Resistenza palestinese

Il nuovo Mandela

Marwan Barghouti ha parlato.
Dopo un lungo silenzio, ha inviato un messaggio dalla prigione.

Alle orecchie israeliane, questo messaggio non suona piacevole. Ma per i palestinesi, e per gli arabi in generale, ha un grande significato. Il suo messaggio può diventare il nuovo programma del movimento di liberazione palestinese.

Ho conosciuto Marwan nel periodo d'oro dell'ottimismo post-Oslo. Stava emergendo come un leader della nuova generazione palestinese, il punto di riferimento per giovani attivisti, uomini e donne cresciuti nella prima Intifada.

Rivoluzione imperfetta: il Movimento Palestinese del 15 Marzo un anno dopo

Il 17 febbraio 2011 un gruppo di giovani attivisti si è riunito in un anonimo bar di Ramallah per pianificare una rivoluzione. Alcuni già si conoscevano, altri no. Hanno cominciato a comunicare tramite Skype con quattro attivisti di Gaza in un incontro inizialmente incentrato sugli sforzi di traduzione sui social media, con lo scopo di riaccendere le strade palestinesi affinché reclamassero ancora una volta i propri diritti contro gli oppressori.

Questa è stata l'ouverture del neonato movimento del "15 marzo", come è stato soprannominato dai media locali dopo l'evento che ha avuto luogo quel giorno l'anno scorso. Il movimento si è appellato alla riconciliazione nazionale e ha usato come grido di battaglia la fine della divisione Hamas-Fatah. Grandi proteste hanno avuto luogo a Gaza City e a Ramallah, dove sono stati poi interrotti rispettivamente dai sostenitori di Hamas e Fatah e dalle forze di sicurezza. Molti dei manifestanti del movimento "15 marzo" sono stati picchiati.

Un anno dopo: e il Movimento del 15 Marzo?

Un anno fa decine di migliaia di palestinesi scesero in strada nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania per chiedere la fine delle divisioni tra i partiti politici palestinesi, nuove elezioni e radicali riforme del sistema elettorale. Dov’è finito questo movimento oggi? Elena Viola ha intervistato il fondatore del movimento Mourad Jadallah.

Il 15 marzo di quest’anno i dimostranti hanno deciso di non presentarsi nelle maggiori piazze delle città palestinesi inneggiando slogan e sventolando bandiere come l’anno passato, ma, invece, di protestare di fronte alla prigione israeliana di Ofer muniti di immagini della detenuta palestinese in sciopero della fame Hanaa al-Shalabi.

Siria: intervista a Talal Khrais

Nel tentativo di comprendere cosa accade in questi giorni in Siria, ho deciso di rivolgere alcune domande al dott. Talal Khrais. Giornalista laico e corrispondente in Italia del libanese As-Safir, responsabile esteri di Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo* e relazioni internazionali per la sede sarda di Assadakh.

Talal Khrais ha gentilmente risposto alle mie domande, provando a descrivere da un punto di vista inedito la situazione siriana. Grazie alle attività del suo centro infatti, ma soprattutto grazie alla sua enorme esperienza sul campo, quest'intervista assume un valore particolare.

Il dott. Khrais è infatti stato recentemente in Siria e ci ha potuto descrivere, come pochi altri possono oggi fare, come la situazione sia sul campo.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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