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Betlemme-PIC e Quds Press. Sabato sono scoppiati violenti scontri nella cittadina di Beit Fajjar, a sud di Betlemme, a seguito dell’invasione delle forze israeliane. I soldati hanno consegnato ad alcuni giovani avvisi di comparizione nella centrale dello Shin Bet.

Fonti locali hanno affermato che le truppe di occupazione hanno invaso diverse abitazioni, dopo aver sparato lacrimogeni e granate stordenti per disperdere la folla di cittadini arrabbiati, che hanno risposto lanciando pietre.

Le forze israeliane hanno anche invaso la cittadina di Nahalin, a ovest di Betlemme, e consegnato analoghi avvisi di comparizione a due giovani locali.

 

 

Gaza-Quds Press e PIC. Venerdì sera, una bimba di 5 anni è stata gravemente ferita dai soldati israeliani a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza.

La piccola, Rimas Hamdouna, è stata raggiunta allo stomaco da un proiettile sparato deliberatamente, secondo i testimoni, dalle forze israeliane che avevano preso di mira un gruppo di persone.

 

La bimba è stata ricoverata all’ospedale al-Shifa di Gaza in gravi condizioni.

 

 

Gaza-Ma’an. Sabato mattina, le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro le terre palestinesi nell’area orientale di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza.

Non ci sono stati feriti.

Venerdì, una bimba di cinque anni, di Beit Lahiya, nel nord della Striscia, è rimasta ferita allo stomaco da proiettili sparati dalle forze israeliane appostate sulle torri di guardia, al confine con la cittadina.

La piccola è stata ricoverata all’ospedale al-Shifa di Gaza in gravi condizioni.

 

Gaza-PIC e Quds Press. Venerdì, un combattente delle brigate al-Qassam, ala militare di Hamas, è morto nel collasso di un tunnel, a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Si tratta di Yousef Essam al-Agha, 22 anni.

 

A cura di Parallelo Palestina. Domenica 22 gennaio, Spazio Ligera – via Padova, 133 – Milano Ore 19.00 Memoria – O p e n R e a d i n g Al microfono memoria in prosa o in poesia…
https://www.facebook.com/events/105334426646046/# Al microfono prosa e poesia…
Vi invitiamo a leggere i brani significativi che avete nel cassetto.
Scambiamo le memorie.
Il carro armato cerca un passaggio attraverso il corpo del bambino non lo trova lo schiaccia finalmente
ore 21.00 La sposa di Gerusalemme  https://www.facebook.com/events/725636410945661/ di Sahera Dirbass. 72′, 2010
http://frcrct.wixsite.com/fuoricircuito/cinema-arabo
Gerusalemme è un soggetto costante della produzione culturale e artistica palestinese. Non potrebbe essere altrimenti alla luce dei legami storici, politici, religiosi e umani che tengono stretto un intero popolo intorno ad al Quds, così come in arabo viene chiamata Gerusalemme. Il fatto che dalla Guerra dei Sei Giorni (giugno 1967) tutta Gerusalemme sia controllata da Israele, ha accentuato le rivendicazioni dei palestinesi che intendono proclamare la loro futura capitale nel settore arabo (orientale) della città. Non sorprende perciò che anche il cinema palestinese, con documentari e fiction, abbia dedicato ampio spazio alla Città Santa, il più delle volte per raccontare la vita quotidiana e la resistenza degli abitanti della zona araba sotto occupazione israeliana. La città vecchia di Gerusalemme con i suoi problemi politici e sociali è il palcoscenico dove si muovono i protagonisti di «La sposa di Gerusalemme». Si tratta di un «docu-fiction», ossia di un film con parti recitate all’interno di una quadro assolutamente reale, che attraverso la vita e il lavoro di Riham, una giovane assistente sociale, racconta la difficile esistenza delle famiglie palestinesi nella casbah, dalla lotta contro il continuo tentativo di penetrazione dei coloni israeliani nei quartieri arabi fino al problema della tossicodipendenza sempre più diffuso tra i giovani. La regista evita di calcare la mano, sceglie toni lievi, lasciando a Riham, ai suoi familiari, al suo fidanzato (e poi marito) Omar e tutti agli altri protagonisti il compito di condurre quasi per mano gli spettatori lungo un percorso di vita che attraversa l’intera città vecchia. «La sposa di Gerusalemme» è una produzione palestinese totalmente indipendente. Gli attori, in buona parte giovani, vivono tutti nella casbah. Premio speciale dall’Associazione d’amicizia Sardegna-Palestina al festival al-Ard Doc Film

Le forze israeliane continuano i crimini sistematici nei Territori Palestinesi Occupati (TPO) (12-18 gennaio 2016).

  • Le forze israeliane hanno ucciso 2 civili palestinesi in Cisgiordania.

– 7 civili palestinesi sono rimasti feriti in Cisgiordania, tra di essi un bambino e una donna.

  • Le forze israeliane hanno continuato a colpire le zone di confine della Striscia di Gaza, ma non sono state segnalate vittime.

– Un check-point militare collocato dai gruppi armati palestinesi è stato distrutto e un altro civile è stato ferito. 

  • Le forze israeliane hanno condotto 60 incursioni nelle comunità palestinesi della Cisgiordania e 3 nella Striscia di Gaza.

– 62 civili, tra cui 17 bambini; una donna e membri del Consiglio Legislativo Palestinese, sono stati arrestati in Cisgiordania.

– 23 di loro, tra cui 13 bambini e la donna, sono stati arrestati nella Gerusalemme occupata.

  • Le forze israeliane hanno continuato i loro sforzi per creare maggioranza ebraica nella Gerusalemme Est occupata.

– Un civile è stato costretto a demolire la sua casa nel villaggio di al-‘Issawiyah.

– 5 fratelli sono stati costretti a demolire 8 strutture commerciali e agricole e un altro civile a rimuovere 4 container da Jabal al-Mukaber.

– Una stalla per bestiame e pollame è stata demolita nel quartiere di Ras a Jabal al- Mukaber.

  • Le attività di colonizzazione sono continuate in Cisgiordania.

– Una strada agricola, un’ abitazione e altri 4 strutture sono state demolite a Kherbet Tana, a sud est di Nablus.

– Un terreno di 172-dunum è stato livellato, e 1200 ulivi secolari sono stati sradicati nel villaggio ‘Azoun, ad est di Qalqilya, per costruire  una circonvallazione.

  • Le forze israeliane hanno continuato a colpire i pescatori palestinesi nel mare di Gaza.

– Due pescatori sono rimasti feriti, altri 5 sono stati arrestati e due barche sono stati confiscati.

  • Le forze israeliane hanno diviso la Cisgiordania in cantoni e hanno continuato a imporre la chiusura illegale della Striscia di Gaza per il 9° anno.

– Decine di posti di blocco temporanei sono stati stabiliti in Cisgiordania e altri sono stati ristabiliti per ostacolare la circolazione dei civili palestinesi.

– 7 civili palestinesi, tra cui un bambino e un giornalista, sono stati arrestati ai check-point militari.

– Le forze israeliane hanno arrestato 3 commercianti palestinesi al valico di Erez/Beit Hanoun nel nord della Striscia di Gaza.

– Le forze israeliane hanno arrestato le famiglie dei prigionieri di Gaza al valico di Erez e hanno  impedito a una donna di far visita.

Riassunto

Le violazioni israeliane del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario nei Territori Palestinesi Occupati sono continuate nel periodo di riferimento (12-18 gennaio 2017).

Colpiti

Durante il periodo di riferimento, le forze israeliane hanno ucciso due civili palestinesi, tra cui un bambino, in Cisgiordania. Le forze israeliane hanno ferito altri dieci civili, tra cui un bambino e una donna; 3 dei quali erano della Striscia di Gaza, gli altri in Cisgiordania. Nella Striscia di Gaza, le forze israeliane hanno continuato a inseguire i pescatori palestinesi nel mare di Gaza e ad aprire il fuoco contro gli agricoltori nelle zone di confine.

In Cisgiordania, il 16 gennaio 2017, durante gli scontri tra giovani e soldati israeliani all’ingresso meridionale del paese, le forze israeliane hanno ucciso Qosay ‘Amour (17 anni) dopo avergli sparato a bruciapelo e hanno ferito suo fratello. Entrambi vivono nel villaggio di Taqou’a, a sud est di Betlemme.

In un nuovo reato per uso eccessivo della forza armata, le forze israeliane di stanza al “Checkpoint 104”, ad ovest di Tulkarem, hanno ucciso Nedal Mehdawi (44 anni) del  quartiere di Shweikah che viveva nel villaggio di Baqah in Israele. Le forze israeliane hanno affermato che Mehdawi aveva lanciato pietre contro i soldati israeliani e poi ha estratto tirato un coltello cercando di accoltellare uno di loro. Di conseguenza, i soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro di lui che è stato subito ucciso. Le indagini indicano che le forze israeliane avrebbero potuto far uso di minor forza e arrestarlo.

Il 13 gennaio 2017, 3 civili palestinesi, tra cui un bambino, sono stati feriti mentre partecipavano alla manifestazione nel villaggio di Bil’in, a nord ovest di Ramallah. Lo stesso giorno, altri 3 civili durante una protesta contro i soldati israeliani che sono entrati nel villaggio di Hezma, a nord est della Gerusalemme occupata.

Traduzione di Edy Meroli

Betlemme –Ma’an. Gli ex alti funzionari israeliani della difesa hanno diffuso nel Paese una significativa campagna pubblicitaria. Domenica gli israeliani sono stati messi in guardia sull’eventualità di uno stato singolo a maggioranza palestinese, nel caso in cui la soluzione bilaterale non sia attuata secondo quanto stabilito nei piani di pace israelo-palestinesi.

Gli ex ufficiali sono membri di una gruppo conosciuto con il nome di Commanders for Israel’s Security. “Composto da circa 200 ex alti funzionari dei servizi di sicurezza nazionale,  il CIS si occupa della promozione della soluzione fondata sulla coesistenza dei due Stati”, riporta il Times of Israel.

La campagna pubblicitaria mostra immagini di gruppi di palestinesi, che il Times of Israel definisce “calca di palestinesi”, sovrastate dal titolo “Presto saremo la maggioranza”, in arabo, e “Palestina: uno Stato per due popoli”, in inglese.

La pubblicità parla di una crescita della popolazione palestinese, la quale, secondo quanto dichiarato dal censimento del 2016 dell’Istituto Centrale di Statistica palestinese, si proietta al raggiungimento dei 7,3 milioni entro la fine del 2020, paragonata ai 6,96 milioni di ebrei nella “Palestina storica”, ovvero le zone occupate della Cisgiordania, Gerusalemme est, la Striscia di Gaza e Israele.

La campagna pubblicitaria è apparsa tra gli annunci a pagina intera di due tra le “più influenti testate giornalistiche israeliane” e, come riferisce il Times of Israel, anche sui cartelloni di tutto il Paese.

I legislatori palestinesi in Israele si sono così schierati contro la campagna, poiché definita razzista. Questa, stando a quel che si dice, era mirata a  promuovere la soluzione bilaterale e si opponeva ai tentativi della destra di annettere zone più ampie della Cisgiordania.

Ayman Odeh, un membro del Parlamento israeliano, ha pubblicato un post su Facebook in cui scrive “questa non è una propaganda pacifica, ma piuttosto un invito all’odio contro gli arabi. È una campagna brutta ed esagerata e, data l’attuale situazione generale in cui il primo ministro israeliano considera nemici i cittadini arabi, tale campagna si rivela dannosa”.

Odeh evidenzia che la soluzione bilaterale, la quale progetta la formazione sia di uno Stato palestinese che di uno israeliano era “chiaramente pensata nell’interesse di entrambi i popoli”, ma prima di tutto era “un giusto e legittimo diritto del popolo palestinese”.

Odeh, membro del blocco politico Joint List, ovvero di quei partiti all’interno del Knesset, il parlamento israeliano, con a capo i cittadini palestinesi, ha dichiarato che la strada giusta per il raggiungimento di una soluzione fondata sulla coesistenza dei due Stati non è quella “dell’adesione a gruppi d’istigazione”.

Secondo il Times of Israel, l’ex generale maggiore israeliano Amnon Reshef, un membro del gruppo responsabile della campagna, ha negato che questa fosse razzista o istigatrice dicendo che “non stiamo demonizzando nessuno.  Qui non c’è nulla che possa essere considerato razzista”

“Non voglio che i mezzi pesanti giungano da Jabal al-Mukabbir a Gerusalemme e investano i soldati. Non voglio,” è quanto, secondo il Times of Israel, ha dichiarato l’ex capo del comando centrale delle forze armate israeliane Gadi Shamni durante la conferenza stampa di Tel Aviv, subito dopo il lancio della campagna.

Shamni, con chiaro riferimento ai fatti avvenuti nella zona est della Gerusalemme occupata, in cui la scorsa settimana un camion era stato lanciato sulla folla uccidendo quattro soldati israeliani, ha affermato che l’unico modo per prevenire tali attacchi è quello di “staccarsi totalmente dai palestinesi”.

“Vorrei che noi fossimo qui e loro lì. Saremmo ottimi vicini di casa”, ha dichiarato Shamni.

Tuttavia, Odeh ritiene che la campagna sia lontana dal promuovere un rapporto di “buon vicinato”, e ha aggiunto che “chi ci vede come una minaccia non può vederci come partner e chi non ci vede come partner non può puntare alla pace”.

Odeh ha concluso la sua dichiarazione richiamando i funzionari che avevano iniziato la campagna a “smettere di divulgare tale astio e porre immediatamente fine ad ogni propaganda”.

Traduzione di Giusy Preziusi

Memo. La Conferenza di Pace tenutasi sabato a Parigi sul conflitto Israelo-Palestinese è terminata con la ormai usuale dichiarazione di impegno di entrambe le parti per una soluzione a due Stati. Tra altre cose sono stati incoraggiati negoziati diretti e “significativi”, e ci si è appellati ad entrambe le parti affinché “si astengano da iniziative unilaterali”. La Conferenza è stata come un funerale, con molti segni di lutto ma nessun corpo da piangere.

Né i leader palestinesi né quelli israeliani si sono recati a Parigi, nonostante il “loro” conflitto fosse l’argomento di tale seduta; entrambi non hanno inviato alcun tipo di rappresentanza ufficiale. Di più, il governo francese ha deciso di tenere la Conferenza di Pace nonostante il rifiuto israeliano di prendervi parte fosse già stato pervenuto. Il primo ministro Benjamin Netanyahu l’ha descritta come “futile”, rifiutando di prendervi parte in quanto rappresenterebbe “gli ultimi spasmi delle vecchie vestigia”.

Ovviamente la leadership dell’Autorità Palestinese ha ben accolto la Conferenza, pur sapendo che non avrebbe portato ad alcun cambiamento effettivo. Il presidente Mahmoud Abbas ha affermato che questa potrebbe aiutare a fermare “gli insediamenti illegali e la soluzione dei due Stati prevista da vari diktat e imposta con la forza”.

Che tipo di mentalità ha la dirigenza dell’ANP? Abbas ha appena visto gli israeliani respingere la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che condanna gli insediamenti illegali e ancora crede che questo pallido prototipo di conferenza fermerà l’espansione delle colonie illegali e fungerà da deterrente contro le violazioni israeliane? Gli stessi francesi hanno dichiarato che la Conferenza di Pace non mirava in alcun modo a mettere pressione ai palestinesi e agli israeliani. Di fronte a ciò, cosa possiamo aspettarci da questa iniziativa nata morta che ha una dichiarazione finale che non vale davvero la carta sulla quale è stata scritta?

Mantenere in vita la moribonda situazione dei due Stati non riflette la posizione degli israeliani né quella reale, in campo. L’israeliana Ynet News per esempio ha detto che lo stesso Netanyahu ha escluso un ritorno ai confini del 1967 (a loro volta basati sui confini dell’armistizio del 1949, ovvero la Linea Verde); parecchi membri della sua coalizione osteggiano l’indipendenza palestinese e supportano l’espansione degli insediamenti sia su un piano ideologico che relativo alla sicurezza. Questo significa che la soluzione a due Stati è tutt’altro che una soluzione per quanto riguarda Israele. Quindi qualsiasi sforzo in questa direzione è sprecato. Sebbene Israele avesse insistito che non si sarebbe piegato a nessuna linea guida della Conferenza, Ynet News e altri affermano come abbia in ogni caso cercato di influenzarne la dichiarazione finale.

Chi ha fatto il lavoro sporco se Israele non era presente alla Conferenza? Ovviamente gli Stati Uniti. Fondamentalmente Israele ha chiesto al Segretario di Stato americano John Kerry di tenergli la parte e costui ha eseguito alla perfezione. Come l’entourage di Netanyahu ha confermato.

Inoltre, giusto per precisare, la Gran Bretagna – a Parigi in qualità di osservatore e non di partecipante – ha messo il dubbio le qualificazioni delle 70 Nazioni che hanno presenziato a Parigi, sponsorizzando qualsiasi tema inerente al conflitto tra  Israele e Palestina. In qualità di osservatore la Gran Bretagna non poteva ovviamente produrre nessuna dichiarazione che contenesse clausole contro la volontà di Israele, sebbene il governo di Theresa May avrebbe voluto. Data la sua critica alla reazione di Kerry dopo la risoluzione 2334, é indubbio che sarebbe stato questo il caso.

Tutto sommato è difficile vedere la Conferenza di Pace di Parigi come qualcosa di utile. Retorica e luoghi comuni non cambiano la situazione reale, né offrono a noi palestinesi molto per cui essere ottimisti. Come dimostrano le reazioni alla risoluzione 2334, Israele sta andando avanti a fare ciò che vuole in termini di colonizzazione della Palestina, mandando all’inferno la comunità internazionale. In entrambe le amministrazioni, in entrata e in uscita, Israele ha amici; niente di quello che é stato detto a Parigi o che si dirà altrove cambierà ciò. Se proprio ci dev’essere un corpo a questo funerale, che sia almeno quello di uno Stato palestinese indipendente.

Traduzione di Marta Bettenzoli

Nablus-PIC. A mezzogiorno di venerdì, i Palestinesi che vivono nella cittadina di Qasra, nel sud di Nablus, sono stati attaccati da una gang di coloni armati.

Testimoni locali hanno riferito che quattro delinquenti israeliani hanno fatto irruzione in terreni palestinesi nell’area di Qasr al-Ein, nella cittadina di Qasra, e hanno attaccato contadini e altri civili.

Dopo dopo, gli autoctoni palestinesi si sono radunati sul posto per contrastare gli assalitori israeliani. Due di questi ultimi erano in possesso di mitragliatrici che puntavano alle teste dei Palestinesi.

I comitati locali hanno arrestato gli aggressori israeliani e li hanno consegnati alla Liaison palestinese in rapporto con le autorità di occupazione.

 

Gaza-Quds Press e Pic. Un pescatore palestinese è stato colpito e ferito dalle forze israeliane, all’alba di venerdì, al largo delle coste di Gaza.

Fonti locali hanno riferito che Abdul Rahim Sultan, di circa 20 anni, è stato colpito dalle forze navali israeliane, mentre pescava al largo delle coste settentrionali della città di Gaza.

Il ragazzo è stato ricoverato in ospedale.

Gli attacchi israeliani contro i pescatori gazawi sono quotidiani.

Il centro Mezan per i diritti umani ha condannato le violazioni israeliane ai danni dei pescatori palestinesi, affermando che rappresentano una minaccia per la vita dei civili della Striscia di Gaza. E ha aggiunto che i pescatori hanno il diritto di esercitare la loro professione e che le forze israeliane violano le leggi internazionali e umanitarie impedendo loro di lavorare e mantenere le proprie famiglie.

Il Centro ha affermato che i pescatori gazawi sono continuamente a rischio di venire uccisi, feriti o arbitrariamente arrestati, e ha invitato la comunità internazionale a intervenire.

I pescatori di Gaza sono circa 4.000, e sono tra le vittime dell’assedio ormai decennale alla Striscia.

 

 

Gaza-PIC e Quds Press. Venerdì mattina, l’esercito di occupazione israeliano ha aperto il fuoco contro i contadini palestinesi a est di Rafah e Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza.

Un corrispondente di PIC ha spiegato che soldati israeliani dislocati nella base militare di Kissufim, nel sud della Striscia sotto assedio, hanno sparato proiettili di artiglieria contro i condatini palestinesi. Non ci sono stati feriti.

Le forze israeliane prendono di mira quotidianamente pescatori e contadini nella Striscia di Gaza sotto assedio decennale, violando l’accordo di cessate-il-fuoco stipulato nell’estate del 2014, dopo due mesi di offensiva israeliana contro la popolazione gazawi.

Pesca e agricoltura sono due fonti di sussistenza per i 2 milioni di Palestinesi bloccati nella Striscia.

Betlemme˗PIC. 2700 nuove unità coloniali israeliane sono state approvate venerdì mattina nella colonia illegale di Gush Etzion, poche ore prima della cerimonia di insediamento di Trump.

Le bandiere USA sono state innalzate in tutta la colonia per festeggiare l’insediamento e la presidenza di Donald Trump.

Le unità abitative appena approvate erano state bloccate a causa delle critiche internazionali circa le attività coloniali degli ultimi tre anni.

Tuttavia, le autorità israeliane hanno deciso di accelerare le costruzioni dopo l’elezione di Trump.

Nel frattempo, a quanto riportato, gruppi di coloni israeliani hanno ricevuto l’invito a prendere parte alla cerimonia di insediamento di Trump.

Traduzione di F.G.

Umm al-Fahm˗PIC. Raed Salah, leader del ramo settentrionale del Movimento Islamico in Israele, ha dichiarato che le promesse del presidente USA Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di spostare l’ambasciata israeliana equivalgono a dichiarare guerra all’Islam.

“Trump, con le sue promesse, dichiara guerra all’Islam, alla legittimità internazionale e alle risoluzioni dell’ONU”, che affermano che Gerusalemme è una città occupata, ha dichiarato Salah in un’intervista dopo essere stati rilasciato di prigione martedì.

Salah, intervistato mercoledì dal canale tv di al-Jazeera, ha affermato che Israele sta cercando di giudaizzare Gerusalemme, ma ha aggiunto che tale tentativo fallirà.

 

Al-Aqsa è nostra

 

Salah ha dichiarato che la moschea di al-Aqsa è ancora in pericolo. Ha sottolineato che, cinque giorni prima del suo rilascio, l’intelligence israeliana ha provato a negoziare con lui la questione della moschea, offrendogli di lasciargli incontrare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu o il ministro degli Interni Aryeh Deri, ma Salah ha risposto negativamente.

L’intelligence ha inoltre ricordato che ogni movimento, associazione o istituzione che difende al-Aqsa è considerato illegale e l’unico modo per parlare della moschea è diventando membro della Knesset; cosa che non accadrà mai, ha dichiarato Salah.

“È nostro dovere difendere al-Aqsa. In passato abbiamo parlato di scavi, incursioni e divisione spazio-temporale, ma ciò che sta accadendo ora è più pericoloso che mai. L’autorità di occupazione israeliana sta cercando di sradicare la nostra identità palestinese dividendoci da al-Aqsa”.

Sheikh Salah è stato rilasciato martedì dopo aver trascorso nove mesi di prigione, essendo stato “condannato” per incitamento in un discorso fatto anni prima.

Durante la detenzione, ha letto oltre 80 libri, ne ha scritti quattro e ha composto numerosi poemi. Ha concluso dicento che pubblicherà presto un libro che descriverà le condizioni dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.

Traduzione di F.G.

Mosca – PIC. Le principali fazioni palestinesi si sono riunite a Mosca dal 15 al 17 gennaio 2017, su invito ufficiale del governatore russo e in presenza dei rappresentati dell’Istituto di studi orientali e del ministero russo degli affari esteri. Durante il dibattito è stata esaminata l’importanza di rafforzare l’unità nazionale palestinese in quanto esigenza indispensabile per il raggiungimento di obiettivi quali la lotta del popolo palestinese, la fine dell’occupazione e la creazione di uno stato palestinese indipendente su tutti i territori occupati nel 1967, con Gerusalemme come capitale. Inoltre, fondamentale è il diritto dei profughi palestinesi di tornare nelle proprie terre, nelle proprie case e nelle loro proprietà, in conformità con la risoluzione ONU n.194.

I rappresentanti delle forze e delle fazioni palestinesi hanno incontrato il ministro russo degli affari Esteri, Serghei Lavrov. Hanno discusso sugli ultimi sviluppi della scena palestinese, in particolare, delle sofferenze del popolo palestinese, delle pratiche aggressive compiute dall’entità israeliana, della colonizzazione che dilania la Cisgiordania, dei tentativi di ebraizzare Gerusalemme e distruggere la possibilità di creare uno Stato indipendente sui Territori palestinesi occupati nel 1967, con Gerusalemme come capitale, conformemente alla risoluzione delle Nazioni Unite.

Hanno anche discusso del rifiuto del governo di occupazione israeliano di applicare le risoluzioni internazionali che garantiscono al popolo palestinese il diritto all’indipendenza e al ritorno dei profughi nelle loro terre, così come dell’importanza di sostenere i diritti nazionali inalienabili, del rifiuto della colonizzazione, in particolare, e dell’ultima risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza, la n. 2334, che condanna le colonie israeliane nei territori palestinesi occupati esigendo l’arresto immediato.

La delegazione palestinese ha spiegato al ministro degli Affari esteri russo gli sforzi compiuti per porre fine alla divisione e per realizzare l’unità nazionale palestinese. In particolare, i risultati delle riunioni del comitato preparatorio che ha avuto luogo di recente a Beirut, il quale ha sostenuto la volontà di tutte le fazioni palestinesi di porre fine alla divisione ed arrivare all’unità attraverso la formazione di un governo di unità nazionale; e i preparativi per organizzare il consiglio nazionale palestinese, che comprende tutte le componenti del popolo palestinese.

La delegazione ha ringraziato ed apprezzato la posizione delle autorità russe nel sostegno alla lotta del popolo palestinese e ai suoi diritti nazionali nelle istanze internazionali e ha chiesto al governo russo di sforzarsi con l’amministrazione americana per dissuaderla dal trasferire l’ambasciata americana a Gerusalemme.

Infine, la delegazione palestinese ha insistito sul totale appoggio nella lotta dei prigionieri palestinesi, a lavorare per la liberazione dei prigionieri dell’occupazione, a continuare a operare per spezzare l’assedio ingiusto e disumano imposto nella Striscia di Gaza e per accelerare il ritmo di ricostruzione.

Traduzione di Giovanna Vallone

Gerusalemme – PIC. Il presidente del Knesset, il parlamento israeliano, Polly Edelstein, ha deciso, mercoledì, di rinviare il voto sul progetto di legge di espulsione delle famiglie degli “attentatori” palestinesi, proposto dal partito sionista “C’è un futuro”.

Il Canale 7 israeliano ha riferito che sussistono numerose divergenze e disaccordi sul progetto di legge tra i membri dei diversi partiti sionisti – “C’è un futuro”, Likud e del governo di coalizione.

Tuttavia, ha informato che il capo del governo di coalizione, David Petain, ha chiesto il rapporto del voto sul progetto di legge, suscitando la collera dei membri del partito “C’è un futuro”, in particolare del suo dirigente Yair Lapid, che ha attaccato il Likud e i suoi dirigenti accusandoli di ricorrere ad un gioco politico cinico.

Infatti, il Canale Tv ha spiegato che dato a causa del dibattito che ha dominato la sala, il presidente del Knesset ha deciso di rinviare il voto sul progetto, senza precisare la durata del rinvio.

Traduzione di Daniela Minieri

Di Mohammad Hannoun. Si è conclusa mercoledì 18 gennaio la missione umanitaria Al Marhama nella città di Rihaniya, nel sud della Turchia.
Il nostro convoglio umanitario si è recato a Rihaniya, che confina a sud-ovest con la Siria, dove abbiamo trovato numerosissimi campi profughi.

Siamo arrivati con i camion carichi di pacchi viveri, alimenti e latte per bambini, coperte e strumentazione per il riscaldamento. Ad accoglierci c’erano uomini e bambini che si rincorrevano scalzi tra le tende e tossivano molto a causa del pungente freddo e per la mancanza di medicinali.

Siamo rimasti colpiti da ciò che abbiamo visto e sentito mentre visitavamo le tende e i profughi e ascoltavamo i loro racconti sulle loro sofferenze e le loro esigenze, e abbiamo confermato il nostro supporto e la nostra disponibilità ad aiutarli.

Dopodiché abbiamo rivolto un ringraziamento agli imam, ai responsabili dei centri islamici in Italia e a tutti coloro che, attraverso le loro donazioni, hanno contribuito alla partenza di questo convoglio umanitario.

Un ringraziamento particolare alla squadra di volontari dell’Associazione benefica in solidarietà con il popolo palestinese che ha svolto diverse attività in Italia per la realizzazione di questo progetto.

Prima di salutare il campo, abbiamo cercato di far fronte ad alcuni bisogni immediati, come, ad esempio, il pagamento del trasporto dell’autobus che porta i bambini a scuola che si trova fuori dal campo. Dopodiché abbiamo distribuito i pacchi viveri alle famiglie bisognose, la cui gioia era evidente. Sentivamo le benedizioni degli anziani verso coloro che hanno donato.

Infine abbiamo ringraziato tutti quanti. Ciò che facciamo non è che una parte del nostro dovere nei loro confronti. Porteremo il loro messaggio ovunque per continuare il nostro cammino nell’aiuto di chi ha bisogno sia economicamente sia moralmente.
Mentre ci dirigevamo verso l’autobus del ritorno una bambina ci ha salutati per ringraziarci e abbiamo così concluso questa missione con un messaggio di amore e pace.

Mercoledì, 18 gennaio 2017
Al Rihaniya, sud della Turchia
Missione Al Marhama
Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese in Italia

Gaza. Giovedì mattina, le forze israeliane hanno aperto il fuoco verso i pescatori e hanno inseguito le imbarcazioni che si trovavano a tre miglia nautiche dalla costa settentrionale della città di Gaza, costringendoli a tornare a riva.

La scusa addotta dalle forze navali israeliane è la solita: i pescherecci hanno deviato dall’area di pesca designata, ma i pescatori hanno affermato di trovarsi soltanto a tre miglia nautiche, invece delle sei “concesse” da Israele.

Il centro Mezan per i diritti umani ha condannato le violazioni israeliane ai danni dei pescatori palestinesi, affermando che rappresentano una minaccia per la vita dei civili della Striscia di Gaza. E ha aggiunto che i pescatori hanno il diritto di esercitare la loro professione e che le forze israeliane violano le leggi internazionali e umanitarie impedendo loro di lavorare e mantenere le proprie famiglie.

Il Centro ha affermato che i pescatori gazawi sono continuamente a rischio di venire uccisi, feriti o arbitrariamente arrestati, e ha invitato la comunità internazionale a intervenire.

I pescatori di Gaza sono circa 4.000, e sono tra le vittime dell’assedio ormai decennale alla Striscia.

(Fonte: Ma’an)

Nazareth˗PIC. Mercoledì, in seguito al raid mortale della polizia israeliana nel villaggio di Um al-Hiran, nel Negev, è stato dichiarato uno sciopero generale all’interno della Linea Verde.

L’Alto Comitato di sorveglianza araba ha dichiarato uno sciopero generale e tre giorni di lutto come protesta contro il barbarico attacco.

Sono previste anche manifestazioni studentesche nelle comunità arabe, dopo che un residente di Um al-Hiran è stato ucciso dalla polizia israeliana durante la demolizione di otto case palestinesi.

La riunione dell’Alto Comitato è programmata per giovedì a Nazareth, per seguire i recenti sviluppi e la seria escalation israeliana.

Ali Baraka, presidente del comitato, ha fatto appello per la protezione internazionale della comunità araba all’interno della Linea Verde dalla continua campagna razzista di Israele.

Traduzione di F.G.

Gerusalemme occupata˗PIC. Mercoledì Atalla Hanna, arcivescovo greco-ortodosso di Sebastia, ha dichiarato che il popolo palestinese non si piegherà a nessun ricatto né pressione che punti a minare la sua determinazione, dignità e le costanti nazionali, che sono assolutamente non negoziabili.

Si è così espresso durante un incontro con una delegazione di studenti universitari americani, giunti nei territori palestinesi per una visita di ricerca e per esprimere la propria solidarietà e il proprio supporto nei confronti del popolo palestinese.

La delegazione ha visitato numerose province palestinesi e ha incontrato molti funzionari. Sono arrivati mercoledì a Gerusalemme e hanno iniziato la visita alla città santa incontrando l’arcivescovo.

Hanna li ha aggiornati circa la situazione nei territori palestinesi, specialmente a Gerusalemme, esprimendo il rifiuto del popolo palestinese a cedere alle minacce della nuova amministrazione USA di spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme.

Ha aggiunto che, nonostante le dichiarazioni politiche americane, ci sono persone nella Palestina sotto occupazione che combattono per la loro libertà e dignità e hanno aspirazioni nazionali.

Ha evidenziato che l’ignoranza da parte della leadership USA dei diritti del popolo palestinese non significa che essi non esistano.

Traduzione di F.G.

Gerusalemme – PIC. L’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione (UNRWA) in un rapporto pubblicato sabato 14 gennaio, ha rivelato che il 95% dei profughi palestinesi in Siria sopravvive grazie agli aiuti.

Secondo tale rapporto, più del 95% della popolazione palestinese rifugiata in Siria necessita di aiuti umanitari, quali soldi, cibo e altri prodotti non alimentari.

Sei anni dopo il conflitto, dei 560mila rifugiati palestinesi registrati in Siria dall’UNRWA circa 450 mila sono ancora lì. Circa 280 mila persone si sono spostate all’interno del paese e 43 mila sono bloccate in zone inaccessibili.
L’UNRWA stima che ci sono più di 120 mila rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria che non si trovano più lì, circa 31000 si sono trasferiti in Libano e 16000 in Giordania. Tuttavia, numerosi rifugiati in Libano e Giordania sono stati emarginati in virtù della loro situazione giuridica incerta.

Per sostenere la comunità dei rifugiati palestinesi in Siria, l’UNRWA ha lanciato un appello: sono necessari più di 411 milioni di dollari per Siria, Libano e Giordania per assicurare ai rifugiati palestinesi la possibilità di istruzione, cure mediche, crescita dei giovani e ai servizi di protezione.

Traduzione di Giovanna Vallone

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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