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La libreria di contenuti palestinesi di Netflix include il dramma del 2015 “3000 Nights” (Nour Productions).

MEE. Di Aarushi Punia. Il catalogo crescente di film e spettacoli palestinesi del colosso dello streaming è guidato dalle metriche di audience, ma aumenta anche la visibilità del popolo palestinese in modi senza precedenti.

La Palestina ha una ricca storia di resistenza culturale contro l’occupazione israeliana e l’aggressione militare sotto forma di film, letteratura e opere d’arte.

Tra i film palestinesi iconici che hanno attirato l’attenzione internazionale ci sono Divine Intervention di Elia Suleiman, Paradise Now di Hany Abu-Assad, candidato all’Oscar, e Salt of this Sea di Annemarie Jacir.

Tuttavia, solo negli ultimi anni le piattaforme di streaming, come Netflix, hanno inserito nei loro cataloghi un numero significativo di opere palestinesi. Perché ora? Qualsiasi precedente riluttanza da parte delle piattaforme di streaming potrebbe essere dovuta alla prontezza con cui i film critici nei confronti di Israele sono stati etichettati come antisemiti dai gruppi pro-Israele.

Di conseguenza, al di là di queste piattaforme, le storie palestinesi non sono tradizionalmente una parte importante delle proiezioni commerciali internazionali.

Nel suo libro Palestinian Cinema in the Days of Revolution, la professoressa Nadia Yaqub dell’Università del North Carolina, Chapel Hill, traccia lo sviluppo del cinema palestinese dopo la Nakba del 1948, l’allontanamento forzato di oltre 700.000 palestinesi dalle loro case e la creazione dello Stato israeliano.

L’autrice afferma che il cinema palestinese ha cercato di visualizzare gli spazi e le persone palestinesi di fronte alla violenza dello Stato e di generare solidarietà, non simpatia, da parte dei suoi spettatori.

Le storie palestinesi hanno ottenuto questo risultato nonostante il minimo sostegno istituzionale. Pur avendo vinto premi come Cannes e Bafta, i film palestinesi non erano disponibili per la visione da parte del grande pubblico. È probabile che chiunque abbia visto un film o un documentario palestinese prima del 2022 lo abbia fatto per interesse verso la questione palestinese. Anche il processo di reperimento di tali film sarebbe stato un’impresa ardua al di fuori dei circoli accademici di proiezione, come quelli creati dal Middle East Institute e dal Center for Palestine Studies della Columbia University.

Anche le piattaforme di streaming regionali e internazionali, con l’eccezione di Netflix, si sono generalmente tenute alla larga dal commissionare contenuti palestinesi. La presenza di queste piattaforme nelle case e sugli schermi dei telefoni di tutto il mondo è apparentemente universale, quindi va da sé che, attraverso la scelta dei contenuti, esse hanno la capacità di plasmare l’opinione pubblica e influenzare l’ideologia degli spettatori.

Ma la decisione di trasmettere in streaming un determinato programma non è un processo unidirezionale, poiché le analisi dei dati informano anche su ciò che viene commissionato e mandato in onda. In parole povere, sapere che un particolare genere avrà un buon riscontro di pubblico aiuta a decidere che cosa verrà prodotto o concesso in licenza.

Determinare le dimensioni del pubblico.

In quanto piattaforma di streaming, Netflix si concentra sulle esigenze di visione dei singoli utenti e ha una base di utenti di circa 223 milioni di clienti paganti in tutto il mondo nel 2022. Il problema principale della crescita di Netflix è l’acquisizione di nuovi clienti e la loro conversione in abbonati paganti; due sono le leve attraverso le quali Netflix risolve questo problema: i prezzi e i contenuti.

Nella prima metà del 2022, Netflix ha perso circa 1,2 milioni di clienti, 700.000 dei quali a causa del ritiro di Netflix dalla Russia a causa della guerra contro l’Ucraina e il resto dagli Stati Uniti e dal Canada a causa dei prezzi troppo alti.

Tuttavia, nella seconda metà del 2022, Netflix ha rivisto il suo modello di prezzi introducendo tariffe di abbonamento più basse per lo streaming con pubblicità e limitando la condivisione di password tra familiari e amici.

Il catalogo di Netflix sulla Palestina include 200 Meters, un film su un padre che cerca di portare suo figlio in un ospedale dall’altra parte del muro della Cisgiordania (Odeh Films).

L’acquisizione di nuovi clienti da parte di Netflix avviene tipicamente attraverso l’attrazione degli utenti per i contenuti originali non disponibili altrove e la paura di perdere l’occasione generata dalle conversazioni sui social media.

Quando gli utenti si iscrivono per la prima volta, viene chiesto loro che tipo di spettacoli o film amano guardare, e Netflix costruisce una strategia di raccomandazione basata sulle scelte dell’utente per fidelizzarlo. Per decidere il tipo di contenuti da trasmettere, Netflix deve sapere cosa vogliono guardare i suoi utenti e analizzare i dati raccolti. Per trasmettere in streaming le storie palestinesi, Netflix avrebbe studiato le dimensioni del mercato che potrebbe acquisire in Medio Oriente.

Il mercato viene dimensionato identificando il mercato totale indirizzabile (Total Addressable Market, TAM), ovvero il mercato totale che potrebbe richiedere lo streaming online, il mercato indirizzabile al servizio (Serviceable Addressable Market, SAM), ovvero il segmento di TAM raggiungibile geograficamente e, soprattutto, il mercato ottenibile dal servizio (Serviceable Obtainable Market, SOM), ovvero la quantità totale di SAM che può catturare data la concorrenza. Costruisce molteplici profili di clienti ideali (ICP) prevedendo cosa fanno i suoi utenti, da dove vengono, quali sono i loro interessi e per cosa spendono tempo e denaro.

Per trasmettere in streaming le storie palestinesi, Netflix avrebbe studiato le dimensioni del mercato che potrebbe catturare in Medio Oriente, il tipo di persone che guarderebbero le storie palestinesi e avrebbe previsto la sua crescita nella sua base di clienti regionale e globale.

Dai suoi utenti esistenti, raccoglie indirizzi IP che rivelano la loro posizione, la loro “cronologia di visione”, le “query di ricerca” e il “tempo trascorso a guardare uno spettacolo” che rivelano il tipo di contenuti che gli utenti esistenti amano o cercano.

Raccoglie dati demografici, documenta il comportamento di navigazione in Internet e prende nota del dispositivo su cui si guarda Netflix e della velocità di streaming. Secondo il suo blog tecnologico, Netflix utilizza l’apprendimento automatico e la modellazione statistica per prendere decisioni relative ai contenuti.

Inoltre, Netflix effettua ricerche sui contenuti pirata per capire il comportamento degli utenti in streaming e ciò che le persone amano vedere e che non è disponibile sulle piattaforme di streaming, il che ha alimentato la decisione di trasmettere Breaking Bad.

Sfidare le narrazioni visive.

Attualmente, Netflix ha circa quattro milioni di abbonati in Medio Oriente e Nord Africa. Secondo un sondaggio, oltre il 60% delle persone nella fascia demografica 18-24 guarda contenuti pirata in Medio Oriente e Nord Africa su portatili e cellulari.

Per diffondersi in Medio Oriente, Netflix avrebbe cercato di rivolgersi al pubblico che guarda i contenuti pirata, come le storie palestinesi che non sono ampiamente disponibili sulle reti tradizionali. Avrebbe anche scoperto che gli utenti arabi esistenti non sono in grado di trovare contenuti palestinesi su Netflix.

Jenny McCabe, ex vicepresidente della comunicazione globale del marchio di Netflix, ha dichiarato che quando vengono curati nuovi contenuti per Netflix, “cerchiamo quei titoli che offrono il maggior numero di spettatori rispetto al costo della licenza”. Ciò implica che un elemento perfetto per decidere cosa concedere in licenza sarebbe un film che non sia troppo costoso ma che venga visto da molti utenti per un lungo periodo di tempo.

I film palestinesi, quindi, rappresentano probabilmente un buon equilibrio tra contenuti che attirano l’interesse degli utenti e costi relativamente bassi.

Decidere di trasmettere in streaming il cinema palestinese non è come decidere di trasmettere The Office o Friends, che tutti guardano, con il risultato di un tempo di visione più lungo per la piattaforma. Trasmettere in streaming il cinema palestinese non poteva essere solo una decisione politica sulla condivisione di storie arabe, quanto invece una decisione informata da analisi di business e di dati e che mira a far crescere Netflix in Medio Oriente attraverso l’acquisizione di utenti.

Nel gennaio 2022, le piattaforme di social media come Instagram e Twitter erano piene di immagini e video dello sgombero delle famiglie palestinesi nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme, tanto che i loro algoritmi hanno reso le proteste contro l’occupazione un vero e proprio “trend”. Nel 2021, il video Instagram dello scrittore Mohammed El-Kurd su Sheikh Jarrah ha avuto più di 500.000 visualizzazioni.

In seguito al rinnovato interesse per le questioni legate alla Palestina, Netflix ha risposto alle ricerche e all’interesse degli utenti sperimentando il cortometraggio premio Oscar The Present (2020) di Farah Nabulsi nel marzo 2021, e ha capito, grazie alla sperimentazione, che il mondo ha voglia di narrazioni palestinesi. Questo film si aggiunge a Pomegranates and Myrrh (aggiunto nel luglio 2021) e It Must Be Heaven (data di aggiunta non chiara). Il numero di utenti che hanno completato la visione dei titoli esistenti ha spinto Netflix a trasmettere una raccolta di 32 film palestinesi esistenti nell’ottobre di quest’anno.

Gli spettacoli di produzione israeliana, come Fauda, sono stati criticati per le loro rappresentazioni negative dei palestinesi (Yes Studio).

Questa raccolta comprendeva Ave Maria (2015), un divertente cortometraggio incentrato sulle suore palestinesi che hanno fatto un giuramento di silenzio e vengono costrette ad aiutare una famiglia israeliana che invade la loro chiesa e decapita la statua di Maria, e 3000 Nights (2015), che rivela le esperienze delle donne palestinesi nelle carceri israeliane.

Mentre Netflix trasmetteva spettacoli israeliani come Fouda dal 2016, la decisione di trasmettere film palestinesi annunciava un nuovo tipo di visibilità della condizione palestinese. Il pubblico sarebbe stato ora messo al corrente della trafila quotidiana dei palestinesi che tentano di viaggiare sotto l’occupazione in 200 m (2020), degli assurdi effetti dei bombardamenti in Cisgiordania, come l’assassinio di una giraffa in uno zoo in Giraffada (2013), e degli effetti traumatici della guerra e delle condizioni di vita decrepite di Born in Gaza (2014).

Questa visualizzazione avrebbe aperto la strada all’omonimo film originale Netflix dell’attore e comico Mohammed Amer, uscito nell’agosto 2022, che riflette sulla difficoltà di essere un rifugiato palestinese in cerca di residenza permanente negli Stati Uniti.

In un momento in cui Facebook utilizza l’apprendimento automatico per censurare i commenti palestinesi critici nei confronti delle pratiche di annessione di Israele e i rappresentanti delle risorse umane di Google chiedono ai dipendenti di non parlare della Palestina, il fatto che Netflix trasmetta coraggiosamente il cinema palestinese è una boccata d’aria fresca.

Le storie palestinesi rendono visibile l’esistenza dei palestinesi e contribuiscono a combattere il dominio aggressivo di Israele e la cancellazione delle vite dei palestinesi. Poter contribuire alla narrazione della propria esistenza aiuta i palestinesi a difendere la propria causa. Come disse una volta l’accademico palestinese Edward Said: “I fatti non parlano affatto da soli, ma richiedono una narrazione socialmente accettabile per assorbirli, sostenerli e farli circolare”.

Traduzione per InfoPal di Rachele Manna

Gaza – MEMO. Hamas ha annunciato mercoledì l’inizio delle attività per il suo 35° anniversario con lo slogan “Stiamo arrivando con un’onda ruggente”.

Durante una conferenza stampa tenutasi davanti alla casa del fondatore di Hamas, Sheikh Ahmad Yassin, il funzionario di Hamas Usama al-Muzaini ha dichiarato: “Annunciamo l’inizio delle attività del 35° anniversario di Hamas dalla casa del fondatore di Hamas, Sheikh Ahmed Yassin”.

Al-Muzaini, capo del Consiglio della Shura di Hamas a Gaza, ha aggiunto: “Diciamo a Sheikh Yassin che siamo ancora sulla sua strada e continueremo a rispettare i valori ed i principi su cui Hamas è stato fondato nel 1987”.

Ha ribadito che il suo movimento “continuerà a proteggere gli interessi dei palestinesi, la libertà, la dignità e il Jihad”.

L’alto funzionario ha aggiunto: “La nostra resistenza ha ottenuto risultati meravigliosi nella Cisgiordania occupata ea Gerusalemme”.

Rivolgendosi ai prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, al-Muzaini ha detto: “Tutte le lodi a voi […]. Giuriamo che vi libereremo. Tutte le lodi alle persone che scavano tunnel e hanno lavorato giorno e notte per prepararsi alla grande battaglia contro l’occupazione”.

Gaza-PIC e Quds Press. Un palestinese è morto venerdì per le ferite riportate durante gli attacchi militari israeliani dello scorso agosto nella Striscia di Gaza bloccata.

Nabil Shallah, 53 anni, è morto per le ferite riportate il 5 agosto durante l’ultima aggressione israeliana a Gaza.

Ad agosto, l’occupazione israeliana lanciò un’aggressione di tre giorni sulla Striscia assediata, causando la morte di oltre 50 palestinesi.

Gaza – MEMO. Il ministero palestinese del Turismo e delle antichità di Gaza ha avviato mercoledì un progetto di scavo archeologico in un cimitero romano nel nord dell’enclave costiera. Il progetto è finanziato dalla Scuola francese di Antichità.

Il direttore generale del ministero, Jamal Abu Rida, ha sottolineato che i dettagli sui funerali in epoca romana sono stati scoperti attraverso gli scavi iniziali. Ha detto che il modo in cui sono disposti i resti dei corpi suggerisce che le persone sepolte nel cimitero fossero romani di alto rango. Abu Rida ha spiegato in precedenza che in passato sono state fatte “diverse scoperte”, ma questa è la scoperta archeologica “più importante” degli ultimi dieci anni.

I lavori al cimitero sono supervisionati da un team di esperti francesi. È stato scoperto da una squadra di costruttori che lavorava ad un progetto di edilizia abitativa finanziato dall’Egitto nel febbraio di quest’anno. Il governo di Hamas a Gaza ha immediatamente interrotto i lavori edili e chiuso il sito. Si ritiene che fino a 100 corpi si trovino nel cimitero in fosse comuni ed individuali.

Gaza è ricca di antichità. I suoi siti archeologici contengono resti dell’era di Alessandro Magno e dell’epoca romana. Tuttavia, l’accesso internazionale ai siti del patrimonio è stato limitato da quando Hamas ha vinto le elezioni parlamentari nel 2006, perché le restrizioni israeliane alla libertà di movimento ed il blocco di Gaza da parte dello stato d’occupazione rendono il turismo quasi impossibile.

New York – MEMO. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha invitato Israele ad intraprendere “passi immediati” per consegnare le sue armi nucleari e attuare pienamente le risoluzioni delle Nazioni Unite sulla creazione di una zona libera dagli armamenti nucleari in Medio Oriente.

Il voto dell’Assemblea Generale è avvenuto mercoledì, con un totale di 149 a favore e 6 contrari. Israele, Canada, Micronesia, Palau, Stati Uniti e Liberia si sono opposti alla risoluzione, mentre altri 26 paesi si sono astenuti, tra cui l’India e molti stati europei.

Tra le altre disposizioni, il progetto di risoluzione chiede passi immediati verso la piena attuazione della risoluzione sul Medio Oriente adottata dal Trattato di non proliferazione del 1995. La componente chiave del pacchetto di accordi adottato nel trattato prevede la creazione di una “zona in Medio Oriente priva di armi nucleari e di altre armi di distruzione di massa”, compresi i loro “sistemi di lancio”.

L’organizzazione mondiale ha insistito sul fatto che Israele deve “aderire al Trattato senza ulteriori indugi e non sviluppare, produrre, testare o acquisire in altro modo armi nucleari, rinunciare al loro possesso e porre tutti i suoi impianti nucleari non protetti sotto la piena portata e salvaguardia dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA)”.

Il possesso di armi nucleari da parte di Israele è un “segreto di Pulcinella”. Sebbene sia abbastanza noto che abbia una scorta di armi nucleari, lo stato d’Apartheid non riconosce né nega l’esistenza di un arsenale nucleare. Israele non è parte del Trattato di non proliferazione e non ha accettato le salvaguardie dell’AIEA su alcune delle sue principali attività nucleari.

I paesi occidentali hanno generalmente tollerato la politica israeliana di ambiguità nucleare, nonostante la minaccia che rappresenta per la regione. La risoluzione delle Nazioni Unite presume che Israele disponga di tali armi e lo invita ad aderire al Trattato di non proliferazione.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Betlemme – WAFA. Le autorità d’occupazione israeliane hanno rifiutato di rilasciare i permessi a circa 200 cristiani palestinesi della Striscia di Gaza per celebrare il Natale nella città biblica di Betlemme, luogo di nascita di Gesù Cristo, nella Cisgiordania occupata, secondo quanto affermato giovedì da Kamel Ayyad, della Chiesa greco-ortodossa di Gaza.

Ayyad ha spiegato che la chiesa aveva fornito all’Autorità Palestinese per gli Affari Civili, che fa da collegamento con Israele, un elenco di nomi di 800 cristiani che volevano recarsi in Cisgiordania per celebrare il Natale, ma che le autorità israeliane si sono rifiutate di rilasciare i permessi per 200 persone.

Ayyad ha sottolineato che ogni musulmano o cristiano ha il diritto di visitare i luoghi santi islamici e cristiani, ovunque in Palestina, in qualsiasi momento ed in qualsiasi occasione.

Nella Striscia di Gaza vivono circa 1.500 cristiani, su una popolazione totale di circa due milioni, che festeggiano il Natale sia il 25 dicembre, per la Chiesa latina, sia il 7 gennaio, per la Chiesa ortodossa.

La Striscia di Gaza, che dista solo 70 chilometri dalla Cisgiordania, è sotto stretto blocco terrestre, aereo e marittimo israeliano dal 2006. Gli abitanti di Gaza che cercano di raggiungere la Cisgiordania possono farlo solo ottenendo un permesso israeliano per attraversare Israele dall’unico passaggio, il checkpoint di Erez/Beit Hanoun, nel nord di Gaza.

Ramallah-Quds Press e PIC. Giovedì sera, un adolescente palestinese, Diya al-Ramlawi, 17 anni, è stato ucciso dalle forze di occupazione israeliane (IOF) a Abud, a nord-ovest della città cisgiordana di Ramallah. 

Il ministero della Sanità palestinese ha riferito che un adolescente palestinese è stato dichiarato morto dopo che i soldati gli hanno sparato proiettili letali.

“Un altro cittadino palestinese è stato gravemente ferito durante l’incursione”, ha aggiunto il ministero, sottolineando che il numero di palestinesi feriti è salito a tre. 

All’inizio della giornata, il ministero ha riferito che due cittadini palestinesi sono stati feriti dai proiettili letali delle IOF, precisando che uno era stato ferito al piede e l’altro al petto.

Secondo il canale israeliano Kan, l’esercito israeliano ha sparato contro giovani palestinesi che stavano lanciando pietre contro la strada 465 vicino all’insediamento di Ofarim, a ovest di Ramallah.

Giovedì, il numero delle vittime palestinesi è salito a quattro dopo che le IOF hanno ucciso i tre cittadini palestinesi Sidqi Zakarneh, Atta Shalabi e Tariq al-Damej durante una precedente incursione israeliana nella città cisgiordana di Jenin.

Il bilancio delle vittime, dall’inizio di quest’anno, è salito a 217, di cui 165 in Cisgiordania e 52 nella Striscia di Gaza, secondo le statistiche del ministero della Salute.

Ramallah. L’agenzia palestinese di informazione WAFA ha documentato 19 violazioni israeliane contro giornalisti palestinesi nel mese di novembre.

Nel suo rapporto mensile sulle violazioni israeliane contro i giornalisti, l’agenzia afferma che cinque cronisti sono stati feriti da proiettili di metallo rivestiti di gomma sparati da soldati israeliani, hanno subito l’inalazione di gas lacrimogeno o percosse violente durante la copertura di eventi in Cisgiordania.

Inoltre, 10 giornalisti sono stati arrestati, i loro documenti media sono stati sequestrati, o sono stati attaccati senza, però, rimanere feriti.

Allo stesso tempo, a novembre sono stati registrati anche quattro incidenti contro organi di stampa o attrezzature utilizzate dai giornalisti.

Secondo il rapporto, il 7 novembre il tribunale militare israeliano di Salem, vicino a Jenin, ha esteso per la quinta volta consecutiva la detenzione amministrativa del giornalista Mohammad Asida dalla cittadina di Tal, a sud-ovest di Nablus, annullando una precedente decisione di non proroga.

L’8 novembre, un soldato israeliano ha chiesto una somma di denaro al fotografo di Quds News Network, Abdullah Bahash, in cambio del permesso di varcare il cancello della cittadina di Azzun, a est di Qalqilya, e quando il fotografo ha rifiutato, il soldato ha cercato di arrestarlo.

Il 17 novembre, coloni di Yitzhar hanno attaccato il veicolo del caporedattore di WAFA, Kholoud Assaf, vicino a Hawwara, a sud di Nablus, provocando contusioni al figlio e rompendo i finestrini del veicolo.

Nella stessa data, le forze di occupazione hanno arrestato il giornalista Saif Qawasmi dopo averlo aggredito e gli hanno confiscato le chiavi del veicolo al checkpoint di Qalandia, a nord della Gerusalemme occupata.

Il 18 novembre, le forze di occupazione hanno arrestato il fotoreporter, Abdul Mohsen Shalaldeh, mentre stava seguendo gli eventi degli attacchi dei coloni nel quartiere di Tel Rumeida, nel centro di Hebron.

Inoltre, il 21 novembre, le forze di occupazione hanno preso di mira i giornalisti con bombe a gas e proiettili letali mentre coprivano un assalto dell’esercito a Jenin.

Il 22 novembre, un tribunale israeliano della città occupata di Gerusalemme ha rinviato al 20 dicembre il processo alla giornalista gerosolimitana Lama Ghosheh, a condizione che restino in vigore le stesse condizioni di arresti domiciliari e di divieto di contatto e comunicazione.

Il 23 novembre, le forze di occupazione hanno preso d’assalto la casa del corrispondente televisivo palestinese Ahmad Hababa, nel villaggio di Beit Iksa, a nord-ovest della Gerusalemme occupata, l’hanno perquisita e hanno aggredito lui e la sua famiglia.

Il 24 novembre, coloni hanno attaccato con pietre il veicolo del giornalista Mohammad Turkman, vicino a Nablus.

Il 25 novembre, le forze di occupazione hanno impedito a Sabri Jibril, giornalista dell’agenzia J-Media, di seguire un’incursione nel villaggio di Harmala, a est di Betlemme, e gli hanno confiscato il telefono e la tessera.

Il 26 novembre, i coloni, sotto la protezione della polizia di occupazione, hanno aggredito la troupe televisiva di France 24 durante la copertura degli eventi a Gerusalemme, dove la corrispondente del canale, Laila Odeh, è stata aggredita verbalmente mentre il suo cameraman, Nader Baybars, fisicamente, l’attrezzatura fotografica è stata distrutta e la trasmissione in diretta è stata interrotta da frasi razziste.

Il 28 novembre, le forze di occupazione hanno arrestato il giornalista Sabri Musa Jibril, 35 anni, dopo aver fatto irruzione e perquisito la sua casa nella città di Tuqu’, a sud-est di Betlemme.

Traduzione per InfoPal di Chiara Parisi

Jenin-Wafa. Giovedì all’alba, le forze israeliane (IOF) hanno fatto irruzione e saccheggiato l’ufficio del ministero della Cultura nella città di Jenin, nel nord della Cisgiordania.

Il ministero della Cultura ha dichiarato in un comunicato stampa che le truppe israeliane hanno fatto saltare la porta principale e sono entrate nell’ufficio, causando danni ai libri e ad alcuni dipinti.

Ha sottolineato la necessità di denunciare i crimini commessi da Israele, potenza occupante, contro il settore culturale palestinese, e i suoi tentativi di cancellare la memoria palestinese.

Tel Aviv – MEMO. Un tribunale israeliano ha esteso la detenzione amministrativa dell’avvocato e difensore dei diritti umani franco-palestinese Salah Hamouri, in attesa di un’ulteriore udienza sulla sua proposta di deportazione verso la Francia. È detenuto senza accusa né processo.

Secondo l’Associazione per i diritti umani Addameer la decisione di espellere Hamouri, nato a Gerusalemme, dalla sua casa nella Gerusalemme Est occupata, dopo aver revocato il suo permesso di soggiorno, sarà finalizzata nell’udienza prevista per il 1° gennaio. Tuttavia, in regime di detenzione amministrativa, può essere trattenuto a tempo indeterminato sulla base di prove segrete che non può contestare. Esperti hanno affermato che era coinvolto in “attività terroristiche” e in una “violazione della fedeltà” allo stato d’occupazione.

Il 30 novembre Israele ha ribadito la revoca della residenza permanente di Hamouri a Gerusalemme. La minaccia di espellerlo è ancora molto reale, nonostante la Francia abbia condannato l’espulsione pianificata in una riunione online avvenuta lunedì.

“Deve essere in grado di esercitare tutti i suoi diritti e condurre una vita normale a Gerusalemme, sua città di nascita e residenza”, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri francese Anne-Claire Legendre. Funzionari francesi, ha aggiunto, si sono incontrati con le loro controparti israeliane per esprimere la loro opposizione alla proposta.

Hamouri è in prigione da marzo. È un avvocato per i diritti umani noto per aver difeso i diritti dei prigionieri, compresi i sopravvissuti alla tortura. Da luglio è detenuto in un carcere di massima sicurezza in condizioni degradanti, come forma di punizione dopo aver iniziato uno sciopero della fame e aver fatto appello al presidente francese Emmanuel Macron per chiedere ad Israele di porre fine alla sua detenzione.

L’avvocato lavora con Addameer – un’organizzazione rispettata a livello internazionale – e con il Fondo volontario delle Nazioni Unite per le vittime di tortura. Israele ha classificato Addameer ed altre organizzazioni della società civile palestinese come gruppi “terroristi” e “illegali” ad ottobre del 2021.

Nablus – MEMO. Il gruppo di resistenza palestinese Lions’ Den ha dichiarato che i suoi combattenti hanno sventato la missione delle forze speciali israeliane a Nablus alle 6 di mercoledì mattina, secondo quanto riferito da Safa.

Secondo il gruppo, parte del personale israeliano è stato ferito gravemente. Nessuno dei combattenti palestinesi è rimasto ferito nello scontro a fuoco.

“C’è stata un’enorme esplosione nella città vecchia di Nablus”, ha riportato Safa, “seguita dal suono di pesanti colpi d’arma da fuoco e da ulteriori esplosioni”. Fonti locali affermano che i combattimenti sono scoppiati dopo che le forze speciali si sono infiltrate nella città, concentrate nei quartieri di al-Yasmina e al-Gharb all’interno della città vecchia.

Le forze d’occupazione apparentemente hanno spinto un gran numero di rinforzi attraverso strada al-Quds e l’area di at-Tur e hanno circondato la periferia occidentale della parte vecchia di Nablus.

Nablus – WAFA. Mercoledì, i coloni israeliani hanno attaccato una scuola superiore a sud della città occupata di Nablus, in Cisgiordania.

Ghassan Daghlas, che monitora le attività coloniali nel nord della Cisgiordania, ha dichiarato a WAFA che gli ebrei estremisti della colonia di Yitzhar hanno lanciato pietre contro la Scuola superiore femminile di Madama, sotto la protezione delle forze israeliane, scatenando scontri con i palestinesi.

I soldati hanno sparato lacrimogeni contro i manifestanti e le loro case.

Il personale della scuola ha dovuto evacuare gli studenti per garantire la loro sicurezza.

La violenza dei coloni israeliani contro i palestinesi e le loro proprietà è una routine quotidiana in Cisgiordania ed è raramente perseguita dalle autorità israeliane.

La violenza dei coloni include, tra le altre cose, incendi di proprietà e moschee, lancio di pietre, sradicamento di raccolti ed ulivi ed attacchi a case vulnerabili.

Tra i 500 mila ed i 600 mila israeliani vivono in colonie per soli ebrei nella Gerusalemme Est occupata e nella Cisgiordania, in violazione del diritto internazionale.

Tel Aviv – MEMO. Il quotidiano israeliano Haaretz ha riferito che l’Unione Europea ha congelato la cooperazione con la polizia israeliana per timore delle politiche del governo eletto.

A settembre, le due parti avevano firmato una bozza di accordo per migliorare il trasferimento di intelligence tra Israele e gli Stati membri dell’UE, al fine di prevenire la criminalità ed il terrorismo, ma è necessaria l’approvazione del Parlamento europeo.

Haaretz ha citato fonti anonime a Tel Aviv che affermano: “L’Unione Europea ha informato l’ambasciatore israeliano presso l’organizzazione che non continuerà a portare avanti il progetto dell’accordo per la cooperazione di intelligence tra la polizia israeliana e l’Agenzia Europol”.

Secondo il quotidiano, Regev è stato informato del congelamento dell’accordo venerdì scorso.

Funzionari israeliani hanno detto al giornale che la decisione è il primo segnale europeo che il cambiamento nella politica israeliana in Cisgiordania “comprometterà” la cooperazione con l’UE.

Un funzionario ha detto: “Ci sono pressioni verso una minore indulgenza con Israele, ora che il governo sta cambiando”.

La bozza di accordo firmata è stata presentata ai membri del Parlamento europeo dopo l’annuncio dei risultati delle elezioni israeliane di novembre.

Lunedì, il capo del Dipartimento per la cooperazione tra le forze dell’ordine nell’UE, Rob Rosenberg, ha affermato che l’accordo finale potrebbe “includere lievi eccezioni in caso di minacce materiali e la necessità di proteggere le popolazioni civili”.

In conformità con il diritto internazionale, l’UE considera come occupato il territorio dalla Cisgiordania e invita Israele ad interrompervi le attività coloniali.

Secondo il quotidiano, l’accordo dovrebbe includere una clausola che vieti a Israele di utilizzare qualsiasi informazione ricevuta dall’Europa nei Territori occupati nel 1967.

Haaretz ha riferito che “negli ultimi anni, Israele ha portato a contrastare una serie di attacchi terroristici sul suolo europeo attraverso l’intelligence che ha fornito, mentre quella fornita dall’Europa ha spesso aiutato a combattere la criminalità organizzata in Israele”.

Ci sono timori regionali ed internazionali sul governo israeliano che il capo del partito Likud, Benjamin Netanyahu, intende formare, in quanto include membri dell’estrema destra che vengono nominati a posizioni di sicurezza sensibili secondo accordi di coalizione, compreso il controllo sulle forze di sicurezza dell’occupazione israeliana in Cisgiordania.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Ramallah – PIC. La Commissione palestinese per gli affari dei detenuti ed ex-detenuti ha avvertito che le condizioni di salute del prigioniero malato di cancro Nasser Abu Hamid sono entrate in una fase molto pericolosa e stanno rapidamente peggiorando.

L’avvocato Karim Ajwa, della commissione, ha dichiarato mercoledì che le cellule tumorali si sono diffuse ampiamente in tutto il corpo di Abu Hamid, danneggiando completamente il suo polmone sinistro.

Mohammed Abu Hamid, che è in ospedale con suo fratello come badante, ha detto all’avvocato Ajwa che Nasser ha liquido nei polmoni e ha quasi perso la capacità di muovere tutti gli arti.

L’avvocato ha anche citato il fratello, secondo il quale Nasser è confinato nel suo letto in ospedale con una bombola di ossigeno attaccata, che soffre anche di tachicardia, una grave diminuzione del sangue e del peso ed una totale perdita di appetito.

Mohammed ha aggiunto che il tumore sul lato sinistro del petto di suo fratello può essere visto chiaramente come un gonfiore, affermando che è diventato difficile fornirgli cure mediche o qualsiasi tipo di antidolorifico in questo stadio così critico.

Ha fatto appello alle organizzazioni internazionali, arabe e locali per i diritti umani affinché intervengano con urgenza e lavorino per far rilasciare suo fratello prima che muoia.

In un contesto correlato, la Società dei Prigionieri Palestinesi (PPS) ha affermato che il prigioniero di 60 anni Walid Abu Daqqa soffre di leucemia.

A seguito della sua denuncia di gravi problemi di salute, il prigioniero Abu Daqqa è stato recentemente trasferito dal carcere di Ashkelon all’ospedale di Barzilai, dove gli esami medici hanno confermato la sua leucemia.

Abu Daqqa aveva già sofferto di problemi di salute ematologici circa due anni fa, ma all’epoca la sua condizione non era stata diagnosticata come cancro del sangue e, a causa della riluttanza dei suoi carcerieri nel permettergli di sottoporsi a esami del sangue periodici da allora, i suoi problemi sanitari sono aumentati.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Jenin-PIC e Quds Press. Giovedì all’alba, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno ucciso tre palestinesi durante un’incursione a Jenin, nella Cisgiordania occupata. Fonti locali hanno identificato le vittime come Sidqi Zakarneh, Atta Shalabi e Tariq al-Damej.

Il ministero della Sanità palestinese ha dichiarato che l’incursione militare ha preso di mira la città e il suo campo profughi, e ha portato allo scoppio di scontri violenti tra i residenti e le truppe israeliane.

Un’ambulanza palestinese è stata colpita direttamente dagli spari israeliani.

Mercoledì, le forze israeliane hanno giustiziato un uomo palestinese di 32 anni dopo averlo inseguito vicino a Silwad, nella parte orientale di Ramallah.

Più di 216 palestinesi sono stati uccisi, quest’anno, di cui 164 in Cisgiordania e 52 nella Striscia di Gaza.

Ramallah-PIC. Le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno giustiziato un uomo palestinese di 32 anni dopo averlo inseguito vicino a Silwad, nella parte orientale di Ramallah, mercoledì sera.

Il ministero della Sanità palestinese ha dichiarato di essere stato informato dall’Autorità per gli Affari civili dell’uccisione di Mujahid Mahmoud Hamid, giustiziato dalle IOF dopo averlo inseguito a est di Ramallah.

Hamid aveva sparato contro una postazione militare delle IOF nei pressi dell’insediamento di Ofra, situato sul territorio di Silwad, e si era allontanato a bordo di un’auto. I soldati hanno inseguito Hamid, hanno intercettato la sua auto e lo hanno giustiziato.

Hamid aveva effettuato un attacco a fuoco contro l’insediamento di Ofra un paio di giorni fa e si era ritirato in un luogo sicuro prima di tornare, mercoledì, e sparare contro la posizione delle IOF.

The Guardian. Di Bethan McKernan. Farha, debutto di una regista giordana, descrive le atrocità sioniste contro i palestinesi durante il conflitto della Nakba. (Da Zeitun.info).

Un film Netflix dove si vedono le forze sioniste che massacrano una famiglia palestinese durante la guerra del 1948

nel contesto della fondazione di Israele è stato condannato da politici israeliani perché “crea una falsa narrazione”.

Farha,debutto della regista giordanaDarin Sallam, è stato presentato, dopo la sua uscita l’anno scorso, a parecchi festival cinematografici internazionali ed è candidato per la Giordania agli Oscar 2023. Da giovedì sarà trasmesso in streaming per un pubblico internazionale sul servizio di intrattenimento online.

Il film è incentrato sulle esperienze di una ragazza quattordicenne chiusa a chiave dal padre in uno sgabuzzino durante gli eventi della Nakba, [Catastrofe], termine arabo che indica la pulizia etnica ed espulsione di circa 700.000 palestinesi. Quando i soldati del nascente Israele arrivano al suo villaggio, Farha assiste, attraverso una fessura della porta del ripostiglio, all’uccisione della sua intera famiglia, inclusi due bambini piccoli e un neonato.

Il trailer e le pubblicità dicono che il film è inspirato a fatti reali.

“È pazzesco che Netflix abbia deciso di trasmettere in streaming un film il cui unico scopo è di creare falsità e aizzare contro i soldati israeliani,” ha detto in una dichiarazione il ministro delle Finanze del governo uscente, Avigdor Lieberman. Lieberman ha anche detto che prenderà in considerazione il taglio dei fondi statali al teatro arabo-ebraico dove è stato proiettato il film a Giaffa, città [israeliana] a maggioranza araba.

Hili Tropper, ministro della Cultura israeliano, ha detto che Farha descrive “bugie e calunnie” e che mostrarlo in un teatro israeliano “è una vergogna”. Il teatro non ha risposto immediatamente a una richiesta di commenti.

In Israele rappresentazioni di atrocità commesse da forze ebraiche nella guerra del 1948, romanzate o meno, restano un tema estremamente delicato. Un documentario uscito all’inizio di quest’anno sul massacro dei palestinesi a Tantura, un villaggio costiero distrutto in quello che ora è il nord di Israele, ha incontrato molte critiche.

Nel corso di alcune interviste Sallam ha detto di aver fatto il film perché, mentre molti raccontano vicende palestinesi, pochi si concentrano sulle cause alla radice del conflitto e dell’occupazione. Farha, dice, è la storia di un’amica di sua madre, due giovani donne che si sono incontrate in Siria.

“Negli anni la storia ha viaggiato ed è arrivata fino a me. Mi è rimasta dentro. Quando ero bambina avevo paura degli ambenti chiusi, bui, e pensavo sempre a questa ragazza e a quello che le era successo,” ha detto la regista ad Arab News.

Sallam ha anche detto che, pur non volendo tracciare un deliberato parallelismo con Anna Frank, trova delle somiglianze nelle traumatiche esperienze delle due adolescenti.

(Nella foto: la regista Darin Sallam riceve il premio della Speciale Menzione al Film Festival del Mar Rosso in Arabia Saudita. Di Daniele Venturelli).

Traduzione dall’inglese per Zeitun.info di Mirella Alessio.

Nablus-Quds Press. Oggi, mercoledì, la resistenza armata palestinese ha affrontato le forze di occupazione israeliane durante il loro assalto alla Città Vecchia di Nablus, nel nord della Cisgiordania.

Le “Brigate Quds”, l’ala militare del movimento del Jihad islamico – Brigata Nablus, hanno affermato in un comunicato, ricevuto da Quds Press, che, all’alba di oggi, i suoi combattenti sono stati in grado “di affrontare le forze e i macchinari dell’occupazione e i suoi grandi rinforzi che sono arrivati in città da più parti, e che non appena i combattenti li hanno scoperti, li hanno attaccati con pesanti e continue raffiche di proiettili”.

Hanno confermato di aver preso parte a violenti scontri nelle vicinanze del quartiere al-Yasmina, nella Città Vecchia, e che le forze di occupazione “si sono trovate ad affrontare una grande raffica di proiettili e ordigni esplosivi”.

Le brigate hanno spiegato che “ci sono stati feriti tra il nemico, e sono stati costretti a fuggire sotto i colpi dei combattenti”.

Quattro palestinesi sono rimasti feriti, uno di loro con proiettili letali, e gli altri con schegge, durante l’incursione.

Il corrispondente del quotidiano israeliano Maariv ha riferito che l’esercito di occupazione non è riuscito ad arrestare uno dei ricercati.

Nablus-Quds Press. Tre palestinesi sono rimasti feriti, uno con proiettili letali e gli altri con schegge, questa mattina, mercoledì, durante l’incursione delle forze di occupazione israeliane (IOF) nella città di Nablus.

Le IOF hanno circondato una casa nel quartiere di al-Yasmina, nella Città vecchia.

Il corrispondente del quotidiano ebraico Maariv ha riferito che l’esercito di occupazione non è riuscito ad arrestare uno dei “ricercati”.

I videoclip pubblicati da attivisti mostrano che è scoppiato un incendio in una delle case assediate dall’occupazione.

La Società della Mezzaluna Rossa palestinese ha dichiarato in una breve nota che il suo personale medico si è occupato di un ferito da proiettili letali alla testa e alla schiena, ed è stato trasferito al Rafidia Governmental Hospital, e che tre feriti con “schegge” sono stati curati sul campo.

Un videoclip ha documentato che l’occupazione ha impedito al personale medico di raggiungere la Città Vecchia e di svolgere il proprio lavoro durante l’incursione.

Il ministero dell’Istruzione ha annunciato un “ritardo” nelle scuole vicino alla Città Vecchia e nelle zone degli scontri.

Le città della Cisgiordania occupata sono testimoni quasi quotidiane di incursioni da parte delle forze di occupazione e dei coloni, con attacchi e aggressioni.

Tali incursioni portano allo scoppio di scontri tra soldati e coloni israeliani e giovani palestinesi, che di solito si concludono con l’arresto e il ferimento di alcuni di loro, e in altri con uccisioni.

Cisgiordania-PIC e Quds Press. Diversi cittadini palestinesi sono stati feriti, martedì sera, durante le incursioni delle forze di occupazione israeliane (IOF) nelle città cisgiordane di al-Bireh e Nablus.

In una breve dichiarazione, la Società della Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS) ha riferito che tre cittadini palestinesi, tra cui un ragazzino di 14 anni, sono stati feriti da proiettili ad espansione (dumdum) agli arti inferiori durante l’incursione delle IOF ad al-Bireh. 

La PRCS ha aggiunto che cinque cittadini palestinesi hanno sofferto di problemi respiratori, mentre un altro è stato ferito da proiettili di metallo rivestiti di gomma durante l’incursione israeliana nel villaggio di Usarin, a nord di Nablus.

A novembre, i soldati israeliani e i coloni hanno compiuto 833 attacchi contro cittadini palestinesi, secondo la Commissione per la resistenza agli insediamenti e al muro.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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