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Gaza-PIC. Il ministero degli Interni palestinese a Gaza ha annunciato che tre italiani, che erano stati detenuti in un ufficio delle Nazioni Unite a Gaza dopo aver destato sospetti, sono stati lasciati andare.

“Nelle ultime ore, gli apparati di sicurezza hanno condotto indagini su un’auto sospetta che trasportava tre italiani che si trovavano in una zona in cui lunedì mattina vi era stato una sparatoria, ed erano entrati nel quartier generale dell’UNSCO a Gaza, dopo essere stati inseguiti”, ha reso noto il portavoce del ministero, Iyad al-Buzom, in un comunicato stampa diramato mercoledì.

“Attraverso le indagini, sono state verificate le identità dei tre italiani e le procedure del loro ingresso nella Striscia di Gaza, e si è constatato che l’auto non aveva nulla a che fare con la sparatoria”, ha aggiunto Buzom.

Il portavoce ha espresso il proprio ringraziamento del suo ministero al coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Nikolay Mladinov, al consolato italiano a Gerusalemme occupata e all’ambasciatore Mohammed al-Emadi, capo del comitato qatariota per la ricostruzione di Gaza, per il loro ruolo nelle indagini delle autorità di sicurezza di Gaza.

Gerusalemme-WAFA – Martedì, lo staff della municipalità israeliana di Gerusalemme Ovest ha consegnato avvisi di demolizione a diverse case nel quartiere di Silwan, nella Gerusalemme est occupata, con il pretesto che sarebbero state costruite senza permesso, secondo quanto affermato da un corrispondente di WAFA.

Ha affermato che le residenze che hanno ricevuto gli avvisi sono nella zona di al-Bustan, Silwan, dove altri proprietari di case hanno ricevuto in precedenza avvisi di demolizione collettiva, anche in quel caso con il pretesto della “costruzione senza permesso”.

Israele vuole liberare l’area di al-Bustan dalle case palestinesi e trasformarla in un parco ebraico, a causa della sua vicinanza alla cosiddetta Città di David che Israele ha costruito in un’area di Silwan vicino alle mura della città vecchia di Gerusalemme e alla Porta di Dung.

Mentre la costruzione palestinese a Silwan non è consentita, i coloni che hanno occupato case palestinesi nella zona sono stati in grado di ristrutturarle ed espanderle senza problemi e con l’appoggio del governo israeliano e di quello municipale.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Israele-IMEMC. Il detenuto palestinese Sufyan Asskafi, 35 anni, è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Sharai Tsidk in condizioni critiche, secondo quanto ha avvertito Karim Ajwaj, avvocato della Commissione dei detenuti e degli ex-detenuti.

Ajwa ha osservato, secondo Al Ray, che Skafi è collegato alla ventilazione meccanica ed è in condizioni critiche, poiché è stato colpito pochi giorni fa dalle forze israeliane.

La commissione ha spiegato che Skafi è stato colpito venerdì scorso con proiettili letali all’addome e ai piedi, vicino al cosiddetto centro investigativo “Jabbera”, nelle prossimità dell’area di Halhoul e vicino alla colonia di Kiryat Arba, situata su terreni e proprietà dei cittadini di Hebron.

La commissione ha osservato che il detenuto soffre di disturbi psicologici e comportamentali e che è l’unico che lavora per mantenere i sei membri della famiglia.

Ha fatto notare anche che il tribunale militare di Ofar terrà un’udienza in sua assenza, a causa delle sue condizioni di salute critiche.

Gaza-PIC. Il ministero dell’Agricoltura palestinese ha annunciato la decisione di bloccare l’esportazione di pomodori verso i mercati al di fuori della Striscia di Gaza per due giorni, a causa del rapido aumento dei prezzi.

In una dichiarazione rilasciata martedì, il ministero ha affermato che il divieto di esportazione arriva in un momento in cui il prezzo dei pomodori ha subito un aumento improvviso, aggiungendo che la mossa mira ad abbassare i prezzi aumentando le quantità di pomodori esposti nei mercati locali.

Gerusalemme Occupata-Quds Press. Il ministero degli Awqaf e gli affari religiosi in Palestina ha registrato 101 attacchi israeliani contro i luoghi sacri e di culto nel corso del mese di dicembre 2018.

Il Ministero ha ricordato in un rapporto che l’occupazione ha effettuato più di 30 invasioni nel complesso di al-Aqsa; inoltre ha impedito per 51 volte il richiamo alla preghiera nella moschea Ibrahimi a Hebron.

Ha aggiunto che il resto degli attacchi consistono negli scavi israeliani, in particolare nella città di Silwan (a sud di Gerusalemme), nelle invasione dei santuari, nelle marce provocatorie nella Città Vecchia di Gerusalemme, nelle campagne di arresti, negli ordini di allontanamento da al-Aqsa e negli slogan razzisti.

Il Ministero ha sottolineato l’invasione della Moschea di al-Aqsa da parte dei ministri israeliani e di alcuni deputati, nonché le quotidiane violazioni dei coloni.

Nel corso di dicembre, i coloni hanno acceso delle candele per la festa ebraica “hanukkah” a distanza di pochi metri dalla Moschea di Al-Aqsa, dal lato della Porta al-Asbat e nella Moschea Ibrahimi.

Il mese scorso gruppi estremisti del “Monte del Tempio” hanno inaugurato “l’altare del tempio” vicino a piazza al-Buraq, per effettuare sacrifici durante le festività ebraiche.

Nel rapporto del ministero si aggiunge che “alcuni attivisti hanno cercato di effettuare sacrifici in uno dei parchi adiacenti alle pareti della moschea Al-Aqsa, dopo che la polizia israeliana li ha autorizzati a eseguire il rituale sul posto”.

La polizia israeliana ha impedito agli addetti alla Moschea Al-Aqsa appartenenti al Dipartimento delle Dotazioni islamiche, la pulizia delle pietre e dei marmi all’interno della Cupola della Roccia.

Una donna palestinese è deceduta nei Territori palestinesi occupati dopo un attacco di cuore all’interno della moschea Al-Aqsa, poiché la polizia israeliana ha bloccato l’entrata all’ambulanza.

L’occupazione ha vietato il richiamo alla preghiera della moschea di Ibrahimi per 51 volte, inoltre gli addetti della moschea hanno documentato impronte di soldati dell’occupazione sui tappeti della moschea nella zona di nicchia di una Al-Ashakih.

Il ministero ha denunciato le invasioni mensili alla “Tomba di Giuseppe”, ad est di Nablus, e nella zona “Mamas” in Halhul, a nord di Hebron, e nei siti di “Kafl Hares” vicino a Salfit. Traduzione per InfoPal di Shaimaa El Roubeigy

Ramallah-WAFA. Il tribunale militare israeliano di Ofer, vicino a Ramallah, ha affidato in custodia due fratelli, di cui uno di 17 anni, alcuni giorni dopo che il padre era stato posto in detenzione amministrativa per tre mesi, secondo la Società per i prigionieri palestinesi.

Il padre, Omar Barghouti, 66 anni, e suo figlio Assef sono stati arrestati il 12 dicembre, il giorno in cui un altro figlio, Saleh, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da soldati israeliani vicino a Ramallah. L’esercito ha affermato che Saleh era coinvolto in un attacco contro dei coloni nei pressi di Ramallah pochi giorni prima.

Un altro figlio, Mohammad, 17 anni, è stato arrestato il 5 gennaio durante un’incursione dell’esercito nella casa di Barghouti nel villaggio di Kobar, a nord-ovest di Ramallah.

Un quarto figlio, Assem, è stato arrestato dall’esercito israeliano l’8 gennaio, dopo essere stato accusato di aver sparato a due soldati israeliani, uccidendoli, vicino a Ramallah il 13 dicembre.

L’esercito ha anche minacciato di espellere la famiglia e mandarla in esilio a Gerico, nella Cisgiordania orientale, come punizione per le azioni dei figli.

Gerusalemme-WAFA. Le forze israeliane hanno picchiato brutalmente un palestinese e lo hanno detenuto per molto tempo al posto di blocco militare di Atara, a nord di Ramallah, Cisgiordania occupata, prima di lasciarlo passare.

Il palestinese, identificato come Hanthala al-Shaikh dal villaggio di Beit Iksa, a Gerusalemme, ha dichiarato a WAFA che le forze israeliane di stanza al check-point di Atara hanno fermato la sua auto e hanno confiscato la sua carta d’identità, prima di picchiarlo e di distruggergli il veicolo, con il pretesto di cercare delle armi.

Il conducente ha riportato ferite e lividi su tutto il corpo.

Jenin, WAFA – Martedì, le forze israeliane hanno arrestato 26 palestinesi durante raid su larga scala in varie parti della Cisgiordania, secondo quanto riferito da fonti e testimoni per la sicurezza palestinese.

Veicoli militari israeliani hanno fatto irruzione nella cittadina di Yabad, a sud-ovest di Jenin, dove i soldati hanno arrestato cinque palestinesi e saccheggiato diverse case.

Le forze israeliane hanno anche fatto irruzione nella città di Jenin e nel campo profughi, arrestando altri tre palestinesi.

A Nablus, le forze israeliane hanno arrestato due palestinesi dalla parte orientale della città, ed un altro dal campo profughi di Askar.

Durante un’incursione nel campo profughi di Balata, i soldati hanno fatto irruzione in un laboratorio di tornitura che costituisce fonte di reddito principale per sette famiglie e hanno sequestrato attrezzature che costano tra i US$ 250.000 – 300.000.

Altrove, nella Cisgiordania del nord, un altro raid militare è stato effettuato nella città di Qalqilia, portando all’arresto di un palestinese.

Nel distretto di Gerusalemme, le truppe israeliane hanno condotto incursioni nelle cittadine di Anata e Hizma, a nord-est e nord di Gerusalemme, oltre al campo profughi di Qalandia, arrestando tre palestinesi.

La polizia ha anche preso d’assalto il quartiere Silwan, di Gerusalemme est, arrestando due adolescenti palestinesi di 15 e 18 anni.

Nella Cisgiordania meridionale, le forze israeliane hanno fatto irruzione nella cittadina di Beit Fajjar, a sud di Betlemme, arrestando due adolescenti palestinesi, di 15 e 16 anni.

Hanno anche condotto un’incursione simile nella cittadina di Tuqu, a est di Betlemme, arrestando un palestinese, mentre altri due palestinesi sono stati arrestati durante una simile irruzione nella cittadina di al-Doha, a ovest di Betlemme.

Nel distretto di Hebron, le forze israeliane hanno arrestato due ex-prigionieri dopo aver preso d’assalto e perlustrato a fondo le loro case a Beit Ummar, a nord di Hebron.

I militari hanno condotto raid simili nel campo profughi di Arroub e nelle cittadine di Yatta e Halhoul, arrestando altri tre palestinesi.

WAFA. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, ha incontrato Antonio Gutierres, segretario generale delle Nazioni Unite, a New York, e lo ha informato sugli ultimi sviluppi della questione palestinese, comprese le recenti escalation israeliane nei Territori palestinesi, in particolare a Gerusalemme.

Abbas ha sottolineato la necessità di attuare le risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza, compresa in particolare la risoluzione 2334 (2016), e di fornire protezione internazionale al popolo palestinese.

Abbas ha anche incontrato María Fernanda Espinosa Garcés, presidente eletta della 73a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) e le ha parlato degli ultimi sviluppi nel territorio palestinese alla luce delle continue escalation israeliane e dell’aggressione contro il popolo palestinese, terra e siti santi.

Alle riunioni hanno partecipato Saeb Erekat, segretario generale del Comitato esecutivo dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), Riyad al-Malki, ministro degli Affari esteri e degli Espatriati, Majdi al-Khaldi, consigliere diplomatico di Abbas, Riyad Mansour, ambasciatore della Palestina all’ONU.

Abbas è arrivato a New York lunedì per assumere la presidenza del gruppo dei 77 (G77) e della Cina durante una cerimonia che si terrà martedì all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Gaza-PIC e Quds Press. Martedì mattina, l’artiglieria israeliana ha bombardato siti della resistenza palestinese a sud della Striscia di Gaza bloccata.

Secondo fonti locali, un carro armato israeliano ha sparato colpi di mortaio verso siti della resistenza ad est della città di al-Qarara, nella provincia di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza.

Allo stesso tempo, quattro bulldozer militari israeliani hanno invaso l’area di confine, a ovest della barriera di separazione, e hanno distrutto terreni palestinesi.

MEE. Il neoeletto ministro israeliano ha respinto la possibilità di creare uno stato palestinese in Cisgiordania e ha chiesto l’annessione del Territorio occupato.

“Gli insediamenti sono il nuovo sionismo del XXI secolo”, ha affermato il ministro della migrazione e dell’integrazione Yoav Galant durante un discorso elettorale in un insediamento illegale israeliano in Cisgiordania. “Sto chiaramente dicendo di no a uno stato palestinese, non è possibile avere più di uno stato a ovest del fiume Giordano.

“Lavoreremo per applicare la sovranità in tutta la Giudea e la Samaria e per rafforzare gli insediamenti”, ha aggiunto, usando i termini che Israele utilizza per definire la Cisgiordania.

“Solo gli insediamenti sono la chiave per aggrapparsi alla sovranità e al sionismo. La Giudea e la Samaria sono la cintura di difesa orientale dello Stato di Israele”.

Israele sequestrò la Cisgiordania, insieme a Gerusalemme Est e alla Striscia di Gaza, nel 1967, e le occupa da allora. Contravvenendo al diritto internazionale, Israele ha dislocato centinaia di migliaia di israeliani in terra palestinese.

Ci sono quasi 834.000 coloni israeliani che vivono negli insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme Est.

Il numero di coloni è quasi triplicato dagli accordi di Oslo del 1993.

La legge dello stato-nazione di Israele, approvata lo scorso luglio, ha affermato che la costruzione e il rafforzamento degli insediamenti è un “interesse nazionale”.

Galant è stato nominato ministro la scorsa settimana dopo aver lasciato il partito Kulanu ed essersi unito al partito del Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu.

È stato a capo del Comando meridionale dell’esercito israeliano e nel marzo 2010 condusse la guerra di Israele nella Striscia di Gaza che uccise 1.400 palestinesi.

Gaza-IMEMC. Il ministero della Sanità palestinese ha riferito che un ragazzino è morto, lunedì all’alba, per le gravi ferite subite l’11 gennaio 2019, dopo che i soldati israeliani gli avevano sparato, nel nord di Gaza.

Il ministero della Sanità ha dichiarato che il ragazzino, Abdul-Rauf Ismael Salha, di 14 anni, era stato colpito alla testa durante la Grande Marcia del Ritorno, a est di Jabaliya, nella Striscia di Gaza settentrionale.

Ha aggiunto che Salha era stato ricoverato all’Ospedale Indonesiano, a Beit Lahiya, e in seguito era stato trasferito al Centro medico al-Shifa, nella città di Gaza, a causa della gravità delle sue ferite.

L’esercito ha ucciso 257 palestinesi nella Striscia di Gaza, tra cui giornalisti, medici, bambini e donne, da quando è iniziata la Grande Marcia del Ritorno, il 30 marzo 2018.

MEMO. Rashida Tlaib ha giurato al Congresso, il 3 gennaio, indossando un abito tradizionale palestinese, divenendo una delle prime due donne musulmane mediorientali ammesse alla Camera bassa.

Tlaib ha indossato il thobe (un abito tradizionale ricamato, indossato dalle donne palestinesi) alla cerimonia di giuramento, la settimana scorsa, esibendo con orgoglio le proprie origini familiari. Tlaib aveva lasciato intendere di voler indossare l’abito per l’occasione, postando una foto del thobe – ricamato da sua madre – su Instagram lo scorso dicembre, con le parole: “Un assaggio di ciò che indosserò al giuramento al Congresso. #PalestinianThobe #ForMyYama”.

Mentre la cerimonia si svolgeva a Capitol Hill a Washington DC, l’hashtag #TweetYourThobe faceva tendenza su Twitter, incoraggiando le donne palestinesi di tutto il mondo a condividere immagini dei loro abiti tradizionali. L’hashtag è stato concepito dalla scrittrice Susan Muaddi Darraj, che ha risposto ai commenti razzisti e alle critiche di risposta al post su Instagram di Tlaib, il dicembre scorso.

Secondo il New York Times (Nyt), Darraj ha dato vita a un gruppo privato su Facebook che è cresciuto fino a 8.000 membri in due settimane, prima che l’hashtag diventasse pubblico ieri. Darraj ha dichiarato al Nyt: “Mi sono commossa tutto il giorno guardando alcune di queste foto […] È semplicemente straordinario, ed è una testimonianza visiva delle relazioni tra madri e figlie che abbiamo nella nostra cultura, e penso che altre persone possono identificarsi con questo”. 

In un’intervista alla rivista di moda Elle, pubblicata nei giorni scorsi, Tlaib ha spiegato la sua decisione di indossare l’abito: “Nel corso della mia carriera nel servizio pubblico, le persone per le quali ho avuto il privilegio di lottare hanno abbracciato me e soprattutto le mie radici palestinesi. Questo è ciò che voglio portare al Congresso degli Stati Uniti, una dimostrazione impenitente del tessuto della gente in questo paese. Per questo ho deciso di indossare il thobe”. Tlaib ha aggiunto: “Da ragazzina vedevo mia madre cucire a mano i thobe seduta sul pavimento con una lampada accanto. Solo a pensarci mi tornano alla mente tanti ricordi di mia madre e quanto fosse orgogliosa di essere palestinese”.

La madre di Tlaib proviene da Beit Ur Al-Furqa, un villaggio a ovest di Ramallah, nella Cisgiordania occupata, mentre suo padre proviene da Beit Hanina, a nord di Gerusalemme. La famiglia si trasferì a Detroit, dove Tlaib è nata e cresciuta. Dopo una carriera politica decennale, lo scorso novembre Tlaib è stata eletta deputata democratica per il tredicesimo distretto congressuale del Michigan. 

Tlaib è stata raggiunta al Congresso, ieri, da Ilhan Omar – membro del “Partito laburista democratico dei contadini” (Dfl), affiliato ai democratici, anch’ella eletta al Congresso in novembre. Omar è nata nella capitale somala Mogadiscio, dove è vissuta fino ai primi anni Novanta, quando la sua famiglia fu costretta a lasciare il paese per fuggire dalla guerra civile: ha passato 4 anni in un campo profughi in Kenya, finché la sua famiglia si è trasferita negli Stati Uniti.

Dopo essere stata eletta, Omar ha espresso il proprio supporto alla campagna Boicottaggio disinvestimento e sanzioni (Bds), e il suo gruppo ha dichiarato: “Ilhan crede al movimento Bds e lo sostiene, e ha lottato per far sì che il diritto delle persone a sostenerlo non sia criminalizzato. Tuttavia, lei nutre delle riserve sull’efficacia del movimento nel realizzare una soluzione duratura”.

Traduzione per InfoPal di Stefano Di Felice https://videos.files.wordpress.com/1drLanYo/tlaibswornintouscongresswearingtraditionalpalestiniandress_hd.mp4

Gerusalemme, IMEMC – Sabato, una famiglia palestinese nel quartiere di Sheikh Jarrah, Gerusalemme Est occupata, ha ricevuto un avviso dalle forze dell’ordine israeliane, per abbandonare un edificio di loro proprietà e dove vi abitano entro il 23 gennaio.

Secondo la Coalizione civica per i diritti dei palestinesi a Gerusalemme (CCPRJ), l’edificio sarà consegnato a dei coloni israeliani che ne hanno rivendicato la proprietà.

Nel 2012, la famiglia Sabbagh aveva presentato una causa legale, presso il tribunale distrettuale israeliano di Gerusalemme, contro la rivendicazione dei coloni israeliani di possedere il terreno in questione, secondo quanto affermato da Ma’an.

La famiglia Sabbagh aveva fornito alla corte prove che dimostravano la proprietà della terra e che il processo di registrazione dei coloni israeliani, fatto nel 1972, era illegale ed improprio; pertanto, la loro rivendicazione di proprietà era nulla. Tuttavia, l a corte si è pronunciata a favore dei coloni.

La famiglia, attraverso i suoi avvocati, ha presentato un appello dinanzi alla Corte Suprema, il 15 novembre 2018, che lo ha respinto e ha confermato la decisione del tribunale distrettuale.

Il centro ha aggiunto che gli avvocati della famiglia hanno presentanto un appello anche contro la sentenza della Corte Suprema, chiedendo un processo a cinque giudici, anziché tre, e anche questo è stato respinto.

Ma’an. Domenica, le forze israeliane hanno costretto 13 famiglie palestinesi ad evacuare dalle loro case nel nord di Tubas, nella Cisgiordania occupata, per far posto a un addestramento militare.
Secondo Aref Daraghmeh, che monitora le attività di insediamento israeliano nella zona, le forze israeliane hanno invaso Khirbet Ibziq, nel distretto di Tubas, e costretto 13 famiglie a evacuare le loro case per 24 ore, per un addestramento militare.

I residenti palestinesi della Valle del Giordano affrontano regolarmente evacuazioni e interruzioni a causa di esercitazioni militari israeliane sulla loro terra. Il distretto di Tubas è uno dei centri agricoli più importanti della Cisgiordania occupata.
La maggior parte della Valle del Giordano è sotto il pieno controllo militare israeliano, nonostante sia all’interno della Cisgiordania.

Il 44 percento del totale della terra nella Valle del Giordano è stato sequestrato dalle forze israeliane per scopi militari e addestramenti.

Secondo l’organizzazione no-profit palestinese Applied Research Institute – Gerusalemme (ARIJ), 98.842 dei 177.916 acri che costituiscono l’area totale della Valle del Giordano sono stati trasformati in zone chiuse militari e di addestramento, con almeno 6.672 acri confiscati per l’insediamento illegale di coloni israeliani.

Gerusalemme-IMEMC, Quds Press. Un gruppo di coloni, domenica mattina, ha preso d’assalto i cortili della moschea di al-Aqsa attraverso la Porta dei Marocchini, scortati dalla polizia d’occupazione israeliana.

Fonti a Gerusalemme hanno riferito che 77 coloni hanno visitato i cortili del complesso sacro musulmano, accompagnati da rabbini, e hanno ricevuto spiegazioni sulle presunte fondamenta del tempio.

I fedeli palestinesi e gli studenti dei circoli coranici hanno cercato di difendere il sito islamico, impedendo ai coloni di girare liberamente nei cortili.

È il terzo sito più sacro dell’Islam e anche venerato come il luogo più sacro dell’ebraismo, che si ritiene sia il sito dove sorgeva una volta il Tempio di Salomone. Le dispute riguardanti le visite alla moschea hanno storicamente provocato tensioni nel Territori palestinesi.

Betlemme-IMEMC. Decine di soldati israeliani hanno invaso, all’alba di domenica, la cittadina di Teqoua’, ad est della città di Betlemme, in Cisgiordania, e hanno costretto alcuni negozi a chiudere. Hanno, inoltre, distribuito volantini di avvertimento, minacciando misure severe e continue invasioni “se i palestinesi non dovessero smettere di lanciare pietre contro veicoli militari israeliani e automobili e autobus dei coloni”.

I soldati hanno fatto irruzione in diversi negozi e hanno costretto i clienti ad uscire, prima di chiuderli, e hanno appeso avvisi.

Avvisi simili sono stati posti su muri e porte di diverse case, prima di invadere diverse residenze e rapire Odai Mahmoud al-‘Amour, di 16 anni.

L’esercito ha avvertito i residenti che le persone coinvolte nelle manifestazioni e nel lancio di pietre contro i veicoli militari e dei coloni, dovranno affrontare una severa punizione, che non solo avrà un impatto su di loro, ma anche sulle loro famiglie.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

IMEMC. B’Tselem, un gruppo per i diritti umani con sede in Israele, e il gruppo palestinese per i diritti umani Al-Haq, hanno ricevuto il Premio per i Diritti Umani 2018 della Repubblica francese.

Fondata nel 1989, B’Tselem si è “dedicata principalmente a documentare le violazioni israeliane dei diritti umani a carico dei Palestinesi in Cisgiordania (inclusa Gerusalemme Est) e nella Striscia di Gaza”.

L’obiettivo dichiarato dell’organizzazione è “porre fine all’occupazione israeliana”, “realizzare un futuro che garantisca  diritti umani,  democrazia,  libertà e uguaglianza a tutte le persone, sia Palestinesi che Israeliani”.

Gli attacchi “price tag” contro i Palestinesi sono stati a lungo utilizzati come strumento dai coloni  illegali per intimidire la popolazione palestinese, considerati come il prezzo che essi, i Palestinesi, devono pagare per esistere.

Il blog fotografico Wide Eyes Open di B’Tselem ha registrato gli eventi nelle città e nei villaggi palestinesi nei mesi di novembre e dicembre 2018, mostrando numerosi pneumatici di veicoli tagliati, oltre a pareti e veicoli verniciati a spruzzo.

Il gruppo per i diritti umani rivela che le case, le proprietà e le comunità palestinesi sono vulnerabili a tali attacchi a causa della politica israeliana nei confronti dei Palestinesi in Cisgiordania. Le ramificazioni di questa “politica”, sostiene il gruppo, sono “l’effetto cumulativo di instillare il terrore tra i Palestinesi che vivono sotto occupazione”.

Quanto segue è un’elaborazione dell’articolo B’Tselem.

Villaggio di al-Burj.

Il villaggio di al-Burj si trova a sud-ovest della città di Hebron, nel sud della Cisgiordania, adiacente al muro di annessione. Il vicino insediamento israeliano di Ramot, anch’esso costruito su terreni palestinesi, è considerato illegale ai sensi del diritto internazionale.

Nella mattinata del 23 novembre 2018, i cittadini del villaggio hanno trovato 14 auto con pneumatici tagliati e graffiti spruzzati su 2 auto.

Villaggi di ‘Asirah al-Qibliyah e Huwarah.

Inoltre, il 23 novembre 2018, altri due villaggi palestinesi sono stati vandalizzati a sud di Nablus, nella Cisgiordania settentrionale. “Gli abitanti del villaggio di Asirah al-Qibliyah hanno contato 17 veicoli con pneumatici tagliati, mentre il villaggio di Huwarah ne ha contato 11. I cittadini hanno anche notato graffiti spruzzati su veicoli, recinti di case e persino il recinto di una scuola. L’insediamento israeliano di Yitzhar si trova tra i due villaggi palestinesi. 

Villaggio di al-Mughayir.

Il 25 novembre 2018 il villaggio di al-Mughayir, a nord-est della città di Ramallah nella Cisgiordania centrale, è stato attaccato dai coloni israeliani. 4 Palestinesi, prima dell’alba, hanno trovato le loro auto e le loro case vandalizzate. L’avamposto israeliano di Adei Ad, secondo Wikipedia, è stato costruito su terreni palestinesi a nord del villaggio, oltre agli insediamenti israeliani di Shvut Rachel, Shilo, Giv’at Har’el, tra gli altri.

Il ricercatore B’Tselem in loco, Ilad Hadad, ha parlato con il proprietario del veicolo sopra, il 25 novembre 2018. La seguente è la testimonianza di Mujahed Na’asan:

“Il mio vicino mi ha svegliato prima dell’alba e mi ha detto di uscire e vedere cosa avevano fatto i coloni. Dopo ciò, abbiamo avuto difficoltà a tornare a dormire. Avevamo paura che i coloni fossero ancora rimasti nel villaggio per danneggiarci. A luglio, hanno vandalizzato la nostra macchina insieme ad altre altre dieci e hanno spruzzato graffiti nello stesso quartiere.  Abbiamo presentato una denuncia al DCO e sono arrivati agenti di polizia israeliani. Ma non ne è venuto fuori nulla. Ci hanno attaccato di nuovo perché non temono che qualcuno possa fare loro qualcosa. Quanto durerà?”

Villaggio di Beitin.

A nord-est di Ramallah, nella Cisgiordania centrale, si trova il villaggio di Beitin, dove l’11 dicembre 2018 i cittadini hanno scoperto che “i coloni avevano spruzzato graffiti sulle auto e tagliato le gomme di 24 auto e due camion. 17 delle macchine avevano tutte e quattro le gomme tagliate. I graffiti riportavano in ebraico:

‘Non dormiamo quando si bestemmia il nome di Dio’. ‘Non dormirò finché il sangue non sarà versato’.

Gli insediamenti di Givat Assaf e Ofra sono stati costruiti vicino al villaggio.

Villaggio di Yassuf.

Altri atti di vandalismo si sono verificati nel villaggio di Yasuf, a nord della città di Salfit, nella Cisgiordania centrale, il 18 dicembre 2018. Molti pneumatici di veicoli sono stati tagliati lungo la strada principale, mentre molte recinzioni e auto sono state verniciate a spruzzo con slogan in ebraico e la moschea locale è stata imbrattata con la stella di Davide. Le scritte, tradotte, riportano:

“Gli ebrei si sveglino”. “Il popolo di Israele è vivo”. “Il popolo chiede la distruzione con il fuoco”.

Gli insediamenti costruiti vicino al villaggio di Yassuf si chiamano: Kfar Tapuah, Rehellim e Nofei Nehemia. 

Beit Hanina.

I Palestinesi che vivono ad al-Gharabli,  quartiere di Beit Hanina, a Gerusalemme Est occupata, il 20 dicembre 2018 hanno trovato le ruote di 27 auto tagliate e i seguenti slogan spruzzati in ebraico sui muri delle case:

“Morte agli assassini”. “Non dormiamo quando si bestemmia il nome di Dio”.

Gerusalemme est è essenzialmente circondata da insediamenti israeliani illegali, tra cui Pisgat Ne’ev, Ramot, French Hill e Neve Yaakov.

Villaggio di Khirbet Susiya.

Khirbet Susiya è un villaggio palestinese situato a sud della Cisgiordania, a sud di Hebron, con l’insediamento israeliano “Susiya” situato a 500 metri di distanza. Il contadino residente Barakat Mor, il 23 dicembre 2018, ha scoperto che 110 dei suoi ulivi sono stati sradicati, presumibilmente da coloni israeliani.

Traduzione per InfoPal di Laura Pennisi

 

 

 

Nablus-Ma’an e Imemc. Giovedì, le autorità israeliane hanno rilasciato dal carcere e deferito agli arresti domiciliari quattro dei cinque coloni coinvolti nell’omicidio di una donna palestinese, Aisha al-Rabi, lo scorso ottobre.

Aisha Muhammad Talal al-Rabi, 47 anni, madre di otto figli, del villaggio di Bidya vicino Salfit, nella Cisgiordania settentrionale occupata, fu assassinata da coloni israeliani con lanci di pietre, mentre viaggiava in auto con il marito, che rimase ferito, nei pressi del check-point di Zaatara, a Nablus.

Le autorità israeliane fermarono i cinque coloni il 30 dicembre, ma gli arresti non sono stati confermati fino all’inizio di questa settimana, a causa di un ordine che vieta la divulgazione pubblica di informazioni o commenti su particolari questioni.

Secondo una dichiarazione dello Shin Bet, la custodia cautelare del quinto colono israeliano è stata prorogata per altri sei giorni.

Lo Shin Bet ha aggiunto che i cinque, che sono studenti del seminario religioso Pri Haaretz nell’insediamento di Rechelim, nel nord di Nablus, sono stati arrestati “dopo le indagini dell’intelligence che li collegano alla morte di al-Rabi.

“I quattro sono stati rilasciati dal carcere dopo che è stato deciso che le indagini possono continuare con i sospetti agli arresti domiciliari e in altre condizioni limitanti”.

Tra 500.000 e 600.000 israeliani vivono in insediamenti per soli ebrei in tutta la Gerusalemme occupata e in Cisgiordania, in violazione del diritto internazionale.

Le città e i villaggi di Nablus sono circondati da insediamenti e avamposti coloniali, molti dei quali protetti dall’esercito israeliano, e hanno acquisito notorietà per la presenza di coloni estremisti.

Il governo palestinese non ha giurisdizione sugli israeliani in Cisgiordania, e gli atti violenti compiuti dai coloni si verificano spesso in presenza di forze militari israeliane che raramente agiscono per proteggere i nativi palestinesi.

Hebron/al-Khalil-Ma’an. Venerdì pomeriggio, le forze israeliane hanno ferito un palestinese durante un presunto tentativo di attacco con il coltello nell’insediamento israeliano illegale di Kiryat Arba, vicino a Hebron, nel sud della Cisgiordania.

I media israeliani hanno riferito che i militari hanno aperto il fuoco contro un palestinese che ha tentato di effettuare un attacco con il coltello. Non ci sono stati feriti tra gli israeliani.

Il ministero della Sanità palestinese ha identificato il palestinese ferito come Ghazi Skafi, 35 anni.
Gli autoctoni hanno riferito a Ma’an di aver sentito dei colpi sparati vicino a Kiryat Arba prima di vedere un palestinese a terra.
Il collegamento civile palestinese ha detto che Skafi è stato colpito e ferito all’addome e alle gambe, ed è stato poi trasferito all’ospedale israeliano Shaare Tzedek.

Le forze israeliane hanno detenuto decine di palestinesi, molti dei quali minorenni, per “possesso di coltelli”, a seguito di un’ondata di presunti ed effettivi attacchi da parte di palestinesi su piccola scala. Hebron è diventato l’epicentro delle violenze, con diversi palestinesi uccisi mentre venivano trattenuti ai posti di blocco nella’area.
Testimoni hanno anche dichiarato che, in diversi casi, sono state le forze di sicurezza israeliane a mettere coltelli vicini ai palestinesi uccisi o imprigionati sostenendo che i soldati si sono auto-difesi durante l’attacco.

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