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Shoah palestinese - Una lezione dalle giovani arabe all’ANPI, e non solo...

Da oltre un anno nei cortei e presidi a sostegno dei palestinesi le giovani ed i giovani arabi danno lezione di storia all’ANPI con lo slogan “I partigiani ce lo hanno insegnato, difendere la propria Patria non è reato”.

Una lezione di storia che vale anche per i paesi arabi, per il regime collaborazionista che “governa” parte della Cisgiordania, i vari paesi “amici” del popolo palestinese.

“Partigiani” come Roberto Cenati ignorano cosa siano stati i valori della Resistenza e persino lo Statuto dell’ANPI; criminali come quelli che si definiscono “Sinistra per Israele” ieri 14 maggio 2018 festeggiavano la nascita dello stato terrorista, mentre a Gaza i sionisti commettevano l’ennesima mattanza.

Ancora una volta lo stato sionista, nato nel sangue palestinese, conferma la sua propensione genocida, anche dopo 70 anni.

Questo è e questo non si dimentica!

Il 30 marzo ha avuto inizio la Marcia del Ritorno nei confini imposti tra Gaza e Israele, che ha da subito mostrato due volti: quello delle donne, uomini, giovani e bambini che danzano, cantano e mangiano insieme e quello del fuoco sparato dai cecchini israeliani.

Una strage: da quel 30 marzo si contano oltre 100 assassinati, più di 10.000 feriti. Parlano di uso sproporzionato della forza ma in realtà è quotidiana violenza dell’occupazione contro il popolo palestinese da oltre 70 anni.

I palestinesi sono stati colpiti alla schiena e alle gambe mentre correvano via dalla barriera, sono stati colpiti con armi da caccia o da combattimento che provocano danni gravissimi e ferite che danneggiano irrimediabilmente qualsiasi vita umana.

A questa situazione si aggiunge il blocco di oltre 10 anni su Gaza: i medici denunciano che la situazione negli ospedali è orribile, le infrastrutture sono indebolite, i materiali per la ricostruzione non entrano e la Striscia deficita ancora gravemente di case e strutture, che lo stato sionista continua a distruggere con incessanti bombardamenti. C’è una cronica crisi di elettricità e di carburante, come effetto del blocco israeliano e, non dimentichiamolo, della divisione interna palestinese.

Di certo non aiuta la posizione assunta da molti regimi arabi, ormai diretti verso la piena normalizzazione dei rapporti con Israele. Dall’Egitto al Bahrein, dagli Emirati Arabi all’Arabia Saudita.

Comunque da tutto ciò si ricava una lezione: il popolo palestinese non si deve aspettare niente da chi lo ha costantemente deluso.

Biasimare i palestinesi per aver fallito in questo o quello è una vecchia abitudine, intesa semplicemente a considerarli responsabili della loro sofferenza e ad assolvere Israele da ogni misfatto. Neppure il “genocidio progressivo” [definizione dello storico israeliano Ilan Pappe, ndt.] a Gaza cambierà nulla.

I palestinesi devono invece continuare a contare su se stessi; a concentrarsi sulla formulazione di una corretta strategia che serva ai propri interessi, il tipo di strategia che superi le divisioni e offra a tutti i palestinesi una reale tabella di marcia verso la liberazione

La resistenza popolare a Gaza deve servire come base per una nuova prospettiva, una visione che garantisca che il sangue di Mohammed Ibrahim Ayoub non sia stato versato invano.

Compito di ogni attivista è denunciare la collaborazione dell’ANP con l’occupazione, sostenere la resistenza palestinese e smascherare il sionismo in ogni sua forma, in ogni angolo del mondo in cui si riconosca la sua vile mano fascista-imperialista.

PALESTINA ROSSA

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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