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Middle East Eye.Shatha Hammad da Khirbet Humsa al-Fawqa, Cisgiordania occupata. Cacciati dalle loro case perché Israele testa le proprie armi, la commemorazione di quest’anno degli avvenimenti del 1948 vede nuove espulsioni.

A Khirbet Humsa al-Fawqa, sul pavimento di una tenda abitata giacciono giocattoli sparpagliati. Per i bambini del villaggio i giochi sono finiti quando l’esercito israeliano ha dichiarato l’area zona militare proibita e nelle prime ore di domenica ha obbligato la comunità palestinese ad andarsene dalle proprie abitazioni.

In seguito a un ordine di espulsione di quattro giorni prima, ai 98 abitanti è stato vietato l’accesso alle loro abitazioni per tre giorni. L’esercito li ha informati che tra maggio e giugno verranno cacciati 12 volte per tre giorni ciascuna.

Ai palestinesi è stato detto che le abitazioni sarebbero state nel raggio di gittata dei proiettili dei carri armati poiché l’esercito israeliano utilizza l’area per effettuare esercitazioni militari.

La mattina dell’espulsione Mohammed Sulaiman Abu Qabbash, padre di cinque figli, li ha accompagnati in una vicina comunità ed è corso indietro nel tentativo di proteggere le tende e le pecore. Il trentacinquenne è andato avanti e indietro controllando ansiosamente la zona. Ha aspettato che i soldati israeliani arrivassero e lo buttassero fuori.

“Nei prossimi tre giorni dormiremo all’aperto. Non abbiamo alternative, non possiamo opporci a una potenza simile”, ha detto Mohammed a Middle East Eye.

Se la comunità rifiuta di andarsene quando gli viene ordinato rischia l’espulsione con la forza, l’esproprio delle greggi e una multa retroattiva.

In base alle leggi internazionali cacciare dalle proprie case gli abitanti di un territorio occupato è considerato trasferimento forzato di persone protette, il che costituisce un crimine di guerra. Ma gli abitanti delle comunità palestinesi nella Valle del Giordano conoscono bene tali devastanti politiche israeliane.

La valle, una striscia di terra fertile che corre a ovest lungo il fiume Giordano, è abitata da circa 65.000 palestinesi.

Dal 1967, quando l’esercito israeliano ha occupato la Cisgiordania, Israele ha trasferito almeno 11.000 suoi cittadini ebrei nella Valle del Giordano. Alcune delle colonie in cui vivono sono state interamente costruite su terre palestinesi di proprietà privata.

Da quando è iniziata l’occupazione, circa il 46% della Valle del Giordano è stata dichiarata dall’esercito israeliano zona militare proibita.

Circa 6.200 palestinesi risiedono in 38 comunità in luoghi destinati a usi militari e devono ottenere un permesso delle autorità israeliane per entrare e vivere nelle loro comunità.

In violazione del diritto internazionale l’esercito israeliano non solo scaccia regolarmente in modo temporaneo le comunità, ma a volte demolisce anche case e infrastrutture.

Oltre a subire espulsioni temporanee, le famiglie palestinesi che vi vivono devono affrontare una miriade di limitazioni nell’accesso a risorse e servizi. Nel contempo la confisca di terre da parte di Israele ha espropriato risorse naturali a favore dei coloni.

Vivere la Nakba.

Il digiuno durante l’espulsione e le temperature che hanno raggiunto i 40° hanno raddoppiato le difficoltà di questo Ramadan, dice Khadija Abu Qabbash mentre si prepara ad andarsene. La donna incinta, madre di cinque figli, la mattina ha lavato a mano una pila di vestiti. La sua figlia di 15 anni, Deema, l’ha aiutata a stendere in gran fretta i panni ad asciugare prima che arrivassero i soldati israeliani.

“Questa mattina abbiamo accompagnato fuori i bambini ed ora la macchina è tornata a prenderci,” dice a MEE mentre piange. “Non potrò cucinare niente per iftar [pasto serale che interrompe il digiuno del Ramadan, ndr.]. Ci dovremo accontentare di cibo in scatola”.

Le forze israeliane espellono regolarmente le famiglie di Khirbet Humsa al-Fawqa. Tuttavia in genere le espulsioni avvengono durante il giorno, mentre agli abitanti è consentito tornare alla sera.

“Non so se stanno effettivamente facendo esercitazioni militari. A volte ci cacciano e non fanno niente. Intendono obbligarci ad andarcene per sempre”, dice Khadija.

Le attività di Israele nella Valle del Giordano sono state ben documentate da gruppi per i diritti umani e da Ong locali, che affermano che l’obiettivo di queste misure è cacciare i palestinesi e soffocare il loro sviluppo nella zona.

Essendo assolutamente strategica, i politici israeliani, anche prima delle recenti affermazioni del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu riguardo ai suoi progetti di annettere zone della Cisgiordania occupata, hanno chiarito in varie occasioni che la Valle del Giordano rimarrà in ogni caso sotto il loro controllo.

Nel 2013 negoziati di pace sono stati rifiutati da Israele quando è stata ipotizza la cessione di parte del controllo sulla Valle.

Commentando l’evacuazione di Khirbet Humsa al-Fawqa di domenica, Walid Assaf, capo della Commissione Nazionale per la Resistenza al Muro e alle Colonie dell’Autorità Nazionale Palestinese, ha detto in un comunicato che ci sono stati tentativi con l’intervento di legali per bloccare l’espulsione temporanea, ma non si è potuto mettere in discussione l’ordine militare israeliano.

“Proprio come hanno cacciato i palestinesi dalle loro case nel 1948, oggi stanno facendo lo stesso. Non cederemo,” ha aggiunto Khadija, riferendosi alla Nakba, la pulizia etnica della Palestina storica da parte delle milizie sioniste 71 anni fa, che si commemora ogni anno il 15 maggio.

Qui non vogliono palestinesi”.

Principalmente composte di pastori, le famiglie di Khirbet Humsa al-Fawqa si alzano alle 3 del mattino per mungere le proprie pecore e preparare il formaggio prima di andare ai mercati della vicina cittadina di Tubas.

Harb Abu Qabbash, 40 anni, dice a MEE che ogni famiglia possiede circa 300 pecore. Dato che è difficile spostarle fuori dalla zona, quando i palestinesi vengono evacuati molti degli agnelli rimangono indietro e spesso muoiono di fame senza nessuno che si occupi di loro.

Aggiunge che durante le esercitazioni militari migliaia di ettari di orzo e grano rischiano di essere bruciati. Secondo Harb ciò avviene regolarmente. “Il nostro maggior timore è che una bomba cada su una delle nostre tende. Se ciò accadesse sarebbe una catastrofe e perderemmo tutto”, dice Harb.

“Gli israeliani vogliono impossessarsi della zona e svuotarla dei suoi abitanti. Non vogliono palestinesi qui”, aggiunge.

“Nel 2005 hanno demolito le nostre tende e infrastrutture con il pretesto che erano state costruite senza permesso. Quando facciamo richiesta di un permesso loro non lo concedono”.

Quando non devono affrontare un’evacuazione, le esercitazioni militari e le demolizioni, i palestinesi della comunità lottano per approvvigionarsi dell’acqua sufficiente per le loro necessità sotto l’occupazione israeliana.

“Ogni famiglia con le sue pecore utilizza un totale di due o tre serbatoi d’acqua al giorno”, dice Harb.

“Per trasportare il camion cisterna alla comunità ci vogliono due ore. C’è un pozzo d’acqua a cinque minuti da qui, ma l’esercito israeliano ci ha vietato di utilizzarlo e lo ha destinato all’uso esclusivo dei coloni israeliani”.

(Nella foto: prima dell’espulsione si asciugano i panni a Khirbet Humsa al-Fawqa. MEE/Shatha Hammad).

Traduzione per Zeitun.info di Amedeo Rossi

Di Younes Arar. Mercoledì 22 maggio i soldati di occupazione israeliane hanno rapito un ragazzino di 14 anni, Nour Mahmoud Le’mour, a Teqoa, a est di Betlemme, durante l’irruzione nella cittadina.

Qui di seguito le foto dell’aggressione israeliana.

 

 

Ramallah-PIC. Nel mese di maggio in corso i tribunali militari israeliani hanno emesso 24 ordini di detenzione amministrativa contro i prigionieri palestinesi di Ramallah.

Mercoledì, l’ufficio stampa dei prigionieri ha dichiarato che Israele ha emesso 7 nuovi ordini di detenzione amministrativa contro i palestinesi di Ramallah.

Ha aggiunto che 6 detenuti nel corso del mese hanno ricevuto ordini che estendono la loro detenzione per la quarta volta consecutiva, 5 per la terza volta e 6 per la seconda volta.

L’ufficio stampa dei prigionieri ha osservato che Ramallah è la città della Cisgiordania più colpita dalla detenzione amministrativa, con un numero di ordini emessi dall’inizio del 2019 che è arrivato a 116.

La detenzione amministrativa non si basa su alcun processo o processo, ma su “documenti e prove segrete” a cui né i detenuti né i loro avvocati hanno accesso.

Secondo le leggi delle corti militari israeliane, un detenuto è inizialmente “amministrativo” per 6 mesi – periodo che può essere esteso per un numero illimitato di volte.

Circa 5700 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, tra cui 48 donne, 230 bambini, 500 amministrativi e 700 prigionieri che soffrono di problemi di salute.

Hebron/al-Khalil-Imemc. Nella tarda notte di mercoledì, i soldati israeliani hanno fratturato le braccia a un bambino palestinese, Khaldoun Emad Da’na, 13 anni, durante un’irruzione nella sua abitazione, a Hebron, in Cisgiordania.

Fonti mediche a Hebron hanno riferito che le forze israeliane hanno invaso e saccheggiato molte case nella zona di Jabal Johar, a sud della città di Hebron, e hanno aggredito un bambino, provocando fratture in una delle sue braccia, oltre a diversi lividi.

Hanno aggiunto che Da’na è stato portato di corsa all’ospedale governativo di Hebron.

 

Gaza-Wafa e Palestine Chronicle. Israele ha annunciato martedì che restituirà 65 barche confiscate ai pescatori della Striscia di Gaza.

Le ONG Gisha – Centro legale per la libertà di movimento, Adalah – Centro legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele, e Al Mezan – Centro per i diritti umani, hanno presentato una petizione a nome del pescatore gazawi Abdel Ma’ati Habil, la cui barca venne stata confiscata dalla marina israeliana a settembre 2016.

La petizione è stata presentata dopo che l’esercito israeliano aveva accettato di restituire la barca di Habil via terra e a proprie spese, senza menzionare dove fosse finita l’attrezzatura da pesca che era a bordo quando era stata confiscata.

Gisha, Adalah e Al-Mezan hanno chiesto alla Corte Suprema israeliana di ordinare all’esercito di restituire immediatamente ed incondizionatamente il peschereccio e le attrezzature di Halabi, così come tutte le altre barche sequestrate dall’occupazione ai pescatori gazawi.

L’avvocata dell’ONG Gisha, Muna Haddad, ha affermato: “Israele sequestra abitualmente le barche dei pescatori di Gaza e le trattiene per mesi, persino anni, senza alcuna autorità legale ed in violazione del diritto internazionale”.

Ha aggiunto: “Sebbene Israele affermi che sequestra le barche in seguito a violazioni delle sue restrizioni sulla zona di pesca – che impone e cambia arbitrariamente – ciò non giustifica un danno così grave verso la sussistenza e le proprietà dei pescatori e delle loro famiglie”.

Traduzione di F.H.L.

Palestinechronicle.com. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rinnovato il suo impegno per l’annessione della Cisgiordania occupata dopo che quasi 300 ex-funzionari della sicurezza hanno firmato una petizione che lo esorta a riconsiderare tale decisione.

In una lettera a Netanyahu, i “comandanti per la sicurezza di Israele (CIS)” – un organismo non partitario composto da circa 300 ex-funzionari per la sicurezza – ha esortato il primo ministro a tenere un referendum pubblico prima di annettere la Cisgiordania ad Israele, sostenendo che la mossa metterebbe in pericolo la cooperazione per la sicurezza con l’Autorità Palestinese (ANP) e lascerebbe un vuoto di potere nel territorio.

La lettera ha scritto che il CSI è “unanime nella convinzione che un accordo a due stati con i palestinesi, come parte di un quadro di sicurezza regionale, è essenziale per la sicurezza di Israele, così come per il suo futuro democratico del popolo ebraico.

“La decisione del parlamento israeliano di approvare una legge per l’annessione, per quanto parziale, può solo essere interpretata nei Territori, nella regione e nel mondo come una decisione nazionale per chiudere le trattative per qualsiasi accordo futuro”.

Netanyahu, tuttavia, ha criticato la lettera del CIS, scrivendo su Twitter che “la terra [nella Cisgiordania] non è solo una garanzia per la sicurezza di Israele – è anche l’eredità dei nostri antenati”.In quello che è stato visto come un tentativo di fare appello agli elettori di destra prima delle elezioni generali israeliane, Netanyahu il mese scorso ha promesso di annettere la Cisgiordania occupata se fosse stato rieletto primo ministro

Imemc. Amnesty International ha dichiarato che l’azienda israeliana autrice di una recente violazione della sicurezza che ha preso di mira attivisti per i diritti umani utilizzando l’applicazione WhatsApp, “deve essere ritenuta responsabile per i suoi stretti legami con regimi repressivi”.

In un comunicato, Amnesty ha esortato il regime israeliano a revocare le licenze di esportazione alla famigerata società israeliana NSO, che ha progettato lo spyware collegato alla violazione di WhatsApp.

Il gruppo per i diritti di Londra ha spiegato alla Reuters che le azioni della compagnia “hanno provocato delle violazioni dei diritti umani”.

Il PNN riporta che WhatsApp, un’unità di Facebook, ha ammesso che hacker sono riusciti a violare la sicurezza nella sua applicazione per colpire attivisti dei diritti umani.

Eva Galperin, direttrice della ciber-sicurezza della Electronic Frontier Foundation di San Francisco, ha dichiarato che WhatsApp ha informato i gruppi per i diritti umani che lo spyware è stato probabilmente sviluppato dall’israeliana NSO. Questo è stato confermato anche da un’altra persona che conosce la questione.

In una e-mail inviata alla Reuters, Amnesty ha affermato che la NSO ha “ripetutamente dimostrato il proprio intento di evitare la responsabilità per il modo in cui viene usato il software”.

Ha aggiunto che solo il regime israeliano ai suoi livelli più alti potrebbe intervenire e fermare la compagnia.

La NSO ha dichiarato, in seguito alla violazione di WhatsApp, che avrebbe indagato su eventuali “accuse credibili di uso improprio” della sua tecnologia che “è gestita esclusivamente da agenzie di intelligence e forze dell’ordine”.

WhatsApp, uno degli strumenti di messaggistica più popolari al mondo che è usato da 1 miliardo e mezzo di persone al mese, ha comunicato di aver corretto il problema con il suo ultimo aggiornamento e ha chiesto al Dipartimento di Giustizia degli USA di contribuire a un’indagine sulla violazione.

Traduzione per InfoPal di Edy Meroli

Tpi.it. L’Eurovision Song Contest è un evento non politico e il gesto contraddice direttamente la regola del concorso. Le bandiere sono state rimosse rapidamente e le conseguenze di questa azione saranno discusse dal comitato esecutivo dopo il concorso”.

Così hanno dichiarato gli organizzatori dell’evento musicale nella serata finale di sabato 18 maggio al trio techno islandese Hatari che ha sfoggiato sciarpe con la bandiera palestinese, inimicandosi Israele che ha ospitato l’Eurovision 2019.

Ma gli Hatari non sono stati gli unici a mostrare la bandiera palestinese durante la kermesse. Anche Mona Bernsen, la ballerina che ha preso parte alla performance di Madonna ha subito delle conseguenze per la scelta di mostrare il simbolo politico.

Durante lo show di Madonna infatti, all’uscita dal palco, il ballerino con la bandiera di Israele sulla schiena tiene per mano Mona, che sulla schiena ha cucita la bandiera palestinese.

Su Instagram, dove la ballerina può vantare circa 59mila follower, Mona ha lasciato un commento che ha svelato un aneddoto inedito avvenuto durante il suo viaggio di ritorno, al Ben Gurion Airport di Tel Aviv.

Nel commento si legge: “Svegliatevi! Grazie a Madonna per avermi fatto prendere parte alla sua dichiarazione e per avermi fatto indossare la bandiera palestinese di fronte a centinaia di migliaia di spettatori. Sfortunatamente, la soppressione in Cisgiordania è reale. Le ore successive allo spettacolo sono state intense, ma non avevo mai immaginato che mi sarei sentita monitorata come è successo. Al Check-in in aeroporto il mio passaporto è stato passato in giro e poi sono stata trattenuta per un interrogatorio che è durato più di un’ora e mezzo! Ho dovuto raccontare tutta la storia della mia vita, le mie ragioni per aver viaggiato nei paesi arabi, i miei rapporti religiosi, la mia famiglia. Ho anche dovuto mostrare i miei programmi giornalieri dettagliati su quello che ho fatto e dove sono stata durante il mio soggiorno a Gerusalemme tre anni fa. Tutto!”

La ballerina aggiunge poi: ” Tutto questo presumibilmente per aver portato una bandiera come parte di un’esibizione, facendo una dichiarazione su un conflitto in corso, per promuovere la pace, l’unità e la libertà. Non riesco nemmeno a immaginare il monitoraggio e la repressione che il popolo palestinese sta affrontando quotidianamente. Ho così tanto rispetto per le persone che parlano quando vedono un’ingiustizia, usando qualsiasi palco per alzare il livello di consapevolezza. Negli ultimi giorni ho visto un movimento di persone fare proprio questo. Ho visto palestinesi locali e musicisti israeliani organizzare il loro Gazavision, ho visto artisti che conosco viaggiare per Betlemme per esibirsi al Globalvision e ho visto persone da tutta Europa boicottare l’Eurovision. Tutto per utilizzare la loro voce per quelli che non vengono ascoltati. Grazie mille Madonna per aver usato questa esibizione per parlare a gran voce”.

(Nella foto: Mona Bernsten)

Gaza-PIC e Quds Press. Mercoledì mattina, la marina militare israeliana ha aperto il fuoco contro i pescatori palestinesi e le loro imbarcazioni al largo della costa della Striscia di Gaza.

Anche se l’esercito israeliano ha esteso fino a 15 miglia nautiche le aree di pesca consentite sulle coste di Gaza e ha piazzato boe come segnali di limite per i pescatori, le sue forze navali hanno aperto il fuoco ancora una volta ai pescatori palestinesi durante il loro lavoro entro 4 miglia nautiche dalla costa di Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza.

Non ci sono stati feriti nell’attacco.

Secondo le commissioni dei pescatori, diverse cannoniere israeliane sono state avvistate a 12 miglia nautiche dalla riva di Wadi Gaza.

PIC. Il servizio di detenzione israeliano (IPS) ha deciso di ridurre il numero di prodotti che i prigionieri palestinesi possono acquistare dai distributori delle prigioni.

Fonti media hanno citato quanto affermato da un funzionario dell’IPS, secondo il quale sono state ridotte le quantità e i tipi di prodotti che i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane sono autorizzati ad acquistare.

L’IPS ha recentemente presentato ad una ONG israeliana un elenco parziale dei prodotti che sono venduti nelle carceri.

Betlemme-PIC e Quds Press. Mercoledì all’alba, due giovani palestinesi hanno riportato ferite da proiettile dopo che le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno preso d’assalto il campo profughi di al-Deheisheh, a sud di Betlemme, e si sono scontrati con i residenti locali.

Testimoni locali hanno detto che un gran spiegamento di soldati israeliani ha invaso il campo, all’alba, e ha aperto il fuoco alla cieca contro i giovani locali.

Hanno aggiunto che due giovani sono stati gravemente feriti e sono stati ricoverati in un ospedale di Betlemme.

Durante la loro presenza nel campo, l’IOF ha rapito Mohammed e Shadi Abu Hadrous (due fratelli) e Wisam al-Shawabkeh dalle loro case.

 

Di Mohammad Hannoun-API. La lobby sionista nell’amministrazione USA, rappresentata dal trio formato dal genero di Trump, il super-sionista Jared Kushner, da John Bolton e da Mike Pompeo, considerati i “falchi” sionisti, e da Jason Greenblatt, il prossimo 25-26 giugno andranno verso Manama, la capitale del Bahrain, per liquidare, attraverso l’affare diabolico del secolo promosso da Trump e architettato dal genero Kushner, con l’appoggio del suo amico il principe saudita Mohammad Ben Salman, la Causa palestinese.

Per noi palestinesi, anche il più corrotto non potrà mai accettare di mettere sul banco come fosse merce da svendere, una questione che portiamo avanti di oltre 71 anni, nemmeno Mahmoud Abbas Abu Mazen, neanche il suo primo ministro Mohammad Shtayya.

Il popolo palestinese guarda con tutti i dubbi e sospetti il ruolo dell’amministrazione Trump nei nostri confronti, un’amministrazione molto sionista a partire dalla dichiarazione di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele.

Trump non potrà mai avere un ruolo da mediatore dopo aver espresso apertamente il suo essere sionista.

Non sarà mai possibile “normalizzare” con Israele perché è uno stato-entità coloniale razzista, ma c’è chi cerca di normalizzare attraverso un workshop per la prosperità in Medio Oriente…Chi vuole sostenere i diritti del popolo palestinese deve cessare ogni rapporto con Israele: deve boicottare, non normalizzare.

La conferenza di Manama sarà un fallimento come tutte le scommesse. Noi siamo fiduciosi perché il diritto internazionale è dalla nostra parte, così come le risoluzioni dell’ONU e i popoli liberi della Terra. Inoltre, abbiamo assoluta fiducia nella nostra resistenza, in tutte le modalità attuabili, fino alla completa liberazione della nostra Palestina storica, al ritorno di tutti i profughi alle loro cittadine e città, alla liberazione di tutti i prigionieri nelle carceri israeliane.

 

Negev-Imemc. Le autorità israeliane hanno emesso un ordine di demolizione contro un parco giochi utilizzato dai bambini nel villaggio beduino di al-Rakhma, nel Negev.

Il villaggio è una delle comunità palestinesi beduine del Negev che non sono riconosciute da Israele.

L’avvocato Talab Abu Arar ha denunciato la decisione israeliana di demolire il parco giochi in quanto “persistente violazione dei diritti umani e dei diritti dei bambini”.

Abu Arar, ex membro del Knesset, ha sottolineato che le autorità israeliane hanno rinnegato l’impegno di costruire una scuola nel villaggio.

“Il villaggio di Rakhma è preso di mira dall’associazione estremista pro-coloni Regavim e dall’autorità per lo sviluppo delle aree beduine”, ha affermato Arar, che ha aggiunto: “Il ministro Ariel ha anche negato l’intenzione di riconoscere il villaggio, anche se il comitato di pianificazione e costruzione del distretto ha accettato di riconoscerlo”.

“Non c’è dubbio che la popolazione del Negev vive una fase molto pericolosa, specialmente alla luce della presenza di un governo estremista che ha molti piani di dislocamento”.

Imemc. Lunedì, coloni israeliani hanno invaso i terreni agricoli palestinesi a sud della città di Nablus, nel nord della Cisgiordania, e li hanno inondati con acque reflue.

Ghassan Daghlas, funzionario dell’Autorità Palestinese che controlla le attività dei coloni israeliani nel nord della Cisgiordania, ha detto che i responsabili provengono dalla colonia illegale di Aliyah, costruita su terre palestinesi.

Ha aggiunto che i coloni hanno allagato terreni agricoli di proprietà di Palestinesi nei villaggi di as-Sawiya, al-Lubban ash-Sharqiya, Yitma e Qaryout, rovinando decine di alberi e piante.

L’attacco è l’ultimo di una serie di continue e crescenti violazioni contro i Palestinesi, le loro case, le loro terre e i loro luoghi di culto.

Le colonie israeliane in Cisgiordania, compresa Gerusalemme occupata, sono illegali secondo il Diritto Internazionale, la Quarta Convenzione di Ginevra e varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Gerusalemme-Quds Press e PIC. Martedì, decine di coloni hanno fatto irruzione nella moschea al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata, scortati dalla polizia.

Il portavoce del Dipartimenti dei Beni islamici-Awqaf, Feras al-Dibs, ha dichiarato che 44 coloni israeliani e 20 agenti dei servizi segreti hanno preso d’assalto la moschea di al-Aqsa.

La polizia israeliana consente ai coloni di organizzare tour all’interno del complesso di al-Aqsa, ogni giorno, tranne il venerdì e il sabato.

IMEMC. La guardia costiera greca ha annunciato il ritrovamento del cadavere di un immigrato palestinese, scomparso 17 giorni fa dopo aver cercato di entrare in Grecia dalla Turchia senza documenti.

Il palestinese è stato identificato come Mahmoud Hasan Awadallah, 22 anni, dalla Striscia di Gaza; il suo cadavere è stato trovato vicino alla riva dell’isola di Samos, in Grecia.

La sua famiglia aveva dichiarato di aver perso i contatti con lui quasi 17 giorni fa, dopo che aveva lasciato la Turchia nel tentativo di raggiungere la Grecia.

Due settimane fa, un altro palestinese, identificato come Mohammad Bahissy, da Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, è morto in circostanze simili vicino alla costa turca.

IMEMC. Un giovane palestinese, Mohammad Abdul-Jawad Zo’rob, 30 anni, di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, è morto, martedì mattina, per le complicazioni causate dalle ferite subite nell’aprile del 2018, dopo che i soldati israeliani gli avevano sparato durante una delle proteste della Grande Marcia del Ritorno.

La sua famiglia ha dichiarato che Mohammad era stato colpito da proiettili sparati dall’esercito israeliano il 27 aprile 2018. Ha aggiunto che, da allora, ha sofferto di varie complicazioni e ha sviluppato tumori che alla fine hanno portato alla sua morte, anche a causa della mancanza di rifornimenti medici nella Striscia di Gaza assediata e impoverita.

Abdul-Jawad Zo’rob era stato colpito da un proiettile ad espansione ed era stato sottoposto a diversi interventi chirurgici; aveva, inoltre, sofferto di diverse infezioni nell’area della ferita, che gli avevano provocato il cancro.

I soldati israeliani hanno ucciso 307 palestinesi, compresi medici e giornalisti, e ferito oltre 29.000 altri, da quando sono iniziate le proteste della Grande Marcia del Ritorno nella Striscia di Gaza, nella Giornata della terra palestinese, il 30 marzo 2018.

Qalqiliya-PIC. Martedì mattina, a est di Qalqiliya, nella Cisgiordania occupata, un colono israeliano ha investito deliberatamente un cittadino palestinese, Hasan Burhom, uccidendolo.

Il colono, che guidava ad alta velocità, ha colpito Burhom e lo ha trascinato lungo una strada nei pressi della cittadina di Kafr Laqif, all’incrocio con l’insediamento illegale di Karnei Shomrona.

La vittima stava attraversando la strada quando il colono ha accelerato e lo ha travolto, fuggendo poi dalla scena.

Electronic IntifadaDi Ali Abunimah. (Da Zeitun.info).

Facebook ha scoperto un’importante campagna israeliana per influenzare politici ed elezioni in tutti i Paesi del mondo.

Giovedì il gigante dei social media ha annunciato di aver rimosso 265 accounts di Facebook e Instagram con un seguito complessivo di 2.8 milioni di utenti, per coinvolgimento in “comportamento fraudolento coordinato.”

“Questa attività ha avuto origine in Israele e si è concentrata su Nigeria, Senegal, Togo, Angola, Niger e Tunisia, oltre ad alcune azioni in America Latina e sudest asiatico”, ha affermato Facebook.

Coloro che agiscono in rete si sono falsamente “presentati come soggetti locali, incluse agenzie di notizie locali, e hanno pubblicato presunte indiscrezioni su politici” e su “elezioni in diversi Paesi, opinioni di candidati e critiche di oppositori politici.”

Facebook ha detto che “i soggetti che stanno dietro a questa rete hanno cercato di nascondere la propria identità”, ma l’indagine della compagnia li ha collegati a “un ente commerciale israeliano” chiamato Gruppo Archimede.

Venezuela connection?

Il Gruppo Archimede è una società di consulenza con sede a Tel Aviv, che si vanta sul suo sito web di “condurre campagne vincenti in tutto il mondo”, ma fornisce poche altre informazioni su di sé.

Interessante notare che uno dei filmati sul suo sito web mostra una manifestazione in Venezuela, suggerendo un segreto ruolo di Israele nel tentativo a guida statunitense di rovesciare il governo del presidente Nicolas Maduro.

Il Times of Israel [quotidiano israeliano on-line in lingua inglese, ndtr.] ha individuato l’amministratore delegato del Gruppo Archimede in Elinadav Heymann, citando la società svizzera di consulenza ‘Negotiations.CH’ che lo annovera tra i suoi consulenti.

“Una biografia pubblicata sul sito web della compagnia lo descrive come ex direttore del gruppo lobbistico ‘Amici europei di Israele’, con sede a Buxelles, ex consulente politico del parlamento israeliano ed ex agente segreto delle forze aeree israeliane.”

Comunque dopo quell’articolo ‘Negotiations.CH’ sembra aver rimosso la biografia di Heymann dal suo sito web.

Sembra che Heymann stia cercando di far perdere le proprie tracce.

Su internet è ancora visibile una copia archiviata della sua biografia.

All’inizio di questo decennio Heymann era uno dei principali lobbisti a favore di Israele a Bruxelles. L’organizzazione che guidava, ‘Amici Europei di Israele’, era un’alleanza interpartitica di politici ostili ai diritti dei palestinesi.

Al momento apparentemente inattiva, ‘Amici europei di Israele’ è stata modellata sull’esempio di gruppi analoghi attivi a Washington. Heymann ha anche lavorato come consulente di politica estera per rappresentanti del partito conservatore britannico nel Parlamento Europeo.

Più grande del Russiagate.

Secondo Facebook la campagna di condizionamento israeliana dal 2012 ha speso più di 800.000 dollari per annunci falsi – otto volte di più di quanto si dice abbia speso un’azienda gigante russa per inserzioni sui social media, soprattutto dopo le elezioni USA del 2016, un intervento insignificante che i politici USA e gli opinionisti favorevoli a Hillary Clinton hanno pubblicizzato come paragonabile all’attacco a Pearl Harbour.

Eppure è certo che l’ultima prova dell’inganno ideato da Israele attirerà una minima parte dell’attenzione suscitata dalla sterile ricerca di una presunta interferenza e collusione russa che ha ossessionato i media e le elite politiche americane negli ultimi tre anni.

Ma questa operazione è ben lungi dall’essere solo un tentativo nascosto di Israele di influenzare e sabotare le politiche e l’attivismo in tutto il mondo.

L’annuncio di Facebook di aver fermato l’operazione di ‘Archimede’ giunge solo pochi giorni dopo che WhatsApp, di proprietà di Facebook, ha rivelato che aveva identificato una grave falla nel sistema che l’azienda di spionaggio israeliano NSO Group stava usando per installare programmi spia sugli smartphone delle persone.

Il documentario riservato di Al Jazeera sulla lobby israeliana, reso pubblico l’anno scorso da The Electronic Intifada nonostante gli sforzi per censurarlo, ha rivelato che diversi gruppi lobbistici con sede negli USA stanno lavorando in segreto in coordinamento con il Ministero israeliano per gli Affari Strategici per spiare e monitorare cittadini statunitensi impegnati nel sostegno di cause legittime.

Il documentario ha mostrato che uno di quei gruppi lobbistici, ‘Il Progetto Israele’, ha condotto un’importante campagna segreta di condizionamento su Facebook.

Ma, in contrasto con la sua pronta azione di interruzione dell’operazione Archimede, Facebook ha detto a The Electronic Intifada di non aver riscontrato alcuna violazione nel modo in cui ‘Il Progetto Israele’ stava utilizzando segretamente la sua piattaforma.

Traduzione per Zeitun.info di Cristiana Cavagna.

(Nella foto: Elinadav Heymann)

MEMO. L’Autorità Palestinese (ANP) ha dichiarato domenica che considera la decisione tedesca di classificare il BDS come atto di antisemitismo “molto pericolosa”, ha riferito il quotidiano Asharq Al-Awsat.

In una dichiarazione rilasciata dal ministero degli Esteri, l’ANP ha affermato che tale decisione dimostra che Israele continua a imporre il suo programma ai rappresentanti delle nazioni europee, aggiungendo che sta “ricattando” il parlamento tedesco sfruttando il suo errore storico legato all’Olocausto.

Venerdì scorso la Germania ha votato a favore di un disegno di legge che etichetta il movimento BDS come antisemita sostenendo che l’utilizzo degli adesivi “non comprare” – aventi come scopo l’identificazione dei prodotti di origine israeliana di modo che i consumatori possano astenersi dall’acquisto – “suscitano associazioni mentali con lo slogan nazista ‘Non comprare dagli ebrei’ e ricorda la fase più terrificante della storia tedesca”.

L’ANP ha affermato che tale decisione sta “chiudendo un occhio sul fatto che Israele è uno stato che pratica la pulizia etnica e che continua a commettere crimini contro i Palestinesi senza esserne ritenuto responsabile”.

Ha aggiunto che tale decisione è “contraria al diritto internazionale, contraddicendone la legittimità internazionale e lo scopo ed è considerata una flagrante violazione delle politiche e delle decisioni dell’UE”.

L’ANP ha ribadito che gli insediamenti ebraico-israeliani nella Cisgiordania occupata e a  Gerusalemme “sono un crimine secondo la legge internazionale e le convenzioni di Ginevra”.

La Lega Araba ha anche invitato il parlamento tedesco – noto come Bundestag – a revocare la risoluzione.

L’assistente del segretario generale della Lega Araba per gli affari palestinesi Said Abu Ali ha affermato in un comunicato che la mozione del Bundestag contro il BDS è “incresciosa, ingiustificata [e] con una propensione a favore di Israele”. Ha dunque esortato il parlamento tedesco a “ritornare sui propri passi e sostenere il diritto alla libertà del popolo palestinese”.

Il BDS – il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni – è un movimento internazionale che invita a boicottare l’occupazione di Israele e ad imporre sanzioni come metodo di resistenza pacifica. L’obiettivo è la liberazione, la giustizia e l’uguaglianza per i Palestinesi e il sostegno a raggiungere l’autodeterminazione.

Traduzione per InfoPal di Laura Pennisi

 

 

L’Autorità Palestinese (AP) ha dichiarato ieri che considera la decisione tedesca di classificare il BDS come atto di antisemitismo “molto pericolosa”, ha riferito il quotidiano Asharq Al-Awsat ieri.

 

In una dichiarazione rilasciata dal Ministero degli Esteri, l’Autorità Palestinese ha affermato che questa decisione dimostra che Israele impone a tutt`oggi il suo programma ai rappresentanti delle nazioni europee, aggiungendo che sta “ricattando” il parlamento tedesco sfruttando il suo errore storico legato all’Olocausto.

 

Venerdì scorso la Germania ha votato a favore di un disegno di legge che etichetta il movimento BDS come antisemitico sostenendo che l`utilizzo degli adesivi “non comprare” – aventi come scopo l`identificazione dei prodotti di origine israeliana di modo che i consumatori possano astenersi dall’acquisto – “suscitano associazioni mentali con lo slogan nazista “Non comprare dagli ebrei” e “ricorda la fase più terrificante della storia tedesca”.

 

La dichiarazione dell’AP ha affermato che questa decisione sta “chiudendo un occhio sul fatto che Israele è uno stato in fase di pulizia etnica che continua a commettere crimini contro i Palestinesi senza esserne ritenuto responsabile”.

 

Ha anche affermato che questa decisione è contraria al diritto internazionale  “contraddicendone la legittimità internazionale, lo scopo ed è considerata una flagrante violazione delle politiche e delle decisioni dell’UE”.

 

L’AP ha ribadito che gli insediamenti ebraico-israeliani nella Cisgiordania occupata e a  Gerusalemme sono un crimine secondo la legge internazionale e le convenzioni di Ginevra.

 

La Lega Araba ha anche invitato il parlamento tedesco – noto come Bundestag – a revocare la risoluzione.

 

L’assistente del segretario generale della Lega Araba per gli affari palestinesi Saeed Abu Ali ha detto in una dichiarazione che la mozione del Bundestag contro il BDS è “incresciosa … ingiustificata … [e] con una propensione” a favore di Israele.

 

Ha esortato il parlamento tedesco a “ritornare sui propri passi e sostenere il diritto alla liberta` del popolo palestinese”.

 

Il BDS – il movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni – è un movimento internazionale che esorta a boicottare l’occupazione di Israele, ad esautorarlo e ad imporre sanzioni come metodo di resistenza pacifica, il che porterebbe alla libertà, alla giustizia e all`uguaglianza per i Palestinesi e li aiuterebbe a raggiungere l’autodeterminazione.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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