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Il primo ministro italiano a Gerusalemme attacca il BDS definendolo “stupido e sterile”

Gli attivisti italiani reagiscono con decisione alle dichiarazioni del primo ministro Matteo Renzi, che durante la sua visita al parlamento israeliano questa settimana, ha asserito che “L’Italia sarà sempre in prima linea contro tutte le forme di boicottaggio”, dal premier definito come “sterile e stupido”.

L’attacco del leader di centro-sinistra al BDS, su cui c’è stata in Italia ampia copertura mediatica, arriva in un momento in cui molti governi europei stanno intensificando le loro relazioni con Israele.

Renzi nella Palestina occupata: il PD sostiene l'apartheid

Febbraio 2010. Quando Berlusconi si recò in Israele disse di non aver visto il criminale muro perché intento a scrivere sul taccuino, affermando penosamente di non aver visto il muro di cemento armato costruito dalle forze armate israeliane intorno alle città palestinesi. «Mi spiace deluderla, ma non me ne sono accorto stavo rimettendo a posto le mie idee, prendendo appunti sulle cose che avrei dovuto dire al presidente incontrandolo».

Luglio 2015. Il segretario del PD non si è posto nemmeno il problema di trovare una scusa per dire di non essersi accorto del muro, ha affermato con forza che la sua priorità è la sicurezza di Israele, che le sue radici sono nella Palestina occupata, violentata, martoriata, imprigionata: «Israele è il paese delle nostre radici, delle radici di tutto il mondo e anche il paese del nostro futuro».

Ha poi affermato che boicottare lo stato criminale sionista significa boicottare se stessi, anche se nel caso della campagna “cartellino rosso per Israele” è stato così, nel completo silenzio dei cosiddetti sostenitori della Palestina. Mai genuflessione verso lo stato dell'Apartheid fu più miserevole e servile. Ma tant'è.

Intervista di ProMosaik e.V. con Annette Groth, deputata tedesca, sulla Palestina e l’antisionismo

Carissime lettrici, carissimi lettori, vista l’importanza della deputata tedesca Annette Groth, conosciuta per il suo coraggio e la sua determinazione anche all’estero, oggi vorremmo presentarvi l’intervista che abbiamo condotto con lei in aprile anche in traduzione italiana.

Vorrei dedicare questa intervista alle vittime della tragedia di Gaza della scorsa estate.  Il suo messaggio come anche il nostro consiste nell’importanza di parlare della Palestina e di non tacere quando si tratta dei crimini di guerra israeliani.

Dr. phil. Milena Rampoldi: In che senso il partito tedesco di sinistra Die Linke può oggi contribuire alla costruzione dello stato palestinese?

Annette Groth: In verità possiamo fare poco o niente. Sono altri attori che lo devono fare. Ma quello che possiamo fare noi: possiamo richiedere il riconoscimento dello stato palestinese. E possiamo iniziare e promuovere la discussione in merito affinché la gente parli della Palestina e inizi a conoscere il fulcro della problematica. Infatti tacere sulle violazioni dei diritti umani in Palestina ed a Gaza è una cosa orrenda. Si vedrà fino a quando il tutto potrà andare avanti in questo modo.

Appello alla mobilitazione: continuiamo la campagna “No Expo - No Israele”

Il 19 settembre, giornata nella quale è previsto l’arrivo di Abu Mazen all’Expo - contestualmente, nello stesso mese, alla presenza di un rappresentante israeliano - deve essere un’occasione per far sentire la nostra voce, rilanciare la lotta contro Expo e la narrazione che ci propina, opporsi alla presenza di Israele come principale partecipante alla fiera delle multinazionali, occasione in cui la Palestina che si presenta si fa relegare, invece, in un piccolo stand nella “zona arida”.

Invitiamo quindi tutti i solidali con la Resistenza Palestinese e i suoi prigionieri, gli antimperialisti, coloro che sono impegnati nell’appoggio alle resistenze dei popoli e le realtà di lotta contro Expo a costruire con noi la mobilitazione. Questo diventa un compito cui nessuno si dovrebbe sottrarre.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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