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Memo e Quds Press. Facebook e Twitter hanno recentemente eliminato migliaia di pubblicazioni, pagine ed account, in risposta alla richiesta della ministra israeliana della Giustizia.

“Siamo riusciti a raggiungere i nostri obiettivi poiché il 70 per cento circa delle nostre richieste [di chiudere gli account di Facebook e Twitter] sono state realizzate]”, ha affermato la ministra Ayelet Shaked, secondo il giornale israeliano Yedioth Ahronoth.

Ha anche aggiunto: “Siamo anche riusciti ad eliminare contenuti d’incitamento alla morte e alla violenza su internet”.

Durante una riunione che ha tenuto tre giorni fa per discutere la “lotta contro i contenuti d’incitamento vergognosi sui social media”; Shaked ha ribadito che la “cooperazione [d’Israele] con Facebook, Twitter e Google rispetto agli incitamenti violenti elettronici palestinesi”.

Shaked ha affermato che diminuendo gli incitamenti su internet sono diminuiti anche gli attacchi contro gli israeliani.

“Ciò prova che c’è una relazione diretta tra gli incitamenti su internet e la violenza in Israele”, ha affermato.

Traduzione di F.H.L.

Ramallah–Quds Press. I risultati preliminari sulla situazione degli investimenti internazionali e sul debito estero dell’Autorità Palestinese alla fine del primo quadrimestre del 2016 indicano che il totale del bilancio del debito estero nell’economia palestinese ha raggiunto circa 1.637 milioni di dollari americani.

L’ente centrale di statistiche palestinese (Palestinian Central Bureau of Statistics) e l’autorità monetaria palestinese (Palestine Monetary Authority) – entrambe istituzioni governative – hanno emesso un rapporto in cui hanno annunciato che la bilancia degli investimenti dell’economia palestinese utilizzata al di fuori della Palestina ha superato la bilancia degli investimenti esteri utilizzata nell’economia palestinese (assets esteri e obbligazioni straniere) raggiungendo il valore di 906 milioni di dollari americani.

I depositi monetari locali nelle banche estere, in aggiunta alla moneta estera circolante nell’economia palestinese, hanno assorbito la quota più grande e ciò rappresenta circa il 67% del totale del valore degli assets esteri.

I risultati hanno indicato che il totale della bilancia degli assets dell’economia palestinese investiti all’estero ammonta a 5,891 milioni di dollari americani, distribuiti tra investimenti diretti esteri per una percentuale pari al 5,6%, portafoglio investimenti per il 19%, altri investimenti (tra i più importanti vi sono la valuta e i depositi) per il 67,5% e infine assets di riserva per il 7,9%.

Gli investimenti stranieri del settore bancario rappresentano il 76% del totale degli assets stranieri dell’economia palestinese.

Il totale della bilancia delle passività straniere (obbligazioni) nell’economia palestinese (investimenti in Palestina da parte dei non residenti) ammonta a circa 4.985 milioni di dollari americani, distribuiti tra investimenti diretti esteri per il 52,9%, portafoglio investimenti per il 14,3% e altri investimenti (tra i più importanti vi sono i prestiti e i depositi dall’estero) per il 32,8%.

Gli investimenti stranieri nel settore bancario rappresentano circa il 34,5% del totale delle passività estere nell’economia palestinese.

I risultati preliminari hanno indicato che il totale del bilancio del debito estero nell’economia palestinese ha raggiunto circa 1.637 milioni di dollari americani, distribuito tra il debito del settore pubblico per il 65,7%, del settore bancario per il 31,3% e di altri settori (le società finanziarie e non, le istituzioni civili e familiari) per il 3%.

Traduzione di Martina Di Febo

Pchr. Rapporto settimanale sulle violazioni israeliane nei Territori palestinesi.

– Un bambino palestinese è stato ucciso mentre un altro civile è morto a causa delle ferite in Cisgiordania.

– 6 civili, tra cui 3 bambini, sono stati feriti in Cisgiordania.

– Un civile è stato ferito mentre giocava con un oggetto sospetto degli avanzi delle forze israeliane, ad est del quartiere di al-Zaytoun.

  • Le forze israeliane hanno portato a termine 56 incursioni nelle comunità palestinesi in Cisgiordania e 5 a Gerusalemme.

– 54 civili, tra cui 8 donne e 3 ragazze.

– 11 di loro, tra cui 8 bambini e 3 ragazze, sono stati arrestati nella Gerusalemme occupata.

 Le forze israeliane hanno continuato a colpire i pescatori palestinesi nel mare della Striscia di Gaza.

– Le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro 6 pescherecci palestinesi, a sud di Yata, ma non si segnalano vittime o arresti.

  • Le forze israeliane hanno demolito case come punizione collettiva

– Una casa è stata demolita nel villaggio di Hajjah, a nord est di Qalqilya.

  • Le forze israeliane hanno continuato le attività di insediamento in Cisgiordania.

– Due case sono state spianate nella parte meridionale di Yata, e 19 civili sono sfollati, 12 bambini e 4 donne.

  • Le forze israeliane hanno diviso la Cisgiordania in cantoni e hanno continuato a imporre la chiusura illegale della Striscia di Gaza per il 9 ° anno.

– In Cisgiordania sono state istituite decine di posti di blocco temporanei e altri sono stati ristabiliti per ostacolare la circolazione dei civili palestinesi.

– 13 civili palestinesi, tra cui 2 donne, sono state arrestati ai check-point militari in Cisgiordania.

– Il direttore dell’ ufficio di Gaza del “World Vision” è stato arrestato al valico di  Beit Hanoun nel nord della Striscia di Gaza.

Riassunto

Le violazioni israeliane del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario nei Territori Palestinesi Occupati sono continuate nel periodo di riferimento (16-22 giugno 2016).

Colpiti:

Le forze israeliane hanno continuato a commettere crimini, mietendo vittime civili. Hanno anche continuato a far uso di forza eccessiva contro i civili palestinesi che partecipavano a proteste pacifiche in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, la maggior parte dei quali erano giovani. Durante il periodo di riferimento, le forze israeliane hanno ucciso un bambino palestinese, mentre un altro civile è deceduto a causa delle ferite in Cisgiordania. Inoltre, le forze israeliane hanno ferito altri 6 civili, tra cui 3 bambini, in Cisgiordania. Nella Striscia di Gaza, un civile ha subito ferite moderate  a causa dell’esplosione di un oggetto sospetto lasciato dalle forze israeliane con cui stava giocando. Inoltre, le forze israeliane hanno continuato a colpire  i pescatori palestinesi nel mare della Striscia di Gaza e gli agricoltori nella zona di confine.

In Cisgiordania, riguardo l’uso della forza contro proteste pacifiche da parte delle forze israeliane, il 21 giugno 2016, le forze israeliane hanno ucciso un bambino palestinese e hanno ferito altri quattro civili, tra cui 3 bambini; le ferite di due di loro sono considerate gravi. Inoltre, le forze israeliane hanno arrestato altri due bambini vicino al ponte del villaggio di Beit Sira e Beit ‘Or al-Tahta, a sud ovest di Ramallah, quando le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro un’auto con a bordo 6 bambini, guidata da’ Ahd Othman (di 21 anni) che tornavano a casa nel villaggio di Beit al-Tahta. Le forze israeliane hanno inizialmente  affermato che i bambini palestinesi avevano lanciato pietre contro le auto dei coloni sulla strada 443. Solo più tardi, hanno ammesso di aver erroneamente ucciso il bambino.

Il 19 giugno 2016, fonti mediche dell’ospedale di al-Ahli a Hebron, hanno dichiarato che Arif Shareef Jaradat (di 22 anni), del villaggio di Sa’ir, ad est di Hebron, è deceduto a causa delle ferite riportate. Secondo le indagini del PCHR, il civile è stato colpito con un proiettile dalle forze israeliane il 4 maggio 2016, quando erano entrate nel villaggio. E’ stato trasferito all’ospedale al-Ahli di Hebron dove ha subito un intervento chirurgico per asportare parte del fegato e dell’intestino crasso. E’ stato quindi dimesso dall’ospedale. Il 17 giugno 2016, Jaradat è stata portato all’ospedale  al-Ahli dopo che  il suo stato è peggiorato. I medici hanno detto di aver trovato l’intestino crasso chiuso, a causa di  aderenze. Il suo stato di salute è peggiorato ed è quindi  deceduto. Va ricordato che il civile in questione soffriva della “sindrome di Down”.

Traduzione di Edy Meroli

 

 

Hebron. Venerdì sera, a Hebron, i soldati israeliani hanno ucciso una giovanissima mamma palestinese, Majd Abdullah al-Khdour, 19 anni, che aveva perso il controllo della propria auto andando a finire contro quella di un colono, secondo quanto affermato da testimoni oculari.

I militari hanno sparato raffiche di proiettili letali contro l’auto, soprattutto contro il parabrezza, colpendo al-Khdour in tutta la parte superiore del corpo.

Majd, residente a Bani Neim, cittadina a est di Hebron, era madre di una bimbetta, Hadil.

E’ stata uccisa mentre percorreva l’area di Baq’a, nei pressi della colonia illegale di Keryat Arba’.

I medici palestinesi sono accorsi sul posto ma i soldati hanno impedito loro di avvicinarsi alla vittima, chiudendo tutta la zona.

Come consueto, l’esercito israeliano ha affermato che la vittima “aveva deliberatamente investito degli israeliani” e che è stata colpita per questa ragione, ma testimoni oculari smentiscono tale versione, sottolineando che si è trattato di un incidente causato dalla perdita di controllo dell’auto mentre la giovane attraversava un posto di blocco.

I due israeliani rimasti feriti nell’incidente sono stati trasferiti al centro medico di Shaare Tzedek, a Gerusalemme.

(Fonti: Imemc, Ma’an)

(Nella foto, la figlia di Majd, Hadil)

 

Gaza. Il Centro Palestinese per I Diritti Umani (PCHR) ha emesso il suo report annuale, che copre il periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015. Si tratta del 19° report annuale del PCHR, il primo dei quali fu pubblicato nel 1997.

Il rapporto include una panoramica della situazione riguardante i diritti umani nei territori occupati della Palestina (OPT), inclusi crimini di guerra e violazioni delle leggi umanitarie e dei diritti individuali commessi dalle forze di occupazione israeliane contro civili palestinesi nel corso dell’anno. Il document evidenzia anche le violazioni commesse dall’Autorità palestinese (Anp) e gli ostacoli che l’organizzazione ha frapposto alle riforme democratiche. Questa sezione include raccomandazioni rivolte sia alla comunità internazionale che all’Anp.

La situazione dei diritti umani e delle leggi umanitarie nei Territori Occupati sì è deteriorata gravemente nel corso del 2015. Mentre la chiusura illegale imposta sulla Striscia di Gaza per il 9° anno consecutivo è stata la violazione più rilevante in quella parte di territorio, le esecuzioni sommarie, l’uso inappropriato della forza e l’escalation di attacchi da parte dei coloni sono state le violazioni più importanti nella Cisgiordania Occupata, soprattutto nell’ultimo quarto di anno. Per quanto concerne le questioni interne palestinesi, la situazione dei diritti umani e della libertà individuale continua a peggiorare a causa della divisione interna all’Anp e agli sforzi compiuti per raggiungere una riconciliazione nazionale.

Nella Striscia di Gaza si è assistito ad un peggioramento della situazione umanitaria senza precedenti a causa della catastrofe umanitaria provocata dalla chiusura imposta dell’area su due milioni di persone. Quest’anno non è avvenuto nessun cambiamento rilevante riguardo la segregazione della Striscia, nonostante le affermazioni di torno contrario delle autorità israeliane. Le forze di occupazione hanno continuato ad imporre restrizioni sulla libertà di movimento di persone e cose, a tal punto da aggravare enormemente le sofferenze dei civili e lo sviluppo economico dell’area. Inoltre circa diecimila civili palestinesi si sono ritrovati senza dimora a causa delle distruzioni effettuate dalle tre offensive israeliane degli ultimi sei anni. Nel 2015, il Meccanismo di Ricostruzione dell’ONU si è rivelato inefficace ancora una volta, e in definitiva si ha avuta la conferma che l’organismo sia stato in realtà creato solo per istituzionalizzare la chiusura e renderla accettabile a livello internazionale. L’organismo è stato infatti messo alla prova; è diventato chiaro che il processo di ricostruzione richiederebbe decenni date le attuali restrizioni imposte sull’ingresso di materiali di costruzione.

Nella Cisgiordania occupata le forze di occupazione israeliane hanno continuato a commettere omicidi volontari e violazioni dei diritti umani contro i civili palestinesi nei Territori Occupati. Durante l’ultimo quarto di anno si è assistito ad un’escalation senza precedenti di omicidi intenzionali e uso improprio della forza contro i civili soprattutto in concomitanza con le ondate di protesta montate negli OPT ed i conseguenti “incidenti” avvenuti.

Il PCHR ha documentato dozzine di casi nei quali le forze di occupazione israeliane, i coloni e gli ufficiali di polizia hanno sommariamente ammazzato civili palestinesi accusati di tentativi di accoltellamento nei confronti di israeliani. Inoltre, durante il periodo coperto dal report, gli attacchi effettuati dai coloni contro i civili palestinesi sono aumentati in tutta la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est occupata.

Le forze israeliane hanno inoltre imposto ulteriori restrizioni al movimento delle persone creando nuovi check-point. Quest’anno si sono registrati inoltre un aumento di arresti, torture e maltrattamenti ai danni dei palestinesi.

Inoltre il rapporto sottolinea le violazioni dei diritti umani, così come la precaria situazione della loro salvaguardia in conseguenza della divisione interna e degli sforzi infruttuosi realizzati per ottenere una riconciliazione in seno all’Anp, in contrasto con quanto dichiarato dell’accordo di al-Shati dell’aprile 2014 e alla conseguente formazione del governo di unità nazionale nel giugno dello stesso anno. La divisione interna ha comportato un collasso del sistema politico palestinese, reso evidente dall’esistenza di due sistemi giudiziari indipendenti nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata, nella paralisi del Consiglio Legislativo palestinese (PLC) e nel suo fallimento nel portare aventi i suoi doveri legislativi e di supervisione, così come nell’assenza di un’autorità esecutiva pienamente responsabile.

Questo ha influito sulla situazione dei diritti umani nelle aree controllate dall’Anp, e la maggioranza delle violazioni sono correlate a questa divisione interna. Gli abusi includono una sospensione delle libertà pubbliche inclusa la libertà di espressione ed il diritto di assembramento pacifico, oltre che l’aumento di arresti arbitrari e torture. Inoltre questa divisione ha ulteriormente aggravato le condizioni di vita del popolo palestinese, particolarmente nella striscia di Gaza, mentre la crisi del terminal di Rafah ha ulteriormente esacerbato gli animi, dato che il punto di passaggio è rimasto aperto solo per pochi giorni durante l’anno, il che ha avuto conseguenze per molti pazienti che necessitavano di cure mediche, studenti e persone in possesso di permessi di residenza all’estero. Inoltre la crisi elettrica peggiorata nel corso degli ultimi 10 anni è peggiorata, dato che il periodo senza elettricità si è allungato.

D’altro lato il 2015 si è concluso senza un accordo che risolvesse il problema dei salari di migliaia di civili che in precedenza lavoravano per il governo di Gaza, a causa della decisione presa dal Blocco Cambiamento e Riforma che si è riunito per conto del PLC a Gaza per distribuire terra tra i cittadini, invece di adempiere ai propri doveri nei loro confronti.

Traduzione di Mafalda Insigne

Attached is the summary of the 2015 Annual Report.

To see the report in Arabic click here.

http://pchrgaza.org/ar/wp-content/uploads/2016/06/Annual-report-Arabic-2015.pdf

Note: The English version of the 2015 Annual Report is being translated.

 

Hebron – PIC. Giovedì, l’apparato di sicurezza dell’Autorità palestinese ha attaccato l’abitazione dello studente Imad Mohammad Yousuf Halayqeh nel quartiere Abu Ghneim, della cittadina di Shuyoukh, nel distretto di Hebron.

Suo fratello Qassem ha dichiarato che i servizi di sicurezza dell’Autorità palestinese hanno preso d’assalto il quartiere e invaso l’abitazione per arrestare suo fratello Imad, studente all’Università di Birzeit. Gli agenti hanno, in seguito, confiscato le carte d’identità di Qassem e di suo padre e alcuni loro averi, invitando Imad a consegnarsi ai servizi si sicurezza.

Traduzione di Giovanna Vallone

Gerusalemme occupata–PIC. Un rapporto statistico di Quds Press ha mostrato che, dall’inizio del mese santo del Ramadan, 722 coloni hanno invaso le piazze della moschea di Aqsa.

Giovedì 51 coloni hanno fatto irruzione e si sono aggirati nei cortili del luogo santo musulmano, sotto la scorta della polizia.

Secondo Quds Press, il ritmo delle incursioni è aumentato durante il mese di Ramadan. La polizia israeliana, comunque, ha dichiarato che ai coloni non sarà permesso di entrare nella moschea a partire da domenica, negli ultimi dieci giorni del mese, durante i quali un gran numero di musulmani visiterà il luogo sacro.

Durante il Ramadan, la polizia israeliana ha continuato a limitare l’accesso dei palestinesi alla moschea di Aqsa e ha emesso dei divieti d’ingresso contro otto palestinesi, fra cui alcune delle guardie di Aqsa e dei membri del comitato di ristrutturazione.

Traduzione di F.G.

Memo. Il governo di Israele sta valutando un progetto che prevede la costruzione di un’isola artificiale di fronte alla Striscia di Gaza, così da poter dare al territorio isolato un porto e probabilmente un aeroporto.

Il ministro dei Trasporti israeliano Yisrael Katz ha presentato il piano che includerebbe la costruzione di un’isola di otto km² collegata con la Striscia di Gaza attraverso un ponte di 5 km.
Il piano costerebbe intorno ai 5 miliardi di dollari e Katz sta cercando partner finanziari per il progetto.

Un ufficiale coinvolto nelle trattative ha dichiarato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu “sta valutando questa opzione, ma non ha ancora preso una decisione in merito”. Intanto l’amministrazione USA è stata informata sulla proposta al vaglio del governo.

Un collaboratore del presidente palestinese Mahmoud Abbas ha affermato che il piano è “sospetto” e che la sua realizzazione comporterebbe “il distacco definitivo di Gaza” dalla Cisgiordania occupata.

Traduzione di Mafalda Insigne

Arabpress.eu. Di Ibrahim Sha’ban.

Per la prima volta dopo più di 70 anni dalla nascita dell’ONU, Israele guiderà una delle sei Commissioni dell’Assemblea Generale, la Commissione Legale. Che vergogna!

La votazione si è svolta in gran segreto lunedì scorso ed hanno votato a favore più dei due terzi dei paesi che fanno parte delle Nazioni Unite. Danny Danon, assistente dell’ex ministro della guerra israeliano durante l’ultimo attacco a Gaza, sarà il prossimo presidente della Sesta Commissione, la quale si occupa di questioni giuridiche legate alla sicurezza e alla pace internazionale. Il rappresentante d’Israele è una persona che, ironia del destino, dovrebbe comparire davanti alla Corte penale internazionale perché accusata di crimini di guerra, una persona che approva l’espulsione del popolo palestinese dal proprio Stato, una persona che minaccia Gaza con la guerra quando viene catturato un soldato israeliano. Danon ha dichiarato che Israele è un leader nel diritto internazionale. Sarebbe più corretto dire che Israele è un leader nella violazione del diritto internazionale, secondo i rapporti delle Nazioni Unite e degli studiosi di diritto.

La vergogna più grande è che anche alcuni paesi arabi hanno votato a favore d’Israele. La vergogna minore è che i paesi arabi e musulmani non sono stati in grado di fermare questa nomina: solo 46 stati hanno votato contro e 23 paesi si sono astenuti.

Bisogna dire che questa non è la fine del mondo, poiché la presidenza della Commissione Legale è solo una formalità procedurale. Ciò vuol dire che il presidente della Commissione non può prendere decisioni in maniera autonoma, ma può influire pesantemente su altre questioni, come l’ordine del giorno.

I paesi interessati alla causa palestinese, alla pace mondiale e alla giustizia non dovrebbero mancare alle riunioni della Sesta Commissione. E se ad esempio i palestinesi chiedessero un nuovo parere della Corte internazionale di giustizia dell’Aja sui diritti civili e politici dei palestinesi di Gerusalemme? Il presidente Danny Danon lo metterebbe tra i punti all’ordine del giorno o ne ostacolerebbe la discussione? E in che modo ne discuterebbe?

Questo semplice esempio pone delle domande difficili, come le modalità per costringere Israele ad applicare la Carta dei diritti civili e politici del 1966 e la Carta dei diritti economici, sociali e culturali.

La presidenza d’Israele della Commissione Legale dell’ONU è un duro colpo per i musulmani e per gli amanti della giustizia, una grande delusione per la società civile e una vergogna per i nostri Stati. L’anelito verso la libertà, la giustizia, la pace e la sicurezza dovrebbe essere un dovere di tutti gli stati e non di uno solo. Ma ormai non ha più senso piangere sul latte versato.

Ibrahim Sha’ban è professore di diritto presso l’Università di Gerusalemme.

(da Al-Quds, 16/06/2016). Traduzione e sintesi di Laura Cassata.

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Nablus-Quds Press, PIC e Ma’an. Giovedì sera, vicino a Qablan, nel sud di Nablus, un gruppo di coloni israeliani ha dato fuoco a terreni agricoli palestinesi coltivati a ulivi.

Diversi coloni dell’insediamento illegale di Rachalim costruito su terra palestinese del villaggio di al-Sawiya, hanno incendiato uliveti. Ampie parti delle aree circostanti sono andate rapidamente a fuoco a causa del calore.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento umanitario (UNCHA) un totale di 49 attacchi dei coloni sono stati registrati contro Palestinesi e loro proprietà in Cisgiordania e Gerusalemme dall’inizio del 2016.

 

Betlemme. Venerdì le forze israeliane hanno ferito un giovane Palestinese nel campo profughi di Dheisheh con proiettili letali durante un’incursione notturnacontro la città di Betlemme.

Il giovane, di 21 anni, è stato colpito da proiettili a una gamba, a seguito di scontri scoppiati tra soldati di occupazione e Palestinesi, ed è stato portato all’ospedale governativo di Beit Jala.

Nella notte le forze israeliane hanno invaso le cittadine di Beit Jala e Doha, nel distretto di Betlemme. I soldati israeliani hanno confiscato le registrazioni dei video di sorveglianza in diversi negozio.

In diverse aree sono scoppiati scontri tra giovani locali e truppe di occupazione, con i soldati che hanno aperto il fuoco utilizzando proiettili di metallo rivestiti di gomma, lacrimogeni e granate stordenti contro la popolazione.

Le forze israeliane hanno condotto una media di 89 incursioni e campagne di arresti contro la popolazione palestinese in Cisgiordania dall’inizio del 2016.

(Fonte: Ma’an e Imemc)

Memo. Di Omar Khamaisi. Il parlamento israeliano (Knesset) ha approvato una nuova legge “anti terrorismo” nella sua seconda e terza valutazione mercoledì 15 giugno. Si tratta di una legge che entrerà in vigore il 1° di novembre del corrente anno. Una commissione ministeriale ha rigettato più di 150 appelli contro la suddetta legge, disposta da rappresentanti dei servizi segreti israeliani, esercito, autorità anti-terrorismo, ministero della giustizia, consiglio giuridico del governo e altri. In ogni caso l’essenza della nuova normativa è la sicurezza.

La legge sostituisce la Disposizione di prevenzione anti terrorismo del 1948, di finanziamento di attentati terroristici del 2005 e di procedure criminali riguardanti la detenzione di sospettati contro la sicurezza del 2006. Inoltre cambia e modifica gli articoli relativi alle procedure di emergenza che sono state rinforzate a partire dal Mandato Britannico del 1945.

Nel definire gli atti terroristici che coinvolgono singoli o organizzazioni, la legge stabilisce le procedure giudiziarie e quelle per custodia cautelare, detenzione e reclusione; disposizioni amministrative concernenti la confisca, l’ispezione e l’attuazione di misure restrittive collettive o individuali; procedimenti investigativi; sottolinea il potere dello Shabak (il servizio di sicurezza israeliano) e il suo ruolo nel mettere in pratica la legge; stabilisce la confisca di proprietà correlata al terrorismo, e stila una lista nera di individui e organizzazioni.

La pericolosità di questa legge risiede nello sforzo di Israele di bollare ogni azione palestinese volta alla liberazione o alla fine dell’occupazione come “terrorismo”. E’ uno sforzo volto a  danneggiare la resistenza del popolo palestinese e a minare il crescente supporto internazionale e la sempre maggiore solidarietà alla causa palestinese. La nuova disposizione autorizza le agenzie governative a prendere di mira attivisti politici, specialmente quelli le cui opinioni o azioni politiche differiscono dal maggioritario consenso a Israele. Così viene minato il principio di libero dibattito politico e attivismo da parte di chi la pensa diversamente. Tutto questo danneggia chi supporta la causa palestinese in Cisgiordania, Gaza e Israele perché viola i loro diritti in termini di ruolo pubblico, movimenti sociali, parte politica e associazioni non profit.

L’opposizione più promettente a questi diritti essenziali è chiarita dalla scarsità di definizioni e terminologia vuota di significato usata nel testo di legge, come “organizzazione terroristica, membro di un’organizzazione terroristica, atto di terrorismo, supporto all’organizzazione terroristica e al servizio di un’organizzazione terroristica”. L’ambiguità delle definizioni è volta a creare incertezza riguardo alla realtà degli atti.

Vi è una grossa differenza tra una persona comune che ammette di voler far parte di una certa “organizzazione terroristica” e un membro reale di quella organizzazione. Il primo può averlo affermato sotto pressioni sociali, politiche o per paura. Accusare una persona di volersi affiliare ad un gruppo terroristico è pericoloso in quanto l’accusato non ha possibilità di difendersi.

I tre anni di carcere per chiunque venga ritenuto colpevole di supportare un attacco terroristico o un’organizzazione terroristica, esprimendo loro ammirazione, sventolando la loro bandiera, o cantando il loro motto sono attualmente previsti dalla legge penale israeliana, ma sono stati incorporati anche nella nuova legge anti terrorismo.

Sembra incredibile che questa legge consideri ogni gruppo, umanitario, scolastico, economico, sociale, religioso, educativo o politico -organizzazioni vietate dalla legge del 1945 (Emergency Law)- come “organizzazioni terroristiche” e così destini gli individui a scontare pene per terrorismo, specialmente se l’intento del loro lavoro è quello di aiutare le persone. Sotto la nuova legislazione israeliana il Movimento Islamico, il Movimento per la Terra, il Movimento per i Prigionieri, l’Iqraa, l’Organizzazione per il Soccorso Umanitario e Hiraa per la recitazione del Corano, che sono state interdette in via provvisoria, rientrano nella stesa categoria di Daesh, Al-Qaeda, Hamas, Hezbollah e il fronte Al-Nusra.

Aspetti più importanti della nuova legge

  1. Etichetta più di 250 tra organizzazioni internazionali e locali come terroristiche
  2. Chiunque sia a capo di una presunta organizzazione terroristica verrà incarcerato per 25 anni
  3. Chiunque lavori con una presunta organizzazione terroristica verrà incarcerato per 10 anni
  4. Chi è sospettato di organizzare attacchi terroristici può essere interrogato per 96 ore senza poter vedere un giudice o sapere se/quando verrà rilasciato e senza un monitoraggio da parte di un giudice. L’unica autorità con potere su di loro è lo Shabak
  5. I sospettati possono essere imprigionati fino a 35 giorni senza una notifica di priorità al giudice; qualunque detenzione che prolunghi tale periodo deve essere notificata e approvata dal giudice.
  6. La detenzione per sospetti atti terroristici può essere rinnovata senza dover recarsi in tribunale
  7. Gli avvocati della difesa non possono incontrare più di un cliente al giorno, né i sospettati possono incontrare un altro avvocato dello stesso studio legale
  8. Chi è accusato di preparare un attentato terroristico verrà incarcerato per minimo 30 anni
  9. Le disposizioni non sono riducibili o limitabili
  10. La corte può tenere in considerazione qualunque testimone o dichiarazione di persone non riconosciute dalla corte come testimoni
  11. Ai comandanti della polizia regionale viene dato il potere di limitare o porre restrizioni a qualunque attività che venga ritenuta correlata o finalizzata al terrorismo o ad organizzazione terroristiche
  12. La legge prescrive ulteriori procedimenti autoritari nelle investigazioni di sospetti che abbiano violato la sicurezza, in quanto permette l’uso di una lunga lista di prove durante il processo. Questo mina l’arrivo dei prigionieri nell’istituzione giudiziarie e indebolisce la posizione dell’avvocato in merito alla richiesta di fornire delle prove. Inoltre mina la possibilità, dove il sospettato voglia difendersi dalle accuse o rispondere alle accuse di cui è sospettato durante la detenzione amministrativa, quando una certa organizzazione viene etichettata come terroristica o quanto le procedure di confisca della proprietà del sospettato vengono effettuate.

Riassunto

Credo che l’approvazione di questa legge sia una mossa per legalizzare l’autoritarismo, in quanto chiunque etichettato dalla stato come indesiderabile verrà legalmente classificato come terrorista. La legge definisce procedure generali e ordinarie che allargano il circolo della violenza in una spirale illogica e inaccettabile, dove individui rispettabili e organizzazioni possono essere ritenute terroristiche persino se non hanno nessun legame con finalità terroristiche, terroristi o il terrorismo in generale.

Le autorità israeliane stanno dando un ampio potere senza un serio meccanismo di controllo, consentendo loro di adottare misure severe contro persone organizzazioni senza alcuna vera supervisione giudiziaria, solo sulla base di sospetti e senza dare loro la minima possibilità di difendersi. Questo dà alle istituzioni israeliane il potere di interferire nel discorso politico e nella libertà di organizzazioni e individui. Quello che è più importante è che la legge legalizza l’uso della detenzione amministrativa illegale e altre disposizioni, ridefinendo tali pratiche come “normali” a dispetto di altri ordini di emergenza. Lungi dall’essere una legge anti terrorismo, ha tutte le apparenze di una legge “di persecuzione e terrore”.

Traduzione di Marta Bettenzoli

Imemc. Secondo quanto riportato dalla Società per i prigionieri palestinesi (PPS), giovedì mattina i soldati israeliani hanno rapito perlomeno 10 palestinesi, in diverse parti della Cisgiordania occupata, fra cui la Gerusalemme occupata.

I soldati hanno invaso varie aree del distretto di Ramallah, nella Cisgiordania centrale, hanno perquisito molte case e hanno rapito Rami Bairam, 35, Mohammad Najeeb Haddad, 23, Samer Samih Darraj, 23, e Jamal Hussein Khaseeb, il padre del giornalista imprigionato Nasser Khaseeb.

I militari hanno anche invaso e perquisito delle case nella Gerusalemme occupata, sequestrando tre palestinesi, identificati come Wahib Dandees, Rashrash Ali Obeidat, e Firas Hasan Obeidat.

Inoltre i soldati hanno invaso la città di Qalqilia, nella Cisgiordania settentrionale, e hanno rapito due palestinesi, identificati come Omar Mohammad Qashmar e Ali Abdul-Rahim Daoud.

Anche a Hebron, a sud della Cisgiordania, i soldati hanno invaso e perquisito le case, sequestrando un palestinese, identificato come Mohammad Akram Ja’bari.

Traduzione di F.G.

Gerusalemme occupata-PIC. Un rapporto pubblicato dal Jerusalem Institute for Israeli Studies indica un forte aumento dei livelli di povertà tra i Palestinesi della Gerusalemme occupata.

Il rapporto ha rivelato che l’82% degli abitanti di Gerusalemme vive sotto la soglia di povertà.

Analizzando i dati, il giornale israeliano Haaretz ha osservato che i 300 mila abitanti della città occupata sono stati a lungo i più poveri in Israele, ma negli ultimi dieci anni la loro situazione economica è drasticamente peggiorata.

Secondo il giornale, “il motivo principale del deterioramento è stata la costruzione del muro di separazione, che ha tagliato fuori Gerusalemme dalla Cisgiordania”. Questo ha causato “gravi danni alle imprese che facevano affidamento sui clienti della Cisgiordania, e ha anche alzato il costo della vita perché non c’erano più importazioni a basso costo dalla Cisgiordania”.

Il giornale ha anche osservato che lo scoppio dell’intifada di Gerusalemme, ai primi di ottobre 2015, e gli stretti controlli di sicurezza ai check-point intorno a Gerusalemme hanno reso più difficile l’importazione di prodotti dalla Cisgiordania, causando un importante aumento nei prezzi dei generi alimentari.

Il documento ha sottolineato che “i prezzi a Gerusalemme Est non sono più bassi di quelli della parte occidentale della città”, affermando che un lavoratore su tre di Gerusalemme Est vive in un quartiere al di fuori del muro di di separazione. Questo rende molto difficile per loro lavorare in città.

“Tuttavia, anche  avere un lavoro non è una garanzia contro la povertà: l’89 per cento delle famiglie di Gerusalemme Est guadagna meno della soglia di povertà”.

Il Centro Informazione dei Lavoratori ha affermato che un altro problema è che “molti residenti di Gerusalemme Est che possono beneficiare di prestazioni assistenziali non le ricevono, solitamente per ostacoli di ordine burocratico. Per esempio, solo il 7 per cento delle famiglie di Gerusalemme Est beneficia di introiti integrativi del reddito, contro il 10 per cento delle famiglie ebree israeliane, anche se la povertà è molto più diffusa a Gerusalemme Est che tra gli ebrei israeliani”.

Un altro problema, legato anche a questioni di sicurezza, è che “negli ultimi due anni migliaia di residenti di Gerusalemme est sono stati arrestati, la maggior parte di loro in età lavorativa. L’arresto spesso porta al licenziamento e rende difficile trovare un altro lavoro, dal momento che molti datori di lavoro non assumono qualcuno schedato dalla polizia”.

Traduzione di Edy Meroli

Nazareth-PIC. Il leader del movimento Fatah, detenuto nelle prigioni israeliane, Marwan Barghouthi, ha sottolineato l’importanza primordiale di mettere fine al disaccordo e di intensificare gli sforzi per tornare all’unione nazionale.

Secondo quanto riportato da Jamal Zahalka, Barghouthi, dalla sua prigione di Ghilboa, ha invitato a rimettere al suo giusto posto la causa palestinese in quanto causa di liberazione nazionale e non semplice richiesta per migliorare la situazione materiale dei cittadini sotto l’occupazione.

“Il nostro obiettivo è uno Stato indipendente, non un’autorità sotto il regime di occupazione”, ha aggiunto Barghouthi, che ha espresso orgoglio nel veder crescere il ruolo dei palestinesi nei territori occupati nel 1948. Il detenuto palestinese ha visto nella lista comune e nel comitato di controllo un messaggio indirizzato al popolo palestinese che prova che l’unione nazionale è un dovere e che è possibile.

Da parte sua, Zahalka che ha incontrato Barghouthi nella prigione per tre ore, ha rivelato che “il governo della destra fascista israeliana attuale non mostra nessun cambiamento nella politica sionista”, assicurando che questa politica di repressione, di embargo e di ebraicizzazione è la stessa, a discapito del partito che è al governo sionista. Ha assicurato che “spetta al popolo palestinese perseguire la lotta e contare solo su se stessa”.

Traduzione di Giovanna Vallone

Gerusalemme-Quds Press. Decine di coloni israeliani mercoledì hanno preso d’assalto i cortili del complesso di al-Aqsa, protetti dalla polizia israeliana.

La polizia israeliana ha permesso a 55 coloni di fare irruzione a al-Aqsa, entrando dalla Porta dei Maghrebini. Un gran numero di forze speciali, pesantemente armate, è stato dispiegato all’uscita dei coloni dalla porta al-Silsila.

I coloni hanno tentato di effettuare preghiere ma le guardie della moschea lo hanno impedito, costringendo la polizia israeliana a espellerli dal luogo santo islamico.

Gerusalemme-Maan. Lunedì mattina un gruppo di estremisti israeliani ha invaso il complesso della Moschea di Al-Aqsa dopo che un tribunale israeliano aveva preso la decisione di vietare l’ingresso nel luogo, per due mesi, ad un funzionario del governo palestinese, tra le crescenti “provocazioni” avvenute nella zona durante il mese sacro islamico del Ramadan.

Testimoni e funzionari per i Beni Islamici (Waqf) che controllano Al-Aqsa hanno riferito a Ma’an che più di 60 israeliani hanno passeggiato nel complesso scortati da sei ufficiali dei servizi segreti, dopo esservi entrati attraverso la porta dei Marocchini.

Nel frattempo, gli ufficiali della polizia israeliana stazionavano all’esterno del complesso impedendo che i pasti di sohur – pasti consumati all’alba da coloro che osservano Ramadan i quali digiunano durante il giorno – venissero consegnati ai fedeli musulmani che avevano passato la notte all’interno del complesso.

Alcuni testimoni hanno riferito che una “accesa discussione” è scoppiata tra i fedeli palestinesi e gli ufficiali della polizia israeliana.

Lunedè è stato anche rivelato che le autorità israeliane hanno vietato ad un leader di Fatah, che si trova a Gerusalemme Est occupata, di accedere alla Moschea di Al-Aqsa per due mesi.

Il portavoce del movimento di Fatah a Gerusalemme, Raafat Ulayyan, ha dichiarato che la decisione del tribunale israeliano avvenuta domenica, di impedire ad Awad al-Salayma l’accesso alla moschea, “riafferma che il governo terrorista di Netanyahu è [politicamente] fallito”.

Il portavoce ha anche aggiunto che al-Salayma è stato fermato per parecchie ore prima che venisse presa la decisione contro di lui.

Notizia correlata: le forze israeliane hanno invaso il campo rifugiati di Shufat vicino alla Città Vecchia a Gerusalemme Est occupata, all’alba di lunedì, al momento del sohur.

Il portavoce del movimento di Fatah presso il campo, Thaer al-Fasfous, ha dichiarato a Ma’an che oltre 300 soldati israeliani si sono schierati nelle strade e nei vicoli di Shufat, saccheggiando numerose abitazioni.

Ha inoltre aggiunto che i soldati israeliani hanno aggredito gli abitanti locali, e che un giovane palestinese ha riportato contusioni dopo essere stato aggredito all’interno della propria abitazione.

La settimana scorsa il Waqf aveva condannato le autorità israeliane per le ulteriori “provocazioni e vessazioni” che avvengono nel complesso della Moschea di Al-Aqsa durante il mese sacro di Ramadan.

Il Waqf ha criticato Israele per la sua politica che “cerca di privare il Waqf del suo diritto naturale e storico di gestire la Moschea di Al-Aqsa, e priva i fedeli musulmani della loro possibilità di pregare all’interno di essa”.

La dichiarazione ha criticato il fatto che ai Palestinesi venga impedito l’accesso al luogo sacro durante Ramadan, “un periodo che i musulmani aspettano con ansia per dedicarsi al digiuno, all’adorazione, e alle altre attività religiose e spirituali nella Moschea di Al-Aqsa – uno dei luoghi più sacri per l’Islam”.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

Ramallah-Ma’an. Martedì, gli agenti delle carceri israeliane hanno preso d’assalto le celle dei prigionieri palestinesi del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) nella prigione di Rimon, frugando tra i loro effetti personali, ha affermato l’Associazione dei prigionieri palestinesi (PPS) in un comunicato.

Le forze dell’unità speciale delle carceri israeliane, Masada, hanno fatto irruzione nelle celle di tre reparti della prigione, mettendo in atto misure punitive contro i prigionieri del Fplp e confiscando fra l’altro i loro dispositivi elettronici, secondo quanto dice il PPS.

I raid nella prigione di Rimon sono stati condotti il giorno successivo all’annuncio, da parte di 65 prigionieri del Fplp, di uno sciopero della fame nel carcere israeliano di Megiddo, in segno di protesta per la recente decisione di Israele di condannare il prigioniero Bilal Kayid a sei mesi di detenzione amministrativa – senza accusa o processo basata su prove riservate che neanche l’avvocato del detenuto non può visionare.

La scorsa settimana, un tribunale israeliano ha emesso la sentenza per Kayid, che avrebbe dovuto essere rilasciato per fine pena.

Kayid ha dichiarato lo sciopero della fame a seguito della decisione del tribunale, mentre i prigionieri del Fplp hanno annunciato uno sciopero della fame di due giorni in solidarietà con Kayid.

I prigionieri hanno informato i funzionari della prigione che, a meno che Kayid non fosse stato rilasciato immediatamente, avrebbero iniziato uno sciopero della fame in tutte le prigioni di Israele.

Kayid è stato incarcerato nel 2001 per un presunto coinvolgimento nelle Brigate Abu Ali Mustafa – l’ala armata del Fplp.

I gruppi per i diritti hanno affermato che la misura israeliana di detenzione amministrativa è usata nel tentativo di compromettere i processi politici palestinesi, in particolare colpendo politici , attivisti e giornalisti.

Israele considera “organizzazioni terroristiche” la maggior parte dei partiti politici palestinesi. Di conseguenza, la maggior parte dei Palestinesi che partecipa ad attività politiche nei Territori palestinesi occupati rischia di essere imprigionato dalle autorità israeliane.

Secondo il gruppo per i diritti del prigioniero Addameer, 7.000 Palestinesi sono attualmente detenuti nelle carceri israeliane, 715 di loro sono incarcerati a causa della politica di detenzione amministrativa di Israele.

Traduzione di Edy Meroli

Imemc. Israele, che possiede centinaia di bombe atomiche, ha affermato di non essere ancora pronto a ratificare un trattato delle Nazioni Unite sul bando dei test nucleari, adottato circa 20 anni fa.   Secondo Press TV/Al Ray, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato lunedì a Lassina Zerbo, capo della “Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty Organization (CTBT), che la ratifica di Tel Aviv sul patto dipende dagli sviluppi regionali.   Il trattato, che vieterà tutte le esplosioni nucleari, venne siglato nel 1996, ma entrerà in vigore soltanto quando sarà ratificato da tutti i paesi in possesso di un reattore nucleare o di una qualsiasi tecnologia nucleare.   Si ritiene che Israele possieda tra le 200 e le 400 testate nucleari, nonostante si rifiuti di confermarlo o neghi la loro esistenza, in una politica di voluta ambiguità.   Il regime ha anche rifiutato di firmare il Trattato di Non-Proliferazione nucleare, negando l’accesso internazionale al suo arsenale atomico.   La questione della ratifica “dipende dal contesto regionale e dal tempismo appropriato”, ha affermato Netanyahu, secondo quanto ha riportato il quotidiano israeliano Jerusalem Post.

Imemc. Mercoledì all’alba i soldati israeliani hanno rapito perlomeno cinque palestinesi, dopo aver invaso le loro case e averle perquisite violentemente, nei paesi di al-Eesawiyya and Silwan, nella Gerusalemme Est occupata.

I soldati hanno invaso numerosi quartieri del paese di al-Eesawiyya, nel centro di Gerusalemme, e hanno rapito quattro palestinesi, fra cui un bambino.

I rapiti sono stati identificati come: Tamer Mohareb, Mohammad Nader Dirbas, Nader Mheisin Abu Saima and Tamer Darweesh

I soldati hanno anche invaso il paese di Abu Dis, a sud–est di Gerusalemme, hanno perquisito diverse case e rapito un giovane, identificato come Abed Jamal Rabea.

Traduzione di F.G.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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