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L’ultimo prigioniero in sciopero della fame ancora nel limbo mentre la sua salute continua a deteriorare

Addameer e Al-Haq sono profondamente preoccupati per la vita dell’ultimo palestinese in sciopero della fame in una prigione israeliana,  Ayman Sharawna, che entra ora nell’ottantottesimo giorno della sua protesta.

Ayman ha ricevuto una visita il 24 settwmbre dall’avvocato di Addameer Fares Ziad nel centro medico della prigione di Ramleh, il quale riporta che c’è stato un serio deterioramento nella sua salute.

In risposta al rifiuto delle autorità di Israele di rilasciarlo e per escalare ulteriormente il suo sciopero Ayman ha deciso di smettere di bere acqua per cinque giorni dal 16 al 20 settembre, un periodo durante il quale ha perso sette chili di peso. Il deterioramento della sua salute include perdita della vista nell’occhio sinistro e perdita della sensibilità nella gamba destra.

Come riportato in passato, Ayman ha già perso l’ottanta per cento della vista nell’occhio destro, il che significa che ora è quasi completamente cieco. Continua a soffrire severi problemi ai reni ed ha cominciato a perdere la memoria. Ayman continua inoltre a soffrire dolori di schiena, condizione che rimane non trattata visto che il servizio sanitario della prigione israeliana (IPS) ha dichiarato che gli somministrerà antidolorifici solo in caso lui cessi il suo sciopero.

Secondo l’avvocato Ziad, Ayman non voleva ricominciare a bere acqua ma lo ha fatto con riluttanza per timore di compromettere ulteriormente la sua salute, tenendo conto poi della sua perdita della vista e sensibilità nelle gambe. Ayman ha dichiarato che smetterà nuovamente di bere a partire da venerdì 28 settembre. Ayman fu ri-arrestato in gennaio dopo essere stato rilasciato in un patto di scambio prigionieri nell’ottobre del 2011. È correntemente trattenuto senza accuse ufficiali e il comitato militare non ha ancora deciso se sarà costretto a servire la sua  passata condanna.

L’avvocato Ziad ha visitato anche  Hassan Safadi che ha sospeso il suo sciopero il 21 settembre dopo 93 giorni di rinnovata protesta. In seguito a un appello del 20 settembre controil suo continuativo incarceramento amministrativo da parte di Israele, il giudice militare ha decretato che l’ordine pertinente alla sua corrente detenzione, che scade il 29 ottobre, non sarà rinnovato oltre quella data.

L’avvocato Ziad non è riuscito ad incontrare Samer al-Barq, il quale ha apparentemente sospeso il suo storico sciopero di 123 giorni lo stesso giorno, il 21 settembre, in seguito alle negoziazioni tra le autorità palestinesi e l’Egitto, che hanno avuto l’effetto di permettere a Samer di essere accettato in Egitto quando sarà rilasciato da Israele. Ad oggi Israele non ha fatto annunci di alcun tipo riguardo il suo traferimento.

Addameer e Al-Haq rendono omaggio al coraggioso sciopero della fame di Hassan e Samer e sperano per una giusta risoluzione al caso di Ayman il più presto possibile. Ciononostante, se il potenziale rilascio di Samer dalla sua detenzione amministrativa sarebbe una notizia da celebrare, Addameer e Al-Haq sono obbligati a sottolineare le loro preoccupazioni con alcuni aspetti dell’accordo proposto, che sono in contrasto con la legge internazionale. Il rilascio di Samer per com’è stato proposto infatti è condizionale alla sua deportazione in Egitto.

Vi sono numerosi esempi di accordi simili fatti da Israele riguardo il trasferimento forzato o la deportazione di prigionieri politici palestinesi o altri “ricercati”. Di recente ad esempio l’ex-scioperante e detenuto amministrativo hana Shalabi fu forzatamente alla striscia di Gaza per un periodo di tre anni. Nell’accordo di scambio prigionieri dell’ottobre 2011 18 prigionieri della cisgiorndania, inclusi quelli dell’est di Gerusalemme, furono a loro volta trasferiti coercitivamente mentre altri 146 furono traferiti al loro posto permanentemente come condizione del loro rilascio. Altri 41 prigionieri furono deportati all’esterno dei territori occupati della Palestina.

I termini di queste espulsioni violano l’articolo 49 della quarta convenzione di Ginevra, che proibisce il trasferimento forzato e la deportazione delle persone protette, una proscrizione che è parte della normale legge umanitaria internazionale. Deportazioni e trasferimenti illegali costituiscono una grave contravvenzione alla quarta convenzione di Ginevra (GC IV) e come tali sono da considerarsi come crimini di guerra della massima gravità. Considerando la terribili ineguaglianza di potere risultante dall’occupazione armata tra palestinesi e israeliani, né il potenziale “consenso” del prigioniero, in questo caso Samer Al-Barq, né il fatto che questi accordi sono stati negoziati da un’autorità palestinese servono come giustificazione della deportazione in quanto in diretta contravvenzione dello spirito degli articoli 7,8 e 47 della GC IV pertinenti all’inviolabilità delle protezioni di diritto assicurate dalla convenzione.

Addameer e Al-Haq reiterano che il trasferimento forzato e il rilascio condizionale non sono un’alternativa alla definitive cessazione da parte di Israele della pratica di detenzione amministrativa. È imperativo che venga richiesta una soluzione permanente alla pratica di detenzione arbitratia, secondo le leggi umanitarie internazionali. Addameer e Al-Haq chiamano in causa la comunità internazionale affinchè intervenga e richieda che Israele si conformi immediatamente ai suoi obblishi legali, cessi la sua politica di detenzione amministrativa e fornisca adeguata ed efficiente considerazione medica a tutti i pigionieri in sciopero della fame.
 

Fonte: Addameer
Traduzione a cura di Luca Speranzoni

 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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