Sono Barbara Lalle, insegnante e attivista, a volte, artista. Forse più creativa che artista, ma tant'è, le parole a volte non sono calzanti totalmente. Diciamo allora, che ogni tanto ho un'emergenza di comunicare.

Recentemente ho partecipato alla VII Edizione della Shopping Bag Art dedicata a Flora Mastroianni, un progetto promosso dall'Associazione Culturale Internazionale Diletta Vittoria e patrocinata dall'Accademia di Belle Arti di Roma che invitava giovani talenti dell'Accademia e gli artisti a realizzare un'opera d'arte servendosi di un oggetto di uso quotidiano: la shopping bag.
L'evento prevedeva che studenti e artisti recuperassero le shopping bag, inconsapevolmente accantonate, e le rielaborassero in modo artistico per restituire loro una nuova dignità, avendo cura di evidenziare il logo della busta. L'arte, infatti, ha il potere di rendere nobile qualunque cosa entri nella sua sfera di attenzione per mezzo della creatività.
Ogni partecipante, avvalendosi delle tecniche e dei materiali a lui più congeniali, doveva trasformare una shopping bag usata in un'opera d'arte. In occasione della manifestazione "100 Pittori di Via Margutta" dette opere sono state esposte sia presso la Galleria Vittoria, sia presso gli espositori esterni lungo la storica strada, dal 27 aprile al 1 maggio 2012. Le opere sono poi state messe in vendita a libera offerta e il ricavato è stato interamente devoluto all'Associazione Umanitaria Viva la Vita Onlus - "ricerca e assistenza SLA" - Presidente Onorario Erminia Manfredi.
Ed io? Volevo fare una shopping bag che non fosse solo bella, disegnata correttamente e dipinta con giusta tecnica. Volevo far arrivare un messaggio. Con contenuti chiari. Con qualcosa di graficamente forte. E soprattutto a persone "fuori dal giro". Avevo già fatto un quadro sulla Palestina, dopo il mio viaggio nel 2009 con il Living Theatre e la Carovana.
Ora, però per spiegare come è nata la mia busta devo fare un piccolo, anzi due piccoli passi in dietro con 2 tarli!
1° passo indietro: Ho una figlia. Ad un anno e mezzo inizia a fare i suoi ghirigori con la penne e colori. Guardando una sua matassa di grafismi, su un foglio mi appare, netto, un volto. Che paura... certo, sicuramente è stato casuale (anche se niente è casuale, cmq, rimaniamo nella logica...) Questo volto era pieno di paura, aveva una bocca grande e aperta, ma non per fame, per terrore. Mi ha aperto un tarlo ( E uno!).
2° passo indietro: In quei giorni avevo partecipato ad una iniziativa per la giornata della Terra davanti all'ambasciata Israeliana in Roma. Era il 30 marzo. I giorni precedenti, la popolazione civile di Gaza subiva gli attacchi aerei, 25 morti, dagli otto mesi di vita in poi...
All'iniziativa, in diretta telefonica con Gaza, sono stati chiamati i nomi delle persone uccise dai raid. Avevamo un foglio di carta sul petto, su ogni foglio il nome ed il giorno dell'uccisione di una delle 25 vittime dei raid israeliani. Ci siamo sdraiati, un per volta, quando veniva chiamato il nome che avevamo. E' arrivato il mio turno, mi sono sdraiata, fianco agli altri che man mano si disponevano. Stesa e tesa, sul cemento. Ho iniziato silenziosamente a piangere. Una ragazza, sconosciuta, sdraiata alla mia destra mi prende la mano e me la stringe tutto il tempo. Le piccole grandi cose belle succedono.
Finita l'iniziativa non sono più riuscita a buttare via quel pezzo di carta. E' rimasto per giorni nella mia borsa. Ed è stato il mio secondo tarlo. A questo punto, ho solo incrociato le cose, il viso disegnato da mia figlia e il foglio.
Da bando, bisognava mettere in evidenza il logo della busta. La Coop, chiaramente, non poteva non venirmi in mente. La suddetta azienda, che ha basato la sua fortuna commerciale su un'immagine differente e distante dalle altre aziende di grande distribuzione per attenzione all'ambiente e consumo consapevole, ha pensato bene di difendere foreste, boschi, dire no agli ogm ma dire sì ai prodotti provenienti dalle colonie israeliane, ritenendo invece legittimo trarne profitto. E non ci sono state ragioni, la Coop non è ritornata sui suoi passi nonostante una petizione dei soci e dei consumatori, interrompendo il confronto con la Stop Agrexco.

La busta Coop, di un bel verde speranza con una koala foriero di tanta green economy, era perfetta per sottolineare la contraddizione. Da lì, 25 vittime su una busta , 12 visi da una lato e 12 dall'altro, senza un nome. 1 vittima aveva invece un nome, il mio foglio incollato sulla busta. Shadi Al Ziqali. Numerandole a caso, era la 20/25. Da cui il titolo.
Barbara Lalle
Fonte: Stop Agrexco Italia