Resistenza palestinese

L'ANP ha paura di una terza Intifada?

La seconda intifada è scoppiata non solo a causa del risentimento verso Israele, ma anche verso l'ANP. Nei campi profughi della West Bank sembra che il risentimento sia tornato.

La luce era ancora troppo debole per penetrare le fessure delle persiane quando il gallo cantò. Per una frazione di secondo sembrava di essere in un villaggio. Ma era il campo profughi di Jenin, circa due settimane fa. Lì, come in altri campi profughi, la sveglia del gallo è qualcosa di più: nutrimento per i disoccupati, così come il desiderio di mantenere la continuità, anche se solo simbolica, con il villaggio che una volta era lì, e che da allora è stato distrutto.

Returnees, not Refugees

Dai campi profughi libanesi giungono notizie poco rassicuranti: almeno tre giovani palestinesi sono stati uccisi, mentre gli scontri tra gli abitanti e l'esercito libanese continuano.

Per entrare a Nahr el-bared, campo profughi palestinese nei pressi di Tripoli, ogni abitante deve presentare l'unico documento di riconoscimento in suo possesso, quello rilasciato dall'UNRWA, perché i profughi in Libano non hanno diritto alla cittadinanza. Venerdì scorso, a seguito di una discussione tra un ragazzo che voleva rientrare a "casa", nel campo, e l'esercito libanese secondo il quale il documento presentato non era vero, il giovane è stato ucciso a sangue freddo.

Sono quindi iniziate delle proteste organizzate dagli abitanti di quel luogo in cui sono costretti a vivere, chiusi da un check point dopo essere stati cacciati dalle loro abitazioni, senza neppure il diritto a possedere un documento identificativo perché non concesso dal governo libanese. E, naturalmente, senza il diritto di praticare la maggior parte dei mestieri, a possedere una casa o a lasciare in eredità qualsiasi avere.

La battaglia degli Stomaci Vuoti prosegue

La battaglia degli Stomaci Vuoti prosegue: la salute di Akram Rikhawi continua a peggiorare, mentre lo sciopero della fame di Mahmoud Sarsak si conclude con successo

Addameer e Physicians for Human Rights-Israel (PHR-Israel) ribadiscono la loro preoccupazione per Akram Rikhawi, che continua ad affrontare una minaccia imminente per la sua vita nel suo 70° giorno di sciopero della fame. L'avvocato di Addameer Mona Neddaf ha potuto fargli visita tre giorni fa nella clinica della prigione di Ramleh, perché ai medici indipendenti dal PHR-Israel è stato negato un accesso regolare dalla loro scorsa visita, il 6 giugno.

Durante la sua visita Neddaf ha notato che Akram è estremamente stanco e debole, e che ora pesa solo 49 chili. Inoltre, dal 16 giugno si rifiuta di assumere vitamine e liquidi attraverso delle flebo. Anche se si sta nutrendo di sola acqua, Neddaf ha osservato con preoccupazione che sta diventando difficile anche l'assunzione di acqua, perché il detenuto è ormai in grado di consumarne appena un litro al giorno.

I palestinesi devono tornare alla resistenza armata

Nella lettera inviata a Netanyahu il 17 aprile, il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha chiesto ad Israele di "interrompere tutte le attività di colonizzazione", come precondizione per l'attuazione dei negoziati. Una settimana dopo Catherine Ashton, ministro degli esteri dell'Unione europea, ha condannato Israele, dicendo: "gli insediamenti sono illegali secondo il diritto internazionale, sono un ostacolo alla pace e minacciano la sopravvivenza della soluzione dei due stati".


Scout palestinesi di Al-Qassam, il braccio armato del movimento Hamas, dimostrano le proprie
capacità nel corso di una cerimonia di laurea a Gaza City. (Foto: Reuters - Mohammed Salem)

Certo, gli insediamenti sono illegali secondo il diritto internazionale. Ma è pericoloso presentare la questione degli insediamenti come condizione per riprendere i colloqui diretti, perché questo cela il vero ostacolo alla pace, vale a dire la politica di Israele di mantenere lo status quo e la complicità dell'ANP nel perpetuare l'occupazione. Chiamando l'espansione degli insediamenti "un ostacolo alla pace" e il loro arresto una precondizione per i colloqui di pace bilaterali, l'ANP e la comunità internazionale collaborano con l'occupazione sionista al fine di concentrare l'attenzione sulla politica degli insediamenti di Israele e di continuare con il cosiddetto processo di pace.

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