Cari Red Hot Chili Peppers,
Siamo artisti del Sud Africa e abbiamo recentemente appreso che nel corso del vostro prossimo tour internazionale (che comprende Bulgaria, Grecia, Libano e Turchia), i Red Hot Chili Peppers hanno anche in programma di esibirsi in Israele nel mese di settembre.

Ci appelliamo a voi per rispondere all'appello palestinese per il boicottaggio culturale di Israele. Come forse sapete, il boicottaggio gode del sostegno della quasi totalità della società civile palestinese (tra cui artisti e gruppi di artisti) e un numero crescente di israeliani progressisti.
Forse vi chiederete per quale scopo dovreste rifiutarvi di esibirvi in Israele. Come popolo, i cui genitori e nonni hanno sofferto sotto (e resistito) durante l'Apartheid in Sud Africa, la nostra storia è testimonianza del valore e della legittimità che il boicottaggio internazionale ha avuto nel portare la fine del regime dell'Apartheid nel nostro paese. Quando gli artisti e gli sportivi iniziarono a rifiutarsi di esibirsi in Sud Africa, gli occhi del mondo si rivolsero alle ingiustizie che stavano accadendo qui. Questo, dunque, ha creato un'ondata di pressione sui politici e i leader mondiali che rappresentano gli elettori, per insistere su un cambio di regime – e ha contribuito ad un libero, democratico e non razzista Sudafrica. Lo stesso processo non solo è possibile per la Palestina-Israele, ma inevitabile. La domanda è: da quale parte della storia volete stare? Esibirsi nell' Apartheid in Sud Africa durante gli anni '80, o in Israele oggi, è scegliere di stare dalla parte sbagliata della storia.
Come sudafricani, riconosciamo il ruolo che gli artisti di fama internazionale come voi hanno svolto per aiutarci a porre fine all'apartheid nel nostro paese. E’ questo riconoscimento, insieme alla nostra fiducia in voi, che ci porta a unirci agli altri in giro per il mondo per chiedere di cancellare questa parte del vostro tour.
Sappiamo quanto sarebbe difficile per voi rifiutare l'opportunità di condividere il vostro entusiasmo e talento. Gruppi come il vostro sono la ragione per cui gli artisti vogliono esistere. La vostra musica si spinge al di là dei palchi da concerto, penetrando negli spazi intimi e personali delle singole vite umane e trasformandole per sempre, come solo la vera arte può fare.
Purtroppo, le cose non sono così semplici in questo contesto. L'arte non si limita a svolgersi in un vuoto. La convinzione che le attività culturali siano "apolitiche" (o che si stia semplicemente facendo musica, senza essere coinvolti nella politica) è un mito. Se suonerete in Israele sarà uno schiaffo in faccia ai palestinesi (che hanno, dal 2005, chiesto agli artisti internazionali di non esibirsi lì), ma sarà anche un tacito sostegno al regime israeliano ed ai suoi metodi di apartheid.
Il pubblico davanti al quale canterete al Parco Haryakon a Tel Aviv non comprenderà i vostri fan palestinesi da Gaza o dalla Cisgiordania - ai quali è impedito di viaggiare a Tel Aviv. Sono esclusi, come lo sono stati i neri durante l'apartheid in Sud Africa, esclusi da leggi che li espelle da una terra che, storicamente, è tanto loro quanto di quelli che hanno il permesso di starci.
Si tratta di leggi che la Corte Internazionale di Giustizia (tribunale supremo su questa terra) ha dichiarato essere illegali e in violazione del diritto internazionale dei diritti umani, così come l'apartheid è stato dichiarato illegale nel nostro paese. La Corte ha constatato che i diritti fondamentali delle persone, che starebbero altrimenti a godersi le vostre performance, sono stati violati e i loro diritti ad una vita culturale e di autodeterminazione negati. Accettando di suonare escludendo il pubblico dei segregati - sia in Israele, Gaza o in Cisgiordania - l Red Hot Chili Peppers verrebbero utilizzati da quei colpevoli per rivendicare la legittimità (con o senza il vostro consenso) delle ingiustizie e delle umiliazioni che stanno infliggendo ai palestinesi dalla Cisgiordania, di Gaza e di quanti vivono in qualsiasi altro luogo in Israele.
Dall’esperienza del boicottaggio culturale del Sud Africa, che noi stessi abbiamo lanciato, non abbiamo avuto la sensazione di essere le sue vittime involontarie e isolate dal resto del mondo. In realtà, la nostra esperienza è stata proprio il contrario - siamo stati rafforzati da un forte senso di solidarietà globale e sostenuti nella nostra lotta per la libertà.
I palestinesi stessi (e un numero crescente di israeliani progressisti) hanno lanciato l'appello per il boicottaggio, non abbiamo alcun dubbio che si sentiranno rincuorati e incoraggiati nella loro lotta, come lo siamo stati noi.
Vi invitiamo a stare con loro, escludendo Israele dal vostro tour, e di stare dalla parte giusta della storia.
Joni Barnard, Mpho Madi, Aslam Bulbulia
e il resto del collettivo degli Artisti Sudafricani contro l’Apartheid