Red Hot Chili Peppers esortati a non esibirsi in Israele

I Red Hot Chili Peppers sono stati sollecitati a rinunciare ad un concerto previsto in Israele, dopo che è emerso che si sono esibiti in un concerto pro-palestinese che ha raccolto oltre 500.000 dollari.

La band superstar, che ha vinto sette Grammy Awards e venduto oltre 65 milioni di album in tutto il mondo, ha pianificato un'esibizione a Tel Aviv il 10 settembre, pochi giorni dopo i concerti a Beirut e a Istanbul.

Gli attivisti internazionali stanno chiedendo loro di annullare lo show nello Stato ebraico, sottolineando che il gruppo ha già dichiarato di sostenere la causa palestinese.

Nel novembre dello scorso anno la band si esibì in uno spettacolo per la Hoping Foundation a Londra, raccogliendo 392.000 sterline (630.000 dollari).

La Fondazione sostiene progetti per i figli dei rifugiati palestinesi che sono stati cacciati dalla loro terra quando Israele è stato violentemente creato nel 1948.

In una lettera aperta alla band, la Campagna di Boicottaggio Contro i Sostenitori di Israele (CBSI - Campaign to Boycott Supporters of Israel) in Libano ha esortato la band a cancellare il concerto.

"La vostra decisione di sostenere i rifugiati palestinesi deve essere nata dall'aver compreso che per 64 anni ai palestinesi è stato negato il diritto di tornare nella loro terra e di essere risarciti per la perdita subita dalla colonizzazione sionista della propria terra ... Per questo motivo troviamo strano che meno di un mese dopo il concerto di beneficenza abbiate annunciato la decisione di suonare in Israele", afferma la lettera.

Le stars di "Californication" non hanno mai suonato in Israele prima e Ghsoub Asad, un portavoce di CBSI, ha invitato la band a continuare il suo sostegno ai palestinesi.

"Il fatto che i Red Hot Chili Peppers abbiano sostenuto di recente una raccolta di fondi per la Palestina a Londra significa che sono consapevoli di ciò che sta accadendo e sono in sintonia con la causa palestinese. Ci aspettiamo di più da loro", ha detto.

I sostenitori dei diritti umani in Palestina hanno da tempo sollecitato i musicisti internazionali a boicottare Israele, che essi accusano di essere uno stato di apartheid per la dura occupazione della West Bank e le politiche belligeranti nei confronti dei palestinesi nativi.

Tra coloro che hanno dichiarato che non terranno concerti nel paese fino a che non termineranno gli abusi sui palestinesi ci sono gli U2, Roger Waters e i Gorillaz.

Ghsoub ha detto che il concerto legittimerebbe l'oppressione dei palestinesi e ha detto che se dovessero annullarlo farebbe una differenza "enorme".

"Gli israeliani sfruttano anche questi eventi per poter dire che tutto va bene e nascondere così tutto quello che stanno facendo [ai palestinesi]".

"(Se annullassero il concerto) sarebbe un grande evento. Se gli artisti vedono che i Red Hot Chili Peppers si rifiutano di esibirsi ciò potrebbe incoraggiare gli altri a non andare."

A gennaio la cantante belga Lara Fabian ha annullato un concerto in Libano dopo che è emerso che aveva cantato in un evento promosso della campagna sionista che celebra il 60° anniversario della creazione di Israele, noto ai palestinesi come la Nakba - la catastrofe.

Anche il comico franco-marocchino Gad Elmaleh ha cancellato un viaggio pianificato in Libano nel 2008 dopo l'accusa di aver sostenuto l'esercito israeliano.

Il testo integrale della lettera si può leggere qui sotto.

Lettera aperta dal Libano ai Red Hot Chili Peppers: "Venite in Libano, ma non in Israele, fino a che non sia garantito il diritto al ritorno a tutti i palestinesi"

25 aprile 2012

Cari Red Hot Chili Peppers,

Lo scorso novembre avete suonato in un concerto di beneficenza per i bambini dei profughi palestinesi al Cafe de Paris a Londra.

La vostra decisione di sostenere i rifugiati palestinesi deve essere nata dall'aver compreso che per 64 anni ai palestinesi è stato negato il diritto di tornare nella loro terra e di essere risarciti per la perdita subita dalla colonizzazione sionista della propria terra. Combattere per l'attuazione di questo diritto è il principio centrale del Comitato Nazionale Palestinese per il Boicottaggio di Israele (BNC) e della Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI). Per questo motivo troviamo strano che meno di un mese dopo il concerto di beneficenza abbiate annunciato la decisione di suonare in Israele.

Venite in Libano il 6 settembre, ma onorate la richiesta dalla società civile palestinese, e non andate in Israele il 10 settembre.

Venite a conoscere il Libano e l'oppressione che anche noi abbiamo subito per mano dell'esercito israeliano e dei suoi collaboratori; sfatate i miti di Israele e la loro propaganda. Il terreno che gli arabi hanno coltivato per secoli, in Palestina, Libano e Siria, è stata occupato militarmente per decenni da parte di Israele. Ai palestinesi è stato negato il loro diritto di ritornare nella loro terra solo perché non sono ebrei.

L'essenza del colonialismo israeliano nella regione è il controllo del territorio utilizzando meccanismi militari che impediscono ai profughi di tornare. La vostra partecipazione dello scorso anno all'evento a sostegno dei rifugiati palestinesi suggerisce che voi simpatizziate con la lotta dei rifugiati palestinesi per il diritto al ritorno.

Numerose band e artisti hanno già accolto la richiesta della società civile palestinese nel 2005 per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele, come reazione alla sua occupazione, all'apartheid e alla negazione dei rifugiati palestinesi all'inalienabile diritto al ritorno alle loro case, come previsto dalla risoluzione Onu 194. La musica non può essere isolata dalla politica. Una visita in Israele è considerata da Israele, e internazionalmente, come un supporto implicito alle politiche di Israele e all'indifferenza verso le vittime dei crimini israeliani. Ilan Pappe, uno storico israeliano anti-sionista e sostenitore dei BDS, ha scritto recentemente: "L'immagine culturale in Israele alimenta la decisione politica in Occidente di sostenere incondizionatamente la distruzione israeliana della Palestina e dei palestinesi".

Vi chiediamo di seguire le orme dei Cat Power, i Pixies, i Gorillaz Sound System, Elvis Costello, Gil Scott-Heron, Carlos Santana, Bono/U2, Devendra Banhart, tra gli altri, che non si sono esibiti in Israele, e di sostenere la richiesta di boicottaggio che è stato recentemente abbracciata da Roger Waters e Pete Seeger. Nella lettera che Roger Waters ha scritto annunciando il suo sostegno al boicottaggio culturale di Israele, ha affermato:

"La mia convinzione è nata nell'idea che tutte le persone meritano diritti umani fondamentali. La mia posizione non è anti-semita. Questo non è un attacco contro il popolo di Israele.

Si tratta, tuttavia, di un appello ai miei colleghi nel mondo della musica, e anche agli artisti in altre discipline, a partecipare a questo boicottaggio culturale.

Gli artisti avevano ragione nel rifiutare di esibirsi nel resort Sun City in Sudafrica fino a che l'apartheid non fosse caduto e bianchi e neri non godessero di eguali diritti.

E abbiamo ragione di rifiutare di esibirci in Israele fino al giorno - e quel giorno sicuramente arriverà - quando cadrà il muro dell'occupazione...

Non solo i palestinesi che sono stati vittime di Israele. Noi, in Libano, hanno sofferto molto. Le aggressioni israeliane contro il Libano sono iniziate nel 1948, con l'occupazione e l'annessione di 30 villaggi libanesi, e hanno continuato regolarmente da allora. Più di recente:

  1. 2006: più di 1000 civili libanesi sono stati uccisi da Israele nel più aggressivo tra gli attacchi da parte di Israele durato 33 giorni. La guerra del luglio 2006 è stata considerata come un crimine contro l'umanità e un crimine di guerra da un tribunale di giudici internazionali.
  2. 2006 ad oggi: milioni di bombe a grappolo israeliane (dalla guerra del luglio 2006) e mine (dai 22 anni di occupazione) continuano a contaminare i terreni agricoli libanesi. Queste bombe continuano a uccidere e ferire le persone.
  3. 15 maggio 2011: i soldati israeliani hanno sparato e ucciso 11 civili e ferito più di 100. Questi civili disarmati erano al confine libanese con Israele, ed erano li presenti per reclamare il loro diritto legale e legittimo di ritornare alle loro case in Palestina.
  4. 1948 ad oggi: Israele continua a negare ai 400.000 profughi palestinesi in Libano il diritto al ritorno alle loro case, terreni e villaggi che sono stati costretti a lasciare violentementi con le armi nel 1948. I rifugiati non sono autorizzati a ritornare solo perché non sono ebrei!

In risposta al massacro israeliano della Freedom Flotilla, l'eminente scrittore scozzese Iain Banks, ha scritto sul Guardian che il modo migliore che hanno gli artisti, gli scrittori e gli accademici internazionali per "convincere Israele della sua degradazione morale e del suo isolamento etico" è "semplicemente non aver più nulla a che fare con questo stato fuorilegge."

Vi invitiamo a non permettere che la vostra musica e il vostro talento vengano utilizzati per coprire i crimini di questo stato fuorilegge.

Vi invitiamo a stare con i rifugiati palestinesi in Libano e sostenendo nel mondo la lotta del nostro popolo per l'uguaglianza nella nostra terra e alle nostre condizioni.

Campagna di Boicottaggio Contro i Sostenitori di Israele in Libano

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Fonte: Al Akhbar
Traduzione a cura di PalestinaRossa