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Rilanciare il rapporto tra la sinistra italiana e i palestinesi

La sinistra deve tornare a schierarsi con gli oppressi. I palestinesi da parte loro hanno l’opportunità di comprendere la necessità di ritrovare un’unità dal basso e di promuovere la creazione di nuove strutture democratiche.

Roma, 3 gennaio 2018, Nena News – Fare un bilancio del 2017 sulla Palestina mentre sono in corso manifestazioni e repressione, arresti e uccisioni, è estremamente difficile, ma alcune riflessioni possono essere utili. Credo che l’acuirsi della repressione, così come la presa di posizione di Trump su Gerusalemme, possano essere il tentativo, da parte di chi si trova in condizioni complicate, di spostare l’attenzione dalle proprie difficoltà a livello internazionale e interno.

Mi riferisco a quanto è avvenuto in Siria e, più in generale, in quell’area.

Il protagonismo di Putin ha certo messo in crisi la politica espansionista di USA e Israele, come anche le difficoltà interne non vedono di buon occhio Trump o Netanyahu. Così pare. Credo che, nonostante i sacrifici dei palestinesi, sarebbe sbagliato non cogliere anche le opportunità di quanto sta avvenendo. Ovunque sono state tante le manifestazioni in solidarietà del popolo palestinese e per denunciare i crimini e abusi commessi da Israele.

Cosa è successo da noi in Italia?

A Milano, per esempio, per 3 settimane abbiamo organizzato cortei cittadini cui hanno partecipato centinaia e centinaia di italiani e arabi. Diversamente da altri momenti, ci siamo ritrovati uniti, al di là delle differenze, e abbiamo compreso quanto fosse pericoloso, anche dal punto di vista simbolico, quello che stava accadendo in Palestina. Penso che i palestinesi abbiano l’opportunità di comprendere la necessità di ritrovare un’unità dal basso che costringa i dirigenti a cambiare la loro politica, in primis mettendo in discussione gli accordi di Oslo, ma anche promuovendo la creazione di nuove strutture democratiche che includano le varie anime del popolo palestinese.

Questo potrebbe essere un primo importante passaggio verso una ridefinizione dell’intera politica palestinese nella lotta di liberazione.

Altrettanto necessario sarebbe un passo in avanti della solidarietà: unità nel promuovere e ampliare il BDS, la richiesta della fine degli accordi sulla sicurezza (di Israele), la richiesta di unità per confrontarsi con l’occupazione. La stessa unità usata dal movimento sionista e che, come scrisse Edward Said nel 2012, “ha permesso non solo all’esercito d’Israele ma anche alla sua armata di giornalisti e difensori di cancellare una terribile storia di sofferenze e di abusi al fine si distruggere impunemente l’esistenza civile del popolo palestinese”.

Questa unità della solidarietà saprebbe anche affrontare meglio le connivenze che ci sono nella sinistra italiana di fatto con l’occupazione israeliana.

A tal proposito, termino con le parole di Leila Khaled, figura storica del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, principale movimento della sinistra marxista palestinese, a cui, qualche settimana fa, è stato impedito d’entrare in Italia, bloccata a Roma e rimandata in Giordania col primo volo dal governo Gentiloni. Khaled ha così commentato l’episodio:

“Me l’aspettavo perché non avevano tanto paura di me, ma del fatto che si riproponesse in Italia il dramma del popolo palestinese. Tutto il sostegno che un tempo dava la sinistra italiana alla nostra causa, è svanito come nebbia al sole. Sono diventati tutti dei conservatori, che hanno tradito le loro idee di solidarietà con i popoli oppressi. Ma la Storia va avanti, finirà col travolgere questi borghesi, che si proclamano di sinistra ma rappresentano soltanto i loro interessi, ed il mio augurio è che il popolo italiano li giudichi severamente perché non si barattano i vecchi ideali con poltrone di potere”.

Credo che queste parole racchiudano molto bene cosa vuol dire essere di sinistra e solidali con la giusta lotta del popolo palestinese: essere schierati con gli oppressi, ovunque si trovino, in Italia o in Palestina. Quando si tradiscono le idee di solidarietà lo si fa in Palestina, ma anche in Italia.

Francesco Giordano

Fonte: Nena News

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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