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Intervento del FP al presidio contro la guerra alla base NATO di Solbiate Olona

Quando si parla di guerra, cioè come diceva qualcuno di “continuazione della politica che affida allo scontro militare la soluzione allo stato di crisi del capitale”, una risposta/soluzione che è costata al proletariato decine di milioni di posti lavoro, una svalutazione di fatto della forza lavoro con un deciso abbassamento del suo prezzo, la trasformazione in termini di precarietà diffusa, di condizioni contrattuali becere, ecc.; come Fronte Palestina noi siamo e saremo sempre presenti.

Perché? Perché siamo antisionisti, cioè contro un’ideologia ben precisa che fa’ della guerra, degli interventi criminali spacciati come missioni di difesa della sicurezza dei propri confini (e qui occorre domandarsi quali?) e del modello di paese fortezza, leader mondiale nello sviluppo e commercializzazione di tecnologie usate per limitare la libertà di movimento, la base di tutto il suo esistere.

Come già detto in altre occasioni gli strumenti che i sionisti usano per sigillare i territori occupati, naturalmente dopo essere stati testati in battaglia direttamente sui Palestinesi di Gaza, vengono “esportati” in tutto il mondo come certezze di logica di sradicamento, occupazione e contenimento di ogni forma di dissenso.

In questa ottica abbiamo anche analizzato il recente decreto Salvini che un “regalo” ai padroni locali, visto che aumenta il numero degli immigrati senza permesso di soggiorno, dato che da circa dieci anni sono stati aboliti di fatto i decreti sui flussi, attraversi i quali venivano regolarizzati gli immigrati senza permesso. Infatti attualmente non è più possibile entrare in Italia regolarmente, né essere regolarizzati per ragioni di lavoro. Alcuni dei punti più significativi:

  1. abolizione del permesso per protezione umanitaria, che prevedeva la tutela di persone fuggite da paesi martoriati da guerre, disastri naturali o persecuzioni politiche. Al suo posto viene introdotto un permesso per “casi speciali” così eccezionali da poter essere contati sulle dita di una mano. Esempio: potrebbe essere concesso a vittime di grave sfruttamento lavorativo, in un paese come l’Italia dove il super sfruttamento del lavoro degli immigrati è la norma.
     

  2. Estensione ed indurimento delle misure restrittive contro richiedenti asilo ed immigrati, che in attesa del rimpatrio potranno essere tenuti nei CPR per 180 giorni anziché 90. Ai richiedenti asilo è vietato iscriversi all’anagrafe dei Comuni e chiedere la residenza. L’accesso alla cittadinanza può essere negato anche ai coniugi di italiani e viene introdotta la revoca della cittadinanza per i reati di terrorismo. Si potenziano anche le strutture di reclusione amministrativa (CPR – CAS- HOTSPOT) luoghi dove gli abusi di ogni genere non si contano e le truffe, le irregolarità sono la regola.
     

  3. Reintroduzione del reato di blocco stradale che era stato depenalizzato, con pene da 1 a 6 anni; inasprimento delle pene per gli occupanti di case e per chi organizza occupazioni (reclusione fino a 4 anni e multe fino a più di 2.000 euro) con la possibilità da parte dei giudici di ricorrere alle intercettazioni telefoniche. Ulteriore militarizzazione dei vigili urbani con la dotazione di pistole Taser ed estensione dei daspo urbani.
     

  4. Liberalizzazione della vendita dei beni sequestrati ai mafiosi anche ai privati a patto che non siano direttamente legati ai vecchi proprietari. Prima questo poteva avvenire solo a beneficio di enti, associazioni di categoria e fondazioni.
     

Con una perfetta continuità con i governi precedenti, di qualunque “colore” fossero, questo governo del cambiamento si muove al ribasso sul mercato del lavoro, affossando la condizione di tutti i lavoratori.

L’attuale situazione, quindi, evidenzia che se dal 2011 le tecniche di ridisegno di una nuova mappa dello sfruttamento per la gestione della crisi, oltre alla ridefinizione degli assetti statuali soprattutto in Medioriente, hanno come fulcro la guerra, considerata necessaria al mantenimento di questo sistema di produzione capitalista delle multinazionali.

Guerra che a differenza di quanto sostengono molti non avviene solo “lontano da noi”, ma che evidenzia vari aspetti: dalla competizione con altri stati per le fonti energetiche, le materie prime, alla trasformazione delle popolazioni africane in migranti, dimostra tutta la sua aggressività anche sul fronte interno con l’aggravamento delle condizioni di vita e di lavoro di milioni di lavoratori sia italiani che stranieri.

Per questo noi siamo al fianco di tutte le lotte contro ogni governo razzista ed imperialista, prendendo anche esempio dal tenace spirito di resistenza del popolo palestinese!

Fronte Palestina - Milano
Solbiate Olona, 27 ottobre 2018

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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