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Il Giro d’Italia sostiene attivamente le violazioni del diritto internazionale e dei diritti dei palestinesi da parte di Israele

Innegabili evidenze dimostrano che il Giro d’Italia copre l'occupazione militare e le politiche di apartheid di Israele contro i palestinesi.

Gli organizzatori del Giro d'Italia dichiarano che la corsa ciclistica riguarda solo lo sport e non ha niente a che fare con la politica. Tuttavia, come le innegabili evidenze qui sotto dimostrano, il Giro d'Italia, in cambio di milioni di dollari di sponsorizzazioni, sta attivamente aiutando il governo israeliano a descrivere falsamente Gerusalemme Est occupata, come parte di Israele e sua capitale unificata, lavora con le aziende che operano negli insediamenti israeliani illegali e diffonde immagini e messaggi che danno un'impressione ingannevole, attentamente progettata, che copre le politiche di occupazione militare e di apartheid di Israele nei confronti dei palestinesi.

Il Giro d'Italia sta rafforzando la rivendicazione illegale di sovranità di Israele su tutta la città di Gerusalemme mentre l'Italia, l'UE, l’ONU e il mondo intero non riconoscono la sovranità di Israele su Gerusalemme Est e non riconoscono QUALSIASI parte di Gerusalemme, orientale o occidentale, come capitale di Israele.

Le foto ufficiali di copertina del Giro d'Italia su Twitter e  Facebook mostrano parti della Città Vecchia di Gerusalemme Est occupata, con alcuni dei luoghi santi palestinesi più importanti, in particolare la Cupola della Roccia e la chiesa di Santa Maria dello Spasimo, sotto il banner, "Welcome Israel - Big Start 2018."

Se un'immagine vale mille parole, un'immagine deliberatamente ingannevole vale mille articoli di propaganda nel dissimulare l'occupazione militare israeliana di Gerusalemme Est, compreso la Città Vecchia.

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La cartina ufficiale della tappa della corsa a Gerusalemme non solo non fa distinzione fra Israele e Gerusalemme Est occupata, ma mette anche l'etichetta "Gerusalemme" sul territorio di Gerusalemme Est occupata in modo da presentare falsamente Gerusalemme Est come parte di una città unificata sotto la sovranità israeliana.

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Scene della Città Vecchia in questo video ufficiale, prodotto dal ministero israeliano del turismo e pubblicato sul canale YouTube del Giro d'Italia, rafforzano ulteriormente la falsa presentazione di Gerusalemme Est occupata come parte di una Gerusalemme unificata, capitale di Israele. Di nuovo, il grande banner “Gerusalemme” sulla cartina è disposto precisamente sul territorio di Gerusalemme Est occupata, sconfinando pure sulla Città Vecchia.

giro2018 video

Fra i clienti dell'azienda israeliana di produzione dell'evento, Comtec Group, ci sono non solo dipartimenti del governo israeliano che hanno una lunga storia di coinvolgimento nelle gravi violazioni di Israele del diritto internazionale, ma anche le Golan Heights Winery, che operano illegalmente nelle Alture del Golan occupate.

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La cartina nel logo ufficiale del Giro d'Italia Grande Partenza mostra il passaggio da Gerusalemme a Haifa (linea tratteggiata) lungo l’autostrada 1 che attraversa l’enclave di Latrun nel territorio palestinese occupato. Il fatto che la Cisgiordania e la striscia di Gaza palestinesi occupate non siano contrassegnate come tali e siano semplicemente definite con una linea punteggiata dà l'impressione falsa che facciano parte di Israele. Lo stesso fa l'inclusione inspiegabile nella cartina delle alture del Golan siriane occupate.

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 Nir Barkat, sindaco della parte israeliana di Gerusalemme ha detto:

“Siamo fieri di ospitare uno dei più grandi e più prestigiosi eventi sportivi del mondo e il più grande evento sportivo mai tenuto in Israele, qui nella città di Gerusalemme. Centinaia di milioni di telespettatori nel mondo guarderanno mentre alcuni dei migliori ciclisti del mondo passano lungo le mura della Città Vecchia di Gerusalemme e vicino ai nostri luoghi storici. Il nostro messaggio al mondo è chiaro: Gerusalemme, la capitale dello stato di Israele, è aperta a tutti.”

Le parole “capitale dello stato di Israele” sono state rimosse dalla sua citazione sul sito internet del Giro d'Italia nel tentativo di nascondere dichiarazioni che vanno contro la politica del governo italiano e il consenso internazionale.

Il fatto che questa municipalità particolarmente razzista e coloniale sia partner del Giro d’Italia la dice lunga sulla complicità di questa presunta gara “puramente sportiva” nel coprire le politiche di occupazione militare e di apartheid di Israele. La municipalità israeliana di Gerusalemme, dopo tutto, ha svolto un ruolo importante nel commettere gravi violazioni dei diritti umani dei palestinesi, compreso le demolizioni di case e l’estesa costruzione di insediamenti illegali, riservati solo agli ebrei, con il trasferimento forzoso graduale delle comunità palestinesi autoctone di Gerusalemme Est occupata e dintorni - un crimine di guerra secondo il diritto internazionale.

Rafforzando ulteriormente la falsa proiezione di Gerusalemme Est occupata come parte di Israele, la descrizione ufficiale della tappa della corsa che si svolge a Gerusalemme dichiara:

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“Il Giro d'Italia 2018 partirà venerdì 4 maggio con una corsa a cronometro individuale a Gerusalemme, che seguirà un itinerario molto tecnico il cui termine è previsto vicino alle mura della Città Vecchia. Con molte curve nelle vie della città e piccole salite e discese, l'itinerario passerà vicino a luoghi storici, compresi il Parlamento (Knesset) e le mura storiche. Il finale è in salita, con la pendenza che aumenta da leggera a più impegnativa." [Grassetti aggiunti]

Commentando la cerimonia di annuncio del Giro d’Italia, il giornale sportivo più popolare d'Italia, di proprietà degli organizzatori della corsa RCS MediaGroup, dichiara che la tappa di Gerusalemme “arriverà vicino alle mura di città vecchia” e passerà “da alcuni posti simbolici quali il Parlamento (Knesset) e le mura storiche.”

Il giornale principale d’Italia, anche di proprietà degli organizzatori della corsa RCS MediaGroup, commenta: “Una prova a cronometro individuale nella Città Vecchia di Gerusalemme, che partirà e arriverà vicino alla Porta di Giaffa o alla Porta della Torre di Davide.” L'uso del termine coloniale israeliano, “Torre di Davide” per descrivere un minareto musulmano palestinese del diciassettesimo secolo è una forma di complicità con l'appropriazione culturale illegale di Israele e con la colonizzazione dell'eredità palestinese.

Fonte: Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI)
Traduzione di BDS Italia

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