Apartheid israeliana

Centinaia in bici in tutta Italia per dire #CambiaGiro: No al Giro d’Italia in Israele

Il 25-26 novembre, città in tutta Italia hanno manifestato su due ruote contro la decisione del Giro d’Italia di far partire la corsa rosa da Israele nel 2018. È stata una delle prime tappe italiane della campagna internazionale #CambiaGiro / #RelocateTheRace, che chiede a RCS, organizzatori del Giro, di spostare la Grande Partenza e non aiutare Israele a mascherare le sue violazioni dei diritti dei palestinesi.

Le pedalate e i cicloraduni sono stati organizzati in vista della presentazione ufficiale del Giro 2018, che si terrà a Milano il 29 novembre, in coincidenza con la giornata ONU di Solidarietà con il Popolo Palestinese, e pochi giorni dopo che 120 gruppi per i diritti umani in tutto il mondo hanno pubblicato un appello internazionale per lo spostamento del Giro d’Italia.

Appello internazionale: Spostare la "Grande Partenza" del Giro d'Italia da Israele

Noi, sottoscritti gruppi della società civile, impegnati per i diritti umani universali, per lo sviluppo sostenibile, la libertà di movimento ed il turismo etico siamo allarmati nel vedere che il Giro d’Italia, evento ciclistico a carattere mondiale, aiuta Israele nella violazione del diritto internazionale e dei Diritti umani dei palestinesi.

Portare la "Grande partenza" della gara per il 2018 in Israele non solo coprirà l’occupazione militare israeliana e le sue politiche razziste contro i palestinesi, ma aumenterà anche il senso di impunità di Israele, incoraggiandolo a proseguire nella negazione dei diritti del popolo palestinese sanciti dall’ONU.

Gli artisti rispondono ai commenti di Nick Cave

Nick Cave ha tenuto una conferenza stampa in Israele, in cui ha spiegato di aver deciso di suonare in Israele per rispondere fermamente a "chiunque tenti di censurare e ridurre al silenzio i musicisti". Secondo il NME (New Musical Express, N.d.T.), il musicista ha spiegato che la modifica del suo atteggiamento è avvenuta quando tre anni fa Brian Eno gli ha chiesto di iscriversi ad una lista denominata Artisti Per la Palestina. "Su un piano molto istintivo, [Io] non volli sottoscriverla", ha detto. "C'era in quella dichiarazione qualcosa che mi puzzava."

"Quindi, dopo un sacco di riflessioni e considerazioni, ho telefonato ai miei collaboratori e ho detto: “Stiamo per fare un tour in Europa e Israele”. Perché è diventato molto importante per me prendere posizione contro quelle persone che cercano di bloccare i musicisti, intimidire i musicisti, censurare i musicisti e ridurre al silenzio i musicisti. In fin dei conti, ci sono forse due ragioni per cui sono qui. Una è che io amo Israele e amo gli Israeliani, e la seconda è per prendere una posizione di principio contro chiunque tenti di censurare e ridurre al silenzio i musicisti.””

1917-2017: Cento anni di morte, cento anni di resistenza

Balfour, 117 parole che compongono un crimine

Nel 1916 gli aerei degli Alleati lanciavano volantini sugli arabi chiedendo di combattere i turchi per ottenere indipendenza e libertà. Nello stesso tempo Mark Sykes in Gran Bretagna e Georges Picot in Francia restavano serrati in una stanza con una mappa del Medio Oriente a pianificare come spartirselo.

Un anno dopo Arthur James Balfour, ministro degli esteri britannico, concluse un accordo segreto con ricchi ebrei europei per facilitare l’istituzione di una “casa ebraica nazionale”, non uno stato, non nella, non della Palestina. Conservò questo accordo sotto chiave. Nel frattempo, nella primavera del 1917, le forze britanniche entrarono in Palestina e bombardarono Gaza con munizioni di gas tossici (sì) e distrussero la maggior parte dei suoi antichi palazzi, ma furono sconfitte due volte alle porte di Gaza.

La sera del 31 ottobre 1917 le forze di Allenby conquistarono Beer Sheba in un attacco a sorpresa. Le porte della Palestina si spalancarono. Allenby inviò un cablo a Londra il 1° novembre: “Abbiamo conquistato Beer Sheba. Gerusalemme sarà il tuo regalo di Natale”.

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