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News agency on Palestine and Middle East
Aggiornato: 1 ora 4 min fa

Donna palestinese investita da colono israeliano vicino a Shufaat

3 ore 57 min fa

Gerusalemme-Ma’an. Una Palestinese è stata investita da un colono ebreo nei pressi del quartiere di Shufaat, a Gerusalemme Est mentre si stava recando alla preghiera in una vicina moschea, venerdì. E’ quanto ha reso noto a Ma’an la famiglia della giovane.

Suzanne al-Kurd, di 29 anni, è stata investita dall’auto guidata da un israeliano mentre camminava di fronte alla Moschea di Shufaat.

E’ stato riferito che il veicolo ha accelerato improvvisamente quando al-Kurd ha attraversato la strada e l’ha colpita direttamente prima di allontanarsi a tutta velocità, lasciandola a terra ferita.

Alcuni passanti palestinesi che erano nelle vicinanze al momento dell’incidente sono accorsi in suo aiuto dopo l’attacco, ha riferito la madre, aggiungendo che è stata portata in ospedale dove è stata curata per contusioni e dolori alle gambe, al bacino e alle braccia nonché per vertigini e cefalea.

La madre ha detto che sua figlia ha riconosciuto il conducente del veicolo come un colono ebreo perché indossava una kippah, lo zucchetto degli ebrei religiosi.

“L’atto è stato compiuto in maniera deliberata perché l’ha investita ed è fuggito a tutta velocità, solo perché mia figlia indossava abaya e hijab”, ha detto, riferendosi ai vestiti spesso indossati dalle donne musulmane religiose.

L’incidente giunge sulla scia di gravi crimini di odio contro i Palestinesi in tutta Gerusalemme, in Cisgiordania, e all’interno di Israele, con almeno quattro diversi attacchi di Israeliani nella notte.

Viene riferito che molti tassisti palestinesi hanno smesso di lavorare a Gerusalemme, tra una ripresa degli attacchi che ha avuto inizio nel corso dell’estate e si sono intensificati nelle ultime settimane.

Le aggressioni si collocano all’interno delle crescenti tensioni in città dopo una serie di singoli attacchi palestinesi contro gli Israeliani nella Gerusalemme Est occupata.

Questi attacchi sono aumentati durante l’offensiva israeliana su Gaza che ha lasciato sul campo circa  2.200 morti e una ripresa della violenza militare israeliana in tutta Gerusalemme e in Cisgiordania che ha provocato 50 morti, quest’anno, e oltre un migliaio di prigionieri.

Traduzione di Edy Meroli

Categorie: Palestina

Rapporto: L’isolamento delle città palestinesi è una punizione di massa che riflette il razzismo dell’Autorità di occupazione israeliana

5 ore 12 min fa

PIC. Secondo i cittadini e i funzionari palestinesi, le misure militari e di sicurezza israeliane in Cisgiordania e nella Gerusalemme occupata hanno trasformato i villaggi e le città in cantoni isolati, usando cubi di cemento.

Testimoni oculari hanno dichiarato che questa settimana l’esercito israeliano ha chiuso gli ingressi di al-Ram, Gerusalemme Nord, Sinjil, Aboud, Deir Abu Mishaal e di numerose città di Gerusalemme usando cubi di cemento; inoltre ha piazzato parecchi checkpoint in diversi luoghi.

I quartieri palestinesi di Gerusalemme Est sono stati testimoni di scontri con le forze di occupazione israeliana (IOF) per parecchi mesi. Scontri dovuti alle proteste contro le politiche di occupazione, gli arresti giornalieri e i ripetuti assalti alla moschea di Al-Aqsa da parte dei coloni.

Come effetto dei crescenti assalti alla moschea, i palestinesi hanno recentemente compiuto attacchi a Gerusalemme e in Cisgiordania che hanno provocato la morte e il ferimento di parecchi israeliani. L’ultimo attacco si è verificato martedì, quando due palestinesi, poi uccisi sul colpo dalla polizia israeliana, hanno attaccato una sinagoga a Gerusalemme Ovest, uccidendo cinque israeliani e ferendone altri.

Razzismo di occupazione

Secondo l’agenzia stampa Anadolu, Ziad Abu Ein, il responsabile dei file di insediamento e del Muro dell’Organizzazione della liberazione palestinese (OLP), ha affermato che Israele, chiudendo le entrate principali a città e villaggi in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, sta creando nuovi ghetti simili ai cantoni dell’apartheid in Sud Africa.

Ha aggiunto che Israele ha cominciato a usare questo metodo come una punizione di massa ogni volta che dei palestinesi compiono degli attacchi contro obiettivi israeliani. Ha evidenziato che Israele ha usato questo metodo nella prima intifada (rivolta) nel 1987 e nell’intifada di al-Aqsa nel 2000. Ha continuato: “Dal 2002 Israele ha isolato 11 città palestinesi con il Muro di Separazione e cancelli elettrici e ha creato 63 posti di blocco in Cisgordania”.

All’ingresso della città di al-Ram, decine di veicoli palestinesi sono rimasti ammassati dalla chiusura delle entrate e i cittadini si stanno muovendo a piedi. L’ingresso della città è solitamente testimone di violenti scontri con le truppe di occupazione israeliane.

Secondi i cittadini, la chiusura dei cancelli ha fermato la vita normale in città: commercianti e impiegati devono andare a lavoro a piedi, perdendo molto tempo. Inoltre i mercanti affermano che non possono far entrare beni e alimenti in città.

Israele ha intensificato le sue misure di sicurezza nei posti di blocco militari in Cisgiordania e ha costruito blocchi stradali volanti fra i villaggi e le città palestinesi con il pretesto di mantenere la sicurezza.

Categorie: Palestina

Palestinese ferito Jabaliya

6 ore 22 min fa

Gaza-Agenzie. Venerdì sera, a est di Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza, un Palestinese è stato colpito e ferito da forze israeliane.

Ibrahim al-Nimnim, 22 anni, è stato colpito al piede destro in prossimità del cimitero di al-Shuhada, a est di Jabaliya. E’ stato portato all’ospedale Kamal Adwan per le cure.

Al-Nimnim è stato preso di mira quando lui e altre persone si sono avvicinate al confine e hanno dato fuoco a pneumatici e lanciato pietre.

Categorie: Palestina

Gerusalemme, Palestinese aggredito e ferito da banda di coloni

7 ore 29 min fa
Gerusalemme-Ma’an. Venerdì notte, un palestinese, Ahmad Yaqub al-Ghoul, 22 anni, è stato aggredito e picchiato da un gruppo di coloni ebrei alla Porta di Damasco, nella Città Vecchia di Gerusalemme. E’ quanto ha riferito un attivista politico presente sul posto.Al-Ghoul ha perso conoscenza, riportando escoriazioni e emorragie, a seguito dell’aggressione da parte di tre coloni sui vent’anni, muniti di sbarre di ferro e cinture.

Il presidente del movimento giovanile di Fatah, Ahmad al-Ghoul, ha raccontato che stava viaggiando con Yaqub quando questi è stato attaccato in modo deliberato:
“Tre coloni hanno bloccato la nostra auto. Ci siamo fermati a un semaforo rosso a al-Musrara in direzione della Porta di Damasco, quando loro hanno iniziato a colpire l’auto e a insultarci. Non potevamo proseguire, perché loro stavano di fronte alla nostra auto. Siamo usciti fuori e hanno colpito Yaqub a un occhio. Lui è caduto a terra e ha battuto con la testa su un sasso”.

Al-Ghoul ha affermato che la polizia è sopraggiunta, ma ha arrestato il loro amico Fadi Maragha, portando via per un interrogatorio. Ha aggiunto che anche i coloni sono stati arrestati, ma hanno dichiarato che erano stati i giovani palestinesi a cominciare l’attacco.

Ahmad Yaqub al-Ghoul è stato portato in ospedale.

L’aggressione è parte di un’ondata di crimini di odio anti-Palestinese diffusi a Gerusalemme e in tutto Israele: almeno sei sono stati registrati nelle ultime 24 ore.

Categorie: Palestina

Fondazione Aqsa: Israele continua la distruzione di siti storici a sud di Aqsa

17 ore 24 min fa

Gerusalemme-PIC. La fondazione Aqsa per l’eredità e il patrimonio ha affermato che l’autorità per le antichità e la società Elad continuano nella distruzione di siti storici islamici all’entrata di Wadi Hilweh, a sud della moschea di al-Aqsa, con lo scopo di costruire un centro ebraico.

In un rapporto pubblicato mercoledì, la fondazione ha dichiarato che gli scavi di Israele e le attività di costruzione a sud della moschea di al-Aqsa danneggiano ampie zone delle rovine archeologiche islamiche che datano ai periodi degli Omayyadi e degli Abbasidi.

La fondazione ha rivolto un appello alle organizzazioni internazionali, arabe ed islamiche interessate alla protezione del patrimonio storico architettonico affinché agiscano per proteggere i siti islamici e per impedire ad Israele di costruire un centro ebraico al loro posto.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

Categorie: Palestina

Circa 500 palestinesi stanno scontando l’ergastolo nelle carceri israeliane

19 ore 37 min fa

Memo. Martedì un’organizzazione palestinese che si occupa di diritti umani ha annunciato che 475 palestinesi stanno attualmente scontando l’ergastolo nelle carceri israeliane, è quanto ha riportato l’agenzia di stampa Anadolu.

Il Centro studi per i prigionieri palestinesi ha dichiarato che 28 dei 475 palestinesi condannati all’ergastolo provengono dalla Striscia di Gaza, mentre gli altri sono di diverse aree della Cisgiordania e di Gerusalemme.

Il prigioniero di Gaza Hassana Salameh ha ricevuto il maggior numero di condanne all’ergastolo. E’ stato arrestato il 17 maggio 1996 e sta scontando 48 ergastoli.

Tutti i prigionieri palestinesi devono affrontare tribunali militari israeliani che, come il giornale Haaretz ha riferito l’anno scorso, “negano sistematicamente ai palestinesi il diritto a un processo equo”.

Il 26 agosto scorso, il ministero palestinese per i Prigionieri ha diffuso un rapporto secondo cui circa 7.000 prigionieri palestinesi sono attualmente nelle carceri israeliane – l’84,8 per cento provengono da territori occupati della Cisgiordania, il 9,5 per cento da Gerusalemme o dalla Palestina del 1948 e il 5,7 per cento da Gaza.

Traduzione di Lidia Salvatori

Categorie: Palestina

Report: 10.000 bambini palestinesi incarcerati dal 2000

19 ore 53 min fa

Ramallah-PIC. Più di 10 mila bambini palestinesi sono stati imprigionati nelle carceri israeliane, dal 2000: ne ha dato notizia il ministro dell’Autorità Palestinese responsabile degli Affari dei prigionieri, Issa Qaraqe, in un comunicato stampa divulgato mercoledì.

La dichiarazione è giunta nel giorno della Convenzione sui diritti del fanciullo, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 ed entrata in vigore il 2 settembre 1990.

300 bambini palestinesi sono attualmente detenuti nelle carceri israeliane.

Dal mese di giugno 2014, le forze di occupazione israeliane hanno arrestato quasi 3.000 cittadini palestinesi, il 30% dei quali erano bambini. La maggior parte degli arresti sono stati effettuati nella Gerusalemme occupata, dove 850 abitanti di Gerusalemme sono stati arrestati nel periodo di riferimento.

Il 95% dei bambini detenuti sono stati sottoposti a torture e gravi percosse durante il processo di arresto e di indagine nel quadro della politica israeliana per forzare confessioni ai detenuti, ha aggiunto Qaraqe.

Il ministro per gli Affari dei detenuti ha chiesto l’annullamento della proposta di legge israeliana di imporre ulteriori sanzioni e pene – fino a 20 anni di reclusione – ai bambini palestinesi, che lanciano pietre contro i soldati israeliani.

Israele non dà immunità ai bambini e viola regolarmente gli accordi internazionali in materia di diritti dei minori umiliandoli e torturandoli e negando loro un giusto processo, ha concluso il ministro dell’Anp.

Traduzione di Edy Meroli

Categorie: Palestina

Il Ministero: 36.000 palestinesi bloccati a Rafah

20 ore 50 sec fa

Gaza-Ma’an. Giovedì il ministero degli Affari Interni di Gaza ha dichiarato che decine di migliaia di palestinesi non possono attualmente attraversare il valico di Rafah verso l’Egitto nonostante l’urgente necessità, poiché le autorità egiziane tengono il confine chiuso da ormai cinque settimane.

Durante una conferenza stampa a Gaza, il portavoce del ministero, Iyad al-Buzm, ha riferito che 6 mila palestinesi sono bloccati sul lato egiziano del valico e non possono tornare a casa, mentre 30 mila casi umanitari – incluse persone malate che necessitano di cure estere, studenti e possessori di passaporto straniero – sono bloccati sul lato di Gaza, senza potersene andare.

Al-Buzm ha definito questa chiusura del valico di Rafah un “disastro umanitario” per la Striscia di Gaza, aggiungendo che le autorità egiziane stanno attualmente tenendo chiuso il valico per “nessuna ragione logica”.

Al-Buzm ha sottolineato che il valico è rimasto chiuso per 208 giorni, quest’anno, limitando seriamente il movimento di persone e beni.

Ha richiesto alle autorità egiziane di aprire il valico al traffico in entrambe le direzioni, evidenziando che “non è mai stato un peso per la sicurezza egiziana e non ci sono mai state violazioni di sicurezza”.

Ha dichiarato che la chiusura del valico ha impedito a molti aiuti e rifornimenti di entrare nella Striscia di Gaza in seguito all’offensiva israeliana di 51 giorni che ha ucciso quasi 2.200 palestinesi e ne ha lasciati senza-tetto circa 108 mila. 

Secondo le Nazioni Unite, quasi 30 mila palestinesi vivono ancora nei rifugi in tutta la Striscia, mentre Israele ed Egitto hanno congiuntamente impedito l’ingresso di materiale da costruzione, ostacolando la ricostruzione.

I palestinesi bloccati al confine sono vittime delle politiche del governo egiziano riguardanti le ore di apertura del valico, che può essere sigillato per settimane ogni volta con poco avviso.

Quest’ultima chiusura è stata decisa dopo che una bomba ha colpito dei soldati egiziani a el-Arish, 50 chilometri a ovest del confine con Gaza. Il valico è stato chiuso, nonostante la mancanza di una chiara relazione tra l’episodio e Gaza.

Il valico di Rafah è la principale connessione fra gli 1,8 milioni di residenti di Gaza e il mondo esterno a partire dall’imposizione dell’embargo economico da parte dello Stato di Israele all’inizio del 2007.

L’embargo ha limitato seriamente le importazioni e le esportazioni della Striscia di Gaza e ha portato a frequenti crisi umanitarie e difficoltà per gli abitanti di Gaza.

Categorie: Palestina

Lieberman: Israele non potrà mai limitare la costruzione di insediamenti a Gerusalemme Est

Ven, 21/11/2014 - 19:14

Gerusalemme-Afp. Israele non accetterà mai di limitare la sua attività di costruzione a Gerusalemme Est occupata, ha affermato il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman domenica scorsa.

“Una cosa deve essere chiara: noi non accetteremo mai la definizione di costruzione nei quartieri ebraici a Gerusalemme come attività di insediamento”, ha detto in una conferenza stampa con il suo collega tedesco Frank-Walter Steinmeier.

“Non accetteremo alcuna limitazione sulla costruzione nelle aree ebraiche a Gerusalemme Est”, ha aggiunto.

Le sue osservazioni sono arrivate quattro giorni dopo che Israele ha approvato il progetto per la costruzione di 200 case a Ramot a Gerusalemme Est, nonostante mesi di scontri quasi quotidiani e le tensioni con i palestinesi, innescate in parte dall’ espansione degli insediamenti.

L’annuncio ha provocato critiche da parte di Washington, che ha ribadito la sua opposizione “inequivocabile” per tale costruzione a Gerusalemme est, avvertendo che potrebbe “aggravare la difficile situazione sul territorio e … non contribuirà agli sforzi per ridurre la tensione”.

Israele si è impadronita di Gerusalemme Est nella guerra dei sei giorni del 1967 ed in seguito si è annessa in una mossa non riconosciuta dalla comunità internazionale.

Si riferisce a tutta la città come “unita, capitale indivisa”, e non vede la costruzione lì come attività di colonizzazione.

I palestinesi vogliono la città della parte orientale come capitale del loro stato promesso e si oppongono con fermezza ad ogni tentativo israeliano di ampliare lì la costruzione.

Israele, tuttavia, ha spostato circa 300.000 israeliani in insediamenti esclusivamente ebraici a Gerusalemme Est, limitando al contempo le costruzioni e realizzando demolizioni di strutture costruite senza permessi difficili da ottenere.

Dall’occupazione israeliana del 1967, le autorità israeliane hanno perseguito una deliberata politica di giudaizzazione della città.

La politica ha comportato la costruzione di posti di blocco e altri ostacoli alla circolazione, destinati a separare Gerusalemme dalla Cisgiordania e  ad integrarlo in Israele.

Anche se i palestinesi di Gerusalemme Est vivono all’interno del territorio che Israele ha unilateralmente annesso, non hanno diritti di cittadinanza e sono invece classificati come “residenti” il cui permesso può essere revocato se si allontanano dalla città per più di un paio di anni. 

I palestinesi di Gerusalemme affrontano la discriminazione in tutti gli aspetti della vita, tra cui alloggi, occupazione e servizi, e non sono in grado di accedere a servizi in Cisgiordania a causa della costruzione del muro di separazione israeliano.

Traduzione di Fiorella Tarantino

Categorie: Palestina

L’Egitto annuncia la demolizione di oltre 800 case al confine con Gaza

Ven, 21/11/2014 - 01:53

Il Cairo-Quds Press. Una fonte egiziana – un funzionario della provincia del Sinai settentrionale – ha riferito che sarà completata entro pochi giorni la demolizione delle case che restano ancora lungo il confine, a Rafah, mentre le Forze armate hanno annunciato di aver rafforzato la propria presenza nella regione, che assiste agli espropri lungo il confine di Rafah per un tratto di altri 500 metri e per una distanza di un chilometro. Ci si aspetta che l’area venga sgomberata per un tratto di 5 chilometri, dopo il completamento delle prime fasi dell’operazione.

La fonte ha spiegato che l’operazione di assedio della zona di confine ha evidenziato la presenza di 802 case abitate da 1156 famiglie, di cui 122 sono state colpite perché situate nei pressi dei tunnel, mentre altre 87 sono già state abbattute in precedenza, perché da esse di diramavano le gallerie. Fino adesso sono state distrutte più di 700 case nella zona di confine: le spese di risarcimento ammontano alla somma di circa 63 milioni di lire egiziane.

L’esercito egiziano ha dichiarato che, dopo la demolizione di 709 case lungo il confine di Rafah e il trasferimento dei residenti, restano 93 case, la cui demolizione sarà ultimata nel giro di soli due giorni.

L’esercito ha giustificato la decisione di allargare la zona delle demolizioni da 500 metri a diversi chilometri con l’affermazione che l’area dei tunnel sotterranei si estende da Gaza ai territori del Sinai, in Egitto, coinvolgendo zone più vaste del previsto, alcune delle quali si estendono per 800 metri.

Secondo le autorità egiziane, l’esborso finanziario per i risarcimenti ammonta alla somma di 1200 lire egiziane (circa 160 dollari) al metro quadrato per un edificio in cemento armato, e alla somma di 700 lire (circa 90 dollari) al metro quadrato per un edificio munito di mura portanti, cui si aggiunge la somma di 900 lire a famiglia per l’affitto di un alloggio alternativo per un periodo di tre mesi.

Il generale Hossam Swilem, ex direttore del Centro studi strategici delle Forze armate, ha previsto, in un comunicato stampa, l’estensione della zona cuscinetto lungo la linea di confine, nel prossimo futuro, fino a 5 chilometri, sottolineando come tale estensione sia un fatto logico, dato che alcuni tunnel arrivano a una lunghezza di 1700 metri.

Traduzione di Federica Pistono

Categorie: Palestina

28 mila case danneggiate dall’offensiva israeliana contro Gaza

Ven, 21/11/2014 - 01:53

Gaza. Giovedì, il ministero dei Lavori pubblici e dell’Edilizia a Gaza ha rilasciato dati statistici sui danni causati dall’offensiva militare israeliana di luglio-agosto di quest’anno contro la Striscia.

Mufid al-Hasayneh ha dichiarato che sono 28 mila le abitazioni danneggiate e 3000 completamente distrutte.

88 mila famiglie sono state registrate all’Agenzia Onu per i Rifugiati, e 13 mila ricevono aiuto finanziario.

Oltre 100 case mobili sono state piazzate nel sobborgo devastato di Khuza, 1.000 sono pronte per l’installazione a al-Shujaiyeh, e altre 1.000 in varie località della Striscia.

In questi mesi, Israele ha lasciato entrare solo il 5% dei materiali edili necessari per la ricostruzione.

La rimozione delle macerie inizierà venerdì.

(Fonte: Ma’an)

Categorie: Palestina

Coloni israeliani tentano di dare fuoco a una csa in un villaggio nella zona di Ramallah

Ven, 21/11/2014 - 01:04

Ramallah-Ma’an. Coloni israeliani mercoledì sera hanno tentato di incendiare una casa nel villaggio di al-Mughayyir, a est di Ramallah, ma sono stati ostacolati dagli abitanti dei villaggio.

Il tentativo di incendio giunge solo una settimana dopo che i coloni hanno attaccato il villaggio e dato fuoco alla moschea, in un  incidente che ha scatenato la rabbia palestinese.

Mercoledì, decine di coloni si sono avvicinati a una casa alla periferia del villaggio, ma sono stati notati dagli abitanti che hanno cominciato a lanciare pietre contro di loro.

I coloni sono stati costretti a ritirarsi nel vicino insediamento sotto la protezione dei soldati israeliani.

Al-Mughayyir, conosciuto anche come Maghayer al-Dir, è situato in una zona circondata da aree sotto controllo militare israeliano vicino ai due insediamenti ebraici di Maale Mikhmas e Mitzpe Danny.

Traduzione di Edy Meroli

Categorie: Palestina

Tesi sulla Palestina, la prof se ne va

Ven, 21/11/2014 - 01:03
La Stampa. Tesi sulla Palestina, la prof se ne va Una docente si rifiuta di presiedere la seduta di laurea di due studentesse di Lingue “Mi sono fatta sostituire: non potevo proclamarle dottoresse”. Il lavoro ottiene 6 punti su 10 PAOLO COCCORESE TORINO

L’Università è il luogo d’eccellenza per ospitare il confronto tra le parti. Per una volta a Torino, nella sala dove martedì si discutevano le tesi del Dipartimento di Lingue, non è stato così. «Oggi, per la prima volta in 25 anni di carriera, mi sono rifiutata di presiedere alla laurea di due studentesse che hanno presentato un lavoro sulle “città palestinesi”», è lo sfogo apparso (poi cancellato) su Facebook della professoressa Daniela Santus. «Ho espresso la mia riprovazione alla commissione che intendeva laurearle e, dopo che il Direttore ha proposto di sostituirmi, me ne sono andata».

Sostituzione

Il pomeriggio della docente di Geografia – ebrea, che nel 2005 fu duramente contestata dai centri sociali per le sue lezioni e per aver invitato nell’Ateneo il viceambasciatore israeliano, Elazar Cohen – si è concluso alle 17,30 quando ha lasciato libera la poltrona di presidente di commissione. Che aveva occupato per l’improvvisa assenza della professoressa di Storia, Ada Lonni, presidente del corso di Comunicazione per il Turismo e relatrice della tesi «Percorsi classici e letterari di città palestinesi».

«Ho deciso di sfogliarla perché avevo notato due lavori con lo stesso titolo», dice Santus. E’ così che la ricerca a quattro mani di Enrica Mazzei e Atif Kaoutar, è finito nelle mani della docente.

Le frasi sotto accusa

«Ho letto velocemente, e ho scoperto che gli ebrei sono “sionisti”, che sono in Palestina per sfruttare la manodopera araba, che l’Olp non ha compiuto attentati e che la Striscia di Gaza non è mai stata privata degli insediamenti ebraici», dice Santus.

«Popolo oppresso»

La tesi propone una guida turistica costruita sulle opere di tre scrittori palestinesi. «Lavoro buono – si legge nel giudizio compilato dalla relatrice -. Con alcune considerazioni di cui sono responsabili le autrici».

«Il popolo palestinese è oppresso, gli sono negati i diritti umani – dice una delle studentesse, Enrica Mazzei -. Forse abbiamo usato definizioni troppo severe, ma non giustifichiamo il terrorismo e non avevamo paura della discussione». Le laureande sono rimaste per quasi 2 ore ad aspettare il loro turno davanti alla porta chiusa. «La proclamazione è un momento felice che non ho voluto rovinare – ribatte Santus -. Ho preferito essere sostituita, ma non potevo proclamarle dottoresse». Alla fine, i punti alla tesi sono stati 6 su 10.

Categorie: Palestina

Decine di scolari feriti a Gerusalemme

Gio, 20/11/2014 - 15:04

Imemc. Fonti mediche palestinesi riferiscono che decine di bambini sono stati feriti negli scontri con i soldati israeliani, vicino al campo profughi di Shu’fat, e alla città di ‘Anata, a nord-est di Gerusalemme occupata.

Fonti locali hanno affermato che decine di soldati e unità sotto copertura dell’esercito israeliano hanno cercato di invadere il campo profughi di Shu’fat, ma hanno incontrato l’opposizione di decine di manifestanti palestinesi che lanciavano pietre e bottiglie vuote contro di loro, costringendoli a ritirarsi verso l’ingresso del campo.

I soldati hanno sparato bombe a gas e proiettili di metallo ricoperti di gomma contro i manifestanti, e in una scuola più di 35 bambini, di età compresa tra  i 7e i 12 anni, hanno subito gli effetti di inalazione di gas lacrimogeni.

Inoltre, un adolescente palestinese è stato colpito alla gamba da una proiettile di metallo rivestito di gomma e un altro alla coscia.

La scuola ha telefonato alle famiglie chiedendo di andare a prendere i loro figli per evitare ulteriori feriti.

Gli scontri hanno avuto luogo anche al posto di blocco di Anata, quando i soldati hanno fermato e controllato decine di auto, e hanno sparato proiettili, bombe a gas e granate stordenti che hanno  colpito un palo della luce causando l’interruzione di energia elettrica nella zona.

Inoltre, alcuni giovani hanno scagliato pietre e Molotov contro l’auto di un colono israeliano nei pressi del posto di blocco di Hezma, a nord di Gerusalemme, non provocando danni o lesioni, secondo quanto riportato da fonti israeliane.

Il colono ha sparato colpi di proiettili veri, ed è scappato.

Traduzione di Edy Meroli

Categorie: Palestina

B’Tselem: illegali gli ordini di demolire le case dei palestinesi

Gio, 20/11/2014 - 14:22

Gerusalemme–Pic. Martedì, in un comunicato stampa, il Centro israeliano sui Diritti Umani nei Territori Occupati “B’Tselem” ha denunciato gli ordini israeliani di demolire o sequestrare le abitazioni appartenenti alle famiglie dei palestinesi responsabili dei recenti attacchi contro Israele.

“Questa azione porta a colpire degli innocenti. Si tratta di una punizione collettiva, a un tempo illegale e immorale”, sostiene  B’Tselem.

Nella dichiarazione si sottolinea che “il sistema di sicurezza israeliano ha annunciato l’intenzione di demolire o sequestrare sei abitazioni: tre a Gerusalemme Est, una a Nablus e una a Hebron”.

Il centro afferma: “Dal 1967, quando ha avuto inizio l’occupazione, le forze di sicurezza israeliane hanno demolito centinaia di abitazioni per punire parenti di palestinesi che avevano colpito degli israeliani o che erano accusati di ciò. L’adozione di questa politica ha ridotto alla condizione di senzatetto migliaia di persone che di per sé non erano accusate di alcun crimine”.

Una decina di anni fa, un comitato militare capeggiato dal Genarale Maggiore Udi Shani ha rilevato come la demolizione punitiva delle abitazioni fosse una misura di dubbia efficacia rispetto alla prevenzione degli attacchi contro gli israeliani. Nella stessa sede si notava che alcuni indicatori mostravano come in certi casi le demolizioni provocassero l’effetto opposto e la misura in questione veniva definita come appena “al limite della legalità”.

B’Tselem afferma che gli ordini di eseguire demolizioni punitive in risposta agli attacchi contro Israele ignorano regolarmente le osservazioni del comitato e vengono emanati innanzitutto per attirare l’attenzione dei media e per trarne un vantaggio politico.

La politica della demolizione di abitazioni a scopo punitivo è sbagliata a prescindere dalla sua efficacia. Facendo pressione sulle autorità israeliane affinché non demoliscano queste abitazioni, le organizzazioni per i dirttti umani sono giunte alla conclusione che tale politica, punendo persone per crimini commessi da altri, contravviene ai più ovvi principi morali.

Traduzione di Lorenzo Emanuel

Categorie: Palestina

Le forze israeliane assaltano le case palestinesi a Gerusalemme Est

Gio, 20/11/2014 - 14:13

 Ma’an. Mercoledì notte, le forze israeliane hanno fatto irruzione nelle tende funerarie della famiglia di Ghassan e Udayy Abu Jamal, del sobborgo Jabal al-Mukabbir, che sono stati uccisi martedì, durante il loro attacco a una sinagoga a Gerusalemme Ovest. L’assalto ha ucciso cinque ebrei.

Testimoni hanno riferito a Ma’an che i soldati hanno fatto irruzione sia nella tenda degli uomini sia in quella delle donne, come nella casa di Mahmoud Abu al-Jamal, e hanno rimosso tutti i poster di Ghassan e Udayy.

Nel frattempo sono scoppiati scontri nei sobborghi di Jabal al-Mukabbir, Sur Bahir e al-Tur per prostare contro il rifiuto israeliano di consegnare le salme di Ghassan e Udayy Abu Jamal per i funerali.

Fonti mediche hanno riferito che 12 giovani sono stati feriti da proiettili di metallo rivestiti di gomma, di cui uno gravemente colpito alla testa a Bahir. Decine di altri sono rimasti asfissiati dai gas lacrimogeni.

Un dirigente del servizio ambulanze della Croce Rossa palestinese a Gerusalemme, il dott. Amin Abu Ghazala, ha dichiarato che quattro dei 12 feriti di Sur Bahir e Jabal al-Mukabbir sono stati ricoverati perché colpiti alla testa e alla faccia.

Fonti locali a Sur Bahir hanno riferito a Ma’an che forze israeliane sotto copertura hanno assaltato le case delle famiglie Nimir e Hammad e hanno arrestato tre giovani e altri componenti.

Ahmad Khader Nimir ha dichiarato che le forze israeliane hanno fatto irruzione nella sua abitazione con cani poliziotto e hanno aggredito tutta la sua famiglia, compresa sua moglie cieca, di 52 anni, causandole escoriazioni alla testa e al braccio. La donna è stata portata in ospedale. I soldati hanno attaccato un giovane malato di cancro, prima di arrestare Tariq Ahmad Khadir Nimir, di 30 anni, e suo fratello Rashid, di 24.

Le forze israelane hanno assaltato la casa di Munir Mousa Hamamd, 33 anni, nel sobborgo di Zaquqa, a Sur Bahir, e lo hanno sequestrato e picchiato.

A al-Tur, giovani palestinesi hanno lanciato quattro bombe incendiarie contro una jeep militare israeliana durante scontro scoppiati vicino all’ospedale al-Maqasid. Le truppe israeliane si sono appostate sui tetti e hanno lanciato una pioggia di lacrimogeni su tutta l’area.

Sono stati riportati scontri anche a Silwan e al-Isawiya. I residenti di Wadi Qaddum a Silwan hanno riferito a Ma’an che forze speciali israeliane hanno eseguito un raid nella zona, sparando proiettili di metallo rivestiti di gomma. Un giovane è stato colpito all’addome e un altro ai piedi.

 

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Note di resistenza

Gio, 20/11/2014 - 04:17

Riceviamo e pubblichiamo

Comunicato stampa. Note di Resistenza

L’Associazione Amicizia Sardegna Palestina organizza domenica 23 novembre, dalle ore 19, presso il teatro la vetreria di Pirri, l’evento “Note di Resistenza. Musiche e voci dei palestinesi di ieri e di oggi”.
L’evento prevede musiche, danze e letture, dalla Sardegna e dalla Palestina. Ospite principale della serata sarà il cantante e suonatore di Oud (liuto arabo) Palestineze Faisal Taher, fondatore della formazione siciliana dei Kunsertu e leader dei Dounia. Accompagnato dal pianista Tino Finocchiaro, duetterà con la cantante e attrice sarda Gisella Vacca. Alla serata parteciperà anche il chitarrista e cantante italo-arabo Marco Ammar, in duo con Mark Grace, e il Sandal Falastin Sestett di Cagliari. Recitazioni e letture, di autori arabi e sardi, saranno a cura di Valentina Sulas e Alessandro Congeddu. Gli interludi danzati saranno a cura di Francesca Cara, Elisabetta Piana, Cristiana Mura e Silvia Bandini.
L’iniziativa, organizzata con il contributo dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Cagliari, è a sostegno del progetto “Handala va a scuola”, finalizzato alla sostegno scolastico degli studenti palestinesi.

Per info:                                                                                                                                                     Francesco Bachis 3496350311 – Fawzi Ismail 3386166944

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Netanyahu e lo stato teocratico sionista

Gio, 20/11/2014 - 04:06

Memo. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato martedì che sta spingendo in avanti una proposta di legge che fa di Israele uno stato solo per ebrei.

Parlando durante un incontro con i membri del Likud, Netanyahu ha detto che è il momento per i tribunali del paese “di riconoscere l’aspetto del nostro essere lo stato nazionale del popolo ebraico”. E ha aggiunto che avrebbe proposto la legge nel corso della prossima riunione di governo, domenica.

Il disegno di legge, che era stato originariamente proposto dal membro della Knesset, Ze’ev Elkin, privilegia il carattere ebraico di Israele sulla sua democrazia, ha scritto il Times of Israel.

Il giornale ha riferito che Netanyahu si è impegnato a proporre il disegno di legge come forma di protesta contro il ministro della Giustizia israeliano, Tzipi Livni, che era stata incaricata di rivedere le varie forme del disegno di legge e stendere una versione che il governo avrebbe potuto seguire, ma non ha ancora fatto progressi.

I media hanno affermato che proporre un simile disegno di legge in questo momento è molto pericoloso a causa delle tensioni in corso nella città occupata di Gerusalemme.

“Questo è lo stato nazionale per ebrei”, ha detto Netanyahu, “ed è una questione fondamentale e importante per il futuro degli ebrei in Israele”.

Traduzione di Edy Meroli

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Demolizioni di abitazioni a Gerusalemme: “La violenza genera violenza”

Gio, 20/11/2014 - 03:06
Ma’an. A seguito della demolizione della sua casa, mercoledì, la madre di Abd al-Rahman al-Shaludi, il giovane che ha ucciso due israeliani dopo aver diretto l’auto contro dei civili, il mese scorso, a Gerusalemme,  ha dichiarato: “L’occupazione israeliana vuole spezzare la nostra famiglia e dislocarla. Pensa che demolendo le case dei martiri scoraggerà il popolo palestinese, ma la violenza genera violenza”.

“Non sappiamo cosa fare e dove andare a vivere nei prossimi giorni”, ha affermato, mentre se ne stava seduta in una poltrona di un appartamento vicino alla sua casa demolita. La famiglia si è temporaneamente spostata nell’abitazione del fratello di suo marito.
“Non possiamo permetterci di affittare una casa in città, specialmente perché mio figlio e mia figlia sono studenti universitari”, ha spiegato.

“L’occupazione ha cercato di vendicarsi sulla famiglia del martire e sui suoi vicini. Ci hanno costretti a uscire all’aperto, dall’1 alle 5 del mattino e ci hanno chiusi dentro una tenda, a al-Bustan, e ci hanno proibito di muoverci. Ci hanno confiscato le nostre carte di identità e cellulari. Ai bambini e agli anziani della nostra famiglia non è stato concesso di andare neanche in bagno”.

Altri appartamenti nell’edificio sono stati danneggiati quando hanno demolito la loro casa e altri membri della famiglia al-Shaludi che vivono nell’edificio a cinque piani sono stati costretti a spostarsi a causa dei danni provocati dagli esplosivi. Uno dei membri della famiglia, Tamir al-Shaludi, ha dichiarato che le forze israeliane hanno rubato oltre 80.000 shekel ($20,800) da uno degli appartamenti durante la demolizione.

La demolizione, che ha avuto luogo di notte, è uno degli almeno sei ordini emessi dal governo israeliano nei confronti delle abitazioni delle famiglie dei Palestinesi che hanno attaccato gli Israeliani.

Domenica, il gruppo israeliano per i diritti umani, B’Tselem, ha dichiarato che le demolizioni punitive delle abitazioni sono “fondamentalmente sbagliate” e contravvengono agli “standard morali basilari” punendo le persone per i misfatti degli altri”.

 

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Corso di formazione per giovani sulla comunicazione per la Palestina

Mer, 19/11/2014 - 14:36

Riceviamo dall’Api-Abspp e pubblichiamo.

Annunciamo l’inizio del corso di formazione dal titolo “Verso una comunicazione palestinese diversa e eccellente nella società italiana ed europea”, che si terrà a Milano nel periodo tra il 4, il 5 e il 6 dicembre 2014

Il corso sarà tenuto dal prof. Husam Shaker ed è riservato ai giovani coinvolti e attivi nella comunicazione. I posti sono limitati. Chi è interessato, mandi una e-mail a: info@abspp.org

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