Palestina

Washington – The Palestine Chronicle. La giornalista ebrea statunitense Katie Halper è stata licenziata da The Hill per aver definito Israele come uno “stato d’Apartheid”.

Conosciuta per il suo podcast, Rising, la 41enne aveva redatto un monologo in risposta ai recenti attacchi alla deputata palestinese statunitense Rashida Tlaib.

"It's a blatant act of censorship to silence a pro-Palestinian journalist."

Article by @BMarchetich in @jacobin https://t.co/hrmblKbgw1

— Palestine Deep Dive (@PDeepdive) October 3, 2022

Inizialmente ad Halper è stato impedito di fare commenti a sostegno del membro democratico del Congresso degli Stati Uniti, ma in seguito è stata licenziata dal suo lavoro.

Tlaib era stata attaccata da colleghi e giornalisti per aver affermato che non è più possibile rimanere progressisti e continuare ad essere un sostenitore dello stato di Israele.

“Voglio che sappiate tutti che, tra i progressisti, diventa chiaro che non si può affermare di appoggiare i valori progressisti e sostenere il governo d’Apartheid di Israele”, ha affermato la parlamentare del Michigan durante un evento online.

This is What Got Katie Halper Censored & Canceled By The Hill: Israel Is An Apartheid State – YouTube https://t.co/81wp0FXdvM

— Susan Sarandon (@SusanSarandon) September 30, 2022

Com’era prevedibile, i gruppi filo-israeliani hanno classificato il commento di Tlaib come antisemita.

Halper ha voluto respingere le critiche e ha redatto un segmento del suo podcast esaminando l’osservazione di Tlaib. Il monologo includeva la definizione di Apartheid secondo il diritto internazionale e citazioni di organizzazioni per i diritti umani come B’Tselem, Human Rights Watch e Amnesty International, che hanno accusato lo stato d’occupazione di aver commesso il crimine d’Apartheid.

Il segmento conteneva anche una citazione dell’ex-primo ministro israeliano Ehud Barak che affermava che Israele può diventare uno stato d’Apartheid se non cambia rotta. Altri leader israeliani hanno lanciato avvertimenti simili. Halper ha anche fatto riferimento alle leggi razziste di Israele che privilegiano gli ebrei rispetto ai non ebrei.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Cisgiordania-PIC e Quds Press. Diversi palestinesi sono rimasti feriti durante gli scontri scoppiati in tutta la Cisgiordania occupata, martedì sera, a seguito delle incursioni delle forze di occupazione israeliane (IOF).

Nella cittadina di Dura, in provincia di al-Khalil/Hebron, diversi palestinesi hanno sofferto per l’inalazione di gas lacrimogeni, dopo che le IOF hanno preso violentemente d’assalto l’area con un pesante lancio di bombe lacrimogene.

Le IOF hanno anche rafforzato le restrizioni nella Città Vecchia e hanno chiuso i cancelli e le strade che portano alla Moschea Ibrahimi. 

A Ramallah, sono scoppiati scontri al checkpoint di Atara, tra l’intensificarsi del fuoco delle IOF con munizioni letali e bombe sonore. Non sono stati segnalati feriti. 

Nel frattempo, un autista palestinese è stato arrestato dopo che i soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro la sua auto vicino vicino all’insediamento di Ofra, costruito illegalmente sulle terre delle cittadine di Silwad e Ein Yabrud, a Ramallah.

Le IOF hanno impedito alle squadre mediche di raggiungere il ferito e lo hanno portato in un centro di detenzione.

Diversi posti di blocco militari sono stati eretti anche lungo la strada Nablus-Ramallah, dove i veicoli palestinesi sono stati fermati e perquisiti.

In provincia di Jenin, sono scoppiati scontri nella cittadina di Rummana, tra pesanti lanci di bombe lacrimogene. Durante gli scontri sono stati segnalati diversi casi di asfissia da inalazione di gas lacrimogeni.

Tel Aviv – The Palestine Chronicle e Wafa. Lunedì, il Centro legale Adalah per i diritti delle minoranze arabe in Israele e l’avvocato Khaled Zabarqa hanno presentato una mozione alla Corte Suprema israeliana per appellarsi alla decisione di un tribunale israeliano di grado inferiore di negare il rilascio anticipato del prigioniero palestinese Ahmad Manasra.

Manasra fu arrestato da Israele nel 2015 quando aveva solo 13 anni, in un incidente di alto profilo che ha attirato l’attenzione in tutto il mondo.

🚨UPDATE on Ahmad Manasra’s case: we must continue to demand for the release of #AhmadManasra immediately so he may be reunited with his family and start the proper treatment he needs in order for his mental and physical health to get better #FreeAhmadManasra pic.twitter.com/OODVKVyCM1

— US Palestinian Community Network (@uspcn) October 4, 2022

Il 1 settembre 2022, il tribunale distrettuale di Beersheba ha respinto una richiesta di rilascio anticipato. La mozione è stata presentata alla luce del deterioramento della situazione medica e di salute mentale di Manasra.

Secondo un parere medico professionale, le condizioni di Manasra richiedono cure immediate fuori dal carcere. Tuttavia, il comitato israeliano per la libertà vigilata ha deciso di non rivedere il suo caso.

An Israeli court extended the solitary confinement of Palestinian prisoner, Ahmad Manasra, 20, for 6 months.

Ahmed, imprisoned as a child of 13 years, has been tortured physically & psychologically for 7 years.#FreeAhmadManasra!#FreeThemAll
Sign 👇🏾 https://t.co/nJwyjdD6XD

— BDS movement (@BDSmovement) October 1, 2022

“L’errata gestione legale di Israele nel caso di Ahmad Manasra ha portato ad una serie di molteplici fallimenti, a cominciare dalla severa condanna che Israele gli ha inflitto come minorenne di 13 anni e terminando con il diniego della sua richiesta di rilascio anticipato”, ha affermato Khaled Zabarqa, l’avvocato di Manasra.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Il funerale di Asel Asleh – uno dei 13 Palestinesi uccisi dalla polizia israeliana – ad Arrabe, nell’ottobre 2000. (Foto: Adalah).

Haifa-Wafa. A distanza di oltre due decenni dalle uccisioni dell’ottobre 2000, Israele garantisce ancora una totale impunità alle sue forze di polizia e militari, ai vigilanti civili ebrei israeliani, quando i Palestinesi vengono uccisi o feriti, secondo quanto denunciato da Adalah – Centro legale per i diritti delle Minoranze arabe in Israele.

Ventidue anni fa, tra l’1 e l’8 ottobre 2000, con l’uccisione e il ferimento di decine di Palestinesi da parte delle forze israeliane nella moschea di al-Aqsa, a Gerusalemme, e in Cisgiordania, i cittadini palestinesi di Israele scesero in strada in forze per protestare. Durante queste proteste, in seguito conosciute come la Rivolta dell’ottobre 2000, gli agenti della polizia israeliana colpirono a morte 13 giovani palestinesi disarmati – 12 cittadini israeliani e uno residente a Gaza – ferendone centinaia di altri.

Più di due decenni dopo, Israele continua a usare misure repressive, forza eccessiva e armi illegali per disperdere le manifestazioni, in violazione della libertà di espressione dei Palestinesi e del loro diritto di protestare, ha affermato Adalah in una dichiarazione in ricordo dei 13 uccisi nelle città arabe in Israele.

Israele propone, inoltre, di introdurre una serie di misure draconiane che conferirebbero poteri ampi e indiscriminati alle forze di polizia israeliane nelle comunità arabe palestinesi in Israele, con il pretesto di combattere la criminalità in queste comunità. Questi atti sono una diretta continuazione delle politiche perseguite dal regime militare israeliano che è stato imposto ai cittadini palestinesi di Israele dal 1948 al 1966, ha aggiunto.

“Israele non ha ritenuto le sue forze armate responsabili dell’uccisione dei 13 Palestinesi negli omicidi dell’ottobre 2000, e i suoi leader politici e delle forze dell’ordine di aver costantemente incitato contro i cittadini palestinesi di Israele. La politica israeliana di impunità pressoché totale per la polizia e per le altre forze armate è evidente 1) nelle frequenti esecuzioni extragiudiziali di Palestinesi e nei raid pressoché notturni delle forze israeliane in tutta la Cisgiordania occupata; 2) nell’uccisione di civili e nell’estesa distruzione di proprietà civili a Gaza durante le offensive militari israeliane sulla Striscia di Gaza, più recentemente la scorsa estate; 3) nell’uccisione di oltre 200 Palestinesi a Gaza come dimostrato durante la Grande Marcia di Ritorno nel 2018-2019″, ha affermato Adalah.

Israele ha esteso la sua vasta politica di impunità includendo coloni ebrei israeliani e gruppi di vigilanti armati che attaccano i Palestinesi e le loro proprietà. Le autorità israeliane hanno scagionato tutti e cinque i sospetti ebrei israeliani dell’uccisione del cittadino palestinese di Israele, Mussa Hassouna, durante i fatti violenti del maggio 2021, con falsi pretesti e affermazioni infondate, inviando un chiaro messaggio che l’uccisione è consentita purché la vittima sia palestinese. Adalah ha impugnato questa decisione.

“Mentre commemoriamo il 22° anno delle uccisioni dell’ottobre 2000, Adalah continua a lottare per la giustizia e la responsabilità per tutti i Palestinesi davanti ai tribunali israeliani e ad altre autorità, e invita la comunità internazionale a protestare contro i continui crimini di Israele e le violazioni dei diritti umani contro i Palestinesi”, ha concluso Adalah nella sua dichiarazione.

Traduzione per InfoPal di Edy Meroli

Palestinesi attraversano il valico di Allenby nell’agosto 2021. Sulaiman MahmoudImmagini APA.

The Electronic Intifada. Di Maureen Clare Murphy. Le nuove restrizioni del ministero della Difesa israeliano all’ingresso degli stranieri nella Cisgiordania occupata violeranno i diritti fondamentali dei palestinesi, inclusa la vita familiare, quando saranno imposte il mese prossimo.

Secondo una coalizione di gruppi palestinesi per i diritti umani, la procedura di 97 pagine serve per “l’ingegneria razziale” israeliana della popolazione in Cisgiordania “nell’ambito del suo regime di apartheid, che costituisce un crimine contro l’umanità”.

I gruppi affermano che le restrizioni “invadono la libertà di movimento dei palestinesi che ricevono assistenza umanitaria e lo sviluppo nonché i servizi di medici e altri esperti”.

“Queste misure incidono sui diritti sovrani del popolo palestinese, compreso il diritto di ospitare esperti, artisti, atleti, studenti, turisti e volontari”.

I gruppi esortano i paesi dell’Unione Europea a fare pressione su Israele per “fermare queste crescenti restrizioni”. Chiedono, inoltre, l’instaurazione di una missione conoscitiva permanente istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite “per indagare su questa misura come una grave violazione che rientra nella categoria della discriminazione razziale”.

Le nuove restrizioni, pubblicate all’inizio di questo mese, entreranno in vigore il 20 ottobre. Non si applicheranno agli stranieri che visitano la Gerusalemme est occupata, che Israele ha annesso illegalmente ed è regolata dal diritto civile di quello stato.

Gli stranieri che desiderano visitare la Cisgiordania, esclusa Gerusalemme est, devono farlo attraverso il Ponte di Allenby con la Giordania piuttosto che l’aeroporto internazionale di Israele vicino a Tel Aviv.

Secondo la coalizione di gruppi per i diritti, coloro che cercano di lavorare o studiare in Cisgiordania “devono richiedere un visto d’ingresso 45, 60 o anche fino a 153 giorni prima dell’arrivo, nonché fornire un ampio questionario sul proprio CV [curriculum] e qualsiasi legame familiare o sponsale in Cisgiordania”.

Una precedente bozza delle restrizioni avrebbe richiesto agli stranieri di informare l’esercito israeliano se si fossero fidanzati, si fossero sposati o si fossero trasferiti con un palestinese.

“Questa condizione scandalosa è stata rimossa in seguito alle pressioni internazionali”, secondo i gruppi per i diritti dei palestinesi.

“Tuttavia, le procedure appena modificate prevedono ancora che qualsiasi rinnovo di un visto di lavoro o di altro visto per scopi speciali debba essere accompagnato da informazioni nel caso in cui si sia in relazione di coppia con un palestinese inserito nel registro della popolazione in Cisgiordania”.

“Draconiano”.

Secondo HaMoked, un gruppo israeliano per i diritti umani che ha intrapreso un’azione legale contro una precedente bozza delle restrizioni, “le nuove procedure draconiane per l’ingresso e la residenza di stranieri in Cisgiordania andranno a minare la libertà accademica delle università palestinesi e danneggeranno l’economia e la società locali”.

Secondo HaMoked inoltre, le visite di breve durata in Cisgiordania sono limitate ai parenti di primo grado di palestinesi, persone in affari, investitori e giornalisti riconosciuti”.

“La procedura non consente visite a familiari allargati o amici in Cisgiordania, né per turisti, pellegrini o visite culturali”.

Chiunque desideri entrare in Cisgiordania per lavorare, fare volontariato, insegnare o studiare, o che sia il coniuge straniero di un palestinese, deve pagare “garanzie di sicurezza proibitivamente elevate fino a $ 20.000”, aggiunge HaMoked.

Queste direttive si applicano al personale e ai volontari delle agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali. Le restrizioni quindi ostacolano “il flusso dell’assistenza umanitaria e allo sviluppo necessaria per far fronte alle terribili condizioni di vita create dalle azioni discriminatorie di Israele”, affermano i gruppi per i diritti dei palestinesi.

Le nuove restrizioni interromperanno la vita familiare di migliaia di palestinesi.

Esse stabiliscono che Israele ha l’autorità di approvare o meno le richieste dei coniugi stranieri di risiedere in Cisgiordania e affermano che queste richieste sono “soggette a considerazioni politiche del governo israeliano”, secondo HaMoked.

Israele ha congelato il processo di unificazione familiare per più di due decenni, costringendo migliaia di persone, in particolare i coniugi stranieri di palestinesi, a vivere in Cisgiordania senza uno status legale.

I nuovi regolamenti renderanno uno straniero sposato con un palestinese non idoneo al visto di lavoro o di studio.

“Inoltre, tutti i visti nell’ambito della procedura saranno valutati alla luce del rischio di radicamento in Cisgiordania”, afferma HaMoked.

Sotto le nuove restrizioni, il ministero della Difesa di Tel Aviv ha persino l’autorità di stabilire qualifiche accademiche per i docenti presso le istituzioni della Cisgiordania.

I visti per studenti e docenti possono essere rinnovati per un massimo di 27 mesi e non è prevista la possibilità di ottenere un posto per docenti stranieri.

Le nuove restrizioni non si applicano agli stranieri che si recano negli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Secondo HaMoked, chiunque desideri studiare o insegnare all’Università di Ariel nell’insediamento da cui prende il nome “continuerà a essere regolato dalle norme molto più indulgenti stabilite dal ministero degli interni di Israele”.

Il ministero della Difesa, inoltre, “determinerà i criteri economici per l’ingresso di persone in affari e investitori e deciderà quali professioni e progetti hanno “importanza per la regione”, afferma il gruppo per i diritti.

Gli stranieri possono fare volontariato presso le istituzioni palestinesi per soli 12 mesi e poi devono rimanere all’estero per un altro anno prima di poter rientrare in Cisgiordania.

“Discriminatorio”.

I cittadini di Giordania, Egitto, Marocco, Bahrain e Sud Sudan sono esclusi dall’ingresso in Cisgiordania a causa delle nuove restrizioni, nonostante i legami diplomatici di quei paesi con Israele.

“Questa esclusione discriminatoria si applica anche ai cittadini con doppia cittadinanza: ad esempio, un titolare di passaporto sia statunitense che giordano verrebbe trattato come un giordano ai fini di questa procedura”, afferma HaMoked.

I cittadini di quegli stati devono passare attraverso un “processo separato limitato a casi eccezionali e umanitari”.

La politica potrebbe causare frustrazione a Washington per il trattamento discriminatorio riservato da Israele ai palestinesi americani che tentano di entrare in Israele e in Cisgiordania.

L’amministrazione Biden ha cercato di garantire il rispetto da parte di Israele del programma di esenzione dal visto degli Stati Uniti, con l’ambasciatore Tom Nides che ha affermato a giugno di aver lavorato “24 ore su 24 da quando sono arrivato per aiutare Israele a soddisfare tutti i requisiti” per aderire al programma.

Il programma richiede un trattamento reciproco per i cittadini statunitensi a tutti i valichi di frontiera.

I gruppi palestinesi per i diritti umani osservano che le nuove restrizioni all’ingresso in Cisgiordania coincidono con “un’escalation senza precedenti in tutto il [territorio palestinese occupato], compreso lo sfollamento forzato della popolazione e il trasferimento su entrambi i lati della linea verde”.

Le misure repressive di Israele mirano a minare “le capacità, la resilienza, la sopravvivenza e le organizzazioni della società civile della società palestinese”, affermano. Tre delle organizzazioni sottoscritte – Al-Haq, Addameer e Defence for Children International-Palestine – sono state dichiarate gruppi terroristici dal ministero della Difesa israeliano, lo scorso anno e i loro uffici in Cisgiordania sono stati perquisiti e, ad agosto, ne è stata ordinata la chiusura dai militari.

Traduzione per InfoPal di Stefano Di Felice

Hebron/al-Khalil – PIC. Lunedì sera le forze d’occupazione israeliane (IOF) hanno demolito una casa palestinese a Hebron/al-Khalil, nel sud della Cisgiordania.

Fonti dei media palestinesi hanno affermato che le IOF hanno demolito una casa palestinese a Beit Ainun, vicino alla tangenziale n. 60, a est di Hebron.

Il proprietario della casa, Hisham Eida, ha affermato che la sua casa a due piani è stata distrutta.

Il primo piano era abitato dal figlio Montaser, insieme alla moglie e ai cinque figli.

Il secondo piano era in costruzione per il suo secondo figlio Moataz e la sua famiglia.

Lunedì, le IOF hanno demolito tre strutture palestinesi a Masafer Yatta.

Dall’inizio di quest’anno, 300 strutture palestinesi sono state demolite in Cisgiordania e a Gerusalemme.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Ramallah – WAFA. Lo stato d’occupazione israeliano intende imporre, a partire da martedì sera, la chiusura completa della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, nonché delle aree israeliane, per lo Yom Kippur (giorno dell’espiazione), il giorno più sacro del calendario ebraico.

Le chiusure per le festività ebraiche tenteranno di contenere le operazioni di resistenza palestinese, aumentate di recente in risposta alle crescenti violazioni e crimini nei Territori occupati commessi quotidianamente dalle forze d’occupazione israeliane e dai coloni ebrei estremisti.

Il quotidiano ebraico Israel Hayom ha affermato che l’esercito israeliano imporrà la chiusura della Cisgiordania, a partire da martedì sera, e non permetterà ai lavoratori palestinesi di raggiungere i loro luoghi di lavoro in Israele.

Anche i valichi di Gaza saranno chiusi durante le festività ebraiche.

Secondo diversi media ebraici, tutte le chiusure per le festività saranno revocate consecutivamente mercoledì e giovedì, ad eccezione delle chiusure stradali già imposte in Cisgiordania per motivi di sicurezza.

Il sito web del Times of Israel ha affermato che tutti i voli in entrata e in uscita dall’aeroporto Ben Gurion e dallo spazio aereo israeliano saranno chiusi a partire da martedì pomeriggio, quando gli ebrei israeliani celebrano lo Yom Kippur, aggiungendo che riprenderanno mercoledì sera.

Con l’avvicinarsi del tramonto di martedì, tutte le trasmissioni radiofoniche e televisive israeliane diminuiranno il volume gradualmente, e anche i trasporti pubblici si fermeranno, con autobus e treni che interromperanno i loro percorsi fino a dopo il giorno del digiuno ebraico. Gli autobus urbani e i trasporti interurbani riprenderanno gradualmente mercoledì sera, secondo lo stesso sito web.

Secondo il canale televisivo israeliano Channel 13, 26 battaglioni militari riceveranno rinforzi per lo Yom Kippur e migliaia di soldati israeliani saranno schierati in Cisgiordania, a Gerusalemme e lungo il Muro di annessione.

Secondo quanto riferito, sono scoppiati scontri tra giovani palestinesi e soldati israeliani, lunedì sera e martedì mattina, in diverse aree della Cisgiordania. I combattenti della resistenza palestinese hanno anche aperto di nuovo il fuoco contro un posto di blocco militare israeliano a Nablus.

Secondo fonti locali palestinesi, i combattenti della resistenza del gruppo armato Arin al-Osoud (Fana dei leoni) hanno aperto il fuoco contro un posto di blocco militare vicino alla cittadina di Beit Furik, nella parte orientale di Nablus.

Molteplici operazioni armate palestinesi contro obiettivi israeliani sono avvenute anche in Cisgiordania lunedì sera e più tardi nella notte tra lunedì e martedì.

Nel frattempo, fonti locali hanno riferito che giovani palestinesi si sono scontrati in mattinata con le forze d’occupazione israeliane (IOF) vicino al checkpoint di Beit Furik, nella Nablus orientale, senza fornire ulteriori dettagli.

Più tardi, in mattinata, le IOF hanno chiuso i posti di blocco intorno alla città di Nablus, in particolare quelli vicino alle cittadine di Huwara e Beit Furik, e hanno permesso ai coloni ebrei estremisti di radunarsi in gran numero nel sud di Nablus.

Secondo quanto riferito, un gruppo di coloni, scortato da soldati, ha lanciato lanciato pietre contro la scuola superiore della cittadina di Huwara, a Nablus, e ha aggredito gli studenti, mentre giovani palestinesi hanno lanciato pietre contro un autobus che trasportava soldati israeliani verso la stessa cittadina.

Nella notte tra lunedì e martedì, decine di cittadini palestinesi hanno subito diverse ferite durante gli scontri con le IOF all’ingresso principale della cittadina di Beita, nel sud di Nablus.

La Mezzaluna Rossa ha affermato che almeno 30 cittadini sono rimasti feriti durante gli scontri con le IOF vicino a Beita, sottolineando che 25 di loro hanno subito gli effetti dei gas lacrimogeni e altri due sono stati feriti con proiettili di acciaio rivestiti di gomma.

A Hebron/al-Khalil, un soldato israeliano è stato ferito alla testa durante gli scontri notturni nel campo profughi di al-Arroub.

A monthly roundup of photographs documenting Palestine, Palestinian life, politics and culture, and international solidarity with Palestine.

Gerusalemme/al-Quds-Quds Press, PIC e MEMO. Martedì, centinaia di coloni israeliani hanno invaso il complesso della Moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme Est occupata.

In una dichiarazione, il Dipartimento del Waqf islamico, gestito dalla Giordania, che supervisiona i luoghi santi di Gerusalemme, ha affermato che 468 coloni sono entrati nel sito attraverso la Porta al-Mughariba, sotto la protezione della polizia.

I coloni israeliani si preparano a celebrare la festività ebraica dello Yom Kippur, considerata il giorno più sacro del calendario ebraico. Tradizionalmente viene osservata con un giorno di digiuno e funzioni speciali nelle sinagoghe.

La polizia israeliana ha dispiegato ulteriori forze in tutta la Gerusalemme Est occupata in previsione di possibili proteste dei palestinesi, a causa delle intrusioni dei coloni nel complesso di al-Aqsa.

La Moschea di al-Aqsa è il terzo sito più sacro al mondo per i musulmani. Gli ebrei chiamano l’area “Monte del Tempio”, sostenendo che nell’antichità era il sito di due templi ebraici.

Dal 2003, Israele ha permesso ai coloni di entrare nel complesso quasi ogni giorno.

Israele ha occupato Gerusalemme Est, dove si trova al-Aqsa, durante la guerra arabo-israeliana del 1967. Ha annesso l’intera città nel 1980, con una mossa mai riconosciuta dalla comunità internazionale.

Ramallah – IMEMC e WAFA. Sono state documentate 26 violazioni israeliane contro giornalisti e media palestinesi nei Territori occupati, nel mese di settembre.

Nel suo rapporto mensile sulle violazioni israeliane contro giornalisti e organi di stampa pubblicato sabato, Wafa ha affermato che le forze israeliane hanno continuato a prendere di mira deliberatamente i giornalisti palestinesi, con l’obiettivo di limitare la loro copertura delle pratiche dell’esercito israeliano e delle violazioni contro i cittadini palestinesi indifesi.

Il rapporto afferma che a settembre 11 giornalisti sono stati feriti con proiettili di metallo ricoperti di gomma e lacrimogeni sparati dai soldati, oltre a gravi percosse ed altri attacchi.

Inoltre, sono stati registrati 13 casi in cui soldati hanno arrestato, sequestrato tessere stampa o aperto il fuoco contro giornalisti senza causare lesioni, mentre sono stati documentati due casi in cui hanno danneggiato attrezzature per la stampa e attaccato organi d’informazione.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC. 30 prigionieri palestinesi, in sciopero della fame da oltre una settimana, hanno riaffermato la loro determinazione a continuare la loro “battaglia a stomaco vuoto” contro la politica di detenzione amministrativa israeliana, che “li priva di stare con le loro famiglie”.

In una dichiarazione rilasciata domenica, i prigionieri hanno affermato che avrebbero continuato la loro lotta contro la politica di detenzione amministrativa, che hanno descritto come “arbitraria, nazista, repressiva e immorale”.

“Continueremo la nostra battaglia con volontà forti che raggiungono il cielo e con risoluzione implacabile, che non conosce esitazione o debolezza. Guidiamo questa risoluzione con i sorrisi dei nostri figli, la forza delle nostre madri, la pazienza e la forza d’animo delle nostre mogli e la nostra convinzione che il futuro è nostro […]”, si legge nella loro dichiarazione.

Nablus-PIC e Quds Press. Sei Palestinesi hanno riportato ferite dopo essere stati attaccati dalle forze di occupazione israeliane (IOF) e dai coloni nella città di Hawara, a sud di Nablus, lunedì sera.

Fonti mediche hanno affermato che due giovani hanno riportato contusioni, mentre altri quattro sono rimasti asfissiati dall’inalazione di gas lacrimogeni.

I coloni hanno anche preso a sassate un’ambulanza palestinese vicino all’insediamento illegale di Yitzhar, a sud di Nablus, ma hanno provocato solo danni materiali.

Lunedì, tre giovani palestinesi sono stati feriti durante un’incursione delle IOF all’ingresso nord della città cisgiordana di al-Bireh.

Ramallah – WAFA. Il Sada Social Center, un gruppo per i diritti sui social media con sede a Ramallah, ha affermato domenica di aver documentato oltre 130 violazioni contro i contenuti digitali palestinesi sui social media, a settembre di quest’anno, inclusa la rimozione definitiva di 93 account.

Le piattaforme gestite da Meta sono in cima a quelle che censurano i contenuti palestinesi, ha affermato il Centro in una nota, con 91 violazioni su Facebook, che variavano tra l’eliminazione di post, la limitazione dell’accesso, la prevenzione della pubblicazione, l’impedimento dell’uso di alcune funzionalità, come trasmissioni in diretta, pubblicità e partecipazione a gruppi per un certo periodo di tempo e la rimozione permanente degli account.

20 violazioni sono state monitorate su WhatsApp, 11 su Instagram, 4 su TikTok, 2 violazioni su Twitter – che ha classificato molti contenuti di notizie palestinesi come sensibili – e 2 violazioni su YouTube.

Il Sada Social Center ha sottolineato che i giornalisti e le organizzazioni dei media sono i più vulnerabili alle violazioni documentate, con 73 incidenti, poiché alcuni account sono stati eliminati definitivamente.

A settembre, il Centro ha affermato che il 48% dei contenuti censurati erano testi e parole relative alla causa palestinese, il 32% erano immagini di palestinesi assassinati o eventi che descrivevano gli attacchi israeliani ed il 16% erano video dei funerali dei palestinesi uccisi.

Ramallah – IMEMC. Il ministro della Salute palestinese, la dottoressa Mai al-Kaila, ha denunciato l’attacco dell’esercito israeliano ai medici palestinesi vicino al posto di blocco militare di Beit Furik, ad est di Nablus, nella parte settentrionale della Cisgiordania occupata.

Al-Kaila ha detto che l’esercito israeliano sta intensificando i suoi attacchi contro le squadre mediche palestinesi di fronte al mondo, sapendo che di nuovo se la caverà impunemente con i suoi crimini.

Ha aggiunto che le pratiche israeliane nei Territori palestinesi occupati violano il diritto internazionale ed il diritto umanitario internazionale, oltre a vari trattati, inclusa la Quarta Convenzione di Ginevra, e ha invitato la Comunità internazionale a porre fine al suo silenzio e ritenere Israele responsabile per i suoi crimini.

“Ringraziamo le nostre squadre mediche ed i nostri soccorritori per il loro continuo e straordinario lavoro umanitario, nonostante gli attacchi e le violazioni israeliane”, ha affermato al-Kaila.

Guarda il video qui.

Ramallah – WAFA. La Società della Mezzaluna Rossa Palestinese ha affermato che le violazioni dell’occupazione israeliana contro i suoi equipaggi sono diventate quasi una routine in varie aree del territorio palestinese occupato, nonostante personale e veicoli portino chiaramente l’emblema della Mezzaluna Rossa e svolgano servizi medici d’emergenza.

In un comunicato diffuso, la società ha affermato che segue con grande attenzione gli attacchi delle forze d’occupazione israeliane e dei coloni, che, domenica mattina, hanno picchiato e aggredito due dei suoi equipaggi mentre svolgevano il loro lavoro umanitario al posto di blocco militare all’ingresso della cittadina di Beit Furik, ad est di Nablus.

Il comunicato aggiunge che i due volontari, Mohammad Baara e Firas al-Baz, sono stati aggrediti dai soldati dell’occupazione, che hanno puntato loro le armi in faccia e li hanno picchiati, aggredendone uno alla testa con il calcio di un fucile e provocandogli gravi lesioni.

Inoltre, la dichiarazione ha sottolineato che il diritto umanitario internazionale vieta di prendere di mira le missioni mediche, inclusi individui, veicoli e strutture, che svolgono compiti umanitari, e sottolinea la necessità di proteggerle e di non interferire con esse in alcun modo, o ostacolare il loro lavoro.

La Società ha indicato che il numero di violazioni commesse l’anno scorso contro gli equipaggi ed i veicoli della Società della Mezzaluna Rossa Palestinese nel territorio palestinese occupato ammonta a 103: 32 violazioni contro le ambulanze della Società e 31 casi di impedimento o ostruzione del servizio, 35 violazioni contro dipendenti e volontari, 5 violazioni contro le strutture e gli edifici dell’associazione ed un arresto.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

The verdict to ethnically cleanse Khallet Ad-Dabe’ came into effect on September 29. This means the demolition of the entire infrastructure and homes is about to happen at any time.

Residents of Khallet Ad-Dabe’ are living in anxiety and fear of losing their homes. However, they are strong enough to face all illegal practices implemented against them. 

Children are among the most affected. Students in Khallet Ad-Dabe’ leave their homes every day resisting Israeli obstructions and checkpoints. These children now take a good-bye look at homes every day for fear that they will not find them when they are back from school. They also do the same when they leave school. They are in a state of fear of loss.

The Israeli occupation is an apartheid regime that since its inception ethnically cleanses Palestinians from their lands. The establishment of Israel was a result of the ethnic cleansing of over 500 Palestinian villages in 1948. Palestinians call it the Nakba [arabic ‘catastrophe’]. This Nakba of 1948 has never stopped. Today, the Israeli colonial system continues its brutal practices against Palestinians in Masafer Yatta.

Residents have been petitioning against the demolition of their homes in Masafer Yatta for twenty years, and now the illegitimate Israeli Supreme Court issued a decision to ethnically cleanse the area from Palestinians under the pretext that these villages are located in the so-called Firing Zone 918. In the meanwhile, parts of the illegal Israeli settlements of Mitzpe Yair, Avigayil, and Havat Ma’on outposts are actually located inside Firing Zone 918.  Havat Ma’on expanded as recently as last spring. 

If no action is taken to thwart this decision, an entire village with over 90 residents is to be demolished at any time. Other 8 villages are to follow. 

According to UN OCHA, more than 1000 Palestinians including 560 children are threatened to be ethnically cleansed in Masafer Yatta. 

It is the role of the international community to hold the occupation state accountable for its violations of international law, including the crime against humanity of apartheid.  Israel’s inhumane practices against the indigenous people of Masafer Yatta are war crimes and a brutal expression of apartheid. 

Palestinians in Masafer Yatta are steadfast in their lands, as they believe that their presence on the land is the only way to defend their right to exist. They are struggling to live on their ancestral land against all systematic ethnic cleansing policies. 

ACT Now and join our campaign to #DefendMasaferYatta from ethnic cleansing. Intensify your efforts and help to put pressure to stop the New Nakba of Masafer Yatta.

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Da: secoursrouge.org

Dal 25 settembre, 30 prigionieri palestinesi, detenuti senza accusa né processo in “detenzione amministrativa” hanno intrapreso uno sciopero della fame per chiedere la fine di questo regime detentivo, secondo cui attualmente sono imprigionati oltre 740 prigionieri palestinesi in base a “prove segrete”. Sabato 1° ottobre, il militante comunista libanese Georges Abdallah ha annunciato che avrebbe iniziato uno sciopero della fame di un giorno in solidarietà con questa mobilitazione. In una lettera indirizzata al direttore del Centro Penitenziario di Lannemezan, ha dichiarato: “In solidarietà con i combattenti della Resistenza palestinese imprigionati nelle carceri sioniste che sono in sciopero della fame per denunciare la loro detenzione arbitraria e chiedere l’abrogazione della legge che consente la ‘detenzione amministrativa’, oggi 1° ottobre sono in sciopero della fame”.  Imprigionato in Francia dal 1984, Georges Abdallah è un combattente della resistenza palestinese, riconosciuto come parte del movimento dei prigionieri palestinesi. Regolarmente partecipa a scioperi della fame o del “carrello” in solidarietà con i suoi compagni imprigionati dall’occupazione israeliana, soprattutto nel 2016, 2017 e 2019.

Gerusalemme/al-Quds – PIC. L’associazione Europeans for Al-Quds ha sottolineato sabato che Israele consente deliberatamente a enormi gruppi di coloni ebrei di irrompere nella moschea di al-Aqsa e recitare preghiere durante le loro festività, nel tentativo di cambiare lo status quo di Gerusalemme.

Un rapporto pubblicato a settembre da Europeans for Al-Quds sugli attacchi israeliani ha evidenziato che Israele ha compiuto 907 violazioni, oltre ad aver effettuato 276 incursioni in diverse città e quartieri di Gerusalemme.

“L’autorità israeliana (IOA) ha approvato sette piani di colonizzazione, due dei quali mirano a costruire 3.412 unità abitative nelle vicinanze della porta orientale di Gerusalemme, e ha emesso 24 ordini di demolizione contro le case dei gerosolimitani”, aggiunge il rapporto.

Ha sottolineato che l’IOA ha emesso ordini di espulsione dalla moschea di al-Aqsa contro 41 palestinesi, mentre ha consentito ai coloni ebrei di effettuare 40 attacchi contro civili palestinesi a Gerusalemme.

Europeans for Al-Quds ha avvertito sulle ripercussioni dell’escalation delle invasioni israeliane, invitando la comunità internazionale ad agire con urgenza per fare pressione su Israele affinché fermi le sue violazioni, tra cui l’espansione delle colonie ed i piani di ebraicizzazione.

Al-Khalil/Hebron-PIC, Quds Press e Wafa. Le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno notificato la demolizione di otto case di proprietà palestinese nei villaggi di ad-Dirat e Irfaiya, a Masafer Yatta, a sud di al-Khalil/Hebron, domenica sera.

L’attivista locale Fuad al-Amour ha affermato che le forze israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio di ad-Dirat e hanno notificato la demolizione di quattro case locali, tra cui una in costruzione.

Altre quattro case saranno demolite nel vicino villaggio di Irfaiya, ha aggiunto al-Amour.

Negli ultimi 40 anni, le autorità di occupazione israeliane hanno tentato incessantemente di appropriarsi delle terre agricole di proprietà privata a Masafer Yatta, dichiarando queste aree, all’inizio degli anni ’80, “zone militari limitate”, designate come “Zona di tiro 918”. Otto villaggi palestinesi all’interno della “Zona di tiro 918” sono minacciati di evacuazione forzata. 

Nel 1999, alla maggior parte dei residenti dei 12 villaggi furono notificati ordini di sfratto sulla base del fatto che la loro residenza si trovava in una zona militare ristretta e che l’area era stata designata come “zona di fuoco aperto”. A seguito degli ordini di sfratto, nel novembre 1999, circa 700 residenti furono sfollati con la forza, e le IOF distrussero la maggior parte delle loro case e confiscarono le loro terre.

Nablus-Wafa. Lunedì, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno lanciato candelotti lacrimogeni e bombe acustiche contro una scuola superiore a sud-ovest della città di Nablus, nella Cisgiordania occupata, causando casi di soffocamento. La scuola è stata evacuata, secondo quanto riferito da fonti locali.

Ghassan Daghlas, che monitora le attività di insediamento nel nord della Cisgiordania, ha riferito a WAFA che i soldati hanno fatto irruzione nel villaggio di Tal, a sud-ovest di Nablus, e hanno sparato gas lacrimogeni e bombe sonore nei pressi della scuola superiore, interrompendo le lezioni e costringendo all’evacuazione studenti e insegnanti, alcuni dei quali hanno sofferto per gli effetti dei gas.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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