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Gaza-Quds Press. Secondo un rapporto stilato da alcune organizzazioni per i diritti umani, negli ultimi sei mesi le forze dell’occupazione hanno arrestato 81 pescatori palestinesi durante le operazioni di pesca al largo della costa della Striscia di Gaza.

Nel rapporto, pubblicato giovedì 21 luglio, il Centro studi per i prigionieri palestinesi ha reso noto che gli attacchi deliberati delle forze dell’occupazione contro i pescatori della Striscia di Gaza, effettuati mediante arresti, sparatorie o distruzione delle navi, rientrano nell’ambito di una “politica sistematica e non casuale, volta ad assediare e ad asfissiare ancora di più la Striscia”.

Inoltre, il rapporto evidenzia che nello scorso semestre del 2016 gli arresti di pescatori si sono intensificati, registrando nello stesso periodo un aumento del 200%.

Nel 2015 stati solo 52 i casi di pescatori arrestati, rispetto agli 81 dei primi sei mesi di quest’anno. Nei mesi di maggio e giugno scorsi, si sono verificati più della metà degli arresti; le forze navali israeliane hanno effettuato arresti di massa che hanno coinvolto 42 pescatori palestinesi, 3 di loro fermati dopo essere stati feriti, tra cui il quindicenne Mohammed Sultan, colpito ai piedi da due pallottole.

“Inseguendo i pescatori, l’occupazione mira a ostacolare lo sviluppo di questo settore, accrescendo così le fila dei disoccupati; il settore ittico costituisce, infatti, la prima fonte di sostentamento di migliaia di abitanti della Striscia. A ciò si aggiungono le questioni legate alla sicurezza, in quanto l’occupazione sottopone i pescatori a delle indagini nel porto di Ashdod, ricattandoli ed esercitando pressione su di loro per costringerli a collaborare con i servizi segreti israeliani”.

Il rapporto accusa l’occupazione di violare i diritti dei pescatori palestinesi, ritenendo che le continue violazioni perpetrate contro di loro contravvengono al diritto internazionale umanitario.

La comunità internazionale esorta a tutelare i pescatori palestinesi dalla pirateria e dalle pratiche arbitrarie dell’occupazione, che costituiscono dei crimini di guerra.

Traduzione di Patrizia Stellato

PIC e Quds Press. Mercoledì mattina, le forze di occupazione hanno eseguito una campagna di incursioni e arresti su vasta scala in diverse località della Cisgiordania e di Gerusalemme. Gli arresti hanno coinvolto anche ex-prigionieri politici.

Il centro di informazione Wadi al-Hilweh ha reso noto che le forze di polizia israeliane hanno assaltato la cittadina di Silwan, nel distretto di Gerusalemme. Diverse abitazioni sono state invase e messe a soqquadro, mentre 34, tra giovani e minorenni, sono stati arrestati, compresi degli ex prigionieri, e portati alle stazioni di polizia di al-Maskoubiya e Salah ad-Din.

Nel distretto di Nablus, le forze israeliane hanno arrestato un giovane di Awarta.

Nel distretto di Tulkarem, i soldati hanno arrestato un giovane, dopo aver fatto irruzione nella sua abitazione a Balaa.

Altri due Palestinesi sono stati arrestati a Hebron.

Gerusalemme-Ma’an. Forze speciali israeliane, polizia, squadre comunali e bulldozer hanno fatto irruzione nel villaggio di Issawiya nella Gerusalemme Est occupata intorno alle 04:00 di martedì, e hanno demolito quattro strutture, secondo quanto raccontato dai residenti.

Le forze israeliane hanno demolito una casa in costruzione, un’officina di riparazione auto e due muri della cittadina, sostenendo che non erano in possesso di una adeguata licenza di costruzione.

Muhammad Abu al-Hummus, membro di un comitato cittadino, ha affermato che la casa in costruzione apparteneva a Salah Abd al-Nabi Mahmoud, l’officina riparazioni auto a Haitham Mustafa, e le due pareti alle famiglie Mustafa e Bujeh.

L’OCHA, l’Ufficio di coordinamento degli Affari umanitari dell’ONU nei Territori palestinesi occupati, ha dichiarato martedì che dai rapporti iniziali è emersa un’altra demolizione nel quartiere di Ras al-Amud a Gerusalemme Est, senza fornire ulteriori dettagli.

In risposta a una richiesta di commento, un portavoce del comune di Gerusalemme ha confermato la demolizione di Ras al-Amud dovuta al fatto che la struttura era stata “costruita illegalmente”, aggiungendo che “non erano stati richiesti permessi per le strutture”, ma che tali permessi “non sarebbero stati concessi poiché l’area in questione è destinata a una strada che servirà i residenti del quartiere”.

Poco dopo le demolizioni, la Commissione edilizia e pianificazione locale del comune di Gerusalemme ha approvato una nuova politica per il Dipartimento pianificazione comunale che concede diritti più significativi di costruzione per edifici residenziali, commerciali e unità alberghiere lungo la metropolitana leggera della città, secondo quanto riferisce The Jerusalem Post, aggiungendo che non è “chiaro se, o quanti permessi di costruzione palestinesi saranno approvati nel piano del Comune”.

Solo il 14 per cento della terra di Gerusalemme Est è suddivisa in zone per l’edilizia residenziale palestinese, mentre un terzo della terra palestinese è stata confiscata dal 1967 per la costruzione di insediamenti illegali per soli ebrei, secondo l’Associazione per i Diritti civili in Israele (ACRI).

La politica di Israele di demolire le case è stata ampiamente condannata dalla comunità internazionale come una punizione collettiva, eseguita in diretta violazione del diritto internazionale.

Wafa, l’agenzia di stampa ufficiale palestinese ha riferito di una “campagna di demolizione” di Issawiya, a maggio, quando le forze israeliane hanno raso al suolo diverse strutture e distrutto terre.

La capacità dei Palestinesi di costruire case o ampliare gli edifici esistenti è fortemente limitata dal comune di Gerusalemme, e più di 3.000 strutture palestinesi sono state demolite dal 1967, secondo l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Quasi 579 case sono state distrutte nella città nel corso degli ultimi dodici anni, lasciando 2.218 Palestinesi senza casa, ha riferito l’organizzazione israeliana per i diritti umani, B’Tselem.

Traduzione di Edy Meroli

Gaza. Secondo quanto riportato da Ma’an, Israele avrebbe autorizzato l’importazione di forniture di cemento alle aziende che fabbricano mattino nella Striscia di Gaza.

Ali al-Hayik, responsabile del sindacato degli edili di Gaza ha dichiarato a Ma’an che il cemento sarà trasportato nella Striscia nella giornata di mercoledì.

Le aziende edili gazawi non possono fabbricare mattoni da almeno tre mesi.

Al-Hayik ha spiegato che certe quantità di cemento hanno potuto entrare nella Striscia da settembre 2014, quando l’inviato Onu per il Medio Oriente ha annunciato un meccanismo delle Nazioni Unite, definito “Piano Serry”, per sostenere gli sforzi di ricostruzione dopo l’offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza, nell’estate del 2014.  Tale offensiva ha lasciato migliaia di gazawi senzatetto.

L’entrata del cemento destinato alle aziende era bloccata dal 3 aprile scorso, a seguito della scoperta di un tunnel che attraversava la Striscia di Gaza diretto in Israele.

Secondo al-Hayik, circa 80 camion di cemento sono stati autorizzati a entrare nella Striscia, quotidianamente; tuttavia, tale quantità è molto al di sotto delle necessità reali della popolazione.

Gerusalemme-Imemc, Quds Press e Ma’an. Martedì pomeriggio le guardie di “frontiera” israeliane hanno sparato a una donna palestinese, Raghad Sho’ani, al check-point di Qalandiya, ferendola.

Sho’ani ha 18 anni, risiede nella cittadina di Kafr Aqaba ed è una studentessa dell’università di Birzeit.

La polizia israeliana ha dichiarato che una “sospetta” palestinese “è stata rapidamente avvicinata dalle guardie israeliane al check-point di Qalandiya” e colpita, e  ha aggiunto che è stato trovato un coltello nello zainetto. Questa versione contraddice la precedente, divulgata da Ynet, secondo la quale nessun coltello era stato rinvenuto vicino alla giovane.   La ragazza è stata raggiunta da diversi colpi alle gambe e ha perso conoscenza. La Mezzaluna Rossa palestinese ha dichiarato che le forze israeliane hanno impedito allo staff medico di avvicinarsi a Raghad. Video

Hebron-Ma’an, Quds Press e Imemc. Martedì sera, le forze israeliane hanno bombardato l’abitazione di Mohammad al-Faqih, 29 anni, a Surif, nel nord di Hebron, uccidendolo. Altre cinque persone sono rimaste ferite.

L’esercito israeliano ha affermato che al-Faqih era responsabile del mortale attacco del 1° luglio e che le truppe israeliane hanno avuto un scontro a fuoco con l’uomo, dopo averne circondato l’abitazione. Questa è poi stata colpita da diversi missili anti-carro e un bulldozer l’ha poi demolita.

Testimoni hanno riferito a Ma’an di aver visto il corpo di al-Faqih nel cestello del bulldozer israeliano dopo averlo estratto dalle macerie della casa.

Il ministro della Sanità palestinese ha dichiarato che cinque Palestinesi sono stati feriti da proiettili di metallo rivestiti di gomma durante scontri scoppiati a Surif.

Gerusalemme-PIC. Le forze di occupazione israeliane hanno demolito 11 case durante un attacco effettuato nella notte tra lunedì e martedì, nella città di Qalandiya, nel distretto di Gerusalemme, scatenando scontri gravi a Abu Dis, dove 37 civili sono stati feriti.

Il Media Center di Qalandiya ha sottolineato che l’esercito israeliano, accompagnato da circa 6 bulldozer, ha preso d’assalto Qalandiya, evacuando gli abitanti dalle loro case, prima di procedere alla demolizione nel bel mezzo degli scontri con i cittadini.
Ha affermato che la distruzione ha riguardato 11 case, prive di “permessi edili”.

Gli scontri sono scoppiati in segno di protesta contro la demolizione, causando il ferimento di tre giovani – colpiti da proiettili – e disturbi alla respirazione da lacrimogeni in altri quattro.

Fonti locali hanno rivelato che le forze di occupazione hanno duramente attaccato e picchiato il giornalista e attivista Mahmoud Awad Allah, che stava coprendo le aggressioni israeliane a Qalandia.

Dal suo canto, la Mezzaluna Rossa ha dichiarato che le équipe mediche hanno curato sul posto quattro asfissiati da gas lacrimogeni.

Domenica le autorità di occupazione hanno consegnato le notifiche ai proprietari delle dieci case da demolire, adducendo come motivazione la loro prossimità alla barriera di separazione e l’assenza di permessi di costruzione e dando loro 72 ore di tempo per liberarle, prima di iniziare la demolizione.

30 cittadini sono stati feriti da proiettili di gomma e gas lacrimogeni negli scontri con le forze israeliane a di Abu Dis, ad est di Gerusalemme.

La Mezzaluna Rossa ha dichiarato che le sue équipe hanno soccorso 30 feriti provenienti dagli scontri, di cui 9 colpiti da proiettili di gomma e 19 asfissiati da gas lacrimogeni.

Traduzione di Giovanna Vallone

Gerusalemme occupata­­-PIC, Quds Press e Ma’an. Lunedì notte l’esercito d’occupazione israeliano ha demolito 11 case palestinesi nel paese di Qalandiya, a nord della Gerusalemme occupata, con il pretesto della loro posizione vicina al muro di segregazione.

Le demolizioni sono iniziate la notte di lunedì e sono andate avanti fino a martedì all’alba, in mezzo a violenti scontri nei paesi di Qalandiya.

Secondo il media center di Qalandiya, sei bulldozer scortati da numerose truppe d’occupazione hanno preso d’assalto perlomeno 11 case e hanno costretto i residenti a uscire, per poi abbatterle.

Di conseguenza sono scoppiati dei violenti scontri fra le truppe e i giovani manifestanti del paese, molti dei quali sono rimasti feriti.

Secondo le fonti mediche, tre giovani sono stati feriti dai proiettili e perlomeno quattro altri sono rimasti intossicati dai gas lacrimogeni.

Anche il giornalista Mahmoud Awadallah e il sindaco del paese Yousef Awadallah sono rimasti feriti quando i soldati li hanno aggrediti fisicamente durante gli eventi.

Secondo quanto riferito da uno dei proprietari, l’esercito israeliano giustifica le demolizioni affermando che le case erano state costruite illegalmente nei pressi del muro senza i permessi di costruzione.

I proprietari delle case demolite avevano ricevuto domenica scorsa le notifiche che davano loro 72 ore per evacuare le abitazioni prima della demolizione.

Traduzione di F.G.

Cisgiordania-Quds Press e PIC. Martedì mattina le forze di occupazione israeliane hanno lanciato una campagna di arresti in diverse città e cittadine della Cisgiordania.

A Betlemme, le forze israeliane hanno arrestato tre giovani dopo aver fatto irruzione nelle loro abitazioni a Beit Jala e Beit Fujar. Uno dei detenuti è stato violentemente aggredito durante l’arresto.

A Hebron, le forze israeliane hanno invaso diverse case appartenenti a ex prigionieri, come parte della punizione collettiva contro la città che dura da un mese. I soldati israeliani, dispiegati in gran numero anche nei sobborghi, hanno eseguito attacchi e invasioni contro le abitazioni.

Nel distretto di Nablus, le forze israeliane hanno invaso Sebastia e Beit Umrin, provocando violenti scontri.

Limitazione dei diritti della persona, arresti arbitrari, interrogatori, comunità etniche e religiose da considerare composte interamente da potenziali terroristi, proprio come avviene nei Territori occupati. Sono queste le proposte di Tel Aviv all’Europa per individuare gruppi armati e potenziali “lupi solitari”. «L’Europa deve decidere cosa è più importante, la vita umana o la libertà”, dice Haim Tomer ex comandante di due divisioni del Mossad.

Continua qui.

Lunedì sera, le forze di occupazione hanno rapito quattro minorenni palestinesi dalla loro abitazione nella cittadina di Zabuba, a ovest di Jenin. Si tratta di Ahmed e Ali Niyaz, Nour Fouad e Mohamed Sa’ied, della famiglia Jaradat.

PIC— Domenica un disegno di legge che propone multe per i provider dei social network che non rimuovono commenti anti-occupazione è stato approvato dal governo israeliano, secondo quanto ha riportato the Jerusalem Post.

Il comitato ministeriale per le leggi ha approvato un disegno di legge scritto dal parlamentare Revital Swid (Unione sionista) che dà ai provider dei social media – compresi Facebook, YouTube, e Twitter -, 48 ore di tempo per rimuovere contenuti anti-Israele.

Le piattaforme che rifiutano di rimuovere “incitamenti” anti-israeliani saranno multate con 78 mila dollari per post. Se risulta che il sito era consapevole del post, per esempio, se è stato citato dai maggiori media ma non l’ha rimosso, la multa sarà maggiore.

La legge, che classifica come “post che incitano al terrore” quelli che incoraggiano attività e attacchi anti-occupazione, ha ottenuto ampio appoggio nel Knesset, con 50 voti a favore contro 4, e un astenuto.

 

Gerusalemme-Quds Press e PIC. Lunedì mattina, gruppi di coloni israeliani hanno invaso il complesso di al-Aqsa, entrando dalla Porta al-Magharibeh, controllata da Israele, protetti dalla polizia e dalle forze speciali.

Alcuni coloni hanno tentato di eseguire rituali religiosi, provocando i fedeli palestinesi che hanno intonato il takbir, “Dio è il più grande”, in segno di protesta contro la violazione del sito sacro islamico.

Hebron-Quds Press e Imemc. La Società per i Prigionieri palestinesi – PPS – ha reso noto che, all’alba di lunedì 25 luglio, i soldati israeliani hanno assaltato diverse abitazioni palestinesi nel distretto di Hebron e hanno arrestato due Palestinesi.

Le truppe di occupazione hanno invaso la cittadina di Beit Awwa, a sud-ovest di Hebron, e hanno rapito Ziad Abu Kreisa Sweity, dopo aver fatto irruzione nella sua abitazione e in altre vicine.

I soldati hanno anche invaso il campo profughi di al-Fawwar, a sud di Hebron, e rapito Ali Mohammad Ahmad Sarahna.

Sono state assaltate anche le cittadine di Dour, Bani Neim, Kharsa, con irruzioni nelle abitazioni che hanno causato molti danni.

Prosegue, intanto, la chiusura delle cittadine di Sa’ir, Shiokh, Bani Neim, Yatta, Sammoa’ e Doura e l’invasione di diversi sobborghi della città di Hebron.

Anche l’entrata nord di Hebron,  Jouret Bahlas, rimane chiusa con blocchi di cemento, collinette di sabbia e un cancello di ferro.

Rateb al-Jabour, coordinatore del Comitato popolare e nazionale contro il Muro e le Colonie nel sud di Hebron, ha dichiarato che i soldati hanno trattenuto decine di Palestinesi all’entrata principale della cittadina di at-Tiwani, interrogandoli e ispezionandoli.

Imemc. Secondo quanto riportato dalla Società per i prigionieri palestinesi (PPS), lunedì all’alba i soldati israeliani hanno rapito 11 palestinesi, fra cui due donne e due ex prigionieri politici, in diverse parti della Cisgiordania occupata.

I soldati hanno rapito una donna, identificata come Su’ad Abdul-Mohsin Thawabta, mentre stava visitando suo figlio, prigioniero nel campo di detenzione del Negev.

I soldati hanno anche invaso il paese di Teqoua’, a est di Betlemme, hanno perquisito le case e rapito un palestinese, identificato come Ahmad Jamal al-‘Amour, mentre Mohammad Khaled Taqatqa è stato rapito a sud di Betlemme.

Inoltre, numerosi veicoli militari hanno invaso il paese di ‘Awarta, a est di Nablus, nella Cisgiordania settentrionale, poi i soldati hanno perquisito diverse case e rapito due ex prigionieri politici, identificati come Moayyad Sharab e Shadi Awwad.

La PPS ha aggiunto che i militari hanno rapito quattro giovani palestinesi a Jenin, nella Cisgiordania settentrionale.

I soldati hanno anche invaso numerose aree del distretto di Hebron, nella Cisgiordania meridionale, e hanno rapito due palestinesi, oltre a chiudere numerose strade con blocchi di sabbia e cemento.

Traduzione di F.G.

Gerusalemme-Quds Press, Imemc e Ma’an. La municipalità israeliana di Gerusalemme ha presentato piani per la costruzione di  770 nuove unità abitative coloniali, secondo quanto ha rivelato il sito israeliano Walla.

Le nuove unità verranno considerate da Israele come parte del “distretto di Gerusalemme” tra l’insediamento illegale di Gilo e la cittadina palestinese di Beit Jala. Recentemente Israele ha approvato la costruzione di 1.200 unità abitative. Secondo Walla, gli scavi e i lavori per i nuovi alloggi sono già iniziati. Il capo del comitato per la pianificazione coloniale della municipalità, Meir Turgeman, ha dichiarato, a dispetto della condanna internazionale agli insediamenti israeliani, che le costruzioni di unità abitative andranno avanti sia a Gerusalemme Est sia in Cisgiordania e che farà di tutto per “tenere i giovani a Gerusalemme”.

Bruxelles, dopo Parigi, e dopo altre stragi ancora che hanno colpito tante capitali, è una leva potentissima per la paura di massa. A cosa dovremo rinunciare, per questa paura? I governanti europei lo indicano già: dovremo cedere libertà per essere più sicuri. Ma è così autentico, questo pericolo? Anni fa il regista americano Michael Moore aveva fatto un calcolo per evidenziare che il pericolo terrorista era percepito in modo abnorme rispetto alla sua consistenza reale. Perfino nel 2001, l’anno di quel tragico 11 settembre, per un americano, le probabilità di morire in un attacco terroristico sono state 1 su 100.000.

Video: http://www.pandoratv.it/?p=6889

 

Gerusalemme-Ma’an. Secondo quanto riferito da testimoni a Ma’an, le forze israeliane hanno fatto irruzione in un quartiere della Città Vecchia della Gerusalemme Est occupata nel tardo pomeriggio di domenica, ferendo dei Palestinesi, dopo un alterco scoppiato tra coloni israeliani e residenti.   Un residente del quartiere Aqbat al-Khalidiya, Ashraf Abu Daas, ha dichiarato che più di 20 coloni israeliani sono entrati nel quartiere sostenendo che uno di loro stava “cercando gli occhiali”. I coloni hanno poi spinto un giovane palestinese che cammina davanti a loro provocando un litigio che si è trasformato in una rissa.   “Pochi minuti dopo, truppe israeliane, agenti di polizia e forze speciali hanno fatto irruzione nel quartiere, picchiando violentemente i Palestinesi che erano presenti, senza eccezioni”.   Abu Daas ha aggiunto che le forze israeliane hanno picchiato i residenti palestinesi con bastoni e con il calcio dei fucili, hanno usato spray al peperoncino, ferendo almeno sette giovani palestinesi – in gran parte colpendoli al volto e alla testa – prima di arrestarne “a caso” alcuni.   Almeno quattro degli arrestati erano feriti quando le forze israeliane li hanno portati via.   Le forze israeliane hanno iniziato poi a razziare le abitazioni nelle vicinanze, hanno fatto irruzione nelle case delle famiglie al-Salayma, al-Rishiq e al-Daya.   Hajj Rashid al-Rishiq ha dichiarato a Ma’an che i soldati israeliani hanno fatto irruzione nella sua casa “in maniera provocatoria” hanno arrestato il figlio Ahmad e un altro membro della famiglia identificato come Rashid al-Rishiq.  Le forze israeliane hanno ricevuto ripetute critiche per l’uso eccessivo della forza, e per i metodi letali di controllo della folla che spesso provocano la morte o il ferimento di Palestinesi.   Nel mese di aprile, gli Stati Uniti hanno pubblicato il rapporto annuale di violazioni dei diritti umani a livello mondiale, dove ha accusato Israele di “uso eccessivo della forza” contro i Palestinesi come ad una violazione dei diritti umani. Traduzione di Edy Meroli

Imemc. Giovedì 21 luglio il Comitato esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina ha condannato l’atroce uccisione di Abdullah Issa, un rifugiato palestinese dodicenne in Siria, e ha richiesto un intervento internazionale immediato per consegnare i responsabili alla giustizia.

Saeb Erekat, capo dei negoziatori palestinesi, ha diffuso un comunicato stampa in cui fa riferimento a un video, apparso sui social media martedì (YouTube l’ha bannato) che mostra dei ribelli decapitare un ragazzo dopo averlo catturato a nord della seconda città siriana, Aleppo.

 

Il video mostra il ragazzo sdraiato nel retro di un camion mentre un ribelle gli taglia la testa usando un coltello.

Un ribelle grida “Non rimarrà nessuno ad Handarat!”, un’area a nord di Aleppo, dove si sono verificati scontri tra i ribelli e le forze governative.

In un altro video i ribelli accusano il ragazzo di essere membro delle brigate al-Quds, un gruppo palestinese che combatte con le forze governative. Secondo fonti media, le brigate al-Quds hanno smentito che Issa fosse un loro membro.

Erekat ha condannato questo “atto crudele e codardo commesso dai terroristi del movimento Nour al-Din al-Zenki”, uno dei gruppi d ribelli coinvolti nella guerra civile siriana, che venne definito “moderato” dagli Stati Uniti.

Ha invitato la comunità internazionale e le Nazioni Unite a imparare la lezione e ad agire in modo efficace per fornire protezione ai palestinesi, sia in Palestina che nei campi profughi, porre fine all’occupazione e sostenere la creazione di uno Stato palestinese e il rientro dei rifugiati.

Erekat ha aggiunto: “Per un secolo i palestinesi hanno subito ogni tipo di pulizia etnica e sono diventati rifugiati a causa di Israele, la potenza occupante. È arrivato il momento che il mondo faccia sentire la sua voce e adotti misure per porre fine agli atti terroristi contro il nostro popolo”.

La leadership palestinese ha annunciato che sta collaborando con organizzazioni arabe e internazionali per consegnare alla giustizia i responsabili del terribile crimine, usando ogni mezzo legale possibile.

Anwar Abdul Hadi, direttore del dipartimento politico dell’OLP a Damasco ha condannato l’atto e ha dichiarato all’agenzia di stampa palestinese: “Questo è un crimine atroce commesso da un gruppo di terroristi contro un ragazzo affetto da talassemia che è stato rapito in un ospedale”.

Erekat e Abdul Hadi hanno sottolineato la somiglianza tra l’uccisione di Issa, l’omicidio di Mohammad Abu Khudeir, arso vivo da coloni israeliani a Gerusalemme, e il dodicenne Mohammad al-Durrah, ucciso dal fuoco israeliano nella Striscia di Gaza.

Nour al-Din al-Zenki ha rilasciato una dichiarazione in seguito alla decapitazione, condannando quella che viene descritta come una “violazione, un errore individuale che non rappresenta la politica generale del gruppo”.

Secondo la dichiarazione, il gruppo ha arrestato i responsabili di questa violazione e li ha consegnati a un comitato giudiziario che indagherà sui fatti.

Traduzione di Marianna De Meo

Hebron-PIC. Migliaia di coloni hanno fatto irruzione, venerdì, nella moschea Ibrahimi sotto la protezione dell’esercito di occupazione sionista.

Il giornale israeliano Maariv ha annunciato che migliaia di coloni sono stati trasportati venerdì, dopo mezzanotte, a bordo di 120 autobus, sotto la protezione dell’esercito di occupazione, per pregare  nella moschea Ibrahimi a Hebron, al sud della Cisgiordania.

Il ministero palestinese per il Patrimonio a Hebron ha precedentemente avvertito del comportamento dei coloni
nella moschea che le autorità israeliane cercano di controllare completamente.

Nel 1972 Israele decise di permettere agli ebrei di pregare della moschea Ibrahimi,
divisa tra musulmani ed ebrei all’inizio dell’anno 1994, dopo il massacro sionista che portò  alla morte di 29 palestinesi mentre effettuavano la preghiera del mattino.

Le autorità di occupazione vietano ai musulmani il culto e il richiamo alla preghiera nel
santuario durate le feste ebraiche.

Traduzione di Giovanna Vallone

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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