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News agency on Palestine and Middle East
Aggiornato: 2 ore 36 min fa

Abbas acclama lo “storico” riconoscimento svedese dello Stato palestinese

14 ore 17 min fa

Ramallah-Afp. Il presidente Mahmoud Abbas giovedì ha acclamato la decisione della Svezia di riconoscere ufficialmente lo Stato della Palestina, ha detto il suo portavoce.

“Il presidente Abbas accoglie con favore la decisione della Svezia”, ha aggiunto Nabil Abu Rudeina, dicendo che il leader palestinese ha descritto la decisione come “coraggiosa e storica”.

Abu Rudeina ha sostenuto che la decisione è legata a mesi di tensione in crescita esponenziale nella Gerusalemme est occupata, dove i Palestinesi si sono scontrati quasi quotidianamente con la polizia israeliana e dove Israele ha recentemente portato avanti i piani per la costruzione di altre 3.600 case per i coloni, attirando la condanna internazionale.

“Questa decisione giunge come una risposta alle misure israeliane a Gerusalemme”.

Abbas ha chiesto agli altri paesi di seguire l’esempio della Svezia.

“Tutti i paesi del mondo che sono ancora restii a riconoscere il nostro diritto per uno stato palestinese indipendente sulla base dei confini del 1967, con Gerusalemme Est come sua capitale, dovrebbero seguire l’esempio della Svezia”, ha affermato il suo portavoce.

La Svezia è il primo Paese membro dell’Unione Europea dell’  Europa occidentale a riconoscere la Palestina.

Traduzione di Edy Meroli

Categorie: Palestina

Israele distrugge strutture presenti a Gerusalemme da più di 25 anni

14 ore 45 min fa

Gerusalemme-Quds Press. L’esercito israeliano ha demolito, la notte scorsa, diverse strutture palestinesi residenziali, agricole e commerciali, presenti da oltre un quarto di secolo a Gerusalemme Est.

Testimoni oculari e fonti locali hanno riferito che le forze militari israeliane, accompagnate da squadre appartenenti al Comune di Gerusalemme, hanno fatto irruzione nei quartieri di Shaykh Jurrah e di Wadi al-Juz, fotografando edifici  e strutture palestinesi, per poi distruggerli senza preavviso.

In un comunicato ricevuto da Quds Press in data 30 ottobre, il Centro Informazioni “Wadi Halwa – Silwan ha dichiarato che le forze di occupazione hanno demolito una casa, alcune camere abitate, due magazzini, un garage, delle mura, così come hanno spianato un terreno coltivato ad alberi da frutto.

Il Centro ha spiegato che le strutture e il terreno agricolo appartengono alle famiglie palestinesi Abu Jibna, Khatir e al-Tura, osservando come le operazioni di demolizione e di spianamento siano avvenute senza alcun preavviso, e come gli edifici non presentassero alcuna irregolarità.

Da parte sua, il cittadino palestinese Muhammad Ashraf Abi Jibna ha dichiarato che le ruspe municipali israeliane hanno abbattuto due magazzini e un garage di sua proprietà, sottolineando che gli edifici rasi al suolo si estendevano per una lunghezza di 10 metri ed erano stati costruiti circa 25 anni fa.

Le ruspe dell’occupazione e le cosiddette “forze della natura israeliane” hanno demolito due piccole stanze e un muro di sostegno intorno alla casa e al terreno della cittadina palestinese Thoraya Muhammad ‘Abd al-Rahman Khatir, strutture costruite dieci anni fa, alcune delle quali in piedi invece dal 1967, per una superficie di circa 54 metri quadrati.

Nel quartiere di Wadi al-Juz, le ruspe dell’occupazione hanno abbattuto una casa della superficie di 200 metri quadrati e spianato un terreno coltivato di proprietà del cittadino palestinese Musa Muhammad Khalil al-Tura, che ha chiarito come vivesse in quella casa, con sei componenti della sua famiglia, dal 1963.

Muhammad Abu Hummus, membro del Comitato di sorveglianza nella cittadina di al-‘Issawiya, ha dichiarato che istituzioni dipendenti dall’occupazione hanno distribuito numerose notifiche di demolizione di case palestinesi dopo averle fotografate, così come squadre al seguito dell’occupazione hanno assalito il quartiere di al-Thauri e perpetrato violazioni sui veicoli degli abitanti del quartiere stesso.

Traduzione di Federica Pistono

Categorie: Palestina

Abbas: la chiusura di al-Aqsa è una dichiarazione di guerra

14 ore 50 min fa

Ramallah-Afp. La chiusura da parte di Israele del complesso della moschea di al-Aqsa a tutti i visitatori, dopo che un estremista ebreo è stato ferito, equivale a una “dichiarazione di guerra”, ha detto il presidente dell’Anp Mahmoud Abbas, giovedì.

“Questa pericolosa escalation israeliana è una dichiarazione di guerra contro il popolo palestinese e i suoi luoghi sacri e contro gli Arabi e la nazione islamica”, ha dichiarato il suo portavoce, Nabil Abu Rudeina.

“Noi riteniamo che il governo israeliano sia responsabile di questa pericolosa escalation a Gerusalemme che ha raggiunto il suo apice con la chiusura della moschea di al-Aqsa questa mattina”, ha aggiunto.

Secondo l’agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa,  Abbas ha confermato che “Gerusalemme e i suoi sacri luoghi musulmani e cristiani sono una linea rossa e non accetteremo che subiscano danni”.

Abu Rdeina ha dichiarato che la decisione di Israele di chiudere la moschea di al-Aqsa per la prima volta “è stata una sfida sfrontata e un comportamento pericoloso, porterà ad una maggiore tensione, ad instabilità e creerà un clima molto pericoloso”.

Lo stato della Palestina, ha aggiunto, effettuerà tutte le procedure necessarie perché Israele sia chiamato a rendere conto e a fermare gli attacchi in corso.

Il portavoce di Abbas ha esortato la comunità internazionale ad “agire immediatamente per fermare questa aggressione perché con tali attacchi e la pericolosa escalation Israele dichiara guerra al popolo palestinese, ai luoghi sacri, agli Arabi e alle nazioni e islamiche”.

Le forze israeliane hanno isolato completamente il compound di al-Aqsa per la prima volta da decenni nella tarda giornata di mercoledì, dopo che un attivista israeliano di estrema destra è stato colpito a Gerusalemme.

Centinaia di fedeli musulmani hanno compiuto le preghiere dell’alba nelle strade, fuori dal luogo sacro, dopo che le forze israeliane hanno chiuso tutti gli ingressi.

Solo il direttore del complesso di al-Aqsa e le guardie di sicurezza sono stati autorizzati. Al muezzin, che guida la chiamata alla preghiera, è stato negato l’ingresso.

“E’ inaccettabile che la moschea di al-Aqsa paghi per i fatti di Gerusalemme. La moschea è un luogo di preghiera e di culto e tutti i musulmani hanno il diritto di accedervi”, ha dichiarato il direttore.

Una portavoce della polizia israeliana, Luba al-Samri, ha detto che la decisione è stata presa dopo aver valutato la situazione della sicurezza a seguito del tentato assassinio di Yehuda Glick.

Il ministro palestinese per i Beni religiosi, Sheikh Yusuf Deis, ha affermato che questa è la prima volta che la moschea viene completamente chiusa dal 1967. E ha aggiunto che si tratta di un “complotto” volto a dividere la moschea, e ha criticato la decisione come violazione dei diritti dei fedeli musulmani.

Anche a circa 500 studenti, che studiano nelle scuole religiose all’interno del complesso, è stato negato l’ingresso.

Le restrizioni israeliane alla preghiera musulmana nel luogo sacro hanno provocato tensioni nelle ultime settimane, portando a scontri regolari a Gerusalemme Est.

La moschea di al-Aqsa è un punto chiave per i Palestinesi per il suo status di terzo luogo più sacro per l’Islam e la sua posizione nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme Est occupata da Israele.

Israele sostiene che tutta Gerusalemme sia la sua “eterna, capitale indivisa”, ma la comunità internazionale considera Gerusalemme Est come territorio palestinese e la capitale di un futuro Stato palestinese.

Traduzione di Edy Meroli

Categorie: Palestina

A seguito di proteste internazionali, Israele riapre il complesso di al-Aqsa

14 ore 54 min fa

Gerusalemme. Giovedì sera, le autorità israeliane hanno riaperto l’accesso al complesso di al-Aqsa, a Gerusalemme, dopo che i Paesi arabi e gli Usa hanno chiesto al regime di Tel Aviv di lasciare entrare i fedeli musulmani nei loro luoghi santi.

“Per timore di sollevazioni nella giornata di preghiera, venerdì, l’accesso sarà ristretto agli uomini sopra i 50 anni di età”, ha informato la polizia israeliana.

La riapertura del terzo luogo sacro dell’Islam, il complesso della moschea di al-Aqsa, giunge dopo la chiusura decisa dalle autorità di occupazione, mercoledì sera, a seguito del ferimento dell’estremista ebreo Yehuda Glick.

Glick è uno degli estremisti che frequentemente invade il complesso di al-Aqsa con gruppi di coloni; è un noto attivista del “Temple Mount Faithful”, un’associazione di fanatici devoti alla costruzione del presunto tempio ebraico nel plesso di al-Aqsa, e guida il movimento di “liberazione del Monte del Tempio dall’occupazione arabo-islamica”.

Del ferimento di Glick, la polizia israeliana ha ritenuto responsabile Mutaz Hijazi, 31, che giovedì mattina è stato ucciso. La brutale esecuzione del giovane ex prigioniero palestinese ha scatenato scontri con le forze di occupazione, nella città Vecchia.

Le forze di occupazione hanno fatto uso di granate incendiarie, proiettili di metallo rivestiti di gomma, bastoni e fucili. Un Palestinese è rimasto ferito alla testa.

Giornata della rabbia
Il movimento di Fatah a Gerusalemme ha invocato una giornata della rabbia contro le autorità di occupazione, in risposta all’uccisione di Mutaz Hijazi.

(Fonti: Ma’an e Agenzie)

Categorie: Palestina

In migliaia commemorano l’anniversario del massacro di Kafr Qasim

14 ore 56 min fa

Kafr Qasim - Ma’an. Migliaia di palestinesi hanno partecipato mercoledì, 29 ottobre, ad una marcia in Israele per commemorare, nell’ambito di uno sciopero generale, il 58° anniversario del massacro di Kafr Qasim.
In migliaia hanno marciato per ricordare la morte di circa 50 palestinesi cittadini di Israele, uccisi nel 1956 quando senza alcun preavviso fu imposto nel villaggio il coprifuoco, un ricordo che evoca forti sentimenti all’interno della comunità araba.

Chi ha partecipato alla marcia ha indossato abiti neri mentre un gruppo di studenti inscenava la rappresentazione del massacro indossando, armi in mano, le uniformi dell’esercito israeliano, e allestiva nel centro della città un posto di blocco con un cartello che annunciava un finto coprifuoco.

A segnare il 58° anniversario del massacro è stata una dichiarazione rilasciata dal locale comitato popolare, il quale ha sottolineato come le guardie israeliane di confine abbiano ucciso “giovani, anziani, donne, e bambini che tornavano dai campi verso casa”.

Alla marcia hanno partecipato il sindaco di Kafr Qasim, Adel Badir, così come i membri del Knesset israeliano Muhammad Baraka, Hanna Sweid, Dov Hanin, Afo Ighbariya, Ibrahim Sarsour, Ahmad Tibi, Masud Ghanayem, Talab Abu Arrar e Issawi Freij.

Il massacro del 1956 fu compiuto nel primo giorno della guerra del Canale di Suez, allorquando Israele, prevedendo un attacco della Giordania in solidarietà con l’Egitto, impose il 29 ottobre 1956 un coprifuoco senza alcun preavviso a tutti i palestinesi di Israele. Gli abitanti del villaggio, di ritrorno dai loro campi dopo il coprifuoco, furono massacrati dalle guardie israeliane di confine, mentre gli ufficiali di polizia che furono responsabili delle morti, non furono mai ritenuti tali.

L’incidente avvenne soltanto otto anni dopo la Nakba del 1948, durante la quale circa 800 mila palestinesi furono espulsi dalle loro case che si trovavano in quelle zone che oggi sono in Israele, diffondendo la paura che quei poco più di 100 mila che erano rimasti, sarebbero stati costretti ad andarsene.

Fino al 1966, tutti i palestinesi redisenti in Israele hanno vissuto sotto legge marziale, mentre oggi continuano a subire varie forme di discriminazione in tutti i settori della società.

Traduzione di Michele Di Carlo

Categorie: Palestina

Malala dona 50mila dollari a Gaza

15 ore 2 min fa

Thepostinternazionale.it. La vincitrice del premio Nobel per la pace nel 2014, Malala Yousafzai, ha donato 50mila dollari per ricostruire 65 scuole delle Nazioni Unite a Gaza, distrutte nell’ultimo conflitto avvenuto nella Striscia.

L’annuncio è avvenuto oggi a Marienfred, in Svezia, a margine della premiazione con cui Malala ha ricevuto il World’s Children Prize. È la prima persona a vincere nello stesso anno il premio Nobel e il World’s Children Prize.

Malala ha detto che devolverà i 50mila dollari ricevuti in occasione del premio all’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente.

“Più della metà della popolazione di Gaza ha meno di 18 anni. I giovani palestinesi vogliono e si meritano un’istruzione di qualità, e la speranza insieme a una reale opportunità per costruirsi un futuro”, ha dichiarato Malala.

Pierre Krähenbühl, il commissario generale dell’Unrwa, ha detto che l’organizzazione è profondamente toccata dal gesto di Malala che “solleverà il morale di 250mila studenti dell’Unrwa a Gaza e di oltre 9mila insegnanti”.

La donazione di Malala è in linea con quello che è sempre stato l’impegno dell’attivista pakistana di 17 anni. Lo scorso 10 ottobre Malala ha vinto il premio Nobel per la pace insieme all’attivista indiano per i diritti dei bambini Kailash Satyarthi, per “la loro lotta contro la repressione dei bambini e dei giovani, e a favore del diritto di tutti i bambini all’istruzione”.

Da sapere su Malala

Nell’ottobre del 2012 Malala, che al tempo aveva 15 anni, venne aggredita dai Taliban nella valle dello Swat, un distretto amministrativo della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel nord del Pakistan.

Al momento dell’aggressione, Malala era sul bus che la riportava a casa da scuola. Le spararono diversi colpi d’arma da fuoco alla testa e alla spalla dopo che la sua campagna per garantire l’istruzione ai bambini del Pakistan aveva fatto arrabbiare i Taliban, contrari all’attivismo di Malala.

La regione in cui vive Malala è sotto controllo dei Taliban dal 2007, quando hanno chiuso le scuole e imposto la legge islamica. Dopo l’aggressione talebana nel 2012, Malala, è stata curata a Peshawar, in Pakistan, e successivamente a Londra.

La giovane ragazza, oggi 17enne, è diventata un simbolo per la pace tanto da essere accreditata con la candidatura al premio Nobel per la pace da parte del laburista norvegese. Inoltre, ha vinto il premio Sakharov per la libertà di pensiero, consegnatole dal parlamento europeo nel 2013 (Nelson Mandela lo vinse nel primo anno in cui venne istituito il premio, nel 1988). All’età di 11 anni, Malala cominciò a scrivere un blog sotto lo pseudonimo di Gul Makai sul sito della Bbc, raccontando la sua vita sotto il dominio dei Taliban.

Successivamente al suo intervento alle Nazioni Unite del 12 luglio 2013, nel giorno del suo 16esimo compleanno, un comandante dei Taliban le aveva scritto una lettera in risposta. In quella occasione al palazzo di vetro di New York, Malala incoraggiò i leader dei governi di tutto il mondo a impegnarsi nella difesa dei diritti delle donne.

Qui il video dell’intervento di Malala alle Nazioni Unite del 12 luglio 2013, nel giorno del suo 16esimo compleanno. Questo discorso ha provocato la risposta di un comandante dei Taliban, che ha indirizzato a Malala una lettera.

Categorie: Palestina

Israeli nazi-style: arrestati padre e fratello di Hijazi. Ordine di demolizione per la casa

15 ore 2 min fa

Gerusalemme. Nello stile criminale che contraddistingue l’agire di Israele, prima le forze di occupazione uccidono con una esecuzione extra-giudiziaria, poi arrestano membri della famiglia della vittima e infine ordinano la demolizione della casa. E’ quanto è avvenuto giovedì, ai danni della famiglia Hijazi, colpita dalla morte del giovane ex prigioniero Mutaz, ucciso nella mattinata, a Silwan.

Nelle ore successive, un vasto spiegamento di forze ha fatto irruzione nella casa della famiglia e ha arrestato il padre e il fratello del giovane ucciso, e ha consegnato un ordine di demolizione dell’abitazione. Gli Hijazi hanno, tuttavia, la possibilità di auto-demolirsi la casa, per evitare i costi…

(Fonte: PIC)

 

Categorie: Palestina

Gli Israeliani spianano terra palestinese a Salfit

Gio, 30/10/2014 - 12:23

Salfit-Ma’an. I coloni dell’insediamento  israeliano di Leshem, a ovest di Salfit, mercoledì hanno  spianato  terreni agricoli palestinesi e hanno spaccato le rocce vicino ai siti archeologici tra i villaggi di Kafr al-Dik e Deir Ballut, vicino a Khirbet Deir Samaan.

L’accaduto suggerisce che i residenti di Leshem – un quartiere vicino all’insediamento di Ale Zahav inaugurato nell’agosto 2013 e considerato uno dei primi grandi nuovi insediamenti degli ultimi vent’anni – sono pronti a espandersi strappando la terra dei vicini villaggi palestinesi.

Il ricercatore locale Khalid Maali ha riferito a Ma’an che i coloni israeliani hanno utilizzato martelli pneumatici per spaccare le pietre da usare nella pavimentazione della strada e nella costruzione del villaggio, invadendo praticamente antichi siti storici.

Maali ha affermato che i bulldozer hanno spaccato le rocce a meno di 10 metri di distanza dalla zona di Khirbet Deir Samaan, che rappresenta “un “pericolo reale per il sito storico costruito e scavato nella pietra più di 1600 anni fa”.

L’insediamento di Leshem è stato costruito nel 2013 su terra palestinese proveniente dai vicini villaggi di Kafr al-Dik e Deir Ballut. Attualmente tre importanti siti architettonici della zona sono stati danneggiati dalla costruzione.

Maali ha aggiunto che circa 12 mila dunum sono stati confiscati al villaggio di Kafr al-Dik degli originali 20 mila che possedeva, portando ad una grave perdita di terra per gli agricoltori locali.

Leshem si trova all’interno del vasto insediamento di Ariel e taglia in profondità la Cisgiordania settentrionale a sud di Nablus.

Secondo il sito israeliano di notizie Maariv, dall’agosto 2013, 72 famiglie ebree vivevano a Leshem e altre 70 erano attese a agosto 2014.

Più di 550 mila coloni ebrei vivono negli  insediamenti in Cisgiordania, che è sotto l’occupazione militare israeliana dal 1967.

La costruzione degli insediamenti e il trasferimento della popolazione da parte degli occupanti è severamente vietata dal diritto internazionale.

Traduzione di Edy Meroli

Categorie: Palestina

Operazione Colomba: “L’esercito israeliano demolisce nei villaggi beduini di Um ad Daraj e Um Al Kher

Gio, 30/10/2014 - 12:16

Operazione Colomba. Comunicato stampa: “L’esercito israeliano demolisce nei villaggi beduini di Um ad Daraj e Um Al Kher, nelle colline a sud di Hebron. L’esercito israeliano ha aggredito gli abitanti del villaggio di Um Al Kher”.

29 ottobre 2014

At-Tuwani – Il 29 ottobre l’esercito israeliano ha demolito un totale di quattro strutture nel villaggio beduino di Um ad Daraj e un forno tradizionale nel villaggio beduino di Um Al Kher. Uomini e donne di Um Al Kher sono stati aggrediti mentre tentavano di interporsi pacificamente alla demolizione.

Alle 7:40 le forze militari israeliane sono entrate ad Um ad Daraj con due bulldozer. L’esercito israeliano ha demolito un bagno, un recinto per le pecore, una grotta usata come casa e una casa di lamiera dove vivevano 8 persone.
Alle 9 le forze israeliane sono arrivate ad Um Al Kher e hanno dichiarato “area militare chiusa” agli internazionali e civili israeliani, di conseguenza hanno cacciato i volontari internazionali presenti sul posto per monitorare le violazioni di diritti umani, minacciandoli di arresto. A quel punto i bulldozer, scortati dall’esercito israeliano e polizia di frontiera sono entrati nel villaggio danneggiando una recinzione ed un albero d’ulivo.
Gli abitanti palestinesi di Um Al Kher si sono riuniti di fronte al forno tradizionale per tentare di interporsi pacificamente alla demolizione. Soldati e poliziotti israeliani li hanno attaccati, spingendo violentemente le donne e buttando a terra un ragazzo. Dopo l’aggressione il bulldozer ha demolito il forno.

Il forno era già stato demolito, senza che venisse consegnato nessun ordine di demolizione ufficiale, il 27 ottobre insieme ad altre sei strutture. Il 28 ottobre il forno era stato ricostruito dal Comitato Popolare delle Colline a Sud di Hebron insieme agli abitanti di Um Al Kher (per più informazioni sulle demolizioni del 27 ottobre vedere: http://tuwaniresiste.operazionecolomba.it/?p=3456)

I palestinesi delle colline a sud di Hebron continuano a lottare in modo nonviolento per reclamare giustizia e per la difesa dei diritti umani.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto delle demolizioni:http://goo.gl/VD2etW

Per informazioni:
Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell'Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

Categorie: Palestina

Gerusalemme, sigillato il complesso di al-Aqsa

Gio, 30/10/2014 - 12:11

Gerusalemme-Quds Press, PIC e Ma’an. Mercoledì sera, le forze di occupazione israeliane hanno totalmente sigillato il complesso di al-Aqsa a seguito del ferimento dell’estremista ebreo Yehuda Glick. Nel frattempo, estremisti ebrei israeliani stanno invitando i loro colleghi a dare l’assalto al sito islamico.

Glick è uno degli estremisti che frequentemente invade il complesso di al-Aqsa con gruppi di coloni; è un noto attivista del “Temple Mount Faithful”, un’associazione di fanatici devoti alla costruzione del presunto tempio ebraico nel plesso di al-Aqsa, e guida il movimento di “liberazione del Monte del Tempio dall’occupazione arabo-islamica”.

E’ la prima volta, dall’occupazione del 1967, che al-Aqsa viene completamente chiusa all’accesso dei fedeli musulmani, compreso al muezzin preposto al richiamo della preghiera, secondo quanto ha fatto rilevare il ministro palestinese per i Beni religiosi, Shaykh Yusuf Deis.

Il ministro ha denunciato la “cospirazione” contro al-Aqsa, che mira a dividere la moschea e a ebraicizzare i luoghi santi islamici.

Categorie: Palestina

Gerusalemme, ucciso ex prigioniero palestinese sospettato di aver ferito estremista israeliano

Gio, 30/10/2014 - 11:39


Gerusalemme-Quds Press, PIC e Ma’an
. Giovedì mattina, a Gerusalemme Est,  forze speciali israeliane sotto copertura (unità di élite della polizia “anti-terrorismo”, Yamam, e dello Shabak) hanno ucciso un ex prigioniero palestinese “sospettato” di aver sparato a un noto estremista israeliano il giorno prima.

Forze speciali hanno invaso il sobborgo di al-Thuri, vicino a Silwan, alle 2:30 del mattino, e hanno iniziato a perquisire i tetti delle case, prima di colpire a morte Muataz Khalil Hijazi, 31 anni, dopo uno scontro a fuoco.

Testimoni hanno riferito che Hijazi era già stato colpito e non era più in grado di muoversi o di sparare quando le forze di occupazione hanno fatto irruzione nella sua abitazione e sono salite sul tetto, gettandogli una tanica di acqua addosso, e lasciando morire dissanguato.

A decine hanno cercato di entrare nella casa di Hijazi , per portarlo in ospedale, ma i militari israeliani hanno aperto il fuoco ferendo 15 persone

Hijazi aveva passato 11 anni nelle prigioni israeliane ed era stato liberato il 5 giugno del 2012.

Era stato imprigionato nel 2000, con l’accusa di aver partecipato all’Intifada di al-Aqsa.

Hijazi era sospettato di aver sparato al fanatico ebreo israeliano di estrema destra Yehuda Glick, a Gerusalemme, mercoledì sera, ferendolo gravemente.

Glick è uno degli estremisti che frequentemente invade il complesso di al-Aqsa con gruppi di coloni; è un noto attivista del “Temple Mount Faithful”, un’associazione di fanatici devoti alla costruzione del presunto tempio ebraico nel plesso di al-Aqsa, e guida il movimento di “liberazione del Monte del Tempio dall’occupazione arabo-islamica”.

Categorie: Palestina

Israele vieta ai palestinesi di salire sugli autobus dei coloni in Cisgiordania

Gio, 30/10/2014 - 02:17

Memo. Le autorità israeliane hanno ceduto alle pressioni dei coloni, vietando ai palestinesi di viaggiare sugli autobus israeliani in Cisgiordania, secondo quanto riportato domenica dal quotidiano israeliano  Haaretz.

Sembrerebbe infatti che il ministro della Difesa israeliano Moshe Ya’alon abbia ordinato all’amministrazione civile dell’esercito di vietare ai lavoratori palestinesi di viaggiare su questi autobus, quando tornano in Cisgiordania dai loro luoghi di lavoro su territorio israeliano.

Sempre secondo quanto rivela il quotidiano, il divieto diventerà effettivo all’inizio del mese prossimo e la decisione farebbe seguito alle intense pressioni dei coloni insediati a nord della Cisgiordania.

Secondo l’articolo, infatti, più volte nel corso dell’anno, i coloni avevano chiesto che ai palestinesi fosse impedito di viaggiare sui loro autobus, per ragioni di sicurezza.

In realtà, la decisione contrasterebbe con le affermazioni degli alti ufficiali dell’esercito israeliano, secondo cui i lavoratori palestinesi non costituiscono un rischio per la sicurezza, in quanto sono già stati sottoposti a severi controlli per ottenere il permesso di entrare nel territorio di Israele.

I palestinesi della Cisgiordania settentrionale che lavorano in Israele devono infatti superare il check-point di Eyal, vicino a Qalqilya, dove vengono sottoposti a un rigido controllo di sicurezza.

“Ogni mattina, facciamo sosta al checkpoint di Eyal, per un controllo che dura più di due ore”, racconta il quarantaquattrenne Ahmad al-Toor, 44, alla Anadolu Agency.

“Al ritorno, viaggiamo su autobus di compagnie israeliane della Cisgiordania che passano vicino ai nostri villaggi”, ha aggiunto.

“Nel corso del viaggio, veniamo di continuo molestati dai coloni, ma sottoporsi a un altro controllo di due ore sarebbe troppo estenuante”.

Le autorità israeliane hanno concesso a quasi 150 mila palestinesi della Cisgiordania di lavorare su territorio israeliano.

Attualmente, circa 500 mila israeliani vivono negli oltre cento insediamenti ebraici costruiti in seguito all’occupazione della Cisgiordania e di Gerusalemme Est nel 1967. I palestinesi vogliono riprendere il controllo su questi territori e sulla Striscia di Gaza per fondare il loro futuro stato.

Il diritto internazionale definisce Cisgiordania e Gerusalemme Est “territori occupati”, considerando di fatto illegali tutti gli insediamenti israeliani.

Traduzione di Romana Rubeo

Categorie: Palestina

Gli EAU vendono case palestinesi a Israele

Gio, 30/10/2014 - 02:08

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Memo.  Un membro autorevole del Movimento Islamico ha rivelato che gli Emirati Arabi Uniti hanno avuto un ruolo importante nella vendita di case appartenenti ad arabi nella zona di Silwan (sud della moschea di Al-Aqsa) a imprese di costruzioni dell’insediamento israeliano.

In un’intervista rilasciata al canale di informazioni Al-Quds, il vice presidente del Movimento Islamico in Israele, Sheikh Kamal Khatib, ha detto: “Probabilmente nei giorni a venire sapremo qualcosa in più. Si dovrebbe comunque ricordare che è stata trasferita una ingente somma di denaro dagli EAU a una banca palestinese e che grandi quantità di denaro sono state consegnate  approssimativamente a 34 famiglie proprietarie di appartamenti a Silwan”.

Khatib ha chiesto: “Fin dall’inizio era stato pianificato che questo denaro sarebbe passato attraverso il Fondo monetario palestinese. Quindi, la mia domanda è… perché non è stato così?”

Khatib si è rivolto alle autorità competenti all’interno dell’Autorità Palestinese affinché venga aperta un’inchiesta che faccia luce sulla questione il più presto possibile.

I coloni a Gerusalemme hanno assunto il controllo di un palazzo e di una casa con il terreno circostante nel distretto di  Al-Hawa a Silwan. Queste proprietà sono collocate proprio a sud della moschea di Al-Aqsa e al momento sono sotto la protezione dell’esercito israeliano.

Diversi giorni fa il quotidiano Haaretz ha rivelato che una compagnia prestanome appartenente a Elad, un gruppo criminale israeliano, ha comprato indirettamente case palestinesi, dopo essersi registrata all’estero con il nome di Kandel Finance.

Traduzione di Lorenzo Emanuel

Categorie: Palestina

L’Esercito demolisce case ed edifici vicino ad Hebron, ferendo numerosi residenti

Gio, 30/10/2014 - 01:09

Imemc. Decine di soldati israeliani, accompagnati da un grande numero di bulldozer militari, hanno invaso mercoledì mattina i villaggi di Khashm ad-Daraj e Um al-Kheir, ad est di Yatta, nella parte meridionale della Cisgiordania, distretto di Hebron, e ha demolito numerosi edifici. I soldati hanno anche aggredito una donna incinta, causandole un’emorragia interna.

Il Coordinatore del Comitato Popolare contro il Muro e le Colonie, Rateb Jabour, ha dichiarato a Palestine News Network che una estesa forza militare ha invaso il villaggio di Khashm ad-Daraj, demolendo uno scantinato, un servizio igienico esterno, stalle, fienili e case di proprietà di tre residenti identificati come Mustafa Salem at-Tanbi, Ahmad Awwad at-Tanbi e Eid at-Tanbi.

I soldato hanno anche invaso il villaggio di Um al-Kheir, ad est di Yatta, distruggendo un forno di argilla utilizzato dagli abitanti, e hanno assalito con violenza molti Palestinesi causando loro tagli e contusioni.

Alcuni dei feriti sono stati identificati come Mo’tasem, Musa, Tareq, Yasser, Amna, Maliha e Suleiman al-Hathalin.

Jabour ha confermato che i soldati hanno attaccato anche una donna in gravidanza, causandole un’emorragia interna, prima di essere ricoverata in un ospedale del luogo.

I soldati hanno detto che i coloni dell’insediamento illegale Karmiel, che si trova lì vicino, sono ‘infastiditi’ dal fumo della legna proveniente dal forno, aggiungendo che questa è la terza volta che i soldati demoliscono questo forno di argilla soltanto in questa settimana.

L’attacco ha provocato scontri tra i soldati invasori ed i giovani del luogo, mentre i soldati hanno cercato di rapire un Palestinese ma i residenti sono riusciti ad impedirne l’arresto.

Circa 1200 Palestinesi vivono nel villaggio di Khashm ad-Daraj, affrontando difficoltà ogni giorno a causa dei continui attacchi effettuati dai soldati israeliani e dai coloni che colpiscono i terreni agricoli, il bestiame, le stalle e gli edifici.

In precedenza, sempre mercoledì, l’esercito aveva demolito un’abitazione in una via dell’occupata Gerusalemme Est, Salah ed-Deen Street, lasciando otto membri della famiglia senza una casa.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

Categorie: Palestina

Colono israeliano investe ragazzino palestinese

Mer, 29/10/2014 - 19:17

Mercoledì sera, un’auto israeliana ha travolto un adolescente palestinese nel sud di Nablus. Si tratta di Ibrahim Odeh, di 13 anni, investito sulla strada di Huwwara.

Ne ha dato notizia Ghassan Daghlas, dirigente dell’Anp per il monitoraggio delle attività coloniali in Cisgiordania.

Il ragazzino è stato trasportato all’ospedale pubblico di Rafidia con ferite moderate.

Il colono è fuggito dal luogo dell’incidente.

E’ abitudine dei coloni israeliani a bordo di auto prendere di mira e travolgere bambini e ragazzi palestinesi, e poi abbandonare la scena del delitto. Il 19 ottobre, la piccola Einas è stata uccisa da uno di questi criminali impuniti.

(Fonte: Ma’an. Nella foto: coloni israeliani)

Categorie: Palestina

Il ministero dell’Edilizia e dei Lavori pubblici di Gaza distribuisce cemento per ricostruire le case

Mer, 29/10/2014 - 18:34

Gaza-Ma’an. Martedì il ministero dei Lavori pubblici e dell’Edilizia ha iniziato a distribuire cemento agli abitanti di Gaza le cui case sono state distrutte durante la devastante offensiva militare israeliana.

Il Ministero ha pubblicato sul sito ufficiale una lista del primo gruppo di persone idonee a ricevere cemento per ricostruire le proprie case.

Le persone inserite nella lista riceveranno un voucher recante la quantità di cemento cui hanno diritto in base ai danni  subiti dalle loro abitazioni.

Dal canto suo il ministero dell’Interno ha iniziato l’opera di ricostruzione della propria sede dopo gli ingenti danni subiti a seguito dell’assalto israeliano. Mentre la ricostruzione procede, i funzionari del Ministero lavorano in uffici provvisori.

Lunedì decine di rifugiati palestinesi, che hanno perso la casa nell’offensiva israeliana, hanno protestato contro i ritardi nei lavori di ricostruzione.

Il sit-in di protesta è stato organizzato dai residenti del campo profughi di Jabalia, i quali hanno incolpato per la crisi degli alloggi l’Agenzia delle Nazioni Unite di soccorso e lavori per i profughi della Palestina (UNRWA).

Un organizzatore del sit-in di protesta, Atta Dirgham, ha esortato l’UNRWA a trovare casa agli sfollati, soprattutto adesso che si avvicina l’inverno.

L’operazione israeliana a Gaza, tra giugno e luglio, ha causato almeno 2.100 vittime palestinesi, e, secondo quanto dichiarato dalle Nazioni Unite, più di 100 mila persone sono rimaste senza casa nel  lungo periodo.

Il Consiglio economico palestinese per lo Sviluppo e la Ricostruzione, con sede a Ramallah, ha stimato che il costo per la completa ricostruzione delle abitazioni e delle infrastrutture distrutte durante la guerra sarà di 7,8 miliardi dollari.

 

Traduzione di Emanuela Turano Campello

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900 Palestinesi sono detenuti a Gerusalemme Est

Mer, 29/10/2014 - 01:27

Imemc. Dal 2 luglio, dopo l’uccisione dell’adolescente Mohammad Abu Khdeir a Gerusalemme Est, Israele ha arrestato 900 Palestinesi a Gerusalemme Est e ne ha denunciato 300, secondo i dati diffusi lunedì dal ministro per la Sicurezza pubblica israeliano, Yitzhak Aharonovich (Yisrael Beitenu), al Comitato per gli Affari Interni e il Territorio della Knesset.

Il potente comitato ha tenuto una discussione riguardante la situazione della sicurezza a Gerusalemme, durante la quale il Sindaco Nir Barkat ha chiesto la creazione di una forza speciale di polizia per le zone nelle quali gli scontri sono frequenti. Barkat ha sostenuto che i “residenti dei quartieri arabi ci chiedono di portare la polizia”.

Alla richiesta di Aharonovich e degli altri, l’Avvocatura dello Stato di Israele ha emanato delle direttive per effettuare arresti e inasprire le pene per chi lancia sassi. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha inoltre sollecitato l’emanazione di alcune direttive aggiuntive per indurire sostanzialmente le sanzioni per chi lancia sassi affinché siano approvate velocemente. Queste stesse strategie sono state utilizzate – senza successo – da Israele durante la prima Intifada.

Gli scontri nei quartieri di Silwan, Ras al-Amud e Issawiya a Gerusalemme Est sono continuati anche lunedì, mentre la polizia israeliana e quella di confine hanno usato “mezzi non dispersivi” contro i manifestanti palestinesi. Israele ha arrestato otto palestinesi a Gerusalemme Est nelle prime ore di lunedì, quattro dei quali sono minorenni.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha inviato un messaggio urgente agli USA, domenica, chiedendo il loro intervento contro le politiche israeliane a Gerusalemme, ed in particolare contro i tentativi di cambiare lo status quo nella zona della moschea di al-Aqsa (per gli ebrei, il Monte del Tempio).

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

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Israele si è appropriato di 80.000 libri e manoscritti palestinesi

Mer, 29/10/2014 - 01:08

Memo. Dal 1948 ad oggi, Israele si è appropriata di 80 mila libri e manoscritti palestinesi che ora sono conservati nelle biblioteche nazionali, dichiara Nabil al-Arabi, Segretario Generale della Lega Araba.

Al-Arabi è intervenuto in occasione dell’evento organizzato al Cairo dalla Lega Araba, intitolato “La Palestina nei manoscritti arabi”.

Il ministro della Cultura palestinese Ziad Abu Amer ha preso parte all’evento con il suo collega egiziano, con i rappresentanti delle autorità e con intellettuali provenienti dall’Egitto e dal mondo arabo, oltre che con i funzionari del Consiglio Internazionale degli Archivi (CIA).

Al-Arabi ha chiesto l’impegno di tutti per riottenere i testi che sono stati rubati dalle potenze imperialiste al fine di cancellare l’identità araba e riscriverne la storia, soprattutto quella palestinese. Ha sostenuto la necessità di tenere viva l’identità palestinese e di salvare i suoi manoscritti.

Ha aggiunto poi che alcuni paesi arabi, tra cui l’Algeria, la Libia e l’Iraq, sono impegnati nella ricostruzione dei propri archivi, che contengono la loro storia. A tale proposito, la Lega Araba sta lavorando in collaborazione con il CIA.

Abu Amr ha dichiarato: “Le iniziative intraprese nell’ambito della politica di occupazione sin dalla Nakba del 1948 per arrecare danno alla cultura palestinese, ai centri di informazione, alle università e agli archivi delle varie istituzioni del paese, rientrano nel tentativo di cancellare l’identità araba della Palestina.”

Ha anche sostenuto l’importanza della creazione di basi strategiche nazionali per la documentazione e l’archiviazione della cultura e della storia palestinesi, da affiancare a una strategia araba comune relativa alle attività di documentazione e archiviazione.

Traduzione di Romana Rubeo

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Bombe letali trasformate in opere d’arte

Mer, 29/10/2014 - 01:06

Muhammad ‘Awad- Ramallah. Un giovane palestinese del villaggio di Bil‘in, a ovest di Ramallah, ha trasformato i proiettili e le bombe israeliane in quadri e opere d’arte, che ben esprimono lo spirito del Sumud, la fermezza palestinese nel resistere all’occupazione israeliana…

Tra gli oggetti figurano i proiettili cui sono stati esposti molti giovani che manifestavano contro il muro dell’apartheid.

La mostra comprende bombe e granate assordanti, proiettili di gomma ed esplosivi, che il giovane palestinese ha trasformato in quadri e tavole artistiche, esposte in una mostra a Ramallah.

Il giovane, che ha rifiutato di rivelare il proprio nome per timore di essere perseguito dall’occupazione, ha dichiarato al nostro inviato in Cisgiordania che lui  e “un gruppo di giovani del paese di Bil‘in hanno raccolto i proiettili israeliani che l’occupazione ha sparato su coloro che manifestavano contro il muro dell’apartheid nei vilaggi di Bil‘in, Nil‘in, Budrus e Nadi Salih”, creando un bel colpo d’occhio con le rose piantate fra le bombe.

Il giovane ha affermato di aver allestito la mostra per trasmettere al mondo il messaggio che le sofferenze quotidiane dei palestinesi potranno forse porre fine all’occupazione.

Il giovane, infine, ha riferito di essere stato più volte colpito dalle pallottole dell’occupazione, durante le manifestazioni pacifiche contro il muro dell’apartheid.

Traduzione di Federica Pistono

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Israele emette 121 ordini di detenzione amministrativa in meno di un mese

Mer, 29/10/2014 - 01:04

Ramallah-Quds Press. Secondo fonti di organizzazioni per i diritti umani, ammonta a 121 il numero attuale degli ordini di detenzione amministrativa emessi dai tribunali dell’occupazione a carico dei prigionieri palestinesi da inizio ottobre.

In un comunicato inviato a Quds Press in data lunedì 27 ottobre, il Circolo del Prigioniero palestinese ha spiegato che l’occupazione ha emesso di recente 25 ordini di detenzione amministrativa, di cui 7 per “la prima volta” e 18 rinnovati già una serie di volte.

Il comunicato spiega che più della metà dei cittadini palestinesi a cui di recente sono state applicate misure di detenzione amministrativa è originaria della provincia di Hebron, nel sud della Cisgiordania occupata, mentre il resto dei prigionieri proviene da Ramallah, Nablus, Betlemme, Tulkarem e Qalqilya. Ricorda, infine, che il periodo di detenzione va dai 2 ai 6 mesi.

Traduzione di Patrizia Stellato

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