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Intervento del Fronte Palestina alla quarta conferenza della campagna internazionale per il "Diritto al Ritorno"

Riportiamo di seguito il nostro intervento al quarto forum internazionale di solidarietà con la Palestina organizzato a Beirut. In allegato le versioni tradotte in arabo ed inglese.

Compagni e compagne, fratelli e sorelle,

innanzitutto vogliamo ringraziare gli organizzatori di questo importante evento internazionale per averci invitati a partecipare e consentito di intervenire.

Nel centenario della dichiarazione di Balfour, la decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato sionista ed il conseguente trasferimento della propria ambasciata in quella città, segna un nuovo passo storico nel progetto coloniale in Palestina.

Un gesto che sgombera il campo dalle ambiguità, taglia le gambe ai collaborazionisti ed agli ingenui. Indica l’unica via rimasta per ottenere Al Quds capitale della Palestina: la lotta “con tutti i mezzi necessari” contro il nemico sionista e imperialista. Staccando la spina ai moribondi Accordi di Oslo, che erano il contenitore della (non) soluzione del conflitto arabo-sionista, attraverso la formula dei “2 popoli 2 stati”, svelando una truffa internazionale, razzista, durata un quarto di secolo. Una dichiarazione di guerra contro gli arabi, che rientra nel piano imperialista e neocolonialista statunitense che, oltre all’occupazione di porzioni di Siria, Iraq, Libia e Yemen, vuole piantare la propria bandiera sulla Palestina e la sua capitale storica: Al Quds.

Una situazione di chiarezza che porrà tutti di fronte alla scelta tra Resistenza o Resa. Non c’è più margine per negoziati, compromessi, collaborazioni di sicurezza, autorità nazionali burocratiche che amministrano il nulla territoriale palestinese. A calmare le acque non servirà la posa da poliziotto “buono” assunta dagli imperialisti europei rispetto al dossier “Gerusalemme”; differenziandosi dal poliziotto “cattivo” statunitense, con lo scopo dei contenimento dei danni previsti e preannunciati. Una posizione maturata nel tentativo, malcelato, di dare una sponda alla borghesia araba collaborazionista e sionista, così come ad una Autorità Nazionale Palestinese (ANP) che balbetta posizioni deboli, appellandosi ad una “comunità internazionale” in mano al sionismo.

Pensiamo che lungo il fronte della Palestina, faglia di rottura tra Neocolonialismo sionista e Resistenza antimperialista, si giocheranno le future sorti strategiche del bacino tricontinentale del Mediterraneo, in cui non saranno concessi spazi alla neutralità e all’indifferenza, nella prospettiva dello guerra che sta montando. La Colonizzazione di Gerusalemme, come capitale dello stato sionista, non potrà che essere cancellata se non attraverso la Liberazione di Al Quds, come capitale di una Palestina unificata, democratica e antisionista. Il mezzo di questa liberazione sarà la Resistenza avviata dalle forze partigiane arabo-palestinesi, in unità con tutti gli altri popoli aggrediti e con la doverosa rinascita del movimento contro la guerra imperialista a livello globale.

In questo quadro politico, anche la partenza del Giro d’Italia da una Gerusalemme unilateralmente proclamata Capitale dello Stato sionista, nel 70° della sua stessa fondazione, è un tentativo di legittimazione di fronte all'opinione pubblica internazionale, soprattutto italiana ed europea, di un dato di fatto imposto ai palestinesi. Opporvisi rappresa un impegno, alla portata di tutti, per contribuire alla denuncia ed alla controinformazione contro il colonialismo e l’Apartheid sionista.

«Abbiamo lavorato negli ultimi anni con il Giro pubblicizzando Israele, quest’anno intensificheremo questa cooperazione e sono sicuro che ne vedremo il risultato. Insieme, promuoveremo Israele come destinazione turistica. Le immagini del paesaggio spettacolare di Israele daranno ulteriore impulso alle nostre campagne in tutto il mondo e sono sicuro che questo contribuirà a far crescere ulteriormente il turismo in Israele».

Questo è stato il commento del ministro del turismo israeliano alla presentazione ufficiale del Giro d’Italia 2018 a Gerusalemme, avvenuta provocatoriamente nello stesso giorno della ricorrenza del 35° anniversario del massacro di Sabra e Shatila.

Una scelta faziosa, quella della RCS Mediagroup S.P.A., di far partire l’edizione 2018 del Giro d'Italia da Israele, dove si svolgeranno le prime tre tappe: Gerusalemme, Haifa -Tel Aviv e per finire il deserto del Negev.

Altro che la favola raccontata dello sport che riavvicina i popoli e promuove la pace, per il 101° Giro d’Italia, con un chiaro significato politico, è stato scelto di valorizzare Israele come teatro delle tappe iniziali, inneggiando alla politica dell’Occupazione e dell’Apartheid.

Aspetto, questo, che emerge con evidenza da almeno 3 elementi:

La scelta della data. Il 15 maggio 2018 cade il 70° anniversario dalla nascita dell'entità sionista, quindi l’ufficializzazione dell’occupazione della Palestina. Promuovere la partenza di quest’evento ciclistico proprio in quei giorni significa di fatto dimenticare volutamente la Nakba del popolo palestinese, la sua diaspora e la colonizzazione della sua terra.

La partenza da Gerusalemme. Questa decisione non fa che alimentare la falsa credenza che questa sia la capitale di israele, sebbene l'Onu consideri la proclamazione di Gerusalemme capitale da parte del parlamento israeliano «nulla e priva di validità, una violazione del diritto internazionale e un serio ostacolo alla pace in Medio Oriente».

La scelta del tragitto. Per evitare “incidenti” le tre tappe previste toccano unicamente i Territori del ‘48 evitando di proposito zone come la Cisgiordania dove i chek-point, il Muro dell’Apartheid.

La rivendicazione di Gerusalemme (Al Quds) come capitale della Palestina libera dall’Occupazione, è uno dei pilastri su cui le forze della Resistenza Palestinese hanno sempre trovato unità, insieme al Diritto al Ritorno dei profughi, alla liberazione dei prigionieri palestinesi, alla rivendicazione di tutta la Palestina.

Tale scelta si inserisce nell'ampio quadro di legami che unisce a doppio filo lo Stato italiano e quello sionista e che si concretizza sotto vari profili, dagli accordi economici alle collaborazioni militari, dai gemellaggi accademici ai comuni obiettivi politici nelle strategie di guerra del polo imperialista a cui entrambi appartengono.

Va da sé che con questi legami lo Stato italiano non solo manifesta il totale appoggio all'ideologia sionista e al suo progetto di pulizia etnica della Palestina, ma importa tutta la sua “industria della violenza” prodotta in 70 anni di occupazione e sperimentata sul popolo palestinese.

Ora più che mai la contrapposizione al modello sionista e la Resistenza del popolo palestinese all’Occupazione possono rappresentare un faro nello scenario mondiale della guerra contro i popoli: crediamo sia doveroso quindi che tutti i movimenti, le associazioni, i singoli che solidarizzano con il popolo palestinese e con quanti resistono alle aggressioni imperialiste e coloro che credono e difendono i valori dello sport e si oppongono ai tentativi di strumentalizzazione dello stesso a mobilitarsi anche su questo.

Ricordando che il 10 marzo è stato  , invitiamo tutti a continuare a creare momenti di informazione e di denuncia, ad organizzare iniziative e contestazioni per fare in modo che il Giro d’Italia non parta da “Israele” e non diventi uno strumento di legittimazione dell’occupazione della Palestina e di celebrazione del legame tra lo stato sionista e gli imperialisti italiani.

Grazie,

FRONTE PALESTINA
12 Marzo 2018, Beirut – LIBANO

AllegatoDimensione
PDF icon INTERVENTO BEIRUT AR 2018.pdf103.96 KB
PDF icon INTERVENTO BEIRUT EN 2018.pdf47.47 KB

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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