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Jenin-PIC, Quds Press e Wafa. Quattro palestinesi sono stati uccisi e altri 44 sono rimasti feriti durante l’assalto delle forze di occupazione israeliane (IOF) al campo profughi di Jenin, mercoledì mattina.

Il ministero della Salute palestinese ha identificato le tre vittime come Ahmed Nazmi Alawneh, 26 anni, Abdel Fathi Khazem, 27 anni, Muhammad Mahmoud Al-Wana, 26 anni, e Muhammad Abu Na’asah, tutti del distretto di Jenin.

Fonti locali hanno riferito che le IOF hanno preso d’assalto il campo profughi di Jenin e hanno assediato una casa appartenente a un parente dei Raad Khazem.

L’esercito israeliano ha preso di mira la casa assediata con un missile anticarro, dopo che coloro che erano trincerati dentro si sono rifiutati di arrendersi.

Fonti militari israeliane riferiscono che il fratello di Raad Khazem è stato ucciso durante l’attacco.

All’inizio di questo mese, le IOF hanno fatto saltare in aria la casa familiare di Raad Khazem, provocando lo scoppio di violenti scontri.

Un giovane del posto è stato ucciso durante gli eventi, mentre altri 16 sono rimasti feriti.

Gaza-Quds Press. Martedì sera, le navi della marina di occupazione israeliana hanno sparato missili di artiglieria, lacrimogeni e bombe sonore contro le barche dei pescatori palestinesi nel sud della Striscia di Gaza.
Fonti locali hanno riferito che i soldati dell’occupazione hanno attaccato con mitragliatrici, gas lacrimogeni e bombe sonore i pescherecci nel mare di Rafah, costringendo i pescatori a tornare a riva.

Testimoni hanno riferito che navi israeliane hanno sparato acque reflue e missili contro le barche dei pescatori ancorate nel porto di Gaza e nella cittadina di Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, con l’obiettivo di affondarle e di danneggiarle.

Gerusalemme/al-Quds-Quds Press. Le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno arrestato un ragazzo palestinese nel corso di violenti scontri scoppiati con i giovani gerosolimitani, martedì sera, nelle cittadine di Sur Baher e at-Tur, a est della Gerusalemme occupata.

Testimoni hanno affermato che le IOF hanno sparato lacrimogeni tossici e proiettili di metallo rivestiti di gomma, mentre arrestavano un giovane, dopo aver preso d’assalto Sur Baher.

Altri scontri sono scoppiati nel quartiere di al-Sawana, nella cittadina di at-Tur, tra palestinesi e IOF: queste ultime hanno preso di mira i giovani con gas lacrimogeni, bombe sonore e proiettili di metallo rivestiti di gomma.

Le città della Cisgiordania, compresa Gerusalemme, sono testimoni di incursioni quasi quotidiane delle forze di occupazione e dei coloni, e di provocazioni e attacchi ai palestinesi.
Queste incursioni sfociano in scontri tra soldati e coloni occupanti e giovani palestinesi, che di solito si concludono con l’arresto e il ferimento di alcuni di loro, e in alcuni casi la morte di altri.

Gerusalemme/al-Quds-PIC e Quds Press. Martedì sera, cinque palestinesi sono rimasti asfissiati dai gas lacrimogeni, mentre un altro è stato ferito da proiettili di metallo ricoperti di gomma durante scontri con le forze di occupazione israeliane (IOF) nella cittadina di Silwan, nella Gerusalemme occupata.

Testimoni locali hanno riferito che le forze di polizia israeliane hanno preso d’assalto il quartiere di Batn al-Hawa e hanno sparato gas lacrimogeni, bombe sonore e proiettili di metallo rivestiti di gomma contro le case.

L’esercito di occupazione israeliano conduce regolarmente incursioni, operazioni di ricerca e arresto nelle città palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme, che quest’anno si sono intensificate con l’arresto quasi quotidiano di palestinesi.

Da lunedì, i cosiddetti gruppi ebraici del monte del tempio hanno fatto irruzione in massa nella moschea di Al-Aqsa e hanno eseguito pratiche provocatorie nei suoi cortili all’inizio delle celebrazioni del nuovo anno ebraico. Le invasioni dovrebbero continuare fino al prossimo ottobre.

Gli attivisti palestinesi hanno rinnovato i loro appelli al popolo palestinese affinché intensifichi la sua presenza nel luogo sacro per proteggerlo dalle aggressioni israeliane.

Manifestanti musulmani e cristiani si riuniscono per protestare presso la chiesa di San Porfirio nella città di Gaza, Gaza, il 15 maggio 2022, su invito dell’Unione dei Giornalisti Palestinesi e del Consiglio dei Rappresentanti della Chiesa arabo-ortodossa ,per la giornalista Shireen Abu Akleh, che è morta per i colpi sparati dai soldati israeliani durante un raid nel campo profughi di Jenin. [Ali Jadallah – Agenzia Anadolu].

MEMO. Lunedì, le organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto la protezione dei giornalisti dalle “violazioni israeliane” nei Territori Palestinesi Occupati.

L’invito è giunto nell’ambito degli eventi per la Giornata Internazionale di Solidarietà con i giornalisti palestinesi.

Rawhi Fattouh, capo del Consiglio Nazionale Palestinese, ha affermato in un comunicato stampa, che “i giornalisti in patria e nella diaspora hanno sacrificato decine di martiri, feriti e prigionieri per dedicarsi alle parole oneste, schierandosi con la giusta causa del loro popolo”.

Ha denunciato “l’attacco  delle forze di occupazione alle istituzioni dei media, l’assassinio o il ferimento di decine di giornalisti con l’intento di uccidere, e il loro arresto, l’ultimo dei quali è la martire [corrispondente di Al-Jazeera che è stata uccisa lo scorso maggio], Shireen Abu Akleh.”

“Crediamo nel potere della parola, dell’immagine e della libertà di espressione, e crediamo anche nel potere della lotta di massa e della resistenza popolare di fronte all’occupante razzista”.

Da parte sua, Hamas ha chiesto di “rafforzare la solidarietà con i giornalisti palestinesi e le istituzioni dei media e fornire loro protezione e sostegno”.

Izzat Al-Rishq, capo dell’ufficio stampa del movimento, ha dichiarato: “Israele non si cura delle leggi internazionali che proteggono i giornalisti e commette crimini contro l’umanità, che non riusciranno a nascondere la verità e a imbavagliare”.

Ha aggiunto: “La persecuzione, le molestie e il terrorismo praticati contro le istituzioni dei media palestinesi, la loro chiusura, distruzione e i ripetuti tentativi di combattere i contenuti palestinesi sui social media, sono una politica faziosa adottata dall’occupazione che serve al suo programma razzista e contribuisce a fuorviare l’opinione pubblica mondiale”.

Al-Rishq ha invitato “a unificare gli sforzi dei media tra tutte le istituzioni di stampa e dei media palestinesi, arabe, islamiche e internazionali per servire la causa palestinese”.

L’Ufficio Informazioni nella Striscia di Gaza ha affermato che Israele sta commettendo varie forme di violazione contro i giornalisti palestinesi.

“Queste violazioni vanno dal colpire direttamente o dall’arrestare per prevenire la copertura, al divieto di viaggio e movimento, oltre alle misure restrittive e all’assalto alle case dei giornalisti, specialmente in Cisgiordania e nella Gerusalemme occupata”.

Ha notato che più di dieci uffici dei media sono stati danneggiati in agosto quando l’esercito dell’occupazione israeliana “ha colpito una torre nel quartiere Rimal nella città di Gaza, con quattro missili”.

L’ufficio ha registrato più di 173 casi di violazioni contro siti di social network e contro l’occupazione israeliana per la lotta ai temi palestinesi.

Ha invitato “le organizzazioni per i diritti umani e coloro che difendono le libertà di stampa a denunciare le violazioni sistematiche che Israele commette contro i giornalisti palestinesi e a fornire loro piena protezione”.

A sua volta, il Comitato di Sostegno ai Giornalisti Arabi con sede a Beirut ha invitato la Corte Penale Internazionale a ritenere l’occupazione responsabile dei crimini contro i giornalisti palestinesi.

Nella sua dichiarazione, il comitato ha affermato che l’occupazione israeliana ha commesso 513 violazioni contro giornalisti palestinesi dall’inizio dell’anno, compresa l’uccisione di Abu Akleh e della giornalista Ghufran Warasna in Cisgiordania.

Ha aggiunto che “160 giornalisti sono stati feriti da proiettili metallici, di gomma e di spugna, bombe a gas velenoso, spray al peperoncino e granate stordenti, dall’inizio di quest’anno“.

Secondo la dichiarazione, il comitato ha verificato circa “61 casi di arresto, detenzione, citazione, divieti dalla moschea di Al-Aqsa e arresti domiciliari contro giornalisti, nonché 30 casi di estensione e proroga dell’arresto ed emissione di nuove condanne per giornalisti detenuti“.

Il comitato ha chiesto di “lanciare una campagna locale, araba e internazionale per esporre le pratiche dell’occupazione contro i giornalisti e per intensificare il monitoraggio e la documentazione dei crimini al fine di preparare una causa completa per raccogliere denunce davanti ai tribunali internazionali per punire i responsabili”.

Traduzione per InfoPal di Edy Meroli

Tel Aviv – The Palestine Chronicle. Il sostegno alla soluzione a due stati è sceso al di sotto del 50 per cento tra i cittadini palestinesi e gli ebrei in Israele, secondo quanto affermato in un sondaggio condotto la scorsa settimana dall’Israel Democracy Institute.

Will the #UnitedNations Finally Deliver #Justice for #Palestine? by @RamzyBaroud https://t.co/tb2DQbGOpP via @PalestineChron pic.twitter.com/1Ad3WAGod3

— The Palestine Chronicle (@PalestineChron) September 23, 2022

Secondo il sondaggio, solo il 39% degli israeliani ha sostenuto la soluzione a due stati, rispetto al 46% del dicembre 2019 e al 54% dell’agosto 2017.

Il sondaggio ha anche rilevato che solo il 36% degli intervistati crede che il nuovo governo israeliano dovrebbe spingere verso la soluzione a due stati, rispetto al 50% nel febbraio 2021.

Tra i cittadini palestinesi di Israele, il 60% sostiene la soluzione a due stati rispetto al 79% del sondaggio precedente.

Nel frattempo, il 31% degli ebrei in Israele sostiene la politica rispetto al 44% del sondaggio precedente.

Allo stesso tempo, il sostegno degli elettori di destra alla soluzione a due stati è sceso al 20% rispetto al 29,5% del sondaggio precedente, mentre il sostegno degli elettori di sinistra è diminuito dall’85% al ​​69%.

Il sondaggio è stato condotto tra il 18 ed il 20 settembre e ha incluso 753 intervistati, tra cui 604 ebrei e 149 cittadini palestinesi di Israele.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme/al-Quds – MEMO. Lunedì, oltre 100 partiti politici, organizzazioni, gruppi e iniziative giovanili in tutto il mondo hanno invitato la Lega Araba a realizzare una riunione di emergenza per discutere l’aumento delle aggressioni israeliane alla moschea di al-Aqsa.

In una dichiarazione, le parti hanno condannato i raid dei coloni israeliani alla moschea di al-Aqsa, che sono aumentati in vista delle festività ebraiche.

Nella loro dichiarazione, i firmatari hanno sottolineato l’importanza di tenere un vertice d’emergenza della Lega Araba ed una riunione dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC) per condannare e respingere “l’aumento delle incursioni ebraiche e per attivare la diplomazia per prevenire le violazioni israeliane”.

I firmatari hanno anche chiesto a tutte le ONG ea tutti gli organismi ufficiali nel mondo di “agire immediatamente e con forza” contro l’aggressione israeliana.

Zaher Radi, 72 anni, vestita di nero, e Inshrah Shaheen, 76 anni, alla sua destra, partecipano a una lezione di alfabetizzazione presso l’Aged Care Association (lett. Associazione per la cura degli anziani) di Gaza. (Ghada Al-Haddad, The Electronic Intifada).

The Electronic Intifada. Di Ghada al-Haddad. Zaher Radi non avrebbe mai pensato che avrebbe imparato a leggere e scrivere. All’età di 72 anni, pensava di essere troppo vecchia per una cosa del genere. Tuttavia, un sabato mattina del mese di agosto, dopo aver terminato con le sue faccende domestiche nel campo profughi “Beach Camp”, a Gaza, ha deciso di incamminarsi per i suoi vicoli stretti per partecipare a un corso di alfabetizzazione presso l’Aged Care Association (lett. Associazione per la cura degli anziani). “Ho sempre desiderato di saper leggere il Sacro Corano”, ha raccontato. “Ho sempre voluto scrivere il mio nome.”

Radi è nata nel 1950, due anni dopo la Nakba, l’espulsione forzata dei palestinesi dalla loro patria. In quel periodo di instabilità, molti genitori avevano paura di mandare i loro figli a scuola, soprattutto le ragazze. Per questo motivo lei non ha mai imparato a leggere o scrivere. Quando ha sentito parlare dei corsi di alfabetizzazione per gli anziani, “si è immediatamente iscritta”, ha rivelato. Ora frequenta le lezioni da oltre un anno e mezzo, un gradito cambiamento nella sua routine quotidiana fatta di cucina, pulizia e ricamo. È felice e orgogliosa di saper leggere e scrivere in arabo.

Insicurezza economica tra gli anziani.

Radi è tra i 700 palestinesi anziani che prendono parte ad attività e a lezioni presso l’Aged Care Association di Gaza. L’associazione offre anche corsi di ricamo e di lavoro a maglia, e distribuisce pasti e medicine agli anziani.

Fondato nel 1980, il gruppo mira a migliorare le condizioni sanitarie e sociali degli anziani palestinesi.

Iyad Hilles, il capo dell’Aged Care Association, ha affermato che il desiderio di servizi tra gli anziani a Gaza è enorme. “Il 90% degli anziani beneficiari [dell’associazione] è insicuro dal punto di vista economico e vive al di sotto della soglia di povertà”, ha dichiarato.

L’associazione fornisce loro libri di testo e altro materiale scolastico, sebbene la mancanza di un budget stabile sia una sfida continua per l’associazione, che si affida esclusivamente alle donazioni di altre organizzazioni locali e singoli individui.

Durante la pandemia da COVID-19, l’associazione ha deciso di sospendere le lezioni. “Eravamo molto preoccupati per la loro salute, specialmente durante lo scoppio della pandemia”, ha detto Hilles. “Non potevamo mettere a rischio le loro vite”.

Il gallo, lo studente, la ragazza, il ragazzo.

L’Aged Care Association si trova in un edificio a due piani nel centro di Gaza. Si tratta di un edificio antico, con porte e finestre in legno. L’aula in cui le donne si riuniscono tre giorni alla settimana è semplice e le studentesse si siedono attorno a un grande gruppo di tavoli riuniti al centro dell’aula.

L’insegnante volontaria, Yusra Matar, nota anche come Um Maher, è a capo della classe e mostra alle donne delle flashcard in arabo. Pronuncia parole come “Al-deek”, “al-talab, al-bint, al-walad” che significano rispettivamente “Il gallo, lo studente, la ragazza, il ragazzo”. Le studentesse pronunciano le parole dopo di lei.

Matar ha iniziato a frequentare l’associazione e a usufruire dei suoi servizi dopo aver compiuto 60 anni. Negli anni ’80, però, ha vissuto in Arabia Saudita e ha lavorato come insegnante in una scuola elementare. Ora, presso l’associazione, utilizza un programma di base sviluppato dalla Abdel Shafi Community Health Association, un’organizzazione sorella con sede a Gaza per insegnare alle donne anziane a leggere. “Cerco di insegnare loro con diversi metodi educativi, come combinare e dividere le parole in sillabe, completare le lettere mancanti e fare cruciverba”, ha raccontato.

Ha detto che il livello degli studenti varia, da eccellente a scarso. Questo in genere dipende dal livello di istruzione pregressa delle donne e dal tempo che hanno a disposizione per dedicarsi alla pratica della lettura a casa.

“Ho visto alcune donne lottare e balbettare mentre leggevano libri”, ha detto Matar. “Una parola a volte richiedeva ore.” Matar ha detto che le sue studentesse sono incredibilmente devote. Infatti, a volte, quando una di loro perde una lezione, cerca di rimediare per recuperarla il giorno successivo. Anche se le donne possono essere “cattive”, ha rivelato scherzosamente, “il che rende il mio insegnamento molto utile”.

“Ho quasi dimenticato come si legge e si scrive”.

Studentesse come Inshrah Shaheen, 76 anni, e Turkiyya Hana, 64 anni, apprezzano le opportunità offerte dal centro.

Shaheen faceva fatica a trovare certi posti, come uno studio medico, perché non riusciva a leggere i cartelli. “Ora, mi fermo davanti a ogni singolo segnale stradale nel tentativo di leggerlo”, ha detto Shaheen. “Se sono accompagnata da uno dei miei nipoti, chiedo loro di non leggerlo. Dovrei essere in grado di leggerlo io”. I suoi figli e nipoti erano contenti che avesse imparato a leggere.

Hana, che vive nell’area di Shujaiya, a est di Gaza, ha frequentato corsi di alfabetizzazione con un’istruzione di prima media. All’epoca, la sua famiglia non considerava la sua educazione una priorità e lei si ritirò dalla scuola. “Nessuno mi ha mai incoraggiato a proseguire gli studi”, ha affermato. “Avevo quasi dimenticato come si legge e si scrive”. Quando ha sentito parlare del centro attraverso il passaparola, si è sentita incoraggiata una volta che ha scoperto che donne della sua età stavano proseguendo gli studi. “Meglio di niente”, ha detto Hana. “Mi sono detta: se ce la fanno loro, ci proverò anche io”.

Ghada Al-Haddad è una giornalista che vive a Gaza.

Traduzione per InfoPal di Rachele Manna

Algeri – MEMO. Il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha affermato domenica che “la Palestina è una questione nazionale” per il suo Paese, sottolineando che “non c’è giovane o anziano algerino che non appoggi la Palestina”.

In un incontro con i governatori algerini, Tebboune ha detto: “Non accettiamo che la Palestina sia occupata”, aggiungendo che “continueremo a sostenerla anche se fosse occupata dalla potenza più forte del mondo”.

“La Palestina è per i palestinesi, non per gli altri”, ha sottolineato.

Ha ricordato: “Abbiamo combattuto l’occupazione e offerto convogli di martiri, e non possiamo accettare che un paese sia occupato. Combatteremo l’occupazione ovunque”.

Tutte le fazioni palestinesi dovrebbero prendere parte ad un incontro in Algeria, ad ottobre, in preparazione per il prossimo vertice della Lega Araba, che il governo algerino ha chiamato il “Vertice della Palestina” nel tentativo di mobilitarne il sostegno.

Gerusalemme/al-Quds – MEMO. Suonare la tromba ebraica (lo shofar, ndr) nella moschea di al-Aqsa è “irrispettoso” nei confronti di 1,7 miliardi di musulmani nel mondo, ha affermato domenica Sheikh Kamal al-Khatib, vice-capo del Movimento islamico in Israele.

Mettendo in guardia contro la mobilitazione ebraica di destra contro la moschea di al-Aqsa e le continue incursioni nel luogo sacro musulmano durante le festività ebraiche, al-Khatib ha continuato: “La moschea di al-Aqsa è nell’occhio del ciclone”. Ha invitato ogni musulmano ad agire per sostenerla e per prevenire la “profanazione ebraica della prima Qibla di 1,7 miliardi di musulmani”.

Ha detto che i politici israeliani stanno usando la moschea di al-Aqsa e gli sforzi per permettervi un maggiore accesso degli ebrei estremisti come parte delle loro campagne elettorali, nel tentativo di raccogliere voti.

Il leader arabo di spicco in Israele ha sottolineato che la moschea “è islamica e [appartiene] solo ai musulmani, e rimarrà così per sempre”, sottolineando che i tentativi di ebraicizzarla “non avranno mai successo”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme/al-Quds – MEMO. 47.988 ebrei estremisti hanno fatto irruzione nella moschea di al-Aqsa tra settembre 2021 e settembre 2022. L’amministrazione del “Monte del Tempio” ha affermato che quest’anno è stato il più impegnativo della storia per gli israeliani che hanno preso d’assalto al-Aqsa, secondo quanto riferito domenica dall’agenzia di stampa Sama.

L’amministrazione del “Monte del Tempio” ha affermato che si tratta di un aumento del 65% rispetto all’anno precedente. Il capodanno ebraico – Rosh Hashanah – è stato celebrato sabato. Le festività ebraiche vedono un aumento nella presenza di ebrei di destra che fanno irruzione nella moschea di al-Aqsa, mentre le forze d’occupazione limitano l’accesso dei palestinesi.

Nelle ultime settimane, i cosiddetti gruppi del “Monte del Tempio” hanno chiesto agli ebrei di aumentare le loro incursioni nella moschea di al-Aqsa durante le festività.

Solo domenica, la polizia israeliana ha scortato 332 coloni israeliani che hanno fatto irruzione nella moschea e hanno provocato i fedeli musulmani.

Le fazioni palestinesi, le istituzioni e le figure religiose hanno chiesto ai musulmani di aumentare la loro presenza nella moschea di al-Aqsa, poiché Israele impone rigide restrizioni al loro ingresso per far posto alle incursioni dei coloni nel sito, in violazione del diritto internazionale.

Gaza-PIC e Quds Press. Il capo dell’Organizzazione popolare mondiale per la giustizia e la pace a Gerusalemme, padre Manuel Musallam, ha invitato i cristiani palestinesi a organizzare massicce manifestazioni a sostegno della moschea al-Aqsa.

In un comunicato stampa diffuso lunedì, Musallam ha avvertito che il successo dei piani israeliani per distruggere la moschea di al-Aqsa porterebbe all’eliminazione dell’esistenza di cristiani e musulmani a Gerusalemme.

Musallam ha invitato i cristiani palestinesi e tutti i cittadini della Palestina storica a sostenere i musulmani palestinesi mentre difendono al-Aqsa, affermando che proteggere al-Aqsa equivale a proteggere il Santo Sepolcro e la chiesa della Natività.

Ha ribadito l’importanza di proteggere il luogo santo dall’invasione israeliana, invitando tutti i palestinesi a intensificare la loro presenza a Gerusalemme e nella moschea di al-Aqsa “per sventare i complotti di ebraicizzazione israeliana”.

Lunedì, centinaia di coloni ebrei, protetti dalla polizia israeliana, hanno fatto irruzione in gruppi ad al-Aqsa e hanno eseguito rituali nei cortili del luogo sacro per celebrare le festività ebraiche.

Ramallah – WAFA. In occasione della Giornata internazionale della solidarietà con il giornalista palestinese, celebrata il 26 settembre di ogni anno, quest’anno due giornalisti palestinesi sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco dall’esercito israeliano e 20 sono attualmente in prigione.

La prima metà di quest’anno ha visto l’assassinio da parte dell’esercito israeliano dei giornalisti Shireen Abu Aqleh e Ghufran Warasna, mentre altri 20 giornalisti sono trattenuti nelle carceri israeliane, tra cui Bushra al-Tawil, della cittadina di al-Bireh, e la studentessa di giornalismo Dina Jaradat, di Jenin.

L’ultimo rapporto del Sindacato dei giornalisti palestinesi ha registrato 479 violazioni e crimini commessi dalle forze d’occupazione israeliane contro i giornalisti palestinesi nella prima metà del 2022.

Il rapporto afferma che la violazione più terribile di quest’anno è stata l’omicidio della giornalista di Al-Jazeera Abu Aqleh, l’11 maggio, che ha mostrato al mondo la brutalità dell’occupazione israeliana nel trattare i palestinesi.

I dati hanno mostrato che tra le violazioni ci sono la detenzione e l’impedimento della copertura stampa, con un totale di 175 casi; l’uccisione, l’arresto e gli attacchi deliberati con munizioni letali; il divieto di viaggio; ordini di comparizione in tribunale; citazioni in giudizio; percosse e altri abusi volti a impedire ai giornalisti di svolgere il proprio lavoro.

I dati hanno anche mostrato un notevole aumento degli attacchi dei coloni contro i giornalisti palestinesi, sotto la protezione dell’esercito d’occupazione. Il 14% delle giornaliste ha dovuto affrontare violazioni e due giornaliste – Abu Aqleh e Warasna – sono state uccise.

Gerusalemme è in cima alla lista di città per il numero di aggressioni contro i giornalisti, con 131 violazioni, ovvero il 30% del totale registrato da parte delle forze d’occupazione, seguita dal governatorato di Hebron e da quello di Nablus.

La Giornata Internazionale di Solidarietà con il Giornalista palestinese fu creata dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti nel 1996, in seguito alla rivolta del “tunnel”, quando palestinesi protestarono contro l’apertura di un tunnel da parte delle autorità d’occupazione israeliane sotto la moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata, e molti palestinesi furono uccisi, giornalisti compresi.

Gerusalemme/al-Quds-PIC e Quds Press. Lunedì, 35 fedeli palestinesi sono stati feriti mentre altri 10 sono stati arrestati durante una massiccia invasione di coloni nella moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata.

Secondo fonti gerosolimitane, 35 civili palestinesi sono rimasti feriti, due dei quali hanno riportato contusioni, dopo che la polizia israeliana ha attaccato i fedeli palestinesi e i giornalisti nei cortili della moschea di al-Aqsa per facilitare l’irruzione dei coloni nel luogo sacro.

La polizia israeliana ha intensificato la sua presenza vicino ai cancelli di Bab al-Silsilah e Bab al-Asbat, attaccando i cittadini palestinesi e impedendo loro di raggiungere la moschea di al-Aqsa, hanno aggiunto le fonti.

In mattinata, la polizia israeliana aveva limitato l’accesso alla moschea ai cittadini palestinesi, controllando le loro carte d’identità e impedendo ai civili di età inferiore ai 40 anni di raggiungere al-Aqsa.

Gerusalemme/al-Quds – MEMO. È aumentata la tensione dentro ed intorno alla moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme Est occupata, mentre decine di coloni israeliani fanno irruzione nei suoi cortili in occasione delle festività del capodanno ebraico, secondo quanto riferito da Anadolu.

Testimoni oculari hanno riferito all’agenzia di stampa che molti agenti di polizia israeliani sono stati dispiegati nei cortili e sul tetto della sala di preghiera al-Qibli e hanno permesso a decine di coloni di invadere la moschea attraverso la Porta al-Mughrabi.

Gruppi israeliani di destra hanno chiesto invasioni su larga scala alla moschea di al-Aqsa durante la festa di Rosh Hashanah, iniziata lunedì. Le organizzazioni e gli attivisti palestinesi hanno invitato le persone a recarsi alla moschea, domenica, lunedì e martedì. Il grido “Dio è grande” è echeggiato nei cortili in risposta alla provocazione dei coloni.

Rapporti locali affermano che la polizia ha attaccato i fedeli musulmani e li ha costretti ad andarsene. Decine di giovani palestinesi hanno recitato la preghiera dell’alba ai cancelli esterni della moschea, da quando la polizia ha limitato il loro ingresso nella moschea.

Almeno cinque palestinesi sono stati arrestati e si sono verificati scontri tra giovani palestinesi e agenti di polizia nelle aree di Bab al-Asbat e Bab al-Amud, nella Città Vecchia.

“I nostri equipaggi hanno trattato due feriti a Bab al-Asbat, a Gerusalemme”, ha affermato la Mezzaluna Rossa Palestinese. “Uno vittima di gas al peperoncino e l’altro di percosse”.

Le forze di polizia israeliane hanno rilasciato una dichiarazione: “Sotto la guida del comandante della Brigata di Gerusalemme, la polizia continua a concentrarsi sull’area della Città Vecchia come parte degli intensi preparativi per il Rosh Hashanah. La scorsa notte, diversi giovani si sono barricati nella moschea, e la mattina, con l’inizio delle visite [dei coloni], hanno iniziato a sparare fuochi d’artificio”. Due uomini, ha aggiunto, sono stati arrestati per “lancio di pietre” contro le forze di polizia.

La polizia sostiene che lo status quo deve essere mantenuto sul “Monte del Tempio”, in modo che “le preghiere musulmane e le visite al sito da parte di fedeli ebrei e turisti” possano continuare.

L’Autorità Palestinese ha condannato le forze israeliane e l’assalto dei coloni ai cortili della moschea di al-Aqsa. “L’assalto alla moschea da parte della polizia d’occupazione e dei coloni rientra nel quadro dell’escalation israeliana contro il nostro popolo, la sua terra e i suoi luoghi santi”, ha affermato il portavoce dell’Autorità Palestinese, Nabil Abu Rudeineh, in una dichiarazione pubblicata dall’agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa. “Avvertiamo che il proseguimento di queste pratiche porterà ad un peggioramento della situazione e ad altre tensioni e violenze”.

Abu Rudeineh ha aggiunto che ritiene il governo israeliano pienamente responsabile per “questa pericolosa escalation e le sue ripercussioni”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC. Sheikh Ekrima Sabri, capo dell’Alto Consiglio islamico nella Gerusalemme occupata, ha affermato che la minaccia più pericolosa che deve affrontare la moschea di al-Aqsa, attualmente, sono le intense irruzioni perpetrate da coloni estremisti.

“L’utilizzo dello shofar (tromba) nei cortili della moschea di al-Aqsa significa imporre la religione ebraica nel complesso islamico ed eseguire rituali non musulmani, cioè, un nuovo fatto compiuto nella moschea e un suo controllo graduale”, ha avvertito sabato Sheikh Sabri.

“In ogni occasione religiosa o nazionale ebraica, la città di Gerusalemme diventa una zona militare con forze di sicurezza nelle sue strade e nei suoi quartieri”, ha aggiunto.

Ha anche condannato l’autorità d’occupazione israeliana per l’insistenza nel bandire i fedeli musulmani dalla moschea di al-Aqsa, descrivendo tale misura come una “politica illegale e incivile” che viola la libertà di religione dei musulmani.

“Non c’è nessun paese al mondo che bandisca le persone dai propri luoghi di culto, tranne l’autorità d’occupazione israeliana”, ha aggiunto.

Gaza – PIC. Sabato, il ministero palestinese della Salute a Gaza ha lanciato un appello ai gruppi internazionali per i diritti umani ed umanitari affinché facciano pressione sul governo israeliano per consentire l’ingresso di una stazione d’ossigeno nella Striscia di Gaza assediata.

In una breve dichiarazione, il viceministro della salute Bassam al-Hammadin ha affermato che la stazione d’ossigeno è importante per fornire agli ospedali pubblici di Gaza il loro fabbisogno d’ossigeno.

Gli ospedali governativi di Gaza soffrono di una grave carenza di molti dispositivi medici utilizzati per il trattamento di malattie croniche e altre patologie mediche.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

PIC. Un prigioniero palestinese è stato ferito, domenica, dopo aver dato alle fiamme la cella nella prigione di Ramon, per protestare contro il suo isolamento che dura da più di un mese.

Uno stato di tensione è prevalso nella prigione di Ramon dopo che il prigioniero Fahd Sawalhi ha subito ustioni in seguito all’incidente, ha riferito l’ufficio media dell’organizzazione per i prigionieri, Asra.

“L’amministrazione carceraria israeliana ha trasferito il prigioniero Sawalhi dall’isolamento della prigione di Damon all’isolamento della prigione di Eshel dopo averlo portato all’ospedale di Soroka”, ha sottolineato l’Ufficio, aggiungendo che i prigionieri nella prigione di Ramon stanno minacciando di intensificare i loro passi di protesta.

Il prigioniero Fahd, 41 anni, del campo di Balata, nella città di Nablus, in Cisgiordania, sta scontando sette ergastoli e 50 anni. Ha trascorso 16 anni nelle carceri israeliane.

Secondo fonti palestinesi, sono rinchiusi nelle carceri israeliane circa 4.650 prigionieri palestinesi, tra cui 32 donne e 175 minori, oltre a 730 detenuti amministrativi e centinaia di malati.

Cisgiordania-PIC. Le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno bloccato l’ingresso del villaggio di Nabi Saleh, nel distretto di Ramallah, in Cisgiordania, imponendo restrizioni alla circolazione dei cittadini palestinesi.

L’incidente ha innescato scontri tra i giovani palestinesi e i soldati. Non sono stati segnalati feriti.

Inoltre, fonti locali hanno riferito che le IOF hanno arrestato un giovane palestinese a un posto di blocco improvvisato situato all’ingresso della città di al-Bireh, in Cisgiordania, senza fornire informazioni sulla sua identità.

Gerusalemme/al-Quds-PIC. Domenica è scoppiato un incendio in una casa palestinese durante un’incursione della polizia israeliana nella cittadina di Silwan, nella Gerusalemme occupata.

Secondo fonti locali, la polizia israeliana ha sparato lacrimogeni e granate stordenti nelle case dei cittadini palestinesi nei quartieri di Ein al-Luza e Abu Tayeh, bruciando una casa appartenente al gerosolimitano Nur Abu Tayeh e causando problemi respiratori a molti altri.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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