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Agenzia Stampa Vicino Oriente
Aggiornato: 3 giorni 9 ore fa

GAZA. Netanyahu: non andremo al Cairo

Mar, 02/09/2014 - 09:02

Gli israeliani potrebbero non proseguire i negoziati, secondo indiscrezioni della stampa. L’ultima mossa del premier per sopire le critiche che si levano dal suo stesso governo, per metà contrario al cessate il fuoco

iIl primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

della redazione

Roma, 2 settembre 2014, Nena News – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu non avrebbe alcuna intenzione di inviare una delegazione in Egitto a fine mese, quando dovrebbe partire il secondo round dei negoziati che hanno portato al cessate il fuoco dello scorso 26 agosto tra Israele e Hamas. È quanto riferito dall’emittente Channel 10 e dall’agenzia stampa palestinese Ma’an.

L’accordo raggiunto al Cairo ha messo fine a 50 giorni di offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza, con il suo carico di 2.200 morti e quasi 10.000 feriti, in maggioranza tra la popolazione civile palestinese, e 71 morti tra gli israeliani, di cui 66 militari, ma il negoziato non è affatto concluso. Sono ancora tante e rilevanti le questioni rimaste aperte e rinviate a fine settembre: tra queste la costruzione del porto di Gaza e dell’aeroporto, la questione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliani, la demilitarizzazione delle fazioni presenti nella Striscia, la consegna dei resti dei soldati israeliani caduti in battaglia. Per il momento i palestinesi hanno ottenuto l’apertura di cinque valichi di frontiera (di cui due saranno Erez e Kerem Shalom) per l’ingresso di materiali da ricostruzione e aiuti umanitari ai civili. La definizione del limite di pesca a sei miglia nautiche (gli Accordi di Oslo ne prevedevano 20) e il suo aumento a 12 entro l’anno. Israele, infine, si è impegnato a non compiere più omicidi mirati contro i leader delle fazioni palestinesi.

Una retromarcia del governo di Tel Aviv rischia di rendere nullo il cessate il fuoco, ha detto Qais Abd al-Karim, della delegazione palestinese. Tuttavia Netanyahu nell’ultima riunione di governo a porte chiuse avrebbe riferito ai suoi ministri di non avere alcuna intenzione di inviare una delegazione al Cairo, come stabilito dagli accordi. Nelle ultime fasi dell’operazione militare Margine Protettivo, che è costata allo Stato ebraico circa 1,8 miliardi di euro, il premier ha visto precipitare il consenso di cui godeva e si è fatto parecchi nemici nel suo stesso governo, decidendo di accettare la tregua con la metà dei suoi ministri contraria a qualsiasi concessione.

Bibi sta dunque cercando di riguadagnare terreno agli occhi dell’opinione pubblica israeliana ed è in questa ottica che si può leggere anche la decisione annunciata ieri di proclamare “aree demaniali” 400 ettari di terre tra Betlemme e Hebron, in Cisgiordania, per ampliare la colonia di Gvaot (colline). La decisione risale a due mesi fa ed è una ritorsione per l’uccisione lo scorso giugno in Cisgiordania di tre ragazzi ebrei da parte di una cellula palestinese armata, risultata poi affiliata a Hamas.

Si tratta della più ampia confisca, in una sola volta, di terreni in Cisgiordania  negli ultimi 30 anni su cui sono piovute condanne da diversi Paesi, compresi gli alleati di Washington e del Caio, e dalle Nazioni Unite . Nena News

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Categorie: Palestina

IRAQ. Amnesty: in corso una pulizia etnica

Mar, 02/09/2014 - 07:23

Mentre la controffensiva delle forze lealiste sottrae allo Stato Islamico le città di Sulaiman Bek e Amerli, la Ong londinese denuncia le atrocità commesse nel Nord del Paese. Onu apre inchiesta. Tra due giorni il vertice della Nato

della redazione

Roma, 2 settembre 2015, Nena News – Nel Nord dell’Iraq è in corso una “sistematica pulizia etnica” ad opera dei jihadisti dello Stato Islamico (IS). La denuncia arriva da Amnesty International (AI) che ieri, in un rapporto, ha parlato di “crimini di guerra”, portando a esempio le esecuzioni sommarie, gli stupri, la riduzione in schiavitù e i sequestri  raccontanti alla Ong londinese da alcuni sopravvissuti ai massacri.

La denuncia di Amnesty segue di un giorno la decisione delle Nazioni Unite di istituire una commissione d’inchiesta per indagare sulla persecuzione delle minoranze e sui crimini commessi da entrambe le parti, islamisti e truppe governative, nel Paese, di nuovo devastato da una guerra che ha riportato i caccia Statunitensi nei cieli iracheni.

La copertura dell’aviazione Usa, ieri ha consentito all’esercito di Baghdad, sostenuto dai peshmerga curdi e dalle milizie sciite, di riconquistare la cittadina di Sulaiman Bek, a sud di Kirkuk, nelle mani dei jihadisti da giugno. È la seconda città irachena liberata negli ultimi giorni, dopo la riconquista della vicina Amerli, domenica scorsa. La città era sotto assedio da due mesi, con la minoranza turcomanna sciita sotto la minaccia dell’IS. Si è trattato del maggiore successo militare del governo di Baghdad dall’inizio dell’avanzata degli islamisti lo scorso giugno.

Proseguono i lavori diplomatici per organizzare una coalizione internazionale contro l’IS. Al momento la cosiddetta comunità internazionale, e in prima fila Washington, non sembrano avere una chiara strategia contro l’avanzata jihadista. Il segretario di Stato Usa, John Kerry, tornerà a breve in missione nella regione, dopo il vertice della Nato del 4 e 5 settembre, dove si discuterà il piano della Casa Bianca, che si muove su due direttrici: interventi di assistenza militare, ma anche umanitaria ed economica.

Secondo i dati dell’Onu, circa 600mila persone hanno abbandonato le proprie case e nel mese di agosto ci sono stati 1.420 morti, di cui oltre 1.200 tra la popolazione civile. Nena News

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Categorie: Palestina

Isis e Hamas uguali, Assad amico Isis…ci riprovano ancora

Lun, 01/09/2014 - 09:28

Lo Stato Islamico, il “califfato” di al Baghdadi, offre l’opportunità a vari attori mediorientali e gruppi di propaganda di associare i loro nemici al nuovo “mostro”. Un tentativo già visto tante volte

analisi di Michele Giorgio – Il Manifesto

Roma, 1 settembre 2014, Nena News - Hamas e l’Isis, lo Stato Islamico, «sono la stessa cosa». Tra Bashar Assad e l’Isis «correva buon sangue». L’avanzata del «mostro» che sta divorando l’Iraq e la Siria, grazie ai fondi messi a disposizione dei generosi «donatori privati» del Golfo per promuovere la crescita del salafismo e del wahabismo, è stata prontamente utilizzata a scopo propagandistico.

Il premier israeliano Netanyahu per giorni ha ripetuto che Hamas e Isis sono uguali. Un’affermazione che non sta in piedi. Così come era assurda l’associazione che un ex premier israeliano, Ariel Sharon, fece, nel 2001 dopo l’attacco alle Torri Gemelle,  tra Osama bin Laden e Yasser Arafat.

Il salafismo al quale si rifanno al Qaeda e la sua ultima emanazione, l’Isis, ha sempre attaccato frontalmente Hamas, apostata perchè accetta un sistema politico di tipo «occidentale». Talaat Zahran, un noto sceicco salafita, lo scorso 22 luglio ha definito «inappropriato» l’aiuto ai palestinesi di Gaza e ad Hamas perchè non hanno interrotto l’alleanza con l’Iran sciita ed Hezbollah.

I leader del salafismo ripetono che vanno eliminati i «nemici interni» all’Islam, ossia gli sciiti e le altre minoranze islamiche, prima di lanciare la guerra santa contro i non-musulmani. Anche per questi motivi, sostenere che tra Assad – visto dai sunniti più radicali semplicemente come uno sciita alawita al potere – e l’Isis corra o correva buon sangue vuol dire avere una conoscenza limitata dell’Islam e della sua storia e non aver compreso l’impatto che più di trent’anni fa ha avuto nella regione la rivoluzione islamica (sciita) in Iran. Significa non avere presente le trame che l’Arabia saudita ha messo in piedi per decenni per contrastare l’ascesa della «Mezzaluna sciita», simboleggiata dall’alleanza tra la Siria e l’Iran. Vuol dire non avere presente il significato che per un sunnita più estremista ha vedere in mani dei munafiqin (dissimulatori), dei rawàfid (rinnegati), ossia gli sciiti, Damasco e Bahgdad, le due antiche «capitali» del sunnismo uscito vittorioso dal sanguinoso conflitto interno con i «partigiani di Ali».

Sono vicende antiche eppure così attuali in Medio Oriente, se si considera che l’Isis intende fondare un califfato prendendo a modello il periodo di Maometto e dei primi anni successivi alla sua morte. In particolare, in buona considerazione è tenuto il primo califfo dell’Islam, Abu Bakr, che diede priorità proprio alla lotta agli «apostati». Il Saladino, secoli dopo, fece strage degli sciiti prima di combattere i Crociati in Terra Santa. Ancora oggi una porzione significativa di sunniti fatica ad accettare gli sciiti come musulmani a tutti gli effetti. Che l’Isis e Assad possano aver dialogato e complottato assieme è pura immaginazione. Il fatto che Damasco abbia liberato nel 2011 decine di islamisti finiti poi nei ranghi dell’Isis non può aver avuto un impatto determinante sulla crescita di una organizzazione che tra Iraq e Siria conta decine di migliaia di miliziani.

È vero che Assad per un lungo periodo ha osservato con soddisfazione lo scontro armato tra l’Isis e le altre milizie ribelli. Ma quale parte in guerra non guarda con compiacimento ai nemici che si ammazzano tra di loro? Descrivere la crescita dell’Isis come frutto di una strategia studiata a tavolino dal presidente siriano e il suo entourage è irrazionale. La conquista di Baghdad, la pulizia territoriale dagli sciiti e dalle altre minoranze islamiche e la sua restituzione ai «legittimi proprietari» sunniti all’interno di un califfato, è la missione che si era dato dopo il 2003 Abu Musab al Zarqawi, il fondatore dello Stato Islamico in Iraq (Isi), approfittando dell’invasione anglo-americana del paese. Dopo l’uccisione di al Zarqawi quella missione è passata ad Abu Bakr al Baghdadi, il leader di Isis, che vuole fare di Siria e Iraq un califfato. La conquista della Siria, l’uscita di scena di Assad, la fine dell’alleanza tra Damasco e Tehran, sono il sogno di Riyadh e di altre petromonarchie sunnite.

Usa e Francia parlano di «gioco sporco» di Assad e dimenticano che se i jihadisti oggi dettano legge in Siria e Iraq ciò è avvenuto per le manovre dietro le quinte, talvolta con interessi non coincidenti, di Turchia, Qatar e Arabia saudita. E con la benedizione di Washington. Senza dimenticare che all’inizio l’Els (la milizia della Coalizione Nazionale dell’Opposizione) aveva accolto a braccia aperte i combattenti dell’Isis e del Fronte al Nusra (il ramo siriano di al Qaeda) perchè ben addestrati e in grado di dare filo da torcere all’esercito siriano. Sono state proprio le unità di al Nusra qualche giorno fa a strappare ai governativi il valico di Quneitra sul Golan, a conferrma che i qaedisti e i «laici» combattono spalla a spalla. Ad al Nusra, all’Isis e alle altre formazioni islamiste, non importa nulla dei diritti umani violati, dei prigionieri politici, del pluralismo e della «brutale dittatura». Vogliono soltanto rovesciare l’apostata Assad. Nena News

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Categorie: Palestina

La congiura di Ramallah

Lun, 01/09/2014 - 08:57

Un quotidiano kuwaitiano scrive di un tentato «colpo di Stato» ai danni di Abu Mazen. In realtà è una fronda che mette sotto pressione il presidente. L’Anp non smentisce. Una fonte: «Molti in Fatah chiedono iniziative vere per i diritti dei palestinesi»

di Michele Giorgio – Il Manifesto

Ramallah (Cisgiordania), 1 settembre 2014, Nena News – Da Salam Fayyad non è arrivata, almeno non ancora, la smentita a quanto pubblicato nei giorni scorsi da un giornale arabo, il kuwatiano al Rai, e ripresa da altri quotidiani, su un presunto «colpo di Stato» in fase di organizzazione da parte di alti funzionari palestinesi a Ramallah, per rovesciare il presidente dell’Anp Abu Mazen. Proprio l’ex premier, secondo queste rivelazioni, sarebbe stato uno dei protagonisti della vicenda, e la sua mancata smentita di queste voci ha contribuito ad alimentare i sospetti. Fayyad si è limitato a confermare la perquisizione del suo ufficio da parte di agenti della sicurezza palestinese, per motivi non precisati.

Ai vertici dell’Anp tacciono. Tuttavia una fonte vicina a Fatah, il partito di Abu Mazen, ha accettato di parlare in condizione di anonimato, spiegandoci che se da un lato è esagerato parlare di tentato «colpo di Stato», dall’altro è vero che non pochi ai vertici dell’Anp e di Fatah ritengono il presidente un «peso» da rimuovere per ridare slancio alla leadership del popolo palestinese.

«Queste persone – ha detto la fonte – non approvano la linea di Abu Mazen, troppo morbida con Israele e gli Stati Uniti, e vorrebbero azioni più decise che, invece, non sono avviate (dal presidente). Non si tratta di estremisti, sono esponenti moderati di Fatah e di altre fazioni o politici indipendenti che chiedono iniziative vere per la realizzazione dei diritti dei palestinesi, anche per contrastare la crescita del consenso per Hamas che si registra in Cisgiordania». Ad esempio, ha concluso la fonte, «in Fatah molti pensano che durante l’aggressione israeliana contro Gaza, Abu Mazen avrebbe dovuto prendere una immediata posizione a sostegno della popolazione (di Gaza) e non lasciare la difesa dei palestinesi solo ad Hamas. Il suo ingresso in campo è stato tardivo».

Non riscuote fiducia neanche l’iniziativa lanciata da Abu Mazen di chiedere all’Onu di fissare il calendario del ritiro israeliano dai Territori occupati. Tanti la ritengono «simbolica», destinata a spegnersi tra breve. Senza dubbio non sono degli estremisti i «golpisti»; meglio sarebbe definirli «frondisti».

Al Rai ha indicato oltre a Salam Fayyad, l’ex capo dell’intelligence generale Tawfik Tirawi, e il segretario generale dell’Olp Yasser Abed Rabbo, leader fino a qualche anno fa del partitino centrista Fida. Dietro le quinte avrebbe agito anche il «nemico numero uno» di Abu Mazen, l’ex uomo forte di Fatah Mohammed Dahlan, espulso dal partito, costretto all’esilio dorato di Dubai e che non rinuncia a manovrare, pur di ritornare da vincitore a Ramallah (con questo fine a inizio anno ha persino avviato contatti con i suoi avversari storici, i leader di Hamas).

Abu Mazen e i suoi collaboratori sarebbero stati sorpresi dal coinvolgimento di Fayyad. Da quando non è più primo ministro, Fayyad guida una organizzazione no-profit di Ramallah che durante l’offensiva israeliana «Margine Protettivo» ha lanciato una massiccia campagna di invio di aiuto alla popolazione di Gaza che ha fatto storcere il naso nell’ufficio della presidenza dell’Anp dove si guarda sempre con sospetto a chi cerca di conquistare consensi popolari a danno del presidente.

Non sorprende che poi sia stato deciso di istituire una commissione legale per esaminare le leggi e i regolamenti che disciplinano l’attività di tutte le organizzazioni non governative. Fayyad, fanno sapere i suoi collaboratori, pensa che sia essenziale intraprendere un lavoro di sviluppo di aree palestinesi emarginate, con un focus particolare su Gerusalemme est, Gaza e l’Area C della Cisgiordania, dove più intense si sono fatte le politiche di colonizzazione di Israele.

A mettere in allerta l’entourage di Abu Mazen sarebbero stati i servizi segreti israeliani, con i quali l’Anp continua a mantenere una stretta cooperazione di sicurezza, attraverso l’«ufficiale di collegamento» Hussein Sheikh, il dirigente di Fatah noto in passato per aver fatto la guerra al segretario del partito in Cisgiordania, Marwan Barghouti, arrestato nel 2002 dall’Esercito israeliano e condannato a cinque ergastoli. Dopo la «soffiata» la sicurezza interna dell’Anp, su ordine di Abu Mazen, ha messo sotto controllo i telefoni e i conti bancari di diversi dirigenti dell’Anp e di Fatah.

La presunta scoperta del «colpo di Stato» in via di organizzazione segue l’annuncio dell’arresto da parte di Israele, lo scorso 18 agosto, di 93 membri di Hamas in Cisgiordania che avrebbero, anche loro, complottato per rovesciare Abu Mazen. Il movimento islamico ha definito questa notizia una «sciocchezza». Invece il presidente ha ordinato l’apertura di indagini e nei giorni scorsi in Qatar ne avrebbe lungamente discusso con il capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, a margine dei colloqui sull’offensiva israeliana contro Gaza e sul cessate il fuoco scattato martedì sera. Nena News

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Categorie: Palestina

Riprende la corsa della colonizzazione israeliana

Lun, 01/09/2014 - 08:31

E’ la rappresaglia per l’uccisione lo scorso giugno di tre giovani ebrei in Cisgiordania. Ma anche un modo per contrastare le critiche dell’opinione pubblica israeliana per la conduzione dell’attacco militare contro Gaza. A spese dei palestinesi.

 

della redazione

Gerusalemme, 1 settembre  2014, Nena News – Le autorità militari israeliane si accingono a proclamare come “aree demaniali” 400 ettari di terre tra Betlemme e Hebron e ad espandere la colonia di Gvaot (colline). La decisione risale a due mesi fa ed è una ritorsione per l’uccisione lo scorso giugno in Cisgiordania di tre ragazzi ebrei da parte di una cellula palestinese armata, risultata poi affiliata a Hamas.

Si tratta della più ampia confisca, in una sola volta, di terreni in Cisgiordania  negli ultimi 30 anni.  In questo modo il premier israeliano più che perpetuare, come afferma, la memoria di tre ragazzi ebrei uccisi lo scorso giugno in quella zona, vuole ribadire la sua linea ultranazionalista e anti palestinese, anche per contrastare le critiche di una fetta consistente di israeliani per i risultati ottenuti dalle forze armate e dal governo con  la recente operazione militare “Margine di Difesa” contro Gaza.

Sabato Netanyahu ha annunciato che fra tre anni si ripresenterà alle elezioni per un nuovo mandato da premier,  per la quarta volta. Il suo partito, il Likud, va forte nei sondaggi, e così pure la lista ultranazionalista “Casa Ebraica” di Naftali Bennett, vicina al movimento dei coloni. Il ministro degli esteri Avigdor Lieberman, leader di un’altro partito oltranzista, “Yisrael Beitenu”, mantiene le sue posizioni.

Gioiscono i coloni. Il Consiglio degli insediamenti ebraici di Gush Etzion  ha salutato il passo fatto dai militari come la nascita di una “nuova città” israeliana.

Opposta la reazione di Peace Now. “Questa decisione  pugnala  alla schiena il presidente dell’Anp Mahmud Abbas e tutti i palestinesi moderati”, ha commentato  il direttore del gruppo pacifista Yariv Oppenheimer.

Il caso dei tre giovani israeliani rapiti in Cisgiordania innescò a giugno una forte campagna repressiva (una decine di morti palestinesi e centinaia di arresti) da parte delle forze armate israeliane nei confronti in particolare di Hamas, preludio dello scontro tra Israele e il movimento islamico divampato l’8 luglio e andato avanti per 50 giorni.  Nena News

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Categorie: Palestina

ISIS. Gli ex “sponsor” Turchia e Arabia Saudita ora hanno paura

Sab, 30/08/2014 - 10:27

L’avanzata dello Stato Islamico minaccia tutto il mondo arabo, anche quegli Stati che hanno indirettamente sostenuto i gruppi radicali in Siria. Intervista a Mouin Rabbani, codirettore di Jadaliyya.

 

 

di Chiara Cruciati – Il Manifesto

Roma, 30 agosto 2014, Nena News – L’Isis spaventa l’intero mondo arabo e quei regimi che in passato hanno permesso la fioritura dei gruppi islamisti sunniti nella regione ora tremano. Ne abbiamo parlato con l’analista palestinese Mouin Rabbani, codirettore del think tank Jadaliyya e membro dell’Institute for Palestine studies.

I paesi del Golfo sono accusati di aver finanziato e armato i gruppi jihadisti, permettendone l’avanzata in Iraq e Siria, per indebolire i governi sciiti di Siria e Iraq.

È difficile provare senza ombra di dubbio tale collegamento, ma certo è che il Golfo dal 2003 ha sia sostenuto l’invasione Usa dell’Iraq, fornendo basi militari e supporto logistico, sia ostacolato politicamente il nuovo regime sciita di Baghdad. Saddam Huissein è sempre stato una barriera all’influenza iraniana e con la sua caduta Teheran ha fatto di Baghdad un suo satellite. Nell’ultimo decennio gran parte dei miliziani dei gruppi radicali sono arrivati dal Golfo: seppure manchino prove del reclutamento di jihadisti da parte di Riyadh o Doha, sicuramente non sono stati fermati. Le petromonarchie non avevano interesse ad arginare il fenomeno. Più chiaro è il loro ruolo in Siria: ogni governo ha apertamente sostenuto alcuni gruppi di opposizione, quelli che erano in grado di controllare meglio o quelli che ritenevano più efficaci. Lo scopo era rendere le opposizioni ben organizzate e sempre più radicali.

Oggi cosa è cambiato?

Il Golfo è stato il primo sponsor di questi gruppi nel tentativo di far fruttare i propri interessi nella regione e indirizzare le energie estremiste fuori dai propri confini. Ora il timore è che possano tornare indietro. In Arabia Saudita succede già: una forte ondata di attacchi, portata avanti da miliziani islamisti tornati in patria. Quello che oggi preoccupa le petromonarchie è la trasformazione dell’Isis da gruppo minoritario a forza che controlla significativi territori in ben due paesi. A ciò si aggiunge la pressione Usa su Kuwait, Arabia Saudita, Qatar, Emirati, perché interrompano il sostegno ai gruppi islamisti.

La Turchia ha permesso il passaggio di armi e uomini in Siria per rifornire le opposizioni anti-Assad, ma oggi teme un capovolgimento di fronte dopo che l’Isis ha preso di mira anche i kurdi.

Ankara ha sostenuto attivamente i gruppi anti-Assad, armandoli e garantendo loro appoggio logistico, nella convinzione che in pochi mesi avrebbero fatto cadere il regime alawita. Non ha prestato attenzione a chi dava armi e denaro, nell’idea che il conflitto non sarebbe durato così a lungo da far crescere questi gruppi. L’idea era di usarli come piede di porco per scardinare il regime di Assad, assumere il ruolo di guida del Medio oriente, influenzare il prossimo governo siriano e quindi isolarli. Ma Assad si è mostrato molto più resiliente del previsto e anche la Turchia è costretta a rivedere la propria strategia. Ankara è un elemento chiave dell’equazione: il confine turco-siriano è uno dei principali fattori di rafforzamento degli islamisti e infatti in questi mesi l’attività dell’intelligence turca alla frontiera è molto aumentata.

Tra le fonti di guadagno dell’Isis c’è il contrabbando di greggio, alcuni rapporti dicono che tra gli acquirenti c’è Damasco. È possibile che la famiglia Assad, da decenni impegnata nella repressione dei movimenti islamisti, oggi faccia affari con loro?

Se lo fa è solo per coprire il gap dovuto all’embargo imposto dall’Occidente. Assad non ha sostenuto o avuto contatti con lo Stato Islamico, ma lo ha usato per dimostrare che aveva ragione. Quando il conflitto è scoppiato, Damasco lo ha definito una cospirazione regionale. Quando a farsi avanti sono stati gruppi radicali, il governo li ha mostrati come lo strumento di quella cospirazione terroristica regionale e li ha usati per far perdere sostegno popolare a tutte le opposizioni.

Veniamo a Gaza. L’attacco israeliano ha mostrato come Hamas sia isolato dal resto del mondo arabo, eccezion fatta per Qatar e Turchia. Su cosa si fonda questo asse Egitto-Arabia Saudita?

Dal 2006, quando Hamas vinse le elezioni, la questione palestinese è divenuta elemento di divisione del mondo arabo, teatro del conflitto regionale, un conflitto per procura tra chi appoggia una fazione e chi ne appoggia un’altra. A questo si aggiunge il sostegno politico e militare dell’Iran al movimento palestinese. Di nuovo a dettare alleanze e equilibri è lo scontro Arabia Saudita-Iran. Per quanto riguarda l’Egitto, dopo il golpe militare del 2013, il Cairo ha indicato nei gruppi stranieri i responsabili dei propri problemi, Hamas in primis perché membro dei Fratelli Musulmani. Questo ha creato negli anni una strana alleanza tra i regimi conservatori arabi e Israele.

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Categorie: Palestina

PALESTINA. Le accuse di Abbas a Hamas: “Bagno di sangue inutile”

Sab, 30/08/2014 - 08:54

Il presidente dell’Autorità Palestinese punta il dito contro il movimento islamista accusandolo di aver provocato la morte di troppi palestinesi durante l’operazione israeliana Margine Protettivo. La stessa narrativa di Tel Aviv.

 

Kahled Meshaal, capo dell’ufficio politico di Hamas, e il presidente dell’ANP Abbas

 

dalla redazione

Roma, 30 agosto 2014, Nena News – Forse alla Muqata, il palazzo presidenziale di Ramallah, non arrivano le voci della strada. Forse la distanza tra la gente e il governo è troppo ampia per permettere ai vertici di cogliere le pressioni che arrivano dalla base. Dopo due mesi di quasi totale assenza sulla scena pubblica, con pochi interventi che non hanno certo soddisfatto un popolo che si sentiva tutto sotto attacco, il presidente dell’Autorità Palestinese Abbas punta il dito contro Hamas, ripetendo lo stesso mantra che per 50 gioni ha riempito le bocche dei politici israeliani. La colpa della strage di Gaza è anche di Hamas: “Era possibile evitare tutto quello, duemila martiri, 10mila feriti, 50mila case distrutte o danneggiate”.

Allo stesso tempo, durante un’intervista, dopo aver ricordato che il premier Netanyahu aveva dato il suo assenso ad uno Stato di Palestina entro i confini del 1967 e chiesto a Israele di definire una volta per tutte i confini, si è rivolto di nuovo contro Hamas, accusandolo di aver mantenuto un “governo parallelo” a Gaza: l’esistenza di un esecutivo ombra, ha detto Abbas, minaccia il governo di unità nazionale formato a maggio. Fratture interne che sarebbero venute a galla anche nell’incontro tra Meshaal e Abbas a Doha nei giorni scorsi: come riportava ieri sul manifesto Michele Giorgio, Hamas sarebbe stato a conoscenza di un presunto colpo di Stato contro Abbas ordito da una parte dei leader di Fatah (tra cui l’ex premier Fayyad e il leader dell’Olp Abed Rabbo). Secondo un giornale kuwatiano, la fronda dentro il partito si oppone al presidente considerato ormai un peso, distante dalla popolazione e ostacolo ai diritti nazionali palestinesi.

Le accuse di Abbas potrebbero non piacere alla popolazione che, dopo il calo di consensi verso il movimento islamista nell’anno appena trascorso, ha appoggiato quasi in toto la strategia della resistenza palestinese a Gaza. Le parole di Abbas sembrano andare controcorrente anche rispetto ai leader islamisti che ieri hanno ripetuto che la ricostruzione di Gaza sarà compito del nuovo governo di unità nazionale, formato da Hamas e Fatah. La riconciliazione non viene messa in dubbio, elemento questo che rappresenta un’ulteriore sconfitta per la macchina da guerra israeliana che con i massacri nella Striscia intendeva rompere l’alleanza tra le due fazioni rivali. ”Siamo uniti nella scelta di proseguire e ricostruire Gaza”, ha detto uno dei membri dell’ufficio politico di Hamas, Khalil al-Haya (che ha perso la moglie e tre figli), durante la preghiera del venerdì tra le rovine della moschea al-Morabetin, nel quartiere devastato di Shajaiye a Gaza City.

Servirà tempo e denaro per ricostruire la Striscia. L’Onu giovedì ha avvertito: se gli aiuti e i materiali da costruzione non entreranno a ritmo serrato, Gaza non sarà ricostruita prima di 10-15 anni. Ieri intanto il Palestinian Economic Council for Development and Reconstruction ha stimato in 40,4 milioni di dollari i danni ai siti religiosi. Durante i 50 giorni di offensiva israeliana, i raid militari hanno distrutto completamente 75 moschee, hanno gravemente danneggiato due chiese , dieci cimiteri e altre 205 moschee. Tra le moschee distrutte quella di al-Omari a Jabaliya, costruita nel 647 d.C. Il portico e il minareto risalivano invece al periodo mamelucco (Medio Evo).

E mentre il leader discutono, la popolazione di Gaza tenta di tornare alla normalità: i pescatori gazawi, tornati in mare nei giorni appena trascorsi, hanno detto di aver già notato dei miglioramenti nella quantità di pesci pescati grazie all’estensione del limite a 9 miglia nautiche a partire da oggi (12 tra un mese). Hanno trovato varietà di pesce, sardine, gamberetti, hanno raccontato all’agenzia stampa Ma’an news: “Certi pesci non li vedevamo più da tempo, costretti nelle tre miglia nautiche dalla costa”. Nena News

 

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Categorie: Palestina

GAZA. Stampa sotto attacco: 17 giornalisti uccisi

Ven, 29/08/2014 - 13:18

Durante i 50 giorni di Margine Protettivo, le bombe israeliane hanno ucciso 16 reporter palestinesi e l’italiano Simone Camilli. Diciannove i feriti. Una decina le sedi di agenzie stampa colpite dai raid: il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi ha chiesto una commissione d’inchiesta.

 

Il giornalista di Gaza Rami Rayan, ucciso nell’attacco al mercato di al-Shujaiya

 

di Rosa Schiano

Gaza City, 29 agosto 2014, Nena News – Si chiama Abdullah Mortaja l’ultimo giornalista palestinese vittima dell’offensiva israeliana “Margine Protettivo”. È stato ucciso la notte di domenica dai colpi dell’artiglieria israeliana nel quartiere di Shejaya, ad est di Gaza City. Attivista palestinse laureato in giornalismo presso l’Università Islamica di Gaza, Mortaja era un giornalista freelance e precedentemente aveva lavorato come corrispondente per il canale televisivo Al Aqsa affiliato ad Hamas

Sono 17 i giornalisti ed operatori dei media che hanno perso la vita in questa offensiva, tra cui l’italiano Simone Camilli, mentre 19 sono rimasti feriti, riporta il Sindacato dei Giornalisti palestinesi. Almeno una decina gli uffici radio-televisivi coinvolti negli attacchi. La prima vittima, Hamed Shehab, operatore di 27 anni, lavorava per l’agenzia “Media24 news agency”. Il 9 luglio, il giovane è stato ucciso in un attacco mirato sull’auto che stava guidando in zona centrale nei pressi del parco di Al-Jundi al-Majhul in Gaza City. Il veicolo era contrassegnato dalla scritta “TV”. Il suo corpo è stato ridotto in pezzi dall’esplosione ed altri otto palestinesi sono rimasti feriti nello stesso attacco.

Il quartiere di al-Shujaiya ad est di Gaza City, probabilmente quello che ha vissuto gli attacchi più sanguinosi dell’offensiva che si sono tradotti in veri e propri massacri sulla popolazione civile palestinese in fuga dalle abitazioni, ha visto anche la morte di diversi giornalisti ed operatori sanitari, persino a bordo delle ambulanze, come è accaduto il 20 luglio al giornalista e cameraman Khalid Reyadh Hamad che lavorava con l’agenzia locale Continue Production Films. Hamad era sul posto per documentare i rischi affrontanti dai paramedici e operatori sanitari e per questo motivo si trovava a bordo di un’ambulanza quando un missile israeliano ha colpito il veicolo uccidendo il giovane giornalista ed un medico palestinese che era con lui, Fouad Jaber. I soccorsi erano difficili in quei giorni, i bombardamenti erano incessanti e risultava impossibile per le équipe delle ambulanze trasportare i feriti e recuperare i corpi delle vittime. Il giovane Hamad di soli 25 anni si era sposato da pochi mesi, viveva nel campo rifugiati di Jabalia e sua moglia aspetta un bambino. Tre giorni dopo, il 23 luglio, il reporter Abdulrahman Abu-Hayyin è stato ucciso in un attacco israeliano sulla sua abitazione nello stesso quartiere di al-Shujaiya insieme a suo padre e suo fratello.

Il giornalista Khalid Reyadh, ucciso mentre copriva il massacro di al-Shujaiya

Il 30 luglio, raid israeliani sul mercato dello stesso quartiere di al-Shujaiya hanno ucciso altri tre reporter. Rami Rayan, fotogiornalista di 23 anni che lavorava per il Palestine Network for Press and Media, si trovava al mercato per riportare dell’acquisto di beni di prima necessità da parte della popolazione locale durante una brevissima tregua di 4 ore che era stata annunciata dall’esercito israeliano. In quello stesso giorno e luogo sono stati uccisi anche Mohammed al Nour al-Din al-Deiri e Sameh al-Aryan. Dopo un primo attacco, l’artiglieria israeliana ha preso di mira il punto in cui si erano concentrate le ambulanze per soccorrere i feriti.

Il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (Committee to Protect Journalists, CPJ) riferisce che Mohammed Nour al-Din al-Deiri, operatore media per Palestine Network for Press and Media, si trovava infatti sul posto per lo stesso lavoro di documentazione durante le ore di tregua. Anche l’editor del network, Mahmoud Qassas sarebbe rimasto gravemente ferito nell’attacco e ricoverato in ospedale con ferite al capo. Non è chiaro tuttavia se al-Deiri fosse un cameraman o se stesse lavorando come assistente di Rami Rayan, aiutando il fotogiornalista a portare l’equipaggiamento ed a coprire gli eventi. L’agenzia locale Al Manara ha inoltre riferito che il proprio cameraman, Hamid al-Shobaky, è rimasto ferito nello stesso attacco israeliano sul mercato di Shejaya. Hamid al-Shobaky si trova tuttora all’ospedale Shifa di Gaza city dove nel pomeriggio di ieri è stato sottoposto a intervento chirurgico.

Un video pubblicato dall’agenzia locale Manara documenta le esplosioni sul luogo del mercato di Shejaya il 30 luglio. All’inizio del video, si vede il cameraman Rami Rayan filmare l’arrivo di un’ambulanza. Rami indossava un giubbotto per la stampa ed il casco. Dopo l’esplosione, si vede Rayan a terra tra le due ambulanze. Nel video è possibile anche vedere Al Deiri steso in un vicolo, ma a differenza di Rayan non indossava giacca per la stampa, solo jeans e maglietta nera. Il Comitato per la Protezione dei Giornalisti afferma che, secondo la Cnn, il video dovrebbe essere stato girato con la camera di al-Shobaky. Dopo che è il cameraman di Al Manara è rimasto ferito, un assistente ha raccolto la camera ed ha continuato a filmare. Sameh al-Aryan, era invece un cameraman del canale televisivo Al Aqsa, sul posto per documentare l’attacco israeliano sul quartiere orientale della città di Gaza. Il giorno successivo anche il giornalista Mohamad Dahir di Al-Risalah è morto delle ferite riportate nell’attacco sul quartiere di al-Shujaiya.

Nei giorni immediatamente successivi, altri giornalisti ed operatori del settore hanno perso la vita. Il 1 agosto, il giornalista Abdullah Fahjan che lavorava per i siti internet di Sada al-Mala’ib ed Al-Aqsa sports news è stato ucciso nella città di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Il 3 agosto, il giornalista indipendente Shadi Hamdi Ayyad è stato ucciso in un raid israeliano sul quartiere di Al-Zaytun, ad est di Gaza City. Il 4 agosto, il giornalista e direttore dell’agenzia stampa SAJA, Hamada Khaled Maqqat, è stato ucciso in un raid israeliano sulla sua abitazione nella strada Al Nafaq in Gaza City.

Il 13 agosto Simone Camilli, 35 anni, videogiornalista italiano dell’Associated Press è morto a nord di Gaza durante le operazioni di disinnesco di un missile israeliano inesploso. Simone aveva una lunga esperienza di videoreporter in Medio Oriente ed aveva lavorato per diverse agenzie internazionali. Nella stessa esplosione è morto il traduttore freelance e giornalista palestinese Ali Abu Afash, 36 anni, che lavorava per il Gaza Centre for Media Freedom affiliato al Doha Centre for Media Freedom. Ali Abu Afash lavorava come traduttore freelance per l’ Associated Press ed ha lavorato con media internazionali. Hatem Moussa, un altro fotografo palestinese dell’ AP è stato gravemente ferito nell’esplosione.

Si riporta inoltre che il 29 luglio, il giornalista Baha Edeen Gharib, 55 anni, direttore del notiziario ebraico in Palestine TV, è stato ucciso in un attacco israeliano insieme a sua figlia di 16 anni a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, mentre stavano viaggiando verso casa. Lo stesso giorno è stato ucciso il giornalista ventitreenne Ezzat Dahir, corrispondente di Al-Hurriyah Media Neetwork di Hebron. Israele ha colpito la casa del giornalista uccidendolo con altri 4 membri della sua famiglia.

Il giorno successivo, il 30 luglio, Ahed Zaqout, famoso ex calciatore nazionale palestinese e corrispondente sportivo del canale satellitare Al-Kitab, è stato ucciso da un raid israeliano nel suo appartamento nel complesso italiano in Nasser street, mentre si trovava a letto. Eroe del calcio palestinese, nel 1994 già ritirato sfidò sul campo Platini. Zaqout, 49 anni, lavorava come commentatore sportivo e televisivo. Tra gli operatori del settore che hanno perso la vita viene citata anche una giovane donna, Najhla Al-Haj, attivista per i diritti umani e sui social media, studentessa dell’università Al Aqsa, uccisa il 20 luglio insieme alla sua famiglia in un attacco diretto sulla sua abitazione senza preavviso in Khan Younis, nel sud della Striscia.

Sul sito del Comitato per la Protezione dei Giornalisti viene riportato che il portavoce dell’IDF Peter Lerner, il 22 luglio, nel corso di una conferenza stampa, in risposta alla domanda del Comitato sull’uccisione e ferimento dei giornalisti palestinesi ed operatori del settore avrebbe detto che “noi non colpiamo giornalisti [...] ma Iigiornalisti a volte mettono loro stessi in posizione di rischio”.

Tra gli uffici media colpiti, quelli della Watania Media Agency a Gaza city. Telecamere di sorveglianza hanno riportato l’attacco con tre missili sulla sede dell’agenzia. Nell’offensiva di novembre 2012 “Pilastro di Difesa” tre giornalisti furono uccisi ed oltre una decina feriti. Hussam Salama e Mahmoud al-Kumi, entrambi cameraman del canale televisivo di Al Aqsa furono uccisi quando un missile israeliano fu lanciato sulla loro auto marcata dalla scritta TV nei pressi dell’ospedale Shifa di Gaza city. Mohammed Musa Abu Eisha, manager della al-Quds Educational radio, fu invece ucciso in Deir El Balah. L’aviazione israeliana colpì la torre Al-Shawa and Housari e la torre Al-Shuruq , nella città di Gaza, che ospitavano numerosi uffici di media locali ed internazionali.

Il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi (PJS), affiliato alla Federazione Internazionale dei Giornalisti, ha fatto appello per l’apertura di una commissione d’inchiesta indipendente sulla morte degli operatori stampa. Nena News

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SIRIA/IRAQ. Obama: “Ancora nessuna strategia contro l’Isis”

Ven, 29/08/2014 - 09:08

Gli Stati Uniti attendono il summit della Nato alla caccia di volenterosi per un intervento in Siria. Raid “umanitari” in Iraq. Rapiti 43 caschi blu al confine con Israele.

 

Gli scontri a Quneitra visti dal Golan (Foto: Ronen Zvulun/Reuters)

 

dalla redazione 

Roma, 29 agosto 2014, Nena News – Il presidente Obama lo ammette: “nessuna strategia” contro l’avanzata dello Stato Islamico in Siria e Iraq. Ma, avverte, gli Stati Uniti stanno lavorando a diverse opzioni militari per fermare gli islamisti. “Non metto il carro prima del cavallo – ha detto Obama – Non abbiamo ancora una strategia. Il nostro obiettivo adesso è proteggere gli obiettivi americani in Iraq, la nostra ambasciata, i consolati, il personale”.

Fonti della Casa Bianca riportano l’intenzione di Obama di attendere il summit della Nato previsto per fine settembre così da vagliare la possibilità di una nuova coalizione di volenterosi per intervenire in Siria. I dubbi intorno a bombardamenti contro le postazioni Isis sono tanti: Washington non intende coordinarsi con il governo di Damasco né aiutare l’esercito di Assad ad avanzare nelle aree occupate dai ribelli. Allo stesso tempo, le informazioni in mano all’intelligence Usa non sono sufficienti: a differenza dell’Iraq, dove gli Stati Uniti ricevono informazioni da kurdi e iracheni, in Siria godono di una rete molto meno efficiente. Da qui la decisione di far partire per ora solo aerei di ricognizione che individuino le postazioni jihadiste e i loro movimenti, soprattutto al confine con l’Iraq e intorno alla roccaforte islamista di Raqqa. 

In Iraq si preferisce invece operare con i raid “umanitari”, bombardamenti mirati nelle comunità assediate delle minoranze irachene. Ora sul tavolo sta l’assedio della città turkmena di Amerli, dove restano intrappolati nelle mani dell’Isi 12-15mila turkmeni. Negli ultimi giorni, i raid sono diminuiti e proseguono solo le operazioni via terra di esercito iracheno e peshmerga kurdi che nei giorni passati hanno ottenuto alcuni risultati. Ieri i miliziani kurdi hanno ripreso sette villaggi a nord della strategica diga di Mosul, mentre l’esercito iracheno rioccupava il villaggio di al-Hamra, vicino Tikrit, roccaforte baathista, e la strada di collegamento tra una base militare e la raffineria di Baiji, su cui da tempo l’Isis ha poggiato gli occhi. Ripresi anche due giacimenti petroliferi a nord.

Dall’altra parte del confine, la situazione si aggrava a sud del territorio siriano dove negli ultimi mesi si sono radunate le opposizioni islamiste al presidente Assad, rivali dell’Isis. L’avanzata del gruppo di al-Baghdadi ha spinto verso sud Fronte al-Nusra e altri gruppi islamisti che nei giorni scorsi hanno occupato l’unico valico di frontiera con Israele, a Quneitra. Un’azione che preoccupa Tel Aviv e adesso anche le Nazioni Unite, presenti lungo la zona cuscinetto con una missione di interposizione. Ieri sono stati rapiti 43 caschi blu dell’Undof, mentre altri 81 restano intrappolati tra Ar Ruwayhinah e Burayqah. Colpi di mortaio, dovuti ai duri scontri in corso tra esercito siriano e opposizioni, sono arrivati in territorio israeliano ferendo due soldati.

A nord le violenze arrivano dalla rete: nei giorni scorsi dopo la presa della base dell’aviazione militare di Taqba, una delle principali del paese, i miliziani hanno barbaramente ucciso 250 soldati governativi e mostrato i loro corpi senza vita, nudi, ammassati a terra. Nena News

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GERUSALEMME. Nuova colonia israeliana nel cuore di Sheikh Jarrah

Ven, 29/08/2014 - 08:31

Ieri il comune di Gerusalemme ha dato il via libera definitivo alla confisca di un palazzo palestinese nel quartiere per la creazione di una scuola religiosa ebraica. Ancora una volta a colpire è la legge dei Proprietari Assenti.

 

Residenti palestinesi di Sheikh Jarrah

 

dalla redazione

Gerusalemme, 29 agosto 2014, Nena News – La colonizzazione di Gerusalemme prosegue a ritmi serrati. Mentre il mondo guarda a Gaza, le autorità israeliane continuano l’opera di occupazione e giudaizzazione della Città Santa. Ancora una volta target è il quartiere palestinese di Sheikh Jarrah, dal 1967 soggetto a confische di terre e di case palestinesi a favore di organizzazioni e famiglie di coloni israeliani.

Ieri il comune di Gerusalemme ha dato il via all’implementazione di un piano di costruzione di una yeshiva, una scuola religiosa ebraica, nel cuore del quartiere di Gerusalemme Est. Il piano, fanno sapere gli attivisti palestinesi di Sheikh Jarrah, era stato già approvato sei mesi fa. Ieri l’ok definitivo per l’apertura della scuola in un palazzo di nove piani e 10mila metri quadrati, tra la pompa di benzina Nasif e il centro medico al-Hayat. I palestinesi residenti nel palazzo saranno cacciati: l’ordine di evacuazione è già stato spiccato. Proteste dalla sinistra israeliana: Yosef Alalu, consigliere comunale palestinese, ha sottolineato come manchino 2mila classi nelle scuole arabe di Gerusalemme, ma il comune ha come solo obiettivo quello di incrementare servizi e spazi per gli studenti ebrei.

La terra su cui è costruito l’edificio era stata confiscata ufficialmente negli anni Ottanta secondo la legge degli Proprietari Assenti del 1950, uno dei più efficaci strumenti in mano israeliana per confiscare terre e proprietà palestinesi: la legge in questione prevede che tutte le proprietà di rifugiati, costretti con la forza ad abbandonare i propri villaggi e le proprie comunità dalle milizie sioniste nel 1948, perdono in automatico il diritto ad usufruire di terre e abitazioni che passano nelle mani del governo israeliano. Ciò significa che i palestinesi fuggiti in Cisgiordania, pur essendo considerati “presenti”, si sono visti confiscare le proprietà a Gerusalemme e in tutto l’attuale territorio israeliano.

Uno strumento che ha permesso negli anni alle autorità israeliane di appropriarsi di tutte le proprietà dei rifugiati palestinesi – durante la Nakba tre quarti della popolazione dell’epoca fu costretta all’esilio – e che è stato in particolar modo utilizzato a Gerusalemme. Da anni i residenti combattono contro gli ordini di confisca regolarmente emessi dalle autorità israeliane, trascinandosi dietro a procedimenti legali e appelli alla corte che hanno sempre avuto scarso effetto. Nel 2010 una sentenza della Corte Suprema israeliana ha stabilito che decine di case di Sheikh Jarrah appartengono a israeliani ebrei che sarebbero vissuti nel quartiere prima del 1948. Nena News

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IRAQ. Bombe Usa contro l’assedio dei turkmeni

Gio, 28/08/2014 - 10:13

Ora Obama pensa a nuovi raid per liberare 12-15mila turkmeni nelle mani dell’Isis. L’esercito iracheno e le milizie sciite circondano la comunità. In Siria le opposizioni conquistano l’unico valico di frontiera con Israele.

 

Soldati governativi nei pressi della comunità turkmena di Amerli (Foto: AFP PHOTO / ALI AL-BAYATI)

 

di Chiara Cruciati – Il Manifesto 

Roma, 28 agosto 2014, Nena News – Dopo le operazioni di salvataggio messe in campo da Stati uniti e peshmerga per salvare yazidi e cristiani,  ora le bombe Usa potrebbero piovere in Iraq per portare in salvo gli sciiti turkmeni, la più ampia minoranza irachena – il 9%della popolazione, divisi tra Baghdad, Mosul, Irbil e Tal Afar. Da giorni è in atto una sanguinosa battaglia tra esercito governativo iracheno e miliziani jihadisti per il controllo della città turkmena di Amerli, vicina al Kurdistan iracheno e assediata dal gruppo di al-Baghdadi da oltre due mesi.

La popolazione in trappola, 12-15mila residenti, è allo stremo: mancano ormai cibo e acqua, non c’è più elettricità e i miliziani minacciano di morte tutti quelli che rifiutano di convertirsi alla personale religione dell’Isis. Decine di migliaia di turkmeni, prima residenti nelle città oggi occupate, sono stati costretti alla fuga verso il territorio kurdo, accanto a cristiani, sunniti e yazidi. La controffensiva guidata dal governo iracheno potrebbe essere sostenuta dai raid statunitensi: il presidente Obama sta valutando la possibilità di ordinare bombardamenti a sostegno dell’esercito di Baghdad e aiuti dal cielo per la popolazione civile, fanno sapere fonti vicine alla Casa Bianca.

Ai militari governativi, radunatisi a sud della città turkmena, si aggiungono le milizie sciite: migliaia di combattenti dell’organizzazione Badr e del gruppo Asaib Ahl al-Haq si sono ritrovati ieri nell’area di Tuz Khumartu, nella provincia di Salah-a-din, a nord di Amerli. Pronti a dare battaglia per rompere l’assedio jihadista. Martedì l’aviazione di Baghdad aveva già sganciato bombe intorno alla comunità contro le postazioni Isis e nelle settimane passate aveva lanciato beni di prima necessità e cibo.

Washington è chiamato a decidere a breve sia sui raid ad Amerli che sulla possibilità di un intervento in Siria. Dall’altra parte del confine, la situazione è ben più intricata che in Iraq e il timore di finire nella “trappola” di Assad per ora lega le mani ad Obama. Che per questo valuta l’opzione internazionale: una coalizione di volenterosi che partecipi all’azione militare contro l’Isis in Siria, dove da due giorni la Casa Bianca ha avviato voli di ricognizione per individuare le postazioni dei jihadisti. L’intenzione resta quella di evitare un coordinamento con il regime di Damasco – come chiesto dal ministro degli Esteri siriano, Muallem – che darebbe al nemico Assad una legittimazione internazionale inaccettabile per gli Stati Uniti.

A fare pressioni sono anche le Nazioni Unite: ieri la Commissione indipendente di inchiesta sulla Siria ha pubblicato un rapporto di 45 pagine nel quale accusa imiliziani dell’Isis di terribili atrocità: esecuzioni, flagellazioni, amputazioni e crocifissioni nelle zone siriane occupate. «Nelle aree sotto il controllo dell’Isil, soprattutto a nord e est – si legge nella relazione – il venerdì è diventato il giorno delle esecuzioni e le flagellazioni nella pubblica piazza», a cui i miliziani impongono a tutta la comunità, bambini compresi, di assistere.

Nel mirino delle Nazioni Unite è tornato anche lo stesso presidente Assad, accusato come l’Isis di crimini di guerra: torture, morti sospette nei centri di detenzione, arresti di massa, uso di gas tossici. E mentre sul piano politico Assad rimpasta il governo dopo le elezioni di giugno e nomina premier Wael al-Halaqi, ex primo ministro nel 2012, sul campo la guerra civile continua. Ieri un capovolgimento di fronte ha avuto come teatro il sud della Siria, al confine israeliano. Gruppi di opposizione hanno preso l’unico valico di frontiera con le Alture del Golan Siriano (occupate da Tel Aviv nel 1967) dopo violentissimi scontri con le forze militari governative. A strappare di mano il valico di Quneitra ad Assad sono stati gli uomini del Fronte al-Nusra e di altre fazioni islamiste, già impegnate in dure battaglie con il regime per il controllo delle vicine città di Jaba, Rawadi e Tal Kroum, nella provincia meridionale di Quneitra.

Durante i combattimenti, in cui hanno perso la vita 20 soldati siriani e un numero imprecisato di ribelli, due colpi di mortaio hanno colpito il territorio israeliano, ferendo un generale dell’esercito di Tel Aviv. La caduta di Quneitra è una significativa sconfitta per Damasco: il solo checkpoint a sud verso Israele ha grande valore simbolico e permetterebbe alle opposizioni islamiste di affacciarsi su Israele.

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Israel’s “Operation Status Quo”: A preliminary assessment

Gio, 28/08/2014 - 08:46

Objectives and achievements of Israel and Hamas after 50 days of attack against Gaza Strip. The regional superpower failed in imposing its will, the islamic movement managed to recoup key losses but not to remove the siege.

 

 

by Mouin Rabbani – Jadaliyya
Israel’s massive onslaught on the Gaza Strip in July-August 2014 has been a military and political fiasco. A regional superpower, it failed to impose its will on an isolated enemy operating in a besieged territory without advanced weaponry. Its sub-standard military performance was matched by a failure to reverse Palestinian reconciliation or deepen Palestinian fragmentation, and its overall strategic position has grown weaker. Led by a government too extreme to seize the initiative with proposals that will enjoy sufficient international support, Israel will continue to provoke challenges to a status quo it seeks to maintain amid a growing inability to confront them.

With the country being entirely dependent on continued U.S. and European support, shifts in public opinion, particularly in Europe, may soon begin to influence government policy in foreign capitals. Hamas, which was facing an existential crisis on the eve of hostilities, has managed to recoup key losses experienced during the past two years. Yet it cannot claim success in the absence of the removal of the illegal blockade of the Gaza Strip. While it is prepared to wage a war of attrition to achieve this, this could lead Israel to adopt the organization’s removal from power as a policy objective. With its various adversaries determined to ensure that the Islamist movement does not emerge strengthened from this crisis, new arrangements currently being negotiated aim to bolster both the Palestinian Authority and the Oslo framework. The status quo could thus yet be strengthened through the back door.

Despite the absence of an Israeli-Palestinian ceasefire agreement and with the prospect of further conflict before one is reached, both Israel and Hamas have already proclaimed victory in the July-August 2014 Israeli offensive in Gaza. In Israel’s case this amounts to little more than a pro forma declaration: it can hardly be expected to confirm that it is in an indisputably weaker position than on the eve of hostilities. However, if Hamas for the moment appears closer to achieving its goals than does Israel, it may yet discover success to be a poisoned chalice.

Israel: Background and Objectives

Although Israel failed to announce a clear political objective at the outset of its offensive in Gaza, this essentially consisted of preserving the status quo in the Occupied Palestinian Territory, i.e. colonial expansion in the West Bank (particularly East Jerusalem) facilitated by Palestinian politico-geographic fragmentation and the illusion of a peace process.

Two recent developments cast a shadow over Israel’s ability to maintain this state of affairs without meaningful opposition. In late April the latest round of U.S.-mediated Israeli- Palestinian diplomacy collapsed amid widespread international – including U.S. – identification of the Netanyahu government as the primary culprit. With the world increasingly losing patience not only with Israeli policy towards the Palestinians, but also Washington’s seemingly limitless indulgence of Israel, and the Palestine Liberation Organization (PLO) taking incremental steps towards the reinternationalization of the conflict, Israel stood to lose the political cover that had since 1993 been critical to the project of consolidating its control over the Occupied Palestinian Territory.

Secondly, in contrast to its predecessors, the latest recon- ciliation agreement between Palestinian rivals Fatah and Hamas bore fruit when on June 2nd 2014 a new Palestinian Authority (PA) government endorsed by both parties assumed office. Essentially no different from the outgoing Ramallah government, it pledged commitment to the Quartet conditions and continued security collaboration with Israel in the West Bank. More alarmingly for Israeli prime minister Binyamin Netanyahu, both the U.S. and European Union accepted this government as a legitimate counterpart.

Against this background Netanyahu immediately claimed that the mid-June disappearance of three Israeli youths in the southern West Bank was a Hamas operation conducted to negotiate a prisoner exchange and a direct result of the Palestinian reconciliation agreement. The fact that the Israeli military had in the months prior to the Fatah-Hamas agreement claimed to have foiled at least a dozen abductions in the West Bank, that the youths were known to have been immediately murdered, and that senior Israeli security officials did not believe it was a Hamas operation was simply ignored or suppressed by the Israeli government. Similarly, Netanyahu sought to change the narrative from colonialism to terrorism: standing the argument that Palestinian self-determination is a precondition for a peaceful resolution of the conflict on its head, he insisted that control of occupied territory is integral to Israeli security.

Whipping up a popular anti-Arab frenzy in Israel that seasoned observers characterized as unprecedented, Netanyahu and his associates demanded that Palestinian president Mahmoud Abbas disband the new PA government, and that Washington and Brussels boycott it. On the pretext of conducting a hostage rescue operation, the Israeli military went on an organized rampage throughout the West Bank. Involving raids against numerous Hamas- affiliated institutions, the arrest of scores of Hamas leaders (including members of parliament and prisoners released in a 2011 exchange mediated by Egypt), and the demolition of the homes of Hamas activists, it was deliberately designed to provoke the Islamists in the Gaza Strip – and amply succeeded in doing so. That PA security forces in the West Bank fully cooperated with their Israeli partners against their Palestinian brethren was a bonus that Israel hoped would lead Abbas or Hamas to renounce their recent agreement.

In this context Israel’s initial military objective of “restoring quiet” to Israeli border communities fails to withstand scrutiny. As the result of an Egyptian-mediated 2012 ceasefire agreement between Israel and Hamas, according to Nathan Thrall of the International Crisis Group 2013 was the quietest year these communities had enjoyed since the first projectile from Gaza landed in Israel more than

a decade earlier. Rather, Israel’s purpose can be identified as what it terms “mowing the lawn” (i.e. carrying out regular operations to maintain the status quo) by dealing a significant blow to Palestinian military capabilities, enhancing Israeli deterrence vis-à-vis armed groups in the Gaza Strip and reminding the general Palestinian population that resisting Israeli policy comes with an intolerably high price tag.

Achievements

Given an Israeli military doctrine that essentially rejects the notion of Arab civilian non-combatants, and that furthermore deliberately targets civilian populations and infrastructure in order to exert political pressure on military adversaries; given Israel’s overwhelming military superiority; and given the extreme population density of the Gaza Strip, a horrific Palestinian civilian death toll was a foregone conclusion. That it reached staggering proportions, with entire families being wiped out on a daily basis and whole neighborhoods reduced to rubble in the space of hours, is testament to a strategic military failure on Israel’s part of the most embarrassing sort.

In light of Israel’s absolute control over the Gaza Strip and its population from 1967 until at least 2005, the latter’s virtually hermetic isolation from the outside world for the past decade, the territory’s miniscule size and flat (and thoroughly exposed) terrain, and the absence of advanced weaponry in Palestinian hands, it is difficult to conceive of more ideal conditions for a regional superpower to make short shrift of a subjugated enemy. To put it mildly, the Gaza Strip is not Vietnam and Hamas is not the Viet Cong.

Yet despite several weeks of unrelenting bombardment that included thousands of air raids, the firing of tens of thousands of artillery shells (by contrast 8,000 were fired in 2008-09, half of them for illumination) and a reluctant ground invasion, Israel was unable to deliver a serious blow to Palestinian armed groups or their morale. Their command, control, communications, intelligence and logistics capabilities remained intact, while there was no interruption of their ability to fire projectiles throughout Israel. Very few senior Palestinian military or political commanders were killed and at most a few cadres were imprisoned. Perhaps most importantly, Palestinian armed groups continued to take the fight to the Israeli military rather than focusing exclusively on defense, to the point where Israeli casualty levels became germane to Israeli calculations. Unlike the conclusion of Operation Cast Lead in 2009, in 2014 Israel is unable to unilaterally cease hostilities with the assurance that a bruised and battered Hamas will ensure quiet on its side of the border.

All of the above suggests not only a substandard Israeli military performance, but, more importantly, a critical intelligence failure that exceeds the inability to anticipate Palestinian preparations. Given the military outcome of Operation Protective Edge, one suspects even the Pentagon and Egyptian mediators find Netanyahu’s demand for the disarmament of the Gaza Strip laughable. The old adage about the Israel Defense Forces – “First World weapons, Second World army, Third World enemies” – appears ripe for revision, and it seems rather doubtful that Hizbullah secretary general Hassan Nasrallah – whose perception of such matters is an Israeli obsession – feels more deterred today than he did in May.

In sum, the latest Gaza offensive has been a military and political fiasco for Israel. Not only has Palestinian reconciliation weathered the storm, but Hamas’s leverage in this relationship has been considerably strengthened.

The Hamdallah government, even if largely invisible, remains in office, and in Cairo Israel is negotiating with
a unified Palestinian delegation that cannot act without Hamas’s consent. In doing so, Israel has effectively legitimized a government it has urged the world to reject. While the surge in West Bank protests does not amount to an organized and sustained “Third Intifada”, the West Bank and Gaza Strip are today more united in spirit and purpose than at any point since the death of Yasir Arafat.

Consequences

In the diplomatic arena relations between the Obama administration and the Netanyahu government are more strained than at any time since the two assumed office in 2009. Netanyahu and his associates seem incapable of missing an opportunity to give renewed offense to Washington, and as recent delays in weapons deliveries suggest, this is beginning to have an impact on the relationship. If in the aftermath of this crisis the U.S. responds with a renewed diplomatic initiative, it is unlikely to cut Israel as much slack as in years past. If it decides not to engage – and perhaps reduce its protective embrace of Israel while Netanyahu remains prime minister – the prospect that the Palestinians and others will attempt to fill the vacuum with an agenda that seeks to end the occupation is greater than at any point since the 1993 Oslo agreement. The possibility that this Israeli government can pre-empt such scenarios with a diplomatic initiative enjoying significant international support is zero.

There is also growing global recognition that Israeli impunity in its dealings with the Palestinian people needs to be addressed and that the failure to hold Israel’s leaders accountable for past onslaughts emboldened them to strike even more aggressively this time. In this respect we may soon reach a point – particularly in Europe – where public opinion will begin to have an impact on foreign policy.

Its substantial failures notwithstanding, Israel was by no means defeated. It additionally continues to enjoy solid U.S. and European support for waging war against the Palestinians. Yet its leadership has been so indulged by the West that it has become thoroughly oblivious to reality, operating in a cocoon of fantasy and fanaticism so detached that close allies habitually appear as sworn enemies. It is no coincidence that the present Israeli government is the most extreme (and among the most dysfunctional) in Israel’s history; compared to their cabinet colleagues, Netanyahu and Minister of Defense Moshe Yaalon – inflexible territorial maximalists by any standard – can rightfully be characterized as pragmatists. This Israeli government and its likely successors are virtually certain to provoke renewed challenges to the status quo while remaining incapable of confronting them.

Hamas: Background and Objectives

Hamas was facing a severe and arguably existential crisis on the eve of Israel’s Gaza offensive. When the ongoing upheaval in the region commenced in late 2010 it quickly emerged as a key winner, suddenly as welcome in Tunis and Cairo as in Damascus and Tehran, and in many cases more welcome than Abbas and his Fatah movement. When in late 2012 Israel launched Operation Pillar of Defense, Arab officialdom – which during Operation Cast Lead had declined to even convene – collectively beat a path to Gaza City for selfies with Prime Minister Ismail Haniyya.

The Palestinian Islamists’ subsequent fall from grace was among the most spectacular in modern Middle Eastern history. In 2012 it lost the patronage of Syria and Iran, and in the following year was openly identified – and dealt with – as a primary enemy by the new regime in Egypt. Israel, for its part, largely reneged on a 2012 ceasefire agreement mandating a relaxation of the blockade. Not only the economy of the Gaza Strip, but the public sector budget stood on the brink of collapse. Hamas’s sole remaining friends, Qatar and Turkey, were unable – and to some extent unwilling – to provide meaningful relief.

More isolated locally, regionally and internationally than at any point since it seized power in the Gaza Strip in 2007, Hamas sought to save itself by reneging on key political principles, much like the PLO had done in 1993. But if the Oslo agreement at least restored the PLO to political relevance, Hamas’s reconciliation agreement with Fatah failed to reverse or arrest the decline of conditions in the Gaza Strip. Hamas therefore had a clear and unambiguous agenda from the outset: a definitive removal of the illegal blockade. Although it was fighting Israel, the demand applied equally to Egypt and Western states that had obstructed the transfer of funds to the Gaza Strip. Unlike Israel, throughout the July-August 2014 offensive and during the subsequent ceasefire negotiations Hamas maintained this core demand.

Achievements

Given that its motives were so transparently factional, Palestinian criticism of Hamas has been notable for its absence, even among its bitterest critics. Hamas has successfully presented itself as standing up to Israel on behalf of all Palestinians, a task made easier by the indiscriminate nature of Israeli violence and a punitive blockade that hurts the civilian population more than the movement ruling them, and by the visible passivity of the leadership in Ramallah. Continued Hamas support for the reconciliation government despite – perhaps because of – the latter’s truancy has furthermore prevented Abbas and PA leaders from voicing public criticism.

Militarily, Hamas’s fighting capabilities have incomparably improved. What had been a rather unsophisticated militia is rapidly transforming into a professional guerrilla army – an accomplishment all the more remarkable given conditions in the Gaza Strip. While Hamas remains incapable of defeating Israel, it seems that the latter has concluded that any attempt to partition or reoccupy parts of the Gaza Strip would exact a prohibitively high price.

In demonstrating that during the past several years it has been doing more than enjoying the perks and privileges of power, Hamas has also taken the wind out of the sails of more radical Islamist movements. Gaza’s burgeoning jihadi Salafist groups, who thrived on denunciations of an allegedly complacent Hamas even as they showed as little interest in battling Israel as their regional counterparts, will take years to regain lost political and moral ground. Operational and political coordination with other movements and armed groups in the Gaza Strip, such as Islamic Jihad and various PLO factions, has been solid and suggests an agreed division of labour.

Growing rifts within the Hamas leadership – a perhaps natural outcome of a situation in which key leaders remain in exile while the movement governs physical territory – appear to also have temporarily eased. There is today much greater balance in the relationship between Fatah and Hamas than a few months ago. The current Egyptian regime, which had hoped to see Hamas destroyed or at least rendered incapable of continued control over the Gaza Strip on account of the Israeli offensive, is dealing with the movement as a legitimate interlocutor for the first time since 2013. Hamas was additionally able to pay salary arrears in early August. None of this would have been possible if Palestinian armed groups had not successfully stood their ground against Israel.

Consequences

Hamas and other Palestinian armed groups have insisted that they will reject any ceasefire arrangement that does not encompass a definitive end to the blockade of the Gaza Strip, and that if necessary they will launch an open-ended war of attrition to achieve this objective. Given Hamas’s demonstrated staying power and the substantial damage already inflicted on a weakening Israeli economy – Operation Protective Edge, for example, came at the height of the tourist season and effectively aborted it, while agriculture in southern Israel has taken a body blow – it is a serious policy statement. It is also a high-risk strategy: initial success could lead Israel to end the blockade by acting to remove Hamas from power. No less seriously, it could face growing popular opposition if the costs of continued conflict fail to produce tangible achievements. This would be particularly so if other forms of resistance that exact a substantially lower cost in Palestinian blood and treasure develop in the West Bank.

The isolation that motivated Hamas to respond to rather than retreat from Israeli escalation is also its Achilles heel. If there is one objective that unites its enemies, adversaries and rivals, this is to ensure that any agreement that ends the Israeli offensive weakens rather than strengthens

Hamas’ control over the Gaza Strip. With Egypt monopolizing the negotiations and having, in coordination with Israel, marginalized Qatar and Turkey, and with the UN Security Council as the only potential alternative to Cairo, efforts have focused on two objectives. The first is to assign the PA as the sole Palestinian implementing party of any agreed arrangements. The second is to base these arrangements on the existing provisions of the Oslo agreements, which means everything is subject to Israeli- Palestinian agreement and therefore an Israeli veto.

Thus far Hamas has accepted the first – it already did so in the context of the April reconciliation agreement – and also consented to phased implementation, but rejected the second. If Egypt or other mediators manage to square this circle, they will effectively have ensnared Hamas in Oslo’s tangled web. It would be a highly ironic conclusion to a campaign waged to challenge the status quo and reduce Israeli domination of Palestinian lives.

In the larger scheme of things such arrangements pose little imminent threat to continued Hamas control over the Gaza Strip. It can legitimately claim to be part of the PA and thus demand a role in at least oversight of any new arrangements. More importantly, the security forces in the Gaza Strip remain under Hamas command, while the Qassam Brigades are not going to either disband or disarm. The prospect of PA security forces rounding up Hamas leaders in the Gaza Strip at Israel’s behest as they do in the West Bank is therefore non-existent.

Abbas will also find it difficult to capitalize politically on either the removal of Israeli restrictions or reconstruction, for the simple reason that he contributed so little to bringing them about. So long as Palestinians, particularly in the Gaza Strip, can point to tangible achievements and conclude that these justify their sacrifices – neither of which are foregone conclusions – Hamas appears to have little cause for concern. The above notwithstanding, the presence of security forces loyal to Abbas on Gaza’s boundaries could become relevant if a vacuum is engineered that needs to be filled. The risk of hubris also remains: if Hamas or a faction within it pursues unattainable objectives or uses the negotiations to settle accounts – for example, with Cairo or Ramallah – rifts that have been gradually closing are likely to reopen with a vengeance.

For Hamas, as for the Palestinians generally, the key challenges remain national and political rather than factional or transitional. An agenda that remains limited to the PA and related matters such as governance and trade, important as they undoubtedly are, cannot but fail to provide a lasting reprieve from Israeli control. As has been the rule during the Oslo process, significant Palestinian achievements will thus be undermined and eventually reversed. In order to effectively overcome the current state of fragmentation, rival Palestinian movements should set their sights on rebuilding the national movement on the basis of a coherent political program that leapfrogs Oslo, and mobilizes Palestinians and a growing international solidarity movement around an agenda that seeks to terminate Israeli occupation once and for all.

By way of conclusion, it remains unclear whether a negotiated ceasefire will be achieved in the short term and unlikely that Palestinian armed groups will respond positively to a unilateral Israeli cessation of hostilities that offers them only a peaceful blockade in return for quiet. For a variety of reasons it also does not seem that Israel is prepared to live with a situation of prolonged low-level conflict along the Gaza boundary as it did along the Lebanese border during the 1970s. The more likely outcome is therefore one in which – whether through diplomacy or violence – the situation is resolved in the coming weeks. Given the potential costs and consequences, the international community, and particularly those with unconsummated influence such as Europe, would do well to encourage a political resolution of the current crisis and use it as a foundation to address the larger issues that produced it.

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Categorie: Palestina

Netanyahu: Un solo razzo e “colpiremo Gaza sette volte di più”

Gio, 28/08/2014 - 06:41

Il premier israeliano ieri sera è tornato in pubblico per la prima volta dopo l’inizio della tregua per esaltare la “vittoria” di Israele su Hamas.   Sulla durata del cessate il fuoco non ha preso impegni. Secondo un sondaggio, la maggioranza relativa degli israeliani pensa che non resisterà più di sei mesi.

 

 

AGGIORNAMENTI:

ore 19.30 – GABINETTO DI SICUREZZA ISRAELIANO SI RIUNISCE PER DISCUTERE DELL’ACCORDO DI TREGUA

Il gabinetto di sicurezza israeliano si riunirà questa sera per discutere dell’accordo di cessate il fuoco siglato con le fazioni palestinesi e accettato dal premier Netanyahu e il ministro della Difesa Ya’alon. La decisione è stata presa senza il voto del gabinetto. Netanyahu si è giustificato dicendo che i ministri avevano già dato il via libera alla proposta egiziana, autorizzando il premier e il ministro della Difesa ad accettarla.

ore 14.00 – ANP ALL’ONU PER CHIEDERE I TEMPI DI RITIRO ISRAELIANO DAI TERRITORI OCCUPATI

L’Autorità Palestinese si presenterà al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il prossimo 15 settembre, per chiedere la definizione dei tempi di ritiro dell’occupante israeliano dai Territori. Lo fa sapere un leader di Fatah, Nabil Shaath che ha aggiunto che dalla decisione del Consiglio di Sicurezza dipenderà l’eventuale richiesta di intervento alla Corte Penale Internazionale. Prima del 15 settembre, a riunirsi sulla questione sarà la Lega Araba, il 5.

ore 13.45 – INCONTRO SEGRETO TRA NETANYAHU E ABBAS IN GIORDANIA

Secondo il quotidiano giordano Al Ghad, il premier israeliano Netanyahu e il presidente dell’Autorità Palestinese Abbas si sarebbero incontrati in segreto ad Amman alcuni giorni fa, prima dell’accordo di cessate il fuoco annunciato martedì. Nessuna delle due parti ha confermato il meeting. I due non si incontravano dal settembre 2010.

ore 13.30 – I PRIMI AIUTI ENTRANO NELLA STRISCIA DAL VALICO DI KEREM SHALOM

I primi aiuti umanitari e prodotti commerciali sono entrati oggi nella Striscia di Gaza dal valico israeliano di Kerme Shalom. Alcuni camion sono passati portando prodotti per i negozi di Gaza, altri hanno portato frutta, cibo, mobili e tank d’acqua. Per ora nessun materiale da costruzione è entrato. Ieri dal valico egiziano di Rafah sono entrate 200 tonnellate di aiuti inviati da Turchia, Qatar e Arabia Saudita. E’ arrivato anche un convoglio del World Food Program con cibo per 150mila persone sufficiente per cinque giorni. In programma anche l’ingresso di 150 tonnellate di medicinali e strumentazioni mediche – inviate dall’Arabia Saudita – e 45 dall’Oman.

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della redazione

Gerusalemme, 28 agosto 2014, Nena News - Dopo un silenzio durato diverse ore, ieri sera il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu è apparso in pubblico per dire agli israeliani che Hamas a Gaza ha patito “il colpo più grave dalla sua fondazione” ma ha ammesso che la potente macchina bellica  israeliana non può garantire che effettivamente sia stata raggiunta una calma di lunga durata”. Allo stesso tempo ha avvertito che se un solo razzo colpirà Israele, le forze armate colpiranno Gaza “sette volte di più”.

L’intervento di Netanyahu è giunto qualche ora dopo la riapparizione in pubblico di Ismail Haniyeh, il leader politico di Hamas nella Striscia. Di fronte a migliaia di sostenitori Haniyeh ha detto che i palestinesi hanno conseguito una vittoria “senza paragoni nella storia del conflitto” e ha esaltato il sacrificio di alcuni comandanti militari di Hamas morti nei combattimenti. “Hamas non ha ottenuto niente”, ha replicato ieri sera Netanyahu. “Non bisogna lasciarsi impressionare dalle loro manifestazioni di giubilo”.

Il premier israeliano non ha fatto alcun riferimento agli oltre 2 mila palestinesi uccisi dall’offensiva israeliana, 2/3 dei quali civili, e alle immense distruzioni che la potenza di fuoco ha provocato nella Striscia di Gaza ora in piena crisi umanitaria.

Tuttavia Netanyahu non può rallegrarsi più di tanto perchè anche questa mattina, come ieri, i giornali, ad eccezione del filo-governativo “Yisrael HaYom”, criticano duramente la linea mantenta dal primo ministro durante i 50 giorni di assalto a Gaza. E al forte scetticismo dei media circa l’esito del conflitto a Gaza si aggiunge la collera verso il governo degli abitanti del Neghev occidentale, molti dei quali ritengono di essere meno sicuri oggi nelle loro case che all’inizio di luglio.

Anche nel governo non mancano le tensioni, con i ministri dell’estrema destra che accusano il premier di non aver fatto “piazza pulita” di Hamas a Gaza. Il ministro degli esteri Avigdor Lieberman ha detto che la tregua accettata martedì sera è un errore grave e ha affermato che Israele doveva e dovrebbe rioccupare tutta la Striscia di Gaza. “Fino a quando Hamas controllerà Gaza, non possiamo garantire la sicurezza dei cittadini israeliani e non possiamo raggiungere un accordo politico. Hamas non è un partner per nessun tipo di accordo, né diplomatico né di sicurezza. Ci opponiamo al cessate il fuoco, durante il quale Hamas sarà in grado diventare più forte e lanciare un’altra campagna contro Israele”.

In ogni caso circa la durata della tregua Netanyahu non ha preso impegni. Secondo un sondaggio, la maggioranza relativa degli israeliani pensa che non resisterà più di sei mesi.

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Categorie: Palestina

SIRIA/IRAQ. Obama manda gli aerei di ricognizione a caccia dell’Isil

Mer, 27/08/2014 - 09:32

Per ora nessun bombardamento né coordinamento con il regime di Damasco. Washington oscilla tra il bisogno di intervenire e quello di non sostenere il nemico Assad. Dall’Iran armi ai curdi.

 

 

dalla redazione

Roma, 27 agosto 2014, Nena News – Ancora nessun raid sul territorio siriano: il presidente statunitense Obama si è limitato per ora a dare il via libera a voli di ricognizione per raccogliere informazioni sulle postazioni dell’Isil in Siria e lungo il confine con l’Iraq. Droni e jet U2 voleranno sopra le province e le comunità occupate dai jihadisti, tentando di mapparli.

Nessun coordinamento è stato previsto con il regime di Damasco, tiene a specificare Washington. Due giorni fa il ministro degli Esteri siriano Muallem aveva detto che il governo era pronto a collaborare con i governi occidentali, compresi Stati Uniti e Gran Bretagna, per sconfiggere la minaccia terroristica in territorio siriano, ma che non avrebbe accettato alcun intervento unilaterale: “Lo considereremo una violazione della nostra sovranità”, aveva specificato Muallem. Damasco si riferiva a eventuali bombardamenti che per ora Obama non vuole considerare. O almeno non prima di aver definito la migliore delle strategie per evitare di aiutare indirettamente il nemico Assad nel conflitto contro le opposizioni. L’idea, dicono fonti del Pentagono, è quella di bombardare solo le zone al confine tra Siria e Iraq, a partire da Raqqa, roccaforte dell’Isil, e cercare di uccidere dall’alto i leader delle milizie jihadiste.

Proprio la caduta della base dell’aviazione militare Tabqa, nella provincia di Ar-Raqqa, aveva spinto Damasco a chiedere la cooperazione con l’Occidente: dal punto di vista strategico la presa della base, una delle tre più grandi del paese, è un consistente punto a favore dei jihadisti, che non solo si rafforzano alle porte di Aleppo e nel corridoio del cosiddetto califfato (che dalla periferia di Aleppo arriverebbe all’estremo est dell’Iraq, nella provincia di Diyala) ma che fanno man bassa di aerei militari, elicotteri, carri armati, munizioni e artiglieria.

In silenzio non restano neanche le opposizioni moderate, Esercito Libero Siriano in testa, che hanno subito dichiarato la propria contrarietà all’iniziativa Usa, temendo di perdere l’accesso al confine con la Turchia – da cui entrano armi e miliziani – e di veder crescere il potenziale militare di Damasco. Ieri il Pentagono ha rassicurato i gruppi alleati: potrebbero essere inviati altri aiuti e messo in piedi un nuovo programma di addestramento e equipaggiamento. Insomma, la strategia Usa – che ad oggi ha provocato più o meno direttamente i conflitti in corso in Siria e Iraq – non viene messa in discussione. Ieri Obama ha tenuto a precisare che di alleanze con Assad non se ne parla e ha smentito la notizia secondo la quale gli aerei da ricognizione starebbero passando informazioni all’intelligence di Damasco, considerato “minaccia terroristica” e “non il leader legittimo della Siria”.

Armi vengono consegnate anche dall’altra parte del permeabile confine: in Iraq prosegue la corsa all’armamento dei peshmerga curdi. Ieri lo stesso presidente del Kurdistan iracheno Barzani ha lodato l’Iran, il primo paese a rifornire di armi i miliziani curdi. All’Iran, seguono molti altri paesi che hanno inviato e invieranno sostegno al Kurdistan. Tra loro, oltre agli Usa, anche Francia, Gran Bretagna e Italia. Un sostegno che resta a senso unico: le richieste di Baghdad, mosse prima dal premier uscente Maliki e ora dalle comunità sunnite occupate dall’Isil, di intervento armato contro l’Isil non trovano risposta. Nena News

 

 

 

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Categorie: Palestina

GAZA. La Striscia in festa ora affronta la devastazione

Mer, 27/08/2014 - 08:43

Dopo 50 giorni di brutale offensiva israeliana, i gazawi si trovano di fronte la distruzione quasi totale. Hamas festeggia anche se il blocco sembra restare, Netanyahu crolla nei consensi.

 

(Foto: Thomas Coex / AFP/Getty Images)

 

AGGIORNAMENTI:

ore 15.45 – LIEBERMAN TUONA CONTRO L’ACCORDO CON HAMAS

Il falco Lieberman, ministro degli Esteri israeliano, che ieri aveva già dichiarato la propria opposizione alla tregua con Hamas in gabinetto di sicurezza, oggi torna ad accusare il governo di aver fatto un accordo con degli “assassini” : “Fino a quando Hamas controllerà Gaza, non possiamo garantire la sicurezza dei cittadini israeliani e non possiamo raggiungere un accordo politico. Hamas non è un partner per nessun tipo di accordo, né diplomatico né di sicurezza. Ci opponiamo al cessate il fuoco, durante il quale Hamas sarà in grado diventare più forte e lanciare un’altra campagna contro Israele”.

ore 14.45 – VALICHI ANCORA CHIUSI. ESTESO IL LIMITE DI PESCA A 6 MIGLIA

Dopo quasi un giorno di tregua i valichi da e per Gaza sono ancora chiusi, fa sapere alla stampa un funzionario palestinese. Mentre i pescatori hanno stamattina ripreso il mare e hanno pescato entro le 6 miglia nautiche come previsto dall’accordo, non si sa ancora nulla dell’apertura delle frontiere per permettere l’ingresso di aiuti umanitari, materiali da costruzione e materiali per riparare le linee elettriche e telefoniche e le reti idriche. “Avremo un meeting oggi con gli israeliani per discutere le nuove procedure – spiega il funzionario, rimasto anonimo – Finora la sola cosa che è cambiata è il limite di pesca. La situazione dei valichi per ora è la stessa di 50 giorni fa”.

ore 14.15 – ALLARME NEI RIFUGI DELL’ONU: IL 50% DEGLI SFOLLATI SOFFRE DI INFEZIONI DELLA PELLE

Il Ministero della Salute di Gaza ha oggi lanciato l’allarme per il diffuso contagio di malattie della pelle che sta colpendo i rifugiati nelle scuole delle Nazioni Unite. Secondo dati dell’Onu erano oltre 520mila gli sfollati nelle loro strutture, oggi scesi a quasi 300mila. Il dottor Kamal Shakhra ha fatto sapere che il 50% degli sfollati soffre di infezioni della pelle, funghi e scabbia a causa della mancanza d’acqua. Per arginare il problema, il Ministero della Salute ha fatto partire per Striscia medicinali dalla Cisgiordania a cui si aggiunge un team di quattro dermatologi che visiteranno i rifugiati gazawi.

ore 12.30 – DUE COLPI DI MORTAIO SPARATI DALLA SIRIA

Due colpi di mortaio sono stati sparati dalla Siria verso le Alture del Golan occupato. Le autorità israeliane non sanno dire se si sia trattato di lanci voluti o siano stati la conseguenza di scontri tra le opposizioni ad Assad e le forze del regime. Un ufficiale dell’esercito israeliano è stato lievemente ferito.

ore 12.15 – SCONTRI A GERUSALEMME: UNA DONNA FERITA ALLA TESTA

La scorsa notte a Gerusalemme manifestazioni in solidarietà con Gaza e festeggiamenti hanno provocato la dura repressione israeliana: manifestanti palestinesi sono scesi in strada nei quartieri a Est, Beit Hanina, Shufat, al-Tur, Shufat, Wadi al-Joz e al-Isawiya. Subito le forze militari israeliane hanno reagito lanciando gas lacrimogeni, granate stordenti e proiettili di gomma contro persone e abitazioni, a cui i palestinesi hanno risposto con le pietre. In Al-Tur una donna di 50 anni, Hala Mahmoud Abu Sbeitan, è stata colpita alla testa da un candelotto lacrimogeno.

Dal primo luglio, giorno dell’omicidio del giovane Mohammed Abu Khdeir, la polizia israeliana ha arrestato 770 palestinesi di Gerusalemme, di cui 70 sono ancor detenuti.

ore 11.30 – A SHAJAYE SI SCRIVONO I NOMI DEI PROPRIETARI DELLE CASE SULLE MACERIE

I residenti del devastato quartiere di Shajaye, duramente colpito da due giorni di bombardamenti senza sosta che hanno massacrato la popolazione residente, stanno tornando alla ricerca delle loro case e dei beni personali. Molte strade sono irriconoscibili, perché completamente rase al suolo, e molti hanno difficoltà ad individuare le loro abitazioni. Per quelle ancora parzialmente in piedi, sono stati messi cartelli con il nome del proprietario e il numero di telefono. Un modo per orientarsi e cercare di identificare le vittime ancora senza nome.

 

 

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La giornata di ieri, martedì 27 agosto 

dalla redazione

Gerusalemme, 27 agosto 2014, Nena News – Nelle strade di Gaza è festa. Si festeggia anche in Cisgiordania e a Gerusalemme. Dopo 50 giorni di offensiva israeliana, la più dura di sempre, le bombe da ieri sera alle 18 ora italiana non piovono più sulla Striscia. L’accordo di cessate il fuoco permanente siglato al Cairo tra Israele e fazioni palestinesi è stato raggiunto.

Hamas celebra la tregua come una vittoria della resistenza, scrivono i leader islamisti su Facebook e Twitter, ma resta da vedere cosa questo accordo porterà alla popolazione prigioniera di Gaza. Secondo quanto affermato dal leader dell’ufficio politico di Hamas, Mousa Abu Marzouq, l’accordo prevede l’apertura immediata di cinque valichi di frontiera (di cui due saranno Erez e Kerem Shalom) per l’ingresso di materiali da ricostruzione e aiuti umanitari ai civili. Non è chiaro se resteranno aperti anche per l’uscita di persone dalla Striscia e di materiali o prodotti locali. Oltre a ciò, la definizione del limite di pesca a sei miglia nautiche (gli Accordi di Oslo ne prevedevano 20) e il suo aumento a 12 entro l’anno. Israele, infine, si impegna a non compiere più omicidi mirati contro i leader delle fazioni palestinesi.

Per le altre questioni – rilascio dei prigionieri e costruzione del porto e l’aeroporto – è tutto rinviato al prossimo mese quando partirà un altro round di negoziati, sempre in Egitto, con il quale i palestinesi discuteranno anche del valico di Rafah.

L’impressione che rimane è quella di una popolazione allo stremo, non più in grado di sopportare la brutale violenza dei raid israeliani che in oltre un mese hanno devastato la Striscia. Margine Protettivo resterà nella storia come la peggiore delle operazioni militari israeliane contro l’enclave palestinese: un bilancio di morti altissimo, stragi nei quartieri oggi completamente rasi al suolo, case demolite, villaggi irriconoscibili, raid contro scuole, ospedali e rifugi dell’Onu.

I dati sono impietosi, secondo le statistiche pubblicate dalle Nazioni Unite: 2.141 morti, di cui quasi l’80% civili, contro i 70 morti israeliani, di cui 5 civili; 10.244 feriti, di cui 3.106 bambini, 1.970 donne e 368 anziani; mille bambini con disabilità permanenti e 373mila con i sintomi chiari dei disturbi da stress post-traumatico; 475mila sfollati (oltre un quarto dell’intera popolazione di Gaza), che hanno trovato rifugio nelle scuole dell’Unrwa o in case di amici o parenti, risultato di oltre 17mila abitazioni civili distrutte. La ricostruzione – ha detto Abu Marzouq – sarà responsabilità del governo di unità nazionale Hamas-Fatah, una dichiarazione che dimostra che il processo di riunificazione dovrebbe proseguire nonostante le chiare rotture tra Ramallah e Gaza giunte nei giorni dell’attacco.

Festeggia anche il mondo, che nel mese appena trascorso non è riuscito a fermare la violenza israeliana. Ieri il segretario di Stato Kerry, umiliato dal premier israeliano Netanyahu che all’ultimo momento rifiutò la tregua che Washington aveva proposto a metà di Margine Protettivo, ha accolto con favore l’accordo. Dietro le quinte, però, c’è chi mette in dubbio la posizione Usa. In un’intervista con Foreign Policy, l’ex inviato speciale in Medio Oriente per gli Stati Uniti, Martin Indyk, ha detto che la tregua è frutto della consapevolezza israeliana di essersi rafforzato nel mondo, grazie a nuove alleanze che rendono l’amicizia con Washington non più centrale.

Alleanze o meno, a uscire con le ossa a pezzi è proprio il premier Netanyahu che ha visto crollare il consenso di cui godeva nelle prime settimane dell’attacco: un consenso stellare che toccò un incredibile 80% e che oggi si riduce a poco più del 35%. Ieri dentro il gabinetto di sicurezza devono essere volate parole grosse: il premier ha deciso da solo di accettare la tregua con la metà dei suoi ministri contraria a qualsiasi concessione. Il no – scontato – è giunto da Bennett, ministro dell’Economia, e Lieberman, ministro degli Esteri, i due guerrafondai israeliani. Ma riserve sono state espresse anche dal ministro della Comunicazione e da quello della Pubblica Sicurezza. Nena News

 

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Categorie: Palestina

IRAQ. Pro e contro l’Isil: la galassia dei gruppi sunniti

Mar, 26/08/2014 - 13:27

Ex generali di Saddam Hussein, baathisti, salafiti, milizie tribali: dopo il 2003, inizio dell’invasione Usa, sono nate e cresciute organizzazioni sunnite che oggi si trovano a dover scegliere tra Baghdad e i jihadisti.

 

 

di Chiara Cruciati – Il Manifesto

Roma, 26 agosto 2014, Nena News - Una galassia complessa quella dei gruppi armati sunniti iracheni, nata e radicatasi dopo il 2003, anno di inizio dell’invasione statunitense dell’Iraq come principale forma di resistenza all’occupazione Usa e al nuovo governo sciita. Con la presa di Mosul, il 10 giugno scorso, e l’inizio della brutale invasione dell’Isil, i gruppi armati sunniti sono stati costretti a rimodellare strategie e obiettivi. E alleanze: «Prima della caduta di Mosul la gran parte dei gruppi sunniti armati collaboravano indirettamente con l’Isil, seguendo il principio per cui ‘il nemico del mio nemico è mio amico’ – spiega al manifesto il giornalista iracheno Salah Al Nasrawi – L’obiettivo era comune: la lotta contro il governo sciita. Un grave errore di calcolo, da parte di baathisti, tribù e salafiti: l’Isil li ha da subito marginalizzati per poter archiviare il proprio obiettivo, la creazione di uno Stato Islamico a cavallo tra Siria e Iraq».

Questi i principali gruppi sunniti attivi iracheni, oltre all’Isil e ai bracci armati delle tribù sunnite, spesso divise tra appoggio al governo centrale e sostegno all’avanzata jihadista.

Esercito dei Mujahideen. Organizzazione nata alla fine del 2004 e formata esclusivamente da sunniti iracheni, è uno dei tre più grandi gruppi armati del paese. Ha compiuto numerose azioni contro l’occupazione statunitense e altri eserciti occidentali a partire dal 2005 a fianco di altri gruppi armati (Esercito Islamico e Ansar al-Islam). A causa di precedenti screzi con le milizie di Al Qaeda, i mujahideen non sono mai finiti ufficialmente sotto l’ombrello dell’Isil. Difficile identificare i finanziatori del gruppo, che negli ultimi mesi si è armato grazie al saccheggio dei depositi militari abbandonati dall’esercito iracheno. L’Esercito dei Mujahideen opera per lo più intorno alla capitale e nella provincia sunnita di Anbar (Ramadi e Fallujah).

Ordine Naqshbandi. Formato da baathisti e vicino al sufismo, è guidato dal vice di Saddam Hussein, Izzat Ibrahim al-Douri. Il gruppo è attivo dal 2003 ed è oggi presente per lo più nelle province di Diyala, Salah-a-din e Ninawa. Non ha mai accettato di partecipare al processo politico interno perché non riconosce la legittimità del governo sciita. I suoi sostenitori abbracciano un’ideologia mista, tra islamismo e nazionalismo panarabo.

Esercito Islamico. Nato nel 2003 subito dopo l’invasione Usa, è formato da ex generali baathisti allontanatisi dal partito di Saddam dopo aver accusato i fedelissimi di errori strategici durante gli anni dell’occupazione statunitense (pochissimi i membri non iracheni). Particolarmente attivi nel corso dell’ultimo anno, hanno compiuto attentati soprattutto contro la comunità sciita. Sono presenti intorno a Baghdad e nella provincia di Anbar. La loro richiesta politica è chiara e lontana dagli obiettivi dell’Isil: uno Stato confederale sotto un’unica bandiera. Già negli anni precedenti, quando a dettare legge in Iraq era Al Qaeda, l’Esercito Islamico ha sempre combattuto contro le milizie qaediste.

Ansar al-Islam. Gruppo nato già nel 2001 nel Kurdistan iracheno, punta alla creazione di uno Stato islamico salafita. Molto vicino ad Al Qaeda negli anni dell’occupazione Usa, ha garantito protezione a molti dei suoi miliziani. Più difficili i rapporti con l’Isil, che lo ha in parte marginalizzato: se prima del 2008 Ansar al-Islam era attivo in quasi tutto il territorio iracheno, oggi si concentra a nord, tra Anbar, Diyala e Salah-a-din. Il gruppo, finanziato dagli iracheni all’estero e da ex baathisti, è responsabile di attacchi contro esercito e polizia iracheni.

Consiglio Generale Militare dei Rivoluzionari. Corpo che raccoglie le milizie delle varie tribù locali sunnite ed ex generali dell’esercito, è nato all’inizio del 2014 come risposta alla repressione da parte del governo di Baghdad delle proteste della comunità sunnita nella provincia di Anbar. Il Consiglio ha ottenuto il sostegno sia dell’Ordine Naqshbandi che dell’Esercito Islamico e ha più volte negato di avere alcuna connessione con l’Isil. È presente nelle province sunnite di Anbar, Diyala e Salah-a-din e nelle città di Baghdad, Mosul e Abu Ghraib.

Consigli del Risveglio. Gruppo nato all’interno delle tribù sunnite dopo l’invasione americana dell’Iraq, ha operato nei primi anni per arginare l’avanzata di Al Qaeda nel paese, tanto da essere integrato dal governo centrale all’interno delle forze di sicurezza irachene. Il compito dei Consigli era garantire la sicurezza nelle aree sunnite. Con la salita al potere di Maliki, i rapporti con il potere centrale si sono spezzati e il gruppo ha aderito alle proteste sunnite nel 2012 e nel 2013. Con l’avanzata dell’Isil ha ripreso le armi contro i jihadisti. Attivo nella provincia di Anbar e nei quartieri sunniti di Baghdad.

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Categorie: Palestina

GAZA. E’ tregua permanente: gazawi in strada a festeggiare

Mar, 26/08/2014 - 07:41

La scorsa notte le bombe sganciate dagli aerei israeliani hanno ridotto in macerie l’Italian Mall, un edificio alto 15 piani. Due palestinesi uccisi nelle ultime ore. Almeno 12 ieri.

Una foto recente dell’Italian Mall distrutto la scorsa notte

 

AGGIORNAMENTI

ore 19.40 – EGITTO: “APERTURA IMMEDIATA DEI VALICHI PER FAR ENTRARE AIUTI UMANITARI E MATERIALI DA COSTRUZIONE”. CONSIGLIO DEI MINISTRI ISRAELIANO SPACCATO SULLA TREGUA

Il Ministero degli Esteri egiziano fa sapere che l’apertura dei valichi per Gaza sarà immediata “per permettere l’ingresso urgente di materiale da ricostruzione e aiuti umanitari per la popolazione civile”. Immediata anche l’estensione della zona di pesca a sei miglia nautiche (seppure gli Accordi di Oslo firmati nel ’94 tra Olp e Israele ne prevedano 20).

Intanto fonti interne al gabinetto di sicurezza israeliano riportano di una seria spaccatura tra i ministri in merito all’accordo di cessate il fuoco: il ministro degli Esteri Lieberman, il ministro dell’Economia Bennett e quello della Sicurezza Pubblica Aharonovitch si sono opposti alla tregua, ma il premier Netanyahu ha approvato la proposta senza far votare il gabinetto.

ore 19.30 – SCARSE INFORMAZIONI SUI TERMINI DELL’ACCORDO, QUESTIONI CUORE RINVIATE A SUCCESSIVI NEGOZIATI

Il presidente dell’Anp Abbas ha annunciato l’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e fazioni palestinesi in un messaggio televisivo, in cui ha ringraziato l’Egitto, il Qatar e il segretario di Stato Usa Kerry. Restano però dubbi sui termini della tregua, ancora non ufficializzati: si tratterebbe dell’estensione della zona di pesca, dell’apertura dei valichi di frontiera (non è chiaro in quali termini) e lo stop agli omicidi mirati di leader di Hamas da parte di Israele. Le altre questioni – la creazione di un porto e un aeroporto e il rilascio dei prigionieri palestinesi – sarebbero state rinviate a negoziati successivi, che dovrebbero partire tra un mese.

Hamas celebra l’accordo come una “vittoria della resistenza”, scrive uno dei leader dell’ufficio politico Abu Marzouq su Twitter.

ore 18.45 – A GAZA POPOLAZIONE IN FESTA PER L’INIZIO DELLA TREGUA

Le strade di Gaza sono in queste minute piene di migliaia di persone che celebrano l’accordo di tregua duratura tra Hamas e Israele. Poco fa, prima dell’inizio del cessate il fuoco un funzionario israeliano aveva confermato l’accordo tra le fazioni palestinesi e Tel Aviv, aggiungendo però che nessuna delle richieste di Hamas è stata accettata: porto, aeroporto e rilascio dei prigionieri sono questioni – ha detto la fonte – che saranno discusse il prossimo mese.

ore 16.45 – LA TREGUA SARA’ ANNUNCIATA ALLE 18 ORA ITALIANA, ISRAELE NON CONFERMA

Secondo fonti palestinesi, Israele e le fazioni palestinesi hanno firmato l’accordo per un cessate il fuoco permanente, che conterebbe le condizioni di apertura dei valichi per Gaza sotto la supervisione dell’Autorità Palestinese. La tregua dovrebbe essere annunciata alle 18 ora italiana. Dalle autorità israeliane non è giunto ancora alcun commento.

ore 15.45 –  DELEGAZIONE PALESTINESE ANNUNCIA IL RAGGIUNGIMENTO DELL’ACCORDO DI CESSATE IL FUOCO CON ISRAELE

La delegazione palestinese al Cairo e l’Egitto hanno annunciato il raggiungimento della tregua tra Hamas e Israele. Il portavoce del movimento islamista, Abu Marzouk, avrebbe definito l’accordo “una vittoria”. Secondo fonti palestinesi, si tratterebbe di un accordo di cessate il fuoco a cui anche del lancio di un’iniziativa diplomatica dell’Anp per la creazione di uno Stato di Palestina.

ORE 14.30 OGGI UCCISI QUATTRO PALESTINESI

Quattro palestinesi sono stati uccisi in due raid aerei israeliani condotti a nord e a est di Gaza. Due a Beit Lahya quando un’automobile è stata colpita da un missile. gli  altri a Shajayea (Gaza city).

ORE 14  Consenso a Netanyahu e’ crollato. Era l’82% mese scorso con inizio attacco di terra contro Gaza. Una settimana fa 55%. Oggi 38% (Canale 2)

ORE 9.30 HAMAS SAREBBE PRONTO AD ACCETTARE LA NUOVA PROPOSTA EGIZIANA DI CESSATE IL FUOCO

Il numero due (dopo Khaled Mashaal) dell’ufficio politico di Hamas, Musa Abu Marzouk, ha detto al quotidiano arano al Hayyat che Hamas accetta la formulazione della recente proposta di cessate il fuoco egiziano.  La dichiarazione potrebbe avere ripercussioni di vasta portata, in quanto la proposta egiziana non condiziona il cessate il fuoco alle richieste di netto miglioramento della condizione di Gaza, ossia alla linea rossa fissata sino ad oggi da Hamas.

Un funzionario della Jihad islamica da parte sua ha detto al giornale che la proposta egiziana rafforzerà a Gaza l’Autorità Nazionale Palestinese del presidente Abu Mazen che avrebbe il controllo dei valichi di frontiera di Gaza, una proposta già accettata da molti membri del gabinetto di sicurezza israeliano.

della redazione

Gaza, 26 agosto 2014, Nena News – Il 50esimo giorno di offensiva israeliana “Margine Protettivo” conferma la strategia avviata dall’esercito israeliano nei giorni scorsi: colpire le “torri” residenziali, gli edifici con una quindicina di piani, in particolare a Gaza city.

Nelle ultime ore sono stati colpiti altri alti edifici di Gaza, tra i quali l’Italian Mall, un centro commerciale con una cinquantina di appartamenti, costruito alla fine degli anni Novanta con fondi italiani. La distruzione compiuta da bombe ad alto potenzione sganciate dagli F-16 è preceduta da “avvertimenti” che se da un lato consentono agli abitanti di allontanarsi, dall’altro gettano nel panico centinaia di persone.  Non solo ma adesso gli avvertimenti vengono dati anche a famiglie che vivono in palazzi che poi non sono colpiti, come avvenuto ieri nel caso della Torre Tayba 1, sul lungomare di Gaza city. Senza contare che sono presi dal panico anche coloro che vivono negli edifici vicini a quelli minacciati.

Lo scopo è quello di stremare quella che potremmo definire la “piccola borghesia” di Gaza city sino ad oggi “meno” colpita rispetto agli abitanti più poveri che vivono (o meglio vivevano viste le distruzioni) nei quartieri orientali. In questo modo Israele crede di spezzare il sostegno popolare alla resistenza armata e di costringere i leader di Hamas e di altre formazioni ad accettare un cessate il fuoco senza condizioni, ossia senza la revoca del blocco di Gaza in atto dal 2007.

     A tutto ciò si accompagnano decine di raid aerei compiuti ovunque a Gaza. La scorsa notte sono stati 15 e hanno causato almeno due morti.  Ieri almeno 12 persone, tra le quali alcuni miliziani, erano stati uccisi in diversi attacchi aerei.

Da parte loro i gruppi armati palestinesi continuano i lanci di razzi verso Israele, ieri almeno 120 che nella maggior parte dei casi cadono senza provocare danni. Nena News

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Categorie: Palestina

Gaza piange le sue vittime. I nomi

Mar, 26/08/2014 - 06:50

I nomi delle vittime dell’operazione militare israeliana contro la Striscia di Gaza, “Barriera protettiva”, cominciata martedì 8 luglio 2014

 

 

1. Rashad Yassin, 27 anni, campo profughi Nuseirat;

2. Abduallah Kaware, Khan Younis;

3. Mohammad Ashour, 13, Khan Younis;

4. Riyadh Kaware, 50, Khan Younis;

5. Rifaat Yusef Amer, 36, Gaza City;

6. Bakir Mahmoud Judeh, 22, Khan Younis;

7. Ammar Mohammad Judeh, 26, Khan Younis;

8. Hussein Mohammad Kaware, 13, Khan Younis;

9. Fakhri Saleh Ajjouri, 22; Abraj al-Sheikh Zayed;

10. Ahmad Moussa Habib, 48, al-Shujaiyeh – Gaza City;

11. Ahmad Ahed Habib, 19, al-Shujaiyeh –  Gaza City;

12. Mohammed Shaaban, 24, Gaza City:

13. Amjad Shaaban,  30, Gaza City;

14. Khader Shaaban, 45, Gaza City;

15. Siraj Iyad Abdulal, 8, GazaCity;

16. Ra’ed Shalat, 27 anni, Gaza City;

17. Hafik Hamad, 30 anni, Beit Hanuna;

18. Ibrahim Mamedhmed Hamad, 26, Beit Hanuna;

19. Mahdi Mohammed Ahmad Hamad, 46, Beit Hanuna;

20. Fawzia Khalil Hamad, 62, Beit Hanuna; 

21. Mehdi Hamad, 16, Beit Hanuna;

22. Suha Hamad, 25, Beit Hanuna;

23. Abdul-Hadi al-Sufi, 24, Rafah;

24. Suleiman Salman Abu al-Sawaween, 30, al-Qarara;

25. Abd al-Nasser Abu Kweik, 60, campo di Nuseirat;

26. Khaled Abu Kweik, 29, campo di Nuseirat;

27. Nayfa Farajallah, 80, al-Mughraqa;

28. Rafiq al-Kafarna, 30, Beit Lahiya;

29. Muhamad Malakah, un anno e mezzo, Zeitun;

30. Amnah Malakah, 27, Zeitun;

31. Sahr Hamdan Al-Misri, 40, Beit Hanun;

32. Ibrahim al-Misri, 14 anni, Beit Hanun;

33. Mohammed Khaled al-Nimra, 22, Zeitun;

34. Hatem Abu Salem, 25, Zeitun;

35. Amir Arif, 13, Zeitun;

36. Nariman Abd al-Ghafur, un anno e mezzo, Khan Younis;

37. Sumoud al Manasrah, campo profughi Al Maghazi;

38. Mohammed Khalaf al Manasrah, 4, campo profughi Al Maghazi;

39. Nidal Khalaf al Manasrah, 5, campo profughi Al Maghazi;

40. Salah Awwad al Manasrah, 6, campo profughi Al Maghazi;

41. Amal Youssef Abdel Ghafour, 27, Khan Younis;

42. Ranim Jawde Abdel Ghafour, 18 mesi, Khan Younis;

43. Ibrahim Daoud al-Balawi, 24;

44.  Abdul Rahman Jamal Zamili, 22;

45.  Ibrahim Ahmed Abdeen, 42;

46.  Mustafa Abu Mar, 20;

47.  Khaled Abu Mar, 23;

48.  Faraj a-Jarba, 30, Deir al Balah;

49.  Marwan Hassan Isleem, 27;

50. Hani Saleh Hamad, 57, Beit Hanoun;

51. Ibrahim Hamad, 20, Beit Hanoun;

52. Samia al Arja, 65, Rafah;

53. Meriam Al Arja, 11, Rafah;

54. Hamdi Hishab, 27, Gaza City;

55.  Mohammad Qanan, 26, Khan Younis;

56. Hammad Qanan, Khan Younis;

57. Ibrahim Qanan, 24, Khan Younis;

58. Hamdi Sawali, 33, Khan Younis;

59. Ibrahim Sawali, Khan Younis;

60. Suleiman al Astal, 55, Khan Younis;

61. Ahmad al Astal, 24, Khan Younis;

62. Musa al Astal, 50, Khan Younis;

63. Mohammed Al ‘Aqad, 24, Khan Younis;

64. Asmaa al Haj, 22, Khan Younis;

65. Tareq al Haj, 18, Khan Younis;

66. Najlaa al Haj, 29, Khan Younis;

67. Amna al Haj, 12, Khan Younis;

68. Sa’ad al Haj, 17, Khan Younis;

69. Omar al Haj, 20, Khan Younis;

70. Basma al Haj, 57, Khan Younis;

71. Baha Abu al Lail, 35;

72. Ra’id Al-Zaura’, 33;

73. Mahmoud al Haj, 58, Khan Younis;

74. Salem Qandeel, 27, Khan Younis;

75. Amer al Fayiumi, 30, Khan Younis;

76. Ramadan Abu Gazal, 5, Beit Lahyia;

77. Ismail Abu Jami, 19, Khan Younis;

78. Mohammad Ehsan Farawneh, 27, Khan Younis;

79. Mohammed Wulud, 26, Jabaliya;

80. Hazem Ba’lusha, 30, Beit Hanoun;

81. Ala’a ‘Abd al-Nabi;

82. Mohammed Kamal al Kahlot, 25, Jabalya;

83. Ahmad Hamda, 24 anni, Beit Hanoun;

84. Sami Shaldan, 25 anni, Gaza City;

85. Yasmin Mohammad al Matouq, 4 anni, Beit Hanoun;

86. Hasananu Jame’, 75 anni, Khan Younis;

87. Noor al Sultan, 27, Jabaliya;

88. ‘Abed al Rahman Khattab, 8 anni;

89. Ghaliya Dib Jaber Ghannam, 7, Rafah;

90. Wissam Abdulraziq Hassan Ghannam, 23, Rafah;

91. Mahmoud Abduloraziq Hassan Ghannam, 26, Rafah;

92. Kifah Shihada Dib Ghannam, 20, Rafah;

93. Muhammad Munir Ashur, 25, Rafah;

94. Raid Abu Hani, 50, Rafah;

95. Anas Abu al-Kas, 33, Gaza City; 

96. Nour al-Ajdi, 7, Rafah;

97. Nour Abu al-Najdah, neonato, Rafah;

98. Adnan al-Ashhab, 40, campo profughi al-Nuseirat

99. Mazen Asla, 63, centro di Gaza;

100.  Mazen Abu Kas, 42, centro di Gaza;

101. Mohammed Rabih Abu Humeidan, 65, Jabaliya;

102. Saher Abu Namous, 4, Jabaliya;

103. Shahd al-Qarnawi, 5, centro di Gaza;

104. Hussein al-Mamlok, 47, al-Shujaiyya;

105. Saber Sukkar, 80, al-Shujaiyya:

106. Mohammad Samiri, 24, Deir al-Balah;

107. Rami Abu Mosa’ed, 24, Deir al-Balah;

108. Nasser Rabah Sammama, 46, Gaza City,

109. Abdul-Halim Abdul-Mo’ty Ashra, 52, Deir al-Balah;

110. Anas Yousef Qandil, 17, Jabalia;

111. Yousef Mohammad Qandil, 47, Jabalia;

112. Mohammad Edrees Abu Sneina, 20, Jabalia;

113. Abdul-Rahman Saleh al-Khatib, 38, Jabalia;

114 Husam Thieb ar-Razayna, 38, Jabalia;

115. Hasan Ahmad Abu Ghush, Gaza City;

116. Ibrahim Nabil Hamadah, Gaza City;

117. Ahmad Mazin al-Balawi, Gaza City;

118. Nabil Basal, Gaza City;

119. Muhammad al-Halabi, Gaza City;

120. Rifat Siyouti, Gaza City;

121. Rateb Subhi al-Sifi , 22, Gaza City;

122. Azmi Mohammed Abid, 51, Gaza City;

123. Nidal Mohammed Abu al-Malsh, 56, Gaza City;

124. Moustafa Mohammed ‘Inayeh, 58, Gaza City;

125. Ghassan Ahmad al-Masri, 25, Gaza City;

126. Suleyman Sa’id ‘Abid, 56, Gaza City;

127. Hala Weshahi, 31, Jabaliya (centro per disabili);

128. Suha Abu Saada, 38, Jabaliya (centro per disabili);

129. Ghazi Mustafa Areef, 62, Gaza City;

130. Mohamed Idriss Abo Sowaylim, 20, Jabaliya;

131. Fadi Yaqoub Sukar, 25, Gaza City;

132. Qassim Jabr Adwan Ouda, 16, Khan Younis;

133. Mohamed Ghazi Areef, 35, Gaza City;

134. Khawala Mahmoud Al-Hawajeree, 25, al-Bareej;

135. Ahmed Yousef Daloul, 47, Gaza City;

136. Nahid Naim al-Batsh, 41, Shujaiyya – Gaza City;

137. Bahaa Majid al-Batsh, 28, Shujaiyya – Gaza City;

138. Qusayy Isam al-Batsh, 12, Shujaiyya – Gaza City;

139. Aziza Yousif al-Batsh, 59, Shujaiyya – Gaza City;

140. Muhammad Isam al-Batsh, 17, Shujaiyya – Gaza City;

141. Ahmad Nuaman al-Batsh, 27, Shujaiyya – Gaza City;

142. Yahya Alaa al-Batsh, 18, Shujaiyya – Gaza City;

143. Jalal Majid al-Batsh, 26, Shujaiyya – Gaza City;

144. Mahmoud Majid al-Batsh, 22, Shujaiyya – Gaza City;

145. Marwah Majid al-Batsh, 25, Shujaiyya – Gaza City;

146. Majid Subhi al-Batsh, 40, Shujaiyya – Gaza City;

147. Khalid Majid al-Batsh, 20, Shujaiyya – Gaza City;

148. Ibrahim Majid al-Batsh, 18, Shujaiyya – Gaza City;

149. Manar Majid al-Batsh, 13, Shujaiyya – Gaza City;

150. Amaal Hasan al-Batsh, 49, Shujaiyya – Gaza City;

151. Anas Alaa al-Batsh, 10, Shujaiyya – Gaza City;

152. Qusayy Alaa al-Batsh, Shujaiyya – Gaza City;

153. Zakariyya Alaa al-Batsh, 20, Shujaiyya – Gaza City;

154. Ramziyya Abdul-Al, 73, Deir al-Balah;

155. Rami Abu Shanab, 25, Deir al-Balah;

156. Izz Addin al-Bulbul, Rafah;

157. Shadi Muhammad Zurub, 21, Rafah;

158. Imad Bassam Zurub, 21, Rafah;

159. Muhannad Yousif Abu Dheir, 23, Rafah;

160. Muhammad al-Araj, bambino, Khan Younis;

161. Hijaziyya al-Hilou, 80, Shujaiyya – Gaza City;

162. Husam Ibrahim al-Najjar , 14, Gaza City;

163. Layla Hasan al-Udat, campo profughi al-Maghazi;

164. Samir Hamdan, Beit Hanoun;

165. Ashraf Zurub, 21, campo profughi al-Maghazi;

166. Maher Abu Mor, 24, Khan Younis;

167. Saddam Muammar, 23, Khan Younis;

168. Moussa Muammar, 60, Khan Younis

169. Hussein Muhesin, 19, Gaza City;

170. Adham Muhammad Abdul-Fattah al-Abdu, Gaza City;

171. Hanadi Hamdi Muammar, 27, Khan Younis;

172. Abdullah Baraka, Khan Younis;

173. Hmeid Suleiman Abu al-Araj, 60, Deir al-Balah

174. Ziyad al-Najjar, 16, Khan Younis;

175. Omar Sheikh al-Eid, 4, Rafah;

176. Khalid Ahmad Sheikh al-Eid, 50, Rafah;

177. Omar Ahmad Sheikh al-Eid, 24, Rafah;

178. Mohammad Shakib al-Agha, 25, Khan Younis;

179. Mohammad Yunis Abu Yusef, 25, Khan Younis;

180. Ziyad Salim al-Shawi, 25;

181. Mohammad Taysir Hamdan, 24, sud di Gaza;

182, Abasan al-Jadida, Khan Younis;

183. Tamir Salim Qudeih, 37, Khan Younis;

184. Maher Abu Mor, 24, Khan Younis;

185. Saddam Muammar, 23, Khan Younis;

186. Moussa Muammar, 60, Khan Younis;

187. Suleiman Abu Luli, 33, Khan Younis;

188. Ata al-Umour, 57, Khan Younis;

189. Bushra Khalil Zurub, 53, Rafah;

190. Ismail Salim al-Najjar, 46, Khan Younis;

191. Muhammad Ahmad Ibrahim al-Najjar, 49, Khan Younis;

192. Ahmad Younis Abu Youssif, 28, Khan Younis;

193. Sobhi Abed el-Hamid Moussa, 77, Khan Younis;

194. Ismael Qaddouh Fattouh, 25, al-Zaytoun;

195. Ibrahim Khalil al-Asaafi, 66, Jiher el-Deek;

196. Atwa Amira al-Maamour, 63, Khan Younis.;

197. Ashraf Abu Shanab, 33, Rafah;

198. Muhammad Abu Audah, Rafah;

199. Muhammad Zahouq, Rafah;

200. bambina, 5, Rafah;

201. Muhammad al-Dabari, Rafah;

202. Ahmad al-Nawajha, Rafah;

203. Omar Abu Daqqa, Khan Younis;

204. Ibrahim Abu Daqqa, Khan Younis;

205. Khadra Abu Daqqa, 65, Khan Younis;

206. Abdulrahman Ibrahim Khalil al-Sarhi, 37, Gaza City;

207. Ahed Atef Bakir, 10, Gaza City;

208. Mohammad Ramiz Bakir, 11, Gaza City;

209. Zakariya Ahed Bakir, 10, Gaza City;

210. Ismail Mahmoud Bakir, 9, Gaza City;

211. Hamza Raed Thari, 6; Gaza City;

212. Akram Muhammad Abu Amer, 34,

213.  Kamal Muhammad Abu Amer, 38,

214.  Hussein Abd al-Latif al-Astal, 23,

215. Roqayya al-Astal, 70,

216. Yasmin Mahmud al-Astal, 4,

217. Osama Mahmud al-Astal, 6;

218. Ashraf Abu Shanab, 33; campo di Shabura, Rafah;

219. Muhammad Hassunah, 65, Rafah;

220. Muhammad al-Hoot, Rafah;

221. Zaynab Muhammad al-Abadlah, 71, Khan Younis;

222. Muhammad Mahmoud al-Qadim, 22,Deir al-Balah;

223. Ahmad Rihan, 23, nord di Gaza;

224. Mohammed Abdelrahman Hassouneh, 67, Rafah;

225. Salam Salah Fayyad, 25;

226. Mohamed Ghanem, 25, Rafah;

227. Abdullah Akhras, 27, Rafah;

228. Bashir Abdel Aal, 20, Rafah;

229. Hossam Shamlakh, 23, Sheikh Ajlin;

230. Mohammed Kamal Abdelrahman, 30, Sheikh Ajlin;

231. Fulla Tariq Shuhaibar, bambino, Sabra (quartiere di Gaza City);

232. Jihad Issam Shuhaibar,  bambino, Sabra, quartiere di Gaza City);

233. Wasim Issam Shuhaibar, bambino, Sabra (quartiere di Gaza City);

234. Khalil al-Jbour, 4, Khan Younis;

235. Yassin al-Humaidi, 4, Gaza City;

236. Ismail Youssef al-Kafarneh, uomo, Beit Hanoun;

237. Abed Ali Natheer, 26, Shajaiyya;

238. Mohammad Shadi Nateez,15, Shajaiyya;

239. Mohammad Salim Nateez, 4, Shajaiyya;

240. Hamza al-Ubadala, Beit Hanoun;

241. Majdi Jbara, 22, Rafah;

242. Fares al-Mahmoum, 5 mesi, Rafah;

243. Fares al-Taraben, 3 mesi, Beit Lahiya;

244. Nassim Mahmoud Nassir; Beit Hanoun;

245. Karam Mahmoud Nassir, Beit Hanoun;

246. Omar al-Mahmoum, 18, Rafah;

247. Hammad Abdulkarim Hammad Abu Lihyeh, 23, Khan Younis;

248. Muhammad Abdulfattah Rashad Fayyad, 26, Khan Younis;

249. Mahmoud Muhammad Fayyad, 25, Khan Younis;

250. Bilal Mahmoud Radwan, 23, Khan Younis;

251. Munthir Radwan, 22, Khan Younis;

252. Ahmad Fawzi Radwan, 23, Khan Younis;

253. Mahmoud Fawzi Radwan, 24, Khan Younis;

254. Amal Khader Ibrahim Dabbur, 40, Beit Hanoun;

255. Ismail Youssif Taha Qassem, 59,Beit Hanoun;

256.  Ahmad Abdallah al-Behnsawi, 25, Umm al Nasser;

257. Hussam Muslim Abu Eissa, 26, Jahr al-Dik;

258. Rani Abu Tawileh, Gaza City;

259. Saleh al-Zgheibi, 20, Rafah;

260. Alaa Abu Shabab, 23, Rafah;

261. Bassem Mohammed Mahmoud Madi, 22, Rafah;

262. Salmiah Suleiman Ghayyad, 70, Rafah;

263. Ahmad Ismail Abu Musallam, 14, nord di Gaza;

264. Alaa Abu Musallam, 13, nord di Gaza;

265. Muhammad Abu Musalamm, 15, nord di Gaza;

266. Mahmood Ali Darwish, 40, campo profughi di Nusairat;

267. Ahmed Hasan Saleh al-Ghalban, 23, al-Fakhari;

268. Hamada Abdallah al-Bashiti, 21, al-Fakhari;

269. Abdullah Jamal al-Samiri, 17, Khan Younis;

270. Hani As’ad Abd al-Karim al-Shami, 35, Khan Younis;

271. Mohammed Hamdan Abd al-Karim al-Shami, 35, Khan Younis

272. Rafat Bahloul, Rafah;

273. Sihab Zurub, Rafah;

274. Mohammad Matar, 23, Beit Lahiya;

275. Hamza Mohammed Abu al-Hussein, 27, Rafah;

276. Imad Hamed Alouwein, 7, Gaza City;

277. Qassem Hamed Alouwein, 4,  Gaza City;

278. Sara Mohammed Boustan, 13, Gaza City;

279. Rizk Ahmed al-Hayek, 2, Gaza City;

280. Mohammed Saad Mahmoud Abu Saade, 26, Khan Younis;

281. Naim Moussa Abu Jarad, 24, Beit Hanoun;

282. Abed Moussa Abu Jarad, 30, Beit Hanoun;

283. Siham Moussa Abu Jarad, 15, Beit Hanoun;

284. Rijaa Alyan Abu Jarad, 31, Beit Hanoun;

285. Ahlam Naim Abu Jarad, 13, Beit Hanoun;

286. Hania Abdel Rahman Abu Jarad, 3, Beit Hanoun;

287. Samih Naim Abu Jarad, 1, Beit Hanoun;

288. Moussa Abdel Rahman Abu Jarad, 6, Beit Hanoun;

289. Moustafa Faysal Abu Sanina, 18, Rafah;

290. Imad Faysal Abu Sanina, 18, Rafah;

291. Nizar Fayez Abu Sanina, 38, Rafah;

292. Ghassan Salem Moussa, 28, Khan Younis;

293. Mohammed Salem Shaat, 20, Khan Younis;

294. Ahmed Salem Shaat, 22, Khan Younis;

295. Amjad Salem Shaat, 15, Khan Younis;

296. Mohamed Talal al-Sanaa, 20, Rafah;

297. Ayad Ismail al-Rakib, 26, Khan Younis;

298. Yehya Bassam al-Sirri, 20, Khan Younis;

299. Mohammed Bassam al-Sirri, 17, Khan Younis;

300. Mahmoud Redda Salhia, 56, Khan Younis;

301. Moustafa Redda Salhia, 21, Khan Younis;

302. Mohammed Moustafa Salhia, 22, Khan Younis;

303. Wissam Redda Salhia, 15, Khan Younis;

304. Ibrahim Jamal Kamal Nasser, 13, Khan Younis;

305. Ahmed Mahmoud Hassan Aziz, 34, Khan Younis;

306. Said Ola Issa, 30, Khan Younis;

307. Mohammed Awad Fares Nassar, 25, Khan Younis;

308. Mohammed Jihad al-Kara, 29, Khan Younis;

309. Rashdi Khaled Nassar, 24, Khan Younis;

310. Rand Walid Likan, 27, Khan Younis;

311. Raafat Ali Bahloul, 36, Khan Younis;

312. Bilal Ismail Abu Daqqah, 33, Khan Younis;

313. Mohammed Ismail Samour, 21, Khan Younis;

314. Ismail Ramadan al-Lawalhi, 21, Khan Younis;

315. Mohammed Ziad al-Rahhel, 6, Beit Lahia;

316. Mohammed Ahmed Abu Zaanounah, 36, Beit Lahia;

317. Mohammed Rafic al-Rahhel, 22, Beit Lahia;

318. Fadel Mohammed al-Banna, 29. Jabaliya;

319. Mohammed Atallah Awdeh Saadat, 25, Beit Hanoun;

320. Mohammed Abedel Rahman Abu Hamad, 25, Beit Lahia;

321. Maali Abedel Rahman Suleiman Abu Zayed, 24, al-Wista;

322. Mahmoud Abdel Hamid al-Zuweidi, 23, Beit Lahia;

323. Dalia Abdel Hamid al-Zuweidi, 37, Beit Lahia;

324. Ruaia Mahmoud al-Zuweidi, 6, Beit Lahia;

325. Nagham Mahmoud al-Zuweidi, 2, Beit Lahia;

326. Amer Hamoudah, 7, Beit Lahia;

327. Mahmoud Rizk Mohammed Hamoudah, 18, Beit Lahia;

328. Mohammed Khaled Jamil al-Zuweidi, 20, Beit Lahia;

329. Mohammed Ahmad al-Saidi, 18, Khan Younis;

330. Abdel Rahman Mohammed Awdah Barak, 23, al-Wista;

331. Tarek Samir Khalil al-Hitto, 26, al-Wista;

332. Mahmoud al-Sharif, 24, al-Wista;

333. Mohammed Fathi al-Ghalban, 23, Khan Younis;

334. Mahmoud Anwar Abu Shabab, 16, Rafah;

335. Mo’men Taysir al-Abed Abu Dan, 24, al-Wista;

336. Abdel Aziz Samir Abu Zeiter, 31, al-Wista;

337. Mohammed Ziad Zaabout, 24;

338. Hatem Ziadah Zaabout, 22;

339. Ahmad Maher Mohammed Abu Thuria, 25, al-Wista;

340. Abdullah Ghazi Abdullah al-Masri, 30, al-Wista;

341. Ayman Hisham al-Naaouq, 25, al-Wista;

342. Akram Mahmoud al-Matwouk, 37,  Jabaliya;

343. Salem Ali Abu Saadah, Khan Younis;

344. Hosni Mahmoud al-Absi, 56, Rafah;

345. Mohammed Mahmoud Moamar, 30, Rafah;

346. Hamza Mahmoud Moamar, 21, Rafah;

347. Anas Mahmoud Moamar, 17, Rafah;

348. Mohammed Ali Jundieh, 38;

349. Mohammed Khalil al-Hayyah;

350. Osama Khalil al-Hayyah;

351. Khalil Osama al-Hayyah;

352. Hala Saqer Abu Hin;

353. Fahmi Abdel Aziz Abu Said, 29, al-Wista;

354. Ahmad Tawfiq Zannoun, 26, Rafah;

355. Sohaib Ali Jomaa Abu Qoura, 21, Rafah;

356. Homeid Sobh Mohammed Abu Foujo, 22, Rafah;

357. Toufic Marshoud, 52;

358. Hiba Hamed al-Sheikh Khalil, 14;

359. Toufic al-Barawi Marshoud, al-Shujaieh;

360. Ahmad Ishaq al-Rimlawi, al-Shujaieh;

361. Marwa Suleiman al-Sirsawi, al-Shujaieh;

362. Raed Mansour Nayfa, al-Shujaieh;

363. Osama Rabhi Ayyad, al-Shujaieh;

364. Ahed Moussa al-Sirsik, al-Shujaieh;

365. Fouad Jaber, al-Shujaieh;

366. Khaled Hamed,  al-Shujaieh;

367. Mohammed Ayman al-Shaer, 5, Khan Younis;

368. Leila Hasan al-Shaer, 33, Khan Younis;

369. Salah Saleh al-Shaer, circa 40 anni, Khan Younis;

370. Imama Isama Khalil al-Hayya, 9, al-Shujayeh;

371. Talla Akram Ahmad al-Atwi, 7, al-Shujayeh;

372. Tawfiq Ibrawi Salem Marshoud, 52, al-Shujayeh;

373. Hatim Ziad Ali al-Zabout, 24,  al-Shujayeh;

374. Khalid Riyad Mohammed Hamad, 25, al-Shujayeh;

375. Khadija Ali Moussa Shahadi, 62, al-Shujayeh;

376. Khalil Osama Khalil al-Hayya, 7, al-Shujayeh;

377. Khalil Salim Ibrahim Mousbah, 53, al-Shujayeh;

378. Dima Adil Abdullah Aslim, 2, al-Shujayeh;

379. Dina Rushdi Omar Hamadi, 15, al-Shujayeh;

380. Rahaf Akram Ismail Abu Joumea, 4, al-Shujayeh;

381. Saji Hassan Akram al-Hallaq, 4, al-Shujayeh;

382. Samia Hamid Mohammed al-Shaykh Khalil, 3, al-Shujayeh;

383. Soad Mohammed Abdel Razik al-Hallaq, 62, al-Shujayeh;

384. Samar Osama Khalil al-Hallaq, 29, al-Shujayeh;

385. Shadi Ziad Hassan Aslim, 15, al-Shujayeh;

386. Shireen Fathi Othman Ayyad, 18, al-Shujayeh;

387. Adil Abdullah Salim Aslim, 39, al-Shujayeh;

388. Assem Khalil Abed Ammar, 4, al-Shujayeh;

389. Ahed Saed Moussa al-Sirsik, 30, al-Shujayeh;

390. Ayisha Ali Mahmoud Zayid, 54, al-Shujayeh;

391. Abdelrahman Akram Mohammed al-Skafi, 22, al-Shujayeh;

392. Abdelrahman Abdelrazak Abdelrahman al-Shaykh Khalil, 24, al-Shujayeh;

393. Abdullah Mansour Radwan Ammara, 23, al-Shujayeh;

394. Abed Rabboh Ahmad Mohammed Zayid, 58, al-Shujayeh;

395. Isam Atieh Said al-Skafi, 26, al-Shujayeh;

396. Ola Ziad Hassan Aslim, 11, al-Shujayeh;

397. Alaa Jamal al-Din Mohammed Bourda, 35, al-Shujayeh;

398. Ali Mohammed Hassan al-Skafi, 27, al-Shujayeh;

399. Omar Jamil Soubhi Hammouda, 10, al-Shujayeh;

400. Ghada Soubhi Sa’adi Ayyad, 9, al-Shujayeh;

401. Ghada Ibrahim Suleiman Udwan, 39, al-Shujayeh;

402. Fadi Ziad Hassan Aslim, 10, al-Shujayeh;

403. Fatima Abdelrahim Abdelqadir Abu Ammouna, 55, al-Shujayeh;

404. Fida’a Rafiq Diab Ayyad, 24, al-Shujayeh;

405. Fahmi Abdelaziz Sa’ed Abu Said, 29, al-Shujayeh;

406. Qinan Hassan Akram al-Hallaq, 6, al-Shujayeh;

407. Maysa Abdelrhaman Said al-Sirsawi, 37, al-Shujayeh;

408. Mohammed Ashraf Rafiq Ayyad, 6, al-Shujayeh;

409. Mohammed Hassan Mohammad al-Skafi, 53, al-Shujayeh;

410. Mohammed Rami Fathi Ayyad, 2, al-Shujayeh;

411. Mohammed Ra’ed Ihsan Aqqila, 19, al-Shujayeh;

412. Mohammed Ziad Ali al-Zabbout, 23, al-Shujayeh;

413. Mohammed Mohammed Ali Muharrib Jundiyah, 38, al-Shujayeh;

414. Mohammed Hani Mohammad al-Halaq, 2, al-Shujayeh;

415. Marrah Shakil Ahmad al-Jammal, 11, al-Shujayeh;

416. Marwan Mounir Saleh Qunfud, 23, al-Shujayeh;

417. Marwa Salman Ahmad al-Sirsawi, 13, al-Shujayeh;

418. Moussaeb al-Khayr Salah al-Din Said al-Skafi, 27, al-Shujayeh;

419. Mona Suleiman Ahmad al-Sheikh Khalil, 49, al-Shujayeh;

420. Mona Abdelrahman Mahmoud Ayyad, 42, al-Shujayeh;

421. Nirmin Rafiq Diab Ayyad, 20, al-Shujayeh;

422. Hala Akram Hassan al-Hallaq, 27, al-Shujayeh;

423. Hala Soubhi Saidi Ayyad, 25, al-Shujayeh;

424. Hala Saqr Hassan al-Hayya, 29, al-Shujayeh;

425. Hani Mohammed Ahmad al-Hallaq, 29, al-Shujayeh;

426. Hiba Hamid Mohammed al-Shaykh Khalil, 13, al-Shujayeh;

427. Youssef Ahmad Younis Mustafa, 62, al-Shujayeh;

428. Youssef Salim Hamto Habib, 62, al-Shujayeh;

429. senza nome;

430. Mohammed Ayman al-Shaer, 5, Khan Younis;

431. Leila Hasan al-Shaer, 33, Khan Younis;

432. Salah Saleh al-Shaer, circa 40 anni, Khan Younis;

433. Hibatullah Akram al-Shaer, 7, Khan Younis;

434. Youssef Sha’aban Ziyadeh, 44, al-Barij;

435. Jamil Sha’aban Ziyadeh, 53, al-Barij;

436. Sha’aban Jamil Ziyadeh, 12, al-Barij;

437. Omar Sha’aban Ziyadeh, al-Barij;

438. Muftiya Mohammed Ziyadeh, al-Barij;

439. Bayyan Abdel Latif Ziyadeh, al-Barij;

440. Ismail al-Qurdi, al-Barij;

441. Mohammed Mahmoud al-Muqadama, 30, al-Barij;

442. Najah Sa’ad el-Din Daraji, 65, Rafah;

443. Abdullah Youssef Daraji, 3, Rafah;

444. Mohammed Baghdar al-Dughma, 20, Beni Soheileh;

445. Mohammed Raja’ Mohammed Handam, 15, Rafah;

446. Aya Bahjat Abu Sultan, 15, Beit Lahya;

447. Hani Mohammed al-Halaq, 29, al-Ramal;

448. Suad Mohammed al-Halaq, 62, al-Ramal;

449. Qinan Akram al-Halaq, 5, al-Ramal;

450. Samar Osama al-Halaq, 29, al-Ramal;

451. Saji al-Halaq, al-Ramal;

452. Ibrahim Khalil Ammar, al-Ramal;

453. Ahmad Yassin, al-Ramal;

454. Rayan Taysir Abu Jamea, 8, Khan Younis;

455. Fatima Mahmoud Abu Jamea, Khan Younis;

456. Sabah Tawfiq Mahmoud Abu Jamea, 38, Khan Younis;

457. Rozan Tawfiq Ahmad Abu Jamea, 14, Khan Younis;

458. Jawdat al-Tawfiq Ahmad Abu Jamea, 24, Khan Younis;

459. Tawfiq Ahmad Abu Jamea, 5, Khan Younis;

460. Haifa Tawfiq Ahmad Abu Jamea, 9, Khan Younis;

461. Yasmin Ahmad Salama Abu Jamea, 25, Khan Younis;

462. Suheila Bassam Ahmad Abu Jamea, Khan Younis;

463. Shahinaz Walid Ahmad Abu Jamea, 1, Khan Younis;

464. Hossam Hossam Abu Qaynas, 5, Khan Younis;

465. donna senza nome, Khan Younis;

466. donna, 30 anni, Khan Younis;

467. bambino, Khan Younis;

468. Ahmad Suleiman Mahmoud Sahmoud, 34, Khan Younis;

469. Minwa Abdel Bassit Ahmad al-Sabea, 37, Beit Hanoun;

470. Mahmoud Moussa Abu Anzar, 25, Khan Younis;

471. Turkiyah al-Abed al-Biss;

472. corpo non identificato al Kamal Adwan Hospital;

473. corpo non identificato al Kamal Adwan Hospital;

474. Abdullah Omar al-Maghribi, Rafah;

475. Najah al-Maghribi, Rafah;

476. Bassem al-Brayim, Khan Younis;

477. Ra’ed Mansour Nayfeh, Gaza City;

478. Fuad Jaber, Gaza City;

479. Mohammed Mahmoud Hussein Moammar was killed in Rafah;

480. Hamza Mahmoud Hussein Moammer, Rafah;

481. Anas Mahmoud Hussein Moammer, Rafah;

482. Bilal Jaber Mohammed al-Ashhab, 22, al-Mughraqa;

483. senza nome, al-Mughraqa;

484. Ra’ed Ismail al-Bardawil, 26, Rafah;

485. senza nome;

486. senza nome;

487. senza nome;

488. senza nome;

489. senza nome;

490. senza nome;

491. senza nome;

492. senza nome;

493. Sumoud Nasr Siyam, 26, Rafah;

494. Mohammed Mahrous Salam Siyam, 25, Rafah;

495. Badr Nabil Mahrous Siyam, 25, Rafah;

496. Ahmad Ayman Mahrous Siyam, 17, Rafah;

497. Mustafa Nabil Mahrous Siyam, 12, Rafah; 

498. Ghaydaa Nabil Mahrous Siyam, 8, Rafah;

499. Shireen Mohammed Salam Siyam, 32, Rafah;

500. Dalal Nabil Mahrous Siyam, 8, Rafah;

501. Kamal Mahrous Salama Siyam, 27, Rafah;

502. Abdullah Trad Abu Hjeir, 16, al-Nusseirat;

503. Ahmad Moussa Shaykh al-Eid, 23, Rafah;

504.Zakariah Massoud al-Ashqar, 24, Gaza City;

505. Kamal Talal Hassan al-Masri, 22, Beit Hanoun;

506. Ra’ed Isam Daoud, 30, al-Zeitoun;

507. Fatima Abu Ammouna, 55, al-Shujayeh;

508. Ahmad Mohammed Azzam, 19, al-Shujayeh;

509. Mahmoud Hassan al-Nakhala;

510. Kamal Massoud, 21, al-Zeitoun;

511. Saleh Badawi, 31, al-Zeitoun;

512. corpo non identificato al Gaza European hospital;

513. Majdi Mahmoud al-Yazaji, 56, Gaza City;

514. Mohammed Samih al-Ghalban, Gaza City;

515. Karam Ibrahim Atieh Barham, 25, Khan Younis;

516. Nidal Ali Abu Daqqa, 26, Khan Younis;

517. Nidal Joumea Abu Assi, 43, Khan Younis;

518. Mohammed Mahmoud al-Maghribi, 24, Khan Younis;

519. Mayar al-Yazaji, 2, al-Karama;

520. Yasmin al-Yazaji, al-Karama;

521. Wajdi al-Yazaji, al-Karama;

522. Safinaz al-Yazaji, al-Karama;

523. bambino, 5, al-Karama;

524. Mahran Kamel Jondeyah, 32, al-Shujayeh;

525. Tamer Nayef Jondeyah, 30, al-Shujayeh;

526. Rahma Ahmad Jondeyah, 50, al-Shujayeh;

527. Ibrahim Shaaban Bakroun, 37, al-Shaaf;

528. senza nome, Al Aqsa Martyrs Hospital;

529. senza nome, Al Aqsa Martyrs Hospital;

530. senza nome, Al Aqsa Martyrs Hospital;

531. senza nome, Al Aqsa Martyrs Hospital;

532. Youssef Ghazi Hamidieh, 25, al-Shujayeh;

533. Moataz Jamal Hamidieh, 18, al-Shujayeh;

534. Aed Jamal Hamidieh, 21, al-Shujayeh;

535. Aya Yasser al-Qassas, Gaza city;

536. Aesha Yasser al-Qassas, Gaza city;

537. Nasma Iyad al-Qassas, Gaza city;

538. Lamyaa Iyad al-Qassas, Gaza city;

539. Israa al-Qassas, Gaza city;

540. Yasmin al-Qassas, Gaza city;

541. Arwa al-Qassas, Gaza city;

542. Aliaa al-Syam, Gaza city;

543. Fayza al-Syam, Gaza city;

544. Soumaya al-Syam, Gaza city;

545. Fatima Ahmad al-Arja, Rafah;

546. Atieh Youssef Dardouna, 26, Jabalia;

547. senza nome, Rafah;

548. senza nome, Rafah;

549. senza nome, Rafah;

550. Fadi Azmi Brayaem, Deir al-Balah;

551. Othman Salem Brayaem, Deir al-Balah;

552. Salem Abdel Majeed Brayaem, Deir al-Balah;

553. senza nome, mosche al-Shamaa, Gaza city;

554. senza nome, moschea al-Shamaa, Gaza city;

554. Ibrahim Dib Ahmad al-Kilani, 53, al-Wista;

555. Mahmoud Shaaban Mohammed Derbas, 37, Bourj al-Salam;

556. Yaser Ibrahim Dib al-Kilani, 8,  Bourj al-Salam;

557. Elias Ibrahim Dib al-Kilani, 4, Bourj al-Salam;

558. Taghrid Shaaban Mohammed al-Kilani, 45, Bourj al-Salam;

559. Sawsan Ibrahim Dib al-Kilani, 11, Bourj al-Salam;

560. Rim Ibrahim Dib al-Kilani, 12, Bourj al-Salam;

561. Aida Shaaban Mohammed Derbas, 47, Bourj al-Salam;

562. Soura Shaaban Mohammed Derbas, 41, Bourj al-Salam;

563. Yaseen Ibrahim Dib al-Kilani, 9, Bourj al-Salam;

564. Inas Shaaban Mohammed Derbas, 30, Bourj al-Salam;

565. Jihad Mahmoud al-Maghribi, 22, Khan Younis;

566. Fadi Bashir al-Abadleh, 22, Khan Younis;

567. senza nome;

568. senza nome;

569. senza nome;

570. Wael Jamal Harb, 32;

571. Hasan Khodor Bakr, 60;

572. Mahmoud Suleiman Abu Sobha, 55, Khan Younis;

573. Abdullah Ismail al-Bahisi, 27, Deir al-Balah;

574. Misaab Saleh Salameh, 19, Khan Younis;

575. Mohammed Nasr Haroun, 38, al-Nsayrat;

576. Naji Jamal al-Fajm, 26, Khan Younis;

577. Ibtihal Ibrahim al-Rimahi, Deir al-Balah;

578. Youssef Ibrahim al-Rimahi, Deir al-Balah;

579. Iman Ibrahim al-Rimahi, Deir al-Balah;

580. Salwa Abu Monifi, Deir al-Balah;

581. Samira Abu Monifi, Deir al-Balah;

582. Haytham Samir al-Agha, 26, Khan Younis;

583. Walid Suleiman Abu Daher, 21, Khan Younis;

584. Yasmin Ahmad Abu Mor, 25, Rafah;

585. Sameh Zahir al-Sowafiri, 29, Rafah;

586. Mohammed Moussa Abu Fayad, 36, Rafah;

587. Fatima Hasan Azzam, 70, al-Zaytoun;

588. Maryam Hasan Azzam, 50, al-Zaytoun;

589. senza nome;

590. senza nome;

591. senza nome;

592. senza nome;

593. senza nome;

594. senza nome;

595. senza nome;

596. Soha Naim al-Kharwat, 25, nord di Gaza (incinta);

597. Mona Rami al-Kharwat, 4, nord di Gaza;

598. Ahmad Salah abu Sido, 17, al-Mahatta;

599. Mahmoud Slim Mostafa Daraj, 22, Jabalia;

600. Ibrahim Sobhi al-Firi, 25, Beit Lahia;

601. Ahmad Assaad al-Boudi, 24, Beit Lahia;

602. senza nome, Beit Lahia;

603. Raed Salah, 22, al-Breij;

604. Ahmad Nasim Saleh, 23, al-Breij;

605. Mahmoud Ghanem, 22, al-Breij;

606. Hasan Shaaban Khamisi, 28, campo profughi al-Maghazi;

607. Tareq Fayeq Hajjaj, 22;

608. Ahmad Ziad Hajjaj, 21;

609. Mohammed Shahadeh Hajjaj, 31;

610. Fayza Saleh Abdul Rahman Hajjaj, 66;

611. Rawan Ziad Hajjaj, 15;

612. Youssef Mohammed Hajjaj, 28;

613. Hakema Nafea Abu Edwan, 75, Rafah;

614. Najah Nafea Abu Edwan, 85, Rafah;

615. Misaab Nafeth al-Ajala, 30, al-Shujayeh;

616. Khalaf Atieh Abu Sanima, 18, Rafah;

617. Khalil Atieh Abu Sanima, 20, Rafah;

618. Mohammed Jamal al-Jarif, 24, Khan Younis;

619. Ahmad Issam Wishah, 29, al-Wista;

620. Ahmad Kamal Abu Maghsib, 35, al-Wista;

621. Raed Abdulrahman Abu Mighsib, 35, al-Wista;

622. Ahmad Mohammed Ramadan, 30, al-Wista;

623. Mostafa Mohammed Mahmoud Fayad, 24;

624. Nour al-Islam Abu Howayshil, 12;

625. Youssef Abu Mostafa, 27, Nosayrat;

626. Hani Awad Awda Samour, 75, Khan Younis;

627. Ahmad Ibrahim Shbeir, Khan Younis;

628. Obeida Abu Howayshil, Nosayrat;

629. Nour al-Islam Abu Howayshil, 12, Nosayrat;

630. Radi Abu Howayshil, 20, Nosayrat;

631. Samih Abu Jalalah, 64, Rafah;

632. Hamza Ziadeh Abu Anza, 18, Khan Younis;

633. Osama Bahjat Rajab, 21, Beit Lahia;

634. Mohammed Dauood Hamoudah, 23, Beit Lahia;

635. Sadam Ibrahim Abu Assi, 23, Khan Younis;

636. Wisam Alaa Najjar, 17, Khan Younis;

637. senza nome, Khan Younis;

638. senza nome, Khan Younis;

639. senza nome, Khan Younis;

640. senza nome, Beit Lahia;

641. senza nome, Beit Lahia;

642. Mohammed Mansour al-Bashiti, Khan Younis;

643. Bassam Abdullah Abu Taimah, 23, Khan Younis;

644. Mohammed Naim Abu Taimah, 25, Khan Younis;

645. Zainab Abu Tir, bambino, Khan Younis;

646. Ismail Abu Zarifa, 60, Khan Younis;

647. Mojahed Marwan Said al-Skafi, 20, al-Shujayeh;

648. Adnan Ghazi Habib, 23, al-Mighraqa;

649. Mohammed Radi Abu Raida, 22, Bani Souhayla;

650. Nidal Hamad al-Ajla, 25, moschea di al-Shamaa;

651. Mohammed Ziad Habib, 30, Gaza city;

652. senza nome;

653. Hasan Abu Hin, 70, al-Shujayeh;

654. M. Osama Abu Hin, 34, al-Shajayeh;

655. Al-Mostafa Abdulrahman Abu Hin, 24, al-Shujayeh;

656. Hasan Khalil Salah Abu Jamous, 29, Khan Younis;

657. Mahmoud Youssef Khaled al-Abadilah, 22, Khan Younis;

658. Nour Abdulrahman al-Abadilah, 24, Khan Younis;

659. Mohammed Farid al-Astal, Khan Younis;

660. senza nome, Khan Younis;

661. Mohammed Abed al-Raouf al-Deddeh, 39;

662. Ahmad Mohammed Bilbol;

663. Hosam Ayman Ayyad, 24, al-Shujayeh;

664. Mohammed Sami Omran, 26, Khan Younis;

665. Mahmoud Awwad Ziadeh;

666. Wissam Bahjat Rajab;

667. Rabea Qassem Abu Ras;

668. Azzat Omaya al-Sayyed;

669. Ahmad Adel Homaydah;

670. Manal Mohammed al-Astal, 45, Khan Younis;

671. Yasmin Hasan Mohammed al-Moqataa, 27, Deir al-Balah;

672. Jounay Rami Yasser al-Moqataa, 2, Deir al-Balah;

673. Said Ahmad Taqfiq Tawil, 22, Deir al-Balah;

674. Raed Salem al-Radea, 20;

675. Salma Salem al-Radea, 2;

676. Iyad Ghaleb al-Radea, 19;

677. Atef Ahmad Abu Daqa, Khan Younis;

678. Dr. Ibrahim Omar al-Halaq, 40, Khan Younis;

679. Wael Maher Awad, 23, Khan Younis;

680. Ahmad Mahmoud Sahwil, 23, Khan Younis;

681. Issam Ismail Abu Shaqra, 42, Khan Younis;

682. Abdel Rahman Ibrahim Abu Shaqra, 17, Khan Younis;

683. Mohammed Ahmad Akram Abu Shaqra, 17, Khan Younis;

684. senza nome;

685. Ayman Adhab Youssef al-Hajj Ahmad, 16, al-Breij;

686. Bilal Ali Ahmad Abu Adhra, 25, al-Breij;

687. Abdel Karim Nasser Saleh Abu Jarmi, 24, al-Breij;

688. Alaa Jihad Ali Khatab, 25, Deir al-Balah;

689. Abdel Qadir Jamil al-Khaldi, 23, al-Breij;

690. Fayez Nayef al-Thatha, 24, al-Zeitoun;

691. Fayez Naim al-Thatha, 17, al-Zeitoun;

693. senza nome;

694. senza nome;

695. senza nome;

696. Bassam Khaled Abu Shahla, 44, Absan;

697. Sleiman Sleiman al-Barim, 27, Absan;

698. Ahmad Rifaat al-Raqab, 23, Absan;

699. Mohammed Ismail al-Istal, 17, Beni Soheileh;

700. Ismail Mohammed al-Istal, 48, Beni Soleileh;

701. Ahmad Mohammed Ismail al-Istal, 20, Beni Soleileh;

702. Mohammed Hassan Abdel Qadir al-Istal, 43, Beni Soleileh;

703. Ibrahim Abdallah Abu Aytah, 67, Beit Lahia;

704. Ahmad Ibrahim Abdallah Abu Aytah, 30, Beit Lahia;

705. Jamila Salim Abu Aytah, 65, Beit Lahia;

706. Adham Ahmad Abu Aytah, 11, Beit Lahia;

707. Khalil Nasser Atieh Wasah, 21, centro di Gaza;

708. Milad Omran al-Istal, 29, Khan Younis;

709. Mohammed Omran Khamis al-Istal, 33, Khan Younis;

710. Malek Amin Ahmad al-Istal, 24, Khan Younis;

711. Ahmad Thaer Omran al-Istal, 33, Khan Younis;

712. Amin Thaer Omran al-Istal, 3, Khan Younis;

713. Nada Thaer Omran al-Istal, 5, Khan Younis;

714. Bilal Zayid Ahmad Olwan, 20, nord di Gaza:

715. Abdel Rahman Mahmoud Abdel Fatah Abdelnabi, 1, Jabaliya;

716. Hadi Abdulhamid Abdulnabi, 3,  Jabalia;

717. Ahmad Ibrahim Said al-Qaraan, 26, al-Wista;

718. Mohammed Ibrahim Abu Aytah, 32, Jabalia;

719. Majed Mahmoud Mohammed Hamid, nord di Gaza;

720. Mahmoud Ismail Mohammed al-Istal, Khan Younis;

721. Mohammed Saleh al-Istal, Khan Younis;

722. Abdel Hadi Abdulhamid Abdelnabi, 2, nord di Gaza;

723. Mohammed Ahmad Salam al-Najjar, Khan Younis;

724. Shadi Youssef al-Najjar, Khan Younis;

725. Anwar Ahmad Abu Daqqah, Khan Younis;

726. Sami Moussa Abu Daqqah, Khan Younis;

727. Adly Khalil Abu Daqqah, Khan Younis;

728. Bakr Fathi al-Najjar, Khan Younis;

729. Nabil Qadhi, Khan Younis;

730. Khodor Khalil al-Louh, 45, nord di Gaza;

731. Hanan Jihad Matar, nord di Gaza;

732. Mohammed Ibrahim Abu Daqqah, 42, Khaza’a;

733. Akram Ibrahim Abu Daqqah, 50, Khaza’a;

734. Ahmad Abdulkarim Ahmad Hasan, Khan Younis;

735. Mohammed Ismail Khodor, Khan Younis;

736. Ola Khalil Abu Aida, 27,  al-Zahraa;

737. Anas Akram al-Skafi, 18, al-Shujayeh;

738. Saad Akram al-Skafi, 18, al-Shuajaiyeh;

739. Mohammed Jihad Matar, Beit Hanoun;

740. Amina Jihad Matar, Beit Hanoun;

741. Tammam Mohammed Hamad, Beit Hanoun;

742. Khadir Khalil al-Luh, 50, al-Attatara;

743. Rasmi Abu Rayda, Khaza’a;

744. Mohammed Abu Youssef, Khaza’a;

745. Ahmad Kodeih, Khaza’a;

746. Rami Kodeih, Khaza’a;

47. Ismail Hasan Abu Rajila, 57, Khan Younis;

748. Nafeth Suleiman Kodeih, 45, Khan Younis;

749. Badr Hatem Kodeih, 13, Khan Younis;

750. Hanafi Mahmoud Abu Youssef, 42, Khan Younis;

751. Abdulaziz Noureldine Nour, 21, al-Shujayeh;

752. Amir Adel Islam, 9, Rafah;

753. Issam Faissal Syam, 23, Rafah;

754. Amir Adel Syam, 13, Rafah;

755. Sa’er Awda Shamali, 19, al-Shujayeh;

756. Mohammed Youssef al-Qadi, 27;

757. Mohammed Suleiman Awkal, 36, Rafah;

758. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

759. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

760. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

761. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

762. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

763. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

764. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

765. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

766. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

767. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

768. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

769. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

770. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

771. senza nome, ucciso nel bombardamento della scuola dell’UNRWA a Beit Hanoun;

772. Ahmad Jomia’an Abu Hojeir, 19, al-Wista;

773. Yasmin Ahmad Abu Mor, 27;

774. Mahmoud Silmi Rowayshid, 50, Rafah;

775. Duaa Raed Abu Awdeh, 17, scuola dell’UNRWA, Beit Hanoun;

776. Amer Abdelraouf Mohammed al-Azab, 26, Deir al-Balah;

777. Mahmoud Jamad Awad Abdeen, 12, Khan Younis;

778. Mohammed Abdullah Mohammed al-Najjar, Khan Younis;

779. Ahmad Talal al-Najjar, Khan Younis;

780. Ashraf Ibrahim Hasan al-Najjar, 13, Khan Younis;

781. Sanaa Hasan Ali al-Astal, Khan Younis;

782. Nabil Mahmoud Mohammed al-Astal, 12, Khan Younis;

783. Ashraf Mahmoud Mohammed al-Astal, Khan Younis;

784. senza nome;

785. senza nome;

786. senza nome;

787. senza nome;

788. senza nome;

789. senza nome;

790. senza nome;

791. Mohammed Rateb Abu Jazar, 26, Khan Younis;

792. Hisham Mohammed Abu Jazar, 23, Khan Younis;

793. Mohammed Farhan Abu Jazar, 19, Khan Younis;

794. Mahmoud Selmy Abu Roweished, 49, Khan Younis;

795. Shadi Sleiman Kuwaraa, 31, Khan Younis;

796. Ibrahim Jihad Abu Laban, 27, al-Zeitoun;

797. Karam Mohammad Zaqout, 12, campo profughi al-Nuseirat;

798. senza nome;

799. senza nome;

800. Mahmoud Asaad Ghaban, 24, Beit Lahia;

801. Mahmoud Sleiman al-Istal, 17, European Hospital of Gaza;

802. Leila Ibrahim Zaarab, 40, European Hospital of Gaza;

803. Maram Rajeh Fayyad, Al Aqsa Martyrs Hospital;

804. Shaymaa Hussein Abdulqader Qanan, 23;

805. Suleiman al-Shawwaf, 21, Khan Younis;

806. Salah Ahmad Hassanein, 45, Rafah;

807. Abdulaziz Salah Hassanein, 15, Rafah;

808. Mohammed Samir Abdulal al-Najjar, 25, Khan Younis;

809. Rasmeya Salameh, 24, Khan Younis;

810. Eid Mohammed Abu Qtayfan, 23, Deir al-Balah;

811. Ali Mohammed Asfour, 58, Khan Younis;

812. Hadi Salaheldine Abu Hassanein, 12, Rafah;

813. Mohammed Ibrahim al-Khatib, 27, Khan Younis;

814. Rasha Abedrabeh Afaneh, 28, Khan Younis;

815. Abdulhadi Salah Hassanein, 9, Rafah;

816. Najat al-Najjar, 35, Bani Souhayla;

817. Iyad Nasser Shrab, Khan Younis;

818. Sharif Mohammed Hassan, 27, Khan Younis;

819. Mohammed Khalil Hamad, 18, Khan Younis;

820. Mamdouh Ibrahim al-Shawwaf, 25, Khan Younis;

821. Walid Said al-Harazin, 5, al-Shujayeh;

822. Tarek Zohdi, al-Wista;

823. Salamah Abu Kamil, al-Wista;

824. Ahmad Mahdi Abu Zour, 25;

25. Naji Basem Abu Amounah, 25;

826. Mohammed Yaseen Syam, al-Zaytoun;

827. Rami Mohammed Yaseen, al-Zaytoun;

828. Imad Adnan Abu Kamil, 20, al-Maghraqa;

829. Kamal Idwan, morto per le ferite riportate in un ospedale in Giordania;

630. Jihad Hasan Hamad, 20, Rafah;

831. Osama Salem Shahin, 27, Khan Younis;

832. Suleiman Abu Younes, 25, Khan Younis;

833. Mohammed Kamel al-Naqah, 34, European Hospital of Gaza;

834. Kamal Kamal al-Naqah, 35, European Hospital of Gaza;

835. Hasan Hussein al-Hourawy, 38, morto per le ferite all’ospedale al-Shifaa, Gaza City;

836. Mohammed Issa Khaled Haji, 24, morto per le ferite all’ospedale al-Shifaa, Gaza City;

837. Hamed al-Borai, paramedico, ucciso nella sua ambulanza a Beit Hanoun;

838. Yaseen Mostafa al-Astal, 38, Khan Younis;

839. senza nome;

840. senza nome;

841. senza nome;

842. senza nome;

843. senza nome;

844. senza nome;

845. senza nome;

846. senza nome;

847. senza nome;

848. senza nome;

849. senza nome;

850. Kamal Mohammed al-Wasifi, 26, al-Shifaa hospital;

851. Mazen Adnan Abidin, 23, Rafah;

852. Saleh Abidin, 35, Rafah;

853. senza nome, Rafah;

854. Mohammed Abdulnaser Abu Zinah, 24, al-Zaytoun;

855. Abdulmajid Al-Aidi, 35, al-Zaytoun;

856. Mohammed Ahmad Abu Wadeyah, 19, al-Wista;

857. Hani Adel Abu Hassanein, 24, al-Wista;

858. senza nome;

859. senza nome;

860. senza nome;

861. senza nome;

862. senza nome;

863. senza nome;

864. senza nome;

865. Yousra Salem Hasan al-Brayem, 65, al-Sohayla;

866. Mohammed Matar al-Abadilah, 32, ucciso in un’ambulanza;

867. Islam Ibrahim Naji,19,  al-Sheikh Radwan;

868. Mohammed Hosni al-Saqa, 20, al-Shiekh Radwan;

869. senza nome, al-Shohadaa Street;

870. Ismail Abdulqader Kojok, 53, Gaza city;

871. Ayesh Salam Armilat, 39;

872. Hosam Abdulghani Yaseen, 15;

873. Iman Hussein al-Raqab;

874. Hossam Hussein al-Najjar, 7, Khan Younis;

875. Amena al-Najjar, Khan Younis;

876. Majed Samir al-Najjar, 19, Khan Younis;

877. Ghaleyah Mohammed al-Najjar, 56, Khan Younis;

879. Iman Salah al-Najjar, 20, Khan Younis;

880. Moataz Hussein al-Najjar, 6, Khan Younis;

881. Alfat Hussein al-Najjar, 4, Khan Younis;

882. Ikhlas Samir Abu Shahla, 30, Khan Younis;

883. Riham Fayez al-Brayem, 19, Khan Younis;

884. Amir Hamoudah Abu Shahla, 3, Khan Younis;

885. Islam Hamoudah Abu Shahla, 4, Khan Younis;

886. Baraa Mahmoud al-Raqab, 11, Khan Younis;

887. Soumaya Harb al-Najjar, 50, Khan Younis;

888. Kifah Samir al-Najjar, 23, Khan Younis;

889. Amira Hamoudah Abu Shahla, 1, Khan Younis;

890. Khalil al-Najjar, 59, Khan Younis;

891. Rawan Khaled al-Najjar, 17, Khan Younis;

892. senza nome;

893. senza nome;

894. Nidal Ahmad Issa Abulasal, 27, Rafah;

895. Slim Salam Abul Toom, 87, Rafah;

896. Abdulrahman Awda al-Tilbani, al-Wista;

897. Arafat Abu Owayli, al-Wista;

898. senza nome, al-Wista;

899. senza nome, al-Wista;

900. senza nome, al-Wista;

901. Naim Abdul Aziz Abu Thaher, 36, Deir al-Balah;

902. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

903. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

904. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

905. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

906. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

907. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

908. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

909. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

910. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

911. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

912. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

913. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

914. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

915. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

916. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

917. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

918. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

919. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

920. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

921. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

922. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

923. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

924. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

925. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

926. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

927. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

928. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

929. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

930. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

931. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

932. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

933. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

934. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

935. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

936. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

937. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

938. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

939. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

940. senza nome, trovato tra le rovine di Khan Younis;

941. senza nome, trovato tra le rovine di Rafah;

942. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

943. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

944. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

945. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

946. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

947. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

948. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

949. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

950. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

951. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

952. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

953. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

954. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

955. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

956. senza nome, trovato tra le rovine di Al-Wista;

957. senza nome;

958. senza nome;

959. senza nome;

960. senza nome;

961. senza nome;

962. senza nome;

963. senza nome;

964. senza nome;

965. senza nome;

966. senza nome;

967. senza nome;

968. senza nome;

969. senza nome;

970. senza nome;

971. senza nome;

972. senza nome;

973. senza nome;

974. senza nome;

975. senza nome;

976. senza nome;

977. senza nome;

978. senza nome;

979. senza nome;

980. senza nome;

981. senza nome;

982. senza nome;

983. senza nome;

984. senza nome;

985. senza nome;

986. senza nome;

987. senza nome;

988. senza nome;

989. senza nome;

990. senza nome;

991. senza nome;

992. senza nome;

993. senza nome;

994. senza nome;

995. senza nome;

996. senza nome;

997. senza nome;

998. senza nome;

999. senza nome;

1000. senza nome;

1001. senza nome, nord di Gaza;

1002. senza nome, nord di Gaza;

1003. senza nome, nord di Gaza;

1004. senza nome, nord di Gaza;

1005. senza nome, nord di Gaza;

1006. senza nome, nord di Gaza;

1007. senza nome, nord di Gaza;

1008. senza nome, nord di Gaza;

1009. senza nome, nord di Gaza;

1010. senza nome, nord di Gaza;

1011. Akram Ahmad al-Shanbari, 23;

1012. Youssef jamil Sobhi Hamoudah, 16, al-Shifaa Hospital;

1013. senza nome;

1014. senza nome;

1015. senza nome;

1016. senza nome;

1017. senza nome, al-Wista;

1018. senza nome, al-Wista;

1019. senza nome, Absan;

1020. Hazem Fayyez Abu Shamala, 33;

1021. Ibrahim Khalil al-Deirawi, 27, centro di Gaza;

1022. Alaa Nahed Matar, 24, centro di Gaza;

1023. Issam Abdel Karim Abu Saada, 24;

1024. Ahmad Sayid Mataer, campo profughi al-Maghazi;

1025. Ahmad Abu Sweireh, 23,  Nusseirat;

1026. Mohammed Haroun, 29, Nusseirat;

1027. Khaled Abdel Sattar Sahmoud, Khan Younes;

1028. Youssef Abed Shhade al-Masri, 24, al-Shujayeh;

1029. Jalila Faraj Ayyad;

1030. senza nome;

1031. senza nome;

1032. senza nome;

1033. Imad Jamil al-Abdel Bardawil, al-Shifa hospital;

1034. Azza Abdel Karim Abdel Haman al-Falit, 44, ospedale egiziano;

1035. Hassan Hassan al-Hawari, 31, ospedale di Gerusalemme;

1036. Samih Ijneid, 4, nord di Gaza;

1037. senza nome, ucciso in un parco giochi del campo profughi Shati;

1038. senza nome, ucciso in un parco giochi del campo profughi Shati;

1039. senza nome, bambino, ucciso in un parco giochi del campo profughi Shati;

1040. senza nome, bambino, ucciso in un parco giochi del campo profughi Shati;

1041. senza nome, bambino, ucciso in un parco giochi del campo profughi Shati;

1042. senza nome, bambino, ucciso in un parco giochi del campo profughi Shati;

1043. senza nome, bambino, ucciso in un parco giochi del campo profughi Shati;

1044. senza nome, bambino, ucciso in un parco giochi del campo profughi Shati;

1045. senza nome, bambino, ucciso in un parco giochi del campo profughi Shati;

1046. senza nome, bambino, ucciso in un parco giochi del campo profughi Shati;

1047. senza nome;

1048. senza nome;

1049. senza nome;

1050. Yahya Mohammed Abdallah al-Aaqad, 49, al-Fakhari;

1051. Maryam Khalil Abed-Rabboh, 70, Jabalia;

1052. Hani Abu Khalifa, Jabalia;

1053. Youssef Imad Qaddoura, bambino, Jabalia;

1054. Hind Imad Qaddoura, bambino, Jabalia;

1055. Mohammed Moussa Aalwan, bambino, Jabalia;

1056. Ayman Adnan Moussa Shaker, 25, centro di Gaza;

1057. Mahmoud Oussama al-Qassas, Khan Younis;

1058. Shadi Abdel Karim Farwaneh, Khan Younis;

1059. Mustafa Abdel Samiaa al-Aabadala, Khan Younis;

1060. Rami Khaled al-Raqab, 35, Khan Younis;

1061. Naji Ahmad al-Raqab, 19, Khan Younis;

1062. Mohammed Jumaa Shaat, 30, Khan Younis;

1063. Mohammed Fadl al-Agha, 30, Khan Younis;

1064. Ahmad Nader al-Agha, Khan Younis;

1065. Marwa Nader al-Agha, Khan Younis;

1066. Dalia Nader al-Agha, Khan Younis;

1067. senza nome, Khuza’a;

1068. senza nome, Khuza’a;

1069. senza nome, Khuza’a;

1070. senza nome, Khuza’a;

1071. senza nome, Khuza’a;

1072. senza nome, Khuza’a;

1073. senza nome, Khuza’a;

1074. senza nome, Khuza’a;

1075. senza nome, Khuza’a;

1076. senza nome, Khuza’a;

1077. senza nome, Khuza’a;

1078. senza nome, Khuza’a;

1079. Ramzy Hussein al-Far, 68, centro di Gaza;

1080. Salem Mohammed Badawi al-Far, 59, centro di Gaza;

1081. Issa Kamal Abdel Haman Moussa, 61, centro di Gaza;

1082. Abdel Samad Mahmoud Ahmad Ramadan, 16, centro di Gaza;

1083. Fayza Ahmad Abdel Fattah al-Nadi,59, Jabalia;

1084. Mahmoud Abdel Jalil Abu Kwik, 31;

1085. Azza Abdulkarim Abdulhaman al-Fleit, 44, morto in un ospedale egiziano per le ferite riportate;

1086. senza nome, bambino, al-Wista;

1087. Ahmad Abdullah Hasan Abu Zeid, Rafah;

1088. Widad Ahmad Salameh Abu Zeid, Rafah;

1089. Shamma Wael Abu Zeid, Rafah;

1090. Mariam Marzouq Abu Zeid, Rafah;

1091. Falastin Mohammed Abu Zeid, Rafah;

1092. Abdullah Nidal Abu Zeid, bambino, Rafah;

1093. Bisan Iyad Abu Zeid, Rafah;

1094. senza nome;

1095. senza nome;

1096. senza nome, al-Breij;

1097. senza nome, al-Breij;

1098. senza nome, al-Breij;

1099. senza nome, al-Breij;

1100. senza nome, al-Breij;

1101. senza nome, al-Breij;

1102. senza nome;

1103. senza nome;

1104. senza nome;

1105. senza nome;

1106. senza nome;

1107. senza nome;

1108. senza nome;

1109. senza nome;

1110. senza nome;

1111. senza nome;

1112. senza nome;

1113. senza nome;

1114. senza nome;

1115. senza nome;

1116. senza nome;

1117. senza nome;

1118. senza nome;

1119. senza nome;

1120. senza nome;

1121. senza nome;

1122. senza nome;

1123. senza nome;

1124. senza nome;

1125. senza nome;

1126. senza nome;

1127. senza nome;

1128. senza nome;

1129. senza nome;

1130. senza nome;

1131. senza nome;

1132. senza nome;

1133. senza nome;

1134. senza nome;

1135. senza nome;

1136. senza nome;

1137. senza nome;

1138. senza nome;

1139. senza nome;

1140. senza nome;

1141. senza nome;

1142. senza nome;

1143. senza nome; 

1144. senza nome;

1145. senza nome;

1146. senza nome;

1147. senza nome;

1148. senza nome;

1149. senza nome;

1150. senza nome;

1151. senza nome;

1152. senza nome;

1153. senza nome;

1154. Ayman Samir Qishta, 30, Rafah;

1155. Ismail Shahin, 27, Rafah;

1156. Tahrir Nasr Jaber, 15;

1157. Mohammed Ata al-Najjar, 2, Naser Medical Center;

1158. Rafiq Ata al-Najjar, 3, Naser Medical Center;

1159. Marwan Khalil Jibril, 40, campo profughi al-Nusseirat;

1160. Mohammed Imad Abu Hamed, 21, campo profughi al-Nuseirat;

1161. Mahmoud Mohammed Hamad, Khan Younis;

1162. Misaab Ahmad Sawih, 17, European Hospital;

1163. Nariman Khalil al-Agha, 39, European Hospital;

1164. Ali Mohammed Abu Maarouf, 23, European Hospital;

1165. senza nome, Kamal Idwan Hospital;

1166. senza nome, Kamal Idwan Hospital;

1167. senza nome, Kamal Idwan Hospital;

1168. senza nome, Kamal Idwan Hospital;

1169. senza nome, Kamal Idwan Hospital;

1170. senza nome, Kamal Idwan Hospital;

1171. senza nome, Kamal Idwan Hospital;

1172. senza nome, Kamal Idwan Hospital;

1173. senza nome, Kamal Idwan Hospital;

1174. Bashir al-Hajjar;

1175. Mounir al-Hajjar;

1176. Hanaa Naim Balata, campo di Jabalia;

1177. Doaa Naim Balat, campo di Jabalia;

1178. Israa Naim Balata, campo di Jabalia;

1179. Mariam Naim Balata, campo di Jabalia;

1180. Yehya Naim Balata, campo di Jabalia;

1181. Naim Nathmi,campo di Jabalia;

1182. Sahar Motawea Balata, campo di Jabalia;

1183. senza nome, campo di Jabalia; 

1184. senza nome, campo di Jabalia;

1185. senza nome;

1186. senza nome;

1187. senza nome;

1188. senza nome;

1189. senza nome;

1190. senza nome;

1191. senza nome;

1192. senza nome;

1193. senza nome;

1194. senza nome;

1195. senza nome;

1196. senza nome;

1197. senza nome;

1198. senza nome;

1199. senza nome;

1200. senza nome;

1201. senza nome;

1203. senza nome;

1204. senza nome;

1205. senza nome;

1206. senza nome;

1207. senza nome;

1208. senza nome;

1209. senza nome;

1210. Suleiman Misaed Borham al-Hashash, 30, Rafah;

1211. Jamal Ramadan Lafi, 50, Rafah;

1212. Mahmoud Salamah Dahir, 18, Rafah;

1213. Rim Abdulaziz Mohammed Dahir, 29, Rafah;

1214. Moamen Mahmoud Salamah Dahir, 9, Rafah;

1215. Ghaidaa Omar Salamah Dahir, 7, Rafah;

1216. senza nome, Jabalia;

1217. senza nome, Jabalia;

1218. senza nome, Jabalia;

1219. senza nome, Jabalia;

1220. senza nome, Jabalia;

1221. senza nome, Jabalia;

1222. senza nome, Jabalia;

1223. senza nome, Jabalia;

1224. senza nome, Jabalia;

1225. senza nome, Jabalia;

1226. senza nome, Jabalia;

1227. Soujoud Abdulhakim Alyan, 11, disabile, Yafa street;

1228. Walid Shahda Marzouq Moamar, 51, Rafah;

1229. Asmaa Abdulhalim Abu Alkas, 16, al-Breij camp;

1230. Ali Mahmoud al-Astal, 23, Khan Younis;

1231. Khaled Salim al-Astal, 26, Khan Younis;

1232. Mohammed Salim al-Astal, 26, Khan Younis;

1233. Ramzi Ibrahim al-Astal, 21, Khan Younis;

1234. Awda Ahmad Ali al-Astal, 25, Khan Younis;

1235. Ahmad Mahmoud Suleiman al-Astal, 26, Khan Younis;

1236. Ahmad Ibrahim Ali al-Astal, Khan Younis;

1237. Khalil Ibrahim Ali al-Astal, Khan Younis;

1238. Ezzeddine Jobr Mohammed al-Astal, Khan Younis;

1239. Mohammed Mahmoud Mohammed al-Astal, Khan Younis;

1240. Ahmad Mohammed Yassin al-Majayda;

1241. Issam Jaber al-Khatib, Abu Hussein School di Jabalia;

1242. Said Abu Jalala, Abu Hussein School di Jabalia;

1243. Taysir Hamad, Abu Hussein School di Jabalia;

1244. Loai al-Firi, Abu Hussein School di Jabalia;

1245. Bassem Khaled al-Najjar, Abu Hussein School di Jabalia;

1246. Thaer Khaled al-Najjar, Abu Hussein School di Jabalia;

1247. Osama Mohammed Sahweel, Abu Hussein School di Jabalia;

1248. Bilal Medhat al-Amoudi, Abu Hussein School di Jabalia;

1249. Mohammed Moussa Ghaban, Abu Hussein School di Jabalia;

1250. Adel Mohammed Abu Qamar, Abu Hussein School di Jabalia;

1251. Abdullah Medhat al-Amoudi, Abu Hussein School di Jabalia;

1252. Ramadan Khodr Salman, Abu Hussein School di Jabalia;

1253. Alaa Khodr Salman, Abu Hussein School di Jabalia;

1254. Ali Ahmad Shahin, Abu Hussein School di Jabalia;

1255. Rami Barakat, Abu Hussein School di Jabalia;

1256. Mohammed Izzat Abu Swayreh, 34, al-Wista;

1257. Hussein Mohammed Abu Rizk, 36, Rafah;

1258. Ahed Zqouut, Italian Compound;

1259. Omar Awad al-Brayem, 20, Khan Younis;

1260. Jihad Salah Mohammed al-Brayem, 28, Khan Younis;

1261. AbdulAziz Hosni Abu Hjris, 25, Khan Younis;

1262. Mohammed Suleiman Abdullatif al-Qara, 31, Khan Younis;

1263. Kamal Ahmad Mohammed al-Brayem, 57, Khan Younis;

1264. senza nome, al-Toffah;

1265. senza nome, al-Toffah;

1266. senza nome, al-Toffah;

1267. senza nome, al-Toffah;

1268. senza nome, al-Toffah;

1269. senza nome, al-Toffah;

1270. senza nome, al-Toffah;

1271. Odai Yehya Zaki Abu Joneid, 19, Jabalia;

1272. Abduljalil Mohammed Kamal Abu Shadaq, 35, Jabalia;

1273. Jamal Shahda Abu Shadaq, 40, Jabalia;

1274. senza nome, 2, Jabalia;

1275. Ahmad Suleiman Ahmad Abu Amer, Naser Medical Center;

1276. Mohammed Ahmad Abu Amer;

1277. Marwa Ahmad Abu Amer;

1278. Marah Ahmad Abu Amer;

1279. Yasser Ahmad Abu Amer;

1280. Suleiman Ahmad Abu Amer;

1281. Moha Hajjaj Abu Amer;

1282. Iftikhar Mohammed Shahin, 50, al-Shifaa Hospital;

1283. Maysara Mohammed al-Taaban, 35, Deir al-Balah;

1284. Zainab Abu Jizer, Khan Younis;

1285. Mariam Ahmad Hijazi, Khan Younis;

1286. Ibrahim Mostafa al-Ghalban, Khan Younis;

1287. Ismail Mahmoud al-Ghalban, Khan Younis;

1288. Salah Hijazi, Khan Younis;

1289. Sobheya Ibrahim Hijaz, Khan Younis;

1290. Jamalat Mahmoud Thahir, Khan Younis;

1291. Salamah Mahmoud Thahir, Khan Younis;

1292. Mohammed Mahmoud Thahir, Khan Younis;

1293. Mahmoud Salamah Mahmoud Thahir, Khan Younis;

1294. Yamen Omar Salamah Thahir, Khan Younis;

1295. Sharouq Mahmoud Thahir, Khan Younis;

1296. Arwa Mahmoud Salamah Thahir, Khan Younis;

1297. Ramadan Abu Jizr, Khan Younis;

1298. Taysir Sababah, 22, Beit Lahia;

1299. Ahmad Mohammed Bakr, morto in un ospedale giordano per le ferite riportate;

1300. Ammar Suleiman Ali al-Masdar, 31;

1301. Hamza Yaser Mohammed Mohaysen, 23;

1302. Wisam Dardounah, Beit Lahia;

1303. Hosam Mohammed al-Najjar, Kamal Idwan Hospital;

1304. Shaaban Abdulaziz al-Jamal, Kamal Idwan Hospital;

1305. Mohammed Wisam Dardounah, Beit Lahia;

1306. Alaa Joudi Khodor, Kamal Idwan Hospital;

1307. Anwar Adel Abu Nasr, 20;

1308. Ismail Walid Abu Nasr, 18;

1309. Ahmad Khalil Abu Anza, 32;

1310. Shadi Abdullah Abu Anza, 38;

1311. Ali Mohammed Abu Anza, 27;

1312. Ahmad Abudllah Abu Anza;

1313. Mohammed Suleiman Barakah;

1314. Mostafa Ahmad Abu Jalalah;

1315. Mohammed Mazen Moussa Fawdah, al-Shujayeh;

1316. Ahmad Abdulkarim Hanoun, al-Shujayeh;

1317. Saadi Saadi Faraj, al-Shujayeh;

1318. Hussein Said Karirah, al-Shujayeh;

1319. Hamdi Saadi Abu Zour, al-Shujayeh;

1320. Abdulkarim Hussein al-Silk, al-Shujayeh;

1321. Ahed Ziad al-Gharabili, al-Shujayeh;

1322.Abdulaziz Ibrahim al-Baltaji, al-Shujayeh;

1323. Lina Alaa al-Silk, al-Shujayeh;

1324. Abdulaziz Mohammed al-Silk, al-Shujayeh;

1325. Abdulhalim Mohammed al-Silk, al-Shujayeh;

1326. Moataz Bassam Dib, al-Shujayeh;

1327. Mahmoud Mohammed Rajab, al-Shujayeh;

1328. Moath Khaled Tayeh, al-Shujayeh;

1329. Malak Jalal al-Silk, al-Shujayeh;

1330. Amneyah Mohammed al-Silk, al-Shujayeh;

1331. Layan Nael al-Silk, al-Shujayeh;

1332. Abdullah Fayez Fayyad, 23;

1333. Sohaib Saleh Salamah, 23;

1334. Ibrahim Youssef al-Astal, 35;

1335. Naji Mohammed Abu Moawad, Jabalia;

1336. Imad Ali Asfour;

1337. Assem Ahmad Baraka, 25;

1338. Alaa Abdulkarim al-Qara, 23;

1339. senza nome trovato tra le macerie;

1340. senza nome trovato tra le macerie;

1341. senza nome trovato tra le macerie;

1342. senza nome trovato tra le macerie;

1343. senza nome trovato tra le macerie;

1344. senza nome trovato tra le macerie;

1345. senza nome trovato tra le macerie;

1346. senza nome trovato tra le macerie;

1347. senza nome trovato tra le macerie;

1348. senza nome trovato tra le macerie;

1349. senza nome trovato tra le macerie;

1350. senza nome trovato tra le macerie;

1351. senza nome trovato tra le macerie;

1352. senza nome trovato tra le macerie;

1353. senza nome trovato tra le macerie;

1354. senza nome trovato tra le macerie;

1355. senza nome trovato tra le macerie;

1356. senza nome trovato tra le macerie;

1357. senza nome trovato tra le macerie;

1358. senza nome trovato tra le macerie;

1359. senza nome trovato tra le macerie;

1360. Ismail Bassam al-Qassas, 23, nord di Gaza;

1361. Omar Fayez Ahmad Abu Alyan, 21, morto all’European Hospital per le ferite riportate;

1362. Baraa Yousef Ibrahim, 19, morto all’al-Aqsa Martyrs Hospital per le ferite riportate;

1363. Ahmad al-Lawh, 22, morto all’al-Aqsa Martyrs Hospital per le ferite riportate;

1364. Maha Abdulnabi Slim Abu Hilal, Abu Youssef al-Najjar Hospital;

1365. Suleiman Barakah, 31, Deir al-Balah;

1366. Aref Barakah, 58, Deir al-Balah;

1367. Majdi Mohammed Ahmad Fesayfes, 34, Khan Younis;

1368. Naji Abdullah Abu Mostafa, 31, Khan Younis;

1369. Hani Abdullah Abu Mostafa, 44, Khan Younis;

1370. Hanan Youssef Abu Taamieh, Khan Younis;

1371. Maher al-Najjar, Khan Younis;

1372. Mahmoud Foad al-Najjar, Khan Younis;

1373. Mohammed Daher, al-Shifa Hospital;

1374. Fadel Nader al-Maghari, 27, Rafah;

1375. Mahdeyah Suleiman Omar Abulouli, 58, Khan Younis;

1376. senza nome, trovato tra le macerie;

1377. senza nome, trovato tra le macerie;

1378. senza nome, trovato tra le macerie;

1379. senza nome, trovato tra le macerie;

1380. senza nome, trovato tra le macerie;

1381. senza nome, trovato tra le macerie;

1382. senza nome, trovato tra le macerie;

1383. senza nome, trovato tra le macerie;

1384. senza nome, trovato tra le macerie;

1385. senza nome, trovato tra le macerie;

1386. senza nome, trovato tra le macerie;

1387. senza nome, trovato tra le macerie;

1388. senza nome, trovato tra le macerie;

1389. senza nome, trovato tra le macerie;

1390. senza nome, trovato tra le macerie;

1391. Abdullah Abu Shabab, 20, al-Shifa Hospital;

1392. Alaa Alwa, 22, al-Shifa Hospital;

1393. Hamza Faeq Ahmad al-Haddad, 20, est di Gaza;

1394. Ibrahim Asaad Ahmad al-Haddad, 21, est di Gaza;

1395. Kamal Abdulkarim al-Lawh, 32, Deir al-Balah;

1396. Ibrahim Abdulkarim al-Lawh, 29, Deir al-Balah;

1397. Khaled Nasr al-Lawh, 46, Deir al-Balah;

1398. Amal Abdulkarim al-Masri, 48, Deir al-Balah;

1399. Elham Yehya al-Lawh, 27, Deir al-Balah;

1400. senza nome;

1401. Mohammed Raafat Naim, al-Saha;

1402. Hosam Raafat Naim, al-Saha;

1403. senza nome, Deir al-Balah;

1404. senza nome, Deir al-Balah;

1405. senza nome, Deir al-Balah;

1406. senza nome, Deir al-Balah;

1407. senza nome, Deir al-Balah;

1408. senza nome, Deir al-Balah;

1409. Atiyeh Salameh al-Hashash, 68, Rafah;

410. Thaer Naji al-Aamour, 22, Khan Younis;

1411. Mohammed Youssef al-Abadaleh, 21, Khan Younis;

1412. Othman Fawzi Abideen, 17, Khan Younis;

1413. Siham al-Laham, Khan Younis;

1414. senza nome, Khan Younis;

1415. Mohammed Omar Sharaf, 10, al-Aqsa Martyrs Hospital a Deir al-Balah;

1416. senza nome;

1417. senza nome;

1418. senza nome;

1419. senza nome;

1420. senza nome;

1421. senza nome;

1422. senza nome;

1423. senza nome;

1424. senza nome, famiglia al-Bayoumi family, campo profughi di Nuseirat;

1425. senza nome, famiglia al-Bayoumi family, campo profughi di Nuseirat;

1426. senza nome, famiglia al-Bayoumi family, campo profughi di Nuseirat;

1427. senza nome, famiglia al-Bayoumi family, campo profughi di Nuseirat;

1428. senza nome, famiglia al-Bayoumi family, campo profughi di Nuseirat;

1429. senza nome, famiglia al-Bayoumi family, campo profughi di Nuseirat;

1430. senza nome, famiglia al-Bayoumi family, campo profughi di Nuseirat;

1431. senza nome, famiglia al-Bayoumi family, campo profughi di Nuseirat;

1432. senza nome, famiglia al-Bayoumi family, campo profughi di Nuseirat;

1433. Mohammed Adel Ashur, campo profughi di Nuseirat;

1434. Rinad Ashraf Ashur, campo profughi di Nuseirat;

1435. Abir Nahed al-Aatar, campo profughi di Nuseirat;

1437. Naameh Darwish Abu Shuqeh, campo profughi di Nuseirat;

1438. Zaher Tawfiq Abu Maktoumeh, campo profughi di Nuseirat;

1439. Lama Raafat al-Aasar, campo profughi di Nuseirat;

1440. Hassan Nasser Zaqut, campo profughi di Nuseirat;

1441. Labiba Abu Shoka, 23, campo profughi di Nuseirat;

1442. senza nome;

1443. senza nome;

1444. senza nome;

1445. Abdulamalik Abdulsalam al-Farra, 54, Khan Younis;

1446. Osama Abdulmalik al-Farra, 28, Khan Younis;

1447. Awatef Ezzedine al-Farra, 34, Khan Younis;

1448. Mohammed Mahmoud al-Farra, 12, Khan Younis;

1449. Lujain Bassem al-Farra, 4, Khan Younis;

1450. Yara Abdulsalam al-Farra, 8, Khan Younis;

1451. Nadin Mahmoud al-Farra, Khan Younis;

1452. Abdullah Awad al-Brayem;

1453. Mohammed Suleiman al-Brayem;

1454. Maysoon Raafat al-Brayem;

1455. Raed Abdullatif al-Farra;

1456. Sami Suleiman al-Madani;

1457. Hosam Suleiman al-Madani;

1458. senza nome;

1459. senza nome;

1460. Moussa Hamad Abu Omran;

1461. Hilal Eid Abu Omran;

1462. Ismail Zahir Mohamadin, 26;

1463. Maher Jaafar Hajjaj, 54;

1464. Bassel Diab al-Basyouni, 37, nord di Gaza;

1465. Hussein Abdulhamid al-Bayoumi, nord di Gaza;

1466. Ahmad Mohammed Hassanein, est di Gaza;

1467. Shadi Mohammed Jomaa Abu Daher, 29, al-Maghraqa;

1468. Mohammed Rizk Hassanein, 20, al-Shujayeh;

1469. Ibrahim Suleiman al-Masri, 50, Rafah;

1470. Nadia Youssef al-Masri, 45, Rafah;

1471. Ibrahim al-Masri, 6, Rafah;

1472. Mohammed Anas Arafat, 4 mesi, Rafah;

1473. Anas Ibrahim Hamad, 5, Rafah;

1474. Sabri Sheikh al-Eid, 35, was killed in the Rafah massacre;

1475. Mohammed Khaled al-Aloul, 30, Rafah;

1476. Ibrahim Mostafa Ghanim, Rafah;

1477. Amena al-Zamili, Rafah;

1478. Yehya Abdulkarim Lafi, Rafah;

1479. Mousa Mohammed Abu Omran, Rafah;

1480. Hilal Eid Abu Omran, Rafah;

1481. Salama Mohammed al-Zalimli, Rafah;

1482. Noha Jamal Abu Ziyadeh, Rafah;

1483. Tayssir Ali Moamar, Rafah;

1484. Hussein Salem al-Jaafari, Rafah;

1485. Yosra Mohammed Abu Jizr, Rafah;

1486. Ataf Hamad al-Mahmoum, Rafah;

1487. Moussa Ibrahim Abu Jizr, Rafah;

1488. senza nome, Rafah;

1489. senza nome, Rafah;

1490. senza nome, Rafah;

1491. senza nome, Rafah;

1492. senza nome, Rafah;

1493. senza nome, Rafah;

1494. senza nome, Rafah;

1495. senza nome, Rafah;

1496. senza nome, Rafah;

1497. senza nome, Rafah;

1498. senza nome, Rafah;

1499. senza nome, Rafah;

1500. senza nome, Rafah;

1501. Soad Ali al-Bahri, 80, Beit Lahia;

1502. Sama Nael al-Barawi, 8 mesi, Beit Lahia;

1503. Osama Abdulmalek Abu Maala, 37, campo profughi al-Nuseirat;

1504. Atef Suheil Qandil, 24, al-Maghazi;

1505. Mohammed Nouhad Yassin, 24, Hay al-Zaytoun;

1506. Fayez Tareq Yassin, 16, Hay al-Zaytoun;

1507. Hassan Ismail Yassin, 32, Hay al-Zaytoun;

1508. Atef al-Zamli, paramedico, Rafah;

1509. Yousef al-Eid, infermiere, Rafah;

1510. Yousef Darbieh, paramedico volontario, Rafah;

1511. Ahmad Wisam Obeid, 4;

1512. senza nome, Rafah;

1513. senza nome, Rafah;

1514. senza nome, Rafah;

1515. senza nome, Rafah;

1517. senza nome, Rafah;

1518. senza nome, Rafah;

1519. senza nome, Rafah;

1520. senza nome, Rafah;

1521. senza nome, Rafah;

1522. senza nome, Rafah;

1523. senza nome, Rafah;

1524. senza nome, Rafah;

1525. senza nome, Rafah;

1526. senza nome, Rafah;

1527. senza nome, Rafah;

1528. senza nome, Rafah;

1529. senza nome, Rafah;

1530. senza nome, Rafah;

1531. senza nome, Rafah;

1532. senza nome, Rafah;

1533. senza nome, Rafah;

1534. senza nome, Rafah;

1535. senza nome, Rafah;

1536. senza nome, Rafah;

1537. senza nome, Rafah;

1538. senza nome, Rafah;

1539. senza nome, Rafah;

1540. senza nome, Rafah;

1541. senza nome, Rafah;

1542. senza nome, Rafah;

1543. senza nome, Rafah;

1544. senza nome, Rafah;

1545. senza nome, Rafah;

1546. senza nome, Rafah;

1547. senza nome, Rafah;

1548. senza nome, Rafah;

1549. senza nome, Rafah;

1550. senza nome, Rafah;

1551. senza nome, Rafah;

1552. senza nome, Rafah;

1553. senza nome, Rafah;

1554. senza nome, Rafah;

1555. senza nome, Rafah;

1556. senza nome, Rafah;

1557. senza nome, Rafah;

1558. senza nome, Rafah;

1559. senza nome, Rafah;

1560. senza nome, Rafah;

1561. senza nome, Rafah;

1562. senza nome, Rafah;

1563. senza nome, Rafah;

1564. senza nome, Rafah;

1565. senza nome, Rafah;

1567. senza nome, Rafah;

1568. senza nome, Rafah;

1569. senza nome, Rafah;

1570. senza nome, Rafah;

1571. senza nome, Rafah;

1572. senza nome, Rafah;

1573. senza nome, Rafah;

1574. senza nome, Rafah;

1575. senza nome, Rafah;

1576. senza nome, Khan Younis;

1577. senza nome, Khan Younis;

1578. senza nome, Khan Younis;

1579. senza nome, Khan Younis;

1580. senza nome;

1581. senza nome;

1582. senza nome;

1583. senza nome;

1584. senza nome;

1585. senza nome;

1586. senza nome;

1587. senza nome;

1588. senza nome;

1589. senza nome;

1590. senza nome;

1591. senza nome;

1592. senza nome;

1593. senza nome;

1594. senza nome;

1595. senza nome;

1596. senza nome;

1597. senza nome;

1598. senza nome;

1599. senza nome;

1560. senza nome;

1561. senza nome;

1562. senza nome;

1563. senza nome;

1564. senza nome;

1565. senza nome;

1566. senza nome;

1567. senza nome;

1568. senza nome;

1569. senza nome;

1570. senza nome;

1571. senza nome;

1572. senza nome;

1573. senza nome;

1574. senza nome;

1575. senza nome;

1576. senza nome;

1577. senza nome;

1578. senza nome;

1579. senza nome;

1580. senza nome;

1581. senza nome;

1582. senza nome;

1583. senza nome;

1584. senza nome;

1585. senza nome;

1586. senza nome;

1587. senza nome;

1588. senza nome;

1589. senza nome;

1590. senza nome;

1591. senza nome;

1592. senza nome;

1593. senza nome;

1594. senza nome;

1595. senza nome;

1596. senza nome;

1597. senza nome;

1598. senza nome;

1599. senza nome;

1600. senza nome;

1601. Wajih Shaashaa;

1602. Fadi al-Qawasmi;

1603. Ali Breikh;

1604. Aseel Shaaban Ghaith, 3,  Rafah;

1605. Soufian Farouq Ghaith, 35, Rafah;

1606. Farouq Ghaith, 65, Rafah;

1607. Ahlam Naaman Zouarob, 30, Rafah;

1608. Amir Raafat Zouarob, 18, Rafah;

1609. Sobheyah Zouarab, 55, Rafah;

1610. Rawan nashaat Siam, 12, Rafah;

1611. Oday Raafat Zouarab, 7, Rafah;

1612. Souad Naaman Zouarab, 34, Rafah;

1613. Shahed Raafat Zouarab, 10, Rafah;

1614. Khaled Raafat Zouarab, 8, Rafah;

1615. senza nome, Rafah;

1616. senza nome, Rafah;

1617. senza nome, Rafah;

1618. Moussa Yassin Abu Naqira, 22, Rafah;

1619. senza nome, Rafah;

1620. senza nome, Rafah;

1621. senza nome, al-Hilal Hospital;

1622. senza nome, al-Hilal Hospital;

1623. senza nome, Kuwait Hospital;

1624. Ahmad al-Nayreb;

1625. Souhayla al-Nayreb;

1626. Mahmoud al-Nayreb;

1627. Mohammed al-Nayreb;

1628. Moamen al-Nayreb;

1629. Haytham Yasser Abdulwahab, 16, Kuwait Hospital;

1630. Mohammed Issa al-Shaer, Kuwait Hospital;

1631. Hossam Yasser Abu Naqira, 20, Kuwait Hospital;

1632. Moussa Yaseen Abu Naqira, Kuwait Hospital;

1633. Alaa Maysara al-Masri, Kuwait Hospital;

1634. Salah al-Masri, Kuwait Hospital;

1635. Mohammed Fathi Ataieh, Kuwait Hospital;

1636. Ibrahim Fathi Atieh, Kuwait Hospital;

1637. senza nome, Kuwait Hospital;

1638. Issa Saadi al-Shaer, 40;

1639. Ola Bassam al-Nayreb, Rafah;

1640. Arwa Mohammed al-Nayreb, Rafah;

1641. Fidaa youssef Abu Suleiman, 23, Rafah;

1642. Maryam Hasan Abu Jizr, 60, Rafah;

1643. Maha Raed Abu Suleiman, Rafah;

1644. Mohammed Rami Abu Suleiman, Rafah;

1645. Lama Rami Abu Suleiman, Rafah;

1646. Ahmad Rami Abu Suleiman, Rafah;

1647. Jana Rami Abu Suleiman, Rafah;

1648. Daoud Zakaria Suleiman, 54, Jabalia;

1649. Foad Mohammed al-dada, 28, Jabalia;

1650. senza nome;

1651. Amro Tareq Hasan Qandil, 17;

1652. Wael Nouhad al-Sayed, 23;

1653. Mohammed Tayssir Hasan Qandil, 20;

1654. Yasser Abu Youssef Abu Dabagh, 20;

1655. Hamdi Mohammed Abdulaziz Ayyad, al-Shifa Hospital;

1656. Shadi Hamdi Mohammed Ayyad, al-Shifa Hospital;

1657. Youssef Dawoud Abu Madi, 65, al-Nuseirat;

1658. Hasan Youssef Abu Madi, al-Nuseirat;

1659. Abdulkarim Youssef Abu Madi, 24, al-Nuseirat;

1660. Amin Youssef Abu Madi, 5, disabile, al-Nuseirat;

1661. Saadia Abu Taha, 40, Rafah;

1662. Mohammed Abu Taha, 27, Rafah;

1663. Youssef Abu Taha, Rafah;

1664. Rizk Abu Taha, 2 mesi, Rafah;

1665. Jomaa al-Bahabesa, Rafah;

1666. Ahmad al-Bahabesa, Rafah;

1667. Fawaz al-Bahabesa, Rafah;

1668. Sohaib al-Bahabesa, Rafah;

1669. Moanes Mohammed Abu Rajila, 25, Rafah;

1670. Salma Salman Mohammed Radwan, 86, Rafah;

1671. Ibrahim Abdulhakim Dawoud al-Zaqzouq, 22, Rafah;

1672. Mohammed Ibrahim Abu Rajila, 26, Rafah;

1673. Hazem Khaled Abdulmoati Awida, Rafah;

1674. senza nome, Rafah;

1675. Yehya al-Nims, Kuwait Hospital;

1676. Hazem al-Nims, Kuwait Hospital;

1677. Mohammed al-Nims, Kuwait Hospital;

1678. Osama Abu Naqira, Kuwait Hospital;

1679. Mohammed Hasan Qashta, Rafah;

1680. Ahmad Qashta, Rafah;

1681. Hothayfa Abu Tir, Naser Hospital;

1682. Nabil al-Najjar, Naser Hospital;

1683. Kamal Abu Tir, Naser Hospital;

1684. Ahmad Abu Tir, Naser Hospital;

1685. Yehya Jamal Mousa Shabat, 29;

1686. Said Jawda Maarouf, Kamal Idwan Hospital;

1687. Loai Rizk Maarouf, Kamal Idwan Hospital;

1688. senza nome, Khan Younis;

1689. senza nome, Khan Younis;

1690. senza nome, Khan Younis;

1691. senza nome, Khan Younis;

1692. senza nome;

1693. senza nome;

1694. senza nome;

1695. senza nome;

1696. senza nome;

1697. senza nome;

1698. senza nome;

1699. senza nome;

1700. senza nome;

1701. senza nome;

1702. senza nome;

1703. senza nome;

1704. senza nome;

1705. senza nome;

1706. senza nome;

1707. senza nome;

1708. senza nome;

1709. senza nome;

1710. senza nome;

1711. senza nome;

1712. senza nome;

1713. Hatem Abdulrahman Wahdan, 50, Jabalia;

1714. Sanyoura Wahdan, 27, Jabalia;

1715. Jamila Wahdan, Jabalia;

 1716. Fares Abu Jizr, 2, Rafah;

1717. Maria Abu Jizr, 2, Rafah;

1718. Amani Abu Jizr, 23, Rafah;

1719. Issa al-Shaer, Rafah;

1720. Saed Mahmoud al-Lahwani, Rafah;

1721. Nasrallah al-Masr;

1722. Mohammed al-Hawr, 30, Rafah;

1723. Mohammed Ismail al-Ghoul, Rafah;

1724. Wael Ismail al-Ghoul, Rafah;

1725. Ismail Mohammed al-Ghoul, Rafah;

1726. Ismail Wael al-Ghoul, Rafah;

1727. Khodra Khaled al-Ghoul, Rafah;

1728. Asmaa Ismail al-Ghoul, Rafah;

1729. Malak wael al-Ghoul, Rafah;

1730. Mostafa Wael al-Ghoul, Rafah;

1731. Hanadi Ismail al-Ghoul, Rafah;

1732. Atwa Suleiman Khattab, 64, Rafah;

1733. Mohammed Atwa Khattab, Rafah;

1734. Rimas Salem al-Attar, Rafah;

1735. Nivine Suleiman Khattab, Rafah;

1736. Amira Ahmad Khattab, Rafah;

1737. Mahmoud Khodr Qashta, Rafah;

1738. Salman Naser Abu Jabara, Rafah;

1738. Ibrahim Nawar al-Shaer, Rafah;

1740. senza nome, Jabalia;

1741. senza nome, Jabalia;

1742. senza nome, Rafah;

1743. senza nome, Rafah;

1744. senza nome, Rafah;

1745. senza nome, Rafah;

1746. Rajab Abdulrahman al-Sharafi, 10, Jabalia;

1747. Mahmoud Abdullah al-Sharafi, 26, Jabalia;

1748. Najah Rajab al-Sharafi, 48, Jabalia;

1749. Turkia Mahmoud Awkal, 60, Rafah;

1750. Ilham Mohammed Mahmoud Awkal, 34, Rafah;

1751. Mohammed Asaad Mohammed Awkal, 18, Rafah;

1752. Mahmoud Mohammed Naim Awkal, 10, Rafah;

1753. Ahed Badran, nord di Gaza;

1754. Mohammed Abu Rajal, scuola UNRWA Rafah;

1755. Sami Abdallah Qashta, scuola UNRWA Rafah;

1756. Sami Ismail Abu Shaluf, scuola UNRWA Rafah;

1757. Ahmad Khaled Abu Harbeh, scuola UNRWA Rafah;

1758. Mohammed Massaoud Qashta, scuola UNRWA Rafah;

1759. Hazem Abdel Basat Hilal, scuola UNRWA Rafah.;

1760. Omar Tareq Abu al-Rus, scuola UNRWA Rafah;

1761. Ahmad Kamal al-Nahal, scuola UNRWA Rafah;

1762. Youssef Akram Skafi, scuola UNRWA Rafah;

1763. Tareq Sayid Abu al-Rus, scuola UNRWA Rafah;

1764. senza nome;

1765. senza nome;

1766. senza nome;

1767. senza nome;

1768. senza nome;

1769. senza nome;

1770. senza nome;

1771. senza nome;

1772. senza nome;

1773. senza nome;

1774. senza nome;

1775. senza nome;

1776. senza nome;

1777. senza nome;

1778. senza nome;

1779. senza nome;

1780. senza nome;

1781. senza nome;

1782. senza nome;

1783. senza nome;

1784. senza nome;

1785. senza nome;

1786. senza nome;

 

1787. Bilal Abdel Karim Nejem, nord di Gaza;

1788. Abdel Karim Nejem, nord di Gaza;

1789. Ahmad Abdel Karim Nejem, nord di Gaza;

1790. Raghad Nejem, nord di Gaza;

1791. Suha Nejem, nord di Gaza;

1792. Shaimaa Wael Qassem, nord di Gaza;

1793. senza nome, nord di Gaza;

1794. Qassem Mahmoud Qassem, 40, nord di Gaza;

1795. Mohammed Saadi Ahmad, 37, nord di Gaza;

1796. Nour Khalil al-Akkar, Rafah;

1797. Abdallah Suhail Abu Shaweesh, Nusseirat;

1798. Bassel Walid al-Talaa, 23, Nuseirat;

1799. Rawan Ahmad al-Majdalawi, 7, nord di Gaza;

1800. Mohammed Ahmad al-Majdalawi, 6, nord di Gaza;

1801. Abdel Razq Abdel Hadi al-Majdalawi, nord di Gaza;

1802. Mahmoud Abdel Hadi al-Majdalawi, nord di Gaza;

1803. Abdallah al-Majdalawi, nord di Gaza;

1804. Khalil Mohammed Ramadan Abu Dabaa, 42, Rafah;

1805. Mohammed Sabri Atallah, 21, al-Shifa Hospital;

1806. Issa Jonayed, al-Shifa Hospital.;

1807. Abdulhay Salamah al-Qrinawi, 45, al-Shifa Hospital;

1808. Hamadah Khalil al-Qaq, Kamal Idwan Hospital;

1809. Ahmad Khaled al-Qaq, Kamal Idwan Hospital;

1810. Suleiman Mohammed Maarouf, Kamal Idwan Hospital;

1811. Zaher al-Anqah, Kamal Idwan Hospital;

1812. Abdulnaser al-Ajouri, Kamal Idwan Hospital;

1813. Ezzedine Ghazi Taamieh, Kamal Idwan Hospital;

1814. Danielle Mansour, Kamal Idwan Hospital;

1815. Diaaeldine Mohammed al-Madhoun, 23, al-Sheikh Radwan;

1816. Ahmad Banat, 22, al-Sheikh Radwan;

1817. Ashraf Mishaal, 25, Rafah;

1818. Fadi Madi, 23, Rafah;

1819. Aseel Mohammed al-Bakri, 8;

1820. Fadi Abdulkarim Madi, 24, Rafah;

1821. senza nome, Kuwait Hospital;

1822. senza nome, Kuwait Hospital;

1823. senza nome, Kuwait Hospital;

1824. Saher Talal Abu Mohsen, 23, Rafah;

1825. Aseel Saleh Abu Mohsen, 18, Rafah;

1826. Ibrisam Hamad al-Mahmoum, 18, Rafah;

1827. Hiba Mostafa al-Mahmoum, 7, Rafah;

1828. Obada Mostafa al-Mahmoum, 3, Rafah;

1829. Abdullah Moussi Hussein Mubarak, 50, nord di Gaza;

1830. Mohammed Zaki al-Lahham, 25, Naser Hospital;

1831. Ahmad Abdulhalim Mohammed al-Astal, 26, Naser Hospital;

1832. senza nome, Naser Hospital;

1833. Mohammed Saleh Shamali, 60, al-Shujayeh;

1834. Mohammed Fawzi Bahar, 22, al-Shujayeh;

1835. Mohammed Hosni Sokar, 20, al-Shujayeh;

1836. Ibrahim al-Mishhrawi, 30, al-Shifa Hospital;

1837. Ibtisam al-Bakri, 38, al-Shifa Hospital;

1838. senza nome;

1839. senza nome;

1840. senza nome;

1841. senza nome;

1842. senza nome;

1843. senza nome;

1844. senza nome;

1845. senza nome;

1846. senza nome;

1847. senza nome;

1849. senza nome;

1850. senza nome;

1851.senza nome;

1852. senza nome;

1853. senza nome;

1854. senza nome;

1855. senza nome;

1856. senza nome;

1857. senza nome;

1858. senza nome;

1859. senza nome;

1860. senza nome;

1861. Mohammed Amhad Owaidah, 12, Rafah;

1862. Amal Amjad Owaidah, 5, Rafah;

1863. Karam Mahrous Thahir, 24, Rafah;

1864. senza nome;

1865. senza nome;

1866. Fayez Ismail Abu Hamad, 34;

1867. Salah Ahmad al-Ghouti, 22;

1868. Nidal Raed Alawiah, 12;

1869. senza nome;

1870. senza nome;

1871. senza nome;

1872. senza nome;

1873. senza nome;

1874. senza nome;

1875. senza nome;

1876. senza nome;

1877. senza nome;

1878. senza nome;

1879. senza nome;

1880. senza nome;

1881. senza nome;

1882. senza nome;

1883. senza nome;

1884. senza nome;

1885. senza nome;

1886. senza nome;

1887. senza nome;

1888. senza nome;

1889. senza nome;

1890. senza nome;

1891. senza nome;

1892. senza nome;

1893. senza nome;

1894. Ibrahim al-Dawawesah, 10, nord di Gaza;

1895. Ahmed Naim Awkal, 22, al-Najjar Hospital;

1896. Mahmoud Mohammed Salah Abu Haddaf, Khan Younis;

1897. Suleiman Samir Abu Haddaf, Khan Younis;

1898. Mahmoud Khaled Abu Haddaf, Khan Younis;

1899. Maath Zayed, 37, al-Nuseirat;

1900. Tarek Ziad Jadallah, 25, al-Nuseirat;

1901. Nidal Mohammed Badran, 34, al-Nuseirat;

1902. Abdulhakim Suleiman al-Masdar, 56, al-Nuseirat;

1903. Moamen Akram al-Masdar, 19, al-Nuseirat;

1904. senza noe;

1905. senza nome;

1906. senza nome;

1907. senza nome;

1908. senza nome;

1909. senza nome;

1910. senza nome;

1911. senza nome;

1912. Said Atef Tamraz, 26, Rafah;

1913. Mohammed Adel al-Aydi, 28, Rafah;

1914. Mahmoud Mohammed al-Jourani, 37, Deir al-Balah;

1915. Aya Anwar al-Chaer, 13, Rafah;

1916. Ahmad Mohammed Atieh al-Masri, 17, Deir al-Balah;

1917. Anwar Mostafa al-Zaanin, 17;

1918. senza nome, trovato tra le macerie;

1919. senza nome, trovato tra le macerie;

1920. senza nome, trovato tra le macerie;

1921. senza nome, trovato tra le macerie;

1922. senza nome, trovato tra le macerie;

1923. senza nome, trovato tra le macerie;

1924. senza nome, trovato tra le macerie;

1925. senza nome, trovato tra le macerie;

1926. senza nome, trovato tra le macerie;

1927. senza nome, trovato tra le macerie;

1928. senza nome, trovato tra le macerie;

1929. senza nome, trovato tra le macerie;

1930. senza nome, trovato tra le macerie;

1931. senza nome, trovato tra le macerie;

1932. senza nome, trovato tra le macerie;

1933. senza nome, trovato tra le macerie;

1934. senza nome, trovato tra le macerie;

1935. senza nome, trovato tra le macerie;

1936. senza nome, trovato tra le macerie;

1937. senza nome, trovato tra le macerie;

1938. Ihsan Mahrous al-Agha, Khan Younis;

1939. Hasan Hussein Kawarea, Khan Younis;

1940. Maydaa Mohammed Aslan, un mese;

1941. Taysir Ali Lahum, 40, artificiere, Beit Lahiya;

1942. Bilal Mohammed al-Sultan, 27, giornalista, Beit Lahiya;

1943. Simone Camilli, 35, giornalista italiano, Beit Lahiya;

1944. Hazem Ahmad Abu Murad, 38, artificiere,Beit Lahiya;

1945. Ali Shehda Abu Afash, 36, artificiere, Beit Lahiya;

1946. senza nome;

1947. senza nome;

1948. senza nome;

1949. senza nome;

1950. senza nome;

1951. Jihad Ali Abu Zeid, 61;

1952. senza nome;

1953. senza nome;

1954. senza nome;

1955. senza nome;

1956. senza nome;

1957. senza nome;

1958. senza nome;

1959. senza nome;

1960. senza nome;

1961. senza nome;

1962. senza nome;

1963. senza nome;

1964. senza nome;

1965. senza nome;

1966. senza nome;

1967. senza nome;

1968. senza nome;

1969. senza nome;

1970. senza nome;

1971. senza nome;

1972. senza nome;

1973. senza nome;

1974. senza nome;

1975. senza nome;

1976. senza nome;

1977. senza nome;

1978. senza nome;

1979. senza nome;

1980. senza nome;

1981. senza nome;

1982. senza nome;

1983. senza nome;

1984. senza nome;

1985. senza nome;

1986. senza nome;

1987. senza nome;

1988. senza nome;

1989. senza nome;

1990. senza nome;

1991. senza nome;

1992. senza nome;

1993. senza nome;

1994. senza nome;

1995. senza nome;

1996. senza nome;

1997. senza nome;

1998. senza nome;

1999. senza nome;

2000. senza nome;

2001. senza nome;

2002. senza nome;

2003. senza nome;

2004. senza nome;

2005. senza nome;

2006. senza nome;

2007. senza nome;

2008. senza nome;

2009. senza nome;

2010. senza nome;

2011. senza nome;

2012. senza nome;

2013. senza nome;

2014. senza nome;

2015. senza nome;

2016. senza nome;

2017. bambino, al-Sheikh Radwan;

2018. Omar Mohammed Jarboun, European Hospital;

2019. donna, famiglia al-Dalou;

2020. bambino, famiglia al-Dalou;

2021. Raafat Mostafa al-Lawh, 32, al-Wista;

2022. Mohammed Mostafa al-Lawh, 21, al-Wista;

2023. Nabila Abed al-Lawh, 35, incinta, al-Wista;

2024. bambino di abila Abed al-Lawh;

2025. Farah Raafat al-Lawh, al-Wista;

2026. Massira Raafat al-Lawh, al-Wista;

2027. Mostafa Raafat al-Lawh, al-Wista;

2028. Ahmad Mostafa Abed al-Lawh, 21, al-Wista;

2029. senza nome;

2030. Sami Hasan Ayyad;

2031. Nour Abou Haseera, 3, Gaza City;

2032. Mostafa Rabah al-Dalou, 14;

2033. Wafaa Hussein al-Dalou, 48;

2034. Mopstafa Darwish Mohaisin, 31;

2035. Soufyan Darwish Mohaisin, 52;

2036. Ali Daif, 7 months, Gaza City;

2037. Widad Daif, Gaza City;

2038. Mohammed Imad al-Abit, 16, al-Wista;

2039. Saher al-Abit, 11, al-Wista;

2040. senza nome, famiglia Al Dalou family;

2041. senza nome, famiglia al-Dalou;

2042. senza nome, famiglia al-Dalou;

2043. senza nome;

2044. senza nome;

2045. senza nome;

2046. senza nome;

2047. senza nome;

2048. Abdullah Salah Safi, 33, nord di Gaza;

2049. Haitham Ramadan al-Aour, 20, nord di Gaza;

2050. Omar Abu Nada, 23, al-Nuseirat;

2051. Jomaa Ibrahim Matar, 27, al-Nuseirat;

2052. Hasan Younes, 75, Rafah;

2053. senza nome, Rafah;

2054. Amal Ibrahim Younes, 53, Rafah;

2055. senza nome, Rafah;

2056. Sorour Tamboura, 36, Beit Lahia;

2057. Hasan Tamboura, 13, Beit Lahia;

2058. Naser Ziad al-Rifi, 35, al-Nafaq;

2059. Abdullah Tarek al-Rifi, bambino, al-Nafaq;

2060. Omar Nasr al-Rifi, bambino, al-Nafaq;

2061. Mohammed Ziad al-Rifi, bambino, al-Nafaq;

2062. senza nome, famiglia al-Kleib;

2063. senza nome, famiglia al-Kleib;

2064. senza nome, famiglia al-Kleib;

2065. senza nome, Rafah;

2066. Mohammed Talal Abu Nahel, Sheikh Radwan;

2067. Rami Abu Nahel, Sheikh Radwan;

2068. Haitham Tafesh, Sheikh Radwan;

2069. Abed Talal Shuwaikh, Sheikh Radwan;

2070. senza nome, al-Shifa Hospital;

2071. senza nome, al-Shifa Hospital;

2072. senza nome, Rafah;

2072. senza nome, famiglia al-Dalou, trovato tra le macerie;

2073. Sara Daif, figlia di Mohammed Daif, trovata tra le macerie;

2074. Hamdan Salem Abu Hadayed, 40;

2075. Mohammed Ahmad Abbas, 45, al-Nasr;

2076. Issam Mohhamed al-Hosna, 26, al-Nasr;

2077. Marwan Mohammed Abu Shallouf, 29, Rafah,

2078. Ibrahim Issam Hamad, 22, Rafah;

2079. Siba Rami Younes, 4;

2080. senza nome;

2081. senza nome;

2082. senza nome;

2083. senza nome;

2084. Ibrahim Baraka;

2085. Abdulrahman Saad Abu Shallouf, 31, Rafah,

2086. Mahmoud Talaat Shraytah, 14, al-Wista;

2087. Bashir Ahmad Shraytah, 35, al-Wista;

2088. Mahmoud Naser Qashlan, 24;

2089. Yassin Hamad Abu Hamed, 22;

2090. Moussa Ahmad al-Abadila, 23;

2091. Ahmad Qassem al-Abadila, 59;

2092. Ismail Abou Btayhan, 45, al-Wista;

2093. Abdulrahman Salem Abu Hadayed, 25, Khan Younis;

2094. Mohammed Saber al-Ajalah, 64, Jihr al-Deek;

2095. Abdullah Hayel Abu Dahrouj, 4, al-Zuwaidah;

2096. Hayat Abed Rabo Abu Dahrouj, 47, al-Zuwaidah;

2097. Hoday Mohammed Abu Dahrouj, 27, al-Zuwaidah;

2098. Hayel Abu Dahrouj, 26, al-Zuwaidah;

2099. Hadi Hayel Abu Dahrouj, 3, al-Zuwaidah;

2100. Hussein Khaled Ahmad, 8, Deir Balah;

2101. Nisrine Ibrahim Ahmad, 38;

2102. Sohair Abdulkarim Abu Madin, 43;

2103. Mahmoud Osama Abbas Abo al-Amrin, 28, al-Sheikh Radwan;

2104. Badr Hashem Abu Mania, 18;

2105. Yehya Omar Abu al-Amrin;

2106. Zeina Bilal Abu Taqeyah, 2 anni e mezzo, al-Sheikh Radwan;

2107. Mohammed Wael al-Khodari, 17, al-Sheikh Radwan;

2108. Mohammed Ibrahim al-Louqa, 21, Beit Lahia;

2109. Mohammed Talaat al-Ghoul, 30;

2110. senza nome, al-Nasr;

2111. Adam Ahmad Khatab, 26, Deir al-Balah;

2112. Mahmoud Ahmad al-Attar, 30, Deir al-Balah;

2113. Tasnim Issam Jawdeh;

2114. Rawyah Jawdeh, bambino;

2115. Raghda Jawdeh, bambino;

2116. Osama Jawdeh, bambino;

2117. Mohammed Jawdeh, bambino;

2118. senza nome, bambino;

2119. senza nome;

2120. senza nome;

2121. Yehya Abu Daqen, 22;

2122. Yassin Ibrahim al-Baltaji, 23;

2123. Farha Ibrahim al-Attar, 48;

2124. Mohammed Shbeir, 25;

2125. senza nome;

2126. Hani Moamar Hashem Yassin, 20;

2127. Ridad Ahmad Tanboura, 78, Beit Lahia;

2128. Ahmad Taysir al-Dalli, 28, al-Sabaha;

2127. Hassan Hijazi, 36;

2128. Abdullah Fadel Mortaja, 26, giornalista, al-Shujayeh;

2129. Saad Bassem Ajouz, 17;

2130. senza nome;

2131. senza nome;

2132. Mohammed Moin Abu Ajouza, al-Nafaq;

2133. Hasan Omar al-Khawa, al-Nafaq;

2134. Shadi Alawieh, 26, al-Shaaf;

2135. Salem Mohamadin, 23, al-Shaaf;

2136. Samer Medhat Hamad, 24, nord di Gaza;

2137. Mohammed Abdulrahman Daher, 49, nord di Gaza.

 

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Categorie: Palestina

GAZA. Voci di una nuova tregua ma raid aerei israeliani senza sosta

Lun, 25/08/2014 - 07:51

Almeno due palestinesi uccisi questa mattina in uno dei raid israeliani di queste ultime ore. Distrutte altre due moschee

 

AGGIORNAMENTI

 

Ore 15.40 Human Rights Watch condanna le fucilazioni di 25 palestinesi presunti collaborazionisti di Israele da parte di Hamas.

Ore 15.30 Funzionari di Hamas e della Jihad islamica affermano che gli egiziani annunceranno al più presto  un nuovo cessate il fuoco, della durata di un mese. Silenzio  di Israele

Ore 15  Tre palestinesi sono stati uccisi e altri sette sono rimasti feriti oggi quando un missile sparato da un aereo israeliano ha colpito un’automobile a Shajayea (Gaza City) .  In precedenza, in episodi separati, erano stati uccisi altri tre palestinesi.

ore 10.40 E’ spirato all’ ospedale Rafidia di Nablus (Cisgiordania) un ragazzo palestinese di 16 anni, Hassan Ashour, 16 anni, ferito dai soldati israeliani lo scorso 15 agosto.

ORE 9.OO

Israele ha cercato di uccidere con un raid aereo a Gaza un alto dirigente di Hamas, Omar al-Bursh. L’uomo è sfuggito al tentato “assassinio mirato”.

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Gaza, 25 agosto 2014, Nena News – Nessuna sosta nei raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza. Stamani due palestinesi sono stati uccisi in una serie di attacchi, almeno 16, che hanno preso di mira anche due moschee. Ieri erano stati uccisi 13 palestinesi, tra i quali una madre e i suoi tre figli. Sale così a 2.122 il numero dei morti palestinesi dall’inizio dell’offensiva israeliana l’8 luglio.

Sono ripresi anche i lanci di razzi da Gaza dopo qualche ora di pausa nel corso della notte. Ieri ne sono stati sparati circa 130 verso Israele che in gran parte dei casi non hanno causato danni. E’ stato invece smentito il lancio di un razzo M 75 stamani verso Tel Aviv. Le sirene hanno risuonato nella città israeliana ma si è trattato di un falso allarme.

foto dal sito nbcnews.com

 

Intanto continuano a circolare voci di una proclamazione imminente di una nuova tregua. L’Egitto potrebbe  annunciarla questa sera e dovrebbe durare un mese durante il quale sarà aperto il valico di Rafah. Si attenderebbe la risposta israeliana. Hamas, non è contro ma esclude una ripresa delle trattative indirette con Israele al Cairo, così come vorrebbero l’Egitto e il presidente palestinese Abu Mazen.

Quest’ultimo, intanto, si dice determinato a portare avanti l’iniziativa diplomatica che ha annunciato alla televisione egiziana.  Al più presto, ha fatto sapere, presenterà al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una richiesta per la definizione di un calendario che preveda date precise per il ritiro di Israele dai territori palestinesi che ha occupato nel 1967 e per la nascita dello Stato di Palestina. Se il Consiglio di Sicurezza non accoglierà questa richiesta, Abu Mazen si rivolgerà subito alla Corte Penale Internazionale per mettere sotto accusa lo Stato di Israele ed ottenere la sua condanna per crimini di guerra. L’iniziativa del presidente palestinese avrebbe l’appoggio del leader politico di Hamas Khaled Meshaal.

Da parte sua il premier israeliano Netanyahu ieri ha ribadito che le operazioni militari andranno avanti, per tutto il tempo necessario a raggiungere l’obiettivo fissato, ossia la resa di Hamas che consiste nella proclamazione di un cessate il fuoco illimitato e senza condizioni (la revoca del blocco di Gaza chiesta dai palestinesi). Nena News

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Categorie: Palestina

IRAQ. Sabato di sangue: 40 morti nella faida tra sunniti e sciiti

Dom, 24/08/2014 - 13:33

Attentati in tutto il paese. Le fazioni sunnite sospendono la partecipazione alle consultazioni di governo. Usa alla ricerca del via libera del Congresso per un intervento in Siria.

 

La milizia sciita Saraya al-Salam del religioso Moqtada al-Sadr (Foto: Ali Al-Saadi/AFP via Getty Images)

 

di Chiara Cruciati – Il Manifesto

Roma, 24 agosto 2014, Nena News – Il massacro alla moschea Musab bin Omair, nel villaggio di Imam Wais, ha aperto la strada ad una nuova ondata di attentati e spezzato i fragilissimi equilibri politici iracheni. Ieri, un giorno dopo il brutale attacco probabilmente compiuto da una milizia sciita che ha ucciso 73 fedeli sunniti nella provincia di Diyala, i leader delle fazioni sunnite hanno sospeso la partecipazione alle consultazioni per il nuovo governo di unità nazionale. Ancora una volta, lo scontro sul terreno, il sangue, la divisione religiosa inficia sui tentativi di uscita dallo stallo politico, nonostante non sia ancora stata chiarita l’effettiva responsabilità della strage: una milizia sciita, forse addestrata in Iran, o un gruppo di miliziani dell’Isil, che ha occupato Diyala da giugno.

A parlare è stato ieri il presidente del parlamento, il sunnita Salim al-Jabouri, che ha descritto l’attacco come uno dei tasselli della più vasta politica discriminatoria nei confronti della comunità sunnita. Al-Jabouri ha accusato il gruppo sciita di «terrorismo» e di «contrastare il processo politico, colpendo la società irachena e le sue strutture». Al premier uscente Nouri al-Maliki – ufficialmente ancora in carica – e al blocco parlamentare sciita ha domandato di perseguire i responsabili e trascinarli di fronte alla legge entro 48 ore. Chiesto anche un risarcimento per tutte le famiglie delle vittime. Fino a quando tali richieste non saranno soddisfatte – gli hanno fatto eco i principali partiti sunniti, riuniti nella Coalizione dell’Unione dei Poteri Nazionali – le consultazioni restano sospese.

Un’inchiesta parlamentare è stata già avviata, fa sapere Al-Jabouri. Il risultato sarà noto in due giorni, per ora è stata fatta luce sulla dinamica dell’attacco: prima un attentato suicida all’ingresso della moschea, poi un gruppo di uomini armati con il volto coperto è entrato e ha aperto il fuoco sui fedeli in preghiera.

La strage non aiuta di certo il primo ministro designato, Haider al-Abadi, alle prese con il difficile compito di dare vita ad un governo di unità entro il 10 settembre e di rimettere insieme fazioni e comunità distanti, divise da oltre dieci anni di politiche settarie e discriminatorie. L’ennesimo massacro potrebbe incrementare ulteriormente le violenze interne al paese e dare linfa vitale alla guerra civile in corso, garantendo così all’Isil di proseguire indisturbato la propria avanzata, figlia delle divisioni interne del paese.

Attacchi simili sono il frutto del vuoto lasciato dalle forze di sicurezza e della libertà di azione di cui godono milizie sciite e milizie sunnite, con le prime rafforzate negli 8 anni appena trascorsi dallo stesse premier Maliki, che ne ha fatto lo strumento per coprire le mancanze dell’esercito nato dall’occupazione statunitense. E se venerdì il target è stata la moschea di Imam Wais, ieri ad essere colpito è stato il Ministero degli Interni di Baghdad: almeno undici morti (di cui sei civili) e 24 feriti dopo l’esplosione di un’automobile guidata da un attentatore suicida dentro il cancello del quartier generale dei servizi segreti, nel quartiere di Karrada. Attentato suicida anche a Tikrit, dove una jeep militare guidata da un miliziano è piombata su un gruppo di soldati, uccidendone nove, e a Kirkuk (città controllata dai peshmerga), dove tre esplosioni hanno provocato la morte di almeno 20 persone e il ferimento di 65.

Agli scontri tra qaedisti, esercito iracheno e curdi si aggiungono ora i bagni di sangue compiuti da milizie sunnite o sciite. Un dato preoccupante: la guerra civile è una realtà e nasce dall’interno, non arriva da fuori. Tra i principali responsabili delle divisioni irachene ci sono gli Stati Uniti e la nota strategia del divide et impera, cominciata con la cancellazione del potere del partito Baath di Saddam Hussein e la creazione di un governo di transizione modellato lungo linee chiaramente settarie. Da quel governo nacque l’esecutivo di Maliki nel 2006 e le prime milizie sciite che iniziarono ad operare come parte dell’esercito governativo, in particolare nella repressione delle proteste o le richieste della comunità sunnita. Quella palese discriminazione ha condotto alla naturale crescita di gruppi estremisti sunniti come Al Qaeda, in particolare in province come Anbar e Diyala, sostenuti dal denaro saudita e dal desiderio di rivalsa sunnita.

Oggi la Casa Bianca tenta di mettere una pezza con le bombe che forse pioveranno anche in Siria. In questi giorni Washington valuta le vie legali per giustificare un eventuale attacco contro le postazioni Isil in territorio siriano, un mandato del Congresso sullo stile di quello che autorizzò l’invasione dell’Iraq nel 2003. Per ora è giunta solo l’autorizzazione a bombardare i qaedisti in Iraq per 60 giorni, fino all’inizio di ottobre.

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