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Agenzia stampa informazione Palestina, Territori palestinesi occupati, Striscia di Gaza
Aggiornato: 5 min 46 sec fa

Coloni sequestrano due edifici a Gerusalemme Est

4 ore 38 min fa

Gerusalemme – Ma’an. Un gruppo locale ha raccontato che lunedì dei coloni ebrei armati hanno sequestrato due edifici nel quartiere di Silwan, a Gerusalemme Est.

Il centro d’informazione Wadi Hilweh ha riferito che un gruppo di coloni armati ha preso d’assalto Silwan alle 2 di notte e ha occupato due edifici consistenti in 10 appartamenti.

Il centro ha riportato che i proprietari dei palazzi, Salah al-Rajabi e Imran al-Qawasmi, hanno venduto le proprietà a un uomo palestinese identificato come Shams al-Din al-Qawasmi, che a sua volta le ha rivendute a gruppi di coloni ebrei.

I precedenti inquilini palestinesi hanno lasciato gli edifici più di quattro mesi fa.

Wadi Hilweh ha riferito che adesso ci sono quattro avamposti nel cuore del quartiere palestinese di Silwan e questo aumenta i timori di una graduale acquisizione ebraica dell’intera area strategica.

Il sito di notizie dei coloni Arutz Sheva ha citato il consigliere di Gerusalemme Arieh King: “Questa mattina la popolazione ebraica nel villaggio Yemenite è raddoppiata”.

Arieh King  ha incoraggiato ulteriori insediamenti ebraici nella zona.

Nel mese di settembre, i coloni hanno occupato 23 case a Silwan, sgomberando a forza i residenti di un appartamento.

Gerusalemme Est è internazionalmente riconosciuta come territorio palestinese, ma Israele la occupò nel 1967, annettendola in seguito in una mossa mai considerata legittima all’estero.

Più di 500mila coloni israeliani vivono negli insediamenti in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, in violazione del diritto internazionale.

 

 

Categorie: Palestina

La Knesset vota la divisione della moschea di al-Aqsa

5 ore 13 min fa

Nazareth – PIC. Massoud Ghanayem, membro arabo della Knesset, ha rivelato che il prossimo mese il parlamento israeliano dovrà votare un disegno di legge per dividere la moschea di al-Aqsa.

In un comunicato stampa, Ghanayem ha dichiarato che il comitato interno della Knesset ha approvato una legge che permette le preghiere ebraiche nella moschea, dopo la presentazione di una legge che richiede uguali diritti per gli ebrei nella moschea sacra.

Ghanayem ha dichiarato che la legge israeliana per dividere la moschea sia dal punto di vista spaziale che temporale è un flagrante assalto alla dottrina e ai sentimenti musulmani.

Lungo la stessa linea, il movimento della Jihad ha fatto appello per formare comitati popolari nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme per affrontare gli attacchi e i crimini delle forze israeliane e dei coloni contro i palestinesi.

Il movimento ritiene il governo di Israele pienamente responsabile per i crimini dei coloni, in particolare per l’assassinio del bambino di Gerusalemme Mohamed Abu Khudeir e per gli omicidi di centinaia di bambini di Gaza.

Domenica pomeriggio un bambino palestinese di cinque anni è stato ucciso da un pirata della strada nel villaggio di Sinjil, a nord di Ramallah, mentre il suo piccolo amico è stato ferito seriamente.

Categorie: Palestina

Dopo la Conferenza per la ricostruzione di Gaza…niente

8 ore 12 min fa

Scene di vita nella Striscia di Gaza distrutta dalle bombe di Israele…

40 mila abitazioni e altri edifici sono stati rasi al suolo o gravemente danneggiati durante l’aggressione israeliane di luglio-agosto.

(Foto: Ibrahim Faraj / Attia Darwish)

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Striscia di Gaza, al-Khudari: Israele ostacola la ricostruzione

8 ore 26 min fa

Gaza-PIC e Quds Press. Il deputato gazawi al Consiglio legislativo palestinese (Clp), e presidente del Comitato popolare contro l’assedio di Gaza, Jamal Khudari, lunedì ha dichiarato che Israele mina il processo di ricostruzione della Striscia, mantenendo chiusi tutti i valichi.

Al-Khudari ha affermato che i cittadini di Gaza stanno ancora aspettando delle azioni concrete che mettano in pratica quanto raccomandato dalla Conferenza sulla ricostruzione di Gaza.

Egli ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché assuma posizioni ferme contro gli ostacoli che Israele deliberatamente pone al processo di ricostruzione della Striscia distrutta da 51 giorni di bombardamenti, e ha invitato l’Egitto a lasciar entrare i materiali edili attraverso il valico di Rafah.

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Le forze israeliane assaltano la prigione di Ramon

8 ore 37 min fa

Imemc e Quds Press. Domenica, le forze speciali israeliane hanno fatto irruzione nelle sezione n. 5 del carcere di Rimon, nel deserto del Negev, come parte della politica di abusi perpetrata contro i prigionieri palestinesi. E’ quanto ha denunciato il Centro di studi sui Prigionieri palestinesi (PPS).

Il portavoce del Centro studi, Amina Tawil, ha affermato che le forze israeliane hanno deliberatamente attaccato i carcerati, distruggendo effetti personali, e invadendo la stanza per la refezione.

Al-Tawil ha denunciato le continue aggressioni contro i prigionieri, che hanno l’obiettivo di fiaccarne il morale.

Il Centro ha lanciato un appello alle organizzazioni internazionali affinché agiscano con urgenza e ispezionino il carcere e le drammatiche condizioni di vita dei detenuti, denunciando Israele per tali crimini.

Categorie: Palestina

Le autorità di occupazione ratificano la costruzione di 71 nuove abitazioni a Gerusalemme

8 ore 54 min fa

Gerusalemme-Quds Press. Fonti giornalistiche ebraiche hanno rivelato che il Comune israeliano di Gerusalemme ha ratificato, in data 19 ottobre, la costruzione di 71 nuove unità abitative nell’insediamento di Har Homa sul monte Abu Ghanim, a sud di Gerusalemme.

Il sito web ebraico Walla ha dichiarato, in data 20 ottobre, che la delibera del Comune è arrivata nonostante le critiche avanzate dagli stessi israeliani nei confronti della decisione del governo, il mese scorso, di costruire 2600 unità abitative nell’insediamento di Givat Hamatos a Beit Safafa.

Il sito web ha affermato che il Comune dell’occupazione ha approvato l’edificazione di 71 unità abitative attraverso la concessione di una licenza edilizia rilasciata alla società “Afirur e figli”, nell’ambito del progetto dell’insediamento “Maromi Afirur” a Har Homa, licenza rilasciata nell’agosto scorso ma resa nota soltanto negli ultimi giorni.

Questo progetto di colonizzazione si estende per 4 Dunum e consiste nella progettazione di tre edifici, per ciascuno dei quali si prevedono otto o nove piani, con un numero di appartamenti che varia da 21 a 27.

Il Comune dell’occupazione ha commentato affermando che “le costruzioni a Gerusalemme continuano e continueranno: ogni settimana vengono rilasciate licenze edilizie per decine di unità abitative, questo è un sistema normale per favorire lo sviluppo della città”.

Il capo del governo Benjamin Netanyahu  ha confermato, nel suo discorso di domenica scorsa, che “Gerusalemme resterà sotto la sovranità israeliana come città e come capitale unica degli israeliani”.

Netanyahu ha infine aggiunto, durante l’inaugurazione della strada di un insediamento di Gerusalemme, che porta il nome dell’ex Primo ministro Shamir:”Israele ha il diritto di continuare a costruire”.

Traduzione di Federica Pistono

Categorie: Palestina

“Cosa ha fatto la scorsa estate l’UE per proteggere la popolazione di Gaza?”

8 ore 58 min fa

Di Arretsurinfo.ch. Christophe Oberlin

Relazione sui problemi di salute mentale dei bambini di Gaza, quale uno degli aspetti dei progetti umanitari nella Striscia di Gaza, tenuto al Parlamento Europeo a Bruxelles il 15 ottobre 2014 dal dott. Christophe Oberlin, nel corso di una Conferenza dal nome “Bambini in zone di guerra”.

Introduzione. Potrebbe sembrare strano che un chirurgo parli di salute mentale; ma noi dottori non dovremmo mai separare il benessere fisico da quello mentale. Probabilmente sarete a conoscenza del fatto che, nel definire la salute nella dichiarazione di Alma Ata del 1978, il WHO ha sancito che questa include il “benessere fisico, mentale e sociale”. Non è possibile pensare a un miglioramento delle condizioni di salute in Palestina, e particolarmente a Gaza, senza tenere in conto gli aspetti fisici (che mi riguardano in quanto chirurgo), mentali (che costituiscono l’oggetto di questo mio intervento) e sociali (che riguardano voi in quanto politici!)

A proposito della salute mentale dei bambini, devo ricordare un eminente psichiatra palestinese che ho conosciuto nel 2001, durante il mio primo soggiorno a Gaza: Eyad Al Sarraj, che ha condotto richerche sugli effetti dei traumi di guerra sulla salute mentale dei bambini. All’epoca mi disse che “da uno studio condotto su 3.000 bambini di Gaza, risultava che almeno il 40% avesse visto il corpo di una persona uccisa dall’esercito israeliano” (m il dato potrebbe essere cambiato dopo il barbaro attacco contro i civili della scorsa estate).

Quali sono le conseguenze della guerra sulla mente dei bambini?

I fatti. Le conseguenze di un simile stress sono uguali a Gaza come nel resto del mondo: tristezza, depressione, disturbi del sonno, incubi, enuresi notturna, attacchi di rabbia, difficoltà di apprendimento a scuola. Non sciorinerò dati statistici, perché le statistiche non hanno nome né volto. Studi molto attendibili in merito sono già stati pubblicati dal neuropsicologo palestinese Hatem Abu Zaideh.

Ma, visto che negli ultimi 13 anni mi sono recato nella Striscia di Gaza almeno tre volte all’anno, racconterò brevemente le mie esperienze sul campo, relative a pazienti che ho avuto in cura insieme alla mia amica, la dottoressa Maryvonne Bargues, psichiatra.

Quando arrivo a Gaza, dedico il primo giorno alle visite: vedo dai 50 ai 100 pazienti. In una di queste occasioni, ho visitato Ahmed, 8 anni, che aveva sviluppato una paralisi totale degli arti superiori e aveva spalle e gomiti completamente paralizzati. Riusciva a muovere solo le mani, non era in grado di vestirsi, lavarsi o mangiare da solo. Ho svolto una visita accurata e non emergeva alcun dato diagnostico significativo. Ho spiegato a suo padre che purtroppo non ero in grado di prescrivere una cura. Poi ho visitato il padre: era stato rinchiuso in un carcere israeliano per mesi, torturato ogni giorno, appeso dai polsi per lunghi periodi di tempo e picchiato più volte. Era tetraplegico a causa di una lesione irreversibile al midollo spinale. In particolare, non riusciva a muovere spalle e gomiti. Pertanto il bambino, nella sua sofferenza, aveva preso a emulare i problemi del padre.

Jihad ha 14 anni e da quattro soffre di una strana forma di sonnambulismo: ogni notte si alza, prende un oggetto pesante e corre verso la porta, vuole uscire e colpire i soldati, correre verso i carri armati che vede in sogno. Ogni notte i suoi genitori provano a svegliarlo, a interrompere l’incubo, senza riuscirvi; devono bloccare la porta con un vecchio divano. Il giorno seguente, Jihad non ha alcun ricordo di quanto è successo nella notte ed è un ragazzo tranquillo. Ma parlando con lui, la conversazione è incentrata solo sulle uccisioni di massa condotte nel suo quartiere. Il padre di un suo amico è stato ucciso nel sonno da una pallottola vagante. Nel giro di un anno, quattro suoi amici sono stati uccisi, uno dopo l’altro. Suo zio è in carcere. Jihad ha brutti presentimenti sulla vita di suo padre e ogni notte si trasforma in un guerriero.

Ma, come mi ha spiegato Hatem Abu Zaydeh, questi bambini non hanno scelta, sono costretti a elaborare strategia di fuga (stratégies d’échappement): in famiglia, in gruppo, nella società. Ho visto bambini dai 6 ai 10 anni giocare sul tetto di una casa. Avevano costruito edifici in miniatura con del cartone ondulato. Giocavano a “israeliani e palestinesi”, come noi giocavamo un tempo a “cowboys e indiani”. La cosa sorprendente è che i bambini preferivano interpretare gli israeliani perché, alla fine del gioco, sfogavano tutta la rabbia distruggendo completamente le case di cartone!

Alcuni bambini evadono rifugiandosi nella religione. Altri rifugiandosi nella resistenza, nella lotta e nella violenza.

Ho parlato a lungo con Moussa. La madre gli aveva detto che suo nonno era stato ucciso dagli Israeliani mentre era di guardia fuori da una scuola. Suo zio era in prigione e, da piccolo, Moussa aveva sentito i racconti delle torture subite. Aveva visto bambini con gli arti fratturati dopo che il rabbino aveva ordinato di “rompere loro le ossa”. Ha raccontato di aver visto soldati israeliani spingere un uomo in strada per costringerlo a baciare l’ano di una scimmia. Poi, da ragazzo, Moussa aveva deciso, senza dirlo a nessuno, di reagire. All’epoca, subito prima della Prima Intifada, non c’erano armi nella Striscia di Gaza. Quindi Moussa aveva solo un coltellino svizzero, tascabile. Un sabato era andato al mercato, allora gli israeliani si recavano a fare acquisti nella Striscia. E Moussa ne aveva ucciso uno. Poi era fuggito; aveva richiuso il coltellino ed era andato tranquillamente a scuola senza dire nulla ai suoi amici né alla sua famiglia. Nessuno era a conoscenza del gesto che aveva commesso. Uccise altre quattro volte in un anno.

Discussione. Oggi intendete fornire i cosiddetti aiuti umanitari in favore dei Gazawi, specialmente dei bambini; ma devo riferirvi che queste iniziative potrebbero suscitare anche una certa ondata di sdegno nelle persone che volete aiutare. Dopo che le famiglie sono state bombardate, arrivano “gli operatori umanitari”, scattano foto, ma la popolazione non vuole essere trattata come se si fosse in uno zoo. Molte azioni si concentrano sui bambini. Perché separare i problemi psicologici dei minori da quelli dei genitori? Un bambino si sente forse meno umiliato degli adulti, se i suoi genitori sono incapaci di proteggerlo? Se un padre non ha lavoro, il bambino soffre meno di lui?

Leggendo il racconto di un testimone sulla situazione dei bambini all’indomani della Nakba a Gaza, un ufficiale delle Nazioni Unite scrisse:

“Ci siamo recati a vedere i rifugiati: migliaia di donne e uomini in uno stato di cupa disperazione, sotto il grigio cielo invernale. Centinaia di bambini, molti dei quali seminudi e scalzi, tremanti, che comunicavano la loro sofferenza con gesti più eloquenti di tante parole. I genitori ci hanno mostrato il campo, le buche nel terreno, profonde come pozzi, in cui i bambini vivevano nella totale oscurità, ammassati l’uno sull’altro sulla gelida roccia”.

Sono passati 60 anni da allora. La situazione è davvero cambiata?

Conclusioni. Cosa avete fatto voi, membri del Parlamento Europeo, la scorsa estate, per proteggere la popolazione di Gaza? Cosa ha fatto l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, per fermare quel bagno di sangue? Cosa ha fatto il Consiglio Affari Esteri? Quali pressioni ha esercitato la Commissione? Vi è mai passato per la mente di interrompere gli speciali accordi economici che l’Unione Europea ha siglato con Israele?

Non avete fatto niente, e avete la responsabilità di aver indotto, per la prima volta nella lunga storia della Palestina, il suo popolo a fuggire a bordo dei barconi.

Seguendo l’amministrazione americana come un fedele cagnolino e bollando il primo partito politico in Palestina, che ha vinto libere elezioni, come una “organizzazione terroristica”, l’Unione Europea si è dimostrata razzista, anti-democratica e terrorista. Tutti voi siete coinvolti in quanto è accaduto.

Denuncio pertanto la schizofrenia dell’Unione Europea, che da una parte elargisce denaro ai civili che operano in Palestina e dall’altro autorizza Israele a commettere atroci crimini di guerra.  Voi siete (sarete?) responsabili anche della prossima guerra. I bambini di Gaza non chiedono elemosina. Non vogliono aiuti umanitari. Vogliono solo giustizia.

Di Christophe Oberlin, 15 ottobre 2014 

Christophe OBERLIN è nato nel 1952.  Chirurgo e Professore presso l’Università Denis Diderot di Parigi, è docente di anatomia, chirurgia della mano e microchirurgia in Francia e altrove. Da trent’anni partecipa a missioni umanitarie in vari paesi. Dal 2001, si reca nella Striscia di Gaza tre volte l’anno, alla guida di un’équipe di chirurghi. È stato a Gaza durante la guerra nell’inverno 2008-2009. L’ultimo soggiorno risale al giugno 2014, quando la chiusura del Valico di Rafah in seguito al colpo di stato egiziano ha peggiorato considerevolmente gli effetti del blocco israeliano. Dai tredici anni sul campo nascono anche diversi testi di denuncia e testimonianza: “Survive in Gaza”, biografia del suo amico chirurgo Mohamad al Rantissi, “Gaza Chronicles”, “The valley of Flowers – Marj el Zouhour”. Il suo ultimo libro: “The way to the Court – The Israeli leaders in front of the International Criminal Court” sarà pubblicato il 20 ottobre 2014.

Traduzione di Romana Rubeo

Categorie: Palestina

Minorenni detenuti, oggetto di abusi e torture

Lun, 20/10/2014 - 12:54

Imemc. Rami al-’Alami, detenuto palestinese incaricato di sorvegliare i minorenni palestinesi incarcerati nella prigione militare israeliana ‘Ofer, ha raccontato all’avvocato del Comitato per i detenuti palestinesi che circa 100 bambini sono trattenuti presso ‘Ofer e hanno urgente bisogno di cure mediche e psicologiche, a causa delle terribili condizioni in cui vivono a cui si aggiungono abusi e torture.

Al-‘Alami ha riferito che ai ragazzini detenuti nella prigione israeliana di ‘Ofer sono negati i più semplici diritti umani, quali il diritto all’istruzione e alle cure mediche; sono trattati come adulti e continuamente molestati.

Va detto che il “consigliere legale israeliano” ha ordinato all’autorità carceraria israeliana che i ragazzini palestinesi detenuti siano trattati come adulti, specialmente per quanto riguarda la loro prolungata detenzione e il processo.

Circa 250 minorenni palestinesi sono ancora trattenuti da Israele nelle prigioni di Majeddo, ‘Ofer e HaSharon.

Sono mandati ai tribunali militari, proprio come gli altri detenuti adulti e vengono loro negati diritti fondamentali invece di essere trattati come minori, secondo quanto previsto dalla legge internazionale.

L’avvocato Hiba Masalha, parte de Comitato per i detenuti, ha riferito che molti minorenni hanno fornito testimonianze sotto giuramento rivelando le torture e gli abusi subiti, specialmente nella prigione di HaSharon.

L’avvocato racconta che il detenuto diciasettenne Noureddeen az-Zaghal, proveniente da Abu Tour nella Gerusalemme assediata, fu fatto prigioniero il 6 luglio scorso, dopo che i soldati assaltarono la sua abitazione alle due di notte.

Il ragazzo è stato ammanettato e bendato prima che i soldati lo trasportassero sulla loro jeep, obbligandolo a rimanere a terra mentre lo percuotevano.

Az-Zaghal è stato trasferito a Gerusalemme, presso l’edificio adibito agli interrogatori, dove è rimasto sotto torchio per 18 giorni, subendo torture e abusi.

“Sono stato poi trasportato alla prigione di HaSharon, non adeguata alla vita umana. È estremamente calda, con un alto tasso di umidità e sempre affollata – racconta – i materassi sporchi, rotti e deteriorati. C’erano vermi e termiti ovunque”.

L’avvocato Masalha racconta anche un altro caso, quello del diciasettenne Mahmoud Abu Teir, proveniente da Um Touba, villaggio nei pressi di Gerusalemme, rapito l’8 luglio 2014, a seguito dell’assalto dei soldati presso la sua abitazione, poco dopo la mezzanotte.

L’adolescente è stato trasferito a al-Maskobiyya dove è stato prima denudato, ammanettato, bendato e obbligato a inginocchiarsi al suolo, e poi preso a calci e picchiato dai soldati.

Mahmoud Abu Teir è rimasto sotto interrogatorio e tortura al-Maskobiyya per 18 giorni, perdendo ripetutamente i sensi.

Traduzione di Elena Ferrara

 

Categorie: Palestina

Un funzionario accusa l’Anp di prendere di mira i membri di Hamas in Cisgiordania

Lun, 20/10/2014 - 08:01

Ramallah – Ma’an. Sabato un funzionario di Hamas ha denunciato quelli che ha definito tentativi dell’Autorità Palestinese di “zittire” e marginalizzare i membri del movimento dopo che le forze di sicurezza hanno “attaccato” i raduni del giorno precedente.

Saed Abu Bahaa, leader di Ramallah, ha esortato i funzionari del governo di unità nazionale palestinese a investigare sugli “attacchi” avvenuti durante i raduni organizzati dai sostenitori di Hamas per condannare gli attacchi nell’area della moschea di Al-Aqsa.

Ha dichiarato: “Consideriamo l’oppressione dei raduni in supporto di Al-Aqsa – a prescindere dal fatto che avevano ottenuto le necessarie licenze – come una violazione grave e seria delle libertà”.

“Hamas vede le pratiche dei servizi di sicurezza dell’Anp contro i sostenitori di Al-Aqsa e di Gerusalemme come tentativi di zittire ogni voce che si opponga alla giudaizzazione della sacra moschea di Al-Aqsa”, ha dichiarato, aggiungendo che alcuni circoli palestinesi sono contrari a coloro che si oppongono ai piani dell’occupazione israeliana per prendere il controllo di Gerusalemme e dei suoi luoghi sacri.

Abu Bahaa ha avvertito che gli attacchi sui raduni sono indicativi di una più vasta repressione del movimento, suggerendo che i leader delle forze di sicurezza della Cisgiordania precedentemente dominata da Fatah stiano prendendo di mira Hamas.

Hamas “avverte le politiche dell’Anp che cercano di tenere Hamas fuori dalla scena politica e lo trattano come un movimento proibito in Cisgiordania”.

Ci sono parecchi indicatori che lo provano, ha aggiunto, puntando alla messa al bando delle bandiere di Hamas durante i raduni e in generale al divieto delle attività di Hamas, così come all’attacco e all’arresto dei sostenitori di Hamas.

“Coloro che si impegnano in questi atti vivono nell’illusione di poter celare Hamas dalle strade palestinesi, ma sanno bene che Hamas è ben radicato in questa terra con i suoi rami che si innalzano al cielo.

I commenti di Abu Bahaa suggeriscono crescenti tensioni fra l’Anp guidata da Fatah e Hamas in Cisgiordania, nonostante l’esistenza di un governo di unità nazionale fra i gruppi concordato ad aprile.

La divisione politica fra Fatah e Hamas è iniziata nel 2007, un anno dopo che Hamas aveva vinto le lezioni legislative in tutti i territori palestinesi ma era stato soggetto a un boicottaggio da parte di Israele e dagli stati occidentali che aveva lasciato l’economia in una fragile condizione.

Quell’anno, comunque, Hamas ha accusato i membri di Fatah nella Striscia di Gaza di progettare un colpo per far cadere il governo. Ciò ha portato a scontri per le strade ed è finito con il controllo di Hamas sulla Striscia di Gaza e con un governo guidato da Fatah in Cisgiordania.

L’accordo del 23 aprile di quest’anno ha posto fine a sette anni di divisione politica fra i partiti, ma da allora il governo di unità è stato afflitto da difficoltà di bilancio e dalla pressione israeliana e internazionale contro l’inclusione di Hamas nel governo.

I critici affermano che Israele ha cercato ripetutamente di compromettere il patto, anche attraverso una campagna di arresti di massa contro i membri di Hamas in tutta la Cisgiordania durante l’estate così come con l’assalto di 50 giorni a Gaza che ha ucciso oltre 2000 palestinesi.

Mentre gli ufficiali palestinesi hanno sottolineato la necessità dell’unità nazionale per fronteggiare questi attacchi, in Cisgiordania le forze di sicurezza hanno mantenuto la pressione sui membri di Hamas e hanno fiancheggiato le forze israeliane mentre ne arrestavano a centinaia.

I ritardi nella costruzione di Gaza all’indomani dell’attacco israeliano che ha lasciato oltre 110mila sfollati, nel frattempo, hanno portato a una crescente frustrazione e rappresentano la sfida maggiore all’unità politica.

Categorie: Palestina

“Arresti e violenza in risposta alla resistenza palestinese contro l’espansione delle colonie, colline a sud di Hebron”

Lun, 20/10/2014 - 03:08
Operazione Colomba. Comunicato stampa: “Arresti e violenza in risposta alla resistenza palestinese contro l’espansione delle colonie, colline a sud di Hebron”. L’esercito israeliano arresta due palestinesi e quattro attivisti israeliani vicino all’avamposto di Mitzpe Yair. 19 ottobre 2014. At Tuwani – Sabato 18 ottobre, il Comitato Popolare delle Colline a Sud di Hebron ha organizzato due azioni nonviolente per rivendicare il diritto dei palestinesi ad accedere alle proprie terre. La prima nell’area di Umm Al Arayes, vicino l’avamposto israeliano di Mitzpe Yair; la seconda nell’area del villaggio di Susiya adiacente alla colonia israeliana di Suseya. Entrambe le terre di proprietà palestinese sono sotto minaccia di esproprio a causa dall’espansione illegale delle colonie.

Ad Umm Al Arayes, alle 9 del mattino, i proprietari palestinesi, insieme ad attivisti israeliani e volontari internazionali, si sono riuniti per reclamare il diritto di accesso alla loro terra. L’esercito israeliano, già presente sul posto, ha immediatamente fermato i partecipanti dichiarando “area militare chiusa”, impedendo a chiunque di accedere al terreno. La polizia israeliana ha arrestato due palestinesi e quattro attivisti israeliani con l’accusa di essere all’interno dell’area interdetta. Sabato scorso, durante un’azione nonviolenta analoga, gli attivisti israeliani sono stati brutalmente attaccati dai coloni di Mitzpe Yair (video dell’incidente: http://goo.gl/qFE3fX).

Dal 2001 i palestinesi hanno affrontato le limitazioni nell’accesso a questi terreni. Nelle scorse settimane, in risposta ad una petizione presentata dall’avvocato dei palestinesi, la corte israeliana ha obbligato i coloni a smantellare diverse serre che avevano costruito illegalmente sugli stessi terreni.

A Susiya, alle 10 del mattino i proprietari palestinesi, accompagnati degli attivisti israeliani e da volontari internazionali, hanno marciato sulla loro terra per fare pressione contro l’espansione illegale della colonia. Per il terzo sabato di fila, i palestinesi hanno smantellato la tenda costruita illegalmente dai coloni ed utilizzata ogni pomeriggio impedendo ai proprietari del terreno di pascolare nell’area ed usare il pozzo. Alle 11:10 l’esercito israeliano ha dichiarato “area militare chiusa” ed ha iniziato a scacciare con violenza i palestinesi ed gli attivisti che stavano resistendo pacificamente allo sgombero, mentre alcuni coloni israeliani sono rimasti nell’area in questione.

Durante le due azioni, le forze israeliane hanno impedito ai proprietari palestinesi di accedere alla loro terra, permettendo invece ai coloni israeliani di appropriarsene e costruirci illegalmente strutture.

Ciononostante i palestinesi delle colline a sud di Hebron continuano a lottare in modo nonviolento per reclamare giustizia e fermare la continua confisca illegale di terra palestinese.

Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.

Foto delle azioni: http://goo.gl/dPcT2u

Per informazioni:

Operazione Colomba, +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell'Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]

Categorie: Palestina

Bimba di 5 anni travolta e uccisa da un colono israeliano

Lun, 20/10/2014 - 02:34
Ramallah-Ma’an e Quds Press. Domenica, una bimba di cinque anni, Einas Khalil, è stata investita e uccisa dall’auto di un colono israeliano, a Sinjil, nei pressi di Ramallah. La piccola e l’amica, Nilin Asfour, stavano camminando sulla strada principale vicino al villaggio, quando sono state travolte dall’auto. Einas è spirata al Palestine Medical Complex di Ramallah.

La popolazione locale di Sinjil ha dichiarato che il colono ha deliberatamente investito le due bambine.

Sono oltre 500 mila i coloni israeliani che occupano le terre palestinesi della Cisgiordania, creando quotidiane situazioni di violenza e persecuzione ai danni dei Palestinesi.

Categorie: Palestina

Le forze dell’Anp effettuano regolarmente arresti a sfondo politico

Dom, 19/10/2014 - 23:30

Betlemme – Ma’an. Domenica un funzionario ha dichiarato che la polizia dell’Autorità palestinese arresta regolarmente persone in Cisgiordania a causa della loro appartenenza politica.

Khalil Assaf, un membro del sottocomitato sulle libertà civili formato dopo che il governo di unità di Cisgiordania e Gaza aveva prestato giuramento a giugno, ha riferito a Ma’an che, indipendentemente della formazione del comitato, nessuna delle sue raccomandazioni è stata attuata.

“Ogni giorno persone vengono arrestate in Cisgiordania a causa della loro appartenenza politica, anche se nella maggior parte dei casi vengono rilasciati entro pochi giorni”.

Pur non essendo in grado di fornire l’esatto numero degli arresti politici, ha dichiarato che “si parla di decine” di persone.

Ha aggiunto che il sottocomitato, che era stato incaricato di mantenere e monitorare le libertà civili in Cisgiordania e a Gaza, non è stato finora convocato per nessuna riunione con il resto del governo di unità.

Ha spiegato che era stato costituito al fine di affrontare alcuni aspetti della libertà in una società democratica: la libertà di lavoro, di assemblea, di ricerca e di movimento; la libertà di distribuire i giornali; la libertà di partecipare ad attività politiche, senza discriminazioni; la consegna dei passaporti ai cittadini cui erano stati precedentemente negati; e la questione dei cittadini convocati per gli interrogatori, sia in Cisgiordania che a Gaza.

Assaf ha concluso che i leader politici palestinesi non sono stati in grado di mettere in atto queste libertà a causa della mancanza della piena attuazione del governo di unità.

I critici dell’Anp, sostenuta dagli Stati Uniti, spesso denunciano i raid notturni condotti dalla polizia palestinese per arrestare i dissidenti politicamente attivi, sottolineando che sono effettuati in maniera quasi identica alle incursioni condotte dalle forze di occupazione israeliane.

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Striscia di Gaza: il 90% della popolazione è al di sotto della soglia di povertà

Sab, 18/10/2014 - 22:56

Gaza-Quds Press. Il “Comitato popolare per la lotta all’assedio” ha affermato che il 90% degli abitanti della Striscia di Gaza, e in particolare i giovani, vive al di sotto della soglia della povertà.

In un comunicato stampa ricevuto da Quds Press in data 17 ottobre, il Comitato ha dichiarato che la Striscia, sotto assedio israeliano dal 2006, ha raggiunto in questo periodo il tasso di povertà più elevato.

Il comunicato, pubblicato in occasione della Giornata mondiale della povertà, che si celebra appunto il 17 ottobre, ha attribuito questa alta percentuale di poveri al tasso di disoccupazione in aumento esponenziale tra gli abitanti della Striscia dopo l’ultima offensiva israeliana, durata 51 giorni consecutivi. L’aggressione ha infatti prodotto la distruzione di centinaia di fabbriche, istituzioni e imprese commerciali, con la conseguente perdita del lavoro per i dipendenti.

Secondo il Comitato, l’aumento massiccio del tasso di disoccupazione tra i palestinesi della Striscia di Gaza ha superato il 65%, mentre il reddito pro capite giornaliero si aggira intorno a un dollaro, somma che rappresenta la soglia della povertà universalmente accettata.

Il Comitato ha quindi invitato la comunità internazionale a lavorare velocemente alla rimozione del blocco israeliano dalla Striscia di Gaza e all’apertura dei valichi di frontiera, per permettere l’ingresso dei materiali da costruzione e delle materie prime, in modo che le fabbriche e le officine, e quindi gli artigiani e gli operai, ricomincino a lavorare. Si ridurrebbe così  il tasso di disoccupazione in modo significativo e si otterrebbe un conseguente miglioramento delle condizioni di vita per centinaia di famiglie palestinesi, riducendo il tasso di  povertà.

Traduzione di Federica Pistono

 

Categorie: Palestina

Hamas: non baratteremo la ricostruzione di Gaza con al-Aqsa

Sab, 18/10/2014 - 22:51

Memo. “Qualsiasi sforzo venga compiuto per sviare i nostri occhi dalla Moschea di al-Aqsa, non permetteremo che ciò accada. Questa è una sovversione assurda e a buon mercato che l’occupante israeliano sta cercando di realizzare”.

Il portavoce di Hamas Salah Al-Bardaweel ha affermato, mercoledì sera, che il suo movimento non accetterà di barattare la ricostruzione della Striscia di Gaza in cambio di una “chiusura di occhi” sulle violazioni israeliane contro la Moschea di al-Aqsa, ha riportato il Felesteen Online.

“Quelli che pensano che noi vogliamo la ricostruzione delle nostre case in cambio di coprirci gli occhi davanti alle violazioni israeliane contro la Moschea di al-Aqsa si sbagliano”, ha detto.

Al-Bardaweel ha inoltre aggiunto: “Qualunque sforzo venga esercitato per sviare i nostri occhi dalla Moschea di al-Aqsa, non avrà successo perché noi non permetteremo che accada. Questa è una sovversione assurda e a buon mercato che l’occupante israeliano sta cercando di realizzare”.

Intanto, il leader di Hamas ha invitato l’Autorità Palestinese a fermare la sua cooperazione sulla sicurezza con le forze occupanti israeliane come risposta alle ultime violazioni israeliane contro la Moschea di al-Aqsa.

“La fazione che coopera sulla sicurezza contro la resistenza palestinese si sta schierando dalla parte che sostiene i valori sbagliati, e i Palestinesi un giorno risponderanno”.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

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“What has the European Union done this summer to protect the population of Gaza?”

Sab, 18/10/2014 - 22:43

Arretsurinfo.ch. Speech on mental health problems of the children of Gaza, as an aspect of humanitarian aid to Gaza, delivered at the European Parliament in Brussels (*) on October 15, 2014, by Dr Christophe Oberlin, during the Conference titled “Children in Conflict Zones”.

(La traduzione in italiano sarà pubblicata lunedì)

Introduction

It may seem odd to hear a surgeon talk about mental health. In fact, as doctors, we should not separate physical and mental wellbeing. And you probably know that, in its definition of health, in Alma Ata in 1978, WHO declared that health includes “physical, mental and social wellbeing”. One cannot contemplate improving health in Palestine, and in Gaza in particular, without considering the physical (me as a surgeon), mental (subject of my talk), and social (your subject as politicians!) aspects and I will discuss all three of them.

Regarding children’s mental health, I must mention a prominent Palestinian psychiatrist I met in 2001 during my first stay in Gaza: Eyad Al Sarraj.  He is well known for his studies on the effects of war trauma on children’s mental health. He told me at the time that “after a study covering 3 000 children in Gaza, we found that 40% had seen the body of someone killed by the Israeli army”. (But is it different today after the barbarian attack against civilians last summer?)

So what are the consequences of war on a child’s brain?

Facts

The consequences of such stress are the same in Gaza as anywhere else in the world: sadness, depression, sleeping disorder, nightmares, enuresis (bed-wetting), anger attacks, learning difficulties at school. I won’t give you statistics, because statistics have no name and no face. Very good studies have been published by Hatem Abu Zaideh, a Palestinian neuropsychologist.

But as, for the past 13 years, I have travelled three times a year to the Gaza Strip, I will give you some short accounts from my own experience in the field, concerning patients I have treated together with my friend Dr Maryvonne Bargues, who is a psychiatrist.

When I go to Gaza, the first day is dedicated to a huge consultation: 50 to 100 patients. On one occasion, I saw Ahmed, who was 8 years old and had developed total paralysis of both upper limbs. His shoulders and elbows were completely paralyzed. Only his hands were moving, hanging down. He was unable to dress, wash or eat alone. I examined him carefully, and did not diagnose anything wrong. I explained to his father that unfortunately I could not suggest any treatment. Then I examined his father:  he had been in an Israeli jail for months, tortured every day, suspended by his wrists for long periods and beaten many times. He was a tetraplegic (paralysis of 4 limbs) due to irreversible medulla injury. In particular he was unable to move his shoulders or his elbows. So the child in his suffering had developed a simulation of his father’s problem…

Jihad is 14 years old. For the past four years he has been a sleepwalker. But an unusual one: every night he wakes up, picks up a heavy object and rushes to the door to try to get outside and harm the  soldiers and run in front of the tanks he sees in his dreams. Every night his parents try to wake him up, to draw him out of his nightmare, without success; they block the door with an old sofa. The day after, Jihad has no memory of the night, he is a quiet pupil. But when you talk to him, his conversation is all about mass killings in his surroundings. A friend’s father was killed in his sleep by a stray bullet. In one year four of his friends were killed, one by one. His uncle is a prisoner. Jihad is having premonitions about his father’s life. And every night he is a warrior.

But, as Hatem Abu Zaydeh explained to me, these children have no choice but to develop escape strategies (stratégies d’échappement): in the family, the group, society. I have seen six- to ten-year-old children playing on the roof of a house. They had built miniature houses with corrugated cardboard. They were playing « Israelis and Palestinians » like we used to play “Cowboys and Indians ». And surprisingly the children preferred to be the Israelis because, at the end of the game, they released all their energy by destroying the cardboard houses completely!

Some children escape the nightmare by taking up religion.

Others escape into resistance, fighting and violence. I had a long talk with Moussa. His mother told him that his grandfather had been killed by the Israelis when he was just a guard outside a school. His uncle was a prisoner and, as a young child, Moussa heard accounts of how he was tortured.  Moussa saw children with broken limbs after Rabin’s order “to break their bones”. He explained that he saw Israeli soldiers pushing a man in the street to kiss a donkey’s anus. Then, when he became a young adult, Moussa decided, without telling anyone, that he was going to fight. At that time, just before the first intifada, there were no guns available in the Gaza Strip. So Moussa bought a Swiss army knife (a type of pen-knife). He went to the market on Saturday. In those days Israelis used to come to shop in the markets in the Gaza Strip. And Moussa killed an Israeli. He ran away, closed his knife, and went quietly back to school without saying a word about it to his friends, or his family. Nobody was aware of what he had done. And he did it again four times in one year.

Discussion:

So today we are thinking of providing so-called humanitarian help to the Gazans, especially the children. But I must tell you that such help may also give rise to a certain degree of anger among the people you are intending to help. After the bombing of families, the “humanitarians” arrive. They take photos, giving rise to some reactions: “We are not in a zoo!”  Some of them focus on the children. Why separate the psychological problems of the children from those of their parents? Is a child less humiliated by his parents’ inability to protect him than the parents themselves? Is a child less affected by his father being unemployed than the father himself?

Reading a witness’s account of the situation of the children in the aftermath of the Nakba in Gaza, a United Nations official wrote:

« We went to see the refugees – thousands of men and women exposing their suffering in a mood of utter despair beneath a grey winter sky. Children by the hundreds, most of them half-naked – shoeless, shivering – conveyed the depths of their misery in gestures that were more eloquent than words. The parents showed us the camp, they showed us the holes in the ground – deep, like wells – where the children were living in total darkness, piled one on top of the other on the icy rock ».

Is the situation really different sixty years later?

Conclusion:

What have you done in the European Parliament this summer to protect the population of Gaza? What has the Representative for Foreign Affairs, Catherine Ashton, done to stop the bloodshed? What has the Council of European Foreign Ministers done? What pressure has the Commission brought to bear? Has it ever entered your mind to break the special economic agreement between the European Union and Israel? 

You have done nothing, and you are responsible for having created, for the first time in Palestine’s long history, Palestinian boat people.

By following the American administration like a little dog and declaring the first political party of Palestine that won the last free elections to be a “terrorist organization”
, the behaviour of the European Union is racist, anti-democratic and terrorist. All of you are involved in what has happened.

I denounce the schizophrenia of the European Union, on the one hand giving money to pay the civil servants in Palestine, while on the other authorizing Israel to commit massive war crimes. You are (will be?) responsible for the next war. Children in Gaza are not beggars. They don’t ask for humanitarian aid. They ask for Justice.

By Christophe Oberlin | October 15, 2014

Christophe OBERLIN was born in 1952.  Surgeon and professor at Denis Diderot University in Paris, he is a teacher in anatomy, hand surgery and microsurgery in France and abroad. He participates since 30 years to teaching and humanitarian help in different countries. Since 2001 he leads three times a year surgical delegations in the Gaza strip. He has been particularly in Gaza during the war of the winter 2008-2009. His last stay was in June 2014, as the closure of the Rafah border following the coup d’Etat in Egypt worsened considerably the effects of the siege of the territory by Israel.Thirteen years in the field have been also the occasion to publish several books of witness, such as: “Survive in Gaza” the biography of his friend surgeon Mohamad al Rantissi, “Gaza Chronicles”, “The valley of Flowers – Marj el Zouhour”. His last book: “The way to the Court – The Israeli leaders in front of the International Criminal Court” will be issued on the 20th of October 2014.
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Giovane palestinese picchiato da gruppo di ebrei in un albergo di Gerusalemme

Sab, 18/10/2014 - 22:18

Gerusalemme-Ma’an. Un gruppo di uomini ebrei ha assalito un giovane palestinese, venerdì sera, mentre lavorava in un albergo di Gerusalemme, in un attacco apparentemente motivato da odio razziale: è quanto ha dichiarato a Ma’an il padre della vittima.

Faysal Azzam ha riferito che 11 ebrei “estremisti”, urlando epiteti razzisti, hanno attaccato suo figlio Muhammad, di 20 anni, al suo posto di lavoro presso il Rimonim Shalom Hotel di Gerusalemme Ovest.

Gli aggressori hanno tentato di strangolare il giovane palestinese, che ha riportato abrasioni, tagli in faccia e sulle mani.

“E’ stato lasciato che sanguinava dal naso e dalla bocca”, ha aggiunto suo padre.

Azzam ha detto che prima di assalire il figlio, gli “estremisti” lo hanno insultato e hanno gridato imprecazioni razziste contro gli arabi.

Dopo essere stato aggredito verbalmente, lo hanno attaccato con sbarre di acciaio e hanno tentato di strangolarlo con un pezzo di corda, ha aggiunto Azzam.

L’attacco è avvenuto all’8° piano e il ragazzo è stato salvato dalle guardie di sicurezza che hanno sentito le sue urla dal quarto piano.

La vittima è stata portata allo Shaare Zedek Medical Center per le cure del caso.

“Non era solo un attacco, ma piuttosto un tentativo di omicidio da parte di estremisti perfidi. I segni del (tentativo) di strangolamento sono chiari sul suo collo”, ha spiegato Azzam.

Il padre ha detto che la polizia israeliana ha convocato suo figlio per interrogarlo e che lui ha presentato una denuncia contro gli aggressori.

Tutte le città israeliane stanno assistendo a una serie di attacchi contro i Palestinesi dall’inizio dell’estate, quando l’ondata di criminalità del “prezzo da pagare” che colpisce i Palestinesi all’interno di Israele per presunte offese percepite contro gli insediamenti ebraici in Cisgiordania, si è evoluta in aggressioni di massa e ricorrenti incursioni anti-arabi.

Durante l’estate, i cittadini palestinesi sono stati ripetutamente aggrediti nella Gerusalemme ovest in maggioranza ebraica, mentre la destra ebraica ha tenuto numerosi comizi e tappezzato le aree pubbliche di volantini anti-arabi per evitare l’incontro tra ebrei e arabi.

Anche se la maggioranza dei Palestinesi fu allontanata dalle proprie case in Israele durante la pulizia etnica del 1948 che ha portò alla creazione dello stato di Israele, alcuni Palestinesi sono riusciti a rimanere nei loro villaggi e i loro discendenti oggi costituiscono circa il 20 per cento della popolazione di Israele.

A Gerusalemme, invece, la maggior parte dei Palestinesi non sono cittadini israeliani, ma abitanti di Gerusalemme che sono caduti sotto l’occupazione militare israeliana nel 1967, e a differenza dei Palestinesi della Cisgiordania hanno ricevuto certificati di residenza permanente che danno loro diritto a determinati benefici.

Traduzione di Edy Meroli

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Hamas: gli attacchi israeliani contro la moschea di al-Aqsa causeranno un’esplosione vulcanica nella regione

Sab, 18/10/2014 - 03:52

Memo. “Il continuo assalto israeliano alla moschea di al-Aqsa causerà un’eruzione nella regione”: è quanto ha dichiarato venerdì 17 uno dei leader di Hamas, Ismail Radwan.

Parlando alla fine di una marcia per la difesa di al-Aqsa, svoltasi a Gaza, Radwan ha dichiarato: “Al-Aqsa è una linea rossa: Israele deve essere cosciente che i raid in corso e gli attacchi contro al-Aqsa causeranno un’esplosione vulcanica nella regione, che raggiungerà Israele”. E ha sottolineato che il popolo palestinese e la resistenza non se ne staranno fermi di fronte alle ripetute aggressioni israeliane contro la Moschea.

Egli ha chiesto al governo di unità nazionale di ottemperare a tutti i propri doveri e difendere al-Aqsa.

Radwan ha evidenziato che gli attacchi alla moschea di al-Aqsa e a Gerusalemme hanno raggiunto uno stadio di sistematica ebraicizzazione, e ha aggiunto che Israele sta sfruttando i problemi interni al mondo musulmano per demolire la moschea e le aree circostanti. E ha spiegato che le aggressioni quotidiane mirano a distruggerla e a costruire al suo posto il tempo ebraico.

Il leader di Hamas ha sottolineato che il popolo palestinese è pronto a difendere la moschea di al-Aqsa: “Sacrificheremo le nostre case, proprietà e vite per la moschea di al-Aqsa”.

Il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, dovrebbe firmare lo Statuto di Roma, ha detto Radwan, per cercare di portare i leader israeliani davanti alla Corte criminale internazionale.

(Foto: Mohammed Asad)

 

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Il Pchr condanna il crimine israeliano contro la moschea Abu Bakr di Nablus

Sab, 18/10/2014 - 03:04

PCHR-Centro Palestinese per i Diritti Umani

Comunicato stampa

I coloni israeliani hanno dato fuoco alla moschea di Abu Baker al-Siddiq, nel villaggio di Aqraba, vicino a Nablus

Il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) condanna il crimine commesso dai coloni israeliani martedì 14 novembre 2014, quando hanno dato fuoco alla moschea di Abu Baker al-Siddiq, nel villaggio di Aqraba, a sud-est di Nablus, e hanno scritto slogan sui muri.

Il PCHR ritiene che la connivenza, il supporto e la protezione delle forze di occupazione israeliane verso i coloni li incoraggi a commettere crimini organizzati contro i civili palestinesi. Tali crimini sono il risultato del continuo incitamento del governo israeliano contro i Palestinesi, che portano i coloni a maggior odio e estremismo.

Il PCHR condanna questi attacchi e la complicità e l’incoraggiamento del governo israeliano. Inoltre, il PCHR invita la comunità internazionale ad agire immediatamente per dare protezione ai civili palestinesi nei Territori Palestinesi Occupati (oPt).

Secondo le indagini condotte dal PCHR e testimonianze oculari, verso le 06:15  di martedì 14 ottobre 2014, dopo la preghiera al-Fajr (alba) nella moschea di Abu Baker al-Siddiq, nel villaggio di Aqraba, a sud-est di Nablus, una donna ha visto del fumo uscire dalla finestra sud della sezione femminile al primo piano della moschea. Ha subito informato i fedeli del secondo piano che hanno cominciato a lasciare la moschea dall’uscita est. Si sono precipitati nella sezione femminile dall’ingresso ovest e hanno cercato di spegnere il fuoco, riuscendoci 20 minuti dopo.

Dopo aver esaminato il luogo, hanno scoperto che la finestra sud della sezione femminile era stata infranta e sostanze infiammabili erano state versate sui tappeti. Le bottiglie delle sostanze infiammabili sono state lasciate sulla finestra. Più tardi, la polizia palestinese è arrivata sul luogo e ha raccolto le prove. Verso le 10:30, l’unità palestinese di collegamento e la polizia israeliana sono giunte sul luogo e hanno aperto un’inchiesta sull’attacco.

Va rilevato che la moschea si trova nel quartiere di Ras Karkas, nella parte meridionale del villaggio Aqraba, che dista meno di 400 metri dalla strada Trans-Samaria. I coloni hanno scritto uno slogan in ebraico sui muri della moschea e l’hanno firmato “Prezzo da pagare all’insediamento Taffoah”. Lo slogan dice inoltre che questo attacco è la vendetta di Kahana, un colono dell’insediamento sopracitato, che è stato ucciso lo stesso giorno di molti anni fa da un Palestinese di Aqraba.

Il PCHR condanna fermamente l’escalation degli attacchi da parte delle forze israeliane e dei coloni nei Territori occupati palestinesi, in particolare gli attacchi dei coloni in Cisgiordania, e:

1. invita la comunità internazionale a far pressione sulle autorità israeliane perché si astengano dal fornire protezione e connivenza ai coloni per quanto riguarda i reati da loro commessi e chiede al governo israeliano di perseguire i coloni che commettono simili attacchi;

2. invita la comunità internazionale a far pressione su Israele affinché rispetti i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale e ponga fine a tutte le attività di insediamento nei territori palestinesi occupati;

3. ricorda alla comunità internazionale che l’insediamento è un crimine di guerra secondo il diritto internazionale, cosi’ le Alte Parti Contraenti della Quarta Convenzione di Ginevra, individualmente o congiuntamente, devono rispettare gli obblighi legali e morali, e garantire il rispetto della Convenzione da parte di Israele nei Territori Palestinesi Occupati, ai sensi dell’articolo 1 della Convenzione.

Traduzione di Edy Meroli

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A migliaia al funerale di Bahaa, il ragazzino ucciso dai soldati israeliani

Sab, 18/10/2014 - 02:53

Ramallah. Una folla di migliaia di palestinesi ha partecipato, venerdì, al funerale di Bahaa Samir Badir, il ragazzino di 13 anni ucciso giovedì dai soldati israeliani nel villaggio di Beit Laqiya.

Il corteo funebre è partito dal Palestine Medical Complex, nei pressi di Ramallah, dove si trovava la salma del bambino, e si è diretto al cimitero al-Shuhada, per cemetery, per la sepoltura.

I partecipanti hanno sventolato bandiere palestinesi e il ritratto della giovanissima, ennesima, vittima dei crimini impuniti dello stato sionista, chiedendo la fine degli infanticidi.

(Fonti: Quds Press e Ma’an)

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Le restrizioni di Aqsa spingono migliaia di palestinesi a pregare per le strade di Gerusalemme

Sab, 18/10/2014 - 02:41

Gerusalemme – Ma’an. Venerdì migliaia di palestinesi hanno pregato nelle strade e nei vicoli della Città Vecchia di Gerusalemme dopo che le autorità israeliane avevano impedito agli uomini sotto i 50 anni di entrare nell’area della moschea di al-Aqsa.

Centinaia di guardie israeliane di confine, la polizia e le forze speciali sono state dispiegate lungo tutte le strade di Gerusalemme, in aggiunta ad almeno un drone e a un aerostato di sorveglianza nel cielo. Il tutto per impedire ai fedeli musulmani di raggiungere il luogo sacro.

Le folle hanno pregato nelle strade dei molti quartieri palestinesi che si diramano dalla Città Vecchia, inclusi Ras al-Amud, Wadi al-Jouz, Salah al-Din e al-Musrara.

Said Shweiki, un membro dell’ufficio del Fronte Arabo Palestinese, ha riferito a Ma’an che le forze israeliane hanno arrestato due palestinesi nell’area della Porta di Damasco dopo averli assaliti. Ha identificato gli arrestati come Marwan Majed Shweiki e Muhammad Nasser Shweiki, entrambi 22enni.

Nel frattempo nel quartiere di Ras al-Amud le forze israeliane hanno sparato granate stordenti contro i fedeli in preghiera per disperderli, mentre i palestinesi rispondevano lanciando pietre contro i soldati.

La tensione è anche salita nell’area di Wadi al-Jouz mentre le forze israeliane si dispiegavano pesantemente nei vicoli del quartiere e i giovani palestinesi lanciavano pietre e fuochi d’artificio contro i soldati.

Scontri sono scoppiati anche nel quartiere di al-Issawiya, vicino all’Università ebraica, a Gerusalemme Est.

Come risultato delle restrizioni israeliane, venerdì circa 3000 fedeli sono stati in grado di pregare all’interno della moschea di al-Aqsa, ma erano per la maggior parte uomini e donne anziane.

I testimoni hanno affermato che venerdì mattina le forze israeliane hanno assalito i giovani fedeli mentre tentavano di entrare nella Città Vecchia attraverso la Porta di Damasco per le preghiere mattutine, e come risultato decine di palestinesi hanno effettuato le preghiere innanzi alle porte che circondano l’area.

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