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Londra – PIC. I liberaldemocratici britannici, uno dei maggiori partiti, hanno votato a stragrande maggioranza a favore del divieto del commercio del Regno Unito con le colonie israeliane nei territori palestinesi occupati.

La mozione approvata dal partito alla sua conferenza annuale includeva il suo “impegno per il riconoscimento immediato della Palestina come stato sovrano indipendente da parte del governo del Regno Unito sulla base delle linee del 1967”.

La mozione ha anche invitato il governo del Regno Unito a vietare alle aziende di operare nelle colonie nei territori occupati e a garantire che i palestinesi ricevano lo stesso trattamento degli israeliani per quanto riguarda l’esenzione dal visto per il Regno Unito.

L’ambasciatore Husam Zomlot, capo della missione palestinese nel Regno Unito, ha partecipato alla conferenza e ha applaudito la mozione come “un buon primo passo”.

Ha esortato gli altri partiti del Regno Unito non solo a seguire l’esempio, ma anche ad adottare politiche che facciano rispettare il diritto britannico ed internazionale relativo alle colonie israeliane e alle pratiche d’Apartheid.

Gaza – MEMO. Il movimento della resistenza islamica palestinese ha presentato una “mappa chiara” per uno scambio di prigionieri con le autorità d’occupazione israeliane, secondo quanto affermato lunedì da Zaher Jabareen, membro dell’Ufficio politico di Hamas. Ha sottolineato che “il pallone è ora nel tribunale israeliano”.

La dirigenza di Hamas e l’ala militare del movimento, ha detto Jabareen, prestano particolare attenzione al fascicolo dei prigionieri, specialmente quelli che stanno scontando lunghe condanne. Ha anche fatto notare che Israele ha cercato di collegare la ricostruzione di Gaza al rilascio dei soldati israeliani detenuti nella Striscia.

“Hamas e la sua leadership rifiutano questo collegamento. Il movimento ha detto a tutti i mediatori che è impossibile collegare le due questioni. Inoltre, le intenzioni delle autorità d’occupazione israeliane non sono chiare”.

A volte, ha sottolineato, sembra che l’occupazione faccia due passi avanti e tre indietro. “Vuole informazioni sui suoi soldati, ma non è disposta a pagare il prezzo per averle”.

Il rilascio dei prigionieri riarrestati dopo essere stati liberati nello scambio di prigionieri del 2011 è una condizione per qualsiasi nuovo accordo, ha affermato Jabareen. Ha dichiarato al New Arab che le condizioni per uno scambio “diventano più difficili nel tempo”, e ha anche affermato che Hamas ha aggiunto alla lista della libertà i sei prigionieri che sono fuggiti dalla prigione di Gilboa e che sono già stati ricatturati.

Secondo Arab48.com, fonti egiziane hanno rivelato che la questione dello scambio di prigionieri è stata evidenziata durante il recente incontro tra il primo ministro israeliano Naftali Bennett ed il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Le fonti hanno riferito che gli israeliani avrebbero affermato che i prigionieri non verranno rilasciati se dovessero avere “sangue sulle [loro] mani”. A questo Hamas ha risposto: “Due soldati israeliani sono stati catturati durante un’offensiva militare contro Gaza, e hanno ucciso palestinesi. Possiamo insistere nel non rilasciarli?”.

Betlemme – WAFA. Martedì, le autorità d’occupazione israeliane hanno emesso un ordine di confisca di centinaia di ettari di terra palestinese nel villaggio di Kisan, a sud della città occupata di Betlemme, in Cisgiordania, secondo quanto affermato da una fonte locale, sollevando la preoccupazione che la decisione sia destinata all’espansione di una colonia situata in quella zona.

Hasan Breijieh, della Commissione per la resistenza al muro dell’Apartheid e alle colonie, ha dichiarato a WAFA che Israele ha affermato che la terra confiscata, stimata in circa 5 mila ettari, situata a sud-est del villaggio, sarà trasformata in una riserva naturale.

Tuttavia, ha aggiunto, questa decisione è in realtà intesa a facilitare il sequestro di ulteriori terre palestinesi nel villaggio per espandere la colonia vicina di Abi HaNahal.

Nel frattempo, il vice-capo del consiglio del villaggio di Kisan, Ahmad Ghazal, ha dichiarato a WAFA che i coloni di Abi HaNahal hanno iniziato martedì a costruire una strada per la loro colonia sul terreno del villaggio.

Betlemme – PIC. L’autorità d’occupazione israeliana (IOA) ha annunciato martedì la decisione di appropriarsi di decine d’ettari di terra palestinese nel villaggio di Kisan, ad est di Betlemme.

Il funzionario locale Hasan Bureijiya ha affermato che l’IOA ha detto di voler trasformare questo vasto tratto di terra sequestrato nel sud-est del villaggio in una riserva naturale.

Il terreno è proprietà privata appartenente alla famiglia palestinese di Awadallah.

Bureijiya ha affermato che tale decisione mira unicamente ad annettere le terre di proprietà palestinese nel villaggio di Kisan alla colonia di Ibei Hanahal.

In un incidente correlato avvenuto lo stesso giorno, i coloni hanno iniziato a costruire una strada su aree di terra confiscate nel villaggio di Kisan.

Il vice-capo del consiglio del villaggio Ahmed Ghazal ha detto che i coloni di Ibei Hanahal hanno iniziato a costruire una strada (lunga due chilometri e larga quattro metri) in una zona collinare a nord-ovest del villaggio.

Ghazal ha aggiunto che la strada ha lo scopo di collegare Ibei Hanahal con la colonia industriale che è stata costruita su terreni annessi appartenenti a residenti locali, nella parte occidentale del villaggio.

Di recente, i coloni di Ibei Hanahal hanno sradicato tutti gli ulivi della zona come preludio alla costruzione della strada.

MEMO. Di Iqbal Jassat. Il solo pensiero di avere un’impresa coloniale che gode di un trattamento “da tappeto rosso” all’interno di un ambiente anticoloniale è da non credere. A maggior ragione quando quella cornice è l’Unione Africana, perché il continente ha sofferto sotto il colonialismo, la schiavitù, lo sfruttamento delle sue risorse naturali e umane e una moltitudine di altri mali derivanti dall’intervento di potenze straniere. Avevamo il diritto di pensare che l’Africa fosse andata avanti e si fosse lasciata quell’era alle spalle. Ma ci eravamo sbagliati. Pare di aver affidato l’integrità politica del continente, costruita in decenni di sanguinose lotte anticoloniali, a guardiani indegni della fiducia. Questo è ciò che sembra nell’attuale controversia all’Unione Africana scatenata da Moussa Faki Mahamat, che ha permesso a un regime coloniale – lo stato di apartheid di Israele – di avere lo status di osservatore presso l’organizzazione con totale disprezzo per i principi fondatori dell’UA (Unione Africana).

Israele non è solo radicato nel colonialismo, ma è anche una potenza occupante da quando è stata lasciata in eredità alla Palestina dalle autorità del mandato coloniale britannico. Sottopone la popolazione indigena palestinese alla peggiore forma di tirannia da più di sette decenni.

L’ideologia dello stato di Israele è il sionismo, un movimento razzista di estrema destra a cui i leader israeliani precedenti e attuali aderiscono senza vergogna. Mette in atto politiche arcaiche di discriminazione contro la popolazione indigena palestinese, imposte violentemente da uno spietato regime militare. Questo è in diretto conflitto con la Carta dell’AU.

Inoltre, Israele è accusato di crimini di guerra e genocidio. Numerose indagini al riguardo sono condotte dai bracci investigativi delle Nazioni Unite. I relatori speciali hanno infatti determinato, tramite indagini approfondite, che Israele ha commesso crimini contro l’umanità oltre ai crimini dell’apartheid. Israele ha anche ignorato numerose risoluzioni delle Nazioni Unite che ne hanno chiesto conto. Nonostante tutto questo, Faki ha pensato bene di includere quello che è, a tutti gli effetti, uno stato canaglia.

Tuttavia, gli stati membri dell’UA, incluso il Sudafrica, hanno preso una posizione dura contro lo status di osservatore di Israele. La battaglia per ribaltare la decisione unilaterale di Faki è una grave crisi che deve affrontare il principale organo del continente.

È in questo contesto che un gruppo di avvocati, ricercatori e organizzazioni internazionali per i diritti umani ha lanciato una sfida legale alla decisione di includere lo stato di apartheid israeliano. Il collettivo comprende ONG sudafricane come Palestine Solidarity Alliance e Media Review Network; stiamo cercando di revocare in tutti i modi lo status di osservatore di Israele presso l’UA. In quanto sudafricani che vivono in uno stato membro dell’UA, “riteniamo nostro dovere combattere e opporci” alla decisione di concedere a Israele tale status.

La presentazione dettagliata contiene quasi 200 pagine di argomenti legali e testimonianze di accuse contro Israele. La tesi è che se Israele ha lo status di osservatore e può quindi essere “coinvolto nelle funzioni dell’Unione Africana”, quest’ultima ha la giurisdizione per indagare sulle accuse contro lo stato di apartheid.

I denuncianti esprimono sgomento per il fatto che l’UA, nonostante i suoi impegni nel difendere e proteggere i diritti e la vita dell’Africa e del suo popolo, e sebbene si sia opposta alle atrocità che Israele ha commesso contro il popolo palestinese, simili a quelle di uno stato di apartheid, abbia commesso un grave errore. Chiunque abbia a cuore la giustizia in questo mondo deve sicuramente essere d’accordo.

(Foto: Yokohama, 28 agosto 2019. Il presidente del comitato dell’Unione africana Moussa Faki Mahamat [TOSHIFUMI KITAMURA/AFP via Getty Images]).

Traduzione per InfoPal di Rachele Manna

Il prigioniero palestinese Mahmoud Arda, 46 anni, ha inviato una lettera alla madre attraverso il suo avvocato, come ha riferito venerdì scorso Quds News Network.

#Palestinian prisoner Mahmoud Arda mother, who was detained again by IOF in Nazareth city last night after he claimed his freedom from Gilboa Prison last week.

She felt the pain of his imprisonment twice, especially that she thought she will hug him in their home…#نفق_الحرية pic.twitter.com/qUvGeWXhrW

— Motherland (@Motherl28134473) September 11, 2021

La lettera dice quanto segue:

“Vorrei salutarti, mamma, e dirti che ho cercato in tutti i modi di venire ad abbracciarti prima che tu lasci questo mondo, ma non ci sono riuscito.

Sei nel mio cuore e nella mia mente. La buona notizia è che ho mangiato fichi in molti luoghi della nostra patria. Ho anche mangiato fichi d’India, melograni, sommacco e timo selvatico. Ho anche mangiato guava per la prima volta in 25 anni. Avevo un barattolo di miele in regalo per te. Estendi i miei saluti alle mie sorelle defunte Basima, Ruba, Khitam e Saeda, e anche ai miei fratelli, perché mi mancano molto.

Ho annusato il profumo della libertà ed abbiamo visto che il mondo è cambiato. Ho scalato le montagne della Palestina per lunghe ore e abbiamo attraversato vaste pianure. Ho visto come la piana di Arraba, la mia città natale, è una piccola parte di Bisan e Nazareth.

I miei saluti a tutti i miei familiari ed amici. I miei saluti a mia nipote, Sinat: ho indossato i suoi calzini camminando nelle montagne. I miei saluti ad Abdullah, Hadil, Yusef, la moglie di Raddad, e tutta la famiglia, Sara, Rahaf, Ghada, Muhammad e tutti. Un saluto speciale a Huda. Mi manca così tanto e le manderò tutta la storia”.

Arda, 46 anni, ha trascorso oltre 28 anni della sua vita nelle carceri israeliane, di cui 25 continuativi. Sta scontando una pena all’ergastolo.

Il 6 settembre, assieme ad altri cinque detenuti, è riuscito ad organizzare una fuga rocambolesca dal carcere di massima sicurezza di Gilboa. Tuttavia, è stato catturato dalla polizia israeliana alla periferia di Nazareth, a nord della Palestina occupata.

Prisoner Mahmoud #Arda sends a heart-wrenching letter to his mother through his attorney:

Dear Mom, I tried to come and hug you, but this is what Allah wants for us.
Mom, you’ve always been in the heart.#Gilboaprison #MahmoudArda pic.twitter.com/sONL6E9CAo

— Noor Yacoubi 🇵🇸 (@nooryacoubii) September 17, 2021

(Fonti: QNN, Palestine Chronicle, Social Media).

Traduzione per InfoPal di Aisha T. Bravi

Un prigioniero palestinese è entrato nel 68esimo giorno di sciopero della fame, martedì, mentre lui e altri cinque continuano la protesta contro la loro detenzione amministrativa, secondo il Comitato per gli affari dei prigionieri e degli ex prigionieri.

Kayed Fasfus, è al suo 68esimo giorno di sciopero della fame, mentre Miqdad Al-Qawasma è al suo 61esimo giorno, Alaa Al-Araj è al suo 43esimo giorno, Hisham Abu Hawash è al suo 35esimo giorno e Shadi Abu Aker è al suo 76esimo giorno .

Palestinian detainee Kayed Fasfous, who is the longest hunger-striking detainee among five others, continues his hunger strike for 67 days in protest of his unfair detention by Israeli occupation.

Kayed witnesses weight loss & enters a very critical health situation.#FreeKayed pic.twitter.com/QlQJsRNrdQ

— PALESTINE ONLINE 🇵🇸 (@OnlinePalEng) September 19, 2021

Hassan Abd Rabbo, consigliere per i media della Commissione per gli affari dei prigionieri e degli ex detenuti, ha dichiarato in un comunicato stampa che i prigionieri si trovano in condizioni di salute difficili, tra cui dolori muscolari, perdita di peso, perdita di sali e liquidi nel corpo, stanchezza ed esaurimento.

Tutti e sei i prigionieri sono stati arrestati più volte.

The Palestinian prisoners who are on hunger strike in protest of their administrative detention.#الحرية_لكايد_الفسفوس #الحرية_لمقداد_القواسمي #الحرية_لعلاء_الأعرج pic.twitter.com/Rg0dLfBUt5

— مل𓂆ك 🇵🇸🇯🇴 (@Malak30753153) September 17, 2021

Secondo la Prisoner Support and Human Rights Organization Addammer, circa 520 prigionieri palestinesi sono attualmente in detenzione amministrativa nel carceri israeliane senza accusa né processo.

In base a ordini di detenzione amministrativa, Israele imprigiona i palestinesi di sei mesi in sei mesi, che possono essere prorogati indefinitamente.

(Fonti: The New Arab, Palestine Chronicle, Social Media).

PIC e Quds Press. La Commissione Palestinese per gli Affari dei Detenuti e degli Ex-Detenuti ha affermato che i prigionieri palestinesi nel carcere di Ashkelon soffrono di nuove misure abusive che sono state prese di recente dall’amministrazione penitenziaria.

“L’amministrazione penitenziaria usa deliberatamente nuove politiche contro i detenuti, come chiudere permanentemente le porte delle celle con serrature, ammanettarli prima di far loro incontrare gli avvocati o andare nell’infermeria inter-carceraria e contarli alle 03:00”, ha denunciato la Commissione in un rapporto, lunedì.

Nel rapporto ha anche evidenziato la politica di negligenza medica che viene adottata dall’amministrazione di Ashkelon quando i prigionieri in condizioni di salute precaria hanno bisogno di cure, come nel caso del detenuto Shadi Musa, 44 anni, che soffre di problemi cardiaci e ipertensione e ha già avuto due attacchi di cuore.

Anche il prigioniero di 78 anni Muwafaq è esposto a negligenza medica ad Ashkelon. Soffre di cancro, problemi di deambulazione e pressione bassa.

Nella sua condizione di malato di cancro, Muwafaq necessita di controlli ogni quattro mesi, secondo la Commissione.

La Commissione ha ritenuto il servizio carcerario israeliano pienamente responsabile di tutte le violazioni di cui soffrono i prigionieri palestinesi ad Ashkelon.

MEMO. Un giovane ebreo ortodosso, che teme per la propria vita dopo aver rifiutato di far parte dell’esercito israeliano, sta cercando asilo nel Regno Unito, secondo quanto riferito dall’agenzia Anadolu.

L’uomo, il cui nome non è stato rivelato su istruzione del tribunale, ha visto respingere la sua domanda di asilo nel Regno Unito nel dicembre 2020. Lunedì il tribunale deciderà sul suo ricorso.

L’uomo, di 21 anni, che sta seguendo una formazione formale per diventare rabbino, ha parlato con l’Agenzia Anadolu delle sue opinioni sul sionismo e sulla legittimità dello stato di Israele, nonché della sua posizione contro il servizio militare obbligatorio e il calvario che ha attraversato.

“Il sionismo è un affronto all’ebraismo. Secondo le scritture, al popolo ebraico è proibito da Dio di riunirsi in massa in Terra Santa come punizione per i suoi peccati e questa punizione sarà revocata solo con il ritorno del Messia”, ha detto, aggiungendo che “questa è stata l’opinione schiacciante dell’ebraismo globale, per decenni, prima dell’Olocausto”.

Ha sottolineato che il sionismo è un progetto politico che sfrutta la sofferenza ebraica e il popolo ebraico in generale per la propria agenda:

“Nel processo, ha dislocato con la forza il popolo palestinese indigeno e ne ha rubato la terra. I sionisti hanno portato avanti furti e uccisioni di massa per creare il loro stato sionista che discrimina gli arabi. Si sono ribellati a Dio nel modo più grave”.

Spiegando le sue ragioni contro l’esistenza di Israele, ha detto: “È un affronto all’ebraismo e ha messo in atto un sistema che soggioga il popolo palestinese indigeno rubando la loro terra, dislocando le persone, massacrandole e negando loro tutti i diritti”.

Bruxelles – MEMO. L’Unione Europea (UE) non ha ancora donato fondi alla Palestina quest’anno, con una mossa che ha ritardato le donazioni alle famiglie povere palestinesi, secondo quanto annunciato dal ministro per lo Sviluppo sociale dell’Autorità palestinese, Ahmad Majdalani.

In una dichiarazione, Majdalani ha affermato che l’UE ha informato l’ANP che non pagherà nessuno dei fondi di quest’anno fino a quando non avrà completato le procedure speciali per le revisioni tecniche e amministrative relative ai fondi forniti dall’UE ad alcuni paesi.

L’UE è stata il più grande donatore singolo dell’ANP, fornendo 150 milioni di euro (175,7 milioni di dollari) per le indennità sociali, compresi gli stipendi per dipendenti, come insegnanti ed operatori sanitari.

Il ministro dell’ANP ha affermato che il ritardo ha portato il governo a non essere in grado di pagare in tempo l’aiuto monetario alle famiglie beneficiarie, facendo notare che ha dovuto prendere un prestito con delle banche per pagare parte dei fondi.

L’attuale crisi è direttamente collegata al forte calo degli aiuti esteri, ha aggiunto.

Secondo il Jerusalem Post, un portavoce dell’UE ha dichiarato: “I pagamenti degli assegni sociali alle famiglie palestinesi vulnerabili e gli stipendi ai dipendenti pubblici sono responsabilità dell’Autorità Palestinese, non dell’UE”.

“L’ANP era perfettamente consapevole da mesi che i finanziamenti dell’UE nel 2021 sarebbero stati ritardati per motivi tecnici”, ha affermato il portavoce.

“Secondo la nostra comunicazione con l’ANP, il ritardo nel nostro sostegno annuale ai palestinesi dovrebbe durare fino ad ottobre 2021. L’ANP – come qualsiasi autorità pubblica responsabile – deve programmarsi sulla base dei flussi di entrate a cui ha accesso, compreso quando sa che la generosità dei donatori può essere ritardata”, ha spiegato il portavoce.

Mjadalani ha sottolineato che il suo ministero sta facendo del suo meglio, in collaborazione con il ministero delle Finanze, per garantire al più presto aiuti per le famiglie povere.

Gerusalemme occupata – PIC. Un tassista palestinese di Gerusalemme è sopravvissuto ad un tentativo di omicidio da parte di un israeliano nella Gerusalemme occupata, lunedì mattina.

Fonti di Gerusalemme hanno riferito che l’israeliano ha cercato di strangolare con la cintura di sicurezza l’autista palestinese Samir Mujahid.

L’autista è riuscito a liberarsi ed è sopravvissuto con lievi contusioni, secondo quanto affermato dalle fonti.

Tre giorni prima, un gruppo di coloni israeliani ha accoltellato un autista palestinese d’autobus, anch’esso nella Gerusalemme occupata. L’autista Mohammed Abu Nab è sopravvissuto con ferite moderate.

Nazareth – PIC. Lunedì, le autorità d’occupazione israeliane (IOA) hanno imposto una chiusura completa alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza, in occasione della festa ebraica del Sukkot.

La chiusura è iniziata a mezzogiorno di lunedì e termina a mezzanotte di mercoledì, secondo quanto affermato da un portavoce dell’esercito israeliano.

Questa è la terza chiusura imposta ai territori palestinesi occupati questo mese (la prima è avvenuta per il capodanno ebraico e la seconda per lo Yom Kippur).

L’IOA impone annualmente queste chiusure durante le festività ebraiche, che colpiscono gravemente i palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. In Cisgiordania, migliaia di lavoratori palestinesi sono privati del diritto di andare a lavorare, ed altri hanno difficoltà a spostarsi tra le città a causa delle rigide misure di sicurezza dell’IOA. A Gaza, i pazienti sono privati della possibilità di viaggiare per cure in Cisgiordania o nella Palestina occupata del 1948 (Israele).

Gaza – PIC. Lunedì mattina, le forze d’occupazione israeliane (IOF) hanno sparato contro agricoltori e pescatori della Striscia, nelle parti ovest ed est della città di Gaza.

Navi della marina militare israeliana hanno sparato contro pescherecci palestinesi al largo di Beit Lahia e al-Sudaniyya, a nord-ovest della Striscia di Gaza, costringendoli a tornare a terra.

Nel frattempo, i soldati delle IOF hanno sparato lacrimogeni contro cacciatori di uccelli al confine orientale della Gaza centrale.

Le IOF hanno anche sparato munizioni letali contro contadini e pastori palestinesi nel villaggio di al-Fukhari, nella parte orientale di Khan Yunus, costringendoli a lasciare la zona.

I pescatori e gli agricoltori palestinesi sono esposti quasi quotidianamente ad attacchi delle IOF che impediscono loro di lavorare, ferendoli ogni tanto.

Dura, Cisgiordania occupata – Al Jazeera. (Da Zeitun.info). La tensione cresce da mesi, ma la situazione potrebbe presto esplodere in quando la rabbia per il trattamento dei prigionieri palestinesi da parte di Israele è sul punto di esplodere.

Ciò che sta anche accrescendo la rabbia palestinese è il deterioramento della salute di sei palestinesi in sciopero della fame, che protestano contro la loro detenzione amministrativa ovverosia detenzione senza processo.

I palestinesi sono esacerbati dalle misure punitive inflitte dall’Israel Prison Services (IPS) [servizio penitenziario israeliano] in seguito alla fuga e alla recente cattura di prigionieri palestinesi di alto profilo dalla prigione di Gilboa, nel nord di Israele.

Kayed Fasfous, Miqdad Qawasmeh e Hisham Abu Hawash di Hebron; Raik Bisharat di Tubas; Alla al-Araj di Tulkarem; e Shadi Abu Aker di Betlemme stanno facendo uno sciopero della fame prolungato, rifiutandosi di mangiare fino a quando le autorità israeliane non li informeranno di cosa sono stati accusati e di quando saranno rilasciati.

Fasfous, 32 anni – in sciopero della fame da oltre 60 giorni – rifiuta anche sale e vitamine e beve solo acqua. Ex bodybuilder, ha perso 30 kg e il suo peso è ora sceso a 40 kg.

È stato trasferito dalla prigione di Ofer vicino a Ramallah, dove era stato imprigionato dal suo arresto nel settembre 2020, al Ramle Hospital in Israele.

“Non è in grado di camminare, è su una sedia a rotelle poiché le condizioni del suo cuore e di altri organi vitali continuano a deteriorarsi”, ha detto ad Al Jazeera suo fratello Khalid Fasfous.

Nessuno della sua famiglia ha potuto fargli visita e la Croce Rossa non ha potuto vederlo poiché il giorno della loro visita è stato spostato dal carcere di Ofer.

“Sto aspettando cattive notizie su di lui da un momento all’altro”, ha detto sua madre Fawzia Fasfous. “Non riesco a dormire la notte chiedendomi dove sia e cosa gli sia successo.”

I prigionieri della Jihad islamica si sono scontrati ripetutamente con le autorità dell’IPS in diverse carceri, dando fuoco alle celle delle prigioni.

Tuttavia, nonostante la brutale repressione dei disordini da parte della famigerata unità Masada dell’IPS – e l’invio di alcuni prigionieri in isolamento e il trasferimento forzato di molti altri – centinaia di altri prigionieri di tutto lo spettro politico palestinese si stanno preparando a iniziare uno sciopero della fame di massa dalla fine della settimana a sostegno dei fuggitivi riarrestati e di altri compagni di prigionia.

L’avvocato di Fasfous non è stato in grado di vedere il suo cliente poiché è in detenzione amministrativa.

Tutti i fratelli Fasfous sono stati posti in detenzione amministrativa nel corso degli anni.

In due occasioni, quando un altro fratello, Mahmoud Fasfous è stato arrestato nella casa di famiglia, sua moglie è stata aggredita dai soldati israeliani, provocandole l’aborto in entrambi i casi.

“Prove segrete”.

La detenzione amministrativa è una procedura che consente alle forze di occupazione israeliane di trattenere i prigionieri a tempo indeterminato sulla base di informazioni segrete senza formulare accuse e garantire loro un processo, ha affermato l’organizzazione dei prigionieri palestinesi Addameer [organizzazione non governativa palestinese che monitora il trattamento dei prigionieri palestinesi arrestati in Cisgiordania dalla potenza occupante e fornisce assistenza legale, ndt].

“Le informazioni segrete o le prove non sono accessibili al detenuto né al suo avvocato e la detenzione amministrativa può, secondo gli ordini militari israeliani, essere rinnovata ogni sei mesi per un tempo illimitato”, ha affermato l’organizzazione per i diritti dei prigionieri.

L’organizzazione per i diritti dei prigionieri ha affermato che questa pratica è stata varata in seguito alla situazione politica nella Palestina occupata e al movimento palestinese di protesta contro l’ininterrotta occupazione israeliana dei territori palestinesi occupati nel 1967.

“Sebbene l’uso della detenzione amministrativa in modo diffuso e sistematico sia vietato dal diritto internazionale, l’occupazione israeliana utilizza la detenzione amministrativa come strumento per punire collettivamente i palestinesi”, ha affermato Addameer.

Attualmente ci sono 520 palestinesi in detenzione amministrativa.

Saba Abu Hawash, due anni, non riconoscerebbe suo padre Hisham se lo vedesse.

“Non vede suo padre da quando aveva qualche mese”, ha detto ad Al Jazeera Aisha Abu Hawash, la moglie di Hisham Abu Hawash in sciopero della fame.

Abu Hawash, un operaio edile, è in detenzione amministrativa dal suo arresto nell’ottobre 2020.

Suo figlio Izzadeen, sei anni, ha un grave problema ai reni e deve andare regolarmente in ospedale per cure.

“Tutti e cinque i bambini hanno bisogno del padre non solo per il supporto emotivo, ma anche per provvedere a loro. Non capiscono cosa sta succedendo e chiedono ripetutamente dove sia il loro padre”, ha detto Aisha.

Il fratello di Hisham, Emad, dice che la famiglia è priva di notizie da quando ha cominciato lo sciopero della fame 27 giorni fa, dato che non sanno dove sia e in quali condizioni perché la Croce Rossa non ha ancora potuto fargli visita e le autorità israeliane si rifiutano di rilasciare qualsiasi informazione.

“Sappiamo che è stato messo in detenzione amministrativa nella prigione di Ofer, ma da quando ha iniziato il suo sciopero della fame non sappiamo se è ancora in isolamento o se è stato trasferito in ospedale e siamo estremamente preoccupati per lui”, Emad ha detto ad Al Jazeera

“Ho scritto alla Croce Rossa e all’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite spiegando la nostra disperazione, ma non ho avuto notizie nemmeno da loro “, ha detto Emad

“Pertanto, consideriamo questo un caso di sparizione forzata. Facciamo appello per avere qualsiasi informazione sulla sua situazione”

La violenza si intensifica.

La rabbia dei palestinesi è cresciuta in modo esponenziale ad ogni sviluppo relativo alla questione dei prigionieri, poiché ogni famiglia ha avuto almeno un suo membro arrestato e imprigionato.

Dalla fuga dei sei prigionieri dalla prigione di Gilboa una settimana fa, scontri sono scoppiati ogni giorno in tutta la Cisgiordania occupata; l’intelligence israeliana ha riferito di dozzine di incidenti con lancio di pietre, sparatorie, accoltellamenti, lancio di ordigni incendiari, bombe fatte in casa piazzate per le strade, razzi lanciati dalla Striscia di Gaza e altri attacchi contro le forze di sicurezza e i coloni israeliani

Cinque dei fuggitivi erano membri della Jihad islamica. L’IPS ha dichiarato pubblicamente di non essere in grado di controllare i prigionieri della Jihad islamica e di aver faticato per creare profili di intelligence su di loro.

L’altro fuggitivo era Zacharia Zubeidi. Dopo il suo nuovo arresto ha dovuto essere ricoverato in ospedale; la sua famiglia ha detto che gli è stata rotta una gamba e che ha subito altre ferite durante il suo interrogatorio.

Due dei fuggitivi sono ancora in fuga (sono stati arrestati domenica, ndr)

Inoltre, sembra che l’IPS non avrà solo a che fare con i riottosi prigionieri della Jihad islamica, poiché centinaia di detenuti di Fatah hanno rilasciato una dichiarazione in cui affermavano che intendevano unirsi a uno sciopero della fame in corso a partire da venerdì a sostegno di tutti i prigionieri.

Hanno avvertito che avrebbero intensificato le loro azioni di protesta in modo progressivo fino a quando le autorità israeliane non avessero cessato le loro misure punitive. Se uno degli scioperanti della fame dovesse morire nel frattempo, ciò potrebbe incendiare la polveriera della Cisgiordania.

Traduzione dall’inglese per Zeitun.info di Giuseppe Ponsetti.

(Foto: la prigione di Ketziot dopo le violente proteste dei detenuti palestinesi contro le misure punitive).

Il combattente per la libertà palestinese Ayham Kamamji, che è stato catturato la scorsa notte dalle forze di occupazione israeliane (IOF) insieme al compagno Munadel Nufeiat, è sopravvissuto a due tentativi di omicidio da parte delle forze di occupazione israeliane da quando i due sono evasi dalla prigione israeliana di Gilboa insieme ad altri quattro detenuti, il 6 settembre. E’ quanto ha riferito il suo avvocato.

Munther Abu Ahmad, l’avvocato di Kamamji, ha detto a Palestine TV, dopo un incontro di un’ora e mezza con il suo cliente, che domenica quest’ultimo, insieme a Nufeiat, è stato sottoposto a percosse e torture acute da parte delle IOF al momento della cattura a Jenin, nel nord del Cisgiordania occupata.

Kamamji ha riferito al suo avvocato che si era nascosto nella città di Jenin per 11 giorni e si era trasferito nella casa dove poi è stato catturato solo 15 minuti prima.

Kamamji, che proviene da Kafr Dan, vicino a Jenin, ha inoltre raccontato al suo avvocato di aver desiderato visitare la tomba di sua madre, ma che non è stato in grado di farlo.

Le autorità di occupazione israeliane hanno annunciato il nuovo arresto degli altri quattro combattenti per la libertà, Mahmoud Abdullah Ardah, 46 anni, e Yaqoub Qadri, 49, nella periferia sud di Nazareth, il 9 settembre, e di Zakaria Zubeidi, 46 anni, e Mohammed al-Ardah, 39, il 10 settembre, a Shibli-Umm al-Ghanam.

(Fonti: Wafa, Palestine Chronicle, QNN).

Majdi Kamanji, the brother of Palestinian freedom fighter Ayham Kamamji, says his brother, who was on the run following the #GilboaPrisonBreak, preferred to turn himself to the Israeli occupation forces (IOF) to avoid an imminent Israeli retaliation against the house's owners. pic.twitter.com/k73czKdNFQ

— BWF Military News (@MilitaryBWF) September 19, 2021

Video | An Israeli occupation force comes under gunfire during the raid of Jenin, north of the occupied West Bank, during which the IOF captured Palestinian freedom fighters Ayham Kamamji and Munadel Nufeiat, the remaining two Gilboa Prison breakers.#GilboaPrisonBreak pic.twitter.com/9S5yFr8ZsS

— Quds News Network (@QudsNen) September 19, 2021

Local sources: #photos of the place where the 2 prisoners Ayham Kamamji and Munadel Infiat stayed, in the eastern area of Jenin.#FreedomTunnel pic.twitter.com/PGLFrdLgxO

— NewPress (@NewPress_en) September 19, 2021

Jenin-PIC. Giovani palestinesi si sono scontrati (*), domenica sera, con le forze di occupazione israeliane (IOF) vicino al checkpoint di Mevo Dotan, nel villaggio di Ya’bad, a sud-ovest di Jenin. I soldati israeliani hanno sparato granate stordenti e gas lacrimogeni contro i giovani e molti di loro hanno avuto problemi respiratori.

Altri scontri (*) sono stati registrati al checkpoint di al-Jalama, a nord-est di Jenin.

Le IOF hanno arrestato Hilal Salah, 15 anni, e Ziad Abu Salah del villaggio di Ya’bad.

(*) Nel linguaggio militare, gli scontri avvengono tra eserciti o gruppi armati di pari forze. Tra Tsahal, l’esercito israeliano, e la Resistenza o i gruppi di giovani palestinesi che rispondono alle aggressioni dell’occupante israeliano non c’è parità di forze. Pertanto, riportiamo tra virgolette il termine scontri/scontro, per non indurre i lettori meno informati a pensare che in Palestina sia in atto un conflitto/guerra tra attori con eserciti, armamenti e forze paritarie.

Gaza-PIC. L’autorità di occupazione israeliana (IOA) ha chiuso per due giorni il valico di Karm Abu Salem nella Striscia di Gaza, a partire da lunedì.

L’ufficio per le pubbliche relazioni sul lato palestinese del valico ha dichiarato che l’IOA ha chiuso il valico a causa delle festività ebraiche e lo riaprirà mercoledì mattina.

Karm Abu Salem è l’unico valico commerciale tra la Striscia di Gaza e la Palestina occupata del 1948 (Israele) attraverso il quale passano la maggior parte dei prodotti commerciali dell’enclave assediata.

Secondo quanto riferito dalla Società dei prigionieri palestinesi (PPS), l’amministrazione del carcere israeliano di Ofer ha rinnegato l’accordo raggiunto di recente con i detenuti e ha deciso di re-imporre parte delle restrizioni punitive che aveva inflitto qualche giorno fa in seguito all’operazione di fuga da Gilboa.

Di conseguenza, i prigionieri hanno deciso di rispondere iniziando martedì uno sciopero della fame a tempo indeterminato.

Secondo PPS, le guardie carcerarie di Ofer hanno ricevuto i nomi di 100 prigionieri che domani parteciperanno allo sciopero della fame di massa.

I prigionieri provengono da tutte le principali fazioni e organizzeranno il loro sciopero della fame gradualmente per fare pressione sull’amministrazione Ofer affinché faccia marcia indietro sulle sue misure.

Le misure che sono state parzialmente ripristinate dall’amministrazione penitenziaria sono i trasferimenti, le perquisizioni, la chiusura di tutte le sezioni carcerarie, la riduzione del tempo che i detenuti trascorrono fuori dalle celle, la chiusura di alcune strutture inter-carcerarie come la lavanderia e lo spaccio alimentare.

Circa 900 prigionieri sono detenuti nel carcere di Ofer, compresi bambini.

(Fonti: PPS, Quds Press e PIC)

Gerusalemme/al-Quds. Decine di coloni, scortati dalle forze di polizia, domenica hanno invaso il complesso della moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme Est occupata.

Secondo fonti locali, 74 coloni sono entrati nella moschea attraverso la porta al-Maghariba, al mattino e più tardi nel pomeriggio, e hanno visitato i suoi cortili.

Il complesso di al-Aqsa è esposto all’invasione quotidiana da parte dei coloni e delle forze di polizia, al mattino e al pomeriggio, tranne il venerdì e il sabato.

La polizia israeliana chiude la porta al-Maghariba, che viene utilizzata dagli ebrei per entrare nella moschea, alle 10:30, dopo che i coloni hanno completato le loro visite mattutine al luogo sacro. Più tardi, nel pomeriggio, lo stesso cancello viene riaperto per i tour serali dei coloni.

Durante la presenza di coloni all’interno del complesso della Moschea, ai fedeli musulmani vengono imposte restrizioni agli ingressi che conducono alla Moschea e i loro documenti d’identità vengono sequestrati fino a quando non lasciano il luogo sacro.

(Fonti: Quds Press, PIC)

Gaza – PIC. Hamas ha chiesto la revoca degli accordi di Abraham e la fine di tutte le forme di relazioni di “normalizzazione” con lo stato d’occupazione israeliano, esortando le nazioni musulmane e arabe a ripristinare il loro ruolo nella difesa della Palestina.

In un comunicato stampa rilasciato sabato, Hamas ha sottolineato la necessità di “correggere rapidamente tale traiettoria politica sbagliata e rispondere alle aspirazioni dei popoli della regione, che rifiutano qualsiasi tipo di normalizzazione con lo stato d’occupazione”.

“I cosiddetti accordi di Abraham sono un progetto sionista-statunitense per eccellenza, volto a stabilire l’apertura regionale e la normalizzazione con l’entità sionista, integrandola nella regione e stringendo con essa alleanze per spostare le priorità del conflitto […]”, ha affermato Hamas.

“L’amministrazione statunitense e l’entità sionista stanno lavorando per ingannare le nostre nazioni e anestetizzare la loro consapevolezza attraverso un’intensa campagna di marketing e promozione per gli accordi di Abraham che sono stati mediati con regimi canaglia che lavorano contro la storia, il presente ed il futuro della regione”, ha aggiunto.

“Questi accordi mirano a consolidare e raggiungere l’egemonia sionista sulla regione militarmente, politicamente ed economicamente, saccheggiando la sua ricchezza, emarginando la causa palestinese ed isolando il nostro popolo […] dal suo ambiente […] arabo ed islamico”, ha sottolineato Hamas.

Il 15 settembre 2020, gli Emirati Arabi Uniti ed il Bahrain hanno firmato ufficialmente degli accordi di normalizzazione (accordi di Abraham) con lo stato d’occupazione, sotto la leadership della precedente amministrazione statunitense. Il Sudan ed il Marocco hanno seguito l’esempio poco dopo.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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