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La “pace” tra Anp e Hamas è un bene a qualunque costo?

Come la sezione prigionieri del FPLP, accogliamo positivamente i passi verso la riconciliazione palestinese, da anni ed anni i prigionieri ed il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina chiedono unità per lottare contro l’occupazione.

Nello stesso tempo oggi non possiamo nascondere, come amano fare un po’ tutti, che i loro appelli non sono solo rimasti muti, ma che le politiche dell’Autorità nazionale palestinese e di Hamas sono andate in senso contrario. Questa la triste verità.

In particolare l’Anp ha collaborato attivamente con l’occupazione, è arrivata persino a reprimere le palestinesi ed i palestinesi che scendevano in piazza a sostenere i prigionieri e le prigioniere. Atto, questo, che dimostra fino a che punto è arrivato il tradimento della lotta di liberazione palestinese da parte di Abu Mazen. Questa la triste verità.

Nonostante queste verità, che molti fan finta di non vedere, oggi guardiamo con ottimismo al processo iniziato a Gaza. Sia chiaro, non perché crediamo nelle parole degli uni o degli altri, ma perché comunque si faranno dei passi in avanti nel mostrare chiaramente gli interessi degli uni e degli altri, ed il popolo sarà chiamato a decidere che fare.

Noi avevamo già recepito quello che poi la giornalista Amira Hass ha recentemente scritto su Haaretz: “In realtà il primo ministro Benjamin Netanyahu ha espresso pubblicamente opposizione alla riconciliazione solo dopo che il posto di controllo di Erez era stato aperto alla numerosa delegazione proveniente dalla Cisgiordania. Allo stesso modo il ministro della Difesa Avigdor Lieberman [del partito di estrema destra “Israele è casa nostra”, ndt.] ha evitato di ordinare all’amministrazione di contatto [tra Israele e l’ANP, ndt.] dell’esercito di fare quello che fa così bene – rimandare il rilascio dei permessi di uscita dalla Cisgiordania”.

Ecco perché il tutto ci pare un ennesimo spudorato teatrino che tutti fan finta di non vedere e a cui tutti fan finta di credere.

Dopo la prima scena, ovvero la prima riunione del “nuovo governo palestinese”, dove viene annunciato l'inizio della gestione di Gaza (senza dire che chi oggi vuole governarla ha fatto di tutto, in concerto con Egitto ed Israele, per soffocarla), comunque irrompe sul palco Netanyauh che strilla allo scandalo, come se non sapesse nulla e non fosse stato lui, il giorno prima, a permettere questo incontro (tra Anp e Hamas).

La scena successiva di questo vergognoso teatrino ci mostra il coro della coppia Abu Mazen-Netanyauh che strillano minacciosi: smantellare l'ala militare di Hamas (ma anche del FPLP e della Jihad Islamica), a Gaza non saranno tollerate armi illegali.

Il traditore e l’oppressore non dicono che le uniche armi illegali sono quelle che loro hanno ricevuto “in regalo” dagli USA per opprimere e combattere la resistenza del popolo palestinese, che la polizia “palestinese” è addestrata dagli occupanti.

Da Nena News riprendiamo quanto ha scritto l’analista Abdel Bari Atwan, Direttore del giornale arabo online Al Raya al Youm: «La causa palestinese sta tornando al centro della scena passando per la porta egiziana. Purtroppo non si conoscono gli scopi nascosti della riconciliazione e la natura dell’accordo finale».

Secondo Atwan la riconciliazione tra Fatah e Hamas è funzionale alla strategia comune dei presidenti di Egitto e Stati Uniti, Abdel Fattah, Sisi e Donald Trump, volta ad arrivare a una soluzione non necessariamente rispettosa delle minime aspirazioni palestinesi. «Si sente parlare di una soluzione temporanea che diventerà permanente – dice Atwan – basata sul mantenimento degli insediamenti (coloniali israeliani in Cisgiordania, ndr) e del rinvio a fasi successive delle questioni di Gerusalemme e del diritto di ritorno (per i profughi palestinesi)».

Nessuno può negare che l’Anp lavora incessantemente per normalizzare l’occupazione, lo fa attraverso i contatti con gli USA, con Israele e attraverso le azioni repressive contro i palestinesi. Nulla fa pensare che questo loro progetto sia stato accantonato, anzi…ed allora come si può pensare che l’Anp non cercherà di far diventare Gaza come la Cisgiordania? Ovvero al servizio dell’occupazione?

Dunque la domanda che ci poniamo è non solo legittima, ma doverosa: Hamas ha già stipulato l’adesione a quel progetto? La svendita dei diritti nazionali palestinesi sono sulla bilancia della normalizzazione e di conseguenza ci si avvia verso la fine del sogno di una Palestina libera ed indipendente?

Vogliamo infine sottolineare come, anche in questa occasione, la cosiddetta solidarietà verso il popolo palestinese è rimasta silenziosa.

La Sezione prigionieri del FPLP infine, ha sottolineato che le armi della resistenza sono sempre armi legittime, e che qualsiasi tentativo di danneggiare o confiscare tali armi viola il diritto del popolo palestinese alla resistenza. Pertanto, qualsiasi riconciliazione tra palestinesi, deve garantire la costruzione di una strategia nazionale di lotta per gestire la battaglia con l'occupazione e costruire una politica chiara, che rifiuta ogni compromesso sui diritti fondamentali dei palestinesi di resistere all'occupazione e quindi la legittimità delle loro armi.

Palestina Rossa
 


APPROFONDIMENTI:

Riconciliazione palestinese: una storia di documenti

Comunicato dai firmatari del documento della concordia nazionale

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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