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Leila Khaled: Le donne palestinesi sono più forti della congiura della normalizzazione

«La marcia di normalizzazione organizzata dalle forze sioniste insieme alla cosiddetta “commissione per la comunicazione con la società israeliana” è in contraddizione fondamentale con la posizione e la lotta del popolo palestinese e la rivendicazione dei loro diritti nazionali. Questa iniziativa ha lo scopo di distorcere e mistificare gli obiettivi della lotta di liberazione palestinese e la lotta delle donne palestinesi e arabe» ha dichiarato la compagna Leila Khaled, membro dell'Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. «Questo è un altro tentativo fraudolento, nonché ripetitivo, di celarsi dietro lo slogan della “pace” per ingannare il popolo palestinese, quello arabo le persone libere del mondo».

«Il Fronte Popolare starà con il nostro popolo e la sua nazione, sosterrà tutti i movimenti e i comitati per il boicottaggio dell'occupazione per contrastare tutte le forme di normalizzazione politica, culturale ed economica dello stato sionista a prescindere dalla bandiera, gli slogan o le frasi scelte.

La “pace” tra Anp e Hamas è un bene a qualunque costo?

Come la sezione prigionieri del FPLP, accogliamo positivamente i passi verso la riconciliazione palestinese, da anni ed anni i prigionieri ed il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina chiedono unità per lottare contro l’occupazione.

Nello stesso tempo oggi non possiamo nascondere, come amano fare un po’ tutti, che i loro appelli non sono solo rimasti muti, ma che le politiche dell’Autorità nazionale palestinese e di Hamas sono andate in senso contrario. Questa la triste verità.

Dalal al-Mughrabi: una terrorista? No, una combattente per la libertà del suo popolo

“Dalal non sarà mai dimenticata, perché rimarrà un ammirevole simbolo della lotta delle donne palestinesi e un esempio che chiede di essere imitato da giovani uomini e donne palestinesi che continueranno la lotta armata fino alla liberazione della Palestina.”

Il governo belga oggi ha fatto ancora le cose in grande: ha sospeso il suo aiuto a una scuola palestinese di Beit Awwa nella Cisgiordania occidentale. Perché? Perché la scuola è stata ribattezzata con il nome di una “terrorista”, sentiamo negli uffici dei Ministeri degli Affari esteri e della Cooperazione allo sviluppo. Va detto che fanno meno chiasso quando i progetti che sostengono sono distrutti dall’esercito israeliano.

I palestinesi parlano di tortura in una prigione della AP

Gerusalemme – Per il giornalista palestinese Sami al-Sai era stata ordinata la liberazione dalla custodia dei servizi di intelligence palestinesi a Tulkarem nel mese di febbraio, ma proprio mentre stava per essere liberato, è stato riarrestato e trasferito alla prigione di Jericho. Lì, ha subito 15 giorni di interrogatori e di torture, ha detto ad Al Jazeera.

“Mi hanno appeso al tetto della cella con una corda legata alle mie braccia, loro stavano dietro di me. C’era tanta sofferenza”, ha detto, sottolineando che è stato picchiato sui piedi con un tubo flessibile durante un’altra sessione di interrogatori. “Non avrei potuto credere al dolore … Dopo non potevo camminare in modo corretto, non potevo allungare le braccia”.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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