Resistenza palestinese

"Dove stanno i «veri» partigiani": ovunque si organizzi la resistenza palestinese

Il 25 aprile, anche dopo 72 anni, riesce a smuovere le acque limacciose della consuetudine facendo riemergere un po’ di tutto: dal letame convintamente sionista a qualcosa di meno sgradevole alla vista, ma altrettanto negazionista.

L’articolo pubblicato su Il Manifesto del 21 aprile 2017 “dove stanno i «veri» partigiani” si porta dietro tutta la retorica ed i luoghi comuni che compongono la narrazione sionista, quella narrazione che vuol far credere che sia possibile “una soluzione democratica del conflitto”, come pare ami sperare Alessandro Portelli, e per questo a lui piacciono molto gli “ebrei contro l’occupazione”, che noi rispettiamo, pur non condividendone alcuni aspetti.

LA COMUNITA' EBRAICA DI ROMA SUL 25 APRILE: ARROGANTE, COLONIALE E SMEMORATA…

Pensavamo di essere preparati all’arroganza sionista, ma la “comunità ebraica di Roma” ha voluto smentirci nuovamente. Con un comunicato pesantissimo, questa sedicente comunità se l’è presa direttamente con l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. A quanto pare, quella ”comunità” non ritenendosi soddisfatta delle proprie aggressioni ai danni militanti antisionisti e filopalestinesi, delle “scorte” milanesi del PD (Sionista) e delle fandonie autocelebrative pilotate attraverso il mainstrem mediatico; questa volta, nel suo solito stile da “occupante”, si è autoassegnata il ruolo di rappresentante dei “veri partigiani”, espropriando dal proprio storico, legittimo e istituzionale ruolo nientemeno che la stessa ANPI. “Colpevole” di non assecondare una riscrittura sionista della Storia partigiana, della lotta al nazifascismo e dei suoi valori politici.

Pretendere che la “Brigata Ebraica” in quanto “corpo militare inquadrato nell’esercito inglese composto da ebrei che vivevano nelle colonie sotto il mandato britannico - di Palestina, ndr -...”, debba essere il rappresentante dei “veri partigiani” d’Italia appare un’enormità politica da tutti i punti di vista, che non solo dovrebbe far tuonare la protesta del Presidente dell’ANPI Smuraglia e di tutte le diramazioni della stessa Associazione, ma anche degli eredi ideali dei partigiani antifascisti, in primis di quelli comunisti e tra questi, in particolare, quelli di origine ebraica: morti combattendo l’occupante nazifascista.

APPELLO: libertà per Kifah Quzmar e tutti gli studenti palestinesi prigionieri

Lo studente palestinese Kifah Quzmar è stato imprigionato lo scorso 7 marzo dalle forze di occupazione israeliane, sottoposto ad un interrogatorio per oltre 20 giorni è in sciopero della fame contro la sua prigionia. Le organizzazioni studentesche hanno avviato una dichiarazione chiedendo la sua libertà e quella degli altri compagni studenti.

Noi sottoscritti organizzazioni studentesche, gruppi, associazioni e collettivi sollecitiamo tutte le organizzazioni ad esprimere la solidarietà allo studente e prigioniero in sciopero della fame, Kifah Quzmar ed ai suoi compagni prigionieri e studenti palestinesi e a sottoscrivere la seguente dichiarazione.

Kifah Quzmar, 27 anni, al suo ultimo anno di studio in Business Administration all’Università di Bir Zeit, è stato arrestato dalle autorità israeliane il 7 marzo al valico di Karameh/Allenby, mentre era di ritorno da un viaggio in Giordania. Al momento, nessuna accusa è stata mossa contro di lui. Il 26 Marzo scorso ha richiesto di essere accusato di qualcosa o rilasciato, ma Israele ha invece esteso il suo interrogatorio di altri otto giorni. Per protestare contro questa ingiustizia e chiedere il suo rilascio, lo stesso giorno Kifah ha iniziato lo sciopero della fame.

La detenzione di studenti palestinesi da parte dell’occupazione è una chiara violazione dei diritti umani internazionali, del diritto umanitario e della libertà accademica nel suo complesso. In Palestina, il massiccio ricorso alla reclusione è un’arma fondamentale del colonialismo in quanto tenta di sopprimere ed eliminare la resistenza palestinese.

Dichiarazione del Comitato Centrale del PFLP: necessaria una netta e definitiva rottura con l'approccio di Oslo

Il Comitato Centrale Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha concluso la sua consueta riunione in onore dei due martiri Omar Nayef Zayed e Ferial Nasrallah in cui sono valutati gli attuali sviluppi complessivi per i palestinesi, per il mondo arabo a livello regionale e internazionale, discutendo a lungo e in modo approfondito i vari argomenti all'ordine del giorno.

L'incontro è coinciso col ricordo dell’eroica condotta del martire intellettuale rivoluzionario Basil al-Araj contro le forze del nemico sionista. La sua lotta è stata una conferma di come le fiamme della rivolta sono vive, rimarranno costanti e formeranno nuovi rivoluzionari per continuare il percorso dei martiri e dei che hanno riempito le fila della lotta di liberazione nazionale palestinese, in quanto il primo confronto rimane sempre quello contro l’occupazione sionista della Palestina.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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