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Gerusalemme/al-Quds-PIC e Quds Press. Lunedì mattina, le forze di polizia israeliane hanno demolito un asilo nido di proprietà della famiglia Salhia, nel quartiere Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme occupata.

La famiglia è stata costretta ad evacuare l’asilo prima della sua demolizione.

La famiglia Salhia aveva organizzato una veglia fuori dalla loro casa per protestare contro l’ordine di demolizione israeliano.

La casa è stata circondata da poliziotti israeliani sin da lunedì mattina nel tentativo di costringere la famiglia a lasciare la loro casa.

Il proprietario della casa, Mahmoud Salhia, ha minacciato di far saltare in aria la sua casa piuttosto che esserne costretto ad andarsene.

Almeno due palestinesi sono stati arrestati mentre i soldati israeliani hanno aggredito persone che si erano radunate intorno alla casa in solidarietà con la famiglia Salhia.

Parallelamente, le autorità israeliane hanno emesso la decisione di demolire e rimuovere le roulotte del servizio pubblico allo stadio Jabal Al-Zaytoun Club nella Gerusalemme occupata.

Un membro del consiglio di amministrazione del club Jabal az-Zaytoun, Muhammad al-Hadra, ha affermato che la struttura è stata utilizzata come parco giochi per i bambini locali.

Israele occupò Gerusalemme, insieme alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza, nella guerra del 1967. Successivamente annesse la metà orientale della città – terra della maggior parte della popolazione palestinese di Gerusalemme – con una mossa non riconosciuta dalla maggior parte della comunità internazionale.

Negev/Naqab-PIC e Quds Press. Martedì mattina, le forze di polizia israeliane hanno lanciato una campagna di arresti su larga scala contro decine di palestinesi nel Negev.

L’Asra Media Office ha affermato che 41 palestinesi sono stati arrestati durante la campagna, compresi i minorenni.

130 dei residenti del Negev, tra cui donne e bambini, sono stati arrestati durante gli eventi avvenuti nei giorni scorsi nel deserto del Negev.

Domenica le autorità israeliane hanno esteso la detenzione arbitraria di 50 persone e rilasciato il resto agli arresti domiciliari.

Negli ultimi giorni, centinaia di nativi del Negev hanno organizzato proteste contro l’appropriazione delle loro terre da parte del “Fondo nazionale ebraico”, un’organizzazione israeliana che raccoglie denaro dagli ebrei di tutto il mondo per finanziare la sottrazione di proprietà palestinesi.

Le proteste sono state represse con la forza dalla polizia israeliana, provocando diversi feriti, mentre molti sono stati arrestati e incarcerati.

Ramallah-Wafa. Martedì mattina le forze israeliane (IOF) hanno fatto irruzione in una scuola e arrestato due studenti nel villaggio di Deir Nidham, a nord della città occupata di Ramallah, in Cisgiordania.

Fonti locali hanno reso noto che i soldati hanno arrestato Ramez al-Tamimi e Ahmad al-Tamimi mentre si trovavano in classe e hanno aggredito il personale scolastico che cercava di respingere l’incursione.

Gli attacchi all’istruzione da parte delle forze militari israeliane e dei coloni israeliani in Palestina costituiscono gravi violazioni dei diritti dei bambini all’educazione e allo sviluppo. Questi attacchi sono particolarmente diffusi nelle aree più vulnerabili della Cisgiordania – Area C, H2 e Gerusalemme.

Palestine Chronicle e Wafa. Oltre 70 organizzazioni e personalità ebraiche hanno firmato una lettera aperta a sostegno del boicottaggio del Festival di Sydney del 2022, per quello che hanno definito l'”art-washing” dell’Apartheid israeliano.

Decine di artisti e performer hanno già deciso di ritirarsi dal festival. Il boicottaggio di massa dell’evento è arrivato dopo che Israele è stato elencato come partner del festival annuale, poiché la sua ambasciata in Australia ha fatto una donazione di 20 mila dollari a sostegno di un coreografo israeliano.

"We Jews are honoured & humbled to stand alongside our Palestinian siblings & echo their calls. We refuse to be complicit in Israel’s actions…Solidarity works. Countering colonialism – wherever & whenever it occurs – works."
https://t.co/h3bFG4vpmT

— sara m. saleh | سارة صالح🥄 🍉 (@SaraSalehOz) January 16, 2022

“Seguendo l’esempio degli organizzatori palestinesi, sappiamo che non possiamo permettere che questo artwashing funzioni come previsto. Invece di rimanere in silenzio, vogliamo dire ad alta voce: l’Apartheid israeliano, il colonialismo […] e l’occupazione non possono continuare”, si legge nella lettera aperta.

“Israele si impegna nella violenza quotidiana, dalla violenza di tribunali militari, posti di blocco, colonie, omicidi, furto di terre e molestie quotidiane delle comunità palestinesi in Cisgiordania, all’assedio di Gaza, agli attacchi aerei e quelli a Gerusalemme Est [avvenuti] a maggio del 2021 […]”, hanno aggiunto i firmatari.

Australian journalist @jennineak discusses why it's important for artists and performers to boycott the 2022 Sydney Festival. pic.twitter.com/Ho5NFuzbg3

— V PALESTINE 🇵🇸 (@V_Palestine20) January 16, 2022

“I boicottaggi sono uno strumento non violento ed efficace per smascherare questo tipo di ingiustizie ed aiutarci ad assumere una posizione contro di esse. La solidarietà funziona. Contrastare il colonialismo, ovunque e in qualsiasi momento, funziona. Ci dedichiamo a lavorare al fianco delle popolazioni indigene ovunque, ad amplificare le loro voci e le loro conoscenze nella lotta contro il colonialismo”, continua la lettera.

I firmatari hanno esortato il Festival di Sydney a rifiutare questo “artwashing” dell’Apartheid israeliano, e hanno invitato le persone di tutto il mondo a prendere posizione in solidarietà e a rifiutarsi di far parte della propaganda israeliana.

Le organizzazioni firmatarie includono Loud Jew Collective, Ebrei contro il fascismo, Hue, Ebrei contro l’occupazione-Sydney, il collettivo Tzedek e le Voci ebraiche australiane indipendenti.

Tel Aviv – Palestine Chronicle. Lunedì, i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane hanno preso parte a uno sciopero della fame di massa, in segno di protesta contro il rifiuto di Israele di rilasciare Nasser Abu Hamid, gravemente malato, secondo quanto riferito da Anadolu.

Abu Hamid, 49 anni, è malato di cancro ed è in coma a causa di una polmonite acuta.

Abu Hamid's health condition is critical due to his struggle with lung cancer.#Palestine#FreeThemAll#SaveNasserhttps://t.co/T9YNUojurP

— Al Mayadeen English (@MayadeenEnglish) January 17, 2022

“I prigionieri stanno facendo lo sciopero della fame di un giorno per protestare contro la negligenza medica verso il prigioniero malato Nasser Abu Hamid, e per esercitare pressioni affinché venga rilasciato”, ha affermato l’Ufficio informazioni sui prigionieri.

Un portavoce di Hamas ha invitato tutti i gruppi internazionali per i diritti umani a intervenire immediatamente e fare pressione sull’occupazione israeliana per liberare Abu Hamid e salvargli la vita.

Palestinian Minister of Health Mai Alkaila urged the Red Cross on Tuesday to pressure #Israel to release the critically ill Palestinian prisoner Nasser Abu Hamid, the official #Palestinian news agency WAFA reported.https://t.co/LTwxZpDf28 pic.twitter.com/6zgNByIpXl

— The Palestine Chronicle (@PalestineChron) January 16, 2022

“La negligenza israeliana verso il deterioramento delle condizioni di salute di Abu Hamid, malato di cancro e in coma da undici giorni, riflette la brutalità dell’occupazione israeliana e la sua violazione delle leggi e delle convenzioni internazionali”, ha spiegato Abdul Latif al-Qanou.

Abu Hamid è uno dei cinque prigionieri palestinesi che scontano l’ergastolo in Israele. Arrestato nel 2002, è stato condannato a sette ergastoli. I prigionieri palestinesi hanno chiesto al Servizio carcerario israeliano di permettere che gli facciano visita prima che muoia.

Secondo i gruppi per i diritti umani, ci sono 4.600 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, molti dei quali senza né accusa né processo. Circa 600 sono malati di cancro.

Gerusalemme occupata/al-Quds – MEMO. Un palestinese ha minacciato di dar fuoco a se stesso e alla sua famiglia per protestare contro un ordine di sfratto israeliano, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa Anadolu.

Le autorità municipali israeliane hanno emesso un ordine di sfratto verso Mahmoud al-Salihiya e la sua famiglia dalla loro casa e da un vivaio nel quartiere Sheikh Jarrah, a Gerusalemme, per costruire una scuola.

I tentativi durati anni da parte della famiglia di revocare l’ordine sono falliti.

Lunedì, le forze israeliane sono riuscite a sgomberare il vivaio con la forza e hanno cercato di evacuare la casa, ma Mahmoud è salito sul tetto e ha minacciato di dar fuoco a se stesso e alla sua famiglia in caso di sfratto.

“Non ce ne andremo di qui, o moriamo o viviamo”, ha gridato Mahmoud mentre trasportava una tanica di benzina.

“Il comune [israeliano] vuole sfrattare una famiglia per creare scuole. Per chi sono le scuole? Scuole per loro, per gli ebrei”, ha spiegato.

“Se qualche persona si avvicina, brucerò la casa piena di tubi del gas e la farò esplodere con chi c’è dentro”, ha avvertito.

Alcuni giovani, che erano tra gli amici della famiglia, hanno versato benzina sul tetto della casa.

La residenza si trova vicino a decine di case minacciate di sfratto, per le quali la Corte Suprema israeliana non ha ancora emesso un verdetto.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Hebron/al-Khalil – MEMO. Lunedì, un palestinese è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze israeliane in un presunto accoltellamento nella Cisgiordania occupata, secondo quanto affermato dall’esercito israeliano e riportato dall’agenzia stampa Anadolu.

Una dichiarazione militare afferma che il palestinese ha cercato di accoltellare un soldato israeliano allo svincolo di Gush Etzion, a nord di Hebron/al-Khalil.

L’esercito ha detto che un soldato israeliano ha aperto il fuoco e ha neutralizzato l’aggressore. Non sono stati segnalati feriti tra i soldati israeliani.

Il ministero della Salute palestinese ha identificato il palestinese morto come Faleh Jaradat, della cittadina di Sa’ir, a nord-est di Hebron.

Decine di palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane negli ultimi mesi, con l’accusa di aver cercato di eseguire accoltellamenti o di investire le presunte vittime con le proprie auto. I gruppi per i diritti dei palestinesi, nel frattempo, accusano le forze israeliane di aver ucciso deliberatamente palestinesi che non presentavano nessun rischio per la vita degli israeliani.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gaza-PIC e Quds Press. Lunedì mattina, le navi da guerra israeliane hanno aperto il fuoco contro i pescatori palestinesi al largo delle coste della Striscia di Gaza.

Testimoni hanno affermato che le forze della marina israeliana hanno sparato colpi e usato cannoni ad acqua nell’attacco ai pescherecci che si trovavano a sole tre miglia dalla zona di as-Sudaniya, a nord-ovest di Gaza.

I pescatori palestinesi sono stati costretti a tornare a terra.

Sempre lunedì, veicoli militari israeliani sono entrati nell’enclave assediata a nord della città di Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza.

Bulldozer israeliani hanno spianato aree di confine tra spari di mitragliatrici e fumogeni da parte delle forze di occupazione.

In base agli accordi di Oslo firmati nel 1993, Israele è obbligato a consentire la pesca palestinese fino a 20 miglia nautiche al largo delle coste della Striscia di Gaza, ma ciò non è mai stato attuato e nel corso degli anni Israele ha fissato limiti variabili alla zona di pesca, che è stata ridotto a tre miglia nautiche.

Gerusalemme/al-Quds-PIC e Quds Press. Lunedì mattina, le forze di polizia israeliane hanno circondato una casa di proprietà palestinese nel quartiere di Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme occupata, in vista della demolizione.

Fonti locali hanno affermato che le forze di polizia israeliane, accompagnate da equipaggi municipali, hanno fatto irruzione nel quartiere e hanno circondato una casa locale appartenente a Mahmoud Salhia.

Lo scorso dicembre, le autorità israeliane hanno emesso un ordine di sgombero della casa di Mahmoud Salhia come premessa per il sequestro del lotto di terra.

Il comune israeliano ha consegnato l’ordine di sfratto a Mahmoud Salhia, sostenendo che la decisione era stata emessa per “interesse pubblico”, con l’obiettivo di creare scuole sulle sue macerie.

Lo sgombero dovrebbe essere effettuato dalla famiglia entro e non oltre il 25 gennaio, si legge nell’ordinanza israeliana. Di conseguenza, 12 membri della famiglia, tra cui nove bambini, rischiano di rimanere senza casa.

Le famiglie si erano insediate a Sheikh Jarrah dopo che furono costrette a lasciare la loro casa a Ein Karem dai miliziani israeliani, nel 1948.

Le autorità di occupazione israeliane sequestreranno anche il lotto di terra della famiglia, acquistato dal padre nel 1967.

Più di 500 palestinesi che vivono in 28 case nel quartiere di Sheikh Jarrah stanno affrontando minacce di espulsione forzata per mano di organizzazioni di insediamenti sostenute dal governo israeliano.

Sempre a Gerusalemme, le autorità israeliane hanno minacciato di infliggere pesanti multe al palestinese Jamal Abu Najma se si rifiutasse di demolire il suo negozio.

Jamal Abu Najma ha ricevuto un ordine di demolizione ai danni del suo negozio situato a Sheikh Jarrah in quanto costruito senza il permesso israeliano.

Secondo le Nazioni Unite, solo il 13 per cento della Gerusalemme est occupata, che Israele ha annesso dopo la guerra del 1967, è attualmente destinata allo sviluppo palestinese e all’edilizia residenziale, gran parte della quale è già edificata.

Circa il 57 per cento di tutta la terra nella Gerusalemme est occupata è stata espropriata, comprese le proprietà private ​​palestinesi, sia per la costruzione di insediamenti illegali che per la suddivisione in zone della terra come “aree verdi e infrastrutture pubbliche”. Il restante 30 percento, osserva OCHA, comprende “aree non pianificate” in cui la costruzione è vietata.

Negev/Naqab-PIC e Quds Press. Domenica, la radio israeliana ha riferito che la polizia di occupazione ha arrestato più di 100 cittadini palestinesi, compresi bambini, durante gli eventi avvenuti nei giorni scorsi nel deserto del Negev.

Secondo Kan Radio, un tribunale israeliano ha esteso la detenzione di oltre 50 di questi detenuti e posto gli altri agli arresti domiciliari, mentre i tribunali esaminano gli appelli presentati dalla polizia israeliana e dagli avvocati che rappresentano i cittadini.

Nei giorni scorsi, centinaia di arabi locali nel Negev hanno organizzato proteste contro l’esposizione delle loro terre all’appropriazione da parte del “Fondo nazionale ebraico”, un’organizzazione sionista che raccoglie denaro dagli ebrei di tutto il mondo per sequestrare proprietà palestinesi.

Le proteste sono state represse con violenza da parte della polizia israeliana, provocando diversi feriti, mentre molti sono stati arrestati e incarcerati.

Giovedì scorso, in particolare, centinaia di nativi del Negev hanno organizzato proteste contro la confisca delle loro terre da parte del Fondo nazionale ebraico.

Al-Khalil/Hebron-PIC, Wafa e Quds Press. Un anziano palestinese è morto, lunedì mattina, per le ferite riportate dieci giorni fa dopo essere stato investito da una jeep militare israeliana all’ingresso del villaggio di Umm Al-Khair, a Masafer Yatta, a sud di al-Khalil/Hebron.

Shaykh Suleiman al-Hathlin, 75 anni, era stato gravemente ferito alla testa e su tutto il corpo dopo essere stato investito da un veicolo militare israeliano.

E’ stato immediatamente ricoverato all’ospedale Al-Mizan per ricevere cure, ma è morto dieci giorni dopo.

Al-Hathlin era un’icona palestinese della resistenza popolare. È noto per la sua forte determinazione a partecipare a tutte le marce e alle attività settimanali contro l’occupazione nella sua città natale.

Cisgiordania occupata – MEMO. L’Autorità Palestinese (ANP) ha commesso 2.578 violazioni contro i palestinesi in Cisgiordania, nel corso del 2021, secondo quanto annunciato venerdì dal Comitato delle famiglie dei detenuti politici.

Nel suo rapporto annuale, il Comitato ha affermato che il 2021 potrebbe essere definito come “l’anno nero della soppressione delle libertà da parte dell’Autorità Palestinese”.

Il rapporto afferma che le violazioni includono l’oppressione delle persone, le incursioni nelle moschee, la dispersione delle proteste nelle piazze pubbliche, l’annullamento delle elezioni e l’uso di bastoni per picchiare i manifestanti che protestavano contro la corruzione.

Secondo il rapporto, le violazioni dell’ANP hanno causato la morte di due palestinesi, tra cui l’attivista Nizar Banat, che è stato rapito dai servizi di sicurezza dell’ANP e picchiato a morte, e Amir Issa Abu Khaled al-Ledawi, morto a causa delle ferite riportate dopo il ribaltamento del suo veicolo, mentre era inseguito dalle forze di sicurezza palestinesi (PSS).

Inoltre, il rapporto ha sottolineato che continua la violazione dei principi nazionali da parte dell’Autorità Palestinese, inclusa la cooperazione in materia di sicurezza con l’esercito israeliano contro la resistenza palestinese e la persecuzione dei combattenti per la libertà.

Il rapporto ha affermato che 592 detenuti palestinesi hanno subito “le peggiori torture psicologiche, verbali e fisiche all’interno delle carceri dell’ANP”, sottolineando che ciò ha spinto 43 [prigionieri] a iniziare uno sciopero della fame per protestare contro le loro condizioni di detenzione.

Allo stesso tempo, il rapporto afferma che le violazioni includono anche la sospensione degli stipendi e la diffamazione nei confronti di studenti, professori universitari, avvocati, ingegneri, predicatori, commercianti, medici e persino parlamentari.

Ramallah – PIC. Il prigioniero palestinese Nasser Abu Hamid, 49 anni, è in coma da 11 giorni a causa di una polmonite acuta.

Secondo diversi gruppi palestinesi per gli affari dei prigionieri, le condizioni di salute di Nasser Abu Hamid, prigioniero malato di cancro, si stanno deteriorando rapidamente e hanno raggiunto una fase molto critica e pericolosa.

Abu Hamid non risponde più ai trattamenti ed è ancora collegato ad un ventilatore all’ospedale di Barzilai, secondo quanto affermato da un portavoce della Commissione palestinese per gli affari dei detenuti ed ex-detenuti.

La Commissione ha affermato che, recentemente, ha presentato due petizioni ai tribunali israeliani per costringere il Servizio carcerario israeliano a fornire informazioni sugli ultimi sviluppi dello stato di salute di Abu Hamid e per consentire alla sua famiglia di fargli visita di nuovo in ospedale, ma non ci sono state risposte dai tribunali.

Recentemente, il detenuto ha sofferto un grave peggioramento del suo stato di salute, ma il servizio carcerario ha ritardato il suo trasferimento in ospedale, dove è stato ricoverato pochi giorni fa. Negli ultimi mesi è stato anche esposto a una deliberata negligenza medica.

In un contesto correlato, venerdì l’Unione generale degli studenti palestinesi e il Movimento giovanile studentesco in Turchia hanno organizzato un sit-in in solidarietà con Nasser ed i residenti del Negev, che stanno affrontando una frenetica campagna repressiva per mano del polizia israeliana.

Alcuni studenti delle università turche hanno partecipato al sit-in, svoltosi nel cortile della moschea Fatih, a Istanbul.

I partecipanti portavano bandiere palestinesi, cartelli di solidarietà e cantavano slogan chiedendo un’azione urgente per far rilasciare il prigioniero Abu Hamid e proteggere la popolazione del Negev dalle violazioni israeliane.

Negev/Naqab – MEMO. La forestazione nella regione del Negev è destinata a continuare, e il governo si rifiuta di discutere la questione, secondo quanto confermato dagli assistenti vicini al ministro israeliano dell’Edilizia abitativa e della terra, Ze’ev Elkin, e riferito venerdì dall’agenzia stampa Sama.

Da venerdì, il Fondo nazionale ebraico (JNF), in collaborazione con il governo israeliano, sta classificando la terra degli arabi residenti in Israele (palestinesi che non hanno lasciato le loro terre nel 1948) e piantando alberi.

Gli arabi insistono sul fatto che queste attività siano un preludio per spostarli dai loro villaggi e dalle terre in cui sono nati e che hanno ereditato dai loro antenati.

A seguito delle proteste di massa dei residenti arabi e delle minacce del partito Ra’am di lasciare la coalizione di governo, il governo israeliano ha annunciato di aver sospeso il progetto di forestazione nella regione del Negev.

Tuttavia, Elkin ha dichiarato: “Continueremo a piantare alberi come dovremmo. Gestiremo il problema politico. Capisco la pressione che il pubblico beduino (residenti arabi) sta esercitando [sul partito arabo] Ra’am“.

“Queste sono terre di proprietà statale. Sono favorevole alla risoluzione dei problemi attraverso il dialogo, e questa è la linea che sta prendendo [il leader di Ra’am, Mansour] Abbas, che accolgo con favore”.

Il presidente di Ra’am, Mansour Abbas ha minacciato che il suo partito non voterà con la coalizione fino a quando la questione non sarà risolta.

Ynet News ha riferito che il JNF non ha interrotto il suo piano di livellamento del terreno, sottolineando che prevede 100 giorni di forestazione.

Il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha affermato che tutte le attività si erano fermate, meno le “rivolte” degli arabi.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Tel Aviv – MEMO. Il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Tom Nides, ha dichiarato venerdì che non visiterà le colonie israeliane nella Cisgiordania occupata, ma sosterrà la normalizzazione.

Parlando con Yedioth Ahronoth, Nides, che ha assunto il suo incarico a novembre, ha annunciato di non voler intraprendere azioni che possano peggiorare la situazione. Nides, che è ebreo, è vicino al presidente degli Stati Uniti Joe Biden e al segretario di Stato Antony Blinken.

Yedioth Ahronoth ha intervistato Nides in inglese, ma ha pubblicato l’intervista in ebraico e non ha ancora pubblicato una versione inglese.

Ha detto di aver visitato Israele quando era giovane, negli anni ’70, descrivendolo come “speciale”.

“Quando si tratta di Israele, non ho ideologia”, ha detto. “Tutto quello che mi interessa è che Israele rimanga uno stato forte, democratico ed ebraico”.

Nides ha affermato: “Proprio perché chiedo sia ai palestinesi che agli israeliani di non intraprendere azione che possano peggiorare la situazione, non voglio fare intenzionalmente cose che creerebbero mancanza di rispetto o rabbia tra le persone”.

Riguardo all’Iran, ha detto: “Le testate della stampa si sono calmate perché è stata guadagnata la fiducia: noi crediamo a voi e voi credete in noi”, sottolineando che entrambe le parti condividono l’obiettivo finale di impedire che l’Iran abbia il nucleare.

Nides ha riconosciuto che il senatore repubblicano Rand Paul ha sospeso i finanziamenti statunitensi verso l‘Iron Dome di Israele.

Middle East Monitor. Gli allarmi recentemente espressi da Yair Lapid, Ministro degli Esteri israeliano, riguardo all’insistenza di coloro che ha descritto come nemici dell’occupazione in quanto descrivono la politica israeliana nei confronti dei palestinesi “uno Stato di apartheid”, che equivale a dire “regime di apartheid”, stanno tuttora provocando ulteriori reazioni interne ad Israele ed anche malumori che si stanno diffondendo nella comunità diplomatica israeliana.

Gli israeliani sono spaventati da ciò che considerano una politica adottata dalle organizzazioni per i diritti umani per stravolgere la reputazione dello Stato di occupazione e paragonarlo al sistema di apartheid dominante in Sudafrica decenni fa, basato sull’etnicità e sulla separazione tra bianchi e africani neri, che erano la grande maggioranza. Questo sistema è stato predominante per oltre 40 anni in una situazione di disprezzo, poiché i neri erano privati del diritto al voto e di altre libertà.

Dan Perry, che scrive sul sito “The Times of Israel” [principale quotidiano israeliano in lingua inglese, ndtr.] ed è capo dell’Associazione Stampa Estera, ha affermato nel suo articolo tradotto da “Arabi 21” che “i timori israeliani sono dovuti agli sforzi delle organizzazioni giuridiche internazionali per i diritti umani di paragonare la politica israeliana verso i palestinesi a ciò che è avvenuto in passato ai neri in Sudafrica. Oggi essi sono perseguitati negli Stati Uniti; sono privati della maggior parte dei diritti e vengono considerati vittime di apartheid da parte di un gruppo etnico di minoranza.”

Ha aggiunto che “le posizioni delle forze anti-israeliane ritengono che vi sia un’ampia base originaria comune tra i Paesi che praticano l’apartheid, come il precedente regime sudafricano ed ora gli Stati Uniti insieme a Israele, che pratica la stessa politica verso i palestinesi in Cisgiordania, attuando una politica genocidaria e collegando i palestinesi al termine ‘illegale’ senza alcun riferimento alle colonie israeliane.”

Prendendo in esame le statistiche, gli israeliani sono preoccupati dal fatto che la maggioranza della popolazione mondiale è nata dopo il crollo del regime di apartheid in Sudafrica. Perciò le persone si affrettano a descrivere Israele con la stessa immagine, cosa che richiede che Israele si attivi per impedire l’uso dell’espressione “sistema di apartheid”, anche se controlla le terre palestinesi da 54 anni. Non si prevede che modificherà la sua politica ostile verso di loro. Adesso costruisce colonie per ebrei e crea delle università in quei luoghi, nonostante il biasimo del mondo.

Al tempo stesso ciò che rafforza la riproposizione a livello mondiale del concetto di governo di apartheid è il fatto che le terre dell’Autorità Nazionale Palestinese sono diventate delle isole circondate da territori sotto il controllo totale dell’esercito israeliano. Ciò provoca un deprimente riconoscimento dei bantustan, che ricordano a tutto il mondo la situazione dominante negli anni ’70 e ’80 sotto il regime sudafricano. Forse la politica praticata dalle forze di occupazione contro i palestinesi è razzismo.

Vale la pena di ricordare che le pessimistiche previsioni israeliane ipotizzano che nel nuovo anno 2022 si assisterà ad una campagna da parte delle organizzazioni internazionali e dell’ONU per scegliere termini e parole collegati all’apartheid in relazione alle politiche israeliane verso i palestinesi, cosa che ha spinto il Ministero degli Esteri israeliano e le rappresentanze diplomatiche in tutto il mondo a lanciare un allarme per contrastare ciò che ritengono uno tsunami politico contro di loro.

(Foto: Maggio 2021 manifestazione contro il regime di Apartheid a Durban. RAJESH JANTILAL/AFP).

Traduzione dall’inglese per Zeitun.info di Cristiana Cavagna.

Negev/Naqab-MEMO e PIC. Nuovi scontri sono scoppiati (*) venerdì sera tra giovani palestinesi e forze di polizia israeliane nel villaggio di Tel as-Saba, nel Negev.

Diversi manifestanti sono rimasti feriti mentre la polizia israeliana ha usato la forza brutale per reprimere una manifestazione nella regione del Negev, nel sud di Israele, secondo quanto riferito da Adalah, un centro per i diritti delle minoranze arabe in Israele.

La polizia israeliana, travestita con abiti arabi, ha arrestato diversi manifestanti e ha usato bombe sonore, proiettili di metallo rivestiti di gomma e gas lacrimogeni per disperdere le proteste, provocando diversi feriti.

Adalah ha dichiarato che gli Arabi nel Negev avevano ottenuto il permesso preventivo dalla polizia per organizzare la manifestazione.

Durante gli scontri, manifestanti arrabbiati hanno bloccato l’ingresso principale del villaggio bruciando pneumatici.

Nel frattempo, le forze di polizia israeliane hanno intensificato il loro numero nel vicino villaggio di Sa’wat al-Atrash.

La tensione è divampata nei villaggi del Negev, non riconosciuti da Israele, nell’ultima settimana.

Dall’inizio della settimana, la situazione è diventata fuori controllo, nel Negev, specialmente nel villaggio di al-Atrash, dopo che le forze israeliane hanno intensificato gli attacchi e gli arresti contro i residenti locali che protestano contro le politiche di sfollamento (pulizia etnica, ndr) e confisca israeliane.

Durante l’attacco, le forze di polizia israeliane hanno sparato proiettili di metallo rivestiti di gomma e granate assordanti contro i residenti locali e hanno impedito loro l’accesso alle terre confiscate.

Decine di palestinesi, compresi minori e donne, sono stati detenuti durante gli eventi.

(Foto: la polizia israeliana arresta un beduino nel villaggio di al-Atrash, nel deserto del Negev, il 13 gennaio 2022 [Mücahit Aydemir/Anadolu Agency])

(*) Nel linguaggio militare, gli scontri avvengono tra eserciti o gruppi armati di pari forze. Tra Tsahal, l’esercito israeliano, e la Resistenza o i gruppi di giovani palestinesi che rispondono alle aggressioni dell’occupante israeliano non c’è parità di forze. Pertanto, riportiamo tra virgolette il termine scontri/scontro, per non indurre i lettori meno informati a pensare che in Palestina sia in atto un conflitto/guerra tra attori con eserciti, armamenti e forze paritarie.

Palestine Chronicle e PIC. Più di 40 star del cinema hanno firmato venerdì una petizione a sostegno della posizione pro-palestinese della star di Harry Potter, dopo che il suo post sui social media sulla solidarietà palestinese ha suscitato l’ira dei dirigenti israeliani.

Mark Ruffalo, star di Hollywood (Foto: via Facebook).

“Ci uniamo a Emma Watson a sostegno della semplice affermazione che ‘solidarietà è un verbo’, inclusa una significativa solidarietà con i palestinesi che lottano per i loro diritti umani secondo il diritto internazionale”, si legge in un comunicato firmato da oltre 40 personaggi di spicco dell’industria cinematografica.

“Riconosciamo lo squilibrio di potere tra Israele, la potenza occupante, e i palestinesi, il popolo sotto un sistema di occupazione militare e apartheid”, si legge nella lettera.

Susan Sarandon, Mark Ruffalo, Gael García Bernal, Jim Jarmusch, Peter Capaldi, Harriet Walter, Viggo Mortensen, Maxine Peake, Asif Kapadia & many others supporting Emma Watson’s #Palestine solidarity post.#ApartheidIsrael #IsraeliApartheid #IsraeliCrimes https://t.co/jQJRjCMG7i

— Lydia Canaan (@Lydia_Canaan) January 13, 2022

I firmatari della missiva filo-palestinese includono:  Mark Ruffalo, Susan Sarandon, Gael García Bernal e Viggo Mortensen, il pluripremiato sceneggiatore James Schamus (Crouching Tiger, Hidden Dragon), i registi nominati all’Oscar Asif Kapadia (Amy), Mira Nair (Salaam Bombay) e lo scrittore/produttore Oren Moverman (The Messenger).

Anche il vincitore della Palma d’Oro Ken Loach (I, Daniel Blake), gli attori Michael Malarkey (The Vampire Diaries) e Matt McGorry (Orange Is the New Black, How to Get Away with Murder), hanno firmato.

Miriam Margolyes ‘Totally Supports #EmmaWatson’s Remarks declared her support for Emma Watson’s recent stand on Palestine in a conversation with @PDeepdive https://t.co/pq3jaZUqPw via @PalestineChron pic.twitter.com/xHSckVFu4X

— The Palestine Chronicle (@PalestineChron) January 8, 2022

La scorsa settimana, un post di Instagram sull’account di Watson ha condiviso una foto di una manifestazione filo-palestinese con la frase “Solidarity is a Verb”.

Dirigenti israeliani hanno rapidamente condannato il post la scorsa settimana, che è piaciuto a più di un milione di utenti dei social media.

Ramallah – PIC. Venerdì pomeriggio sono scoppiati scontri (*) violenti in Cisgiordania, dopo che le forze d’occupazione israeliane (IOF) hanno represso le proteste contro le colonie.

Nel distretto di Nablus sono scoppiati scontri durante le manifestazioni settimanali contro le colonie nelle cittadine di Beita e Beit Dajan.

Gli scontri sono scoppiati vicino all’area di Jabal Subaih, nella cittadina di Beita, a sud di Nablus, tra bombe lacrimogene e proiettili di metallo rivestiti di gomma sparati dalle IOF.

Scontri simili sono stati segnalati a Beit Dajan, con un numero crescente di truppe israeliane dispiegate nella cittadina. I soldati delle IOF hanno sparato intensamente lacrimogeni e bombe stordenti.

Un giovane palestinese è stato ferito quando coloni hanno preso a sassate la sua auto, vicino al checkpoint di Beit Furik, ad est di Nablus.

A Qalqilia sono scoppiati scontri nella cittadina di Kafr Qaddoum, dove sei persone sono state ferite con proiettili rivestiti di gomma, mentre decine di altri cittadini hanno ricevuto i primi soccorsi dopo aver inalato gas lacrimogeni.

A Hebron/al-Khalil, diversi palestinesi hanno sofferto gli effetti dei gas lacrimogeni lanciati dalle IOF per disperdere i manifestanti nell’area di Bab al-Zawiya.

Ogni venerdì, i palestinesi organizzano manifestazioni in tutta la Cisgiordania per protestare contro la politica israeliana di costruzione di colonie per soli ebrei su terre palestinesi rubate.

Secondo le stime, circa 640 mila ebrei vivono attualmente in 196 colonie e più di 200 avamposti in tutta la Cisgiordania occupata.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

(*) Nel linguaggio militare, gli scontri avvengono tra eserciti o gruppi armati di pari forze. Tra Tsahal, l’esercito israeliano, e la Resistenza o i gruppi di giovani palestinesi che rispondono alle aggressioni dell’occupante israeliano non c’è parità di forze. Pertanto, riportiamo tra virgolette il termine scontri/scontro, per non indurre i lettori meno informati a pensare che in Palestina sia in atto un conflitto/guerra tra attori con eserciti, armamenti e forze paritarie.

Hebron/al-Khalil – PIC. Giovedì notte, coloni hanno preso d’assalto la cittadina di Birin, a sud di Hebron/al-Khalil, sotto pesante scorta militare.

Il capo del consiglio di Birin, Farid Burqan, ha affermato che grandi gruppi di coloni hanno preso d’assalto il villaggio, scortati dalle forze d’occupazione israeliane (IOF), che hanno fatto irruzione e perquisito diverse case locali.

I residenti locali sono stati costretti a lasciare le loro case, ha aggiunto.

Tre giornalisti sono stati feriti dopo essere stati aggrediti con gas al peperoncino da alcuni coloni vicino al villaggio di Beitin, ad est di Ramallah.

A Nablus sono scoppiati scontri all’ingresso della cittadina di Burqa, dopo che questa è stata invasa violentemente dalle IOF, tra uso di lacrimogeni e proiettili di metallo ricoperti di gomma. Diversi cittadini locali sono rimasti feriti durante gli scontri.

La città ha anche assistito a un ampio dispiegamento di soldati israeliani durante una manifestazione di coloni.

Gli attivisti palestinesi hanno chiesto di affrontare qualsiasi aggressione o irruzione dei coloni nella cittadina, dopo che, nelle ultime settimane, gli israeliani hanno effettuato violenti attacchi nel tentativo di ricostruire la colonia evacuata di Homish.

Nella cittadina di Biddu, nella Gerusalemme occupata, un adolescente palestinese ha riportato ferite d’arma da fuoco alla spalla durante un’incursione delle forze israeliane.

Un altro ragazzo di 15 anni ha riportato una frattura al piede dopo essere stato inseguito dalle forze israeliane nella cittadina di Beit Iksa, a nord-ovest della Gerusalemme occupata.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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