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Solidarietà con quale Palestina?

L'intervista al compagno Khaled Barakat ed i comunicati dal ramo del FPLP nelle carceri sioniste meritano un’accurata attenzione e portano necessariamente ad alcune considerazioni.

L'originalità dei contenuti, la chiarezza del linguaggio e l'ampiezza degli argomenti trattati sono una novità sia nell'ambito della sinistra palestinese, sia nel panorama della solidarietà verso il popolo palestinese. Crediamo che lo sforzo del compagno Barakat e di chi ha posto le domande, sia un primo approccio serio ed importante alla delicata, quanto drammatica, situazione della Palestina.

La continua e feroce aggressione da parte dell'occupazione contro l'intero popolo palestinese, Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme est, palestinesi che vivono nei territori del '48 e quelli che vivono nella diaspora, sottoposti a una repressione che vede anche la complicità dell'ANP di Abu Mazen e dei governi arabi e occidentali, incontra l'eroica resistenza sia da parte del popolo sia dai prigionieri, situazione che ha portato lo scontro ad un punto cruciale.

Oggi, l'intera resistenza palestinese è chiamata a una svolta. Quanto detto sopra dovrà necessariamente portare ad una rinnovata ed efficace capacità di azione a ogni livello della lotta di liberazione, oppure inevitabilmente a un intensificarsi della ferocia sionista nell'occupazione, nell'appropriazione di nuovi territori e nella repressione del popolo palestinese, delle sue avanguardie e di chi si ostina a solidarizzare con loro.

Entriamo nel merito dell'intervista: il compagno Barakat si rivolge alle varie realtà del popolo palestinese che sono espressione della resistenza, ma anche a quelle realtà che costituiscono il panorama di riferimento della solidarietà con la loro causa. Nessuno può sentirsi escluso, pena l'essere complice, più o meno consapevolmente, dell'occupazione.

Noi, che sosteniamo un'azione di solidarietà verso la resistenza, in particolare verso quella della sinistra palestinese, rivolgiamo questa riflessione all'intero panorama della solidarietà, in particolare però a quella laica e progressista. Anche noi abbiamo il dovere di assumere e dichiarare una posizione chiara e determinata, che ci allontani da chi collabora attivamente con l'occupazione e da chi sostiene direttamente o indirettamente il sionismo fuori e dentro la Palestina.

Barakat dice in modo netto e preciso che vi sono due possibili terreni percorribili: da una parte chi collabora organicamente con l'occupazione, ovvero l'ANP, dall'altra le varie organizzazioni differenti dal punto di vista politico e sociale ma con le quali si può e si deve costruire un fronte nazionale unificato della resistenza. Ci auguriamo che il confronto con le organizzazioni della resistenza possa proseguire fino alla costruzione di un comando unificato.

Auspichiamo che le realtà che costituiscono il fronte della solidarietà con la Palestina in Italia, tranne quelle che ancora oggi hanno rapporti con chi collabora con l'occupazione, seguiranno lo stesso percorso per costruire un coordinamento unitario che sappia sostenere battaglie comuni come ad esempio: il BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), la denuncia dei crimini passati ed attuali dell'occupazione, la denuncia delle complicità della destra e della "sinistra" internazionali, la costruzione della solidarietà verso il popolo palestinese, i suoi prigionieri e la sua cultura.

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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