ARTICOLI

:: analisi ed approfondimenti sull'occupazione sionista e sulle forme di resistenza ::

14
Apr 2014

Vittorio nella memoria dei suoi amici

Le ultime ore di Vik raccontate dalle persone che aveva più vicine. Le chiacchiere politiche sull’Italia, Israele e la Palestina al Gallery sorseggiando un tè, con intorno il fumo profumato della «shisha».

Sono giorni di pro­fonda ama­rezza per Kha­lil Sha­hin. «Sono già pas­sati tre anni, Vit­to­rio mi manca, tan­tis­simo. E ora che si avvi­cina l’anniversario del suo assas­si­nio sono tra­volto da ricordi ed emo­zioni. Per me que­sti non sono giorni facili», ci dice Kha­lil men­tre prova a met­tere un po’ d’ordine nel suo pic­colo uffi­cio di vice­di­ret­tore nel «Cen­tro pale­sti­nese per i diritti umani» (Cpdu) di Gaza. Alle sue spalle c’è una grande mappa del Medio Oriente. A sud-est del Medi­ter­ra­neo c’è la Stri­scia di Gaza, minu­scola, quasi non si vede, eppure così impor­tante, un ter­ri­to­rio sotto occu­pa­zione schiac­ciato tra Israele e l’Egitto.

14
Apr 2014

Dossier: Campagna per la liberazione di Ahmad Sa’adat

l caso di Ahmad Sa'adat, leader nazionale palestinese, Segretario Generale del Fronte Popolare di Liberazione Nazionale della Palestina e membro eletto del Consiglio Legislativo Palestinese, è uno degli oltre 5000 casi di prigionieri politici palestinesi, ma è un caso di critica importanza e estremamente paradigmatico - il caso di un leader palestinese, preso di mira per "crimini" di carattere politico, per il suo impegno verso la resistenza palestinese e il rifiuto di compromessi riguardo ai chiari principi della liberazione palestinese e per il suo ruolo storico come leader del movimento dei prigionieri.

Il caso di Sa'adat illustra la realtà delle corti militari israeliane e del sistema di ingiustizia dell'occupazione, che è semplicemente un altro strumento e meccanismo dell'occupazione stessa, l'ennesima arma rivolta contro al popolo palestinese. Il rifiuto di Ahmad Sa'adat di riconoscere le corti militari è di per se rappresentativo della risolutezza e determinazione del movimento dei prigionieri palestinesi e dell'intero popolo palestinese, che continuano a rifiutare e continuano a resistere all'occupazione in tutte le sue forme, nonostante gli abusi, torture e le continue aggressioni.

13
Apr 2014

Recensione: Il Terrorismo impunito. Perchè i crimini di Israele minacciano la pace mondiale

Nuova impresa storica e letteraria per Diego Siragusa, Autore del libro “Il terrorismo impunito. Perché i crimini di Israele minacciano la pace mondiale”. L’opera è un monumentale dossier, una raccolta di articoli di denuncia, edito da Zambon Verlag, con sede a Francoforte, di quasi 700 pagine, contro il “terrorismo di stato”.

È uno studio documentario, molto dettagliato, efficace ed esaustivo, riguardante il complesso scenario e l’attuale situazione sociale e politica in cui imperversa il mondo mediorientale, con un approccio critico all’operato del governo di Israele. Diego Siragusa rovescia l’assunto per cui la strategia terroristica sia solo appannaggio di gruppi estremistici e pone sul “banco degli imputati” il governo di Israele, i cui crimini, secondo l’Autore, minacciano la pace mondiale. Infatti il volume tocca un tema caldo che è sempre alla ribalta della cronaca. Se nel luogo comune, il termine terrorista sembra avere una connotazione precisa e immediata, uno sguardo, un poco più analitico e approfondito, fa emergere una rete intricata di contraddizioni, non solo terminologiche. Siragusa adotta, senza dubbio, un approccio forte, che ha fatto e farà discutere, e attraverso cui vuole evitare, al popolo palestinese, con la forza della verità, della ricerca, della documentazione e della denuncia, oltre al massacro che subisce da un governo più potente, anche l’”oltraggio della menzogna”. Il volume esamina, in profondità, attraverso un ampio arco di tempo, una realtà inesplorata dalla maggior parte dell’opinione pubblica e spesso travisata, perché implica un governo che detiene armi termonucleari ed è in grado di farne uso ed è, per questo, molto preoccupante per la sicurezza globale.

12
Apr 2014

Leila Khaled: «Per me, la Palestina è il paradiso»

Un’intervista esclusiva con Leila Khaled

giovedì 3 aprile 2014

Frank Barat per LMADO: Come stai Leila? Cosa fai attualmente ad Amman?

Leila Khaled: Sto bene da quando sono parte della lotta per la libertà, per il nostro diritto al ritorno e per uno Stato indipendente con Gerusalemme come capitale. So che questo non succederà in un futuro troppo vicino, ma sto lottando nonostante tutto. Qui ad Amman sono capo del dipartimento per i rifugiati ed il Diritto al Ritorno del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).