Resistenza palestinese

Il primo ministro di Hamas, Haniyeh: "la resistenza armata è l'unico modo per combattere contro Israele"

Durante la visita Iran, il Primo Ministro di Gaza dice che "la pistola è la nostra unica risposta a regime sionista", aggiungendo che i compromessi accettati da parte di Hamas sono parte di accordo di unità con Fatah per servire la causa palestinese.

L'unico percorso nella lotta palestinese contro Israele è la via della resistenza armata. Il primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh ha detto durante una visita in Iran, Lunedi, aggiungendo che la "pistola è la nostra unica risposta al regime sionista".

Questi commenti di Haniyeh sono giunti a seguito di recenti segnalazioni di un cambiamento di strategia dichiarata da Hamas nella lotta contro Israele, con alcuni dei massimi dirigenti del gruppo che indicano che Hamas è stata diretto verso un percorso di resistenza non violenta.

JOE SACCO: “PALESTINA.UNA NAZIONE OCCUPATA”, “GAZA 1956.NOTE AI MARGINI DELLA STORIA”

“I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno.” Certamente quei vecchi sono morti, da parecchio ormai, ma i giovani non hanno dimenticato.

Roma, 12 febbraio 2012

(immagine dal sito www.bbc.co.uk)

“I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno.” Pronunciata in un tempo che forse per alcuni è solo un passato lontano, questa frase è la risposta ad una domanda: quale sarebbe stato il destino dei palestinesi che avevano perso la loro terra? Una risposta venne e fu: “I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno.” Certamente quei vecchi sono morti, da parecchio ormai, ma i giovani non hanno dimenticato. Perché le radici, le origini, il senso di identità e di appartenenza ad un popolo, difficilmente si dimenticano. Che i giovani, i vecchi e persino i bambini non abbiano dimenticato lo racconta in un modo originale ma efficace come non mai il fumettista maltese Joe Sacco. Due sono i libri dedicati da Joe Sacco alla Palestina. Scritti nell’arco di qualche anno di distanza. Acquistando i due tomi sulla Palestina, rispettivamente “Palestina. Una nazione occupata” e “Gaza 1956.

Forze inglesi a Damasco, non è Assad a massacrare i siriani

Stanno macellando la Siria, a cannonate: non i presunti “boia” del regime di Assad, ma i brutali miliziani armati dall’Occidente. «Sono loro che ci terrorizzano», dichiara un testimone in una drammatica intervista realizzata a Homs dalla prestigiosa giornalista indipendente Silvia Cattori: «Ci minacciano se solo mettiamo il naso fuori di casa, siamo noi a chiamare l’esercito in nostro aiuto». E la versione dei media, che propongono una rivolta popolare contro l’oppressione della dittatura? Un diluvio di menzogne, senza uno straccio di prova. Per questo, Russia e Cina hanno posto il veto all’Onu contro una risoluzione anti-Assad. Ma c’è di peggio: oltre alla “legione libica” proveniente da Bengasi, in Siria – contro l’esercito di Damasco – sarebbero in azione reparti scelti del Qatar e addirittura forze speciali inglesi.

Forze speciali inglesi«Truppe speciali di Londra – insieme a quelle dell’onnipresente Qatar – starebbero già combattendo ad Homs contro l’esercito siriano», scrive Forze speciali inglesiMarco Santopadre su “Contropiano”. A rendere noto ciò che tutti i più attenti analisti sapevano da mesi è stata l’8 febbraio la Cnn: «Gli Stati Uniti – scrive “NenaNews” – avevano parlato di invio di aiuti umanitari alla popolazione siriana e invece fanno sapere di “aver preso in esame” l’ipotesi di un intervento militare contro la Siria», escluso fino a ieri. Lo hanno detto a Barbara Starr, corrispondente della Cnn al Pentagono, due alti funzionari dell’amministrazione Obama, confermando l’irritazione della Casa Bianca nei confronti del veto opposto dalla Cina e dalla Russia la scorsa settimana alla risoluzione dell’Onu contro Damasco.

Il tribunale israeliano dimostra disprezzo per la vita del prigioniero Khader Adnan

L'associazione Addameer, che si batte per il sostegno ai prigionieri e per i diritti umani, ribadisce la sua preoccupazione per la vita di Khader Adnan, che non ha ricevuto nessuna decisione in merito al suo ricorso contro l'ordine di detenzione amministrativa impostogli. Giunto al 54° giorno di sciopero della fame, la salute di Khader è ormai critica, e il prolungato digiuno probabilmente avrà conseguenze irreversibili, ma soprattutto potrebbe portarlo ad un collasso fatale in qualsiasi momento. Khader ha però dichiarato che rimarrà in sciopero della fame fino a quando non verrà rilasciato.

Israele lo tiene in detenzione amministrativa senza alcuna accusa, ed egli è da 54 giorni in sciopero della fame per protestare contro il trattamento disumano di Israele nei confronti dei prigionieri politici palestinesi.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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