Infopal

News agency on Palestine and Middle East
Subscribe to feed Infopal

Betlemme-Ma’an. Mentre il mondo celebra la Giornata Internazionale dei Lavoratori (Primo Maggio), i lavoratori dei Territori Palestinesi continuano a soffrire per l’aumento della disoccupazione, la povertà e altre condizioni di lavoro terribili.

Il tasso medio di disoccupazione nei Territori Palestinesi è stato del 26 per cento nel 2015: nella Cisgiordania occupata, la disoccupazione era del 17 per cento, a fronte di una sconcertante 41 per cento nella Striscia di Gaza assediata, secondo il Palestinian Central Bureau of Statistics (PCBS). I sindacati nella Striscia di Gaza stimano una disoccupazione  che ha raggiunto il 60 per cento.

Il PCBS ritiene che circa 336.000 persone siano disoccupate in Cisgiordania e 193.000 nella Striscia di Gaza.

La partecipazione degli uomini alla forza lavoro palestinese era di circa quattro volte superiore a quella delle donne nel 2015. Con un tasso di disoccupazione del 60 per cento, le donne nella Striscia di Gaza erano le più vulnerabili dell’intero territorio palestinese.

Circa il 36 per cento dei dipendenti nel settore privato ha ricevuto meno del salario minimo nei Territori Palestinesi nel 2015.

I lavoratori del distretto di Hebron, nel sud della Cisgiordania occupata, avevano guadagnato molto meno del salario minimo, con uno stipendio medio mensile di  986 shekel (263,75 dollari), contro il minimo di 1.450 shekel (387,85 dollari).

Nella Striscia di Gaza, ai lavoratori è andata ancora peggio, con un stipendio medio mensile di 733 shekel (196 dollari), visto che il 67 per cento della forza lavoro guadagna meno del salario minimo.

La maggior parte dei lavoratori nei Territori Palestinesi Occupati lavora senza indennità – solo il 21 per cento dei dipendenti ha avuto accesso alla pensione o a prestazioni di servizi; il 22 per cento a ferie retribuite, il 23 per cento a congedi per malattia, e il 35 per cento delle dipendenti al congedo per maternità.

La povertà debilitante e la mancanza di lavoro spingono molti lavoratori della Cisgiordania occupata ad entrare in Israele illegalmente passando attraverso i varchi nel Muro di separazione (Apartheid, ndr) israeliano, rischiando di essere colpiti dalle forze israeliane con proiettili d’acciaio rivestiti di gomma o proiettili veri durante il tentativo.

Nel mese di  marzo, Sarit Michaeli, portavoce di B’Tselem, ha dichiarato a Ma’an che la continua occupazione israeliana dei Territori Palestinesi e il suo reale effetto paralizzante sull’economia palestinese significa che “è obbligato a trovare il modo per portare i lavoratori palestinesi in Israele”.

Il PCBS stima che nel 2015 ci siano stati ben 36.400 lavoratori palestinesi senza documenti, sebbene la maggior parte di questi fosse impiegata negli insediamenti illegali.

Traduzione di Edy Meroli

Rabbi di Neturei Karta partecipano alla cerimonia dell’alza bandiera palestinese a Paterson, New Jersey City Hall. 1° maggio 2016

 

 

 

Quds Press e Ma’an. La radio palestinese Sawt al-Asra ha riferito che quattro prigionieri palestinesi sono in sciopero della fame da settimane per protestare contro la loro detenzione amministrativa e contro le disumane condizioni di carcerazione.

Sami Janazreh, 43 anni, del campo profughi di al-Fawwar, vicino a Hebron, è entrato nel suo 59° giorno di sciopero della fame. L’uomo soffre di patologie cardiache e pressione bassa. Dal momento in cui ha iniziato lo sciopero della fame, le autorità carcerarie israeliane lo hanno trasferito tra i prigionieri israeliani, come forma di pressione psicologica. A seguito del deterioramento delle sue condizioni di salute, venerdì è stato spostato nell’ospedale carcerario di  Soroka.

Fuad Rabah Shukri Assi, 30 anni, di Beit Liqya, vicino a Ramallah, continua lo sciopero della fame da 28 giorni, per protestare contro l’estensione della detenzione amministrativa di altri sei mesi. Le autorità carcerarie stanno cercando di indurlo a desistere attraverso irruzioni continue nella sua cella, permettendogli di andare in bagno solo una volta al giorno, confiscandogli tutti i suoi oggetti, compresi vestiti. Attualmente è detenuto nella prigione di Ktziot, nel Negev.

Assi aveva già passato cinque anni in prigione. Suo fratello Muhammad venne ucciso dalle forze israeliane il 22 ottobre del 2013.

Muhammad Jamal Mafarja, 28 anni, di Beit Liqya, è entrato nel 28° giorno di sciopero della fame, per protestare contro i suoi 16 mesi di detenzione amministrativa. Venne arrestato nel dicembre del 2014, nove mesi dopo essere stato scarcerato.

Majdi Safwat Yasin, 33 anni, avvocato e cittadino svedese, originario di Anin, vicino a Jenin, è entrato nel 7° giorno di sciopero della fame, dichiarato a seguito dell’arresto al Ponte di Allenby. Era diretto in Svezia.

Il centro per i prigionieri Addameer ha dichiarato che 700 Palestinesi sono attualmente in detenzione amministrativa. Si tratta di una politica israeliana che prevede la carcerazione senza accuse né processo, con rinnovi che vanno da sei mesi a diversi anni. E’ una delle tante forme di persecuzione contro i Palestinesi attuata dall’occupazione israeliana.

 

Betlemme. Sabato le forze israeliane hanno sparato a un lavoratore palestinese che si era avvicinato al muro dell’Apartheid, a Dar Salah, una cittadina a est di Betlemme.

Secondo testimoni locali, Muhammad Qashqish, di Halhul, vicino a Hebron, è stato colpito a un piede e ricoverato all’ospedale pubblico di Beit Jala.

Molti palestinesi, a cui Israele ha negato il permesso di lavoro, usano brecce nel muro per introdursi nei Territori israeliani (Territori palestinesi del ’48) e cercare un impiego.

La sezione del Muro vicino alle cittadine di Dar Salah, al-Khass e al-Nu’aman hanno soltanto recinzioni di catene.

Secondo l’Ufficio di statistiche palestinese (PCBS), l’anno scorso furono 112.300 i Palestinesi impiegati in Israele e negli insediamenti illegali, circa il 12 percento della forza lavoro palestinese. Israele, tuttavia, ha introdotto quote sul numero di permessi di lavoro, e migliaia di Palestinesi sono costretti a entrare illegalmente per cercare un impiego che faccia fronte alla situazione di disoccupazione in Cisgiordania.

PCBS stima che nel 2015 furono 36.400 i lavoratori illegali, molti dei quali impiegati negli insediamenti.

(Fonte: PCBC e Ma’an)

Gaza-PIC. Venerdì a Gaza la Federazione Generale dei Sindacati ha affermato che il 70% dei lavoratori di Gaza è al di sotto della soglia di povertà, mentre il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 60 per cento con 213.000 lavoratori disoccupati.

In vista della Giornata Internazionale dei Lavoratori del 1° maggio, i sindacati hanno diffuso  un’infografica che mostra in dettaglio il deterioramento della situazione dei lavoratori di Gaza nel corso dell’ultimo anno.

L’infografica ha dimostrato che il 2015 è stato il peggiore per i lavoratori di Gaza, con un tasso di disoccupazione che ha raggiunto il 60 per cento con 213.000 lavoratori disoccupati. L’assedio israeliano di 10 anni a Gaza ha fortemente influenzato il settore industriale e agricolo nella Striscia di Gaza, secondo i sindacati.

Circa 70.000 lavoratori lavoravano direttamente e indirettamente nel settore dell’edilizia e delle costruzioni; tuttavia, l’assedio israeliano e la chiusura ripetitiva dei valichi di Gaza hanno  portato alla quasi completa carenza di materiale da costruzione.

Tra i 35.000 e i 40.000 agricoltori lavoravano nel settore agricolo; tuttavia il loro numero è sceso a 15.000 a causa dell’assedio israeliano.

9.000 dipendenti lavoravano nel settore tessile mentre ora sono scesi solo a 1.000 unità. L’infografica ha indicato che 936 impianti industriali sono stati danneggiati durante l’aggressione israeliana contro Gaza del 2014, anche 3227 strutture commerciali sono state distrutte, mentre 1171 impianti del settore dei servizi sono stati danneggiati oltre a 70 strutture del settore turistico.

Secondo l’infografica, 70 pescatori palestinesi sono stati arrestati e 40 pescherecci sono stati confiscati dall’inizio del cessate il fuoco nell’agosto 2014.

I sindacati hanno reso noto che le autorità egiziane hanno rilasciato sette pescatori palestinesi dopo oltre un anno di detenzione e ne hanno  arrestati altri nove lo scorso marzo. L’infografica ha sottolineato che due pescatori palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano ed egiziano mentre navigavano al largo di Gaza.

I sindacati hanno anche criticato il governo di unità nazionale palestinese per non aver mai pagato gli stipendi dei dipendenti di Gaza.

I dipendenti pubblici a Gaza non sono stati regolarmente pagati dalla formazione del governo di unità; anche se il movimento Hamas ha faticato a pagare gli stipendi regolarmente anche prima.

Lo status di dipendenti del governo dopo la formazione del governo di unità, nel frattempo, è rimasto in discussione, peggiorando le già difficili condizioni di vita di molti abitanti di Gaza.

Traduzione di Edy Meroli

 

A cura di Parallelo Palestina.

Safad è la prossima

Quando cadde Haifa, solo poche città in Palestina erano ancora libere; tra di esse Acri, Nazareth e Safad. La battaglia per la conquista di Safad cominciò alla metà di aprile e continuò fino al 1° maggio. Ciò non dipese da una resistenza tenace da parte dei palestinesi o dei volontari dell’ALA, benché si fossero impegnati più seriamente qui che in ogni altro luogo. Piuttosto, considerazioni tattiche diressero la campagna ebraica prima verso l’hinterland rurale intorno a Safad e solo dopo si mossero verso la città vera e propria.

A Safad vi erano 9500 arabi e 2400 ebrei. La maggior parte degli ebrei erano ultra-ortodossi e non provavano alcun interesse verso il sionismo, poiché erano stati lasciati soli a combattere i loro vicini arabi. Questo e la relativa gradualità con cui si sviluppò il controllo ebraico avevano forse dato agli undici membri del comitato nazionale locale l’illusione che a loro sarebbe andata meglio che agli altri centri urbani. Il comitato era un organismo abbastanza rappresentativo che includeva i notabili cittadini, gli ulema (dignitari religiosi), i mercanti, i proprietari terrieri e gli ex attivisti della Rivolta del 1936, della quale Safad era stato uno dei centri principali. Il falso senso di sicurezza era rinforzato dalla presenza relativamente alta di volontari arabi a Safad, in totale più di 400, benché solo la metà fosse armata di fucili. Le scaramucce, in città, erano cominciate all’inizio di gennaio, scatenate da un’aggressiva incursione di ricognizione da parte di alcuni membri dell’Haganà al mercato e nei quartieri arabi. Un carismatico ufficiale siriano, Ihasn Qam Ulmaz, organizzò la difesa contro i ripetuti attacchi da parte di un’unità di commando dell’Haganà, il Palmach.

All’inizio, questi attacchi del Palmach erano sporadici e inutili, poiché le loro unità concentravano le azioni sull’area rurale intorno alla città. Ma una volta terminato con i villaggi vicini a Safad (come descritto più avanti nel capitolo), il 29 aprile 1948 si poterono concentrare pienamente sulla città stessa. Sfortunatamente gli abitanti di Safad, proprio nel momento di maggior bisogno, persero l’abile Ulmaz. ll nuovo comandante dell’esercito di volontari della Galilea, Adib Shishakly (che diventerà uno dei governanti della Siria negli anni Cinquanta), lo rimpiazzò con uno dei più incompetenti ufficiali dell’ALA. Tuttavia, non è sicuro che Ulmaz avrebbe ottenuto risultati migliori, visto lo squilibrio di forze: 1000 soldati ben addestrati del Palmach di fronte a 400 volontari arabi, uno dei molti squilibri locali che mostra la falsità del mito del Davide ebreo che nel 1948 affronta il Golia arabo.

Le truppe del Palmach scacciarono la maggior parte degli abitanti, permettendo di rimanere solo a 100 persone anziane, sebbene non per molto.Il 5 giugno, Ben Gurion annoto seccamente sul suo diario: “Abraham Hanuki, da Ayelet Hashahar (un kibbutz), mi ha detto che poiché erano rimasti a Safad solo 100 anziani, li avevano espulsi in Libano”.

 

La città fantasma di Gerusalemme

L’urbicidio non risparmiò Gerusalemme, che mutò rapidamente da “città eterna”, come viene definita in un recente libro di Salim Tamari, in “città fantasma”. Le truppe ebraiche bombardarono, attaccarono e occuparono i quartieri arabi occidentali nell’aprile del 1948. Alcuni dei più ricchi ahbitanti palestinesi di queste zone benestanti se n’erano andati qualche settimana prima. Gli altri vennero espulsi dalle case che continuavano a essere la testimonianza della bellezza architettonica dei quartieri che l’élite palestinese aveva iniziato a costruire, fuori dalle mura della Città Vecchia, alla fine del XIX secolo. In anni recenti alcuni di questi capolavori hanno cominciato a scomparire: i1 fervore edilizio, l’architettonica eccentrica e l’avidità dei costruttori si sono combinati per trasformare questi eleganti quartieri residenziali in strade di mostruose villette e palazzi stravaganti per i ricchi ebrei americani che, da vecchi, tendono a trasferirsi nella città.

Le truppe britanniche si trovavano ancora in Palestina quando queste zone furono epurate e occupate, ma rimasero in disparte e non intervennero. Solo in una area, Shaykh Jarrah, il primo quartiere palestinese costruito fuori dalle mura della Città Vecchia, dove avevano il proprio domicilio le più importanti famiglie, quali gli Husayni, i Nashashibi e i Khalidi, il comando britannico locale decise di intervenire.

Le istruzioni per le forze ebraiche, nell’aprile del 1948, erano molto chiare: “occupare il quartiere e distruggere tutte le case”. L’attacco per epurare l’area iniziò il 24 aprile 1948, ma fu fermato dagli inglesi prima che potesse essere portato a termine completamente. Abbiamo un testimone oculare di quello che accadde a Shaykh Jarrah nel segretario dell’Alto Comitato arabo, Husayn Khalidi, che viveva lì: i suoi telegrammi disperati al muftì erano spesso intercettati dai servizi segreti israeliani e conservati nei loro archivi”. Khalidi racconta come le truppe del comando britannico salvarono il quartiere, tranne venti case che l’Haganà riusci a far esplodere. L’atteggiamento aggressivo tenuto lì dagli inglesi indica quanto sarebbe stato diverso il destino di molti palestinesi se le truppe britanniche fossero intervenute ovunque, come esigevano sia gli obblighi della Carta mandataria sia i termini della Risoluzione di spartizione dell’ONU.

L’inazione britannica fu, tuttavia, la regola, come evidenziano i drammatici appelli di Khalidi, nei confronti dei restanti quartieri di Gerusalemme, specialmente nella parte occidentale della città. Queste zone erano state ripetutamente bombardate fin dal 1° gennaio e qui, a differenza di Shaykh Jarrah, gli inglesi svolsero un ruolo veramente diabolico, poiché disarmarono i pochi residenti palestinesi che possedevano un’arma con la promessa di proteggerli dagli attacchi israeliani, per poi violarla immediatamente.

In uno dei suoi telegrammi all’inizio di gennaio, Husayn Khalidi riferì ad Al-Hajj Amin al Cairo come quasi ogni giorno una folla di cittadini inferociti manifestava davanti alla sua casa cercando una leadership e chiedendo aiuto. I medici tra la folla dissero a Khalidi che gli ospedali erano sovraffollati di feriti e che loro avevano esaurito i sudari per coprire i cadaveri. Vi era una totale anarchia e la popolazione si trovava in uno stato di panico.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Qualche giorno dopo i1 fallito attacco a Shaykh Jarrah, le parti nord e ovest della Gerusalemme palestinese vennero colpite da un bombardamento senza tregua con gli stessi mortai da tre pollici usati a Haifa. Solo Shu’fat tenne duro e rifiutò di arrendersi. Qatamon cadde negli ultimi giorni di aprile. Itzhak Levy, il capo dell’intelligence dell’Haganà di Gerusalemme, ricorda che: “Non appena l’epurazione di Qatamon fu terminata, cominciarono i saccheggi e i furti. Vi presero parte sia soldati che cittadini. Irruppero nelle case e portarono via mobili, abbigliamento, attrezzature elettriche e cibo”.

L’entrata della Legione Araba giordana nella guerra mutò il quadro e le epurazioni vennero fermate a metà maggio del 1948.

Alcuni giordani c’erano già da prima come volontari e il loro contributo aveva aiutato a ritardare l’avanzata ebraica, soprattutto durante l’occupazione di Qatamon, quando erano stati coinvolti in un’aspra battaglia contro le truppe ebraiche nel monastero di San Simone. Ma nonostante il loro eroico nella descrizione di Levy e dei suoi colleghi tentativo di difendere i quartieri palestinesi occidentali, furono sconfitti. In conclusione, 8 quartieri palestinesi e 39 villaggi subirono la pulizia etnica nell’area della Grande Gerusalemme con la popolazione trasferita nella parte orientale della cittaà. Oggi i villaggi sono tutti spariti, ma alcune delle più belle case di Gerusalemme esistono ancora e sono ora abitate da famiglie ebree che le occuparono subito dopo averne espulso gli abitanti, silenziose testimonianze del tragico destino dei loro antichi proprietari.

 

 

LA PULIZIA ETNICA DELLA PALESTINA di Ilan Pappe – Fazi editore – Capitolo 5

Ilan Pappé è uno dei maggiori storici del Medio Oriente. Nato ad Haifa nel 1954 da genitori ebrei sfuggiti alla persecuzione nazista, si è laureato alla Hebrew University e ha conseguito il dottorato a Oxford. Nel 2005 ha sostenuto il boicottaggio (incluso quello accademico) di Israele e per questo, dopo aver insegnato per anni a Haifa, si è dovuto trasferire in Gran Bretagna, all’Università di Exeter.

 

Gerusalemme-PIC. Venerdì pomeriggio le forze israeliane si sono scontrate con giovani musulmani nei cortili di al-Aqsa.

Diversi giovani hanno lanciato pietre contro le forze di polizia israeliane presenti alla Porta al-Maghariba, per protestare contro la dissacrazione della moschea da parte dei coloni, in quest’ultima settimana.

La polizia israeliana ha eretto barriere di ferro a tutte le entrate che portano al complesso di al-Aqsa e ha impedito l’accesso ai fedeli musulmani.

36 giovani sono stati arrestati dopo aver lasciato la moschea.

Gaza-Quds Press e PIC. Venerdì mattina le forze di occupazione hanno aperto il fuoco contro contadini palestinesi a est di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Non ci sono stati feriti.

Fonti locali hanno riferito che i soldati israeliani hanno sparato da dietro la barriera di “confine” contro gli agricoltori che stavano lavorando i campi.

L’intensità degli spari ha costretto gli agricoltori a mettersi al riparo.

Gli attacchi contro contadini e pescatori della Striscia di Gaza sono quotidiani.

Gerusalemme-Quds Press. Durante le festività della Pasqua ebraica, tra il 24 al 28 aprile, 1.058 coloni israeliani hanno invaso il complesso di al-Aqsa.

Giovedì, 192 coloni hanno fatto irruzione nel luogo santo islamico.

Le guardie e i fedeli nel complesso di al-Aqsa sono riuscite a contrastare alcune incursioni, mentre decine di intrusi tentavano di eseguire rituali davanti ai cancelli, venerdì.

Gerusalemme-PIC. Le Autorità d’occupazione israeliane mantengono sotto custodia la giornalista di Gerusalemme Samah Duwaik, 25 anni, per il 17esimo giorno consecutivo, dopo averla accusata di incitazione contro l’occupazione su Facebook.

Le AOI le impediscono di ricevere visite dalla famiglia da quando è stata arrestata, il 10 di aprile, con la scusa delle feste ebraiche attuali.

La Società per i Prigionieri Palestinesi ha rivelato che Duwaik è una dei 19 giornalisti mantenuti nelle carceri israeliane. La sorella della detenuta, Israa, ha dichiarato a Quds Press, questo mercoledì, che Samah è stata arrestata nella propria casa, nel quartiere di Silwan, ed è trattenuta nella prigione israeliana di Hasharon con altre 10 detenute. Una corte israeliana ha esteso la sua detenzione la scorsa settimana per completare i processi legali.

Traduzione di F.H.L.

Gerusalemme Occupata–Pic. Secondo quanto riportato mercoledì da un gruppo per i diritti, l’80% dei palestinesi della Gerusalemme Occupata lotta contro la povertà, con quattro palestinesi su cinque che vivono con un salario giornaliero inferiore ai due dollari USA.

Uno studio condotto dall’organizzazione Unwan al-Amel, che sta facendo una campagna per i diritti dei lavoratori, ha rivelato che l’85% dei bambini palestinesi della Gerusalemme Occupata si trova in condizioni socio–economiche di estrema povertà, con il tasso di povertà che è salito dal 75 all’80%.

Il capo del Progetto per il Lavoro dei palestinesi, Raja Zaatra, ha dichiarato che la maggior parte dei lavoratori palestinesi nella Gerusalemme Occupata sono pagati meno del salario minimo.

Zaatara si è dichiarato contrario alla politica di apartheid israeliana che separa la Cisgiordania occupata dalla Gerusalemme Occupata, insieme alla crescente ondata di attacchi razzisti contro lavoratori e bambini palestinesi nel corso degli ultimi sei mesi.

Ha inoltre denunciato le limitazioni israeliane sui movimenti dei palestinesi e la politica dei doppi standard perseguita dal governo di occupazione nei territori occupati.

Traduzione di F.G.

Report del Palestinian Centre for human rights – Pchr -. 21- 27 aprile 2016

Le forze israeliane continuano i crimini sistematici nei Territori Palestinesi Occupati (TPO)

 

  • Le forze israeliane hanno continuato a far uso di forza eccessiva nei Territori Palestinesi Occupati (TPO)

– Una donna palestinese e suo fratello sono stati uccisi al check-point militare di Qalandia, a nord della Gerusalemme occupata.

– Quattro civili palestinesi, tra cui 2 bambini e un fotoreporter, sono stati feriti in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

  • Le forze israeliane hanno condotto 56 incursions nelle comunità palestinesi della Cisgiordania e una nella Striscia di Gaza.

– 44 civili, tra cui 5 bambini e una donna,  sono stati arrestati.

– 34 di loro, tra cui 3 bambini e una donna, sono stati arrestati nella Gerusalemme occupata.

– 600 grammi di gioielli, 1500 shekel e 150 dinari giordani sono stati confiscati in una casa del villaggio di Beit Ummar.

– Un civile palestinese è stato arrestato mentre tentava di passare dalla Striscia di Gaza in Israele in cerca di lavoro.

  • Le forze israeliane hanno continuato a colpire i pescatori palestinesi nel mare della Striscia di Gaza.

–  Due pescatori sono stati arrestati nel nord della Striscia.

  • Le forze israeliane hanno continuato le attività per creare una maggioranza ebraica nella Gerusalemme Est occupata.

– Il comune di Israele ha emesso decine di avvisi di demolizione per le case del villaggio di Silwan.

– Centinaia di coloni hanno preso d’assalto i cortili della moschea di al-Aqsa durante le vacanze per la Pasqua ebraica.

  • Le attività di colonizzazione sono  continuate in Cisgiordania.

– I coloni hanno lanciato pietre contro un autobus nella zona est di Qalqilya, mandando in frantumi una delle finestre del bus.

Le forze israeliane hanno suddiviso la Cisgiordania in cantoni e hanno continuato a imporre la chiusura illegale della Striscia di Gaza per il 9 ° anno.

–  Decine di check-point temporanei sono stati istituiti in Cisgiordania e altri sono stati ristabiliti per ostacolare la circolazione dei civili palestinesi.

– 3 civili palestinesi, tra cui il fotoreporter Omer Nazzal, sono stati arrestati ai check-point militari in Cisgiordania.

Riassunto

Le violazioni israeliane del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale nei Territori Palestinesi Occupati (TPO) sono continuate durante il periodo di riferimento (21- 27 aprile 2016).

Colpiti

Le forze israeliane hanno continuato a commettere crimini, mietendo vittime civili. Hanno anche continuato a far uso eccessivo della forza contro i civili palestinesi che partecipavano a proteste pacifiche in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, la maggior parte di loro erano giovani. Durante il periodo di riferimento, le forze israeliane hanno ucciso una donna palestinese e suo fratello al check-point di Qalandia, a nord della Gerusalemme occupata, ne hanno ferito altri 3 in Cisgiordania, tra cui un bambino e un fotoreporter. Hanno ferito anche un altro bambino nella Striscia di Gaza.

In Cisgiordania, nell’ennesimo crimine per uso di forza letale, il 27 aprile 2016, le forze israeliane di stanza al check-point militare di Qalandia, a nord della  Gerusalemme occupata, hanno sparato e ucciso Maram Saleh Abu Ismail (di 23 anni) e suo fratello Ibrahim (di 16 anni). I 2 fratelli sono stati lasciati morire dissanguati nei pressi del check-point, perché i soldati israeliani hanno impedito l’accesso agli automezzi della Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS).

Traduzione di Edy Meroli

Il report completo: qui

Betlemme-Ma’an. Giovedì mattina le forze israeliane hanno scortato gruppi di israeliani nei luoghi sacri situati in alcune città della Palestina, lungo la Cisgiordania occupata, causando scontri, mentre le tensioni si sono intensificate durante lo svolgimento della festività ebraica.

Fonti della sicurezza palestinese hanno riferito a Ma’an che centinaia di coloni israeliani sono arrivati con più di 15 autobus, attorno alla mezzanotte, presso la Tomba di Giuseppe a Nablus.

Le forze militari israeliane che hanno messo in sicurezza l’area per l’entrata dei coloni, si sono scontrate con giovani palestinesi vicino al luogo sacro, ed hanno lanciato lacrimogeni e granate assordanti mentre i ragazzi lanciavano pietre e bottiglie vuote. Non si sono segnalati feriti.

Un rappresentante dell’esercito israeliano ha confermato a Màan che i militari hanno accompagnato gli israeliani sul luogo nel quale i Palestinesi hanno iniziato a lanciare pietre e pneumatici incendiati contro le forze armate.

Nel frattempo, proprio all’esterno del villaggio di al-Khader, che si trova nella zona di Betlemme, il dirigente del comune Isaac Sbeih ha dichiarato a Ma’an che circa 70 coloni israeliani, affiancati dai soldati, erano entrati nelle Piscine di Salomone.

Quest’anno centinaia di israeliani hanno viaggiato attraverso i territori palestinesi occupati sotto scorta armata durante la festività pasquali, spesso nei siti dell’Area A, in Cisgiordania, che si suppone siano sotto la completa giurisdizione palestinese, secondo gli Accordi di Oslo.

La maggioranza dei siti sacri visitati sono luoghi critici, e le visite che sono avvenute a partire dal venerdì di Pasqua hanno costretto le autorità israeliane ad imporre severe restrizioni sui Palestinesi, mentre gli israeliani si spostavano lungo i territori occupati.

Tali visite provocano frustrazioni tra i Palestinesi che considerano le incursioni come una diretta minaccia alla sovranità palestinese e a qualsiasi possibilità di un futuro stato palestinese indipendente, che in effetti è stata minacciata dalla crescente presenza di coloni sul territorio palestinese.

Decine di israeliani mercoledì hanno visitato un parco del luogo ad al-Karmil, a sud di Yatta, e migliaia si sono spostati attraverso la Città Vecchia di Hebron per visitare la Moschea Ibrahimi, conosciuta agli ebrei come la Caverna dei Patriarchi.

I politici ed i coloni israeliani martedì si sono riuniti per una manifestazione nella Città Vecchia di Hebron – situata al centro della più grande città palestinese della Cisgiordania – dove un numero di funzionari ha chiesto l’annessione totale della Cisgiordania occupata.

I proprietari di negozi palestinesi intanto sono stati costretti a chiudere le serrande ed i residenti della Città Vecchia sono stati virtualmente bloccati in casa dalle forze israeliane, secondo quanto riferito dagli abitanti locali.

Nella Città Vecchia di Gerusalemme occupata, quasi ogni giorno gli estremisti israeliani della destra sono stati evacuati dalla zona della Moschea di Al-Aqsa, fin da quando la Pasqua è cominciata, per aver violato le regole delle visite.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

Ramallah-PIC. Giovedì sera, le forze di occupazione israeliane hanno ferito una ragazza e ne hanno arrestato un’altra al check-point di Beit Huroun, a Ramallah, a seguito di un presunto attacco. Secondo fonti israeliane si tratta di due adolescenti di 14 anni.

Le forze israeliane hanno dichiarato che due palestinesi sono state arrestate, di cui una ferita, dopo che avrebbero tentato di accoltellare un soldato vicino all’insediamento illegale di Beit Huroun.

I soldati hanno impedito alla Mezzaluna Rossa palestinese di prestare soccorso alla ragazzina ferita.

 

Gaza-PIC. Nizar Ayyash, presidente del sindacato dei pescatori palestinesi, ha dichiarato che le forze navali israeliane stanno prendendo di mira in modo intensivo i pescatori della Striscia di Gaza da quando l’area di pesca permessa è passata da 6 miglia nautiche a 9. Da allora, 24 pescatori sono stati arrestati e 9 imbarcazioni confiscate.

Ayyash ha raccontato a PIC che le pratiche aggressive di Israele contro i pescatori gazawi stanno minando la stagione della pesca delle sardine che dura un solo mese.

L’accordo di Oslo, siglato dall’Anp e da Israele nel 1993, prevedeva che i pescatori di Gaza potessero spingersi fino a 20 miglia nautiche, ma le forze navali israeliane li attaccano quotidianamente entro le 6 miglia dal 2000, anno dell’Intifada di al-Aqsa.

Due bambini-simbolo della mostruosità israeliana: Dima al-Wawi, la più piccola prigioniera palestinese, tenuta per oltre due mesi in carcere e torturata; Ahmad al-Dawabshe, unico sopravvissuto al rogo della sua famiglia.

Ramallah. Mercoledì, il blocco studentesco di Hamas ha vinto le elezioni all’università di Birzeit,  a Ramallah.

Il blocco islamico pro-Hamas al-Wafaa ha dichiarato la propria vittoria guadagnando 25 seggi. Il gruppo Yasser Arafat, di Fatah, segue con 21 seggi. Quello del Fronte per la Liberazione della Palestina ne ha ottenuti 5.

Ha votato il 76 percento degli studenti.

L’anno scorso, il blocco islamico vinse le elezioni per la prima volta dal 2007 nel campus storicamente dominato da Fatah. Quello di Birzeit è considerato il più importante campus nel contesto politico studentesco attuale.

Il movimento di Hamas si è congratulato con il blocco islamico per la vittoria e ha dichiarato che “è stata conseguita nonostante gli sforzi delle autorità di occupazione e dell’Autorità nazionale palestinese di sopprimere il voto di Hamas”, citando come esempio l’arresto del presidente del Consiglio studentesco, Saif al-Islam Daghlas e di altri studenti.

L’anno scorso, Human Rights Watch criticò l’Anp per la detenzioni di studenti univesitari  in Cisgiordania, dopo le elezioni, “per nessuna ragione apparente se non il loro legame con Hamas o le loro opinioni”.

 

Hamas e il Fplp hanno condannato il coordinamento per la sicurezza tra l’Anp e Israele come un tentativo di distruggere la resistenza contro l’occupazione. (Fonti: Ma’an e PIC)

Il Fatto Quotidiano. Leeden e il fedelissimo di Renzi in corsa per consulenza al coordinamento 007 si frequentano da anni. L’americano al centro di un’indagine del Pentagono. Coinvolto anche l’ambasciatore di Israele a Roma.

Continua qui.

 

Imemc. Il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) ha pubblicato l’ultimo rapporto mensile sulla chiusura che si occupa degli sviluppi dello stato dei valichi di frontiera della Striscia di Gaza nel  marzo 2016. Il rapporto documenta l’impatto del continuo assedio israeliano sui civili palestinesi e che colpisce le loro condizioni economiche e sociali.

Si confutano  anche le affermazioni di Israele di aver allentato la chiusura della Striscia di Gaza bloccata per il nono anno consecutivo.

Inoltre, la relazione sottolinea che le azioni israeliane mirano alla istituzionalizzazione della chiusura, rendendo le restrizioni illegali imposte alla circolazione delle persone e delle merci accettabili a livello internazionale, anche se violano la legge internazionale, incluse le leggi internazionali umanitarie e per i diritti umani.

Nel periodo in esame, il numero di camion autorizzati a entrare nella Striscia di Gaza è aumentato; tuttavia, non si è assistito ad alcun cambiamento importante a livello commerciale. Le forze israeliane hanno permesso l’ingresso di 17.241 camion, la maggior parte dei quali trasportavano prodotti alimentari e materiali di consumo, con una media di 556 al giorno.

Le restrizioni sono state imposte anche all’ingresso di un certo numero di beni di prima necessità, in particolare materiali necessari per la ricostruzione di Gaza, progetti di infrastrutture e materiali per la fabbricazione e la produzione.

Inoltre, sono stati imposti molti ostacoli all’importazioni, tra cui la frequente chiusura dell’unico valico commerciale per entrare nella Striscia di Gaza, Karm Abu Salem (Kerem Shalom); il valico è stato chiuso per 9 giorni (il 29% del totale). Inoltre, le forze israeliane hanno impedito l’ingresso nella città di Gaza di materiali da costruzione per il settore privato [1]

Di conseguenza, centinaia di progetti di case private in costruzione sono bloccati oltre ad altri progetti di ricostruzione del settore privato. Il blocco dei lavori aggraverà le sofferenze dei civili che hanno un disperato bisogno di ricostruire le loro case e le strutture.

Ciò infliggerà anche pesanti perdite alle aziende del settore privato per l’interruzione del lavoro e l’aumento dei già elevati tassi di disoccupazione e di povertà tra i lavoratori e le loro famiglie.

Per quanto riguarda le esportazioni, le forze israeliane hanno continuato a imporre il divieto di esportare dalla Striscia di Gaza verso la Cisgiordania, Israele e l’estero, con l’eccezione di quantità limitate.

Nel periodo in esame, 100 camion sono stati autorizzati all’esportazione in Cisgiordania, 87 erano carichi di prodotti agricoli, uno di pesce, 4 di mobili, 3 di stoffe e 5 di rottami. Il tasso delle esportazioni della Striscia di Gaza per il mese di marzo costituisce il 2,2% delle esportazioni rispetto a giugno 2007.

Inoltre, alla popolazione della Striscia di Gaza è stato negato il diritto alla libertà di circolazione e ne continua a soffrire a causa di ostacoli imposti in tutti i valichi di frontiera che collegano la Striscia con la Cisgiordania e con Israele.

Inoltre, durante il periodo di riferimento, le forze israeliane hanno imposto severe restrizioni alla circolazione degli abitanti di Gaza al valico di Beit Hanoun (Erez), l’unico passaggio per le persone verso la Cisgiordania, compresa Gerusalemme, e/o Israele. Dunque a 2 milioni di persone è stato negato il diritto alla libertà di circolazione. Un numero limitato di Palestinesi è stato autorizzato a passare dal valico: 1.440 pazienti e 1.330 accompagnatori di pazienti.

Inoltre, le forze israeliane hanno arrestato 3 pazienti che tornavano dall’ospedale in cui erano stati trasportati per le cure. Questi pazienti sono affetti da gravi malattie e non potevano curarsi negli ospedali della Striscia di Gaza.

Va notato che queste statistiche non esprimono il numero di persone ammesse al transito perchè il numero dei titolari dell’autorizzazione è molto inferiore a quello dei passaggi.

Le forze israeliane hanno anche permesso il transito dal valico di al-Karama a 8.477 uomini d’affari, a 828 cittadini per esigenze personali, a 755 operatori di organizzazioni umanitarie internazionali. Hanno autorizzato a 595 anziani diretti alla moschea di  al-Aqsa e a 415 cristiani l’attraversamento del valico di Beit Hanoun (Erez) secondo procedure molto complicate con conseguenti lunghi tempi di attesa, a volte fino di diversi giorni.

Il titolare del permesso può passare più di una volta dal valico di Beit Hanoun.

Nel periodo in esame, il valico internazionale di Rafah è stato chiuso per tutto il mese di marz. Questo ha rivelato la realtà della situazione nella Striscia di Gaza all’interno di una politica di punizione collettiva e la chiusura israeliana imposta a tutti i valichi di frontiera, in particolare al valico di Beit Hanoun.

Il numero di Palestinesi che si sono registrati per attraversare il valico e sono in attesa del loro turno, è di oltre 25 mila, oltre a migliaia che hanno bisogno viaggiare, ma non si sono registrati.

Nelle raccomandazioni del rapporto, il PCHR ha chiesto alla comunità internazionale, in particolare alle Alte Parti Contraenti della Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla protezione dei civili in tempo di guerra, di intervenire immediatamente per costringere le autorità israeliane ad aprire i valichi della Striscia di Gaza e porre fine al grave deterioramento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza.

Traduzione di Edy Meroli

Rassegna “Raccontami la Storia”
secondo appuntamento @IlCieloSottoMilano

Mercoledì, 27 April, 2016

ore 18:30

Passante di Porta Vittoria

Palestina, storia di una terra

un film di Simone Bitton
introdotto da Roberta Arcelloni e Guido De Monticelli

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/event/rassegna-raccontami-la-storia-secondo-appuntamento-ilcielosottomilano#sthash.WgJjvDdX.dpuf

Pagine

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

PalestinaRossa newsletter

Resta informato sulle nostre ultime news!

Subscribe to PalestinaRossa newsletter feed

Accesso utente