosiddetta “tregua umanitaria”, proclamata lo scorso 17 luglio per alcune ore, è stata rispettata?

Non si tratta di una tregua in quanto tale, gli israeliani potrebbero decidere da un momento all’altro di colpire nuovamente Gaza o di espandere le loro operazioni nella Striscia. Non saprei dire in cosa consiste l’umanità a cui si riferisce Israele. Cosa dovrei dire dei quattro bambini che sono stati uccisi nel porto di Gaza alcuni giorni fa? Altre famiglie sono state prese di mira senza motivo.

Qual è la sua speranza per il futuro?

Non ho una speranza in particolare ma rivendico il diritto di bloccare l’uccisione dei palestinesi da parte di Israele e di vivere liberamente senza conflitti. Mentre Israele denunciava il lancio di razzi da parte di Hamas, contemporaneamente dava inizio alle operazioni militari a Gaza. Nena News

 

 

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SUDAFRICA: “Con Gaza, come vorrebbe Madiba”

Sab, 19/07/2014 - 07:11

Il Mandela Day, il primo senza l’amato leader della lotta all’apartheid, è stato dedicato ai palestinesi. In migliaia riuniti ieri a Johannesburg per la protesta del BDS South Africa contro l’attacco israeliano a Gaza

di Rita Plantera

Cape Town, 19 luglio 2014, Nena News - In occasione del Nelson Mandela International Day in migliaia si sono riuniti ieri a Johannesburg davanti all’ambasciata israeliana per una manifestazione organizzata dal movimento Boycott, Divestment and Sanctions South Africa (Bds).

La nota frase del primo presidente sudafricano nero – icona mondiale della lotta all’apartheid – “Sappiamo fin troppo bene che la nostra libertà è incompleta senza la libertà dei palestinesi” è stato lo slogan sia del movimento Bds sia dell’Anc Youth League Western Cape (Ancyl), l’ala giovanile dell’African National Congress (Anc) nella provincia del Western Cape che ha rinviato la sua manifestazione a Cape Town alla prossima settimana davanti alla South African Zionist Federation dopo che il comune gli ha negato l’autorizzazione per ieri.

Entrambe le organizzazioni hanno voluto celebrare la giornata istituita dall’Onu nel 2009 per onorare il leader sudafricano, scomparso il 5 dicembre scorso all’età di 95 anni, richiamandosi alla solidarietà più volte fortemente espressa da Mandela per i popolo palestinese.

“Continuiamo a chiedere l’espulsione dell’ambasciatore israeliano dal Sud Africa, una decisione in cui sosterremo prontamente il nostro governo – insieme virtualmente con la quasi totalità della società civile del Sud Africa”, ha dichiarato alla stampa locale Muhammad Khalid Sayed dell’Ancyl che ha anche invitato governo e politici “a rimanere fedeli” alle politiche dell’Anc adottate a Mangaung, Polokwane e in varie altre conferenze  a sostegno della lotta palestinese contro l’apartheid israeliano.

Il Bds South Africa ricorda come “Nelson Mandela era ben noto per il suo internazionalismo e il sostegno di lunga data al popolo palestinese. Mandela ha visitato il suo stretto alleato, il leader palestinese Yasser Arafat, in diverse occasioni, tra cui una volta nella Striscia di Gaza (attualmente bombardata da Israele), dove ha detto: “Le storie dei nostri due popoli, palestinese e sudafricano, trovano corrispondenza in modi così dolorosi e struggenti”.

Mercoledì scorso (a seguito delle dichiarazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che annunciava di voler intensificare l’offensiva contro Hamas) il deputato dell’Economic Freedom Fighters (Eff) Magdalene Moonsamy aveva chiesto al governo sudafricano di espellere l’ambasciatore di Israele in Sud Africa e di ritirare il proprio da Israele. Sostenendo “Abbiamo intenzione di andare a Gaza … ci impegniamo nella solidarietà con il popolo di Gaza”, davanti a una folla riunitasi di fronte al Parlamento sudafricano a Città del Capo con striscioni che scandivano slogan come “Free, free Palestine”, “Viva Palestine, Viva Hamas”, “Netanyahu: un clone di Hitler” e “Israele dovrebbe essere spazzato via dalla carta geografica”.

A esprimere quantoConfina con l’insopportabile pensare a un 18 luglio in assenza di Madiba” è stato Desmond Tutu, che ha aggiunto: “C’è un vuoto nei nostri cuori e nel nostro mondo. Il Mandela Day ci da l’opportunità di fare cose concrete per contribuire a colmare questo vuoto, di metterci momentaneamente nei panni di Madiba e continuare il suo lavoro”. E ancora: “È chiamata Terra Santa. È una terra speciale per Dio. La nostra libertà non vale davvero molto e la libertà dei palestinesi sarà la vera libertà degli israeliani…”. Nena News

 

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E’ strage di civili palestinesi, colpite intere famiglie

Sab, 19/07/2014 - 06:34

Giorno 11 – venerdì 18 luglio

Giorno 10 – giovedì 17 luglio

Giorno 9 – mercoledì 16 luglio

Giorno 8 -martedì 15 luglio

Giorno 7 – lunedì 14 luglio

Giorno 6 – domenica 13 luglio

Giorno 5 – sabato 12 luglio

Giorno 4 – venerdì 11 luglio

Giorno 3 – giovedì 10 luglio

Giorno 2 – mercoledì 9 luglio

Giorno 1 – martedì 8 luglio

 

AGGIORNAMENTO ore 23.40 – NETANYAHU: L’OPERAZIONE CONTRO GAZA POTREBBE DURARE MESI O SETTIMANE

Oggi il premier Netanyahu ha annunciato che l’operazione militare contro Gaza potrebbe durare settimane o anche mesi: “Le mie istruzioni al ministro della Difesa e alle forze armate, con l’approvazione del gabinetto di sicurezza, è di tenersi pronti per una significativa espansione dell’offensiva via terra”.

As Israel pushed forward Friday with its first ground invasion of Gaza in more than five years, Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu indicated that a bigger operation was likely to unfold in the coming days and weeks.

AGGIORNAMENTO ore 23.35 – MINISTRO ESTERI FRANCESE: ISRAELE HA RIFIUTATO LA NOSTRA PROPOSTA DI TREGUA. SCONTRI AD HAIFA

Il ministro degli Esteri francese Fabius ha incontrato oggi il premier israeliano Netanyahu, ma la sua proposta di tregua è stata rifiutata.

Scontri in corso ad Haifa: militanti di destra hanno attaccato la manifestazione organizzata da forze di sinistra. E’ intervenuta la polizia che ha usato cannoni ad acqua e granate stordenti per disperdere la folla.

AGGIORNAMENTO ore  23.30 – INTENSI ATTACCHI ISRAELIANI AL CONFINE CONTRO CASE PALESTINESI

Secondo fonti a Gaza, l’esercito israeliano è presente lungo tutto il confine nord, su tre lati, e sta sparando indiscriminatamente contro le case civili, soprattutto nell’area di Shayaija. Forti bombardamenti in corso anche a Gaza City da due ore.

AGGIORNAMENTO ore 22.10 – HAMAS: UCCISI UNDICI SOLDATI IN 24 ORE

Le Brigate Al Qassam hanno dichiarato di aver ucciso 11 soldati israeliani in 24 ore durante “operazioni speciali”: cinque, secondo il braccio armato di Hamas sarebbero stati uccisi a Rafah: “Le forze speciali si sono infiltrate oltre le linee nemiche da un tunnel e hanno sorpreso il nemico a una distanza di un metro e mezzo. Uno dei Mujahedeen ha confermato l’uccisione di cinque soldati: tre colpiti alla testa da e due in altre parti del corpo”.

Oggi Israele ha confermato la morte di due soldati durante scontri con Hamas.

AGGIORNAMENTO ore 21.30 – EGITTO BLOCCA CONVOGLIO DI AIUTI INTERNAZIONALI

I soldati egiziani al confine tra Gaza e Egitto hanno impedito ad un gruppo di 500 attivisti internazionali a bordo di 11 bus di raggiungere il valico di Gaza per portare aiuti umanitari. Secondo le autorità egiziane, sono stati bloccati per motivi di sicurezza, perché il Sinai sarebbe attualmente un luogo insicuro.

AGGIORNAMENTO ORE 19:10  L’ESERCITO ISRAELIANO CONFERMA LA MORTE DI DUE SUOI SOLDATI

Due soldati israeliani, Adar Branso (20) e il Maggior Amotz Greenberg (40), sono stati uccisi stamattina nello scontro a fuoco con un gruppo armato palestinese che era riuscito, in un primo momento, a infiltrarsi in territorio israeliano nell’area di Eshkol, a 15 chilometri dal confine con Gaza.  Nella sparatoria è morto anche un palestinese e sono stati feriti altri due militari  di Tel Aviv. I media israeliani hanno potuto pubblicare la notizia solo poco tempo fa.

AGGIORNAMENTO ORE 18:40  IL GOVERNO EGIZIANO MANDA CIBO E MEDICINALI SCADUTI A GAZA

Secondo il quotidiano libanese Al-Akhbar il governo egiziano avrebbe mandato, durante le 5 ore di tregua umanitaria, degli aiuti (cibo e medicine) nella striscia di Gaza. All’apertura dei pacchi, con recavano la scritta “Offerti dal popolo egiziano”, la triste scoperta: i beni all’interno risultavano essere scaduti e infestati da insetti

AGGIORNAMENTO ORE 18:30  334 MORTI, 2400 FERITI. PRESIDENTE ABBAS IN QATAR PER INCONTRARE EMIRO E IL CAPO POLITICO DI HAMAS KHALED MESHAL

Continuano i bombardamenti sulla Striscia. Il numero delle vittime è salito nelle ultime ore a 334 ed oltre 2400 sono i feriti.
I residenti del campo profughi di Al Bureij (Middle Area) hanno ricevuto chiamate registrare che li intimavano di lasciare le proprie case e di spostarsi verso Deir Al Balah.  Le scuole dell’UNRWA in quest’area sono incapaci di accogliere nuovi rifugiati visto l’alto numero di persone che si erano spostate lì nei giorni precedenti.

Nel pomeriggio un razzo lanciato dalla resistenza palestinese è esploso vicino la città di Dimona causando 1 vittima e 4 feriti. Le prime notizie confermano che si tratta di un beduino di 32 anni.

Il presidente Mahmoood Abbas si è spostato dalla Turchia per dirigersi in Quatar dove ha incontrato l’emiro del Qatar e il leader si Hamas, Meshal. Abbas ha comunicato di aver convinto il Qatar a supportare il tentativo di tregua proposto dall’Egitto.

AGGIORNAMENTO ORE 18:20  100 MORTI DALL’INIZIO DELL’OPERAZIONE TERRESTRE

Secondo fonti palestinesi almeno 100 palestinesi sono stati uccisi da quando è iniziata l’operazione terrestre israeliana nella Striscia di Gaza.

AGGIORNAMENTO ORE 18  GUARDA VIDEO NOSTRO CORRISPONDENTE A GAZA: FUNERALI 9 MEMBRI DELLA FAMIGLIA NASSER    http://www.youtube.om/watch?v=KDXRPooEErA&list=UUiRDIVgy9EKxTdcpohU2Mpw

AGGIORNAMENTO ORE 16:50 IL PARLAMENTARE PALESTINESE D’ISRAELE ZAHALQAH: “ALZEREMO FORTE LA NOSTRA VOCE ALLA KNESSET CONTRO L’AGGRESSIONE ISRAELIANA”.

Il parlamentare palestinese d’Israele, Jamal Zahalqa (Tajammu’), ha criticato con toni duri la “brutale repressione della manifestazione di Haifa [di ieri, ndr]” compiuta dalla polizia israeliana. “Più di 100 parlamentari sostengono l’aggressione israeliana nella Striscia – ha detto – “alzeremo forte la nostra voce qui in Parlamento contro l’attacco”. Secondo Zahalqa le manifestazioni contro l’intervento di Tel Aviv a Gaza continueranno all’interno d’Israele.

AGGIORNAMENTO ORE 16:05  ORDINE DI EVACUAZIONE PER RESIDENTI CAMPO AL BUREJ. FORTE MOVIMENTO DI TRUPPE AL CONFINE. MORTO UN  BEDUINO NEL NEGHEV CAUSA MISSILE 

AGGIORNAMENTO ORE 16 CANALE 10 ISRAELIANO: “DA STAMATTINA 55 RAZZI LANCIATI DA GAZA”

Il canale 10 israeliano ha dichiarato che “da stamattina sono stati lanciati in territorio israeliano 55 razzi. Di questi, 9 sono stati intercettati”.

Le sirene suonano nelle cittadine israeliane a confine con la Striscia. Le brigate al-Qassam affermano di aver attaccato un gruppo di carri armati nella zona orientale di Khan Yunis.

AGGIORNAMENTO ORE 15:45  MINISTERO DELLA SANITA’ A GAZA CONFERMA: “LE VITTIME DALL’INIZIO DELL’OPERAZIONE SONO 334.

Una cellula di Hamas ha provato due ore fa una incursione nel kibbutz di Ein HaShlosha. Un palestinese è stato ucciso. 4 sono i soldati di Tel Aviv feriti.

AGGIORNAMENTO ORE 15:40  UNICEF: “IN 11 GIORNI 59 BAMBINI UCCISI”

L’UNICEF snocciola alcuni dati allarmanti: “900.000 persone non hanno accesso a fonti di acqua, in 11 uccisi 59 bambini di cui ben 38 sotto i 12 anni.

AGGIORNAMENTO ORE 15:15 VIDEO: DONNA PALESTINESE RACCONTA RAID AEREO ISRAELIANO

http://www.youtube.com/watch?v=6Q1I9YIPRL4&list=UUiRDIVgy9EKxTdcpohU2Mpw

AGGIORNAMENTO ORE 15:10 CASA DISTRUTTA AD TAYR (KHAN YUNIS)  Foto di Michele Giorgio 

 

 

AGGIORNAMENTO ORE 10:25   CHIUSE LE STRADE NEL SUD D’ISRAELE

Si intensificano i bombardamenti a Beit Lahiya. Suonano le sirene a Dimona (qui due razzi sono caduti in territorio aperto non causando né danni né feriti) e a Hof Eshkol. Chiuse le strade nel sud d’Israele

AGGIORNAMENTO ORE 10.15

Casa colpita due ore fa a Sabra (Gaza City). Foto di Michele Giorgio (il Manifesto/Nena News)

 

 

AGGIORNAMENTO ORE 10   MINISTERO DELLA SALUTE DI GAZA: “LE VITTIME SALGONO A 314. 2270 I FERITI”

Sale il bilancio delle vittime palestinesi a 314 (2270 i feriti). Ad affermarlo è il Ministero della Sanità a Gaza.

Forti esplosioni si sono udite nella zona orientale del campo profughi di al-Maghazi nella zona centrale della Striscia.

Secondo una fonte locale citata da al-Mayadeen, una unità speciale israeliana sarebbe caduta in un agguato. Combattimenti durissimi nel nord della Striscia. Lancio di razzi palestinesi verso Ashdod, Gadera e Kiryat Malchi.

Il ministro degli Esteri iraniano Zarif fa sapere di essere in costante contatto con il suo omologo egiziano. Teheran chiede l’apertura di Rafah per far entrare aiuti umanitari a Gaza.

AGGIORNAMENTO ORE 9:45  MASHA’AL (HAMAS): “NESSUN CESSATE IL FUOCO SENZA LA FINE DELL’ASSEDIO DI GAZA E RILASCIO PRIGIONIERI”

Il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Mash’al, ha ribadito che il suo movimento non accetta alcun cessate il fuoco che non preveda la fine dell’assedio di Gaza e il rilascio dei palestinesi arrestati nell’ultimo mese (e che erano stati liberati nell’affare Shalit nel 2011). Mash’al ha poi affermato che l’Egitto deve aprire il valico di Rafah.

Secondo quanto ha rivelato il leader del movimento islamico palestinese, anche la Turchia e il Qatar stanno mediando con gli egiziani per giungere ad una tregua.

AGGIORNAMENTO ORE 9    TV AL-MAYADEEN: “LE VITTIME SONO 310″

Secondo la tv panaraba al-Mayadeen, il  numero delle vittime palestinesi dall’inizio del conflitto è salito a 310. Bombardate tre case a Beit Hanun al nord della Striscia. Poco fa i soccorritori hanno ritrovato i cadaveri di 5 palestinesi nella zona orientale di Khan Yunis. Una vittima anche a sud.

AGGIORNAMENTO ORE 8:55 RAID IN DIVERSE PARTI DELLA STRISCIA

Da stamattina si sono registrati vari raid dell’aviazione israeliana in diverse zone della Striscia di Gaza. Colpiti  i campi di addestramento delle Brigate al-Qassam al nord.

Secondo quanto riferiscono i media israeliani l’esercito di Tel Aviv ha attaccato 37 “obiettivi” da mezzanotte a stamattina. 260 dall’inizio dell’operazione terrestre.

AGGIORNAMENTO ORE 8:45  GRAVE UN SOLDATO ISRAELIANO

Tre soldati israeliani sono stati feriti stanotte in uno scontro a fuoco con i gruppi palestinesi. Uno di questi, secondo il quotidiano israeliano Ha’Aretz, verserebbe in gravi condizioni.

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della redazione

Gaza, 19 luglio 2014, Nena News – Ban Ki moon arriva oggi nella regione con l’intento dichiarato di portare la sua “solidarietà” ai palestinesi e israeliani e di aiutare a trovare una soluzione che metta subito fine alle ostilità. Una missione che non ha basi sufficienti per poter avere qualche esito concreto e che non andrà oltre un significato simbolico. Una via d’uscita al momento non c’è, la diplomazia non ha fatto progressi. Anche perchè l’Egitto, che pure potrebbe fornire un contributo fondamentale approvando la riapertura del valico di Rafah, l’unica porta di Gaza sul resto del mondo, continua a dare segnali contraddittori e non perde occasione per lanciare duri attacchi solo al movimento islamico palestinese Hamas.

Da parte sua Israele – lo ha ribadito ieri il premier Netanyahu con l’appoggio di Barack Obama, rivendica il “diritto a difendersi” -  fa sapere che continuerà le sue operazioni militari, che, afferma, sono volte a distruggere tunnel sotterranei e altre strutture usate da Hamas per lanciare i suoi razzi. Sul terreno però queste operazioni sembrano colpire in prevalenza le abitazioni e le infrastrutture civili.  Il movimento islamico da parte sua ripete che accetterà la tregua solo se avrà termine  l’embargo totale che da 7 anni soffoca Gaza e la sua gente. Hamas continua a prendere di mira le città israeliane – stamani ha colpito una zona residenziale di Ashdod – con lanci di razzi che pur non dimostrandosi particolarmente dannosi per le persone (hanno provocato sino ad oggi un solo morto) tengono sotto pressione i civili con continui allarmi.

   Il 12esimo giorno dell’operazione israeliana Margine Protettivo si è aperto con notizie di nuove stragi di civili palestinesi. Nelle ultime ore 11 persone sono state uccise da Israele portando a 307 il numero totale delle vittime palestinesi.  Tra i morti otto sono membri della stessa famiglia – inclusi quattro figli di età compresa tra due e 13 anni – colpita nella sua abitazione da colpi di carro armato a Beit Hanoun.

Secondo il Centro palestinese per i diritti umani, con sede a Gaza, i civili rappresentano oltre l’80% delle vittime dell’offensiva lanciata da Israele. Almeno 2.200 palestinesi sono stati anche feriti da quando il conflitto è iniziato l’8 luglio.

A Gaza, il numero di sfollati è quasi raddoppiato in 24 ore, raggiungendo 40.000 persone, secondo l’Unrwa (Onu). Il Programma alimentare mondiale distribuirà  cibo a 85.000 persone nei prossimi giorni. Il 70% delle aree di Gaza erano senza energia elettrica.

Da parte sua Tel Aviv riferisce che sul terreno la fanteria e gli ingegneri del genio assistiti artiglieria e aerei, hanno  ucciso una ventina di “terroristi” e hanno scoperto e distrutto 10 gallerie con 22 uscite, alcune delle quali conducevano in territorio israeliano. “Le nostre attività si concentrano su una superficie di 2,5 chilometri, lungo il confine, nelle zone rurali e semi-urbane”, ha dichiarato alla stampa un ufficiale dell’intelligence militare. I palestinesi danno un quadro ben più drammatico, riferendo di un martellamento continuo da parte dell’aviazione, di artiglieria e carri armati che tirerebbero direttamente sulle abitazioni, da qui l’alto numero di vittime civili. Nena News

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L’internazionale Charlie Andreasson: “A Gaza violata la Convenzione di Ginevra”

Ven, 18/07/2014 - 12:50

L’esercito israeliano bombarda gli ospedali a Gaza City. La situazione è precipitata in contemporanea all’inizio dell’invasione via terra

Charlie Andreasson

di Giovanni Vigna

Mantova, 18 luglio 2014, Nena News«L’ospedale El Wafa di Gaza City è stato parzialmente distrutto. Tutte le persone che si trovavano all’interno dell’edificio al momento del massiccio attacco israeliano, avvenuto giovedì 17 luglio intorno alle ore 21, sono state evacuate nella clinica Al Sabaha. Per fortuna, al momento, non ci sono morti». Sono le drammatiche parole del volontariato internazionale di origine svedese, Charlie Andreasson, fino a ieri impegnato insieme ad altri sei volontari provenienti da vari paesi del mondo nella protezione dell’ospedale, dei pazienti e dello staff medico.

Ieri pomeriggio, durante la cosiddetta “tregua umanitaria”, che ha comportato un brevissimo cessate il fuoco, abbiamo inviato a Charlie un’e-mail con una serie di domande alle quali Charlie ha risposto per testimoniare la tragica condizione di chi era ricoverato nell’ospedale El Wafa, già preso di mira dall’esercito israeliano nei giorni scorsi, quando l’edificio è stato danneggiato ma, per fortuna, i razzi sparati dai militari israeliani non hanno provocato feriti.

Ieri purtroppo la situazione è precipitata nel giro di poche ore quando il Governo di Tel Aviv ha ripreso le ostilità e ha deciso di iniziare l’invasione via terra nella Striscia di Gaza. Charlie e gli altri sei internazionali rischiano la propria vita fungendo da scudi umani per difendere i pazienti, i medici e il personale paramedico dell’ospedale. «Sulla base dei dati in mio possesso – ha affermato Andreasson – sono stati evacuati 17 pazienti e 17 membri dello staff, due volontari che fanno da scudi umani (uno di loro è spagnolo mentre l’altro è di origine mista, spagnola e venezuelana).

La clinica Al Sahaba, dove siamo stati portati dopo il bombardamento sull’ospedale El Wafa, dovrebbe trovarsi nella parte nord di Gaza City ma non ne sono sicuro. In questi frangenti regna la confusione. Mi è giunta notizia che l’esercito israeliano è penetrato all’interno della Striscia di Gaza da sei diverse posizioni lungo il confine». Secondo Charlie, l’esercito non è ancora arrivato all’interno di Gaza City. Gli hotel lungo la spiaggia sono stati evacuati e gli ospiti trasferiti all’hotel Al Deira. «Mi è stato riferito – sottolinea Andreasson – che sono in corso bombardamenti ad opera della marina israeliana. Il campo profughi Jabalya è attualmente sotto attacco da parte dell’esercito israeliano».

Al momento del bombardamento, nell’ospedale El Wafa è saltata l’elettricità. «I pazienti ricoverati in questo ospedale sono in condizioni critiche – spiga Charlie – molti sono in coma, uno respira attraverso un polmone artificiale, altri sono alimentati artificialmente. L’attacco che ha provocato la distruzione dell’ospedale El Wafa rappresenta una violazione dell’articolo 18 della Quarta Convenzione di Ginevra, in base al quale “gli ospedali civili organizzati per prestare cure ai feriti, ai malati, agli infermi e alle puerpere non potranno, in nessuna circostanza, essere fatti segno ad attacchi; essi saranno, in qualsiasi tempo, rispettati e protetti dalle Parti belligeranti”». Ma, com’è noto, Israele se ne infischia del diritto e delle norme internazionali.

Secondo una nota diffusa da ISM (International Solidarity Movement), intorno alle 20.40 di giovedì 17 luglio, un militare israeliano ha contattato telefonicamente l’ospedale El Wafa, chiedendo al receptionist: «Perché non vi preoccupate delle vostre famiglie? Perché non vi prendete cura dei vostri pazienti?». Il receptionist ha risposto: «Signore, non potete bombardare l’ospedale. Non possiamo spostare i pazienti». Diversi minuti dopo due missili sono stati sparati contro l’ospedale, e altri due razzi hanno colpito l’edificio subito dopo. Il quarto missile è penetrato attraverso i muri. Il bombardamento, si legge nel comunicato diramato da ISM, è proseguito con sempre maggiore intensità e ha interessato l’ospedale nel suo complesso, colpito da tutti i lati. Le infermiere sono scappate dalle sale operatorie urlando spaventate.

Il dottor Basman Alashi, direttore operativo dell’ospedale El Wafa, ha dichiarato ai volontari ISM: «Distruggeranno il nostro ospedale». Subito dopo è venuta a mancare la corrente elettrica. Alashi ha attaccato duramente il primo ministro israeliano Netanyahu: «Se questi pazienti moriranno, riterrò Netanyahu personalmente responsabile per le loro anime». Secondo ISM, sono stati evacuati tutti i pazienti tranne quattro. Due di loro, dipendenti da macchine che forniscono l’ossigeno, non potevano essere spostati immediatamente.

All’interno dell’istituto di riabilitazione El Wafa sono rimasti, secondo ISM, anche quattro membri dello staff e due internazionali spagnoli. Alle 21.45 l’esercito israeliano ha contattato la Croce Rossa per verificare quanto tempo occorresse ai medici per evacuare il resto dell’ospedale. Alashi ha risposto che servivano altre due ore per spostare i pazienti rimasti all’interno del nosocomio di Gaza City.

In base a quanto riferisce ISM, l’ultimo bombardamento è avvenuto alle 22. Gli ultimi pazienti sono stati evacuati tre quarti d’ora dopo e sono stati trasportati al centro medico Al Sahaba. Secondo il direttore dell’ospedale El Wafa, Alashi, «nessuno ha riportato ferite fisiche ma, dal punto di vista emotivo, è stata un’esperienza indescrivibile per lo staff e per i pazienti» Nena News

 

 

 

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Categorie: Palestina