Pinkwashing

Il movimento BDS compie 12 anni e celebra l'anniversario con l'elenco di 12 conquiste nel 2017

Poiché il BDS compie 12 anni questa settimana, ecco, per sottolineare l’evento, 12 notizie che rilevano la crescita dell’impatto del nostro movimento dal 2017.

Torino Pride 2017 e incontro con John Trengove

Il Pride di Torino, come l'anno scorso, ha ospitato al suo interno lo striscione "No Pinkwashing - Stop Israeli Apartheid", dietro al quale hanno sfilato con bandiere palestinesi attivisti di BDS Torino, Progetto Palestina e Circolo Maurice LGBTQ. Sono stati distribuiti centinaia di volantini per denunciare il pinkwashing israeliano, quella pratica di strumentalizzazione che lo stato di Israele compie delle tematiche LGBTQI  per mascherare l'oppressione del popolo palestinese. E’ stato nuovamente ribadito che:

Un’ondata di boicottaggi colpisce il festival israeliano di cinema LGBT

Gli artisti rifiutano di lasciare che la loro arte copra le gravi violazioni dei diritti umani di Israele

29 maggio 2017 - Viene riferito che almeno cinque dei dodici relatori internazionali invitati a partecipare al Tel Aviv International LGBT Film Festival dal 1 al 10 giugno si sono stati ritirati dopo che gli attivisti queer palestinesi e i loro alleati nel movimento BDS hanno lanciato l'invito a boicottare la manifestazione di "pinkwashing" (operazione di marketing che strizza l'occhio ai gay, N.d.T.) propagandistico che fornisce una copertura progressista alle continue e gravi violazioni dei diritti umani palestinesi da parte di Israele.

Occupazione, colonialismo, apartheid Israeliane: ‘Don’t Let it B’! Boicotta il Tel Aviv Pride 2017

Il Tel Aviv Pride 2017 in Israele dichiara di celebrare la diversità, ma dietro all’arcobaleno Israele nasconde 69 anni di occupazione, colonialismo, apartheid. Mentre il tema ufficiale di quest’anno è l'accettazione sociale della comunità bisessuale, con il suo slogan “Let it B”, in realtà l’annuale Pride Parade di Tel Aviv non è altro che un esercizio di diplomazia internazionale. Le agenzie governative Israeliane lavorano a stretto contatto con organizzazioni LGBTQ Israeliane per presentare Tel Aviv come un’isola felice progressista in modo da distogliere l’attenzione internazionale dalle quotidiane violazioni dei diritti dei Palestinesi. L’industria del Tel Aviv Pride non si regge da sola. Ogni anno giornalisti internazionali, organizzazioni LGBTQ, il circuito delle imprese e dei gay party, agenzie di viaggio gay, artisti, drag queens e registi sono invitati non solo per promuovere e partecipare al Tel Aviv Pride, ma anche per fornire legittimazione all’ininterrotta oppressione Israeliana dei Palestinesi.

Israele discrimina i propri cittadini Palestinesi (25% della popolazione di Israele) con più di 50 leggi che li rendono cittadini di serie B. Per mezzo secolo Israele ha mantenuto l’occupazione militare della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, e della Striscia di Gaza, negando diritti umani basilari ai Palestinesi. Israele sta inoltre commettendo un “genocidio al rallentatore” contro gli 1.8 milioni di Palestinesi che vivono sotto un embargo illegale a Gaza e continua a costruire il suo illegale Muro dell’Apartheid. Israele censura dissidenti e critici incarcerando migliaia di prigionieri politici Palestinesi; nega inoltre ai rifugiati Palestinesi il loro diritto al ritorno verso la loro terra, diritto sancito dall’ONU.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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