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Agenzia stampa informazione Palestina, Territori palestinesi occupati, Striscia di Gaza
Aggiornato: 55 min 34 sec fa

Martedì di sangue nella Striscia di Gaza: uccise 100 persone. 1200 il totale delle vittime

4 ore 32 min fa

Gaza. Martedì pomeriggio, il ministero per la Salute di Gaza ha reso noto che oltre 100 palestinesi sono stati uccisi dai bombardamenti israeliani nella sola giornata odierna, e a centinaia sono stati feriti, portando a 1200 il numero delle vittime.

Circa 5000 abitazioni sono state totalmente distrutte e decine di migliaia parzialmente danneggiate.

L’Onu ha stimato a oltre 215 mila i gazawi fuggiti dalle proprie case, con 170.461 accolti in 82 scuole dell’Unrwa. 

Nella serata di lunedì, le autorità israeliane hanno dato ordine di evacuazione a 400 mila gazawi, tuttavia, i confini della Striscia sono chiusi, e anche le scuole dell’Unrwa sono state bombardate: la settimana scorsa, Israele ha bombardato quattro rifugi dell’Onu, uccidendo 20 persone e ferendone a centinaia.

 

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Bombardata la casa dell’ex primo ministro di Gaza, Haniyah

6 ore 13 min fa
Gaza. Martedì 29 luglio, gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato la casa dell’ex primo ministro di Gaza e leader di Hamas, Ismail Haniyah, nel campo profughi di al-Shati. Haniyah ha risposto dichiarando che il bombardamento non piegherà la volontà del popolo di Gaza, né la sua, e ha aggiunto: “La mia casa non è più preziosa di quella di qualsiasi altro gazawi, e la distruzione delle pietre non spezzerà la nostra determinazione e resistenza. Resisteremo fino alla libertà”.L’abitazione, secondo quanto ha riferito uno dei figli del leader di Hamas, è stata colpita due volte.

Martedì, i bombardamenti israeliani hanno preso di mira edifici istituzionali, emittenti tv, sedi di Hamas, uffici finanziari e varie moschee.

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Striscia di Gaza al buio: bombardata la centrale elettrica

6 ore 47 min fa

Gaza. Martedì mattina l’unica centrale elettrica della Striscia Gaza ha smesso di funzionare, a seguito di un incendio provocato da un bombardamento israeliano.

40 persone sono state uccise nel corso della notte e della mattinata, durante bombardamenti aerei, marittimi e di terra, portando il bilancio totale delle vittime a 1.128, e a oltre 6.200 in 22 giorni di aggressioni israeliane.

Il totale di soldati israeliani uccisi dalla resistenza palestinese è di 53, di cui 10 lunedì. Martedì l’esercito israeliano ha reso noto che altri 5 militari sono stati uccisi durante scontri a fuoco con le brigate al-Qassam, ala armata di Hamas, entrati a Nahel Oz attraverso dei tunnel.

Tathi al-Sheikh Khalil, vice-direttore dell’autorità per l’energia di Gaza, ha affermato che un missile ha colpito un container di combustibile, incendiandolo, dopo che un altro aveva distrutto il motore dell’impianto.
Khalil ha aggiunto che le squadre anti-incendio non sono state in grado di spegnere il fuoco.

(Fonti: Quds Press, Maan)

Prima del bombardamento, l’impianto funzionava a regime ridotto, razionando l’energia, a causa dell’assedio di Gaza.

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Striscia di Gaza, bombardata Al Aqsa TV

9 ore 26 min fa

Gaza-Quds Press. Nella tarda notte di lunedì 28 luglio, aerei da guerra israeliani hanno bombardato la sede della tv satellitare Al-Aqsa appartenente a Hamas, nel quartiere di al-Nasser, a ovest della città di Gaza e l’hanno completamente distrutta, danneggiando anche le case vicine.

Tuttavia, le trasmissioni via satellite non si sono fermate dopo il bombardamento, e la direzione della Tv ha dichiarato che continuerà il lavoro di copertura dell’aggressione su Gaza.

Più volte l’aviazione israeliana aveva bombardato il quartier generale della Tv satellitare, nelle guerre precedenti contro Gaza, ma l’emittente non ha mai smesso di mandare in onda i servizi.

1104 palestinesi sono stati uccisi dall’operazione militare israeliana in corso.

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La redazione di InfoPal cerca traduttori volontari dall’arabo e dall’inglese

9 ore 36 min fa

La redazione di InfoPal cerca traduttori volontari dall’arabo e dall’inglese

Chi avesse disponibilità di tempo è pregato di scrivere a redazione@infopal.it

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Lunedì di sangue nella Striscia di Gaza: 44 persone uccise e 241 ferite. Bilancio totale: 1088 morti e 6470 feriti

19 ore 16 min fa

Gaza. Lunedì 28 è stata un’altra giornata di sangue: solo nella serata 26 persone sono state uccise e 241 ferite in diversi bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza.

Sono in corso vari colloqui per il cessate-il-fuoco, ma il premier israeliano, Benjamin Netanyahu ha ammonito che la “campagna” potrà durare ancora a lungo.

Attacchi serali hanno portato il numero di morti, nella giornata di lunedì, a 44.

Altri corpi, nel frattempo, vengono estratti dalle macerie dei bombardamenti precedenti, facendo salire il totale attuale dei 21 giorni di guerra israeliana contro la Striscia di Gaza a 1.088 morti – tra i quali 252 bambini – e a 6.470 feriti – di cui 1.980 bambini.

Israele ha dato l’ordine a 400 mila palestinesi nel nord della Striscia di evacuare dalle proprie abitazioni, tuttavia, tutti i confini di Gaza sono chiusi, sia quelli con Israele sia quelli con l’Egitto. Dunque, evacuare dove?

Nel frattempo, il presidente Usa Barack Obama ha telefonato a Netanyahu per chiedere un “immediato, incondizionato cessate-il-fuoco umanitario”.

Questa notte sarà un’altra, terribile, notte per la popolazione di Gaza, in attesa del prossimo missile che sterminerà altre famiglie.

(Fonti: Quds Press, Ma’an)

 

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“Lettera aperta al popolo di Gaza”. Vietato criticare Israele

19 ore 44 min fa

Di Angelo Stefanini

La Palestina è un grido di dolore dell’umanità. Pubblicare la “Lettera aperta al popolo di Gaza” su una rivista come il Lancet è segno di grande coraggio che indica come essere fedeli alla responsabilità sociale del professionista della salute comporti scelte difficili.

“Il pregiudizio anti-Israele ai suoi massimi livelli”[1], “Un giornale peer-reviewed antisemitico”[2], ”Un giornale fazioso e vergognoso”[3]. Questi sono soltanto alcuni degli appellativi riservati a una delle riviste mediche più importanti a livello mondiale, The Lancet. La sua colpa sarebbe di essere “palestinizzata”[4], ossia di dare voce ai problemi di salute e assenza di diritti umani dei palestinesi. IlZionist Central Council of Greater Manchester ha addirittura lanciato una vera e propria campagna per mettere fine al pregiudizio anti-Israele della rivista medica The Lancet[5].

Nel 2009 il suo direttore, Richard Horton, ha accettato l’invito della comunità accademica e scientifica palestinese di fornire sostegno per diffondere ricerche e pubblicazioni sulla situazione sanitaria del territorio palestinese occupato. È nata così la Lancet Palestinian Health Alliance che ogni anno organizza una conferenza i cui abstract vengono ospitati sulla rivista. Nel contesto palestinese di sofferenza quotidiana fatta di occupazione militare, espropriazione di terra, difficoltà al movimento, oppressione e violazioni quotidiane di diritti fondamentali, è comprensibile come la salute sia profondamente dipendente da tali predominanti determinanti sociali e politici. Le ricerche scientifiche che mostrano questa associazione diventano facile bersaglio da parte chi propugna il mito della neutralità della scienza.

In questi giorni Richard Horton è ancora una volta preso di mira per avere pubblicato la “Lettera aperta al popolo di Gaza”.[6] La lettera, pubblicata online il 22 luglio e firmata da ventiquattro medici e scienziati britannici e italiani accumunati dalla conoscenza diretta della situazione della Striscia, denuncia in modo esplicito e severo la violenza di Israele sulla popolazione civile di Gaza come grave violazione del diritto internazionale e crimine contro l’umanità. Alcuni media[7] hanno intuito la valenza dirompente di una tale accusa a Israele da parte di personalità scientifiche internazionali ben informati non soltanto delle violenze di questi giorni, ma soprattutto del contesto di assedio e crudele punizione collettiva a cui il popolo di Gaza è sottoposto da diversi anni. La risposta alla lettera ha superato le aspettative e in pochi giorni è prossima a raggiungere la quota di 15.000 adesioni.

In verità il Lancet non è l’unica rivista medica a essere sotto il tiro dei difensori di Israele. Nel 2010, il giornale on line PJ Media-Voices from a free America[8] chiamava in causa il BMJ-British Medical Journal e il Journal of the Royal College of Physicians (ora Clinical Medicine) per avere espresso opinioni contrarie a Israele. Quali siano i pericoli di criticare Israele in una rivista medica lo aveva sperimentato personalmente Kamran Abbasi, Acting Editor del BMJ nel 2004 per avere pubblicato un articolo in cui lo psichiatra Derek Summerfield esprimeva preoccupazione per ciò che egli riteneva sistematiche violazioni della Quarta Convenzione di Ginevra da parte dell’esercito israeliano a Gaza[9]. L’autore sosteneva le sue argomentazioni con dati pubblicati da autorevoli organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite e Amnesty International. Oltre alle centinaia (circa 550) di risposte, la maggior parte ostili, inviate al sito web della rivista, più di mille email erano state dirette personalmente, appunto, a Kamran Abbasi. I toni e i contenuti di quella nutrita corrispondenza danno un’idea di che cosa debbano attendersi i responsabili editoriali di riviste scientifiche che hanno l’ardire di addentrarsi in dibattiti di questo genere[10].

“Sembra probabile”, sostiene Karl Sabbagh in un’analisi[11] compiuta su quelle email “che la maggior parte dei messaggi di posta elettronica ostili siano stati sollecitati da Honest Reporting, un sito web gestito dagli Stati Uniti e Israele che sostiene di essere ‘il più grande gruppo di pressione mediatico di Israele nel mondo’ e descrive la sua missione così: ‘Per garantire che Israele sia rappresentato in modo corretto e accurato, Honest Reporting controlla i media, evidenzia casi di pregiudizi, promuove l’equilibrio e gli effetti del cambiamento attraverso l’istruzione e azione’”.
Chi scrive ha l’onore di avere un tag personale riservato sul loro sito web[12].

L’analisi di quella corrispondenza rivela diverse tendenze tra gli scriventi: da chi semplicemente nega (L’IDF [Israeli Defence Force], a differenza degli arabi, non ha mai ucciso civili innocenti.”), a chi disumanizza l’avversario (“Il problema è che si moltiplicano come conigli e un giorno verranno a ucciderti.”), a chi preferisce l’attacco personale (“Il vostro giornale, con un direttore dal nome chiaramente medio-orientale, è inevitabile che vomiti la schifezza che pubblica.” ). Ciò che appariva chiaramente era che il testo di circa un quarto delle email era direttamente tratto dal sito web diHonest Reporting. Inoltre, continua l’autore dell‘analisi, “Non c’era alcuna prova… che gli autori avessero effettivamente letto l’articolo BMJ che criticavano.”

Ciò che succede ai direttori di riviste mediche la dice lunga sull’attuale tendenza nella stragrande maggioranza del giornalismo in generale, soprattutto in Italia. Si tratta di una tecnica di lobbying e velata intimidazione che ha resistito per decenni, perché molto efficace. Così Edward Said, prominente intellettuale palestinese naturalizzato statunitense, descriveva il progetto Hasbara (in ebraico “propaganda”) nato dopo il disastro di immagine arrecato dalle stragi di Sabra e Shatila del 1982: “… ciò che ha reso questa campagna così efficace è il senso di colpa di lunga data dell’occidente per l’antisemitismo. Che cosa potrebbe essere più efficiente che trasferire quel senso di colpa su un altro popolo, gli arabi, e quindi sentirsi non solo giustificati, ma positivamente alleviati che qualcosa di buono è stato fatto per un popolo tanto diffamato e danneggiato? Difendere Israele a tutti i costi – anche se sta occupando militarmente la terra palestinese, ha un potente esercito e ha ucciso e ferito palestinesi in un rapporto di quattro o cinque a uno – è l’obiettivo della propaganda. Che cioè, pur continuando a fare quello che sta facendo, possa sembrare comunque una vittima”.[13]

Israele mantiene le sue truppe militari nei territori occupati per difendere mezzo milione di coloni insediatisi illegalmente e sta da anni strangolando la popolazione della Striscia di Gaza, prigione a cielo aperto. Quando la popolazione palestinese vi si oppone e si ribella, Israele è presentato come sotto attacco. L’atteggiamento di Israele è tutt’altro che di autodifesa. Israele è l’unico paese al mondo in questo momento storico che, in violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, impiega decine di migliaia di truppe armate fino ai denti fuori dei propri confini, in un paese che non gli appartiene, al solo scopo di impossessarsi delle sue terre costringendolo a vivere sotto la forma peggiore di tirannia. Questa informazione di contesto nelle notizie dei media è inevitabilmente assente. Anche se Israele continua a uccidere civili a sangue freddo, l’intera questione è raffigurata come autodifesa. È sempre la solita, monotona storia dell’attacco palestinese e della rappresaglia israeliana.

Richard Ingrams, famoso giornalista britannico, co-fondatore della rivista satirica Private Eye, ha scritto dello storico AJP Taylor, morto nel 1990: “Anche se con grande coraggio parlava apertamente su molte questioni, tuttavia ha ammesso che in un campo era colpevole di timidezza giornalistica, se non di vigliaccheria. ‘Anni di esperienza’, ha scritto, “mi hanno insegnato che non si deve mai azzardare in alcun modo un parere sugli eventi che riguardano Israele o gli ebrei. Qualsiasi tentativo di esprimere un’opinione distaccata apre la strada a lettere, telegrammi, rimostranze personali e soprattutto telefonate. L’unica via sicura è non avere mai e poi mai alcuna opinione sul Medio Oriente’”.[14]

La Palestina è un grido di dolore dell’umanità. Pubblicare la “Lettera aperta al popolo di Gaza” su una rivista come il Lancet è segno di grande coraggio che indica come essere fedeli alla responsabilità sociale del professionista della salute comporti scelte difficili come schierarsi con il popolo di Gaza. Coloro che sostengono la neutralità in mezzo a questa catastrofe devono chiedersi come sia possibile essere neutrali davanti a case demolite, neonati crivellati di proiettili, ospedali e scuole devastate, intere famiglie di civili innocenti distrutte. Non fare nulla per impedire tutto questo equivale, in effetti, a schierarsi con il più forte.

Angelo Stefanini, Centro Salute Internazionale, Università di Bologna

Risorsa

An open letter for the people in Gaza. The Lancet 2014, Published Online July 22, 2014

Bibliografia

    1. Op-Ed: The Lancet: Anti-Israel Bias At Its Finest . Israelnationalnews.com 12.03.2012
    2. Ronn Torossian. Anti-Semitic Peer-Reviewed Medical Journal Thecuttingedgenews.com, 13.04.2012
    3. The Lancet: A Biased and Shameful Medical Journal. Algemeiner.com. 11.03.2012
    4. Anti-Israel Bias Infects Medical Journals. PJ Media.com. 04.02.2012
    5. Campaign to End The Lancet Medical Journal’s Anti-Israel Bias
    6. An open letter for the people in Gaza. The Lancet 2014, Published Online July 22, 2014
    7. David Marceddu. Gaza, su Lancet gli scienziati contro la guerra: “Crimine contro l’umanità”. Il Fatto Quotidiano, 23.07.2014
      Medici italiani e inglesi su Lancet: “Chi non denuncia l’aggressione di Israele è complice”. La Repubblica, 23.07.2014
      Maria Valerio. ‘Israel insulta a la inteligencia, la dignidad y la humanidad’. El Mundo, 27.07.2014
    8. Anti-Israel Bias Infects Medical Journals. PJ Media.com. 04.02.2012
    9. Summerfield D. Palestine: the assault on health and other war crimes. BMJ 2004;329:924.[Free Full Text]
    10. Sabbagh K. Perils of criticising Israel. BMJ 2009;338:a2066
    11. Sabbagh K. Perils of criticising Israel. BMJ 2009;338:a2066
    12. Honestreporting.com: tag/angelo-stefanini
    13. Said E. Propaganda and war. Mediamonitors.net, 31.08.2001
    14. Commentary: Standing up for free speech. BMJ 2009; 338: a2094
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La storia. Incinta muore sotto le bombe, la sua bimba sopravvive

Lun, 28/07/2014 - 17:59

La storia. Incinta muore sotto le bombe, la sua bimba sopravvive
Desta commozione a Gaza, e viene indicata come un messaggio di speranza, la vicenda di una giovane madre morta sotto le bombe mentre era al nono mese di gravidanza. I medici palestinesi sono riusciti a far nascere la bimba e a tenerla in vita. Il dramma e’ iniziato nella notte fra giovedi e’ venerdi’ quando l’abitazione di Ibrahim Sheikh-Al, nel campo profughi di Deir el-Balah (nel settore centrale della Striscia), e’ stata investita dall’onda d’urto di due bombe sganciate da aerei da combattimento F-16. L’uomo, di 28 anni, e’ stato ferito mentre la moglie, Shaima (23 anni), e’ rimasta sotto le macerie. Per circa un quarto d’ora e’ stata data per dispersa. Mentre la zona si trovava immersa nelle tenebre, alcuni vicini sono riusciti a recuperare il corpo della giovane donna, che ormai non respirava piu’, e a trasportarlo all’ospedale locale. Si tratta dell’Ospedale dei Martiri di al-Aqsa, colpito in precedenza e severamente danneggiato del fuoco israeliano. In queste circostanze disperate i medici si sono prodigati per salvare almeno la piccola che Shaima portava in grembo. La bambina e’ stata subito messa in un’incubatrice, nella persuasione che difficilmente sarebbe rimasta in vita. Invece oggi l’équipe medica ha assunto un tono ottimistico e ha informato il padre che, con tutta probabilita’, la figlia di Shaima sopravvivera’.

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2014/07/24/-gazavia-libera-aviazione-americana-a-voli-su-tel-aviv-_db17f04a-f316-472d-ae4b-ab69a8ff6806.html

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La resistenza palestinese uccide diversi soldati israeliani

Lun, 28/07/2014 - 17:20

Gaza. Lunedì, i media di Israele hanno scritto che quattro (o sei, a seconda dei siti) soldati israeliani sono stati uccisi e una decina feriti a seguito di un attacco di mortai lanciato dalle brigate palestinesi contro Eshkol, nel sud di Israele.

43 soldati israeliani sono stati uccisi durante le fasi di operazioni di terra contro la Striscia di Gaza, nelle ultime due settimane.

Da parte loro, in un comunicato stampa, le brigate al-Qassam hanno dichiarato di aver preso di mira con un missile un tank israeliano, uccidendo due soldati, nel villaggio di Juhr al-Dik, nel pressi della città di Gaza.

(Fonti: Quds Press, Maan, Pic, Haaretz)

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Il massacro della Eid: Israele bombarda un parco-giochi e ospedale al-Shifa uccide 10 bimbi

Lun, 28/07/2014 - 16:42

Gaza-Maan e Quds Press. Lunedì 28 luglio, primo giorno di Eid al-Fitr, festa di fine Ramadan, le forze israeliane hanno bombardato un parco vicino alla spiaggia della città di Gaza e l’ospedale al-Shifa, uccidendo almeno 10 bambini. E’ quanto riportano fonti mediche.

 

 

 

 

L’attacco contro l’ospedale al-Shifa, che è il principale di Gaza, ha colpito l’ambulatorio.

Il parco bombardato si trova a fianco del campo profughi di al-Shati, e ha colpito il parco-giochi, uccidendo 10 bambini mentre giocavano con le loro famiglie, vestiti con gli abiti della festa appena iniziata, la Eid al-Fitr.
40 sono stati feriti.

Un dirigente del pronto soccorso dello Shifa ha reso noto che sono arrivati in ospedale 10 corpi di bimbi, uccisi durante due attacchi.

Nomi dei bambini massacrati nel campo profughi di Shati

1 – Ahmed Hazem Shabbir

2 – Mahmoud Hazem Shabbir

3 – Bara’ Akram Miqdad

4 – Hamouda Nahid Miqdad

5 – Youssef Abdel Rahman Hassouna

6 – Mohamed Mahmoud Abu Shaqfa

7 – Khaled Mahmoud Abu Shaqfa

8 – Mansour Raed Hajaj

9 – Jamal Saleh ‘Alian

10 – Ahmed Jaber  Washih

11 – Mohammad Fadi Najjar

12 – Muhammad ‘Ammad Baroud

Israele ha affermato che a colpire sia il parco-giochi sia l’ospedale siano state le brigate palestinesi, tale informazione, che non corrisponde al vero, viene riportata anche da Al Arabiyya, tuttavia, i corrispondenti della NBC confermano che il bombardamento è stato effettuato da aerei da ricognizione israeliani.

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Proseguono i bombardamenti israeliani: altri morti e feriti

Lun, 28/07/2014 - 14:32

Gaza. Fonti mediche palestinesi hanno riferito che due persone – un adulto e un bambino – sono state uccise e diverse altre ferite a seguito di bombardamenti israeliani contro le abitazioni di Jabaliya, nel nord della Striscia.

Il bambino, Samih Jebriel Jneid, aveva 4 anni, mentre l’altra vittima era un giovane di 22, Mohammad Abu Louz.

Nella giornata di lunedì, altri 8 palestinesi sono stati uccisi in diversi attacchi israeliani.

Le brigate al-Qassam, ala militare di Hamas, si sono scontrate con le forze israeliane, a Jabaliya.

Nel frattempo, dalle macerie di Khuzaa sono stati estratti altri corpi di cittadini uccisi nei precedenti bombardamenti, sei dei quali appartenenti ad una stessa famiglia.

Il bilancio totale dei morti – attualmente a oltre 1050 – è destinato a salire di ora in ora, sia a causa dei bombardamenti israeliani non ancora cessati, sia del continuo ritrovamento di salme. I feriti sono circa 6300.

(Fonti: ministero della Salute; Quds Press, Ma’an e Imemc)

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931 palestinesi arrestati a Gerusalemme e nei territori occupati in tre settimane

Lun, 28/07/2014 - 14:16

Nazareth–Quds Press. I dati diffusi dalla polizia dell’occupazione israeliana rivelano che dall’inizio di luglio sono stati arrestati 931 cittadini palestinesi nella città di Gerusalemme e all’interno delle aree occupate.

In un comunicato emesso giovedì 24 luglio, la polizia ha affermato che questi arresti si sono svolti nel quadro dei rapidi interventi volti a rispondere alle azioni di disturbo contro il regime avvenute all’interno Linea verde, che sono scoppiate dal 2 luglio scorso. La polizia ha infatti accusato gli arrestati di aver preso parte ad operazioni illegali contro il regime, secondo ciò che riporta il comunicato.

Lo stesso aggiunge inoltre che, dall’omicidio del ragazzo di Gerusalemme Est, Mohammad Abu Khadir, per mano di una banda di estremisti ebrei, tre settimane fa, sono stati arrestati 295 palestinesi di Gerusalemme e sono stati presentati 71 atti d’accusa contro alcuni di essi, oltre ai circa 636 giovani palestinesi dei villaggi e delle città arabe all’interno dei territori del ’48, contro decine dei quali sono stati formulati vari capi d’accusa.

Da parte loro, gli avvocati difensori palestinesi affermano che la polizia israeliana sta realizzando una campagna di arresti di massa nelle file dei giovani e dei minori palestinesi dopo la morte di Abu Khadir e le rabbiose proteste che sono seguite.

Traduzione di Irene Capiferri

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L’esercito egiziano distrugge oltre 13 tunnel di Gaza

Lun, 28/07/2014 - 13:45

Il Cairo-Afp. L’esercito egiziano ha affermato domenica di aver distrutto oltre 13 tunnel che collegano la penisola del Sinai alla Striscia di Gaza, portando a 1.639 il numero complessivo di gallerie demolite.

La distruzione aggraverà la situazione economica e umanitaria nella Striscia di Gaza assediata, che ha visto un forte calo del tenore di vita da quando l’egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha lanciato una campagna per distruggere i tunnel, la scorsa estate.

Negli otto anni durante i quali Israele ha imposto un blocco economico sulla Striscia a causa della vittoria di Hamas alle elezioni, i tunnel sono stati il principale tramite con il mondo esterno per 1,7 milioni di persone di Gaza.

Dalla scorsa estate, però, il Cairo ha riversato le sue truppe nella penisola per contrastare una rivolta crescente dopo la cacciata di Mohamed Mursi, il presidente democraticamente eletto, e le sue operazioni di sicurezza comportano la distruzione dei tunnel.

Il gruppo militante palestinese Hamas, che è la forza principale di Gaza, come riferito utilizza i tunnel per il contrabbando di armi, cibo e denaro nell’enclave costiera assediata.

Israele sta conducendo un’offensiva militare contro Gaza dall’8 luglio, e ha lanciato un attacco di terra, il 17 luglio, finalizzato a distruggere una rete di tunnel all’interno della Striscia di Gaza.

L’attacco ha ucciso più di 1.000 Palestinesi, la grande maggioranza dei quali erano civili.

I legami tra Hamas e il Cairo si sono deteriorati da quando l’esercito egiziano ha deposto Mursi il 3 luglio 2013. Hamas è un affiliato dei Fratellanza Musulmana.

Il Cairo accusa anche Hamas di essere coinvolto in attacchi dei militanti in Egitto, che si sono moltiplicati da quando Mursi è stato rovesciato. Sia Hamas che la Fratellanza Musulmana hanno negato qualsiasi connessione con gli attacchi, che sono stati rivendicati da gruppi di militanti wahhabiti.

I gruppi di militanti dicono che i loro attacchi sono la rappresaglia per la repressione della polizia contro i sostenitori di Mursi. La repressione ha visto più di 1.400 persone uccise in attacchi contro i manifestanti e negli scontri di piazza.

Traduzione di Edy Meroli

Categorie: Palestina

Le brigate al-Aqsa aprono il fuoco su due insediamenti a Hebron

Lun, 28/07/2014 - 10:53

Al-Khalil (Hebron) – Quds Press. Venerdì 25 luglio, le Brigate dei martiri di al-Aqsa, ala militare di Fatah, hanno reso noto di aver aperto il fuoco su due colonie ebraiche nella cittadina di Hebron, a sud della Cisgiordania.

Secondo il comunicato stampa diffuso dalle stesse, diversi combattenti hanno fatto fuoco sulle colonie di Atnail e Susia e, dopo essersi scontrati direttamente con l’esercito dell’occupazione, sono ritornati alle loro basi in modo sicuro, confermando la presenza di feriti nelle file dei coloni.

I cittadini e i testimoni oculari palestinesi della città di Yatta, a sud di Hebron, avevano già riferito a Quds Press di essere al corrente degli atti di rappresaglia subiti dalle due colonie menzionate, mentre i media israeliani non hanno riportato quanto accaduto.

È da notare che i violenti scontri, avvenuti la notte precedente in numerose zone di Hebron, compresi i campi profughi di Arub, Fuar e la località di Kharsa, in supporto di Gaza e in protesta dei massacri compiuti dall’occupazione nella Striscia di Gaza, hanno causato il ferimento di numerosi cittadini palestinesi con proiettili di gomma.

Traduzione di Patrizia Stellato

Categorie: Palestina

Ministero della Sanità: quanti corpi son ancora sepolti sotto le macerie di Shujeiyah?

Lun, 28/07/2014 - 09:57

Conferenza stampa del ministero della Salute di Gaza-Palestina, 26 luglio 2014

Quanti corpi son ancora sepolti sotto le macerie di Shujeiyah?

Beit Hanoun
L’ospedale di  Beit Hanoun ha subito pesanti  bombardamenti; 80 persone, tra personale medico, pazienti, due volontari dell’International Solidarity Movement, e molti civili sono rimasti intrappolati terrorizzati  all’interno dell’ospedale. Un attivista svedese ha ricevuto tagli alla testa, e un’altra persona ha ricevuto ferite minori. L’ospedale è stato gravemente danneggiato. Dai bombardamenti. Per l’intera giornata numerose richieste di aiuto sono  state fatte  dal Vice Ministro della Salute di Gaza al Comitato internazionale della Croce Rossa, ma senza alcun risultato. Con l’ntervento del coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente Robert Serry finalmente  è stato ottenuto un impegno da parte dell’esercito israeliano di non  sparare direttamente sull’ospedale. Dopo il dichiarato cessate fuoco per 12 ore, con l’intervento del Ministero della Salute, tutti coloro che erano dentro  l’ospedale sono stati finalmente evacuati .

L’ospedale di Beit Hanoun è uno dei due  ospedali  della striscia di Gaza, che  nelle ultime 48 ore, è stato evacuato e completamente chiuso  a causa di danni riportati per gli  attacchi israeliani; l’altro è l’ospedale pediatrico Al Durrah  di Gaza City, dove un bambino nel reparto di terapia intensiva è stato ucciso nella notte di giovedi scorso.

Il cessate fuoco di 12  ore  ha permesso il recupero dei corpi da sotto le macerie degli edifici distrutti durante i  pesanti  bombardamenti su  Beit Hanoun; 32 corpi sono stati trovati fino a  questo momento.

Shujeiyah
Quasi una settimana dopo i bombardamenti  i corpi di tanti palestinesi di  Shujeiyah si trovano ancora sotto le macerie, in decomposizione sotto la calura estiva e con poche  speranze di trovare  sopravvissuti . Anche se più di 40 corpi sono già stati recuperati nella giornata di oggi, è improbabile che il cessate il fuoco di 12 ore consentirà il recupero di tutti i corpi.

Il personale  della protezione civile non ha l’attrezzatura adeguata, scavatori, martelli pneumatici, carrucole e verricelli, ma neppure  abbigliamento protettivo per gli stessi operatori, per recuperare i corpi rimasti sotto gli  edifici crollati. C’è l’urgenza di intervenire tempestivamente perché i  corpi vanno in  decomposizione con rischi per la salute pubblica.

Khan Yunis
Muhammad Matar al-Abadlah, 32 anni, paramedico, è stato ucciso durante un  attacco israeliano contro personale medico,  mentre partecipava alle attività di soccorso a  Khan Younis,.

La situazione in Khuza’a rimane molto difficile. Le forze di occupazione israeliane non hanno  ancora permesso alle  squadre di soccorso di intervenire per recuperare i cadaveri ed eventuali  feriti e questo  nonostante il cessate il fuoco umanitario.

In altre zone di Khan Younis, 23 corpi sono stati recuperati.

Operatori del Settore Sanitario
Gli operatori sanitari sono esausti, molti   lavorano ininterrottamente da 2 settimane per  24 ore al giorno, con poche ore di riposo, come possono e dove possono. Stanno lavorando in condizioni estreme con  carichi di lavoro enormi, e la costante esposizione a traumi psicologici  minaccia  la loro salute e sicurezza.

Dal 6 luglio u.s.  7 addetti allo staff medico  sono stati uccisi e 16 feriti, questo durante  attacchi alle loro case, sui posti di lavoro o durante gli spostamenti.

Il  60% dei dipendenti del settore sanitario di Gaza non riceve il  salario dallo scorso  mese di aprile,  mentre dal mese di agosto 2013 fino a marzo 2014  hanno ricevuto  solo il 50% del loro salario. Questi lavoratori vivono la contraddizione morale e professionale legata al loro ruolo di operatori sanitari, ma contemporaneamente sentono la  responsabilità  di dover sostenere le proprie famiglie. Il Ministero della Salute di Gaza  nel mettere in evidenza tale fatto invita e auspica che  gli organi   competenti diano   immediatamente una soluzione prevedendo il pagamento dei salari di tutto il personale sanitario. Contemporaneamente si chiede di riconoscere  che  il lavoro  e le attività svolte  da  questi lavoratori, medici, paramedici, addetti al soccorso, amministrativi sanitari,  sono il frutto di  coraggio e di  interesse per  la vita e il benessere dei malati e dei feriti, ricordando che stanno operando in condizioni di totale insicurezza.

Il Ministero della Salute di Gaza ribadisce la necessità  che cessino immediatamente gli attacchi israeliani su Gaza, in particolare contro i  civili, le strutture sanitarie e lo staff medico e paramedico.

Dott. Yousef AbuAlrish, vice-ministro della Sanità
Dott. Medhat Abbas, Direttore generale, ministero della Sanità

Categorie: Palestina

Obama a Netanyahu: è necessario giungere immediatamente ad una tregua umanitaria

Lun, 28/07/2014 - 02:59

Betlemme – Ma’an. Il presidente americano Barack Obama ha telefonato al premier israeliano Benjamin Netanyahu chiedendo di giungere immediatamente ad un accordo per una tregua umanitaria che imponga il cessate il fuoco sulla Striscia di Gaza.

La telefonata è giunta prima della mezzanotte e alla vigilia della ‘id al- fitr (la festa conclusiva del mese di Ramadan), quando la Striscia di Gaza assiste ad un fuoco intermittente mentre Israele non ha ancora annunciato un accordo per la tregua.

Parlando al telefono con Netanyahu, Obama ha dichiarato che qualsiasi soluzione allo scontro israelo-palestinese deve includere il disarmo dei gruppi della resistenza a Gaza. Il gabinetto israeliano continua da sei ore a studiare un possibile cessate il fuoco, assieme all’eventualità di allargare le operazioni militari sulla Striscia di Gaza.

Il sito Internet del quotidiano Yediot Ahronot ha pubblicato le condizioni poste da entrambe le parti per giungere ad una tregua.

Condizioni palestinesi:

  • Fine dell’assedio sulla Striscia di Gaza
  • Apertura permanente del valico di Rafah sotto garanzie internazionali
  • Lavoro presso l’aeroporto e il porto
  • Rilascio dei 54 ex-prigionieri dello “scambio Shalit” detenuti nuovamente da Israele in Cisgiordania
  • Rilascio di tutti i parlamentari di Hamas detenuti nelle carceri israeliane
  • Garanzie per il pagamento degli stipendi agli impiegati del precedente governo di Hamas a Gaza
  • Estensione dell’area per la pesca a largo delle coste della Striscia di Gaza

Condizioni israeliane:

  • Distruzione di tutti i tunnel
  • Smantellamento dei missili
  • Controlli sull’ingresso di finanziamenti a Gaza per garantire che non vengano utilizzati per attività “terroristiche”
  • Parte dei membri del gabinetto chiede la caduta di Hamas


Traduzione di Michele Di Carlo

Categorie: Palestina

Agli studenti sono offerte borse di studio se postano propaganda pro-israeliana

Lun, 28/07/2014 - 00:55

The independentBen Lynfield.

Gerusalemme,13 agosto 2013. In una campagna per migliorare la propria immagine all’estero, il governo israeliano prevede di concedere borse di studio a centinaia di studenti di sette università in cambio dei loro post pro-Israele su Facebook e dei loro tweet per un’utenza straniera.

Gli studenti che fabbricano i post non rivelano di essere finanziati dal governo israeliano, secondo la corrispondenza sul piano, rivelata dal quotidiano Haaretz.

L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu, che supervisionerà il programma, ne ha confermato l’inizio e ha scritto che il suo obiettivo è quello di ”rafforzare la diplomazia pubblica israeliana e renderla adatta ai cambiamenti nei mezzi di consumo dell’informazione”.

La mano del governo è invisibile all’utenza straniera. Daniel Seaman, il funzionario che ha pianificato l’iniziativa, in una lettera del 5 agosto indirizzata ad un organismo che autorizza i progetti di governo, ha scritto che “l’idea richiede di non far risaltare il ruolo dello Stato e quindi è necessario coinvolgere gli stessi studenti, senza legami politici o affiliazioni”. 

Secondo il progetto, gli studenti devono essere organizzati in unità in ogni università, con un capo-coordinatore che riceve una borsa di studio completa, tre coordinatori per la lingua, i grafici e la ricerca che ricevono borse di studio inferiori e studenti chiamati ‘attivisti’ che riceveranno una”borsa di studio minima”.

Gli assistenti di Netanyahu hanno detto che i temi principali che le unità affronteranno sono relativi a questioni politiche e di sicurezza, di lotta contro le richieste di boicottare Israele e contro gli sforzi per mettere in discussione la legittimità di Israele. I funzionari hanno detto che gli studenti sottolineeranno i valori democratici israeliani, la libertà di religione e il pluralismo.

Ma Alon Liel, l’ex direttore generale del ministero degli Esteri israeliano, ha criticato il piano come “proprio disgustoso. Gli studenti universitari devono essere educati a pensare liberamente. Quando si compera la mente di uno studente, questi diventa un burattino al soldo del governo israeliano”, ha detto. ”Si può dare un contributo per fare del lavoro sociale o per insegnare, ma non per fare propaganda su questioni controverse per il governo”.

Traduzione di Edy Meroli

Categorie: Palestina

Hamas e le fazioni palestinesi accettano la tregua ma Israele la rifiuta

Lun, 28/07/2014 - 00:41

Gaza-Afp/Maan. Domenica, Israele ha rifiutato la tregua umanitaria di 24 ore dopo che Hamas aveva dichiarato che tutte le fazioni palestinesi si erano accordate di osservarla.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto alla CNN che l’unica tregua a lungo termine che Israele è intenzionata a prendere in considerazione è quella proposta dall’Egitto la settimana scorsa, che Hamas aveva rigettato insistendo sul fatto che qualsiasi cessate-il-fuoco di lunga durata deve includere la fine di otto anni di blocco israeliano contro la Striscia di Gaza.

La proposta di tregua da parte di Hamas e delle altre fazioni palestinesi è giunto poche ore dopo la ripresa delle ostilità da parte di Israele.

“In risposta alla richiesta dell’Onu di monitorare la situazione, è stato raggiunto un accordo tra le fazioni della resistenza che una tregua umanitaria di 24 ore inizierà alle 14 (di domenica, ndr)”, ha dichiarato il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri.

Zuhri aveva aggiunto che il cessate-il-fuoco avrebbe avuto luogo prima dell’inizio della Eid al-Fitr, la festa di fine Ramadan, lunedì.

Il ministro della Sanità palestinese ha reso noto che il bilancio di 20 giorni di attacchi israeliani ha causato 1.049 morti e oltre 6200 feriti.

Categorie: Palestina

A causa dell’offensiva sulla Striscia di Gaza il 70% degli impianti idrici è fuori uso

Dom, 27/07/2014 - 21:30

Ramallah - Quds Press. Shaddad al-’Attili, presidente dell’Autorità per le acque dell’Autorità palestinese, ha dichiarato che il 70 % degli impianti idrici è fuori uso a causa di danni subiti o di interruzioni di corrente e carburante che hanno portato ad una carenza pari al 70-80 % rispetto ai quantitativi d’origine, e al peggioramento delle condizioni delle acque, dell’ambiente, e della salute.

Al-’Attili, in un comunicato stampa riportato da Quds Press sabato, 26 luglio, ha avvertito “dei rischi reali cui va incontro la popolazione di Gaza, che rappresenta una delle aree più densamente popolate del mondo, a causa dell’assedio, dell’inquinamento idrico, e dell’assenza di potenza necessaria per rendere operativi gli impianti”.

Ha dunque affermato che le squadre dell’acqua non sono riuscite a limitare i danni, né a risolverli, a causa del perdurare della guerra abbattutasi sulla Striscia di Gaza, i suoi civili, e le sue infrastrutture.

Le stime iniziali per i lavori necessari al settore delle acque ammontano a quasi 5 milioni di dollari.

Su circa un milione di persone, 800 mila cittadini non dispongono di acqua potabile a causa della distruzione dei condotti idrici e delle reti fognarie, oltre che dell’accumulo di rifiuti.

Al-’Attili ha poi riferito che tra più di 110 mila persone che al momento vivono nelle scuole dell’UNRWA o in scuole statali, vi sono famiglie che non sono in grado di affrontare tale situazione a causa della mancanza di acqua, a sua volta causata dal fatto che le condotte idriche hanno subito danneggiamenti, e che i serbatoi d’emergenza non riescono a soddisfare le esigenze.

Ha inoltre messo in guardia dal pericolo del flusso di acque reflue in molte aree, specie nel nord della Striscia di Gaza (Beit Hanoun e Beit Lahia) dopo che le reti fognarie e le pompe dell’acqua sono state colpite, o come conseguenza della mancanza di elettricità e dell’inondazioni di liquami, i quali possono diffondere malattie ed epidemie.

Ha dunque ricordato che una squadra di tecnici è stata colpita, e che cinque di essi sono morti, richiamando l’attenzione sulla presenza di aree che non possono essere raggiunte, come ad esempio il complesso che che si trova ad est di via Salah al-Din, o quello a nord di Gaza, senza un il coordinamento di almeno 600 persone. Ha sottolineato quanto la guerra di cui è stata testimone la Striscia di Gaza abbia avuto un notevole impatto sulle infrastrutture e sulla fornitura dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari, e quanti danni abbia provocato ai pozzi d’acqua, alle tubature e alle reti idriche, causando la contaminazione delle acque sane con quelle reflue. Le stime iniziali per i lavori di primo soccorso per l’acqua e i servizi igienico-sanitari ammontano a più di 5 milioni, mentre per i danni infrastrutturali a circa 20.

Al-’Attili ha invitato le organizzazioni internazionali a sostenere gli sforzi intrapresi dall’Autorità per le acque, dalla Croce Rossa internazionale, e da un gruppo speciale di lavoro, e ad agire immediatamente per fornire supporto alla fornitura di acqua potabile per i senza tetto e gli sfollati, e in generale, l’intera popolazione della Striscia.

Ha ribadito infine la necessità di agire immediatamente per garantire la sicurezza dei tecnici e dei serbatoi di carburante ed acqua, e consentire all’Autorità per le acque la manutenzione delle reti fognarie, dei pozzi artesiani e degli impianti di desalinizzazione esposti a danni diretti ed indiretti.


Traduzione di Michele Di Carlo

Categorie: Palestina