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Cisgiordania-Quds Press, PIC. Martedì, durante la visita in Cisgiordania del presidente degli USA Donald Trump, il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha presentato un piano attraverso cui i palestinesi cederanno il 6,5% delle loro terre a Israele, ovvero il triplo di quanto offerto in precedenza, secondo quanto rivelato da Middle East Eye (MEE).

MEE, citando un funzionario palestinese vicino all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), ha riportato che la proposta esclude Gerusalemme e sembra rafforzare la visione dell’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert per un accordo di pace israelo-palestinese.

Secondo quanto riferito dalla fonte a MEE, si tratta di una nuova visione che si basa sullo scambio di molte terre e non è condivisa dalla maggioranza del popolo palestinese.

Ramallah-Ma’an. Giovedì le forze israeliane hanno sparato a una ragazza palestinese, ferendola, all’entrata di Silwad, a est di Ramallah, nel centro della Cisgiordania occupata.

Non sono chiare le circostanze dietro la sparatoria, tuttavia, secondo dei rapporti non confermati, le forze israeliane avrebbero sparato perché la ragazza stava scagliando pietre contro i soldati.

I residenti, che hanno identificato la ragazza come la 17enne Tuqua Hammad, hanno riferito a Ma’an che è stata colpita agli arti inferiori e che le truppe israeliane hanno impedito a un’ambulanza palestinese di raggiungere la vittima.

Le forze israeliane le hanno fornito un trattamento di primo soccorso e l’hanno trasferita nell’ospedale israeliano di Hadassah, a Gerusalemme.

Un portavoce dell’esercito ha affermato che stavano cercando fra i rapporti.

Secondo le fonti locali, Tuqua è la sorella del 21enne Anas Hammad, freddato a dicembre 2015 dopo aver compiuto un presunto attacco automobilistico contro i soldati israeliani nei pressi dell’insediamento illegale di Ofra.

Nazareth-Quds Press-PIC. Il rapporto annuale stilato dal gruppo di controllo degli insediamenti dell’associazione Peace Now ha rivelato che nel 2016 circa il 70% dei nuovi edifici negli insediamenti in Cisgiordania è stato costruito fuori dai principali blocchi coloniali.

Peace Now ha poi aggiunto: “I lavori si sono concentrati soprattutto in insediamenti isolati e in zone altamente problematiche per la soluzione dei due stati. Circa il 70% degli edifici (1263 abitazioni) si trova a est del confine proposto dall’Iniziativa di Ginevra, e il 71% in zone a est del muro di separazione (di cui il 45% in zone dove la barriera è stata progettata ma non costruita)”.

Secondo lo stesso rapporto, nel 2016 i lavori di costruzione sono stati il 34% in più rispetto al 2015.

Durante il periodo preso in esame, le attività di insediamento di Israele non hanno riguardato solo la costruzione di abitazioni, ma anche di edifici pubblici quali scuole e sinagoghe, strade tangenziali, nuovi insediamenti e avamposti.

Secondo Peace Now, il premier israeliano Benjamin Netanyahu starebbe cercando di esprimere moderazione per salvare la faccia agli occhi della comunità internazionale, mentre i lavori di costruzione non solo continuano ma aumentano, specialmente nelle aree più problematiche per un futuro accordo di pace.

“Se il governo israeliano è interessato alla soluzione dei due stati, allora deve smettere di agire unilateralmente e di rendere la soluzione più difficile da raggiungere”, ha ribadito l’associazione.

Traduzione di Giovanna Niro

A cura dell’Associazione Amicizia Sardegna Palestina

Incontro dibattito: 69° anniversario della Nakba

 L’Associazione Amicizia Sardegna Palestina organizza per la giornata di mercoledì 24 maggio un momento di riflessione e approfondimento in occasione del 69° anniversario dell’inizio della Nakba palestinese.

La tragedia, pulizia etinca, che ha colpito il popolo palestinese all’indomani della creazione dello stato di Israele nel 1948 porta con sé pesanti conseguenze sia per i rifugiati palestinesi in diaspora, che per quelli che vivono all’interno dello stato di Israele.

L’incontro si terrà nell’aula 10 della facoltà di Magistero-Università di Cagliari, località Sa Duchessa, a partire dalle ore 16.30.

Interverranno:

Fulvio Scaglione, giornalista, scrittore e già vice-direttore della rivista Famiglia Cristiana, che si concentrerà sulla situazione siriana nel contesto geopolitico globale, con un particolare riferimento al ruolo di Israele nella crisi attuale.  

Via Skype,  Hanaa Mahameed, corrispondente della TV araba Al-Mayadeen, che parlerà della attuale situazione dei palestinesi all’interno della Palestina Occupata e   Dima Nassif, Direttrice di Al-Mayadeen Siria, che parlerà del ruolo dei palestinesi  nello scenario della crisi siriana.

Coordina: Claudia Ortu, Università di Cagliari

 

Cagliari: 22 maggio

Info: sardegnapalestina@gmail.com

Telefono 3386166944

Nablus-Quds Press, PIC. Nella notte fra lunedì e martedì dei coloni israeliani, scortati dai soldati, hanno molestato dei cittadini palestinesi in una strada nella cittadina di Huwara, a sud di Nablus.

Secondo i testimoni, circa 10 coloni, in gran parte armati, si sono radunati nella strada principale di Huwara e hanno minacciato i palestinesi che viaggiavano a bordo delle proprie auto di assaltarli e ucciderli in presenza dei soldati israeliani.

I testimoni hanno aggiunto che i coloni hanno puntato le pistole contro le auto di passaggio.

La scorsa settimana un ebreo fanatico aveva ucciso un giovane palestinese e ferito un giornalista in pieno giorno, durante una manifestazione nella cittadina di Beita, nella provincia di Nablus.

Traduzione di F.G.

Betlemme-Quds Press, PIC. Lunedì sera a Betlemme decine di manifestanti palestinesi hanno marciato in solidarietà con i prigionieri in sciopero della fame nelle carceri israeliane e hanno recitato slogan di condanna verso gli USA e la visita del loro presidente Donald Trump alla regione.

Uno degli slogan definiva gli USA come “la testa del serpente”.

La marcia è partita dal campo profughi di al-Deheisheh, a sud di Betlemme, ed è arrivata alla tenda eretta in solidarietà con i prigionieri in piazza Manger, fuori dalla Chiesa di Natività.

In precedenza erano scoppiati dei violenti scontri fra dei giovani manifestanti e i soldati dell’Autorità palestinese a Betlemme, quando questi ultimi avevano attaccato la marcia di solidarietà.

Gaza-Ma’an. Lunedì sera un giovane palestinese è stato ferito durante degli scontri nel centro di Gaza, lungo il confine con Israele, quando le forze israeliane gli hanno sparato a una gamba con munizioni letali.

Le fonti mediche di Gaza hanno riferito a Ma’an che il palestinese è stato ferito alla gamba destra ed è stato portato all’ospedale di Shuhada al-Aqsa, a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale; si trova ora in condizioni moderate.

Il palestinese, non ancora identificato, è stato ferito durante gli scontri a est del campo profughi di Bureij, scoppiati quando i palestinesi si sono recati al confine per manifestare la propria solidarietà verso i circa 1.300 prigionieri al 36esimo giorno di sciopero della fame.

Un portavoce dell’esercito ha riferito che stavano cercando fra i rapporti.

Betlemme-PIC, Ma’an, Quds Press. Lunedì sera, un adolescente palestinese è stato ucciso dai soldati israeliani presso la “barriera container” nel nord-est di Betlemme, dopo un presunto “attacco con il coltello”.

In un comunicato stampa, la polizia israeliana ha dichiarato che un ragazzo di 16 anni di Betlemme ha eseguito “un attacco con il coltello contro un soldato israeliano ed è stato immediatamente neutralizzato”, cioè ucciso.

Nessun militare israeliano è rimasto ferito.

Ai soccorritori della Mezzaluna Rossa palestinese non è stato permesso avvicinarsi al ragazzo, che è morto dissanguato.

PIC. Il comitato stampa di Libertà e Dignità a sostegno dello sciopero della fame ha dichiarato che l’avvocato della Società di Prigionieri Palestinesi, tale Khaled Mahajna, è riuscito a fare visita a due detenuti in sciopero della fame presso il carcere di Negev, all’inizio del mese. Si tratta della prima volta che il servizio carcerario israeliano (IPS) permette visite legali dall’inizio dello sciopero della fame, il 17 Aprile.

Mahaina ha dichiarato di aver incontrato i due detenuti Ibrahim Abu Surour di Betlemme e Nael Hussein di Qalqilya, i quali lo hanno messo al corrente degli abusi subiti da parte dell’IPS sin dal primo giorno di sciopero.

Abu Surour e Hussein hanno riferito che la salute degli scioperanti sta peggiorando, sottolineando che alcuni di loro non sono in grado di reggersi in piedi e restano a letto per buona parte della giornata e che hanno bisogno dell’aiuto degli altri detenuti per recarsi in bagno. Hanno aggiunto che l’IPS si rifiuta di fornire loro il trattamento necessario.

Abu Surour ha affermato che sta soffrendo di dolori alla schiena e che è caduto a terra una settimana fa e da allora l’IPS tenta di ricattarlo, offrendogli le cure in cambio della fine dello sciopero.

I due detenuti hanno dichiarato che gli scioperanti nel carcere di Negev sono divisi in due sezioni distinte, per enfatizzare che essi sono costretti a bere dai lavandini del bagno oltre ad essere sottoposti quasi tutto il giorno a ispezioni e trasferimenti, sia dentro che fuori la prigione, cosa che li rende esausti.

Hanno inoltre spiegato che l’IPS fa pressioni sui prigionieri per spingerli a porre fine al loro sciopero, offrendo loro vari pasti e mettendoli in guardia delle conseguenze negative dello sciopero della fame sulla salute.

Ancora, hanno aggiunto che il primo giorno dello sciopero l’IPS ha sequestrato tutti gli oggetti personali dei prigionieri, fatta esclusione per coperte, materassi e uniformi. Hanno specificato di aver passato i primi 15 giorni di sciopero senza potersi cambiare i vestiti.Solo più tardi a ciascun prigioniero è stata fornito un unico capo di biancheria intima. In aggiunta, nel corso di una settimana, l’IPS ha permesso ai detenuti di farsi una doccia e uscire del cortile della prigione e negato loro la stessa cosa la settimana successiva.

L’avvocato Mahaina sostiene, citando i due prigionieri, che l’IPS ha imposto numerosi sanzioni ai detenuti in sciopero, incluso negare loro le visite dei familiari, impedire di recarsi a mensa e costringerli a pagare una multa di 450 Shekel israeliani (circa 115 euro) ciascuno, con un banale pretesto.

Egli ha anche affermato che il morale dei detenuti è alto e che essi sono determinati a continuare lo sciopero fino a che le loro richieste non verranno soddisfatte.

Traduzione di Ada Maria De Angelis

Selfit – PIC. In una posizione strategica e sensibile, la città di Selfit si trova su un esteso lago sotterraneo. Tuttavia sono piuttosto le 25 colonie sioniste abusivamente installate sul terreno che godono delle sue acque.

Nel 2016, il numero di abitanti della città, che si trova tra Ramallah e Nablus, era poco inferiore a 11.000 persone.

La produzione economica principale della città è l’agricoltura, che rappresenta il 30% delle attività. Il 20% dei lavoratori sono impiegati, secondo i dati raccolti dall’agenzia centrale di statistica palestinese.

Il problema dell’acqua

L’acqua potabile costituisce un problema reale per la città di Selfit: gli occupanti sionisti hanno l’abitudine di chiuderla durante l’estate e durante il mese sacro del Ramadan. Per questa ragione, il presidente della municipalità chiede l’acquisto di serbatoi di acqua supplementari, nonostante la città e i villaggi si trovino sulla più grande riserva d’acqua della Palestina storica.

Bisogni e politica

La municipalità di Selfit ha innumerevoli problemi che si sono accumulati durante i precedenti consigli municipali. Molti sono i servizi mal presentati da questa municipalità, sottolinea Nasser Abdu al-Hadi, ex-direttore delle relazioni pubbliche della municipalità.

Per quanto riguarda le infrastrutture, la città ha bisogno di nuove strade, di restaurare e allungare le reti idriche e costruirne di nuove, oltre ad alcuni pozzi, serbatoi e fonti d’acqua sotterranei, di allargare la rete elettrica, di cassonetti per i rifiuti e di una discarica.

Dal punto di vista della salute, Seilfit ha bisogno di centri e studi medici nuovi, di restaurare i centri esistenti, di procurarsi gli strumenti adatti, di far crescere l’ospedale Yasser Arafat, a sud della città, di aggiungerci dei reparti inesistenti, anche in rapporto al numero della popolazione in crescita.

Per l’educazione, la città ha bisogno di restaurare le scuole esistenti e di aggiungerne di nuove.

Anche il campo agricolo necessita di terreni, di pozzi, pascoli per il bestiame e questo rappresenta un bisogno urgente.

Quanto al problema idrico, l’agricoltore Ahmed Abdallah afferma che la municipalità di Selfit aveva tentato di scavare dei pozzi artesiani, ma le autorità di occupazione glielo hanno proibito. La carenza idrica – la colonia di Ariel sottrae tutta l’acqua di Seilfit – ha impedito a molti agricoltori di lavorare la terra durante l’estate.

La città soffre anche a causa dei servizi mal gestiti. In tali condizioni, gli abitanti hanno eletto, alle elezioni municipali del 13 maggio, dei candidati che sperano essere capaci di trovare delle soluzioni, lontani da tutte implicazioni partitiche.

Traduzione di Chiara Parisi

Le forze israeliane continuano i crimini sistematici nei Territori occupati palestinesi

(11-17 maggio 2017)

  • Le forze israeliane hanno ucciso un civile palestinese nel villaggio di al-Nabi Saleh durante le proteste settimanali e un altro giordano a Gerusalemme occupata.
  • Un pescatore palestinese è stato ucciso e suo cugino è rimasto ferito nel mare di Gaza.
  • 40 civili palestinesi, compresi 13 bambini e 2 donne, sono stati feriti in Cisgiordania.

– 3 ambulanze sono state colpite direttamente ed hanno subito danni.

  • Le forze israeliane hanno condotto 62 incursioni nelle comunità palestinesi in Cisgiordania e 2 nella Striscia di Gaza.

            – 79 civili, compresi 9 bambini e 2 donne, sono stati arrestati in Cisgiordania. Tredici di loro, compresi 3 bambini ed una donna, sono stati arrestati a Gerusalemme occupata.

  • Le forze israeliane hanno continuato a colpire i pescatori palestinesi nel mare della Striscia di Gaza.

– 6 pescatori, tra cui 2 bambini, sono stati arrestati. Una imbarcazione da pesca è stata confiscata ed un’altra è stata danneggiata.

  • Le forze israeliane hanno trasformato la Cisgiordania suddividendola in varie zone ed hanno continuato ad imporre la chiusura illegale della Striscia di Gaza per il decimo anno consecutivo.

            – Decine di posti di blocco temporanei sono stati installati in Cisgiordania mentre altri sono       stati reinstallati per ostacolare il movimento dei civili palestinesi.

            – 3 civili sono stati arrestati presso i posti di blocco militari in Cisgiordania.

            – Un paziente ammalato è stato arrestato presso il valico di “Erez” a Beit Hanoun, nel nord       della Striscia di Gaza.

 

RIASSUNTO

Le violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani da parte di Israele nei territori palestinesi occupati sono continuati durante tutto il periodo di riferimento (11-17 maggio 2017)

Sparatorie:

Durante il periodo preso in esame, le forze israeliane hanno ucciso: un civile palestinese che partecipava alle manifestazioni settimanali di al-Nabi Saleh, un civile di nazionalità giordana a Gerusalemme occupata e un pescatore nel mare della Striscia di Gaza. Hanno inoltre ferito 41 civili palestinesi, compresi 13 bambini e 2 donne. Uno di loro è stato ferito nella Striscia di Gaza, mentre gli altri si trovavano in Cisgiordania. Nella Striscia di Gaza l’esercito navale israeliano ha continuato la caccia ai pescatori palestinesi in mare, aprendo il fuoco contro di essi.

In Cisgiordania, il 13 maggio 2017, in un nuovo crimine dovuto all’eccessivo uso della forza, i militari israeliani si sono schierati all’entrata principale del villaggio di al-Nabi Saleh, a nord-ovest di Ramallah, ed hanno ucciso Saba’ ‘Obaidi (23 anni), di Salfit, mentre partecipava ad una manifestazione, che si tiene settimanalmente, organizzata vicino alla entrata del villaggio. Saba’ è stato colpito con una pallottola Two-Two, che gli è penetrata nell’addome all’altezza della cintura dal lato del cuore. Testimoni hanno confermato che gli spari sono partiti da una distanza di meno di 20 metri, e che il soldato israeliano ha aperto il fuoco direttamente. Secondo le indagini del PCHR, i soldati israeliani avrebbero potuto usare meno forza letale contro i dimostranti, che non costituivano nessuna minaccia per la vita dei militari.

Il 13 maggio 2017, i militari israeliani hanno ucciso un civile di nazionalità giordana, Mohamed al-Kasaji (57 anni) dopo che egli aveva cercato di accoltellare un funzionario israeliano presso il Gate al-Silsilah, nella Città Vecchia di Gerusalemme occupata. Secondo le indagini del PCHR, i militari israeliani avrebbero potuto arrestare questo civile, in quanto era ferito e non si poteva muovere. Però, una delle guardie dei coloni gli ha sparato un altro colpo uccidendolo.

Nello stesso contesto, la maggior parte delle città della Cisgiordania ha tenuto proteste in solidarietà coi prigionieri palestinesi che stanno effettuando lo sciopero della fame nelle carceri israeliane. I militari israeliani hanno utilizzato la forza per contrastare queste proteste, ferendo 40 civili palestinesi, compresi 13 bambini e 2 donne. Ventiquattro di essi hanno subito ferite da proiettili, 15 da proiettili ricoperti di gomma ed uno è stato ferito da schegge vaganti.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

Hispantv.com. Il Jihad islamico palestinese ha affermato che le dichiarazioni del presidente USA Donald Trump contro Hamas “sono una dichiarazione di guerra contro le fazioni palestinesi”.

“Le minacce che Donald Trump  ha lanciato contro Hamas, definendo questo movimento come un gruppo terroristico di fronte ai leader arabi in Arabia Saudita, è una pugnalata alla schiena e una dichiarazione di guerra contro il popolo e fazioni della resistenza palestinese”, ha affermato domenica Adnan Khader, uno dei leader del movimento del Jihad islamico in Palestina.

Nel corso di un incontro con i leader arabi a Riyadh, il presidente degli Stati Uniti ha definito il Movimento della Resistenza islamica palestinese (Hamas) un’organizzazione terroristica che pratica crimini come le bande estremiste dell’ISIS (Daesh, in arabo) e al-Qaeda.

A sua volta, Hamas ha affermato che le parole di Trump mettono in evidenza la piena adesione degli Stati Uniti al regime israeliano.

“Noi rifiutiamo le affermazioni che descrivono Hamas come un gruppo terroristico. Si tratta di una distorsione dell’immagine della resistenza e della causa palestinese e mostrano una totale propensione verso l’occupazione israeliana”, ha sottolineato in un comunicato il portavoce di Hamas Fawzi Barhum.

Egli ha aggiunto che Hamas è un movimento di liberazione nazionale che difende legittimamente i diritti del popolo palestinese e lotta contro il terrorismo.

Barhoum ha sottolineato che “terrorista è l’occupazione israeliana che uccidere civili palestinesi ed è sostenuta dagli Stati Uniti”.

Lunedì, il presidente degli Stati Uniti arriverà nella città di Al-Quds (Gerusalemme) per una breve visita ufficiale di 28 ore in Palestina e nei Territori occupati da Israele come parte del suo primo tour internazionale da quando è entrato in carica, 20 gennaio 2017.

Betlemme-Quds Press, Ma’an e PIC. Domenica a al-Khader, nel distretto di Betlemme, sono scoppiati scontri tra giovani palestinesi e soldati israeliani.

Un bimbo di 7 anni, Hasan Ahmad Issa, è stato colpito alla testa da un candelotto lacrimogeno e portato d’urgenza nell’ospedale governativo al-Hussein di Beit Jala.

Le forze israeliane hanno sparato proiettili di metallo rivestiti di gomma, granate stordenti e lacrimogeni verso scolari e studenti che si stavano tornando a casa dalla scuola. Il piccolo Hasan è stato colpito alla testa da un candelotto e ha perso conoscenza.

Il ministero della Sanità palestinese ha definito le condizioni del bambino “serie ma stabili”. Domenica sera, un familiare di Hasan ha dichiarato a Ma’an che il bambino è stato sottoposto a intervento chirurgico per fermare l’emorragia interna. “Le forze israeliane fanno uso quotidiano di armi cosiddette ‘meno letali’ e proiettili per colpire direttamente i bambini palestinesi, ferendoli o uccidendoli”, ha dichiarato Defense for Children International – Palestine (DCIP).

Scontri con le forze di occupazione israeliane sono divampati in tutte le località palestinesi, in occasione degli eventi e manifestazioni di solidarietà con i prigionieri palestinesi in sciopero della fame nelle carceri israeliane.

 

 

Gerico-Quds Press e PIC. Domenica, 22 cittadini palestinesi sono stati feriti durante scontri con le forze di occupazione all’entrata nord di Gerico.

In un comunicato, la Mezzaluna Rossa palestinese (PRCS) ha reso noto che il suo staff ha soccorso e trattato otto feriti da proiettili di metallo rivestiti di gomma e 14 casi di asfissia da lacrimogeni.

La PRCS ha aggiunto che una delle sue ambulanze è stata colpita direttamente da proiettili di metallo rivestiti di gomma.

Cittadini e media locali hanno riferito che le forze israeliane hanno sparato candelotti lacrimogeni e proiettili di metallo rivestiti di gomma contro giovani palestinesi. Due ragazzi sono stati arrestati dopo essere stati picchiati dai soldati.

 

PIC e Quds Press. Lunedì mattina,  in tutte le aree dei Territori palestinesi occupati, nella Striscia di Gaza e nella diaspora si svolgerà uno sciopero generale  in solidarietà con i prigionieri politici palestinesi che sono entrati nel 36° giorno del loro sciopero della fame.

I cittadini palestinesi si asterranno dal lavoro e dalle attività commerciali o imprenditoriali. Si fermeranno anche i pubblici e alcune istituzioni pubbliche e private, comprese le università, nelle aree palestinesi.

Il comitato nazionale per il sostegno allo sciopero della fame dei prigionieri ha invitato tutti i cittadini palestinesi in patria e all’estero a recarsi, alle ore 11:00, ai punti di raduno e nelle tende della solidarietà per partecipare a marce e proteste.

La commissione ha inoltre chiesto di partecipare ad uno sciopero della fame di una giornata – dalle 10:00 alle 22:00 -in solidarietà con i prigionieri nelle carceri israeliane.

Da parte sua, il segretariato dell’Alta commissione per i cittadini arabi d’Israele ha dichiarato che alcuni settori pubblici rimarranno chiusi durante il giorno, ad eccezione delle scuole e dei servizi sanitari di emergenza.

Gaza-Wafa. “La crisi elettrica di Gaza si aggrava giorno dopo giorno e necessita di una soluzione immediata”, ha dichiarato venerdì l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) nei Territori palestinesi occupati.

L’OCHA ha avvertito che dopo cinque settimane in cui una crisi elettrica ormai decennale ha raggiunto un livello acuto, la situazione si è aggravata ulteriormente.

Gaza sta attraversando una grave crisi elettrica a partire dalla metà di aprile dopo che l’unica centrale ha interrotto i lavori a causa della carenza di fondi per pagare il carburante.

Da allora, i livelli di energia elettrica hanno oscillato tra circa 100 e 150 megawatt. In pratica, ciò significa che la maggioranza delle famiglie e dei servizi a Gaza riceve elettricità per un massimo di quattro ore alla volta seguita da un’interruzione di 12 ore.

L’OCHA ha affermato: “Questa situazione ha un grave impatto sulla fornitura di acqua potabile sicura, sul trattamento e la gestione delle fognature, sulla disponibilità di servizi sanitari, sulle imprese, sulle scuole e molto altro”.

“I cittadini più vulnerabili di Gaza stanno pagando il prezzo più alto in questa crisi. Nessun nucleo familiare a Gaza ne è indenne, ma la situazione dei pazienti in dialisi, delle persone con disabilità che vivono in edifici senza ascensori o degli anziani è particolarmente precaria”.

L’OCHA ha dunque invitato tutte le parti – ANP e Hamas – a riunirsi per risolvere la situazione umanitaria della Striscia di Gaza.

A cura dei Giovani Palestinesi d’Italia. Beit Jala è una città della Palestina che si trova di fronte a Betlemme e dista 10 km da Gerusalemme Sud.

Il nome della città si dice derivi dall’aramaico e che significhi letteralmente “tappeto d’erba”.

Questo paesino di 15.000 abitanti è conosciuto per la molteplicità delle strutture educative che appartengono a diverse confessioni, basti pensare al Seminario del Patriarcato Latino, presente a Beit Jala da più di 80 anni, e alla scuola russa ortodossa fondata nel 1870. La città è abitata da palestinesi prevalentemente di fede cristiana, e vi è una minoranza musulmana.
Nei suoi terreni sono coltivati principalmente olive, viti e altre specie di questo tipo; è conosciuta per l’artigianato in legno d’ulivo. È famosa per l’industria tessile, del tabacco e farmaceutica.
Beit Jala ha un ospedale e tre istituti per disabili di cui uno specifico per i bambini, fondato da olandesi.
Nella città si trovano sei chiese, di cui quella ortodossa della Vergine Maria, e due moschee.
Tra la mete più gettonate a Beit Jala abbiamo la Cremisan Monastery, la Chiesa di Santo Nicola, la Chiesa di Santa Maria dei Grechi Ortodossi e la discoteca “Layal”.

PIC. Israele ha espresso la propria rabbia dopo che un video della Casa Bianca che promuove il primo viaggio all’estero del presidente USA, Donald Trump, mostra la mappa di Israele senza le aree palestinesi occupate nel 1967.

Secondo il sito Ynet, il ministro della Giustizia Ayelet Shaked (del partito Bayit Yehudi) si è scagliato contro la Casa Bianca per aver pubblicato una mappa di Israele senza la Cisgiordania, Gerusalemme Est, la Striscia di Gaza e le Alte Terre del Golan.

“Spero si tratti solo di ignoranza e non politica”, ha dichiarato Shaked.

Parlando venerdì durante un evento nel distretto di Gan Ramat a Tel Aviv, Shaked ha affermato che al suo partito è stato dato mandato di impedire la creazione dello Stato palestinese. “Non siamo stati eletti per scaldare le poltrone, ma per realizzare una chiara politica che assicuri che non venga mai stabilito uno Stato palestinese e che l’ambasciata USA sia spostata a Gerusalemme”.

 

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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