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Israele minaccia chi protesta contro il Giro d’Italia

La polizia israeliana sta chiamando gli attivisti palestinesi in Israele e li sta minacciando se dovessero protestare contro la prima fase della corsa ciclistica “Giro d’Italia” iniziata venerdì a Gerusalemme. Le minacce sono state rivelate dal “PACBI” – la campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele – che ha twittato: “Gli attivisti riterranno il “Giro d’Italia” responsabile nel caso in cui dovesse loro succedere qualcosa.”

Le autorità israeliane si sono vantate del loro apparato difensivo, creato in decenni di occupazione militare e altre restrizioni sui palestinesi, schierato per preservare la corsa dalle proteste. Da quando la corsa è iniziata, il PACBI sta sollecitando ad usare gli hashtags “#ShameOnGiro” e “#Giro10” per esprimere la propria opposizione al modo in cui il Giro d’Italia sta “nascondendo o coprendo, grazie allo sport, i continui crimini di guerra di Israele, compresa l’uccisione deliberata di pacifici manifestanti palestinesi a Gaza, a pochi chilometri di distanza dalla corsa.”

Attivisti palestinesi in Israele hanno reso pubblico un video in cui si mette in luce come il tracciato della corsa passi vicino a luoghi in cui Israele ha commesso delle atrocità. La corsa si svolgerà in diverse parti dell’attuale Israele, fino a domenica, prima di spostarsi in Italia la prossima settimana.
 

“Il glamour” non distragga dai crimini

Gli organizzatori del Giro d’Italia hanno ignorato per mesi gli appelli degli attivisti che sostengono che tenere l’inaugurazione a Gerusalemme sarebbe servito a premiare Israele e a mascherare i suoi crimini contro il popolo palestinese.

Ma giovedì Amnesty International ha affermato che Israele si sbaglierebbe se pensasse che ospitare la prestigiosa competizione sposterebbe l’attenzione dalle sue violazioni. “A Gerusalemme le autorità devono aver pensato che il glamour del Giro d’Italia possa avere l’effetto di “ripulire con lo sport”, rimuovendo alcune delle macchie nella situazione dei diritti umani in Israele,” ha affermato Kate Allen, la direttrice del gruppo dei diritti umani in Gran Bretagna. “Invece è probabile che le riporti di nuovo all’attenzione.”

“I corridori del Giro d’Italia inizieranno la corsa solo poche settimane dopo che le forze di sicurezza israeliane hanno scatenato un eccessivo, letale uso della forza contro i manifestanti palestinesi a Gaza, compresi minori,” ha aggiunto Allen. “La corsa partirà proprio nei pressi di Gerusalemme est, dove i palestinesi devono affrontare la demolizione di case, la costruzione di colonie illegali e una serie infinita di restrizioni ai loro movimenti.”

Dirigenti israeliani, diplomatici italiani e funzionari dell’Unione Europea vedono l’allestimento della corsa a Gerusalemme come un’ abile mossa della propaganda di Israele. Questa è la prima volta che l’inizio della corsa si tiene fuori dall’Europa. Pare che Israele abbia pagato milioni di dollari per attirare la RCS, che organizza il Giro d’Italia, e il vincitore del Tour de France Chris Froome.
 

Cecchini e biciclette

L’inizio della corsa coincide con il sesto venerdì delle proteste per la “Grande Marcia del Ritorno” a Gaza.

Nelle ultime cinque settimane Israele ha ucciso 50 palestinesi a Gaza, dato che le forze di occupazione hanno messo in atto una politica di “sparare per uccidere e mutilare” contro civili disarmati che contestano l’assedio del territorio e rivendicano il proprio diritto al ritorno nelle terre da cui Israele li ha espulsi ed esclusi perché non sono ebrei.

Gli “attacchi omicidi” di Israele a Gaza, come li ha definiti Amnesty International, hanno provocato ammonizioni e denunce da parte della procura della Corte Penale Internazionale. Ma, nel contesto di un clima internazionale di impunità, Israele continua a sostenere che le leggi internazionali per i diritti umani non si applicano ai palestinesi di Gaza.

Nel contempo gli organizzatori del Giro si sono messi a disposizione dell’obiettivo propagandistico di tenere le prime fasi della corsa sotto l’egida di Israele. “Stiamo ospitando eventi sportivi in Israele, questo è il Paese più democratico e sicuro che possa ospitare un tale evento in piena sicurezza,” ha detto ai media il responsabile della sicurezza della corsa Daniel Benaim.
 

Normalizzazione degli Stati arabi

I palestinesi hanno espresso sconcerto per il fatto che, mentre decine di persone sono state uccise e altre migliaia ferite – centinaia delle quali probabilmente rimarranno invalide per tutta la vita – durante gli attacchi israeliani contro civili di Gaza, le squadre degli Emirati Arabi Uniti e del Bahrain stiano apertamente partecipando al “Giro d’Italia”.

Gli attivisti sottolineano che, mentre queste squadre esibiscono la propria partecipazione a Gerusalemme, milioni di palestinesi nella Cisgiordania occupata e nella Striscia di Gaza, così come altri milioni di rifugiati palestinesi in esilio, non hanno neppure il permesso di entrare in città a causa delle dure restrizioni imposte da Israele al movimento dei non ebrei.

La partecipazione sembra essere parte della crescente normalizzazione, sostenuta dagli USA, dei rapporti tra Israele ed il blocco degli Stati del Golfo guidati dall’Arabia Saudita. Il direttore generale del ministero degli Esteri israeliano Yuval Rotem ha dato il benvenuto ai corridori degli Emirati a Gerusalemme. Utenti di reti sociali in lingua araba hanno twittato la propria indignazione per la partecipazione delle squadre arabe utilizzando l’hashtag in arabo #اسحبوا_دراجاتكم – che significa “ritirate le vostre biciclette”.

Oltre che a rinsaldare i rapporti con Israele, il Bahrain ha un ulteriore interesse nel partecipare ad una sfida al boicottaggio sportivo di Stati paria che violano i diritti umani.

Per anni il Bahrein ha fronteggiato gli appelli al boicottaggio dell’importante corsa automobilistica di Formula Uno che ospita per via della violenta repressione contro le proteste antigovernative.
 

Far deragliare la propaganda israeliana

La propaganda israeliana intende presentare il Paese come “normale” – una società aperta e vivace con attività culturali e sportive e “innovazioni” tecnologiche.

Quindi, benché gli attivisti non siano riusciti a bloccare la corsa, hanno provocato talmente tante discussioni su di essa che Israele non ha potuto utilizzare il Giro d’Italia per sfuggire alla propria reputazione di Stato occupante, colonizzatore e che pratica l’apartheid.

Venerdì, in un articolo su “Cycling Tips” [“Suggerimenti ciclistici”, rivista specializzata in inglese, ndt.] il giornalista sportivo Shane Stokes ha spiegato perché boicotta e rifiuta di informare sull’avvio del Giro d’Italia nel corso di una massiccia e violenta repressione dei palestinesi.

“Fin da quando il Giro è stato confermato in Israele, sono arrivate le inevitabili critiche. In risposta, ci sono stati alcuni che hanno insistito che lo sport e la politica non dovrebbero mescolarsi,” scrive Stoke. “La stessa difesa venne utilizzata decenni fa quando sportivi ed altri ruppero il boicottaggio per partecipare alle gare in Sud Africa.”

Secondo Stokes tenersi alla larga dimostra anche solidarietà per Yaser Murtaja, uno dei due giornalisti palestinesi uccisi dai cecchini israeliani nelle scorse settimane.

Stokes evidenzia anche come lo slogan del Giro d’Italia sia “Amore infinito” [in italiano nel testo, ndt.].

“Senza dubbio è un tema lodevole,” scrive. “Eppure la frase sembra vuota quando, a cento chilometri dall’inizio della corsa, i cecchini prendono di mira manifestanti e giornalisti, e poi premono il grilletto.”

Ali Abunimah

 

Traduzione a cua di Amedeo Rossi per Zeitun

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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