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News agency on Palestine and Middle East
Aggiornato: 21 min 36 sec fa

Israele sigillerà o demolirà la casa del giovane responsabile dell’incidente di Gerusalemme

32 min 8 sec fa

Gerusalemme – Ma’an e Quds Press. Venerdì, il ministro israeliano della Sicurezza interna, Yitzhak Aharonovich, ha dichiarato che saranno imposte sanzioni alla famiglia del giovane sospettato di aver effettuato un attacco alla linea metropolitana veloce di Silwan, a Gerusalemme est, mercoledì.

Il sito israeliano di notizie web Ynet ha riferito le parole del ministro Aharonovich, secondo cui la casa di Abd al-Rahman al-Shaludi sarebbe stata sigillata o demolita. Tali dichiarazioni sono state rilasciate durante la visita alla famiglia della neonata israeliana uccisa durante l’incidente.

Un avvocato del gruppo per i diritti Addameer ha detto a Ma’an che l’intelligence israeliana ha informato il padre di al-Shaludi, durante l’interrogatorio, che il corpo del figlio sarebbe stato consegnato “a tarda notte” e che solo i 20 membri della sua famiglia avrebbero potuto essere presenti.

La polizia afferma che al-Shaludi, di 21anni, ha lanciato l’auto ad alta velocità contro un gruppo di pedoni, uccidendo una bambina di tre mesi e ferendo altre sei persone in quello che la polizia ha descritto come un “attacco terroristico toccata e fuga.”

Dopo che l’auto si era fermata, al-Shaludi ha cercato di fuggire, ma è stato colpito dalla polizia, morendo più tardi in ospedale per le ferite riportate.

La madre del giovane, Inas Sharif, di 42 anni, ha dichiarato ai giornalisti: “Non posso dire se è stato fatto di proposito o se si è trattato di un semplice incidente d’auto. Se davvero voleva essere un attacco, perché non ha messo dell’esplosivo nella sua auto – o anche solo molotov?”

Solo poche ore prima dell’incidente, aveva portato il figlio dal medico che lo aveva consigliato di vedere uno psicologo dopo giorni di sintomi di stanchezza mentale.

Traduzione di Edy Meroli

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Ci scusiamo per i disguidi tecnici

41 min 42 sec fa

Cari lettori,

 

ci scusiamo per i disguidi tecnici dovuti al trasloco del nostro server nella giornata di ieri, venerdì

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Israele: non potremmo sognare un vicino migliore della Giordania

Ven, 24/10/2014 - 03:52

Memo. L’ambasciatore israeliano in Giordania, Daniel Nevo, ha affermato che “Israele non potrebbe sognare un vicino migliore che la Giordania”. E ha sottolineato che le relazioni tra i due Paesi sono “in continuo sviluppo”.

Secondo quanto riportato da Arab21, durante un’intervista con la Radio dell’Esercito israeliano, giovedì mattina, in commemorazione del ventesimo anniversario degli accordi di Wadi Araba, Nevo ha minimizzato le critiche verbali dei vari leader della Giordania, in particolare di Re Abdullah, sulle politiche sionista adottate a Gerusalemme.

E ha affermato che tali critiche verso Israele non hanno mai ostacolato il continuo sviluppo delle relazioni bilaterali, sia che si tratti di scambio di intelligence, di coordinamento nella sicurezza, affari commerciali o cooperazione economica.

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La CRI inizia a ripulire la Striscia di Gaza

Ven, 24/10/2014 - 02:02

Gaza-Memo. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha iniziato giovedì a rimuovere i detriti dai terreni agricoli nel sud-est di Gaza. Ampie aree di terre sono state pesantemente bombardate durante l’ultima offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza.

Il portavoce della Croce Rossa, Masada Seif, ha dichiarato all’agenzia Andolu che l’organizzazione ha iniziato i lavori di rimozione dei detriti da Khanons, nella parte orientale della Striscia di Gaza, per permettere agli agricoltori di accedere ai propri campi. Questo è considerato un passo iniziale che permetterà ai contadini di coltivare nuovamente le terre.

“Le aree coperte da detriti ammontano a oltre 2000 ettari di terreni. Il costo del progetto sarà di 0,5 milioni di dollari. Ci aspettiamo che ci andranno due settimane per completare il lavoro”, ha spiegato Seif.

Secondo i dati rilasciati dal ministero per i Lavori pubblici e le Politiche abitative, durante i 51 giorni di offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza, 9.000 sono state distrutte, e 8.000 parzialmente.

 

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Nablus, coloni bruciano 200 alberi di ulivo

Ven, 24/10/2014 - 01:25

Nablus-Quds Press. Secondo fonti locali, alcuni coloni ebrei hanno incendiato e distrutto, in data 22 ottobre, decine di alberi di ulivo nei terreni a sud di Nablus, nel nord della Cisgiordania.

In un’intervista rilasciata a Quds Press, Mu‘in al-Damadi, sindaco della cittadina di Hawara, ha spiegato che un gruppo di coloni estremisti ha bruciato circa 200 alberi di ulivo piantati anni fa nelle terre palestinesi situate all’interno di Hawara, a sud di Nablus.

Al-Damadi ha dichiarato che un gruppo di coloni sconosciuti, provenienti dall’insediamento Yizhar costruito nelle terre palestinesi di Nablus, è penetrato negli uliveti, nelle zone di al-Lahaf, al-Naqqar e al-Rajman, a ovest della cittadina di Hawara, e ha appiccato il fuoco agli alberi.

Il sindaco ha quindi sottolineato come l’esercito di occupazione israeliana abbia impedito ai cittadini palestinesi di accedere alle terre per spegnere l’incendio e abbia aspettato un certo tempo prima di consentire alle forze palestinesi della difesa civile di intervenire. L’incendio ha devastato vasti appezzamenti di quei terreni.

Al-Damadi ha quindi affermato che “i terreni sono stati attaccati e incendiati per impedire ai proprietari e agli agricoltori palestinesi di lavorare e di raccogliere i frutti, se non attraverso il coordinamento con le forze di occupazione. Tale disposizione ha determinato un ritardo nella raccolta”.

Da parte sua, Ghassan Daghlas, il funzionario responsabile del monitoraggio degli insediamenti nel nord della Cisgiordania, ha aggiunto che le terre e gli uliveti bruciati appartengono alle famiglie Khamus e Salim. E ha riferito che nella cittadina di Hawara sono scoppiati tafferugli, con la scusa dei quali le forze di occupazione hanno impedito agli agricoltori palestinesi di raggiungere i terreni e di spegnere l’incendio.

Traduzione di Federica Pistono

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Cerchiamo traduttori volontari dall’arabo, inglese e francese

Gio, 23/10/2014 - 23:43

La nostra redazione cerca traduttori volontari dall’arabo, inglese e francese.

 

Chi avesse qualche ora disponibile durante la settimana è invitato a contattarci:

redazione@infopal.it

 

Grazie!

 

La Redazione

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Il palestinese sospettato dell’attacco alla metropolitana legge soffriva di problemi mentali

Gio, 23/10/2014 - 21:49
 Ma’an-Gerusalemme. Abd al-Rahman al-Shaludi, che è deceduto nelle prime ore di giovedì, dopo essere stato colpito da proiettili delle forze di polizia israeliane, a seguito di un sospetto attacco contro dei civili a Gerusalemme, soffriva di problemi psicologici a seguito della sua prigionia in un carcere israeliano. E’ quanto ha dichiarato la madre del ragazzo.Il Centro di informazioni Wadi Hilweh ha riferito le dichiarazioni della donna, secondo la quale suo figlio soffriva di problemi mentali, manifestatisi dopo il rilascio dal carcere israeliano, in marzo, dove era stato torturato.

Il giorno dell’incidente a Gerusalemme, aveva portato al-Shaludi da un dottore che l’aveva indirizzata verso uno psichiatra, con appuntamento fissato per il 9 novembre.

La famiglia afferma che il giovane era stato aggredito e minacciato mentre scontava tre differenti periodi di carcere, il primo dei quali nel settembre del 2012.

Un legale della famiglia ha dichiarato che il cadavere di al-Shaludi è stato sottoposto ad autopsia contro la volontà dei familiari, e la madre ha accusato le forze di polizia israeliane di aver assassinato il figlio “a sangue freddo”.

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L’esercito sequestra nove donne palestinesi nella moschea di Al-Aqsa

Gio, 23/10/2014 - 11:40

Imemc. Mercoledì notte i soldati e la polizia israeliana hanno sequestrato nove donne palestinesi mentre uscivano dalla moschea di Al-Aqsa nella Gerusalemme occupata e le hanno portate nella centrale di polizia della Città Vecchia.

Testimoni oculari affermano che, a partire dal pomeriggio di mercoledì, decine di soldati sono stati schierati attorno alla moschea di al-Aqsa e al suo cortile, impedendo a molte donne di lasciare la moschea, prima di sequestrare nove di loro.

Hanno riferito che i soldati hanno sequestrato Zainab Abu Mayyala, Zeinat Abu Sbeih e Rana Da’na mentre uscivano dalla Porta di Bab Hatta, Noura Al-Herbid, Mayy al-Assad e Amna mentre passavano dalla Porta delle Tribù, tre altre donne alla Porta di Bab al-Asbat e le ultime tre alla Porta del Re Faisal.

Tutte le donne sequestrate sono state portate alla stazione di polizia di al-Qashla nella Città Vecchia della Gerusalemme Est occupata.

L’esercito ha inoltre consegnato due donne, identificate come Latifa Abdul-Latif e Wahba Sarhan,  al capo della polizia per un interrogatorio.

Traduzione di F.G.

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Le forze israeliane arrestano 15 palestinesi durante raid notturni

Gio, 23/10/2014 - 11:15

Betlemme – Ma’an. I residenti e l’esercito israeliano hanno dichiarato che mercoledì notte le forze israeliane hanno arrestato 17 palestinesi lungo la Cisgiordania e Gerusalemme Est.

A Salfit, le truppe israeliane hanno arrestato Abdullah Rayyan, Ibrahim Samih Asi, Aysar Samih Asi, Adam Yusuf Rayyan, Ahmad Harb Rayyan e Wahbi Mufid Rayyan, dopo aver perquisito le loro case.

Tre adolescenti sono stato arrestati nel distretto di Hebron, mentre due uomini identificati come Imad Hamdi Abu Mariya, di 37 anni, e Muhammad Bregeith a Beit Ummar.

Le forze hanno arrestato Hamdi Nadi Abu Sneina, di 18 anni, a Hebron e Jamil Ali Khamaysa, di 50, a Jenin.

Nel villaggio di Husan, nell’area di Betlemme, le forze israeliane hanno arrestato Ramadan Othman Sabatin dopo un vasto raid militare nella zona.

Il bambino palestinese Noor Salim al-Shalabi è stato arrestato nella Città Vecchia di Gerusalemme.

Le forze militari israeliane compiono regolari incursioni nella Cisgiordania occupata, solitamente di notte, e arrestano palestinesi con il pretesto di interrogatori di sicurezza.

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Bambino palestinese ucciso a Gaza da un ordigno israeliano inesploso

Gio, 23/10/2014 - 01:18

Gaza-Ma’an. Mercoledì un bambino è morto dopo aver toccato un ordigno israeliano inesploso, resto della recente offensiva estiva, facendolo esplodere.

Il portavoce del ministero della Salute, Ashraf al-Qidra, ha riferito che Muhammad Sami Abu Jrad, un bambino di quattro anni della città di Beit Hanoun a nord di Gaza, è morto dopo essere entrato a contatto con l’ordigno.

Muhammad è rimasto violentemente ferito a causa dell’esplosione ed è morto dopo essere stato trasferito nell’ospedale di al-Shifa, a Gaza.

Muhammad è perlomeno la decima persona uccisa da un ordigno israeliano inesploso, fra cui sei ad agosto e tre a settembre.

I gruppi di vigilanza hanno avvertito che gli ordigni possono essere una minaccia in particolare per i bambini, che spesso credono che le bombe siano giochi.

La Striscia di Gaza è attualmente ricoperta di ordigni inesplosi, un costante promemoria degli oltre 50 giorni di offensiva israeliana che hanno lasciato più di 2.150 morti, 11.200 feriti e oltre 10mila sfollati.

Benché le squadre di artificieri della polizia di Gaza abbiano lavorato lungo tutto il territorio per distruggere gli ordigni e salvaguardare così vite dei locali, la mancanza di un equipaggiamento adeguato a causa dei sette anni di assedio israeliano e in generale della mancanza di risorse ha ostacolato gli sforzi.

Anche prima dell’attacco di Israele, gli ordigni inesplosi delle offensive del 2008-9 e del 2012 erano una grave minaccia per gli abitanti di Gaza.

Secondo una relazione del 2012 pubblicata dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani, 111 civili, 64 dei quali erano bambini, sono stati vittima di ordigni inesplosi tra il 2009 e il 2012, raggiungendo una media di quattro al mese nel 2012.

Traduzione di F.G.

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Dall’inizio del 2014, Israele ha ucciso 9 bambini della Cisgiordania

Gio, 23/10/2014 - 00:00

Hebron - Quds Press. Il Movimento mondiale per la difesa dei bambini in Palestina ha affermato che, con la morte del dodicenne Bahauddin Samir Badar, originario di Beit Laqiya, a sud-ovest di Ramallah, il numero dei bambini uccisi dalle forze d’occupazione in Cisgiordania dall’inizio dell’anno sale a nove.

‘Aid Abu Qatish, direttore del programma d’inchiesta del Movimento per la difesa dei bambini, ha dichiarato in un comunicato riportato da Quds Press martedì, 21 ottobre, che “le forze d’occupazione continuano a colpire con proiettili i bambini palestinesi, e ad ucciderli, rimanendo impunite“, aggiungendo che “il soldato israeliano viola continuamente i regolamenti e le disposizioni relative all’utilizzo delle munizioni, sapendo già che, qualunque siano le conseguenze, non sarà ritenuto responsabile delle sue azioni“.

Ha inoltre ricordato che molti bambini palestinesi sono solitamente esposti all’uccisione e al ferimento causati dall’uso di un’eccessiva forza, costituita da armi per disperdere i manifestanti e da munizioni, mentre l’esercito israeliano continua ad adottare una “politica d’impunità”, in base alla quale nessuno dei soldati coinvolti in tali eventi e violazioni è responsabile.

Bahauddin Badar è morto lo scorso giovedì dopo essere stato colpito al petto dai proiettili fatti partire da soldati dell’occupazione durante una loro incursione a Beit Laqiya, dove hanno lanciato gas lacrimogeni e fatto uso di munizioni.

Secondo quanto raccontato da testimoni oculari al Movimento per la difesa dei bambini palestinesi, tre camionette militari hanno fatto irruzione a Beit Laqiya intorno alle cinque del pomeriggio di giovedì scorso. Subito dopo sono scoppiati scontri tra i soldati dell’occupazione e i giovani palestinesi. Una passante ha riferito che Bahauddin, camminando a circa due metri di distanza da lei, e tornando verso casa da un campo di calcio, non ha preso parte agli scontri, mentre è stato colpito a morte.

Fonti mediche hanno riferito che il piccolo è giunto in ospedale senza mostrare alcun segno di vita, per poi annunciarne intorno alle otto e mezza la morte, causata da una grave emorragia al petto provocata dal colpo di un’arma da fuoco.

In base ai regolamenti e alle disposizioni dell’esercito israeliano, l’uso di munizioni è previsto se non “in caso di presenza di condizioni di reale pericolo di vita”. Ma le istruzioni non vengono eseguite e sono solitamente ignorate dai soldati israeliani, secondo quanto accertato da una ricerca condotta dal Movimento mondiale per la difesa dei bambini e da un altro rapporto pubblicato di recente dall’organizzazione israeliana “B’Tselem” per i diritti umani.

Vale la pena ricordare i bambini uccisi dai proiettili israeliani in Cisgiordania questo anno: Hassan Hazim ‘Abd al-Hamid ‘Ashur, di 16 anni, di Nablus, Muhammad Ziyad ‘Abd al-Fattah A’raj, di 15, del campo profughi di Qalandiya, Muhammad Mahmud ‘Awda Salama “Abu Dhaher, di 16, di Abu Shukheidim, Nadim Siyam Ahmad Nawara, di 17, di Mazra’a al-Qibliya, Khalil Muhammd Ahmad al-‘Inati, di 11, del campo profughi di al-Fawar, Muhammad Jihad Muhammad Dawdin, di 15, di Dawran, Yusuf Sami Yusuf Shawamra, di 14, di Deir al-‘Asal, ad Hebron, Nasri Mahmud Nasri Tafatifa, di 15, di Beit Fajjar, ai quali si aggiunge il piccolo Bahauddin Badar.

Il movimento ha aggiunto di aver già da tempo espresso alla comunità internazionale la propria preoccupazione circa l’uso, da parte delle forze israeliane, di munizioni nei confronti di bambini palestinesi indifesi durante le manifestazioni, cosa che ormai accade sempre più in tutta la Cisgiordania.

Traduzione di Michele Di Carlo

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Gerusalemme, incidente/attacco nei pressi della stazione della metropolitana leggera: 9 israeliani e un palestinese feriti

Mer, 22/10/2014 - 18:17
Al-Quds (Gerusalemme). Mercoledì, un palestinese è stato gravemente ferito dalla polizia israeliana a seguito di un incidente in una stazione della metropolitana leggera nei pressi di Shaykh Jarrah, a Gerusalemme Est. Nove israeliani sono rimasti feriti. Ma’an ha riferito che il portavoce della polizia israeliana, Mickey Rosenfeld ha scritto in un messaggio su twitter che 9 persone sono state ferite quando un’auto ha colpito la stazione della metropolitana di superficie di Ammunition Hill, vicino a Sheikh Jarrah, e che il guidatore è stato colpito mentre cercava di fuggire. Notizie contraddittorie si stanno alternando in queste ore. In un primo tempo era stato detto che l’uomo era morto, poi che il tram era stato fatto deragliare deliberatamente. Qudsn.ps riferisce che nell’incidente è rimasto gravemente ferito l’autore dell’attacco, Abdul Rahman Al-Shaludi, di 20 anni, di Silwan, ex prigioniero, e 9 soldati israeliani. La famiglia del giovane avrebbe confermato che è stato colpito da quattro proiettili al piede e all’addome, e che si trova in gravi condizioni. Secondo i testimoni, il giovane ha cercato di fuggire dopo l’operazione, mentre forze della polizia israeliana lo hanno inseguito e gli hanno sparato, pur essendo disarmato. Il veicolo privato ha investito nove coloni su un marciapiede nei pressi della metropolitana leggera, ferendoli. La polizia israeliana afferma che si tratta di un attentato e ha aperto un’indagine per verificare eventuali complici. La sorte del ragazzo non è ancora chiara.
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Scambio di colpi tra Egitto e Israele

Mer, 22/10/2014 - 13:46

Sinai. Mercoledì pomeriggio, scambio di fuoco tra Egitto e Israele, nell’area di frontiera. Due soldati israeliani feriti.Dispiegamento di mezzi israeliani nel Negev.

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La Marina israeliana sequestra imbarcazione e pescatori di Gaza

Mer, 22/10/2014 - 13:32

Gaza-Quds Press. Mercoledì mattina le forze navali israeliane hanno sequestrato cinque pescatori palestinesi al largo delle coste della città di Gaza, dopo aver aperto il fuoco contro di loro.

La Marina israeliana ha costretto un’imbarcazione con a bordo cinque membri della famiglia Bakr a fermarsi, rimorchiando poi il mezzo e i pescatori verso una località non identificata.

Adducendo la giustificazione che i pescherecci palestinesi si trovano al di fuori dell’area e delle miglia nautiche loro concesse, arbitrariamente e in violazione della legalità internazionale, da Israele, la Marina aggredisce quotidianamente i pescatori della Striscia di Gaza, causando enormi danni economici a una regione già sotto la soglia della povertà.

 

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Le forze israeliane demoliscono tre case a Gerusalemme: 23 sfollati

Mer, 22/10/2014 - 06:46

Gerusalemme – Ma’an. – I residenti di al-Tur, a est della Città Vecchia, hanno riferito che martedì i bulldozer hanno demolito tre case palestinesi e tre strutture usate per le provviste.

Hanno raccontato che i bulldozer del comune dell’insediamento di Beit El sono state scortate dalle forze israeliane ad al-Tur, dove hanno demolito le case appartenenti alla famiglia al-Zari, lasciando 23 palestinesi senza un tetto.

Khader al-Zari, il proprietario, ha raccontato a Ma’an.che i funzionari israeliani hanno prima distrutto le porte principali delle case e poi sgomberato i residenti con la forza. “Non ci hanno permesso di portare fuori nessun mobile né alcun oggetto, ma hanno dato ai loro operai 30 minuti per portare fuori le nostre cose”. Ha aggiunto che parecchi mobili erano ancora dentro le case mentre queste venivano demolite.

Al-Zari ha raccontato che le case e gli altri edifici erano stati costruiti negli anni 80 e che la sua famiglia aveva provato per anni a ottenere i permessi e le licenze necessarie dall’amministrazione civile israeliana.

Ha detto che la famiglia aveva pagato più di 150.000 shekel (circa 40.000 dollari) per gli avvocati e ingegneri per sfuggire alla demolizione, “ma senza alcun risultato”.

Un portavoce di COGAT, l’unità del ministero della Difesa israeliano responsabile dell’amministrazione civile nei territori palestinesi, ha dichiarato a Ma’an via e-mail che “i 6 edifici ad A-Tur erano illegali e sono stati costruiti senza i necessari permessi in una zona in cui è proibita la costruzione a causa di motivi di sicurezza”.

“La decisione circa la demolizione è stata presa dopo che gli ordini di demolizione sono stati consegnati e dopo che un processo di applicazione è stato completato. Vorremmo sottolineare che la Corte Suprema di Giustizia ha respinto il ricorso presentato dai proprietari di alcuni degli edifici”:

Il portavoce non ha voluto commentare se gli effetti personali dei residenti siano stati distrutti insieme alle case come sostenuto da al-Zari.

Le forze israeliane demoliscono regolarmente le case palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme, solitamente con il pretesto che i residenti non hanno i permessi necessari.

Ai palestinesi vengono raramente concessi i permessi per costruire in aree sotto il controllo israeliano.

Secondo il Comitato Israeliano Contro la Demolizione delle Case, i bulldozer israeliani hanno distrutto 359 edifici quest’anno in Cisgiordania.

Categorie: Palestina

Un aereo militare algerino trasporta aiuti a Gaza

Mer, 22/10/2014 - 02:50

Ramallah-Quds Press. Un aereo militare algerino di aiuti verso Gaza è partito lunedì dall’aeroporto militare di Bufarik.

Secondo quanto dichiarato dal ministero degli Esteri palestinese, l’aereo trasporta aiuti supervisionati dall’Unione dei medici algerini“ e contiene milioni di pamphlet e kit scolastici, supporto per i bambini che hanno molto sofferto durante l’ultima aggressione israeliana”.

L’aereo militare algerino è arrivato all’aeroporto di Ismailia, Egitto, dove è stato accolto dall’ambasciatore algerino al Cairo, Nazir Arbaoui, e dal suo omologo palestinese, Jamal Shobaki, al fine di facilitarne il trasferimento verso la Striscia di Gaza con la velocità richiesta. È quanto riferito nel comunicato palestinese.

Traduzione di Patrizia Pistono

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L’occupazione ha arrestato 225 palestinesi dall’inizio di ottobre

Mer, 22/10/2014 - 02:45

Ramallah-Quds Press. Le forze di occupazione israeliana hanno arrestato 225 cittadini palestinesi nel corso delle ultime tre settimane, secondo un rapporto di alcune organizzazioni per i diritti umani.

In un rapporto diramato lunedì 20 ottobre, il Circolo dei Prigionieri palestinesi ha spiegato che la più alta percentuale di arresti eseguiti dall’occupazione nelle ultime tre settimane si è registrata nella città di Hebron: dall’inizio di ottobre sono stati arrestati più di 70 cittadini palestinesi. A seguire, la città di Gerusalemme con 46 e Betlemme con 24.

Il rapporto ricorda che, tra i prigionieri arrestati in diverse parti della Cisgiordania occupata, due sono donne, Ihsan al-Dababasa di Hebron e Amal Khilf della Gerusalemme occupata.

Traduzione di Patrizia Stellato

 

 

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Abbas promette provvedimenti legali per impedire gli attacchi contro al-Aqsa

Mer, 22/10/2014 - 02:41

Ramallah-Afp. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha dichiarato sabato che saranno prese misure per impedire ai coloni ebrei di attaccare il complesso della moschea di al-Aqsa a Gerusalemme, dopo aver aggiunto che la loro presenza profana il luogo.

Tali osservazioni fanno seguito a giorni di scontri tra giovani palestinesi e polizia israeliana, che sono scoppiati quando gruppi di ebrei di destra – tra cui alcuni che vogliono la distruzione della moschea – hanno visitato il complesso e sono state imposte restrizioni al culto musulmano.

“La leadership palestinese prenderà le misure giuridiche necessarie, a livello internazionale, per quanto riguarda l’aggressione dei coloni nella moschea di al-Aqsa”, ha detto Abbas durante un discorso al Consiglio Rivoluzionario del suo partito Fatah.

“Non permetteremo ai coloni di attaccare la moschea”, ha aggiunto, riferendosi all’intero complesso, che è il terzo luogo più sacro dell’Islam.

Le visite al complesso di al-Aqsa per i non-musulmani sono consentite e regolate dalla polizia, ma in base all’accordo del 1967, gli ebrei non possono pregare in questo luogo per timore di innescare gravi disordini, né entrare nelle moschee.

Gli ebrei pregano invece al Muro di Buraq (del Pianto).

Il posto è teatro di frequenti tensioni perché le forze israeliane spesso sono distribuite in gran numero e bloccano l’accesso dell’area ai musulmani. Le ultime settimane hanno visto gli uomini musulmani con meno di 50 anni bloccati ripetutamente al di fuori dell’area, costringendo i fedeli a pregare per le strade.

Venerdì scorso, Abbas si era impegnato a bloccare i coloni fuori dal complesso di al-Aqsa “con ogni mezzo”.

“Non hanno diritto di entrare e profanare”, ha detto delle visite dei gruppi ebraici israeliani.

Il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman ha criticato queste osservazioni, che ha affermato che dimostrano che Abbas sta “cercando di infiammare la situazione utilizzando il luogo più sensibile, il Monte del Tempio”.

“Le dichiarazioni del leader palestinese hanno dimostrato che Abbas e l’Autorità Palestinese sostenevano le rivolte nel complesso”, ha dichiarato Lieberman sabato.

Lieberman ha detto, inoltre, che le osservazioni di Abbas sono “un incitamento contro gli israeliani e gli ebrei e un invito a una guerra di religione”, che ha messo Abbas “in un unico fronte con le organizzazioni estremiste islamiche, come IS (stato islamico) e Al-Nusra Front, che santificano la guerra santa”.

Traduzione di Edy Meroli

Categorie: Palestina

L’Isis ripropone la strategia sionista

Mer, 22/10/2014 - 02:15
Memo. Di Fayez Rasheed. Ricordo come nei tardi anni Cinquanta (quando iniziavo a essere consapevole delle cose) e fino alla metà degli anni Sessanta i media ufficiali arabi descrivevano Israele. Immaginavamo Israele come un mostro soprannaturale, capace di compiere miracoli. Immaginavamo i nostri soldati come esseri umani straordinari, capaci di compiere tutte le missioni di combattimento, anche quelle impossibili. Certo, quella volta i media arabi erano impegnati a trasmettere la brutalità sionista, e ciò va bene, ma purtroppo ai media sfuggì un fatto importante. Non fu intenzionale, ma le capacità di Israele, e soprattutto dei suoi soldati, vennero amplificate, e ciò contribuì a creare una paura preconcetta nelle menti degli arabi, che ebbe un ruolo determinante nella sconfitta araba del 1967. Quella volta vivevo nella mia città natale di Qalqilya, in Cisgiordania, e quando vedevamo gli israeliani e il loro esercito li vedevamo fondamentalmente come persone normali, come chiunque altro che era terrificato. La maggior parte dei soldati erano giovani uomini tra i venti e i trent’anni, che si guardavano costantemente attorno impauriti. Avevano paura persino dei sassi che gli si tirava vicino, anche se sapevano che non c’erano armi in Cisgiordania. La questione nella mente di tutti era: sono queste le persone che ci hanno sconfitti? Ci pensammo a lungo, fino a giungere a una risposta. Loro erano capaci di sconfiggerci non per i loro poteri sovrannaturali ma perché noi eravamo deboli e non eravamo pronti a combattere. Questo è uno dei fatti della nostra guerra con il nemico sionista. Certo, i continui massacri commessi da Israele contribuì a creare il terrore verso Israele, e intensificò la paura degli arabi nei confronti dell’esercito israeliano. Ma c’è una grande differenza tra la criminalità e la brutalità come caratteristiche di uno stato e dei suoi coloni, e le capacità di combattimento dei soldati israeliani. La brutalità e i massacri sono due caratteristiche che assicurano l’esistenza dei sionisti, ma, allo stesso momento, sono l’arma dei deboli. Usano i crimini e i massacri per giustificare la loro debolezza. Lo stato islamico (Isis) ripropone gli stessi metodi: il massacro della gente è diventato una caratteristica della sua esistenza e la paura amplificata che genera ne aiuta l’organizzazione. Ciò permette, inoltre, di ottenere più vittorie, sia vecchie che nuove. Si tratta di metodi completamente sionisti, e l’Isis ricorre ai massacri ogni volta che occupa regioni nuove, creando il terrore nel prossimo. Ciò spinge poi la gente ad abbandonare le proprie terre, producendo ulteriore senso di paura, e tali azioni copiano metodi e approcci sionisti. La classe dirigente dei due fenomeni – di Israele e dell’Isis – è stata appoggiata dall’Occidente dall’inizio, Israele soprattutto dalla Gran Bretagna, nei primi tempi, e più tardi dagli Stati Uniti. Anche Al-Qa’ida e le sue derivazioni hanno avuto l’appoggio dell’Occidente. Israele è stata fondata e creata nella nostra regione per motivi puramente di colonizzazione, per agire come stato ostile con una missione principale: l’attacco dei popoli e dei Paesi nella regione a livello storico, culturale e esistenziale. Questo stato ha una storia piena di massacri commessi contro i palestinesi e le nazioni arabe, ed è giunto al sabotaggio dell’unità sociale delle genti della stessa nazione impedendone l’incontro. Questo stato punta poi alla frammentazione dei Paesi della regione in mini-stati contrapposti e in conflitto a livello settario, etnico e dottrinale, e cerca di fondare un proprio, grande stato in gran parte del mondo arabo. Questi sono gli stessi obiettivi che gli Usa hanno fornito all’Isis, confermati dall’ex-segretario di Stato Hillary Clinton nella sua recente biografia, suscitando un putiferio. E’ vero che i metodi di uccisione adottati dell’Isis sono disgustosi, orrendi e disumani, ma Israele compie i medesimi omicidi, pur utilizzando metodi differenti, e su larga scala. Israele sorpassa l’Isis nel numero di persone che uccide. Israele uccide anche i bambini di appena pochi mesi di vita demolendo le abitazioni nelle quali loro si trovano. L’Isis non uccide i bambini, ma di certo non lo sto difendendo. Oltre a ciò, l’Isis disperde le popolazioni, come fa e ha fatto Israele con i palestinesi. L’Isis impara dal mentore sionista a causare conflitti settari, dottrinali e etnici nel mondo arabo. Per ciò le Nazioni Unite hanno deciso di considerare il sionismo una forma di discriminazione e di apartheid, nonostante gli Stati Uniti abbiano fatto pressione su molti Paesi per la cancellazione di tale risoluzione dopo il crollo dell’Unione Sovietica e dei Paesi socialisti, per dar vita a un mondo mono-polare. Ma la cancellazione di tale risoluzione non sgombera il campo dal nucleo della risoluzione stessa, dalle sue implicazioni o dalle sue applicazioni. Molti Paesi dell’America latina considerano Israele uno stato terrorista dal recente attacco su Gaza. Alla fine, l’omicidio è omicidio, e «scuoiare una pecora non fa male dopo che è stata ammazzata», che è ciò che sta facendo l’Isis in modo innovativo, sotto copertura dell’Islam, che però condanna tali azioni. Dall’inizio dell’attacco sionista su Gaza, le organizzazioni che si definiscono «jihadiste», come l’Isis, il Fronte An-Nusra e altre, avrebbero dovuto abbandonare la battaglia ingiusta in molti Paesi e fronti arabi, e puntare le loro armi sul nemico sionista. Secondo l’Islam, l’impegno contro Israele è una priorità assoluta, in quanto ha sequestrato terreno sacro islamico, ha ucciso persone palestinesi, civili e bambini, e ne ha demolito le abitazioni: è Israele il principale nemico dell’Islam. Però, invece di combattere la grande jihad contro il nemico nella nostra regione, queste organizzazioni continuano i loro piani di sabotaggio e distruzione in Iraq, Siria, Yemen, Libia, Tunisia e in altri Paesi ancora. La liberazione di Mosul, Niniveh, Raqqa, Kobani, Damasco e Arsal è più importante della liberazione di Gerusalemme e della moschea Al-Aqsa che si trova sotto minaccia di demolizione ed è quotidianamente soggetta ad attacchi e violazioni dei coloni? L’Isis continua a distruggere e devastare l’unità popolare, continua a occupare regioni con lo scopo di causare dispute dottrinali, settarie e etniche al loro interno. Ma le società arabe hanno vissuto in armonia settaria, dottrinale, religiosa ed etnica per secoli. Non ci sono differenze tra un musulmano e un cristiano, un sunnita e uno sciita, un arabo e un non arabo; essi sono uguali nei loro rispettivi Paesi. Le religioni appartengono a Dio e il Paese appartiene a tutti. Uno dei piani più pericolosi messi in atto dall’Isis e dalle organizzazioni estremiste sue seguaci è la distruzione della coesistenza entro i Paesi arabi, che è un obiettivo sionista dalla fondazione di Israele. E’ un fatto riconosciuto la facilitazione dell’immigrazione di iracheni e altri cristiani arabi e minoranze voluta dagli Stati Uniti verso Usa e altri Paesi europei e occidentali, al fine di migliorare la coordinazione statunitense con i Paesi interessati. Ad esempio, gli Stati Uniti hanno disperso i cristiani iracheni e hanno aiutato a uccidere intellettuali e studiosi iracheni di vari campi nel corso della loro diretta occupazione dell’Iraq, soprattutto coloro impegnati in campo scientifico, ed ora l’Isis sta facendo la stessa cosa con le minoranze, iniziando con la loro dispersione dalle loro regioni, preparandone l’immigrazione in occidente. Ciò è quanto stanno poi facendo l’Isis e i gruppi che lo appoggiano in Siria, nelle zone che essi controllano. Questa è solo una goccia in un mare di fatti di cui purtroppo i media non si occupano, che accomuna lo stato sionista e i suoi studenti dell’Isis, ed altre simili organizzazioni estremiste che curano i propri feriti in Israele e organizzano le loro attività sulle alture del Golan, sotto gli occhi delle forze sioniste. Queste forze sioniste non impediscono che ciò accada, in base agli ordini ricevuti da Stati Uniti e loro alleati. L’Isis e Israele sono due facce della stessa medaglia, e allora, come mai si pone tanta attenzione all’Isis mentre i massacri commessi dal nemico sionista passano inosservati? Troveremo presto una risposta, dopo gli avvenimenti che accadranno nel prossimo futuro. Traduzione di Stefano Di Felice
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