Territori occupati

"NON VIOLENZA": STRATEGIA PER LA RESISTENZA PALESTINESE?

Le manifestazioni settimanali di Bil'in e i progetti non violenti nei villaggi di al-Ma'sara, at-Tuwani e Nabi Saleh sono diventati i nuovi simboli della lotta palestinese. Oggi anniversario della battaglia di Bil'in contro Muro.

Nablus (Cisgiordania), 17 febbraio 2012

(nella foto, manifestazione a Bil’in, dal sito ism-norcal.org)

Puo’ la resistenza popolare non violenta mettere fine all’occupazione israeliana? Come a Bil’in, che proprio oggi celebra con un grande raduno il settimo anniversario della sua battaglia contro il Muro costruito da Israele in Cisgiordania? Sami Awad, direttore esecutivo dell’Holy Land Trust (HLT) non sembra avere alcun dubbio sull’efficacia di questa via come strategia per combattere la politica israeliana di colonizzazione ed occupazione della terra. Questa organizzazione non profit con base a Betlemme, fondata nel 1998, promuove programmi che mirano a dare maggior potere alla comunità locale attraverso la diffusione del concetto e della pratica della resistenza popolare non violenta.

JOE SACCO: “PALESTINA.UNA NAZIONE OCCUPATA”, “GAZA 1956.NOTE AI MARGINI DELLA STORIA”

“I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno.” Certamente quei vecchi sono morti, da parecchio ormai, ma i giovani non hanno dimenticato.

Roma, 12 febbraio 2012

(immagine dal sito www.bbc.co.uk)

“I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno.” Pronunciata in un tempo che forse per alcuni è solo un passato lontano, questa frase è la risposta ad una domanda: quale sarebbe stato il destino dei palestinesi che avevano perso la loro terra? Una risposta venne e fu: “I vecchi moriranno e i giovani dimenticheranno.” Certamente quei vecchi sono morti, da parecchio ormai, ma i giovani non hanno dimenticato. Perché le radici, le origini, il senso di identità e di appartenenza ad un popolo, difficilmente si dimenticano. Che i giovani, i vecchi e persino i bambini non abbiano dimenticato lo racconta in un modo originale ma efficace come non mai il fumettista maltese Joe Sacco. Due sono i libri dedicati da Joe Sacco alla Palestina. Scritti nell’arco di qualche anno di distanza. Acquistando i due tomi sulla Palestina, rispettivamente “Palestina. Una nazione occupata” e “Gaza 1956.

Analisi: trarre profitto dalla normalizzazione

Il dibattito sulla normalizzazione e sui modi con cui essa mina la lotta contro l'occupazione  avvieni essenzialmente in luoghi come riunioni, conferenze, campi giovanili per israeliani e palestinesi e in altre attività dette di "coesistenza".

Ma molto poco è stato detto e scritto sull'aspetto economico o sui guadagni derivanti dalla normalizzazione. Da quando sono iniziati i negoziati di Oslo, è emerso un nuovo settore economico in Israele - un gruppo di persone che fa soldi dai progetti di normalizzazione, finanziati dai donatori in Europa e negli Stati Uniti. Questi israeliani, ed un numero più piccolo di palestinesi, ripetono il solito rituale di organizzare attività congiunte per israeliani e palestinesi, creando l'illusione che tali eventi contribuiscano a calmare il conflitto, e trascurando le reali cause del conflitto. Molti donatori sono felici di contribuire a questi progetti, perché possono vantarsi di aver appoggiato il "processo di pace". Le persone che organizzano questi progetti hanno fatto carriera grazie a questi progetti e continuano a farlo ancora oggi, molto tempo dopo il fallimento del vero e proprio "processo di pace".

Benvenuti nel primo Stato-Bunker del mondo

Benvenuti nel primo Stato-bunker del mondo: c’è posto solo per gli ebrei nel regime di Israele, la “città in mezzo alla selva”.

 

da: lahaine.org, 26.1.2012

Tornano sempre sulla stessa cosa. La scorsa settimana il Parlamento israeliano ha riattualizzato una legge di 59 anni fa, che originariamente voleva impedire che centinaia di migliaia di palestinesi tornassero alle case e alle terre dalle quali erano stati scacciati dalla creazione dello Stato di Israele.

Il proposito della draconiana Legge di Prevenzione dell’Infiltrazione del 1954 era rinchiudere qualsiasi palestinese che riuscisse a sfuggire ai franchitiratori che proteggevano le frontiere del nuovo Stato. Israele credeva che solo un castigo selvaggio e la dissuasione potessero assicurare il mantenimeto della assoluta maggioranza ebrea che aveva appena creato con una campagna di pulizia etnica.

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