No Expo

Appello alla mobilitazione: continuiamo la campagna “No Expo - No Israele”

Il 19 settembre, giornata nella quale è previsto l’arrivo di Abu Mazen all’Expo - contestualmente, nello stesso mese, alla presenza di un rappresentante israeliano - deve essere un’occasione per far sentire la nostra voce, rilanciare la lotta contro Expo e la narrazione che ci propina, opporsi alla presenza di Israele come principale partecipante alla fiera delle multinazionali, occasione in cui la Palestina che si presenta si fa relegare, invece, in un piccolo stand nella “zona arida”.

Invitiamo quindi tutti i solidali con la Resistenza Palestinese e i suoi prigionieri, gli antimperialisti, coloro che sono impegnati nell’appoggio alle resistenze dei popoli e le realtà di lotta contro Expo a costruire con noi la mobilitazione. Questo diventa un compito cui nessuno si dovrebbe sottrarre.

In memoria della vile aggressione denominata "Margine di protezione"

Un anno fa, esattamente un anno fa la ferocia sionista si è scatenata sulla Palestina, sulle palestinesi e sui palestinesi. La ferocia sionista non ha avuto pietà per alcuno: OLTRE 2500 STRAZIATI, TRA QUESTI I BAMBINI E LE BAMBINE SONO STATI OLTRE 600.

Una ferocia antica, una ferocia programmata, una ferocia voluta da oltre 70 anni. Una ferocia che viene continuamente non vista, dimenticata da tutte e tutti. Tonnellate di bombe, migliaia di vili attacchi aerei contro una popolazione civile non hanno sfiancato la resistenza palestinese, che ha resistito provocando gravi perdite all’esercito aggressore.

Expo tra censura, controllo e licenziamenti. Non accettiamo il bavaglio, rilanciamo la lotta e la mobilitazione!

Sessantamila lavoratori in Expo sono stati sottoposti ai controlli di questura (DIGOS) e prefettura di Milano e 600 pass per entrare nel sito sono stati negati. Ciò per molti ha significato il licenziamento. Non è dato sapere i criteri con cui le forze dell’ordine concedano o meno il via libera se non che Expo è un sito “sensibile”; si tratta a tutti gli effetti di un controllo dell’identità politica delle persone e della conseguente negazione del lavoro a chi non è gradito.

Anche nelle iniziative esterne al sito, comprese quelle di dibattito, vengono utilizzati gli stessi criteri e in questo caso si applica la censura di fascista memoria. È successo con la chiusura per alcuni giorni dell’Università Statale con l’obiettivo di impedire una assemblea NO Expo, ancora più recentemente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano ad un incontro organizzato dal collettivo studentesco della scuola è stato negato il diritto a parlare ad alcuni relatori No Expo dall'amministrazione dell'università.

L'esposizione internazionale della menzogna continua…

Mentre nella Festa dei Lavoratori, la vetrina mediatica Expo 2015 delle multinazionali, è andata in frantumi sotto il peso delle contraddizioni, provocate da anni di devastazioni cementificanti del territorio e del saccheggio miliardario della ricchezza sociale, attraverso il made in Italy della corruzione, della mafia e del capitalismo: tale filosofia del business di clientela si riproduce inesorabile. Anche nell'esposizione del brand israel e della sua fagocitazione della Palestina.

La Palestina si trova nel territorio di Israele […] La Palestina non è ancora una Nazione a tutti gli effetti, visto che si sta cercando di risolvere la questione in questi decenni per via diplomatica, anche se i vari scontri a fuoco con Israele non facilitano la risoluzione definitiva di questa complicata situazione.” Recita così, testualmente, riferendosi alla Palestina, uno dei siti di riferimento della kermesse milanese (http://www.worldexpo2015.it/info/info/partecipanti/palestina.html). Sponsorizzato da Assolombarda ed altri grumi del capitalismo multinazionale. Dopo la figuraccia di aver presentato come capitale dell'entità sionista, Gerusalemme, non riconosciuta internazionalmente, il comitato d'affari dell'Esposizione universale, si contraddistingue nuovamente per la manipolazione filoisraeliana. Riscrivendo al contrario la storia e la geografia, a proprio uso e consumo.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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