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Gerusalemme occupata-PIC. Martedì l’autorità municipale israeliana nella Gerusalemme occupata ha demolito, senza preavviso, un edificio in costruzione appartenente alla scuola al-Razi nel campo profughi di Shu’fat, a nord-est della città santa.

Fonti locali hanno riferito che le truppe israeliane hanno preso d’assalto il campo evacuando tutti gli studenti, gli insegnanti e gli impiegati della scuola prima che i bulldozer iniziassero ad abbattere l’edificio di due piani.

Nel frattempo, i soldati israeliani hanno chiuso la barriera all’ingresso del campo e hanno impedito a cittadini e veicoli palestinesi di muoversi in entrambe le direzioni.

La scuola Al-Razi, che serve un ampio segmento di bambini palestinesi del campo, aveva bisogno di un altro edificio per ospitare più studenti.

Traduzione per InfoPal di Laura Pennisi

 

Nablus-PIC e Quds Press. Nella notte di mercoledì, le forze di occupazione israeliane hanno ucciso due giovani palestinesi durante un’incursione nella città di Nablus, in Cisgiordania.

Fonti locali hanno riferito che le forze israeliane hanno sparato a due giovani palestinesi all’interno di un’auto vicino all’area della Tomba di Giuseppe senza una ragione apparente.

Le forze israeliane hanno inoltre aperto il fuoco contro le ambulanze che si sono precipitate sulla scena per evacuare i giovani, lasciandoli morire dissanguati.

Il ministero della Sanità palestinese ha reso noto che le vittime sono Raed Hamdan, 21 anni, e Zeid Nuri, 20 anni.

Prima della sparatoria, le forze di occupazione israeliane hanno invaso l’area della Tomba di Giuseppe, si sono appostati sui tetti delle case palestinesi circostanti e si sono dispiegate nelle strade per permettere l’arrivo di coloni nel sito.

L’attivista anti-insediamento Ghassan Daghlas ha detto che, al sorgere del sole, centinaia di coloni ebrei hanno invaso la Tomba di Giuseppe scortati da forze israeliane pesantemente armate.

Scontri violenti sono scoppiati nell’area durante il quale un cittadino palestinese è stato ferito dai soldati israeliani e trasferito in un ospedale locale per il trattamento.

 

Ramallah-PIC, Imemc e Quds Press. L’Agenzia di sicurezza israeliana (Shin Bet) ha annunciato che Omar Abu Layla, il palestinese sospettato di aver ucciso due israeliani a Salfit, è stato giustiziato martedì sera a Ramallah.

Le forze speciali israeliane hanno circondato una casa ad Abwein, nel nord di Ramallah, in cui Abu Layla si nascondeva, e lo hanno ucciso durante uno scontro armato, secondo quanto ha riferito lo Shin Bet.

Lo Shin Bet ha dichiarato che l’esecuzione di Abu Layla è il risultato di intensi sforzi di intelligence -dopo aver ricevuto informazioni sulla sua localizzazione – e sicurezza in seguito all’attacco di Ariel in cui un soldato e un colono israeliani sono stati uccisi.

Da parte sua, il ministero della Sanità palestinese ha confermato la morte di Abu Layla.

Scontri violenti sono scoppiati tra i giovani palestinesi e le forze di occupazione israeliane che hanno preso d’assalto Abwein.

Fonti mediche palestinesi hanno riferito che due palestinesi sono stati feriti dai colpi israeliani durante gli scontri, e uno è in condizioni critiche.

Testimoni hanno detto che gli scontri sono divampati quando una forza speciale israeliana si è infiltrata ad Abwein ed è stata circondata da un gruppo di giovani palestinesi. Immediatamente sono giunti i rinforzi militari.

I testimoni hanno aggiunto che le forze israeliane hanno impedito alle ambulanze della Mezzaluna Rossa di avvicinarsi alla scena degli scontri e di evacuare i feriti.

MEMO. Le forze d’occupazione israeliane hanno annunciato che nessun valico o check-point sarà in operazione fino a sabato, bloccando così la circolazione da e verso la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.

La decisione arriva mentre Israele si prepara a celebrare la festa ebraica di Purim, mercoledì e giovedì.

La chiusura durerà da mezzanotte di mercoledì fino alla tarda serata di sabato. Verranno fatte eccezioni per casi umanitari e altri casi specifici, ma ciò richiederà l’approvazione del Coordinatore delle attività del governo israeliano nei Territori occupati, ovvero le forze d’occupazione responsabili degli affari palestinesi.

Il blocco colpirà le decine di migliaia di palestinesi che lavorano legalmente in Israele ogni giorno, la maggior parte in costruzione e manutenzione.

Durante la festa di Purim del 1994, l’estremista ebreo Baruch Goldstein uccise 29 fedeli palestinesi nella moschea occupata di Ibrahimi, a Hebron.

Mentre nel 2016, il soldato israeliano Elor Azaria uccise a colpi d’arma da fuoco il ventunenne Abdel Fattah al-Sharif, a Hebron. Al-Sharif giaceva immobile e ferito a terra quando fu ucciso.

Azaria venne dichiarato colpevole di omicidio per l’esecuzione del palestinese disarmato, e fu condannato ad un periodo di detenzione di 18 mesi, ma venne liberato dopo soli nove mesi di prigionia.

Traduzione di F.H.L.

Gaza-PIC. Centinaia di palestinesi si sono riuniti martedì per prendere parte alla protesta della Grande Marcia del Ritorno, a nord di Gaza.

Le forze d’occupazione israeliane hanno sparato munizioni letali e granate lacrimogene contro i manifestanti, che hanno risposto lanciando pietre e bruciando pneumatici.

Fonti mediche hanno riferito che 13 palestinesi sono rimasti feriti, tra cui un giornalista colpito alla testa direttamente con un lacrimogeno.

Un rappresentante degli attivisti della Grande Marcia, parlando durante le proteste, ha affermato che le dimostrazioni notturne riprenderanno a partire da martedì.

Khader Habib, membro del Comitato nazionale per la Grande Marcia del Ritorno e per la rottura dell’assedio, ha dichiarato che le proteste ai confini continueranno fino a quando non raggiungeranno i loro obiettivi.

“Combatteremo l’occupazione con le nostre armi semplici e non sventoleremo mai la bandiera bianca”, ha sottolineato.

Gaza-PIC e Quds Press. Martedì sera, l’aviazione da guerra israeliana ha lanciato tre attacchi contro obiettivi civili e posizioni di resistenza nella Striscia di Gaza.

Fonti locali hanno riferito che un drone israeliano ha lanciato diversi missili contro un obiettivo della resistenza palestinese nel quartiere al-Zayton, a sud-est di Gaza.

Hanno aggiunto che gli aerei israeliani hanno anche preso di mira i partecipanti alle attività della “confusione notturna” vicino al campo del ritorno a est di Rafah nella Striscia di Gaza meridionale, causando danni ma nessuna vittima.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato che il raid aereo ha colpito un gruppo di palestinesi che facevano volare palloni incendiari verso gli insediamenti israeliani vicini al confine di Gaza.

PIC. Orde di coloni ebrei lunedì sera hanno attaccato cittadini palestinesi e automobili nel sud di Jenin, nel nord di Nablus e nel nord di Salfit, in Cisgiordania.

Fonti locali hanno riferito che gruppi di coloni hanno preso d’assalto aree vicino a Silat ad-Dhahr nel sud di Jenin e Burqa nel nord di Nablus e hanno attaccato cittadini palestinesi.

I coloni hanno preso d’assalto il sito evacuato degli insediamenti di Homesh e degli uliveti nel sud di Jenin, hanno lanciato pietre contro le auto che passavano e hanno aggredito i residenti locali.

Due studenti universitari sono stati feriti e trasferiti all’ospedale Rafidia di Nablus dopo che i coloni li avevano presi di mira con pietre.

A nord Salfit, un altro gruppo di coloni ha attaccato auto palestinesi su una strada nei pressi della città di Kifl Hares.

Testimoni oculari hanno detto che decine di coloni si sono radunati all’incrocio della città di Kifl Hares e hanno lanciato pietre contro le auto che passavano, causando danni.

Quds Press.  La radio dell’esercito israeliano ha reso noto che il primo ministro Benyamin Netanyahu ha annunciato lunedì l’inizio della costruzione di 840 unità di insediamento a Ariel, al nord di Selfit, in Cisgiordania.

La mattina di lunedì, Netanyahu ha visitato il luogo dell’attacco all’ingresso di Ariel e ha dichiarato di aver dato l’ordine di demolire la casa dell’esecutore.

La radio ha spiegato che il primo ministro del governo di occupazione ha affermato: “Abbiamo tutte le informazione sull’attacco di Selfit, e lo Shabak (servizi di intelligence interna, ndr) conosce l’identità dell’esecutore; dunque, ho dato gli ordini di demolire la casa”.

Ha inoltre confermato che avrebbe iniziato “la costruzione di 840 unità di insediamento a Ariel”.

Domenica di mattina, un giovane palestinese ha eseguito un attacco all’ingresso dell’insediamento di Ariel, costruito su territori palestinesi occupati al nord di Selfit, causando la morte di due soldati israeliani e il ferimento di quattro coloni.

L’esercito di occupazione ha dichiarato che l’assalitore è Omar Amin Abu Layla, un 19enne palestinese proveniente dalla cittadina di al-Zawyia, a ovest di Selfit.

Subito dopo tale dichiarazione l’esercito israeliano ha fatto irruzione nella casa della famiglia Abu Layla, e ha interrogato i suoi genitori, detenendo per ore suo fratello, il minorenne Nur, di 15 anni.

Traduzione per InfoPal di Heba Soliman

+ 972Tom Mehager. (Da Zeitun.info). Nonostante si mostri orgoglioso di aver bombardato Gaza fino a ridurla all’età della pietra, Benny Gantz è ancora dipinto dai media israeliani come una colomba che vuole porre fine al conflitto. Niente di più lontano dalla verità.

L’alleanza tra il partito Likud al potere e il partito kahanista “Otzma Yehudit” [“Potere ebraico”] è un esempio lampante di quanto negli ultimi anni il razzismo sia stato legittimato nel discorso pubblico israeliano. Se in passato il Likud ha apertamente condannato Meir Kahane [rabbino e politico americano-israeliano ultranazionalista e razzista, ndt.] e i suoi discepoli, oggi quella linea rossa non esiste più. Persino il leader del Shas [partito religioso ultraortodosso degli ebrei di origine araba, ndt.] Aryeh Deri ha mostrato disponibilità ad allearsi con Itamar Ben-Gvir di “Otzma”, una cosa che in passato sarebbe stata inaccettabile per il suo partito. Di punto in bianco l’ormai famoso avvertimento di Netanyahu nel giorno delle elezioni [del 2014, ndt.], “Gli arabi stanno andando a votare in massa”, è diventato una realtà terrificante. Il primo ministro ha effettivamente spianato la strada a sfrenate espressioni di razzismo ai più alti livelli della società israeliana.

Eppure il momento più orribile di questa tornata elettorale è stato indubbiamente il lancio della campagna elettorale dell’ex-capo di stato maggiore dell’IDF [l’esercito israeliano, ndt.] Benny Gantz, in cui si è vantato di aver “fatto regredire parti di Gaza all’età della pietra”. In questo senso Gantz e l’umore popolare che rappresenta sono molto più pericolosi del razzismo esplicito dei kahanisti.

Sono pericolosi proprio perché si possono trasformare molto più facilmente in politiche concrete che potrebbero danneggiare materialmente il diritto delle persone alla vita, ad avere un rifugio e all’accesso all’acqua, all’elettricità e alle infrastrutture. Se è in questo modo che misuriamo il pericolo, allora Benny Gantz è una delle persone più pericolose in Israele – molto più di kahanisti come Ben-Gvir.

È importante evidenziare le differenze tra la violenza di un leader politico come Gantz e quella dei partiti israeliani di estrema destra. Mentre c’è un’unanime condanna dell’estrema destra da ogni settore dello spettro politico, così come dalla comunità internazionale, Gantz rappresenta la tendenza israeliana prevalente – corretta, moderata, etica, ed ha conquistato l’appoggio dei principali media israeliani, con partiti di sinistra come il Meretz [partito della sinistra sionista, ndt.] che hanno manifestato il proprio sostegno alla sua candidatura.

Le affermazioni di Gantz riflettono una violenza che è legittimata ed accettata in Israele – il tipo di violenza delle cui vittime non parliamo né ci preoccupiamo. Se Gantz si inorgoglisce veramente di aver portato avanti una simile politica nel passato – ed è chiaro che non solo la società israeliana manca di ogni meccanismo o voce alternativa per evitarlo in futuro (dato che dà i suoi frutti per un’ampia schiera dell’elettorato) – allora una vittoria di Gantz pone un pericolo reale.

Nel discorso prevalente in Israele, il partito “Blue e Bianco” di Gantz è universalmente visto come di centro sinistra, che lavorerà in prospettiva di una soluzione del conflitto israelo-palestinese – in quanto opposto a quello della destra e dei coloni. Ma questo è esattamente il tipo di autonegazione collettiva che ci è già scoppiato in faccia in precedenza: Ehud Barak, un tempo leader della sinistra israeliana, tornò dai negoziati con i dirigenti palestinesi a Camp David dichiarando che “non c’erano partner” per la pace. Fino da quello stesso giorno le sue affermazioni sono state utilizzate dalla destra ogni volta che è sorta la possibilità di colloqui. Ed hanno ragione: “Se la sinistra ha guidato negoziati, fatto varie proposte di pace e tuttavia dice che non ci sono partner per la pace, allora ovviamente non ci sono alternative all’uso della forza,” si pensa.

Inoltre, se Benny Gantz, il politico moderato accolto dalla sinistra israeliana, si vanta della violenza che ha inflitto agli abitanti di Gaza, allora Netanyahu e la destra chiederanno semplicemente di usare ancora più violenza in ogni futuro scontro militare. Nel contempo i gazawi saranno costretti a pagare il pezzo dell’ingannevole dibattito pubblico israeliano.

Quindi, com’è possibile che Gantz sia visto come una valida alternativa al governo della destra? Perché la sua identità ashkenazita [ebreo di origine europea, ndt.] incanta ancora gran parte dell’opinione pubblica israeliana. Gantz porta con sé il capitale culturale del fatto di essere “il sale della terra” – un comandante in capo dell’esercito israeliano alto e con gli occhi azzurri. La versione di Yitzhak Rabin nel 2019. Ma, proprio come la violenza dei padri fondatori di Israele è ignorata da molti nella sinistra israeliana, che vedono le radici del conflitto nell’occupazione del 1967, nonostante innumerevoli ricerche e testimonianze sulla pulizia etnica commessa dal movimento sionista nel 1948, lo è anche la violenza commessa da Benny Gantz. Non c’è da stupirsi allora che sia così facile per la sinistra adirarsi per l’accordo di Netanyahu con i fascisti.

Tom Mehager è un attivista mizrahi [ebreo di origine araba, ndt.]. Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su “Haokets” [sito di controinformazione israeliano, ndt.] in ebraico.

Traduzione per Zeitun.info di Amedeo Rossi.

Betlemme-Ma’an. Lunedì, un investigatore per i diritti umani delle Nazioni Unite ha affermato che Israele sta privando milioni di palestinesi dell’accesso a una fornitura regolare di acqua potabile, mentre sta estraendo minerali dalle loro terre “in un chiaro atto di saccheggio”.

Michael Lynk, relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi, ha affermato che Israele “continua a pieno ritmo con l’espansione delle colonie” nella Cisgiordania occupata.

Lynk ha aggiunto: “Ci sono circa 20-25 mila nuovi coloni all’anno”.
Secondo Peace Now, durante il governo d’occupazione, sotto la leadership di Netanyahu, è aumentata l’attività per ripristinare il fenomeno diffuso degli avamposti coloniali sparsi in tutta la Cisgiordania.

Dall’inizio dell’occupazione in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, nel 1967, tra 500 e 600 mila israeliani si sono trasferiti nelle colonie israeliane nel Territorio palestinese occupato, in violazione del diritto internazionale.

Le circa 190 colonie riconosciute dal governo, sparse in tutto il territorio palestinese, sono tutte considerati illegali secondo il diritto internazionale.

Salfit-Ma’an. Lunedì, un colono israeliano è deceduto a causa di ferite che aveva sostenuto dopo un attacco a colpi d’arma da fuoco all’intersezione stradale di Gitai, a nord di Salfit, nella parte settentrionale della Cisgiordania occupata.

I notiziari in lingua ebraica hanno confermato che Rabbi Ahiad Ettinger, di 47 anni, che era stato gravemente ferito domenica in un attacco, è deceduto a causa delle sue ferite.

Fonti hanno riferito che il palestinese sospettato di aver realizzato l’attacco, in cui anche un soldato israeliano è stato ucciso, è stato stato identificato come Omar Abu Leila, di 19 anni, proveniente da Salfit, nel nord della Cisgiordania. Le forze israeliane stanno conducendo ricerche su larga scala per localizzarlo.

Traduzione di F.H.L.

Qalqilia-IMEMC. Lunedì, soldati israeliani hanno invaso il villaggio di Khirbat Um Neer, ad est di Yatta, Cisgiordania, e hanno demolito un pozzo d’acqua.

Rateb Jabour, il coordinatore del comitato popolare contro il muro di annessione e le colonie nel sud di Hebron, ha affermato che i soldati hanno demolito il pozzo, in quanto sarebbe stato presumibilmente scavato senza permesso.

Ha aggiunto che il palestinese proprietario del pozzo, identificato come Farid Ahmad Jabour, lo usava per raccogliere acqua piovana per la casa ed i terreni agricoli, a causa dei frequenti periodi di siccità nella zona.

Jabour ha anche affermato che il pozzo è vicino alla colonia israeliana di Susya, che è stata costruita su terre private palestinesi, e ha dichiarato che l’esercito ed i coloni commettono frequenti violazioni contro gli abitanti del villaggio, le loro case e le loro terre, per costringerli ad abbandonare l’area.

In notizie correlate, alcuni coloni hanno installato diverse case mobili su terre palestinesi, nella zona sudorientale della cittadina di Kufur Qaddoum, a est di Qalqilia, nel nord della Cisgiordania.

I coloni hanno installato le case vicino alla colonia di Kedumim, mentre decine di soldati sono stati schierati nell’area e sulle strade tra Qalqilia e Nablus.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Pressenza. Di Patrizia Cecconi. Tutto è cominciato nella tarda serata del 14 marzo, quando due razzi del tipo Fajar sono stati lanciati su Tel Aviv. Uno dei due è stato intercettato e neutralizzato dall’iron dome e l’altro è caduto in zona disabitata senza creare danni né a persone né a cose.

I razzi Fajar hanno una gittata capace di raggiungere il centro di Israele, sono in possesso del partito della Jihad Islamica a cui sarebbero forniti dall’Iran. Infatti la prima dichiarazione israeliana ha tirato in mezzo proprio l’Iran che, come tutti sanno, è la bestia nera di Netanyahu. Per la prima volta Israele non ha accusato Hamas del lancio, bensì la Jihad proprio in quanto questa sarebbe foraggiata dal paese islamico che il premier israeliano sogna di distruggere e non ne fa mistero. Così, grazie ai due razzi Fajar, Israele ha potuto accusare al tempo stesso due nemici assoluti: l’Iran e l’islam, ottenendo i consensi che sa di ottenere quando gioca sulla confusione tra islamici e islamisti mettendo nello stesso cesto l’Isis e i suoi avversari musulmani, cosa che fa abitualmente riferendosi ad Hamas il quale, in realtà, è il vero baluardo contro l’Isis. Ma la storia dei razzi fajar questa volta ha del giallo, visto che il partito della Jihad, per voce del suo rappresentante Dawod Shihab, ha categoricamente smentito ogni implicazione ed altrettanto ha fatto il partito al governo, lasciando trapelare nell’aria l’idea che possa essersi trattato di “missili elettorali”.

Per esperienza pluriennale, ogni analista politico sa che tutte le azioni contro Israele partite da Gaza vengono rivendicate con orgoglio e come esempio di resistenza attiva, per cui suona veramente strano che quest’azione non abbia rivendicazioni dall’interno della Striscia. Dopo i recenti episodi di infiltrazioni straniere, non stupisce l’ipotesi che questo lancio possa essere stato pilotato a distanza, una distanza che qualcuno legge come servizi speciali israeliani e qualcuno come mano palestinese profondamente avversa sia alla riconciliazione che al partito al governo nella Striscia.

Al momento ogni opinione ha una sua possibilità di accoglimento, ma nessuna di queste si fonda su basi documentate. Ciò che invece è sotto gli occhi di qualunque lettore minimamente attento, è l’uso elettorale pro-Netanyahu che i due Fajar stanno giocando. A poche settimane dalle elezioni , con cause pendenti per frode e corruzione e con avversari politici che dirigono il loro consenso elettorale sul dichiarato impegno genocidario verso i palestinesi, cosa può essere più indicato – per la risalita nel gradimento elettorale del premier uscente – di una punizione collettiva all’incubo-Gaza, anticipando i vari Gantz, o Bennet, o Lieberman nell’uso dell’aviazione di guerra?

Per quanto Israele ci abbia abituati ad agire in totale libero arbitrio e quindi a uccidere quasi quotidianamente, arrestare adulti e bambini, rubare terra e, non ultimo, bombardare senza doverne mai rispondere, l’ultimo rapporto Onu deve aver influenzato il primo ministro il quale, secondo la comprovata ratio del lupo e dell’agnello, ha avuto bisogno del casus belli per trovare il consenso mondiale alla sua azione, riconquistando, attraverso la punizione collettiva contro Gaza, l’elettorato israeliano.

Interessante notare la correlazione suggerita da diversi media più o meno filo-israeliani, tra le manifestazioni dei gazawi contro il carovita, represse dalla polizia governativa, e il lancio dei razzi su Tel Aviv, come fossero non semplici concomitanze ma frutto di una stessa strategia. Ma se così fosse, la strategia mirerebbe ad accrescere il dissenso verso il governo e a far considerare la “punizione collettiva” come indotta dal partito che governa la Striscia. Ovvero mirerebbe all’abbattimento dall’interno, grazie ad una serie di azioni combinate, della componente che governa Gaza. Chi beneficerebbe di questo, oltre a Israele? E, prima di tutto, ha basi reali per essere presa in considerazione una tale ipotesi o è pura fanta-politica basata su connessioni non troppo dissimili da quelle create da statistici fantasiosi capaci di correlare l’aumento delle vendite di lavatrici in Scozia con l’aumento delle nascite in California?

Per evitare di essere trascinati nella spirale del caos, che impedisce di vedere i fatti nella loro concretezza contestuale, partiamo dalla situazione reale ponendo, metaforicamente, su una superficie piana l’avvicendarsi degli eventi. Da una parte Israele, con le prossime elezioni e gli elementi considerati vincenti dai vari candidati. Dall’altra parte Gaza, come parte della Palestina che rivendica la fine dell’assedio e il rispetto di una Risoluzione Onu, la 194 che Israele calpesta da sempre e che riguarda tutti i palestinesi. Per quanto riguarda le elezioni in Israele, basta una rapida occhiata a quanto successo in tutte le tornate elettorali per capire che il consenso va a chi mostra maggior truculenza, possibilmente genocidaria, verso i palestinesi. Netanyahu è sempre stato uomo di parola, ha rispettato le sue promesse elettorali con espropriazioni di terre palestinesi, incremento degli insediamenti ebraici su terreno palestinese, politiche di arresti e di demolizione di case palestinesi e solenne promessa che con lui al potere non ci sarebbe mai stato uno Stato palestinese. Ciò nonostante, nel democratico Stato ebraico c’è chi promette di più. C’è chi, ignaro dei fondamentali tanto della politica che dell’economia, promette che col suo eventuale governo si arriverebbe alla “soluzione finale” della Striscia di Gaza, senza l’uso di camere a gas, perché quelle appartengono a un passato che non tutti gli ebrei accetterebbero, ma con l’uso di armi moderne già sperimentate nei terribili massacri – ovviamente impuniti – di “piombo fuso” e “margine protettivo”. Questi dichiarati fascisti ebrei ignorano quanto Gaza possa servire economicamente e politicamente a Israele o, forse, non lo ignorano ma contano sull’ignoranza e l’odio viscerale dei loro potenziali elettori.

In questa gara in cui “vinca il migliore” si trasforma in “vinca chi offre maggiori garanzie antipalestinesi” anche il falco Netanyahu sembra poco affidabile ed ecco quindi la necessità di dar prova del suo coraggio da leone nel bombardare in poche ore – ovviamente dall’alto, sapendo che Gaza non ha né aviazione, né unità di contraerea – ben 100 strutture dette, ad usum delphini, postazioni di Hamas, vale a dire uffici pubblici, caserme, palestre, posti di guardia e così via.
Come iniziare un bombardamento così possente, durato un’intera notte? Forse senza il rapporto ONU non ci sarebbe neanche stato bisogno dei missili, comunque i due missili sono stati lanciati, seppur senza danni, e tutto rientra perfettamente nel quadro della risposta del povero Israele aggredito dal terrorismo palestinese. Bugia che ormai non dovrebbe più reggere ma che viene alimentata dai media trasmettitori della narrazione israeliana ormai senza più neanche bisogno di istruzioni. Se qualche operatore dell’informazione stesse qui ora, in Gaza city, scrivendo mentre i droni volano bassi e il loro insopportabile ronzio avverte, da oltre 12 ore, i gazawi che l’occupante guarda dall’alto e può decidere in ogni momento un bombardamento addizionale, forse scriverebbero altro che non la narrazione israeliana, sebbene in salse diversamente colorite come si addice alla forma democratica che accantona la sostanza. Questo tormento di “zannana” cioè dei droni, come vengono chiamati qui per il loro ronzio insopportabile, viene ripreso e rimandato sui canali televisivi israeliani in modo che i telespettatori sappiano che Netanyahu sa come tenere a bada la popolazione assediata di Gaza e in tal modo le pesanti accuse di frodi e corruzioni passino per peccati veniali.

Dall’altra parte della nostra metaforica superficie piana abbiamo una popolazione di circa 2 milioni di abitanti di cui un’alta percentuale è stremata dal disagio economico crescente e dalla mancanza di prospettive; abbiamo al governo un partito che molti anni fa vinse legalmente le elezioni grazie anche al suo impegno a migliorare strutture sanitarie e sociali in genere che ora, però, non riesce più a offrire. Un governo oggettivamente intollerante e bigotto, ma anche ostacolato ed emarginato dal mondo in omaggio a Israele e, secondariamente, all’Anp. Abbiamo un lavorio subdolo portato avanti, anche in buona fede, da molti occidentali che indirettamente fanno cantare nelle menti dei gazawi le sirene del consumismo e, insieme, la frustrazione di non poterle raggiungere. Abbiamo una larga fetta di popolazione che non vuole neanche sentire la parola “politica” ormai considerata solo come clientelismo e rovina, che però sta perdendo il suo antico orgoglio, distruggendolo con continue richieste di elemosine a quell’Occidente che immagina tenutario di ricchezze infinite e dal quale, anche psicologicamente, finisce per dipendere. Ma abbiamo anche energie, minoritarie come numero, ma fortissime come volontà, che sono il vero incubo di Israele. Sono quelle che respingono con dignità e orgoglio il “deal of century” di Trump e il paternalismo del Qatar che pensava di tacitare la popolazione gazawa a beneficio di Israele offrendo denaro e caramelle. E’ questa minoranza che rappresenta la vera resistenza di Gaza, è questa minoranza l’incubo di Israele. Il cuore pulsante, attualmente, ce l’ha nell’organizzazione della Grande marcia del ritorno, anche se Hamas ormai cerca ti tenerne il controllo. L’innovazione politica ce l’ha la costruzione di “Alleanza democratica”, la nuova formazione che raggruppa tutti i partiti di sinistra unendo l’aspetto politico e quello sociale e ponendosi come terzo polo tra Fatah e Hamas. E’ con questa che Israele dovrà fare i conti anche se dovesse arrivare, grazie alla mediazione dell’Egitto, a un accordo con Hamas.

Proprio mentre la delegazione egiziana ieri sera era in riunione con Hamas per stabilire gli eventuali passi per una tregua di lunga durata sono partiti i “missili elettorali” che Gaza NON rivendica. E proprio l’immediato avviso dell’IDF alla delegazione egiziana di lasciare immediatamente la Striscia è stato il campanello d’allarme che ha permesso di svuotare le cosiddette “postazioni di Hamas” ed evitare martiri, nonostante i massicci bombardamenti.
Data la situazione particolarmente drammatica, la Grande Marcia oggi è stata eccezionalmente sospesa. Che sia un bene o un male lo diranno gli eventi. Al momento sappiamo che il governo di Gaza non vuole un’escalation militare. Sappiamo che la resistenza gazawa questa notte ha risposto ai pesanti bombardamenti israeliani lanciando una ventina di missili e sparando colpi di mortaio. Sappiamo che la stampa mainstream ha posto umana attenzione verso gli israeliani spaventati dai razzi i quali correvano nei rifugi – che loro fortunatamente hanno – e che 5 di loro sono stati soccorsi da personale paramedico per ansia da stress. Sappiamo che una donna di Rafah ha subito l’amputazione di una mano e che ci sono diversi altri feriti. Per quanto riguarda lo stress, questo per i palestinesi non è preso in considerazione. Sappiamo inoltre che se non fosse Israele, ma un altro paese ad agire così, non avremmo remore a definirlo Stato canaglia. Sappiamo anche che i droni che fanno impazzire per il loro ronzio sono l’occhio di Israele su Gaza, ma ciò che non sappiamo ancora è chi e perché ha lanciato quei due missili che hanno permesso a Netanyahu di mostrare agli israeliani la faccia che a loro piace di più. Altra cosa che non sappiamo ancora è se Israele è sazio o se stanotte ci sarà un’altra nottata “elettorale”.

Hebron-IMEMC. Gruppi di coloni israeliani fanatici hanno attaccato, domenica sera, molte case palestinesi in almeno due aree a Hebron/al-Khalil, in Cisgiordania.

Rateb Jabour, il coordinatore del Comitato nazionale e popolare nel sud della Cisgiordania, ha detto che decine di coloni dell’avamposto illegale di Ma’on installato su terre private palestinesi, a est della città di Yatta, a sud di Hebron, hanno lanciato pietre in molte case e hanno urlato insulti alle famiglie.

Ha aggiunto che decine di coloni si sono radunati vicino alla colonia illegale di Keryat Arba, a est di Hebron, e hanno lanciato pietre su molte auto sulla strada n. 60, oltre a ostacolare il traffico palestinese mentre tentavano di assaltare i residenti.

Al-Khaleej e MEMO. L’esercito di occupazione israeliano ha proposto un piano per rioccupare la Striscia di Gaza assediata durante ogni futura offensiva.

Il piano fu approvato 14 anni dopo il disimpegno unilaterale di Israele dall’enclave costiera.

Il sito web di notizie Wallah, che è vicino all’intelligence israeliana, ha detto che il piano venne preparato quando Gadi Eisenkot era il capo dello staff mentre il suo successore Aviv Kofach lo approvò.

Il sito Web riporta quanto affermato da alti ufficiali dell’esercito israeliano: “Hamas potrebbe infiammare la regione e creare un grande scontro se la tregua delle intese dovesse fallire”.

MEMO. Il gruppo ebraico statunitense J Street U offrirà viaggi in Israele e Cisgiordania cercando di mettere in discussione l’eliminazione della narrativa palestinese nei cosiddetti viaggi Birthright (diritto di nascita). 

J Street U è il braccio del campus universitario J Street, organizzazione no-profit che sostiene la fine del conflitto israelo-palestinese e che è molto popolare tra i giovani ebrei-americani liberali. 

Il gruppo ha annunciato che sta lanciando viaggi gratuiti di dieci giorni in Israele, con il primo viaggio previsto per il mese di luglio. L’iniziativa sarà finanziata dai donatori di J Street come parte della campagna #Let Our People Know dell’organizzazione che, con le sue stesse parole, “preme per porre fine all’eliminazione delle voci palestinesi nei viaggi organizzati da Israele”. 

Il viaggio prevede che vengano affrontate questioni come l’occupazione israeliana dei Territori palestinesi, le colonie illegali nella Cisgiordania occupata ed i cittadini palestinesi di Israele, argomenti che sono stati ignorati in modo eclatante dai viaggi Birthtight che per vent’anni hanno inviato giovani ebrei in Israele. 

Il Times of Israel ha riportato le parole del Presidente del J Street National Board, Eva Borgwardt:

“Speriamo che questo viaggio sia un modello per il tipo di educazione che i giovani ebrei di Israele vogliono e di cui hanno bisogno – quella che si impegna appieno con la realtà di Israele, comprese le prospettive dei Palestinesi che vivono sotto la sua occupazione militare da ormai 52 anni”. 

Questo gesto arriva dopo che una petizione di J Street U, della fine dell’anno scorso, chiedeva che l’itinerario del Birthright comprendesse anche oratori palestinesi che potessero parlare della realtà dell’occupazione israeliana. La petizione ha raccolto firme di 1.500 studenti ebrei americani che sono state consegnate al direttore di Hillel, il campus organizzativo ebraico più vasto al mondo, secondo Haaretz

Il viaggio J Street dovrebbe rivelarsi popolare e sarà visto come ulteriore indicazione del declino del sostegno ad Israele da parte dei giovani ebrei americani. I viaggi tradizionali Birthright sono arrivati sotto la luce dei riflettori l’estate scorsa a causa di una defezione in massa da parte dei suoi viaggiatori. Le defezioni sono state organizzate da attivisti tramite il movimento IfNotNow, una organizzazione con sede negli USA che si oppone all’occupazione israeliana, utilizzando l’hashtag #NotJustAFreeTrip. Molti degli studenti che sono usciti dal viaggio Birthright sono poi andati ad aggiungersi ad un tour della occupata Hebron guidato da Breaking the Silence, associazione costituita da ex-militari dell’esercito israeliano che cercano di portare alla luce la dura realtà dell’occupazione israeliana.

In una intervista rilasciata a MEMO a luglio, uno degli studenti che ha rinunciato al suo viaggio Birthright, Katie Fenster, ha così spiegato la propria decisione: “Come americani abbiamo capito che andare in Israele senza parlare dell’occupazione è come andare a Jim Crow South senza parlare della segregazione”, in riferimento alla segregazione razziale imposta agli afro-americani nel sud degli Stati Uniti fino alla nascita del movimento dei diritti civili negli anni ’60.

In dicembre Haaretz ha rivelato che vi è stato un calo “senza precedenti” degli ebrei americani che partecipano ai viaggi Birthright. Il quotidiano israeliano ha evidenziato che “studi recenti dimostrano che gli ebrei degli anni 2000, che sono in gran parte progressisti, si sentono meno collegati ad Israele rispetto ai loro genitori e nonni in quanto hanno la sensazione che le politiche del paese siano contrarie ai loro valori”.

I rapporti tra gli ebrei USA ed Israele si sono deteriorati negli ultimi mesi, con molti che criticano la direzione che sta prendendo Israele col governo del primo ministro in carica Benjamin Netanyahu. Questa spaccatura è divenuta più profonda a causa del polverone sollevato dalla congressista USA Ilhan Omar, che a febbraio ha risposta ad un tweet del giornalista Glenn Greenwald che diceva: “E’ incredibile quanto tempo i leader politici statunitensi spendono per difendere una nazione straniera [Israele], anche se ciò significa minare il diritto alla libertà di parola degli americani”. Omar ha risposto: “Tutto a causa del bambino di Benjamin”, facendo riferimento all’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) e ad altre lobby che donano ingenti somme di denaro ad Israele.

Anche se i commenti di Omar hanno scatenato un acceso dibattito sull’antisemitismo e la richiesta delle sue dimissioni, gli ebrei-americani sono usciti a sostegno della congressista del Minnesota con una lettera aperta. La lettera afferma che: “la lobby pro-israeliana ha giocato un ruolo enorme nel fornire sostegno quasi unanime al Congresso per Israele” e conclude che “come ebrei con una lunga tradizione di giustizia sociale e di anti-razzismo, l’AIPAC non ci rappresenta”.

Traduzione per InfoPal di Aisha Tiziana Bravi

Gerusalemme occupata, PIC -Il tribunale israeliano nella Gerusalemme occupata ha deciso domenica di chiudere la zona di preghiera Bab al-Rahma della Moschea di al-Aqsa per 60 giorni.

Secondo il sito web ebraico Walla, la corte israeliana ha deciso di rispondere ad una petizione presentata dalla polizia israeliana chiedendo la chiusura di Bab al-Rahma e della sua area di preghiera per motivi di sicurezza.

Martedì scorso, la polizia israeliana ha chiuso i cancelli di al-Aqsa, tra cui l’area di Bab al-Rahma, ha aggredito i fedeli e li ha espulsi dalla moschea dopo che dei palestinesi hanno presumibilmente lanciato un cocktail molotov contro un posto di polizia. Il sito sacro è stato riaperto mercoledì.

Gruppi ebraici estrimisti hanno ripetutamente dichiarato di voler prendere il controllo dell’area di Bab al-Rahma e costruire lì un tempio ebraico, come preludio per conquistare l’intero sito sacro islamico, che chiamano “monte del tempio”.

Al-Khalil, PIC – Domenica sera, le forze d’occupazione israeliane (IOF) hanno arrestato una ragazza palestinese vicino alla moschea di Ibrahimi, ad al-Khalil.

Fonti locali hanno affermato che le IOF hanno arrestato Walaa Ghaith, di 17 anni, per un presunto tentativo di accoltellamento.

La detenuta è stata trasferita ammanettata in un centro di intelligence israeliano per essere interrogata.

I soldati delle IOF, di tanto in tanto, arrestano arbitrariamente ragazzi e ragazze palestinesi nei posti di blocco della Cisgiordania sotto vari pretesti e accuse.

Salfit-IMEMC, PIC e MEMO. Domenica mattina, un soldato israeliano è stato ucciso e altri due feriti (un altro soldato e un colono) all’ingresso di Ariel, il più grande insediamento israeliano in Cisgiordania. L’attacco è stato presumibilmente effettuato da un palestinese che è fuggito dalla scena.

Il luogo dell’attacco si trova a nord di Salfit, dove, quattro giorni prima, le forze israeliane hanno ucciso il 23enne Mohammad Jamil Shahin e ferito altri 40 palestinesi.

Secondo fonti dei media israeliani, uno sconosciuto sarebbe arrivato al posto di blocco di Ariel e avrebbe pugnalato un soldato israeliano, uccidendolo. L’assalitore presumibilmente ha raccolto la pistola del soldato e ha sparato a un altro soldato al posto di blocco.

Fonti israeliane affermano che l’assalitore palestinese ha poi iniziato a sparare contro veicoli israeliani che passavano sulla strada israeliana di fronte all’insediamento.

L’assalitore, a quel punto, avrebbe rubato un’automobile di un colono israeliano e si sarebbe allontanato portando con sé la pistola del soldato, arrivando un paio di minuti dopo al check-point di Gitai. Ha quindi presumibilmente abbandonato l’auto ed è fuggito a piedi verso il vicino villaggio palestinese di Burkin.

Uno dei due israeliani feriti è in condizioni critiche all’ospedale Beilinson di Petach Tikvah, dove sono stati ricoverati entrambi gli israeliani feriti.

Il soldato israeliano che è stato ucciso nell’attacco è stato identificato come il tenente Gal Keidan, 19 anni, di Beer Seba nel sud di Israele.

I due israeliani feriti non sono stati identificati, ma fonti mediche israeliane hanno detto che uno è un ragazzo di 20 anni, e l’altro di 35 anni.

Dopo l’attacco, le forze israeliane hanno immediatamente chiuso l’area e lanciato un’invasione massiccia di Burkin, Salfit e altri villaggi dell’area, impedendo a migliaia di palestinesi di lasciare le loro case, andare al lavoro o condurre le loro vite quotidiane mentre l’invasione militare era in corso.

Secondo il quotidiano Yeshiva World, l’esercito israeliano sta usando un protocollo che chiamano “Pentola a pressione”, che coinvolge escavatrici dell’esercito israeliano, grandi veicoli blindati, forze d’elite, unità Oketz K9, droni e un elicottero a bassa quota. Il protocollo autorizza anche la demolizione di un edificio con dentro il ricercato.

Il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu ha dichiarato di essere sicuro che l’esercito israeliano troverà i responsabili dell’attacco e “li consegnerà alla giustizia come è stato fatto in tutti i precedenti casi”.

Si tratta del secondo israeliano ucciso da un palestinese nel 2019. Durante lo stesso periodo, 26 palestinesi sono stati uccisi da soldati israeliani, tra cui 8 bambini.

Di Mohammad Hannoun. Per non dimenticare: oggi 16 marzo, come ogni giorno, non possiamo dimenticare le vittime del terrorismo nazi-sionista israeliano. Il 16 marzo 2003 un bulldozer travolse l’attivista americana Rachel Corrie uccidendola all’istante.
Rachel Corrie era un’attivista statunitense,  membro dell’International Solidarity Movement e, come tale, aveva deciso di andare a Rafah, nella Striscia di Gaza, durante l’Intifada di Al-Aqsa per ostacolare il processo israeliano di demolizioni delle case dei Palestinesi.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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