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CONTESTARE LA PRESENZA DELLA BRIGATA EBRAICA NELLA FESTA DELLA LIBERAZIONE NON È UN DIRITTO, È UN DOVERE!

Le insegne della Brigata ebraica sfilano per la prima volta nel corteo del 25 Aprile 2004. Le motivazioni di questa decisione sono dichiarate ed esplicite: nel sito degli “Amici di Israele” si legge che sono costoro a decidere di sfilare sotto le insegne della Brigata ebraica perché “stanchi di partecipare circondati da bandiere palestinesi [...] e per non farci annoverare tra la massa dei manifestanti anti-americani o anti-israeliani”. La stessa associazione dichiara che la decisione di sfilare con la Brigata ebraica è solo un passaggio di un percorso che deve portare a “lo sdoganamento del sionismo” (testuale). Si legge: “Crediamo, infatti, importante spiegare agli italiani che il sionismo è un ideale alto, nobile e giusto”.

È quindi espressamente dichiarato che la sfilata della Brigata ebraica è un’operazione di propaganda del sionismo ed è organizzata dalla associazione “Amici di Israele”.

Il FPLP chiede all'OLP e al Consiglio Centrale di considerare Abbas responsabile di azioni che compromettono la lotta palestinese

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha invitato l'OLP e le sue istituzioni a fronteggiare le affermazioni ai media sionisti del Presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas e la decisione di inviare una delegazione dell'ANP a porgere le condoglianze per la morte di un ufficiale dell'occupazione della cosiddetta “amministrazione civile” in Cisgiordania.

Il FPLP ha sottolineato che questo sistemativo comportamento indignitoso svela l'asservimento dell'Autorità palestinese alle strutture dell'Occupazione e ai suoi meccanismi di repressione. Si tratta di atteggiamenti che superano ogni limite e calpestano le tradizioni del popolo palestinese, minando il movimento nazionale di liberazione della Palestina, i suoi principi e le sue decisioni, la più recente delle quali è quella del Comitato Centrale di porre fine al coordinamento di sicurezza con le forze di occupazione.

Universo di rabbia: i campi profughi di Betlemme

Ahmed guida la sua auto verso la periferia. Quando gli chiediamo se era in città durante l’invasione israeliana del 2002, quando infuriava la Seconda Intifadah (e anche la Chiesa della natività fu cinta d’assedio a Betlemme, scatenando persino le proteste del Papa), prorompe in un’esclamazione: “Mi fai ricordare delle cose che neanche ti immagini”.

Una notte, lui e un’altra dozzina di militanti ricercati da Israele si trovavano in una palazzina abbandonata, proprio a lato della strada che stiamo attraversando; videro nel cielo un aereo da guerra F-16 che si dirigeva verso di loro, e pensarono di essere spacciati. “Nel giro di mezzo secondo, nessuno si trovava più nell’edificio. Chi è saltato giù dalle scale, chi dalle finestre…”. Poi sentirono l’esplosione, ma l’obiettivo era un altro: l’aereo israeliano aveva colpito la stazione di polizia palestinese che si trovava lì a fianco.

CRISI IN MEDIORIENTE: SUPERARE I SETTARISMI, L’ESEMPIO DEL ROJAVA

Le notizie di questi ultimi mesi dall’Iraq e dalla Siria denotano un aggravarsi della situazione umanitaria in Medioriente, e in particolar modo si evidenzia sempre di più la dinamica settaria di questa crisi. Il problema non è nuovo nella regione, che per ragioni storiche è sempre stata un crogiuolo di religioni, culture, etnie ed ha sempre visto in questa eterogeneità un elemento di ricchezza ma anche di instabilità.

In questi giorni sono disumane le notizie provenienti dall’Iraq, che vede alimentarsi il conflitto fra sunniti e sciiti, come dalla Siria, sempre più dilaniata e contesa da diversi Stati e gruppi d’interesse, senza dimenticare la guerra civile in Yemen (sempre tra sunniti e sciiti) e la situazione Palestinese, sempre più divisa al suo interno tra Striscia di gaza e Cisgiordania e soffocata dalla capacità militare Israeliana. In ogni caso, in Siria come in Iraq, in Palestina come in Yemen, è la popolazione, la società, a pagare le guerre dei potenti e i loro affari, in maniera sempre più violenta e drammatica.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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