Quattro prigionieri palestinesi e cinque giordani sono in sciopero della fame; il tribunale militare deve esaminare la richiesta di Ahmed Sa'adat di ricevere la visita di una sua nipote.

Ramallah, Territori occupati. 20 maggio 2013 - L'associazione Addameer in supporto dei prigionieri e per la Ricerca e Documentazione per i diritti umani ha annunciato che quattro prigionieri palestinesi sono in sciopero della fame per fare alcune richieste alle autorità di occupazione e al Servizio carcerario israeliano (IPS). Addameer ha aggiunto che anche 5 giordani detenuti sono in sciopero della fame, al fine di far luce sulla loro incarcerazione e per chiedere le visite dei familiari.
Addameer ha raccolto le seguenti informazioni sugli scioperanti della fame:
Il 5 Giugno la Coppa Uefa under 21 dovrebbe inaugurarsi in Israele. Il 5 Giugno del 1967, Israele in una guerra preventiva, attaccò e occupò la Cisgiordania, Gaza, le alture del Golan e parte del Sinai.

Roma, 19 - 05 - 2013
Al Presidente Michel Platini
Il 5 giugno, giorno di conquista per Israele e di sofferenza e mancanza di diritti per i palestinesi, la Uefa premierà Israele per il suo contributo allo sport. Da ben 46 anni la popolazione palestinese della Cisgiordania e Gaza, vive sotto occupazione militare, ogni generazione nata dopo quella data non ha mai vissuto nella libertà. Ogni giorno subisce la violenza dell’occupazione militare. Ogni giorno la terra coltivata con fatica, rubata per essere trasformata in colonia. Case demolite per impedire la crescita della popolazione palestinese, la costruzione di un muro di annessione coloniale, strade dell’apartheid, dove solo coloni e cittadini israeliani o con carta d’identità di Gerusalemme est possono frequentare, migliaia di prigionieri politici, tra cui giovani, torture.
A FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE
Nell'ambito della solidarietà con la Palestina, a livello sia nazionale sia internazionale, ormai da tempo si riscontrano difficoltà nel creare una base condivisa da cui partire e su cui lavorare.

Questo è un effetto della divisone esistente tra gli stessi palestinesi, e in particolare tra le loro leadership, divisione che non solo indebolisce il movimento di lotta per la liberazione della Palestina, ma sta viziando concetti chiave come la definizione stessa di "popolo palestinese", ormai sempre più spesso identificato con i soli palestinesi che vivono in Cisgiordania e a Gaza - escludendo quindi di concetto tutti i palestinesi che vivono nei territori occupati nel '48 e nel '67 e i profughi che vivono fuori dalla Palestina - ed anche la stessa identificazione di cosa sia "la Palestina", ridotta ormai ad uno stato di apartheid in cui i cittadini vivono in bantustan circondati da un muro e da colonizzatori.
Gli Accordi di Oslo non sono stati un fallimento per Israele – sono serviti come foglia di fico per consolidare e rafforzare il suo controllo sulla vita dei palestinesi.

Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della firma degli Accordi di Oslo tra l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e il governo israeliano. Ufficialmente conosciuta come Dichiarazione dei Principi sulle Disposizioni di Autogoverno Temporaneo, gli Accordi di Oslo sono stati saldamente sistemati nel quadro della soluzione a due Stati, che annuncia “la fine di decenni di scontro e di conflitto”, il riconoscimento di “mutua legittimità e diritti politici” e l’obiettivo di raggiungere “una coesistenza pacifica e reciproca dignità e sicurezza e …..una pace giusta, durevole e globale.”