Apartheid israeliana

Giro d’Italia: Giornata internazionale d’azione #CambiaGiro – 10 Marzo 2018

Aumentano gli appelli rivolti all’Unione Ciclistica Internazionale (UCI), l'organo di governo del ciclismo, perché prenda provvedimenti al fine di far spostare la partenza del Giro d’Italia da Israele.

Gli organizzatori RCS MediaGroup dovrebbero incassare 10 milioni di euro da Israele per avere organizzato nel paese la “Grande Partenza” del Giro 2018, in programma dal 4 al 7 maggio.

Ma che colpa abbiamo noi?

I palestinesi subiscono da oltre 70 anni il più grande tentativo di Pulizia Etnica della storia: Nakba, Naksa, Sabra e Chatila, Piombo Fuso sono solo alcune delle terribili tappe che hanno segnato il genocidio. A queste si aggiunge un quotidiano stillicidio prestabilito in maniera mirata: isolamento, cibo razionalizzato, acque avvelenate, corrente elettrica misurata per riuscire appena a sopravvivere e non vivere, omicidi mirati, torture, sequestri di uomini, donne e bambini, ferimenti per rendere invalida la persona. Il tutto in perfetto stile razzista.

Nella sua autobiografia lo scrittore afroamericano Richard Wright descrive il clima di terrore che incombeva sulle comunità nere nel Sud della segregazione: “Erano tempi, scrive, in cui un crimine commesso da un nero diventava un crimine commesso dai neri; e la conseguenza era la punizione collettiva, il massacro ritualizzato che abbiamo imparato a chiamare linciaggio”.

Il Trofeo Laigueglia non deve essere complice dell’occupazione israeliana

Alla storica gara ciclistica Trofeo Laigueglia è prevista la partecipazione della squadra israeliana Israel Cycling Academy (ICA).  Questa squadra opera in violazione del diritto internazionale e dei diritti umani.

A fine aprile, infatti, parteciperà ad una gara israeliana che passa per Gerusalemme est nei Territori palestinesi occupati, arrivando alla colonia illegale israeliana di Pisgat Ze’ev. Le colonie israeliane costituiscono un crimine di guerra secondo il diritto internazionale. E secondo le Nazioni Unite, la municipalità di Gerusalemme sta proseguendo, come scelta politica, la graduale  "pulizia etnica" dei palestinesi attraverso la demolizione di case, espulsioni forzate e la revoca del diritto di residenza.

Verso un mondo di esclusi

Pubblichiamo un intervento-rielaborazione di Enrico Bartolomei della sua introduzione per il volume “Esclusi. La globalizzazione neoliberista del colonialismo di insediamento” (Derive Approdi, 2017).

Esclusi (DeriveApprodi 2017) raccoglie una serie di saggi sul colonialismo di insediamento, una forma particolare di colonialismo in cui la popolazione indigena viene rimpiazzata da una nuova società di coloni che si insediano in pianta stabile nel territorio colonizzato. Il colonialismo di insediamento non è la stessa cosa del colonialismo classico: nel primo caso la potenza coloniale mira allo sfruttamento dei mercati, delle risorse e della manodopera indigena, trasferendo nella colonia solamente il personale amministrativo, militare e gli uomini d’affari; nel secondo, i coloni che si trasferiscono nel territorio conquistato mirano a sostituirsi alla popolazione nativa. Un chiaro esempio di colonialismo classico è la dominazione britannica in India, mentre esempi di colonialismo di insediamento sono gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, il Sudafrica, Israele. Benché siano fenomeni distinti, a volte i due tipi di colonialismo possono coesistere: si pensi al caso dell’Algeria sotto il dominio francese, o alla Palestina sotto il Mandato britannico.

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