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Ahmad Sa'adat: un eccezionale leader rivoluzionario in tempi difficili

Il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ahmad Sa'adat, non parla dal carcere per lamentarsi delle sue condizioni. Non chiede nulla per sé, se non libri e alcune foto della sua famiglia. Ma noi, i suoi amici, compagni e sostenitori possiamo e dobbiamo, per lo meno, farci suoi portavoce.

Quello attuale potrebbe essere descritto come un momento difficile per il movimento di liberazione palestinese, in quanto la sua causa e il suo solido nucleo rivoluzionario (il movimento dei prigionieri palestinesi) sono soggetti a crescenti attacchi sionisti, sostenuti solidamente e senza precedenti dall'alleanza con americani e regimi reazionari arabi.

Il popolo palestinese e i suoi combattenti nella striscia di Gaza si confrontano con tutte le forme di resistenza contro l’esercito più armato della regione.

In questi giorni i movimenti di solidarietà con il popolo palestinese sono attivi in molti paesi del mondo, stanno organizzando la Settimana Internazionale di Solidarietà per la liberazione di Ahmad Sa'adat, che dalla prigione ricorda il suo popolo ed i suoi eccezionali combattenti.

Egli porta con sè il dolore dei dimenticati, dei campi profughi sotto occupazione, le voci della maggioranza del popolare palestinese, costretti in un regime di oppressione totale sotto il giogo dell’occupazione e del colonialismo.

Il vero carattere di una persona può rivelarsi nei momenti più duri di una sfida.

Ahmad Sa'adat ha affrontato ogni giorno momenti difficili, durante gli interrogatori e le torture a partire dal 1969 quando è stato arrestato la prima volta per essere un ragazzo palestinese ribelle per le strade di Ramallah e dei suoi campi. Da allora Sa'adat, studente presso la scuola di Al-Hakim (George Habash), si è sempre distinto per la sua determinazione, riuscendo a superare le fasi di ogni sfida e dimostrando così quale è il suo valore come combattente per la libertà.

Questo suo carattere si evidenzia proprio nei momenti di isolamento, di stanchezza e di ritirata, e non in momenti di progresso. Si rivela in un momento in cui la situazione degenera, in cui vivizmo nuovi adattamenti del sionismo e del colonialismo, in cui l’attuale dirigenza palestinese non ha alcuna prospettiva politica (e non è certo il momento in cui si può parlare di "pace" o "riconciliazione").

In questi periodi gli intellettuali dell'Autorità palestinese ormai sconfitta cercano, senza essere perseguiti o imprigionati dal nemico, di convincere la popolazione che non abbiamo davanti un periodo roseto.

La vera natura dei combattenti rivoluzionari si mostra quando le loro idee e la loro volontà dovranno affrontare la dura realtà, che non mente ed è polarizzata solo verso i fatti. Questi sono momenti importanti nella storia dei popoli, del partito e del movimento di liberazione nazionale.

"Non ho il diritto di dimenticare o di essere stanco. Non ho il diritto di lamentarmi" ci ha riportato Ahmad Sa'adat in un messaggio privato. E Ahmad non è stato dimenticato.

Nel contesto palestinese dimenticare è più di un errore o di una mancanza di memoria, è equivalente alla morte, all'accettazione della sconfitta, alla sottomissione...un tradimento dei diritti fondamentali e della causa palestinese. Dimenticare è il flagello segreto di coloro che si sottomettono e colludono con l'occupante, partecipando attivamente e pubblicamente ai suoi crimini; è il veleno e l’arma quotidiana del nemico che fornisce argomenti e pretesti per la resa.

Forse questo è il motivo per cui spesso trovi sulle pareti dei campi palestinesi, nei villaggi e nelle carceri questa frase: non perdoneremo e non dimenticheremo!

Questa ostinata insistenza sulla conservazione e la protezione palestinese della memoria collettiva e della coscienza popolare, così come questa fermezza nel difendere la nostra causa, sono d’ispirazione per un combattente in un momento difficile.

Ed è un valore umanitario e rivoluzionario che conferma il senso di lealtà e di impegno per il percorso dei martiri, dei compagni e dei prigionieri che sono venuti prima, per quanti hanno vissuto prima di noi e per quelli che nasceranno...alcuni dei quali non saranno mai riconosciuti.

Come possono i suoi compagni dimenticare Mohammed al-Khawaja, quando rimase fermo sulla sua ultima notte fredda, dichiarando "la confessione è tradimento?" Come può Ibrahim al-Rai essere dimenticato, quando andò incontro alla morte sorridendo per proteggere la segretezza dei suoi compagni? E Khalil Abu Khadija, Mustafa al-Akkawi e centinaia di compagni che accettavano le catene ai polsi e non avrebbero mai tradito per cambiare la loro condizione. Hanno detto: "No!".

In tempi difficili, senza intensità e chiarezza, come potremmo dimenticare i leader o essere stanchi della lotta?

Il compagno Sa'adat ci mostra l'esperienza dei veri leaders, l'esistenza di una leadership palestinese rivoluzionaria e alternativa all'interno delle prigioni sioniste. Una leadership nazionale nata dal grembo del popolo, nata dalla rivoluzione, dall’intifada e dalle esperienze di lotta, una leadership che si presenta come il popolo palestinese – e non come il "brigadiere generale", "il colonnello", "il presidente", " il ministro" o “l'ambasciatore”. Una leadership eletta attraverso la lotta e la sofferenza, la cui legittimità deriva da fonti etiche più importanti e superiori delle elezioni dell'Autorità e delle sue istituzioni vendute.

Eppure oggi, vergognosamente, quelli senza una vera autorità politica occupano i palazzi di Ramallah e portano avanti le loro pratiche autoritarie. Ignorare quest’amara realtà è una vergogna, in quanto esercita tutta l’autorità dei palazzinari, dei proprietari di banche e di aziende, mentre priva i campi profughi costringendoli a continue punizioni e alla loro liquidazione. Vi è una stretta relazione tra il campo e la prigione; c'è anche una stretta relazione tra il palazzo e il tradimento dell'ANP.

Nella esperienza di lotta, riconosciamo alcuni fatti importanti.

I capi della lotta di liberazione nazionale, con convinzione e fermezza rivoluzionaria di fronte al nemico sionista, mostrano anche i più alti livelli di democrazia, la flessibilità e la compassione nell'affrontare le questioni interne, nella comprensione delle condizioni e situazioni delle persone.

D'altra parte, si può scoprire come la maggior parte dei leader che lavorano per la normalizzazione e il coordinamento della sicurezza con il nemico rappresentano i più duri dittatoriali nei loro rapporti con le masse, all'interno dei loro partiti e anche all'interno delle loro case.

Come palestinesi riconosciamo e diciamo che: sono colombe morbide di fronte al nemico e leoni di fronte a noi!

Il leader nazionale Ahmad Sa'adat e decine di altri leaders e combattenti nelle carceri dell'occupazione rappresentano un modello unico e importante nel contesto palestinese. Sono imprigionati perché il colonizzatore li teme. Questo è un fatto che non deve essere dimenticato.

Al contrario l'occupante sa che la forza di queste persone sta al di fuori delle mura delle prigioni e che conduce una lotta quotidiana, che si traduce in cambiamento della dura realtà e che i loro nobili principi diventando la regola piuttosto che l'eccezione.

Sarà sempre nell'interesse del nemico avere a che fare con leadership inefficaci e corrotte, perché saranno sempre pronte a lottare per i loro piccoli privilegi e le briciole dalle stecche del petrolio e del capitale.

Il lettore di questo articolo potrà porsi degli interrogativi. Perché non assistiamo a dimostrazioni di massa popolari nella Palestina occupata, nella patria araba contro l'attacco sionista al movimento dei prigionieri? O per l'anniversario del rapimento del leader Sa'adat e dei suoi compagni (che sta trascorrendo non con le sufficienti iniziative)?

Si tratta di una domanda lancinante, una domanda logica e legittima, sì. Ma è anche e soprattutto una questione collettiva e la risposta richiede lavoro, non semplici parole o scuse. Questa è una domanda che dovrebbe porsi l'intero movimento nazionale palestinese, al centro di esso i compagni di Sa'adat in primo luogo.

Khaled Barakat
scrittore palestinese e coordinatore internazionale
della Campagna per la Libertà di Ahmad Sa'adat

 


L'articolo è stato originariamente pubblicato in arabo sul Quds News Network il 18 gennaio 2019

Fonte: Samidoun

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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