Infopal

News agency on Palestine and Middle East
Subscribe to feed Infopal Infopal

MEMO. Lunedì 27 luglio, l’attore di Hollywood Seth Rogen ha dichiarato di essere stato nutrito con “un’enorme quantità” di bugie su Israele, dato che i palestinesi sono stati esclusi dall’intera narrazione.

Nel podcast WTF di Marc Maron, Seth Rogen, anch’egli ebreo, si è seduto a colloquio con Marc Maron per promuovere il suo nuovo film “An American Pickle” e discutere sulla loro comune eredità ebraica. Il loro è stato definito il “colloquio più ebraico che due ebrei abbiano mai avuto in questo show”, includendo un chiaro avvertimento per gli antisemiti. Il discorso trattava principalmente di Israele e della diaspora ebraica.

Rogen ha detto: “Penso anche che, in qualità di ebreo, per tutta la mia vita mi sia stata raccontata un’enorme quantità di bugie su Israele. Non ti viene mai detto che ‘a proposito, c’erano delle persone’, fanno sembrare che fosse solo qualche terra lì presente in cui insediarsi, proprio come se le porte fossero spalancate”.

Maron ha appoggiato questa affermazione, intervenendo: “E’ nostra perché l’abbiamo fatta nostra”.

“Sì, si dimenticano letteralmente di rivelare ad ogni giovane ebreo che ”tra l’altro, c’erano delle persone che vi vivevano”.

Maron ha così risposto: “Vogliono solo assicurarsi che tu sia spaventato per la tua sopravvivenza al punto tale che, quando sarai abbastanza grande, ti assicurerai che i soldi vadano a Israele e che quei determinati alberi vengano piantati, e che tu parli sempre a favore di Israele. Israele deve sopravvivere, qualsiasi cosa accada”.

Rogen ha aggiunto: “Sì, e non lo capisco affatto. Penso soprattutto agli ebrei, che si considerano progressisti, e che si considerano analitici, persone che fanno un sacco di domande, e che sfidano davvero lo status quo: ma cosa stiamo facendo?”. Rogen ha inoltre espresso il suo sostegno alla distribuzione del popolo ebraico in tutto il mondo, piuttosto che alla formazione dello Stato di Israele, scherzando sul fatto che non dovrebbero mettere “tutti gli ebrei nello stesso paniere”.

Maron ha domandato a Rogen: “Potresti mai immaginare di vivere in Israele? Andresti mai a viverci?”. A queste domande Rogen risponde negativamente.

Maron si è messo a ridere e ha ribadito che era d’accordo con lui.

Rogen ha poi continuato a descrivere il concetto di Israele come un “ragionamento piuttosto antiquato”.

Ha affermato: “Se è per motivi religiosi non sono d’accordo, perché penso che la religione sia sciocca, se è per la conservazione del popolo ebraico invece non ha alcun senso, perché non si tiene qualcosa che si cerca di conservare tutto in un unico luogo, soprattutto quando quel luogo si è dimostrato piuttosto instabile”.

“Sto cercando di tenere tutte queste cose al sicuro, le metterò nel mio frullatore. Questo funzionerà”.

Seth Rogen è diventato celebre per il suo ruolo nel film “Molto incinta” (titolo originale “Knocked Up”). Ha continuato poi a scrivere, dirigere, recitare e produrre film pluripremiati.

Il film di Rogen “An American Pickle” che uscirà il 6 agosto narra la storia di Herschel Greenbaum, immigrato ebreo e lavoratore in difficoltà, che cade in un tino pieno di sottaceti nel 1920 per poi svegliarsi 100 anni dopo nella New York moderna, dopo essere stato perfettamente conservato dalla salamoia dei sottaceti.

(California-USA, 8 novembre 2019. Seth Rogen parla sul palco del Beverly Hilton Hotel [Frazer Harrison/Getty Images]).

Traduzione per InfoPal di Rachele Manna

Cisgiordania – PIC. Diversi cittadini palestinesi sono stati arrestati e decine di persone sono soffocate a causa dei gas lacrimogeni quando le forze d’occupazione israeliane (IOF) hanno invaso diverse aree della Cisgiordania occupata, all’alba di lunedì.

Fonti locali hanno riferito che le IOF hanno rapito 9 cittadini palestinesi, compresi ex-detenuti, dalle loro case a Nablus, Tulkarem, Betlemme, Ramallah e al-Khalil.

I soldati israeliani hanno perquisito le case dei detenuti e hanno scatenato il caos prima di ritirarsi, secondo quanto affermato dalle stesse fonti.

Nel frattempo, a Jenin, decine di civili palestinesi, tra cui donne e bambini, sono soffocati a causa dei gas lacrimogeni lanciati a random dai soldati delle IOF mentre hanno invaso la zona.

Tutti i feriti sono stati curati sul campo e non sono stati segnalati arresti nel raid durante la notte, secondo i residenti locali.

Jenin – PIC. Il prigioniero palestinese Maher al-Akhras, proveniente dalla cittadina di Silat al-Dhahr, a Jenin, è in sciopero della fame da otto giorni per protestare contro la sua detenzione arbitraria.

Secondo la Commissione palestinese per i detenuti ed ex-detenuti, il prigioniero Akhras è stato rapito lunedì 27 luglio dalla sua casa nella cittadina di Jaba.

Giovedì scorso, un tribunale militare israeliano ha prolungato la sua detenzione  per altri sei giorni con il pretesto di dare più tempo allo Shin Bet per interrogarlo.

La scorsa notte, decine di cittadini palestinesi hanno partecipato ad un sit-in di solidarietà fuori dalla casa di Akhras e hanno denunciato la politica di detenzione arbitraria perseguita dalle forze d’occupazione israeliane contro gli ex-detenuti palestinesi.

PIC. Domenica, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno invaso la cittadina di Kafr ad-Dik, a ovest di Salfit, e hanno consegnato ai residenti locali ordini di sospensione dei lavori per nove case e strutture come preludio alla loro demolizione.
Il numero di ultimatum militari contro le proprietà palestinesi in quest’area è salito a 25 ordini di arresto dei lavori, emessi nel corso di un mese.
Le IOF hanno anche preso d’assalto le aree beduine di Ras al-Ahmar e al-Harsh, a Atouf, nella valle del Giordano settentrionale, e hanno consegnato ordini di demolizione contro case e rifugi per bestiame.

PIC. Hamas ha rifiutato un’offerta di 15 miliardi di dollari per porre fine alla resistenza, rinunciare a Gerusalemme e isolare Gaza dal resto della Palestina, ha rivelato Ismail Haniyah, presidente dell’ufficio politico di Hamas.

Lunedì, in un’intervista con un sito web del Qatar, Haniyah ha affermato che il pacchetto di accordi prevede il lancio di importanti progetti infrastrutturali come un porto marittimo, un aeroporto e altri nella Striscia di Gaza.

Ha aggiunto che quei partiti, che hanno presentato il piano, hanno chiesto in cambio di fondere l’ala armata del Movimento nelle forze di polizia palestinesi dopo averlo disarmato, rinunciando a Gerusalemme e amministrando la Striscia di Gaza separatamente.

Il leader di Hamas ha affermato che il suo Movimento non avrebbe mai accettato il cosiddetto “Affare del Secolo” o qualsiasi altro piano simile.

“Vogliamo porre fine all’assedio di Gaza e avere un porto marittimo, un aeroporto e altri progetti, ma solo come un diritto per la sua popolazione e non in cambio della resistenza disarmante o di determinate posizioni politiche”, ha sottolineato Haniyah.

Ha dichiarato inoltre che una conferenza popolare nazionale sarebbe stata organizzata a Gaza nel prossimo futuro alla presenza di Mahmoud Abbas, il presidente dell’Autorità Palestinese.

Il leader di Hamas ha lodato l’aiuto del Qatar a Gaza e in Palestina, aggiungendo che il suo Movimento accoglie con favore il ruolo del Qatar nel colmare le lacune tra le fazioni di Hamas e Fatah.

Haniyah, nel frattempo, ha ritenuto che qualsiasi cambiamento dell’amministrazione americana nelle imminenti elezioni presidenziali avrebbe avuto un impatto sulla causa palestinese e sulla crisi del Golfo.

Traduzione per InfoPal di L.P

Gaza-Quds Press e PIC. Gli aerei da guerra israeliani hanno effettuato attacchi contro diversi siti nella Striscia di Gaza settentrionale, dopo mezzanotte di lunedì.
Secondo fonti locali, i raid aerei hanno preso di mira un sito appartenente alla resistenza palestinese nel sud-ovest dell’area di Deir al-Balah, un’area di terra aperta nella città di al-Qarara, a est di Khan Yunis, e un’altra terra a Rafah.
Durante gli attacchi aerei, la marina di occupazione israeliana ha aperto il fuoco al largo della costa di Khan Yunis.
Un portavoce dell’esercito israeliano ha affermato che gli attacchi aerei sono una risposta al lancio di razzi dalla Striscia di Gaza.

Gerusalemme occupata – PIC. Sabato, il comune israeliano della Gerusalemme occupata ha approvato un piano per costruire un ulteriore complesso commerciale su circa 90 dunum di terra, nella parte orientale del distretto di Issawiya.

Nelle dichiarazioni alla stampa, il sindaco israeliano si è impegnato a continuare a portare avanti progetti coloniali e di ebraicizzazione nella città santa.

L’autorità israeliana per l’occupazione aveva già annunciato il suo piano per realizzare un enorme progetto coloniale nel quartiere di Wadi al-Joz, a Gerusalemme Est, chiamato Silicon Wadi (Silicon Valley), che includerà centri per l’impiego industriale ad alta tecnologia e decine di migliaia di centri commerciali ed alberghi.

L’unica area industriale palestinese a Gerusalemme Est dovrà essere demolita per far posto a questo progetto israeliano.

Al-Khalil – PIC. Sabato sera, diversi coloni ebrei estremisti hanno aggredito, sotto protezione militare, la famiglia dell’attivista palestinese Imad Abu Shamshiya, nel quartiere di Tel Rumeida, ad al-Khalil, nel sud della Cisgiordania.

Secondo fonti locali, un gruppo di coloni ha attaccato la casa dell’attivista Abu Shamshiya, prima che i soldati israeliani intervenissero a favore dei coloni ed arrestassero sua moglie, sua figlia Arwa e suo figlio Awni.

La casa di Abu Shamshiya si trova vicino alla colonia di Ramat Yeshai, che è stata costruita su un terreno sequestrato vicino ad un checkpoint militare israeliano.

La casa e la famiglia di Abu Shamsiya sono state più volte esposte agli attacchi di coloni e soldati israeliani, nel tentativo di costringerli a lasciare l’area.

Ramallah – PIC. Decine di coloni ebrei, sabato sera, hanno aggredito alcuni cittadini palestinesi nell’area di Jeelya, ad ovest della cittadina di Birzeit, nella provincia di Ramallah e Bireh.

Secondo fonti locali, una banda di coloni armati e accompagnati da cani ha aggredito famiglie palestinesi, inclusa la famiglia di Sheikh Mohamed al-Hajj, mentre si trovavano nel villaggio di Jibiya, a nord di Ramallah.

I coloni hanno puntato le armi contro Mohamed, e hanno aggredito fisicamente sia lui che sua moglie ed i figli, oltre ad aver aggredito altre famiglie nella zona.

Le famiglie stavano facendo un picnic nella zona quando i coloni le hanno aggredite.

Alcuni palestinesi hanno fatto dei video per documentare l’accaduto, ma i coloni li hanno minacciati con le armi, obbligandoli a cancellare tutto.

Gaza – PIC. Sabato mattina, le forze d’occupazione israeliane (IOF) hanno arrestato un giovane palestinese dopo che ha cercato di infiltrarsi in Israele dalla Striscia di Gaza.

Secondo un portavoce dell’esercito israeliano, i soldati hanno arrestato il palestinese dopo che questo aveva attraversato la barriera di sicurezza e stava camminando verso la colonia di Nahal Oz, ad est di Gaza.

Il giovane è stato rimandato a Gaza dopo che le IOF lo hanno interrogato e non hanno trovato nessun arma con lui.

Secondo le autorità di Gaza, il giovane è stato messo in quarantena e sarà sottoposto a test per il coronavirus.

Gerusalemme-Quds Press e PIC. Venerdi’, oltre 27.000 fedeli musulmani hanno celebrato la Eid al-Adha nella moschea di al-Aqsa, secondo quando reso noto dal dipartimento dei Beni religiosi islamici -Awqaf – nella Gerusalemme occupata.

I cittadini palestinesi di tutte le età hanno raggiunto la Moschea nelle prime ore del mattino per eseguire le preghiere.

Nella sua khutba, il Grand Mufti della Palestina, shaykh Mohammed Hussein, ha sottolineato che la moschea di al-Aqsa è un sito santo islamico appartenente esclusivamente alla nazione musulmana e che tutti i tentativi israeliani di colonizzarla falliranno.

 

Gaza – Palestine Chronicle. Il maggiore generale israeliano Gershon HaCohen, che comando’ la 36ª divisione dell’esercito israeliano durante il cosiddetto “disimpegno” da Gaza, ha dichiarato che la decisione del defunto primo ministro israeliano Ariel Sharon fu “un errore assoluto”.

HaCohen ha dichiarato al quotidiano israeliano di destra Jerusalem Post che all’epoca era “assolutamente consapevole che l’intera idea avrebbe portato alla catastrofe”, riferendosi alla crescente resistenza di Hamas e di altri gruppi palestinesi nella Striscia di Gaza.

Il giornale israeliano ha intervistato HaCohen per commemorare il 15° anniversario della decisione israeliana di ridistribuire le sue forze intorno a Gaza nell’agosto 2005. Si stima che 8.500 coloni israeliani vennero trasferiti da Gaza verso altre colonie nei Territori palestinesi occupati.

“Avevo due scelte, disobbedire e rinunciare o obbedire e farlo secondo la mia convinzione e visione”, ha affermato HaCohen.

“Hamas non avrebbe potuto creare quell’arsenale prima della ritirata”, ha dichiarato al giornale, aggiungendo che “ci sarebbero stati meno attacchi missilistici, perché ora Hamas ha una capacità strategica che non aveva prima”.

Sebbene Israele affermi di aver lasciato Gaza, ha solo ridistribuito le sue forze al di fuori dei centri abitati, posizionandole invece alla periferia della Striscia di Gaza, dove da allora hanno imposto un forte assedio alla regione impoverita.

Migliaia di abitanti di Gaza sono stati uccisi da quando Israele si é “ritirata”, a seguito delle guerre israeliane, in particolare nel 2008-9, 2012 e 2014.

I palestinesi hanno usato varie forme di resistenza per cercare di porre fine all’assedio israeliano di 14 anni. Nel marzo 2018, migliaia di palestinesi iniziarono a protestare pacificamente vicino al recinto che separa Gaza da Israele. In risposta, Israele schiero’ centinaia di cecchini che uccisero oltre 300 palestinesi, tra cui bambini, giornalisti e soccorritori sanitari nel corso di un anno. Altre migliaia di manifestanti furono ferite e mutilate dall’esercito israeliano.

HaCohen, tuttavia, afferma che la decisione è stata negativa per Israele poiché ha permesso a vari gruppi di resistenza palestinese di organizzarsi contro l’esercito israeliano.

“Il disimpegno è stato un errore assoluto, ma ringrazio Dio per questo stupido errore perché in questo modo possiamo imparare”, ha affermato.

“L’idea israeliana era che avremmo ottenuto la legittimità internazionale per combattere il terrorismo, in ogni modo, ma dall’operazione Piombo Fuso (2008-9) ci siamo resi conto che il nostro sogno di legittimità internazionale è un’illusione”.

Il diritto internazionale, tuttavia, riconosce ancora Gaza come parte dei Territori palestinesi occupati nonostante la decisione di Israele di ridistribuire le sue forze fuori dalla regione.

Sebbene la regione sia relativamente piccola – 365 km quadrati – Israele ha designato parti di Gaza come aree vietate e spesso apre il fuoco contro gli agricoltori palestinesi mentre cercano di raccogliere ciò che piantano.

Nel frattempo, la marina israeliana impedisce ai pescatori palestinesi di avventurarsi oltre un’area nautica molto piccola, e spesso apre il fuoco contro le barche che disobbediscono agli ordini, affondandole.

Ci sono circa 2 milioni di persone che vivono nella Striscia di Gaza. Nel 2012, le Nazioni Unite hanno dichiarato che la regione sarebbe diventata inabitabile nel 2020.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Ramallah – PIC. Giovedì, il ministero della Salute palestinese a Ramallah ha dichiarato che ci sono stati due nuovi decessi associati alla Covid-19 (coronavirus), 380 nuovi test positivi e 182 pazienti recuperati nelle aree palestinesi nelle 24 ore precedenti.

Secondo il suo rapporto quotidiano, nelle 24 ore precedenti le squadre sanitarie palestinesi hanno condotto 2.758 test per casi sospetti.

Il numero totale di casi confermati di coronavirus è salito a 14.838 pazienti, inclusi 8.465 casi attivi, mentre il numero totale di pazienti che si sono ripresi è salito a 6.289 ed il bilancio delle vittime è arrivato a 84.

Cisgiordania occupata – MEMO. Le forze d’occupazione israeliane demoliranno un villaggio palestinese nel nord della Cisgiordania occupata, sfollando più di 200 persone, secondo quanto riferito dall’agenzia stampa Wafa.

Mahmoud Amarneh, capo del consiglio del villaggio di Farasin, ha dichiarato a Wafa che giovedì mattina i soldati israeliani hanno fatto irruzione nel villaggio e hanno consegnato 36 ordini di demolizione per interi edifici ed antichi pozzi d’acqua.

Ha anche affermato che i militari hanno avvertito i residenti che la demolizione verrà eseguita entro pochi giorni.

Il villaggio, che ospita 200 palestinesi, si trova ad ovest di Jenin ed è costituito da un pozzo di 200 anni e diversi edifici antichi. Pertanto, Amarneh sta sollecitando un intervento internazionale per impedire ad Israele di commettere un massacro archeologico nel villaggio.

Le politiche israeliane ampiamente praticate di demolizioni domestiche contro intere famiglie sono atti di punizione collettiva illegale e violano direttamente il diritto umanitario internazionale.

I critici della decisione israeliana hanno messo in evidenza il numero minuscolo di permessi di costruzione rilasciati ai palestinesi e sostengono che la demolizione apre la strada ad una nuova colonia israeliana.

Amarneh ha ribadito che il governo israeliano vuole conquistare il villaggio al fine di espandere le colonie nella zona.

La maggior parte della comunità internazionale considera illegali le colonie israeliane in Cisgiordania.

I palestinesi cercano uno Stato indipendente in Cisgiordania, nella Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza, aree conquistate da Israele nella guerra del 1967.

972mag.com. Di Yaser Abu Areesha. Gli ebrei israeliani si stanno rendendo conto solo adesso dell’abbandono e del razzismo che hanno a lungo caratterizzato la nostra situazione. (Da Zeitun.info).

Martedì scorso ho viaggiato fino a Gerusalemme con un amico per l’ultima di una serie di manifestazioni contro il primo ministro Benjamin Netanyahu, il governo e il sistema economico. Insieme a migliaia di dimostranti che rappresentavano un’ampia gamma di obiettivi, abbiamo camminato dalla Knesset [il parlamento israeliano, ndtr.] alla residenza del primo ministro in via Balfour. Nonostante tutti i diversi gruppi presenti, tra i manifestanti non ho individuato nessun cittadino palestinese oltre a me, il giornalista della radiotelevisione pubblica Suleiman Maswadeh e il capo della Lista Unita [coalizione di partiti arabo-israeliani, ndtr.] Ayman Odeh.

In un mondo diverso ci saremmo aspettati di vedere una maggiore partecipazione di palestinesi in Israele a una protesta contro la fallimentare risposta del governo alla crisi del coronavirus. Dopotutto la nostra società ha subito un forte impatto dall’epidemia. Secondo i dati resi noti dal Servizio per l’Impiego israeliano, i cittadini palestinesi sono stati duramente colpiti dalle conseguenze economiche della pandemia, ed hanno costituito il 20% dell’approssimativamente 1 milione di cittadini che hanno fatto domanda di disoccupazione in marzo e aprile.

Quindi perché una lotta contro l’ingiustizia istituzionale, portata avanti da una coalizione di gruppi, non attira quelli che sono storicamente stati danneggiati da quelle stesse istituzioni? La risposta risiede nella lotta per la sopravvivenza della comunità palestinese in quanto è una minoranza nazionale marginalizzata e discriminata.

I palestinesi in Israele sono in una situazione diversa rispetto alle persone che partecipano alle attuali proteste. Dalla nostra prospettiva questa è una lotta per un cambiamento che non ci include e per cui quindi noi abbiamo scarso interesse. Di conseguenza, benché noi abbiamo un evidente interesse a spodestare Netanyahu, il nostro entusiasmo e la nostra speranza per quello che ne seguirebbe sono molto scarsi – e ci risulta indifferente chi guiderà il prossimo governo.

La storia ci ha insegnato che nessuno vuole realmente i cittadini palestinesi al tavolo di governo. La raccomandazione totalmente inutile della Lista Unita a favore di Benny Gantz, il capo del partito Blu e Bianco, perché formasse una coalizione di governo al posto di Netanyahu dimostra che il nostro status nella società israeliana non è ancora cambiato e che non facciamo parte del gioco politico.

C’è una qualche possibilità che le cose possano essere diverse? Odeh, della Lista Unita, ha diffuso immagini della protesta di martedì ed ha invitato i cittadini palestinesi a partecipare. Ma dubito che possa fare la differenza – il cambiamento avverrà solo quando saranno modificate le regole del gioco, e quando il resto dell’opinione pubblica degli ebrei israeliani riconoscerà che la società palestinese ha le proprie sofferenze e necessità. La mobilitazione deve essere basata sulla comprensione e sulla buona volontà.

Siamo una popolazione ferita. Nel corso di molti decenni, fin dalla fondazione dello Stato, le politiche governative hanno frammentato dall’interno la nostra collettività. Stiamo andando verso la catastrofe a causa dell’abbandono, del razzismo e delle discriminazioni che hanno caratterizzato la nostra situazione ben prima che la popolazione ebraica si rendesse conto che il sistema stava ingannando tutti e giocando con il futuro di tutti noi.

Tre palestinesi sono stati colpiti a morte nell’arco di 12 ore tra sabato e domenica: uno a Kufr Qasim, uno a Kufr Ibtin e uno a Tira. Anche altre due persone sono state uccise da colpi di arma da fuoco martedì. La violenza armata è diventata molto frequente.

L’uso di armi sta aumentando senza alcun controllo intorno a noi, senza che se ne veda la fine. Il sistema politico, che da molto tempo ci ha abbandonati, non sta facendo abbastanza per opporsi a questa devastante violenza e per migliorare le infrastrutture, l’economia e l’educazione nella comunità palestinese. Sentiamo spesso di spettacolari operazioni poliziesche per cercare armi e droga, ma queste notizie sono inevitabilmente seguite da un altro assassinio, da un’altra sparatoria e da ulteriore violenza, soprattutto contro le donne.

Abbiamo bisogno di un ascolto attento e di un impegno collettivo che affrontino i problemi sia a breve che a lungo termine. Abbiamo bisogno di un pensiero condiviso che prospetti un futuro per le prossime generazioni. Ma sappiamo già che nessuno nel sistema sta dando la priorità alla popolazione palestinese, non da ultimo a causa della pandemia. Chi ha il tempo per parlare di uguaglianza civile e di diritti umani?

Eppure la popolazione ebraica ha un evidente interesse nello sviluppo della comunità palestinese. I cittadini di Umm al-Fahem devono avere gli stessi diritti e le stesse opportunità dei cittadini di Herzliya [ricca città israeliana abitata quasi esclusivamente da ebrei, ndtr.]. La produttività e la prosperità dipendono dalla diversità, non dalla discriminazione.

Se i manifestanti di oggi stanno veramente pensando in prospettiva futura, allora uno sforzo congiunto è possibile. Ogni cambiamento deve andare oltre chi governa il Paese e mettere al centro le persone, costruendo un sistema che non escluda i cittadini palestinesi.

E chissà, forse le proteste di via Balfour potrebbero essere l’inizio di qualcosa di nuovo.

Traduzione per Zeitun.info di Amedeo Rossi

 

Imemc. 4500 Palestinesi, tra cui 39 donne e 160 bambini, si trovano nelle carceri di Israele.  Un ricercatore palestinese per gli affari dei detenuti, l’ex prigioniero politico Abdul-Nasser Ferwana, ha riferito che Israele sta tenendo prigionieri circa 4500 Palestinesi, tra cui 39 donne, 160 bambini, 6 parlamentari e 360 ​​in detenzione amministrativa senza accusa o processo.

Ferwana ha dichiarato che, tra i Palestinesi incarcerati, ce ne sono decine con esigenze speciali, con il cancro o altri gravi problemi di salute; molti sono anziani, come Fuad Shobaki, che ha più di 80 anni.

Ha aggiunto che l’86% dei detenuti palestinesi proviene da diverse zone della Cisgiordania occupata, compresa la capitale occupata, Gerusalemme; che i prigionieri sono detenuti in 22 carceri, strutture di detenzione e per gli interrogatori, tra cui il campo di detenzione del deserto del Negev, Ramon, e Nafha, Hadarim, Be’er as-Sabe’, Galboa’, Asqalan, Damoun, Shatta, Ofar, Ramla e al-Maskobiyya.

“Mentre celebriamo l’Aid al-Adha quest’anno, i detenuti palestinesi continuano a sopportare il deterioramento della salute e delle condizioni di vita, oltre a subire costanti assalti e violazioni da parte dei soldati”, ha affermato Ferwana. “La pandemia di coronavirus sta aggiungendo anche più sofferenza e gravi rischi per i detenuti, soprattutto perché Israele nega i loro diritti fondamentali e si rifiuta di fornire misure di sicurezza”.

Il funzionario palestinese ha anche affermato che i detenuti, sebbene non possano stare con le loro famiglie, celebrano al-Adha con piena determinazione e brama di libertà.

Ferwana ha aggiunto che almeno 50 detenuti sono tenuti prigionieri da più di 20 anni, 29 da oltre 25 anni e 14 da oltre 30 anni: i detenuti in carcere da più anni  nella storia della Palestina sono Karim e Maher Younis,  imprigionati nel gennaio del 1983.

Inoltre, decine di detenuti rilasciati nel quadro dell’accordo di scambio dei prigionieri, nel 2011, sono stati arrestati nuovamente dai soldati nel 2014 e, all’epoca del loro primo rilascio, avevano già scontato più di 20 anni – tra di essi vi e’ Na’el Barghouthi, che ha scontato 40 anni di prigione.

Inoltre, Ferwana ha dichiarato che il numero di Palestinesi morti nelle carceri israeliane da quando Israele ha occupato il resto della Palestina (la Cisgiordania, compresa Gerusalemme e la Striscia di Gaza) nel 1967, hanno raggiunto quota 224, molti dei quali sono deceduti dopo che era stata negata l’assistenza medica, altri sono stati uccisi mentre erano in prigione o sono morti a causa delle torture durante gli interrogatori.

Centinaia di Palestinesi sono morti non molto tempo dopo il loro rilascio a causa di gravi malattie che non sono state curate mentre si trovavano nelle carceri israeliane.

Ferwana ha anche affermato che Israele trattiene ancora i corpi di sei detenuti palestinesi, identificati come Anas Doula, morto nella prigione di Asqalan nel 1980; Aziz Oweisat morto nel 2018; Fares Baroud; Nassar Taqatqa; Bassam Sayeh, morto nel 2019; Sa’adi al-Gharabily, morto all’inizio dell’anno.

Inoltre, Ferwana ha invitato i diversi  gruppi per i diritti umani e legali, a livello locale, regionale e internazionale, incluso il Comitato Internazionale della Croce Rossa, ad  intervenire per garantire i diritti fondamentali dei detenuti palestinesi, oltre ad assicurare il rilascio di anziani, di malati  e di tutti  i bambini e le donne incarcerate.

Ha anche invitato l’Organizzazione Mondiale della Sanità a inviare un team specializzato e neutrale per osservare le condizioni dei detenuti e fornire ai prigionieri malati le cure mediche necessarie, oltre a garantire che venga effettuato loro il test per il coronavirus.

Ferwana ha aggiunto che Israele e i suoi alleati cercano sempre di negare le gravi violazioni verso i detenuti palestinesi, e ha sottolineato l’importanza delle visite e delle ispezioni nelle carceri israeliane da parte di gruppi internazionali per i diritti umani, per osservare le sofferenze e le condizioni disastrose che devono affrontare i detenuti.

Ha dichiarato che le attuali condizioni nelle carceri israeliane sono molto allarmanti, soprattutto a causa del crescente numero di detenuti e carcerieri che hanno contratto il coronavirus, mentre la Corte suprema di Israele ha anche stabilito che i detenuti “non hanno diritto alla protezione del distanziamento sociale contro il Covid 19”.

Traduzione per InfoPal di Edy Meroli

La redazione di InfoPal augura ai lettori, colleghi, sostenitori musulmani una felice Eid al-Adha.

 

Ramallah – PIC. Hamas ha esortato i palestinesi a rendere la giornata dell’Arafah un’occasione per marciare in massa verso la moschea di al-Aqsa ed intensificare la loro presenza nel luogo santo durante i giorni sacri di Eid al-Adha.

In una dichiarazione rilasciata giovedì, Hamas ha avvertito lo stato d’occupazione israeliano circa le conseguenze della persistenza nella profanazione della moschea e del tentativo di ebraicizzarla e di sequestrarne una parte.

“Bab al-Rahma, la sala di preghiera Marwani, la sala di preghiera Omar, la sala di preghiera Buraq ed il muro Buraq sono tutte parti integranti della nostra amata moschea”, ha dichiarato Hamas.

Il movimento ha anche condannato lo stato d’occupazione per continuare a perseguire ed aggredire il popolo di Gerusalemme, demolendo le loro case ed imponendo tasse esorbitanti su di loro per costringerli a lasciare la città santa.

Ha sottolineato che lo stato israeliano pagherà caro se non dovesse fermare la sua aggressione contro Gerusalemme e la moschea di all-Aqsa, e ha invitato l’Organizzazione per la cooperazione islamica e la Lega araba a prendersi le proprie responsabilità e proteggere la moschea e la città santa contro l’ebraicizzazione.

Ramallah – WAFA. Il presidente Mahmoud Abbas ha presieduto mercoledì sera un incontro presso la sede presidenziale del Comitato di crisi a Ramallah, i cui membri includono rappresentanti dei Comitati esecutivi dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), il Comitato centrale di Fatah ed il governo.

L’incontro ha discusso le attuali condizioni politiche alla luce delle decisioni prese dalla leadership palestinese il 19 maggio, in risposta ai piani statunitensi ed israeliani di annettere più del 33% dell’area delle terre occupate della Cisgiordania e nel quale la Palestina é stata assolta da tutti gli accordi ed intese con il governo israeliano e l’amministrazione statunitense.

Il Comitato di crisi ha riesaminato le attività illegali coloniali, in particolare nella Valle del Giordano, e l’istituzione di nuove colonie nelle aree che dovrebbero essere annesse, nel tentativo di guadagnare tempo e creare uno stallo per ingannare la comunità internazionale, alla luce della posizione assunta dalla leadership palestinese nel respingere il piano di annessione ed il cosiddetto “Accordo del Secolo” che mira a liquidare la causa palestinese.

L’incontro ha anche discusso le misure repressive in corso da parte delle autorità israeliane d’occupazione, la demolizione di case, la distruzione degli ulivi e la detenzione continua di cittadini palestinesi, in particolare a Gerusalemme.

Il Comitato ha espresso soddisfazione per l’unità della posizione palestinese ed il suo sostegno alle decisioni della leadership palestinese e all’escalation della resistenza popolare pacifica contro i coloni ed i gruppi terroristi sionisti.

Nella sua riunione, il Comitato ha sottolineato che non esiste una soluzione all’attuale crisi se non l’annullamento da parte dell’amministrazione statunitense e del governo israeliano dei piani di annessione, sottolineando che il processo di pace si svolgerà quindi sotto l’egida delle Nazioni Unite attraverso un conferenza internazionale sulla base del mandato e delle risoluzioni delle Nazioni Unite per porre fine all’occupazione e stabilire uno Stato palestinese indipendente sui territori occupati dal 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale, ed per trovare una soluzione alla questione dei rifugiati basata sulla risoluzione 194 e sull’Iniziativa araba di pace.

PIC. Di Eman Abusidu. L’uomo d’affari palestinese Talal Abu Ghazaleh una volta disse: “Sono stato obbligato ad avere successo, non avevo altra scelta”. Quando, in un programma TV, ho sentito questa affermazione sono rimasta sorpresa. Le sue parole riassumono l’atteggiamento distintivo del popolo palestinese, che si identifica ancora tra uno dei più istruiti al mondo. Nonostante tutto quel che viene fatto contro di loro, e che accade attorno a loro – l’occupazione israeliana e le incursioni militari; la pandemia del Covid-19; il tracollo economico – riescono ancora ad avere successo. In mezzo a questi ostacoli, i Palestinesi della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza hanno appena celebrato i risultati degli esami del liceo di quest’anno e alcuni di essi sono stati straordinari.

Come al solito, la Striscia di Gaza è imprevedibile ed un caso a parte. E’ stata devastata da un blocco israeliano fin dal 2007, ed è una delle zone più densamente popolate al mondo, una delle più povere. Centinaia di migliaia di persone vivono in campi rifugiati fatiscenti ed in edifici bombardati. Con possibilità basilari e limitate, i Palestinesi di Gaza provano al mondo intero che è impossibile arrendersi nonostante tutti gli ostacoli che debbono affrontare.

Shams Abuamra vive a Khan Younis; il suo voto nell’esame di scienze è stato 99,3 su cento. Ha raggiunto questo risultato vivendo con la sua numerosa famiglia in una abitazione sovraffollata col tetto di metallo sulla testa, che non protegge né dal caldo né dal freddo. La maggior parte del suo tempo Shams lo ha dedicato agli studi. Suo padre è contentissimo dei risultati scolastici di sua figlia. Non può lavorare, pertanto vedere la figlia raggiungere questi risultati è al di là di ogni aspettativa.

Assieme alle circostanze personali degli studenti come Shams Abuamra, dobbiamo considerare anche che il settore dell’educazione della Striscia di Gaza è in crisi. Il settore dell’insegnamento e le risorse disponibili sono limitate, solo per citare alcune difficoltà; il deteriorarsi della situazione economica lo ha palesato appieno, ha un impatto maggiore sulle vite degli studenti ed i loro insegnanti.

Inoltre, l’elettricità è disponibile soltanto per alcune ore al giorno nel territorio costiero. Ciò significa che Shams e gli altri studenti devono studiare intensamente durante queste poche ore. I loro risultati inviano un forte messaggio alle autorità dell’occupazione israeliana e, nonostante tutto quel che faccia per cercare di fermarli, essi sono determinati a farlo ancora meglio.

A Gaza, gli studenti palestinesi non si possono permettere il lusso di affermare che non necessitano di successi accademici. Tuttavia, in alcuni casi, non hanno altre scelte su cosa, quando e come studiare. Shayma Abulhussein, ad esempio, proviene dal Governorato di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza. Shayma è cieca, eppure ha raggiunto un voto di 93,3 su cento nel suo esame di Tawjehi. La ragazza è stata determinata sul fatto che la cecità non avrebbe costituito uno svantaggio per lei. Non esistono scuole superiori per gli ipovedenti dopo la classe 11 in Gaza, quindi Shayma ha dovuto studiare al fianco di studenti vedenti, il ché è stato per lei stressante e tutt’altro che facile. I libri sono stati copiati e stampati in Braille, operazione per la quale sono state impiegate ore ed ore.

Secondo le statistiche ufficiali, vi sono oltre 93.000 disabili che vivono in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, circa 47.000 dei quali si trovano a Gaza, poco più del 2,5% della popolazione. La maggior parte delle persone cieche o ipovedenti non ricevono alcun supporto dalle ONG che si dedicano all’aiuto dei ciechi; quindi la situazione economica di povertà ha un impatto su tutto ciò. Però, ogni anno studenti con problemi di vista ottengono buonissimi risultati negli esami Tawjehi.

Una studentessa palestinese della Striscia di Gaza ha ricevuto la notizia che il padre era stato ucciso da un militare israeliano durante le proteste della Grande Marcia del Ritorno mentre stava sostenendo gli esami del Tawjehi. Qmar Alghlban ha continuato col suo esame fino alla fine, prima di recarsi sulla tomba del padre. Ovviamente, avrebbe preferito condividere i suoi risultati col padre, ma, così come molti altri Palestinesi, non è stato possibile a causa delle conseguenze dell’occupazione israeliana. E così come molti altri, lei è determinata ad avere successo nella vita, consapevole del fatto che suo padre sarebbe stato immensamente orgoglioso dei suoi successi.

So esattamente, per esperienza personale, come questi giovani Palestinesi della Striscia di Gaza si sentono perché qui è dove sono nata e cresciuta. Dove ho studiato e lavorato. E’ casa mia.

Durante i primi anni del blocco israeliano, anch’io ho studiato ottenendo 94,9 su cento negli esami Tawjehi. La riuscita non è un opzione, ma una necessità. Ho dovuto avere successo perché non avevo altra scelta. Se abbiamo avuto una buona educazione alle spalle, possiamo ottenere lo sviluppo ed andare avanti. Tutto ciò che facciamo invia il messaggio al mondo che siamo vivi e che c’è ancora una parte della Palestina chiamata Gaza; che l’oppressione israeliana non è riuscita a sfinirci. La riuscita a scuola e all’università – tali risultati di immatricolazione assicurano il nostro posto nell’istruzione superiore – è il nostro lasciapassare per questo mondo, che tutti noi sogniamo di vedere prima o poi, o per lo meno per presentare una vera immagine di ciò che sta accadendo a noi e alle nostre famiglie e amici.

Da quando sono nata, la Striscia di Gaza è stata al centro di eventi incredibili che hanno avuto un impatto globale. La storia di Gaza – una storia che la mia famiglia, i miei amici ed io viviamo giorno dopo giorno – è quella della battaglia contro le difficoltà e di studenti che raggiungono risultati significativi nonostante queste difficoltà. “La vita a Gaza è come una pentola a pressione”, ha dichiarato rappresentante diplomatico europeo al Washington Report nell’ottobre del 2015.

Quel diplomatico aveva ragione, ma avrebbe potuto aggiungere che i Palestinesi di Gaza non conoscono la parola “impossibile” nel loro dizionario. Con la perseveranza e la determinazione, nessuno può uccidere o impedire ai nostri sogni di diventare realtà.

Traduzione per InfoPal di Aisha T. Bravi

Pagine

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

PalestinaRossa newsletter

Resta informato sulle nostre ultime news!

Subscribe to PalestinaRossa newsletter feed

Accesso utente