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Martedì 15 maggio 2012 - ore 18.00 piazza San Babila
invitiamo a partecipare al presidio in ricordo della NAKBA (la catastrofe palestinese)
ed in solidarietà alla lotta dei prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri sioniste, che continuano a denunciare le gravi condizioni loro imposte con scioperi della fame tutt'oggi in corso.
15 maggio 1948, Nakba: è l'inizio della cacciata ed esproprio sistematici della popolazione palestinese da parte delle bande armate sioniste
15 maggio 2012: giornata internazionale per il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese
Nelle carceri israeliane prosegue dal 17 aprile lo sciopero della fame a oltranza di circa 1.600 palestinesi reclusi per reati legati all'Intifada, Bilal Diab e Thaer Halahle hanno superato il 75° giorno di sciopero.
I detenuti palestinesi sono determinati nella loro battaglia fino allo stremo, se l'autorità carceraria di occupazione non risponderà alle loro rivendicazioni:
-La fine della detenzione amministrativa.
-Il diritto alle visite per famiglie dei prigionieri della Striscia di Gaza, a quali questo diritto è negato da oltre 6 anni.
-Il miglioramento delle condizioni di vita dei prigionieri e la fine della legge 'Shalit', che priva i detenuti palestinesi dell’accesso ai giornali e ai media, e persino del materiale didattico.
-La fine alle politiche di umiliazione inflitte ai detenuti e alle loro famiglie, quali perquisizioni corporali, le irruzioni notturne nelle celle e le punizioni collettive.
Sosteniamo con forza la lotta e la resistenza dei prigionieri palestinesi!
Riportiamo la bellissima lettera di Marwan Barghouti dalla sua cella
di detenzione:
“deve esserci un equivoco: non sono io, qui, il prigioniero. Io non vivo dietro un Muro. Non ho mai definito la mia identità in negativo.
Un israeliano, dopo sessant’anni, ancora non è che un non-arabo. E la mia Palestina invece, è smisurata ricchezza: ricchezza di persone, di relazioni, non di contrapposizioni. Io ho fiducia, nella vita, non paura. Io sono libero. Il vostro Muro, invece, invisibile, attraversa le vostre città e i vostri quartieri, casa a casa, e separa gli inclusi dagli esclusi; voi che vivete in un Occidente che , dopo secoli, ancora ha bisogno del cemento dei barbari, voi che la vostra vita non è curiosità né meraviglia per il mondo, per l’Altro, ma solo imposizione e dominio, voi siete sicuri di essere liberi?”