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Domenica 29 aprile, Milano, Centro congressi Assago: XVI Conferenza dei Palestinesi d’Europa, Milano.
Inizio convegno alle ore 11.00
Dalle 10.00 -alle 11.00 registrazione

Prima parte: 14:00-14:45
Gerusalemme capitale della Palestina e le dichiarazioni di Trump
Modera: Maria Pia Pizzolante, attivista di Rete Futura
Michele Piras, già deputato parlamento italiano
Marco Furfaro, politico
Elly Schlein, europarlamentare italiana

Seconda parte: 14:50-15:35
Diritti umani negati e violati in Palestina
Fabio Marcelli, avvocato Giuristi democratici e ricercatore presso il CNR
Fausto Giannelli, avvocato Giuristi democratici
Dario Rossi, avvocato Giuristi democratici

Terza parte: 15:40-16:20
Palestina e solidarietà: realtà e prospettive presenti e future
Modera: Giovanni Sarubbi
Francesco Giordano, attivista
Maria Pia Pizzolante, attivista di Rete Futura
Pietro Stefani, ricercatore
Movimento BDS – Milano
Angela Lano, giornalista, direttrice agenzia stampa InfoPal.it

 

Londra-PIC. La commissione di coordinamento della Grande Marcia del Ritorno ha inviato una lettera all’Alto Commissario ONU per i diritti umani Zeid bin Ra’ad chiedendogli di mandare una missione investigativa per un controllo più vigile delle proteste a Gaza.

Il capo della commissione Zaher Birawi ha detto che la lettera rende noto come le forze di occupazione israeliane continuino ad attaccare manifestanti disarmati vicino al confine con Gaza, nonostante abbiano mantenuto il carattere pacifico della Grande Marcia del Ritorno sin dal primo giorno in cui è stata lanciata.

Birawi ha spiegato che sono stati uccisi 32 Palestinesi, due dei quali arrestati dalle forze di occupazione israeliane, e più di 2.850 feriti a causa dell’uso eccessivo, da parte di Israele, di forza letale contro pacifici cittadini, che manifestavano per il loro diritto al Ritorno.

Nella sua lettera Birawi ha sottolineato che esistono obblighi legali ai quali Israele deve ottemperare accorpati principalmente in tre protocolli: i Regolamenti dell’Aia sulle Leggi e i Costumi della Guerra di terra del 1907, la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 relativa alla Protezione dei Civili in Tempo di Conflitti Armati e il Protocollo Aggiuntivo I alla Quarta Convenzione di Ginevra del 1977.

La commissione di coordinamento ha aggiunto che i civili che vivono in un regime di occupazione non dovrebbero essere sottoposti a punizioni collettive, come per esempio l’assedio imposto su Gaza, o l’uso eccessivo di forza, come sta accadendo nella Grande Marcia del Ritorno. E ha continuato dicendo che l’uso eccessivo e illegale di forza contro i manifestanti pacifici a Gaza viola gli articoli 27 e 47 della Quarta Convenzione di Ginevra e l’articolo 46 dei Regolamenti dell’Aia.

Traduzione per InfoPal di Laura Pennisi

 

Gerusalemme-PIC e Quds Press. Le forze israeliane hanno iniziato i lavori di preparazione per la costruzione di un nuovo quartiere di insediamenti su terra palestinese nella città di Sur Baher, a est della Gerusalemme occupata, secondo quanto riportato dal quotidiano ebraico Haaretz.

Il giornale ha rivelato che il quartiere sarà costruito su lotti di terra palestinese confiscati negli anni ’70 e sarà assegnato ai soldati israeliani in congedo.

Le forze israeliane hanno iniziato a sradicare alberi di ulivo, piantati dai palestinesi nell’area, poiché stanno pianificando di stabilire 180 unità di insediamento facenti parte della prima fase del progetto.

Nazareth-PIC. Mercoledì, membri dell’organizzazione terroristica israeliana Price Tag hanno dato fuoco a due veicoli di proprietà palestinese nel villaggio di Iksal, a Nazareth, nei Territori occupati nel 1948.

Secondo quanto riferito, la polizia israeliana è arrivata sulla scena, ha raccolto prove e intervistato testimoni, ma non ha effettuato arresti.

L’attacco doloso è stato eseguito all’alba. I coloni hanno anche fatto dei graffiti con la scritta “O, ebrei, facciamolo”.

Il Price Tag ed altri gruppi israeliani simili effettuano regolarmente attacchi terroristici contro i palestinesi nei Territori occupati.

Negli ultimi mesi, i terroristi israeliani hanno devastato decine di veicoli palestinesi nella Cisgiordania e nella Gerusalemme occupate.

Gaza-MEMO. Mercoledì 25 aprile, il giornalista palestinese Ahmed Abu Hussein è deceduto a causa delle ferite riportate domenica sera, dopo essere stato colpito da cecchini israeliani mentre copriva le proteste di massa vicino al confine orientale di Gaza.

Abu Hussein era arrivato all’ospedale governativo di Ramallah dopo essere stato colpito dai proiettili israeliani mentre copriva la “Grande Marcia del Ritorno”.

Nonostante la gravità della sua situazione, Israele aveva inizialmente negato ad Abu Hussein il permesso di essere trasportato nella Cisgiordania occupata per essere curato. Alla fine è stato spostato, “dopo strenui sforzi” da parte di funzionari palestinesi e dopo che gli era stato negato il trattamento in Israele.

Abu Hussein è il secondo giornalista ucciso mentre copriva le proteste. Il 6 aprile, il fotografo palestinese Yaser Murtaja è stato colpito all’addome mentre copriva le proteste vicino al confine di Gaza con Israele. Al momento, indossava un giubbotto anti-proiettile blu con la scritta “PRESS” chiaramente visibile. È morto il giorno successivo in ospedale, a causa delle ferite.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gaza-PIC. Gli ospedali di Gaza non possono più ospitare o fornire interventi chirurgici a molti pazienti e cittadini feriti dopo averne ricevuti a decine durante le recenti proteste nelle zone di confine.

Secondo l’amministrazione generale degli ospedali, 4.000 interventi chirurgici programmati sono stati posticipati a causa della forte pressione esercitata sulle sale operatorie e sui reparti degli ospedali dal ministero della Salute.

Il direttore dell’amministrazione generale Abdul-Latif al-Hajj ha affermato che tale problema è stato causato dal gran numero di cittadini trasferiti negli ospedali in seguito a ferite da proiettili, durante la loro partecipazione alle proteste del Ritorno, a marzo, al confine orientale di Gaza.

Hajj ha aggiunto che gli ospedali non sono riusciti a condurre interventi minori per molti pazienti che necessitano solo di cure mediche rapide.

Gaza-MEMO.Un ragazzino palestinese di 12 anni ha perso la gamba sinistra dopo essere stato colpito dalle forze israeliane, in un momento con una maggiore presenza di cecchini sul confine di Gaza.

Le immagini del dodicenne Abdel Rahman Nawfal, che urlava di dolore dopo essere stato colpito ad una gamba con proiettili letali, martedì 17 aprile, mentre si trovava vicino alla barriera di confine con i suoi amici, sono state ampiamente condivise sui social media. Secondo quanto riferito, il proiettile è esploso sotto il ginocchio, causando danni irreparabili al tessuto.
Nonostante sia stato portato in due ospedali a Gaza, prima di essere trasferito in Cisgiordania per il trattamento, i medici non sono stati in grado di salvare la gamba e sono stati costretti ad amputare l’arto.

Nawfal ha dichiarato ai giornalisti, dal suo letto d’ospedale, a Ramallah, che sognava di diventare un medico e vorrebbe ancora provare e sforzarsi per raggiungere quell’obiettivo.

Nawfal è uno dei almeno 500 minorenni di Gaza che sono stati feriti dalle forze israeliane nel mese di marzo. La violenta risposta di Israele alle proteste sul confine, parte della Grande Marcia del Ritorno, ha suscitato una condanna internazionale; oltre 1.700 persone sono state ferite con munizioni letali, con conseguenti lesioni così gravi che i medici di Gaza affermano di non aver visto niente di simile neanche durante l’offensiva israeliana “Margine protettivo” dell’estate del 2014.

La settimana scorsa, l’ONG Medici Senza Frontiere ha dichiarato che i suoi team medici hanno affrontato “ferite devastanti e di una gravità insolita, che sono estremamente complesse da trattare. Le ferite riportate dai pazienti lasceranno la maggior parte di loro con gravi disabilità fisiche a lungo termine “.

PIC. A cura di Addameer. Nel mese di marzo, le forze israeliane hanno rapito 609 Palestinesi, tra cui 95 minori e 13 donne.

Le cifre sono state pubblicate da numerose organizzazioni di difesa dei diritti dell’uomo – The Commission for Prisoners and Ex-Prisoner Affairs, The Prisoners Club, Addameer Human Rights Association, Centro Al Mezan per i diritti dell’uomo – riguardo alle violazioni commesse dalle forze di occupazione contro i prigionieri e le loro famiglie nel corso del mese di marzo 2018.

In data 28 marzo 2018, il numero di Palestinesi detenuti nelle prigioni di occupazione era di 6.500. Questo numero comprende 62 donne, delle quali 8 sono minori. Il numero totale di minorenni detenuti è attualmente di 350.

Le autorità di occupazione hanno emesso 81 ordini di detenzione amministrativa. Tra questi, 34 erano nuovi mentre gli altri erano dei rinnovi di passati ordini di detenzione amministrativa. Il numero totale dei detenuti amministrativi si aggira intorno ai 500, attualmente.

Il rapporto si interessa, inoltre, ai metodi israeliani utilizzati contro i prigionieri palestinesi, che include un aumento della pratica di isolamento in celle. Il rapporto conferma che il sistema penitenziario israeliano viola il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale umanitario.

Noi, in qualità di società civile palestinese, lanciamo un appello a tutta la comunità internazionale al fine di riconoscere le violazioni della Quarta Convenzione di Ginevra da parte dell’occupazione e l’oppressione continua alla quale è sottomesso il popolo palestinese. Inoltre, invitiamo i popoli del mondo a continuare a fare pressione sui loro governi affinché cessino di sostenere lo Stato israeliano e a rimanere solidali con il popolo palestinese.

Traduzione di Chiara Parisi

MEMO. È apparso un nuovo video che mostra le forze d’occupazione israeliane mentre sparano ai manifestanti palestinesi nella Cisgiordania occupata, con un soldato che fa il tifo dopo un “colpo” di successo.

Il video è stato pubblicato questo martedì dalla ONG israeliana per i diritti umani B’Tselem, ed è stato filmato da uno dei suoi volontari.

Secondo B’Tselem, l’incidente è avvenuto nel pomeriggio del 13 aprile, quando circa 30 abitanti del villaggio palestinese di Madama, a sud di Nablus, “hanno cercato di rimuovere un posto di blocco che l’esercito israeliano aveva posto all’ingresso orientale del villaggio” durante la mattinata.
Circa 11 soldati israeliani sono poi “arrivati sulla scena” e “negli scontri che si sono seguiti”, ha continuato B’Tselem, “i residenti hanno lanciato pietre contro i soldati da una distanza di 50-80 metri, ed i soldati hanno sparato granate stordenti e proiettili di gomma rivestiti di metallo contro gli abitanti del villaggio”.

Sette residenti palestinesi “hanno riportato ferite da proiettili di metallo rivestiti in gomma che i soldati hanno sparato”, compresi due che hanno avuto bisogno di essere “portati in ospedale a Nablus per cure mediche”.

Nel video, si possono vedere tre soldati israeliani discutendo tranquillamente il momento migliore per aprire il fuoco sui manifestanti disarmati, con uno che dice al suo collega di lasciare che i residenti si avvicinino.
“Abbiamo bisogno di un bel colpo e basta”, dice il soldato. “Questo insegnerà loro a non lanciare pietre”.

Dopo aver sparato ad un manifestante, un soldato si alza, esulta e dice: “Figlio di p******!”

In un comunicato stampa, B’Tselem ha dichiarato: “Il fare allegramente il tifo mentre si spara contro una persona che cerca di liberare la strada di accesso a casa sua ed il discutere tranquillamente gli altri modi per colpirlo, insieme alle altre persone assieme a lui, fanno parte della colonna sonora discordante che accompagna 51 anni di occupazione”.

Traduzione di F.H.L.

 

Nazaret-PIC. C’è stato un forte aumento nel numero di attacchi di estremisti ebrei contro i palestinesi in Cisgiordania, quest’anno, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz.

Secondo i dati del servizio di intelligence israeliano Shin Bet, il numero di crimini d’odio dei coloni israeliani nel 2018 ha già superato il numero totale nel 2017, con attacchi concentrati sull’area di Nablus.

Il rapporto si riferiva ad un’impennata degli attacchi “price tag”, caratterizzati da atti di vandalismo come graffiti o contro dei veicoli.

Ci sono stati 13 attacchi di questo tipo dal gennaio 2018, rispetto agli 8 dell’anno precedente. Gli attacchi definiti “gravi almeno come incendi dolosi” superino quelli dello scorso anno.

Nel 2018 si sono verificati due attacchi di questo tipo, mentre nel 2017 sono stati cinque, secondo lo Shin Bet.

Solo poche settimane fa, una moschea nel villaggio di Aqraba, vicino a Nablus, in Cisgiordania, è stata vandalizzata da coloni israeliani. Le parole “vendetta” e “price tag” sono state scritte sulle pareti della moschea, in ebraico. Ci sono state anche segnalazioni di aggressori che lanciavano materiali infiammabili e gridavano slogan razzisti.

Traduzione di F.H.L.

Gaza-MEMO. Due Palestinesi, tra cui un adolescente sordo, sono morti a causa delle ferite riportate durante le manifestazioni della “Grande Marcia di Ritorno” nella Striscia di Gaza assediata.

Il ministero della Sanità palestinese ha riferito che il 18enne Tahrir Mahmoud Wahba, che era sordo, è morto martedì mattina 24 aprile.

L’adolescente è stato colpito dai proiettili delle forze israeliane durante le proteste di venerdì nel distretto di Khan Younis, vicino al campo profughi di Al-Awdah, nel sud della Striscia di Gaza.

La notte scorsa, il ministero aveva riferito che un “giovane” palestinese, identificato poi come Abdullah Muhammad Al-Shamali, era morto in seguito alle ferite riportate venerdì.

Al-Shamali abitava nella città di Rafah.

Secondo il ministero della Sanità, la morte di Wahba e Al-Shamali ha portato il bilancio totale delle vittime a Gaza da quando la “Grande Marcia di Ritorno” è iniziata, il 30 marzo, a 41 Palestinesi, inclusi almeno tre minori e un giornalista.

L’OMS ha anche criticato Israele per aver colpito il personale medico, affermando che 48 membri dello staff medico sono stati colpiti dal fuoco israeliano mentre cercavano di evacuare i feriti. Si ritiene che almeno 19 ambulanze siano state colpite dal fuoco dei cecchini o da gas lacrimogeni.

Le massicce proteste nonviolente di Gaza hanno visto migliaia di rifugiati palestinesi uscire e chiedere il diritto collettivo al ritorno nella loro terra natale.

La protesta di sei settimane si concluderà il 15 maggio, 70° anniversario della Nakba palestinese, o “catastrofe”, quando è stato creato lo stato di Israele dopo la deportazione forzata di quasi un milione di Palestinesi.

Prima delle proteste della scorsa settimana, gli esperti per i diritti umani dell’ONU hanno condannato “l’uso continuo di armi da fuoco, compresi i proiettili” da parte di forze israeliane “contro manifestanti palestinesi per lo più disarmati e gli osservatori”, invitando Israele a prendersi le proprie responsabilità secondo il diritto internazionale.

Traduzione per InfoPal di Edy Meroli

 

 

Jenin-PIC. Martedì mattina, le forze di occupazione israeliane hanno demolito la casa di famiglia del prigioniero palestinese Ahmed al-Kunbur, a Jenin.

Secondo fonti locali, i soldati israeliani hanno chiuso il quartiere al-Basatin, a Jenin, e hanno ordinato alle famiglie palestinesi di evacuare le loro case in attesa della demolizione di quella degli al-Kunbur.

Scontri violenti sono esplosi poco dopo che i soldati israeliani sono entrati nell’area e hanno preso di mira i giovani palestinesi anti-occupazione con gas lacrimogeni, causando diversi casi di soffocamento.

Poco prima della demolizione, i militari israeliani hanno costretto i giornalisti a uscire dall’area sotto la minaccia delle armi, trasformando il quartiere in una base militare.

Al-Kunbur è accusato di aver preso parte a un attacco anti-occupazione condotto dal defunto Ahmed Jarrar, che uccise un rabbino israeliano estremista.

Gaza-PIC. Lunedì sera, le forze d’occupazione israeliane (IOF) hanno arrestato quattro giovani palestinesi che avevano attraversato il confine ad est del campo profughi di al-Buraij, nella parte centrale della Striscia di Gaza.

I soldati delle IOF hanno dato la caccia ai quattro giovani che erano riusciti ad attraversare la barriera di sicurezza che separa la Striscia di Gaza dalla Palestina occupata del 1948, prima di arrestarli tutti.

Traduzione di F.H.L.

Gaza-PIC. Cinque località israeliane, lunedì, hanno preso fuoco a causa di quattro aquiloni agganciati a materiali infiammabili e inviati dalla Striscia di Gaza oltre il confine orientale. Il fuoco ha devastato vaste distese di campi di grano nel sud di Israele.

Gli aquiloni in fiamme fanno parte di una nuova tattica utilizzata dai manifestanti di Gaza contro Israele come parte delle dimostrazioni settimanali in corso della “Grande Marcia del Ritorno” lungo il confine.

Di Mohammad Hannoun. La guerra dei cervelli.
Per gli israeliani il palestinese rappresenta una minaccia.
A Kualampour, in Malesia, è stato assassinato un professore palestinese, docente presso l’Università malese, alla facoltà di Ingegneria elettrotecnica. Il suo nome è prof. ing. Fadi al-Batsh, del campo profughi di Jabaliya, nella Striscia di Gaza.
Il mossad persegue i palestinesi perché ha paura di gareggiare in una situazione di uguali opportunità.
Dall’inizio del 2018 sono stati assassinati dai servizi israeliani quattro “cervelloni”, compreso al-Batsh.
Il tutto, nel più assoluto silenzio e questo significa dare il via libera alla “lunga mano” e alla collaborazione servile dei servizi del mondo intero.

Nablus-WAFA. Lunedì, diversi studenti sono rimasti soffocati a causa dell’inalazione di gas lacrimogeni sparati contro di loro dalle forze israeliane, vicino alla loro scuola, ad al-Lubban, a nord di Nablus, in Cisgiordania, secondo quanto affermato da Ghassan Dughlas, che controlla le attività delle colonie nel nord della Cisgiordania.

Dughlas ha affermato che i soldati israeliani hanno lanciato lacrimogeni e granate stordenti verso la scuola, causando casi di soffocamento e che le forze israeliane prendono di mira la scuola ed i suoi studenti quasi ogni giorno.

Quds Press e PIC. Le autorità israeliane hanno emesso 338 ordini di detenzione amministrativa dall’inizio del 2018, ha affermato il Centro palestinese per gli studi sui prigionieri.

Il centro ha sottolineato che tra i 338 ordini, 222 sono rinnovi di detenzione; 116 sono stati emessi contro palestinesi detenuti per la prima volta o nuovamente arrestati.

La politica di detenzione amministrativa israeliana, ampiamente condannata, consente l’internamento senza accusa né processo in intervalli di sei mesi massimi rinnovabili e basati su prove segrete.

I gruppi per i diritti umani hanno affermato che la politica di detenzione amministrativa israeliana è usata come “tentativo di interrompere i processi politici palestinesi, in particolare contro leader, attivisti e giornalisti palestinesi”.

Secondo il gruppo Addameer per i diritti dei prigionieri, 6.500 palestinesi sono stati imprigionati nelle carceri israeliane, più di 500 dei quali sono in detenzione amministrativa.

Milano/Roma 20/4/2018

XVI Conferenza dei Palestinesi d’Europa, Milano- 29/4/2018

Gentili colleghi,

domenica 29 aprile, dalle ore 9:00 alle 21:00, presso il NH Milano Congress, a Milano Assago, si terrà la XVI Conferenza dei Palestinesi d’Europa.

Si tratta del più grande raduno internazionale dei Palestinesi d’Europa.

L’evento è organizzato dall’Associazione della Conferenza dei Palestinesi d’Europa, dal Centro Palestinese per il Diritto al Ritorno e dall’Associazione dei Palestinesi in Italia (API), e ospiterà politici, giornalisti e sindacalisti di spicco, italiani, arabi, latinoamericani ed europei.

Le attività della giornata prevedono, nella stessa sede, diversi convegni per italiani e stranieri, dibattiti, workshop, folclore palestinese, fiere e mostre.

Ricordiamo, inoltre, che quest’anno i Palestinesi di tutto il mondo commemorano il 70° anniversario della Nakba, la Catastrofe nazionale palestinese: da qui il titolo “70 anni… Ma ritorneremo”.

Segue programma della Conferenza:

9:00-11:00.  Registrazioni, film sulla Palestina, apertura delle mostre

10.00-11.00.  Accoglienza

10:40 –11:00. Dabkah  (danza popolare palestinese)

11.00-13.00.  Apertura ufficiale con gli Inni nazionali palestinese e italiano. Interventi

13.00-15.00.  Pausa pranzo seguita da conferenza stampa

14.00-15.00.  Prima conferenza, presieduta dalla giornalista Ghada Ouaiss su embargo su Gaza, questioni dei prigionieri e dei rifugiati

14:00-16:30.  Conferenza in italiano, con la presenza di politici, giuristi e giornalisti italiani

Prima parte: 14:00-14:45 Gerusalemme capitale della Palestina e le dichiarazioni di Trump

Modera: Maria Pia Pizzolante, attivista di Rete Futura

Michele Piras, già deputato parlamento italiano

Marco Furfaro, politico

Elly Schlein, europarlamentare italiana

Seconda parte: 14:50-15:35  Diritti umani negati e violati in Palestina

Modera: Fabio Marcelli, avvocato Giuristi democratici e ricercatore presso il CNR

Fausto Giannelli, avvocato Giuristi democratici

Dario Rossi, avvocato Giuristi democratici

Terza parte: 15:40-16:20 Palestina e solidarietà: realtà e prospettive presenti e future

Modera: Giovanni Sarubbi

Francesco Giordano, attivista

Maria Pia Pizzolante, attivista di Rete Futura

Pietro Stefani, ricercatore

Movimento BDS – Milano

Angela Lano, giornalista, direttrice agenzia stampa InfoPal.it

Durante la Conferenza verrà premiato Stefano Rebora, di Music for Peace, per il suo lavoro di solidarietà con il popolo palestinese.

15.00-15.30.  Iniziative e premiazioni

15.30-16.30.  Seconda conferenza, presieduta dal giornalista Jamal Rayan su Questione di Gerusalemme dopo la decisione di Trump e il ruolo dei popoli nella protezione della capitale

16.30-17.30.  Iniziative e premiazioni

17.30-18.30.  Terza conferenza su ambiti per la promozione della questione palestinese: i sindacati e l’iniziativa di Milano per il sostegno dei sindacati palestinesi

18.30-19.30.  Iniziative e premiazioni

19:00-19:30.  Comunicato stampa

19:30-21:00.  Conclusioni e Dabka

 

Relatori

11.00–13:00

1- Mohammad Hannoun, presidente API, responsabile organizzativo della Conferenza

2- Obaida al-Modallal, rappresentante Associazione dei Palestinesi d’Europa

3- Samir al-Falih, presidente dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche d’Europa

4- on. Abdelfattah Moro, vicepresidente Parlamento tunisino

5- Khalid al–Sufiani, avvocato marocchino, presidente fronte pro–Palestina in Marocco

6- Abdelqader Semmari, ex ministro algerino

7- archimendrita melchita, Giulio Abdallah

8- Fabio Bosco, sindacalista brasiliano

9- on. Stefano Fassina, deputato parlamento italiano

10- Michele Piras, già deputato parlamento italiano

12- Marco Furfaro, già deputato parlamento italiano

13- Marzouk al–Ghanem, presidente del Parlamento del Kuwayt

14- Naela al–Waàri, responsabile del dipartimento al–Quds della Conferenza della Diaspora palestinese.

Per contatti, info e accrediti stampa:

ufficiostampaapi@gmail.com  , alawda16@gmail.com

Addetta stampa +347-4262073

Gerusalemme -PIC. Decine di palestinesi sono rimasti feriti, lunedì mattina,  durante scontri nel villaggio di Abu Dis, a  Gerusalemme.

L’attivista locale Hani Halabia ha riferito che gli scontri sono scoppiati quando le forze israeliane hanno preso d’assalto il villaggio, all’inizio della giornata, per sigillare i buchi che i nativi palestinesi hanno praticato nel muro dell’apartheid israeliano costruito per separare Abu Dis da Gerusalemme.

Le forze israeliane hanno lanciato bombe lacrimogene e proiettili di metallo rivestiti gomma, mentre i giovani locali hanno risposto con il lancio di sassi e incendiando gli pneumatici.

Durante gli scontri, decine di locali hanno riportato lesioni e sono rimasti soffocati dall’inalazione di gas lacrimogeni.

L’Università di Abu Dis ha sospeso le lezioni per ragioni di sicurezza di studenti e docenti.

PIC. La polizia israeliana ha organizzato, alcuni giorni fa, un evento speciale per fornire informazioni ai bambini israeliani su equipaggiamento militare ed armi e su come usarli.

L’evento si è svolto nell’ambito delle attività israeliane per celebrare il giorno in cui i sionisti occuparono la Palestina (l’anniversario palestinese della Nakba).

Secondo il quotidiano Haaretz, la polizia israeliana a Gerusalemme ha organizzato una giornata aperta nella colonia [illegale] di Beit Shemesh, in risposta alla richiesta dei coloni ebrei di organizzare attività educative per addestrare i loro bambini all’uso di armi e attrezzature militari.

Decine di coloni, alla ricerca di sensazioni forti e di sparatorie, sono giunti da altre colonie in Cisgiordania e Gerusalemme per partecipare alla giornata della polizia.

Periodicamente, la polizia e l’esercito israeliani organizzano giornate di addestramento e formazione affinché i figli dei coloni si abituino all’uso di armi e altri mezzi di combattimento, e talvolta permettono loro di assistere a veri attacchi di artiglieria su Gaza e di scrivere messaggi di morte sui proiettili destinati ai bambini palestinesi.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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