Comunicati stampa dalla Stiscia di Gaza sull'apertura del valico di Rafah da parte delle autorità egiziane

l Ministro degli Interni e della Sicurezza nazionale del governo di Gaza ha comunicato che il lato egiziano aprirà il valico di Rafah solo venerdì e sabato per i soli arrivi nella Striscia di Gaza.

Gaza, 10/08/2012

Il primo ministro del governo di Gaza, Ismail Haniyeh, ha affermato che non ci sono prove del coinvolgimento di Gaza nell'attacco del Sinai.

Haniyeh ha detto: "Continua tuttora la nostra indagine, e tutti i nostri contatti confermano che non vi è coinvolgimento di nessuno della nostra gente in questo attacco e specialmente dei gazani, siamo ancora in contatto costante con il presidente egiziano Mohammed Morsi, e con il suo primo ministro, Hisham Kandil, ed in contatto con i servizi di intelligence egiziani per mantenerci informati sugli ultimi sviluppi al riguardo." Ha aggiunto: "Abbiamo chiesto ai fratelli egiziani di fornirci qualsiasi nome o informazione per sapere se c'è prova di coinvolgimento di qualcuno dei figli di Gaza, cosa che è lontana, il che conferma cosa ho detto sulla mancanza di coinvolgimento della gente palestinese nel vigliacco attacco". Ha sottolineato che "liberare la terra palestinese non può esser fatto attraverso lo spargimento di sangue arabo-musulmano, egiziano o non egiziano, che noi rifiutiamo totalmente".

Haniyeh afferma che tutte le prove suggeriscono che "chi è dietro questo lavoro è il cervello dell'occupazione israeliana". Ha sottolineato che l'occupazione non riuscirà a separare la gente egiziana e quella palestinese, grazie all'amicizia esistente tra i due popoli , alla vicinanza nazionale religiosa e culturale, e che che Israele "è il comune nemico per entrambi i popoli". Haniyeh ha fatto appello infine al presidente egiziano Mohammed Morsi affinché sia riaperto il valico di Rafah, "così che la vita nella Striscia di Gaza possa tornare normale", aggiungendo che "se lo scopo degli esecutori di Rafah è di rafforzare l'assedio su Gaza, questi non devono raggiungere i loro obiettivi, piuttosto, stiamo lavorando per porre fine al blocco il prima possibile."

Anche il PFLP (Popular Front for Liberation of Palestine) ieri si è esposto in un comunicato, considerando Israele implicato nell'attacco del Sinai. Jamil Mizhir, membro del comitato centrale del PFLP, oggi ha detto che le "impronte digitali" israeliane erano ovunque nell'attacco nel Sinai. Ha detto che questo raid mira a creare problemi tra Egitto e Palestina , ed ha rimproverato Israele di essere continuamente in cerca di tensione nella regione del Sinai. Conclude infine affermando che il preavviso del governo israeliano sull'attacco mostra che esso non è innocente.

Infine, considero interessante leggere a questo punto un documento apparso sul sito dell' israeliano Institute for National Security Studies di Tel Aviv. Il titolo di questo documento, apparso il 25 luglio 2012, una decina di giorni prima l'attacco del Sinai, è "President Morsi and Israel-Egypt Relations: Egyptian Discourse on the Social Networks, July 2012".
( http://www.inss.org.il/publications.php?cat=21&incat&read=6943 )

Il documento afferma che è in atto una discussione egiziana tra intellettuali su social networks sulla complessa situazione al confine tra Israele ed Egitto. Il discorso, secondo il documento israeliano, è incentrato su alcuni punti chiave, il primo di questi, è "La sfida nel Sinai". "Secondo la discussione - afferma il documento - la maggior sfida alla sicurezza che attualmente affronta l'Egitto è la diffusione del terrorismo e della criminalità nel Sinai dovuta all'inefficace governance ed alla mancanza di integrazione delle tribù beduine nella società egiziana". Il documento fa riferimento anche al traffico ed al contrabbando di droghe e di armi, e al contrabbando di beni diretti a Gaza.

Secondo il documento, gli utenti del social network sono consapevoli che i gruppi jihadisti islamici, gruppi salafiti ed elementi di al-Qaeda stanno rafforzando cellule terroristiche nell'area del Sinai. Il documento continua affermando che le persone sono preoccupate che estremisti possano iniziare una escalation contro Israele attraverso attività terroristica o lanciando missili dal Sinai, che porterebbero ad una risposta militare israeliana. Secondo il discorso sul network, tuttavia una escalation sembra quasi certa, data l'incapacità dell'esercito egiziano di controllare il Sinai e di contrastare elementi estremisti, e perché non vi è un piano strategico di lungo termine per risolvere questi problemi nel Sinai.

Il documento fa riferimento ad altri punti chiave quali il ruolo dell'Egitto nel conflitto israelo-palestinese e la politica nei confronti di Hamas. Il documento fa anche riferimento a una possibile annessione di Gaza all'Egitto, affermando che la mancanza di previsione di un processo politico tra Israele e i palestinesi, l' anticipata apertura del valico di Rafah e la rimozione del blocco, le speciali relazioni tra i Fratelli Musulmani ed Hamas, e lo sventolare della bandiera egiziana in Gaza quando Morsi è stato eletto, siano segni di un'annessione di Gaza all'Egitto. Il documento israeliano afferma, in maniera del tutto falsa, che questa opinione è rafforzata dal "desiderio dei residenti di Gaza di essere parte dell'Egitto come una soluzione pratica ai loro problemi". Questa affermazione è del tutto irreale. La gente di Gaza mi ha costantemente espresso il desiderio di unità tra Gaza e la Cisgiordania, ed anche alcuni esponenti di Hamas mi hanno confermato che non vi è nessuna volontà di annessione all' Egitto e che si sta al contrario lavorando per porre fine alle divisioni.

In conclusione, il documento afferma che "il discorso egiziano nei social network mette in luce la sfida nelle relazioni Israele-Egitto a seguito della vittoria del leader dei Fratelli musulmani Mohammed Morsi alle elezioni presidenziali".

Secondo il documento, " l'opinione prevalente è che un conflitto tra Israele e Egitto è quasi inevitabile, anche se nessuna delle parti lo spera, a causa del cambiamento nella politica egiziana nei confronti di Hamas e come risultato dell'incapacità egiziana nell'affrontare le sfide del governo, terrorismo, criminalità nel Sinai, così come l'attuale paralisi nel processo di pace tra Israele e i palestinesi". "Israele - continua il documento -  deve agire con intelligenza per neutralizzare una escalation. Uno dei problemi che ci si aspetta emerga nel vicino futuro è il cambiamento nella politica egiziana nei confronti di Gaza, con particolare attenzione al valico di Rafah ed al blocco".

Israele sta ora indubbiamente facendo grosse "pressioni" al nuovo Egitto.

Rosa Schiano