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PIC. Il Segretario generale dell’Iniziativa nazionale palestinese, Moustafa Barghuthi, ha affermato che l’approvazione da parte del Knesset israeliano del disegno di legge per la legalizzazione di nuovi avamposti, è una dichiarazione di guerra contro il popolo palestinese e l’idea stessa di pace.

Martedì, durante una conferenza stampa, Barghuthi ha dichiarato che permettere la confisca delle terre private palestinesi a favore dei coloni e la legalizzazione di 120 nuovi insediamenti israeliani in Cisgiordania, significa condannare a morte lo Stato palestinese.

Secondo il Segretario generale: “Tutto ciò non sorprende, dal momento che Israele è retto da un governo fascista che ha deciso di investire in apartheid e oppressione razziale e di legittimare la pratica del banditismo sull’insieme delle terre e dei beni palestinesi”.

Barghuthi (membro del Consiglio legislativo palestinese per l’Iniziativa nazionale) ha inoltre sottolineato che l’estremismo razziale che caratterizza la società israeliana continua a legittimare le politiche estremiste e razziste del governo d’occupazione.

Il Segretario generale ha invitato i Palestinesi ad adottare una strategia nazionale unica, basata sulla resistenza all’occupazione israeliana e alle sue azioni razziste, ad esigere un boicottaggio totale d’Israele e delle sue politiche, a porre fine ad ogni tipo di cooperazione con esso, e ad annunciare il fallimento del preteso compromesso di pace.

Inoltre, egli ha ugualmente invitato i paesi arabi e tutti coloro che sostengono la libertà e l’indipendenza dei Palestinesi alla necessità di boicottare, oggi più che mai, l’occupazione israeliana e d’imporre sanzioni al governo razzista ed estremista israeliano.

Il Knesset israeliano ha già approvato in lettura preliminare con 60 voti favorevoli e 49 contrari, la legge che prevede di legalizzare decine di insediamenti.

Con la ratifica della legge è autorizzata la costruzione di circa 4000 abitazioni per coloni israeliani sulle proprietà private palestinesi, la confisca di 8000 dunum (1 d.=a 1.000 m²) in Cisgiordania, e il trasferimento di 40 famiglie dall’insediamento di Amona, a nord-est di Ramallah, verso terre palestinesi scelte in virtù di suddetto progetto e considerate come “proprietà degli assenti”.

Traduzione di Daniela Minieri

PIC. Mercoledì, il comitato distrettuale israeliano di pianificazione e edificazione nella Gerusalemme occupata discuterà le procedure per l’approvazione e esecuzione di 20 progetti di colonizzazione nella Città Santa.

Tra questi progetti c’è la costruzione di 770 unità abitative e decine di strutture commerciali, pubbliche e turistiche sulle terre palestinesi annesse alla colonia di Gilo, localizzata tra Betlemme e Gerusalemme.

Il comitato discuterà un piano per ampliare le unità abitative nella colonia di Ramot, nel nord di Gerusalemme, e per costruire una grande sinagoga nell’area di Jabal Mukaber che guarda sulla moschea al-Aqsa e la Città Vecchia.

Un altro progetto è quello di costruire una sinagoga a cinque piani per i coloni di Ramot Shlomo, nella città di Shuafat, a nord di Gerusalemme

 

 

Palestinians from Gaza city pray outside the Dome of the Rock during their visit to the Al-Aqsa mosque compound, Islam’s third holiest site, in the old city of Jerusalem on October 5, 2014. Israeli authorities relaxed restrictions for the Muslim holiday of Eid al-Adha and allowed Palestinian pilgrims to cross into Israel from Gaza to pray at the al-Aqsa mosque compound. AFP PHOTO/ AHMAD GHARABLI

Gaza-PIC. Le autorità israeliane hanno esteso la decisione di non concedere i permessi di viaggio a 150 cittadini anziani di Gaza per visitare la moschea di Aqsa di venerdì fino a nuovo avviso.

La decisione israeliana ha escluso 100 impiegati che lavorano per l’UNRWA di Gaza, secondo Mohamed Maqadmeh, portavoce per l’Autorità generale palestinese degli Affari civili (GACA).

Il portavoce ha dichiarato che Israele li ha informati di aver cancellato i permessi di viaggio di 150 cittadini da Gaza a Gerusalemme.

Le autorità israeliane hanno dichiarato di aver preso tale decisone perché i passeggeri non erano disposti a tornare indietro a Gaza il giorno stesso.

Ogni venerdì, le autorità israeliane permettono a 250 cittadini di Gaza oltre i 50 anni di visitare la Città Vecchia di Gerusalemme per pregare nella moschea di Aqsa.

Il GACA coordina lo spostamento di 150 di questi passeggeri, mentre l’UNRWA coordina il viaggio di altri 100 che lavorano presso l’UNRWA a Gaza.

Traduzione di F.G.

A cura di Parallelo Palestina.

Bristol Palestine Film Festival

http://www.bristolpff.org.uk/

…e non perdetevi il trailer:

https://vimeo.com/194038957

Giunto alla sua sesta edizione, ritorna con una serie di documentari e film (alcuni mai visti prima nel Regno Unito) che forniscono una visione unica della vita in Palestina, raccontata attraverso le storie delle persone che vi abitano.
Il Festival prende il via il Venerdì 8 dicembre con la commedia thriller “Amore, furti e altri guai”, storia di un ladro d’auto maldestro che sta per avere una pessima giornata. Sabato avremo “Trip Along Exodus”, uno sguardo lungo 70 anni di storia palestinese attraverso la vita del Dr. Elias Shoufani, la cui figlia regista sarà presente per un incontro-dibattito successivo.
Domenica si parte con “Oriented”, un documentario avvincente che ridefinisce ciò che significa essere gay, arabo e vivere in Israele, ed è seguìto da “3000 Nights”, un’allegoria cruda e poetica della libertà sotto occupazione.

Oltre che al Watershed le proiezioni del Festival si terranno anche in altri luoghi in tutta Bristol, come al Baggator, all’Easton e al The Arts House di Stokes Croft.


Venerdì 9 dicembre

“Amore, furti e altri guai”
Mousa entra nella difficoltà della sua vita quando ruba la macchina sbagliata. Quello che pensava fosse una macchina israeliana e un modo semplice per fare soldi nel suo povero campo profughi palestinese risulta essere un carico di sventura quando scopre un soldato israeliano rapito nel bagagliaio. Spera allora di ottenere il riscatto che gli garantirà un visto di uscita dal paese e dalla sua naufragata storia d’amore. Mousa si ritrova in fuga dalle milizie palestinesi e dall’intelligence israeliana

Ave Maria
Dir. Basil Khalil, 2015, commedia, 15 minuti, Palestina, sottotitolato.
Le Suore della Misericordia del convento nel mezzo del deserto della Cisgiordania hanno la loro routine quotidiana di silenzio e di preghiera interrotto quando una famiglia di coloni israeliani religiosi si schiantano con la loro auto contro la parete del convento.

Sabato 10 dicembre

Un viaggio lungo un esodo + Dibattito
Dir. Hind Shoufani, 2015, Documentario, 2 ore, Palestina, sottotitolato.

Un documentario lungometraggio che esplora gli ultimi 70 anni di politica palestinese visti attraverso il prisma della vita del padre del regista, il Dr. Elias Shoufani, un leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e un intellettuale accademico e di sinistra, che è stato uno dei leader dell’opposizione ad Arafat all’interno di Fatah per 20 anni.
Hind Shoufani
Hind Shoufani è una poetessa e regista palestinese che affronta le tematiche femministe, la libertà ed suoi limiti, il mondo arabo con le sue insidie e la sua bellezza attraverso le parole e i versi.
E’ fondatrice del collettivo Poeticians, un gruppo di guerriere della parola che si esibiscono in varie sedi in Medio Oriente, dal 2007. Hind ha pubblicato due libri, “More light than death could bear” e “Inkstains on the edge of light” ed è l’editrice dell’antologia Poeticians “Nowhere near a damn rainbow”, con più di 30 poetesse che scrivono sul mondo arabo.

Hind è attratta dalla longevità del lutto, dai segreti recessi del cervello che costringono le persone a scrivere, dalla lotta contro l’oppressione in tutte le sue forme e in tutti gli angoli del mondo, dai film che ricreano la nozione dell”Altro” nella mente delle persone, dalla vita dei rifugiati palestinesi nomadi e senza radici, dal diverso modo di amare e da ciò che significa essere giovane, arabo, bilingue, e secolare nella crescente ondata di estremismo montante nella sua terra d’origine. Scrive della Siria, di sua madre, dei deserti del Dubai e di tutto il resto.
Chai For Tre
Chai For Tre sono Knud Stüwe all’Oud, Simon Leach alle percussioni oud e derabukka e David Mowat alla tromba e corno flugel. Suoneranno musica del Mediterraneo e Medio Oriente: melodie turche, baladi egiziano, arie classiche da Hijaz, la musica sefardita dalla Spagna e danze Dabke palestinesi.

Domenica 11 dicembre

Oriented
“Oriented” segue la vita di tre amici palestinesi esplorando la loro identità nazionale e sessuale a Tel Aviv durante i bombardamenti di Gaza del 2014. Khader è un “tesoro” di Tel Aviv proveniente da una prominente famiglia mafiosa musulmana. Vive con il suo ragazzo ebreo, David, un locale impresario di vita notturna LGBT, e la loro dalmata, Otis, a Tel Aviv. Khader è in conflitto con il suo desiderio di cambiamento di fronte ad una situazione apparentemente senza speranza. Fadi è un fervente nazionalista palestinese sepolto dal senso di colpa per un amore ebreo e Naeem deve affrontare con la sua famiglia il discorso sulla sua sessualità. Nel frattempo, la guerra fermenta.
In Overtime
Dir. Rami Yasin, 2014, corto, 13min, Palestina, sottotitolato
Quando a 40 anni, Amir visita il suo padre malato in ospedale con l’intenzione di rivelargli un segreto di lunga data, la natura del loro non ottimo rapporto si mette di mezzo. Mentre i due uomini si fronteggiano, Amir non regge la tensione e finalmente si ritira e se ne va. Accecato dalla rabbia e dalle sue galoppanti emozioni, Amir si ritrova bloccato tra il senso di colpa e un disperato bisogno di correre di nuovo dal padre prima che sia troppo tardi.
3000 Nights
Ispirato da una storia vera e girato in una vera e propria prigione, “3000 Nights” racconta la storia di una insegnante palestinese, appena sposata che è falsamente arrestata e rinchiusa in una prigione israeliana dove dà alla luce un figlio. Attraverso la lotta per far crescere il suo bambino dietro le sbarre, il film ripercorre il viaggio di una giovane madre attraverso la speranza, la resilienza e la sopravvivenza contro ogni probabilità.
Casa
Dir. Ahmad Saleh, Animazione, 2014, 5min, Palestina
Per generazioni, la famiglia ha vissuto in una casa spaziosa, bella e confortevole. La generosità della casa era diventata parte della loro vita. Gli ospiti erano stati sempre accolti per godere di un piacevole soggiorno. Fino a quando un ospite è arrivato con un piano diverso in mente.
Sorelle velocità
Dir. Ambra Fares, 2015, documentario, 1h 18 min, Palestina, con sottotitoli
Vuoi incontrare le prime pilote di gare automobilistiche palestinesi? Marah, Betty, Maysoon, Khalid e Mona sono le protagoniste di questo veloce e furioso documentario sul mondo adrenalinico dello sport dei motori in Cisgiordania.
Sullo sfondo della tensione dell’occupazione militare e della restrizione delle libertà civili, queste cinque giovani donne formano la prima squadra di auto da corsa a guida soltanto femminile in Medio Oriente. In lizza per il riconoscimento in uno sport dominato dagli uomini, questo affascinante studio le mostra come straordinarie donne che combattono repressioni di tutti i tipi: problematiche di accesso alla pratica, pregiudizi di genere, pressioni sociali, nonché una bizzarra concorrenza interna. Saranno in grado di superare la tempesta?
Con una fantastica colonna sonora e soggetti brillantemente carismatici, il film mescola personale e politico con grande effetto, lasciandovi addosso il tifo per una squadra straordinaria.

Lunedi 12 dicembre

Torna anche a grande richiesta

“Betlemme: nascosto alla vista”

è un film sullo strangolamento e la detenzione del ‘Little Town’ di Betlemme e del suo impatto sulla comunità cristiana locale. Presentato dal fondatore di Amos fiducia Garth Hewitt, il film comprende anche interviste con Jeff Halper, Naim Ateek, Yehuda Shual e Mitri Raheb.
La serata includerà un dibattito con Bristol Kairos Iniative.

Gerico˗Ma’an. Martedì le forze israeliane hanno spianato numerose strutture appartenenti a diverse famiglie palestinesi della Valle del Giordano, a nord della città di Gerico, nella Cisgiordania occupata.

Secondo l’agenzia news palestinese Wafa, soldati e bulldozer israeliani hanno invaso il villaggio di Fasayil e distrutto numerose strutture d’acciaio appartenenti ad Abed al-Hadi Ali Hussein Obayyat, Adnan Ibrahim Abu Kharabish e Zaid Mahmoud Ibrahim Abu Kharabish

Le forze israeliane hanno anche demolito due strutture sanitarie appartenenti ad Adnan e Zaid Abu Kharabish.

Non è stato possibile ottenere un commento immediato da parte del COGAT, l’agenzia israeliana responsabile per l’attuazione delle politiche di Israele nel territorio palestinese occupato.

Martedì stesso le autorità israeliane avevano già demolito tre strutture palestinesi nel quartiere di Silwan, nella Gerusalemme Est occupata.

Secondo i dati dell’ONU, perlomeno 1.569 palestinesi sono rimasti sfollati dall’inizio del 2016 a causa delle demolizioni nei territori occupati, in confronto ai 688 del 2015.

Traduzione di F.G.

Nazareth-PIC. Con un’altra mossa razzista, le autorità israeliane della città di Beersheba hanno prontamente deciso di mettere a tacere il sistema pubblico informativo in lingua araba sugli autobus che circolano in città.

Per volontà del sindaco di Beersheba, Ruvik Danilovich, il ministro israeliano dei Trasporti ha incaricato la Dan Bus Company di rimuovere la voce in arabo dagli annunci effettuati a bordo dei suoi autobus pubblici.

Danilovich ha giustificato questa mossa razzista affermando che non ha fatto altro che rispondere alle richieste dei residenti ebrei israeliani che hanno presentato denunce alla ditta e al municipio di Beersheba riguardanti gli annunci in arabo emessi alle fermate del bus.

Parlando ad un canale israeliano, il sindaco ha inoltre sostenuto che l’arabo sarà nuovamente incluso sugli autobus di Beersheba una volta che “venga adottato in tutto il territorio israeliano”.

Tale misura è stata deplorata dai cittadini arabi di Israele che l’hanno definita razzista e in quanto parte della campagna di istigazione che è stata lanciata dal governo di Benjamin Netanyahu contro i cittadini arabi durante i recenti incendi che hanno colpito il paese.

Beersheba è una città di 200.000 abitanti nella regione meridionale del Negev.

Molti dei passeggeri dei bus e dei treni di Beersheba sono residenti arabi della città e delle zone limitrofe, ed il sistema di diffusione in arabo è stato progettato proprio per servire loro.

L’arabo è una lingua ufficialmente riconosciuta in Israele. Per legge, i ministri del governo devono emanare tutte le comunicazioni ufficiali, gli annunci pubblicitari e i moduli ufficiali sia in ebraico che in arabo, e la popolazione ha il diritto di rivolgersi alle autorità locali e agli enti governativi in ebraico ed in arabo.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

Betlemme-Ma’an. Lunedì 5 dicembre, la Lista Unita, una coalizione del parlamento israeliano che rappresenta i cittadini palestinesi di Israele, ha dichiarato di voler presentare una querela contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dopo le accuse secondo cui la recente ondata di incendi in Israele e in Cisgiordania era stata causata da Palestinesi – incendi di matrice politica.

Nella dichiarazione sui social media, il capo della lista, Ayman Odeh, ha affermato che la decisione di sporgere querela “per incitamento contro i cittadini arabi è giunta  in risposta alle dichiarazioni di Netanyahu durante i giorni degli incendi secondo il quale la vera minaccia per lo stato di Israele non sono i Palestinesi dei territori occupati, ma gli Arabi all’interno di Israele”.

Il quotidiano israeliano Jerusalem Post ha anche citato Odeh per aver detto che “tutti sanno che non c’è stata un’ ondata di terrorismo, non c’è stata un’intifada di incendi” e che “se le affermazioni sul ‘terrore’ sono smentite, allora migliaia di ebrei hanno incitato contro gli arabi e hanno chiesto di ucciderli… ma nemmeno uno di loro è stato indagato”.

Il 26 novembre, il primo ministro israeliano aveva accusato i “terroristi” di cercare di “sommergere la nostra regione di odio. (…)  Le loro fiamme non potranno mai bruciare la nostra speranza.

“(…) Alcuni Palestinesi hanno acceso fuochi e festeggiato nelle strade. Altri stanno aiutando a spegnere le fiamme. I primi non troveranno posto per nascondersi e saranno portati davanti alla giustizia”.

Il ministro dell’Istruzione israeliano, Naftali Bennett, ha anche accusato i Palestinesi di essere “terroristi di fuoco”, affermando che “potrebbe appiccare il fuoco soltanto colui al quale questa terra non appartiene”, sottintendendo sia che i Palestinesi sono i responsabili degli incendi sia che non hanno alcun legame con la terra da cui circa 700 mila di loro furono deportati durante la creazione di Israele, nel 1948.

Nel frattempo, il ministro israeliano della Sicurezza Pubblica, Gilad Erdan, aveva chiesto di demolire le case di qualsiasi Palestinese riconosciuto colpevole di incendio doloso, e il ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, aveva affermato, durante una visita all’insediamento israeliano illegale di Hallamish, in Cisgiordania, dopo un incendio, che la migliore risposta alla distruzione provocata dalle fiamme è di “espandere gli insediamenti”.

La critica ha sostenuto che i politici israeliani si sono affrettati a biasimare i Palestinesi per gli incendi come una manovra politica per convincere ulteriormente la comunità internazionale dell’ostilità palestinese verso lo stato di Israele.

Nel frattempo, la Lista Unita e il movimento Fatah in Cisgiordania hanno condannato i Palestinesi che hanno festeggiato gli incendi come vendetta per il disegno di legge israeliano che vieta la chiamata alla preghiera musulmana, mentre le squadre della protezione civile palestinese hanno fornito rinforzi per aiutare Israele a controllare gli incendi a Haifa e a Gerusalemme.

Decine di Palestinesi sono stati arrestati con il sospetto di incendio doloso o di istigazione a commettere incendio doloso; almeno 16 di loro erano palestinesi con cittadinanza israeliana, tra cui sei minori, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz.

La scorsa settimana, Haaretz ha riferito che una fonte della polizia ha respinto le accuse che gli incendi fossero appiccati per  ragioni “nazionaliste” o “terroriste”, mentre l’investigatore capo dell’Autorità israeliana per gli incendi e il soccorso, Ran Shelef, ha dichiarato al Jerusalem Post, domenica: “In parecchie zone non troverete molte prove che dimostrino se era doloso”.

Shelef ha detto che la prova di incendio doloso è stata trovata in quattro aree: la regione della Galilea a nord di Israele, la zona da Umm el-Fahm a Betar Illit, la Cisgiordania occupata e la regione centrale di Israele. Gli investigatori non hanno ancora determinato la causa degli incendi nella città costiera settentrionale di Haifa.

Lunedì scorso, i funzionari israeliani avrebbero affermato che su un totale di 1.773 incendi segnalati, sviluppatisi in gran parte dentro e intorno a Gerusalemme e a Haifa, solo 25 sono stati sospettati di incendio doloso. L’esercito israeliano sta anche esaminando la prova che un grande incendio è iniziato dopo che un soldato israeliano ha gettato una sigaretta accesa in una zona vicino a un posto di blocco.

Fonti della sicurezza israeliana hanno anche affermato che una combinazione di venti tesi e una siccità senza precedenti, segnalata all’inizio di quest’anno come la peggiore in Medio Oriente da 900 anni, sono stati la causa principale degli incendi.

Traduzione di Edy Meroli

Palestine ChronicleLa legislazione israeliana che, a quanto pare, voleva mettere fine all’inquinamento acustico proveniente dai luoghi di culto musulmani ha, paradossalmente, provocato una cacofonia di indignazione in gran parte del Medio Oriente.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato questo mese il suo supporto per il cosiddetto “Muezzin Bill” (la legge con i muezzim, ndr), affermando che esso sia assolutamente necessaria per fermare il richiamo alla preghiera mattutina proveniente dalle moschee che sveglia gli israeliani dal loro sonno. Una votazione in parlamento si terrà in settimana. “L’uso degli altoparlanti da parte dei muezzin è del tutto inopportuno, in un’epoca in cui si hanno a disposizione le sveglie sul cellulare nonché le applicazioni per gli smartphones”, ha dichiarato Netanyahu.

Un palestinese su cinque, di quelli che costituiscono la popolazione di Israele, la maggior parte dei quali musulmani, e altri 300.000 che vivono sotto occupazione a Gerusalemme Est, dicono che la legislazione è gravemente discriminatoria. La logica ambientalista della proposta di legge è irrazionale, affermano.

Moti Yogev, un colono che ha scritto la proposta, aveva chiesto il divieto di utilizzare altoparlanti per frenare la diffusione dei sermoni presumibilmente carichi di astio nei confronti di Israele.

La scorsa settimana, dopo che l’ala ebraica ultra-ortodossa aveva iniziato a temere che la proposta di legge potesse applicarsi anche alle sirene che danno inizio allo Shabbat, il governo ha urgentemente introdotto un’eccezione, sollevando le sinagoghe dal rispetto di questa legge.

Il “Muezzin Bill” non giunge in un contesto politico neutrale. L’ala estremista del movimento dei coloni che l’ha proposto, compie atti di vandalismo e incendia moschee in Israele e nei territori occupati da anni. La nuova legge prosegue sulla scia di una legge sponsorizzata dal governo che permette ai legislatori ebrei di espellere dal parlamento i rappresentanti della minoranza palestinese, se portavoce di opinioni impopolari.

I leader palestinesi di Israele sono raramente invitati nelle trasmissioni televisive, se non per difendere se stessi dalle accuse di avere comportamenti sovversivi.  Questo mese la sede di Haifa di un’importante catena di ristoranti, ha imposto al suo staff il divieto di parlare arabo, al fine di evitare che i clienti ebrei sospettassero di essere derisi.

Gradualmente, la minoranza palestinese di Israele si è ritrovata schiacciata fuori dalla sfera pubblica. Il “Muezzin Bill” è solo la fase più recente di un processo che mira a rendere i palestinesi impercettibili e invisibili.

In particolare anche Basel Ghattas, un legislatore palestinese cristiano della Galilea, ha denunciato la proposta di legge. Le chiese di Nazareth, Gerusalemme e Haifa, ha giurato, avrebbero trasmesso i richiami del muezzin se fosse stato imposto il bavaglio alle moschee. Per Ghattas e altri, la proposta costituisce un’aggressione all’identità palestinese nonché musulmana della comunità. Netanyahu, dall’altra parte, ha respinto le critiche paragonando le restrizioni imposte alle misure adottate da Stati quali Francia e Svizzera. “Ciò che è buono per l’Europa, è buono per Israele”, ha detto. Con l’eccezione, però, che Israele non è l’Europa, e i palestinesi che ci vivono sono la sua popolazione natia, non immigrata.

Haneen Zoabi, un altro avvocato, ha osservato che la legislazione non ha a che fare con “il rumore nelle loro orecchie, bensì nelle loro teste”. I loro timori colonialisti, ha detto, sono suscitati dalla presenza costante palestinese in Israele, una presenza che si pensava fosse stata estinta con la Nakba del 1948, la creazione di uno Stato ebraico e la rovina della madrepatria palestinese. L’ennesima prova è stata fornita nel fine settimana da dozzine di incendi che hanno distrutto foreste di pini e case adiacenti nel territorio di Israele, alimentati dai venti e da mesi di siccità.

Alcuni post sui social media hanno sostenuto che gli incendi siano da interpretare come la punizione divina per il “Muezzin Bill”. Senza pressoché alcuna prova, Netanyahu ha accusato i palestinesi di aver dato avvio agli incendi “terroristi” per radere al suolo Israele. Il primo ministro israeliano ha bisogno di distogliere l’attenzione dalla sua incapacità di tenere conto delle segnalazioni di sei anni fa, quando accadde qualcosa di simile, che le foreste di Israele possono costituire un pericolo d’incendio. Se verrà fuori che qualche incendio è stato provocato intenzionalmente, Netanyahu non avrà alcun interesse a spiegare il perché.

Molte delle foreste sono state piantate decenni da Israele per occultare la distruzione di centinaia di villaggi palestinesi, dopo che l’80% della popolazione palestinese – circa 750.000 persone – fu espulsa, nel 1948. Oggi quelle persone vivono in campi profughi, presenti anche in Cisgiordania e a Gaza.

Secondo gli studiosi israeliani, i fondatori europei della nazione israeliana hanno trasformato l’albero di pino in un’arma da guerra, utilizzandolo per ripulire ogni traccia dei palestinesi. Lo storico israeliano Ilan Pappe chiama questa politica “memoricidio”.

Gli alberi di ulivo così come altre specie natie di quell’area come carruba, melograno e limone furono anch’esse sradicate e soppiantate da pini. L’importazione del panorama europeo sarebbe stato un modo per assicurare che gli immigrati ebrei non sentissero la mancanza di casa.

Oggi, per molti ebrei israeliani solo il muezzin costituisce una minaccia a questo idillio artificiale. Il suo richiamo alla preghiera proviene dalle decine di comunità palestinesi che sopravvissero alle espulsioni di massa del 1948 e che, pertanto, non furono sostituite da pini.

Come un fantasma indesiderato, adesso il suono perseguita città ebraiche vicine. Il “Muezzin Bill” mira a sradicare i residui uditivi della Palestina nel modo più completo così come le foreste di Israele hanno oscurato le sue parti visibili, rassicurando gli israeliani di vivere in Europa piuttosto che in Medio Oriente.

(Nella foto: una moschea di Gaza distrutta nell’offensiva israeliana dell’estate del 2014)

Traduzione di Martina Di Febo

 

 

 

Gerusalemme-Palestine Chronicle, Safa, IBT, MEMO, PIC. Le fazioni palestinesi hanno condannato la decisione del Patriarca greco Theophilos di interrompere l’erogazione dello stipendio dell’arcivescovo palestinese Atallah Hanna a causa delle sue posizioni e dichiarazioni sui diritti palestinesi.

Le fazioni palestinesi hanno divulgato una dichiarazione che evidenzia il continuo sostegno di Hanna e la sua lotta per il popolo palestinese, insieme all’arcivescovo Manuel Musallam, e il loro rifiuto alla leva dei Cristiani nell’esercito israeliano.

Le fazioni palestinesi hanno fortemente criticato la decisione del Patriarca Greco in Palestina di licenziare Hanna, definendola “ingiusta e politica”.

Esse citano posizioni politiche dietro a tale atto che definiscono “in linea con le politiche di occupazione israeliane” che mirano a zittire la libertà di espressione e occultare l’identità palestinese.

“Ricatto”

La Chiesa Greco-Ortodossa di Gerusalemme ha licenziato l’unico arcivescovo palestinese adducendo “le sue ultime prese di posizioni” e il suo “chiaro sostegno” a diverse questioni, secondo quanto riporta Middle East Monitor.

La decisione di licenziare l’arcivescovo Atallah Hanna ha lo scopo di “ricattarlo e di fare pressioni su di lui e su tutti i religiosi arabi”, ha dichiarato il suo ufficio in una comunicazione ufficiale.

“Il Patriarca Theophilos [III] e la sua Santa Assemblea hanno deciso oggi di interrompere l’erogazione dello stipendio dell’arcivescovo Atallah Hanna”, ha riferito l’ufficio, aggiungendo che anche quelli di altri religiosi arabi sono stati “arbitrariamente interrotti” dal Patriarca Greco-Ortodosso di Gerusalemme.

La chiesa riporta altre misure “punitive” contro i religiosi arabi, compreso il trasferimento dell’archimandrita Christophoros Atallah dal suo monastero in Giordania a Gerusalemme.

Atallah Hanna ha espresso preoccupazione per gli sviluppi e si aspetta che Theophilos non prenda “decisioni vendicative”:  “Ci aspettiamo che Theophilos sia più saggio e più responsabile, perché la situazioni non peggiori”. E ha aggiunto che è sua intenzione risolvere la situazione in modo pacifico. “Ci aspettiamo da lui che agisca come un pontefice spirituale e non prenda decisioni vendicative lontane dalla spiritualità della Chiesa”.

“Attualmente stiamo affrontando una nuova fase e realtà. Sembra che siamo costretti a prendere una posizione e che è impossibile vedere qualcosa di positivo da parte di Theophilos. Tuttavia, ciò non influenzerà il nostro messaggio spirituale, umanitario e patriottico”.

Hanna ha aggiunto che Theophilos “avrebbe dovuto punire coloro che chiedono il reclutamento nell’esercito di occupazione o che vendono i nostri beni e sono coinvolti nelle cospirazioni contro l’esistenza cristiana nella regione”.

Gaza-PIC. Martedì mattina le navi israeliane hanno aperto il fuoco sui pescatori palestinesi a nord della Striscia di Gaza assediata.

Le fonti locali hanno affermato che la marina israeliana ha impiegato pesantemente le mitragliatrici contro i pescatori.

Le barche da pesca sono state attaccate al largo della costa dell’area di al-Sudania, a nord del distretto di Beit Lahiya.

Non sono stati riportati feriti durante l’attacco.

Dal cessate il fuoco del 2014, Israele ha compiuto numerose violazioni a Gaza, fra cui quotidiani attacchi contro contadini e pescatori.

Traduzione di F.G.

Gaza-Ma’an. Lunedì sera un uomo palestinese è stato ucciso e un altro gravemente ferito in un’esplosione nel paese di Jabaliya, a nord della Striscia di Gaza, secondo i funzionari.

Ashraf al-Qidra, portavoce del ministero della Salute di Gaza, ha confermato Ahmad Abu al-Husna è stato ucciso, mentre un giovane è stato gravemente ferito, in un’esplosione all’interno di una casa a Jabaliya.

Il movimento di Hamas ha dichiarato in seguito che al-Husna era un membro dell’ala armata di Hamas, le brigate al-Qassam.

Non è ancora stata determinata la causa dell’esplosione.

I precedenti rapporti dei locali identificavano al-Husna come 24enne.

A giugno un 23enne palestinese era rimasto ferito quando un ordigno israeliano inesploso era scoppiato nel quartiere di al-Shujaiyyah, a est di Gaza.

Traduzione di F.G.

Gaza-PIC. Lunedì, con la partecipazione di diverse ONG e di molte società locali di Gaza, centinaia di persone con “bisogni speciali” hanno manifestato di fronte all’ufficio dell’ONU contro l’assedio imposto sulla Striscia di Gaza, mostrando slogan con su scritto “Abbiamo il diritto di vivere”.

Mustafa Abed, direttore del programma di riabilitazione della Società per gli aiuti medici, ha riferito al reporter di PIC: “La manifestazione serviva a esprimere i diritti delle persone disabili, specialmente a causa dell’assenza della legge palestinese n° (4) 1999 e della Convenzione internazionale per le persone con bisogni speciali”.

Abed ritiene l’Autorità palestinese responsabile per l’invalidazione della legge, che priva migliaia di palestinesi disabili dei loro diritti di base.

Abed ha fatto appello alla comunità internazionale affinché faccia pressione su Israele per togliere l’assedio sulla Striscia.

Yusuf Abu Araba, portavoce delle persone con bisogni speciali a Gaza, ha riferito al reporter di PIC: “Possiamo lavorare in numerosi settori. Perché ci negano il lavoro?”

A partire dal 1992, il mondo celebra la Giornata internazionale per le persone con disabilità ogni 3 dicembre.

Traduzione di F.G.

Valle del Giordano-Quds Press e PIC. Ingenti danni materiali sono stati causati alle proprietà palestinesi nella Valle del Giordano dalle perforazioni israeliane, la scorsa settimana.

L’attivista locale Aref Daraghmeh ha affermato che  le perforazioni militari israeliane hanno inflitto pesanti perdite a decine di terreni agricoli.

La settimana passata, veicoli militari israeliani sono stati dispiegati in gran numero in diverse località della Valle del Giordano.

Decine di famiglie sono state dislocate durante il periodo di scavi.

Gravi danni sono stati causati ai materiali agricoli, ai capanni e alle case.

Gerusalemme-PIC. Il canale di notizie israeliano Channel 10 ha rivelato che le autorità israeliane approveranno, mercoledì prossimo, un progetto per la costruzione di 770 unità abitative nell’insediamento di Gilo, a sud-est di Gerusalemme occupata.

Il progetto include anche la costruzione di una sinagoga all’interno dell’insediamento.

Secondo Channel 10, il governo israeliano già pianificava di far approvare questo progetto nel 2013, ma aveva cambiato idea dopo aver subito pressioni dagli Stati Uniti.

Il canale ha poi aggiunto che altri progetti riguardanti gli insediamenti saranno portati avanti nell’immediato futuro in zone tra Betlemme e Gerusalemme Est.

Traduzione di Giovanna Niro

Palestine Chronicle. 32 prigionieri palestinesi disabili sono rinchiusi in centri di detenzione israeliani senza che siano garantite loro le cure mediche necessarie. E’ quanto ha denunciato domenica un rapporto rilasciato dal Centro di studi per i prigionieri palestinesi (PPCS).

Il portavoce del centro, Riyad al-Ashqar, ha dichiarato che l’uso israeliano della tortura contro i prigionieri palestinesi durante gli interrogatori ha drammaticamente fatto aumentare il numero dei disabili, anche permanenti.

Il PPCS ha sottolineato che il servizio penitenziario non garantisce ai prigionieri disabili e feriti le cure e le attrezzature necessarie, come, ad esempio, le sedie a rotelle.

Gaza-Quds Press e PIC. Lunedì, le forze di occupazione israeliane hanno aperto il fuoco contro cacciatori di uccelli, a nei pressi del Cimitero orientale, a Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza assediata.

I cacciatori sono stati costretti a lasciare l’area, per timore di essere uccisi.

Contadini, pescatori, cacciatori e commercianti di Gaza sono quotidianamente nel mirino dell’esercito israeliano nella già stremata Striscia.  Israele colpisce ogni forma di sussistenza della popolazione palestinese gazawi.

 

Rapporto settimanale del PCHR-Palestinian Centre for human rights sulle violazioni israeliane nei Territori palestinesi occupati.

(24-30 novembre 2016)

Le forze israeliane continuano i crimini sistematici nei Territori Palestinesi Occupati (TPO).

 

  • Le forze israeliane hanno continuato a far uso di forza eccessiva nei TPO

– Le forze israeliane hanno ucciso un bambino palestinese nel nord della Gerusalemme occupata.

 

  • Le forze israeliane hanno condotto 57 incursioni nelle comunità palestinesi in Cisgiordania e una nel sud della Striscia di Gaza.

– 68 civili, tra cui 19 bambini, sono stati arrestati.

– Venti di loro, tra cui 11 bambini, sono stati arrestati nella Gerusalemme occupata.

– Il dr ‘Azzam Sahlab, membro del Consiglio legislativo palestinese (PLC), è tra i civili arrestati.

– Le forze israeliane hanno arrestato un civile che cercava di passare  i confini settentrionali della Striscia di Gaza.

  • Le forze israeliane hanno continuato a colpire i pescatori palestinesi nel mare della Striscia di Gaza.
  •  Le forze israeliane hanno continuato nei loro sforzi per creare una maggioranza ebraica nella Gerusalemme est occupata.

– Le forze israeliane hanno demolito parti di una casa a Silwan e ne hanno distrutta un’altra neò Monte  al-Mukaber.

  • Le attività di colonizzazione sono continuate in Cisgiordania.

– Le forze israeliane hanno emesso molti avvisi di demolizione.

  • Le forze israeliane hanno suddiviso la Cisgiordania in cantoni e hanno continuato a imporre la chiusura illegale della Striscia di Gaza per il 9° anno.

– Decine di posti di blocco temporanei sono stati stabiliti in Cisgiordania e altri sono stati ristabiliti per ostacolare la circolazione dei civili palestinesi.

– 5 civili palestinesi sono stati arrestati ai posti di blocco militari.

Riassunto

Le violazioni israeliane del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario nei Territori Palestinesi Occupati sono continuate nel periodo di riferimento (24-30 novembre 2016).

Colpiti

Le forze israeliane hanno continuato a commettere crimini, mietendo vittime civili. Hanno anche continuato a far uso eccessivo della forza contro i civili palestinesi che partecipano a proteste pacifiche in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, per la maggioranza giovani. Durante il periodo di riferimento, le forze israeliane hanno ucciso un bambino palestinese nel campo profughi di Sho’fat, nel nord della Gerusalemme occupata.

Nella Gerusalemme occupata, per uso eccessivo della forza letale, le forze israeliane di stanza al check-point Sho’fat, nel nord della Gerusalemme occupata, hanno  ucciso un bambino palestinese. Le forze israeliane hanno affermato che ha tentato di accoltellare un ufficiale della sicurezza israeliano con un coltello nascosto sotto i vestiti. Tuttavia, le indagini del PCHR hanno confutato questa affermazione.

Nella Striscia di Gaza, per colpire i pescatori palestinesi in mare, il 26 novembre 2016, le cannoniere israeliane al largo di al-Waha, a nord ovest di Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, hanno aperto  il fuoco pesantemente contro i pescherecci palestinesi e li hanno inseguiti. I fatti si sono riproposti il pomeriggio nella stessa zona. Le barche dei pescatori navigavano entro le 4 miglia nautiche e non si segnalano feriti. Inoltre, attacchi simili sono ricominciati il 27 e il 28 novembre 2016, mentre le barche da pesca navigavano entro le 3 miglia nautiche. Nonsi segnalano vittime o danni alle imbarcazioni.

Traduzione di Edy Meroli

Palestine Chronicle. I media israeliani hanno lanciato una campagna diffamatoria contro Peter Thomson, presidente della 71esima assemblea Generale delle Nazioni Unite, dopo che il dirigente ha indossato, durante una sessione, la bandiera della Palestina nel giorno in cui si festeggia la solidarietà con la sua popolazione (Giornata ONU per la Palestina).

Secondo Danny Danon, rappresentante israeliano dell’ONU “Il gesto di Thomson mira ad attaccare Israele e distruggerne l’immagine e la reputazione. È un vero e proprio esempio di discriminazione e diffamazione volontaria, laddove avrebbe potuto adottare una posizione neutrale”.

Il quotidiano israeliano Yediot Ahronot cita precedenti affermazioni fatte da Thomson in cui l’ufficiale delle Nazioni Unite avrebbe accusato Israele di pulizia etnica nei confronti dei palestinesi, e pronunciato altre affermazioni giudicate “antisemite”.

L’ONU celebra la giornata mondiale di solidarietà con il popolo palestinese ogni anno il 29 novembre. Nella stessa data si celebra la ricorrenza della messa in atto nel 1947, da parte dell’ONU, del piano di partizione della Palestina.

Traduzione di Simona Pintus

Nablus˗PIC. Domenica le forze d’occupazione israeliane hanno emesso un ordine di interruzione dei lavori contro la riabilitazione di una strada agricola nel villaggio di Jaloud, a sud di Nablus.

Il consiglio del villaggio ha affermato che domenica sera i soldati hanno arrestato i lavoratori palestinesi, per poi rilasciarli dopo un paio d’ore, e hanno confiscato i loro strumenti.

Le forze israeliane hanno minacciato i lavoratori di confiscare loro bulldozer e attrezzi se continueranno i lavori di riabilitazione.

Secondo le fonti, il progetto di riabilitazione agricola è stato finanziato dal Gruppo dei volontari civili (GVC) italiani, in collaborazione con gli aiuti internazionali francesi.

La strada in questione doveva essere riabilitata per fornire servizi migliori ai palestinesi del villaggio di Jaloud e per proteggerli dall’espansione dell’insediamento israeliano.

Traduzione di F.G.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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