Infopal

News agency on Palestine and Middle East
Subscribe to feed Infopal

Imemc. In una giornata di solidarietà internazionale verso i giornalisti palestinesi, la Commissione a sostegno dei reporter palestinesi ha riportato che le forze israeliane hanno arrestato 79 giornalisti e sparato ad altri 130.

Secondo Al Ray, la Commissione ha riferito che le violazioni israeliane contro i giornalisti e i cameraman palestinesi sono aumentate drammaticamente a partire dall’inizio della rivolta di Al-Aqsa Habba.

Lo scorso ottobre ha visto il più alto numero di violazioni nella Cisgiordania occupata, a Gaza e nella Gerusalemme occupata.

In una dichiarazione pubblicata lunedì, la Commissione ha riferito di avere registrato oltre 489 violazioni commesse dalla forze israeliane contro lo staff media palestinese fra ottobre 2015 e agosto 2016.

174 delle violazioni sono state commesse negli ultimi due mesi del 2015, mentre 315 all’inizio del 2016.

Il 26 settembre è ora commemorato come la Giornata Internazionale di solidarietà con i giornalisti palestinesi.

Traduzione di F. G.

Di Meriem Benmohdhi. Se si vive a Nabi Saleh, in Cisgiordania, ci si abitua presto alle continue proteste degli abitanti contro i soldati dell’IDF (l’esercito israeliano), che cercano di assediare la cittadina, da anni.

Ma il fatto che lascia sempre sorpresi chi ha i primi contatti con le insurrezioni dei palestinesi, è la presenza di una bambina di 10 anni, che prende posto nelle prime fila degli eventi, e tiene in mano una videocamera con l’obbiettivo rivolto verso se stessa, narrando con la sua voce squillante tutto ciò che avviene.

Lei è Janna Jihad, una delle reporter più giovani al mondo e la più giovane in Palestina.

Ora ha 10 anni, ma tutto è iniziato all’età di 7, dopo la morte del cugino, nonché migliore amico, Mustafa Tamimi, e dello zio Roshdi Tamimi. 

La famiglia Tamimi e l’importante ruolo all’interno dell’Intifada elettronica

Janna fa parte della famiglia Tamimi, famiglia che ha un importante passato, nonché presente, da attivista.

La bambina è nata negli USA, ma i suoi genitori hanno deciso di tornare in Palestina quando lei aveva solo 3 mesi; una volta in Palestina hanno deciso di far frequentare alla figlia una scuola statunitense, ed è per questo che la piccola ha una buona conoscenza della lingua inglese.

(Nel video qui riportato, è filmato il rancore che Janna porta nei confronti dell’IDF, dal momento in cui hanno ucciso il cugino: https://www.youtube.com/watch?v=gW5Ce2CqT0I&spfreload=10)

Fu proprio dopo l’uccisione del cugino ma anche quella dello zio, avvenute rispettivamente con bombe a gas e arma da fuoco, che la piccola decise di intraprendere la carriera da reporter.

“Quando le persone muoiono, o quando avvengono le manifestazioni, non vedo mai nessuno coprire mediaticamente l’evento, così ho deciso di iniziare a filmare tutto con lo Smartphone di mia mamma e postare i video su internet, in quanto sento che i social media sono l’unico posto dove noi palestinesi abbiamo una voce”.

Queste sono le parole di Janna durante le interviste, che sono considerevolmente aumentate dopo la popolarità raggiunta su Facebook dalla bambina.

Un mese fa la giovane reporter contava 30.000 fan sulla sua pagina, ora, dopo un servizio di AJ divenuto virale, ne conta più di 125.000.

Ora Janna ha un profilo personale sulla maggior parte dei social network, ma anche un canale Youtube dove posta i suoi video, filmati con la sua videocamera, che lei chiama “la mia arma”.

Ad affiancarla in tutto ciò che fa, c’è lo zio di Janna, il fotografo Bilal Tamimi, che si dice dispiaciuto e contrariato dalla professione della nipotina, in quanto dovrebbe giocare e divertirsi come tutti i bambini della sua età; nonostante ciò, Bilal dice: “Non possiamo insegnare il silenzio ai nostri bambini; devono imparare a lottare per la loro libertà”.

Un’altra forte sostenitrice della piccola è sicuramente la mamma, Nawal Tamimi, che si dice preoccupata perché la figlia è spesso in situazioni pericolosissime e l’ha già persa di vista più di una volta in coltri di lacrimogeni lanciati contro di lei e la sua gente durante le manifestazioni.

Questi lacrimogeni sono gli stessi che i soldati dell’IDF continuano a lanciare durante la notte contro le nostre case, impedendo ai bambini di riposare prima di andare a scuola, per questo la madre afferma di essere spesso dispiaciuta per la dolorosa situazione in cui i suoi figli e tutti i bambini palestinesi stanno crescendo e che provoca spesso loro forti shock, come è successo a Janna dopo aver visto il sangue del cugino, colpito alla testa, per terra.

Nonostante il dolore e la preoccupazione perenni, nessuna mamma come Nawal, potrebbe essere più fiera del figlio o figlia, in quanto la piccola Janna sta compiendo un ottimo lavoro e sta veramente innalzando la voce del popolo palestinese.

Ed è proprio per questo che la madre ha cominciato ad accompagnare la figlia a registrare video per Gerusalemme, Hebron, Nablus e in Giordania, in modo che possa allargare di più le sue conoscenze ma anche per far sì che la piccola faccia arrivare la sua voce sempre più lontano.

Una bambina, con una lingua da adulta… Così si può definire la piccola Janna.

È impressionante quanta voglia di libertà e resistenza sprizzi fuori da ogni parola che lei pronuncia, come in un famoso video girato da suo zio, nel quale lei rimprovera, urlando, un soldato israeliano, spiegandogli, dopo l’incendio dell’uliveto di Nabi Saleh, che possono bruciare anche 100 alberi di ulivo, tanto i palestinesi ne ripianteranno altri 1000.

Queste sicuramente sono parole cariche di speranza e coraggio, che delineano appieno la nuova generazione palestinese che porta avanti la lotta per i propri diritti e che continuerà a tramandarla, finché la loro voce non sarà ascoltata e considerata da chi di dovere.

Ora la piccola Janna sogna di studiare a Harvard e poi lavorare con CNN o Fox News, in quanto non apprezza la loro superficialità sul tema “Palestina”, ma se le viene chiesto come immagina il suo  ideale, la piccola risponde: “Il mio mondo ideale deve essere rosa, e deve essere insieme al mio peluche Susy”.
(Fonte foto: Reporternews.it)

 

 

Quds Press. L’organizzazione palestinese per i diritti umani che si occupa dei prigionieri nelle carceri dell’occupazione israeliana ha accertato la presenza di 1800 malati tra i detenuti, di cui 120 gravi.

L’organo governativo che si occupa delle questioni dei prigionieri e degli editori ha citato il caso di un detenuto originario di Salfit – Mansur Mawqida -, affetto da paralisi, sottolineando che “i corpi dei prigionieri malati si sono dissolti nelle prigioni, vittime di negligenza medica intenzionale aggravata dal silenzio del mondo e dall’assenza di un’azione internazionale per salvare le loro vite”.

L’ente ha reso noto il caso del prigioniero 43enne Bassam Al-Sayeh, proveniente da Nablus e detenuto presso l’ospedale del carcere di Ramla dal 18 ottobre 2015, affetto leucemia e cancro al midollo; non è più in grado di parlare a causa dell’infiammazione che ha colpito il petto. Il suo stato di salute continua a peggiorare.

L’organizzazione ha ricordato che il detenuto è sottoposto a chemioterapia su base giornaliera e l’intensità del dolore non gli permette di dormire se non grazie a sedativi molto forti che si aggiungono all’assunzione di medicinali per il cuore.

E’ stato poi sottolineato il caso del prigioniero Mutawakkil Muhammad Mahmoud Radwan della città di Qalqilya, condannato a 21 anni, che langue nell’ospedale di Ramla dove soffre di un’infiammazione al collo e al viso. Radwan è stato trasferito svariate volte all’ospedale israeliano di ‘Afula dove è stato sottoposto a esami, ma non gli è stata data alcuna cura e i dottori non hanno spiegato la causa dell’infiammazione.

Per quanto concerne il prigioniero Hasan Khalid Hasan Al-Qadi (22 anni) della città di Nablus, condannato a 6 mesi, le sue condizioni di salute peggiorano nella struttura ospedaliera israeliana di Ramla, dove è stato ricoverato dopo essere stato ferito da colpi d’arma da fuoco ingiustificati da parte di soldati israeliani, lo scorso 10 giugno. Al-Qadi ha ferite da proiettile nella schiena e nell’addome e sul piede destro.

L’avvocato dell’organizzazione per i diritti umani ha detto che i soldati israeliani tentarono di ucciderlo nonostante Al-Qadi avesse chiesto loro di fermarsi, alzando le braccia in aria.

Inoltre, ha riportato che Al-Qadi ha subito diverse operazioni chirurgiche nell’ospedale israeliano di Beilinson dopo essere stato ferito e che adesso non è in grado di camminare, oltre a soffrire di dolori costanti in seguito alla ferita riportata. Inoltre, può muoversi solo su una sedia a rotelle.

Nel carcere israeliano di Ofer, a ovest di Ramallah, langue il prigioniero Mohammad Hasan Wahish (19 anni), proveniente dal villaggio di Abu Dis, a est di Gerusalemme, detenuto dal 19 agosto scorso, nonostante fosse rimasto ferito dai proiettili dopo essere stato inseguito dai “Musta’ribin” (terroristi israeliani travestiti da arabi) e dai soldati a distanza zero.

Ha detto, inoltre, che dopo il ferimento, i Musta’ribin lo attaccarono picchiandolo duramente; poi venne trasferito all’ospedale di Hadassah dove la sua gamba ferita venne medicata. Wahish adesso soffre di dolori ed infiammazioni permanenti alle ferite e non gli è stata data alcun tipo di cura o medicinale.

Il capo del dipartimento di studi e documentazione dell’associazione per i prigionieri e gli ex prigionieri, Abd Al-Naser Farawana, ha affermato che tutte le prove confermano che l’occupazione israeliana è intenzionata ad infliggere un danno alla salute dei prigionieri.

Farawana (giurista palestinese specializzato nelle questioni dei prigionieri) ha ribadito, in una dichiarazione rilasciata a Quds Press, che la versione secondo cui l’occupazione offre assistenza sanitaria e medica ai prigionieri è “incompatibile con la verità e contraria alla realtà”, e a dimostrazione di ciò ci sono le sofferenze di migliaia di prigionieri nelle carceri israeliane causate da negligenza medica intenzionale.

Numerosi prigionieri sono diventate vere e proprie vittime dentro le carceri israeliane, dopo che le autorità di occupazione hanno rifiutato di rilasciarli nonostante il deterioramento grave delle condizioni di salute. Altri sono morti dopo il rilascio, a causa di malattie contratte all’interno delle carceri.

Traduzione di Martina Di Febo

PIC e Imemc. Nella notte di domenica, gang di coloni israeliani hanno incendiato una casa palestinese a Burin, nel distretto di Nablus.

La protezione civile ha ricevuto la chiamata di soccorso alle 11:53 di domenica ed è accorsa sul posto per domare l’incendio.

Imemc e PIC. Lunedì mattina, l’esercito di occupazione israeliano ha assaltato diverse aree del distretto di Hebron, perquisendo abitazioni e arrestando tre giovani.

I soldati hanno anche distrutto terre agricole a Beit Ummar.

La Società per i Prigionieri palestinesi (PPS) a Ramallah, ha riferito che truppe israeliane hanno rapito tre Palestinesi di Beit Rima, e un altro vicino a Betlemme.

Invasioni e arresti hanno colpito anche il distretto di Nablus. Un giovane è stato rapito dalle forze israeliane dalla sua casa nel campo profughi di el-Ein. I militari hanno chiuso gli ingressi delle cittadine di Odla, Ourata e Beita.

Soldati hanno invaso la cittadina di al-‘Eesawiyya, nella Gerusalemme occupata, perquisendo abitazioni. Cinque giovani sono stati rapiti.

Decine di militari israeliani hanno invaso diverse parti di Jenin, facendo irruzione in abitazioni e proprietà. Sei palestinesi sono stati rapiti e uno ferito.

Anche la città di Betlemme è stata invasa e due Palestinesi sono stati rapiti.

Gaza-Ma’an e Imemc. Lunedì mattina, navi militari israeliane hanno aperto il fuoco contro pescatori palestinesi al largo delle coste della città di Gaza.

Il presidente del Comitato dei pescatori di Gaza, Zakariyya Bakr, ha raccontato a Ma’an che la marina israeliana ha sparato contro i pescherecci, ricacciandoli entro le quattro miglia nautiche, violando precedenti accordi che permettevano la pesca entro le 9 miglia.

Gli attacchi dell’esercito e della marina israeliane contro contadini e pescatori della Striscia di Gaza sotto assedio sono quotidiani e rappresentano forme di punizione collettiva contro una popolazione già allo stremo.

Ma’an e Imemc. I soldati israeliani di stanza alla barriera di confine con la Striscia di Gaza, hanno aperto il fuoco contro terre e case di Khan Younis, sparando diversi colpi di proiettili.

Le terre e abitazioni prese di mira si trovano nelle aree di Sinati, vicino a Abasan al-Kabira, cittadina a est di Khan Younis, e di al-Qarara.

 

 

Hebron-Ma’an. Domenica, le forze israeliane hanno sradicato diversi alberi nella riserva naturale del distretto di Hebron.

Ratij Jabour, coordinatore per i Comitati nazionali di resistenza contro il Muro e gli insediamenti, ha dichiarato a Ma’an che lo staff dell’Autorità israeliana per la Natura e i parchi, accompagnato dall’esercito israeliano, è entrato nella riserva naturale al-Daqiqa, nell’area di Masafer Yatta, ha rimosso il filo spinato intorno al parco, e ha iniziato a sradicare decine alberi.

Un residente della vicina cittadina di Tuba ha riferito a Ma’an che sono state sradicate dalle 30 alle 35 piante.

La riserva naturale è stata creata nel 2008 dai locali con l’aiuto di organizzazioni internazionali e comprende 5.000 alberi e otto pozzi costruiti per raccogliere l’acqua piovana.

Jabour ha aggiunto che le forze israeliane hanno minacciato di espellere le famiglie dell’area e di demolire le loro case affermando che è una zona di esercitazioni militari israeliane.

L’area di Masafer Yatta, anche conosciuta come South Hebron Hills, si trova quasi interamente nell’Area C, il 62 percento della Cisgiordania sotto totale controllo israeliano dagli Accordi di Oslo del 1993.

Centinaia di Palestinesi a Masafer Yatta vivono in un’area dichiarata zona militare da Israele negli anni ’70, e conosciuta come “918 Zona di fuoco”.

I residenti furono espulsi, in quell’epoca, e poi fu permesso loro di tornare dopo una lunga battaglia giudiziaria, ma sono sotto la costante minaccia dell’espulsione.

La presenza di circa 3.000 coloni israeliani residenti illegalmente nell’area significa che i locali palestinesi sono sottoposti a pesanti restrizioni nella costruzione di case e infrastrutture, secondo i dati dell’Istituto di ricerche applicate di Gerusalemme.

Ma’an. Secondo quanto dichiarato sabato dal Comitato palestinese per gli affari dei prigionieri, oltre mille minorenni palestinesi, di età compresa fra gli 11 e i 18 anni, sono stati arrestati dalle forze israeliane dall’inizio dell’anno, compresi 70 bambini della Gerusalemme Est occupata posti agli arresti domiciliari.

Hiba Masalha, un avvocato del Comitato, ha citato numerosi casi in cui i minorenni hanno subito abusi e torture durante la detenzione.

Uno dei giovani, il 17enne Nidal del quartiere Issawiya di Gerusalemme Est, è stato arrestato a giugno e tenuto per 20 giorni nella famigerata struttura russa prima di essere trasferito nella prigione di Megiddo.

Secondo Masalha, Nidal ha riferito di essere stato regolarmente e brutalmente picchiato prima del trasferimento. In un caso, circa 10 guardie l’hanno trascinato fuori dalla sua cella, l’hanno portato in una stanza senza telecamere di sorveglianza e l’hanno picchiato selvaggiamente per un’ora mentre lui era ammanettato.

Anche Ahmad, un 16enne di Issawiya arrestato ad aprile, è stato portato nella struttura russa, dove è stato costretto a rimanere inginocchiato con la testa giù per tre ore. Prima dell’interrogatorio, un poliziotto ha tagliato la fascetta usata per ammanettarlo con un coltello, ferendo il giovane. Ahmad ha riferito che il profondo taglio alla mano è stato lasciato sanguinante durante un interrogatorio di tre ore da parte di cinque israeliani, mentre questi gli gridavano contro e lo colpivano ripetutamente alla testa, dicendogli che era “fastidioso”.

Masalha ha inoltre citato il caso del 17enne Umran, del distretto cisgiordano di Tulkarem, arrestato a maggio mentre camminava per strada. A quanto riferito, Umran è stato picchiato ripetutamente durante la detenzione.

I soldati l’hanno portato da un luogo all’altro nel corso del pomeriggio e della sera, persino davanti al muro di separazione israeliano, dove hanno scattato ridendo delle foto del giovane che mostrava la propria carta d’identità. Al mattino Umran è stato infine portato in una struttura di sicurezza israeliana, dopodiché è stato trasferito in prigione.

(Continua…).

Traduzione di F.G.

La campagna di boicottaggio di due ore di FB, per protestare contro le sue politiche anti-Palestinesi, ha raggiunto oltre 200 milioni di persone in tutto il mondo.

(Fonte: Younes Arar, 25 settembre 2016).

Rapporto settimanale sulle violazioni israeliane dei diritti umani nei Territori della Palestina Occupata (8-21 settembre 2016)

Le forze israeliane continuano i loro crimini nei Territori Palestinesi Occupati

(8-21 settembre 2016)

 

Le forze israeliane hanno continuato l’uso eccessivo della forza nei Territori Occupati Palestinesi

  • 8 civili sono stati uccisi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza
  • Tra le vittime vi erano un cittadino giordano, ucciso a Gerusalemme est, e 5 bambini.
  • 13 civili, compresi 4 bambini, sono rimasti feriti nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.
  • I caccia israeliani hanno compiuto 3 attacchi nella Striscia di Gaza a causa dei quali due ricoveri agricoli ed un pozzo di acqua sono stati distrutti.
  • Le forze israeliane hanno mirato alla zona di confine lungo la parte settentrionale della Striscia di Gaza ferendo un agricoltore.
  • Le forze israeliane hanno compiuto 116 incursioni nelle zone palestinesi in Cisgiordania e due nella zona sud della Striscia di Gaza.
  • 110 civili, compresi 31 bambini ed una donna, sono stati arrestati.
  • 33 di questi, compresi 12 bambini e la donna, sono stati arrestati a Gerusalemme occupata.
  • Le forze israeliane hanno continuato a compiere azioni per creare una maggioranza ebraica a Gerusalemme Est occupata.
  • Un civile palestinese è stato obbligato a distruggere la propria abitazione mentre un’altra casa è stata demolita nel quartiere di Beit Hanina.
  • Una casa, nella Città Vecchia, è stata sgomberata a favore di una organizzazione di coloni.
  • Le forze israeliane hanno continuato le attività coloniali in Cisgiordania.
  • I coloni hanno appiccato il fuoco a 13 alberi di olivo, ad est di Qalqilya.
  • Le forze israeliane hanno continuato a colpire i pescatori palestinesi nel mare di fronte alla Striscia di Gaza.
  • Un pescatore è stato ferito e la sua imbarcazione ha subito danni nel nord della Striscia.
  • 6 pescatori sono stati arrestati al largo delle coste di Deir al-Balah e la loro imbarcazione è stata confiscata.
  • Le forze israeliane hanno suddiviso la Cisgiordania in regioni continuando ad imporre la chiusura illegale della Striscia di Gaza.
  • Decine di posti di blocco temporanei sono stati eretti in Cisgiordania ed altri sono stati ristabiliti per impedire il movimento ai civili palestinesi.
  • 4 civili palestinesi sono stati arrestati ai posti di blocco militari.
  • Un imprenditore è stato arrestato nel valico di Beit Hanoun (Erez)

 

Sommario

Le violazioni israeliane del diritto internazionale e dei diritti umani nei Territori Occupati sono continuate durante il rapporto di riferimento (8-21 settembre 2016)

Scontri a fuoco:

Le forze israeliane hanno continuato a compiere crimini, causando vittime tra i civili. Hanno anche continuato l’utilizzo eccessivo della forza contro i civili palestinesi che partecipavano a proteste pacifiche in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, la maggior parte dei quali giovani. Durante questo periodo del rapporto, le forze israeliane hanno ucciso 8 civili, compresi 5 bambini ed un cittadino giordano, in Cisgiordania e nella Striscia. Inoltre ne hanno feriti altri 15, compresi 4 bambini. Undici di loro si trovavano in Cisgiordania, comprese 2 ragazze, mentre gli altri quattro erano nella Striscia. In quest’ultima, la marina israeliana ha continuato a colpire i pescatori palestinesi e ad inseguirli in mare, mentre le truppe di terra hanno continuato a colpire nelle zone di confine. Inoltre, aerei israeliani hanno compiuto 3 attacchi su Gaza.

In Cisgiordania le forze israeliane hanno ucciso 7 civili palestinesi, compresi 4 bambini ed un cittadino giordano, e ferito 11 civili, comprese 2 ragazze. Gli episodi sono stati i seguenti:

Il 16 settembre 2016 le forze israeliane hanno ucciso un cittadino giordano mentre si trovava nei pressi della porta al-Amoud, nella Città Vecchia di Gerusalemme Est, col pretesto che stesse cercando di accoltellare un soldato israeliano. E’ da notare che la vittima era solita lavorare per la Jordanian Water Authority e che si trovava in visita a Gerusalemme assieme ad un gruppo di turisti, era entrato nei territori palestinesi attraverso il valico di al-Karamah il giorno prima di essere ucciso.

Nello stesso giorno, le forze israeliane si sono posizionate all’entrata della colonia di “Givat Kharsina”, ad est di Hebron, aprendo il fuoco contro un veicolo col pretesto che li volesse investire. A seguito di ciò, chi si trovava alla guida, Feras al-Khdour (17), è rimasto ucciso e la sua familiare Raghad (16) è rimasta ferita. Erano entrambi del villaggio di Bani Na’im, ad est di Hebron. La ragazza è stata trasportata all’ospedale Hadassa di Gerusalemme da una ambulanza militare israeliana mentre il corpo di Feras è stato trattenuto in custodia.

Sempre nello stesso giorno, le forze israeliane si sono appostate presso il checkpoint militare di Gilbert, a nord del quartiere di Tal al-Rumaida, nel centro di Hebron, aprendo il fuoco contro Mohammed Thalji Rajabi (15) e uccidendolo. Le forze israeliane hanno sostenuto che Mohammed avesse cercato di compiere un accoltellamento. Le forze hanno convocato il padre della vittima presso il posto di blocco militare, nel zona meridionale della città, dove è stato informato della morte del figlio.

Il 17 settembre 2016, le forze israeliane si sono dislocate nella zona chiusa tra il monte al-Rahma ed il quartiere di Tal al-Rumaida, nel centro di Hebron, ed hanno sparato contro Hatem al-Shaloudi (25), la cui abitazione si trova a soli 20 metri dal luogo dell’omicidio. Pertanto egli è rimasto ucciso ed il suo corpo è stato trattenuto per 2 ore fino a quando un veicolo militare non lo ha trasferito verso una destinazione sconosciuta. Successivamente, i media israeliani hanno pubblicato un video di questa persona mentre attacca un soldato israeliano con un oggetto affilato.

Il 19 settembre 2016 gli ufficiali della Guardia di Frontiera israeliana si sono posizionati in una stanza adibita ai controlli e alle perquisizioni nella zona di Ein al-Hamrah, a sud della moschea Ibrahimi, nella zona meridionale della Città Vecchia di Hebron, aprendo il fuoco contro Amir Rajabi (17) e Mohammed Rajabi (22). Di conseguenza, il ragazzo è rimasto ucciso ed un altro civile ha subito ferite abbastanza gravi. La persona ferita è stata trasferita mezz’ora più tardi con un’ambulanza, ma è stata dichiarata morta un’ora dopo a seguito delle ferite. Le forze israeliane hanno sostenuto che i due ragazzi avevano cercato di compiere un attacco con coltelli.

Il 20 settembre 2016, le forze israeliane si sono appostate presso un posto di blocco temporaneo all’entrata del villaggio di Bani Na’im, ad est di Hebron, ed hanno sparato contro Essa Tarayra (16) dello stesso villaggio, mentre camminava in direzione del checkpoint. I soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro di lui da una distanza di 30 metri e lo hanno lasciato sanguinare per circa una mezz’ora. E’ stato quindi trasportato da un’ambulanza ma in seguito è stato dichiarato morto. Le forze israeliane hanno sostenuto che Tarayra aveva in mano un coltello e che aveva cercato di compiere un aggressione. Nessun testimone si trovava nella zona per poter confermare o sconfessare il racconto degli israeliani.

 

Scontri a fuoco che hanno provocato ferimenti di Palestinesi sono stati i seguenti:

Il 12 settembre 2016 le forze israeliane hanno ferito 4 civili palestinesi quando il primo di loro è entrato nella zona di al-Wa’ar, ad est del villaggio di Asirah, zona sudorientale di Nablus.

Il 18 settembre 2016 le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro Baha’ al-Deen Ouda (20) col pretesto che stesse cercando di accoltellare un ufficiale israeliano all’entrata della colonia di “Efrat”, sud di Betlemme. Pertanto Ouda ha subito varie ferite da arma da fuoco ed è stato quindi trasportato all’ospedale Soroka di Beersheba per ricevere i trattamenti medici necessari.

Il 19 settembre 2016 le forze israeliane hanno sparato contro Ayman al-Kurd (20 anni) dopo che aveva accoltellato 2 soldati israeliani presso la porta al-Sahera di Gerusalemme Est. Ha pertanto subito varie ferite da pallottole ed è poi stato trasportato presso l’ospedale Hadassa.

Il 20 settembre 2016 tre civili sono rimasti feriti quando le forze israeliane sono arrivate nel campo rifugiati di al-Dheisha, zona meridionale di Betlemme.

Il 21 settembre 2016 le forze israeliane si sono appostate presso il checkpoint militare di al-Jaljulia ed hanno sparato contro Bara’a Owaisi (13) di Qalqilya. Ha quindi subito una ferita da pallottola alla gamba ed è stata immediatamente arrestata. La ragazza ferita stava camminando senza ascoltare le urla dei soldati che le ordinavano di fermarsi. I media israeliani hanno confermato che la ragazza non cercava di compiere un accoltellamento e pertanto stava solo continuando a camminare.

Nella Striscia di Gaza, il 9 settembre 2016, durante un uso eccessivo della forza, le forze israeliane hanno ucciso Abdul Rahman al-Dabagh (16) quando hanno sparato contro decine di giovani che si dirigevano verso la recinzione di confine, zona sudorientale del campo rifugiati di al-Bureij, ed hanno iniziato a lanciare pietre contro i soldati israeliani. Uno di questi ha sparato una flare bomb che ha colpito direttamente il ragazzo che si trovava a circa 10-15 metri dalla recinzione. La bomba lo ha colpito direttamente alla fronte ed a causa di questo è caduto a terra con la testa infuocata. Il ragazzo è stato trasferito all’ospedale al-Aqsa di Deir al-Balah, ma alcuni minuti dopo essere stato ricoverato in ospedale i dottori ne hanno dichiarato la morte. Il 16 settembre 2016, due bambini palestinesi sono rimasti feriti nello stesso luogo e nelle stesse circostanze.

Sempre al fine di colpire nelle zone di confine, le forze israeliane si sono dislocate nella zona nordoccidentale di Jabalia ed hanno ferito un agricoltore palestinese quando hanno sparato contro un cacciatore ed altri agricoltori. E’ da notare che l’agricoltore ferito si trovava a circa 400 metri verso ovest dalla recinzione di confine.

Per quanto riguarda gli attacchi aerei, il 15 settembre 2016 gli aerei da guerra israeliani hanno compiuto tre incursioni sulla Striscia di Gaza. In seguito a ciò, 2 costruzioni agricole ed un pozzo nella zona di al-Sayafa sono andati completamente distrutti.

Con lo scopo di colpire i pescatori in mare, il 17 settembre 2016 le forze israeliane si sono posizionate nel nord del mare al largo della Striscia di Gaza ed hanno sparato contro un pescatore che si trovava entro le 2 miglia nautiche. A seguito degli spari il pescatore è ritornato indietro a riva. Situazione simile si è ripetuta nella stessa zona attorno alle 23:20 di martedì 20 settembre 2016.

Il 19 settembre 2016 le imbarcazioni armate israeliane si sono posizionate nella zona nordoccidentale di Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza, aprendo il fuoco contro i pescatori palestinesi che si trovavano nella zona. A causa di ciò, Ahmed Zayed (32), della zona di al-Salateen nel villaggio di Beit Lahia, ha subito una ferita da pallottola all’addome e la sua imbarcazione è stata danneggiata.

 

Incursioni:

Durante questo periodo del rapporto, le forze israeliane hanno compiuto almeno 116 incursioni militari nelle zone dei Palestinesi della Cisgiordania e 11 a Gerusalemme Est occupata ed i suoi dintorni. Durante queste incursioni le forze israeliane hanno arrestato almeno 110 civili palestinesi, compresi 31 bambini ed una donna. Trentatrè di essi, compresi 12 bambini e la donna, sono stati arrestati a Gerusalemme occupata.

Nella Striscia di Gaza, il 14 settembre 2016, le forze israeliane si sono spostate di circa 100 metri verso la zona orientale di al-Fukhari, sudest di Khan Yunis, sud della Striscia. Hanno spianato i terreni per alcune ore dopo di chè se ne sono andati.

Il 20 settembre 2016 le forze israeliane si sono spostate circa 100 metri verso est del villaggio di Kuza, sudest di Khan Yunis, sud della Striscia. Anche qui hanno spianato i terreni e poi se ne sono andati.

 

Creazione di una maggioranza ebraica a Gerusalemme Est occupata:

Per quanto riguarda le abitazioni demolite, il 16 settembre 2016 Murad Ja’abees ha demolito la propria abitazione nel quartiere di al-Sal’a nel Monte al-Mukaber, sudest di Gerusalemme Est, in esecuzione della decisione della municipalità israeliana col pretesto che la costruzione non aveva i permessi necessari.

Il 20 settembre 2016 la municipalità israeliana ha demolito una casa appartenente alla famiglia di Hassan Alqam, quartiere di Beit Hanina, nord di Gerusalemme occupata, anche in questo caso col pretesto che la costruzione non aveva i permessi necessari. Con lo stesso scopo, le forze israeliane hanno demolito, lo stesso giorno, strutture agricole e baracche a sud della Città Vecchia, appartenenti a Nidal Mohammed Dabash.

Per quel che riguarda lo sgombero di abitazioni palestinesi a favore di organizzazioni di coloni, il 15 settembre 2016 le autorità israeliane hanno ordinato alla famiglia di Mazen Qersh di lasciare l’abitazione nella Città Vecchia col pretesto che la famiglia è un “inquilino non protetto” ed ha perso la sua protezione in quanto si tratta della “quarta generazione”. Si noti che la famiglia ha vissuto in questa casa fin dal 1936 secondo un contratto d’affitto di una famiglia palestinese che era in possesso della casa prima che la famiglia la vendesse ai coloni nel 1986.

 

Attività coloniali:

Il 10 settembre 2016 un gruppo di coloni dell’insediamento di “Immanuel” hanno appiccato il fuoco alle terre di Palestinesi nel villaggio di Jinsafout. La Protezione Civile non è riuscita a spegnere l’incendio. A causa di questo, 13 alberi di olivo sono stati bruciati.

 

Restrizioni di movimento:

Israele ha continuato ad imporre un blocco feroce nei territori palestinesi occupati, imponendo severe restrizioni al movimento dei civili palestinesi nella Striscia di Gaza ed in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est occupata.

La chiusura illegale della Striscia di Gaza, che è stata costantemente via via più ristretta dal giugno 2007, ha avuto un impatto disastroso sulla situazione umanitaria ed economica della Striscia. Le autorità israeliane impongono misure per colpire la libertà di commercio, compresi i bisogni primari per la popolazione della Striscia di Gaza e non permettendo che i prodotti agricoli ed industriali possano essere esportati. Per 9 anni consecutivi, Israele ha sempre di più ristretto la chiusura di terra e navale per isolare la Striscia di Gaza dalla Cisgiordania, compresa Gerusalemme occupata, e da altri paesi del resto del mondo. Ciò ha determinato gravi violazioni dei diritti economici, sociali e culturali ed un deterioramento delle condizioni di vita di 1,8 milioni di persone. Le autorità israeliane hanno stabilito che Karm Abu Salem (Kerem Shaloum) sia l’unico passaggio per le importazioni e le esportazioni con lo scopo di poter esercitare pieno controllo sulla economia della Striscia di Gaza. Essi vogliono anche imporre un divieto totale di esportazione dalla Striscia di Gaza. Il blocco israeliano ha provocato l’aumento del tasso di povertà al 38,8%, ed il 21,1% si trova in estrema povertà. Inoltre, il tasso di disoccupazione è salito al 44% il chè rappresenta un peggioramento economico senza precedenti per la Striscia di Gaza.

Traduzione di Aisha Tiziana Bravi

Gerusalemme-Quds Press e PIC. Domenica mattina, gruppi di coloni hanno invaso i cortili del complesso di Al-Aqsa, scortati dalla polizia israeliana.

Fonti locali hanno riferito che fedeli palestinesi presenti nel sito islamico hanno intonato slogan religiosi mentre i coloni, protetti dalla polizia israeliana, sono entrati nei cortili di Al-Aqsa attraverso la Porta al-Maghariba.

Le irruzioni dei coloni nel luogo sacro islamico avvengono su base quotidiana, mentre ai musulmani gerosolimitani viene proibito l’ingresso nella Moschea di Al-Aqsa.

Quds Press, Ma’an e PIC. Il prigioniero palestinese Yasser Diab Hamduna, 40 anni, di Yaabad (Jenin), è stato dichiarato morto domenica, in una prigione israeliana, dove stava scontando una condanna a 14 anni. Ne ha diffuso la notizia la Società per i prigionieri palestinesi (PPS).

Hamduna è morto per insufficienza cardiaca nella prigione di Ramon.

Waed, società per i detenuti e ex-detenuti, ha dichiarato che l’amministrazione penitenziaria di Ramon ha trasferito la salma del prigioniero nell’ospedale Soroka, a Be’er Sheva, affermando che il decesso è dovuto a negligenza medica.

Secondo il PPS, Hamduna soffriva di diversi problemi cardiaci, dall’inizio della detenzione, nel giugno del 2003, quando venne aggredito dalle forze del battaglione Nahshon. Nonostante le sue condizioni di salute, non gli furono garantite cure mediche appropriate nell’infermeria della prigione di Ramla, dov’era stato portato diverse volte.

A questo proposito, il movimento dei prigionieri palestinese nelle carceri israeliane ha dichiarato tre giorni di sciopero della fame e di lutto per la morte di Hamduna.

Con la sua morte, il numero di Palestinesi deceduti nelle prigioni israeliane è salito a 208.

Di Mohammad Hannoun. Venerdì, la nave Zaytouna diretta nella Striscia di Gaza assediata, è approdata al porto di Messina, dopo aver lasciato prima la Spagna e poi la Francia.

La barca fa parte di una piccola flotta di sole donne, attiviste internazionali, che faranno rotta verso la Striscia di Gaza sotto assedio da quasi dieci anni, per portare la solidarietà di tutto il mondo.

A riceverle al porto di Messina c’erano attivisti italiani e una delegazione dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, che, insieme alle donne della flotilla, è stata ricevuta dal sindaco della città.

La barca-sorella, Amal-Hope, ha fatto ritorno a Barcellona per problemi tecnici.

Da varie parti si stati lanciati appelli per la protezione della flotilla, alla luce delle minacce israeliane.

La “Women’s Boat to Gaza” è un’iniziativa della coalizione per la Freedom Flotilla, composta da organizzazioni della società civile di una decina di Paesi.

Video: https://www.facebook.com/Benguennak/videos/1497668246917739/?pnref=story

 

 

Ramallah-PIC, Quds Press e Ma’an. Malik al-Qadi, il prigioniero che è rimasto in sciopero della fame per 70 giorni nelle carceri israeliane per protestare contro la propria detenzione amministrativa, sabato è stato trasferito in un ospedale palestinese. Ne ha dato notizia la Mezzaluna Rossa palestinese.

Al-Qadi è stato trasferito dal centro medico israeliano Wolfson all’ospedale arabo al-Istishari di Ramallah.

Al-Qadi si trova in condizioni di salute molto precarie che necessitano di speciali cure mediche: ha problemi cardiaci e polmonari.

Il presidente del Comitato per i prigionieri palestinesi, Issa Qaraqe, ha detto che al-Qadi rimarrà nell’unità di cure intensive all’ospedale Istishari.

Al-Qadi ha posto fine allo sciopero della fame mercoledì scorso, insieme ad altri due prigionieri, Muhammad e Mahmoud al-Balboul, dopo che le autorità israeliane hanno accettato che la loro detenzione amministrativa non verrà rinnovata.

Gaza-Quds Press e PIC. Venerdì pomeriggio, quattro giovani palestinesi sono rimasti feriti dai proiettili sparati dalle forze israeliane in diverse aree di confine della Striscia di Gaza orientale.

I soldati hanno aperto il fuoco, come consueto, contro giovani locali che stavano manifestando nelle aree di confine della città di Gaza e del campo profughi di al-Bureij.

Quattro giovani sono stati colpiti dai soldati a est del campo di al-Bureij e vicino al valico di Nahal Oz.

Tutti i venerdì, i giovani della Striscia organizzano manifestazioni vicino alle barriere di confine per protestare contro le violenze e i crimini israeliani contro la popolazione palestinese e i luoghi santi islamici.

Jenin-Quds Press e PIC. Venerdì, i soldati israeliani hanno aggredito un giovane disabile al check-point di al-Jalama, nel distretto di Jenin.

Fonti locali hanno raccontato che il giovane è stato brutalmente picchiato dai soldati. Questi hanno giustificato l’aggressione dicendo che l’uomo si era avvicinato al check-point senza fermarsi al loro ordine di stop.

Gerusalemme-Quds Press e PIC. Venerdì, coloni israeliani hanno brutalmente attaccato un gruppo di cristiani palestinesi nella Gerusalemme occupata. Ne hanno dato notizia media israeliani.

Coloni israeliani, guidati dall’estremista Bentzi Gopstein, hanno attaccato un gruppo di Cristiani che si trovavano in una sala riunioni, a Gerusalemme.

I coloni hanno gridato slogan anti-cristiani.

Il portavoce dei Consiglio dei Vescovi in Terra Santa, Wadi Abu Nassar, ha fermamente condannato l’attacco, ritenendolo un grave incitamento contro i Cristiani e ha ritenuto il governo israeliano responsabile per l’aggressione, chiedendo di prendere misure contro Gopstein e i suoi seguaci.

 

La nostra redazione cerca traduttori volontari dall’arabo, inglese e francese.

 

Chi avesse qualche ora disponibile durante la settimana è invitato a contattarci:

redazione@infopal.it

 

Grazie!

 

La Redazione

HRC debates Saudi war crimes in Yemen, Alkhalifa persecution of Bahrainis   International calls for an independent inquiry into Saudi war crimes in Yemen have intensified. The ongoing 33rd session of the Human Rights Council has been inundated by calls from countries and NGOs for such an inquiry after a “national” one failed to carry out impartial investigation. The new calls were stepped up on Monday 19th September when the Dutch government requested international impartial investigation be carried out on the conduct of the war on Yemen. Roderick van Schreven, the Dutch permanent representative to Geneva, told the council that he wanted to “reiterate our grave concern about the ongoing and deepening crisis in Yemen”. “The gravity of alleged violations of human rights and international humanitarian law over the last year cannot be ignored and international comprehensive investigations of all violations committed by all parties are now called for,” he said. Other countries including Brazil supported the call. The pro-Saudi lobby attempted to block NGOs from addressing the session knowing that they would call for the long-awaited independent inquiry. But several countries objected to this pathetic request.     In a related development, the most comprehensive survey of the conflict in Yemen has concluded that more than one-third of all Saudi-led air raids on Yemen have hit civilian sites, such as school buildings, hospitals, markets, mosques and economic infrastructure. The findings, revealed by the Guardian on 16th September, contrast with claims by the Saudi government, backed by its US and British allies, that Riyadh is seeking to minimise civilian casualties. The survey, conducted by the Yemen Data Project, a group of academics, human rights organisers and activists, will add to mounting pressure in the UK and the US on the Saudi-led coalition, which is facing accusations of breaching international humanitarian law. It will refocus attention on UK arms sales to Saudi Arabia, worth more than £3.3bn since the air campaign began, and the role of British military personnel attached to the Saudi command and control centres, from which air operations are being mounted. Two British parliamentary committees have called for the suspension of such sales until a credible and independent inquiry has been conducted.     On 19th September Amnesty International said it had evidence that a Saudi-led coalition battling Yemeni rebels dropped a U.S.-made bomb on a hospital, and is calling for a halt to arms sales to the coalition. The airstrike in question hit a hospital run by Doctors Without Borders, known by its French acronym MSF, in northern Yemen last month, killing 19 people. Amnesty says in its report that a picture analyzed by a munitions expert revealed that a U.S.-made precision-guided Paveway-series bomb was dropped on the site. Other evidence confirmed that phosphorus and cluster bombs were dropped on civilian targets in Yemen.     The Bahrain Centre for Human Rights said that in the week 13th -19th September at least six native Bahrainis were arbitrarily detained by the regime. There were at least 41 marches in 23 towns and villages, some of which were mercilessly attacked by regime’s forces. In Geneva several NGOs have called for a Special Rapporteur to investigate into human rights violations in Bahrain. Furthermore 22 NGOs, including Human Rights Watch and Amnesty International have asked the HRC’s member states to call for the release of Nabeel Rajab. Under Item 2 the European Union called on Bahrain to allow visits by UN’s Special Rapporteur on Torture. Under Item 4 several countries, including Switzerland, have also criticised Alkhalifa regime for banning human rights activists from attending the ongoing HRC session. The Czech Republic called for an immediate halt to the persecution by Bahrain’s regime of religious scholars and leaders like Sheikh Maitham Al Salman and Ayatuallah Sheikh Isa Qassim. Meanwhile the regime’s courts have ordered the detention of more people for their peaceful protests. Sheikh Ali AlJuffairi has been remanded in custody for two more weeks for attending the congregation outside Sheikh Isa Qassim’s house.     In London Prince Charles has been on the receiving end of criticisms for his planned visit to Bahrain’s dictators. A human rights group has condemned a visit in November. The tour, which includes visits to Oman and the United Arab Emirates, was announced yesterday by Clarence House. It comes a week after Zeid Ra’ad Al Hussein, the UN high commissioner for human rights, spoke out against the harassment of political activists in Bahrain. Sayed Ahmed Alwadaei, director of advocacy at the Bahrain Institute for Rights and Democracy, said: “The timing of Prince Charles’s visit suggests that the major human rights violations in 2016 are not in the British monarchy’s mind. The UN high commissioner for human rights called Bahrain’s attempts to smash the voices of its people ‘disastrous’ last week. “Prince Charles’s visit not only tells Bahrain that the UK doesn’t care that torture victims are on death row and critics face decades in prison, it actively endorses this repression.” The trip must be cancelled.   Bahrain Freedom Movement   21st September 2016

Pagine

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

PalestinaRossa newsletter

Resta informato sulle nostre ultime news!

Subscribe to PalestinaRossa newsletter feed

Accesso utente