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La caduta di Fatah e l'OLP

Il nuovo articolo di Khaled Barakat sul ruolo di Fatah oggi e l’attuale situazione dell’OLP da una prospettiva di classe attraverso un'analisi acuta e critica.

Per quasi mezzo secolo il movimento di Fatah ha dominato la scena politica palestinese, la maggior parte dei collegi elettorali e delle istituzioni dell'OLP. Ha usato tutti i metodi e gli strumenti per sostenere il predominio della decisione politica: denaro per demonizzare ogni parere dissenziente dalla "leadership", utilizzo "legale" della repressione fino alla detenzione nelle prigioni, oltre all'impiego di lotte e violenze contro gli avversari al suo interno.

Se queste politiche hanno lo scopo di avere la leadership sul movimento palestinese, hanno anche avuto un altro obiettivo, cioè di conseguire gli interessi dello strato palestinese legato ai regimi arabi reazionari; regimi usati dal movimento di Fatah per divenire il partito principale della scena politica palestinese. Il movimento Fatah rappresentava, ed ancora oggi rappresenta, coloro che vivono col denaro arabo, è quella parte palestinese che ha puntato sui regimi reazionari arabi guidati dall’Arabia Saudita (e dai paesi del Golfo) e in seguito sul sistema di Camp David, al fine di controllare l'OLP.

Oggi si può dire che l'OLP sia diventato parte integrante nel campo della "moderazione araba" nella regione e uno degli strumenti quasi assoluti di dipendenza dagli Stati Uniti.

Il fatto è che la "leadership" palestinese si allinea alle posizioni dell’Arabia Saudita, come fa quasi interamente la Lega Araba, ovvero: supporto alla brutale guerra contro il popolo Yemenita, inimicarsi l'asse della resistenza internazionale e la partecipazione all'assedio di Gaza. Poiché vi sono leader nel Comitato centrale del movimento Fatah che attualmente agiscono come agenti dell'occupazione e costituiscono il ponte della normalizzazione in accordo con l'entità sionista. (1)

Dopo 54 anni il movimento di Fatah si è trasformato in un gruppo di sicurezza, di centri finanziari e negozi annessi alle capitali della regione, da Riyadh a Dubai a Tel Aviv, dal Cairo ad Amman. A poco a poco la leadership ha scelto di cambiare fino a diventare uno strumento di liquidazione dei valori e degli strumenti della causa palestinese, di svendere il contenuto dei legittimi diritti nazionali del popolo palestinese fino a limitare i confini della Palestina a meno del 23% della sua area effettiva, di far ruotare attorno agli interessi di un gruppo limitato di investitori i legittimi diritti nazionali.

In questo si è avverata l’incredibile profezia dell’intellettuale e martire Naji Al-Ali che prima del suo assassinio parlava della malattia della leadership palestinese che si avviava verso la normalizzazione, e verso la ricerca di una soluzione unicamente per i suoi bisogni e non a favore delle tragedie degli sfollati, dei deportati e dei poveri. Questo è stato anche confermato dalle dichiarazioni contenute negli articoli e documenti sviluppati dallo scrittore martire Ghassan Kanafani, quando riteneva che la grande borghesia palestinese, tradendo la rivoluzione, aveva fatto la scelta dei suoi interessi di classe e non quelli degli interessi delle classi popolari, inoltre lo slogan "stato palestinese" si propone essenzialmente di liquidare la causa attraverso l'istituzione di un organismo palestinese nella sola West Bank occupata. (2)

Ufficiale bacio della morte a Washington

Il ruolo nazionale del movimento di Fatah si concluse con la firma dell'accordo di Oslo a Washington il 13 settembre 1993. Questo accordo fu il risultato logico di importanti compromessi e concessioni, e Zwarib lo guidò con sospetto e ambiguità. È stato anche il risultato di un approccio inevitabile della corruzione, del dominio e della singolarità voluta dal defunto Yasser Arafat nell’OLP, a cui veniva dato il titolo di "Al Arafatien" (insieme a personaggi come Shaath, Rajoub e Dahlan). Il loro progetto cadde in un baratro per decisione di Mahmud Abbas e la sua "nuova squadra patriottica", sponsorizzata dal generale americano Keith Dayton nel 2005.

Il ruolo nazionale del movimento di Fatah si è concluso quindi con la firma dell'accordo di Oslo a Washington il 13 settembre 1993.

Il progetto della borghesia palestinese per la creazione di uno stato indipendente in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, con capitale Gerusalemme est, non ha soddisfatto la leadership di Fatah, ma è successo esattamente il contrario. Quella dirigenza ha scelto di sprofondare nel pantano americano, il pantano della normalizzazione e del "coordinamento della sicurezza" con il nemico. La questione palestinese è stata definita "la questione centrale della nazione araba" in un "fascicolo di sicurezza" gestito dagli uffici dell'Autorità palestinese.

I leader del movimento, che hanno impegnato la testa giorno e notte parlando del "progetto nazionale", sono gli stessi leader che giustificano la sicurezza e la cooperazione economica con l'entità sionista. Che si vanta di essere "parte della guerra al terrorismo insieme agli Stati Uniti", collabora con la CIA, periodicamente incontra i servizi di intelligence in Egitto, Giordania, Qatar e altrove. La realtà innegabile oggi è che gli Stati Uniti sovrintendono alla formazione e al finanziamento dei servizi di sicurezza palestinesi. Ciò significa, in breve, che le decisione dell'Autorità palestinese arrivano da Tel Aviv, Washington e Riyad.

Per il movimento di Fatah e le piccole fazioni annesse, la causa palestinese è nel vento. La leadership dell’organizzazione riconosce la legittimità di 'Israele', ufficialmente e pubblicamente ha ceduto l'80 per cento della terra palestinese, essa ha rinunciato alla resistenza e alla Palestina del ‘48, mettendo da parte il problema dei rifugiati a tempo indeterminato. Si può dire che l'ultima forma di resistenza nazionale del movimento è emersa nella seconda intifada dopo il fallimento dei negoziati di Camp David nel 2000, e poi la collaborazione con il nemico per liquidare "la fase di Yasser Arafat", con la complicità dei servizi di sicurezza e dell’organizzazione, mentre alcuni di loro hanno deciso di recuperare il ritardo con il gregge.

Per quanto riguarda l'OLP, non è diverso dal movimento di Fatah, avendo percorso una strada avente il timbro l’approccio di Fatah, divenendo così la stessa immagine: una struttura che è nel limbo e perde tutta la sua forza e immunità. La politica del rifiuto quotidiano è solo un risarcimento da una sconfitta schiacciante: più il nemico sconfigge l'Autorità palestinese più il potere ridurrà la forza del popolo e avrà mani libere per attaccare Hamas.

Da "movimento di liberazione" a un movimento al servizio del settore privato

Mahmoud Abbas (capo del Movimento e dell'Autorità dello Stato della Palestina, nonché dei servizi di sicurezza) nel discorso nella sede del distretto di Ramallah lo scorso 8 dicembre 2018 si è espresso per "promuovere e sostenere il settore privato palestinese", senza alcun interesse per il diritto dei poveri nella Striscia di Gaza o per guardare l'emarginazione dei campi profughi e la politica della diaspora.

Ci si rende facilmente conto dove è diretta la locomotiva del movimento Fatah nel 2019 e come funziona attivamente ed efficacemente nello spostare gli obiettivi del movimento da “liberazione nazionale” a “servizio del settore privato”.

Infatti il miliardario palestinese Muneeb al-Masri, il suo gruppo di "indipendenti" e il settore privato sono i più forti sostenitori di Abbas all'interno della Palestina. Sono il vero potere oggi. Ma Masri, al titolo di “custode della Palestina” preferisce il titolo di "Re dell’Occidente", a sentire quello che dice in un colloquio con dirigenti della Francia. (3)

Si pensi a quello che erano gli stretti legami tra Munib Masri e la leadership di Fatah nel 1963, prima dell'inizio del movimento di Fatah ufficialmente Al-Masri era il ministro del lavoro in Giordania durante gli orribili massacri di “settembre nero” contro i profughi palestinesi nei primi anni '70. Nel suo palazzo nella città di Nablus riceve gli ufficiali e i generali del nemico. Era uno dei più forti sostenitori di Arafat per poi rivoltarsi contro. (4)

La linea di fondo è che l'Autorità palestinese in Cisgiordania è una gestione degli interessi del capitalismo palestinese. È l'autorità di questa classe occupante, come abbiamo già spiegato nel nostro precedente articolo sull'etica. (5)

Collasso dell'organizzazione

Mr. Saeb Erekat, Segretario del Comitato Esecutivo dell'OLP, membro del Comitato Centrale del movimento Fatah, ha deliberatamente distrutto il significato della parola d'ordine dell'Olp: "unità nazionale, mobilitazione Nazionale, liberazione”.

Per Erekat, l'unità nazionale palestinese significa "riconciliazione con Hamas". La mobilitazione nazionale, a suo avviso, significa sostegno e subordinazione araba “ai fratelli della Lega araba". Quanto infine alla parola "liberazione" ribadisce che significa "la creazione dello Stato di Palestina dentro i confini del giugno 1967, con capitale a Gerusalemme Est". (6)

Saeb Erekat: "Liberazione" è l'istituzione di uno stato dentro i confini del 67

Questa è davvero l'essenza dell'emblema dell'organizzazione? È questo che intendevano i suoi primi fondatori? È questo quello che voleva il partito degli Ahmed Shukairy, Anis Sayegh, Ghassan Kanafani, Kamal Adwan, George Habash, Abu Jihad, Talaat Yacoub, Majed Abu Sharar, Khaled Nazzal e centomila martiri e circa un milione di prigionieri entrati nelle carceri del nemico? Come possiamo fidarci di Mr. Saeb Erekat, il “segretario dell'organizzazione”, che mette al primo posto il programma di Oslo su tutta la storia palestinese?

Le istituzioni dell'OLP sono diventate ostaggio di un gruppo di persone che decidono il loro destino e lo modellano a loro piacimento. La mancanza di meccanismi di cambiamento impedisce al nostro popolo di ripristinare o riformare l'Organizzazione.

Così il popolo e i sindacati, che erano il movimento Fatah non controllano le loro decisioni.

Conclusioni

Quello che prima di tutto provoca dolore e rabbia tra le migliaia di attivisti dei figli del movimento è che le famiglie palestinesi, tra cui quelle di Fatah, hanno avuto martiri, prigionieri e feriti nel corso delle ultime fasi, al fine di conseguire gli obiettivi del popolo palestinese.

I "nuovi" membri di Fatah che hanno occupato posizioni di leadership stabiliti dopo l'uscita di Beirut nel 1982, che non hanno combattuto mai un giorno, oggi hanno il potere grazie al controllo finanziario, politico, sulla sicurezza, dei media e di altri contesti di comando.

Se c'è una lezione storica fondamentale che pone il movimento Fatah è quella manifestata da tutti i movimenti di liberazione nazionale sconfitti di fronte al nemico che girando le spalle si rivolgono a combattere le persone e le organizzazioni che non hanno abbandonato la lotta al colonialismo.

Il popolo palestinese può rimodellare le sue nuove forze o metterle a disposizione per forze nazionali credibili se la leadership di Fatah non riesce a vivere fino ai suoi sacrifici. Questo è ciò che è effettivamente accaduto nelle elezioni del 2006 quando Hamas ha vinto. Quest'ultimo dovrebbe leggere bene la lezione di Fatah e non replicarla!

Il potere nella Ramallah occupata potrebbe portare alla formazione di un "Parlamento palestinese" condiviso da Fatah con il settore privato e i resti dei rettili dell'OLP. Questi possono cambiare le intestazioni, i loghi, i decreti ufficiali stampati su carta e la forma delle transazioni governative. Potrebbero chiamare il loro miserabile potere "lo stato della Grande Palestina". Ma tutto ciò non ha valore nel bilancio della politica e nei calcoli del potere e della storia: tutto l'ossigeno nell'universo non ridarà vita a un corpo morto.

È giunto il momento per la nascita di una nuova Palestina, in cui le forze della resistenza palestinese e araba, insieme con i militanti di Fatah, riprenderanno la loro responsabilità storica e politica. È anche il momento di rilanciare insieme a queste forze la creazione di un'alternativa rivoluzionaria a favore di una maggioranza popolare palestinese democratica in Patria e nella diaspora; un’alternativa che unisca tutti, proteggendo e rimarcando i suoi capisaldi ed i legittimi diritti nazionali.

Khaled Barakat
 

Note:

(1) Guidato da Mohammed Madani, un membro del Comitato Centrale del movimento Fatah, "il comitato per comunicare con la società israeliana". Il presidente dell'Autorità palestinese e i leader del movimento continuano a organizzare incontri periodici con i partiti sionisti e a sponsorizzare progetti di normalizzazione.

(2) Vedi la strategia politica e organizzativa del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, 1969 p . 73. Cfr presiede anche l'alternativa rivoluzionaria per il progetto di Altcefoa Stato palestinese (pubblicazioni di destinazione, 1972).

(3) Intervista con l'uomo d'affari palestinese Munib Masri, 28 novembre 2018, Francia 24 https://www.youtube.com/watch?v=E-VFVNsnNvs

(4) Video: Munib al-Masri riceve generali e ufficiali del nemico sionista nel suo palazzo a Nablus. https://www.youtube.com/watch?v=6qc6zlehRIc

Masri dichiara inoltre che ai dialoghi politici ed economici partecipano 500 personalità di uomini d'affari palestinesi e 500 uomini d'affari israeliani, a margine della conferenza economica Davos al Mar Morto, in Giordania. Guarda l'intervista di Munib Al-Masri: https://www.youtube.com/watch?v=E-VFVNsnNvs

Per ulteriori fonti sulla formazione della ricchezza di Munib Masri: https://www.marefa.org/%D9%85%

(5) Khalid Barakat, "Unità nazionale e lotta di classe", https://bit.ly/2V9N5xh

(6) Saeb Erekat, intervista con Palestine TV, minuto 3 e 8 secondi: https://www.youtube.com/watch?v=Yk-NhspVXgQ&t=252s
 


Fonte: Al-Adab
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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