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Centinaia di funzionari eletti in Spagna appoggiano il BDS per i diritti dei palestinesi

Centinaia di funzionari eletti dello Stato spagnolo sostengono il BDS per i diritti dei palestinesi, stabilendo un nuovo precedente per il BDS in Europa. Includono sindaci, consiglieri comunali, membri del congresso, presidenti dei parlamenti regionali e membri del Parlamento europeo.

Questa settimana, nella Giornata Internazionale della Solidarietà con il Popolo Palestinese, più di 350 rappresentanti politici eletti in tutto lo stato spagnolo hanno pubblicato una lettera aperta a sostegno dei diritti umani palestinesi. Hanno denunciato come "apartheid" il razzismo e la discriminazione istituzionalizzati di Israele e hanno espresso sostegno per il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) come l'unico strumento percorribile per raggiungere una pace giusta e duratura per il popolo palestinese.

Tra questi rappresentanti politici eletti sono compresi sindaci, consiglieri comunali, membri del congresso, presidenti dei parlamenti regionali e membri del Parlamento Europeo.

L'elenco completo dei firmatari è disponibile qui.

Ad oggi, il parlamento spagnolo ha affermato che il diritto di sostenere i diritti dei palestinesi attraverso il BDS è protetto dalla libertà di parola e di associazione. Il Consiglio comunale di Barcellona ha stabilito di porre fine alla complicità con le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele e più di 80 istituzioni pubbliche spagnole si sono dichiarate "Zone Libere dell'Apartheid", impegnate a difendere i diritti umani e a rifiutare la complicità nei crimini israeliani contro il popolo palestinese.

Gli attivisti del BDS in Spagna considerano questa grande dimostrazione di sostegno da parte dei funzionari pubblici come una spinta alla loro campagna di solidarietà per i diritti umani palestinesi.

Ana Sanchez, del BNC palestinese, ha dichiarato: "Il Comitato Nazionale Palestinese per BDS accoglie calorosamente la solidarietà di principio e il rispetto significativo per i diritti umani espresso da oltre 350 funzionari pubblici dello stato spagnolo. Ci congratuliamo con loro per aver agito col proposito di porre fine alla complicità del loro governo e delle loro istituzioni in decenni di crimini israeliani, incluso il furto in atto della terra palestinese e l'espropriazione ai danni del popolo palestinese. Come hanno chiarito, porre fine alla complicità in gravi violazioni dei diritti umani è un obbligo sia morale che legale a cui altri dovrebbero prestare attenzione."

Traduzione in italiano della lettera pubblica originale firmata da oltre 350 funzionari pubblici dello stato spagnolo:

Per una Palestina Libera

Xavier Domènech, Violeta Barba, José María González "Kichi", Rita Maestre, Xulio Ferreiro e più di 350 funzionari pubblici dello stato spagnolo*

Nel settantesimo anniversario della risoluzione 181 delle Nazioni Unite, nota anche come Piano di Spartizione della Palestina, noi, i sottoscritti funzionari eletti, abbiamo scritto questa lettera per la dignità, la giustizia e l’uguaglianza.

Da quel 29 novembre fino ad oggi, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la sua Assemblea Generale e il Consiglio per i Diritti Umani hanno emesso centinaia di risoluzioni che esortano al rispetto dei diritti umani e alla ricerca di una soluzione per condurre ad una pace giusta e duratura per la Palestina. Queste risoluzioni vanno dalla riaffermazione del Diritto al Ritorno [dei profughi palestinesi] del 1948, con la Risoluzione 194, alla condanna degli insediamenti [illegali] israeliani da parte del Consiglio di Sicurezza dello scorso dicembre 2016 nella Risoluzione 2234.

Tutte queste [risoluzioni] rimangono insoddisfatte. Tutte le violazioni continuano impunemente.

Più di sette decenni sono passati dall'inizio della cosiddetta Nakba Palestinese. Un processo coloniale di pulizia etnica e apartheid per il quale, ad oggi, non una singola persona è stata ritenuta responsabile secondo il diritto internazionale. Gli oltre sette milioni di profughi palestinesi che non possono tornare alle loro case ne sono testimoni. Così come il milione e mezzo di palestinesi che risiedono, come cittadini di seconda o terza classe, in Israele, sotto un regime di violenza istituzionalizzata rafforzata da oltre 70 leggi che li discriminano direttamente. Il popolo palestinese in Cisgiordania e Gerusalemme Est sta ancora aspettando giustizia, sottoposto a una brutale occupazione militare da 50 anni durante la quale l'unico progresso visibile è costituito da insediamenti illegali che divorano sempre maggiori estensioni delle loro terre e campi.

Particolarmente vergognosa è la situazione affrontata da oltre 2 milioni di persone che vivono nella Striscia di Gaza, molti dei quali rifugiati. Le Nazioni Unite affermano che nel 2020 Gaza sarà un territorio inabitabile a causa delle condizioni disumane in cui sopravvive la sua popolazione. La causa? Su questo le organizzazioni internazionali per i diritti umani e le stesse Nazioni Unite sono chiare: il blocco illegale a cui Israele sottopone i palestinesi di Gaza da oltre 10 anni. Il popolo di Gaza sopravvive ogni giorno con meno acqua potabile, meno ore di elettricità, meno medicine e meno risorse, ma con una dignità e una capacità di recupero che sono inesauribili. La vita a Gaza è una lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Condannare l'occupazione non è abbastanza. Condannare gli attacchi contro la popolazione civile non è abbastanza. Come nel caso del regime istituzionalizzato di discriminazione razziale nel Sud Africa dell'Apartheid, è necessario porre fine alla complicità dei governi europei, degli Stati Uniti e delle potenze occidentali nel mantenere un sistema di ingiustizie che è già durato per troppi decenni. Famosi giuristi e studiosi come John Dugard, Virginia Tilley e José Antonio Martín Pallín, magistrato emerito della Corte Suprema, hanno sottolineato in numerose occasioni che la situazione in Palestina costituisce un regime di apartheid. Agiamo di conseguenza.

Dobbiamo smettere di armare Israele, smettere di riconoscere e normalizzare le relazioni con uno stato che si comporta in modo profondamente abnorme. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità come istituzioni pubbliche e rifiutarci di alimentare l'ingiustizia. Rifiutarsi di dare sostegno materiale a crimini di guerra o crimini contro l'umanità non è solo un obbligo morale, non è un atto di carità o solidarietà, è un obbligo legale. Richard Falk, ex relatore speciale delle Nazioni Unite, ha recentemente affermato che la campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni sostenuta dalla società civile palestinese "non è solo uno strumento essenziale per cambiare queste relazioni di potere, ma è l'unico strumento valido per farlo in questo momento".

Facciamo in modo che l'equilibrio non pesi verso il lato del potere, ma della giustizia. Assumiamo il nostro obbligo di pubblici ufficiali di promuovere e garantire il rispetto dei diritti umani, qui, nelle nostre città e villaggi, e in Palestina.

* Xavier Domènech è un membro del Congresso della Catalogna, Violeta Barba è il presidente del parlamento di Aragona, José María González "Kichi" è il sindaco di Cadice, Rita Maestre è un membro del Consiglio comunale di Madrid, Xulio Ferreiro è il sindaco di Coruña.

Il Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC) è la più grande coalizione nella società civile palestinese. Conduce e sostiene il movimento internazionale per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per i diritti dei palestinesi.

Fonte: Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC)
Traduzione di BDS Italia

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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