ARTICOLI

:: analisi ed approfondimenti sull'occupazione sionista e sulle forme di resistenza ::

30
Lug 2014

Napoli ha reagito al massacro. Alcune considerazioni sulle mobilitazioni per la Palestina

“Non una lacrima! Perché vedete?
Li hanno scacciati dalla loro terra e dal loro sogno
li hanno dispersi li hanno rinchiusi nei campi
gli hanno messo un numero chiamandoli profughi
li hanno venduti su tutti i mercati
e quando hanno preso il fucile "Banditi!" hanno gridato
e li hanno uccisi torturati massacrati divisi
e gli hanno detto "Tu non avrai patria!"
ed essi in piedi con la loro statura
abitano il mondo
abitano il mondo
abitano il mondo!”

Cantata Rossa per Tel al Zaatar

Da settimane ormai Napoli risponde all'aggressione militare israeliana nella striscia di Gaza dimostrando una grande forza e solidarietà in sostegno alla popolazione palestinese, nonostante si sia arrivati a fine luglio. Si è provato e si continua a provare a fare qualsiasi cosa pur di denunciare quanto sta accadendo, qualsiasi cosa pur di dimostrare che la Palestina è ormai il simbolo di ogni ingiustizia e che siamo stanchi della cronaca e dell’opportunismo di media e Governo, più impegnati nell'infinito reality della Costa Concordia che a prestare attenzione alla pulizia etnica in atto su un’altra costa del Mediterraneo. E basta ripercorrere brevemente le tappe della piccola mobilitazione napoletana per rendersi conto di quanto sia stata intensa per ciò che è riuscita ad esprimere, non solo per il numero delle iniziative e per la buona partecipazione, ma per la voglia di lottare ancora contro l'ingiustizia e i suoi responsabili, che talvolta prendono nomi e forme diversi, a differenti latitudini, ma che sono frutto dello stesso mondo basato sull'ineguaglianza e l'oppressione dell'uomo sull'uomo.

28
Lug 2014

Oltre il limite - di Kutaiba Younis

La resistenza palestinese ha posto un nuovo ordine in Medioriente ma molti non lo vedono, o perché non sono capaci per alcuni limiti personali o perché non vogliono proprio vederlo.

La resistenza palestinese ha costretto molti attori mediorientali a ritrattare le proprie posizioni, in primis Abu Mazen e la sua cerchia di scagnozzi: il popolo palestinese che sceglie di stare al fianco della resistenza costringe in maniera molto netta i sionisti palestinesi a fare marcia indietro, pena la loro fine politica e forse qualcosa di più grave. Cade Abu Mazen e la sua formula del “trattare e ancora trattare...”. Oggi il presidente dell'OLP e dell'ANP fa il mediatore (che caduta in basso!) tra il popolo, con le sue rivendicazioni, e l'aguzzino di questo popolo che resiste. Invece di stare in maniera netta al fianco della gente che soffre cerca di mediare, e mediare vuol dire abbassare il tetto delle rivendicazioni per accontentare l'aguzzino, per preservare la faccia dei sionisti che nella palude di Gaza si sta coprendo di merda.

27
Lug 2014

Alenia e Governo Italiano complici del massacro di Gaza!

A Pomigliano, nel grigio imperante che avvolge le mura dei vari stabilimenti industriali, è spuntata una scritta davanti alla sede dell'Alenia Aermacchi, azienda del gruppo Finmeccanica – quindi statale - rea di aver venduto i primi due cacciabombardieri M-346 e di doverne consegnare ancora altri 30 (alla faccia della crisi!) , al “nobile” esercito di Tel Aviv, impegnato in queste settimane in quella che molto probabilmente verrà ricordata come una delle più spietate operazioni militari nella striscia di Gaza.

Quello che salta subito all'occhio guardando il muro che cinge la fabbrica - al di là della denuncia della vergognosa complicità dell'azienda e dello Stato Italiano con il massacro in atto a Gaza in queste ore - è che il numero di morti segnalati dalla scritta è già abbondantemente aumentato, mentre resta sempre uguale a se stessa la cronaca di telegiornali e politici, quelli che continuano a parlare di “conflitto” (come se a confrontarsi ci fossero due eserciti regolari!) e non di “pulizia etnica”, quando ormai si è arrivati a più di 1050 morti e 6000 feriti palestinesi rinchiusi in 35km quadrati e poco più di 40 morti israeliani, in stragrande maggioranza militari.

24
Lug 2014

Israele. Il coraggio (e l’isolamento) dei “nemici interni”

“Il regime sionista è sempre più vivo. La polarizzazione all’interno della società prosegue a ritmi serrati. I neo-fascisti aumentano. Non so dove ci porterà quest’ultimo massacro a Gaza, ma le sensazioni non sono buone”. Viaggio nel mondo dell'ultra-destra in Israele, tra contrasti, opposizione e contraddizioni: intervista con l’attivista israeliana Tamar Aviyah.

"Chiunque, in qualsiasi società, voglia davvero combattere per la giustizia e libertà paga un prezzo molto alto. Viene isolato, trattato da spergiuro, mentre d'altro canto, per chi lotta insieme a te, puoi essere considerato un eroe. Ma tutto questo non può durare per sempre: sento che il mio limite è vicino, perché nonostante la lotta i risultati sono scarsissimi". E’ Tamar Aviyah a parlare. Israeliana, ebrea, attivista politica di sinistra per sua stessa definizione, che ancora di più in questi giorni qualcuno considera semplicemente una "traditrice".