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Ma’an. Il combustibile del Qatar ha raggiunto la Striscia di Gaza attraverso il valico di Karm Abu Salaam (Kerem Shalom), martedì, ha affermato un funzionario palestinese, poiché il territorio assediato continua ad affrontare una crisi energetica.

Abed al-Karim Abdeen, vice-responsabile dell’Autorità per l’Energia, ha dichiarato a Ma’an che 180.000 litri di carburante hanno raggiunto il territorio costiero mentre è previsto che altri 180.000 entrino mercoledì.

Ci saranno  probabilmente altre spedizioni domenica o lunedi, ha aggiunto.

La Striscia di Gaza, che riceve elettricità da Israele ed Egitto, ha una sola centrale elettrica e sta lottando da mesi per produrre energia sufficiente.

All’inizio di quest’anno, la Striscia di Gaza era ridotta a otto ore di elettricità al giorno dopo che la sua unica centrale elettrica era stata chiusa, perché non era in grado di  pagare le tasse dell’Autorità Palestinese.

Nel 2012, l’Egitto ha interrotto i flussi di combustibile finanziati dal Qatar per la Striscia di Gaza, dopo che 16 soldati egiziani sono stati uccisi in un attacco nella vicina penisola del Sinai.

Tuttavia, le autorità egiziane ora promettono di mantenere il trasporto del combustibile a Gaza, in un accordo raggiunto tra i funzionari indipendenti palestinesi, il governo egiziano e la Lega araba per risolvere la crisi energetica nella Striscia di Gaza.

La scorsa estate la centrale elettrica è stata colpita durante l’offensiva israeliana di 50 giorni a Gaza, mettendola completamente fuori uso. L’autorità per l’energia di Gaza aveva detto, all’epoca, che i danni prodotti dall’attacco potrebbero richiedere fino a un anno per essere completamente risolti.

Traduzione di Edy Meroli

Gerusalemme-Quds Press. Martedì, le guardie della moschea di al-Aqsa hanno fermato un colono che si era introdotto furtivamente nella Cupola della Roccia e stava tentando di issarvi una bandiera israeliana. L’uomo ha attaccato le guardie con una sbarra di ferro prima che intervenissero le forze israeliane. Forti tensioni sono scoppiate poco prima dell’incidente, mentre le forze israeliane aggredivano i musulmani in preghiera e i funzionari del complesso. Sono stati, infatti, arrestati il direttore del dipartimento dei Manoscritti e cinque guardie, due delle quali sono state ferite.
Gerusalemme occupata-PIC. Lunedì sera, due coloni israeliani sono stati feriti quando la loro auto è stata attaccata con una molotov, mentre passavano vicino a Beit Hanina, a nord della Gerusalemme occupata, secondo le fonti israeliane. Le fonti israeliane hanno dichiarato che giovani di Gerusalemme hanno lanciato una molotov contro l’auto israeliana, ferendo un uomo e una donna. La donna ha riportato ustioni di primo e secondo grado sul 15 percento del corpo, secondo quanto riportato dai media israeliani, mentre l’uomo è stato lievemente ferito. Nel frattempo, sono scoppiati degli scontri durante la notte nella città di Issawiya, nella Gerusalemme occupata, quando le forze di occupazione hanno iniziato ha lanciare gas lacrimogeno e granate stordenti contro i giovani palestinesi. Non sono stati riferiti né arresti né feriti. Traduzione di F.H.L.
Nablus-PIC. Martedì, le forze d’occupazione israeliane hanno lanciato una campagna d’incursioni su larga scala in Cisgiordania. 17 gli arresti effettuati.   I residenti hanno dichiarato a Quds Press che un elevato numero di forze israeliane ha invaso il campo profughi di ‘Aida, a Betlemme, e ha fatto irruzione in diverse case. Sei palestinesi sono stati arrestati.    A al-Khalil, due giovani appartenenti alla stessa famiglia sono stati sottoposti a un brutale attacco da parte delle forze israeliane, mentre un altro giovane è stato arrestato nel campo per i rifugiati di Fawwar, nel sud della città.  Cinque altri studenti dell’università di al-Najeh sono stati arrestati a nord di Nablus.

Jenin – PIC. Un’escalation di violenze ha avuto luogo a Yabad, cittadina a sud di Jenin, dopo l’irruzione, lunedì, da parte delle forze d’occupazione israeliane, che hanno attaccato manifestanti palestinesi disarmati con bombe di gas lacrimogeno.

Testimoni oculari hanno affermato che più di dieci jeep militari hanno invaso Yabad, inducendo a scontri armati in tutta la città. Nel quartiere di al-Maloul dozzine di ulivi sono stati ricoperti dalle pesanti ondate di gas lacrimogeno, sparato in maniera indiscriminata dai soldati israeliani, a cui i dimostranti hanno risposto con il lancio di pietre. I soldati hanno poi fatto irruzione in due case palestinesi, aggredendone i proprietari.

Infine, le forze d’occupazione hanno isolato la strada d’accesso alla città con sbarramenti improvvisati, dove hanno continuato a ispezionare ogni veicolo e cittadino palestinese.

Traduzione di: Daniela Aronica

Gerico – PIC. I servizi di sicurezza dell’Anp hanno restituito tre coloni ebrei alle truppe di occupazione israeliana, dopo che sono entrati nella città di Gerico, nella Cisgiordania occupata.

Secondo Gal Berger, corrispondente della radio israeliana per gli affari palestinesi, dopo l’intervento della sicurezza palestinese, i tre coloni sono usciti sani e salvi dalla città palestinese  e sono stati consegnati all’ufficio di collegamento e coordinamento.

Venerdì scorso coloni ebrei israeliani hanno commesso un crimine efferato, dando fuoco a una casa palestinese vicino al villaggio Douma, a Nablus, uccidendo il bimbo Ali Dawabsha e ferendo gravemente tre membri della sua famiglia.

Gaza-PIC. Hamas ha nuovamente invitato la popolazione a manifestare con forza contro l’occupazione israeliana e i coloni in Cisgiordania. L’appello è stato lanciato dal suo portavoce, Hammad al-Raqab, durante un sit-in organizzato da giovani gazawi a Khan Younis per protestare contro l’uccisione di Ali Dawabsheh. Il bimbo di 18 mesi ha perso la vita nel rogo appiccato da coloni ebrei a un’abitazione palestinese a Nablus.

Secondo Raqab questo attacco dimostra che i Palestinesi sono un costante bersaglio dell’occupazione e dei coloni israeliani. Queste azioni, ha aggiunto, non devono essere tollerate ed è necessario vendicarsi contro i responsabili; la resistenza palestinese, ha proclamato, vendicherà la morte del bimbo.

Traduzione di Silvia Durisotti

Gerusalemme-Quds Press e PIC. Decine di giovani palestinesi sono stati feriti durante scontri scoppiati nella notte a Abu Dis, a Gerusalemme Est.

La Mezzaluna Rossa palestinese ha affermato che diversi feriti sono stati portati in ospedale, colpiti da proiettili di metallo rivestiti di gomma e proiettili veri. A decine sono rimasti asfissiati dai gas lacrimogeni.

Gli scontri sono scoppiati dopo che giovani palestinesi hanno cercato di aprire un varco nel Muro dell’Apartheid, a Abu Dis: quando le forze israeliane sono sopraggiunte sul posto hanno iniziato a lanciare lacrimogeni e granate e a sparare proiettili di metallo rivestiti di gomma e proiettili di acciaio.

Imemc. Il detenuto Udai Steiti, che ha iniziato lo sciopero della fame come forma di protesta contro la sua detenzione amministrativa, ha chiesto una sedia rotelle per poter accedere alla toilette dell’ospedale, ma l’amministrazione della prigione israeliana in cui si trova gliel’ha negata costringendolo a trascinarsi per andare in bagno.

Secondo la Società dei prigionieri palestinesi, che si occupa dei detenuti nelle carceri israeliane, le condizioni di salute di Steiti sono peggiorate da quando ha iniziato lo sciopero della fame come forma di protesta contro la sua detenzione senza accuse né processo.
L’associazione ha aggiunto che il 25enne, proveniente dal campo rifugiati di Jenin, che è in sciopero da 41 giorni ormai, manifesta una significativa perdita di peso e accusa dolori in varie parti del corpo, oltre a seri problemi di deambulazione.

Nel frattempo Muhammad Allan, di Nablus, è entrato nel 44° giorno di sciopero della fame per lo stesso motivo. Allan è infatti uno dei 400 prigionieri in detenzione amministrativa nelle carceri israeliane. La detenzione amministrativa è la prigionia dei palestinesi per mesi, senza accusa né processo, basata su prove segrete, e viene ulteriormente rinnovata a tempo indeterminato.

Questo tipo di detenzione viene utilizzata quando gli investigatori non ottengono una confessione durante gli interrogatori.
Secondo il Palestinian Prisoners Social Network l’uso della detenzione amministrativa da parte di Israele vìola il diritto internazionale poiché questo tipo di detenzione è possibile solo in casi individuali per “ragioni imperative di sicurezza”.

Diverse associazioni per i diritti umani affermano che tale carcerazione è usata come forma di detenzione collettiva o di massa dei palestinesi.
I prigionieri palestinesi usano invece lo sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione amministrativa illegale chiedendo che questa politica illegale che viola il diritto internazionale non venga più messa in atto.

Traduzione di Domenica Zavaglia

Ramallah-Ma’an. I genitori e il fratello del palestinese di 18 mesi morto bruciato vivo durante un attacco incendiario, venerdì, sono ancora in condizioni critiche, secondo quanto affermato dal ministro della Sanità dell’Autorità palestinese. Jawad Awwad ha affermato in una dichiarazione che le vite della madre e del padre, Riham e Saad al-Dawabsha, così come quella dell’altro figlio di quattro anni, Ahmad, sono ancora a rischio. Riham e Saad non hanno mostrato alcun progresso, sebbene Ahmad sia lievemente migliorato. Awwad ha affermato che Saad ha un’ustione che copre l’80 percento del corpo, mentre sua moglie Riham ha un’ustione di 3 grado sul 90 percento del corpo, e ha aggiunto che i due pazienti sono sempre in terapia intensiva. “Il ministero della Sanità Palestinese farà del suo meglio per poter salvare le loro vite – ha affermato Awwad -, e terrà i media aggiornati sulle condizioni della famiglia”. Riham e suo figlio Ahmad sono sotto trattamento nell’ospedale Tel HaShomer, a Tel Aviv, mentre il padre riceve le cure nel Centro Medico Soroka, a Beersheba, a sud di Israele. Il figlio più piccolo della famiglia, Ali Saad Dawabsha, di 18 mesi, è stato ucciso durante l’attacco incendiario effettuato da coloni israeliani, nella mattina di venerdì, contro la loro casa nel villaggio di Duma, in Cisgiordania, a sud di Nablus. Da quanto riferito, i coloni israeliani hanno sfondato le finestre di due case del villaggio, prima di lanciarvi all’interno liquidi infiammabili e molotov, uccidendo il piccolo, che era rimasto intrappolato dentro la casa, e ferendo gravemente gli altri membri della famiglia.  Il crimine ha suscitato un’indignazione internazionale, con diversi osservatori che hanno sottolineato che gli attacchi dei coloni contro la comunità palestinese sono comuni e spesso non vengo puniti dalle autorità palestinesi.  Awwad ha affermato, sabato, che il presidente Mahmoud Abbas ha incaricato il suo ministero di fornire tutto il supporto possibile alla famiglia rimasta ferita.  Il Ministro ha dichiarato che il presidente ha sottolineato che “dovrebbero essere trasportati verso un qualsiasi ospedale del mondo che sia in grado di salvare le loro vite e aiutarli a recuperarsi”. I coloni israeliani sono responsabili di almeno 120 attacchi contro i palestinesi nella Gerusalemme est occupata e nella Cisgiordania, dall’inizio di quest’anno, secondo i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umani.  Tuttavia, solo l’1,9 percento delle denunce dei palestinesi contro gli attacchi dei coloni israeliani risultano in una condanna, secondo quanto riportato dal gruppo israeliano per i diritti umani Yesh Din.  Abbas ha affermato venerdì che si rivolgerà alla Corte Criminale Internazionale (CCI) per aprire un’indagine sull’attacco, dichiarando ai giornalisti: “Stiamo già preparando la pratica da sottomettere alla CCI”. Traduzione di F.H.L.

Gerusalemme-AFP. Lunedì, l’intelligence israeliana ha arrestato il leader di un gruppo ebraico estremista, sospettato di essere l’autore dell’attacco incendiario che venerdì ha bruciato vivo il piccolo Ali . Si tratta di Meir Ettinger, un nipote di Meir Kahane, il rabbino che fondò il movimento razzista anti-Palestinese Kach e che fu assassinato nel 1990 a New York.

E’ stato arrestato a Safed, nel nord di Israele.

Ettinger, che ha circa 20 anni, è sospettato di “crimini nazionalisti”, ma non è accusato di coinvolgimento diretto nell’attacco incendiario di venerdì.

Secondo i media israeliani è la mente dietro all’attacco incendiario del 18 giugno contro la Chiesa della Moltiplicazione, a Tabgha, un luogo sacro dove i Cristiani credono che Gesù abbia compiuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Ettinger dovrà comparire in tribunale per la custodia cautelare.

Report media israeliani hanno dichiarato che Ettinger potrebbe andare incontro a un anno di “detenzione amministrativa” in base alle politiche governative contro il “terrorismo ebraico”.

Nel suo blog, nei giorni scorsi Ettinger ha difeso gli attacchi contro “crimini” come l’esistenza di chiese e moschee, tacciate di “luogo di culto pagani”.

 

Gerusalemme-PIC. Il direttore dell’ospedale Tel Hashomer, dove la famiglia di Ali Dawabsheh, il piccolo arso vivo in un attacco incendiario venerdì scorso, è sotto cura intensiva, ha dichiarato che i tre sopravvissuti – il fratellino, papà e mamma – hanno bisogno di un anno in terapia intensiva, quando e se, uscissero dalla fase critica in cui ora si trovano. Ha aggiunto che la madre, però, è ancora in pericolo di morte.

Il ministro palestinese della Sanità, Jawad Awwad, ha annunciato domenica che entrambi i genitori di Dawabsheh sono in condizioni molto critiche. Si è notato un miglioramento nel fratellino del bambino che soffre per le ustioni alle gambe.

Venerdì all’alba, il piccolo Dawabsheh è stato bruciato vivo nella sua casa da coloni ebrei fanatici. I suoi genitori e il fratello sono gravemente feriti.

Traduzione di Edy Meroli

 

Gerusalemme -PIC. Lunedì mattina, gruppi ebraici estremisti hanno fatto irruzione nella moschea di al-Aqsa, hanno girato per le sue piazze e provocato i fedeli musulmani.

Testimoni oculari hanno rivelato che 18 coloni sono entrati nel luogo sacro dalla porta al-Magharebah sotto la protezione della polizia israeliana e delle forze speciali che li hanno accompagnati nel loro giro.

Donne e bambini palestinesi, che erano nella moschea, hanno affrontato l’incursione dei coloni al grido di “Allahu Akbar” finché sono usciti dalla moschea dalla porta al-Silsilah, secondo quanto hanno affermato testimoni oculari.

930 coloni ebrei hanno profanato al-Aqsa, moschea sacra per i musulmani nel luglio scorso, secondo i dati statistici delle istituzioni di Gerusalemme.

Traduzione di Edy Meroli

 

Gerusalemme-Ma’an. Domenica scorsa la polizia israeliana si è scontrata con i fedeli palestinesi presso al-Aqsa, nella Spianata delle Moschee, dopo che sono state imposte dure restrizioni all’accesso nel luogo sacro, arrestando successivamente cinque Palestinesi che si stavano allontanando dal posto.

La polizia di Israele ha vietato l’accesso a tutte le donne palestinesi e agli uomini sotto i 30 anni, dalle sette alle 11 del mattino di domenica, come ha affermato il ministro Palestinese per le Istituzioni di Gerusalemme.

La polizia ha anche chiuso le porte di accesso dei Leoni, King Faisal, Ghawanma, Ferro e Mercanti di Cotone della Città Vecchia e ha istituito posti di blocco per controllare ed ispezionare i visitatori palestinesi presso tutte le entrate rimaste aperte, ha confermato il ministro.

Circa 30 ebrei dell’estrema destra sono poi entrati nel sito della moschea scortati dalla polizia armata, ha detto il ministro.

Hanno dichiarato che le organizzazioni ebraiche di estrema destra hanno chiamato al “ritorno al Monte del Tempio”, sollecitando i partecipanti ad indossare le loro uniformi militari mentre avrebbero preso d’assalto il luogo sacro.

Gli scontri sono scoppiati quando la polizia israeliana, secondo testimonianze, ha sparato bombe assordanti e proiettili rivestiti di gomma contro i fedeli palestinesi, mentre i militanti di destra si aggiravano nel luogo.

Sempre secondo i testimoni, la polizia israeliana ha aggredito anche i fedeli che protestavano all’esterno della porta denominata della Catena, dopo che era stato loro vietato l’accesso.

La polizia di Israele ha riferito a AFP che giovani palestinesi “mascherati” hanno gettato pietre contro le forze di polizia durante gli scontri successivi.

I Palestinesi che protestavano portavano anche alcune foto del bambino di 18 mesi ucciso nell’incendio doloso di venerdì compiuto dai coloni israeliani nella Cisgiordania occupata.

Successivamente le forze israeliane hanno arrestato Obada Najib, Mahmoud Najib, Muhammed Najib, Muhammed abu-Sneina e Abdul-Karim al-Haddad mentre stavano uscendo dal luogo, ha dichiarato Nasser Qaws, direttore del Palestinian Prisoner’s Society di Gerusalemme.

La Città Vecchia è divenuta il luogo di crescenti tensioni durante le ultime settimane, con gli israeliani di estrema destra che hanno invitato ripetutamente gli altri ebrei a compiere incursioni presso la moschea di al-Aqsa.

Molti israeliani di estrema destra sono entrati in questo luogo con la protezione delle forze armate parecchie volte durante la settimana scorsa, tanto da obbligare l’ONU ad emanare un avvertimento contro le “provocazioni religiose” in questo sito.

Venerdì, centinaia di Palestinesi hanno pregato nelle strade di Gerusalemme e alle porte della Città Vecchia dato che le autorità israeliane hanno vietato agli uomini al di sotto dei 50 anni di entrare nella moschea.

A seguito dell’occupazione israeliana di Gerusalemme Est nel 1967, Israele ha sottoscritto un accordo con le Istituzioni Islamiche che controllano il sito col quale si impegna a non permettere che fedeli non-musulmani entrino in questa area.

Questa zona, che si trova proprio al di sopra della piazza del Muro Occidentale, comprende sia la Cupola della Roccia che la Moschea di al-Aqsa ed è il terzo sito più sacro per l’Islam.

Viene anche venerato dagli ebrei come sito più sacro dato che si trova nel luogo nel quale essi ritengono si trovassero il I e il II Tempio. Il Secondo Tempio venne distrutto dai Romani nel 70 d.C.

(Nella foto: le forze di sicurezza israeliane bloccano una via che porta alla zona della moschea di al-Aqsa, il 2 agosto 2015, mentre i Palestinesi partecipano ad una manifestazione per la morte del bambino di 18 mesi che è stato bruciato vivo in un incendio doloso compiuto da coloni israeliani in Cisgiordania. AFP/Ahmad Gharabli).

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

Nablus-Ma’an e Quds Press. Lunedì pomeriggio, ad un check-point militare a sud di Nablus, forze israeliane hanno sparato a un palestinese, ferendolo.

Il sito web del quotidiano Yedioth Ahronoth ha riferito che i soldati israeliani hanno fermato un uomo per ispezionarlo al check-point di Zaatara, questi ha chiesto di andare in bagno e di là ha tentato di fuggire. Le forze israeliane gli hanno sparato alle gambe.

Nablus-Ma’an. Domenica migliaia di Palestinesi hanno marciato verso il villaggio di Duma, a sud di Nablus, in solidarietà con la famiglia al-Dawabsha il cui figlio di 18 mesi è stato ucciso venerdì in un incendio doloso causato da coloni israeliani.

La marcia è stata voluta e organizzato da Fatah.

Mohammad al-Aloul, membro del Comitato centrale di Fatah, ha detto che tutta la Palestina è in rivolta, dai campi ai villaggi, ai paesi e alle città.

“Abbiamo visto la rabbia della nostra gente delle terre del 1948, la rabbia dei detenuti nelle carceri e la rabbia degli abitanti di Gerusalemme di tutti i quartieri della città sacra”, ha detto al-Aloul alla manifestazione.

Ha aggiunto che l’incendio doloso e l’uccisione di un bambino di 18 mesi è “un punto chiave della storia palestinese, e che l’attacco cambierà lo status quo, perché non può rimanere così com’è.

“[I Palestinesi] non possono continuare a rimanere in silenzio, come il resto del mondo”, ha detto al-Aloul.

Laila Ghannam, governatore di Ramallah, che ha dovuto raggiungere a piedi il villaggio dopo che le forze israeliane hanno impedito l’accesso alle sue auto, ha dichiarato che la “comunità israeliana dovrebbe vergognarsi di questi crimini che sono simili all’olocausto che hanno sofferto”. Ha aggiunto che Israele è responsabile di questo crimine “rimanendo in silenzio e chiudendo gli occhi sugli attacchi di coloni pieni di odio”.

Le forze israeliane hanno installato dei check-point all’ingresso del villaggio per impedire ai manifestanti di entrarvi.

Domenica sera sono scoppiati degli scontri dopo la marcia nel villaggio di Duma.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha detto che era in corso una rivolta di circa 100 Palestinesi che hanno fatto rotolare pneumatici in fiamme e hanno lanciato pietre contro le forze [israeliane] che hanno risposto con mezzi di dispersione antisommossa”.

Secondo gli abitanti, le forze israeliane hanno sparato lacrimogeni contro i manifestanti, causando problemi per l’inalazione di gas lacrimogeno a decine di persone.

I genitori e il fratello del bimbo palestinese di 18 mesi ucciso nell’attacco incendiario di venerdì rimangono in condizioni critiche, ha spiegato domenica mattina il ministro palestinese della Sanità.

Traduzione di Edy Meroli

Gerusalemme-Quds Press e Ma’an. Domenica pomeriggio, la polizia israeliana ha arrestato due ragazzini palestinesi di 12 e 14 anni residenti a Silwan, a Gerusalemme Est occupata. Ne ha dato notizia il centro di informazioni Wadi Hilweh, spiegando che la polizia israeliana ha arrestato il dodicenne Muhammad Sami Odeh con l’accusa di aver lanciato sassi contro i soldati.

Il centro ha aggiunto che è stato arrestato mentre andava in bici a Silwan e che è stato portato alla stazione di polizia di strada Salah al-Din.

E’ stato arrestato anche un altro minorenne, Muhammad Haymouni, di 14 anni, sempre di Silwan, ma non si conoscono i dettagli.

Il mese scorso, il Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato una legge che inasprisce le sentenze contro chi lancia sassi, punendo fino a 10 anni di carcere, senza che il condannato possa dimostrare il dolo o l’intenzione di nuocere.

A luglio, Human Rights Watch ha accusato Israele di “arresto abusivo di bambini palestinesi” anche di 11 anni e di uso delle forza e delle minacce per indurli a firmare confessioni.

Un altro gruppo, Defense for Children International, ha dichiarato che nel mese di luglio la violenza delle forze israeliane contro i bambini palestinesi detenuti ha avuto un’impennata rispetto ai precedenti mesi.

Secondo i dati dell’OLP, Israele imprigiona 1.266 bambini palestinesi sotto i 15 anni. Dal 2000, sono stati arrestati oltre 10.000 minorenni palestinesi.

Traduzione di Edy Meroli

Gerusalemme-Quds Press. Domenica mattina, le forze di occupazione israeliane hanno assaltato la Città Vecchia di Gerusalemme e hanno arrestato il predicatore Khaled al-Meghrebi e cinque giovani. Un sesto minorenne è stato arrestata a Silwan. La moglie di Meghrebi ha riferito a Quds Press che un vasto spiegamento di forze di polizia e d intelligence hanno invaso la sua abitazione, affermando di avere un mandato di perquisizione e arresto. Ha aggiunto che le forze hanno perquisito la casa e confiscato tutti i computer e apparecchi telefonici, inclusi quelli usati dai bambini e il modem. La donna ha detto che la polizia ha arrestato il marito per i suoi sermoni nella moschea di al-Aqsa e che i media israeliani hanno lanciato una campagna contro di lui, sostenendo che incitasse a uccidere ebrei. La Società per i prigionieri palestinesi – PPS – ha reso noto che le forze israeliane hanno arrestato cinque giovani nella Città Vecchia di Gerusalemme, oltre a un bambino di 12 anni, di Silwan, accusato di lanciare sassi. Domenica sono scoppiati scontri nel complesso di al-Aqsa in concomitanza con l’assalto da parte di un gruppo di coloni accompagnati da dirigenti del ministero dell’Interno israeliano. La polizia israeliana ha impedito ai fedeli musulmani di entrare nel luogo sacro per ore, nella mattinata.

MemoIl Centro palestinese per i diritti umani (PCHR) ha riferito che il blocco israeliano imposto sulla Striscia di Gaza da oltre otto anni ha comportato un aumento della povertà nella Striscia di Gaza.
“Il tasso di povertà nella prima metà di quest’anno ha raggiunto il 38,8% – ha dichiarato il Pchr – ed il 21,1% dei poveri è considerato in stato di estrema povertà”.

Il Pchr ha riferito in una recente conferenza stampa che le autorità israeliane stanno continuando ad isolare Gaza e ad imporre uno stretto blocco navale e di terra sul territorio.
L’associazione ha poi evidenziato che, oltre ad un aumento del tasso di povertà, il blocco ha causato anche l’aumento del tasso di disoccupazione al 44%. Questo indica un livello di deterioramento economico senza precedenti che affligge i palestinesi di Gaza.

“L’Isolamento da parte di Israele e l’assedio di Gaza hanno avuto come risultato gravi violazioni dei diritti economici, sociali e culturali di 1.800.000 persone”, ha riferito il Pchr, così come un significativo peggioramento delle loro condizioni di vita”.

A maggio, la Banca Mondiale aveva dichiarato che l’economia di Gaza era una delle peggiori del mondo, con un tasso di disoccupazione del 43%, che raggiunge addirittura fino al 70% nella fascia di età tra i 20 ed i 24 anni.

Traduzione di Silvia Rossi

Nazareth–Quds Press. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha deciso di far costruire 800 nuove unità abitative a Gerusalemme e in Cisgiordania.

Il sito ebraico “0404” ha reso noto che mercoledì 29 luglio Netanyahu ha deciso di far costruire 500 unità abitative negli insediamenti di Gerusalemme, e 300 in quelli di “Beit El”, a ovest di Ramallah. In base a questa decisione, saranno costruite 300 unità nell’insediamento “Rimot”, altri 70 a “Gilo”, in aggiunta a 19 unità abitative a “Har Homa” e decine di unità nell’insediamento di “Pisgat Ze’ev”.

Da parte sua, il ministro dell’Istruzione israeliano Naftali Bennett ha elogiato la decisione di Netanyahu, sottolineando che questa mossa è stata una risposta immediata alla sentenza della Corte Suprema israeliana di mercoledì 29 luglio, in cui il giudice aveva stabilito la demolizione di due edifici residenziali costruiti dai coloni a Beit El, vicino Ramallah.

I bulldozer dell’esercito israeliano hanno iniziato la demolizione a mezzogiorno di mercoledì in esecuzione della sentenza della Corte Suprema israeliana di abbattere i due edifici costruiti dai coloni nell’insediamento di Beit El, nell’ambito di un progetto conosciuto come schema “Drainehov”. Sono scoppiati scontri tra la polizia israeliana e alcuni gruppi di coloni che si opponevano alla sentenza, molti dei quali sono stati arrestati o sono rimasti feriti.

Traduzione di Giovanna Niro

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