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L'eredità di Vik Utopia

L'eredità di Vik

Ieri, 15 aprile, è stato l'anniversario della morte di Vittorio Arrigoni, attivista integro ed instancabile nella sua lotta, genuino nel suo essere un “guerrillero”, che per lui significava avere «rigore, applicazione alla ribellione e decisione implacabile, determinazione irreversibile, assoluta».

Sempre ieri, 15 aprile, in molte città sono stati organizzati eventi ed incontri per ricordare Vik Utopia, ucciso da mani palestinesi i cui mandanti sono ancora ufficialmente ignoti.

A Bulciago, dove Vittorio era nato 37 anni fa, la mamma, anche sindaco del paese, ha ricordato il figlio sovrapponendo il dolore di un vuoto così pesante alla certezza che quella perdita sia stata un prezioso seme per far fiorire ancora di più la lotta per la Palestina: «questo figlio perduto, ma così vivo come non lo è stato mai, che come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi».

Anche a Milano è stata organizzata una iniziativa, che però ha presentato una serie di contraddizioni ed ha lasciato molta perplessità tra i partecipanti. Prima di tutto la scelta degli invitati, tra cui Paolo Limonta come rappresentante del comune di Milano, la cui stessa giunta, nel giugno scorso, ha accolto la Kermesse israeliana consegnando la città ai sionisti e che sta via via consolidando i rapporti con Israele. Il suo intervento, vuoto e scarno di significati, si è limitato a ricordare il gemellaggio tra Milano e Betlemme, dichiarando l'impegno a voler intensificare i rapporti con la città palestinese.

La serata è risultata vuota, sia per la scarsissima partecipazione, sia per le scelte fatte evidentemente "calate dall’alto", senza nessun coinvolgimento di realtà che lavorano sul territorio milanese...

Non far neppure cenno all'iniziativa “Benvenuti in Palestina” organizzata proprio nel giorno della morte di Arrigoni, che è arrivato a Gaza proprio rompendo l'assedio di Israele su Gaza è ricordare Vik?

Dov'è la coerenza tra queste scelte e ciò che era Vittorio, che di se stesso diceva «avendo fatto della mia vita una missione, laica e civile, dimettermi dalla missione significherebbe dare le dimissioni dalla vita. Un suicidio. Ci sono esistenza più spendibili di altre, e la mia è una di queste. Tutto sta nel spenderle per qualcosa d’impagabile, come la lotta per la giustizia, la libertà»?

La sua morte ha lasciato inevitabilmente un vuoto, sia umano sia politico (ricordiamo che Arrigoni è stata l'unica voce narrante testimone dei massacri sionisti durante l'operazione Piombo Fuso), ma al tempo stesso ci ha caricati di una responsabilità: è ancora di più nostro dovere far sì che quel seme dia dei frutti, dobbiamo tenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica sull'occupazione della Palestina e sui soprusi sionisti.

Ma, attenzione, dobbiamo far sì che la memoria di Vittorio non diventi un bazar, che non si tramuti in inutili occasioni commemorative. Vittorio non avrebbe mai voluto essere posto su un altare per essere rimpianto.

Vik, «il testimone, il giusto, il resistente, il partigiano», come lo ha definito Egidia Beretta, ci ha insegnato come essere genuinamente dalla parte dei diritti umani, e lo ha fatto stando vicino ai palestinesi, a quelli che non avevano voce, a quelli che sempre più denunciavano le scorrettezze dei loro stessi governi. Vik accoglieva le loro richieste, le faceva sue per “dar voce ai senza voce”, come soleva dire, perchè quella palestinese è una delle più grandi cause morali del nostro tempo.

Vik è morto, ma il suo ricordo, traslato nella nostra responsabilità di fronte alle nefandezze del sionismo, deve restare viva. Ed è questa l'eredità di cui vogliamo farci carico, seguendo l'insegnamento di Vittorio, simbolo di correttezza ed integrità morale.

«Avendo fatto della mia vita una missione, laica e civile, dimettermi dalla missione significherebbe dare le dimissioni dalla vita. Un suicidio.»

«Ci sono esistenza più spendibili di altre, e la mia è una di queste. Tutto sta nel spenderle per qualcosa d’impagabile, come la lotta per la giustizia, la libertà.»

Vittorio Arrigoni, un vincitore che non ha mai smesso di sognare!

Redazione PalestinaRossa
RESTIAMO UMANI
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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