Resistenza popolare

Comunicato stampa: dagli Accordi di Oslo alla "liberazione" di Gerusalemme - ISM Italia

Canto l’arme pietose e ’l capitano
che ’l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co ’l senno e con la mano,
molto soffrí  nel glorioso acquisto;
e in van l’Inferno vi s’oppose, e in vano
s’armò d’Asia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.

POEMA DEL SIGNOR TORQUATO TASSO
AL SERENISSIMO SIGNORE IL SIGNOR
DONNO ALFONSO II D’ESTE DUCA DI FERRARA

Gli Accordi di Oslo o della Versailles palestinese

Il fallimento degli accordi di Oslo è sotto gli occhi di tutti, anche se il cinismo e l’ipocrisia dilaganti continuano in azioni di distrazione di massa prive di ogni fondamento. Nel 2013 Avi Shlaim[1], docente di diritto internazionale a Oxford, ha scritto:

FPLP: La nostra lotta, non Trump, deciderà il destino di Gerusalemme

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina qualifica la dichiarazione del presidente degli USA, Donald Trump, come una dichiarazione di guerra contro il popolo palestinese ed i suoi diritti, chiarendo la posizione ostile nei confronti dei palestinesi e dichiarandosi complice dello Stato sionista, dei sui crimini contro il popolo palestinese e la sua terra, e su questa base deve essere affrontata.

Inoltre il Fronte Popolare ritiene che con questa dichiarazione Trump abbia sparato un “proiettile di misericordia” sulla cosiddetta “soluzione dei due stati” e sul processo di pace. Ha invitato la leadership palestinese ad apprendere dall'esperienza devastante del ricorso ai negoziati sotto il dominio degli Stati Uniti, ad annunciare un ritiro immediato dall'accordo di Oslo e da tutti gli obblighi ad esso successivi.

PER AL QUDS, CAPITALE DELLA PALESTINA!

Nel centenario della dichiarazione di Balfour, la decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato sionista ed il conseguente trasferimento della propria ambasciata in quella città, segna un nuovo passo storico nel progetto coloniale in Palestina e ha l’indubbio merito di fare chiarezza sulla scena geopolitica mediorientale.

Sgombera il campo dalle ambiguità, taglia le gambe ai collaborazionisti ed agli ingenui. Indica l’unica via rimasta per ottenere Al Quds capitale della Palestina: la lotta “con tutti i mezzi necessari” contro il nemico sionista e imperialista. Staccando la spina ai moribondi Accordi di Oslo, che erano il contenitore della (non) soluzione del conflitto arabo-sionista, attraverso la formula dei “2 popoli 2 stati, svelando una bufala internazionale durata un quarto di secolo. Una vera e propria dichiarazione di guerra contro gli arabi, che rientra nel piano della fazione imperialista neocolonialista statunitense che, contestualmente all’occupazione di porzioni di Siria, Iraq, Libia e Yemen, vuole “chiudere” la ferita aperta della Palestina e della sua capitale storica: Al Quds.

Centinaia in bici in tutta Italia per dire #CambiaGiro: No al Giro d’Italia in Israele

Il 25-26 novembre, città in tutta Italia hanno manifestato su due ruote contro la decisione del Giro d’Italia di far partire la corsa rosa da Israele nel 2018. È stata una delle prime tappe italiane della campagna internazionale #CambiaGiro / #RelocateTheRace, che chiede a RCS, organizzatori del Giro, di spostare la Grande Partenza e non aiutare Israele a mascherare le sue violazioni dei diritti dei palestinesi.

Le pedalate e i cicloraduni sono stati organizzati in vista della presentazione ufficiale del Giro 2018, che si terrà a Milano il 29 novembre, in coincidenza con la giornata ONU di Solidarietà con il Popolo Palestinese, e pochi giorni dopo che 120 gruppi per i diritti umani in tutto il mondo hanno pubblicato un appello internazionale per lo spostamento del Giro d’Italia.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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