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Boicottaggio di Israele

Il Giro d'Italia si piega alle pressioni israeliane, arretrando sul riconoscimento dell'annessione illegale di Gerusalemme

Dopo che i ministri israeliani hanno minacciato di ritirare la sponsorizzazione dal Giro d'Italia per l'uso del termine "Gerusalemme Ovest", gli organizzatori della gara hanno scelto di riconoscere l'annessione illegale da parte di Israele della Gerusalemme Est occupata.

La società civile palestinese ha condannato il Giro d'Italia per avere ceduto alle pressioni politiche del governo Netanyahu di destra estrema cancellando il riferimento a “Gerusalemme Ovest” sul suo sito e usando invece quello a Gerusalemme. Questo, affermano i sostenitori dei diritti umani palestinesi, rende il Giro “ direttamente complice dell’ affermazione propagandistica israeliana” che Gerusalemme è una città “unificata” sotto la sua sovranità, che non è riconosciuta dall'ONU, dall'Unione Europea né dall'Italia.

Centinaia in bici in tutta Italia per dire #CambiaGiro: No al Giro d’Italia in Israele

Il 25-26 novembre, città in tutta Italia hanno manifestato su due ruote contro la decisione del Giro d’Italia di far partire la corsa rosa da Israele nel 2018. È stata una delle prime tappe italiane della campagna internazionale #CambiaGiro / #RelocateTheRace, che chiede a RCS, organizzatori del Giro, di spostare la Grande Partenza e non aiutare Israele a mascherare le sue violazioni dei diritti dei palestinesi.

Le pedalate e i cicloraduni sono stati organizzati in vista della presentazione ufficiale del Giro 2018, che si terrà a Milano il 29 novembre, in coincidenza con la giornata ONU di Solidarietà con il Popolo Palestinese, e pochi giorni dopo che 120 gruppi per i diritti umani in tutto il mondo hanno pubblicato un appello internazionale per lo spostamento del Giro d’Italia.

Oltre 120 gruppi per i diritti umani invitano il “Giro d’Italia” a spostare la gara da Israele a causa delle violazioni dei diritti umani dei palestinesi

  • Tra i firmatari Noam Chomsky, Moni Ovadia, e gli europarlamentari Eleonora Forenza, Sergio Cofferati e Curzio Maltese
  • In Italia hanno firmato oltre 40 organizzazioni, tra cui FIOM-CGIL e USB, Pax Christi, la Comunità cristiana di base di San Paolo, e la Rete Ebrei Contro l’Occupazione
  • La società civile palestinese scrive anche al Papa: “Rifiuti l’invito di Netanyahu a dare il via alla competizione in Israele”
  • Il 25-26 novembre, città in tutta l’Italia organizzano biciclettate e cicloraduni per denunciare l’uso del ciclismo come maschera per nascondere le violazioni dei diritti umani da parte di Israele

Oggi più di centoventi organizzazioni per i diritti umani, sindacati, associazioni per il turismo etico, gruppi sportivi e religiosi da oltre 20 Paesi hanno reso pubblico un appello internazionale che invita il noto evento ciclistico “Giro d’Italia” a spostare la sua “Grande Partenza” del 2018 da Israele a causa delle sue gravi e crescenti violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani dei palestinesi.

I palestinesi esortano papa Francesco a rifiutare l’invito di Netanyahu per dare inizio al “Giro d’Italia” in Israele

In una lettera aperta alcune organizzazioni della società civile palestinese esortano il Papa a non prestare in nessun modo il proprio nome al “Giro d’Italia 2018” a causa del suo utilizzo per occultare l’occupazione militare e le gravi violazioni dei diritti umani da parte di Israele.

Sua Santità Papa Francesco
Palazzo Apostolico
00120 Stato della Città del Vaticano

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