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Comunicato stampa: dagli Accordi di Oslo alla "liberazione" di Gerusalemme - ISM Italia

Canto l’arme pietose e ’l capitano
che ’l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co ’l senno e con la mano,
molto soffrí  nel glorioso acquisto;
e in van l’Inferno vi s’oppose, e in vano
s’armò d’Asia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.

POEMA DEL SIGNOR TORQUATO TASSO
AL SERENISSIMO SIGNORE IL SIGNOR
DONNO ALFONSO II D’ESTE DUCA DI FERRARA

Gli Accordi di Oslo o della Versailles palestinese

Il fallimento degli accordi di Oslo è sotto gli occhi di tutti, anche se il cinismo e l’ipocrisia dilaganti continuano in azioni di distrazione di massa prive di ogni fondamento. Nel 2013 Avi Shlaim[1], docente di diritto internazionale a Oxford, ha scritto:

“L’edizione del 21 ottobre 1993 della London Review of Books ha pubblicato due articoli; nel primo Edward Said si dichiarò contro Oslo. Definì l’accordo "uno strumento della resa palestinese, una Versailles palestinese", sostenendo che annullava il diritto internazionale e comprometteva i diritti nazionali fondamentali del popolo palestinese. Non avrebbe fatto fare un passo avanti alla autodeterminazione palestinese, che avrebbe dovuto significare libertà sovranità e uguaglianza e non una sottomissione perpetua a Israele.

Nel mio articolo sostenni gli accordi. Credevo che avrebbero messo in moto un processo graduale ma irreversibile di ritiro israeliano dai territori occupati e avrebbero aperto la strada a uno Stato palestinese. 

20 anni dopo, è chiaro che l’analisi di Said era corretta, mentre la mia era sbagliata.

Gli accordi di Oslo hanno fornito a Israele la maschera che cercava per continuare a perseguire impunemente il suo progetto coloniale illegale e aggressivo in Cisgiordania”.

La “liberazione” di Gerusalemme

Trump con la sua decisione di dichiarare Gerusalemme capitale di Israele non ha inferto il colpo definitivo agli accordi di Oslo e alla soluzione due popoli - due stati o al processo di pace, come da più parti si sostiene. Ha infierito su un cadavere già putrefatto, scatenando ulteriormente il caos in Medio Oriente. Ma ormai è noto che il dollaro ha bisogno del caos per mantenere il suo carattere di bene rifugio.

Il sionismo come colonialismo di insediamento

Ma il sionismo, un movimento coloniale di insediamento, ha fallito il suo obiettivo, iniziale e finale, l’espulsione dalla Palestina storica o il genocidio dei palestinesi. Nella Palestina storica sei milioni di palestinesi sono ancora lì, a fronte di sei milioni di ebrei israeliani. Nei paesi arabi che circondano Israele i profughi palestinesi sono circa sei milioni.

Ha vinto, o meglio, finirà per vincere il sumud palestinese, nonostante l’Anti-Autorità palestinese e la sua collaborazione con Israele per la sicurezza, vedi articolo II dell’allegato I degli accordi.

Non avevano tenuto conto, i coloni, del sumud, della tenacia, della determinazione e della fermezza dei nativi. «Sumud significa continuare a vivere nella propria terra, ridere, godersi la vita, innamorarsi, sposarsi, avere figli. Sumud significa anche continuare gli studi all’estero, per ottenere un diploma, e tornare qui. Difendere i valori è sumud. Costruire una casa, una bella casa, e pensare di rimanere qui anche quando la stanno demolendo e poi costruirne una nuova più bella della precedente – anche questo è sumud. Il fatto che io sia qui è sumud. Affermare che sei un essere umano e difendere la tua umanità è sumud».

ISM-Italia
www.ism-italia.org - info@ism-italia.org
Torino, 8 dicembre 2017

p.s.: del filo-sionismo di governi, partiti, sindacati, intellettuali e movimenti di no-solidarity con la Palestina, che continuano a sostenere gli accordi di Oslo, la two-state solution e l’industria del processo di pace, torneremo a parlare a proposito di un grottesco seminario che si terrà prossimamente in un vecchio palazzo di Firenze.
 


[1] Insegna ad Oxford ed è un componente della scuola dei Nuovi Storici impegnati a rivisitare, in base alla documentazione ora accessibile degli archivi israeliani, la storia d'Israele. Ha scritto, tra gli altri Il muro di ferro. Israele e il mondo arabo, Il Ponte 2003, dimostrando che Israele non ha mai voluto la pace.

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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