Il Forum Palestina raccoglie l'appello alla solidarietà con Hana Shalabi,
detenuta palestinese in sciopero della fame dal 16 febbraio.
L'8 marzo facciamo vivere la lotta di Hana e delle donne palestinesi
in tutte le manifestazioni per la giornata della donna!
Chiediamo il suo immediato rilascio e facciamo circolare la sua immagine
e la cartolina che chiede la sua liberazione:

Agisci oggi per Hana Shalabi!
La Festa della Donna sia un giorno di solidarietà con la prigioniera palestinese Hana Al-Shalabi
Un appello per le donne e le organizzazioni femministe perché la Festa della donna sia una giornata di solidarietà con la detenuta amministrativa Hana Al-Shalabi e con tutte le prigioniere palestinesi e le donne delle famiglie dei prigionieri palestinesi.
La Festa della Donna è un giorno simbolico in ricordo della lotta delle donne di tutto il mondo per spezzare le catene della discriminazione sessuale. Tuttavia, ci sono diverse categorie di donne: mentre alcune donne hanno lottato per la liberazione e l'uguaglianza - per esempio contro le discriminazioni in termini di diritto al voto - alcune donne discriminano donne di altri gruppi etnici in base a sesso e razza. Ci sono dibattiti e differenze tra le donne su come affrontare alcune questioni a seconda dell'appartenenza intellettuale e ideologica a correnti diverse, e sono talvolta contraddittorie o in conflitto.
In Palestina, la Festa della Donna è un giorno di lotta. Nonostante che alcuni obiettivi importanti siano stati conseguiti a seguito di lunghi percorsi di lotta, noi non dovremmo festeggiare ancora: siamo ancora donne palestinesi, sia nella Palestina del 1948 che in Cisgiordania e a Gaza o nella Diaspora, che subiscono il colonialismo, l'occupazione, la discriminazione e il razzismo. Le donne della Cisgiordania e della Striscia di Gaza soffrono le conseguenze dell'occupazione, e nella Palestina del 1948 subiamo il razzismo istituzionalizzato nelle leggi e il fatto che lo Stato è lo Stato di Israele, che è stato costruito sulla nostra terra e ha separato le nostre famiglie.
Le donne palestinesi sono quelle che soffrono di più l'occupazione e la creazione dello Stato ebraico. Hanno sperimentato la migrazione, la separazione, la non-integrazione in paesi vicini, continuano a vivere nel rischio della discriminazione istituzionalizzata, nel rischio di essere spostate e sradicate, ad esempio nel Negev, e continuano a rischiare di avere le loro famiglie separate dalla legge sulla cittadinanza su base razziale...
Le nostre donne hanno sofferto la prigionia in passato, durante il periodo del mandato, e hanno subito le leggi d'emergenza utilizzate dal Mandato britannico, compresa la detenzione amministrativa.
Un esempio storico: l'arresto dell’attivista palestinese Sathej Nassar, editrice della rivista "Il Carmelo" e moglie dell’attivista Najib Nassar; Sathej è stata posta in detenzione amministrativa per un anno, senza che ci fosse un atto d'accusa contro di lei, perché ritenuta "una donna molto pericolosa". E’ stata arrestata il 23/03/1939, in base alla legge d’emergenza n. 15 B, che consentiva la detenzione amministrativa, ed è stata tenuta imprigionata a Betlemme fino al 23/02/1940: è stato il primo arresto e detenzione di un’esponente della politica palestinese di sesso femminile.
Il governo mandatario ha arrestato molte donne e le ha tenute in prigione per anni, fino a sette, dieci anni, per aver nascosto o contrabbandato armi, durante lo sciopero generale e la grande rivoluzione del 1936. Nel 1937, l’attivista femminista Maseel Maghanam scrisse in un libro in inglese dal titolo: "La donna araba e il problema della Palestina": “non si parla di diritti delle donne fintanto che siamo sotto occupazione". Voleva dire che c’era bisogno di una completa liberazione da tutto il sistema dell’occupazione che sopprimeva le libertà e applicava la violenza.
Nel caso delle donne palestinesi, lo Stato ebraico ha esercitato continuamente violenza tramite l'uccisione di donne e anche la mancanza di informazione e prevenzione, e ha anche la responsabilità delle dure condizioni di vita delle famiglie palestinesi (disoccupazione, povertà , trasferimenti forzati, demolizione di case, che è uno dei fattori che causano alcuni tipi di violenza contro le donne). Le donne palestinesi ancora pagano il prezzo dell’occupazione e ne subiscono le conseguenze: la barriera di separazione ha smembrato le famiglie e ostacola la comunicazione.
Dopo la fine del sistema dell'apartheid in Sud Africa, sono le nostre donne a pagare il prezzo più alto con la cattività, la detenzione, gli insulti, e pagano a causa del perdurare dell’ occupazione israeliana e del colonialismo. Donne e ragazze giovani pagano il prezzo della prigionia dei loro familiari, e subiscono discriminazioni in carcere contro di loro e le loro famiglie a causa delle politiche di amministrazione penitenziaria, che impediscono qualsiasi contatto tra i prigionieri politici e i loro familiari; questo non accade ai prigionieri politici ebrei o ai criminali comuni arabi o ebrei. Gli israeliani non permettono che la famiglia palestinese abbracci la sua prigioniera neanche nei momenti più difficili, come nei casi di morte.
La detenuta palestinese Hana Al-Shalabi ha annunciato che è in sciopero della fame per protestare contro l’arresto amministrativo a cui è stata di nuovo sottoposta dopo che è stata rilasciata nell’ambito dell’accordo "Wafaa Al-Ahrar" nel mese di ottobre 2011.
La detenzione amministrativa è una procedura che consente di tenere indefinitamente reclusi prigionieri basandosi su prove segrete, senza incriminarli o processarli. Ci sono 307 detenuti amministrativi nelle carceri israeliane, tra cui 3 donne; il numero totale di donne detenute fino ad oggi è di 6, dopo che la maggior parte è stata rilasciata nell'ultimo accordo.
Facciamo diventare l’otto marzo una giornata di solidarietà con le prigioniere palestinesi, per unire strutture e movimenti femministi in questa causa.
JANAN ABDU
Attivista palestinese, moglie del prigioniero politico Ameer Makhoul
Traduzione a cura di Forum Palestina