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Quello della popolazione palestinese rappesenta il caso di esodo forzato più numeroso e più a lungo irrisolto della storia moderna.[1] I rifugiati e gli sfollati interni (Internally Displaced People) palestinesi ammontano oggi a 8,7 milioni e costiuiscono oltre il 66 per cento della popolazione palestinese mondiale.[2] Nonostante questi numeri, e' sempre mancata nell'arena internazionale la volontà di affrontare e porre rimedio a questa drammatica situazione.  Nessun organismo internazionale ne' tantomeno la comunità internazionale ha mai implementato misure volte al raggiungimento di una soluzione giusta e duratura al flagello di questa perdurante Nakba (catastrofe) conformemente a quanto stabilito dal dritto internazionale.[3]

Commemoriamo la Nakba del 1948 (in arabo catastrofe) rimarcando con forza il Diritto al Ritorno per ogni palestinese che voglia ritornare nella propria terra, perché è la speranza del ritorno ciò che ha permesso alle masse dei rifugiati di resistere alla propria crisi d'identità ed è quella che mantiene la determinazione alla lotta e al sacrificio.

C’è un silenzio assordante che avvolge l’Europa e il Paese Italia sulla questione palestinese e sulla politica dello Stato di Israele nei confronti di un Popolo. Da più parti si parla del “diritto di Israele di difendersi” ma in quest’analisi fuorviante e assolutoria, che porta a legittimare e giustificare l’uso della forza militare, s’ignora l’intero processo di colonizzazione dello Stato di Israele diventa-to nel tempo un’aggressione etnica sempre più violenta. Esiste un freno, chiaro ed evi-dente, che impedisce qualsiasi critica alla politica israeliana, come se di tutto si possa parlare in questo Paese ma non di quest’argomento.

Nell'arco di circa 48 ore, tra il 04 ed il 05 maggio 2019, il governo israeliano ha ordinato l'assassinio di altri civili palestinesi. I killer hanno immediatamente obbedito assassinandone 27, tra questi 4 donne (di cui 2 negli ultimi mesi di gravidanza), 1 minore  e 2 neonati...oltre a 154 feriti.

Con queste righe abbiamo voluto spiegare tutto quello che ha rappresentato la giornata non solo per il Fronte Palestina ma per tutti i partecipanti a partire dall’antifascismo.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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